Tom Clancy’s The Division 2 è giunto sugli scaffali il 15 marzo; dopo aver giocato l’alpha e la beta, ci siam fiondati a capofitto in quel di DC per portare a termine la nostra missione e recensirlo per voi.

Il primo The Division ha avuto un lancio assai travagliato che ha fatto storcere il naso a molti tra downgrade grafico ed instabilità dei server ma, dopo qualche tempo (e dopo un poderoso abbandono da parte dei player), patch dopo patch il gioco è migliorato sensibilmente. Ubisoft dopo aver ascoltato i suoi fan ha migliorato tutti gli aspetti più importanti come bilanciamento dell’equipaggiamento, attività aggiuntive e molto altro; tanto che dopo ben due anni Tom Clancy’s The Division poteva vantare di un numero di giocatori attivi superiore al lancio.

Avendo imparato da questi errori, la software house Francese ha gettato le basi per il capitolo successivo, andando a migliorare ulteriormente il gameplay, le meccaniche di gioco, il sistema di match-making ed il comparto tecnico, forse, a discapito dell’incipit che risulta più blando rispetto al primo The Division.

Tom Clancy’s The Division 2 è un action MMO-RPG che vi mette nei panni di un agente della divisione: soldati dormienti che son stati “attivati” in seguito all’epidemia del dollaro, base per la trama del primo capitolo che viene riportata anche in questa nuova iterazione. Il compito degli agenti è dunque, quello di riprendere le redini della città e combattere contro le sacche di nemici che minacciano ulteriormente il restauro della civiltà.

Il tutto viene narrato e diviso in missioni principali che prendono il nome di “missioni storia” che non fanno altro che esporre le vicende da cui Washington DC è afflitta, portando alla luce diversi personaggi comprimari più o meno carismatici ed un tantino smorti rispetto al primo capitolo.

Sul fronte trama non c’è molto di cui parlare, se non fosse che, come tutti i giochi multiplayer degli ultimi anni, non vi sono scene d’intermezzo preponderanti e tutto viene narrato mediante una serie di conversazioni audio che possono essere trovate via via durante l’esplorazione e che, oltretutto, raccontano delle storie per lo più sconnesse tra loro: in sostanza una sorta di aneddoti slegati che vengono utilizzati per far immedesimare il giocatore all’interno del mondo di gioco, anche se con poco successo.

Dove The Division 2 riesce al meglio è sul fronte gameplay. Rimane intatto pressoché tutto il sistema di gioco, dovrete dunque spostarvi di copertura in copertura e giocare d’astuzia per buttare giù gli avversasi più temibili. A vostra disposizione tre armi tra principale, secondaria e di supporto, tra cui potrete scegliere una moltitudine di armi tra fucili, mitragliatori, fucili di precisione, mitragliette e pistole che, a loro volta, potranno essere modificati con componenti aggiuntive che ne miglioreranno le statistiche.

Oltre alle armi, resta l’equipaggiamento con il quale potrete “potenziare” il vostro alter-ego nelle statistiche più disparate e plasmare il vostro stile di gioco in modo da poter dare il meglio durante le vostre sessioni di gioco.

La difficoltà ad ogni modo è discretamente calibrata verso l’alto e dovrete livellare non poco per poter procedere di missione in missione, inoltre, ai livelli di difficoltà più elevati sarà impossibile sopravvivere se non in gruppo. Ed in effetti, è proprio in coop che The Division 2 da il meglio di se, proponendo una campagna in cooperativa molto corposa e divertente; inoltre rispetto al passato le missioni sono più corte e meno frustranti, il che rende tutto molto più appetibile.

Per quanto concerne il PVP, anche qui torna la Dark Zone dove il loop sarà più interessante rispetto al PVE. Dovrete ripulire delle diverse zone, abbattere i boss e via via sbloccare le varie casse ricolme di equipaggiamento di prima scelta; la differenza sostanziale viene aggiunta con lo scassinamento delle suddette casse che, se scassinate, vi faranno divenire dei traditori con tutto ciò che ne consegue. Non mancheranno tradimenti repentini durante le estrazioni e quindi, occhio con il match-making, non saprete mai con chi vi ritroverete a giocare.

 

Tecnicamente parlando The Division 2 è stupendo e su PC da il meglio di se, proponendo un’ambientazione di prim’ordine colma di dettagli e vastità visiva. Lo abbiamo provato con una nVidia RTX 2080Ti in 4K, raggiungendo senza alcun problema i 60 FPS fissi in qualsiasi situazione. Ubisoft ha lavorato molto bene ed ha rilasciato un codice ben ottimizzato e scalabile.

Mancano alcune delle features relative a nVidia GameWorks, come le ombre migliorate e l’occlusione ambientale HBAO+, ma ciononostante il risultato è ottimo sotto tutti i punti di vista, un centro perfetto.

The Division 2 è un gioco divertente, complesso e molto interessante che vi terrà incollati allo schermo per centinaia di ore e, se giocato in cooperativo da il meglio di se. Ubisoft ha preso quanto di meglio Tom Clancy’s The Division ha saputo dare ed ha impacchettato un’esperienza ancora più vasta e mastodontica con questo The Division 2. Un must have per gli appassionati del genere e per gli amanti dei giochi online multiplayer.

Devil May Cry 5 è il nuovo capitolo della celebre saga targata CAPCOM, diretto seguito che arriva a distanza di oltre 10 anni dall’ottimo Devil May Cry 4. Lo abbiamo completato e giocato a fondo e questa è la nostra recensione demoniaca.

Devil May Cry 5 è una bomba! Un tripudio di potenza e tamarro allo stato puro: un action solido, divertente e tecnicamente pauroso. Già con questo potremmo chiudere la recensione e consigliarvi di andarlo ad acquistare ora ma, vista la nostra professionalità proseguiamo con le nostre considerazioni sul titolo e senza spoiler.

Questo nuovo Devil May Cry riprende la trama da dove era stata lasciata con il quarto capitolo e porta con se una buona dose di fan-service gratuito che non annoia, gettando le basi per un totale rilancio della serie.

La trama è interessante, davvero ben strutturata e narrata in maniera ineccepibile, tant’è che vi sembrerà di vedere un action movie a tutto tondo.

Fin da subito vi troverete nei panni di Nero che, durante l’avventura, verrà affiancato dall’iconico cacciatore di demoni, Dante, e da un nuovo personaggio appositamente pensato per il quinto capitolo, dal nome “V”.

I tre, sebbene per motivi diversi, dovranno scontrarsi con il nuovo signore dei demoni, Urizen, che sta devastando Red Grave City. Questo l’incipit di una trama lineare ma non priva di risvolti interessanti; vi lasciamo dunque qui sul fronte narrativo per non rovinarvi alcuna sorpresa.

Devil May Cry 5 evolve il gameplay già visto in Devil May Cry 4, migliorando diverse meccaniche ed introducendone di nuove, rendendo il tutto meno legnoso ed estremamente veloce e mediamente complesso.

 

All’inizio avrete a disposizione le abilità di base ma, progredendo ed accumulando anime potrete sbloccarne di nuove in modo da poter migliorare il più possibile il vostro stile di combattimento. Stile che comunque cambierà drasticamente quando impersonerete V, il personaggio misterioso di questo nuovo capitolo.

V non combatte direttamente come Nero o Dante, e tende a stare lontano dai nemici. Evocando diverse creature arreca danni dalla distanza, per poi finire i poveri malcapitati in fin di vita con il proprio bastone.

V è dunque un evocatore che puo’ contare su tre diverse creature: Griffin, un pennuto dai poteri elettrici, Shadow, una pantera capace di tramutarsi ed infine, Nightmare, un golem che infligge danni poderosi in modo autonomo.

Come detto prima, mentre Nightmare combatte in modo autonomo, ed evocabile solo dopo aver riempito l’apposita barra, Griffin e Shadow rispondono ai comandi “X” ed “Y” e possono contare su diverse abilità sbloccabili via via durante l’avventura.

Nero, pur mantenendo il medesimo stile visto in Devil May Cry 4, puo’ contare sul nuovo braccio meccanico che aggiunge diverse tecniche di combattimento, diversificate in base al braccio utilizzato: potrete lanciare una scarica elettrica, colpire i nemici ripetutamente a pugni, bloccare il tempo e così via.

Dante, invece, resta come sempre devastante ed ha da subito disponibili i suoi quattro stili di combattimento: Trickster, Gunslingher, Swordmaster e RoyalGuard, switchabili on the fly tramite la croce direzionale; inoltre sarà possibile cambiare al volo armi primarie e secondarie con l’ausilio dei dorsali.

Per certi versi, Dante è il personaggio più versatile da utilizzare e con il quale si possono effettuare una pletora di combo devastanti, sopratutto se in modalità demoniaca: infatti, combattendo riempirete la barra del Devil Trigger che permetterà a Dante di poter assumere le sembianze demoniache ed essere ancora più potente.

Per poter portare a termine l’avventura a modalità normale impiegherete dalle dieci alle quindici ore: potreste tirare dritto verso la fine di ogni missione o esplorare ogni mappa alla ricerca di missioni segrete ed altre chicche.

Tecnicamente parlando Devil May Cry 5 è stupefacente e sfrutta in modo egregio il RE Engine di CAPCOM, sia chiaro, gli asset sono ben diversi da quelli visti in Resident Evil 2 (per fare un paragone tecnico) e le mappe, sono probabilmente più spoglie “poligonalmente” parlando ma, in ogni caso, la resa complessiva di DMC5 è a livelli altissimi.

Il titolo è riuscito infatti a dimostrare una grafica eccellente ed un’ottima stabilità del framerate anche sulla versione base di PS4. Lo abbiamo anche provato su PC con nVidia RTX 2080Ti in 4K con pannello a 120Hz e siamo rimasti stupiti, in quanto solo nelle scene d’intermezzo abbiamo notato dei cali sugli 80FPS (nel peggiore dei casi) mentre per quanto riguarda il normale gameplay abbiamo giocato tutto il titolo a 120FPS fissi, un tripudio di bellezza e fluidità.

Anche il comparto audio di questo Devil May Cry 5 è negli standard della saga, pur non arrivando ai livelli di Devil May Cry 3 e 4 per quanto concerne la colonna sonora.

Devil May Cry 5 è un titolo che nessun giocatore dovrebbe farsi sfuggire, sicuramente i fan sapranno apprezzare l’ottima trama e giocabilità. I novellini potrebbero avere qualche difficoltà d’approccio alle meccaniche di combattimento, non proprio immediate e particolarmente stratificate ma che, allo stesso tempo, sanno restituire un alto livello di senso d’appagamento che induce il giocatore a giocare e rigiocare.

Devil May Cry 5 è disponibile dall’8 Marzo 2019 per PC, PlayStation 4 ed Xbox One.

Dead or Alive 6 arriva dopo sette anni di silenzio e riprende direttamente le vicende di DOA5. Lo abbiamo giocato per voi e questa è la nostra recensione.

Di primo impatto questo nuovo capitolo dell’amata serie di picchiaduro, Dead or Alive, potrebbe sembrare il classico “more of the same” ma, dopo le prime ore di gioco, è subito chiaro che la formula è stata migliorata ed ampliata seppur non esente da difetti.

Le vicende di Dead or Alive 6 riprendono laddove termina il precedente capitolo e, introducendo nuovi personaggi e sotto-trame, il gioco narra una storia pressoché banale e priva di mordente e colma di semplici pretesti per poter menare le mani.

L’intera trama è raccontata con cut-scenes per lo più pre-renderizzate di scarsa qualità, che tra l’altro, stonano parecchio con la qualità complessiva del titolo. Seguendo la modalità storia potrete completare la story-line principale in poco meno di 4 ore, senza tenere conto di tutte le sotto trame relative ai personaggi che vanno ad allungare ulteriormente il brodo.

Dove DOA6 riesce a fare centro è sul versante gameplay che, sostanzialmente, lascia invariata la formula base a cui tutti i fan sono abituati: un sistema di combattimento solido, intuitivo ed aperto anche ai neofiti e che, se padroneggiato al meglio, rende letali i giocatori più hardcore.

Non manca la modalità di prova in cui poter affinare le proprie tecniche di combattimento e testando i diversi personaggi disponibili. Presente anche una modalità multiplayer ma poco estesa e dalla qualità dei match più bassa rispetto al single-player.

Oltre alla classica modalità storia è disponibile anche un’interessante modalità aggiuntiva che presenta diversi obbiettivi e missioni che non fanno altro che aumentare in maniera considerevole la durata complessiva del titolo.

Tutti gli appassionati avranno da sbloccare una pletora di oggetti per e costumi, perché in fin dei conti, Dead or Alive è sempre stato un picchiaduro che punta sulla quantità dei contenuti e non tanto sulla qualità della storia che risulta, come detto in precedenza, lineare e semplice.

Tecnicamente parlando, abbiamo provato Dead or Alive 6 su PC con un sistema dotato di Intel Core i9 9900K, nVidia RTX 2080Ti e giocando in 4K. In effetti mancano impostazioni grafiche stratificate, riducendo il tutto alla risoluzione delle ombre e pochi altri effetti. Ad ogni modo, tralasciando i video (veramente di scarsa qualità) il gioco restituisce una buona resa grafica, nulla che faccia gridare al miracolo sia chiaro, ma godibile.

Un appunto doveroso (…per dire) è relegato al motore grafico e va fatto: è sparito il “ballonzolare” dei seni delle protagoniste, non aspettatevi dunque i “miracoli” del vecchio soft-engine.

Un po’ altalenante la qualità degli asset utilizzati per la composizione degli scenari che, purtroppo, risultano ad occhio meno curati dei personaggi che, viceversa, sono davvero ben curati sia nella modellazione che nelle animazioni.

Dead or Alive 6 resta un buon picchiaduro che non evolve il genere ma resta ancorato ai cardini di una formula che non stanca e diverte, sicuramente molto apprezzato dai fan ed accessibile anche ai neofiti del genere.

Dopo aver esposto con una prima anteprima le nostre perplessità riguardanti la nuova IP di Bioware, torniamo a parlare nuovamente di Anthem dopo averlo completato conclamando il nostro giudizio finale.

Anthem è un gioco delizioso che si farà saper amare per il suo mix action sci-fi e che, tuttavia, si farà odiare per alcuni problemi tecnici già presenti nella beta. Ci teniamo a precisare che abbiamo iniziato a giocare il titolo completo a partire dal 14 febbraio, fruendo dell’accesso anticipato tramite Origin Access Premier. Dunque, la nostra recensione non sarà basata sulla versione in rilascio nella data odierna (22 febbraio), che potrebbe contenere patch di vario genere.

In Anthem saremo uno “specialista” (potrete scegliere tra uomo o donna) in ascesa, caduto in una sorta di disgrazia dopo alcuni eventi di cui non parleremo per evitare spoiler. Il vostro compito sarà quello di riportare l’equilibrio in un mondo alla deriva dove la “creazione” ha lasciato segni profondi e spazio a fenomeni sovrannaturali e bestie che circondano gli avamposti umani rimasti.

Gli specialisti sono in grado di pilotare gli “strali”, dei possenti esoscheletri creati dagli antenati e capaci di fronteggiare qualsiasi minaccia. Ogni strale ha caratteristiche di base diverse e, se all’inizio verrete chiamati a scegliere tra alcuni di quelli disponibili, successivamente potrete sbloccarne di nuovi di level-up in level-up, iniziando dal lv 8 a salire.

 

La personalizzazione dell’equipaggiamento è degna di un qualsiasi MMO-RPG e si estende partendo da semplici elementi cosmetici a modifiche vere e proprie per gli strali, armi ed accessori, così da plasmare la vostra macchina da guerra come più confà al vostro stile d’approccio al combattimento.

I combattimenti risultano molto dinamici e frenetici in certi frangenti, con qualche semplificazione per alcuni Boss, mentre non sarà difficile trovare orde di nemici pronti a farvi fuori ad ogni angolo. Infatti, per quanto Anthem possa anche essere giocato in singolo (impostando la partita in modalità privata), vi consigliamo comunque di giocarlo in compagnia per due semplicissimi motivi: vi divertirete di più e secondo ma più importante, già a difficoltà normale potreste trovarvi veramente a disagio in più situazioni tanto da arrivare anche a rage-quittare in certi casi.

 

Come anticipato con la nostra anteprima, Anthem è, almeno in parte, un’evoluzione tecnica del bistrattato Mass Effect Andromeda; infatti le similitudini in termini di gameplay si notano fin da subito se non fosse per il volo che rende il tutto estremamente divertente ed appagante. Per spostarvi nelle mappe potrete librarvi in volo in qualsiasi momento, stando attenti però a non surriscaldare i propulsori dello strale, eventualmente raffreddando gli stessi utilizzando l’ambiente circostante come cascate, zone d’ombra, pozzanghere e così via.

Vogliamo precisare che non ci troviamo d’innanzi al nuovo “more of the same”, infatti dopo qualche ora di gioco vi renderete conto che Anthem ha un’anima tutta sua e non spreca tempo a mettersi in mostra. Anthem è un gioco nuovo ed interessante, non è il classico titolo multiplayer dove il loot la fa da padrone, anche la trama è godibile e ben frammentata, con un incipit inedito che si scopre via via nell’avventura tanto da tenervi incollati per ore ed ore.

 

Tecnicamente parlando, Bioware ha fatto un ottimo lavoro, pur non mantenendo il livello tecnico presentato durante l’E3 di Los Angeles. Ad ogni modo il gioco presenta degli ambienti estremamente curati e vivi, modelli poligonali di prim’ordine, un’ottima direzione artistica e sonora. La colonna sonora nello specifico è tra le più evocative mai ascoltate.

Noi lo abbiamo giocato su PC di fascia alta dotato di nVidia GeForce RTX 2080Ti con monitor 4K e non ci spaventiamo nel dire che Anthem è veramente ben ottimizzato per quello che presenta su schermo. Forse c’è da lavorare un po’ su qualche impostazione per poter garantire i 60FPS fissi, ma siamo certi che con l’implementazione del nVidia DLSS il problema sarà risolto (durante la nostra prova il DLSS non era disponibile, probabilmente sarà implementato con un patch).

 

Una volta completate le missioni della campagna principale potrete accedere all’end-game che, almeno al momento, offre una buona manciata di attività da svolgere e che probabilmente verrà ampliato e pulito nei prossimi mesi o, speriamo, anni. Sì, perché Anthem ci è piaciuto e molto, tanto da sperare che, almeno questa volta, EA riesca da tenere in vita un’ottima IP come quella di Anthem magari dando libero sfogo al team Bioware.

Sicuramente non mancano i difetti sia chiaro: allo stato attuale c’è ne sono anche parecchi, uno fra tutti l’elevata attesa per i caricamenti soprattutto quando si gioca in cooperativo con altri giocatori, per non citare i numerosi glitch sparsi in tutto il gioco. La speranza è che patch dopo patch, si riesca a “completare” uno dei giochi più promettenti del 2019. Noi ci crediamo e voi?

Anthem è disponibile da oggi per PC, Playstation 4 ed Xbox One.