DARQ è un gioco appartenente al genere dei Platform-rompicapo pubblicato originariamente in anteprima nell’estate del 2019 per PC e che ha di recente visto la pubblicazione della sua Complete Edition anche su PlayStation 4 e Xbox One. Appena un mese fa, inoltre, è stata rilasciata una versione per Nintendo Switch (quella della quale vi parleremo nel caso della nostra recensione). Questa versione completa del titolo, sviluppata e pubblicata da Unfold Games e Feardemic, comprende il titolo di base e due DLC aggiuntivi, ovvero The Tower e l’inedito The Crypt.

Enigmatico

Verremo dunque catapultati nei panni di Lloyd, un giovane ragazzo letteralmente schiavo dell’incubo in cui ci troveremo; il nostro protagonista vivrà infatti una vera e propria esperienza extracorporea che lo costringerà ad attraversare un incubo dal quale non può svegliarsi (nonostante i nostri tentativi di farlo). L’essere in questa realtà onirica ci permetterà di stravolgere le normali leggi della fisica facendoci sin da subito scoprire di essere in grado di camminare su qualsiasi superficie, dalle pareti ai soffitti di ogni luogo che dovremo esplorare, ribaltando letteralmente la realtà.

La possibilità di muoversi così liberamente in DARQ sarà il primo elemento che andrà a comporre i primi puzzle che ci troveremo ad affrontare per procedere in questo labirintico sogno. Progressivamente scopriremo modi per infrangere sempre più le leggi della fisica rendendo di fatti un gioco a scorrimento orizzontale ben più tridimensionale di quanto si possa immaginare, il tutto mettendoci sempre di fronte ad enigmi nuovi e via via più complessi in ciascun livello. Le meccaniche ideate dal team di sviluppo risultano essere particolarmente ben riuscite sia sotto questo punto di vista, ma anche per la risoluzione di alcuni enigmi dalla soluzione più “fantasiosa”.

La difficoltà dei rompicapo andrà infine a culminare nei DLC (La Torre e La Cripta) e soprattutto nell’ultimo (ed esclusivo di questa versione); questi, oltre che aggiungere semplicemente nuove ore di gioco, tipologie e complessità di enigmi, racconteranno una vera e propria storia aggiuntiva che arricchirà la lore del gioco. Risultano dunque essere una parte quasi fondamentale per il titolo anche se, un po’ come il gioco di base, si prestano forse un po’ troppo alla libera interpretazione lasciata al giocatore. Ciononostante rappresentano indubbiamente quella che vuole essere una conclusione alla trama, seppur relativamente sbrigativa.

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L’incubo

I vari rompicapo non saranno però la nostra unica nemesi in DARQ; incontreremo infatti vari tipi di creature da evitare dato che elimineranno il nostro Lloyd in men che non si dica. Considerato che non sarà neanche possibile fuggire (tranne che in una circostanza), la nostra sola opzione sarà nasconderci per evitare le loro “ronde” o abbassarci per evitare di farci sentire. Data la relativa semplicità con cui potremo evitare questo tipo di pericoli, il gioco non restituisce delle forti sensazioni di ansia e paura che ci si aspetterebbe da tematiche horror di questo tipo. La loro maggiore presenza, e soprattutto una maggior difficoltà a loro legata avrebbe certamente contribuito in tal senso avvicinandosi ancor più all”horror che al semplice platform/rompicapo.

L’ansia e il terrore nascono, più che dal pericolo di essere uccisi da una di queste creature, proprio dall’aspetto surreale e distorto sia di queste mostruosità viventi, sia dei diversi luoghi che avremo modo di esplorare. Per quanto il tutto non sia particolarmente innovativo e unico, riesce comunque a dare al giocatore un ottimo feeling e a risultare molto ben congeniato oltre che diversificato tra un livello e il successivo così da riuscire sempre ad evitare la caduta nella ripetitività (cosa non del tutto scontata persino in un gioco della durata di 2-3 ore totali come in questo caso). Ultimo ma non per importanza un comparto tecnico valido (sia dal punto di vista grafico che sonoro), nonostante la semplicità, e che contribuisce in ottima misura alla creazione di un’atmosfera horror di buon livello.

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Complessivamente con DARQ: Complete Edition avremo modo di visitare uno stupendo e labirintico incubo ricchissimo di enigmi, i quali rappresentano senz’ombra di dubbio la parte più interessante e meglio riuscita del gioco sia dal punto di vista della varietà che delle meccaniche che questi comprendono. Il tutto all’interno di un viaggio onirico in una psiche distorta che si riflette sulle mostruose creature che ha generato, così come sulle ambientazioni, nonostante queste non spicchino per unicità e innovazione. Purtroppo l’intera esperienza di gioco non risulta essere particolarmente longeva, anche se riconosciamo che sia complessivamente adatta al tipo di gioco, e la difficoltà risulta legata unicamente agli enigmi, mentre le creature nemiche possono essere bypassate abbastanza facilmente e per questo risultano essere poco ansiogene. Un titolo dunque assolutamente valido e degno di essere provato

Gunfire Reborn è un gioco pubblicato come accesso anticipato dallo studio indipendente di Duoyi Interactive Entertainment il 28 Novembre 2020. Trattandosi di un early access vogliamo innanzitutto iniziare con il dire che questa recensione sarà riferita a quanto pubblicato e aggiunto fino ad oggi in questo titolo, il quale però ha già una roadmap programmata dal team di sviluppo per questo 2021 e che vede una release definitiva verso l’inizio dell’ultimo trimestre di quest’anno.

Gunfire Reborn si presenta dunque come un titolo che vuole unire molti generi per creare un qualcosa di unico. Lo scheletro portante del gioco è dato dalla struttura tipica dei cosiddetti Roguelite ovvero titoli caratterizzati da livelli generati casualmente e con permadeath (una volta morti si deve per forza ricominciare da capo). La morte come parte integrante del gioco è però, a differenza dei Roguelike (versione “originale” di questo genere particolare), un elemento essenziale per diventare più forti e riuscire ad avanzare sempre più nel gioco. Nel corso di ogni partita otterremo infatti una valuta di gioco, chiamata Essenza dell’anima, e che, dopo la nostra sconfitta, potremo utilizzare per sbloccare nuovi talenti così da migliorare le nostre statistiche, capacità di munizioni e tanto altro. Eventualmente potremmo anche considerare di “investire” questa valuta particolare per rianimarci una volta; questo anche perché tutti i punti di fine partita non spesi andranno persi per sempre non essendo cumulabili.

Da buon Roguelite, inoltre, ogni partita è resa diversa dalla precedente non soltanto grazie alla casualità delle mappe dei vari livelli, ma anche e soprattutto dal loot ottenuto dai nemici. Ogni avversario sconfitto avrà infatti una probabilità di lasciarci (oltre alla valuta per potenziare il nostro personaggio e monete) delle armi da poter utilizzare; per la precisione sono attualmente presenti un totale di 44 armi suddivise in 8 diverse categorie che spaziano dalle semplici pistole ad armi corpo a corpo e lanciamissili. Ogni arma è caratterizzata da alcune caratteristiche predeterminate come il danno, la probabilità di critico o la dimensione del caricatore, ma ogni oggetto avrà diverse “incisioni” le quali aggiungono diversi bonus passivi che possono fare la differenza. Esplorandole diverse aree di gioco potremo inoltre spendere l’oro accumulato nei nostri incontri con un mercante e un fabbro; il primo ci permetterà di acquistare oggetti come munizioni e armi, mentre tramite il secondo potremo potenziare le armi in nostro possesso incrementando il loro danno.

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Se quanto detto sinora non dovesse bastare a soddisfare la vostra sete di varietà non temete, ci saranno le “pergamene” a soccorrervi. Questi oggetti sono indispensabili per potenziare in maniera importante il vostro personaggio e le vostre statistiche e riuscire ad avanzare nel gioco il più possibile. Si tratta di oggetti reperibili in dei forzieri che otterremo dopo aver ripulito ogni area dai nemici presenti, dopo aver completato le cosiddette stanze del tesoro (sfide ricche di nemici o di trappole da evitare), da forzieri unici che potremo aprire solo spendendo un certo quantitativo di oro o consumando un determinato quantitativo di salute, oppure ancora come loot casuale dai nemici. Le pergamene costituiscono dunque la base portante delle nostre build e alcune potrebbero anche aggiungere ottimi bonus ma al contempo malus.

La maggior parte degli oggetti descritti fino a questo punto non potranno però essere ottenuti sin dalla nostra prima partita: per sbloccare molte armi e pergamene come loot dai nemici dovremo necessariamente prima completare delle sfide. Queste ci richiederanno quasi sempre di sconfiggere un determinato numero di un tipo specifico di nemico (o sua variante elite) o di farlo in un modo particolare e risulta essere un modo eccellente di esaltare la natura Roguelite di Gunfire Reborn, rendendoci più semplice ogni partita successiva dopo aver sbloccato ad esempio una determinata arma che potremo trovare, con un po’ di fortuna, già nei primi minuti di gioco. Ogni nuovo tipo di nemico sconfitto andrà inoltre a sbloccare una relativa descrizione nel cosiddetto Logbook anche se, purtroppo, non si tratta al momento di dettagli che aggiungono lore o che ci possono suggerire punti deboli specifici.

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Alle caratteristiche da Roguelite descritte fino a ora vanno inoltre ad aggiungersi altri elementi tipici di giochi di ruolo o sparatutto in prima persona. Abbiamo infatti, ad esempio, una schivata il perfetto stile Dash di DOOM (così come il sistema di shooting rapido paragonabile a un FPS Arena), armi che applicano determinati status più o meno forti contro corazze, scudi o salute normale, ma anche un roster di diversi personaggi tra cui scegliere. Si tratta allo stato attuale di quattro personaggi diversi, ciascuno caratterizzato da determinate statistiche di salute, scudo e armatura, una propria granata specifica e da un’abilità definitiva. Il primo eroe utilizzabile sin da subito è il Principe ereditario, un gatto dotato di una granata fumogena che danneggia e diminuisce la precisione dei nemici, oltre che l’abilità definitiva rappresentata da un globo che blocca i nemici colpiti sul posto infliggendo loro danno e aumentandone il danno subito. I personaggi successivi saranno sbloccati dopo aver raggiunto con i precedenti determinati livelli di Talento (cosa che vi richiederà non poco tempo).

Gunfire Reborn presenta infine una grafica molto particolare che risulta essere molto interessante nonostante la semplicità, anzi, è proprio questa semplicità a renderla tanto valida. Potremmo infatti paragonare lo stile grafico di questo gioco alla serie di Borderlands per quanto riguarda il cell shading, il tutto è però caratterizzato da un basso numero di poligoni (low poly) che rendono i modelli di tutti i personaggi, nemici e ambienti molto minimali. Ciononostante tutto è reso molto unico e ben differenziato dal resto: ogni macro area presenta i propri elementi distintivi e nemici completamente differenti dalla precedente, così come le bossfight finali di ogni livello (per le quali dovrete necessariamente essere preparati a dovere per poter sperare di avere una possibilità), tutte uniche e divertenti da giocare. Concludiamo con il dire che il titolo può essere giocato interamente in coop con un massimo di quattro amici o giocatori incontrati casualmente in matchmaking, cosa che semplifica non poco le partite e soprattutto rende il tutto molto più divertente e rigiocabile (soprattutto considerando la possibilità di scambiare oggetti e armi).

gunfire reborn

In conclusione con Gunfire Reborn ci troviamo di fronte a un gioco davvero molto ricco e valido, per il quale il team di sviluppo indipendente sembra avere grandi piani per il futuro, inclusa una versione per console e una modalità campagna principale da affiancare alla modalità Roguelite, così come nuovi oggetti, armi, boss, nemici e aree di gioco. Abbiamo inoltre un gameplay molto veloce e divertente da esplorare in ogni suo aspetto, soprattutto divertendosi a fare tutto ciò in compagnia di amici. Considerando questo e l’importanza che gli sviluppatori stanno dando all’utenza, non è una sorpresa che il gioco in pochi mesi sia riuscito a raggiungere il traguardo di un milione di copie vendute e che ci siano attualmente sulla pagina Steam un totale di oltre 30 mila recensioni positive. Per queste ragioni non possiamo che consigliare Gunfire Reborn sia ai fan dei Roguelite, ma anche a tutti quelli che vogliono provare ad approcciarsi al genere.

Dopo essere stato annunciato la scorsa estate, Atelier Ryza 2: Lost Legends & the Secret Fairy ha recentemente debuttato su Pc, PS4, PS5 e Switch. Il gioco costituisce il sequel di Atelier Ryza: Ever Darkness & The Secret Hideout, rilasciato alla fine del 2019 e protagonista di un grande successo in termini di vendite.

Va da sé che un successore non si sarebbe fatto attendere troppo, e infatti eccoci qui. Con questo nuovo titolo sviluppato da Gust Studios e pubblicato da Koei Tecmo.

Si parte per l’avventura

La storia di Atelier Ryza 2: Lost Legends & the Secret Fairy si svolge a tre anni di distanza dalla fine del primo capitolo. Dopo che i suoi amici hanno lasciato l’isola di Kurken per inseguire i loro sogni, Ryza è rimasta indietro. Nel frattempo ha sia continuato i suoi studi alchemici che servito come insegnante per i bambini più piccoli del villaggio. Un giorno, Ryza riceve una lettera da Tao, che sta studiando nella capitale reale Ashra-am Baird. In tale missiva le viene raccontato di come le antiche rovine intorno alla città potrebbero avere qualcosa a che fare con l’alchimia e la invita a mettersi in viaggio per raggiungerlo.

Ryza e Moritz - Prologo

Allo stesso tempo, Mortiz Brunnen le chiede di indagare su una misteriosa pietra luminosa. Ryza decide così di prendere la pietra con sé e si dirige ad Ashra-am Baird. Qui si riunisce con vecchi amici e ne incontra di nuovi. E scopre inoltre che la pietra luminosa è in realtà un uovo, che si schiude facendone fuoriuscire una misteriosa creatura. Dopo aver deciso di chiamarla Fi, inizia così la nuova avventura di Ryza.

Un JRPG maggiormente evoluto

Le nuove funzionalità aggiunte in Atelier Ryza 2: Lost Legends & the Secret Fairy si sono rivelate assai gradite. Ryza è ora in grado di interagire con l’ambiente circostante in molti più modi rispetto al passato. Essa può ora nuotare sott’acqua, oscillare attraverso gli spazi vuoti, arrampicarsi sui muri e (una volta sbloccata) cavalcare una creatura che le consentirà di accelerare l’esplorazione. L’intera esperienza è stata resa più fluida e intuitiva, anche grazie all’aggiunta di nuove sfide nei dungeon, spesso presentate sotto forma di enigmi.

Questi dovranno essere risolti dalla protagonista per poterci permettere di raggiungere determinate zone. Il fatto che gli ambienti siano interattivi e non delle semplici immagini piazzate sullo sfondo rende assai più raffinati gli elementi jrpg del titolo. Esplorare i dungeon per intero permetterà a Ryza di usare la Bussola del Ricordo, con la quale potrà raccogliere le memorie delle persone vissute in passato. In questo modo l’alchimista otterrà gli indizi per poter risolvere i vari misteri dei dungeon.

Mappa gioco

Questa meccanica rappresenta una peculiarità unica e divertente all’interno del gioco. I ricordi/indizi, una volta raccolti, dovranno essere abbinati a delle descrizioni al fine di completare una sorta di libro di francobolli. Una volta completato, quest’ultimo racconterà la storia di quel dato luogo. Rispetto al predecessore sono state inoltre apportate diverse modifiche al combat system, oltre alla completa revisione dei punti CC (Core Charge ndr) e della barra dei turni.

In precedenza Ryza poteva, tramite attacchi normali, aumentare i punti azione (AP) e spenderli per aumentare il livello tattico (cioè la quantità massima di AP che si può detenere) e dunque utilizzare le abilità. In Atelier Ryza 2: Lost Legends & the Secret Fairy invece i livelli tattici aumentano le abilità e gli ordini che è possibile eseguire. Iin questo modo potremo inserire anche le mosse speciali all’interno di combo specifiche.

Combattente e soprattutto alchimista

Ryza level up

Avendo a disposizione più compagni di squadra rispetto al passato potremmo anche scambiare il personaggio “attaccante” con uno di “supporto” durante l’esecuzione di una combo. In questo modo sarà possibile effettuare combinazioni di attacchi sempre più lunghe e complesse. E’ inoltre possibile parare gli attacchi nemici con il giusto tempismo. Cosa che ci garantità anche qualche AP aggiuntivo.

I nostri compagni ci chiederanno tramite degli “ordini” di eseguiti delle mosse speciali (fisiche o magiche ndr), per poter a loro volta scatenare un’incredibile forza sul campo di battaglia. A primo impatto tutto ciò potrebbe sembrare complicato (e forse un po’ lo è), ma una volta comprese le meccaniche ci si renderà conto di come, rispetto al passato, le battaglie siano ora molto più veloci e frenetiche.

Ricette calderone

Come alchimista la nostra Ryza passerà ovviamente molto tempo davanti al calderone cercando di apprendere e mettere in pratica nuove formule. Le ricette potranno risultare un po’ travolgenti, con l’aggiunta di ingredienti bonus in grado di aumentare le statistiche o assegnare determinati bonus agli oggetti che andremo a creare in questo modo.

Atelier Ryza 2: Lost Legends & the Secret Fairy offre inoltre la possibilità di aggiungere materiali manualmente nel caso si abbia affinità col sistema di creazione. In caso contrario potremo automatizzare il processo scegliendo semplicemente se adoperare materiali di alta o bassa qualità. Completare e modificare ricette ci porterà, infatti, a sbloccarne sempre di nuove.

Ammnodernamenti, ma qualche sbavatura

Ryza schiusura

Gli SP (Skill Point) si potranno ottenere in due modi. Il primo consiste nella creazione di oggetti di qualsiasi qualità tramite il calderone. Il secondo invece riguarda il completamento di missioni secondarie, rinvenibili presso una bacheca specifica. Il gioco presenta una guida molto pratica che permette di controllare la locazione di materiali e mostri, in modo da facilitare il completamento di incarichi secondari quali il ritrovamento e la consegna di risorse e l’uccisione di mostri.

Per quanto riguarda alcune missioni della trama principale abbiamo notato che è necessaria la creazione di un determinato oggetto, completandone la relativa ricetta, per poter avanzare. Ciò costringe non di rado a investire tempo a visitare nuovamente i vecchi dungeon per trovare quanto necessario per proseguire nella trama. Questo rende il tutto a tratti frustrante, specie se si scopre, poi, che l’oggetto richiesto può essere tranquillamente acquistato in negozio. Perciò vi consigliamo sempre di controllare i negozi in caso di necessità!

A livello tecnico con Atelier Ryza 2: Lost Legends & the Secret Fairy abbiamo assistito a un considerevole passo in avanti a livello grafico, rispetto al primo capitolo. Il grazioso design dei personaggi è sensibilmente migliorato, così come gli ambienti e gli effetti visivi. Il valore aggiunto della produzione rimane particolarmente evidente nell’atto di ammirare la capitale reale, come anche ogni piccola animazione durante il combattimento e l’esplorazione.

A rovinare il quadro sono giusto gli NPC e alcuni dungeon, dove viceversa la grafica risulta un po’ datata. Il comparto tecnico non manca di brillare anche sul fronte audio, dove abbiamo avuto modo di rimanere ammaliati dalla colonna sonora. Meravigliosamente azzeccata e con tante melodie capaci di accompagnare degnamente le nostre avventure. Nessun problema registrato a livello di framerate, che si è dimostrato assolutamente granitico.

Spawn iniziale

Atelier Ryza 2: Lost Legends & the Secret Fairy si è rivelato essere un degno nuovo capitolo della rinomata seria di jrpg. Un successore destinato a soddisfare tanto i nuovi arrivati quanto i fan di vecchia data. Il tutto grazie a un coloratissimo e vivace cast di personaggi, interessanti misteri da svelare, tante funzioni divertenti di creazione e un sistema di combattimento migliorato. Sebbene non manchino i difetti, risulta fin troppo facile perdonarli alla luce del fascino imperituro di cui certamente godrà il titolo.

Gunfire Reborn si aggiorna alla versione 1.29 e, per celebrare questo nuovo update ricco di contenuti, ma soprattutto per celebrare il capodanno Lunare (del 12 Febbraio) il titolo è in sconto per un periodo limitato. Si tratta di un titolo che ha ormai riscosso un ottimo successo attraverso la piattaforma di Steam accumulando in breve tempo oltre 30 mila recensioni, di cui la quasi totalità di tipo positivo, sulla piattaforma stessa. Il gioco unisce elementi FPS ai classici dei Roguelite aggiungendovi anche un pizzico di RPG creando una formula davvero interessante e divertente, soprattutto se giocato con altri amici.

gunfire reborn

Il nuovo aggiornamento 1.29 include innanzitutto un nuovo eroe giocabile chiamato Lei Luo, il quale utilizza l’elettricità che nasce da alcuni tatuaggi presenti sul suo corpo dalla nascita per potenziare i suoi attacchi e colpire i nemici. Troviamo anche due nuove armi (un arco e una katana) che potremo ottenere casualmente dai nemici dopo aver completato la relativa sfida, ma anche nuovi talenti per potenziare il nostro personaggio nel corso di ogni run, nuovi set di livelli e ultimo, ma non per importanza, due nuove tipologie di nemici da affrontare nelle diverse aree di gioco.

Abbiamo infine una serie di bug fix e migliorie, il tutto esplorabile nel dettaglio tramite la pagina Steam dedicata a questo aggiornamento di Gunfire Reborn che potete trovare a questo link. Vi ricordiamo infine che lo sconto del 21% attualmente presente sarà disponibile solo fino al 15 Febbraio, pertanto se avete intenzione di acquistare o provare questo titolo vi consigliamo di approfittarne il prima possibile!

Little Nightmares è attualmente gratuito su PC e lo sarà fino al prossimo 17 gennaio. Quindi, correte!

Con il sequel ormai alle porte, Bandai Namco ha schiacciato il piede sull’acceleratore, lato marketing. Il primo capitolo era infatti stato regalato a suo tempo sia su Xbox One che su PlayStation 4, tramite gli appositi servizi in abbonamento. Nel caso ve li siate lasciati sfuggire all’epoca, insomma, ora non avete proprio più scuse.

Tutto ciò che vi basterà fare, è andare a questo link: Little Nightmares download gratis su PC

Nel caso abbiate problemi ad accedere alla pagina, è normalissimo. Ora che la notizia dell’offerta si è diffusa, infatti, il carico eccessivo sui server sta generando problemi alla pagina. Non demordete.

Per chi non lo conoscesse, il gioco in questione è un pluripremiato horror ad enigmi con un’atmosfera semplicemente unica. Lo scopo? Fuggire dalla struttura di detenzione in cui si è ritrovato rinchiuso il nostro amico con impermeabile giallo. A fermarlo, ci saranno non solo puzzle ambientali, ma anche terribili boss. L’ansia è assicurata.

Little Nightmares

Inoltre, vi ricordiamo, che Little Nightmares 2 arriverà il 11 febbraio 2021 per PlayStation 4, Xbox One e PC. Più in là, invece, su console next-gen. Lo avevamo visto la prima volta in trailer. Tarsier Studios promette un seguito più grande e innovativo sotto praticamente ogni aspetto. Lo aspettate?

Il modo perfetto per regolare i conti? I buoni pugni “vecchio stile”… e raggi di energia, spade e servitori non morti!
Merge Games, insieme agli sviluppatori con sede in Francia Dark Screen Games, sono lieti di annunciare il lancio, dopo un breve ritardo, di Bounty Battleil picchiaduro da 1 a 4 giocatori con personaggi da tutto il mondo Indie.

Bounty Battle è il gioco di combattimento indie definitivo: un nuovo picchiaduro 2D, in cui puoi mettere i tuoi eroi indie preferiti l’uno contro l’altro! Eroi indie di giochi come Guacamelee! Dead Cells, Darkest Dungeon, Owlboy e altri combattono in questa frenetica rissa. Include 30 combattenti di oltre 20 diversi giochi indie! I combattenti vengono forniti con il loro compagno Minion e abilità uniche. Combatti attraverso livelli ispirati ai mondi di gioco nativi dei combattenti con un massimo di altri 3 giocatori.
Pensate a Super Smash Bros , ma rimuovete il roster di tutte le star di Nintendo e sostituitele con alcuni dei personaggi indie più famosi di questi tempi.

Bounty Battle non è un bel gioco. Quando analizzi ogni personaggio individualmente, non sembrano poi così male. Sono ben progettati e assomigliano alle loro controparti originali. Le cose vanno in discesa quando le metti una accanto all’altra. Sembrano ritagli di cartone, poiché sono scarsamente animati e presentano stili artistici completamente diversi l’uno dall’altro. Il gioco ci ricordava quei cloni di Smash basati su Flash che presentano Goku che combatte Topolino e Geno da Super Mario RPG. Neanche le arene sembravano così impressionanti. Sono praticamente identici l’uno dall’altro, in quanto non presentano piattaforme o trappole. Sono fondamentalmente uno sfondo che assomiglia a malapena al gioco su cui sono basati. Per aggiungere la beffa al danno, il framerate non è molto stabile.

Il reparto audio potrebbe effettivamente essere l’aspetto peggiore. Sembra tutto così economico e crudo. La colonna sonora è deludente, essendo davvero discreta e generica. I personaggi non dispongono di clip vocali e il gioco presenta a malapena effetti sonori nel suo complesso. Per esempio, i colpi inflitti ai vostri nemici non saranno sempre dettagliati e diversificati sulla base dell’arma utilizzata; il tutto portando ad un feedback per nulla soddisfacente. L’annunciatore del gioco è l’unica voce che sentirai durante il gioco, e il ragazzo è a dir poco “fastidioso”: sembra qualcuno che finge di essere l’annunciatore di Killer Instinct; quindi potete già immaginare quanto si senta fuori posto qui.

Infine, c’è il gameplay, il pane e il burro su qualsiasi gioco di combattimento come questo. Tutto ciò che gli sviluppatori dovevano fare era copiare il gameplay di Smash e lo schema di controllo. Non c’è bisogno di riparare ciò che non è rotto; potete già immaginare che non è stato così. Il gameplay di Bounty Battle non ricorda Super Smash Bros a tutti, ma ricorda anche il pazzo Playstation All-Stars Battle Royale (il gioco che prevedeva mosse meno speciali per personaggio e un pulsante di salto dedicato in un gioco di combattimento).

Ogni personaggio presenta pochissime mosse e si sentono tutti pigri. Tutti si sentono come il personaggio lento e coraggioso del proprio elenco di combattimenti ordinario. C’è anche una notevole quantità di input-lag, per rendere le cose ancora meno piacevoli.

Siamo delusi. Bounty Battle ha una premessa così fantastica e un elenco così straordinario. Sembra insipido: il suo reparto audio è nella migliore delle ipotesi mediocre, presenta una selezione travolgente di modalità e per finire, il suo gameplay non è divertente. Questo non è un buon clone di Smash. Non ci fa venir voglia di giocarci per ore e ore. Ha finito per farci desiderare di interpretare questi personaggi in un futuro aggiornamento di Super Smash Bros Ultimate.

Dreamscaper è il primo progetto di Afterburner Studios, studio di sviluppo indie con sede in San Francisco, California, fondato da tre amici che, stanchi dei giochi tradizionali, volevano mettersi alla prova nella creazione di videogiochi più personali ed intimi. Il loro scopo è infatti andare a concentrarsi sulle emozioni che coinvolgono le persone che combattono contro la depressione e i problemi di salute mentale, tutto sfruttando delle meccaniche tipiche dei videogiochi che hanno caratterizzato la loro infanzia.

La Ricerca Eterna

Dreamscaper ci vede andare ad interpretare i panni di Cassidy, una giovane donna che si è appena trasferita nella cittadina di Redhaven. Il suo passato è sconosciuto e Cassidy non conosce nessuno nel luogo, ma fin dai primi secondi capiamo che, a seguito di un qualche misterioso avvenimento precedente, la ragazza soffre di depressione e che questa la rende estremamente chiusa e insicura e poco propensa ad aprirsi agli altri. Il gioco si apre con un messaggio chiaro. Durante un sogno che sembra ambientato in una specie di cimitero oscuro e ammantato da una sinistra nebbia nera, una grossa mano mostruosa dello stesso colore ci trascina sottoterra. Una metafora pura di come la depressione può contaminare i sogni e i ricordi trasformando tutto in incubi. Questo è il potente antagonista del gioco.

Tuttavia Cassidy trova l’ispirazione per combattere la sua situazione in un semplice videogioco, un action rpg classico d’altri tempi che si replicherà, da quel momento in poi, nei suoi sogni. Ognuno di questi è ambientato in un qualche ricordo del passato reso però sinistro dalla depressione e popolato da creature mostruose oscure, l’incarnazione delle paure e dei dubbi che la protagonista dovrà affrontare e superare. In questa impresa però non sarà sola perché le amicizie coltivate durante il giorno con gli abitanti di Redhaven la aiuteranno a diventare più forte, a fare i conti con il suo passato e a raggiungere l’agognata serenità. Tutto mentre noi giocatori scopriremo, un passo alla volta, il passato della ragazza.

Sogna. Muori. Svegliati. Ripeti.

Dopo la breve introduzione, che abbiamo già descritto, Dreamscaper introduce subito il giocatore ad un veloce tutorial della parte action rpg del gioco. Questo infatti alterna in modo costante la notte (action rpg con elementi roguelike) al giorno (interazioni sociali in puro stile da visual novel). Il tutorial può essere tranquillamente saltato anche dalla prima partita, ma conviene comunque farlo per vedere tutti gli elementi presenti nel gioco che non sono pochi. L’interfaccia è quella classica degli action rpg hack’n’slash tradizionali. Cassidy avrà una barra di vita rossa, una barra di “energia magica” chiamata “Lucid” (lucidità) ed una serie di punteggi di caratteristica tra forza, velocità, difesa, percentuali di colpo critico, danni elementali e così via. C’è persino una comoda mappa in alto a sinistra che può essere mostrata nella sua interezza in sovrimpressione usando il tasto apposito.

I comandi sono vari, ma molto intuitivi. Con un tasto si effettuerà una serie di attacchi corpo a corpo (che se premuti con il giusto tempismo quando Cassidy brilla di bianco infliggono più danni), con un altro un attacco corpo a colpo singolo che ha effetti aggiuntivi (tipo più portata o la capacità di allontanare gli avversari). Cassidy avrà a disposizione anche un attacco a distanza (che se scagliato quando Cassidy brillerà di bianco infliggerà più danni), una parata (che se eseguita con il giusto tempismo rifletterà gli attacchi a distanza e attiverà effetti extra) e una schivata che renderà Cassidy invulnerabile. Questa avrà inoltre a disposizione anche due slot per due abilità magiche specifiche (ne esiste un’ampia varietà, ognuna con effetti e cooldown diversi) ed un comando che permette di rallentare il tempo circostante consumando la barra della lucidità. Tante opzioni, tante variabili, ma il tutorial spiegherà tutto più che bene.

Concluso il tutorial, ci troveremo subito a dover dormire per entrare nel nostro primo sogno. Questi si strutturano come dungeon completamente casuali formati da una serie di “stanze” quadrate. Le stanze generiche presentano sempre dei mostri (che vanno da semplici spadaccini a delle torrette passando per bombe, arcieri e strani robot che emettono raggi laser), ma ci sono anche stanze speciali che vanno da quelle dove ci sono delle sfide specifiche (tipo uccidi x mostri in y tempo) a quelle dove puoi sfruttare parte della valuta di gioco (una specie di polverina) per comprare nuove abilità, passando per aree puzzle e altre che offrono power-up e consumabili a gratis o in cambio di un qualche pagamento (tipo metà vita per una bomba o una chiave).

In alcune di queste stanze ci saranno anche formazioni rocciose che possono essere o distrutte normalmente (se sono bianche) o necessitano di una bomba (se sono scure). Queste bombe azzurrine possono essere raccolte dai mostri uccisi, acquistate o trovate nelle stesse formazioni rocciose insieme alla solita polverina, a eventuali proiettili per la propria arma a distanza, a pozioni curative di varie dimensioni, a chiavi per aprire eventuali passaggi chiusi e ad altri strani consumabili dal nome aleatorio (intuizione, realizzazione e così via) che non possono essere utilizzati durante la notte. In alcune stanze specifiche, inoltre, Cassidy potrà interagire con alcuni ambienti per recuperare il ricordo originale alla base di quel sogno, lasciando scoprire ai giocatori parte del suo passato.

L’altra cosa che noteremo nel nostro primo sogno è che l’equipaggiamento di partenza di Cassidy sarà completamente casuale e sarà anche molto debole! Nel corso del sogno stesso potremo collezionare nuovi equipaggiamenti, nuove abilità e nuovi bonus completando le varie sfide, risolvendo i puzzle o semplicemente acquistandole, tuttavia non potremo scegliere cosa troviamo e alcune opzioni saranno comunque bloccate.

Completando un sogno e ascendendo al sogno successivo (ce ne sono sei in tutto, progressivamente più grandi e difficili), porteremo con noi tutto il nostro equipaggiamento, ma se moriremo, non solo torneremo al primo sogno e dovremo ricominciare dall’inizio, ma perderemo anche tutto quello che abbiamo raccolto. Esiste tuttavia un modo per prepararsi al meglio alla nostra impresa, sbloccando anche quelle opzioni inizialmente nascoste, ma questo non avviene nella notte durante che Cassidy sta affrontando un sogno. Serve svegliarsi e serve che Cassidy trovi maggiore sicurezza in sé stessa.

Inevitavibilmente, a un certo punto, Cassidy si sveglierà dal suo sonno. Questo avviene sia quando si sconfigge un boss e si ascende, sia quando la propria barra della vita viene portata a zero. Al risveglio Cassidy si troverà nella propria stanza. La percentuale di completamento del sogno determinerà anche quanto la ragazza ha dormito. A questo punto Dreamscaper si trasforma in un gioco di interazioni sociali. Cassidy potrà visitare vari luoghi della cittadina di Redhaven per conoscere alcune delle persone che la vivono.

Ogni spostamento e ogni chiacchierata con un abitante diverso consumerà un po’ di tempo e alle 21 in punto Cassidy non avrà altra scelta che tornare a casa per dormire. Viene da sé che se hai dormito poco, avrai anche poco tempo per potenziarti. Incrementando il rapporto con i vari abitanti, infatti, sbloccherai vari dialoghi e nuovi equipaggiamenti, abilità e bonus che potranno essere raccolti casualmente durante i nostri sogni. I primi permetteranno di scoprire qualcosa di più sia sugli abitanti che su Cassidy mentre i secondi renderanno le nostre corse attraverso la notte molto più facili, sempre che tu abbia la fortuna di trovarli. Tutti gli avanzamenti saranno comunque annotati su un comodo e approfondito giornale/diario che può essere trovato nel menù di pausa.

E’ nella fase del giorno che gli ultimi consumabili, quelli misteriosi, si renderanno utili. Essi potranno essere utilizzati, tramite il giornale/diario per creare degli oggetti da regalare agli abitanti di Redhaven per incrementare più velocemente il rapporto tra questi e Cassidy. Ogni abitante ha le sue preferenze e dovrai andare un po’ a casaccio le prime volte, ma ogni scoperta sarà aggiunta nell’apposita sezione in modo che tu possa consultarla in qualsiasi momento. Gli stessi consumabili possono però essere usati, sempre attraverso il giornale/diario, anche per modificare l’equipaggiamento e le abilità di partenza di Cassidy.

Questo potrà essere fatto solo all’inizio di una run, cioé quando Cassidy è effettivamente morta durante un sogno (avverrà inevitabilmente prima o poi). In questo modo, giorno e notte si influenzeranno a vicenda in un ciclo continuo di partite su partite. Non è però tutto oro quello che luccica e, alla lunga, questo sistema diventerà parecchio ripetitivo (soprattutto quando morirai all’inizio di un sogno e non avrai molto tempo e risorse a disposizione per potenziarti). Inoltre, le interazioni sociali sono molto limitate. Puoi o chiacchierare per 30 minuti o fare un regalo. Fine. Anche i dialoghi che si sbloccano al raggiungimento di una certa affinità sembrano un po’ troppo tirati per le lunghe e fini a sé stessi. Avrei preferito una maggiore varietà nelle azioni attuabili, magari con la possibilità di poter scegliere le risposte da dare.

Delicato e Oscuro

La direzione artistica di Dreamscaper è sicuramente uno dei suoi maggiori punti di forza. Tramite uno stile grafico delicato, ma curato, il gioco crea la giusta atmosfera onirica. Le sezioni di giorno sono costantemente immerse in una luce ovattata che le rende quasi delle cartoline ricordo, a partire dalla stessa camera di Cassidy. Ho apprezzato tantissimo che più Cassidy avanza nei sogni e diventa sicura di sé, più la camera stessa cambia passando dal caos tipico delle persone che soffrono di depressione ad una situazione più ordinata e curata.

La stessa Redhaven, costruita intorno a solo quattro aree, da l’idea di essere quasi sospesa nel tempo, ma così non è visto che a seconda del luogo, del giorno e dell’ora in una determinata zona troverai personaggi diversi con cui parlare. Alcuni di questi si sposano molto bene con l’ambiente (l’insegnate di storia che si sente vecchio e la barista che offre una spalla a chiunque ne abbia sempre bisogno) mentre altri un po’ meno (il giornalista sempre allegro che veste solo abiti coloratissimi).

Le fasi di esplorazioni della città saranno inoltre accompagnate da una musica calma e compassata che però varierà immediatamente in un qualcosa di più ritmato nel momento in cui Cassidy si metterà a dormire ed entrerà nella fase action rpg. Ogni sogno ha il proprio set di musiche e, soprattutto, il proprio ambiente.

Troppo spesso vedo dei Roguelike di stampo indie dove i dungeon proposti non sono altro che una serie di stanze troppo spesso uguali tra loro, anche passando da un livello all’altro. In Dreamscaper ognuno dei sogni è legato ad un proprio ricordo ben preciso (dal parco giochi vicino casa ad un camping estivo) che è però stato corrotto e reso inquietante dagli incubi dettati dalla depressione.

Questa viene rappresentata da una sinistra nebbia nera e rossa che permea praticamente ogni ambiente e mostro e che ferma Cassidy nei suoi avanzamenti. Al contrario, ogni area e sogno completato sarà rappresentato da una luce azzurra/verdognola.

Ho particolarmente apprezzato anche che ogni sogno fosse associato ad un un proprio filtro colori. Il primo, quello nel parco giochi vicino a casa, sembrerà come bloccato in un inverno eterno; il secondo, ambientato di notte, vedrà degli effetti di luce al neon andare costantemente in contrasto con l’oscurità degli ambienti mentre il terzo, in un campeggio, vedrà tutto immerso in una specie di mare di ocra, al punto che sembrerà di vivere un tramonto costante.

Purtroppo la stessa cura riposta nell’ambiente non è stata invece messa nel dettagliare meglio mostri e stanze che saranno spesso uguali da un sogno all’altro. Presto ti stancherai di trovarti davanti sempre i soliti nemici e sempre le solite aree. Quest’ultima è la noia maggiore. La varietà di tipologie di stanze disponibili è davvero, davvero limitata. Emblematico il caso delle stanze puzzle. Queste possono essere solo di due tipi: uno in cui devi creare un circuito e uno che è una specie di campo minato al neon. Fine. Alla lunga stanca e annoia ed è un peccato.

Un ultimo paragrafo va indubbiamente dedicato ai boss, la maggior parte dei quali vengono introdotti con piccoli filmati e rappresentano determinate paure/ansie reali, come quella di affogare del primo boss. Queste creature si innalzano sopra ai mostri comuni per il livello di dettaglio e la qualità con cui sono state realizzate. Non pensare inoltre di trovarti davanti a qualche semplice boss contro cui puoi scagliarti e premere alla rinfusa i tasti d’attacco per infliggere danni.

Fin dal primo sogno diventa fondamentale imparare il pattern di attacchi e movimenti di ogni boss per elaborare la strategia migliore per batterli, anche perché una sconfitta significa svegliarsi e ripartire inevitabilmente da zero. Una decisione che ho, ancora una volta, apprezzato perché troppo spesso al giorno d’oggi si vedono boss anonimi e troppo semplici da affrontare. Non comprendo però perché riservare questa cura solo ad alcuni boss e non a tutti.

Quello del secondo mondo infatti sarà un incontro normale e, ok, vuoi consolidare la paura di essere isolato in una via di notte da due loschi figuri massicci e gorilleschi, ma in ogni caso la differenza si nota e pesa. Ancora una volta, si avverte una certa mancanza di uniformità nella cura che è stata inserita in questo titolo.

In cerca di una luce

Se avete letto la recensione, ormai avrete capito che, nonostante i suoi difetti, considero Dreamscaper un signor gioco, sicuramente degno dell’acquisto, soprattutto se vi piacciono gli action gdr con un’atmosfera un po’ particolare. Rispetto ad altri roguelike, Dreamscaper è anche molto meno punitivo visto che si, la morte di Cassidy nel segno obbligherà a ricominciare da zero, ma non perderemo tutto quello che abbiamo raccolto come consumabili e li potremo usare per equipaggiarci al meglio nei tentativi successivi.

Il concept di base, l’alternarsi tra notte e giorno, è molto interessante, ma, a nostro parere, non viene sfruttato pienamente. La parte della notte risulta molto più strutturata, approfondita e studiata mentre quella del giorno sembra essere stata messa lì giusto per tener fede al concept stesso. In generale, in tutto il gioco ci sono tanti piccoli difetti che possono portare a godere meno del previsto di questa esperienza ed è un peccato.

Per quanto abbiamo parlato male solo della parte di gioco di giorno, infatti, anche la parte della notte ha alcuni problemucci. La varietà di equipaggiamenti, abilità e bonus di Dreamscaper è davvero notevole, ma non è sempre chiaro cosa faccia. Il testo che si leggerà quando si raccoglie qualcosa di nuovo contiene molta matematica, ma su molte cose dovrete andare ad intuito (soprattutto all’inizio) mentre altre non sembrano avere un significativo impatto sul gioco (tutti i danni/effetti elementali mi sono sembrati un po’ anonimi). Inoltre ogni abilità o oggetto equipaggiato cambierà le animazioni di Cassidy, ma queste non potranno essere viste finché effettivamente non le userete.

E’ successo, per esempio, di prendere degli stivali apparentemente migliori a statistiche di altri, solo per scoprire che la loro schivata era molto più lenta e corta di quella standard, cosa che ci ha fatto subito tornare indietro a riscambiarli (fortunatamente gli oggetti lasciati a terra non svaniscono finché non si cambia sogno). Altro problema delle fasi di notte è che alcuni mostri comuni ci mettono davvero, davvero tanto a morire. Non sono tanto difficili da affrontare quanto resistono davvero a tanti colpi, cosa che rende spesso gli incontri di questo tipo molto tediosi. Peccato, ma in ogni caso vi consigliamo di provare Dreamscaper personalmente perché ne vale la pena. Attualmente è disponibile sia per Nintendo Switch che su Steam in accesso anticipato.

Deliver Us The Moon è un gioco nato nel 2018 con scarsi risultati; fu definito, infatti, un gioco incompleto. Nonostante le dure accuse la casa produttrice KeokeN decise di seguire un percorso alternativo trovando l’accordo con Wired Productions come publisher. Oggi ci troviamo a parlare della versione completa del gioco rilasciata su PlayStation 4 ed Xbox One.

Deliver us to the moon

Storia

La storia di Deliver Us The Moon racconta di un futuro 2054 in cui le risorse primarie sul pianeta Terra sono esaurite causando crisi nella civiltà umana, ma allo stesso tempo grande voglia di riscatto: ciò spinge l’uomo alla ricerca di nuove fonti sul suo unico satellite naturale. Le potenze mondiali decidono dunque di riunirsi e fondare la WSA (World Space Agency), con l’obiettivo di trovare una nuova fonte di energia e inviarla sulla Terra.

Nei primi anni lo scambio Luna-Terra funziona in maniera egregia, ma l’arrivo di un improvviso blackout fa perdere qualsiasi comunicazione con la base lunare; questo determina una repentina crisi terrestre per mancanza di risorse.

Deliver us to the moon

La soluzione al problema è quella di inviare un’astronauta sulla Luna nella speranza di riattivare lo scambio di materia e capire la causa di questo arresto inaspettato. Cosa è Successo? Dove sono finiti tutti i tecnici e scienziati della WSA?? Riuscirà il nostro astronauta a salvare il pianeta Terra? Troveremo ogni risposta alle nostre domande iniziando la nostra missione.

La storia di per sé risulta essere molto affascinante e spinge l’interesse del giocatore verso la scoperta del finale; il tutto accompagnato da una buona ricerca di collezionabili in ogni angolo delle stanze. Ciò risulta funzionale ed essenziale per approfondire la lore del gioco, rendendo la storia ancora più ricca di dettagli.

Deliver us to the moon

Gameplay

Deliver Us The Moon avrà inizio in una base spaziale sulla Terra, dove saremo costretti ad eseguire rapidamente la sequenza di lancio del nostro unico razzo rimasto prima che una tempesta di sabbia lo distrugga facendo svanire anche l’ultima speranza per l’umanità. In questo livello, che ci farà da tutorial, si apprenderanno i comandi del personaggio, il grado di interazione con gli oggetti circostanti e la modalità per risolvere gli enigmi.

La risoluzione risulta essere intuitiva e spontanea; ad ogni porta bloccata da codici corrisponderà un blocco note giallo in una stanza vicina con su scritto il codice. Mentre in altri casi dovremo servirci del nostro fidato drone-“ciclope” ASE introducendolo nei condotti di aerazione (facilmente riconoscibili dalla loro forma inconfondibile e colore giallo) e raggiungendo il punto di sblocco per aprirci i diversi passaggi.

Deliver us to the moon

Particolare rilievo è meritato dai movimenti del personaggio, i quali sono sviluppati egregiamente; soprattutto se si considera la difficoltà nel dover rappresentare le condizioni fisiche presenti sul suolo lunare (in particolar modo l’assenza di gravità). Il tutto è stato poi integrato sapientemente ai cambi di prospettiva (dalla terza alla prima e viceversa) nelle diverse situazioni.

Tutto il gioco si svolgerà in aree più o meno ampie ma pur sempre limitate. Al contrario sarebbe stato molto più apprezzata la creazione di vere e proprie aree aperte (in stile più open world), così da favorire l’esplorazione e la libertà d’azione. Ciò avrebbe inoltre contribuito a migliorare ancora di più il tipo di atmosfera che il gioco vuole creare e che ci accompagnerà per tutte le 4/6 ore per completare il gioco (con la durata variabile in base a quanto decideremo di soffermarci a cercare i vari collezionabili).

Nel complesso, dunque, il gameplay di Deliver Us The Moon non risulta essere particolarmente solido o vario; ma il tutto viene scalzato dalla sua ambientazione, dalla grafica e dall’uso attento delle colonne sonore. Infatti questi elementi rendono molto più scorrevole, e meno pesante, lo svolgimento fino alla conclusione della storia. Questo soprattutto grazie al nostro essere completamente soli, cosa che favorisce ancor più l’atmosfera ricercata dagli sviluppatori.

Deliver us to the moon

Grafica

È proprio la grafica di Deliver Us The Moon, o meglio ancora il comparto tecnico in generale, a lasciare piacevolmente impressionati; questo pur essendo un gioco indie (con nulla da invidiare a giochi tripla A). Il personaggio è stato sviluppato sia in prima che in terza persona con dettagli piuttosto precisi. I paesaggi lunari si lasciano ammirare con piacevolezza e innescano nel giocatore una sensazione di immedesimazione nello svolgimento della missione. Un altro aspetto fondamentale è l’audio: il team è stato in grado di sfruttare il silenzio presente sulla superficie lunare per creare un’atmosfera unica e rilassante.

Lo studio di sviluppo di Donkey Crew ha annunciato oggi che il loro tanto atteso survival MMO, Last Oasis, è ora disponibile in Early Access tramite Steam!

Il nuovo Last Oasis, oltre ad essere ora disponibile in Early Access, sarà anche scontato per i prossimi 7 giorni per aiutare i videogiocatori in questa fase di quarantena. Il gioco sarà infatti acquistabile tramite Steam con uno sconto del 17%, dopodiché tornerà al suo prezzo standard di 29,99€.

Last Oasis early access

Ambientato centinaia di anni nel futuro, Last Oasis vede mette i giocatori nei panni di un nomade che dovrà viaggiare ed esplorare un pianeta Terra profondamente cambiato e ricco di pericoli. Tempo fa, infatti, un cataclisma ha distrutto la Luna e bloccato la rotazione terrestre causando la formazione di due habitat estremi; tra un torrido deserto ed una landa ghiacciata troviamo, infine, una piccola zona ospitale ed abitabile. I nomadi sono ora costretti ad attraversare questo ostile territorio sfruttando i Walkers: macchine di legno in grado di muoversi con la forza del vento ed al contempo utili basi adattabili al trasporto, alla coltivazione e persino al combattimento.

Last Oasis Early access

In Last Oasis il sole arde la terra ad ovest, trasformando tutto in polvere, per sopravvivere gli abitanti sono così costretti ad esplorare i nuovi territori ad est che lentamente vengono liberati dal ghiaccio. I sopravvissuti del genere umano hanno costruito una grande città mobile, Flotilla, la quale costituisce ormai l’ultimo baluardo per l’umanità. Sarà dunque essenziale recuperare risorse e combattere con pericolosi clan di predoni al fine di tenere in movimento la città!

Last oasis early access

Florian Hofreither, direttore creativo di Donkey Crew e capo del progetto, ha dichiarato: “Siamo emozionati per la pubblicazione in Early Access del nostro nuovo Last Oasis; nonostante i tempi duri che stiamo affrontando i nostri beta tester hanno svolto un lavoro eccellente nell’intera fase di closed Beta per aiutarci a migliorare e dar forma al nostro gioco. Vogliamo cogliere quest’opportunità per ringraziarli ed incoraggiare lo stesso grado di contributo e coinvolgimento da parte di tutti i nuovi giocatori che saremo lieti di accogliere nella nostra crescente community”.

I Nomadi possono unirsi alla community di Last Oasis seguendo @OasisNomad su Twitter, unendosi al canale ufficiale di Discord e tenendo d’occhio la community di Steam per ricevere regolarmente aggiornamenti dal team di sviluppo.

La Nuova Guerra ha inizio, è il momento di respingere l’invasione Sentient in Warframe con l’operazione Scarlet Spear!

Il secondo aggiornamento di Warframe del 2020 è da poco stato rilasciato su PC; tra i numerosi nuovi contenuti ritroviamo la nuova Operazione Scarlet Spear. Si tratta di una sfida, che potrebbe ricordare i vecchi Raid, che vi porterà a combattere in prima linea nella guerra contro i Sentient. Per contrastare questa prima offensiva della New War i giocatori potranno pianificare e raggrupparsi nella nuova sala operativa prima di partire alla volta di scontri a terra o a bordo dei propri Railjack. Grazie al nuovo Operation Link (o Squad Link) i Tenno potranno organizzarsi al meglio per sconfiggere l’incursione Sentient in questo evento a tempo. La nuova Operazione Scarlet Spear, infatti, durerà 4 settimane, ovvero dal 24 Marzo al 21 Aprile.

Warframe scarlet spear

Il nuovo filmato introdotto in questo aggiornamento, inoltre, andrà ad indagare sull’arrivo e diffusione dei Sentient nel sistema Origin. Questo andando a completare l’arco narrativo introdotto con l’aggiornamento di Empyrean del 2019 e delle prime apparizioni di questi temibili nemici su Veil Proxima per testare la risposta e le capacità offensive dei Tenno.

Adesso con Scarlet Spear è finalmente giunto il momento di affrontare la minaccia definitiva in Warframe e respingere l’invasione. I giocatori potranno coordinarci all’interno di un nuovo Relay (o sala operativa) che ospiterà fino a 40 giocatori, per poi imbarcarsi in operazioni da quattro giocatori  sfruttando un nuovo sistema cooperativa, l’Operation Link. In questo modo le varie squadre a terra e di combattenti Railjack potranno combattere all’unisono per ottenere esperienza. Ogni missione completata con successo vi permetterà di procedere nel traguardo comunitario di respingere l’invasione prima che possa opprimere l’intero sistema Origin.

Warframe Scaret Spear

Questo aggiornamento, inoltre, introduce numerosi nuovi oggetti per la felicità (ed avidità) dei giocatori di Warframe! Tra questi ritroviamo la seconda Collection Deluxe di Nova (contenente una nuova skin, una nuova variante della sua armatura, Syandana e una skin per le sue armi preferite) ed una nuova e potente classe di armi. I giocatori potranno infine scoprire l’origine dell’anti materia di Nova all’interno del suo Leverian.