Sono passati 33 anni da quando il film “Predator” di John Mc Tiernan introduceva uno dei personaggi più iconici della fantascienza horror, il quale è ora pronto a tornare in Predator Hunting Grounds. Il mostruoso alieno, nato dalla penna di Paul Monette e liberamente reinventato dal regista americano, era il co-protagonista di una pellicola violenta e ricca di pathos, foriera di un successo difficilmente prevedibile. Un indomito Arnold Schwarzenegger resta isolato in una fitta giungla pluviale, dopo che un avversario invisibile ha massacrato la sua squadra con armi ultra tecnologiche.

La seconda parte del film è basata su un appassionante duello tra la star statunitense e lo spietato extraterrestre, sconfitto solo dall’astuzia e dall’addestramento del coraggioso soldato. Il lungometraggio è stato il capostipite di una saga composta da tre capitoli: il secondo episodio del 1990, il remake del 2010 e uno spin-off che vede l’inquietante guerriero fronteggiare gli alieni di Ridley Scott (Alien vs Predator). Libri, fumetti e film d’animazione hanno contribuito a rafforzare il mito della creatura proveniente dal pianeta Yautja, pronta ad un’inedita trasposizione videoludica in Predator: Hunting Grounds. Nella recensione che segue analizzeremo il multiplayer asimmetrico di IIIFonic, pronta a cimentarsi nuovamente con il genere (dopo il discutibile Friday the 13th) e con l’obiettivo di dare nuova linfa al brand.

Predator hunting grounds

Caccia agli Umani

Cercare una trama in una produzione di questa tipologia è un’operazione alquanto inutile. Il titolo consente un’esperienza in solitario solo nel tutorial, senza dilungarsi in presentazioni testuali e filmati introduttivi. Una volta completata la fase di apprendistato non ci resterà che avviare il gioco nell’unica modalità disponibile, opzione tristemente comune a quasi tutti i titoli della categoria. Predator: Hunting Grounds prende ispirazione da Evolve, il capostipite del genere, sviluppato da Turtle Rock Studios. La comunanza tra i due prodotti è dettata sia dall’ormai classico confronto impari tra quattro utenti (3 vs 1 in PHG, 4 vs 1 in Evolve), sia dalla presenza di mob gestiti dalla CPU, inclini ad attaccare tanto il cacciatore quanto le prede.

Lo scopo del primo sarà quello di eliminare la squadra d’assalto sfruttando sia i letali strumenti di morte equipaggiati, sia la copertura fornita dalla fitta vegetazione. I secondi invece dovranno portare a termine una serie di compiti (entro la scadenza del tempo disponibile), ingaggiando frequenti scontri a fuoco con la milizia locale, al fine di raggiungere gli obiettivi e l’agognata fuga in elicottero. Ovviamente il gameplay tra le due fazioni è profondamente diverso, con l’alieno costretto ad un’approccio furtivo (onde evitare di essere bersagliato da decine di bocche di fuoco contemporaneamente) e i soldati liberi di gestire le proprie strategie di attacco.

Cacciatore

In Predator Hunting Grounds, nei panni del mostruoso guerriero del pianeta Yautja dovremo prima scoprire la posizione del team avversario e successivamente eliminarne tutti i componenti. Grazie alla visione termica potremo scorgere le presenza dei bersagli attraverso la vegetazione, prestando la giusta attenzione ai rumori provocati tanto dal loro passaggio quanto dal proiettili espulsi dai caricatori. L’invisibilità fornita dalla tuta e le incredibili capacità atletiche dell’alieno ci consentiranno di raggiungere rapidamente i rami più alti degli alberi, così da sfruttare il vantaggio delle posizioni sopraelevate. Il letale cannone al plasma installato sulla spalla del protagonista, coadiuvato dal puntamento laser dell’elmetto, ci permetterà prima di agganciare con discreta precisione la vittima e successivamente di ridurla in fin di vita con l’esplosione.

Qualora fossimo abbastanza abili nell’avvicinarci a pochi metri dall’obiettivo, le lame retrattili presenti in prossimità dei polsi favoriranno un sanguinoso attacco corpo a corpo (spesso sottolineato da “fatality” in puro stile Mortal Kombat), utile ad abbattere il malcapitato in pochi secondi. Per quanto le prime partite di Predator Hunting Grounds nelle vesti del cacciatore siano complesse da padroneggiare, l’esperienza risulta sicuramente soddisfacente, sostenuta da un’apparente sensazione di onnipotenza.

 

Osservare dal momentaneo nascondiglio gli avversari ignari della nostra posizione e studiare la strategia più appropriata per sopraffarli, costituiscono momenti di puro intrattenimento e trasmettono al giocatore un’indescrivibile “sete di sangue”. Il predatore per quanto resistente ai proiettili, non è immune ai danni da essi provocati e l’utente potrà raggiungere la vittoria solo sfruttandone tutte le caratteristiche. L’idea di fornire la creatura di una potente esplosione, innescabile poco prima dell’ultimo respiro, è un aspetto indovinato e perfettamente coerente allo spietato personaggio tratteggiato nel film.

Prede

Anche se sprovvisti dell’immortalità di Schwarzenegger, i tre soldati che compongono la nostra squadra hanno tutto l’occorrente per sopravvivere alle insidie della giungla. Oltre alla possibilità di attingere da un discreto arsenale datato di una ventina di bocche da fuoco, potremo avvantaggiarci del fondamentale elemento collaborativo e tramite la chat vocale e alcuni semplici comandi preimpostati potremo coordinare le nostre azioni a quelle degli alleati. La forza dello sparuto gruppo risiede tutta in questo fattore, visto il soverchiante numero degli avversari e il continuo aumento di quest’ultimi provocato dai fastidiosi allarmi, la cui disattivazione costituirà, per ovvi motivi, una priorità.

Come anticipato, oltre alla presenza del silenzioso extraterrestre, in Predator Hunting Grounds dovremo fronteggiare un piccolo esercito di fuorilegge pronto ad aprire il fuoco appena avvertirà la nostra presenza. L’intelligenza artificiale della milizia antagonista è il primo, grave aspetto negativo della produzione, penalizzata da mob inclini al suicidio e protagonisti di azioni inverosimili. Vi capiterà spesso di osservarli immobili mentre vengono perforati dai proiettili o aggirare le coperture per esporsi meglio alle nostre linee di tiro. Dotati di un udito vicino alla sordità, sono facilmente raggiungibili alle spalle, dove basterà un fendente del letale coltello tattico per farli passare a miglior vita.

Nonostante questi importanti difetti sarà comunque necessario evitare i pesanti danni delle loro armi e l’ottimo feedback di quest’ultime, darà vita spesso ad appassionati scontri a fuoco. Tra una sparatoria e l’altra dovremo completare gli obiettivi della nostra spedizione che varieranno dall’eliminazione di un bersaglio specifico, fino al reperimento di determinati oggetti. Nel frattempo potremo ricaricare le munizioni tramite delle apposite casse di rifornimento, senza trascurare la raccolta del prezioso “veritanio”, la moneta virtuale del gioco, utile al riscatto di svariati elementi estetici.

Infatti tutte le figure presenti nel roster (Predator incluso) potranno essere personalizzate in ogni singolo elemento, un aspetto che incrementa lievemente la longevità del titolo. Vivere l’esperienza nei panni dei soldati offre diversi spunti interessanti, il tutto impreziosito da un gradevole deja vu che investirà tutti gli amanti della pellicola originale. La tensione che si prova nell’avanzare cauti nella foresta pluviale, con timore di essere sorpresi da un momento all’altro dalla creatura aliena, immergere l’utente in un universo intrigante e pericoloso.

Una giungla sfuocata

Gli aspetti positivi finora descritti vengono in larga parte vanificati da un deludente comparto tecnico. Predator Hunting Grounds è penalizzato da un motore grafico vetusto, foriero di numerosi difetti e imperfezioni. L’ambientazione è composta in larga parte da texture sgranate, la cui scarsa definizione è infruttuosamente celata da un filtro che sfuoca le immagini. Foglie, rami ed edifici di varia tipologia alternano elementi sufficientemente curati a superfici spigolose e approssimative, lontanissime dalle produzioni moderne. Risulta davvero difficile descrivere l’orribile effetto dell’acqua, uno dei peggiori tra quelli visti negli ultimi anni.

Anche le animazioni lasciano a desiderare con sequenze che in alcuni casi sfiorano il ridicolo. Ci riferiamo in particolare alla funzione di mimetizzazione dei personaggi, che per celare la propria traccia termica possono cospargersi di fango. Ebbene la resa visiva dell’azione è paragonabile a quella di un videogame della precedente generazione videoludica, peggiorata da movenze inverosimili e dalle tracce del liquido realizzate in pura (speriamo involontaria) pixel art. Una serie di problematiche rese ancora più evidenti dagli schermi 4k, impietosi nel metterne a nudo i difetti.

Predator hunting grounds

La situazione migliora leggermente per quanto riguarda il comparto sonoro rafforzato dalla riproposizione della soundtrack originale del lungometraggio. Gli effetti presenti nel titolo svolgono sufficientemente il proprio lavoro e contribuiscono al coinvolgimento del giocatore. L’inquietante verso del cacciatore, il rumore soffuso dei proiettili che penetrano le protezioni dei nemici e gli sporadici rami che si spezzano sotto gli stivali, sono dei piccoli accorgimenti utili ad implementare l’atmosfera.

Ci saremmo aspettati una maggiore cura nel campionamento dei suoni “naturalistici”, troppo scarni rispetto al vasto ecosistema presente, un neo che non influisce eccessivamente sull’esperienza di gioco. A fronte di una buona stabilità delle sessioni quasi immuni da un leggero lag, il titolo presenta un matchmaking abbastanza lento nel convogliare i giocatori, frutto di un problema momentaneo, segnalato nella schermata iniziale e in attesa di soluzione.

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