La tanto amata serie di Ghost Recon fa il suo ritorno con Breakpoint, nuovo capitolo con nuove meccaniche interessanti, anche se…

Trama

In Ghost Recon Breakpoint vestiremo i panni di Nomad (anche in questo caso, come in Wildlands, totalmente personalizzabile) durante una spedizione con un contingente delle forze dei Ghost nell’isola di Auroa, sede dell’innovativa industria delle Skell Tech. Questo a causa di una nave che pare essere stata misteriosamente affondata nei giorni precedenti; al nostro arrivo, però, cadremo vittime un attacco non meglio identificato subendo numerose perdite. Scopriremo molto in fretta che sull’isola è presente un ex-membro delle forze dei Ghost, il tenente colonnello Cole D. Walker, il quale diventerà ben presto il vero antagonista principale, assieme al suo “esercito privato” di Lupi.

Ghost Recon Breakpoint

L’isola di Auroa è un luogo costruito ed ideato dal magnate Jace Skell, il quale è riuscito a dare alla luce quello che potrebbe apparire come un’utopia (o se vogliamo un vero paradiso) sia dal punto di vista organizzativo che tecnologico. Le varie strutture sono state infatti ideate per poter creare innovazioni tecnologiche all’avanguardia. Tutto questo, del resto, non può che fare gola ad un gruppo di veri e propri mercenari assetati di potere… Il nostro personaggio, di contro, andrà ad unirsi alla resistenza fondata dai coloni dell’isola nel tentativo di riportare un po’ di ordine su quest’isola. Potremo difatti seguire liberamente le missioni principali legate alla trama, dedicarci a missioni secondarie, abbandonarci semplicemente all’esplorazione oppure ancora affrontare le cosiddette missioni delle fazioni (un’interessante meccanica ideata seguendo lo stile dei “pass stagionali” e delle loro ricompense estetiche).

Ghost Recon Breakpoint

Nel suo piccolo la trama riesce a portare avanti alcuni spunti interessanti dal punto di vista narrativo, ed allo stesso modo cerca di mantenere sempre vivo, per quanto possibile, l’interesse del giocatore nello scoprire sempre nuovi elementi sul mondo di gioco e sulla storia dei vari personaggi. Difatti non mancherà una buona profondità dei personaggi, anche per quelli secondari, e saranno presenti numerosi collezionabili nel mondo di gioco che andranno ad aggiungere di volta in volta elementi di lore molto interessanti. Allo stesso tempo però, nonostante ci siano molti spunti interessanti, la trama con il passare delle ore va via via un po’ perdendosi grazie alla complicità di una narrazione a metà tra quella vista in The Division 2 e quella di Wildlands, ma anche a causa di un gameplay di per se molto interessante in un open world estremamente dispersivo (in senso buono).

Ghost Recon Breakpoint

Gameplay

Ghost Recon Breakpoint tenta di innovare il brand aggiungendo alcuni interessanti elementi in stile survival, al contempo, però, assume quelli che ormai vanno a consolidarsi come dei veri e propri canoni classici dei giochi Ubisoft dell’ultimo periodo. Questo se da un lato è sfruttato poiché si tratta di elementi che si è visto essere in linea con i canoni ideali di una buona fetta di giocatori, dall’altro ultimamente porta molti giochi ad assomigliarsi eccessivamente tra loro. Per queste ragioni non possono essere considerati come difetti assoluti del titolo, ma solamente come difetti relativi ascrivibili ai diversi punti di vista dei giocatori. Sostanzialmente Brakpoint mantiene l’ideale di sparatutto tattico in open world introducendovi i già citati elementi survival ed altri elementi RPG molto vicini agli ultimi titoli della serie Assassin’s Creed e di The Division 2.

Ghost Recon Breakpoint

Dai mondi di questi due titoli il nuovo Ghost Recon va infatti a pescare la grande mole di loot recuperabile da casse e nemici e suddiviso in più livelli di rarità oltre che di punteggio. Questo punteggio dell’equipaggiamento va a fare media con il punteggio di ogni singolo oggetto da noi equipaggiato dandoci un valore complessivo che ci permetterà di discriminare tra nemici eccessivamente forti per noi e quelli più deboli. Di fianco a questo ritroviamo anche un sistema di livelli e punti esperienza da utilizzare in un ampio albero delle abilità. Qui troveremo abilità passive che verranno sbloccate immediatamente ma anche consumabili ed i cosiddetti tratti. Questi ultimi vanno equipaggiati in specifici slot per un massimo di tre ed aggiungono bonus più specifici per determinati stili di gioco (come ad esempio l’uso di una determinata arma).

Ghost Recon Breakpoint

Inoltre, proprio come in The Division 2, avremo differenti classi tra cui scegliere (quattro in totale) e queste andranno a conferire al nostro Nomad delle particolari abilità d’azione ed un gadget unico; non saranno, però, vincolanti e potranno essere scambiate tra loro in qualsiasi momento mantenendo sempre l’esperienza e le abilità sbloccate. Troveremo infatti Pantera utile per svanire rapidamente dal campo visivo dei nostri nemici, Assalto per gli scontri più diretti, Tiratore scelto per gli scontri dalla distanza e Medico da campo per fornire supporto ai nostri compagni (inoltre ne verranno aggiunte altre in futuro come il già annunciato Geniere). A differenza di Wildlands, purtroppo, parlare di “compagni“ è riferito unicamente al gioco in multigiocatore, non saranno dunque presenti soldati controllati dall’IA per supportarci o per tenerci compagnia nel pericoloso territorio di Auroa.

Ghost Recon Breakpoint

Come già anticipato Ghost Recon Breakpoint ha fortunatamente introdotto anche alcune novità assolute in stile survival per aumentare il grado di immersività e di realismo. Innanzitutto ci troveremo ad affrontare delle ferite più o meno gravi che andranno a limitare la nostra quantità massima di salute e, in casi estremi, persino ad intaccare la nostra capacità di movimento e di mira; pertanto in alcuni casi non sarà sufficiente attendere passivamente il ricaricarsi della nostra salute ma consumare iniezioni curative piuttosto che le bende. Inoltre dovremo anche combattere la fatica, elemento che andrà man mano ad accumularsi e che ridurrà la capacità massima della nostra stamina, utilizzando borracce d’acqua, razioni o semplicemente riposando.

Ghost Recon Breakpoint

Potremo infatti riposare presso i bivacchi, ovvero dei campi temporanei presso cui potremo organizzarci e prepararci per la nostra prossima missione. Si tratta di punti di interesse e di spostamento rapido dove avremo anche la possibilità di aggiungere un piccolo bonus temporaneo di un’ora (come punti XP massimi o precisione massima), creare armi ed oggetti consumabili come esplosivi o razioni, farci recapitare mezzi di trasporto o selezionare l’ora del giorno per sfruttare eventuali assalti notturni. L’affidarci alle tenebre per renderci ancora più difficili da notare è soltanto uno dei modi che avremo per semplificare le nostre incursioni presso le numerose basi nemiche. Avremo infatti anche la possibilità di hackerare droni e torrette nemiche per sfruttarle a nostro vantaggio, tagliare recinzioni esterne delle basi per introdurci facilmente, renderci invisibili ad una pattuglia di nemici restando immobili e ricoprendoci di terreno e così via.

Ghost Recon Breakpoint

Dal punto di vista dell’open world questo è stato gestito in maniera un po’ meno confusionaria del solito dato che nonostante ci siano un quantitativo impressionante di punti di interesse sulla mappa di gioco soltanto pochi di questi risultano essere davvero “essenziali”. Mettendo da parte i bivacchi (facilmente riconoscibili anche dalla distanza per l’alta colonna di fumo che da loro si innalza) gli unici punti importanti da esplorare per recuperare una particolare arma oppure un determinato accessorio per armi potranno essere identificati tramite dossier di informazioni disseminati un po’ ovunque, interrogando determinati soldati nemici oppure da altri membri della resistenza. Tutti gli altri luoghi hanno come unico scopo quello di contenere una cassa dalla quale recuperare un pezzo casuale di equipaggiamento o di armi.

Ghost Recon Breakpoint

La porzione dedicata al multiplayer di Ghost Recon Breakpoint è quella che riesce a rendere godibile il titolo al massimo delle sue possibilità. Mettendo da parte la riduzione della difficoltà, se giocato in compagnia il titolo risulta essere estremamente divertente ed al contempo aggiunge molte più possibilità di tatticismo. Così tra “colpi sincronizzati”, sparatorie in compagnia e perché no, anche momenti divertenti causati da bug o simili riuscirete a trarre il massimo da un gioco che è probabilmente pensato soprattutto per questo (considerata anche l’impossibilità di giocare in modalità offline; per poter giocare è infatti necessaria una connessione internet!). Oltre al classico PvE è inoltre presente una modalità PvP per scontrarvi in intense battaglie 4vs4 all’ultimo sangue con altri giocatori. Anche questa modalità competitiva sarà utile per ottenere nuovo equipaggiamento, attrezzatura e valuta di gioco, oltre che aumentare il livello del vostro personaggio.

Ghost Recon Breakpoint

Longevità

In base a quanto detto finora la durata complessiva di Ghost Recon Breakpoint è strettamente connessa a quanto finiremo per perderci nei meandri della vasta e variegata isola di Auroa, tra i suoi numerosi biomi e basi nemiche. Teoricamente è possibile completare la campagna principale in circa 10 ore, ma è anche vero che non è impossibile ritrovarsi con 10 ore di gioco ma lo 0% delle missioni principali completate! Oltretutto la già citata possibilità di giocare in multigiocatore cooperativo e competitivo va in ogni caso ad incrementare le ore di gioco e divertimento possibili.

Ghost Recon Breakpoint

Comparto Tecnico

Sul lato grafico Ghost Recon Breakpoint offre un’impatto visivo eccellente, con buone texture e modelli (nonostante quelli dei personaggi secondari siano poco dettagliati); purtroppo però su PlayStation 4 ci sono alcuni problemi di popup degli elementi dello scenario più distanti man mano che ci avviciniamo oltre che cali di framerate in alcune situazioni (anche se non troppo frequenti) e texture o persino interi plotoni di nemici caricati in ritardo. Il tutto risulta molto più evidente subito dopo il primo caricamento del gioco nonostante la sua durata non proprio minimalista. Su PC invece i problemi vanno a ridursi di pari passo con la potenza del vostro Hardware.

Ghost Recon Breakpoint

Anche il sonoro presenta alcuni problemi abbastanza evidenti: nonostante le voci dei doppiaggi anche in lingua italiana e le musiche ed effetti sonori siano di ottimo livello ci siamo trovati spesso di fronte a ritardi nel caricamento dell’audio o persino alla scomparsa improvvisa e momentanea di quest’ultimo. I problemi legati a bug e glitch sono di quanto più variopinto possiate immaginare, comprendendo vere e proprie violazioni della fisica, oggetti che scompaiono e così via. Fortunatamente non abbiamo riscontrato alcun tipo di problema effettivamente venefico ai fini della nostra avventura, ma sappiamo che è una cosa da tenere in conto al momento.

Tom Clancy’s The Division 2 è giunto sugli scaffali il 15 marzo; dopo aver giocato l’alpha e la beta, ci siam fiondati a capofitto in quel di DC per portare a termine la nostra missione e recensirlo per voi.

Il primo The Division ha avuto un lancio assai travagliato che ha fatto storcere il naso a molti tra downgrade grafico ed instabilità dei server ma, dopo qualche tempo (e dopo un poderoso abbandono da parte dei player), patch dopo patch il gioco è migliorato sensibilmente. Ubisoft dopo aver ascoltato i suoi fan ha migliorato tutti gli aspetti più importanti come bilanciamento dell’equipaggiamento, attività aggiuntive e molto altro; tanto che dopo ben due anni Tom Clancy’s The Division poteva vantare di un numero di giocatori attivi superiore al lancio.

Avendo imparato da questi errori, la software house Francese ha gettato le basi per il capitolo successivo, andando a migliorare ulteriormente il gameplay, le meccaniche di gioco, il sistema di match-making ed il comparto tecnico, forse, a discapito dell’incipit che risulta più blando rispetto al primo The Division.

Tom Clancy’s The Division 2 è un action MMO-RPG che vi mette nei panni di un agente della divisione: soldati dormienti che son stati “attivati” in seguito all’epidemia del dollaro, base per la trama del primo capitolo che viene riportata anche in questa nuova iterazione. Il compito degli agenti è dunque, quello di riprendere le redini della città e combattere contro le sacche di nemici che minacciano ulteriormente il restauro della civiltà.

Il tutto viene narrato e diviso in missioni principali che prendono il nome di “missioni storia” che non fanno altro che esporre le vicende da cui Washington DC è afflitta, portando alla luce diversi personaggi comprimari più o meno carismatici ed un tantino smorti rispetto al primo capitolo.

Sul fronte trama non c’è molto di cui parlare, se non fosse che, come tutti i giochi multiplayer degli ultimi anni, non vi sono scene d’intermezzo preponderanti e tutto viene narrato mediante una serie di conversazioni audio che possono essere trovate via via durante l’esplorazione e che, oltretutto, raccontano delle storie per lo più sconnesse tra loro: in sostanza una sorta di aneddoti slegati che vengono utilizzati per far immedesimare il giocatore all’interno del mondo di gioco, anche se con poco successo.

Dove The Division 2 riesce al meglio è sul fronte gameplay. Rimane intatto pressoché tutto il sistema di gioco, dovrete dunque spostarvi di copertura in copertura e giocare d’astuzia per buttare giù gli avversasi più temibili. A vostra disposizione tre armi tra principale, secondaria e di supporto, tra cui potrete scegliere una moltitudine di armi tra fucili, mitragliatori, fucili di precisione, mitragliette e pistole che, a loro volta, potranno essere modificati con componenti aggiuntive che ne miglioreranno le statistiche.

Oltre alle armi, resta l’equipaggiamento con il quale potrete “potenziare” il vostro alter-ego nelle statistiche più disparate e plasmare il vostro stile di gioco in modo da poter dare il meglio durante le vostre sessioni di gioco.

La difficoltà ad ogni modo è discretamente calibrata verso l’alto e dovrete livellare non poco per poter procedere di missione in missione, inoltre, ai livelli di difficoltà più elevati sarà impossibile sopravvivere se non in gruppo. Ed in effetti, è proprio in coop che The Division 2 da il meglio di se, proponendo una campagna in cooperativa molto corposa e divertente; inoltre rispetto al passato le missioni sono più corte e meno frustranti, il che rende tutto molto più appetibile.

Per quanto concerne il PVP, anche qui torna la Dark Zone dove il loop sarà più interessante rispetto al PVE. Dovrete ripulire delle diverse zone, abbattere i boss e via via sbloccare le varie casse ricolme di equipaggiamento di prima scelta; la differenza sostanziale viene aggiunta con lo scassinamento delle suddette casse che, se scassinate, vi faranno divenire dei traditori con tutto ciò che ne consegue. Non mancheranno tradimenti repentini durante le estrazioni e quindi, occhio con il match-making, non saprete mai con chi vi ritroverete a giocare.

 

Tecnicamente parlando The Division 2 è stupendo e su PC da il meglio di se, proponendo un’ambientazione di prim’ordine colma di dettagli e vastità visiva. Lo abbiamo provato con una nVidia RTX 2080Ti in 4K, raggiungendo senza alcun problema i 60 FPS fissi in qualsiasi situazione. Ubisoft ha lavorato molto bene ed ha rilasciato un codice ben ottimizzato e scalabile.

Mancano alcune delle features relative a nVidia GameWorks, come le ombre migliorate e l’occlusione ambientale HBAO+, ma ciononostante il risultato è ottimo sotto tutti i punti di vista, un centro perfetto.

The Division 2 è un gioco divertente, complesso e molto interessante che vi terrà incollati allo schermo per centinaia di ore e, se giocato in cooperativo da il meglio di se. Ubisoft ha preso quanto di meglio Tom Clancy’s The Division ha saputo dare ed ha impacchettato un’esperienza ancora più vasta e mastodontica con questo The Division 2. Un must have per gli appassionati del genere e per gli amanti dei giochi online multiplayer.

Far Cry New Dawn è il nuovo capitolo spin-off della famosa serie targata Ubisoft che pesca a piene mani dal capitolo precedente stravolgendone il mondo di gioco.

Trama 

Coloro i quali hanno avuto modo di giocare e terminare il quinto capitolo della serie di Far Cry (che abbiamo già trattato nella nostra recensione) saranno senz’altro a conoscenza della presenza di due finali distinti. Il “vero” finale, però, è quello che porta all’avverarsi delle profezie dell’Eden’s Gate, ovvero la fine di tutto: un’apocalisse nucleare in piena regola! Questo nuovo spin-off riprende, per l’appunto, questo finale portandoci diciassette anni dopo questi eventi, in una Hope County profondamente cambiata.

In questi anni le persone hanno vissuto relegate in rifugi antiatomici, ma adesso sono tornati in superficie per cominciare a ricostruire ed avere una vita normale. Il nostro nuovo protagonista farà parte di un gruppo di persone che si spostano per l’America nel tentativo di aiutare i superstiti a sopravvivere fornendo oggetti di prima necessità e ricostruire edifici. Contattati da Carmina Reye (che potremmo definire una vecchia conoscenza per chi ha giocato al precedente capitolo) ci ritroveremo a raggiungere l’ormai ex Hope County nel tentativo di fornire più supporto possibile.

Purtroppo però il nostro convoglio sarà attaccato da un clan di predoni noti come “I Guerrieri della Strada” e faremo così la conoscenza delle nuove antagonisti principali di questo capitolo: Mickey e Lou, due sorelle gemelle che rispettano i canoni dei classici cattivi della serie.

Ritrovandoci tra i pochi scampati all’attacco dovremo cercare di sopravvivere all’interno di questo nuovo (ed al contempo “vecchio”) ed ostico territorio, oltre che aiutare la gente del posto a dare nuova vita a Prosperity: il nostro vero e proprio centro nevralgico.

L’intera storia si svilupperà in maniera piuttosto semplice, ma non per questo non godibile, soprattutto grazie alla presenza di diversi personaggi (tra vecchi e nuovi) tutti ben caratterizzati che, tra missioni principali e secondarie, riusciranno ad intrattenere e perché no, anche a divertire! Il tutto però non riesce a raggiungere il livello dei precedenti capitoli, alcuni dei quali hanno “alzato l’asticella”.

Gameplay 

L’apocalisse non ha cambiato solamente Hope County, ma è riuscita persino a dare una piccola scossa di cambiamento anche al classico gameplay della serie introducendo alcune meccaniche proprie di giochi di ruolo e survival.

Il primo elemento che balzerà all’occhio sarà la presenza di statistiche e di livelli per armi e nemici. Difatti ogni arma sarà caratterizzata da un valore di danno ed un livello (da uno a quattro), così come i nemici che saranno contraddistinti da diversi livelli.

In questo modo non sarà possibile eliminare un nemico di livello superiore rispetto allarma in nostro possesso neanche con un colpo di fucile di precisione ben piazzato in testa. Questo obbliga i giocatori che magari vogliono giocare il titolo come i vecchi capitoli (e non come un Borderlands) a dedicarsi preventivamente alle attività di ricerca risorse così da avere un arsenale in grado di fronteggiare qualsiasi nemico (tenendo anche in considerazione che per sfruttare lo stealth appieno saremo anche qui costretti a sbloccare prima gli “abbattimenti” su nemici di vario livello).

Le risorse rivestono un ruolo estremamente importante e, difatti, saranno essenziali per creare nuove armi e migliorare il nostro campo base: Prosperity. In questo modo potremo sbloccare la possibilità di creare armi di livello più alto, sbloccare nuovi veicoli, potenziare la nostra salute, ottenere nuove opzioni di viaggio rapido e così via. Una nuova introduzione per il titolo (importante soprattutto ai fini della ricerca risorse) è la presenza delle cosiddette “Spedizioni”, grazie alle quali potremo raggiungere nuove piccole mappe esplorabili nelle quali dovremo recuperare una borsa colma di risorse per poi fuggire. Queste missioni, oltre ad aggiungere elementi di gioco, aggiungono anche varietà sotto il punto di vista paesaggistico passando da canyon a luoghi costieri e così via.

Eccezion fatta per queste differenze (che possono essere facilmente bypassate se considerate come difetti) si tratta del classico Far Cry con elementi distintivi molto simili al quinto capitolo; avremo così mercenari e compagni, creature da cacciare, finali alternativi, cacce al tesoro, luoghi da esplorare (e razziare) ed avamposti da catturare con alcune interessanti variabili che ne aumentano la rigiocabilità accentuandone la funzionalità in gioco. 

Longevità 

Far Cry New Dawn, grazie ha diversi elementi interessanti, riesce ad avere una durata complessiva di tutto rispetto che può tranquillamente superare le 12-15 ore di gioco per completare il tutto e lascia ulteriore spazio alla modalità cooperativa che ne estende ulteriormente la longevità. Grazie alla varietà ed all’estro creativo che caratterizza pressoché ogni singola missione, saranno tutte ore estremamente divertenti e coinvolgenti.

Comparto Tecnico

Questo spin-off mostra sostanzialmente una grafica sovrapponibile a quella di Far Cry 5 (che comunque risulta essere di buon livello complessivo), ma ciò che davvero fa risaltare il tutto sono le ambientazioni stupende ed il tipo di caratterizzazione data a questa “Apocalisse”. Una fauna stupenda, scorci mozzafiato ed un incredibile stile “Mad Maxiano” coesistono all’interno di questo colorato mondo post-nucleare.

I doppiaggi come sempre fantastici e musiche calzanti accompagneranno ogni nostro minuto di avventura in questo Far Cry New Dawn. Parlando infine del lato “bug” non abbiamo riscontrato nulla di particolarmente grave o comunque di negativo per l’esperienza di gioco, se non alcuni deficit dell’IA (nonostante sia migliore rispetto al passato).

Gli Operatori australiani Mozzie e Gridlock si uniscono a Rainbow Six nella stagione 1 dell’anno 4, in aggiunta alla nuova mappa “Outback”

Durante il SixInvitational 2019, Ubisoft ha annunciato tutti I dettagli della Stagione 1 dell’anno 4 di Tom Clancy’s Rainbow Six Siege. L’operazione Burnt Horizon introduce un attaccante e un difensore reclutati direttamente dal plotone di mobilità della SASR australiana, Gridlock e Mozzie. Questi due nuovi operatori arrivano nel gioco con una nuova mappa, Outback, un omaggio alle solitarie stazioni di servizio e ai motel situati lungo le dimenticate highway della splendida e soleggiata Australia. La Stagione 1 dell’Anno 4 introduce anche un nuovo Set Elite per l’Operatore Hibana, che include un’uniforme Onkochishin, una nuova emote di vittoria e una skin per l’arma.

Burnt Horizon introduce due nuovi operatori, l’attaccante Gridlock e il difensore Mozzie, amici di lunga data e membri del plotone di mobilità dell’Australian Special Air Service Regiment (SASR). Gridlock usa i pungiglioni Trax, una versione portatile delle strisce chiodate stradali che, quando attivati, rilasciano un cluster esagonale di spuntoni. Se i difensori li calpestano, i pungiglioni Trax infliggono dei danni e ne rallentano i movimenti, una caratteristica che rende questo gadget un ottimo strumento per il controllo della mappa. Allo stesso tempo, Mozzie può schierare il suo Parassita. Quando scende in campo, il Parassita si attacca al drone nemico più vicino, oscurandone la videocamera e avviando una sequenza di override al fine di hackerare il drone e garantirne il controllo a Mozzie.

In aggiunta a questi due nuovi operatori, Burnt Horizon introduce la mappa Outback, una stazione di servizio dimenticata di una iconica autostrada situata in Australia. Outback è divisa in tre sezioni distinte: il Garage, il Motel e il Ristorante, ciascuna con caratteristiche uniche. Outback è una mappa di dimensioni medie, quindi i giocatori non dovranno andare lontano per trovare percorsi alternativi. Ricca di elementi distintivi dell’ecosistema australiano, questa mappa è impreziosita da angoli nascosti e da souvenir della grande isola del sud.

Il Test Server dell’Operazione Burnt Horizon sarà attivo dal 18 febbraio. Il Test Server è una versione alternativa di Tom Clancy’s Rainbow Six Siege che offre ai giocatori la possibilità di provare le nuove funzioni che entreranno a far parte del titolo principale. Trattandosi di un ambiente di testing, non si garantisce una esperienza di gioco stabile. I giocatori sono invitati a indicare i problemi che riscontrano sul Test Server sulla piattaforma R6 Fix. Il Test Server è disponibile esclusivamente su Windows PC.

Dopo aver provato tempo addietro la prima demo chiusa in versione alpha e ripreso il pad in mano per la beta pubblica degli ultimi giorni, esponiamo le nostre impressioni e perplessità sull’atteso seguito di The Division sviluppato da Massive Entertainment.

Senza giochi di parole vi diciamo subito che di primo acchito, ad un occhio smaliziato, The Division 2 si potrebbe palesare come un “copia ed incolla” del primo omonimo capitolo, il che potrebbe spiazzare non poco i fan della saga ma, dopo la prima mezz’ora di gioco ci si rende progressivamente conto che il prodotto finale è un MMO TPS con una propria identità.

Senza dilungarci sulla trama principale (elemento quasi di contorno in questo genere di titoli), vi basti sapere che vestiremo nuovamente i panni di un agente della Divisione atto a portare l’ordine nella località di Washington D.C., caduta in rovina dopo la diffusione dell’influenza del dollaro divenuta virale e mezzo scatenante dell’incipit del capitolo precedente. Dunque, anche qui, tra fazioni e prese di posizione, dovremo farci strada ad armi spianate per riportare l’ordine e debellare la piaga.

Gli elementi distintivi di questa nuova iterazione vengono idealizzati in primis nell’ambientazione, più vasta ed aperta di prima, e nella stagionalità che connota una diversa direzione artistico visiva. Se nel primo The Division colori freddi e neve la facevano da padrone, in questo nuovo capitatolo è tutto più vivace, colorato e “svestito”, dimenticate infatti giubbini invernali e pile per imbracciare un mood più estivo.

Tralasciando tutti gli elementi di “contorno”, possiamo affermare che The Division 2 porta con se la struttura del primo capitolo e la migliora ulteriormente e, soprattutto, quando ci riferiamo alla struttura del capitolo originale non stiamo parlando del lancio, ma bensì dell’ultimo due anni che ha introdotto diversi miglioramenti innalzando gradualmente l’offerta in termini di contenuti e divertimento.

The Division 2 è infatti tutto quello che The Division sarebbe dovuto essere al lancio nel marzo 2016; sia fan che giocatori hardcore non potranno che gioire d’innanzi a questo colosso annunciato: IA migliorata, sistema di copertura ottimo, bilanciamento delle armi preciso, un’infinità di gadget ed abilità con cui poter plasmare il proprio gameplay, insomma The Division 2 si preannuncia come una bomba e, se non avete modo di provare la beta dello scorso fine settimana proviamo compassione ed accettazione nei vostri confronti.

Tecnicamente parlando, se quando abbiamo provato la prima versione alpha abbiamo avuto qualche perplessità (motivo per il quale ve ne parliamo solo oggi), queste sono state dissipate dopo aver provato la beta, possiamo solo dire che The Division 2 spinge al massimo lo SnowDrop Engine, egregiamente ottimizzato da Massive.

Lo abbiamo provato su PC con nVIDIA RTX 2080Ti in 4K e tutte le impostazioni al massimo: nessuna incertezza e 60FPS costanti. Qualche intoppo sul fronte connessione relativo alla stabilità della stessa e, purtroppo non dipeso da noi, presumiamo dunque che i server non siano ancora del tutto a puntino.

La nostra vuole essere una semplice riflessione ed esposizione a caldo delle nostre sensazioni, non ci dilunghiamo volutamente in aspetti più tecnici per lasciare spazio alla vostra immaginazione più pura; ci aggiorneremo presto con la nostra recensione. Ci si vede nella Dark Zone…

Anche a Febbraio La grande S apre il sipario sui titoli che verranno regalati a tutti gli abbonati al servizio PlayStation Plus.

Fra i titoli Plus proposti per PlayStation 4, troviamo il multiplayer all’arma bianca di Ubisoft, For Honor. In questo piacevole, quanto sottovalutato, titolo ci troveremo a vestire i panni di uno dei molti guerrieri presenti nel roster, affrontando avversari online in epiche battaglie all’arma bianca.

Rimanendo su Ps4 abbiamo l’intera prima stagione di Hitman, interessante proposta per chi ha intenzione di cominciare a seguire le avventure del glabro sicario, è infatti recentemente uscito (Novembre 2018) il secondo capitolo della serie, Hitman 2.

Fra i titoli per PlayStation 3 e PS Vita troviamo:

  • Divekick (PS3 e PS Vita)
  • Metal Gear Solid 4: Guns of the Patriots (PS3)
  • Gunhouse (PS Vita e PS4)
  • Rogue Aces (PS Vita e PS4)

Oltre agli annunci dei nuovi titoli, Sony ha rilasciato altre due importanti novità:

Da Febbraio 2019 lo spazio di archiviazione cloud per gli iscritti al servizio Plus passerà da 10 a 100Gb.

Febbraio sarà l’ultimo mese per PlayStation 3 e PS Vita, infatti da Marzo 2019 non verranno più pubblicati titoli per le due piattaforme.

Sono stati annunciati i giochi che saranno resi disponibili gratuitamente per il primo mese del 2019 per gli abbonati al servizio PlayStation Plus.

Sony non vuole certo iniziare con un basso profilo e per i giochi del PS Plus di Gennaio decide di regalare due titoli interessanti.

Tra questi ritroviamo infatti i due giochi principali per PS4: innanzitutto avremo Steep, gioco che ci porta tra le vette innevate europee cercando di padroneggiare tutti gli sport estremi invernali. Si tratta infatti di un vero e proprio open world in stile sandbox in cui potremo dedicarci a sciare, piuttosto che usare snowboard o tute alari per esplorare questi stupendi paesaggi innevati. Da citare infine la possibilità, ormai di recente aggiunta, di intraprendere sfide PvP e di poter esplorare una nuova location in Alaska.

Come secondo gioco per PS4 troveremo invece Portal Knights, action RPG con meccaniche di costruzione e raccolta di materiali, oltre che ambientazioni generare proceduralmente, per restare in tema di giochi sandbox. Questo titolo presenta, inoltre, un interessante comparto multigiocatore in cooperativa che, unito alle meccaniche di base, promette di offrire numerose ore di divertimento alla ricerca di boss da sconfiggere, loot da ottenere, materiali da raccogliere per costruire interi edifici e così via!

Riassumendo ed includendo anche i giochi offerti per i possessori di PS3 e PS Vita avremo:

Tutti questi titoli potranno dunque essere scaricati gratuitamente dai membri Plus a partire dal primo Gennaio 2019! Fateci sapere cosa ne pensate della lineup di questo mese!

L’ultima stagione del secondo anno di Rainbow Six Siege è ormai alle porte, pertanto eccovi tutti i dettagli sui due nuovi operatori dal Marocco che si uniranno al team con Operazione Wind Bastion!

Eccoci a parlare nel dettaglio dei due nuovi operatori che entreranno a far parte di Rainbow Six Siege con la quarta stagione del secondo anno. Qui di seguito trovate tutti i dettagli su abilità, armi ed equipaggiamento di questi operatori provenienti dal Marocco che promettono di aggiungere numerose novità al titolo!

Iniziamo parlando della nuova operatrice d’attacco: Nomad. Si tratta di un’attaccante dotata di due punti velocità e due armatura dotata di un AK-74M (44 danno, 650 rateo, 40 colpi) e di un ARX200 (47 danno, 750 rateo, 20 colpi) come armi principali, mentre come arma secondaria avrà solamente una pistola .44 Mag Semi-Auto (74 danno e 7 colpi) fornita di un piccolo mirino telescopico; infine come equipaggiamento tattico sarà provvista di granate stordenti e cariche da irruzione. Il suo gadget speciale (“Airjab“) sarà costituito da un lanciagranate montato sul lato sinistro della sua arma principale in grado di sparare un massimo di tre cariche adesive. Queste fungeranno da vere e proprie trappole di prossimità nei confronti dei difensori, infatti in caso di detonazione queste sbalzeranno all’indietro l’operatore di difesa (eventualmente anche sfondando pareti non rinforzate dietro di lui) facendolo cadere al suolo e da qui dovra rialzarsi con una nuova animazione che lo renderà vulnerabile agli avversari per circa due secondi. Da notare che se una di queste cariche dovesse scattare contro Clash farà si che quest’ultima passi dallo scudo all’arma secondaria fino a quando non sarà nuovamente in piedi, inoltre le sue cariche potranno essere contrastate con Jaeger. Nomad dunque aggiungerà importantissime novità per gli attaccanti che in questo modo potranno difendersi in maniera più efficace dai Roamer (la posizione delle cariche non sarà visibile, pertanto in caso di attivazione riceverà come unica “notifica” il punteggio della loro attivazione) o sfruttare queste trappole in situazioni più tattiche.

Passando invece a parlare di Kaid ci troveremo di fronte ad un operatore difensivo dotato di tre punti armatura ed uno velocità; come armi a principali avrà un smg AUG A3 (27 danno, 700 rateo, 31 colpi) ed un fucile a pompa TCSG12 (84 danno, semi automatico, 10 colpi), come secondaria la stessa pistola di Nomad e come equipaggiamento tattico delle granate ad impatto e probabilmente filo spinato o uno scudo mobile. I suoi gadget speciali, chiamati “Electroclaws“, saranno tre piccoli dispositivi adesivi e lanciabili su qualsiasi superficie. Una volta lanciate attiveranno dopo qualche attimo (non abbastanza da contrastare Hibana o Thermite) una scarica elettrica attiva su una piccolissima area d’azione e tutti gli oggetti metallici coinvolti (scudi, pareti rinforzate, botole rinforzate e filo spinato) saranno elettrificati. In questo modo, oltre a creare finalmente una protezione per le botole, si potrà anche efficacemente elettrificare il filo spinato (mentre le batterie di bandit erano troppo facilmente identificabili in esso). Questi gadget potranno ovviamente essere distrutti da Tatcher (che diventa ormai indispensabile nel team d’assalto), ma con molta difficoltà eliminabili sfruttando il lanciafiamme di Maverick considerando che possono essere piazzate ovunque e che hanno più o meno la dimensione delle mine a concussione di Ela.

Fateci sapere nei commenti cosa ne pensate di questi nuovi operatori e vi ricordiamo che la nuova stagione Wind Bastion verrà introdotta con buona probabilità nella prima settimana di dicembre.

Starlink Battle For Atlas è un nuovo titolo sviluppato da Ubisoft e costruito sulla base di un’idea tanto interessante quanto originale.

Trama

In seguito al contatto con un alieno atterrato sulla terra, l’astrofisico Victor St. Grand ha dato inizio ad una spedizione segreta alla volta della galassia di Atlas, luogo di provenienza dell’alieno chiamato Judge. Una volta giunti sul posto, però, St. Grand verrà rapito poiché in possesso d’informazioni su come creare il Nova, una fonte di energia utilizzata dai membri dell’iniziativa Starlink come carburante. La storia dei membri dell’iniziativa si andrà immediatamente ad intrecciare con quella di altri personaggi come il gruppo Star Fox. 

Tutti questi personaggi potranno divenire protagonisti della nostra avventura, e starà a noi decidere quale, grazie al sistema alla base di questo titolo che descriveremo più approfonditamente parlando del gameplay. Così, grazie ad una narrazione di buon livello ed una storia che, pur non brillante per originalità e complessità riesce ad intrattenere sia grandi che piccini, la trama si andrà a dipanare lungo i numerosi pianeti presenti all’interno di questa galassia.

Gameplay

La peculiarità più grande che getta le fondamenta di Starlink Battle for Atlas è la “costruzione” della propria navicella utilizzando parti in plastica che potrete trovare all’interno della confezione del gioco o acquistare singolarmente. L’idea di trasporre dei giocattoli reali all’interno di un videogioco è già stata utilizzata in altri titoli come Skylanders, ma qui assume un aspetto più importante legato alla possibilità di scambiare qualsiasi elemento della nave in qualsiasi momento e ritrovarci il cambiamento contestualmente all’interno del gioco.

Difatti nel bundle base di Starlink potrete trovare un supporto per il controller della vostra console, una navicella (composta da un corpo centrale e due ali), un pilota e tre armi. Dopo aver montato il supporto sul controller dovrete collegarci il vostro pilota, per poi inserire la navicella ed infine le armi (una per lato visto che ciascuna ala sarà dotata di uno slot). Ciascuna di queste parti potrà essere modificata in qualsiasi momento per far fronte ad esigenze diverse, o in particolare nel caso della nave per ottenere una “vita in più” in caso di sconfitta.

Le ali delle varie navi potranno essere interscambiate in base alle nostre preferenze, poiché queste andranno a modificare determinati parametri (velocità, controllo, difesa, energia) che saranno ovviamente variabili per ciascun veivolo. Sarà altresì possibile montare altre ali nello slot per le armi, così da ottenere navicelle più performanti e complesse. Le varie armi presenti saranno caratterizzate da un elemento: ghiaccio, fuoco, vuoto, gravità e neutrali, oltre che una diversa modalità di fuoco come missili a ricerca, raffiche automatiche, raggi e così via. 

In Starlink i differenti nemici che ci si paleseranno d’innanzi sui diversi pianeti avranno vulnerabilità variabili a certi elementi e potranno essere combattuti con maggiore efficacia con determinati tipi di fuoco delle armi. Per questo motivo sarà essenziale modificare le nostre armi secondo occorrenza, così da risultare sempre efficaci al massimo. Alcuni di questi elementi potranno inoltre combinarsi tra loro così da incrementare il danno inflitto; ad esempio congelare un nemico ed in seguito colpirlo con un’arma di tipo fuoco darà shock termico, o creare “singolarità” con le armi da vuoto e colpire queste con armi incendiarie o di ghiaccio creerà vortici elementali.

I piloti, inoltre, avranno abilità uniche che si ricaricheranno con il tempo come la possibilità di rallentare il tempo, creare onde soniche, effettuare colpi precisi e così via, oltre che un albero delle abilità. Armi e navi, invece, presenteranno degli slot all’interno dei quali potremo inserire delle mod che troveremo all’interno di casse o sconfiggendo nemici; queste saranno essenziali per aggiungere alcune proprietà al nostro armamentario e migliorare ancor più le varie statistiche.

La nostra navicella potrà anche atterrare sulla superficie dei diversi pianeti; navigando sulla loro superficie, infatti, potremo dare inizio all’esplorazione ed a missioni primarie e secondarie. Ci troveremo frequentemente ad affrontare nemici di diverso tipo, ma i combattimenti in volo o a terra, per quanto semplici (avendo unicamente la possibilità di saltare, schivare, attivare lo scudo e fare fuoco) riescono a divertire e difficilmente ad annoiare, proprio grazie alla componente dello scambio continuo di armi ed altre parti.

Esplorando un pianeta avremo numerose cose da fare, come ad esempio ricercare gli esemplari di flora e fauna locale scansionando il DNA di questi ultimi, conquistare avamposti, scoprire punti di interesse e migliorare osservatori e miniere presenti. Questi ultimi due ci consentiranno di scoprire automaticamente vaste aree di un pianeta ed aumentare il nostro rifornimento costante di electrum (necessario per sbloccare potenziamenti della nostra “nave madre”: la Equinox).

Sarà anche possibile acquistare il gioco ed i vari pack di armi, personaggi e navi direttamente in digitale, questo risulterà in una maggiore funzionalità e comodità data dal maggior ingombro che la controparte fisica può dare sul controller, andando però un po’ a perdere la reale natura centrale del titolo; senza poi considerare il fatto che i più giovani certamente apprezzeranno molto di più la possibilità di utilizzare veri giocattoli all’interno di un videogioco.

Longevità

Starlink Battle for Atlas non presenta una longevità legata alla trama principale elevata; difatti è possibile completare la sola storia principale in circa 7 ore. Questo però senza poi contare la possibilità di intraprendere alcune trame secondarie come quella di Fox McCloud dedicata a Nintendo Switch. Il titolo però fa suo punto forte l’esplorazione e la ricchezza di contenuti, così da allungarne discretamente la giocabilità.

Comparto Tecnico

Dopo aver provato il titolo durante la GamesWeek, il nostro più grande dubbio era riguardo alla grafica. Adesso ci sentiamo di affermare senza alcun problema che Starlink presenta una grafica su console di ottimo livello, con texture di buon livello, oltre che numerosi elementi a schermo e dettagli apprezzabili. Tutto quanto riesce a dare grande risalto alle ambientazioni dei diversi pianeti esplorabili, tutte uniche e ben diversificate, così come del resto lo sono piante ed animali.

Di buon livello anche il comparto sonoro, parlando in particolare delle musiche e degli effetti. I doppiaggi in italiano riescono nell’intento di dare maggiore personalità e carattere ai differenti personaggi presenti. Da appuntare, inoltre l’ottimo livello di manifattura dei giocattoli disponibili. Infine dal punto di vista dei bug non abbiamo praticamente nulla di particolare da evidenziare non avendo riscontrato nessun problema durante la nostra partita.

Ad un anno di distanza dall’uscita di Assassin’s Creed Origins ci ritroviamo a parlare del successivo capitolo della serie intitolato Odyssey!

Trama

Assassin’s Creed Odyssey è ambientato nell’arcipelago greco, anno 431 a.C. durante la Guerra del Peloponneso. La prima grande novità di questo nuovo capitolo risiede proprio nella trama. Infatti Ubisoft ha deciso di rendere questo nuovo capitolo della serie un gioco di ruolo a tutti gli effetti lasciando al giocatore la possibilità di effettuare diverse scelte durante l’avventura, molte delle quali avranno ripercussioni. 

Difatti, appena iniziato il gioco, ci  ritroveremo nei panni di Layla Hassan (che abbiamo avuto modo di conoscere in Origins) e qui ci verrà richiesto di scegliere se impersonare Alexios o Kassandra, due fratelli di origine Spartana. In termini di trama o gameplay questa scelta non comporterà alcuna modifica (entrambi i personaggi avranno le stesse abilità e la stessa identica storia da seguire).

Da un punto di vista logico questa scelta è stata spiegata dal fatto che il DNA di entrambi i fratelli è effettivamente presente sulla reliquia che la nostra nuova protagonista del presente è riuscita a rinvenire. Purtroppo però il resto perde un po’ di significato poiché, come detto poc’anzi, la storia principale di ciascun protagonista sarà identica all’altro. 

Altro punto “inspiegabile” è la possibilità di effettuare scelte più o meno importanti nel corso della storia. Queste sottili incongruenze fanno ovviamente perdere il “concept iniziale di Animus” e della desincronizzazione dai ricordi, ma fa guadagnare molto dal punto di vista dell’immersione del giocatore nei panni del protagonista (considerando anche la possibilità di avere delle “Romance”), oltre che strizzare l’occhio nei confronti degli appassionati degli RPG.

Se riuscirete a soprassedere su queste “piccolezze” Assassin’s Creed Odyssey vi ricompenserà con una storia davvero molto interessante e coinvolgente, a nostro avviso qualitativamente tra le migliori della serie, che vi porterà in viaggio per la Grecia per sconfiggere una grande minaccia, oltre che numerose avventure secondarie assolutamente da vivere ed ultimo, ma non per importanza, la storia nel presente proseguirà più o meno da dove l’avevamo lasciata!

Gameplay

Dal punto di vista del Gameplay Assassin’s Creed Odyssey ricalca a grandi linee quanto visto in Origins con alcune interessanti ed importanti novità che riescono a rendere il tutto più fluido e fruibile. Innanzitutto, avremo la possibilità di scegliere se giocare il titolo in modalità semplice o in modalità esplorazione; quest’ultima fa sì che debba essere il giocatore a scoprire da solo i suoi obiettivi e missioni. In questo modo non avrete un segnalino ad indicarvi dove spostarvi, ma dovrete cercarlo seguendo indizi come “si trova ad ovest di quest’isola”…

Passando a parlare, invece, del roster di armi, si noterà immediatamente la rimozione delle diverse tipologie di arco. In questo modo ci ritroveremo ad avere un unico slot per l’arco, e questo potrà effettuare tutte le tipologie di tiro introdotte in Origins dopo averle sbloccate all’interno del nostro albero delle abilità. Inaspettata, inoltre, la scelta di Ubisoft di rimuovere gli scudi rispetto al precedente capitolo. Per questo motivo sarà unicamente possibile schivare gli attacchi avversari (con in aggiunta un rallentamento del tempo per qualche secondo in caso di schivata perfetta). 

Al posto dello scudo il nostro protagonista impugnerà la Lancia di Leonida (ovviamente in caso di arma ad una mano equipaggiata), la quale farà anche da “lama celata” per le eliminazioni silenziose. Sarà anche possibile potenziare la lancia presso la “forgia di Efesto” per aumentare adrenalina e sbloccare abilità più potenti; per farlo serviranno “frammenti di manufatto” ottenibili sconfiggendo determinati nemici (che eviteremo di citare così da non causare spoiler).

Potremo avere equipaggiate fino a due armi primarie contemporaneamente, così da poterle scambiare in caso di necessità, e queste saranno suddivise in spade, daghe, asce, mazze, lance e bastoni, e ciascuna di queste sarà dotata di un proprio moveset e di un diverso rapporto tra velocità e danno inflitto. Ovviamente sarà anche possibile scegliere le singole parti di armatura da utilizzare (elmo, busto, spalle, vita e gambe), e queste avranno sempre una “sinergia estetica” tra loro data dal fatto che il colore dei singoli elementi varierà automaticamente base al resto del nostro equipaggiamento.

In Assassin’s Creed Odyssey ci ritroveremo continuamente a modificare le nostre armi ed armature a causa del frequente drop di loot da nemici, casse e quant’altro. Il loot sarà caratterizzato da un livello (più o meno corrispondente a quello del nostro personaggio) e da un variabile grado di rarità, i quali assieme determineranno le statistiche dell’oggetto. In aggiunta alle statistiche di base ogni elemento conferirà dei bonus passivi al nostro personaggio (come aumento danno archi, armi ed assassinii) e potremo aggiungerne anche altri con le cosiddette “incisioni” che verranno sbloccate all’avanzare del nostro livello.

Aumentando di livello otterremo un aumento di danno e di salute, oltre che il classico “punto abilità” da utilizzare per sbloccare abilità passive ed attive attraverso un vasto albero delle abilità. Questo sarà suddiviso in cacciatore (abilità con arco), guerriero (abilità da combattimento), ed assassino (dedicate alle eliminazioni silenziose ed uso del veleno) e comprenderanno abilità passive come aumento dei danni, ed abilità attive come gli attacchi speciali. Questi attacchi speciali potranno essere utilizzati previo riempimento di una barra dell’adrenalina; vanno quindi a sostituire gli attacchi speciali delle armi di Origins.

È stata mantenuta la possibilità di esplorare gli accampamenti utilizzando la nostra aquila, che qui si chiamerà Icaro. La sua percezione di nemici ed elementi di interesse potrà essere migliorata nei “punti di sincronizzazione” che adesso diventano importanti unicamente a questo fine, non più per rivelare una determinata area di gioco. Infatti per scoprire nuovi punti di interesse e rivelare la mappa sarà sufficiente esplorarla.

Le ultime importanti introduzioni di Odyssey sono la presenza di una serie di mercenari di livello variabile che verranno assoldati per eliminarci; sconfiggendoli saliremo di “grado mercenario” ed otterremo alcuni bonus e dell’equipaggiamento unico. Inoltre la possibilità di utilizzare una nave: l’Adrestia, per spostarci tra le numerose isole dell’arcipelago greco con la possibilità di dare inizio a scontri navali per razziare le altre imbarcazioni. La nostra nave potrà altresì essere personalizzata e migliorata.

Longevità

Grazie alla trama principale, le numerose missioni secondarie, eventi e contratti, attività da svolgere e punti di interesse da scoprire all’interno della vastissima area di gioco, questo nuovo Assassin’s Creed Odyssey promette di regalare una quantità eccellente di ore di gioco superando tranquillamente le 40-50 ore se deciderete di dedicarvi ad ogni aspetto del titolo. 

Sono state anche aggiunte delle nuove missioni di conquista in cui potremo aiutare Sparta o Atene a conquistare o difendere una determinata regione. Difendere sarà più semplice ma meno remunerativo, mentre attaccare ci conferirà delle laute ricompense. Per unirci ad una missione di attacco, infatti, dovremo prima indebolire la nazione riducendo il suo potere eliminando soldati, dando fuoco alle scorte e così via.

Comparto Tecnico

Passando a parlare della grafica di Assassin’s Creed Odyssey potremo apprezzare delle texture di buon livello, anche se in alcuni frangenti presentano dei ritardi nel caricamento. Nonostante tutto, però, il complesso riesce a funzionare egregiamente regalando alcuni momenti mozzafiato con ambientazioni stupende. Da sottolineare però la possibilità di attivare la modalità HDR su PS4 Pro ed Xbox One X.

Di buon livello anche il comparto sonoro, anche se il doppiaggio in italiano presenta alcuni piccoli alti e bassi. Nulla da segnalare sul lato della stabilità del framerate ed infine i bug saranno ovviamente presenti, nonostante questi non risultino essere effettivamente limitanti o controproducenti, dato che saranno per la maggior parte bug nelle animazioni e piccoli glitch. Unica piccola pecca risiede nel caricamento iniziale abbastanza lungo, mentre gli altri avranno una durata normale.