Semplice, carino, d’impatto: Minit ha tutte le carte in regola per diventare una hit nel mondo indipendente. Nonostante una durata che si attesta sulle due ore per la prima run, che rappresenta circa il 61% del totale, il prezzo onesto e l’originalità del design lo rendono un titolo sicuramente meritevole di attenzione. Si tratta dell’ennesima prova che puntando solo sui graficoni fotorealistici non si va da nessuna parte. I videogame devono saper divertire prima d’ogni altra cosa, offrire esperienze di un certo tipo, intrattenere nel modo giusto senza inondare i giocatori di fuffa contenutistica e micro transazioni. Non serve poi molto, basta un pizzico di dedizione e onestà intellettuale. Si prenda esempio dal team di Minit e da Devolver Digital.

Il nuovo Prime Access su Warframe ci porta il nuovo Atlas Prime assieme ai suoi Tekko Prime ed una nuova variante Prime di un drone: Il Dethcube accanto al suo Deth Machine Rifle.

Il Prime Access di Atlas è disponibile a partire dal 1 Ottobre 2019 e comprende il pacchetto di Accesso Atlas Prime che include Atlas Prime, i Tekko Prime, il Dethcube Prime ed il Deth Machine Rifle Prime oltre che I Glifi Atlas Prime. In alternativa potrete acquistare il pacchetto di Accessori contenente la Syandana Massif Prime, Accessori sentinella Orcus Prime, booster crediti ed affinità di 90 giorni ed il nuovo booster probabilità Mod di 7 giorni.

Atlas Prime

Atlas è di base un Warframe studiato specialmente per il combattimento ravvicinato (specialmente grazie alla sua prima e terza abilità), ma al contempo riesce a non peccare troppo sotto il lato del “crowd control” e della difesa. La sua nuova variante Prime va ad aggiungere qualche punto extra ad ogni sua statistica: Armatura (che da 450 passa a 475), Salute (da 300 a 525), Scudi (da 300 a 450), Energia (da 225 a 262) ed infine anche la velocità di scatto (da 0.9 a 1.0), oltre che una polarità Madurai aggiuntiva. Ecco qui seguito le quattro abilità principali di questo abile combattente:

  • Landslide: Atlas slitta rapidamente verso un nemico puntato colpendolo con un pugno esplosivo (anche in grado di infliggere danno in una piccola area) con la possibilità di concatenare anche delle combo. I nemici pietrificati subiscono danno extra e se colpiti lasciano cadere un Rubbler.
  • Tectonics: Evoca una parete di roccia, se utilizzata nuovamente la scaglia contro i nemici sotto forma di gigantesco masso.
  • Petrify: Pietrifica i nemici e le pareti di roccia (della seconda abilità) e cura i Rumbler entro il raggio d’azione. Le pareti pietrificate possono essere scagliate sotto forma di un masso che viaggia più velocemente, a lungo ed infligge danno maggiore rispetto a quello normale.
  • Rumblers: Evoca due guerrieri di pietra che combatteranno al fianco di Atlas. Durante l’attivazione dell’abilità tutti i nemici vicini verranno pietrificati ed alla morte i Rumblers lasceranno dei Rubble.

Atlas Prime

La caratteristica principale di Atlas è però quella di poter recuperare i già citati “Rubbler”, ovvero piccole rocce, da nemici e dai suoi Rumbler. Queste pietre potranno curarci se non avremo la salute al massimo, oppure in alternativa, andranno ad aggiungere un quantitativo non indifferente di armatura extra (può infatti arrivare anche fino a 1500 in più). La quantità totale di armatura andrà poi a decadere di una quantità di 5 punti al secondo.

Considerate le statistiche di base di Atlas Prime e le caratteristiche di ogni sua abilità vi consigliamo due tipi di build che potrete trovare qui di seguito; la prima maggiormente incentrata sui danni inflitti dai Rumbler e da Landslide e la seconda (decisamente più consigliata) dedita a capacità di sopravvivenza decisamente fuori dal comune mantenendo, al contempo, la possibilità di usare in maniera sempre efficace ciascuna delle sue quattro abilità. Ci teniamo anche a precisare che per quest’ultima sarebbe raccomandabile l’utilizzo di Power Drift o Cunning Drift come mod Exilus, ma per farlo vi sarà necessariamente richiesto di utilizzare una forma Umbra su di lui, oppure avere delle mod ad un livello inferiore.

Passiamo adesso, invece, a parlare dei Tekko Prime, arma caratteristica di Atlas e dotata di statistiche davvero eccellenti: danno di base di 55.9 (contro i 45 della versione base), probabilità critico del 30%, moltiplicatore critico di 2.4x ed una probabilità effetto del 26%. Per queste ragioni e per un’innato danno taglio maggiore rispetto agli altri fisici l’arma si presta estremamente bene a build virali ibride critico/status. Inoltre abbiamo avuto modo di notare una particolare sinergia tra i Tekko Prime e la stance mod “Seismic Palm”; difatti se questa verrà equipaggiata quasi ogni colpo sferrato con i Tekko andrà a creare un piccolo fascio di energia in grado di incrementare, anche se di poco, la loro portata di base (di per sè estremamente ridotta). Inoltre Seismic Palm ha la capacità di stordire con grande facilità i nemici ed esporli così ad attacchi critici in piedi ed a terra.

Purtroppo la “nota dolente” del Prime Access di Atlas, a nostro avviso, è data dal Dethcube Prime e dalla sua arma. Questo Dethcube presenta valori di salute ed armatura incrementati rispetto alla sua versione base, mentre il Deth Machine Rifle Prime possiede statistiche di danno, velocità di fuoco, probabilità critico e status migliorate. Riteniamo, però, che un drone principalmente dedito all’attacco (eccezion fatta per la Mod “Energy Generator”, comunque non essenziale per uno stile di gioco) sia relativamente poco utile in un gioco che mette a disposizione dell’utente una pletora di armi ed abilità in grado di distruggere interi gruppi di nemici in pochi secondi. Inoltre la scena delle sentinelle e compagni é pressoché dominata da altri nomi (tra Kavat ed Helios Prime)! Per queste ragioni se vorrete provare a sfruttare questa sentinella gli unici consigli che avremmo da darvi sono di utilizzare Energy Generator su di essa ed eventualmente delle Mod di Set per l’arma (come il set Vigilante per migliorare i danni critici della vostra primaria).

Dopo il primo capitolo eccoci a parlare del nuovo The Surge 2, ricco di migliorie rispetto al suo predecessore anche se..

 

Trama

The Surge 2 riprende la storia dal finale del precedente capitolo, questa volta però non mettendoci nei panni di Warren, ma bensì di una persona “qualunque” finita, per un motivo o per un altro, a bordo di un aereo diretto nella città di Jericho. Infatti una volta terminata la creazione del nostro personaggio (selezionando persino la sua storia passata) ci risveglieremo all’interno di un carcere dopo essere sopravvissuti ad un disastro a bordo di un aereo. Approfittando del caos prodotto da una creatura costituita da nanomacchine riusciremo ad evadere e, così, entrare a Jericho City.

The Surge 2

Da questo punto in poi la trama avanzerà in maniera lineare mantenendo come fulcro centrale sempre la ricerca di quella che pare essere una bambina anch’essa sopravvissuta al nostro stesso incidente. Nel fare ciò ci ritroveremo a toccare le vite di altri personaggi secondari e seguirne le relative vicende (che potranno essere parte integrante della campagna principale o semplici quest secondarie) scoprendo dettagli di trama e di lore. Il tutto, nonostante sia costituito in maniera discreta, pecca purtroppo di mordente e finisce facilmente in secondo piano rispetto al gameplay vero e proprio.

The Surge 2Gameplay

Il gameplay di The Surge 2 rimane sostanzialmente invariato rispetto al suo predecessore mantenendo sempre il suo tratto caratteristico distintivo, ma al contempo è evidente un miglioramento generale di tutto il suo contorno. La caratteristica distintiva della serie è, infatti, la possibilità di smembrare parti di nemici umani e non così da recuperarne degli schemi di armatura o vere e proprie armi da loro utilizzate. Sarà infatti possibile prendere di mira specifiche parti del corpo e, una volta inflitto loro un danno sufficiente, sarà possibile staccarle con un attacco critico che si potrebbe definire in perfetto stile “Fatality” di Mortal Kombat.

The Surge 2

Una volta recuperato lo schema di un determinato elemento di equipaggiamento  risulterà comunque sempre essenziale sfruttare questi smembramenti per eliminare più rapidamente i nemici, ma soprattutto per recuperare (al posto dello schema) delle parti per poter costruire e migliorare quelle già in nostro possesso. Potremo sempre comunque decidere se concentrarci su una determinata parte corazzata per recuperarne parti o schemi o se dedicarci a parti non corazzate dei nemici così da infliggere danni maggiori diretti alla salute e sbilanciare maggiormente. Inoltre il danneggiamento di parti corazzate risulta essere l’elemento più importante nelle bossfight contro nemici non umani, le quali risultano decisamente più interessanti e divertenti.

The Surge 2

Nel tutto risulterà essenziale il controllo, oltre che della barra della salute e della stamina, quello della nostra batteria, la quale andrà a caricarsi con ogni attacco inflitto e ogni carica potrà essere utilizzata per eseguire gli smembramenti oppure per attivare determinati innesti. Questi ultimi sono semplicemente delle mod aggiuntive che possono essere recuperate da nemici o in giro per il mondo di gioco ed il cui effetto spazia dalla più semplice cura istantanea ad altri bonus passivi e non. L’indice di caricamento della batteria per colpo sarà determinato dalle stesse armi, e la sua efficienza potrà essere migliorata con i punti abilità ottenuti durante il level up (cosa che permetterà ogni 10 livelli di sbloccare anche un nuovo slot per impianti).

The Surge 2

Fortunatamente è stata decisamente migliorata la fluidità degli scontri (inclusa la parata direzionale) e dei movimenti; allo stesso modo ha subito dei miglioramenti anche il nostro fedele drone, il quale adesso risulta essere molto più efficace negli scontri grazie anche alla complicità di una più vasta scelta nei suoi gadget che varieranno da semplici armi a distanza (utili persino per gli smembramenti) fino ad elementi per sbloccare nuove aree di gioco o per interagire con gli altri giocatori. Sono stati infatti introdotti due gadget per l’interazione con altri giocatori, ovvero la bomboletta spray (la quale vi permetterà di lasciare segnali e suggerimenti) e lo stendardo.

The Surge 2

Quest’ultimo consiste in un vero e proprio “nascondino” da fare con altri 20 giocatori che ci ricompenserà con risorse per ogni stendardo trovato o soprattutto in base a quanto saremo bravi a nascondere il nostro (meno giocatori saranno a trovarlo, maggiore sarà la ricompensa). Di fianco a questi gadget faranno la loro comparsa anche i cosiddetti “nemici vendicativi” che altro non sono che nemici che sono riusciti a sconfiggere altri giocatori; se riusciremo a vendicare i nostri colleghi riceveremo un buon quantitativo di materiali per il potenziamento. Per il resto The Surge 2 si comporta da classico “souls-like” con le Med Bay a fare da checkpoint, necessità di recuperare gli “scarti tecnologici” in caso di morte (anche se a tempo) e così via.

The Surge 2

Longevità

The Surge 2 presenta una durata complessiva piuttosto “classica” per il genere richiedendo all’incirca 20-25 ore per completare la campagna principale e le missioni secondarie; a questo si deve aggiungere l’eventuale possibilità di tornare ad esplorare al meglio determinate aree una volta ottenuti particolari oggetti in grado di raggiungere nuovi luoghi. Del resto quello che avremo di fronte è un’ampia mappa esplorabile liberamente (eccezion fatta per le zone poc’anzi descritte) che però, a volte, nel contesto di missioni principali e secondarie risulta essere un po’ troppo dispersiva.

The Surge 2

Comparto Tecnico

Dal punto di vista grafico The Surge 2 parrebbe offrire un buon colpo d’occhio generale. Purtroppo però ad un esame più dettagliato sono evidenti texture non proprio eccezionali e che, spesso e volentieri, faticano a caricarsi (o almeno su PS4 base). Questo con tutta probabilità è dovuto alla necessità di raggiungere un compromesso tra grafica e fluidità, difatti non abbiamo quasi mai riscontrato cali di framerate ed il caricamento tra aree e quello “post-mortem” risulta essere abbastanza veloce. L’unica cosa che riesce a distinguersi sono gli effetti di luce, molto ben studiati, nonostante in alcune occasioni possano causare alcuni strani artefatti (specialmente in zone non troppo illuminate).

The Surge 2

Di discreto livello anche il sonoro, specialmente per gli effetti e per le musiche; leggermente sottotono, invece, i doppiaggi (in lingua inglese) poiché risultano essere abbastanza piatti (tranne alcune eccezioni). Infine non abbiamo da evidenziare nulla di grave sotto il lato dei bug se non alcuni “positivi” in grado di farci guadagnare rapidamente un discreto gruzzolo di scarti tecnologici.

Dai creatori di God Eater, gioco dal quale gli sviluppatori hanno preso più che dei semplici dettagli estetici, giunge Code Vein, un nuovo “souls-like” targato Bandai Namco e ricco di sorprese!

 

Trama

In Code Vein ci ritroveremo in una città isolata dal resto del mondo da una fitta coltre di nebbia rossa, ed al cui interno l’umanità pare essere giunta ad un vero e proprio declino in seguito agli eventi noti come “La Grande Rovina”. Ad essere precisi, però, di ciò che noi conosciamo come genere umano sono rimaste soltanto poche briciole. Al loro posto rimangono gli unici effettivamente in grado di sopravvivere, ovvero i “Redivivi”, esseri umani modificati dal cosiddetto parassita BOR e tramutati in veri e propri vampiri quasi del tutto immortali. Essi infatti per poter sopravvivere necessitano di sangue umano o, meglio ancora, delle cosiddette “gocce di sangue” in grado di placare la loro sete per mesi. Tutti coloro che cadono preda della loro stessa sete di sangue sono destinati a tramutarsi in “Corrotti”, ovvero creature mostruose ed estremamente pericolose.

Code Vein

Dopo la creazione del nostro personaggio ci risveglieremo senza ricordi accanto ad una ragazza, anch’essa senza ricordi. Saremo subito “reclutati forzatamente” da un altro gruppo di redivivi ed il nostro destino finirà per intrecciarsi con quello di molti alti personaggi. La trama di Code Vein nel particolare è molto lontana rispetto a quello che ci si aspetterebbe da un qualsiasi rappresentate dell’ormai consolidato sotto-genere dei “souls like”. Ci troviamo infatti di fronte ad una trama profonda e misteriosa, ricca di dettagli con una narrazione non del tutto lineare e non priva di colpi di scena, con personaggi anch’essi profondi e ricchi di sfaccettature. L’unica analogia resta il nostro alter ego, il quale, nonostante sia estremamente importante ai fini della trama è il classico personaggio privo di personalità e che non dialoga mai (probabilmente unica vera pecca a livello narrativo). 

Code Vein

Di fianco a tutti i dettagli riguardanti gli eventi in divenire che ci troveremo ad affrontare scopriremo numerosi dettagli sul passato (nostro e dei nostri compagni) grazie alla nostra capacità di poter rivivere i ricordi di altri redivivi. Il tutto ci porterà a svelare qualsivoglia alone di mistero, dall’origine di Redivivi e Corrotti fino ai dettagli sul “progetto QUEEN” e la nube rossa. Inoltre non mancheranno dei dettagli sulla lore nascosti nelle descrizioni dei vari equipaggiamenti presenti in gioco e persino in descrizioni visibili nelle schermate di caricamento. Il tutto risulta essere inaspettatamente interessante fino all’ultimo minuto di gioco e soprattutto degno dei migliori anime/manga prodotti!

Code Vein

Gameplay

Oltre alla base dell’ormai classico stile di gioco alla Dark Souls, Code Vein introduce alcune interessanti innovazioni e meccaniche inedite decisamente ben riuscite nel complesso. Prima tra tutti salterà all’occhio la totale assenza di statistiche durante l’aumento di livello che si limiterà, dunque, ad aumentare i livelli di salute massima, vigore e danno con le armi. In alternativa le nostre statistiche di base saranno determinate dai cosiddetti “Codici Sanguigni”, ovvero vere e proprie tipologie di sangue ottenibili da altri personaggi o recuperabili direttamente nelle varie aree di gioco. Ogni Codice Sanguigno sarà inoltre caratterizzato da diversi “Doni” che consistono in abilità attive o passive che possono anche essere sbloccate per l’utilizzo con altri Codici dopo averle equipaggiate fino ad ottenere abbastanza esperienza (o tramite sblocco diretto usando un particolare materiale).

Code Vein

Come di consueto avremo inoltre diverse categorie di armi (ad una mano, spade, martelli e asce a due mani, baionette) e nell’ambito delle stesse una più o meno marcata varietà nei moveset di base, mentre invece l’equipaggiamento viene interamente sostituito dai cosiddetti “Veli di Sangue”. Si tratta infatti di soprabiti in grado di offrire grande variabilità in termini di statistiche, così da consentire un buon numero di possibilità nella creazione delle build, principalmente distinte in attacco, difesa, doni di attacco (o ombra), di supporto (luce) e così via, allo stesso modo delle build con armi leggere o pesanti. Sia le armi che i veli di sangue potranno poi, ovviamente, essere ulteriormente potenziati così da migliorarne le statistiche di base.

Code Vein

I doni, e principalmente quelli attivi, per poter essere attivati richiederanno Icore, una risorsa preziosa che può essere ottenuta tramite appositi consumabili, colpendo i nemici con le nostre armi, oppure eseguendo l’attacco caratteristico del nostro Velo di Sangue. Allo stesso modo sarà altresì possibile eseguire attacchi critici con il Velo sfruttando i classici backstab (o attacchi alle spalle) e parata con contrattacco. Inoltre subendo attacchi o schivandoli correttamente riempiremo un’apposita barra della concentrazione, la quale ci permetterà di eseguire attacchi critici istantanei oltre a sfruttare alcuni doni… Questi ultimi tre (backstab, parry e attacco in concentrazione) saranno estremamente importanti anche perché andranno ad aumentare la riserva massima di Icore a noi disponibile fino al nostro prossimo “riposo” (e che sarà di partenza caratteristica per ogni Codice Sanguigno) ma non potranno essere eseguiti contro ogni tipo di nemico.

Code Vein

Per tutto il resto Code Vein, ed eccezion fatta per la possibilità di portare con voi un compagno durante l’avventura, riprende i classici concetti base dei souls-like con la Foschia di sangue per salire di livello e sbloccare nuovi doni e che resterà per terra in caso di una nostra sconfitta, dei vischi che si comporteranno da checkpoint e che, inoltre, andranno a mappare l’area circostante (dato che sarà presente una minimappa in alto nel nostro HUD ed eventualmente consultabile dal menu di gioco) così come faranno altri punti da “purificare” che però non saranno veri checkpoint, o alcuni nemici particolari. Allo stesso modo non mancheranno bossfight esteticamente e concettualmente molto ben concepite, nonostante alcune di queste possano risultare fin troppo semplici se deciderete di abusare dello sbilanciamento causato da alcune armi ed un compagno in particolare.

Code Vein

L’ultima piccola aggiunta a questo titolo è rappresentata dalle “Profondità”. Si tratta di veri e propri dungeon caratterizzati da una bossfight finale, i quali vanno ad aggiungere profondità e qualche ora di gioco aggiuntiva (oltre a oggetti unici e Foschia di Sangue in abbondanza). Per poter trovare questi luoghi sarà necessario recuperarne prima la relativa mappa, per poi accedervi attraverso un personaggio nella nostra Base. Queste mappe possono trovarsi sia come “drop” nelle aree di gioco, sia come vero e proprio oggetto di “quest secondaria” affidata da alcuni personaggi che compariranno nelle aree che avremo già completato (per cui fare un salto in una vecchia zona è sempre raccomandato).

Code Vein

Longevità

Code Vein non pecca di certo sotto il punto di vista della durata riuscendo a proporre una longevità degna del suo genere superando tranquillamente le 25-30 ore per completare la campagna principale in ogni suo dettaglio (considerando alcune missioni secondarie che consistono in un semplice eliminare un nemico o recuperare un oggetto). In aggiunta, però, bisogna considerare la possibilità di giocare nelle Profondità (delle quali attualmente siamo riusciti a trovare 4 mappe) così da completarne i relativi livelli ed le relative bossfight. Al tutto si può poi aggiungere la possibilità di giocare in cooperativa con altri giocatori sia nel gioco principale che all’interno delle Profondità.

Code Vein

Comparto Tecnico

Gli sviluppatori sono riusciti a migliorare molto Code Vein sotto il comparto tecnico rispetto rispetto alle precedenti versioni Beta. In particolare il titolo era precedentemente afflitto da cali di framerate anche abbastanza consistenti, mentre adesso sono stati “contenuti” in una particolare area del gioco ed in tutti i passaggi di transizione tra una zona di gioco all’altra (le quali fanno da vero e proprio caricamento per l’area in cui si sta giungendo per cui può considerarsi come “relativamente giustificata”). Per il resto, a parte qualche ritardo nel caricamento di alcune texture, il gioco si comporta molto bene su PS4 base con un ottimo livello di dettaglio e di grafica in generale; del resto non mancheranno zone in cui il colpo d’occhio iniziale potrà lasciarvi affascinati (specialmente considerando il lavoro di design di zone e nemici che vi è dietro).

Code Vein

Dal punto di vista del sonoro il titolo è semplicemente magnifico: abbiamo una colonna sonora tra le migliori prodotte ultimamente ed anche doppiaggi degni di nota (anche se solo in lingua inglese o, meglio ancora, in lingua originale giapponese). Il tutto contribuisce estremamente bene a dare “epicità” al gioco, rendere gli scontri sempre avvincenti e a dare grande enfasi ai discorsi presenti. Nulla di importante da segnalare, infine, sotto il lato di bug se non un singolo crash del gioco, che rappresenta senz’altro un’occasione rara e che può essere corretta rapidamente dal team di sviluppo.

La totale libertà offerta da Dreams è l’aspetto più affascinante di questo prodotto, ma anche il suo potenziale tallone d’Achille. Se usati correttamente, gli strumenti offerti da Media Molecule permetteranno ai più creativi di mettere a disposizione della community delle vere e proprie gemme, supportate da un comparto tecnico che sembra veramente in grado di riuscire a rendere i sogni realtà. Sarà proprio la comunità col suo lavoro a decidere le sorti di Dreams, presentatosi al momento come un’esperienza in grado di proseguire fino in fondo la strada che era stata percorsa solo parzialmente da Project Spark in passato. Staremo a vedere.

Nell’immenso spazio della fiera di Milano Games Week abbiamo avuto la possibilità di indossare l’armatura di Tony Stark, di accendere i propulsori e di librarci nel cielo. Il tutto, indossando il visore di playstation. Sarà stato un bel volo o avremo sofferto il mal di mare?

Le possibilità offerte dal VR sono tantissime, pressochè infinite, lo sappiamo. Tutti (chi dice il contrario mente), da quando Sony ha messo in commercio il proprio visore, hanno pensato almeno una volta nella vita a quanto sarebbe bello poter vestire i panni di un supereroe e di combattere i supercattivi. Inutile dire che quando abbiamo avuto la possibilità di indossare l’armatura Mark del compianto salvatore dell’universo miliardario più famoso dei fumetti non ci abbiamo pensato due volte.

Non è, però, tutto rose e fiori. Provare (o acquistare) un titolo VR significa anche caricarsi una serie di dubbi, perplessità e pregiudizi aggiuntivi rispetto ad un titolo classico, proprio in virtù dei una certa diffidenza legata alla tecnologia che ancora rimane radicata in una buona fetta di pubblico. Piccolo spoiler: il titolo, nel suo comparto tecnico ci è sembrato particolarmente solido, e questo è sicuramente un bene, anche se non è esente da difetti. Ma andiamo con ordine.

Disclaimer: tutte le immagini che vedete nell’articolo sono prese dal sito ufficiale, non sono state fatte durante la prova del gioco

Una volta calato l’elmetto sulla testa, regolata la visibilità, ci viene sottoposta una brevissima (forse troppo) procedura di calibrazione. Di fatto, quando le nostre mani stringono i due Motion Controller è come se stessimo indossando i guanti dell’armatura di Iron Man, dotati dei famosi propulsori circolari, necessari sia per librarsi nell’aria, sia per sparare ai nemici.

Il breve provato ci catapulta in quello che di fatto possiamo definire il tutorial. Ci troviamo a volare sull’Oceano per raggiungere la casa di Tony Stark, quella famosa dei film dedicati al supereroe miliardario. Qui, guidati dalla voce di Pepper e dell’interfaccia Jarvis, abbiamo la possibilità di svolgere una serie di sfide a tempo che servono ad impratichirci con il volo e con il sistema di combattimento. Volare con la suit di Iron Man è un’esperienza davvero notevole. La mobilità, il senso di vuoto e la spinta propulsiva sono perfette. Più volte viene d’istinto inclinare il busto quando si effettua una virata, insieme al movimento della testa. In questo il lavoro fatto dai ragazzi di Camuflaj è davvero completo.  Anche graficamente il titolo è pulito e fluido. Nessun lag o calo di framerate che possano in qualche modo portare sensazioni spiacevoli (e sappiamo benissimo che problemi di questo genere con il visore possono essere davvero fastidiosi).

Qualche piccolo difettuccio però non possiamo non evidenziarlo. Il sistema di puntamento e mira, secondo chi vi scrive, può sicuramente essere perfettibile, così come il combattimento “corpo a corpo”, che non risulta particolarmente preciso, mandando talvolta (non sempre) a vuoto i potentissimi pugni scagliati. Il problema maggiore, però, l’abbiamo riscontrato quando, durante la prova, svolta rigorosamente in piedi, ci siamo trovati, per effetto della libertà di movimento data dal fatto di poter spaziare in ogni direzione, a girarci fisicamente rispetto alla Playstation Camera. A quel punto tutto il sistema di tracking è saltato, con i comandi che non rispondevano più, obbligandoci a fermarci e a rimetterci in posizione. Ci sarebbe piaciuto avere un indicatore a schermo che evidenziasse la problematica, magari mettendo in pausa il gioco e per darci la possibilità di correggere il tiro, invece di lasciar continuare il gioco.

Al netto di questi piccoli problemi, la nostra prova è stata davvero entusiasmante. Le ultime perplessità riguardano i livelli successivi al tutorial, di cui non abbiamo ancora visto niente. Se il gioco dovesse presentare una buona varietà di nemici, magari anche qualche boss fight interessante e una storia, anche semplice, ma abbastanza divertente, allora il gioco sarà sicuramente un best buy per chi possiede un VR.

Nella giornata di oggi abbiamo avuto modo di toccare con mano l’imminente Remake di Final Fantasy VII e siamo qui per condividere con voi le nostre prime impressioni con pad alla mano.

Abbiamo avuto modo di provare una demo di circa venti minuti che si conclude con lo scontro con l’iconico Scorpion (primo Boss presente nell’originale Final Fantasy VII). In questa porzione di gioco è possibile testare pienamente il sistema di combattimento che risulta essere estremamente dinamico, versatile e soprattutto ben studiato.

E’ possibile combattere come se fosse un Action: pigiando il tasto quadrato si attacca e con R1 si parano gli attacchi mentre, premendo L1 è possibile richiamare il menù dal quale si possono selezionare abilità, magie ed oggetti. Tra le altre cose il gioco può essere messo in “pausa” in qualsiasi momento, ragionando al meglio su ogni situazione fornendo quel tocco tattico alle battaglie; la pausa però non blocca l’azione ma la rallenta in modo da lasciare al giocare il tempo giusto per poter agire.

Con i tasti direzionali su e giù è possibile “switchare” da un personaggio all’altro, per esempio durante uno scontro con dei nemici volanti e vista l’inefficacia di uno scontro diretto con Cloud è possibile passare a Barrett ed utilizzare il suo cannone a rotaia per colpire il nemico dalla distanza con precisione.

L’implementazione di tutti questi elementi si amalgama alla perfezione restituendo una dinamicità disarmante che non lascia spazio alla ripetitività come visto in Kingdom Hearts III.

In effetti, la nostra paura risiedeva proprio nel sistema di combattimento ed in una possibile piattezza dello stesso, il tutto però e stato fortunatamente dissipato con questa prova sul campo, possiamo dunque confermare la bontà del Combat System.

Per quanto concerne il comparto grafico, Final Fantasy VII Remake restituisce delle ambientazioni assolutamente di prim’ordine che rendono perfettamente giustizia al titolo originale senza snaturarne l’atmosfera che tra l’altro viene arricchita da una colonna sonora rivisitata ma vicinissima alle tracce originali (parliamo ovviamente della porzione di gioco che abbiamo testato).

Certo non mancano alcune sbavature tecniche come un filtro Anti-Aliasing decisamente poco incisivo che purtroppo non pulisce adeguatamente la scena da “scalettature” ed, a contornare il tutto, un frame-rate che in alcune situazioni lascia a desiderare scendendo palesemente sotto i 30 FPS.

Si tratta ovviamente di minuzie che senza troppi dubbi verranno perfezionate nei prossimi sei mesi, visto che all’uscita è prevista per il 3 Marzo 2020. Confidiamo nella bravura del team e nell’impossibilità di deludere Critica e pubblico in preda ad un Hype epocale.

Final Fantasy VII Remake sarà un gioco EPICO, e questa è una certezza.

Gearbox ritorna con il terzo capitolo dell’acclamata serie di Borderlands, questa volta facendo un incredibile salto di qualità rispetto ai suoi predecessori sotto molteplici punti di vista! Abbiamo avuto modo di giocare Borderlands 3 approfonditamente, completando ogni suo dettaglio fino ad addentrarci nell’endgame; ecco dunque la nostra recensione completa!

Borderlands 3

Trama

In Borderlands 3 una nuova minaccia mette a rischio non solo il pianeta di Pandora, ma l’intero universo e toccherà al gruppo di “cacciatori della cripta” di turno salvare la situazione. I gemelli Troy e Tyreen Calypso (nuovi antagonisti che potrebbero dare filo da torcere persino a Vaas di Far Cry 3) hanno infatti dato vita ad un vero e proprio culto che raccoglie sotto di se tutti i banditi, predoni e psycho della galassia, i quali venerano entrambi come veri e propri Dei. Questi cosiddetti “Figli della Cripta” sono alla ricerca di una fantomatica “Grande Cripta”, ed intendono aprirla per i loro subdoli scopi.

Borderlands 3

Per riuscire a svelare il mistero della Grande Cripta ci ritroveremo ad esplorare l’intera galassia, oltre i confini dell’ormai conosciuto pianeta di Pandora, a bordo della nave spaziale Sanctuary, la quale farà anche da nostro “HUB centrale”. È così dunque che ci ritroveremo ad esplorare numerose altre cripte per svelare i misteri che celano, fino a scoprire la verità sull’oscuro passato degli Eridiani.

Grazie ad una trama profonda, ricca di colpi di scena, ma soprattutto estremamente divertente, il gioco riuscirà a mantenere alta l’attenzione del giocatore senza mai annoiare. Questo anche grazie alla complicità di personaggi vecchi e nuovi davvero unici e la presenza di missioni secondarie estremamente ben caratterizzate e differenziate che risultano essere anch’esse molto interessanti e divertenti da portare a termine tra una risata e l’altra.

Borderlands 3

Gameplay

Il gameplay di Borderlands 3 rimane sostanzialmente invariato rispetto a tutti i suoi predecessori, mantenendo tutti gli aspetti di “looter-shooter” che hanno d’altronde da sempre riscosso successo tra il pubblico. Non per questo Gearbox si è voluta risparmiare dall’implementare numerose aggiunte che sono riuscite a dare nel complesso un’ancor maggiore giocabilità ed una più vasta possibilità d’azione. Tutto ciò che si può apprezzare durante le numerose ore di gioco è dunque un miglioramento sotto ogni aspetto che non si limita alla semplice aggiunta della scivolata (che già di per se, per quanto secondario come dettaglio, aggiunge molto dinamismo) o di bossfight più uniche ed emozionanti.

Il tutto ha inizio dal primo minuto di gioco con la scelta della difficoltà e della modalità di gioco. È stata infatti aggiunta una modalità facile per tutti quelli che preferiscono godersi la trama senza troppi sforzi, ma anche la possibilità di giocare in cooperativa in modo più “semplice”. Difatti accanto alla classica modalità di gioco con loot unico per tutti i giocatori nella partita (con la classica lotta a chi riesce a prenderlo per prima) e livello dei nemici dato in base all’host, ci sarà una modalità più “amichevole” con loot disponibile per tutti e livello dei nemici diverso dalla visuale di ciascun giocatore in base al proprio livello così da avere scontri più equi.

Borderlands 3

Come di consueto dovremo innanzitutto scegliere uno tra i quattro protagonisti che ci verranno messi a disposizione; questi spaziano dai più “classici” Zeke e Amara (il soldato/agente e la sirena) fino ai due più innovativi FL4K e Moze (il cacciatore questa volta dotato di tre fedeli bestie e l’artigliera, la quale vi potrà dare l’impressione di giocare a Titanfall). Ciascuno di questi personaggi presenta ben tre abilità selezionabili a nostro piacimento, le quali fanno da base a tre “alberi delle abilità”. Al loro interno ritroviamo soprattutto abilità passive, ma anche dei veri e propri potenziamenti per le abilità!

Eccezione fatta per Zeke (il quale potrà scegliere di utilizzare due abilità per volta sacrificando, però, l’utilizzo delle granate) ogni personaggio potrà usare al massimo una abilità per volta e su di essa potranno essere applicati un massimo di due modificatori in grado di migliorarla. Molte di queste abilità sono però sostanzialmente riprese dai vecchi protagonisti come l’invisibilità di Zer0, l’attacco con i rakk di Mordecai, il clone di Doppleganger o il blocco di fase di Maya (anche se, finché la cosa funziona così bene, non è detto che sia un male).

Borderlands 3

Come ci si aspetterebbe da qualsiasi Borderlands il loot di armi ed equipaggiamento è sempre estremamente abbondante, così da “costringervi” a cambiare setup con molta frequenza (specialmente nelle fasi iniziali di gioco). La generosità del loot non è, però, solo quantitativa ma anche qualitativa; difatti ogni arma riesce ad essere unicamente stupenda grazie a statistiche di base molto variabili, modificatori e capacità uniche non sempre ben espresse nella descrizione (ma che spesso vi lasceranno a bocca aperta al pensiero della “lucida follia” che c’è alla base di chi le ha ideate).

L’endgame di Borderlands 3 merita una piccola nota a parte; una volta completato il gioco principale e le missioni secondarie, ed una volta raggiunto il level cap di 50 avremo diverse “scuse” per poter continuare a giocarci. Mettendo da parte il semplice collezionismo di tutte le stupende armi uniche di rarità massima o la possibilità di giocare online con altri giocatori (o anche in schermo condiviso) ci troveremo di fronte a tre ottime ragioni per poter continuare. La prima (e fondamentale) è lo sblocco dei cosiddetti “gradi guardiano”, i quali offrono sostanzialmente lo stesso risultato dei vecchi “gettoni duro” ma anziché essere ottenuti tramite sfide possono essere ricevuti semplicemente guadagnando esperienza.

Borderlands 3

Questi “gettoni guardiano” possono essere spesi per migliorare diverse statistiche passive come salute massima, velocità di ricarica o danno armi, ma queste sono suddivise sostanzialmente in tre differenti tipologie. Spendendo un certo numero di gettoni in una determinata tipologia sbloccheremo la possibilità di acquistare (sempre con gettoni) altre abilità extra dal relativo albero delle abilità, in grado di fornire effetti di non poco conto o anche acquistare skin uniche per il personaggio o per le armi.

Infine una volta completata la campagna principale sbloccheremo la modalità “Vero Cacciatore della Cripta”, ovvero un Nuovo Gioco + con maggiore difficoltà ma loot aumentato o, se vorremo continuare a dedicarci a missioni secondarie o esplorazione nella nostra partita principale, avremo a disposizione la cosiddetta “Modalità Caos”. Si tratta di un massimo di tre livelli di difficolta aggiuntiva che andranno sostanzialmente a potenziare tutti i nemici portando però la possibilità di trovare oggetti ad un massimo di un 500% aggiuntivo (mica male, no?)!

Borderlands 3

Longevità

Anche questo Borderlands 3 non si smentisce in termini di durata complessiva, superando tranquillamente le 40 ore di gioco per completare ogni missione principale e secondaria. Il tutto può poi aumentare considerevolmente nel caso in cui vogliate dedicarvi al gioco online o completare ogni area del gioco al 100%, addentrandovi nelle relative attività secondarie che spaziano da: cacce a creature leggendarie, fino ad eliminare ricercati per conto di Zer0 o cercare Claptrap morti per poter creare una compagna per il nostro “Claptrap di fiducia”.

Borderlands 3

Comparto Tecnico

Borderlands 3 riesce a migliorare considerevolmente anche sotto il comparto tecnico grazie a livelli di dettagli grafici decisamente superiori rispetto agli altri capitoli della serie (cosa assai più evidente su console di “fascia alta” o, meglio ancora, su PC). Lo stile in cell shading, che ha da sempre accompagnato la serie, non è mai stato così bello e ricco di dettagli; così come lo sono i nemici (estremamente più variegati rispetto al passato) e le ambientazioni dei vari pianeti. Allo stesso modo anche il comparto sonoro riesce ad arricchire considerevolmente l’esperienza di gioco, grazie a doppiaggi estremamente ben realizzati, fantastiche musiche in grado di darvi la carica nei momenti più concitati e così via.

Purtroppo l’unica nota negativa risiede nei bug che affliggono il titolo, oltre alla stabilità del framerate che, almeno su PS4 base, in alcune rare situazioni non riesce ad essere perfettamente stabile. In alcuni casi ci siamo trovati di fronte a difetti anche abbastanza consistenti che spaziano dalla semplice scomparsa dei modelli dei personaggi all’interno delle cut-scenes, fino alla perdita di linee di dialogo (nonostante si tratti di eventi abbastanza rari che abbiamo riscontrato un’unica volta in tutto il gioco). Allo stesso modo ci è capitato di perdere in un’occasione tutti gli oggetti conservati all’interno della cassaforte o di finire fuori dalla mappa di gioco in seguito ad un filmato fino ad essere costretti a ricaricare il gioco. Si tratta comunque di problemi relativamente minori (e comunque non del tutto irreparabili) rispetto all’immensità del gioco.

ESL Italia ha annunciato il primo Campionato nazionale PlayStation , in cui i giocatori in possesso di PS4 potranno competere in Tom Clancy’s Rainbow Six: Siege e Crash Team Racing Nitro Fueled.

Il campionato PlayStation partirà a settembre con quattro Open Qualifier:

  • 15 e 21 Settembre: Crash Team Racing Nitro Fueled
  • 14 e 18 Settembre: Tom Clancy’s Rainbow Six: Siege

La competizione terrà impegnati i giocatori durante la stagione autunnale che si concluderà a Dicembre a Roma, con un imperdibile evento dal vivo che assegnerà il titolo di primi campioni nazionali ed un montepremi in palio di 10.000 € per Rainbow Six e 3.000 € per CTR

Al seguente link esl.gg/iscrizione-campionato-playstation è possibile iscriversi ai tornei mentre, per tutte le informazioni, il portale di riferimento è pro.eslgaming.com/campionatoplaystation

 

Nel 2011 uscì Catherine: trama affascinante e ricca di colpi di scena fortemente influenzata dalle azioni del giocatore, di una grafica incredibile e dal gameplay unico nel suo genere, difatti ricevette recensioni molto positive al tempo e venne accolto positivamente anche dal pubblico.

Per tutti coloro che non hanno avuto la possibilità di giocare Catherine su PC o console di più vecchia generazione e, per tutti gli amanti di questo titolo, Atlus ha pensato bene di riproporlo in esclusiva per PS4 in una veste rinnovata: signore e signori, ecco a voi Catherine Full Body.

Con Catharine è come parlare di almeno 4 prodotti differenti:

  • Una light novel
  • Un anime
  • Un simulatore sociale
  • Un puzzle-platformer.

Durante il gioco vestirete i pazzi di Vincent Brooks, un uomo di 32 anni senza particolare aspirazioni o interessa, fidanzato con Katharine McBride, la quale, come suggerisce anche il suo nome, vorrebbe sposare il suo uomo e metter su famiglia. A turbare la loro tranquillità è Catharine, una ragazza bionda dalla quale il nostro Vincent si sentirà fortemente attratto, e ad aggravare la situazione ci si mettono anche terrificanti (seppur incredibilmente divertenti) incubi che turbano il già incasinatissimo Vincent: per 9 notte di fila, il ragazzo dovrà cercare di sopravvivere ai suoi sogni scalando una torre composta da diversi livelli, ognuno dei quali, a sua volta, è suddiviso in diversi sottolivelli. 

Per fortuna, ogni tanto Vincent potrà concedersi qualche momento di pausa allo Stray Sheep, il pub che frequenta insieme ai sui amici.

NARRAZIONE

Nel titolo sono presenti molto scene dedicate al racconto della storia, il che lo rende decisamente simile a una light novel; in questi casi, non sarà possibile interagire.

STRAY SHEEP

Qui Vincent potrà controllare il cellulare, leggere messaggi e rispondere ad alcuni di essi, chiacchierare con i suoi amici al tavolo, con gli impiegati del posto e con i suoi avventori. Attenzione però, perché queste interazioni influenzeranno il Karma di Vincent, il quale, a sua volta, determinerà non solo le relazioni con i personaggi, ma anche il finale in cui vi imbatterete. In questo casa, Catherine risulta assimilabile a un simulatore sociale.

INCUBI 

La sezione più dinamica dal punto di vista del gameplay puro, in cui il malcapitato Vincent dovrà scalare diversi piani di una torre composti da cubi con i quali è possibile interagire, avendo anche di tanto in tanto la possibilità di trovare o acquistare oggetti che possano facilitare la scalata e di apprendere numerosissime tecniche di arrampicata. Occhio però ai comandi, particolarmente sensibile, per cui vi consiglio di calibrare la forza con cui volete far muovere Vincent, soprattutto quando volete solo rivolgervi verso un blocco per spostarlo, per non rischiare di salirci sopra e perdere così del tempo prezioso. In queste sezioni del gioco, il gameplay muta drasticamente, trasformando Catherine in un puzzle-platformer.

KATHERINE, CATHERINE O RIN?

Passiamo ora a una breve disanima di tulle le numerose novità apportate al gioco base da questa nuovissima versione esclusiva per PS4, grazie alle quali potrete godervi non soltanto la Golden Playhouse, ovvero la Modalità Storia, ma anche tante altre succosissime opzioni di gioco:

 

  • Rin: come se Vincent non avesse già il suo bel da fare con la sua fidanzata Katherine e la misteriosa Catherine, a complicargli ulteriormente la vita interviene un nuovo personaggio, la bella, giovane e timida Rin;

 

  • Finali: in virtù dell’introduzione di questo personaggio, sono stati aggiunti anche dei finali a lei collegati, oltre a due finali alternativi per Katherine e Catherine;
  • Scene animate: ne sono state aggiunte ben 20, per sviluppare al meglio i personaggi delle donne della vita di Vincent;
  • Nuovi personaggi: in Catherine Full Body sono stati introdotti anche Roderick Lockhart e Abul Bahril;
  • Gameplay: sono stati aggiunti altri livelli di difficoltà per quanto riguarda i puzzle, come la Modalità Safety, grazie alla quale potrete affrontare i diversi piani della torre con meno ansia, senza limiti di tempo e game over, e potrete anche saltare alcune sezioni dei puzzle stessi o usare la funzione Autoplay; inoltre, potrete cimentarvi nei puzzle scegliendo fra lo stile Classico di Catherine e la nuovissima Modalità Remix, in cui sono disponibili nuove tipologie di blocchi.
  • Stage: sono oltre 500, circa il doppio rispetto a Catherine;
  • Online: altra grande novità è l’aggiunta diverse funzionalità online come l’Arena Online, in cui potete scegliere di giocare in modalità Vs. o cooperativa, e il Colosseum, in cui sfidare un altro giocatore; inoltre, quando nei livelli vedrete delle piccole sfere fluttuanti sormontate da un nickname, saprete che in quel punto un giocatore è morto, il che potrebbe aiutarvi nella risoluzione del livello, e potrete anche confrontare le vostre statistiche con quelle di tutti gli altri giocatori connessi alla rete; a tal proposito mi preme ricordarvi che per accedere a tutte le funzionalità online su PS4 è necessario possedere un abbonamento attivo a PlayStation Plus.

CONCLUSIONI

Visivamente affascinante, impregnato di riferimenti al sesso e alla sensualità, caratterizzato da diversi tipi di gameplay e infarcito da puzzle a tratti complessi e resi ancor più temibili dalla presenza di Boss giganteschi, ironico, divertente, fortemente influenzato dalle scelte dei giocatori, arricchito da una ottima e accattivante colonna sonora, Catherine Full Body è un videogioco mastodontico, un vero e proprio capolavoro ancora oggi, a distanza di ben otto anni dalla sua prima pubblicazione, e che mantiene inalterato tutto il suo indiscutibile fascino in una nuova veste che ne arricchisce ulteriormente storia e gameplay.

Catherine Full Body è un titolo a cui chiunque dovrebbe giocare almeno una volta proprio per via della sua incredibile originalità, ed è un gioco che vi appassionerà per ore e ore, soprattutto se volete assistere ai 13 finali previsti.

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