Dishonored: la morte dell’Esterno è un’espansione totalmente stand-alone del secondo capitolo della serie, che proseguirà la storia più o meno da dove l’avevamo lasciata.

Prima di affrontare il nucleo pulsante di Dishonored: la morte dell’Esterno, però, giova fare una piccola premessa: essendo il gioco in parola un’espansione del secondo capitolo è ovvio che molte meccaniche saranno abbastanza simili a quest’ultimo (parlando soprattutto del lato gameplay) pertanto vi rimandiamo, per l’analisi delle principali features, alla nostra recensione di Dishonored 2 per ulteriori approfondimenti.

Trama

In questo nuovo “capitolo” il vero protagonista sarà Megan Foster (a.k.a. Billie Lurke) l’ormai conosciuto capitano della Dreadful Whale che ci ha accompagnato durante l’avventura del secondo capitolo. Inizialmente il nostro compito sarà ritrovare Daud, nostro vecchio compagno mercenario ma, ben presto, ci ritroveremo con un compito molto più gravoso (come anche il titolo ci suggerisce): riuscire ad uccidere l’Esterno.

L’Esterno altri non è che l’entità conosciutissima nella serie e da molti considerato come una divinità. La quasi totalità della trama si dipanerà per le strade di Karnaka con mappe di gioco più o meno ampie e liberamente esplorabili (ma tutte con un level design stupendo), tra missioni secondarie e contratti (questi ultimi sono vere e proprie missioni da mercenario con i compiti più diversi; vanno dal recuperare un semplice oggetto all’uccidere un bersaglio e per le quali verremo ricompensati con monete o altri oggetti utili).

Ben presto la nostra protagonista si troverà di fronte l’Esterno che le farà alcuni “interessanti” doni direttamente dall’Oblio: un occhio di vetro ed un braccio; oltre ad alcuni poteri per motivi che scopriremo soltanto in seguito. Un’interessante novità è l’abbandono del sistema di Karma con una conseguente maggior libertà da parte del giocatore di poter scegliere anche un approccio più letale senza però avere conseguenze sul lato narrativo. I due finali possibili dipenderanno essenzialmente, dunque, dalla nostra volontà; non più quindi da una serie di concause e fattori mischiati insieme.

Solo il tempo potrà dirci se questo sarà effettivamente l’epilogo di questa grandissima serie o semplicemente l’inizio di qualcosa di nuovo.

Gameplay

Il gameplay in Dishonored: la morte dell’Esterno è quello classico già visto nei precedenti capitoli (comprese le diverse tipologie di nemico) con l’aggiunta di alcune interessanti novità. Billie sarà infatti dotata di una reliquia chiamata “sussurri dei ratti“, la quale ha una funzione simile al cuore dei precedenti capitoli. Non potrà essere usata per individuare amuleti o altro ma la sua unica funzione sarà quella di permetterci di ascoltare i pensieri; non parliamo però dei pensieri degli abitanti di Karnaka, bensì di quelli dei ratti che troveremo praticamente ovunque. I ratti parlano in modo criptico ma spesso il loro consiglio potrà tornarci utile per riuscire a trovare percorsi alternativi oltre che tesori nascosti. Inoltre avremo a disposizione diversi gadget come armi a distanza con proiettili semplici, stordenti ed incendiari, granate, mine a lame e le cosiddette mine a gancio (in grado di agganciare dalla distanza i nemici con doppia funzione letale o stordente); senza poi considerare che, da un certo punto della storia in poi, otterremo anche una nuova lama in grado persino di colpire dalla distanza! Infine sarà possibile potenziare molti di questo gadget (dalla quantità trasportabile alla loro efficacia) presso il mercato nero, ove potremo anche acquistare pozioni curative e diversi oggetti.

Come già detto, riceveremo in dono dei poteri (sempre restando in linea con i precedenti capitoli) ma, questa volta, saranno solo tre, tutti sbloccati sin da subito e tutti che si adattano perfettamente sia allo stile stealth, sia a quello aggressivo e diretto; ma, cosa più importante, è che questa volta la barra dell’energia si ricaricherà in maniera totalmente autonoma ed anche abbastanza rapidamente, così da non avere limitazioni nel loro uso. Il primo di questi poteri (quello che più si rassomiglia a poteri già visti in Dishonored) è la Dislocazione che, in termini più semplicistici, può essere definito come un teletrasporto. Questa utilissima abilità ci permetterà di spostarci rapidamente per brevi distanze senza essere visti; ci sarà però una piccola variante rispetto al movimento rapido degli altri Dishonored. In questo caso, infatti, lo spostamento non sarà istantaneo, ma lasceremo nel punto prescelto un segnalino con le nostre sembianze ed il teletrasporto avverrà solo quando lo decideremo noi (sempre però restando nel suo raggio d’azione e avendo una linea visiva sgombra). Questa particolarità rende più facile l’organizzazione di imboscate, assalti e di strategie di movimento.

Il nostro secondo potere sarà Preveggenza, e si tratterà di un utilissimo strumento che ci consentirà di bloccare il tempo ed abbandonare il nostro corpo per poter esplorare liberamente l’ambiente circostante entro un raggio abbastanza ampio. Durante questa “esperienza extracorporea” avremo la possibilità di vedere oggetti e nemici attraverso i muri ed entrambi potranno essere “evidenziati” fino ad un massimo di 4 (oltre a poter piazzare un segnalino di dislocazione). Una volta evidenziati oggetti e nemici potranno essere visti dal nostro punto di vista anche quando preveggenza non sarà attiva; in più riusciremo a vedere il campo visivo e l’esatto percorso che verrà attuato dai nemici evidenziati.

Infine, last but not least, l’ultimo potere sarà Somiglianza grazie al quale potremo rubare l’identità di un altro personaggio. Questo aprirà un ampio ventaglio di possibilità aggiuntive per un gameplay che già di suo è sempre riuscito a spiccare per varietà: potremo  infatti decidere di passare inosservati in alcune aree impersonando delle guardie, oppure fingere di essere un’altra persona per riuscire ad interagire con personaggi importanti per farci rivelare informazioni utili….

Così come negli altri capitoli della serie troveremo i cosiddetti amuleti: strumenti atti all’aggiungere potenziamenti passivi ed attivi. Ad esempio potremo far si che le armi dei nostri nemici si inceppino più frequentemente, aumentare la nostra salute o persino aggiungere alcune caratteristiche ai nostri poteri come ad esempio una Dislocazione istantanea con la pressione rapida dello specifico tasto sul controller. Ci saranno tre tipi di amuleti, quelli semplici, quelli neri (con potenziamenti migliori) e quelli corrotti (che forniscono migliorie ma avranno dei malus). Sarà inoltre possibile creare nuovi amuleti con meccaniche simili a quelle viste in Dishonored 2.

Longevità

La durata di questo DLC stand-alone può considerarsi ottima, soprattutto in rapporto con il costo dello stesso, e si attesta sulle 8-10 ore circa se deciderete di esplorare ogni singolo angolo delle varie mappe, compiere tutte le missioni secondarie ed i contratti. Tutto questo senza considerare l’alta rigiocabilità del titolo per analizzare tutte le possibilità che ci vengono offerte così da testare diversi approcci.

Grafica

Il comparto tecnico di Dishonored: la morte dell’Esterno è pressoché lo stesso visto nel secondo capitolo, con un eccellente lavoro fatto sul cel-shading, grande cura nei particolari (anche se raramente abbiamo notato piccoli ritardi nel caricamento delle texture). Di buona qualità anche la colonna sonora, sempre adatta al contesto (anche se forse un po’ troppo simile a quella di Dishonored 2). Soprattutto da segnalare un’eccellente stabilità dei FPS con cali assenti o quasi impercettibili, un ottimo doppiaggio in lingua italiana e la quasi totale assenza di bug o glitch durante la nostra run (al più una scarsa responsività ad alcuni comandi).

Le IA dei nemici sono ottime e spesso anche difficili da ingannare persino a difficoltà normale: nella maggior parte dei casi tendono sempre a muoversi in gruppi se allertati, riconoscono l’assenza di un loro compagno e possono persino andare in allerta vedendo che una trappola è stata disattivata. Possono dunque dare non poco filo da torcere sia ai giocatori stealth sia a quelli che preferiscono il combattimento diretto (che è però abbastanza sconsigliato vista la loro tendenza ad attaccare anche in gruppo ).