Beautiful Desolation, videogame uscito inizialmente su PC Steam ed ora arrivato anche su Playstation 4 Nintendo Switch proprio in questi giorni.

Chi conosce i programmatori sudafricani di Brotherhood Games sa bene che sono un team indie specializzato in avventure grafiche punta e clicca. Se dunque dalle immagini potreste confondere BD con un Action RPG, vi diciamo che invece l’esperienza di gioco proposta conferma la loro naturale predisposizione se pur minimamente “contaminata” da alcune minime variazioni sul tema, rappresentate in particolare da alcuni mini giochi che comunque rimangono marginali nella totalità dell’esperienza proposta.

Il videogame inizia nel 1976 per le strade di Città del Capo quando improvvisamente a cambiare la storia dell’umanità per sempre arriva un enorme monolite alieno che porta in dote incredibili tecnologie letteralmente venerati da alcuni ma detestate e vituperate da altri tanto che nel mondo inizierà una vera e propria guerra mondiale tra le due fazioni.

In tutto questo Mark Leslie e suo fratello Don vogliono cercare di capirne di più sul mistero ma improvvisamente vengono risucchiati in un vortice dimensionale che li porta altrove, in un universo dove i confini tra esseri organici e robotici è molto differente da quello a cui siamo abituati nel nostro mondo.

Senza dirvi altro sulla trama, indubbiamente è proprio nell’ottima narrazione che Beautiful Desolation dà il meglio di sé tenendoci davanti allo schermo fino alla conclusione delle vicende con protagonisti i due fratelli.

Aventura punta e clicca

Leviamoci subito i dubbi: Beautiful Desolation non è un RPG isometrico, è un’avventura al limite del punta e clicca. Esploreremo gli ambienti, parleremo con i personaggi, effettueremo delle scelte che ci guideranno all’endgame. Quest’ultime potranno influenzare o meno il dipanarsi della storia portando comunque al medesimo finale. Alcune sidequest e minigiochi ci daranno modo di allungare l’avventura che nella sua storia principale dura circa 8-9 ore. Ci sarà del backtracking leggero, volto a scoprire quel che serve per aprire le porte (metaforicamente parlando) che permetteranno di scoprire come andare avanti.

Se si va oltra una realizzazione grafica che possiamo definire funzionale, l‘universo immaginifico di BD è incredibilmente ricco di personaggi e situazioni che intrigano nelle oltre dieci ore di gioco che serviranno per concludere l’avventura. Il suo unico limite è rappresentato dalla totale assenza di localizzazione in italiano: i testi sono presenti a schermo e anche doppiati vocalmente ma in entrambi i casi solo in inglese.

Per chi ama le avventure punta e clicca di una volta, ancora di più se fan dello sci-fi, Beautiful Desolation è un titolo da non perdere. I programmatori sudafricani di Broterhood Games confermano di aver dato vita ad un rinascimento del genere dopo i già eccellenti Cayne e Stasis. Occhio soltanto alla totale mancanza di localizzazione in italiano.

DARQ è un gioco appartenente al genere dei Platform-rompicapo pubblicato originariamente in anteprima nell’estate del 2019 per PC e che ha di recente visto la pubblicazione della sua Complete Edition anche su PlayStation 4 e Xbox One. Appena un mese fa, inoltre, è stata rilasciata una versione per Nintendo Switch (quella della quale vi parleremo nel caso della nostra recensione). Questa versione completa del titolo, sviluppata e pubblicata da Unfold Games e Feardemic, comprende il titolo di base e due DLC aggiuntivi, ovvero The Tower e l’inedito The Crypt.

Enigmatico

Verremo dunque catapultati nei panni di Lloyd, un giovane ragazzo letteralmente schiavo dell’incubo in cui ci troveremo; il nostro protagonista vivrà infatti una vera e propria esperienza extracorporea che lo costringerà ad attraversare un incubo dal quale non può svegliarsi (nonostante i nostri tentativi di farlo). L’essere in questa realtà onirica ci permetterà di stravolgere le normali leggi della fisica facendoci sin da subito scoprire di essere in grado di camminare su qualsiasi superficie, dalle pareti ai soffitti di ogni luogo che dovremo esplorare, ribaltando letteralmente la realtà.

La possibilità di muoversi così liberamente in DARQ sarà il primo elemento che andrà a comporre i primi puzzle che ci troveremo ad affrontare per procedere in questo labirintico sogno. Progressivamente scopriremo modi per infrangere sempre più le leggi della fisica rendendo di fatti un gioco a scorrimento orizzontale ben più tridimensionale di quanto si possa immaginare, il tutto mettendoci sempre di fronte ad enigmi nuovi e via via più complessi in ciascun livello. Le meccaniche ideate dal team di sviluppo risultano essere particolarmente ben riuscite sia sotto questo punto di vista, ma anche per la risoluzione di alcuni enigmi dalla soluzione più “fantasiosa”.

La difficoltà dei rompicapo andrà infine a culminare nei DLC (La Torre e La Cripta) e soprattutto nell’ultimo (ed esclusivo di questa versione); questi, oltre che aggiungere semplicemente nuove ore di gioco, tipologie e complessità di enigmi, racconteranno una vera e propria storia aggiuntiva che arricchirà la lore del gioco. Risultano dunque essere una parte quasi fondamentale per il titolo anche se, un po’ come il gioco di base, si prestano forse un po’ troppo alla libera interpretazione lasciata al giocatore. Ciononostante rappresentano indubbiamente quella che vuole essere una conclusione alla trama, seppur relativamente sbrigativa.

darq

L’incubo

I vari rompicapo non saranno però la nostra unica nemesi in DARQ; incontreremo infatti vari tipi di creature da evitare dato che elimineranno il nostro Lloyd in men che non si dica. Considerato che non sarà neanche possibile fuggire (tranne che in una circostanza), la nostra sola opzione sarà nasconderci per evitare le loro “ronde” o abbassarci per evitare di farci sentire. Data la relativa semplicità con cui potremo evitare questo tipo di pericoli, il gioco non restituisce delle forti sensazioni di ansia e paura che ci si aspetterebbe da tematiche horror di questo tipo. La loro maggiore presenza, e soprattutto una maggior difficoltà a loro legata avrebbe certamente contribuito in tal senso avvicinandosi ancor più all”horror che al semplice platform/rompicapo.

L’ansia e il terrore nascono, più che dal pericolo di essere uccisi da una di queste creature, proprio dall’aspetto surreale e distorto sia di queste mostruosità viventi, sia dei diversi luoghi che avremo modo di esplorare. Per quanto il tutto non sia particolarmente innovativo e unico, riesce comunque a dare al giocatore un ottimo feeling e a risultare molto ben congeniato oltre che diversificato tra un livello e il successivo così da riuscire sempre ad evitare la caduta nella ripetitività (cosa non del tutto scontata persino in un gioco della durata di 2-3 ore totali come in questo caso). Ultimo ma non per importanza un comparto tecnico valido (sia dal punto di vista grafico che sonoro), nonostante la semplicità, e che contribuisce in ottima misura alla creazione di un’atmosfera horror di buon livello.

darq

Complessivamente con DARQ: Complete Edition avremo modo di visitare uno stupendo e labirintico incubo ricchissimo di enigmi, i quali rappresentano senz’ombra di dubbio la parte più interessante e meglio riuscita del gioco sia dal punto di vista della varietà che delle meccaniche che questi comprendono. Il tutto all’interno di un viaggio onirico in una psiche distorta che si riflette sulle mostruose creature che ha generato, così come sulle ambientazioni, nonostante queste non spicchino per unicità e innovazione. Purtroppo l’intera esperienza di gioco non risulta essere particolarmente longeva, anche se riconosciamo che sia complessivamente adatta al tipo di gioco, e la difficoltà risulta legata unicamente agli enigmi, mentre le creature nemiche possono essere bypassate abbastanza facilmente e per questo risultano essere poco ansiogene. Un titolo dunque assolutamente valido e degno di essere provato


Eccoci a parlare dell’ultimo Prime Access di Warframe rilasciato il 23 febbraio 2021 per tutte le piattaforme. Questo pacchetto introduce la nuova (e tanto attesa) variante Prime di Octavia, un Warframe particolarmente apprezzato dagli utenti per via di un suo elemento unico di personalizzazione e fulcro essenziale di tutte le sue abilità. Questa “Regina della musica” viene così resa disponibile nel gioco assieme alle varianti Prime delle sue due armi iconiche, la Tenora e Pandero. Quanto descritto sinora può essere ottenuto gratuitamente nel gioco andando alla ricerca delle nuove reliquie (che potete trovare descritte nel dettaglio alla fine di questo articolo) oppure acquistando uno dei quattro pacchetti Prime Access elencati qui di seguito (considerando che gli accessori possono essere ottenuti soltanto in questo modo). In particolare in questo caso abbiamo dei nuovi strumenti per personalizzare il Mandachord di Octavia (del quale parleremo in seguito), un nuovo Shawzin e nuovi pezzi di armatura con relativa Syandana.

  • Pacchetto Mallet: comprende 1050 Platini, Tenora e Pandero Prime.
  • Pacchetto Resonator: comprende 2625 Platini, Octavia, Tenora e Pandero Prime e infline i Glifi di Octavia Prime.
  • Pacchetto Accessori Prime: comprende l’armatura Glissandra Prime, la Syandana Serenidine Prime, lo Shawzin Aristei Prime e booster di 90 giorni di affinità e risorse.
  • Pacchetto Amp: comprende il contenuto del pacchetto Resonato e Accessori Prime, con un totale di 3990 Platini.
octavia prime

Iniziamo dunque con la protagonista indiscussa di questa guida, ovvero Octavia Prime. Si tratta di un personaggio con discrete capacità di potenziamento per il resto della squadra, ma soprattutto con un’eccellente abilità nell’infliggere danni a ogni tipo di nemico e nel “crowd control”. In termini di sopravvivenza, invece, non possiede alcuna abilità specifica per mitigare i danni subiti, ma è piuttosto in grado di mantenersi invisibile con facilità così da non essere neanche presa di mira dai nemici. Le sue abilità sono infatti:

  • Passiva: ogni volta che Octavia attiva un’abilità conferisce a se stessa e ai compagni vicini Inspiration, ovvero un buff che restituisce 1 punto energia al secondo per trenta secondi.
  • Mallet: influenzato dalle “Percussioni”, attira il fuoco dei nemici e li danneggia con ogni nota suonata, inoltre tutto il danno subito viene accumulato e riflesso in maniera proporzionale.
  • Resonator: influenzato dai “Bassi”, crea una sfera che danneggia leggermente i nemici e li induce a seguirla. Se presente un Mallet il Resonator lo raccoglierà creando un ibrido tra le due abilità (un vero e proprio Mallet mobile).
  • Metronome: influenzato dalla “Melodia”, conferisce diversi buff a tutti quelli che eseguono determinate azioni in corrispondenza delle note. Abbiamo Nocturne che rende invisibili dopo essersi abbassati un numero sufficiente di volte in corrispondenza di una nota, Vivace che aumenta la velocità se si eseguono salti a tempo, Opera che aumenta il multishot delle armi sparando ritmicamente e infine Forte che aumenta il danno corpo a corpo inflitto.
  • Amp: raddoppia la portata e il danno del (o dei nel caso in cui utilizziamo l’augment “Partitioned Mallet”) Mallet e aggiunge un moltiplicatore di danni extra a Octavia e tutti gli alleati.
octavia prime

Di queste le abilità più importanti sono indubbiamente la prima (per deviare l’attenzione dei nemici e infliggere loro un danno proporzionale a quello che possono infliggere), la terza (soprattutto per mantenere l’invisibilità attiva il più possibile) ed infine la quarta per aumentare la portata di tutte le altre. Gli effetti di ogni abilità sono poi strettamente legati al Mandachord, uno strumento in cui potremo inserire le note a nostro piacimento (premendo, in base alla piattaforma, R2, RT o Tab dalla schermata di personalizzazione) per creare una determinata canzone da noi desiderata, oppure applicare una nota in ogni slot per massimizzare gli effetti (in questo caso abbiate però l’accortezza di mutare bassi, percussioni e melodia per non infastidire gli altri giocatori e le vostre orecchie). In termini di statistiche questo Warframe ottiene, grazie alla nuova variante, una polarità Vazarin aggiuntiva (che si somma alle due Naramon già presenti sulla versione di base), scudi migliorati (100 al livello base e 300 al massimo contro 75/255), e una quantità maggiore di energia disponibile (175/262 contro 150/225). 

Per quanto riguarda le build, invece, è quasi superfluo sottolineare l’importanza della durata sopra ogni altra statistica così da mantenere attiva ogni abilità (e buff nel caso dell’invisibilità) il più possibile senza doverle riattivare troppo spesso. In questo però non bisogna comunque tralasciare la portata così da massimizzare gli effetti del danno ad area, ma anche del controllo sui nemici; al contrario non è così essenziale spingere troppo sulla potenza abilità considerando che si andrebbe solo a potenziare il moltiplicatore dei danni (che comunque anche a valori negativi sarebbe proporzionale alla quantità di danno causata dai nemici) o buff che comunque non sono così essenziali come l’effetto del Mallet. Per questo motivo vi consigliamo la build presente qui di seguito tenendo comunque in considerazione che potete (e dovete) adattarla alle vostre preferenze nel caso preferiate più o meno danno, portata e così via:

La Tenora Prime è invece l’arma primaria distintiva di Octavia, e come tale quando impugnata da lei ottiene un piccolo bonus aggiuntivo, ovvero una probabilità del 20% di ricaricare all’istante le munizioni nel caso di un headshot con il fuoco secondario. Tralasciando questo ci troviamo di fronte a un’arma con statistiche estremamente valide per nemici di qualsiasi livello. Abbiamo infatti un danno maggiore rispetto alla versione di base per entrambe le modalità di fuoco (28.0 vs. 24.0 e 280.0 vs. 240.0), così come la probabilità di critico (30% vs. 28% e 40% vs. 34%) e quella di effetto (24% vs. 16% e 20% vs. 11%), ma anche il moltiplicatore di critico (2.2x vs. 2x), velocità di fuoco e capienza caricatore; ultimo ma non per importanza due polarità Madurai aggiuntive. Abbiamo dunque una vera e propria mitragliatrice leggera con un’elevata cadenza di fuoco (che aumenta ancor di più man mano che si spara) e con un fuoco secondario caratterizzato da un colpo singolo ad alta potenza.

Nel caso della Pandero Prime ci troviamo invece di fronte ad un revolver con eccellenti capacità di danno che, collegate a ottime statistiche di critico, possono dare vita a danni importanti. Non manca poi la probabilità di effetto che dà giovamento soprattutto al fuoco secondario di quest’arma che ci permetterà di svuotare il resto del caricatore in maniera repentina causando imponenti danni in pochi secondi. Anche in questo caso, trattandosi di un’arma distintiva, c’è un piccolo bonus quando impugnata da Octavia, ovvero: i colpi alla testa con il fuoco secondario aumentano la velocità di ricarica del 20%. Le nuove statistiche aggiungono danno base (104.0 vs. 72.0), probabilità di critico aumentata (24% vs. 10%) e infine una polarità Madurai aggiuntiva. Anche in questo caso abbiamo un’arma con ottime capacità di taglio innate, per cui vi consigliamo di sfruttarle abbinandole con virale e fuoco (quest’ultimo per ridurre in minima parte la corazza dei nemici). Potete trovare le build consigliate per la Pandero e la Tenora qui di seguito:

Concludiamo questa guida elencandovi le nuove reliquie che sono state aggiunte in Warframe e che vi aiuteranno nella ricerca dei diversi pezzi e schemi per costruire Octavia Prime, la Tenora Prime e la Pandero Prime. Potrete ottenere queste reliquie acquistando pacchetti dal mercato o dalle associazioni (in quest’ultimo caso utilizzando reputazione delle associazioni) oppure come ricompensa al completamento di alcune missioni o dopo un determinato numero di rotazioni (nel caso delle difese, sopravvivenze e così via).

Octavia Prime

  • Reliquia Lith G3: Octavia Prime Neurottiche (comune).
  • Reliquia Meso D6: Octavia Prime Sistemi (comune).
  • Reliquia Neo Z7: Octavia Prime Chassis (non comune).
  • Reliquia Axi O5: Octavia Prime Schema (raro).

Tenora Prime

  • Reliquia Lith T5: Tenora Prime Canna (raro).
  • Reliquia Meso T4: Tenora Prime Castello (raro).
  • Reliquia Neo B7: Tenora Prime Schema (comune).
  • Reliquia Axi T6: Tenora Prime Calcio (non comune).

Pandero Prime

  • Reliquia Lith I1: Pandero Prime Schema (comune).
  • Reliquia Neo P2: Pandero Prime Castello (raro).
  • Reliquia Axi C6: Pandero Prime Canna (non comune).

Dopo essere stato annunciato la scorsa estate, Atelier Ryza 2: Lost Legends & the Secret Fairy ha recentemente debuttato su Pc, PS4, PS5 e Switch. Il gioco costituisce il sequel di Atelier Ryza: Ever Darkness & The Secret Hideout, rilasciato alla fine del 2019 e protagonista di un grande successo in termini di vendite.

Va da sé che un successore non si sarebbe fatto attendere troppo, e infatti eccoci qui. Con questo nuovo titolo sviluppato da Gust Studios e pubblicato da Koei Tecmo.

Si parte per l’avventura

La storia di Atelier Ryza 2: Lost Legends & the Secret Fairy si svolge a tre anni di distanza dalla fine del primo capitolo. Dopo che i suoi amici hanno lasciato l’isola di Kurken per inseguire i loro sogni, Ryza è rimasta indietro. Nel frattempo ha sia continuato i suoi studi alchemici che servito come insegnante per i bambini più piccoli del villaggio. Un giorno, Ryza riceve una lettera da Tao, che sta studiando nella capitale reale Ashra-am Baird. In tale missiva le viene raccontato di come le antiche rovine intorno alla città potrebbero avere qualcosa a che fare con l’alchimia e la invita a mettersi in viaggio per raggiungerlo.

Ryza e Moritz - Prologo

Allo stesso tempo, Mortiz Brunnen le chiede di indagare su una misteriosa pietra luminosa. Ryza decide così di prendere la pietra con sé e si dirige ad Ashra-am Baird. Qui si riunisce con vecchi amici e ne incontra di nuovi. E scopre inoltre che la pietra luminosa è in realtà un uovo, che si schiude facendone fuoriuscire una misteriosa creatura. Dopo aver deciso di chiamarla Fi, inizia così la nuova avventura di Ryza.

Un JRPG maggiormente evoluto

Le nuove funzionalità aggiunte in Atelier Ryza 2: Lost Legends & the Secret Fairy si sono rivelate assai gradite. Ryza è ora in grado di interagire con l’ambiente circostante in molti più modi rispetto al passato. Essa può ora nuotare sott’acqua, oscillare attraverso gli spazi vuoti, arrampicarsi sui muri e (una volta sbloccata) cavalcare una creatura che le consentirà di accelerare l’esplorazione. L’intera esperienza è stata resa più fluida e intuitiva, anche grazie all’aggiunta di nuove sfide nei dungeon, spesso presentate sotto forma di enigmi.

Questi dovranno essere risolti dalla protagonista per poterci permettere di raggiungere determinate zone. Il fatto che gli ambienti siano interattivi e non delle semplici immagini piazzate sullo sfondo rende assai più raffinati gli elementi jrpg del titolo. Esplorare i dungeon per intero permetterà a Ryza di usare la Bussola del Ricordo, con la quale potrà raccogliere le memorie delle persone vissute in passato. In questo modo l’alchimista otterrà gli indizi per poter risolvere i vari misteri dei dungeon.

Mappa gioco

Questa meccanica rappresenta una peculiarità unica e divertente all’interno del gioco. I ricordi/indizi, una volta raccolti, dovranno essere abbinati a delle descrizioni al fine di completare una sorta di libro di francobolli. Una volta completato, quest’ultimo racconterà la storia di quel dato luogo. Rispetto al predecessore sono state inoltre apportate diverse modifiche al combat system, oltre alla completa revisione dei punti CC (Core Charge ndr) e della barra dei turni.

In precedenza Ryza poteva, tramite attacchi normali, aumentare i punti azione (AP) e spenderli per aumentare il livello tattico (cioè la quantità massima di AP che si può detenere) e dunque utilizzare le abilità. In Atelier Ryza 2: Lost Legends & the Secret Fairy invece i livelli tattici aumentano le abilità e gli ordini che è possibile eseguire. Iin questo modo potremo inserire anche le mosse speciali all’interno di combo specifiche.

Combattente e soprattutto alchimista

Ryza level up

Avendo a disposizione più compagni di squadra rispetto al passato potremmo anche scambiare il personaggio “attaccante” con uno di “supporto” durante l’esecuzione di una combo. In questo modo sarà possibile effettuare combinazioni di attacchi sempre più lunghe e complesse. E’ inoltre possibile parare gli attacchi nemici con il giusto tempismo. Cosa che ci garantità anche qualche AP aggiuntivo.

I nostri compagni ci chiederanno tramite degli “ordini” di eseguiti delle mosse speciali (fisiche o magiche ndr), per poter a loro volta scatenare un’incredibile forza sul campo di battaglia. A primo impatto tutto ciò potrebbe sembrare complicato (e forse un po’ lo è), ma una volta comprese le meccaniche ci si renderà conto di come, rispetto al passato, le battaglie siano ora molto più veloci e frenetiche.

Ricette calderone

Come alchimista la nostra Ryza passerà ovviamente molto tempo davanti al calderone cercando di apprendere e mettere in pratica nuove formule. Le ricette potranno risultare un po’ travolgenti, con l’aggiunta di ingredienti bonus in grado di aumentare le statistiche o assegnare determinati bonus agli oggetti che andremo a creare in questo modo.

Atelier Ryza 2: Lost Legends & the Secret Fairy offre inoltre la possibilità di aggiungere materiali manualmente nel caso si abbia affinità col sistema di creazione. In caso contrario potremo automatizzare il processo scegliendo semplicemente se adoperare materiali di alta o bassa qualità. Completare e modificare ricette ci porterà, infatti, a sbloccarne sempre di nuove.

Ammnodernamenti, ma qualche sbavatura

Ryza schiusura

Gli SP (Skill Point) si potranno ottenere in due modi. Il primo consiste nella creazione di oggetti di qualsiasi qualità tramite il calderone. Il secondo invece riguarda il completamento di missioni secondarie, rinvenibili presso una bacheca specifica. Il gioco presenta una guida molto pratica che permette di controllare la locazione di materiali e mostri, in modo da facilitare il completamento di incarichi secondari quali il ritrovamento e la consegna di risorse e l’uccisione di mostri.

Per quanto riguarda alcune missioni della trama principale abbiamo notato che è necessaria la creazione di un determinato oggetto, completandone la relativa ricetta, per poter avanzare. Ciò costringe non di rado a investire tempo a visitare nuovamente i vecchi dungeon per trovare quanto necessario per proseguire nella trama. Questo rende il tutto a tratti frustrante, specie se si scopre, poi, che l’oggetto richiesto può essere tranquillamente acquistato in negozio. Perciò vi consigliamo sempre di controllare i negozi in caso di necessità!

A livello tecnico con Atelier Ryza 2: Lost Legends & the Secret Fairy abbiamo assistito a un considerevole passo in avanti a livello grafico, rispetto al primo capitolo. Il grazioso design dei personaggi è sensibilmente migliorato, così come gli ambienti e gli effetti visivi. Il valore aggiunto della produzione rimane particolarmente evidente nell’atto di ammirare la capitale reale, come anche ogni piccola animazione durante il combattimento e l’esplorazione.

A rovinare il quadro sono giusto gli NPC e alcuni dungeon, dove viceversa la grafica risulta un po’ datata. Il comparto tecnico non manca di brillare anche sul fronte audio, dove abbiamo avuto modo di rimanere ammaliati dalla colonna sonora. Meravigliosamente azzeccata e con tante melodie capaci di accompagnare degnamente le nostre avventure. Nessun problema registrato a livello di framerate, che si è dimostrato assolutamente granitico.

Spawn iniziale

Atelier Ryza 2: Lost Legends & the Secret Fairy si è rivelato essere un degno nuovo capitolo della rinomata seria di jrpg. Un successore destinato a soddisfare tanto i nuovi arrivati quanto i fan di vecchia data. Il tutto grazie a un coloratissimo e vivace cast di personaggi, interessanti misteri da svelare, tante funzioni divertenti di creazione e un sistema di combattimento migliorato. Sebbene non manchino i difetti, risulta fin troppo facile perdonarli alla luce del fascino imperituro di cui certamente godrà il titolo.

In preparazione al lancio di Little Nightmares 2, Tarsier Studios e Bandai Namco hanno reso disponibile la demo del loro particolare titolo horror anche su PS4, Xbox One e Switch. Ricordiamo che questa demo era già disponibile su PC (Steam e GOG), quindi niente musi lunghi. In aggiunta, lo studio ha anche preparato un nuovo trailer che fa da introduzione alle avventure di Mono e Sei.

Little Nightmares 2 sarà disponibile a partire dall’11 febbraio su PC, PS4, Xbox One e Nintendo Switch, mentre la versione per console next-gen è prevista nel corso del 2021 come aggiornamento gratuito per chi già possiede il gioco su PS4 o Xbox One.

Prima di lasciarvi, vi ricordiamo che avete tempo fino al 17 gennaio per scaricare gratuitamente Little Nightmares per PC.

Little Nightmares 2

Per chi ha dimestichezza col mondo del gioco di ruolo, sentir parlare dell’universo narrativo legato a Werewolf – The Apocalypse, ovvero il World of Darkness, conosciuto da noi come Mondo di Tenebra, non è certo una novità. Per chi invece non l’avesse, permettetemi una piccola digressione a riguardo: quest’ambientazione raccoglie al suo interno molteplici titoli che richiamano il soprannaturale nella sua accezione più tetra ed oscura, essi sono infatti Vampiri, Maghi, Wraith, Changeling, Hunter, Mummy, Demon e Licantropi (o Lupi mannari secondo la nuova edizione).

Questo lungo ed estenuante elenco è voluto, in quanto rende chiaro e rimarca il fatto che ogni singola creatura che abita gli incubi di noi comuni mortali ha il suo posto all’interno di questa linea editoriale inaugurata nel lontano 1991 con Vampiri: la masquerade; ma oggi ci concentreremo in particolare sull’ultimo gioco da me citato, poiché infatti la sua prima edizione del 1992, Licantropi: l’apocalisse (Werewolf: The Apocalypse in originale), ha ottenuto quest’autunno (il 13 ottobre 2020) una trasposizione videoludica. Si tratta di Werewolf: The Apocalypse – Heart of the Forest, avventura testuale sviluppata per Linux, Mac e PC (via Steam) dalla software house indipendente polacca Different Tales ed edito grazie all’aiuto di Walkabout. Il loro lavoro è quasi reverenziale nel suo essere estremamente fedele ai toni ed alle dinamiche dell’opera originale seppur modificandone alcuni aspetti, rivelandosi come un titolo valido, tanto più se si tiene in conto della natura indipendente del progetto, seppur semplice ed appartenente ad un genere decisamente di nicchia; lasciate che vi illustriamo di seguito il perché.

Alla ricerca del proprio perché

Parlare del comparto narrativo di Werewolf: The Apocalypse – Heart of the Forest sarebbe impossibile per via delle innumerevoli pieghe che fin dall’inizio diversificano il percorso di ciascun giocatore, nonché un evidentissimo modo per rovinarvi l’esperienza di gioco stessa, in quanto starà a voi scegliere come interpretare la protagonista, Maia Boroditch, sancendone il percorso e conducendola verso uno dei cinque finali possibili del titolo in un modo del tutto diverso da individuo ad individuo. Unica cosa di cui possiamio tranquillamente parlare è, di conseguenza, il suo incipit: Maia è una studentessa americana giunta in Polonia sia per studiare medicina, sia per indagare le sue origini. L’enigmatico nonno paterno della protagonista proverrebbe da lì infatti, ma l’allontanamento forzato da parte della madre da quel ramo della famiglia ha precluso a Maia ogni tipo di conoscenza più approfondita a riguardo.

Werewolf the apocalypse

Ma qualcosa di primordiale e ben radicato nelle profondità più recondite dello spirito della studentessa la spinge ad indagare in profondità sul passato della propria famiglia, infrangendo quell’indicibile tabù. Insieme alla sua compagna di studi norvegese, Anya, parte quindi alla volta del villaggio nativo del nonno, Bialowieza, situato nei pressi di una tra le più grandi ed antiche foreste di tutta l’Europa, nonché Parco Nazionale Puszcza Bialowieska. Ma l’arrivo è decisamente più turbolento del previsto, in quanto nel villaggio sono in atto una serie di proteste contro il disboscamento illegale della stessa foresta, e Maia si ritroverà nel bel mezzo di qualcosa di ben più antico e complesso di quanto possa sembrare ad un rapido sguardo.

Werewolf: The Apocalypse – Heart of the Forest ha dinamiche di gioco semplici ed essenziali, fornendo al giocatore la sola possibilità di scegliere tra le diverse opzioni offerte di fronte alle molteplici situazioni che gli si presenteranno. Una classicissima avventura testuale che ricalca il loro precedente e riuscito progetto, Wanderlust, pur presentando un game design ben più ricco e strutturato. Per affrontare le molteplici peripezie avremo a disposizione tre caratteristiche presenti anche nel corrispettivo cartaceo, Furia, Volontà e Salute, e la nuova Valutazione della Personalità suddivisa rispettivamente in Coraggio, Ispirazione, Analisi, Spiritualità e Astuzia, cosa che va a modificare per ovvie ragioni di game design, già così ben sviluppato ed articolato, agli Attributi ed alle Abilità.

Inutile dire che le scelte aumenteranno le nostre caratteristiche e influiranno sulle Relazioni con gli altri personaggi, palesandoci scelte e strade che non avremmo potuto percorrere altrimenti, fino a condurci ad alcune nuove citazioni dell’opera primeva che non posso citare senza evitare di fare spiacevoli spoiler a riguardo. Maia è una pagina bianca da costruire e plasmare a seconda della piena volontà del giocatore, cosa decisamente fantastica per ogni giocatore di ruolo, in particolare per coloro che arrivano diretti dal gdr in questione, ma è indubbiamente un titolo che faticherebbe a convincere una buona fetta di pubblico sia per i ritmi narrativi, sia per le dinamiche di gameplay semplici che però nascondono un lavoro di game design decisamente buono e da parte dei ragazzi di Different Tales.

Werewolf the apocalypse

Macabramente pittorico e suggestivo

Un punto di forza di Werewolf: The Apocalypse – Heart of the Forest sta nel suo comparto artistico che rende appieno i momenti della sua narrazione, passando da momenti di puro idillio naturalistico a tetre e disturbanti scene sanguionolente. Ciò è possibile grazie ad un buon comparto grafico dallo stile pienamente pittorico e semplice; esso riesce a passare da schermate piacevolmente rilassanti ad altre caotiche, confusionarie e raccapriccianti in grado di richiamare alcune tematiche prettamente lovecraftiane seppur da esse totalmente separato. Anche il suo comparto sonoro si sposa bene all’atmosfera che si va a delineare all’interno del titolo, anche se non brilla in confronto al suo compare e tende a stuccare a causa della sua eccessiva ripetitività.

Werewolf the apocalypse

Conclusioni

Werewolf: The Apocalypse – Heart of the Forest è una buona trasposizione videoludica di un gdr cartaceo, ma che purtroppo potrebbe non risultare un buon titolo per chi non proviene dall’ambiente in questione. Il suo genere d’appartenenza ha ritmi e dinamiche che si sposano bene con le richieste di ben pochi giocatori, quelli che cercano belle storie da poter vivere e plasmare come meglio credono senza tenere troppo da conto le dinamiche di gameplay; a questo oltretutto si aggiunge che il titolo non è stato localizzato in lingua italiana, il che rende il tutto un po’ più complesso in quanto sono presenti numerosi vocaboli particolari e di difficile comprensione per chi d’inglese se ne intende poco. Data la natura del titolo questo potrebbe essere un ostacolo, ma se ciò non dovesse esserlo e siete appassionati dell’interpretazione ruolistica, della natura e della narrativa, non lasciatevi assolutamente scappare Werewolf: The Apocalypse – Heart of the Forest.


Immortals Fenyx Rising é una nuova IP creata da Ubisoft e pubblicata il 3 Dicembre per PlayStation 4, PlayStation 5, Xbox One, Xbox Series X, PC e Nintendo Switch. Si tratta di un titolo nato grazie a evidenti influenze esterne, ma anche interne al mondo stesso di Ubisoft; considerato ciò riuscirà a distinguersi dal resto dei giochi e soprattutto ad affermare la propria identità? Scopriamolo in questa recensione.

Trama 

Le vicende narrate ci permetteranno di vestire i panni di Fenyx, un eroe (o eroina considerando che saranno presenti diverse opzioni di personalizzazione) giunto su una misteriosa isola in seguito a un naufragio. Per la precisione all’inizio della nostra avventura non saremo nulla di più che dei semplici porta-scudo in viaggio con il nostro eroico fratello Ligirone e la sua ciurma. Noteremo ben presto di essere gli unici superstiti, e che tutti i membri del nostro equipaggio, così come gli abitanti del posto, sono stati tramutati in pietra. L’ultima ruota del carro si ritroverà così a esplorare l’isola, incontrare diverse divinità del mondo greco, ma anche e soprattutto recuperare diversi manufatti e oggetti mitologici di diversi eroi e dei per aiutarla nel suo compito: riportare tutti alla normalità

Qualcosa di più profetico e ben più in alto di noi ci farà però scoprire che il nostro compito è molto più importante di quello che possiamo immaginare. L’intera vicenda ci viene infatti narrata principalmente, oltre che dai protagonisti diretti e personaggi secondari che incontreremo, in maniera indiretta da Prometeo, il quale si ritrova a spiegare il tutto a Zeus. Quest’ultimo cerca un modo per sconfiggere Tifone, un potente gigante che ha già combattuto in precedenza contro gli dei ma senza successo; questa volta però minaccia non soltanto di eliminare l’intero Olimpo, ma anche distruggere il genere umano. C’è dunque bisogno di un vero eroe, e soltanto Prometeo (nonostante la triste sorte che si ritrova ad affrontare dopo aver portato il fuoco all’uomo) può dare a Zeus una visione generale delle cose grazie al dono della Profezia.

La trama di Immortals Fenyx Rising riesce dunque senza dubbio a intrattenere sia grazie all’ottima narrazione portata avanti su più livelli, ma anche mettendo in campo diversi personaggi realizzati e caratterizzati in modo eccellente. Il tutto si focalizza però principalmente su un particolare: l’uso sfrenato di battute e siparietti sia tra Zeus e Prometeo che tra Fenyx e i diversi personaggi incontrati. L’umorismo è infatti parte integrante di tutto, e come tale è stato pensato per tutti passando da battute più o meno infantili a (seconda dei punti di vista), fino a giochi di parole e doppi senso a sfondo sessuale. Questo costante accompagnamento contribuisce sia all’intrattenimento generale (strappandoci molto spesso un sorriso), ma anche a dare un’identità unica a questo nuovo titolo. Non mancheranno, infine, alcuni colpi di scena per dare enfasi al tutto e aggiungere quel qualcosa in più.

immortals fenyx rising

Gameplay

Cominciamo innanzitutto con il dire che Immortals Fenyx Rising prende indubbiamente a piene mani diverse meccaniche da titoli di vario genere, creando così un vero e proprio pot-pourri, ma estremamente ben riuscito. Potremmo attribuire una parte di queste meccaniche a quanto visto negli ultimi anni nella serie di Assassin’s Creed (come in Valhalla), specialmente a livello di combattimento. Questo è infatti composto da combo di attacchi leggeri e pesanti, con questi ultimi in grado di riempire la cosiddetta barra di stordimento dei nostri nemici fino a renderli temporaneamente inermi. In aggiunta abbiamo schivate e patate, con la schivata perfetta che andrà a rallentare temporaneamente intorno a noi e le parate in grado di aumentare considerevolmente lo stordimento dei nemici e persino rispedire i proiettili lanciati al mittente.

L’altra parte essenziale del gameplay, e forse la più importante, è rappresentata dall’esplorazione del mondo di gioco (cosa che viene limitata dalla nostra stamina). In questa troviamo molte similitudini con altri titoli Ubisoft, con imponenti statue che, una volta scalate, ci permettono di rivelare l’intera area attorno a noi. Qui abbiamo però anche diverse sfide che metteranno alla prova il nostro ingegno, le nostre capacità di movimento o persino le abilità in combattimento. Parliamo infatti delle cosiddette sfide costellazione, sfide di Ermes, sfide affresco e soprattutto le Cripte del Tartaro. Mentre nelle prime sfide citate le meccaniche si manterranno più o meno simili, con sfere da raccogliere al completamento di alcuni enigmi per creare delle costellazioni, percorsi da completare entro un tempo limite o puzzle con blocchi mobili da posizionare nel corretto ordine, le Cripte saranno il vero pezzo forte.

immortals fenyx rising

Un po’ come nei sacrari visti in Zelda Breath of The Wild, le Cripte del Tartaro rappresentano delle sfide più o meno complesse che metteranno alla prova tutte le nostre capacità. In alcune potremo trovarci ad affrontare gruppi di nemici o dei boss unici, in altre superare veri e propri percorsi a ostacoli, in altre ancora sarà necessario aguzzare l’ingegno per proseguire (ad esempio spostando blocchi di peso diverso o sfruttando la freccia controllabile a distanza); potremo persino trovarci ad affrontare alcune meccaniche uniche. Le Cripte potranno essere identificate da un livello di difficoltà che varierà da 1 a 3, e alcune di queste (come quelle legate alle quattro divinità che incontreremo) saranno più lunghe di altre. La particolarità è che tutte queste aree saranno ben differenziate tra loro in termini di soluzione, annullando qualsiasi tipo di noia da ripetitività e soprattutto invogliandoci a completarle tutte al 100%.

Completare le Cripte, o qualsiasi altro punto di interesse dalla vasta mappa di gioco di Immortals Fenyx Rising, ci permetterà di ottenere una serie di risorse essenziali a potenziare il nostro personaggio. Avremo così l’ambrosia per migliorare la nostra salute massima, i fulmini di Zeus per incrementare la resistenza, le monete di Caronte per sbloccare nuovi attacchi o abilità (alcune delle quali essenziali per risolvere determinati enigmi), cristalli di vario genere per potenziare la nostra attrezzatura, frutti e funghi per creare pozioni e Ambra per potenziarle. Potenziando al massimo queste caratteristiche sbloccheremo la possibilità di investire altre risorse nell’ottenimento dei cosiddetti livelli prestigio così da migliorare il nostro personaggio anche in un’eventuale nuova partita +.

immortals fenyx rising

Un’altra ricompensa che potremo ottenere da alcuni forzieri è costituita dai diversi tipi di equipaggiamento. Il gioco comprende, infatti, un gran numero di copricapi e armature, archi, spade e asce (rispettivamente per attacchi leggeri e pesanti) tutti caratterizzati da una propria estetica e soprattutto effetti unici; nell’ambito, poi, dello stesso tipo di equipaggiamento troviamo diverse colorazioni disponibili (sempre da ricercare nei forzieri disseminati per il mondo di gioco). L’alto livello di personalizzazione si estende anche a diversi tipi di ali di Icaro, oggetto che otterremo nei primi momenti di gioco e utile per raggiungere punti sopraelevati e planare, cavalcature di diversa rarità e che dovremo domare prima di poterle sfruttare liberamente e infine aspetti di Fosforo, un compagno che ci aiuterà dopo aver completato la relativa missione e che avrà anche alcuni bonus passivi oltre che estetici.

Avremo infine le cosiddette Benedizioni degli Dei, ovvero alcuni bonus unici che riceveremo dalle quattro divinità che dovremo aiutare per completare la campagna principale e che aggiungono al gameplay più di quanto ci si potrebbe aspettare. Tutti gli elementi descritti fino a questo momento riescono perfettamente a incastonarsi tra loro e a funzionare all’unisono per creare un titolo che, nonostante finisca per mettere insieme meccaniche da più giochi non portando grosse novità dal punto di vista del gameplay, sa divertire fino all’ultimo minuto di gioco. Questo portandoci anche a cercare tutte le bossfight e nemici unici (come gli spettri dei quattro eroi più famosi della Grecia), con una discreta varietà nella loro tipologia (anche se non eccezionale) ed esplorare ogni angolo della vasta mappa di gioco, scalando ogni montagna, recuperando ogni oggetto e completando tutti gli incarichi e missioni secondarie (alcune delle quali segrete).

immortals fenyx rising

Longevità

Immortals Fenyx Rising presenta una durata complessiva della campagna principale di buon livello, essendo necessarie circa 12 ore per completarla interamente. Al contempo però, ribadendo quanto detto poc’anzi, bisogna tenere in considerazione anche tutto quello che gli sviluppatori hanno voluto inserire nel gioco e, di conseguenza, a quanto decideremo di dedicarci a tutte le attività secondarie. In ogni caso non parliamo certamente di un quantitativo di ore particolarmente alto, ma comunque sufficiente a triplicare il tempo necessario per raggiungere l’epilogo. Nel nostro caso, infatti, in circa 36 ore siamo riusciti a completare il gioco in ogni suo aspetto recuperando anche il trofeo di platino. In aggiunta troviamo delle missioni giornaliere e la possibilità di intraprendere una nuova partita + andando a recuperare nuove risorse per potenziarci ulteriormente, ma purtroppo si tratta di una cosa fine a se stessa (non ci sono, almeno per il momento, ricompense uniche).

immortals fenyx rising

Comparto Tecnico

Da un punto di vista visivo e grafico Immortals Fenyx Rising si attesta indubbiamente su ottimi livelli; di base abbiamo uno stile grafico molto “cartoonoso” sfruttando un ottimo cel-shading e una palette cromatica satura (il tutto in maniera molto simile a quanto visto nell’ultimo Zelda). Abbiamo poi ottime texture senza grosse o evidenti imperfezioni, ma soprattutto il gioco riesce a dare il meglio di se nelle illuminazioni e negli effetti, particellari inclusi, regalando molto spesso scenari appaganti che potremo mettere a frutto utilizzando la modalità foto inclusa. Inoltre il design delle creature e dei mostri che dovremo affrontare risulta essere ottimo, nonostante la non troppo ampia varietà che nella maggior parte dei casi si limita a semplici cambi di colore, ma anche quello relativo al mondo di gioco che spazia da aride terre flagellate dalla guerra fino a boschi ricchi di vegetazione o un’area montuosa coperta dal freddo e dalla neve (con un totale di sei “biomi”).

Qualche piccolo alto e basso, invece, dal punto di vista del sonoro; principalmente da segnalare alcuni doppiaggi in lingua italiana non perfettamente all’altezza di altri, ma comunque non particolarmente penalizzanti l’esperienza. Molto belle le musiche e gli effetti sonori che contribuiscono senza dubbio a farci immergere nel nuovo mondo creato da questa IP. Infine, incredibilmente, praticamente nulla da segnalare dal punto di vista di bug o difetti tecnici; abbiamo avuto modo di giocare il titolo su PlayStation 5 e non abbiamo riscontrato alcun calo nel framerate (fisso a 60 in modalità performance o a 30 in modalità qualità con 4K attivo, rispetto ai 30 fps su console della vecchia generazione) o crash e bug, eccezion fatta per un’unica circostanza in cui il gioco non ha caricato alcuni oggetti legati alla missione principale in una zona (per la quale è stato sufficiente ricaricare l’area).

immortals fenyx rising

In conclusione ci siamo trovati a un prodotto inaspettatamente interessante e valido, una nuova IP che riesce a farsi valere e ad affermarsi nonostante le similitudini con altri titoli. Una trama semplice ma abbastanza longeva e portata avanti con umorismo, citazioni e colpi di scena, un gameplay molto valido e divertente, soprattutto considerato l’impegno messo nella creazione di enigmi sempre nuovi e diversi per rendere ogni sfida e ogni Cripta unica. Un titolo che sa divertire e coinvolgere non soltanto per la durata della campagna principale, ma che vi porterà all’esplorazione per completare il tutto nella sua interezza e svelare qualche piccolo segreto nascosto. Indubbiamente con questo gioco Ubisoft ci dimostra ancora una volta la sua celebre esperienza nel creare degli ottimi open world conferendogli molti elementi unici e distintivi rispetto ad altre serie, nonostante alcune meccaniche rese ormai comuni.

Chronos: Before the Ashes è un nuovo titolo sviluppato da THQ Nordic e Gunfire Games e pubblicato per PlayStation 4, Xbox One, PC, Nintendo Switch e Google Stadia il 1 Dicembre. Si tratta del prequel di un validissimo titolo in stile “souls-like” e rilasciato lo scorso anno, ovvero Remnant: From the Ashes, dal quale questo nuovo gioco trae soprattutto la lore che costituiva il mondo di gioco e gli elementi da RPG. Il risultato è un titolo con meccaniche uniche (un po’ come avveniva per la casualità di nemici, bossfight e alcune aree in Remnant) in grado di renderlo estremamente valido e appetibile per tutti i tipi di giocatore.

Trama

Un po’ come avveniva nel caso di Remnant: From the Ashes, anche questo nuovo Chronos: Before the Ashes non presenta una trama vera e propria narrata tramite personaggi o un narratore esterno, ma piuttosto una lore ricca e dettagliata che va a costituire la base del sequel pubblicato lo scorso anno. Le uniche cose che ci verranno fornite all’inizio del gioco saranno infatti un piccolo incipit narrativo che ci vede sopravvissuti a una catastrofe che ha costretto l’umanità ad abbandonare le città e rifugiarsi in luoghi sicuri sparsi per la Terra, ma anche un importante compito: eliminare il Drago che ha causato tutto ciò. Chi ha già avuto modo di giocare a Remnant potrà riconoscere rapidamente molti degli elementi narrativi che ci verranno presentati, mentre gli altri potranno comunque apprezzare e scoprire questi dettagli, ma purtroppo non con la stessa completezza d’insieme.

Non mancheranno poi altri nuovi dettagli sulla lore del mondo di gioco strettamente connessa a questo capitolo. Potremo scoprire tutto ciò tramite una serie di note scritte o presenti su vecchi terminali e disseminate nei diversi mondi di gioco. Avremo infatti la possibilità, anche in questo caso, di visitare mondi alternativi anche se questi saranno praticamente una parte di quelli presenti in Remnant. Torneremo così ad esplorare (o lo faremo per la prima volta nel caso in cui questo sia il nostro primo approccio alla serie) zone come il Labyrinth o il reame di Yaesha trovando nuove storie e affrontando ogni creatura che ci sbarrerà la strada. Nel complesso abbiamo dunque sì delle storie interessanti e una lore avvincente, ma il tutto riceve valore soprattutto per chi ha avuto modo di giocare a Remnant: From The Ashes appassionandosi ai suoi retroscena.

chronos before the ashes

Gameplay

Di base questo nuovo Chronos: Before the Ashes risulta essere un action rpg che vuole distinguersi dal resto del genere principalmente grazie a un’interessante meccanica. Parliamo infatti dell’invecchiamento del nostro personaggio in seguito a ogni nostra morte; l’avventura avrà infatti inizio nel momento in cui avremo compiuto 18 anni, e da questo momento ogni morte ci farà guadagnare un anno di età. I risvolti di ciò non saranno unicamente relativi al semplice fattore estetico (potendo notare i progressivi segni dell’invecchiamento sul nostro volto) o all’eventuale conclusione del nostro viaggio a causa di un decesso definitivo per cause naturali, ma avrà anche degli effetti diretti sul gameplay. Il tutto integra come mai prima d’ora l’idea di “cadere per rialzarsi più forti di prima” in un videogioco, non limitando questo alla semplice abitudine data dal ripetere uno scontro più volte.

Il primo effetto tangibile sarà legato allo sblocco dei cosiddetti Talenti, ovvero dei bonus passivi derivanti dall’esperienza maturata nei combattimenti. Ogni 10 anni di età, a partire dai 20 anni fino agli 80, avremo la possibilità di scegliere tra uno di tre talenti che ci verranno proposti andando ovviamente a prediligere quello che più si adatta al nostro stile di gioco. Alcuni di questi ci permetteranno di aumentare il danno inflitto, aumentare la finestra di invincibilità data da una schivata, facilitare le parate e così via; il tutto finirà per variare (e migliorare) il gameplay in un modo che non ci saremmo aspettati di vedere. Ogni cosa potrà essere, infatti, resa molto più fluida ed efficiente, facendo in modo tale da rendere palese ed evidente quanto l’esperienza maturata ci abbia reso più forti. Purtroppo però morire non sarà molto facile (a eccezione di alcune situazioni in cui potremmo dover morire per capire delle meccaniche) considerando i danni che i nemici infliggeranno, che probabilmente sarebbe stato meglio incrementare.

chronos before the ashes

L’altro effetto dato dall’invecchiamento sarà strettamente collegato alla meccanica più classica di qualsiasi RPG, ovvero l’aumento di livello. Ogni nemico sconfitto ci permetterà di guadagnare un quantitativo più o meno alto di esperienza, la quale ci permetterà di volta in volta di salire di livello. Con questo non ci riferiamo a quanto potremmo vedere in un souls-like, con punti da accumulare e poi “mettere al sicuro” nei checkpoint, ma piuttosto di un vero e proprio ottenimento progressivo di esperienza che non potrà essere persa (non avremo nulla da recuperare dopo ogni decesso). Ogni livello guadagnato ci permetterà poi di ottenere quattro punti da spendere liberamente per migliorare le quattro caratteristiche, ovvero la Forza, Agilità, Arcano e Vitalità, e sarà proprio qui che entrerà in gioco la meccanica dell’invecchiamento.

Nel corso dei nostri primi decenni ci sarà più semplice migliorare la forza, agilità e vitalità (richiedendo ciascuno un punto per poter essere migliorata), mentre sarà più complesso potenziare le nostre capacità arcane (richiedendo inizialmente ben tre punti per ogni livello). Questo andrà poi progressivamente a invertirsi tanto più invecchieremo, rendendo ovviamente più complesso migliorare forza e agilità nella vecchiaia, ma più semplice “accumulare saggezza”. Forza e agilità aumenteranno i danni inflitti con determinate tipologie di armi (essendo presenti armi che scalano in maniera più o meno efficiente sull’una o l’altra), oltre ad aumentare la difesa e l’abilità nella schivata, l’Arcano invece andrà a potenziare gli effetti di alcuni particolari oggetti chiamati Pietre del Drago e, infine, la vitalità aumenterà la nostra salute massima.

Le Pietre del Drago sono potenti manufatti in grado di farci attivare temporaneamente alcune abilità dopo aver riempito un’apposita barra che andrà a riempirsi con ogni colpo inflitto, nemico sconfitto, schivata perfetta e parata eseguita. I poteri che questi oggetti saranno in grado di sprigionare varieranno dal semplice aumento del danno a renderci temporaneamente immuni ai colpi, stordire i nemici nei paraggi o, infine, assorbire vita con ogni colpo inflitto. All’inizio del gioco potremo però utilizzarne soltanto una, le altre andranno trovate esplorando accuratamente le varie aree di gioco andando anche a caccia di muri illusori (non così nascosti). In maniera analoga dovremo trovare i Cuori di Drago, la nostra fonte principale di cura che si ricaricherà solo dopo la nostra morte, non aspettatevi dunque di ricaricarle ai checkpoint come fossero fiaschette Estus!

L’esplorazione è un parametro sul quale gli sviluppatori hanno voluto puntare davvero molto, e non soltanto come modo per trovare gli utili oggetti consumabili appena descritti o nuove armi e scudi che potranno essere più o meno ben nascosti. Questo risulta essere infatti un elemento assolutamente necessario per superare determinate zone, costringendoci così a cercare attentamente oggetti, indizi o percorsi essenziali all’avanzamento. Tutto ciò viene poi avvalorato ulteriormente dalla presenza di alcuni enigmi ambientali o anche dal semplice comprendere quale oggetto utilizzare e a quale scopo, rendendo l’esplorazione in Chronos: Before the Ashes una delle più soddisfacenti che potrete incontrare. Purtroppo, considerando che non si tratta di un gioco particolarmente vasto, le aree non saranno molto ampie, così come i boss da affrontare non particolarmente numerosi e soprattutto con moveset davvero troppo semplici.

chronos before the ashes

Longevità

Quanto appena detto sulla povertà di contenuti è comunque un fattore abbastanza relativo; se paragoniamo Chronos: Before the Ashes ad un Dark Souls indubbiamente non avremo la stessa mole di contenuti, ma va sottolineato che il primo viene venduto a un prezzo di partenza di soli 29.99 Euro. Considerando quindi il rapporto tra durata complessiva e prezzo ci troviamo indubbiamente di fronte a un ottimo prodotto che per essere completato interamente richiede all’incirca 7-8 ore di gioco. Queste purtroppo non possono essere incrementate particolarmente se consideriamo che il gioco non presenta alcuna rigiocabilità, e attualmente dopo aver terminato la nostra missione non avremo neanche accesso ad una Nuova Partita +. Aumentare la rigiocabilità del titolo, magari come fatto nel caso di Remnant, o persino la sua quantità di contenuti (anche aumentandone il prezzo) avrebbe reso ancor più evidenti gli effetti dell’invecchiamento migliorando una meccanica che potreste finire per non esplorare abbastanza (avendo noi completato la campagna appena verso i 30 anni, per poi essere passati a scoprirne i risvolti suicidandoci un po’ di volte).

chronos before the ashes

Comparto Tecnico

La natura low-budget si mostra parzialmente anche su quello che rappresenta il comparto tecnico di Chronos: Before the Ashes; seppure il colpo d’occhio generale non sia particolarmente negativo su PlayStation 4/PlayStation 5 non parliamo comunque di un titolo perfetto dal punto di vista grafico. Texture e modelli saranno di buona qualità, con la parte meglio riuscita probabilmente data dall’illuminazione. Il problema principale per un titolo del genere è però dato dal framerate, attualmente bloccato a 30fps e con alcuni sporadici cali anche giocandolo su PS5 (un vero peccato non ci sia una versione migliorata per next-gen, o quantomeno la possibilità di giocarlo con un framerate più alto). Questo problema in compenso viene meno nel caso in cui abbiate intenzione di giocarlo da PC.

Dal punto di vista del sonoro abbiamo buoni doppiaggi in lingua originale (nonostante ci siano effettivamente poche voci da doppiare) e soprattutto ottime musiche ed effetti sonori. Purtroppo dobbiamo segnalarvi l’assenza della lingua italiana, pertanto se non avete troppa familiarità con la lingua inglese potreste finire con il perdervi dettagli di trama dei sottotitoli e oggetti da leggere (oltre ad alcuni suggerimenti). Nulla da segnalare, infine, dal punto di vista dei bug o altri problemi tecnici del gioco, se non alcuni nemici che potrebbero raramente finire con il bloccarsi in alcuni angoli o smettere di attaccarvi senza alcuna apparente ragione.

chronos before the ashes

Questo nuovo Chronos: Before the Ashes ci ha dunque convinti in maniera molto positiva, grazie alle ottime e interessanti meccaniche applicate al gameplay, così come l’ottima lore condivisa con Remnant: From The Ashes al quale questo gioco fa da prequel. Purtroppo il non essere un vero e proprio titolo tripla A dal vasto budget scopre alcuni punti deboli, primo tra tutti il non avere una quantità di contenuti particolarmente vasta e portando indirettamente a non esplorare in maniera approfondita l’interessante meccanica dell’invecchiamento (anche perché se vorrete invecchiare al punto da diventare ottantenni dovrete davvero morire di proposito). Anche il forse troppo efficiente bilanciamento contribuisce a questo problema rendendo davvero molto difficile incorrere in una morte. Comunque nel complesso, per quanto avremmo voluto vedere e giocare di più, si tratta di un ottimo titolo specialmente se commisurato al suo prezzo di vendita e, dunque, al suo rapporto tra qualità e prezzo.

È ormai un anno che Pokémon Spada e Scudo ci tengono compagnia grazie anche ai due nuovi DLC, ovvero “L’isola Solitaria dell’Armatura” e il più recente “Le Terre Innevate della Corona”. Un anno ricco di polemiche e perplessità, che ha cementato un certo malcontento per lo stato tecnologico in cui riversa l’ultima avventura Pokémon di Game Freak; nonostante tutto la community si è ritrovata ad attendere con ansia queste due espansioni, che promettevano di dare uno scossone a un post-game certamente non esaltante.

Si trattava infatti di un contenuto interessante, con qualche piacevole novità, ma molto legato al competitivo e con ben pochi guizzi esplorativi. Il secondo contenuto, oggetto di questa recensione, prometteva di offrire una nuova linea narrativa e una serie di attività tutte incentrate sull’avventura e sui leggendari Pokémon. Abbiamo giocato intensamente a le Terre Innevate della Corona, restando sorpresi dalle emozioni provate giocandolo.

pokémon corona

Iniziamo il nostro viaggio!

Il nostro viaggio inizia con il più classico degli incipit: un treno preso da Brassbury ci porta nella sezione più a sud della regione di Galar: sono le terre della Landa Corona, un posto selvaggio molto amato dagli esploratori pokémon più temerari. Ed è qui che incontreremo un buffo e familiare figuro, l’esploratore Peony. In viaggio con la figlia per un “tour delle Leggende”, il nostro scalmanato padre di famiglia non ha poi molto successo come genitore, ed ecco che a diventare protagonisti di questo bizzarro tour saremo proprio noi: così, perché ci piace.

Le Terre Innevate della Corona non è strutturato nella sua progressione come Pokémon Spada e Scudo, i percorsi sono infatti assenti, così come i dungeon. Mutua dall’Isola Solitaria dell’Armatura la mappa aperta e priva di percorsi, esplorabile allo stesso modo delle Terre Selvagge, permane un level design semplicistico anche in questo DLC, ma le Terre Innevate della Corona offrono la mappa sicuramente più strutturata e complessa di tutto Pokémon Spada e Scudo. Certo, la mancanza di una minimappa si fa sentire, ma è un bel passo in avanti. Questo secondo contenuto si dipana in diverse missioni, dateci da Peony, che ci vedono impegnati alla risoluzione e alla scoperta delle “leggende” che permeano la Landa Corona.

pokémon corona

Pur ancorato a dialoghi infantili e un po’ stupidi, questo secondo DLC riesce a ridare un certo fascino alla lore dei giochi originali. L’assoluto protagonista è Calyrex, un nuovo misterioso pokémon considerato il Re della regione di Galar e la sua storia rompe in parte alcuni canoni dei leggendari pokémon, dimostrandosi interessante e affascinante. Per la Landa Corona sono poi disseminati vari stralci di racconti che contribuiscono a dare a Galar nuove chiavi di lettura per la sua storia ed alcuni suoi misteri.

Certo, le attività che svolgeremo nella quest dedicata a Calyrex sono semplici e ripetitive, ma l’avere un contenuto che ci riporta sui binari dell’esplorazione e del mistero pokémon ha un fascino davvero prezioso. Questo soprattutto alla luce del post game “criminale” di Spada e Scudo, mentre tutto il resto è invece dedicato ad altre leggende, che ci vedono inseguire il nuovo trio di uccelli leggendari in forma Galar e nuovissimi templi per i Regi. Peccato per una mancanza di esposizione per questi leggendari, rapidamente introdotti ma senza una reale narrazione.

Esplorazione e cattura!

In ogni caso questa enfasi sull’esplorazione e sulla cattura (stavolta più difficile) dei leggendari ha rievocato in me emozioni bellissime, dimostrando quanto Pokémon dia il meglio di sé quando abbraccia anche il passato. Del resto la caccia ai leggendari ha sempre accompagnato le nostre avventura da bambini quando, ad esempio, premevamo come dei forsennati quei tasti A e B senza una reale base logica. In Pokémon Spada e Scudo le Terre Innevate della Corona l’enfasi sulla cattura dei leggendari è tanta, sia liberi per la Landa Corona che nelle Avventure Dynamax.

Proprio questa è la grande novità di questo DLC, nonché uno degli aspetti più riusciti e divertenti di tutto Pokémon Spada e Scudo. Le Avventure Dynamax funzionano un po’ come le tane normali, permettendoci di affrontare da soli o in compagnia dei raid contro dei pokémon dynamaxati. Queste però hanno un twist, perché non potremo affrontarle utilizzano i nostri pokémon, ma quelli selezionati casualmente dal gioco.

Dovremo poi superare 3 scontri dynamax, cercando di arrivare alla fine per affrontare un pokémon leggendario casuale e catturarlo. La modalità è divertentissima, e la necessità di scegliere casualmente il proprio pokémon spinge molto sulla collaborazione con gli altri giocatori. Bisogna improvvisare strategie, calcolando per bene le debolezze e i vantaggi di tipo; un’idea così vincente che ci auguriamo possa ritornare anche nei titoli pokémon futuri.

Le Terre Innevate della Corona è un’ottima aggiunta per Pokémon Spada e Scudo. Chiaro, i problemi che affliggono il gioco fin dal day one sono palesi e purtroppo c’è ben poco da fare se non rassegnarsi. Del resto sono problemi strutturali, da un impianto tecnico obsoleto e da un’infrastruttura online non adeguata. Tutto ciò non è cambiato, ma accantonati questi aspetti, Terre Innevate della Corona è un buon DLC per salutare la regione di Galar in vista di un futuro (si spera) radioso per pokémon. L’avventura con Calyrex è affascinante e curiosa, mentre la ricchezza di leggendari e di opportunità esplorative donano al tutto un sapore nostalgico che Pokémon sembrava aver perso. Le Avventure Dynamax sono poi funzionali e divertenti, probabilmente la cosa migliore uscita da Game Freak negli ultimi anni.

Per festeggiare il 35esimo anniversario di Super Mario, l’idraulico baffuto più simpatico di sempre, Nintendo ha riportato sul mercato il famoso Game & Watch: Super Mario Bros. La società ha pensato di riportare in vita la forma dei gloriosi “game and watch” per una versione commemorativa di Super Mario e Super Mario Bros 2 del NES, un pezzo da collezioneunico e limitato.Super Mario ritorna in grande stile con il Game & Watch.

Super Mario ritorna in grande stile con il Game & Watch

Per il suo 35esimo compleanno, Super Mario ritorna in grande stile, offrendo al pubblico l’opportunità di fare un bel salto nel passato. Il primo Game and Watch ha fatto il suo grande debutto in Giappone nel 1980 e al tempo è stata la prima console portatile creata da Nintendo.

Adesso potete fare vostro un pezzo di storia grazie a questa versione speciale. La console, annunciata già a settembre, è caratterizzata da uno splendente color oro e include anche Super Mario Bros.Super Mario Bros.: The Lost LevelsBall (versione Mario) e un fantastico orologio digitale.

Preparatevi all’avventura. Superate voragini, calpestate i Goomba ed entrate nei tubi proprio come facevate da piccoli – o come facevano i vostri fratelli maggiori, al tempo. Questa volta però i comandi sono ancora più precisi grazie alla pulsantiera+ della console.

Potete giocare da soli o alternarvi con un amico, fratello, chiunque vogliate, per dare inizio ad un po’ di sana competizione. Se invece siete sei pro player e ormai sapete già tutto, Nintendo vi consiglia The Lost Levels: la competitività aumenta sempre di più. Riuscirete a vincere?

Se invece è la vostra prima volta con questo meraviglioso gioiello storico, Ball fa di certo al caso vostro.

Inoltre l’orologio digitale presente all’interno può riprodurre circa 35 animazioni diverse, che includono anche alcuni amici e nemici di Mario.

Una pioggia di ricordi per i “piccoli grandi giocatori”

Game&Watch Super Mario Bros

Se lo scopo di Nintendo era quello di far scendere una leggera lacrima sul volto di quei bambini che negli anni ’80 hanno assistito alla nascita dei videogame tascabili, allora ci è riuscita. Questo piccolo e scintillante gioiellino storico ha un valore immenso per quei bambini, un valore che va oltre il semplice “tornare a giocare”.

Il 35esimo compleanno di Super Mario non poteva passare inosservato e meritava di essere festeggiato in grande stile. Per questo motivo Nintendo ha ben pensato di prendere due piccioni con una fava: mettere una mano sulla spalla di quei famosi bambini, ricordando loro i bei tempi e omaggiare il famoso idraulico baffuto, il campione dei videogiochi a piattaforme a scorrimento orizzontale.

Di solito, con le ultime console in arrivo, i giocatori attendono pacchi enormi e pesanti. Ci basta pensare alla nuova Xbox Series X o anche solo alla PlayStation 5, probabilmente la console più grande degli ultimi anni. Questo di Nintendo però è piccolo, forse anche troppo, ma è in grado di riportare alla mente ricordi indimenticabili e di abbracciare, in senso metaforico, quei piccoli bambini che si divertivano con Super Mario Bros.

Alcuni utenti hanno già ricevuto la console, che era possibile preordinare già da settembre. Molti sono rimasti stupiti dal packaging, così semplice eppure così familiare. La piccola scatola in cui è riposto il Game & Watch è piccola, caratterizzata da un senso di nuovo e vecchio: il mix perfetto.

Una delle aggiunte più interessanti apportate da Nintendo è la possibilità di poter ricaricare la console. Game & Watch dispone infatti di batteria ricaricabile integrata che, una volta scarica, basterà ricaricare attraverso un  qualsiasi alimentatore USB. Il display inoltre è stato sostituito da uno schermo a cristalli liquidi colorato ed è dotato di retroilluminazione.

Questo cimelio di Nintendo, disponibile al prezzo di 59,99 euro, è un ritorno all’adolescenza per i quarantenni e cinquantenni di oggi. Un salto nei ricordi e nel passato da poter mettere in bella vista sulla propria credenza. Un oggetto comprato non tanto per giocare ma per rivivere ogni singolo giorno un ricordo intenso.