The Mooseman è un interessante titolo indie con uno scopo tanto ambizioso quanto intrigante.

Se parliamo di mitologia obugrica (o ugrica) molto probabilmente nessuno avrà la più pallida idea di cosa si stia parlando, ed ammettiamo che lo stesso valeva per noi prima di iniziare The Mooseman. In effetti parliamo di una mitologia risaliente al settimo-quinto secolo AC e fondata da una popolazione indigena (predecessori degli odierni Ungarici) della Russia che si era stanziata lungo le porzioni Nord-Est degli Urali fino alle regioni ad Ovest della Siberia. In queste regioni sono stati trovati numerosi reperti in bronzo dalle forme più disparate, ma essenzialmente raffiguranti diversi animali e che attualmente sono conservati in diversi musei tra cui il museo regionale di Perm Krai. Il gioco rappresenta, dunque, una ricostruzione artistica dei miti e leggende su cui sono basati questi reperti.

Dopo un breve incipit saremo messi nei panni di un Mooseman (o uomo alce), ovvero un essere estremamente importante dal punto di vista della storia e che verrà meglio identificato durante il procedere dell’avventura. La sua grande capacità è quella di vedere ciò che non può essere visto da occhio umano attraverso una sorta di vista spirituale in grado di rivelare la realtà nascosta e l’anima presente anche in oggetti inanimati. Ben presto ci renderemo conto che questo tipo di vista sarà essenziale per proseguire lungo questo relativamente breve (parliamo di un titolo della durata complessiva di circa un’ora e mezza) titolo a scorrimento orizzontale che ci porterà attraverso i tre “mondi” della realtà.

Le vicende saranno narrate per mezzo di una voce fuoricampo che interverrà essenzialmente durante gli intermezzi tra un livello e l’altro, anche se purtroppo durante alcuni di questi non ci è stata data traduzione ma le parole apparivano unicamente in russo (da segnalare l’assenza della localizzazione in italiano, per cui i meno avvezzi alla lingua avranno qualche problema a seguire la storia). Inoltre troveremo numerose statue che faranno sia da checkpoint e permetteranno anche di sbloccare alcuni brevi approfondimenti accessibili in qualsiasi momento, ed alcuni idoli disseminati nei vari livelli che fungeranno da collezionabili. The Mooseman si svolgerà essenzialmente attraverso alcuni semplici enigmi ambientali che richiederanno l’uso di elementi dello scenario e della nostra speciale visione. Il gioco non sarà esente dall’elemento “trial and error” per cui non ci verrà spiegato quasi nulla e spesso dovremo necessariamente morire per comprendere il funzionamento di determinati elementi, ma comunque, grazie anche alla vicinanza dei vari checkpoint non sarà per nulla un peso.

Un ultimo elemento che serve ad unire il tutto e a rendere questo titolo quasi un’esperienza “spirituale” in grado di raccontare una storia “mai narrata” è la colonna sonora utilizzata, estremamente suggestiva e fatta su misura. Infine parlando della grafica, anche questa risulta essere studiata per riuscire ad essere suggestiva e, per quanto semplice sia, di grande impatto. Sarà infatti basata su disegni ed animazioni molto semplici e tinteggiature varie, ma basate soprattutto sul contrasto tra lo sfondo ed il bianco delle diverse forme spirituali.