Assassin’s Creed Valhalla è il nuovo capitolo di una delle serie più celebri sviluppate da Ubisoft e che ha avuto un’evoluzione consistente in termini di gameplay passando dall’essere un gioco di azione/avventura ad essere principalmente un gioco di ruolo che ricordava molto un The Witcher. In questo nuovo capitolo, pubblicato il 10 Novembe per Xbox One, PlayStation 4 e Xbox Series X (con la versione PS5 in arrivo il 19), gli sviluppatori hanno voluto dare ascolto alle critiche riadattando gli elementi caratteristici di questa serie per ritrovare un giusto compromesso; ci saranno riusciti?

assassin's creed valhalla

Trama

In Assassin’s Creed Valhalla torneremo ancora una volta nei panni di Layla Hassan, ex impiegata Abstergo che si trova ora a lavorare con gli Assassini per sventare la fine del mondo che si è innescata con la fine dell’arco narrativo dedicato a Desmond Miles. Questa volta però pare che non saremo su nessuna pista legata a manufatti dell’Eden, ma per evitare spoiler diciamo che si tratterà di un “suggerimento da uno sconosciuto” che ci porterà a scovare la tomba di un vichingo chiamato Eivor. Potremo così vedere la vita che ha vissuto e cercare di scoprire cos’ha di tanto importante e particolare. Si tratta di un DNA che si mostra anomalo già dai primi momenti di gioco presentando due flussi distinti e permettendoci di scegliere il sesso del nostro protagonista (scelta che potremo modificare in qualsiasi momento).

Inizierà così la nostra avventura nei fiordi norvegesi, la quale procederà contemporaneamente a quella nel presente, che ci porterà a conoscere il o la nostro/a Eivor, così come altri personaggi importanti tutti molto ben caratterizzati. Tra questi figurano anche due membri degli Assassini (o gli Occulti) che ci introdurranno alle loro pratiche, oltre a donarci una lama celata. Essendo Eivor totalmente esterno al gruppo e non condividendone l’ideologia di base finiremo per conoscere da zero i loro obiettivi e la loro storia. Purtroppo in seguito ad alcuni eventi ci ritroveremo a viaggiare alla volta dell’Inghilterra con l’obiettivo di stabilircisi e fondare un nostro insediamento ma, da buoni vichinghi, otterremo tutte le risorse a noi necessarie razziando e depredando con il nostro gruppo di guerrieri a bordo della nostra imbarcazione.

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In Inghilterra saremo quindi visti dagli autoctoni come dei barbari e, pertanto, sarà anche importante stabilire delle alleanze con altri clan vichinghi e non solo. In quest’ottica pare poi chiara l’idea di rimuovere le classiche missioni secondarie alle quali siamo solitamente abituati e rimpiazzandole con quelli che potremo più definire come eventi (quasi come quelli visti in Red Dead Redemption 2 anche se non casuali ma prestabiliti in punti della mappa relativi ai “Misteri”). Riceveremo infatti delle semplici richieste che potranno variare dal semplice aiutare una persona a trasportare una cassa di mele fino a pescare qualcosa, entrare in un fight club o partecipare a uno scontro. Il punto a favore di questi compiti è non soltanto dato dalla rapidità con cui possono essere completati, ma anche dal fatto che sono stati tutti resi estremamente unici e divertenti da completare (che sia per il personaggio incontrato o per la questione in se).

Tutta la trama principale, così come le missioni descritte poc’anzi, è stata resa il meno dispersivo possibile e molto accattivante soprattutto grazie a un risvolto più onirico e trascendentale. Ciononostante non avremo soltanto una linea narrativa principale, ma piuttosto più storie sulle quali potremo focalizzarci in ogni momento. Tra queste ritroviamo anche la parte strettamente legata agli Assassini e il loro sempreverde compito di eliminare la minaccia e l’influsso di controllo dei Templari; questo sempre tramite una schermata legata all’Ordine degli Occulti che ci permetterà, con vari indizi che potremo trovare, di svelare le loro identità per poi eliminarli (sostanzialmente come nel caso di Odyssey). Affronteremo così numerose battaglie, assedi e razzie, stringeremo alleanze con altri clan e affermeremo il nostro dominio.

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Gameplay

La serie di Assassin’s Creed è andata incontro a profondi mutamenti nel gameplay non apprezzati da tutti, ma come si sarà comportato questo nuovo Valhalla? Cominciamo con il sottolineare che abbiamo apprezzato il precedente capitolo della serie, ovvero Odyssey, come un ottimo RPG che però effettivamente aveva perso alcuni caratteri distintivi che lo rendevano un AC. Con questo nuovo capitolo della serie, però, Ubisoft pare aver voluto dare ascolto alle critiche cercando un giusto compromesso tra tutte le meccaniche, vecchie e nuove. Infatti, pur condividendo alcuni caratteri tipici dei giochi di ruolo (sperimentati e sviluppati tra Origins e Odyssey), questo titolo ha tutti, o quasi, gli elementi in grado di ridare una sensazione più affine ai primi capitoli.

Il primo elemento che sancisce questo “ritorno alle origini” è senza dubbio la tanto agognata lama celata, l’arma distintiva degli Assassini che in Odyssey aveva ceduto il posto alla lancia di Leonida. A ciò si somma anche la possibilità di indossare un mantello per rendersi meno riconoscibili e nascondersi in gruppi di monaci o mescolarsi agli abitanti. In aggiunta, questo letale strumento, ci darà la possibilità di uccidere silenziosamente qualsiasi tipo di nemico (“boss” esclusi) purché questi siano ignari della nostra presenza. Ciò accade per due motivi: innanzitutto potremo sbloccare sin da subito un talento (dei quali vi parleremo in seguito) che ci permetterà di eliminare anche i nemici più coriacei al completamento di un quick time event, inoltre né i nemici né noi saremo più identificati da un livello vero e proprio. 

Il sistema di livelli a cui siamo normalmente abituati viene infatti rimpiazzato da un valore numerico che definisce il grado di forza sia nostro che dei nostri nemici. Parliamo infatti della cosiddetta “Potenza”, ovvero un dato che ci permette di capire quanto una zona sia adatta al nostro personaggio ma, considerata la possibilità di eliminare i nemici in maniera stealth, soltanto da un punto di vista degli scontri diretti. Questo valore va fatto crescere tramite il nostro albero (o costellazione in questo caso) dei talenti; ogni azione, uccisione e missione ci ricompenserà con dei punti esperienza e ogni volta che saremo riusciti ad accumularne un certo quantitativo riceveremo due punti talento (potremo ottenerli direttamente anche da alcuni punti di interesse nella mappa).

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In Assassin’s Creed Valhalla ogni punto talento ci permetterà di sbloccare alcuni bonus passivi (come salute e danno) e attivi (come barre di adrenalina extra, attacco in corsa, assassini multipli e il già citato Assassinio Perfezionato per eliminare nemici di alto profilo); parliamo di un sistema vasto e complesso come pochi proprio nei termini della sua semplice estensione. In tutto ciò non vengono però considerate le Abilità, le quali formano una sezione a parte e vanno sbloccate raccogliendo dei Tomi disseminati in tutto il mondo di gioco (a ciascuno corrisponde una specifica abilità). Queste ultime si strutturano in maniera molto simile a quanto visto in Odyssey potendone equipaggiare quattro per il corpo a corpo e quattro per la distanza e potendo persino migliorarle dopo aver raccolto un secondo Tomo dello stesso tipo.

Alla base delle abilità e talenti di Assassin’s Creed Valhalla abbiamo un sistema di combattimento che è stato migliorato per certi versi, ma che ha anche visto l’aggiunta di alcuni, anche se piccoli, elementi in grado di renderlo diverso dagli altri capitoli della serie. Abbiamo infatti schivate, attacchi leggeri e pesanti il cui uso è legato a doppio senso a una barra della stamina; questo perché se gli attacchi pesanti consumano un quantitativo più alto di energia, quelli leggeri andati a segno la ricaricheranno leggermente costringendoci a sfruttare delle combo miste per non esaurirla troppo rapidamente (anche perché dopo averla esaurita non potremo schivare fino a quando non sarà di nuovo piena), ma anche a concatenarvi delle abilità al giusto momento per ottenere un po’ di respiro). Il tutto permette dunque un inaspettatamente grande livello di possibilità tra attacchi, abilità e talenti.

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A questo si aggiunge la possibilità di effettuare parry deviando gli attacchi nemici o di parare e/o attaccare con l’oggetto impugnato nella mano sinistra (che sia uno scudo, un’ascia o una mazza chiodata), oppure ancora usare pesanti armi a due mani. I parry in misura maggiore, ma anche gli attacchi pesanti o l’utilizzare arco e frecce per colpire specifici punti dell’avversario andranno tutti a ridurre una barra degli avversari legata al loro libello di stordimento; questa, una volta azzerata, li esporrà a violente esecuzioni o, nel caso di bossfight ad attacchi che ridurranno in maniera consistente la loro salute. Si tratta dunque di un sistema soddisfacente da utilizzare, molto più di quanto non sia lo stealth che, pur avendo ricevuto alcune reintroduzioni, è reso fin troppo complesso anche a difficoltà normale da nemici in grado di individuarvi e far scattare l’allarme anche da distanze improbabili.

Come in ogni altro capitolo della serie, Ubisoft ha voluto porre molta enfasi sull’esplorazione del mondo di gioco ma questa volta riuscendo a rendere il tutto meno dispersivo pur mantenendo le enormi dimensioni del mondo di gioco. Si è riusciti a giungere a questo risultato rimuovendo dalla mappa i classici punti di interesse ai quali la serie, soprattutto negli ultimi due capitoli, ci ha abituati. Dunque non avremo più zone che per essere completate ci richiederanno l’eliminazione di nemici di un certo tipo o il recuperare determinati forzieri; al contrario potremo trovare sulla mappa tre tipologie di punti di interesse: le ricchezze, i manufatti e i misteri. Nel primo caso si tratterà di risorse utili (primo tra tutti il caso dei monasteri da razziare), armi o armature, nel secondo avremo mappe del tesoro, nuovi tatuaggi o collezionabili e infine, nell’ultimo, abbiamo le nuove “missioni secondarie” o per l’appunto dei misteri da svelare (come prove “allucinogene”, anomalie nell’animus e tanto altro).

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Anche l’esplorazione e l’effettuare una ricognizione dall’alto hanno subito alcune piccole modifiche per migliorare l’esperienza di gioco. La rimozione del buon vecchio “Occhio dell’aquila” è stata infatti rimpiazzata nel tempo dall’uso di Senu e Icaro, le nostre fedeli aquile da ricognizione che in Origins e Odyssey dovevamo sfruttare prima di avvicinarci agli insediamenti nemici così da studiare il migliore piano d’approccio. Anche in Assassin’s Creed Valhalla avremo il nostro fido compagno volante (un corvo di nome Synin), ma questo non sarà in grado di lasciare indicatori diretti sui nemici semplicemente inquadrandoli, al contrario servirà piuttosto ad avere un’idea generale dell’area o eventualmente cercare rapidamente un luogo di nostro interesse. Il tracciamento dei nemici viene così affidato a una sorta di “Occhio dell’aquila” con portata limitata, ovvero l’impulso che in Odyssey serviva a individuare risorse vicine; una scelta a nostro avviso ben fatta che evita la ripetitività e l’interruzione dell’azione data dall’abuso dei nostri compagni alati.

Come già anticipato parlandovi della trama la nostra esplorazione su territorio inglese partirà dal nostro insediamento vichingo, Ravensthorpe. Si tratta non soltanto del punto nevralgico di tutte le nostre attività, dalla ricerca di nuovi alleati alla caccia all’Ordine degli Antichi, ma anche la nostra nuova casa e, come tale, va migliorata e fatta crescere. Avremo infatti la possibilità di costruire diverse tipologie di edifici (con i proventi delle nostre razzie) come la caserma, un capanno per la pesca e caccia, un emporio e tanto altro. Tutto ciò avrà un impatto diretto non soltanto sul nostro gameplay, andando per esempio a sbloccare potenziamenti per le armi o oggetti da acquistare, ma anche incrementando la reputazione del nostro villaggio così da sbloccare nuove possibilità di costruzione. Sia il nostro villaggio, che il nostro protagonista (incluso il cavallo, il corvo e la nave) avranno poi a disposizione diverse possibilità di personalizzazione come strutture e abbellimenti per il primo, oppure tatuaggi, taglio e colore dei capelli per il secondo.

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Longevità

Nonostante la ridotta dispersività data dalle oculate scelte in termini di gameplay, Assassin’s Creed Valhalla risulta essere un gioco decisamente imponente sia in termini di storia che di contenuti in generale. Per completare la sola campagna principale del titolo saranno infatti necessarie oltre 15-16 ore di gioco ma, considerato ciò che potrete trovarvi intorno, sarà pressoché impossibile (oltre che sbagliato) arrivare all’epilogo con così poche ore. Un titolo che pone così tanta enfasi sull’esplorazione delle varie mappe di gioco (che non si limitano alla sola Inghilterra) va infatti giocato lasciandosi ogni tanto andare a qualche deviazione per sconfiggere un nemico unico, raccogliere un tesoro o semplicemente perdersi a guardare un luogo particolarmente ispirato dal punto di vista visivo. Questo titolo è infatti un’esperienza a 360 gradi che non si limita alla sola narrazione, soprattutto quando accompagnato, come in questo caso, da un’importante riduzione di monotonia che potevamo invece trovare nei suoi predecessori!

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Comparto Tecnico

Veniamo ora, purtroppo, al vero punto dolente dell’intero titolo e che vi si estende in quasi ogni sua parte. Cominciamo innanzitutto con il dire che questo nuovo Assassin’s Creed Valhalla presenta un livello di dettaglio grafico di tutto rispetto, con una buona resa complessiva e soprattutto un ottimo lavoro sui volti dei personaggi e sui loro modelli, così come su buona parte delle texture ambientali e sull’illuminazione. Purtroppo su PS4 Pro, per mantenere pressochè costante il numero degli fps (tranne in alcuni casi in situazioni con un alto numero di personaggi a schermo), non mancano alcune zone con texture meno definite, anche se in casi circoscritti, o altri tipi di compromessi grafici.

Anche da un punto di vista del sonoro il titolo presenta alcuni alti e bassi; abbiamo certamente un ottimo doppiaggio anche in lingua nostrana, così come ottimi effetti sonori e soprattutto un’altrettanto ottima colonna sonora. Purtroppo però non mancano alcuni difetti più o meno evidenti come degli sbilanciamenti, in particolare degli effetti sonori, o persino delle linee di dialogo che in alcune circostanze possono saltare facendovi perdere la frase. Comunque in questi casi descritti finora si tratta soprattutto di difetti di minore entità o comunque più rari da riscontrare al contrario di quanto invece non accada nel caso di bug e glitch.

Su quest’ultimo elemento si potrebbe purtroppo parlare fin troppo, potremmo infatti ritrovarci dai difetti minori come personaggi che fanno cose inspiegabili, animali e personaggi che si incastrano nei luoghi più disparati, difetti nelle animazioni o nell’illuminazione e tanto altro, oppure anche problemi più evidenti che possono passare dalla “semplice” assenza di un torace per un personaggio fino al cavallo che decide di non rispondere più ai nostri comandi o crash del gioco. Se questi ultimi riescono fortunatamente a essere meno frequenti, i primi purtroppo sono decisamente fin troppo frequenti, al punto da rovinare momenti di pathos o dialoghi distogliendo la nostra attenzione, soprattutto considerando lo splendido lavoro svolto sul mondo di gioco. A questo va poi a sommarsi un’IA fin troppo deficitaria che, ad esempio, non corre neanche ai ripari in caso di un attacco con frecce come invece avveniva in Odyssey.

Il nuovo Assassin’s Creed Valhalla riesce dunque a rendersi unico come capitolo e ben distinto dagli altri trovando quel connubio perfetto tra le possibilità che un Assassino può mettere nelle nostre mani (nonostante sia più complesso rispetto al passato mantenere un basso profilo) e quello che può dare un gioco di ruolo ben riuscito e con un combat system molto ampio. Questo però sempre ponendo grande enfasi su uno dei veri punti di rilievo della serie, ovvero l’esplorazione e il perdersi in un mondo ricco e dettagliato che in questo caso non si limita soltanto all’Inghilterra o ai freddi territori del Nord… Tutte le scelte messe in atto riescono così a unirsi molto bene tra loro (soprattutto per quanto riguarda le missioni secondarie) con l’accompagnamento di una trama ben narrata e molto interessante da seguire; purtroppo una parte dell’esperienza di gioco viene inevitabilmente compromessa dai numerosi problemi tecnici che affliggono il titolo e che, se fossero stati più ridotti, sarebbe stato più semplice passarci sopra.

Watch Dogs Legion è un gioco di azione-avventura creato da Ubisoft e pubblicato il 29 Ottobre per PlaStation 4, Xbox One, Google Stadia e PC, ma con la versione next-gen in arrivo e già annunciata con l’uscita di PlayStation 5 e Xbox Series X/S (rispettivamente il 12 e 10 Novembre). Il titolo fa da seguito al secondo capitolo della serie, pubbblicato nel 2016, e del quale vi abbiamo già parlato nella relativa recensione, ma si pone l’obiettivo di provare a rinnovare la serie aggiungendo un elemento cruciale di gameplay.. sarà riuscito in questo intento?

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Trama

Il nuovo Watch Dogs Legion cambia ambientazione dai precedenti, spostandosi dalle città statunitensi alla capitale del Regno Unito; ci troveremo infatti in una Londra “innovata” dal ctOS 3.0, il sistema cittadino che controlla tutti gli apparecchi elettronici: dai dispositivi Optik che tutti utilizzano fino a veicoli e droni. In seguito a quello che potremmo definire un attacco terroristico l’intera città è stata assoggettata al volere e al potere di Albion, una compagnia privata di sicurezza che è riuscita a ottenere pieni poteri per riportare l’ordine nella capitale. In questo contesto simil-dittatoriale ci troveremo a prendere il controllo del DedSec per formare una resistenza che possa liberare Londra, e questo vuol dire che non avremo più un Aiden Pearce o un Marcus Holloway da controllare, ma piuttosto che avremo la possibilità di reclutare gli abitanti della città e controllare ogni membro di questo nuovo DedSec da noi creato.

L’assenza di un protagonista vero e proprio fortunatamente non si fa sentire quanto ci saremmo invece aspettati, complice anche l’eccellente caratterizzazione di alcuni personaggi secondari che avremo modo di conoscere e, in minima parte, il tentativo di rendere unico ogni cittadino (cosa della quale vi parleremo meglio in seguito). Ci ritroveremo dunque a portare avanti una vera e propria ribellione eliminando gli oppressori e svelando i retroscena che hanno portato a questo punto, il tutto tramite i membri di un DedSec che cercano di rendersi irriconoscibili come soggetto, ma riconoscibili come gruppo, tramite l’uso di maschere di vario tipo. Potremmo considerare questo titolo come in una riproposizione del classico “V per Vendetta”, un film che ricorda molto una buona parte degli elementi trattati, ma ai quali questo nuovo Watch Dogs Legion aggiunge i risvolti dell’uso sfrenato della tecnologia.

L’intera trama principale del titolo, ma anche buona parte delle missioni secondarie (queste a un livello che non ci saremmo aspettati), risulta dunque essere estremamente interessante e ricca di elementi che ci verranno anche forniti da diversi documenti sparsi per il mondo di gioco. Questo riesce ad appassionare anche grazie alla presenza di antagonisti particolarmente ben congeniati, e per i quali non provare necessariamente solo odio e disprezzo, ma piuttosto lasciarvi inaspettatamente interdetti di fronte a scelte che dovrete necessariamente compiere. Tutto ciò riesce a funzionare egregiamente coinvolgendo il giocatore al punto da renderlo un po’ restio a concedersi liberamente all’esplorazione di Londra e a dedicarsi al fulcro centrale del gameplay (una tentazione che però è comunque davvero troppo forte..).

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Gameplay

Il fulcro centrale del gameplay di questo nuovo Watch Dogs Legion è indubbiamente dato dalla sua novità più grande, ovvero la possibilità di reclutare qualsiasi abitante come membro del DedSec. Si tratta di una scelta non certamente priva di punti deboli ma comunque complessivamente molto ben riuscita. Cominciamo dunque con il dirvi che: si, é possibile reclutare ogni singolo cittadino di questa Londra moderna, dagli anziani che passeggiano nei parchi fino a membri di Albion, della polizia o affiliati al clan Kelley. Il tutto è però sostanzialmente assoggettato all’opinione che questa persona ha nei confronti della resistenza; avremo infatti persone che potrebbero già avere un’opinione positiva nei nostri confronti (per i quali sarà sufficiente semplicemente tenere premuto su “recluta”), oppure altri con opinione neutrale o più o meno negativa.

Il tutto è principalmente correlato a due fattori, il primo è il grado di oppressione a cui il quartiere della città sarà sottoposto, e dunque in quartieri non ancora liberi troveremo soprattutto cittadini con un’opinione negativa. Il secondo è invece determinato dalle interconnessioni con altri abitanti, e pertanto potremmo trovarci di fronte a una persona che ha già un’opinione positiva perché uno dei nostri agenti ha, ad esempio, liberato un suo amico o parente da una situazione spiacevole, oppure al contrario una negativa qualora un suo relativo sia stato ferito o ucciso da un membro del DedSec. Potremmo inoltre incorrere in persone con un’opinione talmente tanto negativa (come nel caso di persone danneggiate direttamente da noi) da non volersi assolutamente unire alla nostra squadra a prescindere, o persino al punto da sequestrare dei nostri compagni (che dovremo poi andare a salvare).

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Ovviamente la domanda spontanea è come fare a migliorare questo parere, e la risposta è tanto semplice quanto articolata. Nel caso di pareri negativi dovremo infatti, dopo aver salvato la potenziale recluta nel nostro elenco, accedere al suo “profilo profondo”, ovvero un sistema che ci permetterà di capire i suoi gusti, a cosa sta lavorando e le sue relazioni. Tra queste voci dovremo andare a cercare gli indizi che possono fare al caso nostro, come ad esempio un parente con un’opinione più positiva da reclutare, oppure una situazione “spiacevole” che potremmo risolvere, come strozzini, molestatori o altri tipi di problemi. Nel caso di pareri neutrali potremmo servirci anche in questo caso del profilo profondo, oppure eventualmente parlare con la persona avviando una missione che, anche se non sono presenti infinite tipologie, risultano essere abbastanza variegate e poco monotone.

Come anticipato all’inizio, però, questo intero sistema in Watch Dogs Legion scopre il fianco ad alcuni difetti inevitabili. Il tutto viene però sostanzialmente riassunto nell’ovvia assenza di una base di contenuti illimitata; sarebbe infatti impossibile dare a ciascun abitante di Londra una propria personalità, una voce e un volto diverso dagli altri, pertanto sono stati creati più modelli predeterminati ai quali più personaggi possono attingere. Pertanto potrà capitarvi facilmente di incorrere in due o più persone con lo stesso volto, la stessa voce o modi di fare e di parlare analoghi (potendo così incorrere anche in un dialogo tra due personaggi identiche). Questo più che un problema é un difetto inevitabile e strettamente connesso alla scelta di dare una possibilità pressoché illimitata di reclute.

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La variabilità maggiore che possiamo trovare tra gli abitanti della capitale inglese è però data dai loro talenti e oggetti unici. Sono infatti presenti un grandissimo numero di caratteristiche che possono rendere più o meno appetibile una nuova recluta. Queste spaziano dal malus di movimento per gli anziani, di singhiozzare in situazioni avverse (così da farsi scoprire da nemici vicini), fino alla tendenza a giocare d’azzardo (sottraendoci o, in caso di vincita, aggiungendo criptovaluta al nostro conto) o la tendenza a morire in maniera casuale.  La maggior parte di questi fanno però riferimento ai più importanti cittadini “unici”, più rari da trovare; abbiamo ad esempio delle spie dotate di pistole silenziate, orologi da polso in grado di disattivare le armi nemiche e auto in perfetto stile 007, ma anche hacker con maggiori possibilità nell’uso delle distrazioni, statue umane che possono sfuggire facilmente agli inseguimenti e tanto altro ancora.

Tralasciando questa importante porzione del gameplay di Watch Dogs Legion troviamo altri elementi ripresi dal precedente capitolo e migliorati. Ad eccezione per equipaggiamento unico già in possesso di alcuni personaggi, l’intera dotazione della nostra squadra dipenderà sostanzialmente dai cosiddetti punti tecnologia in nostro possesso. Si tratta di punti ottenibili in tutta la mappa tramite particolari dispositivi con cui interagire e che ci permetteranno di sbloccare nuove armi e nuovi gadget da aggiungere al nostro equipaggiamento, così come altre abilità come la capacità di controllare e sabotare droni e torrette, oppure di nascondere i nemici messi KO oppure uccisi rendendoli invisibili. In aggiunta per la mappa saranno presenti un gran numero di collezionabili da raccogliere come nuove maschere, documenti di testo o audio e che aggiungono elementi a trama e lore.

Ultima, ma non per importanza, è la libertà d’azione che il titolo offre, una cosa incentivata come mai prima d’ora. In generale già nei precedenti capitoli era possibile sfruttare droni e telecamere per evitare un approccio più diretto, ma in questo nuovo capitolo le possibilità vengono ancor più ampliate. Questo innanzitutto grazie al ctOS 3.0 di Londra, con un grande quantitativo di droni offensivi e non (spiderbot inclusi), di mezzi di trasporto, piattaforme, ripari e trappole; il tutto al punto da permetterci di completare un obbiettivo senza neanche avvicinarci lontanamente. La cosa viene poi appunto ancora più espansa dalle caratteristiche dei nostri agenti: gli hacker sono ad esempio più validi nel completare il tutto dalla distanza, i sicari sono vere e proprie macchine da guerra per l’uso di armi e schivate, mentre gli anziani.. sono anziani…

Concludiamo parlandovi rapidamente dei tre punti alla base del gameplay di Watch Dogs Legion (escludendo l’hacking trattato nel precedente paragrafo). Parliamo infatti dello shooting, della guida dei veicoli e del combattimento corpo a corpo. Nel caso del primo abbiamo un sistema soddisfacente costituito da un totale di cinque tipologie di armi da fuoco (anche se tecnicamente quelle che possiamo dare in dotazione ai membri del nostro team sono solo armi stordenti, quelle letali devono già essere in possesso dell’operatore prima del reclutamento per essere utilizzate) da sfruttare negli scontri servendoci delle coperture fornite dall’ambientazione. Anche il corpo a corpo risulta divertente da applicare, con attacchi, contrattacchi e rotture di guardia. Purtroppo la guida presenta alcuni problemi già presenti nel resto della serie, primo tra tutti la fisica delle collisioni, ma che comunque sopperisce in maniera sufficiente alla sua funzione (considerata anche la possibilità di attivare la guida automatica).

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Longevità

Questo nuovo Watch Dogs Legion presenta la durata complessiva più variabile della serie. Si tratta infatti di un parametro strettamente legato a quanto finiremo per perderci per le strade di Londra a reclutare nuovi membri del DedSec, raccogliere punti tecnologia per potenziare la nostra dotazione o cercare collezionabili. In linea di massima, comunque, per completare la trama principale del titolo saranno necessarie un totale di circa 12 ore di gioco; si tratta di una durata assolutamente di tutto rispetto ma che non può non essere aumentata dagli altri contenuti presenti, incluse interessanti missioni secondarie e attività uniche come la consegna di pacchi o l’affissione di manifesti e street art. Nel mese di Dicembre sarà inoltre aggiunto anche il comparto multigiocatore al titolo, un sistema che già nei precedenti capitoli riusciva a intrattenere e aumentarne considerevolmente le ore di gioco.

Comparto Tecnico 

Abbiamo avuto modo di provare Watch Dogs Legion in maniera approfondita su PlayStation 4 Pro e vederne il comportamento su PC, e possiamo dunque dire che si tratta senza dubbio di un gioco pensato soprattutto per la prossima generazione di console. Attualmente da un punto di vista visivo su PS4 il gioco si comporta in maniera ottima ma purtroppo non senza qualche piccola sbavatura. In generale abbiamo infatti un buon livello di texture e di illuminazione ambientale, ma soprattutto un ottimo dettaglio di tutti i personaggi che potremo trovare e della loro mimica facciale. Di contro però possiamo trovarci di fronte ad alcuni oggetti delle ambientazioni visibilmente meno dettagliate di altre, oppure trovare un ritardo di rendering in alcuni oggetti (anche se la cosa è davvero poco evidente). Questi difetti vengono poi risolti nella versione PC e, con tutta probabilità, in quella PlayStation 5 e Xbox Series X della quale vi parleremo al più presto.

Nonostante la ricchezza di dettagli delle varie parti della città e degli abitanti che la popolano, i compromessi raggiunti sulle console di questa generazione permettono di mantenere il framerate abbastanza stabile sui 30fps senza cali troppo evidenti. Anche il sonoro si attesta su livelli decisamente ottimi sia grazie al doppiaggio in italiano di personaggi primari e secondari, sia per le musiche proposte dalle stazioni radio della città e la colonna sonora di accompagnamento (con artisti che spaziano dai Gorillaz fino alla musica classica). Infine, nel corso della nostra intera partita, non abbiamo riscontrato grossi problemi di carattere tecnico relativo a bug o glitch tranne le solite cose che ci si potrebbe aspettare da un titolo open world, un’IA non troppo brillante, ma soprattutto crash del titolo che ogni tanto si fanno sentire.

Questo nuovo Watch Dogs Legion risulta dunque essere una novità di grande livello per la serie, e soprattutto un titolo complessivamente molto ben riuscito che potrà appassionare sia chi già ha avuto modo di avvicinarsi alla serie, sia chi vi si avvicinerà per la prima volta. Partendo da una trama molto ben riuscita, che tocca argomenti interessanti e con personaggi ben caratterizzati, fino ad arrivare all’assoluta novità nel gameplay di possibilità nel reclutare nuovi membri (elemento molto ben riuscito, anche se non perfetto), il tutto lasciando sempre grande libertà di azione in ogni circostanza. Non vediamo l’ora di provare il comparto multigiocatore in arrivo il prossimo mese, cosa che potrà aumentare considerevolmente le ore di gioco che già nel gioco di base sono di ottimo livello, oltre che la versione migliorata su PlayStation 5 e Xbox Series X.

La tanto amata serie di Ghost Recon fa il suo ritorno con Breakpoint, nuovo capitolo con nuove meccaniche interessanti, anche se…

Trama

In Ghost Recon Breakpoint vestiremo i panni di Nomad (anche in questo caso, come in Wildlands, totalmente personalizzabile) durante una spedizione con un contingente delle forze dei Ghost nell’isola di Auroa, sede dell’innovativa industria delle Skell Tech. Questo a causa di una nave che pare essere stata misteriosamente affondata nei giorni precedenti; al nostro arrivo, però, cadremo vittime un attacco non meglio identificato subendo numerose perdite. Scopriremo molto in fretta che sull’isola è presente un ex-membro delle forze dei Ghost, il tenente colonnello Cole D. Walker, il quale diventerà ben presto il vero antagonista principale, assieme al suo “esercito privato” di Lupi.

Ghost Recon Breakpoint

L’isola di Auroa è un luogo costruito ed ideato dal magnate Jace Skell, il quale è riuscito a dare alla luce quello che potrebbe apparire come un’utopia (o se vogliamo un vero paradiso) sia dal punto di vista organizzativo che tecnologico. Le varie strutture sono state infatti ideate per poter creare innovazioni tecnologiche all’avanguardia. Tutto questo, del resto, non può che fare gola ad un gruppo di veri e propri mercenari assetati di potere… Il nostro personaggio, di contro, andrà ad unirsi alla resistenza fondata dai coloni dell’isola nel tentativo di riportare un po’ di ordine su quest’isola. Potremo difatti seguire liberamente le missioni principali legate alla trama, dedicarci a missioni secondarie, abbandonarci semplicemente all’esplorazione oppure ancora affrontare le cosiddette missioni delle fazioni (un’interessante meccanica ideata seguendo lo stile dei “pass stagionali” e delle loro ricompense estetiche).

Ghost Recon Breakpoint

Nel suo piccolo la trama riesce a portare avanti alcuni spunti interessanti dal punto di vista narrativo, ed allo stesso modo cerca di mantenere sempre vivo, per quanto possibile, l’interesse del giocatore nello scoprire sempre nuovi elementi sul mondo di gioco e sulla storia dei vari personaggi. Difatti non mancherà una buona profondità dei personaggi, anche per quelli secondari, e saranno presenti numerosi collezionabili nel mondo di gioco che andranno ad aggiungere di volta in volta elementi di lore molto interessanti. Allo stesso tempo però, nonostante ci siano molti spunti interessanti, la trama con il passare delle ore va via via un po’ perdendosi grazie alla complicità di una narrazione a metà tra quella vista in The Division 2 e quella di Wildlands, ma anche a causa di un gameplay di per se molto interessante in un open world estremamente dispersivo (in senso buono).

Ghost Recon Breakpoint

Gameplay

Ghost Recon Breakpoint tenta di innovare il brand aggiungendo alcuni interessanti elementi in stile survival, al contempo, però, assume quelli che ormai vanno a consolidarsi come dei veri e propri canoni classici dei giochi Ubisoft dell’ultimo periodo. Questo se da un lato è sfruttato poiché si tratta di elementi che si è visto essere in linea con i canoni ideali di una buona fetta di giocatori, dall’altro ultimamente porta molti giochi ad assomigliarsi eccessivamente tra loro. Per queste ragioni non possono essere considerati come difetti assoluti del titolo, ma solamente come difetti relativi ascrivibili ai diversi punti di vista dei giocatori. Sostanzialmente Brakpoint mantiene l’ideale di sparatutto tattico in open world introducendovi i già citati elementi survival ed altri elementi RPG molto vicini agli ultimi titoli della serie Assassin’s Creed e di The Division 2.

Ghost Recon Breakpoint

Dai mondi di questi due titoli il nuovo Ghost Recon va infatti a pescare la grande mole di loot recuperabile da casse e nemici e suddiviso in più livelli di rarità oltre che di punteggio. Questo punteggio dell’equipaggiamento va a fare media con il punteggio di ogni singolo oggetto da noi equipaggiato dandoci un valore complessivo che ci permetterà di discriminare tra nemici eccessivamente forti per noi e quelli più deboli. Di fianco a questo ritroviamo anche un sistema di livelli e punti esperienza da utilizzare in un ampio albero delle abilità. Qui troveremo abilità passive che verranno sbloccate immediatamente ma anche consumabili ed i cosiddetti tratti. Questi ultimi vanno equipaggiati in specifici slot per un massimo di tre ed aggiungono bonus più specifici per determinati stili di gioco (come ad esempio l’uso di una determinata arma).

Ghost Recon Breakpoint

Inoltre, proprio come in The Division 2, avremo differenti classi tra cui scegliere (quattro in totale) e queste andranno a conferire al nostro Nomad delle particolari abilità d’azione ed un gadget unico; non saranno, però, vincolanti e potranno essere scambiate tra loro in qualsiasi momento mantenendo sempre l’esperienza e le abilità sbloccate. Troveremo infatti Pantera utile per svanire rapidamente dal campo visivo dei nostri nemici, Assalto per gli scontri più diretti, Tiratore scelto per gli scontri dalla distanza e Medico da campo per fornire supporto ai nostri compagni (inoltre ne verranno aggiunte altre in futuro come il già annunciato Geniere). A differenza di Wildlands, purtroppo, parlare di “compagni“ è riferito unicamente al gioco in multigiocatore, non saranno dunque presenti soldati controllati dall’IA per supportarci o per tenerci compagnia nel pericoloso territorio di Auroa.

Ghost Recon Breakpoint

Come già anticipato Ghost Recon Breakpoint ha fortunatamente introdotto anche alcune novità assolute in stile survival per aumentare il grado di immersività e di realismo. Innanzitutto ci troveremo ad affrontare delle ferite più o meno gravi che andranno a limitare la nostra quantità massima di salute e, in casi estremi, persino ad intaccare la nostra capacità di movimento e di mira; pertanto in alcuni casi non sarà sufficiente attendere passivamente il ricaricarsi della nostra salute ma consumare iniezioni curative piuttosto che le bende. Inoltre dovremo anche combattere la fatica, elemento che andrà man mano ad accumularsi e che ridurrà la capacità massima della nostra stamina, utilizzando borracce d’acqua, razioni o semplicemente riposando.

Ghost Recon Breakpoint

Potremo infatti riposare presso i bivacchi, ovvero dei campi temporanei presso cui potremo organizzarci e prepararci per la nostra prossima missione. Si tratta di punti di interesse e di spostamento rapido dove avremo anche la possibilità di aggiungere un piccolo bonus temporaneo di un’ora (come punti XP massimi o precisione massima), creare armi ed oggetti consumabili come esplosivi o razioni, farci recapitare mezzi di trasporto o selezionare l’ora del giorno per sfruttare eventuali assalti notturni. L’affidarci alle tenebre per renderci ancora più difficili da notare è soltanto uno dei modi che avremo per semplificare le nostre incursioni presso le numerose basi nemiche. Avremo infatti anche la possibilità di hackerare droni e torrette nemiche per sfruttarle a nostro vantaggio, tagliare recinzioni esterne delle basi per introdurci facilmente, renderci invisibili ad una pattuglia di nemici restando immobili e ricoprendoci di terreno e così via.

Ghost Recon Breakpoint

Dal punto di vista dell’open world questo è stato gestito in maniera un po’ meno confusionaria del solito dato che nonostante ci siano un quantitativo impressionante di punti di interesse sulla mappa di gioco soltanto pochi di questi risultano essere davvero “essenziali”. Mettendo da parte i bivacchi (facilmente riconoscibili anche dalla distanza per l’alta colonna di fumo che da loro si innalza) gli unici punti importanti da esplorare per recuperare una particolare arma oppure un determinato accessorio per armi potranno essere identificati tramite dossier di informazioni disseminati un po’ ovunque, interrogando determinati soldati nemici oppure da altri membri della resistenza. Tutti gli altri luoghi hanno come unico scopo quello di contenere una cassa dalla quale recuperare un pezzo casuale di equipaggiamento o di armi.

Ghost Recon Breakpoint

La porzione dedicata al multiplayer di Ghost Recon Breakpoint è quella che riesce a rendere godibile il titolo al massimo delle sue possibilità. Mettendo da parte la riduzione della difficoltà, se giocato in compagnia il titolo risulta essere estremamente divertente ed al contempo aggiunge molte più possibilità di tatticismo. Così tra “colpi sincronizzati”, sparatorie in compagnia e perché no, anche momenti divertenti causati da bug o simili riuscirete a trarre il massimo da un gioco che è probabilmente pensato soprattutto per questo (considerata anche l’impossibilità di giocare in modalità offline; per poter giocare è infatti necessaria una connessione internet!). Oltre al classico PvE è inoltre presente una modalità PvP per scontrarvi in intense battaglie 4vs4 all’ultimo sangue con altri giocatori. Anche questa modalità competitiva sarà utile per ottenere nuovo equipaggiamento, attrezzatura e valuta di gioco, oltre che aumentare il livello del vostro personaggio.

Ghost Recon Breakpoint

Longevità

In base a quanto detto finora la durata complessiva di Ghost Recon Breakpoint è strettamente connessa a quanto finiremo per perderci nei meandri della vasta e variegata isola di Auroa, tra i suoi numerosi biomi e basi nemiche. Teoricamente è possibile completare la campagna principale in circa 10 ore, ma è anche vero che non è impossibile ritrovarsi con 10 ore di gioco ma lo 0% delle missioni principali completate! Oltretutto la già citata possibilità di giocare in multigiocatore cooperativo e competitivo va in ogni caso ad incrementare le ore di gioco e divertimento possibili.

Ghost Recon Breakpoint

Comparto Tecnico

Sul lato grafico Ghost Recon Breakpoint offre un’impatto visivo eccellente, con buone texture e modelli (nonostante quelli dei personaggi secondari siano poco dettagliati); purtroppo però su PlayStation 4 ci sono alcuni problemi di popup degli elementi dello scenario più distanti man mano che ci avviciniamo oltre che cali di framerate in alcune situazioni (anche se non troppo frequenti) e texture o persino interi plotoni di nemici caricati in ritardo. Il tutto risulta molto più evidente subito dopo il primo caricamento del gioco nonostante la sua durata non proprio minimalista. Su PC invece i problemi vanno a ridursi di pari passo con la potenza del vostro Hardware.

Ghost Recon Breakpoint

Anche il sonoro presenta alcuni problemi abbastanza evidenti: nonostante le voci dei doppiaggi anche in lingua italiana e le musiche ed effetti sonori siano di ottimo livello ci siamo trovati spesso di fronte a ritardi nel caricamento dell’audio o persino alla scomparsa improvvisa e momentanea di quest’ultimo. I problemi legati a bug e glitch sono di quanto più variopinto possiate immaginare, comprendendo vere e proprie violazioni della fisica, oggetti che scompaiono e così via. Fortunatamente non abbiamo riscontrato alcun tipo di problema effettivamente venefico ai fini della nostra avventura, ma sappiamo che è una cosa da tenere in conto al momento.

Tom Clancy’s The Division 2 è giunto sugli scaffali il 15 marzo; dopo aver giocato l’alpha e la beta, ci siam fiondati a capofitto in quel di DC per portare a termine la nostra missione e recensirlo per voi.

Il primo The Division ha avuto un lancio assai travagliato che ha fatto storcere il naso a molti tra downgrade grafico ed instabilità dei server ma, dopo qualche tempo (e dopo un poderoso abbandono da parte dei player), patch dopo patch il gioco è migliorato sensibilmente. Ubisoft dopo aver ascoltato i suoi fan ha migliorato tutti gli aspetti più importanti come bilanciamento dell’equipaggiamento, attività aggiuntive e molto altro; tanto che dopo ben due anni Tom Clancy’s The Division poteva vantare di un numero di giocatori attivi superiore al lancio.

Avendo imparato da questi errori, la software house Francese ha gettato le basi per il capitolo successivo, andando a migliorare ulteriormente il gameplay, le meccaniche di gioco, il sistema di match-making ed il comparto tecnico, forse, a discapito dell’incipit che risulta più blando rispetto al primo The Division.

Tom Clancy’s The Division 2 è un action MMO-RPG che vi mette nei panni di un agente della divisione: soldati dormienti che son stati “attivati” in seguito all’epidemia del dollaro, base per la trama del primo capitolo che viene riportata anche in questa nuova iterazione. Il compito degli agenti è dunque, quello di riprendere le redini della città e combattere contro le sacche di nemici che minacciano ulteriormente il restauro della civiltà.

Il tutto viene narrato e diviso in missioni principali che prendono il nome di “missioni storia” che non fanno altro che esporre le vicende da cui Washington DC è afflitta, portando alla luce diversi personaggi comprimari più o meno carismatici ed un tantino smorti rispetto al primo capitolo.

Sul fronte trama non c’è molto di cui parlare, se non fosse che, come tutti i giochi multiplayer degli ultimi anni, non vi sono scene d’intermezzo preponderanti e tutto viene narrato mediante una serie di conversazioni audio che possono essere trovate via via durante l’esplorazione e che, oltretutto, raccontano delle storie per lo più sconnesse tra loro: in sostanza una sorta di aneddoti slegati che vengono utilizzati per far immedesimare il giocatore all’interno del mondo di gioco, anche se con poco successo.

Dove The Division 2 riesce al meglio è sul fronte gameplay. Rimane intatto pressoché tutto il sistema di gioco, dovrete dunque spostarvi di copertura in copertura e giocare d’astuzia per buttare giù gli avversasi più temibili. A vostra disposizione tre armi tra principale, secondaria e di supporto, tra cui potrete scegliere una moltitudine di armi tra fucili, mitragliatori, fucili di precisione, mitragliette e pistole che, a loro volta, potranno essere modificati con componenti aggiuntive che ne miglioreranno le statistiche.

Oltre alle armi, resta l’equipaggiamento con il quale potrete “potenziare” il vostro alter-ego nelle statistiche più disparate e plasmare il vostro stile di gioco in modo da poter dare il meglio durante le vostre sessioni di gioco.

La difficoltà ad ogni modo è discretamente calibrata verso l’alto e dovrete livellare non poco per poter procedere di missione in missione, inoltre, ai livelli di difficoltà più elevati sarà impossibile sopravvivere se non in gruppo. Ed in effetti, è proprio in coop che The Division 2 da il meglio di se, proponendo una campagna in cooperativa molto corposa e divertente; inoltre rispetto al passato le missioni sono più corte e meno frustranti, il che rende tutto molto più appetibile.

Per quanto concerne il PVP, anche qui torna la Dark Zone dove il loop sarà più interessante rispetto al PVE. Dovrete ripulire delle diverse zone, abbattere i boss e via via sbloccare le varie casse ricolme di equipaggiamento di prima scelta; la differenza sostanziale viene aggiunta con lo scassinamento delle suddette casse che, se scassinate, vi faranno divenire dei traditori con tutto ciò che ne consegue. Non mancheranno tradimenti repentini durante le estrazioni e quindi, occhio con il match-making, non saprete mai con chi vi ritroverete a giocare.

 

Tecnicamente parlando The Division 2 è stupendo e su PC da il meglio di se, proponendo un’ambientazione di prim’ordine colma di dettagli e vastità visiva. Lo abbiamo provato con una nVidia RTX 2080Ti in 4K, raggiungendo senza alcun problema i 60 FPS fissi in qualsiasi situazione. Ubisoft ha lavorato molto bene ed ha rilasciato un codice ben ottimizzato e scalabile.

Mancano alcune delle features relative a nVidia GameWorks, come le ombre migliorate e l’occlusione ambientale HBAO+, ma ciononostante il risultato è ottimo sotto tutti i punti di vista, un centro perfetto.

The Division 2 è un gioco divertente, complesso e molto interessante che vi terrà incollati allo schermo per centinaia di ore e, se giocato in cooperativo da il meglio di se. Ubisoft ha preso quanto di meglio Tom Clancy’s The Division ha saputo dare ed ha impacchettato un’esperienza ancora più vasta e mastodontica con questo The Division 2. Un must have per gli appassionati del genere e per gli amanti dei giochi online multiplayer.

Far Cry New Dawn è il nuovo capitolo spin-off della famosa serie targata Ubisoft che pesca a piene mani dal capitolo precedente stravolgendone il mondo di gioco.

Trama 

Coloro i quali hanno avuto modo di giocare e terminare il quinto capitolo della serie di Far Cry (che abbiamo già trattato nella nostra recensione) saranno senz’altro a conoscenza della presenza di due finali distinti. Il “vero” finale, però, è quello che porta all’avverarsi delle profezie dell’Eden’s Gate, ovvero la fine di tutto: un’apocalisse nucleare in piena regola! Questo nuovo spin-off riprende, per l’appunto, questo finale portandoci diciassette anni dopo questi eventi, in una Hope County profondamente cambiata.

In questi anni le persone hanno vissuto relegate in rifugi antiatomici, ma adesso sono tornati in superficie per cominciare a ricostruire ed avere una vita normale. Il nostro nuovo protagonista farà parte di un gruppo di persone che si spostano per l’America nel tentativo di aiutare i superstiti a sopravvivere fornendo oggetti di prima necessità e ricostruire edifici. Contattati da Carmina Reye (che potremmo definire una vecchia conoscenza per chi ha giocato al precedente capitolo) ci ritroveremo a raggiungere l’ormai ex Hope County nel tentativo di fornire più supporto possibile.

Purtroppo però il nostro convoglio sarà attaccato da un clan di predoni noti come “I Guerrieri della Strada” e faremo così la conoscenza delle nuove antagonisti principali di questo capitolo: Mickey e Lou, due sorelle gemelle che rispettano i canoni dei classici cattivi della serie.

Ritrovandoci tra i pochi scampati all’attacco dovremo cercare di sopravvivere all’interno di questo nuovo (ed al contempo “vecchio”) ed ostico territorio, oltre che aiutare la gente del posto a dare nuova vita a Prosperity: il nostro vero e proprio centro nevralgico.

L’intera storia si svilupperà in maniera piuttosto semplice, ma non per questo non godibile, soprattutto grazie alla presenza di diversi personaggi (tra vecchi e nuovi) tutti ben caratterizzati che, tra missioni principali e secondarie, riusciranno ad intrattenere e perché no, anche a divertire! Il tutto però non riesce a raggiungere il livello dei precedenti capitoli, alcuni dei quali hanno “alzato l’asticella”.

Gameplay 

L’apocalisse non ha cambiato solamente Hope County, ma è riuscita persino a dare una piccola scossa di cambiamento anche al classico gameplay della serie introducendo alcune meccaniche proprie di giochi di ruolo e survival.

Il primo elemento che balzerà all’occhio sarà la presenza di statistiche e di livelli per armi e nemici. Difatti ogni arma sarà caratterizzata da un valore di danno ed un livello (da uno a quattro), così come i nemici che saranno contraddistinti da diversi livelli.

In questo modo non sarà possibile eliminare un nemico di livello superiore rispetto allarma in nostro possesso neanche con un colpo di fucile di precisione ben piazzato in testa. Questo obbliga i giocatori che magari vogliono giocare il titolo come i vecchi capitoli (e non come un Borderlands) a dedicarsi preventivamente alle attività di ricerca risorse così da avere un arsenale in grado di fronteggiare qualsiasi nemico (tenendo anche in considerazione che per sfruttare lo stealth appieno saremo anche qui costretti a sbloccare prima gli “abbattimenti” su nemici di vario livello).

Le risorse rivestono un ruolo estremamente importante e, difatti, saranno essenziali per creare nuove armi e migliorare il nostro campo base: Prosperity. In questo modo potremo sbloccare la possibilità di creare armi di livello più alto, sbloccare nuovi veicoli, potenziare la nostra salute, ottenere nuove opzioni di viaggio rapido e così via. Una nuova introduzione per il titolo (importante soprattutto ai fini della ricerca risorse) è la presenza delle cosiddette “Spedizioni”, grazie alle quali potremo raggiungere nuove piccole mappe esplorabili nelle quali dovremo recuperare una borsa colma di risorse per poi fuggire. Queste missioni, oltre ad aggiungere elementi di gioco, aggiungono anche varietà sotto il punto di vista paesaggistico passando da canyon a luoghi costieri e così via.

Eccezion fatta per queste differenze (che possono essere facilmente bypassate se considerate come difetti) si tratta del classico Far Cry con elementi distintivi molto simili al quinto capitolo; avremo così mercenari e compagni, creature da cacciare, finali alternativi, cacce al tesoro, luoghi da esplorare (e razziare) ed avamposti da catturare con alcune interessanti variabili che ne aumentano la rigiocabilità accentuandone la funzionalità in gioco. 

Longevità 

Far Cry New Dawn, grazie ha diversi elementi interessanti, riesce ad avere una durata complessiva di tutto rispetto che può tranquillamente superare le 12-15 ore di gioco per completare il tutto e lascia ulteriore spazio alla modalità cooperativa che ne estende ulteriormente la longevità. Grazie alla varietà ed all’estro creativo che caratterizza pressoché ogni singola missione, saranno tutte ore estremamente divertenti e coinvolgenti.

Comparto Tecnico

Questo spin-off mostra sostanzialmente una grafica sovrapponibile a quella di Far Cry 5 (che comunque risulta essere di buon livello complessivo), ma ciò che davvero fa risaltare il tutto sono le ambientazioni stupende ed il tipo di caratterizzazione data a questa “Apocalisse”. Una fauna stupenda, scorci mozzafiato ed un incredibile stile “Mad Maxiano” coesistono all’interno di questo colorato mondo post-nucleare.

I doppiaggi come sempre fantastici e musiche calzanti accompagneranno ogni nostro minuto di avventura in questo Far Cry New Dawn. Parlando infine del lato “bug” non abbiamo riscontrato nulla di particolarmente grave o comunque di negativo per l’esperienza di gioco, se non alcuni deficit dell’IA (nonostante sia migliore rispetto al passato).

Gli Operatori australiani Mozzie e Gridlock si uniscono a Rainbow Six nella stagione 1 dell’anno 4, in aggiunta alla nuova mappa “Outback”

Durante il SixInvitational 2019, Ubisoft ha annunciato tutti I dettagli della Stagione 1 dell’anno 4 di Tom Clancy’s Rainbow Six Siege. L’operazione Burnt Horizon introduce un attaccante e un difensore reclutati direttamente dal plotone di mobilità della SASR australiana, Gridlock e Mozzie. Questi due nuovi operatori arrivano nel gioco con una nuova mappa, Outback, un omaggio alle solitarie stazioni di servizio e ai motel situati lungo le dimenticate highway della splendida e soleggiata Australia. La Stagione 1 dell’Anno 4 introduce anche un nuovo Set Elite per l’Operatore Hibana, che include un’uniforme Onkochishin, una nuova emote di vittoria e una skin per l’arma.

Burnt Horizon introduce due nuovi operatori, l’attaccante Gridlock e il difensore Mozzie, amici di lunga data e membri del plotone di mobilità dell’Australian Special Air Service Regiment (SASR). Gridlock usa i pungiglioni Trax, una versione portatile delle strisce chiodate stradali che, quando attivati, rilasciano un cluster esagonale di spuntoni. Se i difensori li calpestano, i pungiglioni Trax infliggono dei danni e ne rallentano i movimenti, una caratteristica che rende questo gadget un ottimo strumento per il controllo della mappa. Allo stesso tempo, Mozzie può schierare il suo Parassita. Quando scende in campo, il Parassita si attacca al drone nemico più vicino, oscurandone la videocamera e avviando una sequenza di override al fine di hackerare il drone e garantirne il controllo a Mozzie.

In aggiunta a questi due nuovi operatori, Burnt Horizon introduce la mappa Outback, una stazione di servizio dimenticata di una iconica autostrada situata in Australia. Outback è divisa in tre sezioni distinte: il Garage, il Motel e il Ristorante, ciascuna con caratteristiche uniche. Outback è una mappa di dimensioni medie, quindi i giocatori non dovranno andare lontano per trovare percorsi alternativi. Ricca di elementi distintivi dell’ecosistema australiano, questa mappa è impreziosita da angoli nascosti e da souvenir della grande isola del sud.

Il Test Server dell’Operazione Burnt Horizon sarà attivo dal 18 febbraio. Il Test Server è una versione alternativa di Tom Clancy’s Rainbow Six Siege che offre ai giocatori la possibilità di provare le nuove funzioni che entreranno a far parte del titolo principale. Trattandosi di un ambiente di testing, non si garantisce una esperienza di gioco stabile. I giocatori sono invitati a indicare i problemi che riscontrano sul Test Server sulla piattaforma R6 Fix. Il Test Server è disponibile esclusivamente su Windows PC.

Dopo aver provato tempo addietro la prima demo chiusa in versione alpha e ripreso il pad in mano per la beta pubblica degli ultimi giorni, esponiamo le nostre impressioni e perplessità sull’atteso seguito di The Division sviluppato da Massive Entertainment.

Senza giochi di parole vi diciamo subito che di primo acchito, ad un occhio smaliziato, The Division 2 si potrebbe palesare come un “copia ed incolla” del primo omonimo capitolo, il che potrebbe spiazzare non poco i fan della saga ma, dopo la prima mezz’ora di gioco ci si rende progressivamente conto che il prodotto finale è un MMO TPS con una propria identità.

Senza dilungarci sulla trama principale (elemento quasi di contorno in questo genere di titoli), vi basti sapere che vestiremo nuovamente i panni di un agente della Divisione atto a portare l’ordine nella località di Washington D.C., caduta in rovina dopo la diffusione dell’influenza del dollaro divenuta virale e mezzo scatenante dell’incipit del capitolo precedente. Dunque, anche qui, tra fazioni e prese di posizione, dovremo farci strada ad armi spianate per riportare l’ordine e debellare la piaga.

Gli elementi distintivi di questa nuova iterazione vengono idealizzati in primis nell’ambientazione, più vasta ed aperta di prima, e nella stagionalità che connota una diversa direzione artistico visiva. Se nel primo The Division colori freddi e neve la facevano da padrone, in questo nuovo capitatolo è tutto più vivace, colorato e “svestito”, dimenticate infatti giubbini invernali e pile per imbracciare un mood più estivo.

Tralasciando tutti gli elementi di “contorno”, possiamo affermare che The Division 2 porta con se la struttura del primo capitolo e la migliora ulteriormente e, soprattutto, quando ci riferiamo alla struttura del capitolo originale non stiamo parlando del lancio, ma bensì dell’ultimo due anni che ha introdotto diversi miglioramenti innalzando gradualmente l’offerta in termini di contenuti e divertimento.

The Division 2 è infatti tutto quello che The Division sarebbe dovuto essere al lancio nel marzo 2016; sia fan che giocatori hardcore non potranno che gioire d’innanzi a questo colosso annunciato: IA migliorata, sistema di copertura ottimo, bilanciamento delle armi preciso, un’infinità di gadget ed abilità con cui poter plasmare il proprio gameplay, insomma The Division 2 si preannuncia come una bomba e, se non avete modo di provare la beta dello scorso fine settimana proviamo compassione ed accettazione nei vostri confronti.

Tecnicamente parlando, se quando abbiamo provato la prima versione alpha abbiamo avuto qualche perplessità (motivo per il quale ve ne parliamo solo oggi), queste sono state dissipate dopo aver provato la beta, possiamo solo dire che The Division 2 spinge al massimo lo SnowDrop Engine, egregiamente ottimizzato da Massive.

Lo abbiamo provato su PC con nVIDIA RTX 2080Ti in 4K e tutte le impostazioni al massimo: nessuna incertezza e 60FPS costanti. Qualche intoppo sul fronte connessione relativo alla stabilità della stessa e, purtroppo non dipeso da noi, presumiamo dunque che i server non siano ancora del tutto a puntino.

La nostra vuole essere una semplice riflessione ed esposizione a caldo delle nostre sensazioni, non ci dilunghiamo volutamente in aspetti più tecnici per lasciare spazio alla vostra immaginazione più pura; ci aggiorneremo presto con la nostra recensione. Ci si vede nella Dark Zone…

Anche a Febbraio La grande S apre il sipario sui titoli che verranno regalati a tutti gli abbonati al servizio PlayStation Plus.

Fra i titoli Plus proposti per PlayStation 4, troviamo il multiplayer all’arma bianca di Ubisoft, For Honor. In questo piacevole, quanto sottovalutato, titolo ci troveremo a vestire i panni di uno dei molti guerrieri presenti nel roster, affrontando avversari online in epiche battaglie all’arma bianca.

Rimanendo su Ps4 abbiamo l’intera prima stagione di Hitman, interessante proposta per chi ha intenzione di cominciare a seguire le avventure del glabro sicario, è infatti recentemente uscito (Novembre 2018) il secondo capitolo della serie, Hitman 2.

Fra i titoli per PlayStation 3 e PS Vita troviamo:

  • Divekick (PS3 e PS Vita)
  • Metal Gear Solid 4: Guns of the Patriots (PS3)
  • Gunhouse (PS Vita e PS4)
  • Rogue Aces (PS Vita e PS4)

Oltre agli annunci dei nuovi titoli, Sony ha rilasciato altre due importanti novità:

Da Febbraio 2019 lo spazio di archiviazione cloud per gli iscritti al servizio Plus passerà da 10 a 100Gb.

Febbraio sarà l’ultimo mese per PlayStation 3 e PS Vita, infatti da Marzo 2019 non verranno più pubblicati titoli per le due piattaforme.

Sono stati annunciati i giochi che saranno resi disponibili gratuitamente per il primo mese del 2019 per gli abbonati al servizio PlayStation Plus.

Sony non vuole certo iniziare con un basso profilo e per i giochi del PS Plus di Gennaio decide di regalare due titoli interessanti.

Tra questi ritroviamo infatti i due giochi principali per PS4: innanzitutto avremo Steep, gioco che ci porta tra le vette innevate europee cercando di padroneggiare tutti gli sport estremi invernali. Si tratta infatti di un vero e proprio open world in stile sandbox in cui potremo dedicarci a sciare, piuttosto che usare snowboard o tute alari per esplorare questi stupendi paesaggi innevati. Da citare infine la possibilità, ormai di recente aggiunta, di intraprendere sfide PvP e di poter esplorare una nuova location in Alaska.

Come secondo gioco per PS4 troveremo invece Portal Knights, action RPG con meccaniche di costruzione e raccolta di materiali, oltre che ambientazioni generare proceduralmente, per restare in tema di giochi sandbox. Questo titolo presenta, inoltre, un interessante comparto multigiocatore in cooperativa che, unito alle meccaniche di base, promette di offrire numerose ore di divertimento alla ricerca di boss da sconfiggere, loot da ottenere, materiali da raccogliere per costruire interi edifici e così via!

Riassumendo ed includendo anche i giochi offerti per i possessori di PS3 e PS Vita avremo:

Tutti questi titoli potranno dunque essere scaricati gratuitamente dai membri Plus a partire dal primo Gennaio 2019! Fateci sapere cosa ne pensate della lineup di questo mese!

L’ultima stagione del secondo anno di Rainbow Six Siege è ormai alle porte, pertanto eccovi tutti i dettagli sui due nuovi operatori dal Marocco che si uniranno al team con Operazione Wind Bastion!

Eccoci a parlare nel dettaglio dei due nuovi operatori che entreranno a far parte di Rainbow Six Siege con la quarta stagione del secondo anno. Qui di seguito trovate tutti i dettagli su abilità, armi ed equipaggiamento di questi operatori provenienti dal Marocco che promettono di aggiungere numerose novità al titolo!

Iniziamo parlando della nuova operatrice d’attacco: Nomad. Si tratta di un’attaccante dotata di due punti velocità e due armatura dotata di un AK-74M (44 danno, 650 rateo, 40 colpi) e di un ARX200 (47 danno, 750 rateo, 20 colpi) come armi principali, mentre come arma secondaria avrà solamente una pistola .44 Mag Semi-Auto (74 danno e 7 colpi) fornita di un piccolo mirino telescopico; infine come equipaggiamento tattico sarà provvista di granate stordenti e cariche da irruzione. Il suo gadget speciale (“Airjab“) sarà costituito da un lanciagranate montato sul lato sinistro della sua arma principale in grado di sparare un massimo di tre cariche adesive. Queste fungeranno da vere e proprie trappole di prossimità nei confronti dei difensori, infatti in caso di detonazione queste sbalzeranno all’indietro l’operatore di difesa (eventualmente anche sfondando pareti non rinforzate dietro di lui) facendolo cadere al suolo e da qui dovra rialzarsi con una nuova animazione che lo renderà vulnerabile agli avversari per circa due secondi. Da notare che se una di queste cariche dovesse scattare contro Clash farà si che quest’ultima passi dallo scudo all’arma secondaria fino a quando non sarà nuovamente in piedi, inoltre le sue cariche potranno essere contrastate con Jaeger. Nomad dunque aggiungerà importantissime novità per gli attaccanti che in questo modo potranno difendersi in maniera più efficace dai Roamer (la posizione delle cariche non sarà visibile, pertanto in caso di attivazione riceverà come unica “notifica” il punteggio della loro attivazione) o sfruttare queste trappole in situazioni più tattiche.

Passando invece a parlare di Kaid ci troveremo di fronte ad un operatore difensivo dotato di tre punti armatura ed uno velocità; come armi a principali avrà un smg AUG A3 (27 danno, 700 rateo, 31 colpi) ed un fucile a pompa TCSG12 (84 danno, semi automatico, 10 colpi), come secondaria la stessa pistola di Nomad e come equipaggiamento tattico delle granate ad impatto e probabilmente filo spinato o uno scudo mobile. I suoi gadget speciali, chiamati “Electroclaws“, saranno tre piccoli dispositivi adesivi e lanciabili su qualsiasi superficie. Una volta lanciate attiveranno dopo qualche attimo (non abbastanza da contrastare Hibana o Thermite) una scarica elettrica attiva su una piccolissima area d’azione e tutti gli oggetti metallici coinvolti (scudi, pareti rinforzate, botole rinforzate e filo spinato) saranno elettrificati. In questo modo, oltre a creare finalmente una protezione per le botole, si potrà anche efficacemente elettrificare il filo spinato (mentre le batterie di bandit erano troppo facilmente identificabili in esso). Questi gadget potranno ovviamente essere distrutti da Tatcher (che diventa ormai indispensabile nel team d’assalto), ma con molta difficoltà eliminabili sfruttando il lanciafiamme di Maverick considerando che possono essere piazzate ovunque e che hanno più o meno la dimensione delle mine a concussione di Ela.

Fateci sapere nei commenti cosa ne pensate di questi nuovi operatori e vi ricordiamo che la nuova stagione Wind Bastion verrà introdotta con buona probabilità nella prima settimana di dicembre.