DARQ è un gioco appartenente al genere dei Platform-rompicapo pubblicato originariamente in anteprima nell’estate del 2019 per PC e che ha di recente visto la pubblicazione della sua Complete Edition anche su PlayStation 4 e Xbox One. Appena un mese fa, inoltre, è stata rilasciata una versione per Nintendo Switch (quella della quale vi parleremo nel caso della nostra recensione). Questa versione completa del titolo, sviluppata e pubblicata da Unfold Games e Feardemic, comprende il titolo di base e due DLC aggiuntivi, ovvero The Tower e l’inedito The Crypt.

Enigmatico

Verremo dunque catapultati nei panni di Lloyd, un giovane ragazzo letteralmente schiavo dell’incubo in cui ci troveremo; il nostro protagonista vivrà infatti una vera e propria esperienza extracorporea che lo costringerà ad attraversare un incubo dal quale non può svegliarsi (nonostante i nostri tentativi di farlo). L’essere in questa realtà onirica ci permetterà di stravolgere le normali leggi della fisica facendoci sin da subito scoprire di essere in grado di camminare su qualsiasi superficie, dalle pareti ai soffitti di ogni luogo che dovremo esplorare, ribaltando letteralmente la realtà.

La possibilità di muoversi così liberamente in DARQ sarà il primo elemento che andrà a comporre i primi puzzle che ci troveremo ad affrontare per procedere in questo labirintico sogno. Progressivamente scopriremo modi per infrangere sempre più le leggi della fisica rendendo di fatti un gioco a scorrimento orizzontale ben più tridimensionale di quanto si possa immaginare, il tutto mettendoci sempre di fronte ad enigmi nuovi e via via più complessi in ciascun livello. Le meccaniche ideate dal team di sviluppo risultano essere particolarmente ben riuscite sia sotto questo punto di vista, ma anche per la risoluzione di alcuni enigmi dalla soluzione più “fantasiosa”.

La difficoltà dei rompicapo andrà infine a culminare nei DLC (La Torre e La Cripta) e soprattutto nell’ultimo (ed esclusivo di questa versione); questi, oltre che aggiungere semplicemente nuove ore di gioco, tipologie e complessità di enigmi, racconteranno una vera e propria storia aggiuntiva che arricchirà la lore del gioco. Risultano dunque essere una parte quasi fondamentale per il titolo anche se, un po’ come il gioco di base, si prestano forse un po’ troppo alla libera interpretazione lasciata al giocatore. Ciononostante rappresentano indubbiamente quella che vuole essere una conclusione alla trama, seppur relativamente sbrigativa.

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L’incubo

I vari rompicapo non saranno però la nostra unica nemesi in DARQ; incontreremo infatti vari tipi di creature da evitare dato che elimineranno il nostro Lloyd in men che non si dica. Considerato che non sarà neanche possibile fuggire (tranne che in una circostanza), la nostra sola opzione sarà nasconderci per evitare le loro “ronde” o abbassarci per evitare di farci sentire. Data la relativa semplicità con cui potremo evitare questo tipo di pericoli, il gioco non restituisce delle forti sensazioni di ansia e paura che ci si aspetterebbe da tematiche horror di questo tipo. La loro maggiore presenza, e soprattutto una maggior difficoltà a loro legata avrebbe certamente contribuito in tal senso avvicinandosi ancor più all”horror che al semplice platform/rompicapo.

L’ansia e il terrore nascono, più che dal pericolo di essere uccisi da una di queste creature, proprio dall’aspetto surreale e distorto sia di queste mostruosità viventi, sia dei diversi luoghi che avremo modo di esplorare. Per quanto il tutto non sia particolarmente innovativo e unico, riesce comunque a dare al giocatore un ottimo feeling e a risultare molto ben congeniato oltre che diversificato tra un livello e il successivo così da riuscire sempre ad evitare la caduta nella ripetitività (cosa non del tutto scontata persino in un gioco della durata di 2-3 ore totali come in questo caso). Ultimo ma non per importanza un comparto tecnico valido (sia dal punto di vista grafico che sonoro), nonostante la semplicità, e che contribuisce in ottima misura alla creazione di un’atmosfera horror di buon livello.

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Complessivamente con DARQ: Complete Edition avremo modo di visitare uno stupendo e labirintico incubo ricchissimo di enigmi, i quali rappresentano senz’ombra di dubbio la parte più interessante e meglio riuscita del gioco sia dal punto di vista della varietà che delle meccaniche che questi comprendono. Il tutto all’interno di un viaggio onirico in una psiche distorta che si riflette sulle mostruose creature che ha generato, così come sulle ambientazioni, nonostante queste non spicchino per unicità e innovazione. Purtroppo l’intera esperienza di gioco non risulta essere particolarmente longeva, anche se riconosciamo che sia complessivamente adatta al tipo di gioco, e la difficoltà risulta legata unicamente agli enigmi, mentre le creature nemiche possono essere bypassate abbastanza facilmente e per questo risultano essere poco ansiogene. Un titolo dunque assolutamente valido e degno di essere provato

The Spectrum Retreat è un titolo indie rompicapo in grado di mettere alla prova tutta la vostra logica e la vostra capacità di pensare tridimensionalmente.

The Spectrum Retreat ci porterà all’interno di un albergo, nei panni di un uomo che ricorda a mal la pena il suo nome. Ben presto saremo contattati attraverso uno strano “cellulare” da una donna chiamata Cooper, la quale ci aiuterà a capire cosa è in realtà il Penrose Hotel e ricordare il perché ci troviamo lì, intrappolati in una specie di loop infinito. All’inizio le domande saranno tante (a partire dal perché dello strano aspetto degli inservienti dell’hotel) ma avanzando tutte troveranno una risposta, sia attraverso ricordi di dialoghi, sia grazie a documenti precedenti al nostro ingresso nell’albergo che troveremo un po’ ovunque ed infine anche grazie a dei cubi blu (nove in totale), i quali fungeranno anche da collezionabili.

Il nostro unico scopo sarà quello di trovare una via d’uscita dal Penrose, e per fare ciò dovremo affrontare un totale di 32 livelli rompicapo suddivisi in cinque “piani” e sarà d’obbligo completare ciascun piano per poter procedere al successivo, con intermezzi esplorativi e di enigmi ambientali. Il nostro principale strumento per risolvere questi puzzle sarà proprio il cellulare che riceveremo all’inizio del gioco, grazie al quale sarà possibile catturare dei colori da dei cubi bianchi o di vario colore così da poter oltrepassare delle barriere dello stesso colore. Se inizialmente questi enigmi sembreranno alquanto semplici, proseguendo aumenteranno in complessità ed aggiungeranno un paio di nuove meccaniche (che gli amanti di Portal apprezzeranno certamente). L’unica pecca che vi abbiamo riscontrato è che in alcuni sporadici casi sarà essenziale il cosiddetto “trial and error”, per cui per comprendere esattamente come completare un livello dovremo necessariamente sbagliare.

A livello tecnico il titolo non ha nulla da invidiare ad alcuni titoli tripla A, grazie ad una grafica di buon livello con texture e poligoni ben curati; un comparto audio di buon livello e doppiaggi (in lingua inglese) ben curati. Ed anche una longevità complessiva di circa quattro ore consona al tipo di titolo così da non renderlo nè eccessivamente lungo e noioso nè troppo breve. Parlando invece di problemi tecnici non abbiamo riscontrato nulla di grave se non qualche piccolo problema di collisioni, un freeze che ci ha costretti a riavviare il gioco (ma comunque si tratta di un problema di poco conto visto che tra ogni livello ci sarà un checkpoint) ed al più in qualche raro caso una desincronizzazione tra parlato e sottotitoli.