Anteprima MediEvil – I primi due livelli affrontati nella versione dimostrativa di certo non rendono ancora l’idea completa della ricostruzione effettuata da Other Ocean Interactive: malgrado ciò, possiamo dormire sogni tranquilli, perché l’atmosfera sembra rimasta intatta, e con lei il fascino di un cult indimenticabile, dipinto con una grafica moderna. MediEvil è uno di quei titoli che meritano di tornare, meritano un restauro e meritano anche un seguito vero e proprio.

Nella giornata di oggi abbiamo avuto modo di toccare con mano l’imminente Remake di Final Fantasy VII e siamo qui per condividere con voi le nostre prime impressioni con pad alla mano.

Abbiamo avuto modo di provare una demo di circa venti minuti che si conclude con lo scontro con l’iconico Scorpion (primo Boss presente nell’originale Final Fantasy VII). In questa porzione di gioco è possibile testare pienamente il sistema di combattimento che risulta essere estremamente dinamico, versatile e soprattutto ben studiato.

E’ possibile combattere come se fosse un Action: pigiando il tasto quadrato si attacca e con R1 si parano gli attacchi mentre, premendo L1 è possibile richiamare il menù dal quale si possono selezionare abilità, magie ed oggetti. Tra le altre cose il gioco può essere messo in “pausa” in qualsiasi momento, ragionando al meglio su ogni situazione fornendo quel tocco tattico alle battaglie; la pausa però non blocca l’azione ma la rallenta in modo da lasciare al giocare il tempo giusto per poter agire.

Con i tasti direzionali su e giù è possibile “switchare” da un personaggio all’altro, per esempio durante uno scontro con dei nemici volanti e vista l’inefficacia di uno scontro diretto con Cloud è possibile passare a Barrett ed utilizzare il suo cannone a rotaia per colpire il nemico dalla distanza con precisione.

L’implementazione di tutti questi elementi si amalgama alla perfezione restituendo una dinamicità disarmante che non lascia spazio alla ripetitività come visto in Kingdom Hearts III.

In effetti, la nostra paura risiedeva proprio nel sistema di combattimento ed in una possibile piattezza dello stesso, il tutto però e stato fortunatamente dissipato con questa prova sul campo, possiamo dunque confermare la bontà del Combat System.

Per quanto concerne il comparto grafico, Final Fantasy VII Remake restituisce delle ambientazioni assolutamente di prim’ordine che rendono perfettamente giustizia al titolo originale senza snaturarne l’atmosfera che tra l’altro viene arricchita da una colonna sonora rivisitata ma vicinissima alle tracce originali (parliamo ovviamente della porzione di gioco che abbiamo testato).

Certo non mancano alcune sbavature tecniche come un filtro Anti-Aliasing decisamente poco incisivo che purtroppo non pulisce adeguatamente la scena da “scalettature” ed, a contornare il tutto, un frame-rate che in alcune situazioni lascia a desiderare scendendo palesemente sotto i 30 FPS.

Si tratta ovviamente di minuzie che senza troppi dubbi verranno perfezionate nei prossimi sei mesi, visto che all’uscita è prevista per il 3 Marzo 2020. Confidiamo nella bravura del team e nell’impossibilità di deludere Critica e pubblico in preda ad un Hype epocale.

Final Fantasy VII Remake sarà un gioco EPICO, e questa è una certezza.

Activision ritorna alla carica dopo il successo di Crash N’sane Trilogy con un nuovo remake dedicato al draghetto viola nato con la prima Playstation, parliamo infatti della Spyro Reignited Trilogy.

Spyro Reignited Trilogy racchiude in sé i primi tre titoli, pubblicati per la prima PlayStation: Spyro The Dragon, Spyro Ripto’s Rage e Spyro Year of the Dragon.
La creazione di questo remake è stata assegnata da Activision a Toys for Bob: studio di sviluppo di diversi titoli tra cui alcuni Skylanders. Spyro ha da sempre rappresentato un’importante icona per i videogiocatori della scorsa generazione (parliamo di giochi rilasciati nel 1998-2000) risultando essere uno dei migliori titoli sviluppati per la prima console di casa Sony da Insomniac Games.

Il gioco era dedicato principalmente ad un pubblico giovane, soprattutto per via dell’età media dei videogiocatori dell’epoca. Ciononostante tutti quelli che hanno avuto modo di crescere assieme al simpatico draghetto e di appassionarsi alle sue avventure, han continuato, negli ultimi anni, a chiedere a gran voce il suo ritorno (specialmente in seguito al remake dedicato a Crash). Queste richieste sono state ampiamente esaudite grazie alla creazione di questo remake composto da ben tre giochi.

Come abbiamo già avuto modo di indicare Spyro Reignited Trilogy è un remake vero e proprio dei primi giochi dedicati a questa importante icona, poiché gli sviluppatori, non avendo accesso al codice sorgente originale, han comunque fatto in modo di ricostruire da zero tutti i livelli, personaggi e così via; non si tratta dunque di una remastered! Ci teniamo a precisare fin da subito che il team di sviluppo è riuscito al meglio nell’impresa di dare una nuova vita a Spyro, così da farlo ritornare più in forma che mai per le console della attuale generazione.

Ecco così che ci ritroveremo a seguire le avventure di Spyro e della sua libellula Sparx per sconfiggere Nasty Norc e salvare i draghi dal suo incantesimo (Spyro The Dragon), soccorrere la terra di Alavar dal mago Ripto (Spyro Ripto’s Rage) e ritrovare tutte le uova rubate durante la celebrazione dell’anno del Drago (Spyro Year of the Dragon). Inoltre rincontreremo anche tutti gli indimenticabili e simpaticissimi personaggi e ritorneremo ad esplorare tutte le magnifiche e variegate terre che caratterizzano ciascun gioco.

La formula di base dei tre giochi è sempre la stessa, ed è ovviamente invariata rispetto al titolo originale; si tratta dunque di un semplice gioco platform (intervallato dal alcune sezioni “più arcade”) caratterizzato dalla combinazione di diversi elementi di gameplay per riuscire a superare ciascun livello. Si partirà così dalla semplice possibilità di caricare i nemici, sputare fiamme e planare fino ad arrivare al nuoto, soffio di ghiaccio e così via. I vari livelli giocabili saranno sempre raggruppati in più mondi esplorabili, ed in ciascuno di questi sarà possibile trovare gemme (più o meno funzionali a livello di gameplay per riuscire a passare da un mondo al successivo), draghi o uova da salvare.

La salute del draghetto viola sarà indicata attraverso la nostra libellula: Sparx; infatti questa avrà un colore variabile a seconda della nostra salute rimanente.
Potremo subire un massimo di quattro colpi dai nemici (giallo, blu, verde ed infine sparirà), che potremo comunque recuperare, rinvigorendo Sparx colpendo vari animali presenti nei livelli. In aggiunta avremo un indicatore con il nostro numero complessivo di vite rimanenti, e per ciascun livello potremo sempre controllare quanti e quali collezionabili ci mancano.

Dal punto di vista tecnico il team di sviluppo è riuscito a svolgere un lavoro decisamente encomiabile ricostruendo alla perfezione l’intero universo di Spyro e valorizzandolo al contempo con una stupenda grafica decisamente al passo con i tempi grazie ad ottime texture, un’illuminazione realistica, un’eccellente modellazione di personaggi ed ambient, il tutto condito con un framerate stabile in ogni situazione. Tutto questo racchiuso in un’avventura in grado di intrattenere tutti (in particolare quelli che cercheranno di completare ciascun gioco al massimo) per un totale di oltre 18 ore, con una durata di ogni gioco di circa 6 ore.

La saga di Devil May Cry è una di quelle pietre miliari del genere action, capace, quando uscì il primo capitolo nel 2001, di ridare nuova linfa vitale ad un genere che stava accusando un periodo di flessione. A distanza di sedici anni Capcom ripropone la versione per le console current gen e per pc della Hd Collection, un box set che contiene i primi 3 capitoli della saga. L’abbiamo provata e vi diciamo cosa ne pensiamo.

Nel 1999 Capcom stava lavorando ad un nuovo capitolo della saga di Resident Evil (il quarto, per la precisione. Ndr). Tuttavia, complice il cambio di motore grafico e una virata più action del gameplay, fecero sì che lo studio giapponese pensasse di adattare quanto sviluppato fino a quel momento ad una nuova ambientazione. Questa è la storia di una delle più iconiche figure della storia recente dei video giochi, quella di Dante, figlio di un signore degli inferi dotato di straordinari poteri, impegnato a combattere le forze dell’oscurità in un’ambientazione moderna incupita da profonde venature gotiche. Il successo planetario del primo capitolo fece sì che venissero prodotti dapprima un sequel e poi un prequel, usciti rispettivamente nel 2003 e nel 2005, successivamente un quarto capitolo e infine un reboot (DmC: Devil May Cry, sviluppato dai ragazzi di Ninja Theory e uscito nel 2013). La versione che abbiamo avuto tra le mani è il Box Set denominato “Devil May Cry HD Collection”, che racchiude i primi 3 capitoli della saga originale, lanciato per la prima volta nel 2012 per ps3 e Xbox 360, proprio a ridosso del lancio del reboot. L’intento di Capcom è chiaro: portare le gesta di Dante e soci (o sarebbe meglio dire parenti, viste le vicende narrate ndr) sulle console di ultima generazione, in modo da permettere di godere della bellezza dei primi, storici titoli anche a chi, per anzianità o possibilità, non si fosse mai fatto un giro nelle terre oscure.

Come abbiamo detto prima, questo cofanetto uscito il 13 marzo sugli scaffali, fisici e digitali, di tutto il mondo è in buona sostanza la stessa identica versione del 2012, con pochissime differenze. Proprio per questo vogliamo aprire una parentesi sul significato del concetto di “remaster” che sembra tanto caro ai publisher contemporanei. Partiamo subito dicendo che non siamo del partito di quelli che “Basta con le riedizioni di giochi vecchi!! Vogliamo titoli nuoviiiii!!!”, anzi, tutt’altro. Chi vi scrive sostiene essenzialmente due concetti:

  • Il videogioco, per quanto sia nato “solo” sessant’anni fa, ha una storia molto complessa ed articolata. Se si studia un po’ di storia del videogioco, poi, non si può fare a meno di notare come negli anni, l’industria si sia sviluppata a partire da titoli innovativi ma incompleti, sfruttando il gioco dei cosiddetti titoli clone, videogame uguali sotto moltissimi aspetti a quelli precedenti con poche migliorie che hanno permesso ad interi generi di crescere e svilupparsi uscita dopo uscita. Per questo, poter giocare e quindi poter conoscere quei videogames che hanno letteralmente rivoluzionato tipologie di gioco o che si sono impressi indelebilmente nell’immaginario collettivo della cultura del videogame è un’occasione per diventare giocatori più consapevoli e più attenti, aumentando la capacità critica del consumatore che ha modo così di capire quali siano davvero i giochi per cui valga la pena spendere e quali invece no.
  • Questa consapevolezza crescente del consumatore, alla lunga, migliora il mercato stesso, tagliando fuori quei videogame sviluppati alla bell’e meglio, qualitativamente infimi e/o rilasciati solo per strategie di marketing (sì, ce ne sono). Inoltre, permette dibattiti tra videogiocatori più maturi, più seri, con meno flame, contribuendo ad eliminare il fenomeno delle community tossiche che ultimamente sembra affliggere molti ambienti virtuali legati al mondo del videogioco.

Questi due punti meriterebbero di essere trattati con calma in un articolo dedicato (forse lo faremo in un nostro editoriale, ndr), ma ci servono come introduzione per farvi capire il nostro stato d’animo di fronte a questa Devil May Cry HD Colletion: Ci siamo approcciati al gioco con estrema benevolenza e anche con un fil di gratitudine nei confronti di chi ci ha permesso di giocare ancora una volta nei panni di Dante senza dover rispolverare la nostra vecchia Ps3, salvo poi rimanere estremamente delusi non appena fatto partire il primo dei 3 capitoli.
Il lavoro svolto da Capcom è a dir poco minimale. Si sono infatti limitati a upscalare la vecchia versione, che per ovvie ragioni di hardware girava a 720p, al classico Full HD 1080p, riproponendo in tutto e per tutto i vecchi giochi. Qual è il risultato? Il risultato è che ci si trova di fronte a giochi che sono sì in Fullhd con il formato 16:9, ma che presentano ancora i filmati in 4:3 e in bassissima risoluzione, così come i menù, anche quelli in gioco, con tanto di bande nere laterali che diventano davvero fastidiose.
Il primo Devil May Cry, dall’alto dei suoi 17 anni, comincia ad accusare il peso dell’età, soprattutto per quanto riguarda la gestione della telecamera (che non è character oriented, ma fissa rispetto alla parte di stanza in cui ci si trova), facendo sì che alcuni movimenti, soprattutto durante le transizioni tra una visuale e l’altra, risultino poco precisi, facendo perdere quella fluidità che si sarebbe sposata a meraviglia con i 60 fps stabili proposti tanto su console quanto su pc.

È per tutto questo che siamo amareggiati nel vedere un prodotto di valore come questo trattato dal proprio editore con così poca cura e così poco rispetto. Non siamo contrari alle riedizioni, anzi, in molti casi le caldeggiamo anche. Tuttavia, non possiamo che constatare di trovarci di fronte ad una pura trovata di marketing, a cui sarebbe davvero bastato poco per risultare un must have per tutti i videogiocatori. Perché ricordiamo che, specialmente il primo e il terzo capitolo (che, essendo il più giovane dei tre proposti, è anche quello che se la cava meglio), sono degli autentici capolavori del genere, videogiochi a cui tutti dovrebbero, almeno una volta nella vita giocare. Peccato, Capcom, hai davvero perso un’occasione d’oro.

Abbiamo provato L.A. Noire rimesso a nuovo e migliorato per PlayStation 4. Il gioco, originariamente pubblicato da Rockstar è sviluppato da Team Bondi nel lontano 2011, è stato portato a nuova vita in questa imperdibile riedizione next-gen.

TRAMA

La storia di L.A. Noire parla del detective Cole Phelps e della sua scalata nella polizia di Los Angeles. Ascesa in cui dovrà risolvere delitti, furti o casi di sparizioni. Il nostro alter ego dovrà farsi largo tra le strade di una città degli angeli del secondo dopo guerra contaminata dal crimine, dalla droga e dei complotti.

Dopo una breve presentazione della città e dell’epoca in cui ci troviamo verremo catapultati nel nostro primo pattugliamento come poliziotti. Quando risponderemo alla chiamata di aiuto di due detective della “omicidi” dovremmo guidare fino al luogo impostatoci dal navigatore. Arrivati sulla scena del crimine capiremo subito che non tutti quelli che dovrebbero difendere la giustizia sono motivati al farlo e ci chiederanno di cercare l’arma del delitto. Questo primo pezzo è più un tutorial sul come muoverci e interagire con gli oggetti di scena. Ci insegneranno a interrogare i sospetti e cercare le prove per incastrare il colpevole.

Il bello di L.A Noire sta proprio nel trovare indizi e rimettere i pezzi del puzzle insieme per scoprire il colpevole. Quando avrete abbastanza indizi e starete interrogando un sospettato potreste usare gli indizi per accusarlo del crimine che credete abbia compiuto. Le espressioni facciali dovrebbero aiutarvi per capire se la persona che avete davanti sta dicendo la verità o meno, abbiamo detto che le espressioni facciali “dovrebbero” aiutarci perché non sempre sono utili o facili da decifrare.

Quando avremo risolto il nostro primo caso verremo promossi a detective del traffico e ci sarà assegnato un nuovo partner con cui dovremmo risolvere casi riguardanti furti di automobili. Questo primo pezzo di storia può sembrare un po’ lento e non avete tutti i torti, ma vi promettiamo che più andrete avanti più la trama diventerà avvincente. I flashback che vedremo ci spiegheranno di più sulla storia del nostro protagonista sottolineando i suoi comportamenti in caserma quando non era altro che un cadetto che voleva diventare un generale dell’esercito.

Ci sono varie missioni secondarie da fare. Mentre sarete in macchina potreste ricevere delle chiamate alla radio che, se volete, potete scegliere di accettare. Dovrete solo guidare fino al luogo prefissato sulla minimappa e assisterete a un filmato. Dal filmato partirà la vostra missione che può variare dalle sparatorie a inseguimenti a piedi.

GAMEPLAY

L.A. Noire è in terza persona e potrà ricordarvi GTA V. Non prendetelo come un open world ma come un simulatore. Quando sarete in pattugliamento oltre a deviare per fare missioni secondarie non ci sarà molto altro da fare se non risolvere il caso che il vostro capo vi ha assegnato. I movimenti all’inizio sembreranno un po’ macchinosi ma dopo qualche ora vi abituerete. Guidare invece sarà molto più bello. Le automobili sono molto belle e riprodotte alla perfezione. Lo shooting invece è molto meno divertente. Sarà infatti più difficile colpire i nemici poiché la sensibilità è altissima e i nemici sono quasi sempre riparati. Durante il gioco potrete anche fare a botte a suon di pugni. Sarà molto facile uscire vittoriosi da questi veloci scontri in cui bisognerà premere solo un paio di tasti e schivare i colpi nemici.

La città è stata ricostruita fedelmente e la Los Angeles degli anni 40’ risulta viva e vitale, grazie anche all’oculato utilizzo di video e foto per renderla il più fedele possibile. Non solo la città sembra viva ma in giro potrete contare almeno un centinaio di passanti differenti

COLLEZIONABILI

I collezionabili di L.A. Noire sono moltissimi. Nella città ci saranno luoghi famosi da vedere e visitare. In questi luoghi si trovano dei distintivi e, a volte, delle pellicole da raccogliere. Ci saranno anche dei giornali da trovare ma non saranno solo un oggetto da prendere ma veri e propri filmati riguardanti una sub-storia che ci chiarirà sui casi che stiamo risolvendo o su quello che sta succedendo nella parte oscura di Los Angeles.

Dopo 17 anni si torna sul pianeta Adelpha! Outcast: Second Contact fa il suo ritorno negli stand della Milan Games Week 2017.

Nel 1999, uscì negli stand espositivi dei negozi un titolo destinato a cambiare radicalmente quelle che erano le idee e meccaniche di gioco fino ad allora conosciute: Outcast. Questo titolo non ebbe purtroppo l’attenzione meritata e nell’attuale 2017, solo una piccola nicchia di appassionati ricorda questo nome.

Ed è proprio su questa base che Appeal, sotto il publisher Big Ben Interactive, decide di riportare Outcast sotto gli occhi dell’attenzione pubblica, con Second Contact

L’idea alla base è quella di un rinnovamento grafico totale, mantenendo però intoccate tutte le dinamiche di gioco del titolo originale. Questa scelta rischia però di rivelarsi una pericolosa arma a doppio taglio: se infatti, da una parte, il ritrovarsi davanti al vecchio stile di gioco è un valore indiscusso e carico di emozione, dall’altra lo stile potrebbe risultare ormai vecchio e superato, facendo storcere il naso ai giocatori contemporanei.

In Outcast vestiremo i panni di Cutter Slade, ritrovatosi sul pianeta Adelpha, sito in un universo parallelo immerso in un futuristico medioevo. Ambientazioni e abitazioni rurali convivono con tecnologie e armi futuristiche e la popolazione vive sotto il gioco di una dittatura distopica e crudele. Nostro sarà il compito di liberare il popolo e poter finalmente fare ritorno a casa.

Vista la natura open world del titolo, la trama viene svelata lentamente, soprattutto attraverso i dialoghi con gli npc. Le regioni da esplorare saranno ben tre, anche in groppa a dei simpaticissimi animaletti che ricordano da lontano i Chocobo di Final Fantasy.

Controller alla mano.

 

Durante la prova ci siamo immediatamente resi conto dell’ottimo restyling grafico apportato dal team di Appeal: le texture sanno donare il giusto impatto, le ambientazioni sono vaste e piacevoli da ammirare ed i personaggi hanno un impronta grafica che nel complesso convince. Forte di una meccanica di gioco ai tempi pionieristica e avanzata, il gioco risulta parzialmente attuale e più o meno in linea con gli stili di gioco moderni.

 

Outcast ci mostra però il fianco durante i combattimenti, l’assenza di coperture e la propensione allo scontro frontale, collidono con un sistema di puntamento vetusto unito a hitbox non esattamente perfette. I movimenti del nostro personaggio sono ovviamente simili all’originale, il risultato è un movimento goffo e di gestione non intuitiva.

Pensiamo che Outcast: Second Contact sia un titolo adatto a tutti i nostalgici e appassionati, ma difficilmente riuscirà a fare breccia nei cuori di nuovi videogiocatori. Specialmente in un anno come il 2017.

Vi ricordiamo che Outcast: Second Contact sarà disponibile entro fine anno per Playstation 4, Xbox one e PC.

Vi lasciamo al trailer che mostra il lavoro di restyling grafico, paragonando il vecchio Outcast con il nuovo.

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A pochi mesi da yakuza 0, fa il suo grande ritorno anche il primo capitolo della saga, a voi la nostra recensione.

Definire Yakuza Kiwami una semplice rimasterizzazione sarebbe riduttivo. Il lavoro di SEGA è infatti un vero e proprio remake che, oltre alla grafica, dedica molta attenzione a modernizzare e ampliare questo grande titolo.

Sono passati ormai undici anni dall’uscita di yakuza su playstation 2. Nel 2017 le strade di Kamurocho si riaprono in uno scoppiettante remake.

 

Rispetto, onore e mazzate.

IN Yakuza Kiwami torneremo, ovviamente, a vestire i panni di Kazuma Kiryu. Il leggendario drago, viene incarcerato per 10 lunghi anni, dopo essersi preso la colpa dell’omicidio del boss del clan Tojo, in verità perpetrato dall’amico fraterno Akira Nishikiyama. Alla sua scarcerazione, l’uomo si accorge che molte cose sono cambiate e il suo nome non è più temuto e rispettato come un tempo. I clan sono alla ricerca di 10 miliardi di yen scomparsi e una feroce guerra sta dilagando per le strade. Anche Yumi, la ragazza protetta e amata da Kazuma, è sparita. Aggiungiamo che il suo amico Akira è profondamente cambiato. In peggio ovviamente. Compito dell’uomo sarò ripristinare il suo onore, trovare la giovane amata e, nel frattempo, dovrà proteggere la piccola Haruka, una bambina misteriosa braccata da tutti. Come? A suon di mazzate ovviamente!

La trama del gioco si sviluppa ad un ritmo lento ma ben cadenzato, i dialoghi sono lunghi ma mai noiosi e frustranti. Yakuza Kiwami offre al giocatore una trama completa e longeva, coinvolgendolo per 20-25 ore. Ma le strade di Kamurocho offrono una costellazione di side quest veramente vasta e intensa. è facile perdere completamente in filo della trama perchè presi dalle numerosissime missioni secondarie.In aggiunta a tutto questo, troveremo le varie attività che sarà possibile svolgere in giro per la città. Fra le quali ricordiamo i cabaret, il gioco di carte collezionabili MesuKing, le gare di Mini 4WD (e qui la nostalgia fiocca) e gli immancabili SEGA club. Sommando tutte queste proposte, il gioco è in grado di tenerci incollati allo schermo per più di cento ore!

 

Stesso Yakuza, diversi cambiamenti.

Come affermato in precedenza, Yakuza Kiwami non è una semplice rimasterizzazione, ma un vero e proprio remake fatto con amore e cognizione.

Utilizzando il motore grafico già messo in campo per Yakuza 0, SEGA ha saputo ridare vita alle strade di Kamurocho e ai suoi abitanti. L’impatto iniziale è notevole. Sebbene il livelli di dettaglio e animazione non siano paragonabili ai più moderni sistemi di elaborazione, gli attori e il doppiaggio riescono a dare una grande intensità e cerdibilità a quasi tutti i personaggi.

La colonna sonora e in generale il comparto audio hanno subito anch’essi una trasformazioni, adattandosi al meglio all’epoca moderna.

A sparire  la maggior parte dei caricamenti, molto più rapidi nelle rare volte in cui sono presenti.

A cambiare radicalmente è anche il combat system, totalmente revisionato sia nella gestione delle telecamere (ora molto più fluida), sia nelle meccaniche stesse. In eredità da Yakuza 0 potremo infatti utilizzare ben quattro stili di combattimento diversi, selezionabili al volo con l’utilizzo del pad direzionale. Ogni stile sarà potenziabile tramite un albero abilità in stile GdR.

 

Ecco gli stili:

Brawler: Stile equilibrato e dinamico che unisce forza e velocità.

Rush: Stile che fa della velocità il suo punto di forza, integra attacchi rapidi e consecutivi uniti a veloci schivate. poca forza tanta velocità.

Beast: Stile lento e brutale, con attacchi ad ampio raggio e possibilità di afferrare oggetti da sfasciare sul cranio dei nemici. Tanta forza, poca velocità.

Dragon: Lo stile originale di Kiryu, potente e veloce allo stesso tempo. Questo stile è l’unico a non poter essere potenziato tramite la normale acquisizione di esperienza. Potremo infatti migliorare il Dragon solo vincendo i combattimenti con Majima Goro.

Una volta terminato il gioco potremo dedicarci al NG+ o, in alternativa alle due modalità presenti:

Premium Adventure: modalità dedicata al free roaming puro.

Climax battles: modalità in cui ci vengono riproposti alcuni combattimenti visti nella storia, con l’aggiunta di regole specifiche (ad es. portare a termine un combattimento entro lo scadere del tempo)

Un Majima è per sempre!

Sin dalle prime battute del gioco, ci troveremo davanti lo psicopatico (e adorato) Majima Goro. Il Cane pazzo mostrerà un interesse morboso e al limite del sociopatico nei confronti del protagonista. La sua promessa è quella di seguirci e monitorarci 24/24 e 7/7, e così farà!

Durante tutta la durata del gioco, potremo infatti trovare Majima nelle situazioni più disparate, a volte al limite dell’ilare. Una volta trovato ingaggeremo un combattimento che, se vinto, ci darà la possibilità di potenziare lo stile dragone di Kiryu.

 

In conclusione

Ci troviamo davanti a un vero e proprio atto d’amore da parte di SEGA nei confronti di tutti i fan della serie. Oltre che un eccezionale lavoro di restyling grafico, il cambiamento è proprio nell’anima del titolo, eliminando di fatto i difetti della versione originale (2006): la trama allargata per facilitarne la comprensione, il sistema di combattimento totalmente cambiato, il comparto audio rivisitato ed un sistema di doppiaggio azzeccatissimo fanno di Yakuza Kiwami un titolo da avere e da giocare.

Ovviamente sono presenti alcuni difetti: spesso i combattimenti risulteranno più complicati del previsto a causa di una gestione delle telecamere non sempre perfetta. Altre volte ci troveremo leggermente annoiati dalla ripetitività degli stessi.

Tuttavia questi “problemi” non bastano a smorzare la potenza narrativa e la magnificenza del lavoro di SEGA.

Yakuza Kiwami è un gioco da avere!

Potrete acquistare Yakuza Kiwami a questo Link:

Steelbook edition