Lo studio di sviluppo di Duoyi Interactive Entertainment è lieto di annunciare che il suo recente titolo Gunfire Reborn ha raggiunto il totale di un milione di copie vendute sin dal suo lancio del 28 Novembre. Parliamo inoltre di numeri in continua crescita dato l’ottimo riscontro positivo ricevuto da parte del pubblico.

Gunfire reborn

Questo titolo si distingue per le grandi possibilità offerte nel corso degli scontri a fuoco che dovremo affrontare. Sarà infatti possibile utilizzare tre diversi eroi antropomorfi, ciascuno dotato di abilità uniche. Questo, unito alla natura Roguelite di Gunfire Reborn renderà ogni partita diversa portando al giocatore una sempre nuova esperienza creata casualmente. Sarà infatti possibile imbattersi in una grande varietà di nemici, trovare diversi incantesimi per aiutarci negli scontri, ma soprattutto un gran numero di armi diverse. Queste ultime, inoltre, presenteranno delle iscrizioni (anch’esse casuali) in grado di aggiungere alcuni bonus come danno aumentato, caricatori migliorati, numero di proiettili sparati e tanto altro.

Qui di seguito potete trovare i risultati ottenuti dal team di sviluppo nel corso di questi mesi, grazie anche al lavoro svolto insieme ai giocatori e alla community che si è venuta a creare attorno a Gunfire Reborn.

Gunfire reborn

Per celebrare quest’ultimo traguardo gli sviluppatori hanno in programma diversi giveaway sui loro canali social ufficiali (Facebook and Twitter). Il team vuole infine ringraziare tutti i giocatori: “Siamo grati a tutti i nostri utenti, che consideriamo come veri e propri sviluppatori di Gunfire Reborn”.

Sono inoltre in arrivo diversi aggiornamenti che andranno a migliorare il gioco sotto diversi aspetti. Oltre ai due aggiornamenti maggiori già pubblicati nel corso di questo autunno e inverno, vedremo innanzitutto arrivare un primo update con nuovi boss, armi e soprattutto un nuovo eroe!

Nella Roadmap che potete trovare qui di seguito possiamo inoltre notare altri piani futuri per nuovi contenuti come altre armi, eroi, una rivisitazione della struttura dei talenti in arrivo nel corso dell’estate di quest’anno, fino a giungere all’autunno del 2021 con la release completa del gioco. È infatti in arrivo una vera e propria modalità campagna dedicata, ma anche la pubblicazione di Gunfire Reborn su console e persino dispositivi mobile (il tutto ereditando i contenuti e il gameplay della versione PC).

Godfall è una nuova IP creata da Counterplay Games e Gearbox Software e pubblicata il 12 Novembre per PC e PlayStation 5. Si tratta di un titolo ambizioso che vuole unire elementi di generi diversi creando una sorta di Destiny incentrato sul combattimento all’arma bianca, un vero e proprio action RPG in stile hack & slash incentrato sulla raccolta continua di nuovo loot per potenziare al massimo il nostro personaggio. Quale sarà stato il risultato?

Trama

Prima di iniziare a parlare nel dettaglio della trama di Godfall è importante sottolineare il fatto che non si tratta assolutamente di un titolo story-driven, pertanto questo lato del gioco non riveste particolare importanza, soprattutto se parliamo della narrazione primaria che ci viene mostrata. La nostra avventura avrà infatti inizio nei panni di un personaggio chiamato Orin dopo aver subito una pesante sconfitta da parte di suo fratello Macros, il quale, ormai ubriaco di potere, ha tradito la fiducia del primo e ha intenzione di compiere un rituale per diventare un vero e proprio dio. Il nostro obiettivo sarà dunque quello di fermare i piani di nostro fratello eliminando tutti i suoi luogotenenti (essenziali per il rituale) fino a sconfiggerlo, ma non prima di aver trovato alcuni  importanti alleati che ci aiuteranno sotto più punti di vista. 

Godfall

Quanto detto sinora, purtroppo, riassume praticamente tutto ciò che compone la campagna principale del titolo, lasciando così anche poco spazio per eventuali approfondimenti sui pochi personaggi secondari o a colpi di scena. In compenso risulta essere ben più interessante il lavoro svolto relativamente alla lore del gioco. Questa ci verrà infatti presentata attraverso delle tavolette che potremo raccogliere nelle diverse aree di gioco, ma anche tramite la descrizione delle varie tipologie di nemici che ci troveremo ad affrontare (boss inclusi). 

Tutta la lore di Godfall, raccolta in un pratico codex, ci andrà a spiegare sia i punti di vista dei due fratelli sugli eventi che li hanno condotti allo stato presente, ma anche (e soprattutto) che cos’è il mondo di Aperion e quali eventi lo hanno segnato, chi è la razza dei Valoriani a cui noi stessi apparteniamo, che cosa sono le Valorpiastre e così via. Non parliamo di una mole abnorme di contenuti (alcuni dei quali sarebbero potuti anche essere approfonditi ulteriormente) ma piuttosto di interessanti dettagli per fornire a tutto un contesto. Nel complesso dunque abbiamo fortunatamente questa parte di narrativa che corre in soccorso alla trama principale, la quale risulta essere poco valorizzata persino per un gioco che vuole focalizzarsi soprattutto sul lato del gameplay.

Godfall

Gameplay

Il fulcro centrale di Godfall è senz’ombra di dubbio il gameplay, e in questo ciò che riveste maggior importanza è sicuramente il combat system. Nel corso degli anni i giochi di combattimento all’arma bianca hanno infatti esplorato e sfruttato le possibilità di gameplay nei modi più disparati. Ciò ha indubbiamente reso difficoltoso lo studio di caratteristiche innovative per rendere meno monotono il genere. Questo “RPG slasher looter”, come definito dagli sviluppatori stessi, riesce invece a proporci alcuni nuovi spunti interessanti anche se, dall’altra parte, sfrutta poco degli elementi che potremmo definire basilari

Partendo da questa “nota dolente” del combat system non possiamo esimerci dal parlare delle combo; le nostre possibilità in questo senso sono sostanzialmente rappresentate da un attacco leggero (con una combo a quattro colpi) e uno pesante (a tre colpi), i quali possono combinarsi unicamente in una combo a quattro colpi con tre leggeri e uno pesante. Questa limitatezza si fa purtroppo sentire di tanto in tanto, e si tratta di un particolare che avrebbe portato il tutto molto più vicino alla perfezione. Dall’altra parte abbiamo infatti due tipologie di attacchi speciali con l’arma (legate alla carica di una barra), poteri (dal risucchio vitale all’indebolimento delle resistenze nemiche) e diversi attacchi utilizzando lo scudo (incluso il suo lancio).

Il lavoro più interessante è stato però svolto nell’incentivare il giocatore all’uso combinato di attacchi leggeri e pesanti (e proprio per questo l’assenza di molte combo si fa sentire), ma anche al variare tra le due armi che potremo equipaggiare. Nel primo caso parliamo del cosiddetto accumulo di Sgretolanima, ovvero un danno che viene accumulato con gli attacchi leggeri (oltre ovviamente al normale danno degli stessi) per poi essere rilasciato da quelli pesanti rendendo indispensabile l’uso combinato dei due per massimizzare i danni. Nel secondo caso ci riferiamo invece a uno speciale attacco ad area che viene rilasciato quando si cambia l’arma e quella riposta si è caricata a sufficienza.

Godfall

Ogni nemico presenta inoltre una barra dello stordimento che va a riempirsi con ogni colpo subito, soprattutto se pesante, o quando un suo attacco viene da noi parato (con il cosiddetto parry) fino ad esporlo a un potente, e spesso letale, attacco o nel caso dei boss lasciandoli vulnerabili per alcuni secondi. Nel corso dei combattimenti dovremo infine gestire la telecamera per puntare e colpire i punti deboli dei nemici che vengono esposti in determinati casi (ad esempio dopo un attacco sferrato o essere stati sbilanciati da un parry). Questi ultimi ci permettono di infliggere danni aumentati e, una volta colpiti, sbilanceranno l’avversario spesso scagliandolo a terra. L’utilizzo di quanto descritto sinora, associato all’uso di schivate e altre manovre farà la differenza in ogni combattimento.

Di fianco a questo interessante combat system troviamo la parte RPG di Godfall: molte delle abilità e possibilità descritte fino ad ora dovranno essere innanzitutto sbloccate tramite una sorta di albero delle abilità. Otterremo punti abilità dopo essere saliti di livello, dopo aver completato determinate missioni o al completamento di alcune sfide di gioco chiamate “meriti”. Questo titolo è inoltre un gioco di ruolo incentrato sul loot di diversa rarità (dal comune al leggendario) con armi, ciondoli, amuleti, aumenti e anelli in grado di dare un grande numero di bonus passivi che spaziano dalla probabilità critico a determinati status alterati. Le armi in particolare possono infliggere danni fisici o elementali (tra shock, gelo, fuoco e vuoto) e sono divise in spade lunghe, spadoni, armi ad asta, lame doppie e martelli.

Godfall

Il loot si estende però anche a risorse essenziali sia per potenziare le nostre armi (tramite la forgia) ma anche, e soprattutto, per costruire nuove Valorpiastre. Si tratta delle corazze che il nostro protagonista potrà indossare, ciascuna caratterizzata da una propria estetica, bonus passivi (come probabilità di infliggere sanguinamento o accumulo extra di Sgretolanima) e una sorta di slot di potenziamento in cui inserire gli aumenti citati poc’anzi. In aggiunta ogni Valorpiastra avrà una propria “Furia dell’Arconte”, ovvero un’abilità finale che garantisce alcuni importanti bonus extra per alcuni secondi, o in alcuni casi crea alleati o oggetti che danneggiano continuativamente i nemici nei paraggi. Le risorse per creare queste potenti armature dovranno essere ricercate semplicemente esplorando determinate aree di gioco.

Sotto questo punto di vista il mondo di Godfall è organizzato in tre macro aree, ovvero il regno della Terra, dell’Acqua e dell’Aria. Queste possono essere esplorate partendo dal nostro HUB centrale, essenziale per selezionare la missione da giocare o l’eventuale esplorazione libera. Parlando delle missioni queste sono rappresentate da quelle legate alla storia principale, e dalle cacce a diversi boss secondari. Le prime risultano essere semplicemente delle introduzioni alle aree e dei “modi narrativi” per avvicinarci al boss finale della zona (rappresentato da un luogotenente di Macros), mentre le cacce ci serviranno a ottenere dei sigilli per poter accedere al luogotenente stesso.

Godfall

Come conseguenza ci ritroveremo a ripetere una stessa missione di caccia anche più di una volta per poter accumulare abbastanza sigilli. Questo problema purtroppo non viene risolto dalla presenza di obiettivi secondari opzionali casuali in ogni missione, né tantomeno dalla possibilità di continuare ad esplorare alla fine di una missione per raccogliere degli scrigni unici in grado di fornirci un buon bottino. Piccola nota a parte va poi alla difficoltà dei boss finali di ogni regno, concentrata quasi unicamente su uno dei luogotenenti e su Macros stesso. Questa situazione di ripetitività finisce poi per aggravarsi nella fase di endgame con la cosiddetta Torre delle prove (una serie infinita di sfide che ci permetteranno di guadagnare un enorme quantità di loot) e le Pietre del sogno

Le Pietre del sogno costituiscono una riproposizione con difficoltà aumentata di alcune missioni e bossfight principali e con l’aggiunta di modificatori del boss e per noi. Questi modificatori vanno ottenuti (o nel caso del boss finale scoperti) attraverso tre round preparatori nei quali dovremo affrontare ancora le stesse cacce proposte nei tre regni o la riproposizione di altre missioni legate alla campagna. L’endgame di Godfall rappresenta dunque un punto a sfavore, la cui ripetitività non viene compensata neanche da un particolare obiettivo a spronarci (se non il raggiungimento del livello massimo, lo sblocco di tutte le abilità e l’ottenimento di loot migliore e più raro).

Longevità

Godfall non è, purtroppo, un titolo particolarmente longevo proprio a causa dei problemi descritti poc’anzi. La campagna principale può essere infatti  completata in poco più di sei ore, mentre la parte relativa all’endgame, senza un vero incentivo, potrebbe non portarvi a spenderci molte ore. Si tratta di un vero peccato sia per il gameplay di base molto divertente e con meccaniche ben studiate, ma anche perché la possibilità di giocare in cooperativa con altri amici potrebbe aprire un gran numero di possibilità (che allo stato attuale delle cose potrebbe comunque non essere sufficiente e superare la ripetitività). Vogliamo infine sottolineare che è possibile giocare in cooperativa soltanto con amici in possesso del gioco; non è infatti presente un matchmaking per permettervi di giocare con altri utenti casuali.

Comparto Tecnico 

Concludiamo questa recensione di Godfall parlandovi di quello che costituisce tutta la parte tecnica del gioco, partendo innanzitutto dalla grafica. Abbiamo avuto modo di provare il titolo su PlayStation 5 e l’impatto d’insieme è davvero ottimo: graficamente il titolo si presenta con ottime texture (ben definite) e modelli, ma soprattutto con un notevole lavoro svolto sugli effetti, particellari e illuminazione. In tutto questo il titolo riesce a girare abbastanza fluidamente sui 60 fps, anche se in determinate circostanze abbiamo riscontrato alcuni cali non troppo drastici. Restando in tema PlayStation 5 una piccola nota a parte va al Dualsense che purtroppo non viene sfruttato in modo particolarmente eclatante.

Ottimo anche il lavoro svolto sul design dei territori che potremo esplorare, ma anche su tutti i personaggi, nemici, armi e valorpiastre! Il lato del sonoro si presenta di buon livello con doppiaggi in sola lingua inglese che ben si adattano ai vari personaggi, ma soprattutto grazie alle musiche e agli effetti sonori che risultano essere sempre avvincenti e in grado di dare grande enfasi a ogni azione. Sul lato di bug e glitch non abbiamo riscontrato nulla di particolarmente deleterio tranne per un unico crash del gioco nelle prime ore o l’audio che in un’occasione è venuto a mancare, mentre in un’altra ha finito per ripetere uno stesso suono fino alla fine della missione.

Nel complesso Godfall risulta essere un gioco godibile ma che avrebbe potuto dare molto di più, con alcuni piccoli accorgimenti che avrebbero reso il combat system vicino alla perfezione (oltre che unico come è già), o magari una campagna principale più viva lasciando meno l’idea che si tratti più di una boss-rush. Purtroppo infatti l’eccessiva ripetitività delle missioni, sia nella campagna che nella fase successiva di gioco, lo rende poco adatto all’utilizzo per molte ore (portandovi anche solo l’esempio di una campagna che, anche se in sole sei ore, finisce per costringerci a ripetere più di una missione). Considerando che il gioco sembra poter (o voler) lasciare spazio ad altro speriamo che il tutto venga rimpinguato ed espanso quanto prima con nuovi contenuti e possibilità offerte, da una personalizzazione dettagliata fino a nuovi scontri, missioni e possibilmente meccaniche per incentivare l’approfondimento dell’endgame.

Per chi ha dimestichezza col mondo del gioco di ruolo, sentir parlare dell’universo narrativo legato a Werewolf – The Apocalypse, ovvero il World of Darkness, conosciuto da noi come Mondo di Tenebra, non è certo una novità. Per chi invece non l’avesse, permettetemi una piccola digressione a riguardo: quest’ambientazione raccoglie al suo interno molteplici titoli che richiamano il soprannaturale nella sua accezione più tetra ed oscura, essi sono infatti Vampiri, Maghi, Wraith, Changeling, Hunter, Mummy, Demon e Licantropi (o Lupi mannari secondo la nuova edizione).

Questo lungo ed estenuante elenco è voluto, in quanto rende chiaro e rimarca il fatto che ogni singola creatura che abita gli incubi di noi comuni mortali ha il suo posto all’interno di questa linea editoriale inaugurata nel lontano 1991 con Vampiri: la masquerade; ma oggi ci concentreremo in particolare sull’ultimo gioco da me citato, poiché infatti la sua prima edizione del 1992, Licantropi: l’apocalisse (Werewolf: The Apocalypse in originale), ha ottenuto quest’autunno (il 13 ottobre 2020) una trasposizione videoludica. Si tratta di Werewolf: The Apocalypse – Heart of the Forest, avventura testuale sviluppata per Linux, Mac e PC (via Steam) dalla software house indipendente polacca Different Tales ed edito grazie all’aiuto di Walkabout. Il loro lavoro è quasi reverenziale nel suo essere estremamente fedele ai toni ed alle dinamiche dell’opera originale seppur modificandone alcuni aspetti, rivelandosi come un titolo valido, tanto più se si tiene in conto della natura indipendente del progetto, seppur semplice ed appartenente ad un genere decisamente di nicchia; lasciate che vi illustriamo di seguito il perché.

Alla ricerca del proprio perché

Parlare del comparto narrativo di Werewolf: The Apocalypse – Heart of the Forest sarebbe impossibile per via delle innumerevoli pieghe che fin dall’inizio diversificano il percorso di ciascun giocatore, nonché un evidentissimo modo per rovinarvi l’esperienza di gioco stessa, in quanto starà a voi scegliere come interpretare la protagonista, Maia Boroditch, sancendone il percorso e conducendola verso uno dei cinque finali possibili del titolo in un modo del tutto diverso da individuo ad individuo. Unica cosa di cui possiamio tranquillamente parlare è, di conseguenza, il suo incipit: Maia è una studentessa americana giunta in Polonia sia per studiare medicina, sia per indagare le sue origini. L’enigmatico nonno paterno della protagonista proverrebbe da lì infatti, ma l’allontanamento forzato da parte della madre da quel ramo della famiglia ha precluso a Maia ogni tipo di conoscenza più approfondita a riguardo.

Werewolf the apocalypse

Ma qualcosa di primordiale e ben radicato nelle profondità più recondite dello spirito della studentessa la spinge ad indagare in profondità sul passato della propria famiglia, infrangendo quell’indicibile tabù. Insieme alla sua compagna di studi norvegese, Anya, parte quindi alla volta del villaggio nativo del nonno, Bialowieza, situato nei pressi di una tra le più grandi ed antiche foreste di tutta l’Europa, nonché Parco Nazionale Puszcza Bialowieska. Ma l’arrivo è decisamente più turbolento del previsto, in quanto nel villaggio sono in atto una serie di proteste contro il disboscamento illegale della stessa foresta, e Maia si ritroverà nel bel mezzo di qualcosa di ben più antico e complesso di quanto possa sembrare ad un rapido sguardo.

Werewolf: The Apocalypse – Heart of the Forest ha dinamiche di gioco semplici ed essenziali, fornendo al giocatore la sola possibilità di scegliere tra le diverse opzioni offerte di fronte alle molteplici situazioni che gli si presenteranno. Una classicissima avventura testuale che ricalca il loro precedente e riuscito progetto, Wanderlust, pur presentando un game design ben più ricco e strutturato. Per affrontare le molteplici peripezie avremo a disposizione tre caratteristiche presenti anche nel corrispettivo cartaceo, Furia, Volontà e Salute, e la nuova Valutazione della Personalità suddivisa rispettivamente in Coraggio, Ispirazione, Analisi, Spiritualità e Astuzia, cosa che va a modificare per ovvie ragioni di game design, già così ben sviluppato ed articolato, agli Attributi ed alle Abilità.

Inutile dire che le scelte aumenteranno le nostre caratteristiche e influiranno sulle Relazioni con gli altri personaggi, palesandoci scelte e strade che non avremmo potuto percorrere altrimenti, fino a condurci ad alcune nuove citazioni dell’opera primeva che non posso citare senza evitare di fare spiacevoli spoiler a riguardo. Maia è una pagina bianca da costruire e plasmare a seconda della piena volontà del giocatore, cosa decisamente fantastica per ogni giocatore di ruolo, in particolare per coloro che arrivano diretti dal gdr in questione, ma è indubbiamente un titolo che faticherebbe a convincere una buona fetta di pubblico sia per i ritmi narrativi, sia per le dinamiche di gameplay semplici che però nascondono un lavoro di game design decisamente buono e da parte dei ragazzi di Different Tales.

Werewolf the apocalypse

Macabramente pittorico e suggestivo

Un punto di forza di Werewolf: The Apocalypse – Heart of the Forest sta nel suo comparto artistico che rende appieno i momenti della sua narrazione, passando da momenti di puro idillio naturalistico a tetre e disturbanti scene sanguionolente. Ciò è possibile grazie ad un buon comparto grafico dallo stile pienamente pittorico e semplice; esso riesce a passare da schermate piacevolmente rilassanti ad altre caotiche, confusionarie e raccapriccianti in grado di richiamare alcune tematiche prettamente lovecraftiane seppur da esse totalmente separato. Anche il suo comparto sonoro si sposa bene all’atmosfera che si va a delineare all’interno del titolo, anche se non brilla in confronto al suo compare e tende a stuccare a causa della sua eccessiva ripetitività.

Werewolf the apocalypse

Conclusioni

Werewolf: The Apocalypse – Heart of the Forest è una buona trasposizione videoludica di un gdr cartaceo, ma che purtroppo potrebbe non risultare un buon titolo per chi non proviene dall’ambiente in questione. Il suo genere d’appartenenza ha ritmi e dinamiche che si sposano bene con le richieste di ben pochi giocatori, quelli che cercano belle storie da poter vivere e plasmare come meglio credono senza tenere troppo da conto le dinamiche di gameplay; a questo oltretutto si aggiunge che il titolo non è stato localizzato in lingua italiana, il che rende il tutto un po’ più complesso in quanto sono presenti numerosi vocaboli particolari e di difficile comprensione per chi d’inglese se ne intende poco. Data la natura del titolo questo potrebbe essere un ostacolo, ma se ciò non dovesse esserlo e siete appassionati dell’interpretazione ruolistica, della natura e della narrativa, non lasciatevi assolutamente scappare Werewolf: The Apocalypse – Heart of the Forest.

Dopo Nekros e Oberon due Warframe riemergono dal Prime Vault, parliamo di Mirage Prime e Banshee Prime e delle loro armi e accessori unici, ovvero la sentinella Helios Prime, le pistole Akbolto Prime e Euphona Prime e, infine, i Kogake Prime. Il tutto ritorna a essere disponibile nel gioco a partire da Martedì 15 Dicembre grazie alle reliquie per ottenere tutti i pezzi dei Warframe e armi, ma anche con dei nuovi pacchetti dello store che vi daranno accesso a tutti i contenuti, accessori inclusi!

Sia Banshee che Mirage presentano diversi punti in comune legati non soltanto alle capacità di sopravvivenza ma anche alle doti offensive. Molti infatti associano la capacità di sopravvivenza di un Warframe ai parametri numerici della salute e armatura spesso però tralasciando le loro doti innate che, se sfruttate adeguatamente, possono fare davvero la differenza. Partiamo innanzitutto dai contenuti legati a Banshee Prime, un Warframe che potrebbe essere facilmente sottovalutato ma che proprio grazie alle sue abilità uniche (due in particolare) riesce a resistere anche contro nemici di livello molto alto andando anche ad aumentarne il danno subito. Abbiamo infatti:

  • Passiva: silenzia le armi equipaggiate in modo tale che i nemici non sentano i colpi sparati.
  • Sonic Boom: emette un’onda sonica che spinge con forza i nemici nel suo cono d’azione.
  • Sonar: utilizzando l’eco-localizzazione, Banshee individua tutti i nemici nel raggio di azione ed espone i loro punti deboli.
  • Silence: circonda Banshee con un’aura che stordisce i nemici e limita la loro risposta e percezione degli attacchi.
  • Sound Quake: crea un vero e proprio terremoto convogliando le onde acustiche nel terreno.

Le due abilità più importanti nella build che potete vedere qui di seguito sono senz’ombra di dubbio Sonar e Silence, una perfetta combinazione di “spada e scudo” che permettono a Banshee di adattarsi a quasi ogni situazione. Il moltiplicatore di danno che deriva dall’uso di Sonar colpendo i punti deboli dei nemici permette di eliminare anche gli avversari di livello più alto in pochissimi colpi e, al contempo, Silence andrà a rendere inoffensivi i nemici. Per sfruttare al meglio queste due abilità bisognerà focalizzarsi principalmente sulla durata, portata, ma anche potenza abilità per migliorare il moltiplicatore di danno della seconda abilità. Risulta poi indispensabile l’uso di Resonance, augment che rende pressochè infinita la durata di Sonar e, nel caso vogliate aumentare ulteriormente il danno potrete usare l’augment Sonic Fracture (al posto di Resonance) che rende Sonic Boom capace di sottrarre una parte di armatura del nemico, o in alternativa sostituire la prima con Shooting Gallery di Mesa per inceppare le armi dei nemici e aumentare una percentuale di danno come nel nostro caso (o persino fare entrambe le cose eliminando Sound Quake).

banshee mirage

Gli oggetti distintivi legati a Banshee Prime sono l’Helios Prime e l’Euphona Prime; nel primo caso parliamo di uno dei droni più utili del gioco grazie al suo precetto che gli permette di scansionare oggetti e nemici utilizzando gli scanner Codex (ma anche grazie alla sua potente arma, il Deconstructor Prime, un lancia glaive ad effetto). Questo innanzitutto per sbloccare tutti i dettagli di lore legati a Warframe, alle varie fazioni presenti in gioco, nemici, personaggi e così via. In secondo luogo lo scannerizzare nemici vi permetterà di sbloccarli per l’utilizzo nel Simulacrum, luogo in cui potrete testare tutte le vostre build di armi e Warframe. Il Deconstructor va utilizzato sfruttando le sue alte capacità di danno e di infliggere status, mentre invece l’Helios non richiede particolari Build; al contrario la pistola chiamata Euphona Prime è un’arma basata totalmente sulla probabilità critico e sugli altissimi numeri di danno che è in grado di raggiungere:

Passando invece a Mirage Prime ci troveremo di fronte a un Warframe che, come già anticipato, presenta alcune analogie con Banshee legate ai danni che può infliggere e alle capacità uniche di sopravvivenza. Se Banshee risulta ottima nello stordire i nemici, Mirage eccelle nello schivare i colpi degli avversari grazie ad una combinazione di due delle sue abilità; le stesse abilità costituiscono inoltre la base del danno maggiorato che può infliggere. Eccovi qui di seguito una descrizione dettagliate di tutte le sue abilità:

  • Passiva: Mirage eccelle nel parkour, infatti le sue scivolate durano l’85% del tempo in più e le manovre di movimento sono il 50% più veloci.
  • Hall of Mirrors: crea fino a quattro copie di se stessa per confondere e distrarre i nemici; le copie sono in grado anche di attaccare ma infliggendo una percentuale di danno più bassa della vera Mirage.
  • Sleight of Hand: trasforma gli oggetti vicini in trappole che attirano i nemici e, se al buio creano un’esplosione radiale che acceca tutti nei paraggi, mentre alla luce crea vere e proprie bombe.
  • Eclipse: quando si trova esposta alla luce Mirage infligge danni aumentati, quando si trova all’ombra aumenta la sua evasività.
  • Prism: lancia un prisma che riflette raggi di luce in tutte le direzioni danneggiando i nemici; attiva nuovamente per farlo esplodere e colpire tutti gli ostili nel raggio d’azione.

Risulta dunque particolarmente chiara l’importanza di Hall of Mirrors e di Eclipse e, di conseguenza, la potenza abilità e durata come parametri essenziali. In questo però dobbiamo sempre considerare che, per quanto i valori di danno ed elusione di Eclipse siano davvero molto alti, non si tratta di un’abilità che ci permette di scegliere quale valore utilizzare (cambiando di volta in volta a seconda della nostra posizione rispetto all’illuminazione del gioco). Ciononostante già solo Hall of Mirrors riesce a compensare egregiamente non lasciandoci mai del tutto privi di danno extra o di probabilità aggiuntive di evitare i colpi dei nemici, pertanto, luce a parte, nel complesso non avremo quasi mai di che lamentarci.

A questo punto bisogna considerare quanto vorrete fare affidamento sulla sola Eclipse per il danno, oppure se vorrete aggiungere una buona percentuale di danno extra anche su Hall of Mirrors grazie all’augment Hall of Malevolence (che aumenta il danno delle copie per ogni nemico sconfitto), ma anche quante Forma vorrete investire su Mirage. Detto ciò eccovi le due build che vi consigliamo aggiungendo anche che potreste considerare di utilizzare anche qui l’Helminth per aggiungere un’abilità di resistenza al posto di Sleight of Hand:

Concludiamo con le ultime due armi legate a Mirage Prime, ovvero le Akbolto Prime e i Kogake Prime; nel primo caso parliamo di una coppia di pistole con statistiche abbastanza ibride tra lo status e il critico, mentre nel secondo di un’arma da sparring costituita da una coppia di tirapugni e di calzari principalmente studiate per lo status. Nient’altro di particolare da aggiungere se non che si potrebbe anche considerare l’idea di sfruttare quel 16% di critico nei Kogake, ma che comunque l’utilizzo di questa statistica è comunque limitato da un moltiplicatore critico abbastanza basso. Per questa ragione abbiamo preferito focalizzarci soprattutto sullo status, andando inoltre ad aumentare la portata dato che questo tipo di armi corpo a corpo presenta una portata di base che supera di poco il metro.

Tutti gli oggetti riportati sinora, incluse Mirage e Banshee Prime, possono essere ora ottenute in gioco per un periodo di tempo limitato attraverso le relative reliquie che vi permetteranno di trovarne i singoli componenti; pertanto se non avete ancora questi oggetti affrettatevi prima che il Vault si chiuda! In alternativa potrete anche acquistare questi Warframe e le loro armi ottenendo anche accesso ai loro accessori esclusivi (oltre che pack di platini) tramite i diversi pacchetti aggiunti negli store di ogni piattaforma. Questi variano dalla versione completa di tutto fino ai singoli accessori di Mirage o di Banshee, incluse delle Syandana esclusive e parti di armatura uniche:

Pacchetto doppio Mirage e Banshee Prime

  • 1200 Platini.
  • Banshee Prime e Mirage Prime.
  • Euphona Prime.
  • Kogake Prime.
  • Akbolto Prime.
  • Helios Prime.
  • Deconstructor Prime.
  • Capella Prime Syandana.
  • Abbera Prime Syandana.
  • Armatura Atavist Prime.
  • Accessori sentinella Ictus Prime.
  • Glifi Banshee Prime e Mirage Prime.
banshee mirage

Pacchetto Banshee Prime

  • 400 Platini.
  • Banshee Prime.
  • Euphona Prime.
  • Helios Prime.
  • Deconstructor Prime.
  • Capella Prime Syandana.
  • Accessori sentinella Ictus Prime.
  • Glifi Banshee Prime.
mirage banshee

Pacchetto Mirage Prime

  • 400 Platini.
  • Mirage Prime.
  • Kogake Prime.
  • Akbolto Prime.
  • Abbera Prime Syandana.
  • Armatura Atavist Prime.
  • Glifi Mirage Prime.
mirage banshee

Pacchetto accessori Banshee Prime

  • 200 Platini.
  • Capella Prime Syandana.
  • Accessori sentinella Ictus Prime.
mirage banshee

Pacchetto accessori Mirage Prime

  • 200 Platini.
  • Abbera Prime Syandana.
  • Armatura Atavist Prime.
mirage banshee

Dopo la recente uscita del nuovo Cyberpunk 2077 compare un inaspettato crossover con Death Stranding con numerose novità nell’ultimo titolo di Hideo Kojima. Questo probabilmente come parte di un accordo nato tra i due sviluppatori che ha visto Hideo Kojima in persona fare la sua comparsa nell’ultimo titolo di CD Projekt RED con una sorta di cameo. In questo caso però parliamo di un vero e proprio evento che andrà ad unire questi due mondi, in esclusiva per gli utenti PC, permettendo ai giocatori di intraprendere nuove missioni e ottenere nuovi oggetti unici.

death stranding cyberpunk

Ci sarà infatti la partecipazione di diversi personaggi e della lore dal mondo di Cyberpunk 2077, nella versione di gioco 1.05 di Death Stranding, ma anche:

  • Moto a tre ruote a tema Cyberpunk 2077;
  • “Braccio Johnny” realizzato sul modello del braccio robotico di Johnny Silverhand, che può essere equipaggiato ed utilizzato in game; 
  • Nuovi ologrammi, tra cui l’ologramma di un veicolo volante “Trauma Team” per alcune costruzioni;
  • Svariati oggetti estetici, tra cui gli occhiali di Johnny Silverhand.

In aggiunta questo crossover introduce anche una nuova funzione di Hacking che permette a Sam Bridges di mirare ai macchinari nemici e applicare effetti di stato negativi. I giocatori possono ora bloccare l’attivazione dei sensori dei Muli per un periodo di tempo limitato, stordire gli Odradeks nemici e anche mandare in cortocircuito l’elettronica dei veicoli dei Muli, per bloccarne i movimenti. In conclusione, per celebrare questo nuovo evento, Death Stranding sarà acquistabile con uno sconto del 50% su PC (tramite Humble Bundle, Steam e Epic Store).


Immortals Fenyx Rising é una nuova IP creata da Ubisoft e pubblicata il 3 Dicembre per PlayStation 4, PlayStation 5, Xbox One, Xbox Series X, PC e Nintendo Switch. Si tratta di un titolo nato grazie a evidenti influenze esterne, ma anche interne al mondo stesso di Ubisoft; considerato ciò riuscirà a distinguersi dal resto dei giochi e soprattutto ad affermare la propria identità? Scopriamolo in questa recensione.

Trama 

Le vicende narrate ci permetteranno di vestire i panni di Fenyx, un eroe (o eroina considerando che saranno presenti diverse opzioni di personalizzazione) giunto su una misteriosa isola in seguito a un naufragio. Per la precisione all’inizio della nostra avventura non saremo nulla di più che dei semplici porta-scudo in viaggio con il nostro eroico fratello Ligirone e la sua ciurma. Noteremo ben presto di essere gli unici superstiti, e che tutti i membri del nostro equipaggio, così come gli abitanti del posto, sono stati tramutati in pietra. L’ultima ruota del carro si ritroverà così a esplorare l’isola, incontrare diverse divinità del mondo greco, ma anche e soprattutto recuperare diversi manufatti e oggetti mitologici di diversi eroi e dei per aiutarla nel suo compito: riportare tutti alla normalità

Qualcosa di più profetico e ben più in alto di noi ci farà però scoprire che il nostro compito è molto più importante di quello che possiamo immaginare. L’intera vicenda ci viene infatti narrata principalmente, oltre che dai protagonisti diretti e personaggi secondari che incontreremo, in maniera indiretta da Prometeo, il quale si ritrova a spiegare il tutto a Zeus. Quest’ultimo cerca un modo per sconfiggere Tifone, un potente gigante che ha già combattuto in precedenza contro gli dei ma senza successo; questa volta però minaccia non soltanto di eliminare l’intero Olimpo, ma anche distruggere il genere umano. C’è dunque bisogno di un vero eroe, e soltanto Prometeo (nonostante la triste sorte che si ritrova ad affrontare dopo aver portato il fuoco all’uomo) può dare a Zeus una visione generale delle cose grazie al dono della Profezia.

La trama di Immortals Fenyx Rising riesce dunque senza dubbio a intrattenere sia grazie all’ottima narrazione portata avanti su più livelli, ma anche mettendo in campo diversi personaggi realizzati e caratterizzati in modo eccellente. Il tutto si focalizza però principalmente su un particolare: l’uso sfrenato di battute e siparietti sia tra Zeus e Prometeo che tra Fenyx e i diversi personaggi incontrati. L’umorismo è infatti parte integrante di tutto, e come tale è stato pensato per tutti passando da battute più o meno infantili a (seconda dei punti di vista), fino a giochi di parole e doppi senso a sfondo sessuale. Questo costante accompagnamento contribuisce sia all’intrattenimento generale (strappandoci molto spesso un sorriso), ma anche a dare un’identità unica a questo nuovo titolo. Non mancheranno, infine, alcuni colpi di scena per dare enfasi al tutto e aggiungere quel qualcosa in più.

immortals fenyx rising

Gameplay

Cominciamo innanzitutto con il dire che Immortals Fenyx Rising prende indubbiamente a piene mani diverse meccaniche da titoli di vario genere, creando così un vero e proprio pot-pourri, ma estremamente ben riuscito. Potremmo attribuire una parte di queste meccaniche a quanto visto negli ultimi anni nella serie di Assassin’s Creed (come in Valhalla), specialmente a livello di combattimento. Questo è infatti composto da combo di attacchi leggeri e pesanti, con questi ultimi in grado di riempire la cosiddetta barra di stordimento dei nostri nemici fino a renderli temporaneamente inermi. In aggiunta abbiamo schivate e patate, con la schivata perfetta che andrà a rallentare temporaneamente intorno a noi e le parate in grado di aumentare considerevolmente lo stordimento dei nemici e persino rispedire i proiettili lanciati al mittente.

L’altra parte essenziale del gameplay, e forse la più importante, è rappresentata dall’esplorazione del mondo di gioco (cosa che viene limitata dalla nostra stamina). In questa troviamo molte similitudini con altri titoli Ubisoft, con imponenti statue che, una volta scalate, ci permettono di rivelare l’intera area attorno a noi. Qui abbiamo però anche diverse sfide che metteranno alla prova il nostro ingegno, le nostre capacità di movimento o persino le abilità in combattimento. Parliamo infatti delle cosiddette sfide costellazione, sfide di Ermes, sfide affresco e soprattutto le Cripte del Tartaro. Mentre nelle prime sfide citate le meccaniche si manterranno più o meno simili, con sfere da raccogliere al completamento di alcuni enigmi per creare delle costellazioni, percorsi da completare entro un tempo limite o puzzle con blocchi mobili da posizionare nel corretto ordine, le Cripte saranno il vero pezzo forte.

immortals fenyx rising

Un po’ come nei sacrari visti in Zelda Breath of The Wild, le Cripte del Tartaro rappresentano delle sfide più o meno complesse che metteranno alla prova tutte le nostre capacità. In alcune potremo trovarci ad affrontare gruppi di nemici o dei boss unici, in altre superare veri e propri percorsi a ostacoli, in altre ancora sarà necessario aguzzare l’ingegno per proseguire (ad esempio spostando blocchi di peso diverso o sfruttando la freccia controllabile a distanza); potremo persino trovarci ad affrontare alcune meccaniche uniche. Le Cripte potranno essere identificate da un livello di difficoltà che varierà da 1 a 3, e alcune di queste (come quelle legate alle quattro divinità che incontreremo) saranno più lunghe di altre. La particolarità è che tutte queste aree saranno ben differenziate tra loro in termini di soluzione, annullando qualsiasi tipo di noia da ripetitività e soprattutto invogliandoci a completarle tutte al 100%.

Completare le Cripte, o qualsiasi altro punto di interesse dalla vasta mappa di gioco di Immortals Fenyx Rising, ci permetterà di ottenere una serie di risorse essenziali a potenziare il nostro personaggio. Avremo così l’ambrosia per migliorare la nostra salute massima, i fulmini di Zeus per incrementare la resistenza, le monete di Caronte per sbloccare nuovi attacchi o abilità (alcune delle quali essenziali per risolvere determinati enigmi), cristalli di vario genere per potenziare la nostra attrezzatura, frutti e funghi per creare pozioni e Ambra per potenziarle. Potenziando al massimo queste caratteristiche sbloccheremo la possibilità di investire altre risorse nell’ottenimento dei cosiddetti livelli prestigio così da migliorare il nostro personaggio anche in un’eventuale nuova partita +.

immortals fenyx rising

Un’altra ricompensa che potremo ottenere da alcuni forzieri è costituita dai diversi tipi di equipaggiamento. Il gioco comprende, infatti, un gran numero di copricapi e armature, archi, spade e asce (rispettivamente per attacchi leggeri e pesanti) tutti caratterizzati da una propria estetica e soprattutto effetti unici; nell’ambito, poi, dello stesso tipo di equipaggiamento troviamo diverse colorazioni disponibili (sempre da ricercare nei forzieri disseminati per il mondo di gioco). L’alto livello di personalizzazione si estende anche a diversi tipi di ali di Icaro, oggetto che otterremo nei primi momenti di gioco e utile per raggiungere punti sopraelevati e planare, cavalcature di diversa rarità e che dovremo domare prima di poterle sfruttare liberamente e infine aspetti di Fosforo, un compagno che ci aiuterà dopo aver completato la relativa missione e che avrà anche alcuni bonus passivi oltre che estetici.

Avremo infine le cosiddette Benedizioni degli Dei, ovvero alcuni bonus unici che riceveremo dalle quattro divinità che dovremo aiutare per completare la campagna principale e che aggiungono al gameplay più di quanto ci si potrebbe aspettare. Tutti gli elementi descritti fino a questo momento riescono perfettamente a incastonarsi tra loro e a funzionare all’unisono per creare un titolo che, nonostante finisca per mettere insieme meccaniche da più giochi non portando grosse novità dal punto di vista del gameplay, sa divertire fino all’ultimo minuto di gioco. Questo portandoci anche a cercare tutte le bossfight e nemici unici (come gli spettri dei quattro eroi più famosi della Grecia), con una discreta varietà nella loro tipologia (anche se non eccezionale) ed esplorare ogni angolo della vasta mappa di gioco, scalando ogni montagna, recuperando ogni oggetto e completando tutti gli incarichi e missioni secondarie (alcune delle quali segrete).

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Longevità

Immortals Fenyx Rising presenta una durata complessiva della campagna principale di buon livello, essendo necessarie circa 12 ore per completarla interamente. Al contempo però, ribadendo quanto detto poc’anzi, bisogna tenere in considerazione anche tutto quello che gli sviluppatori hanno voluto inserire nel gioco e, di conseguenza, a quanto decideremo di dedicarci a tutte le attività secondarie. In ogni caso non parliamo certamente di un quantitativo di ore particolarmente alto, ma comunque sufficiente a triplicare il tempo necessario per raggiungere l’epilogo. Nel nostro caso, infatti, in circa 36 ore siamo riusciti a completare il gioco in ogni suo aspetto recuperando anche il trofeo di platino. In aggiunta troviamo delle missioni giornaliere e la possibilità di intraprendere una nuova partita + andando a recuperare nuove risorse per potenziarci ulteriormente, ma purtroppo si tratta di una cosa fine a se stessa (non ci sono, almeno per il momento, ricompense uniche).

immortals fenyx rising

Comparto Tecnico

Da un punto di vista visivo e grafico Immortals Fenyx Rising si attesta indubbiamente su ottimi livelli; di base abbiamo uno stile grafico molto “cartoonoso” sfruttando un ottimo cel-shading e una palette cromatica satura (il tutto in maniera molto simile a quanto visto nell’ultimo Zelda). Abbiamo poi ottime texture senza grosse o evidenti imperfezioni, ma soprattutto il gioco riesce a dare il meglio di se nelle illuminazioni e negli effetti, particellari inclusi, regalando molto spesso scenari appaganti che potremo mettere a frutto utilizzando la modalità foto inclusa. Inoltre il design delle creature e dei mostri che dovremo affrontare risulta essere ottimo, nonostante la non troppo ampia varietà che nella maggior parte dei casi si limita a semplici cambi di colore, ma anche quello relativo al mondo di gioco che spazia da aride terre flagellate dalla guerra fino a boschi ricchi di vegetazione o un’area montuosa coperta dal freddo e dalla neve (con un totale di sei “biomi”).

Qualche piccolo alto e basso, invece, dal punto di vista del sonoro; principalmente da segnalare alcuni doppiaggi in lingua italiana non perfettamente all’altezza di altri, ma comunque non particolarmente penalizzanti l’esperienza. Molto belle le musiche e gli effetti sonori che contribuiscono senza dubbio a farci immergere nel nuovo mondo creato da questa IP. Infine, incredibilmente, praticamente nulla da segnalare dal punto di vista di bug o difetti tecnici; abbiamo avuto modo di giocare il titolo su PlayStation 5 e non abbiamo riscontrato alcun calo nel framerate (fisso a 60 in modalità performance o a 30 in modalità qualità con 4K attivo, rispetto ai 30 fps su console della vecchia generazione) o crash e bug, eccezion fatta per un’unica circostanza in cui il gioco non ha caricato alcuni oggetti legati alla missione principale in una zona (per la quale è stato sufficiente ricaricare l’area).

immortals fenyx rising

In conclusione ci siamo trovati a un prodotto inaspettatamente interessante e valido, una nuova IP che riesce a farsi valere e ad affermarsi nonostante le similitudini con altri titoli. Una trama semplice ma abbastanza longeva e portata avanti con umorismo, citazioni e colpi di scena, un gameplay molto valido e divertente, soprattutto considerato l’impegno messo nella creazione di enigmi sempre nuovi e diversi per rendere ogni sfida e ogni Cripta unica. Un titolo che sa divertire e coinvolgere non soltanto per la durata della campagna principale, ma che vi porterà all’esplorazione per completare il tutto nella sua interezza e svelare qualche piccolo segreto nascosto. Indubbiamente con questo gioco Ubisoft ci dimostra ancora una volta la sua celebre esperienza nel creare degli ottimi open world conferendogli molti elementi unici e distintivi rispetto ad altre serie, nonostante alcune meccaniche rese ormai comuni.

Chronos: Before the Ashes è un nuovo titolo sviluppato da THQ Nordic e Gunfire Games e pubblicato per PlayStation 4, Xbox One, PC, Nintendo Switch e Google Stadia il 1 Dicembre. Si tratta del prequel di un validissimo titolo in stile “souls-like” e rilasciato lo scorso anno, ovvero Remnant: From the Ashes, dal quale questo nuovo gioco trae soprattutto la lore che costituiva il mondo di gioco e gli elementi da RPG. Il risultato è un titolo con meccaniche uniche (un po’ come avveniva per la casualità di nemici, bossfight e alcune aree in Remnant) in grado di renderlo estremamente valido e appetibile per tutti i tipi di giocatore.

Trama

Un po’ come avveniva nel caso di Remnant: From the Ashes, anche questo nuovo Chronos: Before the Ashes non presenta una trama vera e propria narrata tramite personaggi o un narratore esterno, ma piuttosto una lore ricca e dettagliata che va a costituire la base del sequel pubblicato lo scorso anno. Le uniche cose che ci verranno fornite all’inizio del gioco saranno infatti un piccolo incipit narrativo che ci vede sopravvissuti a una catastrofe che ha costretto l’umanità ad abbandonare le città e rifugiarsi in luoghi sicuri sparsi per la Terra, ma anche un importante compito: eliminare il Drago che ha causato tutto ciò. Chi ha già avuto modo di giocare a Remnant potrà riconoscere rapidamente molti degli elementi narrativi che ci verranno presentati, mentre gli altri potranno comunque apprezzare e scoprire questi dettagli, ma purtroppo non con la stessa completezza d’insieme.

Non mancheranno poi altri nuovi dettagli sulla lore del mondo di gioco strettamente connessa a questo capitolo. Potremo scoprire tutto ciò tramite una serie di note scritte o presenti su vecchi terminali e disseminate nei diversi mondi di gioco. Avremo infatti la possibilità, anche in questo caso, di visitare mondi alternativi anche se questi saranno praticamente una parte di quelli presenti in Remnant. Torneremo così ad esplorare (o lo faremo per la prima volta nel caso in cui questo sia il nostro primo approccio alla serie) zone come il Labyrinth o il reame di Yaesha trovando nuove storie e affrontando ogni creatura che ci sbarrerà la strada. Nel complesso abbiamo dunque sì delle storie interessanti e una lore avvincente, ma il tutto riceve valore soprattutto per chi ha avuto modo di giocare a Remnant: From The Ashes appassionandosi ai suoi retroscena.

chronos before the ashes

Gameplay

Di base questo nuovo Chronos: Before the Ashes risulta essere un action rpg che vuole distinguersi dal resto del genere principalmente grazie a un’interessante meccanica. Parliamo infatti dell’invecchiamento del nostro personaggio in seguito a ogni nostra morte; l’avventura avrà infatti inizio nel momento in cui avremo compiuto 18 anni, e da questo momento ogni morte ci farà guadagnare un anno di età. I risvolti di ciò non saranno unicamente relativi al semplice fattore estetico (potendo notare i progressivi segni dell’invecchiamento sul nostro volto) o all’eventuale conclusione del nostro viaggio a causa di un decesso definitivo per cause naturali, ma avrà anche degli effetti diretti sul gameplay. Il tutto integra come mai prima d’ora l’idea di “cadere per rialzarsi più forti di prima” in un videogioco, non limitando questo alla semplice abitudine data dal ripetere uno scontro più volte.

Il primo effetto tangibile sarà legato allo sblocco dei cosiddetti Talenti, ovvero dei bonus passivi derivanti dall’esperienza maturata nei combattimenti. Ogni 10 anni di età, a partire dai 20 anni fino agli 80, avremo la possibilità di scegliere tra uno di tre talenti che ci verranno proposti andando ovviamente a prediligere quello che più si adatta al nostro stile di gioco. Alcuni di questi ci permetteranno di aumentare il danno inflitto, aumentare la finestra di invincibilità data da una schivata, facilitare le parate e così via; il tutto finirà per variare (e migliorare) il gameplay in un modo che non ci saremmo aspettati di vedere. Ogni cosa potrà essere, infatti, resa molto più fluida ed efficiente, facendo in modo tale da rendere palese ed evidente quanto l’esperienza maturata ci abbia reso più forti. Purtroppo però morire non sarà molto facile (a eccezione di alcune situazioni in cui potremmo dover morire per capire delle meccaniche) considerando i danni che i nemici infliggeranno, che probabilmente sarebbe stato meglio incrementare.

chronos before the ashes

L’altro effetto dato dall’invecchiamento sarà strettamente collegato alla meccanica più classica di qualsiasi RPG, ovvero l’aumento di livello. Ogni nemico sconfitto ci permetterà di guadagnare un quantitativo più o meno alto di esperienza, la quale ci permetterà di volta in volta di salire di livello. Con questo non ci riferiamo a quanto potremmo vedere in un souls-like, con punti da accumulare e poi “mettere al sicuro” nei checkpoint, ma piuttosto di un vero e proprio ottenimento progressivo di esperienza che non potrà essere persa (non avremo nulla da recuperare dopo ogni decesso). Ogni livello guadagnato ci permetterà poi di ottenere quattro punti da spendere liberamente per migliorare le quattro caratteristiche, ovvero la Forza, Agilità, Arcano e Vitalità, e sarà proprio qui che entrerà in gioco la meccanica dell’invecchiamento.

Nel corso dei nostri primi decenni ci sarà più semplice migliorare la forza, agilità e vitalità (richiedendo ciascuno un punto per poter essere migliorata), mentre sarà più complesso potenziare le nostre capacità arcane (richiedendo inizialmente ben tre punti per ogni livello). Questo andrà poi progressivamente a invertirsi tanto più invecchieremo, rendendo ovviamente più complesso migliorare forza e agilità nella vecchiaia, ma più semplice “accumulare saggezza”. Forza e agilità aumenteranno i danni inflitti con determinate tipologie di armi (essendo presenti armi che scalano in maniera più o meno efficiente sull’una o l’altra), oltre ad aumentare la difesa e l’abilità nella schivata, l’Arcano invece andrà a potenziare gli effetti di alcuni particolari oggetti chiamati Pietre del Drago e, infine, la vitalità aumenterà la nostra salute massima.

Le Pietre del Drago sono potenti manufatti in grado di farci attivare temporaneamente alcune abilità dopo aver riempito un’apposita barra che andrà a riempirsi con ogni colpo inflitto, nemico sconfitto, schivata perfetta e parata eseguita. I poteri che questi oggetti saranno in grado di sprigionare varieranno dal semplice aumento del danno a renderci temporaneamente immuni ai colpi, stordire i nemici nei paraggi o, infine, assorbire vita con ogni colpo inflitto. All’inizio del gioco potremo però utilizzarne soltanto una, le altre andranno trovate esplorando accuratamente le varie aree di gioco andando anche a caccia di muri illusori (non così nascosti). In maniera analoga dovremo trovare i Cuori di Drago, la nostra fonte principale di cura che si ricaricherà solo dopo la nostra morte, non aspettatevi dunque di ricaricarle ai checkpoint come fossero fiaschette Estus!

L’esplorazione è un parametro sul quale gli sviluppatori hanno voluto puntare davvero molto, e non soltanto come modo per trovare gli utili oggetti consumabili appena descritti o nuove armi e scudi che potranno essere più o meno ben nascosti. Questo risulta essere infatti un elemento assolutamente necessario per superare determinate zone, costringendoci così a cercare attentamente oggetti, indizi o percorsi essenziali all’avanzamento. Tutto ciò viene poi avvalorato ulteriormente dalla presenza di alcuni enigmi ambientali o anche dal semplice comprendere quale oggetto utilizzare e a quale scopo, rendendo l’esplorazione in Chronos: Before the Ashes una delle più soddisfacenti che potrete incontrare. Purtroppo, considerando che non si tratta di un gioco particolarmente vasto, le aree non saranno molto ampie, così come i boss da affrontare non particolarmente numerosi e soprattutto con moveset davvero troppo semplici.

chronos before the ashes

Longevità

Quanto appena detto sulla povertà di contenuti è comunque un fattore abbastanza relativo; se paragoniamo Chronos: Before the Ashes ad un Dark Souls indubbiamente non avremo la stessa mole di contenuti, ma va sottolineato che il primo viene venduto a un prezzo di partenza di soli 29.99 Euro. Considerando quindi il rapporto tra durata complessiva e prezzo ci troviamo indubbiamente di fronte a un ottimo prodotto che per essere completato interamente richiede all’incirca 7-8 ore di gioco. Queste purtroppo non possono essere incrementate particolarmente se consideriamo che il gioco non presenta alcuna rigiocabilità, e attualmente dopo aver terminato la nostra missione non avremo neanche accesso ad una Nuova Partita +. Aumentare la rigiocabilità del titolo, magari come fatto nel caso di Remnant, o persino la sua quantità di contenuti (anche aumentandone il prezzo) avrebbe reso ancor più evidenti gli effetti dell’invecchiamento migliorando una meccanica che potreste finire per non esplorare abbastanza (avendo noi completato la campagna appena verso i 30 anni, per poi essere passati a scoprirne i risvolti suicidandoci un po’ di volte).

chronos before the ashes

Comparto Tecnico

La natura low-budget si mostra parzialmente anche su quello che rappresenta il comparto tecnico di Chronos: Before the Ashes; seppure il colpo d’occhio generale non sia particolarmente negativo su PlayStation 4/PlayStation 5 non parliamo comunque di un titolo perfetto dal punto di vista grafico. Texture e modelli saranno di buona qualità, con la parte meglio riuscita probabilmente data dall’illuminazione. Il problema principale per un titolo del genere è però dato dal framerate, attualmente bloccato a 30fps e con alcuni sporadici cali anche giocandolo su PS5 (un vero peccato non ci sia una versione migliorata per next-gen, o quantomeno la possibilità di giocarlo con un framerate più alto). Questo problema in compenso viene meno nel caso in cui abbiate intenzione di giocarlo da PC.

Dal punto di vista del sonoro abbiamo buoni doppiaggi in lingua originale (nonostante ci siano effettivamente poche voci da doppiare) e soprattutto ottime musiche ed effetti sonori. Purtroppo dobbiamo segnalarvi l’assenza della lingua italiana, pertanto se non avete troppa familiarità con la lingua inglese potreste finire con il perdervi dettagli di trama dei sottotitoli e oggetti da leggere (oltre ad alcuni suggerimenti). Nulla da segnalare, infine, dal punto di vista dei bug o altri problemi tecnici del gioco, se non alcuni nemici che potrebbero raramente finire con il bloccarsi in alcuni angoli o smettere di attaccarvi senza alcuna apparente ragione.

chronos before the ashes

Questo nuovo Chronos: Before the Ashes ci ha dunque convinti in maniera molto positiva, grazie alle ottime e interessanti meccaniche applicate al gameplay, così come l’ottima lore condivisa con Remnant: From The Ashes al quale questo gioco fa da prequel. Purtroppo il non essere un vero e proprio titolo tripla A dal vasto budget scopre alcuni punti deboli, primo tra tutti il non avere una quantità di contenuti particolarmente vasta e portando indirettamente a non esplorare in maniera approfondita l’interessante meccanica dell’invecchiamento (anche perché se vorrete invecchiare al punto da diventare ottantenni dovrete davvero morire di proposito). Anche il forse troppo efficiente bilanciamento contribuisce a questo problema rendendo davvero molto difficile incorrere in una morte. Comunque nel complesso, per quanto avremmo voluto vedere e giocare di più, si tratta di un ottimo titolo specialmente se commisurato al suo prezzo di vendita e, dunque, al suo rapporto tra qualità e prezzo.


Destiny 2 ritorna a far parlare di sé con l’uscita di una nuova espansione chiamata Oltre la Luce, la quale ci porta un gran numero di novità. Questo nuovo contenuto aggiuntivo è disponibile dal 10 Novembre su tutte le piattaforme assieme alla nuova Stagione della Caccia, inoltre dal 17 Novembre hanno avuto inizio i contenuti di questa nuova stagione e, infine, dal 21 Novembre è arrivata la nuova incursione “Cripta di Pietrafonda”. In aggiunta vi ricordiamo che a partire dall’8 Dicembre saranno pubblicate le versioni PlayStation 5 e Xbox Series X di Destiny 2 con una risoluzione fino a 4K e 60fps!

Luce e Oscurità

L’espansione Oltre la Luce di Destiny 2 ci porterà a esplorare Europa, il gelido satellite che orbita attorno a Giove, nella speranza di svelare il mistero che si cela dietro alla scomparsa di interi pianeti dal nostro sistema solare. Qui incontreremo Variks, un caduto che chi ha avuto modo di giocare all’espansione I Rinnegati (o persino al primo Destiny) conoscerà già, intento a sabotare un clan stanziato su Europa. Parliamo del Casato della Salvezza capitanato dalla Kell chiamata Eramis, la quale ha trovato un potere con cui intende recidere ogni legame di dipendenza dalle macchine “venerate” dai caduti: i Servitori. Si tratta infatti di un potere, chiamato Stasi, che pare essere strettamente connesso con le misteriose navi piramidali che hanno causato la scomparsa dei pianeti citata poc’anzi, e soprattutto con l’oscurità stessa. Piccola nota di merito a parte per questa nuova e carismatica antagonista, dal passato a dir poco burrascoso, che saprà farsi ricordare.

L’intera trama principale di questa espansione verterà proprio attorno al nostro tentativo di fermare Eramis e i suoi soldati di élite prima che possano minacciare ogni pianeta del sistema solare con la Stasi. Un obiettivo narrativo molto semplice, come possiamo notare da una durata complessiva delle missioni principali non particolarmente generosa, ma che cela alcuni interessanti risvolti (anche futuri) e che ci permetterà di incontrare alcune vecchie conoscenze e scoprire nuovi dettagli sul mondo di gioco. Dovremo così affrontare l’intero Casato della Salvezza partendo dai membri di rango inferiore fino a raggiungere la Kell, il tutto in un eccellente susseguirsi di boss fight rese estremamente uniche e divertenti da giocare. Per fare ciò, però, non basteranno le armi che siamo abituati a utilizzare.. per la prima volta la Luce pare dunque non essere abbastanza.

destiny 2 oltre la luce

Abbracciare l’Oscurità?

L’unico modo per affrontare una minaccia di questo calibro sarà combattere il fuoco con il fuoco: il nostro Guardiano (e il suo fido Spettro) dovrà dunque intraprendere un percorso che lo porterà più vicino all’Oscurità. L’imbrigliare il potere della Stasi sarà infatti un male necessario, ma soprattutto un rischio anche sul lungo periodo, considerando quanto le tenebre possano corrompere le menti. Sin dai primi momenti della campagna principale potremo avere un assaggio di quello che questo potere può darci, ma per farlo davvero nostro dovremo sconfiggere Eramis e il suo Casato. Completando la campagna sbloccheremo infatti un nuovo albero delle abilità legato all’oscurità e al cui interno avremo, per il momento, solo i poteri e modificatori legati alla Stasi. Di fianco alla possibilità di modificare la tipologia di granate e corpo a corpo compaiono anche due nuovi elementi di personalizzazione della classe, ovvero la natura e i frammenti in grado di aggiungere nuove abilità e passive alle nostre classi.

Questo è il primo nuovo potere elementale aggiunto alla selezione originale di Destiny, ma non si tratta di un potere che sfocia in un’aperta aggressione, piuttosto nella gestione dello spazio e dei combattenti. In Destiny 2: Oltre la Luce ogni classe di guardiani avrà infatti modi diversi per sfruttare la Stasi, ma la particolarità sta soprattutto nell’uso che potremo farne rispetto agli elementi che già conosciamo. In generale questo potere è infatti in grado di cristallizzare il nostro bersaglio sul posto, e si tratta di un qualcosa che troveremo applicato anche ad alcune armi di nuova introduzione. L’applicazione di queste nuove possibilità all’interno del gameplay risulta essere molto convincente e divertente; abbiamo infatti:

  • Stregoni vincolatori dell’ombra: con la Super sono in grado di evocare un bastone di Stasi in grado di lanciare frammenti capaci di congelare i nostri nemici, per poi essere frantumati da un potente impulso (il tutto interamente controllabile da noi). L’attacco corpo a corpo speciale viene inoltre convertito in un attacco a distanza lanciato dal bastone.
  • Cacciatori revenant: abbiamo una Super che ci permette di utilizzare una coppia di rapidi Kama che esplodono al contatto col bersaglio ed evocano una tempesta di stasi che rintraccia ed elimina quanto rimane.
  • Titani Behemoth: per gli amanti del corpo a corpo abbiamo un potente guanto di Stasi da usare con violenza, senza troppi mezzi termini.
destiny 2 oltre la luce

Europa è soltanto l’inizio

Come già anticipato, lo scenario principale delle vicende trattate in Destiny 2: Oltre la Luce sarà Europa, uno dei satelliti di Giove completamente avvolto dal ghiaccio e dalla neve. Si tratta di una località che gli sviluppatori hanno voluto sfruttare appieno dando al tutto un’identità ben definita e visivamente molto interessante, ma anche aggiungendo nuovi eventi pubblici. Avremo infatti rovine dell’Età dell’Oro ormai completamente dominate dal ghiaccio (inclusi i resti della leggendaria Clovis Bray Corporation), strutture dei caduti, e persino un portale Vex. In aggiunta i nostri viaggi ci permetteranno di tornare ancora una volta nel Cosmodromo sulla Terra, una vecchia gloria per i fan di vecchia data e soprattutto una destinazione rimodernata per i nuovi e vecchi giocatori; nel complesso queste due nuove zone ci permetteranno di esplorare dei territori molto vasti e, soprattutto, ricchissimi di dettagli di lore.

La parte relativa ai Vex sarà sostanzialmente il nuovo Cala la Notte chiamato “Il Ponte di Vetro”, ovvero un portale Vex unico celato nelle profondità del Centro Futuristico Bray. In questa missione Eramis tenterà di sottomettere questa antica tecnologia al suo volere, e sarà nostro compito assoluto fermarla prima che possa riuscirci. Dall’altra parte troviamo il nuovo raid chiamato “Cripta di Pietrafonda”, nel quale dovremo cooperare con la nostra squadra per raggiungere una struttura creata da Clovis Bray nelle profondità di Europa per scoprire quali oscuri segreti cela al suo interno. Questa missione, che si classifica tranquillamente tra i migliori raid di Destiny, ci porterà dapprima ad affrontare le gelide condizioni climatiche di Europa e le sue tempeste (riparandoci all’occorrenza per evitare la morte), per poi giungere nelle profondità di questa struttura e approfondire i ruoli essenziali per proseguire.

destiny 2 oltre la luce

Sono infatti presenti dei potenziamenti che possono essere raccolti e che conferiranno a ogni membro del team specifici ruoli, ovvero l’Operatore, il Soppressore e lo Scanner. Particolarmente ben riuscita la scelta di permettere ai giocatori di scambiarsi i ruoli utilizzando appositi terminali così da potersi adattare alla situazione in ogni momento avendo Operatore e Scanner con ruoli principalmente di “supporto” e attività da svolgere in sinergia; rispettivamente questi dovranno infatti interagire con le varie porte e analizzare le aree per trasmettere al resto della squadra le informazioni utili. Il soppressore, invece, risulta particolarmente utile nelle fasi contro i boss andando a stordirli. Il tutto, poi, avviene attraverso una serie di scenari e fasi di gioco complessivamente molto ben riuscite e suggestive, al punto da meritare un encomio a parte solo per queste.

La conclusione della breve campagna principale non costituisce però la conclusione di questa nuova espansione. Gli effetti prodotti dal Casato della Salvezza saranno infatti più profondi di quanto possiamo immaginare, e sconfiggere Eramis sarà soltanto il primo passo per affrontare il nuovo endgame molto ricco di contenuti e con missioni molto variegate da affrontare (specialmente nel caso in cui decidessimo di andare a caccia del nuovo arsenale esotico aggiunto al gioco). L’espansione di Oltre la Luce di Destiny 2, però, non si limita soltanto ad aggiungere nuovi contenuti in questo momento, ma vuole preparare il campo a un pericolo ben più grave in arrivo, i cui segni si sono manifestati già da tempo. L’Era dell’Oscurità sta infatti per avere inizio, e gli sviluppatori hanno già diffuso i nomi delle prossime due espansioni che la comporranno; di fianco a Oltre la Luce troviamo infatti “La Regina dei Sussurri” in arrivo nel 2021 e “L’Eclissi” in arrivo nel 2022.

destiny 2
Dirt 5

I giochi di corse, in particolare i simulatori, se li raggruppate nello stesso campo, si prendono piuttosto seriamente in questi giorni. Se non riduci decimi sul tempo sul giro, non stai ottenendo il massimo da F1 o iRacing o Project Cars. È diventato un tale obiettivo imparare le arti della frenata e della ricerca del setting, che le “buffonate” arcade sono quasi passate in secondo piano, Bene, Dirt 5 è qui per riempire quei numeri con i brividi che ti aspetteresti di più da un cabinet che da una console di nuova generazione.

Non è solo il gameplay veloce e sciolto a renderlo così. Dirt 5 ha un’estetica supportata principalmente da colori vivaci e bellissimi, ambientazioni per ogni tracciato, modalità di gioco e opzione di menu. La sensazione mirata è chiara fin dall’inizio quando lanci il gioco: Donut Media ti saluta con delle battute sciocche con un umorismo becero da ambiente motoristico, oltre che con una godibile colonna sonora punk e alt-rock.

Dirt 5

Come nei precedenti titoli, in Dirt c’è una vasta selezione di auto, e qualsiasi altra “cosa” abbia un motore e quattro ruote, pensati per lanciare ghiaia, fango, sabbia e neve (complici anche le dinamiche meteorologiche esagerate). A meno che non modifichi le impostazioni meteorologiche prima della gara, sei sicuro di vedere un mix di condizioni che possono sembrare realistiche o meno. Come già detto nelle anticipazioni, questo titolo ha un’atmosfera classica da sala giochi.

Le caratteristiche di guida infatti cambiano con ogni auto: per esempio, una VW Polo a trazione integrale è destinata a comportarsi in modo diverso su ogni terreno rispetto a una Peugeot 306 Maxi a trazione anteriore. Questo non vuol dire che le auto siano prevedibili, per inchiodare davvero una serie di curve su un determinato tipo di superficie dovrete necessariamente adattarvi allo stile di Dirt 5.

Questo è gestibile quando si gioca a eventi Rally Raid, ma molto, molto più difficile quando guidi campi da gioco più tecnici come nella modalità Gymkhana. Non posso salire su quelle rampe strette e tortuose per salvarmi la vita, specialmente con il mio controller. Forse è questo il punto, se vuoi sfruttare al massimo il potenziale potresti dover preferire volante e pedali, altrimenti, potresti impazzire invece per attraversare con successo i labirinti di questi tracciati.

Come potrete notare, la grafica è ipersaturata, ma non al punto da perdere di credibiltà. Detto questo, c’erano alcune texture che non venivano caricate correttamente e sembravano buggate, a volte influenzando il gameplay. Le patch risolveranno sicuramente questo problema ma, al momento, è qualcosa da tenere a mente.

La modalità carriera è piacevolmente semplice: gareggi in un evento e passi al successivo, acquisendo XP e un po’ di bottino lungo il percorso. Ciò ti consente di guadagnare ogni auto invece di prenderla semplicemente da una schermata del concessionario. Inoltre, un altro bel dettaglio: Dirt 5 mostra le cifre reali di potenza e peso per ogni veicolo piuttosto che solo una valutazione in lettere. Dunque non tralascia le specifiche per i nerd di auto che si basano su quei dati per scegliere il mezzo da acquistare, o semplicemente per curiosità. Se quelle minime differenze nelle statistiche si manifestano o meno come pubblicizzato, in pista è una storia diversa.

Le vere auto da corsa non mancano, poiché ci sono più categorie con gusti diversi per tutti: Rally classico, Rally anni ’80, Rally anni ’90, Cross Raid, Formula fuoristrada, Rally moderno, Pre-Runners, Rally Cross, Rally GT, Rock Bouncers, Sprint, Superlites e Unlimited. Ognuno contiene le macchine che vuoi guidare, come la Lancia 037 Gruppo B o una Citroen DS3 Liam Doran. Se sei un fan dei camion, il gioco ha anche quelli con Ford Raptors e buggy di sabbia.

E ancora, se vuoi un vero sim blu, o anche qualcosa che si avvicini a quel livello di realismo stimolante, ci sono altre opzioni là fuori, questo non è mai stato l’obiettivo previsto per Dirt 5, che offre risultati per il tempo di volo e ti premia per aver sorpassato i tuoi avversari mentre tiri fuori sportellate.

Dirt 5 è disponibile oggi su Playstation 4, Xbox One e PC. Al momento del lancio sarà disponibile anche su console di nuova generazione come Playstation 5 e Xbox Series X. Le persone che acquistano Dirt 5 per la generazione di console in uscita riceveranno un aggiornamento gratuito compatibile con i loro sistemi di nuova generazione.


Ritorna la più celebre serie di sparatutto in prima persona con un nuovo capitolo chiamato Call of Duty: Black Ops Cold War. Questo nuovo titolo è stato pubblicato il 13 Novembre su PlayStation 4, PlayStation 5, Xbox One, Xbox Series X/S e PC, mentre lo sviluppo è stato affidato da Activision a diversi studi di sviluppo, tra i quali spiccano Treyarch e Beenox.

Trama 

Call of Duty: Black Ops Cold War ci riporta ancora una volta nei panni dei membri del S.O.G. impegnati nello sventare la crisi degli ostaggi in Iran del 1981. Ci troveremo infatti a dare la caccia ai due principali indiziati, ma scoprire per chi lavorano cambierà le nostre priorità. Parliamo infatti di un pericoloso agente di intelligence sovietica, nome in codice Perseus, i cui piani si estendono ben oltre la semplice negoziazione di alcuni ostaggi. Un tale pericolo richiede dunque una task force di tutto rispetto; dopo aver scoperto che Perseus è coinvolto avremo infatti il via libera dal presidente Regan per formare una squadra che possa sventare questa minaccia. Parliamo infatti di noti agenti come Jason Hudson, Alex Mason, Frank Woods, ma anche nuovi nomi come Helen Park, Eleazar Azoulay e l’agente “Bell” (il nostro vero protagonista).

Nonostante Bell sia il protagonista principale che avremo modo di impersonare, non mancheranno alcune missioni nelle quali vestiremo i panni di altri membri del team. Le vicende ruoteranno sostanzialmente attorno alla caccia a Perseus per sventare i suoi piani; queste ci porteranno in varie parti del pianeta, ma anche “indietro nel tempo” nell’esplorare i nostri ricordi alla ricerca di informazioni utili. Il tutto spesso e volentieri mettendoci di fronte a delle scelte che potrebbero in alcuni casi semplificare il nostro lavoro, avere alcune ripercussioni sulle missioni future o anche cambiare radicalmente il finale. Si tratta di possibilità nuove per la serie di Call of Duty, ma che fortunatamente risultano molto ben riuscite adattandosi perfettamente a tutto il resto ed intrattenendo l’utente per ogni minuto della notevole, seppur breve, campagna principale.

Black Ops Cold War

Gameplay (campagna)

La libertà offerta dalle scelte della campagna principale di Call of Duty: Black Ops Cold War viene poi incrementata da un gameplay altrettanto “libero”. Questo partendo innanzitutto dalla possibilità di personalizzare il nostro protagonista. Non parliamo di un livello di personalizzazione che si spinge alla corporatura e viso, ma di altri piccoli dettagli minori come il nome, cognome, colore della pelle e infine dei profili psicologici. In quest’ultimo caso non si tratta, come invece si potrebbe pensare, di caratteristiche che possono influenzare il nostro comportamento, ma piuttosto un massimo di due bonus passivi da conferirci. Avremo infatti, ad esempio, la possibilità di aggiungere una “personalità paranoide” che ci conferirà un bonus del 100% alla velocità di mira, “tendenze violente” per aumentare il danno da noi inflitto, “lupo solitario” per aumentare la velocità di corsa e così via.

Abbiamo inoltre una buona libertà d’azione offerta dalle varie missioni che dovremo affrontare; oltre a questa, avremo anche alcuni compiti opzionali in determinate missioni che potremo decidere di completare o meno, ma anche delle sfide segrete. Il tutto ci porterà a esplorare in lungo e largo le diverse mappe di gioco anche alla ricerca dei cosiddetti indizi, ovvero dei documenti di intelligence unici che ci serviranno a eliminare due obiettivi secondari di Perseus. Si tratta infatti di due missioni secondarie che, prima di essere completate (eliminando i principali alleati di Perseus) ci richiederanno di svelare le relative reti di spie in America ed Europa; un compito che potremo svolgere soltanto dopo aver trovato ogni indizio presente nelle missioni principali. Trovarli però non sara sufficiente: dovremo anche far funzionare il nostro cervello per dare un senso al tutto.

Black Ops Cold War

Gameplay (multigiocatore)

Sappiamo tutti che il comparto multiplayer dei vari Call of Duty è di estrema importanza, e questo Black Ops Cold War non fa eccezione anche se purtroppo non porta con sé grosse novità e ripresenta alcuni problemi noti. Abbiamo infatti una grande varietà in termini di armi, con fucili d’assalto, mitragliette, fucili tattici, pistole, fucili a canna liscia e così via; tutti saranno, come di consueto, personalizzabili nei minimi particolari grazie ai numerosissimi accessori presenti (sbloccabili dopo aver guadagnato esperienza sufficiente con la relativa arma), skin, mirini modificati e adesivi. Avremo poi il classico equipaggiamento tattico e letale (tra granate di vario tipo e stimolanti per rigenerare la salute) e il cosiddetto “equipaggiamento da campo”, ovvero strumenti dotati di un tempo di ricarica come mine di prossimità, torrette SAM, microfoni da campo per identificare i suoni prodotti dai nemici e tanto altro.

Saranno infine presenti le tre tipologie di specialità per dare alle nostre classi alcuni essenziali bonus passivi e, infine, la Wildcard. Si tratta di un ulteriore bonus aggiuntivo per le nostre classi in grado di permetterci sfruttare al meglio le opzioni descritte finora permettendoci di aggiungere una specialità extra per ogni categoria, accessori aggiuntivi per l’arma principale, equipaggiamento lanciabile e munizioni extra e, infine, la possibilità di utilizzare qualsiasi classe di arma in entrambi gli slot. Non mancheranno, infine, i progetti per alcune armi speciali introdotti nell’ultimo Modern Warfare. Anche il sistema di serie di punti è stato leggermente rinnovato sia grazie a nuove opzioni, ma anche permettendoci di personalizzare l’estetica di alcune ricompense.

Per quanto riguarda le modalità di gioco abbiamo opzioni abbastanza classiche che variano dal deathmatch a squadre finio ai tutti contro tutti, cerca e distruggi, uccisione confermata e la nuova Scorta VIP (in cui un giocatore dovrà cercare di fuggire attraverso specifici punti di estrazione con il supporto della propria squadra, mentre il tram avversario dovrà cercare di eliminare questo VIP). Troviamo infine una nuova e interessante modalità chiamata Bomba Sporca, nella quale sei team di quattro giocatori si affrontano con lo scopo di caricare (con l’uranio raccolto dai nemici sconfitti) e detonare delle bombe per raggiungere il punteggio limite per primi. Tutte queste modalità giocabili attraverso un numero un po’ esiguo di mappe e soprattutto di dimensioni non troppo generose (scoprendo il fianco al problema dei respawn in posizioni inadatte).

Black Ops Cold War

Gameplay (zombie)

In Call of Duty: Black Ops Cold War torna infine la tanto amata modalità zombie, la parte probabilmente meglio riuscita del titolo assieme alla campagna. Abbiamo infatti una mappa zombie chiamata Die Maschine, una modalità chiamata carneficina e, infine, il ritorno del Dead Ops Arcade. Partiamo innanzitutto da quest’ultima: una modalità introdotta per la prima volta nel primo Black Ops in forma di minigioco, che mette i giocatori alla prova con una sequenza di aree diverse in cui dovremo sostanzialmente sopravvivere alle orde di non morti per raggiungere la prossima. Il tutto con una visuale isometrica dall’alto (e in questo caso anche la possibilità di giocare in prima persona), vite cumulabili, tantissimi oggetti e armi da raccogliere, trappole e minacce da affrontare in perfetto stile gioco da “vecchio cabinato arcade”.

La modalità zombie vede poi per la prima volta l’aggiunta della nuova modalità chiamata Carneficina, ovvero la classica sopravvivenza a orde di zombie ma sulle mappe del multigiocatore e, soprattutto, con alcune meccaniche uniche. Innanzitutto non avremo dei veri e propri round a cui sopravvivere ma semplicemente una sorta di sfera di energia da caricare uccidendo i nemici nel suo raggio di azione. (dal quale dovremo anche cercare di non uscire per non perdere vita) per poi spostarci al luogo successivo, affrontare boss e tanto altro. In questa modalità, inoltre, le armi e tutti gli altri elementi di equipaggiamento potranno essere trovati direttamente come drop dagli zombie uccisi, pertanto non avremo la “cassa misteriosa” da aprire, armi da comprare o zone da sbloccare.

Black Ops Cold War

Il classico del comparto zombie è però legato alla nuova (anche se non troppo) mappa chiamata Die Maschine; in questo caso avremo i soliti round che dovremo superare sopravvivendo, le armi da recuperare, bibite per potenziarci, zone da sbloccare, segreti e easter egg, e la cara macchina del Pack-a-Punch da costruire. Questo però non senza alcune novità che rendono il tutto ancor più godibile: innanzitutto abbiamo un vero e proprio loot che potremo trovare eliminando gli zombie come granate e altro equipaggiamento (un po’ come visto nella Carneficina), ma anche pezzi di armi e armature utili per costruire delle corazze per aumentare le nostre chance di sopravvivenza, creare altri gadget utili o potenziare il grado dell’arma. Il Pack-a-Punch non sarà infatti l’unico elemento in grado di migliorare le nostre armi poiché ogni arma sarà caratterizzata da un livello di rarità (dal verde al giallo) che definisce i suoi danni di base e il numero di accessori che vi sono equipaggiati.

In aggiunta troviamo anche la possibilità di creare e selezionare una classe di partenza, ciò vuol dire che non dovremo più iniziare soltanto con una pistola in nostro possesso, ma potremo avviare la partita già con un’arma dotata di accessori (anche se caratterizzata da un danno standard). Queste classi sono composte però soltanto da due elementi: l’arma e un potenziamento da campo, ovvero un elemento di equipaggiamento extra e dotato di tempo di ricarica che potrebbe aiutarci molto in diverse situazioni; abbiamo ad esempio uno strumento che può creare delle esplosioni criogeniche per congelare i nemici in un’area, un altro che può renderci invisibili per pochi secondi, uno in grado di creare un’aura curativa attorno a noi e così via. Infine questi ultimi, le classi di armi, le specialità (o bibite) e le mod per le munizioni possono essere potenziate utilizzando dei cristalli di Aetherium, una risorsa che potremo ottenere semplicemente giocando, ma anche tentando l’estrazione per fuggire dalla mappa (anche questa una nuova e gradita aggiunta).

Black Ops Cold War

Longevità

La durata complessiva del nuovo Call of Duty: Black Ops Cold War dipende sostanzialmente da quanto finiremo per giocare alle modalità multigiocatore e zombie, essendo queste la fonte principale di ore di gioco per tutta la serie. La campagna principale può essere infatti completata facilmente entro circa quattro ore di gioco, anche se la possibilità di completare le missioni secondarie già citate aggiunge qualche ora di gioco aggiuntiva per essere sicuri di aver esplorato tutto, mentre le opzioni disponibili e le scelte aggiungono un po’ di rigiocabilità al tutto. Detto ciò va sicuramente premiato l’impegno messo nel migliorare una modalità consolidata come quella dedicata agli zombie, mentre per quanto riguarda il multiplayer, e soprattutto parlando del numero di mappe e modalità, dovremo necessariamente aspettare per vedere cosa sarà aggiunto in futuro.

Comparto Tecnico

Come di consueto Call of Duty: Black Ops Cold War mostra il suo grande livello di dettaglio tecnico non soltanto sulle console di nuova generazione, ma anche su Playstation 4 e Xbox One. Abbiamo infatti avuto modo di provare questo titolo in maniera approfondita sia su PS4 Pro che su PS5 notando l’impegno posto nella resa grafica. Sia a livello di texture ambientali che (e soprattutto) per quanto riguarda i vari personaggi il lavoro svolto è davvero eccellente sia qualitativamente parlando, ma anche considerando il livello di fluidità con 60fps pressoché granitici su PS4 e fino a 120fps su PS5. A questo si somma poi un ottimo dettaglio di illuminazione e di riflessi con la possibilità di attivare il Ray Tracing su PlayStation 5 e Xbox Series X migliorando il tutto. Piccola nota di merito a parte per la versione PS5 grazie all’utilizzo del nuovo Dualsense e, in particolare, dei grilletti adattivi così da rendere un’idea del peso delle varie armi e ottiche utilizzate tramite la resistenza posta su R2 e L2 (oltre a dare un effetto di rinculo del grilletto con ogni colpo sparato.

L’alto livello si mantiene anche per ogni singola parte dell’audio di gioco, dai doppiaggi in lingua italiana eseguiti magistralmente fino agli effetti sonori e ultima, ma non per importanza, l’azzeccata colonna sonora che accompagnerà ogni nostro momento di gioco. Purtroppo alcuni più o meno piccoli problemi da segnalare sul lato di bug del gioco, primo tra tutti quello che ha colpito diversi utenti PS4 (noi compresi) rendendo inizialmente impossibile il proseguimento oltre alla terza missione della campagna principale a causa del controller DualShock 4 che si disconnetteva in automatico senza possibilità di riconnettersi, e dunque risolvibile soltanto riavviando forzatamente la console. Giocando la campagna su PS5, invece, non abbiamo riscontrato grossi problemi sotto questo punto di vista se non alcuni rari crash del gioco o impossibilità di unirsi temporaneamente ad alcune lobby.

Nel complesso questo nuovo Call of Duty: Black Ops Cold War ci ha dunque piacevolmente sorpresi sia con una campagna di ottimo livello (anche se purtroppo fin troppo breve) grazie allo stile narrativo adottato e alla libertà lasciata al giocatore favorendone anche la rigiocabilità, ma anche grazie alle altre modalità divertenti da giocare e più o meno ricche di novità. Questo senza poi tralasciare il lavoro eccellente svolto dal punto di vista tecnico, nonostante alcuni problemi che sono stati fortunatamente risolti con il tempo, e soprattutto le interessanti applicazioni del Dualsense di PS5 nell’utilizzo dei grilletti adattivi per le diverse armi, ma anche altri dettagli per il feedback aptico. Senza dubbio possiamo parlare di uno dei capitoli più validi della serie e che saprà far divertire e appassionare!