Eccoci finalmente a parlare del grande ritorno di una delle più celebri serie di sparatutto; Battlefield 2042 è infatti stato pubblicato il 19 Novembre 2021 per PlayStation 4/5, Xbox Series X/S, Xbox One e PC. Il nuovo titolo sviluppato da DICE e pubblicato da Electronic Arts punta a focalizzarsi interamente su una vasta modalità multigiocatore tralasciando qualsivoglia forma di campagna a giocatore singolo. Il multiplayer viene così suddiviso in tre grosse categorie, delle quali andremo a parlarvi qui di seguito, e punta a massimizzare la quantità di utenti presenti in una singola partita raggiungendo i 128 giocatori (su console di nuova generazione e PC; nel caso della vecchia generazione il numero massimo è di 64).

Il gioco ci porta in un futuro assolutamente catastrofico in cui tutti i paesi del pianeta Terra sono stati flagellati da ogni forma di cataclisma, tra tornadi, terremoti e incendi. I governi sono ormai quasi tutti crollati e rifugiati da ogni dove cercano un luogo sicuro. Le uniche forme di ordine sono rappresentate da soldati definiti “dis-pat” (poiché semplici mercenari non affiliati ad alcun paese), e dalle due superpotenze che sono riuscite a sopravvivere a tutto questo, ovvero gli Stati Uniti e la Russia. I due paesi si ritrovano così a contendersi le ultime risorse disponibili; chi riuscirà a vincere questa nuova guerra e a sopravvivere?

All-out Warfare

Qui ritroviamo le due modalità più classiche e principali della serie e che vanno a costituire la fetta più importante del multigiocatore di Battlefield 2042, parliamo infatti di Conquista e Sfondamento. Nel caso della Conquista avremo due team che si affrontano per conquistare e mantenere il più a lungo possibile dei punti strategici situati nelle diverse mappe di gioco. Uno o più punti strategici vanno a costituire un settore, e catturare un settore o possederne più della squadra avversaria andrà a ridurre il numero di rinforzi disponibili per gli avversari (così come eliminare giocatori avversari). Il primo team che riesce ad azzerare i rinforzi degli avversari si aggiudica la vittoria.

Nel caso dello Sfondamento abbiamo i due team che assumono i ruoli di attaccanti e difensori, gli attaccanti devono conquistare gli obiettivi per riuscire ad avanzare alla zona successiva mentre, ovviamente, i difensori dovranno arrestarne l’avanzata. In questo modo i difensori saranno progressivamente costretti a ritirarsi, mentre tanto più gli attaccanti riusciranno ad avanzare tanti più rinforzi aggiuntivi riceveranno. In entrambe le modalità parliamo di una guerra su larga scala, con il numero massimo di giocatori in partita, oltre che mezzi di terra e di aria per tutti i gusti (che ovviamente rivestono un ruolo molto importante nel predominio del campo di battaglia).

Battlefield 2042

Battlefield 2042 introduce una novità per la serie, ovvero la presenza di diversi specialisti caratterizzati da diversi gadget e passive uniche, oltre che importanti ai fini della personalizzazione. Avremo infatti classi di specialisti di supporto (dotati di pistole-siringa per curare gli alleati da distanza, casse di munizioni e passive come rianimazioni più rapide), scout (con gadget come droni da ricognizione o scanner per individuare nemici attraverso i muri e, ad esempio, un sensore di movimento come passiva), genieri (in grado di piazzare torrette o fortificazioni ed in possesso di corazza aggiuntiva) o infine assalitori (con rampini, scudi balistici e tute alari). Da notare però che le abilità passive e i gadget unici dei 10 operatori attualmente disponibili saranno uniche del personaggio, e pertanto non interscambiabili.

Tutto ciò che potremo personalizzare nel caso dei nostri specialisti sarà l’estetica della loro skin (sbloccabili completando sfide) oppure animazioni delle eliminazioni in corpo a corpo. Il discorso cambia invece parlando delle attrezzature, ovvero i set di armi ed equipaggiamento che potremo pre-impostare ed utilizzare in base alle necessità (a prescindere dall’operatore in uso). In questo modo potremo cambiare armi primarie (tra le 19 attualmente disponibili in gioco), secondarie (delle 3 attualmente presenti), gadget (come casse di munizioni, lanciarazzi anticarro o antiaerei, mine anticarro e così via) ed infine equipaggiamento da lancio (tra granate di vario tipo e sensori di prossimità). 

Battlefield 2042

In aggiunta ogni arma potrà essere personalizzata (oltre che con skin e ciondoli di diverso tipo) con un gran numero di accessori per canna, calcio, mirino e caricatore con la possibilità di cambiare innesto in qualsiasi momento, anche nel bel mezzo di un combattimento. Questa risulta essere un’eccellente novità in Battlefield 2042 che rende gli scontri molto più dinamici oltre che garantire al giocatore maggiori possibilità di scelta, e soprattutto permettergli di avere sempre la combinazione migliore per una data situazione. Sarà infatti possibile, ad esempio, cambiare tutti gli innesti di un’arma poco prima di entrare in un edificio così da essere pronti per scontri ravvicinati, oppure al contrario prepararsi per uno scontro dalla distanza nel caso in cui un cecchino dovesse decidere di prenderci di mira.

In maniera analoga sarà possibile personalizzare ogni tipo di veicolo messo a disposizione dal gioco, ed in questo modo selezionare gadget da utilizzare (come fumogeni per oscurare la vista dei nemici, sistemi di riparazione, contromisure antimissile e così via) oppure cambiare a nostro piacimento le armi presenti ed utilizzabili dal pilota o dagli artiglieri; anche in questo caso sarà possibile personalizzare la skin dei mezzi presenti secondo il nostro gusto. Da precisare, infine, che sia i veicoli che gli appena introdotti droni da combattimento (attualmente nella sola forma di robot a quattro zampe) potranno essere richiamati in qualsiasi momento (previo cooldown) in forma di approvvigionamento da richiedere e sganciare vicino alla nostra posizione. 

Battlefield 2042

Hazard Zone

La Hazard Zone è la vera e propria modalità innovativa in Battlefield 2042; si tratta infatti di una modalità mista PvP/PvE da 32 giocatori che richiede un buon livello di gioco di squadra per raggiungere la vittoria. Saremo infatti catapultati in una mappa di gioco assieme alla nostra squadra da un massimo di altri tre giocatori, qui il nostro compito sarà recuperare delle unità di dati nascoste e disseminate nei diversi luoghi (protetti da soldati controllati dall’IA) e portarle in un punto di estrazione per fuggire con esse. Tante più unità riusciremo a recuperare tanto maggiori saranno le ricompense che otterremo a fine missione, e tra queste soprattutto una speciale valuta utile per acquistare equipaggiamento migliore per la partita successiva (che potremo ottenere anche eliminando altri giocatori o soldati controllati dall’IA). Nel corso della missione sarà anche possibile recuperare oggetti per richiedere sganci di veicoli o altri elementi utili.

Sebbene, dunque, sia possibile anche in questo caso scegliere quale specialista utilizzare, non può dirsi lo stesso per armi ed equipaggiamento tattico. Al contrario alcuni di questi oggetti avranno un costo pari a zero (nel caso dell’attrezzatura “predefinita”), mentre gli altri dovranno essere acquistati prima di ogni partita. Si tratta sostanzialmente di una formula che potrebbe essere paragonata a quanto visto, ad esempio, nel caso di The Hunt e che tutto sommato è riuscita a convincerci a pieno risultando essere molto accattivante e divertente. Questo nonostante la probabilmente fin troppo alta difficoltà nel riuscire ad estrarre delle unità dati, sia per l’alta densità di nemici controllati dall’IA (e soprattutto nel loro respawn aggressivo) che di giocatori (anche considerando che basta un giocatore in un mezzo corazzato leggero per sterminare un’intera squadra non perfettamente equipaggiata), ma anche per la difficoltà nello sbloccare armi ed equipaggiamento migliore da utilizzare.

Battlefield Portal

Questa è la modalità in Battlefield 2042 che indubbiamente è in grado di offrire la scelta più ampia ai giocatori. Si tratta infatti di vere e proprie esperienze di gioco ufficiali oppure create da altri utenti per dare luogo a battaglie con solo fucili di precisione, scontri in cui infettare tutto il team avversario mentre il nostro potrà utilizzare solo attacchi corpo a corpo e tanto altro (il tutto con la possibilità di aggiungere modificatori come nella velocità di corsa). Nel caso delle esperienze ufficiali troviamo invece delle vere e proprie modalità, mappe iconiche e armi provenienti dai precedenti capitoli della serie. In questo modo sarà possibile scontrarsi con solo armi provenienti dalla seconda guerra mondiale, oppure dare luogo a scontri più particolari come il recente Battlefield 3 vs Battlefield Bad Company 2.

Per mantenere una sensazione più classica in alcune di queste modalità (ovviamente soprattutto in quelle che vogliono far rivivere esperienze del passato) potrebbero essere disattivati i vantaggi forniti dai diversi specialisti in favore delle più “classiche” classi con medico, artigliere, geniere e assalitore. In maniera simile le armi utilizzate potrebbero presentare accessori predefiniti e così via. Nel complesso abbiamo dunque di fronte una modalità che potrà rendere il titolo infinitamente più vario ed interessante, con modalità sempre nuove e divertenti da affrontare. Anche in questo caso parliamo quindi di un qualcosa di assolutamente ben riuscito che potrebbe anche essere reso più vario con futuri aggiornamenti.

Battlefield 2042

Comparto tecnico

Visivamente Battlefield 2042 si attesta su eccellenti livelli, con un livello di dettaglio evidente soprattutto su console di nuova generazione e PC. Questo nonostante alcuni compromessi per permettere non soltanto l’alto numero dei giocatori per partita e la stabilità delle partite online, ma anche per consentire la gestione da parte del gioco di alcuni dettagli non di poco conto (come ad esempio la risposta dell’ambiente e soprattutto del terreno alle esplosioni). Si tratta comunque di dettagli di poco conto che non pregiudicano assolutamente il dettaglio di texture ambientali e dei personaggi, dei modelli e degli effetti di gioco (soprattutto questi ultimi). 

Da segnalare purtroppo l’assenza del supporto da parte del gioco al Dualsense di PlayStation 5, pertanto il gioco allo stato attuale non presenta né le funzionalità di feedback aptico né quelle dei grilletti adattivi. Nessuna pecca, invece, dal punto di vista del sonoro, di eccellente livello sia per quanto riguarda le musiche (per quanto limitate) o gli effetti sonori, sia per quanto riguarda i doppiaggi degli specialisti. Non altrettanto eccellente la gestione di bug e glitch con problemi sparsi di varia natura, anche se soprattutto limitati al periodo pre-lancio e alla settimana successiva (alcuni dei quali abbastanza pesanti). Con una patch rilasciata ieri, 25 novembre sono stati fortunatamente corretti molti di questi problemi, e altri indubbiamente verranno risolti con la prossima (e più grande) patch programmata per i primi di dicembre. In questo caso non ci resta dunque che aspettare e vedere come e quando saranno risolti del tutto.

Il nuovo Battlefield 2042 si attesta quindi su ottimi livelli nonostante la mancanza, non particolarmente sentita, di una campagna in singolo. Questo sia grazie a modalità di gioco multiplayer che hanno da sempre dato grande successo alla serie (soprattutto grazie ad un feeling da guerra su larga scala), ma anche grazie alla nuova modalità di gioco molto ben riuscita anche se a nostro avviso richiederebbe qualche piccolo bilanciamento aggiuntivo. Ultimo, ma non per importanza, la grande varietà offerta da Battlefield Portal che è potenzialmente in grado di soddisfare tutti i gusti sia grazie alle modalità ufficiali che da quelle create da altri giocatori. Il tutto corredato da un’ottima scelta sia a livello di specialisti, che di armi, equipaggiamento e veicoli utilizzabili (tutte cose che andranno ad essere ampliate nel corso del tempo), ma anche da un eccellente comparto audio-visivo ed alla scenograficità data dalle mappe di gioco e dal loro meteo dinamico.

Presentato lo scorso anno, Riders Republic entra a far parte dell’offerta Ubisoft del 2021 e lo fa in grande stile. Dopo una breve ma intensa beta pubblica ed un open di 4 ore durante la settimana del lancio, la repubblica più folle dei videogiochi è pronta a partire.

riders

 Hold my beer 

In casa Ubisoft c’è sempre stata un po’ di follia, dai vari capitoli di Trials fino ad arrivare alle vette innevate di Steep, la voglia di esprimere il potenziale degli sport estremi all’interno di un medium fortemente interattivo come il videogioco ha da sempre fatto parte dello spirito creativo del publisher francese. Riders Republic incarna dunque lo spirito degli sport estremi in un mondo fatto di stunt assolutamente fuori di testa e competizioni che nel mondo reale verrebbero vietate ancor prima di essere presentate ufficialmente. L’inno al pericolo di Ubisoft viene espresso in chiave goliardica a colpi di sano Punk, costumi sgargianti e veicoli a dir poco improvvisati. La struttura ludica che avvolge Riders Republic si basa sul concetto di libertà e creatività, un parco giochi da esplorare in completa autonomia da soli o con gli amici imbastendo gare di massa o lasciandosi trasportare dai panorami mozzafiato di un mondo che, pur essendo di fantasia, trae ispirazione dalle più suggestive bellezze che la natura può offrirci. Pur con le dovute differenze, il modello strutturale di Riders Republic si avvicina molto a quanto già visto in The Crew 2, una serie di discipline andrà a regolare il corso delle competizioni andando talvolta ad incrociare diversi sport in gare multi-disciplinari che prevedono dei repentini cambi di attrezzatura offrendo così esperienze incredibilmente adrenaliniche e divertenti.

La parola d’ordine resta “divertimento”, Riders Republic è un titolo leggero e spensierato che nasconde dietro alla sua apparente follia una base molto solida ed una curva di apprendimento non particolarmente ripida ma che richiede una grande attenzione qualora il giocatore volesse davvero raggiungere gli obiettivi più ardui. Le prime battute di gioco ci vedranno protagonisti di un editor dei personaggi abbastanza basilare e di una introduzione generale alle varie discipline ed alle regole base del mondo di gioco. Riders Republic ruota principalmente intorno a tre categorie principali: Sci e Snowboard, Mountain Bike, Tuta Alare e Jet-Wing. Ogni categoria propone due sport differenti, generalmente si tratta o di gare di velocità oppure di competizioni basate sui tricks. Se a primo impatto può sembrare che Riders Republic non offra una grande varietà di situazioni e discipline, basta semplicemente addentrarsi dentro una delle cinque carriere a disposizione per rendersi conto di quanto siano diversi i vari sports. Prendendo in esame le due carriere dedicate al mondo delle biciclette, sebbene queste prevedano una semplice distinzione tra corsa e gara a punti, basta affrontare un evento su strada invece che un vero e proprio Downhill per cambiare completamente lo stile di gioco, oltre che alla bici utilizzata. 

Paesaggio

Wings of freedom 

Ciò che più colpisce, affrontando il folle mondo di Riders Republic, è il senso di libertà e la fluidità con la quale gli eventi, i giocatori e tutte le attività a corredo dell’esperienza principale scorrono durante l’esperienza di gioco. Non c’è mai un punto morto, si è sempre coinvolti in qualcosa. Coinvolgere il giocatore in maniera così intensa potrebbe portare ad una sensazione di “asfissia” ma Riders Republic riesce a legare talmente bene le varie attività oltre che a diversificarle durante il playtrough che l’unico momento in cui ci si ferma davvero è quello in cui si torna all’HUB principale per riprendere fiato e fare il punto della situazione. In maniera ancora similare a The CrewRiders Republic propone un sistema basato sulle statistiche dell’equipaggiamento che viene offerto come ricompensa livellando le varie carriere. Equipaggiamento migliore vuol dire prestazioni migliori ed accessibilità a sfide via via più intense e difficili da superare.

Si comincia dal semplice Downhill da una dolce collina e si finisce per saltare giù da una montagna sfrecciando a folle velocità tra gli alberi. Una delle sensazioni più belle quando ci si avvicina a Riders Republic è data dalla Wing-suit, la tuta alare dotata di propulsori che, oltre ad essere parte integrante di una delle carriere, sarà sicuramente il mezzo più usato per spostarsi all’interno dell’immensa mappa di gioco. Librarsi in aria insieme agli amici ed esplorare il mondo è qualcosa di sublime, semplice ma incredibilmente efficace. Pur essendo giocabile tranquillamente in solitaria, Riders Republic è capace di dare il meglio se affrontato con un gruppo di amici. Le gare rocambolesche, le cadute rovinose e l’esplorazione incrociata rendono Riders Republic un parco giochi nel quale divertirsi senza troppi pensieri. 

Mappa

Insieme è meglio 

Come già accennato, Riders Republic è una bestia da palco scenico, immediato, frenetico e dannatamente divertente, il titolo si presta a serate di competizione con amici e giocatori incontrati nel mondo di gioco. Il titolo targato Ubisoft mette a disposizione una serie di funzioni atte a migliorare l’esperienza condivisa con gli altri giocatori. Come abbiamo già avuto modo di sperimentare in altre occasioni, ad esempio con Forza Horizon, l’intero mondo di gioco è condiviso con altri giocatori con i quali sarà possibile interagire, competere e fare amicizia. La possibilità di giocare percorsi ideati dagli utenti apre poi le porte ad un’esperienza virtualmente infinita che ha come unico limite la creatività dei giocatori. A completare un’opera atta alla condivisione ed al gioco in compagnia vi sono le competizioni multigiocatore più o meno competitive.

Sono presenti diverse playlist classificate dove dare il meglio di sé impegnandosi e dando fondo alle proprie abilità ma, almeno nel nostro caso, la vetta del divertimento si raggiunge con le gare di massa. Si tratta di competizioni che ospitano fino a 64 giocatori in folli e confusionarie gare multi-disciplinari. I fortunati vincitori saranno ricompensati con un numero maggiore di stelle, valuta che sta alla base del sistema di progressione del gioco. Sebbene ogni singola campagna propone un sistema di progressione indipendente, le stelle ottenute vincendo gare, completando acrobazie o esplorando il mondo di gioco, andranno ad arricchire l’esperienza di gioco sbloccando ulteriori elementi come sfide e sponsor nonché, almeno durante le prime fasi di gioco, le discipline che andranno poi ad espandersi in direzioni diverse. L’esplosione concettuale di contenuti ed attività da svolgere in Riders Republic non comprendono dunque il semplice flusso di eventi ma anche tutte le varie meccaniche che fanno da corredo all’esperienza principale. 

Skiing

Dalla bici al pad 

Ma come si comporta Riders Republic in termini di gameplay? Durante le prime presentazioni del titolo Ubisoft, una delle più grandi preoccupazioni era data dalla gestione delle varie discipline. Affrontare una corsa in bici è sostanzialmente diverso da una competizione in snowboard e proporre un mix così variegato all’interno di un’unica produzione rischiava di rendere l’esperienza di gioco piatta e poco incisiva. Riders Republic è la prova vivente che si trattava di preoccupazioni infondate. Il senso di velocità, la percezione del rischio e le diverse meccaniche messe in gioco rendono le varie discipline uniche e profondamente caratterizzate.

Essere alla guida di una mountain-bike in una rovinosa discesa di montagna, chiedendo al giocatore di bilanciare velocità e trazione nelle sezioni più impervie e di schivare eventuali ostacoli è sì un esempio di divertimento offerto dal gioco ma anche un grande tecnicismo in materia di game-design. Riders Republic non è piatto, non è monotono ed ogni gara riesce a regalare quei momenti di adrenalina che rendono l’intera produzione un punto di riferimento in un genere sicuramente non sovrappopolato. Anche la gestione del volo è importante e viene espressa in maniera impeccabile per le corde arcade predilette da Riders Republic in materia di impostazione ludica, ricordiamo, come se non fosse ovvio, che l’intero titolo ha una base profondamente Arcade e non simulativa, ciò che vediamo a schermo sfida ogni legge della natura ma lo fa con uno stile incredibilmente carismatico e fuori di testa, ci piace, ci piace tanto.

L’unico neo in una produzione altrimenti impeccabile è dato da un’integrazione tra comandi di gioco e trick da svolgere in acrobazia sostanzialmente problematica. La prima cosa che ci verrà chiesta all’avvio del gioco è infatti una scelta dedicata al modello di comandi da utilizzare per affrontare il titolo: racer o trickster. La differenza sostanziale è data dalla gestione delle acrobazie e dall’implementazione di questi trick all’interno del sistema di comandi. In modalità Racer saremo in grado di gestire la telecamera con l’analogico destro delegando l’esecuzione delle acrobazie ai tasti mentre la modalità trickster permetterà l’esecuzione delle acrobazie con l’analogico destro, come già visto su Steep, sacrificando però la possibilità di muovere liberamente la telecamera. Il problema nasce dalla gestione delle acrobazie durante le gare, non importa la modalità che sceglierete, prima o poi innescherete un’acrobazia involontaria che andrà a tradursi in una caduta rovinosa che potrebbe costarvi la gara nel peggiore dei casi. 

canyon

A tutta velocità 

Da un punto di vista più tecnico, Riders Republic riesce ancora una volta a sorprenderci. La resa grafica del titolo è decisamente buona, leggermente al di sopra degli standard di titoli come Far Cry 6, non siamo di fronte ad un miracolo ma a qualcosa di incredibilmente solido e piacevole da vedere. Ad aiutare la resa grafica vi è anche la bellezza intrinseca degli scenari proposti. Agli sport estremi si affiancano infatti panorami altrettanto estremi e variegati che spaziano dalle vette innevate fino ai canyon aridi, dipingendo un quadro folle ed estremo di un parco immaginario capace di divertire.

Se graficamente ci troviamo di fronte ad un titolo valido e capace di stupire, la gestione dei caricamenti degli spostamenti all’interno del gioco rappresenta la vera punta di diamante del titolo. L’intera mappa di gioco è a nostra portata di mano nel giro di pochissimi secondi, la possibilità di teletrasportarsi istantaneamente da un compagno di gruppo a prescindere dalla distanza che ci separa va ad annullare le distanze rendendo l’esperienza di gioco incredibilmente scorrevole. Considerando le dimensioni della mappa e la densità di elementi che la compongono siamo rimasti davvero sbalorditi di fronte alla velocità con cui tutto viene caricato e proposto a schermo. 

In conclusione, Riders Republic ha saputo divertirci ed ha saputo farlo attraverso una proposta fresca, variegata ma soprattutto leggera e senza troppi fronzoli. Non siamo di fronte al titolo perfetto, qualche sbavatura per quanto riguarda i controlli e, in alcuni casi, la varietà delle singole corse affrontate in singolo ma per il resto non possiamo che consigliare Riders Republic a tutti coloro che vorranno passare ore di puro divertimento con i propri amici. La roadmap pubblicata da Ubisoft prevede l’arrivo di nuove discipline e nuove sfide che andranno ad arricchire la già vastissima offerta del titolo. Riders Republic è la nuova casa degli sport estremi ed il nuovo esempio da seguire per affacciarsi a questo mondo tanto folle quanto inesplorato

Ritorna una delle serie più acclamate dagli amanti degli sparatutto in prima persona, il nuovo Call of Duty: Vanguard è infatti disponibile a partire dal 5 Novembre 2021 per PlayStation 4/5, Xbox Series X/S, Xbox One e PC. Parliamo nientepopodimeno che del diciottesimo capitolo di questa lunghissima serie pubblicato dopo Cold War; gli sviluppatori saranno riusciti a confezionare un prodotto all’assenza dei suoi predecessori? Nella descrizione di questo nuovo titolo tratteremo dei suoi tre comparti principali, ovvero della campagna innanzitutto, della modalità multigiocatore e della modalità zombie.

Campagna

Call of Duty: Vanguard ci riporta ancora una volta nel corso della seconda guerra mondiale, mettendoci nei panni di un team scelto di Alleati (fondamentalmente alla base della creazione della Task Force One) estremamente efficiente ed impiegato nei compiti più rischiosi. Questa volta, ormai nelle battute finali della guerra, ci ritroveremo ad indagare su un misterioso progetto nazista di cui si conosce soltanto il nome: Phoenyx. La trama però non sarà fortemente focalizzata su questi eventi del presente, quanto piuttosto finirà per farci vivere alcune delle battaglie e scenari di guerra più importanti della seconda guerra mondiale. Avremo dunque un filone narrativo nel presente che andrà progressivamente evolvendosi, ma anche queste storie passate vissute attraverso gli occhi dei membri del team.

Questo stile narrativo abbastanza atipico per la serie risulta essere ben riuscito sia per il più semplice livello qualitativo della narrazione, ma anche (e soprattutto) per i diversi personaggi che avremo modo di conoscere. Ciò risulta valido sia per quanto riguarda i diversi protagonisti delle storie, ma anche per alcuni personaggi secondari e gli antagonisti principali. Indubbiamente però, quanto detto sinora risulta essere più o meno valido in base alla storia raccontata; nel particolare, a nostro avviso, una spicca tra tutte le altre e risulterà essere sia più memorabile da un punto di vista scenico, ma anche per i temi trattati e personaggi presenti.

Tra le diverse missioni presenti avremo poi la possibilità di spaziare relativamente a livello di gameplay, con fasi libere, sezioni stealth, pilotaggio di aerei e così via. Purtroppo però tutto questo finisce per risultare abbastanza risicato a causa di una durata complessiva della campagna principale pari a circa 4-5 ore, quindi non troppo alta anche per gli standard soliti della serie. Con Call of Duty: Vanguard ci troveremo quindi di fronte ad un buon capitolo della serie, anche se purtroppo non si tratta di uno dei migliori soprattutto a causa di un livello complessivo abbastanza altalenante. Aggiungiamo anche che un pizzico di varietà extra avrebbe certamente giovato e reso il tutto più interessante e anche un po’ più longevo.

Call of duty vanguard

Multigiocatore

Il comparto multigiocatore di Call of Duty: Vanguard è quello che risulta essere complessivamente meglio riuscito tra tutti. Non è un mistero quanto la modalità multiplayer di questa serie riesca ogni anno a riscuotere un grande successo, complice soprattutto un gameplay molto veloce ed adrenalinico. Sotto questo punto di vista, anche quest’anno, il nuovo capitolo si mantiene qualitativamente in linea con i suoi predecessori proponendo sia un gran numero di armi che di mappe di gioco. Nel caso delle armi avremo ben di 10 categorie tra cui scegliere (tra primarie e secondarie), e in queste avremo un totale di 36 bocche da fuoco e due corpo a corpo, alle quali si sommano quelle derivanti dai relativi ed eventuali progetti unici. Ogni arma avrà un suo livello da accrescere attraverso l’uso e questo (assieme a particolari sfide) andrà a sbloccare nuove mimetiche o accessori da equipaggiarvi.

Nel caso delle mappe avremo invece un totale di 16 aree di gioco tutte molto diversificate tra loro e ben studiate; particolare sarà inoltre la nuova introduzione di alcune superfici distruttibili  che permettono l’apertura di nuove linee di fuoco sul campo di battaglia. Come di consueto, però, oltre a condividere la qualità con le mappe del passato vengono condivisi alcuni problemi tecnici, forse questa volta anche più forti che mai. Il primo (e più sentito) grosso problema è rappresentato dalla terribile gestione dello spawn che ci farà anche finire per apparire dietro, di fronte o persino nel mezzo di gruppi di nemici (tutti scenari che abbiamo provato in prima persona). Il secondo invece, anche se non correlato alle mappe, ma comunque ad alcuni capitoli della serie (soprattutto nelle fasi iniziali di release) è invece dato dal bilanciamento delle armi, con alcune che dominano senza dubbio il campo di battaglia.

Avremo poi un totale di 7 modalità di gioco, tutte abbastanza classiche e variegate e che spaziano dal semplice tutti contro tutti a deathmatch, dominio e uccisione confermata. Come di consueto, inoltre, ritroviamo le classiche serie di uccisioni da scegliere in base alle nostre preferenze ed inoltre i potenziamenti da campo. Questi non sono altro che abilità dal cooldown variabile e che risultano essere interessanti per ogni necessità e gusto, tra piastre corazzate per fornire un pizzico di salute aggiuntiva, borse di munizioni o gadget più esplosivi. Ultima parte della modalità multigiocatore di Call of Duty: Vanguard è data da un totale di dodici operatori tra cui scegliere e con il solo scopo di fornire un livello di personalizzazione aggiuntivo (che sia per skin o animazioni di vittoria). 

Call of duty vanguard

Zombie 

La modalità zombie di Call of Duty: Vanguard è quella che ha ricevuto complessivamente più novità in termini di idee, ma purtroppo il risultato complessivo non risulta essere altrettanto valido. Abbiamo innanzitutto un ottimo incipit narrativo e buoni personaggi unici, ma purtroppo il tutto non viene approfondito a dovere. Gli sviluppatori hanno poi deciso di abbandonare quasi del tutto la formula di base di questa modalità in favore di qualcosa di leggermente diverso. La nuova mappa di gioco, chiamata Der Anfang (che è purtroppo una semplice mappa della modalità multiplayer con aggiustamenti estetici), perde infatti lo scheletro di base dato dai turni consecutivi di sopravvivenza, così come la presenza di nuove aree da sbloccare utilizzando la valuta ottenuta eliminando zombie mentre vengono mantenute alcune recenti aggiunte come un’abilità speciale con ricarica a tempo. 

Al loro posto avremo una mappa principale che farà da hub principale, e al cui interno saranno localizzate la macchina pack-a-punch, le bevande, la stazione per costruire gadget e corazze e la cassa delle armi (fissa in un’unica posizione e che sostituisce anche totalmente le armi acquistabili a muro). In aggiunta sarà presente un’altra stazione dove sarà possibile acquistare alcuni bonus passivi utilizzando una risorsa molto rara (quasi in stile roguelite, ma purtroppo non così ricco o profondo). Nella zona principale sarà possibile imbattersi in zombie di diverso tipo, in casse di equipaggiamento contenenti armi e attrezzatura o altri oggetti utili ad accumulare risorse. 

Call of duty vanguard

Rispetto al solito, però, i nostri round non si svolgeranno qui, ma al contrario per affrontare il round successivo dovremo entrare in un portale che ci trasporterà in una specifica area (che potrà essere una sezione “chiusa” della nostra mappa principale, in altre mappe specifiche, oppure ancora in una mappa tratta dal vecchio World At War). I round non saranno necessariamente rappresentati da una semplice sopravvivenza; avremo infatti tre modalità con relativi obiettivi da seguire. Nei portali Blitz per superare il round dovremo sopravvivere agli zombie per un determinato quantitativo di tempo, in quelli Trasmissione dovremo seguire una reliquia fluttuante mantenendoci nel suo raggio d’azione fino a riempire una specifica barra, infine nel caso della Raccolta dovremo ottenere alcune risorse dai nemici per poi piazzarle in degli obelischi.

Inizialmente affrontare questi portali (e quindi avanzare nei primi round) ci permetterà di espandere progressivamente la nostra zona di base fino a sbloccarla interamente ed ottenere così accesso a tutte le bevande. All’inizio potremo scegliere quale portale affrontare per sbloccare la relativa area, ma dopo averle sbloccate tutte avremo un solo portale per poter affrontare il round successivo. L’avere solo tre modalità di gioco e la mancanza di scelta che si palesa già prima di raggiungere i round a doppia cifra danneggia abbastanza quelle che sarebbero potute essere delle scelte di gameplay innovative e particolarmente interessanti. Tutto questo, inoltre, sommato anche alla scarsa quantità di zombie speciali e all’assenza dei compiti o cose da fare presenti nei precedenti titoli (come costruire oggetti, armi o anche solo arrivare la corrente) finisce per rendere il tutto anche più ripetitivo di una semplice sopravvivenza continua.

Call of duty vanguard

Insomma, questo nuovo Call of Duty: Vanguard rappresenta complessivamente un ottimo prodotto, sia per la formula ben riuscita della trama (nonostante un’altalenanza qualitativa fortunatamente non troppo pesante), ma sopratutto per il lavoro svolto con la caratterizzazione dei diversi personaggi principali. A questo va ad aggiungersi un comparto multigiocatore molto classico e purtroppo non troppo ricco di innovazione, nonostante in fin dei conti si tratti di un qualcosa di indubbiamente sempreverde e che riuscirà sempre a catturare e divertire il giocatore per diverse ore di gioco (nonostante i problemi che hanno da sempre afflitto queste modalità dei COD). Dall’altra parte invece troviamo una modalità Zombie che, seppure vada ad introdurre una serie di novità e idee molto gradite, purtroppo non riesce ad applicarle come meritato. L’idea di un hub centrale con aree extra in cui affrontare i vari round sarebbe risultata di gran lunga più valida con una mappa iniziale più ampia, più scelta e varietà nelle aree dedicate ai round, così come nelle modalità di gioco o tipologie di zombie e nelle cose da fare per intrattenersi tra un round e l’altro.


L’esperienza annuale Gates of Oblivion per The Elder Scrolls Online giunge alla sua conclusione con la nuova espansione Deadlands, disponibile su PC dal 2 Novembre su PC e Stadia e a partire dal 16 Novembre su PlayStation 4/5 ed Xbox Series X/S oltre che Xbox One. Questo nuovo contenuto fa seguito ai due DLC The Waking Flame e Flames of Ambition e alla prima, grande espansione rilasciata precedentemente nel corso di quest’anno, ovvero Blackwood. Gli sviluppatori saranno riusciti a confezionare un prodotto all’altezza soprattutto della precedente espansione dedicata al mondo dell’Oblivion, ma anche come quelle del precedente anno?

L’Oblivion di Dagon

Lo scontro con il principe daedrico Mehrunes Dagon non è ancora terminato, e questa volta ci ritroveremo a condurre lo scontro direttamente a casa sua, nelle piane dell’Oblivion. La location principale di questa avventura sarà quindi rappresentata dalle temibili Deadlands, il mutevole regno di Dagon e casa dei Daedra, ma anche la cittadella di Fargrave, una sorta di “terra di mezzo” tra la nostra dimensione e quella dell’Oblivion. Le nuove zone, oltre a non essere simili tra loro (così da dare un maggior senso di scoperta), celeranno pericoli di ogni tipo, da Daedra ed altre creature pronte in qualsiasi momento a farci la pelle ad un nuovo tipo di fenomeno atmosferico che potrebbe colpirci qualora ci trovassimo fermi troppo tempo in uno stesso punto.

Il nostro obiettivo principale sarà quello di invadere il mondo di Mehrunes Dagon allo scopo di fermare i suoi piani e quelli della Waking Flame, il tutto per chiudere il portale verso l’Oblivion ed evitare che creature di ogni genere finiscano per riversarsi a Tamriel causando la fine del mondo come lo conosciamo. Nel farlo ci ritroveremo inoltre a combattere anche contro Valkynaz Nokvroz, l’agente più fidato del principe daedrico della Distruzione, e a conoscere molti nuovi personaggi unici. Inoltre la nuova trama avrà come personaggio di maggior rilievo Lyranth, la misteriosa Dremora che ha affascinato molti dei giocatori di questo enorme MMORPG, e scoprire qualcosa in più sulla sua storia non può che essere un pregio!

Deadlands

La nuova trama si dipanerà in maniera abbastanza lineare e non particolarmente sconvolgente, ciononostante sarà caratterizzata da un ottimo livello qualitativo e non mancheranno alcuni colpi di scena ben piazzati che andranno ad arricchire il tutto. Uno degli elementi di maggior pregio di questa espansione è però senz’ombra di dubbio rappresentato dall’esplorazione di uno dei luoghi più amati dai fan della serie di The Elder Scrolls. Lo stupendo scenario delle Deadlands e di Fargrave, oltre che degli innumerevoli pericoli che vi albergano, sarà sia particolarmente appagante da un punto di vista visivo, ma anche molto ricco dal punto di vista della lore oltre che affascinante per tutti i fan del quarto capitolo della serie. 

In maniera analoga a quanto visto con Clockwork City o Markarth, questa nuova espansione include diverse novità come nuovi Delve, World Bosses e tante nuove missioni secondarie da intraprendere. Per completare le sei quest principali delle nuove aree esplorabili saranno necessarie un totale di circa 13 ore, un tempo che potrà ovviamente essere aumentato dai contenuti extra menzionati poc’anzi. Abbiamo inoltre un totale di ben 9 set aggiuntivi da ottenere ed utilizzabili per aumentare le possibilità di scelta delle nostre build; in particolare abbiamo tre nuovi oggetti mitici da ottenere tramite Scrying, tre set da costruire e tre da ricercare nelle Deadlands:

Deadlands

Quality of life

L’aggiornamento 32 che si affianca a questa nuova espansione introduce anche diverse modifiche al gioco, alcune più importanti e sostanziali di altre, ma quasi tutte incentrate sul migliorare il livello di quality of life del gioco. Abbiamo infatti, oltre che modifiche nel bilanciamento di alcune classi (in particolare Dragonknight e Necromante) ed un cap imposto al moltiplicatore critico (del 125%), due importantissime introduzioni nel mondo di The Elder Scrolls Online. Parliamo infatti del Curated Item System e della Armory: nel primo caso si tratta di una miglioria del drop di oggetti che impedirà al gioco di farci ottenere doppioni di uno stesso oggetto qualora ci dovesse mancare un altro elemento dello stesso set (facilitando di molto la ricerca e il completamento dei set). 

Nel secondo caso parliamo di un nuovo tavolo da lavoro utile per impostare diversi preset di build per il nostro personaggio. In questo modo sarà possibile cambiare gli attributi, impostare specifiche abilità (con relativi morph), elementi di equipaggiamento o persino attivare o disattivare specifiche caratteristiche per il nostro personaggio (come ad esempio impostare il vampirismo per una build o disattivarlo nella seconda). Si tratta di una novità molto importante che permetterà ai giocatori di cambiare con facilità la build in uso rendendo questa parte del gioco molto più flessibile. Questa maggior flessibilità e fluidità tra le classi è resa evidente anche da un’altra importante modifica ai danni e alla probabilità di critico aggiunga dai set; queste ora non faranno più distinzione tra critico e danno delle armi o incantesimi andando ad influire su entrambe.

Deadlands

In conclusione Deadlands rappresenta la perfetta conclusione per un’esperienza annuale tra le più interessanti in The Elder Scrolls Online. Questo grazie ad una trama molto interessante ed affascinante avvalorata da un’eccellente ambientazione che farà la felicità dei fan di questa serie videoludica. Considerando poi l’ottima durata complessiva, di circa 13 ore per le sole missioni principali, e la presenza di due zone esplorabili possiamo dire che vale la spesa di 2000 Corone (500 in più rispetto alle solite espansioni di fine anno). Di grande pregio, poi, soprattutto le migliorie apportate alla “quality of life” del titolo che rendono molto più flessibili le classi permettendo ai giocatori di testare con maggior semplicità nuove build o combinazioni, oltre che semplificare di molto la raccolta di nuovi oggetti.

La volontà è una bussola che gira nei recessi dell’ignoto. Questa è una delle frasi con cui ci accoglierà Il Curatore nei primi minuti di gioco, e già da sola riesce a rendere ben chiara la situazione. La recensione che vi proponiamo oggi è quella di The Dark Pictures Anthology: House of Ashes, terzo titolo della collana di avventure grafiche interattive a tinte horror sviluppato da Supermassive Games e pubblicato da Bandai Namco. Dopo un traballante Man of Medan, e un più convincente Little Hope, stavolta ci spostiamo  più ad est sulla cartina geografica, in particolare nel territorio mesopotamico che nella storia ha fatto da culla a diverse civiltà. Come tutti titoli della Dark Pictures Anthology infatti, anche House of Ashes prende ispirazione da fatti o luoghi realmente esistiti, e che stavolta hanno radici molto più nel passato, radici profonde… in tutti i sensi.

house of ashes

Il mito sumero

La Mesopotamia è stato uno dei territori più ricchi del mondo antico, che tra due fiumi garantiva alle varie civiltà sia collegamenti, sia fertilità. In questi territori, dove si trova l’odierno Iraq, hanno vissuto seimila anni fa popolazioni importantissime dal punto di vista storico, tra cui i Sumeri. Il luogo sotterraneo dove si svolgerà gran parte delle vicende narrate è un tempio, che stando al mito è sprofondato nel sottosuolo come punizione divina verso l’impero di Akkad e il suo sovrano Naram-Sin, figura storica esistita circa 2250 anni Avanti Cristo. Tutto ciò che però si nasconde all’interno del tempio è ben diverso da quello che ci si può aspettare in principio… e l’avventura dei cinque personaggi che guideremo sarà una lunga discesa verso l’inferno.

Il nemico del mio nemico

Questa volta la trama del gioco ha un anno di svolgimento ben preciso, ovvero il 2003 al termine della guerra in Iraq. Dopo un breve prologo ambientato nel passato durante l’impero di Naram-Sin, verremo quindi catapultati ai giorni nostri, dove l’esercito degli Stati Uniti e la CIA hanno occupato un edificio a ridosso del territorio nemico che fungerà da base per le operazioni. Come ci è stato già anticipato dai vari trailer, lo scopo della missione è quello di individuare ed assaltare un deposito di armi chimiche di Saddam situato nel sottosuolo. Nei primi minuti di gioco andremo quindi a fare la conoscenza dei nostri personaggi, ancora ignari della piega disastrosa che prenderanno gli eventi. Senza entrare troppo nei dettagli per evitare eventuali spoiler sulla trama, sappiate che non c’è nulla da dare per scontato, partendo dall’entità della minaccia che incontreremo nel sottosuolo, fino alle scelte che potremo/dovremo fare per collaborare e salvare la pelle.

Uno dei temi principali trattati dalla trama di House of Ashes, e che fa da fulcro alla recensione, è senza dubbio il concetto di “amico e nemico”, concetto che in situazioni estreme è a dir poco delicato, con alleanze improbabili pronte a formarsi e a rimanere salde, o altre già esistenti che possono sgretolarsi come terreno instabile. È per questo che ad avere un ruolo centrale non saranno solo i soldati americani, ma anche i personaggi secondari e comprimari che per la prima volta potrebbero cambiare le vicende in modo pesante.

house of ashes

I personaggi di cui prenderemo il controllo saranno il Tenente Colonnello Eric King, a capo delle operazioni, Jason Kolchek e Nick Kay, due marine estremamente addestrati che ricoprono rispettivamente i gradi di Tenente ricognitore e Sergente ricognitore, Salim Othman, Tenente Iracheno, e Rachel King, Agente operativo della CIA interpretato dalla guest star Ashley Tisdale alla sua prima performance in un videogioco.

Va da sé che al concetto di nemico e amico venga quindi affiancata una situazione socio politica particolare, con accenni sia all’attentato dell’11 settembre, sia ad altre situazioni di tensione che la guerra può portare a vivere, anche dal punto di vista di un soldato addestrato. Temi amorosi? Anche questi non mancano, e nonostante abbiano comunque una certa rilevanza, sono stati resi nella narrazione in modo verosimile, e soprattutto adattati alla situazione senza forzature. C’è davvero tanto altro, tantissimo in realtà, che vogliamo scopriate da soli durante la vostra gita nell’oscurità: colpi di scena, una storia intrigante, e fasi d’azione ben assestate.

house of ashes

“Non guardi i film horror?”

A farci da guida, ancora una volta e come per tutte le fasi della Dark Pictures Anthology, c’è niente meno che il Curatore, il custode dei racconti che col suo fare colto, poetico e a tratti inquietante, ci trasporterà in un’atmosfera d’ansia, cercando talvolta di indicarci la via, o quanto meno darci una visione di insieme. Una delle cose che purtroppo è rimasta invariata rispetto ai due precedenti capitoli, è che anche House of Ashes non riesce a terrorizzare il giocatore, anzi, neanche ad inquietarlo. Se togliamo le scene un pochino più splatter e la quantità di sangue che in alcuni casi si mostrerà su schermo, c’è davvero poco che può essere riconducibile all’horror puro, spostando la lancetta drasticamente verso il thriller.

Però c’è un “però” grande quanto un macigno: la qualità della narrazione, i miglioramenti del gameplay, e l’interesse che si crea con l’avanzare del gioco (che ammettiamo sulle prime era leggermente basso), rendono questa “mancanza” di horror meno pesante. Non fraintendete, è lecito aspettarsi terrore da un gioco che anche nominalmente viene definito horror, e di certo si tratta di un’assenza recriminabile, ma in questo caso assolutamente accettabile se siete pronti al compromesso. Non dimentichiamo che in ogni caso sono presenti un paio di jumpscare ben assestati, che come da nuova linea non sono stati utilizzati tanto da abusarne.

house of ashes

Semper Fidelis

Non c’è molto da dire sulle modalità di gioco che già non sia noto: si riconfermano vincenti le scelte di Supermassive Games di far vivere l’esperienza ai giocatori nel modo che preferiscono. Saremo noi infatti a scegliere se giocare in solitaria e decidere il destino di tutti i personaggi con le nostre scelte, oppure se non giocare da soli e farlo in compagnia degli amici (da 2 a 5 giocatori totali) potendo controllare ognuno personaggi diversi, e chiaramente se giocare online con un amico in Storia Condivisa, dove le scene si divideranno e ognuno giocherà dal suo punto di vista, vivendo anche delle scene inedite nella semplice modalità single player.

C’è da dire però che se le modalità sono a noi già ben note, il team per House of Ashes ha fatto in modo che di migliorie sul piano del gameplay dopo Little Hope (qui la recensione) ce ne fossero molte. Le meccaniche di base sono invariate, con fasi di dialogo e video che si alternano a fasi giocate di investigazione esplorativa; tuttavia l’inserimento di una telecamera in terza persona a 360 gradi ha aiutato molto nell’orientarsi, rendendo più fluide le ricerche negli spazi aperti, ma decisamente poco confortevoli quelle negli spazi più stretti. Questa feature però ha permesso anche di implementare un apposito comando per la torcia, che ora potremo puntare in giro a nostro piacimento illuminando proprio ciò che ci serve.

I dilemmi morali, le scelte, le conseguenze, tutto è sempre dannatamente coinvolgente, e stavolta è offerto con un ritmo più scandito, passando più spesso la palla tra un protagonista e l’altro in intervalli più brevi. Rimangono sempreverdi chiaramente le premonizioni da cercare per le varie scene e i 50 collezionabili sparsi nei vari capitoli, i così detti “Segreti“, che vi aiuteranno in modo determinante a capire tutte le vicende del gioco. La novità assoluta inoltre sta nella scelta della difficoltà: per la prima volta infatti, sarà possibile impostare a proprio piacimento il livello di sfida dei QTE, così che le persone meno avvezze a questo tipo di titoli riescano a godersi la storia – quasi – senza rischi, e i veterani possano pagare le conseguenze di ogni singolo errore.

house of ashes

Ritrovare la luce

Nonostante la nostra build (testata su PlayStation 5) fosse pre-patch del day one, sono stati davvero pochi i problemi tecnici con cui ci siamo dovuti confrontare, come leggeri cali di framerate o un paio di bug grafici minori. Un po’ più pesante magari è risultato invece lo stacco qualitativo tra degli scorci mozzafiato e il colpo d’occhio grafico di alcune scene, comparato con alcune animazioni di movimento o addirittura intere zone visitate che non raggiungevano lo stesso livello di dettaglio (forse complice anche la diversa quantità di luci nelle zone). Ricordiamo comunque anche in recensione che House of Ashes per le versioni next-gen supporta riflessi in ray-tracing, una risoluzione 4K nativa, la scelta tra la modalità prestazioni o quella qualità, una migliore risoluzione e la velocità dei caricamenti praticamente azzerata.

Teniamo a dire che sul piano della sceneggiatura e della costruzione delle scene, House of Ashes si conferma estremamente cinematografico, e il ritmo migliorato di cui sopra va a rafforzare questa caratteristica, in combo a un’apprezzabile interpretazione dei vari attori. C’è però da dire che, come purtroppo spesso accade per i videogiochi, alcune linee di testo doppiate nella nostra lingua si sono palesate con tonalità e intensità quasi fuori contesto, a testimoniare che forse i nostri doppiatori hanno dovuto regolarsi purtroppo solamente con le voci originali in inglese (alle quali comunque vi consiglio di dare una possibilità, anche attivando i sottotitoli ndr).

house of ashes

Conclusione

House of Ashes è senza dubbio la più intrattenente delle tre opere della Dark Pictures Anthology uscite fin ora. Nonostante non riesca neanche lei a terrorizzare il giocatore (quello che ci è andato più vicino per ora è senza dubbio Little Hope), si afferma comunque come un enorme passo in avanti per le novità inserite nel gameplay, per gli intervalli tra un giocatore e l’altro che si sono decisamente ridotti, e per lo sfruttamento delle qualità delle nuove console. Di certo non il più pauroso dei drammi interattivi, ma un più che discreto intrattenimento, che tiene alta anche l’asticella dell’interesse anche in campo rigiocabilità, per scoprire tutti i possibili risvolti della storia. A dir poco coinvolgente.

Oggi, Call of Duty ha rivelato una nuova collaborazione che, per la prima volta, ha permesso a veri fotoreporter di guerra di entrare all’interno di Call of Duty: Vanguard per scattare fotografie in-game, come se si trovassero realmente in quelle zone di guerra.  

I celebri fotoreporter di guerra Alex Potter e Sebastiano Tomada Piccolomini hanno una vasta esperienza di riprese in zone di guerra, comprese numerose battaglie in tutto il Medio Oriente. Per l’imminente uscita di Vanguard, a tema Seconda Guerra Mondiale, la cui uscita è prevista per il 5 novembre, Alex e Sebastiano si sono avventurati all’interno del motore di gioco per un servizio fotografico esclusivo tenuto presso gli studi di motion capture del publisher Activision. I viaggi di Potter e Piccolomini sono stati poi inseriti nel trailer che potete vedere qui di seguito, permettendo ai fan di vedere con i loro occhi le esperienze e le reazioni in tempo reale di questi fotografi.

Call of Duty: Vanguard cattura l’epica intimità della Seconda Guerra Mondiale in modo incredibilmente coinvolgente”, ha detto Fernando Machado, Chief Marketing Officer, Activision Blizzard. “Abbiamo testato il suo realismo immergendo Alex Potter e Sebastiano Tomada Piccolomini nel motore di gioco attraverso speciali portali simili a macchine fotografiche, consentendo loro di fare un salto indietro nel tempo come se fossero fotoreporter di quel periodo, mostrando ai giocatori di tutto il mondo come Vanguard apparirà realmente ai giocatori di tutto il mondo”.

L’incredibile grafica e l’immersività visiva di Vanguard riflettono gli ultimi progressi tecnologici in arrivo con il lancio del nuovo gioco, compreso l’uso della fotogrammetria con cui luoghi, scene e oggetti sono ricreati nel gioco con una qualità fotorealistica senza precedenti.

Vanguard

Alex e Sebastiano hanno aspettato i momenti giusti per scattare le loro foto, come farebbero sul campo. “Erano tutte situazioni che avrei catturato normalmente con la mia macchina fotografica”, ha detto Alex Potter nel filmato. “Sono rimasto colpito da quanto fosse cinetico e coinvolgente il tutto”, ha aggiunto Sebastiano Tomada Piccolomini. Le stampe delle fotografie in-game saranno disponibili in edizione limitata su www.BleeckerTrading.com e Bleecker Trading NY a partire dalle 21:00 del 21 ottobre. Tutti i proventi saranno donati al Call of Duty Endowment.

“Questa speciale collaborazione rappresenta una grande opportunità per continuare a sensibilizzare e onorare i nostri veterani mentre promuoviamo la nostra missione di aiutarli a trovare lavori di alta qualità”, ha detto Dan Goldenberg, direttore esecutivo del Call of Duty Endowment. Dalla sua nascita, il Call of Duty Endowment ha finanziato il collocamento di oltre 90.000 veterani in impieghi di alta qualità e punta a collocare 100.000 veterani in lavori significativi entro il 2024

Vanguard

Per sapere come dare una mano ai veterani, permettendo loro di trovare un posto di lavoro, è disponibile il sito www.callofdutyendowment.org/help. Inoltre, è possibile seguire @CallofDutyEndowment su Instagram e Facebook e @CODE4Vets su Twitter.

Vi ricordiamo infine che Call of Duty: Vanguard è in arrivo il 5 novembre 2021; si tratta dell’ultima fatica del franchise che, da quando è arrivato sul mercato, ha venduto più di 400 milioni di copie in tutto il mondo!

Far Cry 6 è l’ultimo capitolo di una delle serie più famose e longeve create da Ubisoft; il titolo è stato pubblicato il 6 Ottobre 2021 per PlayStation 4/5, Xbox One, Xbox Series X/S e PC. Si tratta di un capitolo che unisce diversi elementi ben riusciti dei suoi predecessori con alcune novità di vario tipo, quale sarà il risultato finale?

Trama

Far Cry 6 abbandona lo scenario dell’entroterra americano del precedente capitolo in favore di un’ambientazione relativamente più simile a Far Cry 3, ovvero l’isola caraibica di Yara. Si tratta di un paese sottomesso alla tirannica dittatura del presidente Antón Castillo, il quale è riuscito ad ottenere il potere e fare fortuna grazie a quella che pare essere la cura definitiva contro il cancro, ovvero il Viviro. Il prezzo da pagare è però stato altissimo per gli yarani: tra veri e propri campi di schiavismo, torture, oppressione e soppressione di ogni forma di libertà, il popolo si trova ormai allo stremo delle forze. Unica via d’uscita da tutto ciò è tentare la rischiosa fuga dal paese oppure rischiare ancor di più unendosi ad un gruppo di rivoluzionari per riuscire a spezzare il giogo di Castillo.

In questo contesto vestiremo i panni di Dani Rojas (di cui potremo scegliere sin da subito il sesso), personaggio orfano dalla nascita la cui famiglia è costituita dai suoi due migliori amici, Alejo e Lita. L’obiettivo iniziale dei tre è quello di abbandonare Yara per raggiungere Miami e inseguire “l’American Dream”; purtroppo però il tentativo di fuga non va a buon fine e Dani si ritrova sola, con l’unica strada da seguire lasciata da Lita e rappresentata dall’ unirsi alla causa della rivoluzione. È dunque così che ci avvicineremo al gruppo di Libertad ed al suo rappresentante, Clara Garcia con lo scopo iniziale di trovare un mezzo di fuga e lasciarci tutto alle spalle. Mossi però da un desiderio di vendetta, ed in seguito dall’abbracciare progressivamente l’ideale di Libertad, potremo decidere di continuare a seguire Clara anche dopo aver ottenuto la possibilità di fuggire (si, anche in questo titolo potremo concludere il gioco precocemente) fino a rovesciare il regime di Castillo.

far cry 6

La trama sarà però narrata in maniera un po’ diversa rispetto al solito, i normali filmati che introducono le diverse missioni saranno infatti rimpiazzati da una vera e propria schermata di quest relativa a ciascun personaggio. Tramite questa potremo ascoltare il dialogo del personaggio con cui ci troveremo ad interagire o leggere direttamente il riassunto della missione (anche se in questo caso si possono perdere informazioni anche abbastanza importanti). Si tratta di una scelta molto particolare che in parte snatura il senso del gioco a cui siamo abituati dando una sensazione più simile a quella di un MMORPG, ma che comunque complessivamente non rovina l’esperienza di gioco e che anzi, qualcuno potrebbe anche apprezzare risultando una scelta più rapida e riassuntiva. In ogni caso la trama risulta essere assolutamente godibile e corredata dei giusti colpi di scena e momenti divertenti.

Complessivamente però si ha come la sensazione di perdere qualcosa sotto il lato narrativo, o comunque dal punto di vista della caratterizzazione dei diversi personaggi. Quelli che risaltano maggiormente e che risultano più memorabili sono infatti i tre più di frequente mostrati all’interno di filmati, ovvero il nostro protagonista, l’antagonista principale Antón Castillo (anche se non proprio all’altezza del massimo esponente degli antagonisti per la serie, ovvero Vaas) e al di sopra di tutti suo figlio Diego. Con quanto detto sinora teniamo però a precisare che non si tratta di una cattiva strutturazione dei personaggi, ma che piuttosto qualche filmato in più avrebbe lasciato più spazio alla nascita dei divertenti siparietti o scene più “serie” a cui la serie ci ha da sempre abituati, oppure un maggior approfondimento dei “cattivi secondari” un po’ come avvenuto nel caso dei tre “fratelli” di Joseph Seed.

far cry 6

Gameplay

Far Cry 6 unisce diversi elementi provenienti dai precedenti capitoli della serie, inclusi gli spin-off ed in particolar modo New Dawn, ad alcune piccole novità di gameplay ed approcci differenti rispetto al passato. Il titolo è infatti costituito dalla solita impostazione open world con qualche piccolo aggiustamento sul lato dei punti di interesse; sono stati infatti mantenuti i classici avamposti da liberare (sia come avamposti veri e propri che con i più semplici “posti di blocco”, molto più rapidi da conquistare), missioni e compiti secondari (con imboscate a gruppi di nemici, corse, lanci di rifornimenti da recuperare entro un tempo limite e cannoni da contraerea da distruggere per poter sorvolare liberamente i cieli), alcuni minigiochi ed infine le cacce al tesoro. In quest’ultimo caso abbiamo le fasi più divertenti ed originali da affrontare con compiti molto variegati che spaziano tra sezioni più “platform” ed enigmi.

Per affrontare tutto ciò avremo un vasto arsenale corredato di armi di ogni tipo classificate in armi di base, armi uniche ed armi fai-da-te. Tutte queste potranno poi essere modificate applicando mod e accessori di vario genere (ad eccezione di quelle uniche che avranno una loro dotazione predefinita). Potremo dunque aggiungere mirini, laser, canne e così via, oltre che inserirvi dei modificatori che possono ad esempio aumentare i danni inflitti al corpo dei nemici, aumentare la velocità di movimento durante la mira, aggiungere la probabilità di curarsi con ogni colpo inflitto e così via. Tra questi però spicca soprattutto la possibilità di cambiare le munizioni di un’arma scegliendo tra munizioni anti-uomo (contro bersagli semplici), munizioni perforanti (contro bersagli corazzati), munizioni incendiarie (per dar fuoco a nemici o scatenare incendi, oltre che danneggiare pesantemente determinate strutture e nemici) e munizioni avvelenate (con un danno nel tempo e la possibilità di far impazzire il bersaglio e farlo rivoltare contro i suoi alleati).

far cry 6

Le armi più particolari e stravaganti saranno però rappresentate da quelle fai-da-te, con spara arpioni, lancia-dischi musicali, un fucile di precisione esplosivo ed un vero e proprio cannone EMP ci sarà di che divertirsi! Per sbloccare questi singolari oggetti sarà però necessario costruirli utilizzando uranio impoverito, una risorsa presente solo nei pressi dei cannoni di contraerea che ci impediranno di attraversare i cieli usando aerei o elicotteri. Con la stessa risorsa potremo poi costruire un’altra importante aggiunta al gameplay di Far Cry 6, ovvero i Supremo. Si tratta di zaini che garantiscono al nostro protagonista una sorta di “Ultimate” da scatenare contro i nostri nemici, anch’essi modificabili per aggiungere importanti effetti passivi. Avremo Supremo di vario tipo che si adattano ad ogni stile di gioco, con la possibilità di lanciare una salva di missili a ricerca sui nemici di fronte a noi, creare un anello di fuoco attorno a noi, scatenare un EMP per bloccare i mezzi presenti attorno a noi e così via.

Gli altri elementi essenziali nella costituzione del nostro personaggio sono rappresentati dai mezzi di trasporto, dagli “Amigos” e dai capi di vestiario. Nel primo caso abbiamo veicoli da ottenere tramite scansione o recupero in specifici punti, i quali potranno essere richiamati in specifiche stazioni, oppure il nostro veicolo personale da personalizzare ed armare secondo le nostre preferenze. Nel caso degli amigos parliamo dei classici compagni animali che ci potranno accompagnare nella nostra avventura, ciascuno legato ad un particolare stile di gioco (con ad esempio la pantera Olúso adatta allo stealth, il gallo Chicharrón per approcci più diretti, oppure un gradito ritorno dal quinto capitolo con effetti da “ricognitore”). Gli elementi di vestiario sono infine capi di abbigliamento dalla testa ai piedi con effetti molto unici e, anche in questo caso, adatti a numerosi stili di gioco. Avremo infatti dotazione più adatta a garantirci una resistenza diretta ai colpi nemici, altre più utili a non farci sentire, muoverci più in fretta e così via.

far cry 6

Manca del tutto, però, una forma di progressione del personaggio in stile RPG come per i precedenti capitoli; l’esperienza guadagnata attraverso missioni o completamento di obiettivi servirà unicamente per farci avanzare di grado e sbloccare nuove armi fai-da-te da costruire o elementi di equipaggiamento da acquistare da determinati mercanti. Molte delle abilità che siamo abituati a sbloccare sin dal terzo capitolo saranno dunque sbloccate sin da subito, tra tuta alare, abbattimento a catena (ravvicinato o con coltello da lancio), oppure in alcuni casi più particolari (come per l’abbattimento con granata) legate ad uno specifico oggetto di vestiario. Si tratta però di una scelta che in parte limita il senso di progressione che in passato si guadagnava dopo diverse ore di gioco, permettendo al giocatore di trovare sin da subito l’equipaggiamento migliore per il suo stile di gioco (e che potrebbe finire per utilizzare dall’inizio alla fine dell’avventura).

Importante poi la gestione dei nostri tre campi principali dove avremo la possibilità di costruire alcune strutture uniche (sei in totale, due per ciascun luogo) le quali ci permetteranno di sbloccare meccaniche di gioco uniche (come nel caso della cucina per creare del cibo che ci conferirà bonus temporanei), scoprire nuovi punti di caccia e pesca o persino sbloccare nuovi luoghi per lo spostamento rapido, nuovi negozi e bonus per i Banditos. Anche quest’ultima risulta essere una novità abbastanza interessante: completando alcune missioni sbloccheremo nuovi “capi dei Banditos”, mentre aiutando civili o compiendo alcune azioni otterremo nuove reclute dei Banditos. Questi potranno essere inviati in delle missioni in cui prenderemo parte unicamente dando ordini e scegliendo quale compito impartire loro per proseguire. Il tutto attraverso una sorta di “avventura di testo” con tre fasi, ciascuna corredata di tre scelte con diversi tassi di successo, ricompense o risorse necessarie per compierle.

Ultimo elemento legato al gameplay di Far Cry 6 è dato da una sorta di “endgame” che gli sviluppatori hanno voluto aggiungere per permettere agli utenti di continuare a giocare anche dopo aver terminato l’avventura principale. Sono infatti presenti le Operazioni Speciali (simili a quelle presenti in Far Cry New Dawn) e le cosiddette Insurrezioni. Nel primo caso abbiamo delle missioni aggiuntive, giocabili in singolo o in compagnia di un amico (così come per tutto il resto del gioco principale), nelle quali dovremo recuperare un’arma chimica nota come PG-240X in scenari di vario genere. In ogni caso avremo una meccanica di gioco unica legata a questa sostanza che ci costringerà a non stare troppo al sole e servirci dell’acqua per raffreddarla così da evitare un’esplosione letale. Le insurrezioni sono invece eventi settimanali durante i quali dovremo compiere specifici compiti (come riconquistare alcuni avamposti) o missioni delle Operazioni Speciali per trovare un bersaglio da assassinare e ottenere equipaggiamento unico.

far cry 6

Longevità

Far Cry 6 presenta una durata complessiva assolutamente di tutto rispetto, con un totale di tempo necessario a completare la sola storia principale che si aggira tra le 10 e le 12 ore. Se però, come nel nostro caso, deciderete di affrontare il gioco in maniera più approfondita, completando tutte le missioni secondarie e dedicandovi in maniera consistente all’esplorazione, potrete facilmente superare le 40-50 ore prima ancora di concludere l’ultima missione del gioco. Il tutto può inoltre essere aumentato considerevolmente sia grazie alle operazioni speciali, con nuove in arrivo nelle prossime settimane, sia grazie alle insurrezioni per chi vorrà andare a caccia di equipaggiamento unico, ma anche grazie al gioco in cooperativa. Sarà infatti possibile affrontare, come anticipato poc’anzi, l’intera campagna principale in compagnia di un amico (così come nel caso delle operazioni), oppure con un utente casuale utilizzando un matchmaking. Questo però risulta essere attivo solo per il gioco principale e non per le operazioni; potrete quindi affrontare queste ultime soltanto da soli o in compagnia di un amico.

far cry 6

Comparto Tecnico

Indubbiamente il motore grafico di Far Cry comincia a raggiungere i suoi limiti tecnici e la cosa risulta essere più evidente soprattutto sulle console di vecchia generazione (con una grafica sostanzialmente sovrapponibile al precedente capitolo). Nel caso di PlayStation 5 ed Xbox Series X (così come, ovviamente, su PC) il discorso invece cambia grazie soprattutto ad un pack di texture in alta definizione, oltre che molti altri effetti migliorati in maniera evidente. Nel nostro caso abbiamo avuto modo di giocare Far Cry 6 su PlayStation 5 ottenendo un eccellente risultato di insieme anche se non sbalorditivo; abbiamo infatti soprattutto dettagli stupendi nel caso dei diversi personaggi, ma anche nell’uso degli effetti e dell’illuminazione, così come per la maggior parte delle texture ambientali. Le ambientazioni, inoltre, per quanto non siano molto variegate (nonostante l’assurda dimensione della mappa), offrono alcuni luoghi molto interessanti. Ci sono però comunque alcune piccole sbavature tecniche qua e là anche se non di grandissimo rilievo (in particolare modo con alcuni effetti, nel caso di grandi specchi d’acqua, nei filmati o di popup della vegetazione).

Di grande livello poi sia le musiche che gli effetti sonori di ogni tipo, così come i doppiaggi anche se in questo caso da segnalare l’assenza del doppiaggio in lingua italiana (per la prima volta da tempo). Comunque sia le voci di tutti i doppiatori in lingua inglese rendono al meglio ogni singolo personaggio, in particolare modo nel caso di Giancarlo Esposito nel ruolo di Antón Castillo. Problemi di vario genere, infine, nel caso di bug o problemi di gioco anche se nella maggior parte dei casi non si tratta di problemi così gravi da pregiudicare l’esperienza complessiva di gioco (con al più la possibilità di vedere personaggi ed animali incastrati nel suolo, di amigos che si incastrano contro superfici o NPC e così via). Più grave, invece, un problema legato al respawn dei nemici che in alcuni luoghi risulta essere davvero troppo “aggressivo” e insensato, con nemici che ritornano in vita semplicemente spostandoci a distanza di pochi metri, oppure ancora nemici che appaiono dal nulla o comunque non segnalati dalla minimappa.

far cry 6

Concludendo, questo Far Cry 6 risulta essere un eccellente esponente di questa celebre serie, sia grazie all’ottima trama (anche se narrata in modo leggermente atipico), sia per i personaggi che avrete modo di conoscere. Il tutto anche grazie ad un gameplay migliorato ed affinato sotto diversi aspetti rispetto ai precedenti capitoli, nonostante la scelta di rimuovere la progressione legata allo sblocco di nuove abilità accumulando esperienza, la quale limita in parte il senso di progressione e di sviluppo del personaggio. Grazie ad una ricchezza di contenuti sapientemente dosata e alla presenza di contenuti legati all’endgame potrete divertirvi per molte ore giocando a questo nuovo titolo, eventualmente anche invitando un amico con cui condividere le vostre battaglie da guerriglieri!

Oggi Eidos-Montréal ha pubblicato un nuovo, entusiasmante Spot TV per preparare il mondo all’uscita ufficiale di Marvel’s Guardians of the Galaxy. Nel trailer assistiamo a una delle adunate dei Guardiani, riunioni nel bel mezzo del combattimento che Star-Lord, Gamora, Drax, Rocket e Groot usano per valutare la situazione, discutere di strategia e punzecchiarsi a vicenda prima di decidere di passare al piano B: un assalto di squadra senza pietà sulle note di “Kickstart My Heart” dei Mötley Crüe.

Per i giocatori di Marvel’s Guardians of the Galaxy, la meccanica dell’adunata sarà una risorsa fondamentale per sopravvivere a ostacoli apparentemente insormontabili che incontreranno nel corso di questo folle viaggio attraverso il cosmo. Durante il combattimento, infatti, sarà possibile chiamare un’adunata e scegliere il discorso migliore per motivare i propri compagni. Scegliete correttamente e darete un bonus a tutti i Guardiani, che vi aiuterà a sbatacchiare le teste dei nemici mentre scapocciate al ritmo di uno dei 30 incredibili brani della colonna sonora.

Guardians galaxy spot

Marvel’s Guardians of the Galaxy sarà disponibile per PlayStation 5, PlayStation 4, Xbox Series X|S, Xbox One, PC e in streaming con GeForce NOW il 26 ottobre 2021. Marvel’s Guardians of the Galaxy è in arrivo anche su Nintendo Switch™ in versione cloud in alcune regioni, a partire dal 26 ottobre.

ELDEN RING, il fantasy Action-RPG sviluppato da FromSoftware Inc. e prodotto da BANDAI NAMCO Entertainment Inc. sarà giocabile tramite un Closed Network Test pianificato dal 12 novembre.

I fan selezionati potranno sperimentare le prime ore dell’attesissimo titolo, provare con mano una piccola porzione di quello che il gioco avrà da offrire e aiutare il team di sviluppo nel testare i server online del gioco prima della sua uscita grazie a questa closed beta.

Elden ring test

Il Closed Network Test di ELDEN RING sarà giocabile nei giorni tra il 12 e il 15 novembre per PlayStation 4, PlayStation 5, Xbox One e Xbox Series X|S nei seguenti orari:

  • 12 novembre: 12:00 – 15:00 CET
  • 13 novembre: 4:00 – 7:00 CET
  • 13 novembre: 20:00 – 23:00  CET
  • 14 novembre 12:00 – 15:00 CET
  • 15 novembre: 4:00 – 7:00 CET

I giocatori europei dovranno registrarsi su www.eldenring.com/cnt per la possibilità di partecipare al Closed Network Test. Il gioco permetterà il multiplayer cross-gen (PlayStation 5 e PlayStation 4 potranno giocare insieme, come anche Xbox Series X|S e Xbox One. I giocatori PlayStation non potranno giocare con i possessori di Xbox).

Purtroppo però la profondità del gioco e il grado di libertà nella strategia sono andate ben oltre le aspettative iniziali e quindi Bandai Namco e From Software hanno ufficialmente deciso di estendere il tempo di sviluppo per garantire gli aggiustamenti finali, fissando la nuova data di uscita al 25 febbraio 2022. Si tratta di un rinvio di circa un mese, ma se permetterà al gioco di mostrarsi al pubblico al meglio delle sue possibilità, evitando fastidiosi problemi e bug, alla fine ne sarà valsa la pena!

Back 4 Blood è un nuovo titolo sviluppato da Turtle Rock Studios e pubblicato da Warner Bros Entertainment il 12 Ottobre 2021 per PlayStation 4/5, Xbox Series X, Xbox One e PC. Lo studio di sviluppo è stato il creatore del primo Left 4 Dead, e da questo il nuovo titolo pesca a piene mani diverse delle sue caratteristiche principali; scopriamo insieme se si tratta di una copia mal riuscita o del degno erede spirituale di uno dei titoli di maggior successo delle vecchie generazioni.

Trama

Ambientato dopo una catastrofica epidemia, causata da un parassita noto come il Verme del Diavolo, che ha spazzato via quasi del tutto il genere umano, Back 4 Blood ci porta in un mondo in cui gli infestati hanno ormai distrutto quasi del tutto la civiltà, e ora cercano di completare l’opera. Un gruppo di veterani sopravvissuti cercherà di riconquistare il controllo del mondo ed eliminare la minaccia. Così come nel caso del buon vecchio Left 4 Dead, Back 4 Blood non possiede una vera e propria trama da analizzare, oltre questo incipit narrativo, né tantomeno elementi di lore che vanno ad approfondire quello che è accaduto nel mondo in cui ci troviamo. Il fulcro del gioco sarà piuttosto rappresentato da una serie di missioni consecutive, suddivise in atti, ciascuna delle quali ci darà sempre un nuovo obiettivo per proseguire in quella che è la campagna principale.

In queste missioni ci ritroveremo dunque a sventare minacce da parte di pericoli sempre più grandi, salvare superstiti, bloccare l’avanzata degli infetti non morti e così via. Unico elemento valutabile di questa categoria è la caratterizzazione dei diversi protagonisti; saranno presenti un totale di otto personaggi tra cui poter impersonare. Ogni “sterminatore” avrà un suo carattere ben definito che viene evidenziato soprattutto attraverso le sue linee di dialogo e le interazioni con gli altri personaggi durante una partita, una piccola ma piacevole e simpatica caratteristica. Anche in questo caso, però, non abbiamo particolari approfondimenti narrativi sul loro passato.

Considerata la tipologia di gioco, però, la mancanza di una vera e propria storia non è un fattore tanto grave e anzi, si potrebbe considerare pressoché superflua. Back 4 Blood vuole infatti essere principalmente un titolo che si concentra sulla componente multigiocatore (cooperativa e competitiva). Senza dubbio l’aggiunta di una vera e propria linea narrativa da seguire avrebbe dato al titolo un qualcosa in più, anche solo nel caso di documenti per fornire un contesto a livello di lore (anche se probabilmente anche in questo caso sarebbe potuto essere un elemento con un’influenza negativa su un gameplay così attivo e veloce).

Gameplay

Come spiegato poc’anzi il fulcro principale di Back 4 Blood è sostanzialmente dato dalle modalità multigiocatore (fermo restando la possibilità di giocare la campagna principale in solitario con i bot). Il gioco è dunque composto da due modalità principali, ovvero la campagna e la cosiddetta modalità sciame. La prima è quella descritta poco prima, una serie di missioni con compiti sempre diversi  che ci porteranno ad esplorare diversi luoghi di questo mondo ormai in rovina. La campagna potrà inoltre essere giocata con un massimo di altri 3 amici, con giocatori casuali trovati tramite matchmaking oppure direttamente con i bot. 

Lo scheletro di base del gameplay è dunque rappresentato da uno sparatutto in prima persona con diversi elementi di progressione. Abbiamo innanzitutto la più “semplice e banale” costruzione del nostro arsenale, composto principalmente da un’arma primaria ed una da fianco. Nel caso delle prime avremo fucili d’assalto, mitragliatrici, fucili a pompa e di precisione, mentre per le seconde avremo pistole, mitragliette e armi corpo a corpo. Per ogni arma (ad eccezione delle corpo a corpo) avremo a disposizione quattro slot nei quali inserire accessori per migliorarne le statistiche (mirini, canne, calci e caricatori).

back 4 blood

Le armi, così come gli accessori, saranno inoltre caratterizzate da un livello di rarità e da uno di potenza complessiva; progredendo all’interno di un atto sarà sempre più semplice trovare oggetti più rari e potenti così da essere preparati al meglio per affrontare le nuove e più pericolose minacce. Ogni elemento di equipaggiamento, inclusi consumabili (come oggetti per curarsi, di supporto o granate e molotov), potrà essere recuperato direttamente sul campo in specifiche casse, stanze chiuse da aprire utilizzando dei kit, o posizionate direttamente in giro per la mappa. In alternativa, all’inizio di ogni missione, sarà possibile acquistare nuovi oggetti e consumabili in una pratica cassa pagando con le monete raccolte nelle missioni precedenti.

L’altro elemento che da il senso di progressione più importante in Back 4 Blood è invece rappresentato dal sistema di carte. Si tratta di oggetti che potranno essere trovati nel corso delle varie missioni  o pescate casualmente dal nostro mazzo al loro inizio, e che aggiungono migliorie di diverso tipo alle nostre statistiche. Avremo infatti carte con aumenti diretti a salute piuttosto che vigore (stamina), capacità delle munizioni, danno delle armi e così via, oppure statistiche di vario tipo come perforazione dei proiettili, velocità di uso dei consumabili, corpo a corpo sostituito da un attacco con coltello e tanto altro ancora. 

back 4 blood

I modificatori delle carte disponibili sono davvero molti e potremo sbloccarne di nuovi utilizzando le cosiddette linee di rifornimento. Si tratta semplicemente di vari blocchi di oggetti sbloccabili tra cui troviamo appunto le carte ed altri elementi di personalizzazione. Per avanzare all’interno di una linea di rifornimento e sbloccare nuovi oggetti sarà però necessario spendere “Scorte”, una risorsa che otterremo come ricompensa alla fine di ogni missione in quantità proporzionale alla difficoltà della stessa. Una volta completata una delle tre linee di rifornimento presenti nella nostra schermata questa sarà sostituita da una diversa, pertanto sarà sempre possibile ottenere nuovi oggetti per cambiare di volta in volta il nostro gameplay.

Nel caso della modalità sciame avremo invece la modalità PvP del gioco, che però anziché ricalcare le orme di Left 4 Dead (proponendo comunque missioni classiche all’interno dei quali gli avversari possono impersonare zombie speciali) basa il tutto su una sorta di sopravvivenza. Le due squadre da quattro giocatori ciascuna si alterneranno il ruolo di sterminatori e infestati nel corso di tre round nel tentativo di sopravvivere il più possibile (nel caso dei primi) o eliminare l’intera squadra il prima possibile (nel caso dei secondi). Vince la squadra che sarà riuscita a totalizzare il tempo di sopravvivenza complessivo maggiore.

back 4 blood

I sopravvissuti potranno migliorarsi in ogni round pescando nuove carte attraverso un mazzo specifico relativo alla modalità sciame, oltre a potersi preparare all’inizio di ogni partita raccogliendo risorse in giro per la mappa. I non morti, d’altro canto, con ogni azione eseguita otterranno punti mutazione, e grazie a questi potranno andare a potenziare direttamente una delle tre categorie di zombie speciali, ciascuna contenente tre di questi. I round si svolgeranno con un cerchio che andrà via via a stringersi limitando progressivamente le possibilità di movimento degli sterminatori e complicando il tutto.

A nostro avviso, sia che si tratti della semplice modalità campagna in cooperativa, sia per quanto riguarda la modalità PvP sciame di Back 4 Blood, il risultato ottenuto sul lato gameplay è davvero di ottimo livello. Il gioco risulta infatti estremamente divertente in entrambe le modalità specialmente se giocato in compagnia di amici. Il tutto non risulterà poi essere particolarmente noioso  o ripetitivo soprattutto grazie all’aiuto delle carte che possono stravolgere il nostro stile di gioco, ma anche grazie agli otto protagonisti presenti, ciascuno caratterizzato da bonus specifici per sé stessi e per l’intera squadra. La varietà è inoltre garantita da dalle diverse creature da affrontare, ciascuna con diversi punti deboli e di forza e con la possibilità di avere corazze o alti bonus.

back 4 blood

Longevità 

Complessivamente la durata della sola campagna principale di Back 4 Blood non risulta essere particolarmente elevata. Per completare questa sola modalità dovrete infatti impiegare circa 6-8 ore di gioco però, come spiegato poco fa, la durata complessiva può estendersi anche in maniera importante considerando sia la modalità competitiva, sia la rigiocabilità della campagna offerta dalle possibilità legate a nuove carte, nuovi mazzi o diversi personaggi da utilizzare. Inoltre la presenza del cross-play può permettere a tutti di “espandere i propri orizzonti” e magari giocare con gruppi di amici di piattaforme diverse.

back 4 blood

Comparto Tecnico

Dal punto di vista della grafica Back 4 Blood risulta essere particolarmente interessante, soprattutto sulle console di nuova generazione e su PC, dando un’ottima visione di insieme che si mantiene tale anche guardando più nel dettaglio. In questi casi il gioco risulta infatti essere molto fluido e visivamente appagante con ottime texture applicate allo scenario, ai personaggi ed ai nemici, così come effetti grafici di tutto rispetto. In particolare, nel caso di PlayStation 5 ed Xbox Series X, abbiamo la possibilità di giocare in 4K a 60 fps, mentre nel caso delle console delle vecchie generazioni abbiamo risoluzioni più basse (anche inferiori ai 1080p) e un framerate abbastanza stabile sui 30 fps. Piccola nota a parte relativa al design sia delle ambientazioni, molto variegate e suggestive, sia per i nemici anche se non particolarmente differenziati da un punto di vista visivo.

Di ottimo livello anche il sonoro, sia per quanto riguarda le musiche, sia per effetti sonori e doppiaggi anche in lingua italiana. Questi ultimi si adattano molto bene al carattere dei diversi protagonisti e li rendono al meglio! Infine nulla di troppo grave da segnalare sotto il punto di vista di bug e glitch se non per alcuni problemi di crash sulle console di vecchie generazione. Da segnalare soltanto alcuni problemi relativi alla stabilità del netcode, non sempre perfetto (anche in questo caso in particolare modo per gli utenti in possesso di PS4 e Xbox One, ma può capitare anche agli altri) con disconnessioni soprattutto nel caso della modalità sciame. Infine da considerare che il titolo in alcuni frangenti potrebbe già risultare ostico alla difficoltà minima!

back 4 blood

In conclusione Back 4 Blood riesce a superare egregiamente la prova e diventare il degno erede di Left 4 Dead, grazie soprattutto ad un gameplay molto ricco e divertente creato soprattutto per essere apprezzato in compagnia. Il titolo potrebbe essere infatti considerato un gioco che necessita quasi necessariamente della componente multigiocatore per essere giocato a pieno, giocandolo in singolo si va a perdere quindi il suo fulcro principale. Gli amanti di Left 4 Dead troveranno dunque quello che ci si aspetterebbe da una versione migliorata e rinnovata del gioco del 2008, mentre tutti quelli che non hanno mai avuto di approcciarsi alla serie troveranno ad attenderli un eccellente gioco cooperativo e con un buon comparto competitivo con cui divertirsi con gli amici godendo delle sue splendide ambientazioni rese al meglio dalla grafica. Purtroppo da tenere in considerazione soltanto alcune problematiche relative ai server e di crash per le console di vecchia generazione.