Il nuovo Ride 4 non stravolge il libro delle regole, non cambia la struttura o non inventa un modo innovativo di giocare a un gioco di corse motociclistiche. Mira piuttosto a perfezionare e migliorare una formula ben battuta; vale a dire, è portare in pista le moto stradali, tutte. Magari quelle che sognamo o quelle che vediamo nelle vetrine dei concessionari e che il nostro portafoglio non può permettersi. Bene in questo titolo potrete salirci in sella e fare delle belle pieghe sui circuiti cittadini e su piste internazionali.

Un’area su cui non pensavamo che Ride dovesse concentrarsi era il perfezionamento dell’aspetto delle moto. Non importa, se la base era già ottima, Milestone è ripartita da zero e il risultato è simile a una Galleria degli Uffizi per motociclette. Puoi, e probabilmente lo farai, passare ore a scorrere gli equivalenti motociclistici delle opere più belle di Da Vinci, con la mascella sospesa per la pura fedeltà visiva.

Ride 4

Per non essere superato dal team di progettazione della moto, anche il reparto pista ha primeggiato. Non solo ci sono molti circuiti per provare la tua corsa da sogno, ma le scelte messe a disposizione sono davvero azzeccate. Accanto ai sostenitori della serie come Magny-Cours, Laguna Seca, Nürburgring e Macau si trovano nuove aggiunte come Virginia International Raceway, Tsukuba (con la chicane), Interlagos e Snetterton. Dodici sono nuove per la serie e, sebbene ci siano alcune tracce immaginarie nel mix, il forte affidamento sulle riproduzioni della vita reale aggiunge validità all’autenticità di Ride 4.

Ogni traccia ora può essere percorsa con un ciclo completo giorno-notte, per non parlare del tempo dinamico. Un’alba frizzante può (alla fine) essere seguita da una sera buia e cupa fino a quando scende la notte. Attraverso la modalità carriera principale, tuttavia, non vedrai molto in termini di cambiamenti del tempo o dell’illuminazione. Gare notturne, gare diurne e gare bagnate, condizioni certe ma mutevoli si verificano solo durante eventi di lunga durata o se imposti il ​​tuo evento di gara singolo e giochi con le impostazioni.

A proposito, Ride 4 aggiunge un’usura accurata degli pneumatici e un consumo di carburante, principalmente per dette gare longeve. Questi possono durare da una piacevole esplosione di 20 minuti con un pit stop, a dolorose 24 ore in tempo reale. Durante questi eventi, puoi passare da una modalità motore a un’altra per risparmiare carburante, selezionare tra diverse mescole di pneumatici per bilanciare velocità e durata e utilizzare pit stop curati nei minimi dettagli, con animazioni per tutta la durata del pit.

Ride 4

Il punto critico che però abbiamo riscontrato è la maneggevolezza di Ride 4. Anche con le superbike da gara, la svolta in curva non è abbastanza nitida, i cambi di direzione anche con tutte le modifiche del caso (sospensioni, pneumatici da gara etc) risultano sempre essere pesanti e poco veloci, a differenza di come dovrebbe essere alla guida di queste moto. Anche senza aiuti, il posteriore non scivolerà mai progressivamente in uscita di curva e non si avrà quel piacevole sottosterzo di potenza, che invece si ricerca per affrontare alcuni tratti del circuito.

Abbiamo avuto la sensazione che l’osare per rendere più comunicativo e punitivo il gioco, sia stato piuttosto per prendere una direzione che permetta a tutti di apprezzare il titolo; come se il gioco fosse un museo di motociclette in movimento invece di voler essere un simulatore. Questo portando, magari, i sim-driver più “esperti” a dover cercare di adattarsi ad un modello di guida molto impostato verso appunto la facilità.

Online, il gioco non supera i confini. Un elenco di lobby è tutto ciò che ottieni, con qualche forma di eSport pianificato per un aggiornamento. I campionati e le valutazioni dei piloti abilitati a Internet sono tutti notevoli per la loro assenza. Non c’è abbastanza incentivo per investire tempo a giocare tramite la rete, sebbene sia almeno supportato da server dedicati.

Ride 4

Per quanto riguarda la personalizzazione del pilota e della moto, come al solito il titolo di Milestone non è di certo secondo a nessuno. Troviamo infatti un editor delle livree davvero profondo ed una possibilità di customizzare il proprio veicolo con accessori quali: cerchi, freni e terminali, i quali avranno però solo effetto su prestazioni ed estetica, senza andare purtroppo a modificare il sound della moto.

Per quanto riguarda invece il pilota, anche qui troviamo tutti i principali brand di abbigliamento tecnico, con diversi modelli per ogni produttore. Anche per i caschi la scelta è vastissima, difatti per ogni tipo di casco sarà possibile scegliere la livrea e personalizzare anche il colore della visiera.

In conclusione Ride 4 è sicuramente un titolo che darà parecchie soddisfazioni a chi cerca un titolo che, senza pretese, dia la possibilità di portare nei circuiti più iconici del mondo il proprio modello di moto preferito. Per chi invece cerca un gioco simulativo ed estremamente realistico, purtroppo l’appuntamento è rimandato al prossimo capitolo o ad una prossima patch per migliorare la fisica del gioco. Ciò però non vuol dire che si tratti di un gioco poco godibile, ma che piuttosto i fan sfegatati del realismo assoluto potrebbero non trovarsi pienamente soddisfatti.


La serie di Mafia ha segnato un’epoca; quest’oggi siamo felici di tornare a parlarvene per l’uscita di Mafia Definitive Edition, remake del primo capitolo. Nel corso degli anni, e di generazioni di console, abbiamo infatti avuto modo di conoscere più di recente Lincoln Clay (con Mafia 3 ambientato verso la fine degli anni 60’), preceduto dall’italianissimo Vito Scaletta (grazie a Mafia 2, dalla fine della seconda guerra mondiale attraverso gli anni 50’) e prima ancora dal sempre più italiano Thomas Angelo, Tommy per gli amici (grazie, per l’appunto, al primo Mafia).

La versione originale di questo primo capitolo è stato pubblicato per PC nel 2002, per poi arrivare su PlayStation 2 e Xbox due anni dopo. Questa nuova Mafia Definitive Edition, invece è arrivata sul mercato il 25 Settembre, ed è attualmente disponibile per PlayStation 4, Xbox One e PC. Lo sviluppo di questo remake è stato affidato ad Hangar 13 (team che ha anche lavorato alla creazione del terzo capitolo), mentre la pubblicazione spetta, come per tutto il resto della serie, al publisher 2K Games.

Mafia definitive edition

Trama 

Un po’ tutti i videogiocatori di vecchia data dovrebbero conoscere le vicende che vedono protagonista Tommy Angelo, quindi per qualcuno potrebbe essere superfluo il trattare della trama di questo titolo; non dimentichiamoci però che questa versione mira anche ad un pubblico di nuovi fan. A tale scopo Mafia Definitive Edition ha avuto la possibilità di ripresentarci le vicende originali, ma sotto una nuova e migliorata veste grafica (della quale parleremo meglio nel Comparto Tecnico).

Il nostro protagonista altri non è che un mafioso pentito, che si ritrova in un cafè nel 1938 a richiedere protezione al detective Norman per lui ed il resto della sua famiglia in cambio di informazioni. Tommy è infatti entrato a far parte di una famiglia mafiosa, quella di Don Salieri, 8 anni prima, a causa di uno sfortunato (o fortunato a seconda dei punti di vista) gioco del destino. Da buon immigrato italiano in cerca di fortuna in quel periodo storico, il nostro protagonista ha iniziato dalle “basi”, con un lavoro da tassista; inaspettatamente è proprio questo che l’ha portato a finire in un giro d’affari illegale.

L’intera vicenda ci sarà narrata proprio grazie la conversazione tra Tommy e il detective, attraverso una serie di focus sui momenti più rilevanti delle attività della famiglia di Don Salieri. Si tratta di una storia di odio e amore, tradimenti e perdite, ma anche tanto divertimento grazie ai diversi personaggi secondari che avremo modo di incontrare.. insomma, senza girarci troppo intorno parliamo di una delle trame migliori del suo periodo, ma estremamente avvincente e godibile tutt’oggi. La qualità della trama è avvalorata ancor più dallo stile narrativo adottato, decisamente molto azzeccato.

Mafia definitive edition

Gameplay

Il gameplay di Mafia Definitive Edition è sostanzialmente sovrapponibile a quello della versione originale del primo capitolo. Tutte le missioni che ci ritroveremo ad affrontare presenteranno una struttura diversa. Avremo infatti missioni molto ricche di sparatorie, nelle quali dovremo farci strada attraverso gruppi di nemici più o meno numerosi, altre nelle quali ci ritroveremo a guidare per la maggior parte del tempo (cosa in genere abbastanza presente) e infine alcune nelle quali ci verrà richiesto di mantenere un basso profilo e non farci notare. Si tratta dunque di un gameplay piuttosto semplice (considerando quello a cui siamo abituati oggi, nel 2020), ma nonostante ciò abbastanza variegato da cercare di ridurre la noia e la ripetitività il più possibile. 

Le due parti preponderanti nel gameplay sono dunque lo shooting e la guida dei veicoli. Per quanto riguarda il primo abbiamo un sistema abbastanza soddisfacente in termini di feedback, che va ad aggiungere, rispetto all’originale, un sistema di coperture pressoché identico a quello visto in Mafia 3. Sarà così possibile utilizzare diverse tipologie di armi da fuoco e da lancio, dalle pistole alla lupara, incluso un classico del periodo: il Thompson. Tutte queste armi regalano soddisfazioni non soltanto nel loro semplice utilizzo, ma anche nella risposta ai colpi dei nostri avversari.

Mafia definitive edition

L’utilizzo delle coperture, assieme all’uso dell’arma giusta al momento giusto, ci permetteranno di sopravvivere ai diversi scontri, considerando anche che la nostra salute non si ricaricherà in automatico, ma soltanto utilizzando kit di primo soccorso a parete. Sarà anche possibile utilizzare il corpo a corpo anche se, in questo caso, si tratta di un tipo di combattimento non certo privo di difetti e migliorabile. Questo è dovuto principalmente al fatto che se il nostro avversario vorrà sferrare un colpo dovremo necessariamente contrattaccare per poterlo colpire: anche se proveremo a sferrare un colpo a pochi centimetri dal nostro avversario durante un suo attacco, questo non avrà alcun effetto.

Anche il sistema di guida di Mafia Definitive Edition presenta alcuni alti e bassi. Si tratta infatti di una parte del gameplay abbastanza profonda e realistica, a volte anche troppo realistica. Avremo innanzitutto la possibilità di selezionare un sistema di guida realistico piuttosto che di tipo simulato e, in aggiunta, sarà anche possibile scegliere se utilizzare il cambio automatico o quello manuale dei veicoli. L’elemento più ricco in assoluto è poi dato dalla quantità di veicoli diversi disponibili, tutti ben differenziati ed utilizzabili liberamente in Free Roaming (fatti un giro) o nella modalità Autopedia, ma anche in determinate missioni. Dall’altra parte abbiamo il realismo dell’attrito sull’asfalto, specialmente in caso di pioggia, cosa che dovrete imparare a gestire per evitare il “ragequit”.

Mafia definitive edition

Longevità 

Mafia Definitive Edition presenta una durata della campagna principale non particolarmente elevata, ma perfettamente commisurata al tipo di gioco. Saranno infatti necessarie all’incirca 7-8 ore per completare tutte le missioni principali del titolo, ma questo non è tutto. È infatti presente la modalità “fatti un giro”, la quale ci permetterà di esplorare liberamente le strade di Lost Heaven (città abbastanza grande e variegata, con diversi quartieri e zone di campagna) per scoprirne alcuni segreti, raccogliere tutti i collezionabili e completare alcune missioni particolari. Il tutto per riuscire a sbloccare tutti i veicoli utilizzabili e tutti gli abiti per il nostro protagonista.

Mafia definitive edition

Comparto Tecnico

È proprio qui che risiedono tutte le novità di questa nuova Mafia Definitive Edition, coinvolgendo migliorie sotto ogni punto di vista. Partiamo innanzitutto dalla grafica di questo nuovo remake: il titolo è stato ricostruito in maniera eccellente condividendo il motore grafico, e altri piccoli dettagli con il recente Mafia 3. Abbiamo infatti texture, effetti, modelli e animazioni nuove, in grado di dare risalto ad ogni aspetto della città di Lost Heaven, ma anche a tutti i personaggi. La parte meglio riuscita è senza dubbio l’illuminazione e i vari effetti di luce e riflessi introdotti, decisamente sorprendenti e capaci di rendere il tutto estremamente realistico.

Ciononostante il titolo condivide, purtroppo, alcuni difetti con il capitolo dedicato a Lincoln Clay. Nel caso della recensione del terzo capitolo della serie abbiamo infatti già avuto modo di parlarvi di un problema abbastanza evidente, il popup della vegetazione e il rendering degli elementi lontani. Quest’ultimo è stato abbastanza ridotto, risultando riscontrabile soltanto in alcune occasioni e guidando veicoli particolarmente veloci, mentre il popup potremmo dire che è stato “mascherato”. Lost Haven è infatti una città molto distante dall’ambiente di New Bordeaux, essendo principalmente presenti strade di città e pochissime zone di campagna il popup può essere riscontrato (in maniera anche troppo evidente) solo in queste ultime.

Mafia

In aggiunta vogliamo dire che il framerate nella maggior parte dei casi riesce a mantenersi molto stabile e fluido su PlayStation 4 Pro, purtroppo però anche qui abbiamo qualche piccolo problema. In genere i cali sono abbastanza rari e limitati ad alcune particolari circostanze, ma in altri casi sono estesi alla quasi totalità della missione (una in particolare, in una zona ricca di vegetazione e con pioggia, ha avuto cali fin troppo frequenti). Da un punto di vista dei bug e glitch fortunatamente non abbiamo nulla da segnalare, se non alcune animazioni di morte pre impostate che possono risultare fuori contesto (l’animazione di caduta da una balconata a volte finisce per applicarsi anche sulle staccionate).

Concludiamo con il sonoro di Mafia Definitive Edition, anch’esso rimesso a nuovo con doppiaggi decisamente di grande livello (oltre al cast rinnovato per dare vita ai personaggi tramite motion capture). Parliamo di un titolo che merita di essere giocato in lingua italiana, proprio per un doppiaggio molto ben riuscito e per le voci che rendono perfettamente giustizia ai diversi personaggi. In maniera analoga anche le musiche risultano essere ottime e sempre adatte alle situazioni, ma soprattutto allo stile anni 30’ dato al titolo.

Dunque, questo nuovo Mafia Definitive Edition riesce perfettamente a ricreare un’esperienza ormai vecchia di 18 anni riportandola, dopo averla rinnovata sotto ogni aspetto, ai giorni nostri. Dalla trama avvincente ed interessante fino allo stupendo lavoro dietro a tutto il comparto tecnico (nonostante alcune piccole sbavature che peggiorano leggermente quest’ultimo aspetto, ma fortunatamente non in maniera irreparabile). Anche il semplice gameplay, migliorato sotto alcuni aspetti, può riuscire a convincere e accompagnare l’intera esperienza di gioco (e magari anche oltre nel Free Roaming) annoiando con difficoltà.

A un passo dai 13 anni dalla sua pubblicazione originale, Crysis è un titolo che ancora molti hanno ben impresso nella memoria: un action game allora innovativo, fresco, e che entrava di prepotenza nel panorama videoludico sfruttando a proprio vantaggio i feedback ricevuti dai giocatori riguardo altri titoli simili di quel periodo. Al netto di tanto successo e al silenzio che ha seguito Crysis 3, il primo capitolo della trilogia è pronto a tornare in una nuova – ed è proprio il caso di dirlo – veste: Crysis Remastered, disponibile dal 18 settembre 2020 su PlayStation 4, Xbox One e PC, e che è già disponibile da questa estate su Nintendo Switch.

Nonostante ci sia sempre e comunque lo zampino di Crytek, a occuparsi di questa remastered è stata Saber Interactive con un lavoro fatto che promette una qualità tecnica ottima, spaziando dalle nuove texture e l’anti aliasing fino alla nebbia volumetrica, i fasci di luce, e il ray tracing basato su software, addirittura il supporto dell’8K per le macchine che possono permetterselo. Chiaramente queste sono solo alcune delle migliorie annunciate, e i trailer di dimostrazione mostrati negli ultimi giorni sembrano dar ragione al team (dopo il malcontento del pubblico di un paio di mesi fa). Questa nuova versione remastered sarà degna del nome di Crysis, oppure un mezzo passo falso come accaduto con l’ibrida di Nintendo? Scopriamolo insieme.

Crysis remastered

Tra natura e facce poco amichevoli

Prima di parlare dell’aspetto tecnico del gioco, vero fulcro della recensione, è necessario fare un piccolo ripasso sul gioco tanto amato da ottenere questa obbligatoria Crysis Remastered. Siamo nell’anno 2020. Dopo un’importante scoperta portata a compimento da una squadra di archeologi statunitensi nelle Filippine, l’esercito nordcoreano approda nelle isole Lingshan, proprio dove sono stati condotti gli studi, rapendo gli scienziati e isolando tutta l’area. La scoperta riguarda, così come si apprenderà meglio nel corso della missione, una pericolosissima presenza aliena. Ed è a questo punto che entriamo in scena noi: membri di una squadra d’élite mandata dagli Stati Uniti a salvare gli scienziati e ad indagare sulla faccenda, veniamo catapultati nell’esotico atollo armati dell’ultimo ritrovato hight-tech. Si tratta della Nanotuta, una potente armatura da combattimento estremamente versatile che ci consentirà di accedere a una serie di abilità speciali.

La tuta è infatti capace di adattarsi al nostro corpo e all’ambiente che ci circonda, essendo in grado di assorbire e rilasciare energia per permettere ai muscoli artificiali di compiere imprese sovrumane. Potremo dunque fare affidamento su quattro modalità di combattimento differenti: l’armatura (i muscoli si induriscono e ci rendono temporaneamente invulnerabili ai colpi), la forza (i muscoli si ingrandiscono tramite sostanza steroidale e ci regalano temporaneamente una forza sovrumana), la velocità (la grande quantità di ossigeno inalata permette la contrazione rapida dei muscoli al fine di aumentare la destrezza e l’agilità) e l’occultamento (la superficie della tuta ci rende invisibili – anche ai radar – grazie all’utilizzo di un materiale in grado di riflettere la luce). Sfruttare con sapienza le abilità che ci vengono offerte dalla Nanotuta sarà fondamentale per portare a termine la missione con successo. Anche perché sarà questa l’unica vera arma in grado di sbaragliare la potenza aliena pronta ad invadere la Terra.

E infatti, in questo senso le armi forse non risultano eccezionalmente calibrate. Capita spesso, infatti, di ritrovarsi costretti a svuotare un caricatore intero contro un nemico – umano o alieno che sia – nonostante questo non sia dotato di una corazza come la nostra. Persino i colpi alla testa con un fucile da cecchino non garantiscono di mandare a segno un’uccisione 1HKO. Chiaramente, a rimetterci in questo caso è anche un approccio che vorrebbe invece essere più stealth. In questo caso, allora, diventa importante sfruttare appieno la modalità di occultamento, dato che i nemici sono “visivamente” più attenti di quello che possono sembrare, pur non vantando – e questo purtroppo si sottolinea – chissà che tipo di IA.

A quei tempi, nell’anno in cui venne rilasciato per la prima volta, Crysis era senza dubbio un vero e proprio gioiello videoludico. Con una grafica pazzesca e (conseguentemente) delle specifiche tecniche richieste oltremodo disumane – ve la ricordate la famosa battuta, no? – il mondo dava quella sensazione di autentico, sia a livello di ambientazioni che a livello di character e weapon design. Ed è per questo che il titolo è invecchiato molto bene. Già tredici anni fa il titolo offriva un ambiente in continua evoluzione, un enorme mondo sandbox. Distruttibilità e dinamicità sono le due caratteristiche predominanti, con gli elementi ambientali che, se colpiti con le armi, mostrano i segni del danneggiamento (o crollano addirittura, travolgendo ciò che vi è sotto) e che, se presi in mano, possono essere lanciati e sfruttati per colpire i nemici. Ma è impossibile non menzionare anche la bellezza della colonna sonora (del resto stiamo parlando di Inon Zur), così come anche di tutti gli altri effetti sonori che regalano alla giungla di Crysis un respiro di vita: dal vento alla tempesta di neve, fino anche ai rumori più inquietanti prodotti dagli alieni.

Un restauro ben riuscito?

Sono passati 13 anni da quando Crytek sconvolse il mondo del PC gaming ridimensionando le capacità tecniche delle macchine dell’epoca. Assieme ai due sequel, Crysis per anni è stato sinonimo di prova finale per la solidità di una configurazione. Qualora un PC fosse riuscito a far girare uno di questi 3 giochi, entrava ufficialmente nell’elite del gaming. Nel 2020 le nostre schede video e i processori hanno fatto salti di qualità importanti e Crysis non è più un banco di prova, ma finalmente viene riprodotto a risoluzioni top con un frame-rate che gli renda giustizia. Oggi chiunque è messo nelle condizioni di apprezzare un prodotto storico, che portò aria fresca al genere.

Crysis remastered

Il titolo è un FPS story-driven, ambientato principalmente in ambienti tropicali. Il ray-tracing implementato con questa ri-masterizzazione non è al livello di quello visto in Control o Battlefield V, ma contribuisce alla magnificenza dei paesaggi e dei dettagli lucidi. Purtroppo però questa tecnologia non basta per nascondere alcune sbavature, che impediscono di adattare al meglio Crysis Remastered ad un contesto videoludico come quello odierno. Anche i prodotti di seconda fascia dell’industria, oggi, godono di aspetti tecnici veramente pregevoli. Se Crytek nel 2007 era un faro, oggi il suo gioco non è all’altezza della concorrenza. La remastered, che non è un remake, assottiglia la differenza e adatta il prodotto a risoluzioni in 4K, ma non riesce a donare ad esso un impatto totalmente contemporaneo.

Crysis remastered

Tanto quanto il comparto visivo, anche le meccaniche di gioco, i movimenti e il feeling generale profumano di vintage. Il giocatore si sente ingabbiato all’interno di un protagonista dai movimenti legnosi e “giocattolosi”. L’uso delle armi, i combattimenti e l’intelligenza artificiale nemica per quanto fossero grandiose nel 2007, oggi sono parecchio indietro con i tempi. Nonostante questo, Crysis Remastered risulta sicuramente giocabile, soprattutto grazie ad elementi innovativi che gli sviluppatori riuscirono a sfornare già negli anni 2000.

Crysis a chi è rivolto?

Questa remastered non è un modo per avvicinare le nuove leve alla serie, quanto più un perno con il quale risvegliare il romanticismo dei fan di lunga data. Le meccaniche risultano fuori contesto per chi si è approcciato all’industria videoludica solo recentemente. Come accennato prima, Crysis remastered sembra essere pensato proprio per quegli utenti che nel 2007 non riuscirono a far girare il gioco sul proprio PC. L’amarezza del fallimento può finalmente venire addolcita da un prodotto che guadagna la sufficienza soprattutto grazie alla bontà di partenza. I ritocchi apportati faticano a giustificare la spesa di 30€ per un’opera che riporta l’utente negli anni 2000, esaltando molto i difetti di un titolo dell’epoca e molto poco i pregi.

Crysis ha un’importanza culturale per gli appassionati di videogiochi e dispiace vedere come questo tentativo di rinascita fatichi a trovare un proprio spazio nel 2020. Da un eventuale successo di questa ri-masterizzazione potrebbe dipendere la ripresa in mano di un brand che, soprattutto con l’arrivo della next-gen, potrebbe veramente far sentire la propria voce.

Crytek negli anni ha perso smalto, relegandosi a produzioni valide ma meno altisonanti rispetto al passato. Dopo Far Cry e Crysis, gli sviluppatori tedeschi partorirono Ryse: Son of Rome, esclusiva Microsoft dall’altissimo profilo tecnico ma dalla innegabile pochezza ludica. Lo studio è rimasto travolto dalla propria minuziosità tecnica che troppo spesso ha sommerso lacune di gameplay e divertimento.

Captain Tsubasa: Rise of the New Champions

Durante il TGS 2020 Bandai Namco ha pubblicato una prima roadmap delle prossime aggiunte per CAPTAIN TSUBASA: RISE OF NEW CHAMPIONS. Vediamo i contenuti di questi DLC e le rispettive date d’uscita.

Annunciati DLC per captain tsubasa
Captain Tsubasa: Rise of the New Champions avrà diversi DLC.

Ogni DLC sarà formato da 3 personaggi aggiuntivi e sarà disponibile sia come acquisto individuale oppure come parte di una soluzione unica in forma di Season Pass. Il primo di questi arriverà nell’inverno del 2020, il secondo e il terzo sono invece pianificati per la prossima primavera.

Captain tsubasa

Molti altri contenuti saranno aggiunti al gioco come scenari aggiuntivi, sfide online o partite evento. Il primo di questi eventi online avverrà a ottobre!

Jump Force avrà un nuovo personaggio

È stato presentato un nuovo trailer di Jump Force al TGS 2020 di Bandai Namco: Hiei è uno dei personaggi principali di Yu yu Hakusho, anime e manga creati da Yoshihiro Togashi. Il nuovo trailer di Jump Force preannuncia un nuovo eroe.

Hiei Jump force
Hiei si unisce al team di Jump Force!

Padroneggiando l’energia demoniaca, incendierà i suoi nemici con il suo temibile attacco “Dragon of the Darkness Flame”, rivelato nel trailer di lancio di Jump Force. Il DLC sarà disponibile su Steam, PS4 e Xbox One.

L’anno scorso Private Division e Obsidian ci hanno fatto un bellissimo regalo con The Outer Worlds, portandoci un RPG pieno di sorprese e di scelte (del quale vi abbiamo già parlato nella nostra recensione). Quello che molti si aspettavano da Fallout, arrivò quindi da una produzione originale che speravamo potesse aggiungere ulteriori contenuti. Così, dopo quasi un anno dall’uscita, è stato finalmente rilasciato il primo dei due DLC, chiamato Pericolo su Gorgone, che ci riporterà in giro per l’universo sulla mitica Inaffidabile (nostra nave e base), e del quale vogliamo parlarvi oggi avendo avuto la possibilità di giocarlo grazie ad un codice offertoci da Private Division.

Dopo aver acquistato il DLC non troverete ad aspettarvi una nuova voce sul menu in grado di portarvi immediatamente al centro della nuova lunga quest. Chiariamo questo perché il ricevimento di un pacco che darà il via a questa avventura avverrà solo dopo che sarete giunti su Monarca, luogo su cui atterrerete a circa metà della trama principale. Potreste quindi essere troppo indietro per avviare la missione, così come potreste essere troppo avanti se avete già avviato la fase finale dell’avventura.

Pericolo su Gorgone

Come prima cosa, dovrete completare la missione Radio Free Monarch, che si svolge più o meno a metà della storia principale. Se per qualche motivo non vi ricordaste se l’avete completata oppure no, vi basterà controllare i membri della vostra squadra: se Nyoka è uno dei vostri compagni, allora potete passare senza problemi alla fase successiva; in caso contrario, dovrete prima completare la missione sopracitata.

Pericolo su Gorgone avrà inizio con un pacco mandato a bordo dell’Inaffidabile, dentro il quale è contenuto un braccio mozzato che regge un registratore. Avviando la registrazione contenuta capiamo che l’arto apparteneva a un vecchio amico del capitano Hawtorne, il quale sembra essersi invischiato in un lavoro pericoloso ma molto remunerativo. Dato che la nostra ciurma è composta perlopiù da canaglie (togliendo Parvati, ovviamente) si decide di seguire le tracce di questo fantomatico incarico, arrivando a una villa dove una donna ci chiederà di indagare sul fallito progetto Gorgone, al fine di rintracciare il diario della madre (la quale faceva parte del team di scienziati che ci ha lavorato) scomparsa prematuramente, in modo da capire cosa sia andato storto.

Pericolo su Gorgone

Questo ci porterà su Gorgone, appunto, un asteroide che ospitava questo vecchio progetto di Soluzioni Spaziali. Dopo il fallimento del progetto stesso, l’azienda ha evacuato il corpo celeste in tutta fretta, lasciando alcuni operai senza via di fuga, in preda ai predoni, alle cavie fuggite e alla fauna locale; molti anni dopo il luogo è in rovina e il mistero ancora irrisolto. Qui incontrerete una ricca abitante che chiederà il vostro aiuto in cambio di una montagna di soldi. Come dirle di no? Partirà così la ricerca di un diario che ci porterà per alcune ore all’interno di una cospirazione governativa che prevede esperimenti e altre diavolerie che portano avanti la vicenda.

Come già accadeva per il titolo base, la sceneggiatura di Pericolo su Gorgone sa di visto e rivisto, ma il modo con cui Obsidian gestisce tutta la questione è, anche questa volta, condito da momenti ironici, situazioni bizzarre e messaggi profondi e attuali, magari mascherati ed esagerati ma pur sempre concreti. Non mancano nemmeno i tanto amati bivi narrativi che magari non sconvolgono i destini della galassia, ma che riescono a tratteggiare in modo personale la storia che voi e il vostro personaggio starete creando, senza scelte giuste o sbagliate ma con conseguenze comunque visibili. Finire il DLC non porta a chissà quale cambiamento, un po’ come accade nelle missioni secondarie del gioco standard, ma lascia un ricordo di quanto si è fatto che ci immerge sempre più nell’universo unico creato da Obsidian.

Pericolo su Gorgone

Oltre alla possibilità di vivere un’altra interessante avventura, non c’è però molto altro che potrete portare con voi, specie se state affrontando questo pericolo prima delle battute finali. In quel caso avrete già armi ed equipaggiamento a sufficienza per fare quello che dovrete fare e non saranno certo i drop ottenuti su Gorgone a cambiare la faccenda. Diversamente la loro raccolta può ampliare la vostra scelta durante il proseguimento della storia, ma non aspettatevi nulla che possa essere considerato un game changer. Anche sul versante difficoltà e nemici non ci sono grandi differenze, con una sfida che si adatta a quanto visto in altre quest analoghe e con nemici non particolarmente differenziati, se non per alcuni che si rivelano molto più rapidi della versione base, ma che possono essere gestiti piuttosto bene grazie al potere della stasi. Sono presenti anche qui missioni secondarie, ma la loro presenza appare più come un voler prolungare il numero di ore necessario al completamento del DLC, piuttosto che ad una vera e propria necessità. Comunque completare ogni cosa di questa espansione vi porterà via circa una decina di ore, da ritoccare verso l’alto o il basso a seconda del livello di difficoltà scelto.

Il grande merito di Pericolo su Gorgone è innegabilmente quello di rifarci salire sull’Inaffidabile verso un nuovo viaggio in direzione dell’ignoto. Lo spirito caustico e spassoso di Obsidian è sempre al suo posto, così come le risposte taglienti che potrete dare, ascoltando tra l’altro un doppiaggio inglese anche questa volta grandioso. Si poteva chiedere di più? Probabilmente no, vista la voglia di proporre una nuova avventura che potesse piacere a chi già aveva amato il gioco base, senza stravolgimenti di sorta. La scelta di voler “solo” offrire un’ulteriore attività extra a tutti quelli che la chiedevano non è certo da condannare, fosse solo per il fatto che il risultato è più che positivo e punta anche questa volta sull’avanzamento di una trama che altrimenti apparirebbe già vista. Ad ogni modo, l’espansione propone due diversi finali e la già citata manciata di missioni secondarie che rimpolpano discretamente l’offerta. Sebbene il contenuto sia tutto sommato di dimensioni esigue, Obsidian vi ha inserito una serie di elementi e contenuti che potrebbero farvi gola. In particolare, è stato aumentato il level-cap fino al 33 e sono stati aggiunti nuovi difetti e perk. Non mancano nemmeno nuove armi – di cui tre scientifiche – ed equipaggiamenti.

Pericolo su Gorgone

Ora non ci resta che attendere il prossimo e conclusivo Asassinio su Eridano per vedere se Obsidian vorrà tentare qualche nuova caratteristica da inserire in un desideratissimo secondo capitolo o se preferirà ancora una volta concentrarsi sulla sceneggiatura che gli riesce così bene.

Bethesda Softworks ha presentato un nuovo trailer di DEATHLOOP, l’innovativo sparatutto creato dal pluripremiato team di Arkane Lyon in arrivo nel secondo trimestre 2021 in esclusiva su PlayStation 5 (PS5) e PC.

Deathloop trailer

Deathloop al limite fra trama e gameplay

Il nuovo trailer di DEATHLOOP porta i giocatori nella mente del protagonista, Colt, mentre dà la caccia a due degli otto bersagli chiave che lo tengono imprigionato in un loop temporale sull’isola di Blackreef. Il classico stile di gioco Arkane offre varie modalità di eliminazione dei bersagli e la facoltà di individuarne più di uno nello stesso posto simultaneamente, il tutto grazie a indizi da mettere insieme in un infinito rompicapo mortale prima che il giorno ricominci da capo.

A voi il trailer! Che ne pensate?

Atelier, Atelier Ryza 2: Lost Legends & the Secret Fairy è in arrivo questo inverno per Nintendo Switch™, PlayStation®4 e PC Windows tramite Steam®, secondo quanto annunciato da KOEI TECMO. I fan del GDR si ritroveranno faccia a faccia con volti nuovi e volti ben conosciuti: l’avventura di Ryza continua.“Lost Legends & Secret Fairy”

Atelier ryza

Nuove missioni per nuove meccaniche

In Atelier Ryza 2: Lost Legends & the Secret Fairy, Ryza si imbarca in una quest per esplorare le misteriose rovine dormienti intorno alla capitale reale nella speranza di scoprire la verità dietro le leggende del paese. Queste rovine offrono ai giocatori enigmi unici da superare, mentre le scoperte fatte nelle rovine sbloccano nuove azioni sul campo, inclusa la capacità di cavalcare mostri, novità assoluta nella saga. Ryza dovrà quindi fare affidamento sulle sue capacità di esplorazione e sui suoi capaci compagni per portare a termine le sue indagini.

Durante l’avventura di Ryza, il suo diario di esplorazione sarà fondamentale quando si avventurerà tra le varie rovine, poiché consentirà ai fan di formare le proprie teorie e risolvere ogni mistero che incontrano, registrando ogni scoperta del giocatore tramite “Ruin Fragments” e “Memory Fragments”, elementi sbloccabili durante dell’avventura. Riunendo con successo gli indizi, anche utilizzando il “Compass of Recollection”, uno strumento utile al ritrovamento degli stessi, i misteri delle rovine diventeranno più chiari. Risolvendo questi enigmi, i giocatori saranno in grado di sbloccare speciali ricette di alchimia utili nella loro ricerca, oltre ad aiutare Ryza a crescere e l’avventura a prendere vita.

Atelier ryza

Vecchie facce e nuovi intrecci

A Ryza si unirà anche il suo vecchio amico d’infanzia, Lent Marslink. Dopo le loro avventure sull’isola di Kurken, Lent è partito per un viaggio per migliorare le sue abilità in combattimento. Nel corso degli anni, il suo comportamento un tempo allegro è svanito, e non è felice di riunirsi con i suoi amici.
Non abbiamo per ora informazioni su cosa sia successo a Lent, ma il mistero è parte integrante di questo brand, e non abbiamo nessuna fretta di svelarlo.

Il modo perfetto per regolare i conti? I buoni pugni “vecchio stile”… e raggi di energia, spade e servitori non morti!
Merge Games, insieme agli sviluppatori con sede in Francia Dark Screen Games, sono lieti di annunciare il lancio, dopo un breve ritardo, di Bounty Battleil picchiaduro da 1 a 4 giocatori con personaggi da tutto il mondo Indie.

Bounty Battle è il gioco di combattimento indie definitivo: un nuovo picchiaduro 2D, in cui puoi mettere i tuoi eroi indie preferiti l’uno contro l’altro! Eroi indie di giochi come Guacamelee! Dead Cells, Darkest Dungeon, Owlboy e altri combattono in questa frenetica rissa. Include 30 combattenti di oltre 20 diversi giochi indie! I combattenti vengono forniti con il loro compagno Minion e abilità uniche. Combatti attraverso livelli ispirati ai mondi di gioco nativi dei combattenti con un massimo di altri 3 giocatori.
Pensate a Super Smash Bros , ma rimuovete il roster di tutte le star di Nintendo e sostituitele con alcuni dei personaggi indie più famosi di questi tempi.

Bounty Battle non è un bel gioco. Quando analizzi ogni personaggio individualmente, non sembrano poi così male. Sono ben progettati e assomigliano alle loro controparti originali. Le cose vanno in discesa quando le metti una accanto all’altra. Sembrano ritagli di cartone, poiché sono scarsamente animati e presentano stili artistici completamente diversi l’uno dall’altro. Il gioco ci ricordava quei cloni di Smash basati su Flash che presentano Goku che combatte Topolino e Geno da Super Mario RPG. Neanche le arene sembravano così impressionanti. Sono praticamente identici l’uno dall’altro, in quanto non presentano piattaforme o trappole. Sono fondamentalmente uno sfondo che assomiglia a malapena al gioco su cui sono basati. Per aggiungere la beffa al danno, il framerate non è molto stabile.

Il reparto audio potrebbe effettivamente essere l’aspetto peggiore. Sembra tutto così economico e crudo. La colonna sonora è deludente, essendo davvero discreta e generica. I personaggi non dispongono di clip vocali e il gioco presenta a malapena effetti sonori nel suo complesso. Per esempio, i colpi inflitti ai vostri nemici non saranno sempre dettagliati e diversificati sulla base dell’arma utilizzata; il tutto portando ad un feedback per nulla soddisfacente. L’annunciatore del gioco è l’unica voce che sentirai durante il gioco, e il ragazzo è a dir poco “fastidioso”: sembra qualcuno che finge di essere l’annunciatore di Killer Instinct; quindi potete già immaginare quanto si senta fuori posto qui.

Infine, c’è il gameplay, il pane e il burro su qualsiasi gioco di combattimento come questo. Tutto ciò che gli sviluppatori dovevano fare era copiare il gameplay di Smash e lo schema di controllo. Non c’è bisogno di riparare ciò che non è rotto; potete già immaginare che non è stato così. Il gameplay di Bounty Battle non ricorda Super Smash Bros a tutti, ma ricorda anche il pazzo Playstation All-Stars Battle Royale (il gioco che prevedeva mosse meno speciali per personaggio e un pulsante di salto dedicato in un gioco di combattimento).

Ogni personaggio presenta pochissime mosse e si sentono tutti pigri. Tutti si sentono come il personaggio lento e coraggioso del proprio elenco di combattimenti ordinario. C’è anche una notevole quantità di input-lag, per rendere le cose ancora meno piacevoli.

Siamo delusi. Bounty Battle ha una premessa così fantastica e un elenco così straordinario. Sembra insipido: il suo reparto audio è nella migliore delle ipotesi mediocre, presenta una selezione travolgente di modalità e per finire, il suo gameplay non è divertente. Questo non è un buon clone di Smash. Non ci fa venir voglia di giocarci per ore e ore. Ha finito per farci desiderare di interpretare questi personaggi in un futuro aggiornamento di Super Smash Bros Ultimate.