Destiny 2 ritorna a far parlare di sé con l’uscita di una nuova espansione chiamata Oltre la Luce, la quale ci porta un gran numero di novità. Questo nuovo contenuto aggiuntivo è disponibile dal 10 Novembre su tutte le piattaforme assieme alla nuova Stagione della Caccia, inoltre dal 17 Novembre hanno avuto inizio i contenuti di questa nuova stagione e, infine, dal 21 Novembre è arrivata la nuova incursione “Cripta di Pietrafonda”. In aggiunta vi ricordiamo che a partire dall’8 Dicembre saranno pubblicate le versioni PlayStation 5 e Xbox Series X di Destiny 2 con una risoluzione fino a 4K e 60fps!

Luce e Oscurità

L’espansione Oltre la Luce di Destiny 2 ci porterà a esplorare Europa, il gelido satellite che orbita attorno a Giove, nella speranza di svelare il mistero che si cela dietro alla scomparsa di interi pianeti dal nostro sistema solare. Qui incontreremo Variks, un caduto che chi ha avuto modo di giocare all’espansione I Rinnegati (o persino al primo Destiny) conoscerà già, intento a sabotare un clan stanziato su Europa. Parliamo del Casato della Salvezza capitanato dalla Kell chiamata Eramis, la quale ha trovato un potere con cui intende recidere ogni legame di dipendenza dalle macchine “venerate” dai caduti: i Servitori. Si tratta infatti di un potere, chiamato Stasi, che pare essere strettamente connesso con le misteriose navi piramidali che hanno causato la scomparsa dei pianeti citata poc’anzi, e soprattutto con l’oscurità stessa. Piccola nota di merito a parte per questa nuova e carismatica antagonista, dal passato a dir poco burrascoso, che saprà farsi ricordare.

L’intera trama principale di questa espansione verterà proprio attorno al nostro tentativo di fermare Eramis e i suoi soldati di élite prima che possano minacciare ogni pianeta del sistema solare con la Stasi. Un obiettivo narrativo molto semplice, come possiamo notare da una durata complessiva delle missioni principali non particolarmente generosa, ma che cela alcuni interessanti risvolti (anche futuri) e che ci permetterà di incontrare alcune vecchie conoscenze e scoprire nuovi dettagli sul mondo di gioco. Dovremo così affrontare l’intero Casato della Salvezza partendo dai membri di rango inferiore fino a raggiungere la Kell, il tutto in un eccellente susseguirsi di boss fight rese estremamente uniche e divertenti da giocare. Per fare ciò, però, non basteranno le armi che siamo abituati a utilizzare.. per la prima volta la Luce pare dunque non essere abbastanza.

destiny 2 oltre la luce

Abbracciare l’Oscurità?

L’unico modo per affrontare una minaccia di questo calibro sarà combattere il fuoco con il fuoco: il nostro Guardiano (e il suo fido Spettro) dovrà dunque intraprendere un percorso che lo porterà più vicino all’Oscurità. L’imbrigliare il potere della Stasi sarà infatti un male necessario, ma soprattutto un rischio anche sul lungo periodo, considerando quanto le tenebre possano corrompere le menti. Sin dai primi momenti della campagna principale potremo avere un assaggio di quello che questo potere può darci, ma per farlo davvero nostro dovremo sconfiggere Eramis e il suo Casato. Completando la campagna sbloccheremo infatti un nuovo albero delle abilità legato all’oscurità e al cui interno avremo, per il momento, solo i poteri e modificatori legati alla Stasi. Di fianco alla possibilità di modificare la tipologia di granate e corpo a corpo compaiono anche due nuovi elementi di personalizzazione della classe, ovvero la natura e i frammenti in grado di aggiungere nuove abilità e passive alle nostre classi.

Questo è il primo nuovo potere elementale aggiunto alla selezione originale di Destiny, ma non si tratta di un potere che sfocia in un’aperta aggressione, piuttosto nella gestione dello spazio e dei combattenti. In Destiny 2: Oltre la Luce ogni classe di guardiani avrà infatti modi diversi per sfruttare la Stasi, ma la particolarità sta soprattutto nell’uso che potremo farne rispetto agli elementi che già conosciamo. In generale questo potere è infatti in grado di cristallizzare il nostro bersaglio sul posto, e si tratta di un qualcosa che troveremo applicato anche ad alcune armi di nuova introduzione. L’applicazione di queste nuove possibilità all’interno del gameplay risulta essere molto convincente e divertente; abbiamo infatti:

  • Stregoni vincolatori dell’ombra: con la Super sono in grado di evocare un bastone di Stasi in grado di lanciare frammenti capaci di congelare i nostri nemici, per poi essere frantumati da un potente impulso (il tutto interamente controllabile da noi). L’attacco corpo a corpo speciale viene inoltre convertito in un attacco a distanza lanciato dal bastone.
  • Cacciatori revenant: abbiamo una Super che ci permette di utilizzare una coppia di rapidi Kama che esplodono al contatto col bersaglio ed evocano una tempesta di stasi che rintraccia ed elimina quanto rimane.
  • Titani Behemoth: per gli amanti del corpo a corpo abbiamo un potente guanto di Stasi da usare con violenza, senza troppi mezzi termini.
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Europa è soltanto l’inizio

Come già anticipato, lo scenario principale delle vicende trattate in Destiny 2: Oltre la Luce sarà Europa, uno dei satelliti di Giove completamente avvolto dal ghiaccio e dalla neve. Si tratta di una località che gli sviluppatori hanno voluto sfruttare appieno dando al tutto un’identità ben definita e visivamente molto interessante, ma anche aggiungendo nuovi eventi pubblici. Avremo infatti rovine dell’Età dell’Oro ormai completamente dominate dal ghiaccio (inclusi i resti della leggendaria Clovis Bray Corporation), strutture dei caduti, e persino un portale Vex. In aggiunta i nostri viaggi ci permetteranno di tornare ancora una volta nel Cosmodromo sulla Terra, una vecchia gloria per i fan di vecchia data e soprattutto una destinazione rimodernata per i nuovi e vecchi giocatori; nel complesso queste due nuove zone ci permetteranno di esplorare dei territori molto vasti e, soprattutto, ricchissimi di dettagli di lore.

La parte relativa ai Vex sarà sostanzialmente il nuovo Cala la Notte chiamato “Il Ponte di Vetro”, ovvero un portale Vex unico celato nelle profondità del Centro Futuristico Bray. In questa missione Eramis tenterà di sottomettere questa antica tecnologia al suo volere, e sarà nostro compito assoluto fermarla prima che possa riuscirci. Dall’altra parte troviamo il nuovo raid chiamato “Cripta di Pietrafonda”, nel quale dovremo cooperare con la nostra squadra per raggiungere una struttura creata da Clovis Bray nelle profondità di Europa per scoprire quali oscuri segreti cela al suo interno. Questa missione, che si classifica tranquillamente tra i migliori raid di Destiny, ci porterà dapprima ad affrontare le gelide condizioni climatiche di Europa e le sue tempeste (riparandoci all’occorrenza per evitare la morte), per poi giungere nelle profondità di questa struttura e approfondire i ruoli essenziali per proseguire.

destiny 2 oltre la luce

Sono infatti presenti dei potenziamenti che possono essere raccolti e che conferiranno a ogni membro del team specifici ruoli, ovvero l’Operatore, il Soppressore e lo Scanner. Particolarmente ben riuscita la scelta di permettere ai giocatori di scambiarsi i ruoli utilizzando appositi terminali così da potersi adattare alla situazione in ogni momento avendo Operatore e Scanner con ruoli principalmente di “supporto” e attività da svolgere in sinergia; rispettivamente questi dovranno infatti interagire con le varie porte e analizzare le aree per trasmettere al resto della squadra le informazioni utili. Il soppressore, invece, risulta particolarmente utile nelle fasi contro i boss andando a stordirli. Il tutto, poi, avviene attraverso una serie di scenari e fasi di gioco complessivamente molto ben riuscite e suggestive, al punto da meritare un encomio a parte solo per queste.

La conclusione della breve campagna principale non costituisce però la conclusione di questa nuova espansione. Gli effetti prodotti dal Casato della Salvezza saranno infatti più profondi di quanto possiamo immaginare, e sconfiggere Eramis sarà soltanto il primo passo per affrontare il nuovo endgame molto ricco di contenuti e con missioni molto variegate da affrontare (specialmente nel caso in cui decidessimo di andare a caccia del nuovo arsenale esotico aggiunto al gioco). L’espansione di Oltre la Luce di Destiny 2, però, non si limita soltanto ad aggiungere nuovi contenuti in questo momento, ma vuole preparare il campo a un pericolo ben più grave in arrivo, i cui segni si sono manifestati già da tempo. L’Era dell’Oscurità sta infatti per avere inizio, e gli sviluppatori hanno già diffuso i nomi delle prossime due espansioni che la comporranno; di fianco a Oltre la Luce troviamo infatti “La Regina dei Sussurri” in arrivo nel 2021 e “L’Eclissi” in arrivo nel 2022.

destiny 2
Dirt 5

I giochi di corse, in particolare i simulatori, se li raggruppate nello stesso campo, si prendono piuttosto seriamente in questi giorni. Se non riduci decimi sul tempo sul giro, non stai ottenendo il massimo da F1 o iRacing o Project Cars. È diventato un tale obiettivo imparare le arti della frenata e della ricerca del setting, che le “buffonate” arcade sono quasi passate in secondo piano, Bene, Dirt 5 è qui per riempire quei numeri con i brividi che ti aspetteresti di più da un cabinet che da una console di nuova generazione.

Non è solo il gameplay veloce e sciolto a renderlo così. Dirt 5 ha un’estetica supportata principalmente da colori vivaci e bellissimi, ambientazioni per ogni tracciato, modalità di gioco e opzione di menu. La sensazione mirata è chiara fin dall’inizio quando lanci il gioco: Donut Media ti saluta con delle battute sciocche con un umorismo becero da ambiente motoristico, oltre che con una godibile colonna sonora punk e alt-rock.

Dirt 5

Come nei precedenti titoli, in Dirt c’è una vasta selezione di auto, e qualsiasi altra “cosa” abbia un motore e quattro ruote, pensati per lanciare ghiaia, fango, sabbia e neve (complici anche le dinamiche meteorologiche esagerate). A meno che non modifichi le impostazioni meteorologiche prima della gara, sei sicuro di vedere un mix di condizioni che possono sembrare realistiche o meno. Come già detto nelle anticipazioni, questo titolo ha un’atmosfera classica da sala giochi.

Le caratteristiche di guida infatti cambiano con ogni auto: per esempio, una VW Polo a trazione integrale è destinata a comportarsi in modo diverso su ogni terreno rispetto a una Peugeot 306 Maxi a trazione anteriore. Questo non vuol dire che le auto siano prevedibili, per inchiodare davvero una serie di curve su un determinato tipo di superficie dovrete necessariamente adattarvi allo stile di Dirt 5.

Questo è gestibile quando si gioca a eventi Rally Raid, ma molto, molto più difficile quando guidi campi da gioco più tecnici come nella modalità Gymkhana. Non posso salire su quelle rampe strette e tortuose per salvarmi la vita, specialmente con il mio controller. Forse è questo il punto, se vuoi sfruttare al massimo il potenziale potresti dover preferire volante e pedali, altrimenti, potresti impazzire invece per attraversare con successo i labirinti di questi tracciati.

Come potrete notare, la grafica è ipersaturata, ma non al punto da perdere di credibiltà. Detto questo, c’erano alcune texture che non venivano caricate correttamente e sembravano buggate, a volte influenzando il gameplay. Le patch risolveranno sicuramente questo problema ma, al momento, è qualcosa da tenere a mente.

La modalità carriera è piacevolmente semplice: gareggi in un evento e passi al successivo, acquisendo XP e un po’ di bottino lungo il percorso. Ciò ti consente di guadagnare ogni auto invece di prenderla semplicemente da una schermata del concessionario. Inoltre, un altro bel dettaglio: Dirt 5 mostra le cifre reali di potenza e peso per ogni veicolo piuttosto che solo una valutazione in lettere. Dunque non tralascia le specifiche per i nerd di auto che si basano su quei dati per scegliere il mezzo da acquistare, o semplicemente per curiosità. Se quelle minime differenze nelle statistiche si manifestano o meno come pubblicizzato, in pista è una storia diversa.

Le vere auto da corsa non mancano, poiché ci sono più categorie con gusti diversi per tutti: Rally classico, Rally anni ’80, Rally anni ’90, Cross Raid, Formula fuoristrada, Rally moderno, Pre-Runners, Rally Cross, Rally GT, Rock Bouncers, Sprint, Superlites e Unlimited. Ognuno contiene le macchine che vuoi guidare, come la Lancia 037 Gruppo B o una Citroen DS3 Liam Doran. Se sei un fan dei camion, il gioco ha anche quelli con Ford Raptors e buggy di sabbia.

E ancora, se vuoi un vero sim blu, o anche qualcosa che si avvicini a quel livello di realismo stimolante, ci sono altre opzioni là fuori, questo non è mai stato l’obiettivo previsto per Dirt 5, che offre risultati per il tempo di volo e ti premia per aver sorpassato i tuoi avversari mentre tiri fuori sportellate.

Dirt 5 è disponibile oggi su Playstation 4, Xbox One e PC. Al momento del lancio sarà disponibile anche su console di nuova generazione come Playstation 5 e Xbox Series X. Le persone che acquistano Dirt 5 per la generazione di console in uscita riceveranno un aggiornamento gratuito compatibile con i loro sistemi di nuova generazione.


Ritorna la più celebre serie di sparatutto in prima persona con un nuovo capitolo chiamato Call of Duty: Black Ops Cold War. Questo nuovo titolo è stato pubblicato il 13 Novembre su PlayStation 4, PlayStation 5, Xbox One, Xbox Series X/S e PC, mentre lo sviluppo è stato affidato da Activision a diversi studi di sviluppo, tra i quali spiccano Treyarch e Beenox.

Trama 

Call of Duty: Black Ops Cold War ci riporta ancora una volta nei panni dei membri del S.O.G. impegnati nello sventare la crisi degli ostaggi in Iran del 1981. Ci troveremo infatti a dare la caccia ai due principali indiziati, ma scoprire per chi lavorano cambierà le nostre priorità. Parliamo infatti di un pericoloso agente di intelligence sovietica, nome in codice Perseus, i cui piani si estendono ben oltre la semplice negoziazione di alcuni ostaggi. Un tale pericolo richiede dunque una task force di tutto rispetto; dopo aver scoperto che Perseus è coinvolto avremo infatti il via libera dal presidente Regan per formare una squadra che possa sventare questa minaccia. Parliamo infatti di noti agenti come Jason Hudson, Alex Mason, Frank Woods, ma anche nuovi nomi come Helen Park, Eleazar Azoulay e l’agente “Bell” (il nostro vero protagonista).

Nonostante Bell sia il protagonista principale che avremo modo di impersonare, non mancheranno alcune missioni nelle quali vestiremo i panni di altri membri del team. Le vicende ruoteranno sostanzialmente attorno alla caccia a Perseus per sventare i suoi piani; queste ci porteranno in varie parti del pianeta, ma anche “indietro nel tempo” nell’esplorare i nostri ricordi alla ricerca di informazioni utili. Il tutto spesso e volentieri mettendoci di fronte a delle scelte che potrebbero in alcuni casi semplificare il nostro lavoro, avere alcune ripercussioni sulle missioni future o anche cambiare radicalmente il finale. Si tratta di possibilità nuove per la serie di Call of Duty, ma che fortunatamente risultano molto ben riuscite adattandosi perfettamente a tutto il resto ed intrattenendo l’utente per ogni minuto della notevole, seppur breve, campagna principale.

Black Ops Cold War

Gameplay (campagna)

La libertà offerta dalle scelte della campagna principale di Call of Duty: Black Ops Cold War viene poi incrementata da un gameplay altrettanto “libero”. Questo partendo innanzitutto dalla possibilità di personalizzare il nostro protagonista. Non parliamo di un livello di personalizzazione che si spinge alla corporatura e viso, ma di altri piccoli dettagli minori come il nome, cognome, colore della pelle e infine dei profili psicologici. In quest’ultimo caso non si tratta, come invece si potrebbe pensare, di caratteristiche che possono influenzare il nostro comportamento, ma piuttosto un massimo di due bonus passivi da conferirci. Avremo infatti, ad esempio, la possibilità di aggiungere una “personalità paranoide” che ci conferirà un bonus del 100% alla velocità di mira, “tendenze violente” per aumentare il danno da noi inflitto, “lupo solitario” per aumentare la velocità di corsa e così via.

Abbiamo inoltre una buona libertà d’azione offerta dalle varie missioni che dovremo affrontare; oltre a questa, avremo anche alcuni compiti opzionali in determinate missioni che potremo decidere di completare o meno, ma anche delle sfide segrete. Il tutto ci porterà a esplorare in lungo e largo le diverse mappe di gioco anche alla ricerca dei cosiddetti indizi, ovvero dei documenti di intelligence unici che ci serviranno a eliminare due obiettivi secondari di Perseus. Si tratta infatti di due missioni secondarie che, prima di essere completate (eliminando i principali alleati di Perseus) ci richiederanno di svelare le relative reti di spie in America ed Europa; un compito che potremo svolgere soltanto dopo aver trovato ogni indizio presente nelle missioni principali. Trovarli però non sara sufficiente: dovremo anche far funzionare il nostro cervello per dare un senso al tutto.

Black Ops Cold War

Gameplay (multigiocatore)

Sappiamo tutti che il comparto multiplayer dei vari Call of Duty è di estrema importanza, e questo Black Ops Cold War non fa eccezione anche se purtroppo non porta con sé grosse novità e ripresenta alcuni problemi noti. Abbiamo infatti una grande varietà in termini di armi, con fucili d’assalto, mitragliette, fucili tattici, pistole, fucili a canna liscia e così via; tutti saranno, come di consueto, personalizzabili nei minimi particolari grazie ai numerosissimi accessori presenti (sbloccabili dopo aver guadagnato esperienza sufficiente con la relativa arma), skin, mirini modificati e adesivi. Avremo poi il classico equipaggiamento tattico e letale (tra granate di vario tipo e stimolanti per rigenerare la salute) e il cosiddetto “equipaggiamento da campo”, ovvero strumenti dotati di un tempo di ricarica come mine di prossimità, torrette SAM, microfoni da campo per identificare i suoni prodotti dai nemici e tanto altro.

Saranno infine presenti le tre tipologie di specialità per dare alle nostre classi alcuni essenziali bonus passivi e, infine, la Wildcard. Si tratta di un ulteriore bonus aggiuntivo per le nostre classi in grado di permetterci sfruttare al meglio le opzioni descritte finora permettendoci di aggiungere una specialità extra per ogni categoria, accessori aggiuntivi per l’arma principale, equipaggiamento lanciabile e munizioni extra e, infine, la possibilità di utilizzare qualsiasi classe di arma in entrambi gli slot. Non mancheranno, infine, i progetti per alcune armi speciali introdotti nell’ultimo Modern Warfare. Anche il sistema di serie di punti è stato leggermente rinnovato sia grazie a nuove opzioni, ma anche permettendoci di personalizzare l’estetica di alcune ricompense.

Per quanto riguarda le modalità di gioco abbiamo opzioni abbastanza classiche che variano dal deathmatch a squadre finio ai tutti contro tutti, cerca e distruggi, uccisione confermata e la nuova Scorta VIP (in cui un giocatore dovrà cercare di fuggire attraverso specifici punti di estrazione con il supporto della propria squadra, mentre il tram avversario dovrà cercare di eliminare questo VIP). Troviamo infine una nuova e interessante modalità chiamata Bomba Sporca, nella quale sei team di quattro giocatori si affrontano con lo scopo di caricare (con l’uranio raccolto dai nemici sconfitti) e detonare delle bombe per raggiungere il punteggio limite per primi. Tutte queste modalità giocabili attraverso un numero un po’ esiguo di mappe e soprattutto di dimensioni non troppo generose (scoprendo il fianco al problema dei respawn in posizioni inadatte).

Black Ops Cold War

Gameplay (zombie)

In Call of Duty: Black Ops Cold War torna infine la tanto amata modalità zombie, la parte probabilmente meglio riuscita del titolo assieme alla campagna. Abbiamo infatti una mappa zombie chiamata Die Maschine, una modalità chiamata carneficina e, infine, il ritorno del Dead Ops Arcade. Partiamo innanzitutto da quest’ultima: una modalità introdotta per la prima volta nel primo Black Ops in forma di minigioco, che mette i giocatori alla prova con una sequenza di aree diverse in cui dovremo sostanzialmente sopravvivere alle orde di non morti per raggiungere la prossima. Il tutto con una visuale isometrica dall’alto (e in questo caso anche la possibilità di giocare in prima persona), vite cumulabili, tantissimi oggetti e armi da raccogliere, trappole e minacce da affrontare in perfetto stile gioco da “vecchio cabinato arcade”.

La modalità zombie vede poi per la prima volta l’aggiunta della nuova modalità chiamata Carneficina, ovvero la classica sopravvivenza a orde di zombie ma sulle mappe del multigiocatore e, soprattutto, con alcune meccaniche uniche. Innanzitutto non avremo dei veri e propri round a cui sopravvivere ma semplicemente una sorta di sfera di energia da caricare uccidendo i nemici nel suo raggio di azione. (dal quale dovremo anche cercare di non uscire per non perdere vita) per poi spostarci al luogo successivo, affrontare boss e tanto altro. In questa modalità, inoltre, le armi e tutti gli altri elementi di equipaggiamento potranno essere trovati direttamente come drop dagli zombie uccisi, pertanto non avremo la “cassa misteriosa” da aprire, armi da comprare o zone da sbloccare.

Black Ops Cold War

Il classico del comparto zombie è però legato alla nuova (anche se non troppo) mappa chiamata Die Maschine; in questo caso avremo i soliti round che dovremo superare sopravvivendo, le armi da recuperare, bibite per potenziarci, zone da sbloccare, segreti e easter egg, e la cara macchina del Pack-a-Punch da costruire. Questo però non senza alcune novità che rendono il tutto ancor più godibile: innanzitutto abbiamo un vero e proprio loot che potremo trovare eliminando gli zombie come granate e altro equipaggiamento (un po’ come visto nella Carneficina), ma anche pezzi di armi e armature utili per costruire delle corazze per aumentare le nostre chance di sopravvivenza, creare altri gadget utili o potenziare il grado dell’arma. Il Pack-a-Punch non sarà infatti l’unico elemento in grado di migliorare le nostre armi poiché ogni arma sarà caratterizzata da un livello di rarità (dal verde al giallo) che definisce i suoi danni di base e il numero di accessori che vi sono equipaggiati.

In aggiunta troviamo anche la possibilità di creare e selezionare una classe di partenza, ciò vuol dire che non dovremo più iniziare soltanto con una pistola in nostro possesso, ma potremo avviare la partita già con un’arma dotata di accessori (anche se caratterizzata da un danno standard). Queste classi sono composte però soltanto da due elementi: l’arma e un potenziamento da campo, ovvero un elemento di equipaggiamento extra e dotato di tempo di ricarica che potrebbe aiutarci molto in diverse situazioni; abbiamo ad esempio uno strumento che può creare delle esplosioni criogeniche per congelare i nemici in un’area, un altro che può renderci invisibili per pochi secondi, uno in grado di creare un’aura curativa attorno a noi e così via. Infine questi ultimi, le classi di armi, le specialità (o bibite) e le mod per le munizioni possono essere potenziate utilizzando dei cristalli di Aetherium, una risorsa che potremo ottenere semplicemente giocando, ma anche tentando l’estrazione per fuggire dalla mappa (anche questa una nuova e gradita aggiunta).

Black Ops Cold War

Longevità

La durata complessiva del nuovo Call of Duty: Black Ops Cold War dipende sostanzialmente da quanto finiremo per giocare alle modalità multigiocatore e zombie, essendo queste la fonte principale di ore di gioco per tutta la serie. La campagna principale può essere infatti completata facilmente entro circa quattro ore di gioco, anche se la possibilità di completare le missioni secondarie già citate aggiunge qualche ora di gioco aggiuntiva per essere sicuri di aver esplorato tutto, mentre le opzioni disponibili e le scelte aggiungono un po’ di rigiocabilità al tutto. Detto ciò va sicuramente premiato l’impegno messo nel migliorare una modalità consolidata come quella dedicata agli zombie, mentre per quanto riguarda il multiplayer, e soprattutto parlando del numero di mappe e modalità, dovremo necessariamente aspettare per vedere cosa sarà aggiunto in futuro.

Comparto Tecnico

Come di consueto Call of Duty: Black Ops Cold War mostra il suo grande livello di dettaglio tecnico non soltanto sulle console di nuova generazione, ma anche su Playstation 4 e Xbox One. Abbiamo infatti avuto modo di provare questo titolo in maniera approfondita sia su PS4 Pro che su PS5 notando l’impegno posto nella resa grafica. Sia a livello di texture ambientali che (e soprattutto) per quanto riguarda i vari personaggi il lavoro svolto è davvero eccellente sia qualitativamente parlando, ma anche considerando il livello di fluidità con 60fps pressoché granitici su PS4 e fino a 120fps su PS5. A questo si somma poi un ottimo dettaglio di illuminazione e di riflessi con la possibilità di attivare il Ray Tracing su PlayStation 5 e Xbox Series X migliorando il tutto. Piccola nota di merito a parte per la versione PS5 grazie all’utilizzo del nuovo Dualsense e, in particolare, dei grilletti adattivi così da rendere un’idea del peso delle varie armi e ottiche utilizzate tramite la resistenza posta su R2 e L2 (oltre a dare un effetto di rinculo del grilletto con ogni colpo sparato.

L’alto livello si mantiene anche per ogni singola parte dell’audio di gioco, dai doppiaggi in lingua italiana eseguiti magistralmente fino agli effetti sonori e ultima, ma non per importanza, l’azzeccata colonna sonora che accompagnerà ogni nostro momento di gioco. Purtroppo alcuni più o meno piccoli problemi da segnalare sul lato di bug del gioco, primo tra tutti quello che ha colpito diversi utenti PS4 (noi compresi) rendendo inizialmente impossibile il proseguimento oltre alla terza missione della campagna principale a causa del controller DualShock 4 che si disconnetteva in automatico senza possibilità di riconnettersi, e dunque risolvibile soltanto riavviando forzatamente la console. Giocando la campagna su PS5, invece, non abbiamo riscontrato grossi problemi sotto questo punto di vista se non alcuni rari crash del gioco o impossibilità di unirsi temporaneamente ad alcune lobby.

Nel complesso questo nuovo Call of Duty: Black Ops Cold War ci ha dunque piacevolmente sorpresi sia con una campagna di ottimo livello (anche se purtroppo fin troppo breve) grazie allo stile narrativo adottato e alla libertà lasciata al giocatore favorendone anche la rigiocabilità, ma anche grazie alle altre modalità divertenti da giocare e più o meno ricche di novità. Questo senza poi tralasciare il lavoro eccellente svolto dal punto di vista tecnico, nonostante alcuni problemi che sono stati fortunatamente risolti con il tempo, e soprattutto le interessanti applicazioni del Dualsense di PS5 nell’utilizzo dei grilletti adattivi per le diverse armi, ma anche altri dettagli per il feedback aptico. Senza dubbio possiamo parlare di uno dei capitoli più validi della serie e che saprà far divertire e appassionare!

Assassin’s Creed Valhalla è il nuovo capitolo di una delle serie più celebri sviluppate da Ubisoft e che ha avuto un’evoluzione consistente in termini di gameplay passando dall’essere un gioco di azione/avventura ad essere principalmente un gioco di ruolo che ricordava molto un The Witcher. In questo nuovo capitolo, pubblicato il 10 Novembe per Xbox One, PlayStation 4 e Xbox Series X (con la versione PS5 in arrivo il 19), gli sviluppatori hanno voluto dare ascolto alle critiche riadattando gli elementi caratteristici di questa serie per ritrovare un giusto compromesso; ci saranno riusciti?

assassin's creed valhalla

Trama

In Assassin’s Creed Valhalla torneremo ancora una volta nei panni di Layla Hassan, ex impiegata Abstergo che si trova ora a lavorare con gli Assassini per sventare la fine del mondo che si è innescata con la fine dell’arco narrativo dedicato a Desmond Miles. Questa volta però pare che non saremo su nessuna pista legata a manufatti dell’Eden, ma per evitare spoiler diciamo che si tratterà di un “suggerimento da uno sconosciuto” che ci porterà a scovare la tomba di un vichingo chiamato Eivor. Potremo così vedere la vita che ha vissuto e cercare di scoprire cos’ha di tanto importante e particolare. Si tratta di un DNA che si mostra anomalo già dai primi momenti di gioco presentando due flussi distinti e permettendoci di scegliere il sesso del nostro protagonista (scelta che potremo modificare in qualsiasi momento).

Inizierà così la nostra avventura nei fiordi norvegesi, la quale procederà contemporaneamente a quella nel presente, che ci porterà a conoscere il o la nostro/a Eivor, così come altri personaggi importanti tutti molto ben caratterizzati. Tra questi figurano anche due membri degli Assassini (o gli Occulti) che ci introdurranno alle loro pratiche, oltre a donarci una lama celata. Essendo Eivor totalmente esterno al gruppo e non condividendone l’ideologia di base finiremo per conoscere da zero i loro obiettivi e la loro storia. Purtroppo in seguito ad alcuni eventi ci ritroveremo a viaggiare alla volta dell’Inghilterra con l’obiettivo di stabilircisi e fondare un nostro insediamento ma, da buoni vichinghi, otterremo tutte le risorse a noi necessarie razziando e depredando con il nostro gruppo di guerrieri a bordo della nostra imbarcazione.

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In Inghilterra saremo quindi visti dagli autoctoni come dei barbari e, pertanto, sarà anche importante stabilire delle alleanze con altri clan vichinghi e non solo. In quest’ottica pare poi chiara l’idea di rimuovere le classiche missioni secondarie alle quali siamo solitamente abituati e rimpiazzandole con quelli che potremo più definire come eventi (quasi come quelli visti in Red Dead Redemption 2 anche se non casuali ma prestabiliti in punti della mappa relativi ai “Misteri”). Riceveremo infatti delle semplici richieste che potranno variare dal semplice aiutare una persona a trasportare una cassa di mele fino a pescare qualcosa, entrare in un fight club o partecipare a uno scontro. Il punto a favore di questi compiti è non soltanto dato dalla rapidità con cui possono essere completati, ma anche dal fatto che sono stati tutti resi estremamente unici e divertenti da completare (che sia per il personaggio incontrato o per la questione in se).

Tutta la trama principale, così come le missioni descritte poc’anzi, è stata resa il meno dispersivo possibile e molto accattivante soprattutto grazie a un risvolto più onirico e trascendentale. Ciononostante non avremo soltanto una linea narrativa principale, ma piuttosto più storie sulle quali potremo focalizzarci in ogni momento. Tra queste ritroviamo anche la parte strettamente legata agli Assassini e il loro sempreverde compito di eliminare la minaccia e l’influsso di controllo dei Templari; questo sempre tramite una schermata legata all’Ordine degli Occulti che ci permetterà, con vari indizi che potremo trovare, di svelare le loro identità per poi eliminarli (sostanzialmente come nel caso di Odyssey). Affronteremo così numerose battaglie, assedi e razzie, stringeremo alleanze con altri clan e affermeremo il nostro dominio.

assassin's creed valhalla

Gameplay

La serie di Assassin’s Creed è andata incontro a profondi mutamenti nel gameplay non apprezzati da tutti, ma come si sarà comportato questo nuovo Valhalla? Cominciamo con il sottolineare che abbiamo apprezzato il precedente capitolo della serie, ovvero Odyssey, come un ottimo RPG che però effettivamente aveva perso alcuni caratteri distintivi che lo rendevano un AC. Con questo nuovo capitolo della serie, però, Ubisoft pare aver voluto dare ascolto alle critiche cercando un giusto compromesso tra tutte le meccaniche, vecchie e nuove. Infatti, pur condividendo alcuni caratteri tipici dei giochi di ruolo (sperimentati e sviluppati tra Origins e Odyssey), questo titolo ha tutti, o quasi, gli elementi in grado di ridare una sensazione più affine ai primi capitoli.

Il primo elemento che sancisce questo “ritorno alle origini” è senza dubbio la tanto agognata lama celata, l’arma distintiva degli Assassini che in Odyssey aveva ceduto il posto alla lancia di Leonida. A ciò si somma anche la possibilità di indossare un mantello per rendersi meno riconoscibili e nascondersi in gruppi di monaci o mescolarsi agli abitanti. In aggiunta, questo letale strumento, ci darà la possibilità di uccidere silenziosamente qualsiasi tipo di nemico (“boss” esclusi) purché questi siano ignari della nostra presenza. Ciò accade per due motivi: innanzitutto potremo sbloccare sin da subito un talento (dei quali vi parleremo in seguito) che ci permetterà di eliminare anche i nemici più coriacei al completamento di un quick time event, inoltre né i nemici né noi saremo più identificati da un livello vero e proprio. 

Il sistema di livelli a cui siamo normalmente abituati viene infatti rimpiazzato da un valore numerico che definisce il grado di forza sia nostro che dei nostri nemici. Parliamo infatti della cosiddetta “Potenza”, ovvero un dato che ci permette di capire quanto una zona sia adatta al nostro personaggio ma, considerata la possibilità di eliminare i nemici in maniera stealth, soltanto da un punto di vista degli scontri diretti. Questo valore va fatto crescere tramite il nostro albero (o costellazione in questo caso) dei talenti; ogni azione, uccisione e missione ci ricompenserà con dei punti esperienza e ogni volta che saremo riusciti ad accumularne un certo quantitativo riceveremo due punti talento (potremo ottenerli direttamente anche da alcuni punti di interesse nella mappa).

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In Assassin’s Creed Valhalla ogni punto talento ci permetterà di sbloccare alcuni bonus passivi (come salute e danno) e attivi (come barre di adrenalina extra, attacco in corsa, assassini multipli e il già citato Assassinio Perfezionato per eliminare nemici di alto profilo); parliamo di un sistema vasto e complesso come pochi proprio nei termini della sua semplice estensione. In tutto ciò non vengono però considerate le Abilità, le quali formano una sezione a parte e vanno sbloccate raccogliendo dei Tomi disseminati in tutto il mondo di gioco (a ciascuno corrisponde una specifica abilità). Queste ultime si strutturano in maniera molto simile a quanto visto in Odyssey potendone equipaggiare quattro per il corpo a corpo e quattro per la distanza e potendo persino migliorarle dopo aver raccolto un secondo Tomo dello stesso tipo.

Alla base delle abilità e talenti di Assassin’s Creed Valhalla abbiamo un sistema di combattimento che è stato migliorato per certi versi, ma che ha anche visto l’aggiunta di alcuni, anche se piccoli, elementi in grado di renderlo diverso dagli altri capitoli della serie. Abbiamo infatti schivate, attacchi leggeri e pesanti il cui uso è legato a doppio senso a una barra della stamina; questo perché se gli attacchi pesanti consumano un quantitativo più alto di energia, quelli leggeri andati a segno la ricaricheranno leggermente costringendoci a sfruttare delle combo miste per non esaurirla troppo rapidamente (anche perché dopo averla esaurita non potremo schivare fino a quando non sarà di nuovo piena), ma anche a concatenarvi delle abilità al giusto momento per ottenere un po’ di respiro). Il tutto permette dunque un inaspettatamente grande livello di possibilità tra attacchi, abilità e talenti.

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A questo si aggiunge la possibilità di effettuare parry deviando gli attacchi nemici o di parare e/o attaccare con l’oggetto impugnato nella mano sinistra (che sia uno scudo, un’ascia o una mazza chiodata), oppure ancora usare pesanti armi a due mani. I parry in misura maggiore, ma anche gli attacchi pesanti o l’utilizzare arco e frecce per colpire specifici punti dell’avversario andranno tutti a ridurre una barra degli avversari legata al loro libello di stordimento; questa, una volta azzerata, li esporrà a violente esecuzioni o, nel caso di bossfight ad attacchi che ridurranno in maniera consistente la loro salute. Si tratta dunque di un sistema soddisfacente da utilizzare, molto più di quanto non sia lo stealth che, pur avendo ricevuto alcune reintroduzioni, è reso fin troppo complesso anche a difficoltà normale da nemici in grado di individuarvi e far scattare l’allarme anche da distanze improbabili.

Come in ogni altro capitolo della serie, Ubisoft ha voluto porre molta enfasi sull’esplorazione del mondo di gioco ma questa volta riuscendo a rendere il tutto meno dispersivo pur mantenendo le enormi dimensioni del mondo di gioco. Si è riusciti a giungere a questo risultato rimuovendo dalla mappa i classici punti di interesse ai quali la serie, soprattutto negli ultimi due capitoli, ci ha abituati. Dunque non avremo più zone che per essere completate ci richiederanno l’eliminazione di nemici di un certo tipo o il recuperare determinati forzieri; al contrario potremo trovare sulla mappa tre tipologie di punti di interesse: le ricchezze, i manufatti e i misteri. Nel primo caso si tratterà di risorse utili (primo tra tutti il caso dei monasteri da razziare), armi o armature, nel secondo avremo mappe del tesoro, nuovi tatuaggi o collezionabili e infine, nell’ultimo, abbiamo le nuove “missioni secondarie” o per l’appunto dei misteri da svelare (come prove “allucinogene”, anomalie nell’animus e tanto altro).

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Anche l’esplorazione e l’effettuare una ricognizione dall’alto hanno subito alcune piccole modifiche per migliorare l’esperienza di gioco. La rimozione del buon vecchio “Occhio dell’aquila” è stata infatti rimpiazzata nel tempo dall’uso di Senu e Icaro, le nostre fedeli aquile da ricognizione che in Origins e Odyssey dovevamo sfruttare prima di avvicinarci agli insediamenti nemici così da studiare il migliore piano d’approccio. Anche in Assassin’s Creed Valhalla avremo il nostro fido compagno volante (un corvo di nome Synin), ma questo non sarà in grado di lasciare indicatori diretti sui nemici semplicemente inquadrandoli, al contrario servirà piuttosto ad avere un’idea generale dell’area o eventualmente cercare rapidamente un luogo di nostro interesse. Il tracciamento dei nemici viene così affidato a una sorta di “Occhio dell’aquila” con portata limitata, ovvero l’impulso che in Odyssey serviva a individuare risorse vicine; una scelta a nostro avviso ben fatta che evita la ripetitività e l’interruzione dell’azione data dall’abuso dei nostri compagni alati.

Come già anticipato parlandovi della trama la nostra esplorazione su territorio inglese partirà dal nostro insediamento vichingo, Ravensthorpe. Si tratta non soltanto del punto nevralgico di tutte le nostre attività, dalla ricerca di nuovi alleati alla caccia all’Ordine degli Antichi, ma anche la nostra nuova casa e, come tale, va migliorata e fatta crescere. Avremo infatti la possibilità di costruire diverse tipologie di edifici (con i proventi delle nostre razzie) come la caserma, un capanno per la pesca e caccia, un emporio e tanto altro. Tutto ciò avrà un impatto diretto non soltanto sul nostro gameplay, andando per esempio a sbloccare potenziamenti per le armi o oggetti da acquistare, ma anche incrementando la reputazione del nostro villaggio così da sbloccare nuove possibilità di costruzione. Sia il nostro villaggio, che il nostro protagonista (incluso il cavallo, il corvo e la nave) avranno poi a disposizione diverse possibilità di personalizzazione come strutture e abbellimenti per il primo, oppure tatuaggi, taglio e colore dei capelli per il secondo.

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Longevità

Nonostante la ridotta dispersività data dalle oculate scelte in termini di gameplay, Assassin’s Creed Valhalla risulta essere un gioco decisamente imponente sia in termini di storia che di contenuti in generale. Per completare la sola campagna principale del titolo saranno infatti necessarie oltre 15-16 ore di gioco ma, considerato ciò che potrete trovarvi intorno, sarà pressoché impossibile (oltre che sbagliato) arrivare all’epilogo con così poche ore. Un titolo che pone così tanta enfasi sull’esplorazione delle varie mappe di gioco (che non si limitano alla sola Inghilterra) va infatti giocato lasciandosi ogni tanto andare a qualche deviazione per sconfiggere un nemico unico, raccogliere un tesoro o semplicemente perdersi a guardare un luogo particolarmente ispirato dal punto di vista visivo. Questo titolo è infatti un’esperienza a 360 gradi che non si limita alla sola narrazione, soprattutto quando accompagnato, come in questo caso, da un’importante riduzione di monotonia che potevamo invece trovare nei suoi predecessori!

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Comparto Tecnico

Veniamo ora, purtroppo, al vero punto dolente dell’intero titolo e che vi si estende in quasi ogni sua parte. Cominciamo innanzitutto con il dire che questo nuovo Assassin’s Creed Valhalla presenta un livello di dettaglio grafico di tutto rispetto, con una buona resa complessiva e soprattutto un ottimo lavoro sui volti dei personaggi e sui loro modelli, così come su buona parte delle texture ambientali e sull’illuminazione. Purtroppo su PS4 Pro, per mantenere pressochè costante il numero degli fps (tranne in alcuni casi in situazioni con un alto numero di personaggi a schermo), non mancano alcune zone con texture meno definite, anche se in casi circoscritti, o altri tipi di compromessi grafici.

Anche da un punto di vista del sonoro il titolo presenta alcuni alti e bassi; abbiamo certamente un ottimo doppiaggio anche in lingua nostrana, così come ottimi effetti sonori e soprattutto un’altrettanto ottima colonna sonora. Purtroppo però non mancano alcuni difetti più o meno evidenti come degli sbilanciamenti, in particolare degli effetti sonori, o persino delle linee di dialogo che in alcune circostanze possono saltare facendovi perdere la frase. Comunque in questi casi descritti finora si tratta soprattutto di difetti di minore entità o comunque più rari da riscontrare al contrario di quanto invece non accada nel caso di bug e glitch.

Su quest’ultimo elemento si potrebbe purtroppo parlare fin troppo, potremmo infatti ritrovarci dai difetti minori come personaggi che fanno cose inspiegabili, animali e personaggi che si incastrano nei luoghi più disparati, difetti nelle animazioni o nell’illuminazione e tanto altro, oppure anche problemi più evidenti che possono passare dalla “semplice” assenza di un torace per un personaggio fino al cavallo che decide di non rispondere più ai nostri comandi o crash del gioco. Se questi ultimi riescono fortunatamente a essere meno frequenti, i primi purtroppo sono decisamente fin troppo frequenti, al punto da rovinare momenti di pathos o dialoghi distogliendo la nostra attenzione, soprattutto considerando lo splendido lavoro svolto sul mondo di gioco. A questo va poi a sommarsi un’IA fin troppo deficitaria che, ad esempio, non corre neanche ai ripari in caso di un attacco con frecce come invece avveniva in Odyssey.

Il nuovo Assassin’s Creed Valhalla riesce dunque a rendersi unico come capitolo e ben distinto dagli altri trovando quel connubio perfetto tra le possibilità che un Assassino può mettere nelle nostre mani (nonostante sia più complesso rispetto al passato mantenere un basso profilo) e quello che può dare un gioco di ruolo ben riuscito e con un combat system molto ampio. Questo però sempre ponendo grande enfasi su uno dei veri punti di rilievo della serie, ovvero l’esplorazione e il perdersi in un mondo ricco e dettagliato che in questo caso non si limita soltanto all’Inghilterra o ai freddi territori del Nord… Tutte le scelte messe in atto riescono così a unirsi molto bene tra loro (soprattutto per quanto riguarda le missioni secondarie) con l’accompagnamento di una trama ben narrata e molto interessante da seguire; purtroppo una parte dell’esperienza di gioco viene inevitabilmente compromessa dai numerosi problemi tecnici che affliggono il titolo e che, se fossero stati più ridotti, sarebbe stato più semplice passarci sopra.

Watch Dogs Legion è un gioco di azione-avventura creato da Ubisoft e pubblicato il 29 Ottobre per PlaStation 4, Xbox One, Google Stadia e PC, ma con la versione next-gen in arrivo e già annunciata con l’uscita di PlayStation 5 e Xbox Series X/S (rispettivamente il 12 e 10 Novembre). Il titolo fa da seguito al secondo capitolo della serie, pubbblicato nel 2016, e del quale vi abbiamo già parlato nella relativa recensione, ma si pone l’obiettivo di provare a rinnovare la serie aggiungendo un elemento cruciale di gameplay.. sarà riuscito in questo intento?

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Trama

Il nuovo Watch Dogs Legion cambia ambientazione dai precedenti, spostandosi dalle città statunitensi alla capitale del Regno Unito; ci troveremo infatti in una Londra “innovata” dal ctOS 3.0, il sistema cittadino che controlla tutti gli apparecchi elettronici: dai dispositivi Optik che tutti utilizzano fino a veicoli e droni. In seguito a quello che potremmo definire un attacco terroristico l’intera città è stata assoggettata al volere e al potere di Albion, una compagnia privata di sicurezza che è riuscita a ottenere pieni poteri per riportare l’ordine nella capitale. In questo contesto simil-dittatoriale ci troveremo a prendere il controllo del DedSec per formare una resistenza che possa liberare Londra, e questo vuol dire che non avremo più un Aiden Pearce o un Marcus Holloway da controllare, ma piuttosto che avremo la possibilità di reclutare gli abitanti della città e controllare ogni membro di questo nuovo DedSec da noi creato.

L’assenza di un protagonista vero e proprio fortunatamente non si fa sentire quanto ci saremmo invece aspettati, complice anche l’eccellente caratterizzazione di alcuni personaggi secondari che avremo modo di conoscere e, in minima parte, il tentativo di rendere unico ogni cittadino (cosa della quale vi parleremo meglio in seguito). Ci ritroveremo dunque a portare avanti una vera e propria ribellione eliminando gli oppressori e svelando i retroscena che hanno portato a questo punto, il tutto tramite i membri di un DedSec che cercano di rendersi irriconoscibili come soggetto, ma riconoscibili come gruppo, tramite l’uso di maschere di vario tipo. Potremmo considerare questo titolo come in una riproposizione del classico “V per Vendetta”, un film che ricorda molto una buona parte degli elementi trattati, ma ai quali questo nuovo Watch Dogs Legion aggiunge i risvolti dell’uso sfrenato della tecnologia.

L’intera trama principale del titolo, ma anche buona parte delle missioni secondarie (queste a un livello che non ci saremmo aspettati), risulta dunque essere estremamente interessante e ricca di elementi che ci verranno anche forniti da diversi documenti sparsi per il mondo di gioco. Questo riesce ad appassionare anche grazie alla presenza di antagonisti particolarmente ben congeniati, e per i quali non provare necessariamente solo odio e disprezzo, ma piuttosto lasciarvi inaspettatamente interdetti di fronte a scelte che dovrete necessariamente compiere. Tutto ciò riesce a funzionare egregiamente coinvolgendo il giocatore al punto da renderlo un po’ restio a concedersi liberamente all’esplorazione di Londra e a dedicarsi al fulcro centrale del gameplay (una tentazione che però è comunque davvero troppo forte..).

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Gameplay

Il fulcro centrale del gameplay di questo nuovo Watch Dogs Legion è indubbiamente dato dalla sua novità più grande, ovvero la possibilità di reclutare qualsiasi abitante come membro del DedSec. Si tratta di una scelta non certamente priva di punti deboli ma comunque complessivamente molto ben riuscita. Cominciamo dunque con il dirvi che: si, é possibile reclutare ogni singolo cittadino di questa Londra moderna, dagli anziani che passeggiano nei parchi fino a membri di Albion, della polizia o affiliati al clan Kelley. Il tutto è però sostanzialmente assoggettato all’opinione che questa persona ha nei confronti della resistenza; avremo infatti persone che potrebbero già avere un’opinione positiva nei nostri confronti (per i quali sarà sufficiente semplicemente tenere premuto su “recluta”), oppure altri con opinione neutrale o più o meno negativa.

Il tutto è principalmente correlato a due fattori, il primo è il grado di oppressione a cui il quartiere della città sarà sottoposto, e dunque in quartieri non ancora liberi troveremo soprattutto cittadini con un’opinione negativa. Il secondo è invece determinato dalle interconnessioni con altri abitanti, e pertanto potremmo trovarci di fronte a una persona che ha già un’opinione positiva perché uno dei nostri agenti ha, ad esempio, liberato un suo amico o parente da una situazione spiacevole, oppure al contrario una negativa qualora un suo relativo sia stato ferito o ucciso da un membro del DedSec. Potremmo inoltre incorrere in persone con un’opinione talmente tanto negativa (come nel caso di persone danneggiate direttamente da noi) da non volersi assolutamente unire alla nostra squadra a prescindere, o persino al punto da sequestrare dei nostri compagni (che dovremo poi andare a salvare).

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Ovviamente la domanda spontanea è come fare a migliorare questo parere, e la risposta è tanto semplice quanto articolata. Nel caso di pareri negativi dovremo infatti, dopo aver salvato la potenziale recluta nel nostro elenco, accedere al suo “profilo profondo”, ovvero un sistema che ci permetterà di capire i suoi gusti, a cosa sta lavorando e le sue relazioni. Tra queste voci dovremo andare a cercare gli indizi che possono fare al caso nostro, come ad esempio un parente con un’opinione più positiva da reclutare, oppure una situazione “spiacevole” che potremmo risolvere, come strozzini, molestatori o altri tipi di problemi. Nel caso di pareri neutrali potremmo servirci anche in questo caso del profilo profondo, oppure eventualmente parlare con la persona avviando una missione che, anche se non sono presenti infinite tipologie, risultano essere abbastanza variegate e poco monotone.

Come anticipato all’inizio, però, questo intero sistema in Watch Dogs Legion scopre il fianco ad alcuni difetti inevitabili. Il tutto viene però sostanzialmente riassunto nell’ovvia assenza di una base di contenuti illimitata; sarebbe infatti impossibile dare a ciascun abitante di Londra una propria personalità, una voce e un volto diverso dagli altri, pertanto sono stati creati più modelli predeterminati ai quali più personaggi possono attingere. Pertanto potrà capitarvi facilmente di incorrere in due o più persone con lo stesso volto, la stessa voce o modi di fare e di parlare analoghi (potendo così incorrere anche in un dialogo tra due personaggi identiche). Questo più che un problema é un difetto inevitabile e strettamente connesso alla scelta di dare una possibilità pressoché illimitata di reclute.

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La variabilità maggiore che possiamo trovare tra gli abitanti della capitale inglese è però data dai loro talenti e oggetti unici. Sono infatti presenti un grandissimo numero di caratteristiche che possono rendere più o meno appetibile una nuova recluta. Queste spaziano dal malus di movimento per gli anziani, di singhiozzare in situazioni avverse (così da farsi scoprire da nemici vicini), fino alla tendenza a giocare d’azzardo (sottraendoci o, in caso di vincita, aggiungendo criptovaluta al nostro conto) o la tendenza a morire in maniera casuale.  La maggior parte di questi fanno però riferimento ai più importanti cittadini “unici”, più rari da trovare; abbiamo ad esempio delle spie dotate di pistole silenziate, orologi da polso in grado di disattivare le armi nemiche e auto in perfetto stile 007, ma anche hacker con maggiori possibilità nell’uso delle distrazioni, statue umane che possono sfuggire facilmente agli inseguimenti e tanto altro ancora.

Tralasciando questa importante porzione del gameplay di Watch Dogs Legion troviamo altri elementi ripresi dal precedente capitolo e migliorati. Ad eccezione per equipaggiamento unico già in possesso di alcuni personaggi, l’intera dotazione della nostra squadra dipenderà sostanzialmente dai cosiddetti punti tecnologia in nostro possesso. Si tratta di punti ottenibili in tutta la mappa tramite particolari dispositivi con cui interagire e che ci permetteranno di sbloccare nuove armi e nuovi gadget da aggiungere al nostro equipaggiamento, così come altre abilità come la capacità di controllare e sabotare droni e torrette, oppure di nascondere i nemici messi KO oppure uccisi rendendoli invisibili. In aggiunta per la mappa saranno presenti un gran numero di collezionabili da raccogliere come nuove maschere, documenti di testo o audio e che aggiungono elementi a trama e lore.

Ultima, ma non per importanza, è la libertà d’azione che il titolo offre, una cosa incentivata come mai prima d’ora. In generale già nei precedenti capitoli era possibile sfruttare droni e telecamere per evitare un approccio più diretto, ma in questo nuovo capitolo le possibilità vengono ancor più ampliate. Questo innanzitutto grazie al ctOS 3.0 di Londra, con un grande quantitativo di droni offensivi e non (spiderbot inclusi), di mezzi di trasporto, piattaforme, ripari e trappole; il tutto al punto da permetterci di completare un obbiettivo senza neanche avvicinarci lontanamente. La cosa viene poi appunto ancora più espansa dalle caratteristiche dei nostri agenti: gli hacker sono ad esempio più validi nel completare il tutto dalla distanza, i sicari sono vere e proprie macchine da guerra per l’uso di armi e schivate, mentre gli anziani.. sono anziani…

Concludiamo parlandovi rapidamente dei tre punti alla base del gameplay di Watch Dogs Legion (escludendo l’hacking trattato nel precedente paragrafo). Parliamo infatti dello shooting, della guida dei veicoli e del combattimento corpo a corpo. Nel caso del primo abbiamo un sistema soddisfacente costituito da un totale di cinque tipologie di armi da fuoco (anche se tecnicamente quelle che possiamo dare in dotazione ai membri del nostro team sono solo armi stordenti, quelle letali devono già essere in possesso dell’operatore prima del reclutamento per essere utilizzate) da sfruttare negli scontri servendoci delle coperture fornite dall’ambientazione. Anche il corpo a corpo risulta divertente da applicare, con attacchi, contrattacchi e rotture di guardia. Purtroppo la guida presenta alcuni problemi già presenti nel resto della serie, primo tra tutti la fisica delle collisioni, ma che comunque sopperisce in maniera sufficiente alla sua funzione (considerata anche la possibilità di attivare la guida automatica).

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Longevità

Questo nuovo Watch Dogs Legion presenta la durata complessiva più variabile della serie. Si tratta infatti di un parametro strettamente legato a quanto finiremo per perderci per le strade di Londra a reclutare nuovi membri del DedSec, raccogliere punti tecnologia per potenziare la nostra dotazione o cercare collezionabili. In linea di massima, comunque, per completare la trama principale del titolo saranno necessarie un totale di circa 12 ore di gioco; si tratta di una durata assolutamente di tutto rispetto ma che non può non essere aumentata dagli altri contenuti presenti, incluse interessanti missioni secondarie e attività uniche come la consegna di pacchi o l’affissione di manifesti e street art. Nel mese di Dicembre sarà inoltre aggiunto anche il comparto multigiocatore al titolo, un sistema che già nei precedenti capitoli riusciva a intrattenere e aumentarne considerevolmente le ore di gioco.

Comparto Tecnico 

Abbiamo avuto modo di provare Watch Dogs Legion in maniera approfondita su PlayStation 4 Pro e vederne il comportamento su PC, e possiamo dunque dire che si tratta senza dubbio di un gioco pensato soprattutto per la prossima generazione di console. Attualmente da un punto di vista visivo su PS4 il gioco si comporta in maniera ottima ma purtroppo non senza qualche piccola sbavatura. In generale abbiamo infatti un buon livello di texture e di illuminazione ambientale, ma soprattutto un ottimo dettaglio di tutti i personaggi che potremo trovare e della loro mimica facciale. Di contro però possiamo trovarci di fronte ad alcuni oggetti delle ambientazioni visibilmente meno dettagliate di altre, oppure trovare un ritardo di rendering in alcuni oggetti (anche se la cosa è davvero poco evidente). Questi difetti vengono poi risolti nella versione PC e, con tutta probabilità, in quella PlayStation 5 e Xbox Series X della quale vi parleremo al più presto.

Nonostante la ricchezza di dettagli delle varie parti della città e degli abitanti che la popolano, i compromessi raggiunti sulle console di questa generazione permettono di mantenere il framerate abbastanza stabile sui 30fps senza cali troppo evidenti. Anche il sonoro si attesta su livelli decisamente ottimi sia grazie al doppiaggio in italiano di personaggi primari e secondari, sia per le musiche proposte dalle stazioni radio della città e la colonna sonora di accompagnamento (con artisti che spaziano dai Gorillaz fino alla musica classica). Infine, nel corso della nostra intera partita, non abbiamo riscontrato grossi problemi di carattere tecnico relativo a bug o glitch tranne le solite cose che ci si potrebbe aspettare da un titolo open world, un’IA non troppo brillante, ma soprattutto crash del titolo che ogni tanto si fanno sentire.

Questo nuovo Watch Dogs Legion risulta dunque essere una novità di grande livello per la serie, e soprattutto un titolo complessivamente molto ben riuscito che potrà appassionare sia chi già ha avuto modo di avvicinarsi alla serie, sia chi vi si avvicinerà per la prima volta. Partendo da una trama molto ben riuscita, che tocca argomenti interessanti e con personaggi ben caratterizzati, fino ad arrivare all’assoluta novità nel gameplay di possibilità nel reclutare nuovi membri (elemento molto ben riuscito, anche se non perfetto), il tutto lasciando sempre grande libertà di azione in ogni circostanza. Non vediamo l’ora di provare il comparto multigiocatore in arrivo il prossimo mese, cosa che potrà aumentare considerevolmente le ore di gioco che già nel gioco di base sono di ottimo livello, oltre che la versione migliorata su PlayStation 5 e Xbox Series X.