Dopo il ritorno di Resident Evil 2 e Resident Evil 3 fa la sua ricomparsa un altro importantissimo caposaldo di questa serie; eccoci infatti a parlare del nuovo Resident Evil 4, remake rilasciato a distanza di ben 15 anni dall’originale. Questa nuova versione del gioco è stata infatti sviluppata e pubblicata il 24 Marzo 2023 da Capcom, ma non si tratta di un remake fedele in tutto e per tutto, al contrario presenta alcune piccole migliorie e aggiunte che coinvolgono sia il gameplay che addirittura la trama principale. Quale sarà il risultato finale? Ma soprattutto, si tratta effettivamente del tanto meritato remake di uno dei migliori titoli della serie?

Trama

Resident Evil 4 ci mette nei panni di Leon Kennedy, agente speciale che ha ormai avuto modo in più occasioni di interfacciarsi con il mondo della Umbrella, il suo virus “genera-zombie” e le armi biologiche derivanti. Questa volta il nostro protagonista si ritroverà, a distanza di ben 6 anni dagli eventi di Racoon City, impegnato in una missione volta al salvataggio della figlia del Presidente, la quale è stata rapita in America e, a quanto pare, trasportata in Spagna. La ricerca ci porterà in una regione rurale sperduta che ben presto scopriremo essere teatro di indicibili orrori, e soprattutto luogo di nascita di una minaccia totalmente nuova! Abbandoneremo infatti il mondo dei virus per passare a quello dei parassiti scontrandoci con La Plagua ed una setta di fanatici conosciuta come Los Iluminados.

Il salvataggio della figlia del Presidente, Ashley Graham, si rivelerà quindi tutt’altro che semplice, e ci porterà non soltanto allo scontro con il culto guidato da Osmund Saddler (il cattivone di turno) e questa nuova minaccia biologica, ma anche regolare alcuni conti in sospeso… Avremo così anche modo di conoscere nuovi e vecchi personaggi (tutti ovviamente già conosciuti se non siete nuovi al titolo) ed affrontare orrori di ogni tipo. Si tratta di una trama principale relativamente semplice, ma soprattutto estremamente ricca da un punto di vista della lore del mondo di gioco che non si limita alle sole ambientazioni che visiteremo in questo capitolo. 

Rispetto all’originale non abbiamo particolari stravolgimenti ma piuttosto alcune piccole modifiche e soprattutto tanti dettagli che arricchiscono il tutto, andando ovviamente ad aggiungere molto valore all’opera. Di contro però ci sono stati alcuni piccoli tagli come una bossfight e soprattutto la storia di Ada (che ci aspettiamo di rivedere in forma di DLC), oltre che la modalità mercenari. Non si tratta comunque di tagli particolarmente sentiti, quantomeno dal punto di vista della durata complessiva, dato che il resto del gioco è stato sapientemente riadattato per dare un focus maggiore a Leon e fornire maggior spessore anche a Luis. Nel complesso non possiamo quindi che ritenerci soddisfatti del lavoro svolto ed apprezzare una trama che saprà interessare sia i fan di vecchia data che tutti quelli che si approcceranno al titolo per la prima volta.

resident evil 4

Gameplay 

Come detto inizialmente Resident Evil 4 è un titolo di ben 15 anni fa, quindi ovviamente erano presenti alcune meccaniche che facevano sentire il peso della sua età. Capcom ha quindi sapientemente deciso di apporre alcune piccole modifiche per svecchiare il tutto e, se vogliamo, dare anche una bella ventata di aria fresca. Partiamo innanzitutto dal sistema di movimento e di shooting, ovvero l’elemento che forse sarebbe risultato più pesante tra tutti se fosse stato mantenuto pari all’originale. Difatti avevamo il classico sistema di movimento tank con impossibilità di muoversi durante la mira; il remake ha invece optato per un sistema di movimento più libero con la possibilità di spostarsi anche durante la mira. Si tratta di una modifica che potrebbe sembrare molto semplice e relativamente poco influente sul gameplay, ma vi assicuriamo che così non è, poiché permette una maggior dinamicità non soltanto al giocatore, ma anche ai nemici che affronteremo (con alcuni specifici verso la fine del gioco che oseremmo definire anche troppo mobili).

Avremo poi un altro elemento di gioco che in questo remake assume un’importanza assoluta, ovvero il coltello. Si tratta dell’arma corpo a corpo che nell’originale era usata unicamente per infliggere danni ai nemici a distanza ravvicinata o in alcuni quick time events. Questa volta però le cose si fanno più interessanti diventando non soltanto l’arma perfetta per uccisioni silenziose su nemici isolati (essendo state introdotte anche meccaniche stealth), ma anche e soprattutto lo strumento migliore per evitare di essere colpiti. Sarà infatti possibile eseguire delle vere e proprie parate, con tanto di parate perfette con il giusto tempismo, per evitare non soltanto i colpi a distanza ravvicinata, ma anche quelli a lunga distanza! Lo scotto da pagare è però che tutti i coltelli (sia quello di base che alcuni che potremo raccogliere durante il gioco) si consumeranno fino a rompersi e, nel caso del nostro principale, sarà possibile ripararlo dal mercante. Si tratta di un’aggiunta che va in parte a compensare all’assenza di un vero e proprio sistema di schivata (che purtroppo si limita solo a specifici combattimenti).

Saranno poi presenti alcune “missioni secondarie” in forma di incarichi che troveremo solitamente in prossimità del mercante e da lui formulati. Questi ci richiederanno di sconfiggere ad esempio alcuni nemici unici, distruggere medaglioni nascosti per le mappe di gioco o più semplicemente uccidere topi. La ricompensa per il loro completamento saranno gli Spinelli, gemme preziose da utilizzare (sempre dal mercante) scambiandoli per alcuni oggetti unici; non saranno più quindi nascosti nel mondo di gioco ma potremo comunque trovarli come drop raro da casse e nemici. Per il resto non avremo altre grosse modifiche al sistema di gameplay di Resident Evil 4 quanto piuttosto alcune piccole modifiche per andare ad arricchirlo o delle più semplici modifiche di “quality of life”, come ad esempio un sistema di ciondoli con bonus passivi legato al poligono di tiro, nuovi nemici, una nuova arma adatta ad uno stile di gioco più stealth, un migliorato sistema di controllo di Ashley, l’assenza di fastidiosi quick time events durante i filmati con rischio di morte e un sistema di selezione rapida delle armi.

Così come nell’originale avremo poi la possibilità di comprare o trovare nuove armi e potenziarle pagando con le pesetas raccolte sconfiggendo nemici o vendendo preziosi tesori (in alcuni dei quali sarà possibile incastonare gemme per aumentarne il valore). Sarà anche possibile migliorarle ulteriormente con l’ausilio di specifiche modifiche come mirino, calcio e puntatore laser. Potremo creare munizioni, granate e cure con un pratico sistema di crafting che molto spesso ci sarà essenziale soprattutto per vincere il “Tetris della nostra valigetta”. Avremo però soprattutto modo di affrontare le tante bossfight che chi ha già giocato alla versione del 2005 ha avuto modo di apprezzare e che sono ormai da sempre elemento distintivo della serie. Nel complesso dunque si tratta di un sistema aggiornato e migliorato sotto diversi aspetti che lo rendono più adatto al mercato odierno, senza però snaturare tutto quello che il titolo aveva in passato da offrire.

resident evil 4

Longevità 

La durata complessiva di Resident Evil 4 dipenderà ovviamente da quanto a fondo deciderete di esplorare gli ambienti di gioco per raccogliere tutti i tesori ed oggetti presenti, completare incarichi secondari del mercante per guadagnare Spinelli e così via. Nel complesso comunque volendo mettere in pratica un’esplorazione minuziosa puntando al completismo potreste tranquillamente superare le 15 ore di gioco, anche se il gioco può comunque essere completato (come trofeo suggerisce) in meno di 8 ore. Il titolo si presta comunque ad una discreta rigiocabilità considerata la presenza di un gran numero di sfide da completare per acquisire extra di ogni tipo dal relativo menu: dai semplici modelli a costumi, armi e così via.

resident evil 4

Comparto Tecnico

Graficamente Resident Evil 4 si attesta su livelli eccellenti, al pari degli ultimi remake pubblicati dei suoi predecessori e dell’ultimo Resident Evil 8, con un particolare occhio al dettaglio delle ambientazioni e non solo. Su console sono presenti le due classiche modalità grafiche, con priorità alle prestazioni o alla risoluzione, oltre che un’impostazione per attivare il ray tracing. Avendole provate tutte possiamo dirvi tranquillamente che la migliore è probabilmente la modalità risoluzione senza ray tracing avendo comunque un framerate abbastanza stabile e molto vicino a 60 senza grossi compromessi grafici, ma comunque la modalità prestazioni mantiene i 60 in maniera molto più rigida. Molto interessante poi il lavoro svolto su DualSense di PlayStation 5 che sfrutta sia i grilletti adattivi del controller che l’altoparlante riproducendovi sia suoni legati alle armi, sia le “conversazioni a distanza”.

Nota totalmente a parte, e assolutamente meritata, per le ambientazioni e l’atmosfera di gioco. È qui che il team di sviluppo ha chiaramente incentrato il grosso dello sforzo con un risultato complessivo decisamente da encomio. Gli ambienti di gioco risultano tutti stupendi e curati nei minimi dettagli, ma soprattutto trasmettono tutti un opprimente senso di terrore dando a questo remake un’impronta molto più horror rispetto all’originale. L’illuminazione non è da meno, andando a creare insieme alle ambientazioni un’atmosfera davvero perfetta. In maniera analoga anche i nuovi doppiaggi (lingua italiana inclusa), così come il sonoro in generale, si attestano su livelli eccellenti, dando ad ogni personaggio la “voce che si merita”. Infine assolutamente nulla da segnalare nel caso di bug o altri problemi tecnici non essendo incappati in nessuno di questi durante la nostra intera avventura. Nel complesso quindi qui troviamo il vero picco con un livello qualitativo eccellente sotto tutti i punti di vista, tranne forse per la pioggia.

Hi-Fi RUSH è l’ultimo titolo di Tango Gameworks (The Evil WithinGhostwire: Tokyo), arrivato a sorpresa su PC tramite Steam ed Epic Games Store, e Xbox lo scorso 25 gennaio. Si tratta di un action/platformer con meccaniche da rhythm game, un mix decisamente interessante.

Hi-Fi RUSH è infatti un action/platformer/rhythm game, dove le tree meccaniche si mescolano in un sistema a missioni (qui chiamate giustamente “tracce”, dato il tema musicale) per restituire un’esperienza davvero unica nel panorama. Non che si tratti dell’UNICO rhythm game action (ricordiamo per esempio FPS come BPM: Bullet per Minute, disponibile sia su Switch sia su PC, e Metal: Hellsinger), sia ben chiaro, ma è davvero uno dei pochi che sia riuscito a convogliare una sensazione di freschezza, velocità e leggerezza. Hi-Fi RUSH non si prende troppo sul serio e vuole che anche i giocatori si cimentino con le meccaniche senza troppo stress.

Voglio diventare una Rockstar!

Hi-fi Rush Chai Rockstar

Dopo una serie di disavventure, Chai si ritrova con un braccio robotico alimentato da un lettore musicale innestato accidentalmente sul suo petto. Questa curiosa stranezza è considerata un difetto e la società Vandelay, che ha offerto il potenziamento robotico, è decisa a smantellare l’esistenza anomala di Chai proteggendo i loro sporchi segreti. Lungo la strada, il nostro protagonista si alleerà con i ribelli che sono motivati a smantellare la grande azienda tecnologica tanto quanto lui, ed il loro malvagio consiglio di amministrazione.

Cuore MP3 Hi-fi Rush

Schiocca le dita a tempo di musica

Il vero fiore all’occhiello di Hi-Fi Rush è senza ombra di dubbio il gameplay. Ogni azione. colpo e movimento è tutto basato sul ritmo, con Chai in grado di creare combo devastanti schiacciando semplicemente il pulsante di attacco, ma meglio ricompensato quando ogni colpo è in sintonia con il ritmo della musica. Quest’ultimo è abbastanza facile da seguire, specialmente nelle prime ore di gioco, ma diventa via via più incalzante e difficile mano a mano che si avanza, con una maggiore enfasi posta sul tempismo delle combo che possono portare ad infliggere ingenti danni. Va assolutamente detto che tutto questo funziona tremendamente bene. Ad aiutarvi nel tenere il ritmo ci sarà inoltre un indicatore visivo.

Paesaggio Hi-Fi Rush

Uno degli aspetti più intriganti di Hi-Fi RUSH, fin dalle sue prime battute, è questa grafica in cel-shading iper colorata che sprizza allegria da tutti i pori, al pari di quello che accade nei fumetti, con esplosioni esagerate e balloon per i suoni onomatopeici. Gli scenari, i personaggi, lo stesso Chai in idle si muovono a tempo di musica, come se ci si trovasse all’interno di un mondo vivo e immenso, seppur chiaramente confinato dai limiti strutturali dei livelli stessi.

Conferire una sensazione di questo tipo a un prodotto “mission based” non è impresa da poco e Tango Gameworks ha davvero fatto centro, riuscendo a imprimere uno stile unico a un gioco che non è chiaramente una produzione tripla A, ma non ha nemmeno bisogno di esserlo. Anzi, è proprio nella sua struttura più semplice e immediata che esprime il meglio di sé, con un ritorno a un gaming basilare, score-based se vogliamo.

Musica e punti

Oltre a una soundtrack originale realizzata appositamente per il gioco, Hi-Fi RUSH può contare su tracce di un certo spessore, con gruppi del calibro di Nine Inch NailsThe Black Keys e persino The Prodigy, dei veri e propri capisaldi dell’elettronica e dell’industrial, due mondi che ben si sposano con il tema del gioco.

Hi-Fi Rush Concerto

Chai dispone di un attacco leggero e uno pesante, sferrati con il braccio robotico che attirando pezzi di metallo si trasforma in un’ascia/chitarra. Ogni colpo, per avere una certa efficacia e garantire un incremento dei punti, deve essere portato a tempo del beat. Al termine dei singoli incontri si ottiene un punteggio in base alle prestazioni (le classicissime votazioni) e, al termine del livello si fa la media di ogni scontro per avere la votazione finale. Avete preso una C? Tornate a studiare, capre! Oltre a combo molto basilari, procedendo nell’avventura sarà possibile sbloccarne di aggiuntive in una progressione che ricorda molto titoli action come Devil May Cry.

Hi-Fi Rush Battle

A conclusione Hi-Fi Rush ha saputo conquistarci in ogni suo aspetto, dai frenetici combattimenti alle bellissime tracce che ci hanno accompagnato per tutto il corso dell’avventura. Il titolo ha saputo dimostrarsi il migliore esponente in ambito videoludico che possa esprimere a pieno un giusto connubio tra il genere Action e Rhythm Game, senza eccedere in nessuno dei due campi. Da apprezzare anche la discreta localizzazione in italiano, capace di farci sentire a casa anche nei lunghi corridoi della Vandelay. Che siate casual gamer o in cerca di qualcosa che rivoluzioni il vostro modo di concepire gli action game, Hi-Fi RUSH è ciò che fa per voi, mi raccomando però, occhio a non perdere il ritmo!

Warner Bros. Games e DC hanno presentato durante i Game Awards il primo video di gameplay di Suicide Squad: Kill the Justice League, lo sparatutto in terza persona che combina avventura e azione e supera le etichette di genere, sviluppato da Rocksteady Studios, i creatori della celebre serie di Batman: Arkham.

Suicide squad

Questo primo gameplay trailer offre un’anteprima del caos e dell’adrenalina che i giocatori sperimenteranno nel gioco, tanto nella modalità single player quanto in quella coop online per squadre di quattro membri. In Suicide Squad: Kill the Justice League si vestiranno i panni di Harley Quinn, Deadshot, Capitan Boomerang o Re Squalo alle prese con la missione assegnata loro: uccidere i più grandi supereroi del mondo, la Justice League. Il video presenta incredibili e intense sequenze di combattimento e mostra un’anteprima del fantastico open world del gioco, delle mosse uniche, delle abilità e della grande varietà di armi a disposizione della Suicide Squad, che si prepara alla resa dei conti con l’uomo più veloce del mondo: Flash.

Suicide Squad: Kill the Justice League sarà disponibile in tutto il mondo nel 2022 su PlayStation 5, Xbox Series X|S e PC. Per ulteriori informazioni, visita SuicideSquadGame.com o unisciti alla community su Twitter (SuicideSquadRS), Instagram (SuicideSquadRS), YouTube (SuicideSquadRS), Twitch (Rocksteady), Facebook (SuicideSquadRocksteady) e Discord (SuicideSquadRS).

La volontà è una bussola che gira nei recessi dell’ignoto. Questa è una delle frasi con cui ci accoglierà Il Curatore nei primi minuti di gioco, e già da sola riesce a rendere ben chiara la situazione. La recensione che vi proponiamo oggi è quella di The Dark Pictures Anthology: House of Ashes, terzo titolo della collana di avventure grafiche interattive a tinte horror sviluppato da Supermassive Games e pubblicato da Bandai Namco. Dopo un traballante Man of Medan, e un più convincente Little Hope, stavolta ci spostiamo  più ad est sulla cartina geografica, in particolare nel territorio mesopotamico che nella storia ha fatto da culla a diverse civiltà. Come tutti titoli della Dark Pictures Anthology infatti, anche House of Ashes prende ispirazione da fatti o luoghi realmente esistiti, e che stavolta hanno radici molto più nel passato, radici profonde… in tutti i sensi.

house of ashes

Il mito sumero

La Mesopotamia è stato uno dei territori più ricchi del mondo antico, che tra due fiumi garantiva alle varie civiltà sia collegamenti, sia fertilità. In questi territori, dove si trova l’odierno Iraq, hanno vissuto seimila anni fa popolazioni importantissime dal punto di vista storico, tra cui i Sumeri. Il luogo sotterraneo dove si svolgerà gran parte delle vicende narrate è un tempio, che stando al mito è sprofondato nel sottosuolo come punizione divina verso l’impero di Akkad e il suo sovrano Naram-Sin, figura storica esistita circa 2250 anni Avanti Cristo. Tutto ciò che però si nasconde all’interno del tempio è ben diverso da quello che ci si può aspettare in principio… e l’avventura dei cinque personaggi che guideremo sarà una lunga discesa verso l’inferno.

Il nemico del mio nemico

Questa volta la trama del gioco ha un anno di svolgimento ben preciso, ovvero il 2003 al termine della guerra in Iraq. Dopo un breve prologo ambientato nel passato durante l’impero di Naram-Sin, verremo quindi catapultati ai giorni nostri, dove l’esercito degli Stati Uniti e la CIA hanno occupato un edificio a ridosso del territorio nemico che fungerà da base per le operazioni. Come ci è stato già anticipato dai vari trailer, lo scopo della missione è quello di individuare ed assaltare un deposito di armi chimiche di Saddam situato nel sottosuolo. Nei primi minuti di gioco andremo quindi a fare la conoscenza dei nostri personaggi, ancora ignari della piega disastrosa che prenderanno gli eventi. Senza entrare troppo nei dettagli per evitare eventuali spoiler sulla trama, sappiate che non c’è nulla da dare per scontato, partendo dall’entità della minaccia che incontreremo nel sottosuolo, fino alle scelte che potremo/dovremo fare per collaborare e salvare la pelle.

Uno dei temi principali trattati dalla trama di House of Ashes, e che fa da fulcro alla recensione, è senza dubbio il concetto di “amico e nemico”, concetto che in situazioni estreme è a dir poco delicato, con alleanze improbabili pronte a formarsi e a rimanere salde, o altre già esistenti che possono sgretolarsi come terreno instabile. È per questo che ad avere un ruolo centrale non saranno solo i soldati americani, ma anche i personaggi secondari e comprimari che per la prima volta potrebbero cambiare le vicende in modo pesante.

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I personaggi di cui prenderemo il controllo saranno il Tenente Colonnello Eric King, a capo delle operazioni, Jason Kolchek e Nick Kay, due marine estremamente addestrati che ricoprono rispettivamente i gradi di Tenente ricognitore e Sergente ricognitore, Salim Othman, Tenente Iracheno, e Rachel King, Agente operativo della CIA interpretato dalla guest star Ashley Tisdale alla sua prima performance in un videogioco.

Va da sé che al concetto di nemico e amico venga quindi affiancata una situazione socio politica particolare, con accenni sia all’attentato dell’11 settembre, sia ad altre situazioni di tensione che la guerra può portare a vivere, anche dal punto di vista di un soldato addestrato. Temi amorosi? Anche questi non mancano, e nonostante abbiano comunque una certa rilevanza, sono stati resi nella narrazione in modo verosimile, e soprattutto adattati alla situazione senza forzature. C’è davvero tanto altro, tantissimo in realtà, che vogliamo scopriate da soli durante la vostra gita nell’oscurità: colpi di scena, una storia intrigante, e fasi d’azione ben assestate.

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“Non guardi i film horror?”

A farci da guida, ancora una volta e come per tutte le fasi della Dark Pictures Anthology, c’è niente meno che il Curatore, il custode dei racconti che col suo fare colto, poetico e a tratti inquietante, ci trasporterà in un’atmosfera d’ansia, cercando talvolta di indicarci la via, o quanto meno darci una visione di insieme. Una delle cose che purtroppo è rimasta invariata rispetto ai due precedenti capitoli, è che anche House of Ashes non riesce a terrorizzare il giocatore, anzi, neanche ad inquietarlo. Se togliamo le scene un pochino più splatter e la quantità di sangue che in alcuni casi si mostrerà su schermo, c’è davvero poco che può essere riconducibile all’horror puro, spostando la lancetta drasticamente verso il thriller.

Però c’è un “però” grande quanto un macigno: la qualità della narrazione, i miglioramenti del gameplay, e l’interesse che si crea con l’avanzare del gioco (che ammettiamo sulle prime era leggermente basso), rendono questa “mancanza” di horror meno pesante. Non fraintendete, è lecito aspettarsi terrore da un gioco che anche nominalmente viene definito horror, e di certo si tratta di un’assenza recriminabile, ma in questo caso assolutamente accettabile se siete pronti al compromesso. Non dimentichiamo che in ogni caso sono presenti un paio di jumpscare ben assestati, che come da nuova linea non sono stati utilizzati tanto da abusarne.

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Semper Fidelis

Non c’è molto da dire sulle modalità di gioco che già non sia noto: si riconfermano vincenti le scelte di Supermassive Games di far vivere l’esperienza ai giocatori nel modo che preferiscono. Saremo noi infatti a scegliere se giocare in solitaria e decidere il destino di tutti i personaggi con le nostre scelte, oppure se non giocare da soli e farlo in compagnia degli amici (da 2 a 5 giocatori totali) potendo controllare ognuno personaggi diversi, e chiaramente se giocare online con un amico in Storia Condivisa, dove le scene si divideranno e ognuno giocherà dal suo punto di vista, vivendo anche delle scene inedite nella semplice modalità single player.

C’è da dire però che se le modalità sono a noi già ben note, il team per House of Ashes ha fatto in modo che di migliorie sul piano del gameplay dopo Little Hope (qui la recensione) ce ne fossero molte. Le meccaniche di base sono invariate, con fasi di dialogo e video che si alternano a fasi giocate di investigazione esplorativa; tuttavia l’inserimento di una telecamera in terza persona a 360 gradi ha aiutato molto nell’orientarsi, rendendo più fluide le ricerche negli spazi aperti, ma decisamente poco confortevoli quelle negli spazi più stretti. Questa feature però ha permesso anche di implementare un apposito comando per la torcia, che ora potremo puntare in giro a nostro piacimento illuminando proprio ciò che ci serve.

I dilemmi morali, le scelte, le conseguenze, tutto è sempre dannatamente coinvolgente, e stavolta è offerto con un ritmo più scandito, passando più spesso la palla tra un protagonista e l’altro in intervalli più brevi. Rimangono sempreverdi chiaramente le premonizioni da cercare per le varie scene e i 50 collezionabili sparsi nei vari capitoli, i così detti “Segreti“, che vi aiuteranno in modo determinante a capire tutte le vicende del gioco. La novità assoluta inoltre sta nella scelta della difficoltà: per la prima volta infatti, sarà possibile impostare a proprio piacimento il livello di sfida dei QTE, così che le persone meno avvezze a questo tipo di titoli riescano a godersi la storia – quasi – senza rischi, e i veterani possano pagare le conseguenze di ogni singolo errore.

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Ritrovare la luce

Nonostante la nostra build (testata su PlayStation 5) fosse pre-patch del day one, sono stati davvero pochi i problemi tecnici con cui ci siamo dovuti confrontare, come leggeri cali di framerate o un paio di bug grafici minori. Un po’ più pesante magari è risultato invece lo stacco qualitativo tra degli scorci mozzafiato e il colpo d’occhio grafico di alcune scene, comparato con alcune animazioni di movimento o addirittura intere zone visitate che non raggiungevano lo stesso livello di dettaglio (forse complice anche la diversa quantità di luci nelle zone). Ricordiamo comunque anche in recensione che House of Ashes per le versioni next-gen supporta riflessi in ray-tracing, una risoluzione 4K nativa, la scelta tra la modalità prestazioni o quella qualità, una migliore risoluzione e la velocità dei caricamenti praticamente azzerata.

Teniamo a dire che sul piano della sceneggiatura e della costruzione delle scene, House of Ashes si conferma estremamente cinematografico, e il ritmo migliorato di cui sopra va a rafforzare questa caratteristica, in combo a un’apprezzabile interpretazione dei vari attori. C’è però da dire che, come purtroppo spesso accade per i videogiochi, alcune linee di testo doppiate nella nostra lingua si sono palesate con tonalità e intensità quasi fuori contesto, a testimoniare che forse i nostri doppiatori hanno dovuto regolarsi purtroppo solamente con le voci originali in inglese (alle quali comunque vi consiglio di dare una possibilità, anche attivando i sottotitoli ndr).

house of ashes

Conclusione

House of Ashes è senza dubbio la più intrattenente delle tre opere della Dark Pictures Anthology uscite fin ora. Nonostante non riesca neanche lei a terrorizzare il giocatore (quello che ci è andato più vicino per ora è senza dubbio Little Hope), si afferma comunque come un enorme passo in avanti per le novità inserite nel gameplay, per gli intervalli tra un giocatore e l’altro che si sono decisamente ridotti, e per lo sfruttamento delle qualità delle nuove console. Di certo non il più pauroso dei drammi interattivi, ma un più che discreto intrattenimento, che tiene alta anche l’asticella dell’interesse anche in campo rigiocabilità, per scoprire tutti i possibili risvolti della storia. A dir poco coinvolgente.

Far Cry 6 è l’ultimo capitolo di una delle serie più famose e longeve create da Ubisoft; il titolo è stato pubblicato il 6 Ottobre 2021 per PlayStation 4/5, Xbox One, Xbox Series X/S e PC. Si tratta di un capitolo che unisce diversi elementi ben riusciti dei suoi predecessori con alcune novità di vario tipo, quale sarà il risultato finale?

Trama

Far Cry 6 abbandona lo scenario dell’entroterra americano del precedente capitolo in favore di un’ambientazione relativamente più simile a Far Cry 3, ovvero l’isola caraibica di Yara. Si tratta di un paese sottomesso alla tirannica dittatura del presidente Antón Castillo, il quale è riuscito ad ottenere il potere e fare fortuna grazie a quella che pare essere la cura definitiva contro il cancro, ovvero il Viviro. Il prezzo da pagare è però stato altissimo per gli yarani: tra veri e propri campi di schiavismo, torture, oppressione e soppressione di ogni forma di libertà, il popolo si trova ormai allo stremo delle forze. Unica via d’uscita da tutto ciò è tentare la rischiosa fuga dal paese oppure rischiare ancor di più unendosi ad un gruppo di rivoluzionari per riuscire a spezzare il giogo di Castillo.

In questo contesto vestiremo i panni di Dani Rojas (di cui potremo scegliere sin da subito il sesso), personaggio orfano dalla nascita la cui famiglia è costituita dai suoi due migliori amici, Alejo e Lita. L’obiettivo iniziale dei tre è quello di abbandonare Yara per raggiungere Miami e inseguire “l’American Dream”; purtroppo però il tentativo di fuga non va a buon fine e Dani si ritrova sola, con l’unica strada da seguire lasciata da Lita e rappresentata dall’ unirsi alla causa della rivoluzione. È dunque così che ci avvicineremo al gruppo di Libertad ed al suo rappresentante, Clara Garcia con lo scopo iniziale di trovare un mezzo di fuga e lasciarci tutto alle spalle. Mossi però da un desiderio di vendetta, ed in seguito dall’abbracciare progressivamente l’ideale di Libertad, potremo decidere di continuare a seguire Clara anche dopo aver ottenuto la possibilità di fuggire (si, anche in questo titolo potremo concludere il gioco precocemente) fino a rovesciare il regime di Castillo.

far cry 6

La trama sarà però narrata in maniera un po’ diversa rispetto al solito, i normali filmati che introducono le diverse missioni saranno infatti rimpiazzati da una vera e propria schermata di quest relativa a ciascun personaggio. Tramite questa potremo ascoltare il dialogo del personaggio con cui ci troveremo ad interagire o leggere direttamente il riassunto della missione (anche se in questo caso si possono perdere informazioni anche abbastanza importanti). Si tratta di una scelta molto particolare che in parte snatura il senso del gioco a cui siamo abituati dando una sensazione più simile a quella di un MMORPG, ma che comunque complessivamente non rovina l’esperienza di gioco e che anzi, qualcuno potrebbe anche apprezzare risultando una scelta più rapida e riassuntiva. In ogni caso la trama risulta essere assolutamente godibile e corredata dei giusti colpi di scena e momenti divertenti.

Complessivamente però si ha come la sensazione di perdere qualcosa sotto il lato narrativo, o comunque dal punto di vista della caratterizzazione dei diversi personaggi. Quelli che risaltano maggiormente e che risultano più memorabili sono infatti i tre più di frequente mostrati all’interno di filmati, ovvero il nostro protagonista, l’antagonista principale Antón Castillo (anche se non proprio all’altezza del massimo esponente degli antagonisti per la serie, ovvero Vaas) e al di sopra di tutti suo figlio Diego. Con quanto detto sinora teniamo però a precisare che non si tratta di una cattiva strutturazione dei personaggi, ma che piuttosto qualche filmato in più avrebbe lasciato più spazio alla nascita dei divertenti siparietti o scene più “serie” a cui la serie ci ha da sempre abituati, oppure un maggior approfondimento dei “cattivi secondari” un po’ come avvenuto nel caso dei tre “fratelli” di Joseph Seed.

far cry 6

Gameplay

Far Cry 6 unisce diversi elementi provenienti dai precedenti capitoli della serie, inclusi gli spin-off ed in particolar modo New Dawn, ad alcune piccole novità di gameplay ed approcci differenti rispetto al passato. Il titolo è infatti costituito dalla solita impostazione open world con qualche piccolo aggiustamento sul lato dei punti di interesse; sono stati infatti mantenuti i classici avamposti da liberare (sia come avamposti veri e propri che con i più semplici “posti di blocco”, molto più rapidi da conquistare), missioni e compiti secondari (con imboscate a gruppi di nemici, corse, lanci di rifornimenti da recuperare entro un tempo limite e cannoni da contraerea da distruggere per poter sorvolare liberamente i cieli), alcuni minigiochi ed infine le cacce al tesoro. In quest’ultimo caso abbiamo le fasi più divertenti ed originali da affrontare con compiti molto variegati che spaziano tra sezioni più “platform” ed enigmi.

Per affrontare tutto ciò avremo un vasto arsenale corredato di armi di ogni tipo classificate in armi di base, armi uniche ed armi fai-da-te. Tutte queste potranno poi essere modificate applicando mod e accessori di vario genere (ad eccezione di quelle uniche che avranno una loro dotazione predefinita). Potremo dunque aggiungere mirini, laser, canne e così via, oltre che inserirvi dei modificatori che possono ad esempio aumentare i danni inflitti al corpo dei nemici, aumentare la velocità di movimento durante la mira, aggiungere la probabilità di curarsi con ogni colpo inflitto e così via. Tra questi però spicca soprattutto la possibilità di cambiare le munizioni di un’arma scegliendo tra munizioni anti-uomo (contro bersagli semplici), munizioni perforanti (contro bersagli corazzati), munizioni incendiarie (per dar fuoco a nemici o scatenare incendi, oltre che danneggiare pesantemente determinate strutture e nemici) e munizioni avvelenate (con un danno nel tempo e la possibilità di far impazzire il bersaglio e farlo rivoltare contro i suoi alleati).

far cry 6

Le armi più particolari e stravaganti saranno però rappresentate da quelle fai-da-te, con spara arpioni, lancia-dischi musicali, un fucile di precisione esplosivo ed un vero e proprio cannone EMP ci sarà di che divertirsi! Per sbloccare questi singolari oggetti sarà però necessario costruirli utilizzando uranio impoverito, una risorsa presente solo nei pressi dei cannoni di contraerea che ci impediranno di attraversare i cieli usando aerei o elicotteri. Con la stessa risorsa potremo poi costruire un’altra importante aggiunta al gameplay di Far Cry 6, ovvero i Supremo. Si tratta di zaini che garantiscono al nostro protagonista una sorta di “Ultimate” da scatenare contro i nostri nemici, anch’essi modificabili per aggiungere importanti effetti passivi. Avremo Supremo di vario tipo che si adattano ad ogni stile di gioco, con la possibilità di lanciare una salva di missili a ricerca sui nemici di fronte a noi, creare un anello di fuoco attorno a noi, scatenare un EMP per bloccare i mezzi presenti attorno a noi e così via.

Gli altri elementi essenziali nella costituzione del nostro personaggio sono rappresentati dai mezzi di trasporto, dagli “Amigos” e dai capi di vestiario. Nel primo caso abbiamo veicoli da ottenere tramite scansione o recupero in specifici punti, i quali potranno essere richiamati in specifiche stazioni, oppure il nostro veicolo personale da personalizzare ed armare secondo le nostre preferenze. Nel caso degli amigos parliamo dei classici compagni animali che ci potranno accompagnare nella nostra avventura, ciascuno legato ad un particolare stile di gioco (con ad esempio la pantera Olúso adatta allo stealth, il gallo Chicharrón per approcci più diretti, oppure un gradito ritorno dal quinto capitolo con effetti da “ricognitore”). Gli elementi di vestiario sono infine capi di abbigliamento dalla testa ai piedi con effetti molto unici e, anche in questo caso, adatti a numerosi stili di gioco. Avremo infatti dotazione più adatta a garantirci una resistenza diretta ai colpi nemici, altre più utili a non farci sentire, muoverci più in fretta e così via.

far cry 6

Manca del tutto, però, una forma di progressione del personaggio in stile RPG come per i precedenti capitoli; l’esperienza guadagnata attraverso missioni o completamento di obiettivi servirà unicamente per farci avanzare di grado e sbloccare nuove armi fai-da-te da costruire o elementi di equipaggiamento da acquistare da determinati mercanti. Molte delle abilità che siamo abituati a sbloccare sin dal terzo capitolo saranno dunque sbloccate sin da subito, tra tuta alare, abbattimento a catena (ravvicinato o con coltello da lancio), oppure in alcuni casi più particolari (come per l’abbattimento con granata) legate ad uno specifico oggetto di vestiario. Si tratta però di una scelta che in parte limita il senso di progressione che in passato si guadagnava dopo diverse ore di gioco, permettendo al giocatore di trovare sin da subito l’equipaggiamento migliore per il suo stile di gioco (e che potrebbe finire per utilizzare dall’inizio alla fine dell’avventura).

Importante poi la gestione dei nostri tre campi principali dove avremo la possibilità di costruire alcune strutture uniche (sei in totale, due per ciascun luogo) le quali ci permetteranno di sbloccare meccaniche di gioco uniche (come nel caso della cucina per creare del cibo che ci conferirà bonus temporanei), scoprire nuovi punti di caccia e pesca o persino sbloccare nuovi luoghi per lo spostamento rapido, nuovi negozi e bonus per i Banditos. Anche quest’ultima risulta essere una novità abbastanza interessante: completando alcune missioni sbloccheremo nuovi “capi dei Banditos”, mentre aiutando civili o compiendo alcune azioni otterremo nuove reclute dei Banditos. Questi potranno essere inviati in delle missioni in cui prenderemo parte unicamente dando ordini e scegliendo quale compito impartire loro per proseguire. Il tutto attraverso una sorta di “avventura di testo” con tre fasi, ciascuna corredata di tre scelte con diversi tassi di successo, ricompense o risorse necessarie per compierle.

Ultimo elemento legato al gameplay di Far Cry 6 è dato da una sorta di “endgame” che gli sviluppatori hanno voluto aggiungere per permettere agli utenti di continuare a giocare anche dopo aver terminato l’avventura principale. Sono infatti presenti le Operazioni Speciali (simili a quelle presenti in Far Cry New Dawn) e le cosiddette Insurrezioni. Nel primo caso abbiamo delle missioni aggiuntive, giocabili in singolo o in compagnia di un amico (così come per tutto il resto del gioco principale), nelle quali dovremo recuperare un’arma chimica nota come PG-240X in scenari di vario genere. In ogni caso avremo una meccanica di gioco unica legata a questa sostanza che ci costringerà a non stare troppo al sole e servirci dell’acqua per raffreddarla così da evitare un’esplosione letale. Le insurrezioni sono invece eventi settimanali durante i quali dovremo compiere specifici compiti (come riconquistare alcuni avamposti) o missioni delle Operazioni Speciali per trovare un bersaglio da assassinare e ottenere equipaggiamento unico.

far cry 6

Longevità

Far Cry 6 presenta una durata complessiva assolutamente di tutto rispetto, con un totale di tempo necessario a completare la sola storia principale che si aggira tra le 10 e le 12 ore. Se però, come nel nostro caso, deciderete di affrontare il gioco in maniera più approfondita, completando tutte le missioni secondarie e dedicandovi in maniera consistente all’esplorazione, potrete facilmente superare le 40-50 ore prima ancora di concludere l’ultima missione del gioco. Il tutto può inoltre essere aumentato considerevolmente sia grazie alle operazioni speciali, con nuove in arrivo nelle prossime settimane, sia grazie alle insurrezioni per chi vorrà andare a caccia di equipaggiamento unico, ma anche grazie al gioco in cooperativa. Sarà infatti possibile affrontare, come anticipato poc’anzi, l’intera campagna principale in compagnia di un amico (così come nel caso delle operazioni), oppure con un utente casuale utilizzando un matchmaking. Questo però risulta essere attivo solo per il gioco principale e non per le operazioni; potrete quindi affrontare queste ultime soltanto da soli o in compagnia di un amico.

far cry 6

Comparto Tecnico

Indubbiamente il motore grafico di Far Cry comincia a raggiungere i suoi limiti tecnici e la cosa risulta essere più evidente soprattutto sulle console di vecchia generazione (con una grafica sostanzialmente sovrapponibile al precedente capitolo). Nel caso di PlayStation 5 ed Xbox Series X (così come, ovviamente, su PC) il discorso invece cambia grazie soprattutto ad un pack di texture in alta definizione, oltre che molti altri effetti migliorati in maniera evidente. Nel nostro caso abbiamo avuto modo di giocare Far Cry 6 su PlayStation 5 ottenendo un eccellente risultato di insieme anche se non sbalorditivo; abbiamo infatti soprattutto dettagli stupendi nel caso dei diversi personaggi, ma anche nell’uso degli effetti e dell’illuminazione, così come per la maggior parte delle texture ambientali. Le ambientazioni, inoltre, per quanto non siano molto variegate (nonostante l’assurda dimensione della mappa), offrono alcuni luoghi molto interessanti. Ci sono però comunque alcune piccole sbavature tecniche qua e là anche se non di grandissimo rilievo (in particolare modo con alcuni effetti, nel caso di grandi specchi d’acqua, nei filmati o di popup della vegetazione).

Di grande livello poi sia le musiche che gli effetti sonori di ogni tipo, così come i doppiaggi anche se in questo caso da segnalare l’assenza del doppiaggio in lingua italiana (per la prima volta da tempo). Comunque sia le voci di tutti i doppiatori in lingua inglese rendono al meglio ogni singolo personaggio, in particolare modo nel caso di Giancarlo Esposito nel ruolo di Antón Castillo. Problemi di vario genere, infine, nel caso di bug o problemi di gioco anche se nella maggior parte dei casi non si tratta di problemi così gravi da pregiudicare l’esperienza complessiva di gioco (con al più la possibilità di vedere personaggi ed animali incastrati nel suolo, di amigos che si incastrano contro superfici o NPC e così via). Più grave, invece, un problema legato al respawn dei nemici che in alcuni luoghi risulta essere davvero troppo “aggressivo” e insensato, con nemici che ritornano in vita semplicemente spostandoci a distanza di pochi metri, oppure ancora nemici che appaiono dal nulla o comunque non segnalati dalla minimappa.

far cry 6

Concludendo, questo Far Cry 6 risulta essere un eccellente esponente di questa celebre serie, sia grazie all’ottima trama (anche se narrata in modo leggermente atipico), sia per i personaggi che avrete modo di conoscere. Il tutto anche grazie ad un gameplay migliorato ed affinato sotto diversi aspetti rispetto ai precedenti capitoli, nonostante la scelta di rimuovere la progressione legata allo sblocco di nuove abilità accumulando esperienza, la quale limita in parte il senso di progressione e di sviluppo del personaggio. Grazie ad una ricchezza di contenuti sapientemente dosata e alla presenza di contenuti legati all’endgame potrete divertirvi per molte ore giocando a questo nuovo titolo, eventualmente anche invitando un amico con cui condividere le vostre battaglie da guerriglieri!

È ufficiale, Ubisoft annuncia a sorpresa e invita tutti i fan a sintonizzarsi per il gameplay di reveal mondiale di Far Cry 6, l’ultimo capitolo della serie Far Cry, il 28 maggio alle 18:30 sui seguenti canali:

Far cry 6 gameplay

Far Cry 6 è uno sparatutto in prima persona open world, che proietta i giocatori in una rivoluzione guidata dalla guerriglia e ambientata a Yara, un paradiso tropicale congelato nel tempo sotto il controllo oppressivo del Presidente Antón Castillo (Giancarlo Esposito). Mentre il Presidente cerca di riportare la nazione al suo antico splendore e prepara suo figlio Diego (Anthony Gonzalez) a seguire le sue orme, i giocatori vestiranno i panni di Dani Rojas, un militare locale che si è unito alla guerriglia con lo scopo di rovesciare il regime tirannico e unificare la nazione.

Sviluppato da Ubisoft Toronto, Far Cry 6 fa parte di una delle serie più famose create da Ubisoft che, grazie ai suoi numerosi capitoli, ha avuto modo di provare e mostrare al pubblico varie sfaccettature e possibilità di gameplay, pertanto tutti i fan sono curiosi di scoprire come questo nuovo capitolo sarà strutturato. Il nuovo titolo uscirà nel 2021 su Xbox Series X, Xbox One, PlayStation 5, PlayStation 4, Windows PC (esclusivamente sull’Epic Games Store e l’Ubisoft Store), oltre che su Stadia e Amazon Luna. Il gioco sarà anche disponibile su Ubisoft +, il servizio di abbonamento di Ubisoft, in maniera gratuita per gli abbonati.

Far cry 6 gameplay

La Demo Edition di SCARLET NEXUS è finalmente disponibile per Xbox Series X|S e Xbox One. Questa versione di prova sarà inoltre disponibile anche per PlayStation 5 e PlayStation 4 dal 28 maggio. Si tratta di una nuova IP creata da Bandai Namco dal gameplay estremamente promettente e variegato grazie ai numerosi poteri e capacità uniche dei protagonisti.

Scarlet nexus demo

Grazie alla demo di SCARLET NEXUS i giocatori possono unirsi alla FSE (Forza di Soppressione Estranei) e prendere il controllo di Yuito o Kasane e divertirsi con i loro poteri psicocinetici fino allo scontro con il primo boss.  Yuito combatte con attacchi da vicino grazie alle sue spade e può farsi prestare i poteri di Pirocinesi, Teletrasporto, Chiaroveggenza e Sclerocinesi dai membri del suo team. Kasane, invece, è specializzata in attacchi a medio raggio con coltelli da lancio. Inoltre, può usare, a seconda della composizione del suo party, i seguenti poteri: Elettrocinesi, Supervelocità, Invisibilità e Duplicazione.

Eccovi, inoltre, il nuovo trailer dedicato alla demo:

SCARLET NEXUS sarà disponibile dal 25 giugno 2021 per Xbox Series X|S, Xbox One, PlayStation 5, PlayStation 4 e PC.

Dai creatori di God Eater, gioco dal quale gli sviluppatori hanno preso più che dei semplici dettagli estetici, giunge Code Vein, un nuovo “souls-like” targato Bandai Namco e ricco di sorprese!

 

Trama

In Code Vein ci ritroveremo in una città isolata dal resto del mondo da una fitta coltre di nebbia rossa, ed al cui interno l’umanità pare essere giunta ad un vero e proprio declino in seguito agli eventi noti come “La Grande Rovina”. Ad essere precisi, però, di ciò che noi conosciamo come genere umano sono rimaste soltanto poche briciole. Al loro posto rimangono gli unici effettivamente in grado di sopravvivere, ovvero i “Redivivi”, esseri umani modificati dal cosiddetto parassita BOR e tramutati in veri e propri vampiri quasi del tutto immortali. Essi infatti per poter sopravvivere necessitano di sangue umano o, meglio ancora, delle cosiddette “gocce di sangue” in grado di placare la loro sete per mesi. Tutti coloro che cadono preda della loro stessa sete di sangue sono destinati a tramutarsi in “Corrotti”, ovvero creature mostruose ed estremamente pericolose.

Code Vein

Dopo la creazione del nostro personaggio ci risveglieremo senza ricordi accanto ad una ragazza, anch’essa senza ricordi. Saremo subito “reclutati forzatamente” da un altro gruppo di redivivi ed il nostro destino finirà per intrecciarsi con quello di molti alti personaggi. La trama di Code Vein nel particolare è molto lontana rispetto a quello che ci si aspetterebbe da un qualsiasi rappresentate dell’ormai consolidato sotto-genere dei “souls like”. Ci troviamo infatti di fronte ad una trama profonda e misteriosa, ricca di dettagli con una narrazione non del tutto lineare e non priva di colpi di scena, con personaggi anch’essi profondi e ricchi di sfaccettature. L’unica analogia resta il nostro alter ego, il quale, nonostante sia estremamente importante ai fini della trama è il classico personaggio privo di personalità e che non dialoga mai (probabilmente unica vera pecca a livello narrativo). 

Code Vein

Di fianco a tutti i dettagli riguardanti gli eventi in divenire che ci troveremo ad affrontare scopriremo numerosi dettagli sul passato (nostro e dei nostri compagni) grazie alla nostra capacità di poter rivivere i ricordi di altri redivivi. Il tutto ci porterà a svelare qualsivoglia alone di mistero, dall’origine di Redivivi e Corrotti fino ai dettagli sul “progetto QUEEN” e la nube rossa. Inoltre non mancheranno dei dettagli sulla lore nascosti nelle descrizioni dei vari equipaggiamenti presenti in gioco e persino in descrizioni visibili nelle schermate di caricamento. Il tutto risulta essere inaspettatamente interessante fino all’ultimo minuto di gioco e soprattutto degno dei migliori anime/manga prodotti!

Code Vein

Gameplay

Oltre alla base dell’ormai classico stile di gioco alla Dark Souls, Code Vein introduce alcune interessanti innovazioni e meccaniche inedite decisamente ben riuscite nel complesso. Prima tra tutti salterà all’occhio la totale assenza di statistiche durante l’aumento di livello che si limiterà, dunque, ad aumentare i livelli di salute massima, vigore e danno con le armi. In alternativa le nostre statistiche di base saranno determinate dai cosiddetti “Codici Sanguigni”, ovvero vere e proprie tipologie di sangue ottenibili da altri personaggi o recuperabili direttamente nelle varie aree di gioco. Ogni Codice Sanguigno sarà inoltre caratterizzato da diversi “Doni” che consistono in abilità attive o passive che possono anche essere sbloccate per l’utilizzo con altri Codici dopo averle equipaggiate fino ad ottenere abbastanza esperienza (o tramite sblocco diretto usando un particolare materiale).

Code Vein

Come di consueto avremo inoltre diverse categorie di armi (ad una mano, spade, martelli e asce a due mani, baionette) e nell’ambito delle stesse una più o meno marcata varietà nei moveset di base, mentre invece l’equipaggiamento viene interamente sostituito dai cosiddetti “Veli di Sangue”. Si tratta infatti di soprabiti in grado di offrire grande variabilità in termini di statistiche, così da consentire un buon numero di possibilità nella creazione delle build, principalmente distinte in attacco, difesa, doni di attacco (o ombra), di supporto (luce) e così via, allo stesso modo delle build con armi leggere o pesanti. Sia le armi che i veli di sangue potranno poi, ovviamente, essere ulteriormente potenziati così da migliorarne le statistiche di base.

Code Vein

I doni, e principalmente quelli attivi, per poter essere attivati richiederanno Icore, una risorsa preziosa che può essere ottenuta tramite appositi consumabili, colpendo i nemici con le nostre armi, oppure eseguendo l’attacco caratteristico del nostro Velo di Sangue. Allo stesso modo sarà altresì possibile eseguire attacchi critici con il Velo sfruttando i classici backstab (o attacchi alle spalle) e parata con contrattacco. Inoltre subendo attacchi o schivandoli correttamente riempiremo un’apposita barra della concentrazione, la quale ci permetterà di eseguire attacchi critici istantanei oltre a sfruttare alcuni doni… Questi ultimi tre (backstab, parry e attacco in concentrazione) saranno estremamente importanti anche perché andranno ad aumentare la riserva massima di Icore a noi disponibile fino al nostro prossimo “riposo” (e che sarà di partenza caratteristica per ogni Codice Sanguigno) ma non potranno essere eseguiti contro ogni tipo di nemico.

Code Vein

Per tutto il resto Code Vein, ed eccezion fatta per la possibilità di portare con voi un compagno durante l’avventura, riprende i classici concetti base dei souls-like con la Foschia di sangue per salire di livello e sbloccare nuovi doni e che resterà per terra in caso di una nostra sconfitta, dei vischi che si comporteranno da checkpoint e che, inoltre, andranno a mappare l’area circostante (dato che sarà presente una minimappa in alto nel nostro HUD ed eventualmente consultabile dal menu di gioco) così come faranno altri punti da “purificare” che però non saranno veri checkpoint, o alcuni nemici particolari. Allo stesso modo non mancheranno bossfight esteticamente e concettualmente molto ben concepite, nonostante alcune di queste possano risultare fin troppo semplici se deciderete di abusare dello sbilanciamento causato da alcune armi ed un compagno in particolare.

Code Vein

L’ultima piccola aggiunta a questo titolo è rappresentata dalle “Profondità”. Si tratta di veri e propri dungeon caratterizzati da una bossfight finale, i quali vanno ad aggiungere profondità e qualche ora di gioco aggiuntiva (oltre a oggetti unici e Foschia di Sangue in abbondanza). Per poter trovare questi luoghi sarà necessario recuperarne prima la relativa mappa, per poi accedervi attraverso un personaggio nella nostra Base. Queste mappe possono trovarsi sia come “drop” nelle aree di gioco, sia come vero e proprio oggetto di “quest secondaria” affidata da alcuni personaggi che compariranno nelle aree che avremo già completato (per cui fare un salto in una vecchia zona è sempre raccomandato).

Code Vein

Longevità

Code Vein non pecca di certo sotto il punto di vista della durata riuscendo a proporre una longevità degna del suo genere superando tranquillamente le 25-30 ore per completare la campagna principale in ogni suo dettaglio (considerando alcune missioni secondarie che consistono in un semplice eliminare un nemico o recuperare un oggetto). In aggiunta, però, bisogna considerare la possibilità di giocare nelle Profondità (delle quali attualmente siamo riusciti a trovare 4 mappe) così da completarne i relativi livelli ed le relative bossfight. Al tutto si può poi aggiungere la possibilità di giocare in cooperativa con altri giocatori sia nel gioco principale che all’interno delle Profondità.

Code Vein

Comparto Tecnico

Gli sviluppatori sono riusciti a migliorare molto Code Vein sotto il comparto tecnico rispetto rispetto alle precedenti versioni Beta. In particolare il titolo era precedentemente afflitto da cali di framerate anche abbastanza consistenti, mentre adesso sono stati “contenuti” in una particolare area del gioco ed in tutti i passaggi di transizione tra una zona di gioco all’altra (le quali fanno da vero e proprio caricamento per l’area in cui si sta giungendo per cui può considerarsi come “relativamente giustificata”). Per il resto, a parte qualche ritardo nel caricamento di alcune texture, il gioco si comporta molto bene su PS4 base con un ottimo livello di dettaglio e di grafica in generale; del resto non mancheranno zone in cui il colpo d’occhio iniziale potrà lasciarvi affascinati (specialmente considerando il lavoro di design di zone e nemici che vi è dietro).

Code Vein

Dal punto di vista del sonoro il titolo è semplicemente magnifico: abbiamo una colonna sonora tra le migliori prodotte ultimamente ed anche doppiaggi degni di nota (anche se solo in lingua inglese o, meglio ancora, in lingua originale giapponese). Il tutto contribuisce estremamente bene a dare “epicità” al gioco, rendere gli scontri sempre avvincenti e a dare grande enfasi ai discorsi presenti. Nulla di importante da segnalare, infine, sotto il lato di bug se non un singolo crash del gioco, che rappresenta senz’altro un’occasione rara e che può essere corretta rapidamente dal team di sviluppo.

Si è parlato molto del tanto atteso Vampyr, titolo sviluppato da Dontnod Entertaiment e pubblicato da Focus Home Interactive uscito lo scorso 5 giugno 2018, ebbene non potevamo far altro che immedesimarci nei panni del Dott. Reid girovagando nei sobborghi di Londra in cerca di sangue. Analizzeremo dunque questo action-rpg in stile openworld dal tono dark-gotico.

 

TRAMA

Vampyr prende forma nella Londra del 1918, in preda alla febbre spagnola e, in questo trambusto generale si muoverà il nostro alter-ego, il Dott. Reid, tramutatosi in vampiro all’inizio dell’avventura. Lo scopo di Jonathan Reid sarà quello di trovare risposte alla sua condizione attuale, al fine di scovare chi lo abbia reso ciò che è e che allo stesso tempo sarebbe il carnefice di una persona a lui cara, per la quale il nostro Jonathan si dispera fin dalle prime battute di gioco.

Tralasciando l’incipit che può anche sembrare banale, Vampyr nasconde una dote interessante proprio nella trama, caratterizzata da un’estrema cura nella presentazione dei personaggi e di tutto quello che li riguarda, siano essi primari che non, tessendo a suo modo delle sotto trame via via sempre più intricate e travolgenti che ci porteranno man mano ad interessarci sempre più alla vita degli NPC che incontreremo durante il nostro cammino. Come sempre, non proseguiremo oltre sul fronte trama per non incappare in doverosi spoiler.

 

GAMEPLAY

Il gameplay di Vampyr ricorda molto alla lontana quello dei souls like ma con meccaniche parecchio più semplici ed intuitive; tuttavia, l’intero sistema di combattimento gira attorno al tempismo, infatti la schivata è determinante per gli scontri soprattutto se contro un numero corposo di avversari. Ovviamente però non si potrà schivare all’infinito poichè la barra della stamina vi porterà subito coi piedi per terra rendendovi la vita non particolarmente semplice in combattimento. Ad ogni modo, sono possibili anche diversi approcci stealth che, purtroppo, lasciano il tempo che trovano quando i nemici da abbattere sono diversi e vicini tra loro, spesso infatti lo scontro faccia a faccia sarà imprescindibile.

Un’aspetto intrigante del gameplay è certamente la barra del sangue, che se nutrita a dovere ci permetterà di eseguire abilità speciali o curarci via via, a tal proposito inoltre un’altra importante dinamica è designata dalla qualità stessa del sangue che sottrarremo alle nostre vittime, poichè essendo il nostro personaggio un Dottore, egli avrà altresì il compito di salvare gli abitanti Londinesi dalla peste e, questo assieme ad altre scelte di percorso influenzerà, anche drasticamente, la salute dei malcapitati e di conseguenza la qualità del loro sangue.

Non sarà comunque indispensabile uccidere per nutrirsi e per questo vi saranno concessi anche metodi alternativi per farlo; anche se dovrete tenere bene a mente l’importanza del sangue umano per i vampiri, nutrimento per eccellenza di questi ultimi e ragione per il quale dovrete barcamenarvi tra scelte di gameplay importanti che avranno un peso ai fini della trama.

Le armi a vostra disposizione si dividono in 4 categorie: armi a una mano principale, armi a due mani, armi a lungo raggio (pistole o fucili a canne mozze) e armi secondarie (che possono stordire o assorbire sangue dai nemici), mentre le abilità di sbloccheranno coi punti esperienza, accedendo ai rami delle abilità nei rifugi sparsi per Londra sbloccati proseguendo nell’avventura. Nei rifugi è inoltre possibile craftare medicinali per i cittadini, potenziare armi o modificare altri oggetti importanti.

I quattro quartieri che compongono la mappa di gioco varieranno man mano ponendovi di fronte a scelte importanti e cittadini da salvare influenzando ulteriormente le dinamiche di gameplay; salvare o meno un cittadino potrebbe fare la differenza e rendere più o meno ostico il quartiere in questione, rendendovi dunque la vita più o meno difficile a seconda delle scelte.

 

TECNICA

Tecnicamente parlando Vampyr è un titolo parecchio indietro ma ciononostante di buona qualità ed in linea con molte produzioni odierne e, su PS4 vi sono alcuni problemi relativi al frame-rate, alle volte ballerino e particolarmente fastidioso.

Detto ciò è comunque da tener conto l’ottimo lavoro svolto in termini di caratterizzazione poichè, anche se tecnicamente Vampyr non risulta essere una produzione AAA, sicuramente non può passare inosservata la minuzia nei dettagli con il quale gli sviluppatori hanno saputo dare vita ad una Londra particolarmente tetra e viva allo stesso tempo. I personaggi con cui avrete a che fare saranno sempre diversi tra loro, non solo in viso ma nell’aspetto e nel modo di vestire, il che aiuta certamente ad aumentare il livello d’immersività del giocatore.

 

CONCLUSIONE

Vampyr è un gioco parecchio interessante ed immersivo che lascia al giocatore il potere di muovere l’ago della bilancia rappresentato da bene e male, in quel che appare come una delle riproduzioni più fedeli di uno dei periodi storici più cupi della città britannica. La trama è certamente il punto cardine dell’intera produzione, curata nei minimi dettagli ed impreziosita con personaggi di ottimo livello, praticamente al pari con il personaggio principale.

Il tutto però è sfortunatamente intrappolato in una struttura che sa di vecchio e che spesso lascia l’amaro in bocca, un po’ per il frame-rate traballante ed un po’ per la veste grafica antiquata, se poi calcoliamo che andando avanti nel gioco la mordente della trama viene quasi a mancare, si riduce tutto a niente di più che un titolo discreto con un’ottima trama ma stancante ed alle volte poco appagante. Ad ogni modo Vampyr resta un perla nera che piace e piacerà molto più agli amanti del genere RPG più che action; chi però lo aspettava con ansia potrebbe restare un po’ deluso.

 

Su queste pagine non poteva mancare Kingdom Come : Deliverance, Rpg medioevale in uscita a Febbraio 2018, sviluppato dai ragazzi di Warhorse Studios. Contando che in redazione abbiamo due schermidori e un medievalista, potevamo lasciarci sfuggire l’occasione di provarlo?!

Quando in redazione si parla di gdr, siamo sempre molto selettivi. Non è un mistero che questo sia in effetti il genere più amato da quasi tutti i redattori e che intavolare discussioni infinite su questo o quell’altro videogioco sia lo sport preferito da queste parti (dopo il rage-lancio del controller in live, praticato dal buon Donbia ad un livello semi professionistico, ndr). Per questo, quando ci troviamo di fronte ad un titolo che si candida di diritto a diventare (almeno nelle intenzioni) un classico del genere, la prima reazione è sempre di entusiasmo misto a scetticismo. Tradotto: siamo molto esigenti. Ed è con questo spirito che, personalmente, mi sono seduto al pc e ho indossato le cuffie per isolarmi dal mondo reale e immergemi in quello di Kingdom Come : Deliverance.

Il primissimo aspetto che si nota, complice anche una schermata di caricamento eccessivamente lunga, è il tema musicale (anche se sarebbe più corretto usare il termine al plurale). Mentre, mouse in mano, aspettavamo di iniziare a menare le mani come fabbri ferrai (il termine non è scelto a caso, ndr), la musica che scorreva attraverso le cuffie dentro i nostri padiglioni auricolari diceva uno e un solo concetto: “Realismo”. Note leggere che sembravano uscite direttamente dalle sapienti mani di un menestrello girovago in taverna. Ma non è solo il comparto musicale ad essere frutto di una ricostruzione storica accurata: dai costumi dei personaggi ai dialoghi, passando per l’aspetto delle armi, degli edifici e delle strade, tutto appare così come se fosse uscito direttamente dal racconto che una persona ha vissuto quel periodo. Il primo impatto con il gioco è stato, quindi, estremamente positivo.

I primi momenti del gioco sono destinati ad una sorta di tutorial in game, attraverso una serie di piccole quest che portano il giocatore a scoprire ogni aspetto delle meccaniche di gioco. Ci caleremo nei panni (in prima persona) del figlio di un maniscalco abile nel forgiare e riparare ogni genere di lama, il quale, almeno inizialmente, ci manderà in giro a sbrigare piccole faccende che lo aiutino nel suo lavoro. Dovremo andare a comprare dei materiali, della buona birra (perché si sa, non si può stare tutto il giorno alla forgia senza scolarsi ettolitri di bionda alcolica) e andare a prendere i soldi da un cliente che si rifiuta di pagare (Come si dice in gergo, il recupero crediti è il mestiere più antico del mondo ndJacopo). Con tutte questi piccoli lavoretti, uniti ad un buon sano allenamento con il nostro personale maestro di spada, impareremo le basi del gioco: avremo la possibilità di risolvere i conflitti e i problemi non solo con le botte, ma anche con la dialettica e la diplomazia. Avremo infatti le classiche opzioni di dialogo tra cui scegliere, con tanto di icona di fianco a segnalarci il tono della scelta, se aggressivo, passivo o diplomatico. Trattare con commercianti e locandieri sarà fondamentale per proseguire nella storia, oltre che necessario per ottenere migliorie nell’equipaggiamento.

Fino a qui tutto bene. Le perplessità iniziano quando, per necessità o volontà, dovremo tirare fuori la spada e fare a fette i nemici. Muovendo semplicemente il mouse cambieremo la posizione della guardia, scegliendo tra ben cinque combinazioni disponibili, ognuna delle quali sarà più efficace per parate determinati colpi rispetto ad altri. Nello stesso modo, quando con il mouse decideremo di attaccare, il colpo sferrato dipenderà dalla posizione di partenza della mano. Quando lockiamo il bersaglio, un indicatore a stella ci segnalerà (per facilitarci il lavoro) da quale parte attaccheremo e, per inanellare le combo, sarà necessario spostare il mouse nella direzione suggeritaci direttamente dallo stesso indicatore con il giusto tempismo. Se da una parte il realismo e l’accuratezza si notano anche qui, con la riprdouzione fedele dei movimenti della scherma medioevale, dall’altra ci sembra che il sistema di combattimento possa essere troppo legnoso e eccessivamente difficoltoso. Insomma, per ricostruire fedelmente il medioevo, abbiamo paura che si rischi di rovinare l’esperienza videoludica.

L’altro grosso aspetto negativo, per il momento, sono i volti dei personaggi, soprattutto quelli con cui ci troveremo ad interagire e che hanno delle linee di dialogo doppiato: l’espressività rasenta lo zero, stridendo eccessivamente con il tono della voce, che invece è frutto di un doppiaggio, almeno nella versione inglese, davvero eccezionale. Va comunque detto che, brutte facce a parte, graficamente ci sembra già ad un livello altissimo, anche se non privo di qualche fisiologico problema, ma del tutto comprensibile visto che all’uscita del gioco mancano ancora diversi mesi.

In conclusione, una volta riposta l’arma nel fodero e abbandonata la nostra postazione, lo scetticismo iniziale è stato quasi del tutto spazzato via. Adesso passeremo i prossimi mesi a affilare le nostre spade bastarde e i nostri spadoni a due mani, in attesa di poter fare a fette qualche sordido guitto o qualche brigante ai crocevia delle strade