Biomutant è un titolo RPG sviluppato da Experiment 101 e pubblicato da THQ Nordic il 25 Maggio 2021 per PC, PS4 e Xbox One. Torniamo oggi a parlare di questo peculiare gioco di ruolo in virtù della attesa uscita (da parte degli utenti console) delle versioni per piattaforme di nuova generazione, e quindi PlayStation 5 e Xbox Series X/S. L’aggiornamento Next Gen, gratuito per i possessori delle versioni per le console della scorsa generazione, viene dunque pubblicato il 6 Settembre 2022; nel corso di questa recensione vi parleremo in generale dei vari aspetti del gioco, mentre nella sezione dedicata al Comparto Tecnico affronteremo nel dettaglio tutte le novità e migliorie aggiunte grazie alla potenza di PS5 ed Xbox Series X/S.

Trama 

Biomutant concentra fortemente la sua trama principale (così come alcune delle sue missioni secondarie) sul concetto del forte sfruttamento del nostro pianeta e delle sue risorse da parte del genere umano. Ci ritroveremo infatti in un futuro non meglio definito in cui l’umanità non è riuscita a sopravvivere alle alterazioni da essa stessa causate ai danni della Terra. Inquinamento e sfruttamento intensivo delle risorse hanno portato a condizioni pressoché inadatte alla vita, ad eccezione di alcune specie animali che sono riuscite progressivamente ad adattarsi e mutare. Noi faremo parte proprio di uno di questi esseri antropomorfi, del quale inizialmente non sapremo quasi nulla ad eccezione di vaghi concetti riguardanti una creatura nostra nemica e chiamata Lupa Lupin, e soprattutto a proposito di un ben più importante “Albero del Mondo”.

Questo è infatti l’ultimo baluardo che permette il mantenimento della vita nel nostro mondo post apocalittico, e la sua essenza vitale viene continuamente prosciugata da quattro temibili creature note come “Mangiamondi”. Questi veri e propri “parassiti” si alimentano della linfa dell’Albero tramite le sue quattro radici principali localizzate ai quattro angoli del mondo, e tecnicamente sarà nostro compito sconfiggerli per salvare l’albero. Scriviamo “tecnicamente” poiché sarebbe quello il nostro compito originale, però il gioco ci permette tranquillamente di scegliere quale strada intraprendere. Queste lande, caratterizzate da tanti tipi di biomi diversi, sono infatti controllate da tanti clan diversi che si danno continuamente battaglia tra di loro, e tra questi c’è anche chi desidera lasciar fare ai Mangiamondi per portare una nuova estinzione a cui soltanto i più forti saranno in grado di sopravvivere. 

Ogni clan di Biomutant, ciascuno con le proprie ideologie, sarà infatti caratterizzato da un’aura di luce o oscurità dall’intensità variabile. Allo stesso modo ogni nostra scelta o azione, ma anche con molti apparentemente semplici dialoghi, ci porterà ad acquisire un’aura di tipo variabile che ci definirà anche agli occhi di chi ci troveremo di fronte. Il tutto ci porterà ad uno dei due finali possibili, ma anche ad altri tipi di risvolti che non coinvolgono soltanto la trama principale del gioco quanto piuttosto alcune possibilità in termini di gameplay (delle quali vi parleremo successivamente). Nel complesso parliamo di una trama sicuramente non rivoluzionaria o particolarmente ricca di colpi di scena, ma che tutto sommato riesce sicuramente ad intrattenere e a dare un giusto motivo per affrontarla. Al contrario purtroppo le missioni secondarie risultano essere abbastanza ripetitive e semplici, quasi tutte caratterizzate dal semplice recupero di un oggetto specifico.

Biomutant

Gameplay 

Il gameplay di Biomutant è quello che sicuramente riesce a dare maggior risalto all’opera, soprattutto per la ricchezza e quantità di bottino che ci porterà ad esplorare ogni anfratto del mondo di gioco. Il titolo è infatti un RPG con un open world che lascia al giocatore una grande libertà di esplorazione; la vasta mappa di gioco (con i suoi diversi biomi) sarà caratterizzata da numerosi resti del cosiddetto “Mondochefu” (tra edifici abbandonati, antichi bunker e carcasse di veicoli), ma anche nuovi edifici creati dalle nuove specie che colonizzano il mondo. Ciascuna zona potrà essere esplorata alla ricerca di materiali per potenziare il nostro personaggio o, meglio ancora, di nuovi elementi di equipaggiamento per perfezionare la nostra build. Nei primi istanti di gioco potremo infatti selezionare l’archetipo del nostro personaggio (con le statistiche di base con cui iniziare), così come la sua classe (caratterizzata da bonus attivi e passivi).

Tutto questo andrà a comporre sia l’aspetto iniziale del nostro alter ego peloso, sia il punto di partenza per la build di nostro interesse su cui costruire tutto il resto. Salendo di livello otterremo punti da spendere per potenziare le statistiche di base, ovvero Vitalità, Forza, Intelligenza, Agilità, Carisma e Fortuna (ciascuna con bonus specifici come salute o corazza massima, danno corpo a corpo o da poteri, probabilità critico e via dicendo). In aggiunta ogni pezzo di equipaggiamento avrà dei bonus aggiuntivo di vario tipo che andranno a sommarsi alle nostre statistiche di base. Sarà anche possibile migliorare ogni tipo di equipaggiamento, dal vestiario alle armi, potenziandone le statistiche o aggiungendovi accessori per bonus maggiori, o persino costruire oggetti partendo da componenti singole che recupereremo esplorando.

Biomutant

Le armi rivestono un ruolo centrale nel combat system di Biomutant: avremo infatti armi per il combattimento ravvicinato e armi a distanza, entrambe suddivise in più tipologie per adattarsi al meglio ai diversi stili di gioco (tra lame e bastoni e fucili e pistole). Ad ogni tipologia di arma è legato un relativo moveset, ma soprattutto specifiche combo che potremo sbloccare investendo punti potenziamento nel Wung-Fu. Gli stessi punti potranno anche essere utilizzati per sbloccare Benefici di varia natura per il nostro personaggio, mentre poi saranno anche presenti altri punti detti Punti PSI e Bio-punti essenziali per sbloccare nuovi poteri da utilizzare in battaglia (o nel caso dei Bio anche migliorie alla resistenza elementale oltre che abilità uniche), anche se alcuni di questi potrebbero avere anche degli specifici requisiti di luce/oscurità. Nonostante il gran numero di poteri presenti sarà possibile utilizzarne soltanto un massimo di quattro contemporaneamente andando, purtroppo, in parte a limitare le possibilità offerte a tutti quelli che vorranno fare della magia lo strumento principale di offesa.

Per tutta la durata della nostra avventura in Biomutant saremo inoltre accompagnati  da un nostro fedele compagno Automa che inizialmente potrà solo aiutarci illuminando le aree più buie con una comoda torcia, ma successivamente, dopo aver interagito con specifici punti di interesse nella mappa, otterremo altri potenziamenti come una torretta automatica, cure o un comodo aliante per planare. In aggiunta sarà possibile sbloccare anche dei comodi mezzi di trasporto e non soltanto; avremo infatti dalla semplice cavalcatura (acquistabile o da domare allo stato brado) ad un più complesso motoscafo per attraversare le acque (non essendo in grado di nuotare molto bene) o un gigantesco esoscheletro robotico. Il tutto riesce a fondersi alla perfezione rendendo l’esplorazione un elemento estremamente soddisfacente!

Longevità 

Nel complesso Biomutant riesce a raggiungere una durata complessiva di tutto rispetto, richiedendo un totale di circa 15 ore per il completamento della sola campagna principale. A questo potrà poi andare a sommarsi il tempo necessario per completare gli incarichi secondari, per esplorare in maniera più o meno approfondita il mondo di gioco o persino il tempo per un’eventuale seconda run per provare una classe diversa oppure scelte differenti per raggiungere l’epilogo opposto. Questo senza menzionare la quantità di tempo che si potrebbe spendere nei menu per trovare l’oggetto migliore di equipaggiamento, il recuperarne materiali per potenziarlo o per conferirgli gli accessori migliori, tutte cose che faranno la gioia dei più accaniti fan degli RPG.

Biomutant

Comparto Tecnico

Abbiamo avuto la possibilità di provare Biomutant su PlayStation 5, pertanto faremo riferimento al solo risultato su console di nuova generazione (comparabile con quello PC), mentre tralasceremo quelli che sono stati in passato i risultati ottenuti sulle console di ormai vecchia generazione. Innanzitutto il gioco presenta tre modalità di gioco: una qualità (4K e 30fps), una qualità sbloccata (4k e framerate sbloccato) e una prestazioni (2K o 1080p in base alle impostazioni e 60fps). In generale possiamo dire che le migliori sono senza dubbio le ultime due sia considerata l’importanza della fluidità ma anche perché nella modalità 4K sbloccata il gioco riesce comunque a mantenere i 60fps in maniera abbastanza stabile, con pochi cali solo in determinate zone o in situazioni estremamente concitate. Il gioco presenta poi un ottimo livello di dettaglio grafico complessivo, con texture e illuminazione molto convincenti e dettagliate (anche se nel caso della prima ci si può imbattere in qualche piccolo alto e basso). Piccola nota a parte per lo stupendo lavoro fatto sul design delle creature (anche se i modelli lasciano un po’ a desiderare) e soprattutto sulle ambientazioni!

Di nuova introduzione anche il supporto al Dualsense di PS5 che rende l’azione di gioco estremamente più interattiva. Basterebbe semplicemente dire che, tranne per le musiche i dialoghi, tutto l’audio di gioco viene convogliato nell’altoparlante del controller Sony dando sia un feeling audio più “diretto”, sia offrendo un feedback aptico ad ogni azione, sparo, colpo o schivata. Di eccellente livello anche il comparto sonoro, sia per quanto riguarda gli effetti di gioco, ma anche per il doppiaggio anche se in questo caso si tratta di un’unica voce. I dialoghi tra i vari personaggi si compone infatti essenzialmente di versi, è poi la voce narrante (la stessa che parla nel corso dell’avventura ed esplorazione) a fare da traduttore. Non siamo incappati, infine, in alcun tipo di bug o problema tecnico nel corso della nostra avventura, se non rarissimi crash del gioco nella sua prima versione o un posizionamento abbastanza infelice di alcuni checkpoint.

Nel complesso questa versione aggiornata per console di nuova generazione di Biomutant ci ha decisamente convinti sotto l’aspetto tecnico, sia per le tante modalità grafiche presenti (con due molto fluide anche ad alta risoluzione) e sia per il supporto offerto al Dualsense nel caso di PS5. Il gioco presenta un gameplay molto divertente e ricco di possibilità, con un’esplorazione davvero molto soddisfacente; purtroppo la trama si limita a semplice intrattenimento, senza risultare particolarmente memorabile e le missioni secondarie finiscono per risultare abbastanza ripetitive alla lunga. Si tratta quindi di una versione che vi permetterà di godere di questo ottimo RPG al meglio della sua forma Grafica e soprattutto al netto dei problemi tecnici che presentava su console di vecchia generazione.

Chronos: Before the Ashes è un nuovo titolo sviluppato da THQ Nordic e Gunfire Games e pubblicato per PlayStation 4, Xbox One, PC, Nintendo Switch e Google Stadia il 1 Dicembre. Si tratta del prequel di un validissimo titolo in stile “souls-like” e rilasciato lo scorso anno, ovvero Remnant: From the Ashes, dal quale questo nuovo gioco trae soprattutto la lore che costituiva il mondo di gioco e gli elementi da RPG. Il risultato è un titolo con meccaniche uniche (un po’ come avveniva per la casualità di nemici, bossfight e alcune aree in Remnant) in grado di renderlo estremamente valido e appetibile per tutti i tipi di giocatore.

Trama

Un po’ come avveniva nel caso di Remnant: From the Ashes, anche questo nuovo Chronos: Before the Ashes non presenta una trama vera e propria narrata tramite personaggi o un narratore esterno, ma piuttosto una lore ricca e dettagliata che va a costituire la base del sequel pubblicato lo scorso anno. Le uniche cose che ci verranno fornite all’inizio del gioco saranno infatti un piccolo incipit narrativo che ci vede sopravvissuti a una catastrofe che ha costretto l’umanità ad abbandonare le città e rifugiarsi in luoghi sicuri sparsi per la Terra, ma anche un importante compito: eliminare il Drago che ha causato tutto ciò. Chi ha già avuto modo di giocare a Remnant potrà riconoscere rapidamente molti degli elementi narrativi che ci verranno presentati, mentre gli altri potranno comunque apprezzare e scoprire questi dettagli, ma purtroppo non con la stessa completezza d’insieme.

Non mancheranno poi altri nuovi dettagli sulla lore del mondo di gioco strettamente connessa a questo capitolo. Potremo scoprire tutto ciò tramite una serie di note scritte o presenti su vecchi terminali e disseminate nei diversi mondi di gioco. Avremo infatti la possibilità, anche in questo caso, di visitare mondi alternativi anche se questi saranno praticamente una parte di quelli presenti in Remnant. Torneremo così ad esplorare (o lo faremo per la prima volta nel caso in cui questo sia il nostro primo approccio alla serie) zone come il Labyrinth o il reame di Yaesha trovando nuove storie e affrontando ogni creatura che ci sbarrerà la strada. Nel complesso abbiamo dunque sì delle storie interessanti e una lore avvincente, ma il tutto riceve valore soprattutto per chi ha avuto modo di giocare a Remnant: From The Ashes appassionandosi ai suoi retroscena.

chronos before the ashes

Gameplay

Di base questo nuovo Chronos: Before the Ashes risulta essere un action rpg che vuole distinguersi dal resto del genere principalmente grazie a un’interessante meccanica. Parliamo infatti dell’invecchiamento del nostro personaggio in seguito a ogni nostra morte; l’avventura avrà infatti inizio nel momento in cui avremo compiuto 18 anni, e da questo momento ogni morte ci farà guadagnare un anno di età. I risvolti di ciò non saranno unicamente relativi al semplice fattore estetico (potendo notare i progressivi segni dell’invecchiamento sul nostro volto) o all’eventuale conclusione del nostro viaggio a causa di un decesso definitivo per cause naturali, ma avrà anche degli effetti diretti sul gameplay. Il tutto integra come mai prima d’ora l’idea di “cadere per rialzarsi più forti di prima” in un videogioco, non limitando questo alla semplice abitudine data dal ripetere uno scontro più volte.

Il primo effetto tangibile sarà legato allo sblocco dei cosiddetti Talenti, ovvero dei bonus passivi derivanti dall’esperienza maturata nei combattimenti. Ogni 10 anni di età, a partire dai 20 anni fino agli 80, avremo la possibilità di scegliere tra uno di tre talenti che ci verranno proposti andando ovviamente a prediligere quello che più si adatta al nostro stile di gioco. Alcuni di questi ci permetteranno di aumentare il danno inflitto, aumentare la finestra di invincibilità data da una schivata, facilitare le parate e così via; il tutto finirà per variare (e migliorare) il gameplay in un modo che non ci saremmo aspettati di vedere. Ogni cosa potrà essere, infatti, resa molto più fluida ed efficiente, facendo in modo tale da rendere palese ed evidente quanto l’esperienza maturata ci abbia reso più forti. Purtroppo però morire non sarà molto facile (a eccezione di alcune situazioni in cui potremmo dover morire per capire delle meccaniche) considerando i danni che i nemici infliggeranno, che probabilmente sarebbe stato meglio incrementare.

chronos before the ashes

L’altro effetto dato dall’invecchiamento sarà strettamente collegato alla meccanica più classica di qualsiasi RPG, ovvero l’aumento di livello. Ogni nemico sconfitto ci permetterà di guadagnare un quantitativo più o meno alto di esperienza, la quale ci permetterà di volta in volta di salire di livello. Con questo non ci riferiamo a quanto potremmo vedere in un souls-like, con punti da accumulare e poi “mettere al sicuro” nei checkpoint, ma piuttosto di un vero e proprio ottenimento progressivo di esperienza che non potrà essere persa (non avremo nulla da recuperare dopo ogni decesso). Ogni livello guadagnato ci permetterà poi di ottenere quattro punti da spendere liberamente per migliorare le quattro caratteristiche, ovvero la Forza, Agilità, Arcano e Vitalità, e sarà proprio qui che entrerà in gioco la meccanica dell’invecchiamento.

Nel corso dei nostri primi decenni ci sarà più semplice migliorare la forza, agilità e vitalità (richiedendo ciascuno un punto per poter essere migliorata), mentre sarà più complesso potenziare le nostre capacità arcane (richiedendo inizialmente ben tre punti per ogni livello). Questo andrà poi progressivamente a invertirsi tanto più invecchieremo, rendendo ovviamente più complesso migliorare forza e agilità nella vecchiaia, ma più semplice “accumulare saggezza”. Forza e agilità aumenteranno i danni inflitti con determinate tipologie di armi (essendo presenti armi che scalano in maniera più o meno efficiente sull’una o l’altra), oltre ad aumentare la difesa e l’abilità nella schivata, l’Arcano invece andrà a potenziare gli effetti di alcuni particolari oggetti chiamati Pietre del Drago e, infine, la vitalità aumenterà la nostra salute massima.

Le Pietre del Drago sono potenti manufatti in grado di farci attivare temporaneamente alcune abilità dopo aver riempito un’apposita barra che andrà a riempirsi con ogni colpo inflitto, nemico sconfitto, schivata perfetta e parata eseguita. I poteri che questi oggetti saranno in grado di sprigionare varieranno dal semplice aumento del danno a renderci temporaneamente immuni ai colpi, stordire i nemici nei paraggi o, infine, assorbire vita con ogni colpo inflitto. All’inizio del gioco potremo però utilizzarne soltanto una, le altre andranno trovate esplorando accuratamente le varie aree di gioco andando anche a caccia di muri illusori (non così nascosti). In maniera analoga dovremo trovare i Cuori di Drago, la nostra fonte principale di cura che si ricaricherà solo dopo la nostra morte, non aspettatevi dunque di ricaricarle ai checkpoint come fossero fiaschette Estus!

L’esplorazione è un parametro sul quale gli sviluppatori hanno voluto puntare davvero molto, e non soltanto come modo per trovare gli utili oggetti consumabili appena descritti o nuove armi e scudi che potranno essere più o meno ben nascosti. Questo risulta essere infatti un elemento assolutamente necessario per superare determinate zone, costringendoci così a cercare attentamente oggetti, indizi o percorsi essenziali all’avanzamento. Tutto ciò viene poi avvalorato ulteriormente dalla presenza di alcuni enigmi ambientali o anche dal semplice comprendere quale oggetto utilizzare e a quale scopo, rendendo l’esplorazione in Chronos: Before the Ashes una delle più soddisfacenti che potrete incontrare. Purtroppo, considerando che non si tratta di un gioco particolarmente vasto, le aree non saranno molto ampie, così come i boss da affrontare non particolarmente numerosi e soprattutto con moveset davvero troppo semplici.

chronos before the ashes

Longevità

Quanto appena detto sulla povertà di contenuti è comunque un fattore abbastanza relativo; se paragoniamo Chronos: Before the Ashes ad un Dark Souls indubbiamente non avremo la stessa mole di contenuti, ma va sottolineato che il primo viene venduto a un prezzo di partenza di soli 29.99 Euro. Considerando quindi il rapporto tra durata complessiva e prezzo ci troviamo indubbiamente di fronte a un ottimo prodotto che per essere completato interamente richiede all’incirca 7-8 ore di gioco. Queste purtroppo non possono essere incrementate particolarmente se consideriamo che il gioco non presenta alcuna rigiocabilità, e attualmente dopo aver terminato la nostra missione non avremo neanche accesso ad una Nuova Partita +. Aumentare la rigiocabilità del titolo, magari come fatto nel caso di Remnant, o persino la sua quantità di contenuti (anche aumentandone il prezzo) avrebbe reso ancor più evidenti gli effetti dell’invecchiamento migliorando una meccanica che potreste finire per non esplorare abbastanza (avendo noi completato la campagna appena verso i 30 anni, per poi essere passati a scoprirne i risvolti suicidandoci un po’ di volte).

chronos before the ashes

Comparto Tecnico

La natura low-budget si mostra parzialmente anche su quello che rappresenta il comparto tecnico di Chronos: Before the Ashes; seppure il colpo d’occhio generale non sia particolarmente negativo su PlayStation 4/PlayStation 5 non parliamo comunque di un titolo perfetto dal punto di vista grafico. Texture e modelli saranno di buona qualità, con la parte meglio riuscita probabilmente data dall’illuminazione. Il problema principale per un titolo del genere è però dato dal framerate, attualmente bloccato a 30fps e con alcuni sporadici cali anche giocandolo su PS5 (un vero peccato non ci sia una versione migliorata per next-gen, o quantomeno la possibilità di giocarlo con un framerate più alto). Questo problema in compenso viene meno nel caso in cui abbiate intenzione di giocarlo da PC.

Dal punto di vista del sonoro abbiamo buoni doppiaggi in lingua originale (nonostante ci siano effettivamente poche voci da doppiare) e soprattutto ottime musiche ed effetti sonori. Purtroppo dobbiamo segnalarvi l’assenza della lingua italiana, pertanto se non avete troppa familiarità con la lingua inglese potreste finire con il perdervi dettagli di trama dei sottotitoli e oggetti da leggere (oltre ad alcuni suggerimenti). Nulla da segnalare, infine, dal punto di vista dei bug o altri problemi tecnici del gioco, se non alcuni nemici che potrebbero raramente finire con il bloccarsi in alcuni angoli o smettere di attaccarvi senza alcuna apparente ragione.

chronos before the ashes

Questo nuovo Chronos: Before the Ashes ci ha dunque convinti in maniera molto positiva, grazie alle ottime e interessanti meccaniche applicate al gameplay, così come l’ottima lore condivisa con Remnant: From The Ashes al quale questo gioco fa da prequel. Purtroppo il non essere un vero e proprio titolo tripla A dal vasto budget scopre alcuni punti deboli, primo tra tutti il non avere una quantità di contenuti particolarmente vasta e portando indirettamente a non esplorare in maniera approfondita l’interessante meccanica dell’invecchiamento (anche perché se vorrete invecchiare al punto da diventare ottantenni dovrete davvero morire di proposito). Anche il forse troppo efficiente bilanciamento contribuisce a questo problema rendendo davvero molto difficile incorrere in una morte. Comunque nel complesso, per quanto avremmo voluto vedere e giocare di più, si tratta di un ottimo titolo specialmente se commisurato al suo prezzo di vendita e, dunque, al suo rapporto tra qualità e prezzo.

Fade to Silence è un titolo interessante ed atteso dagli appassionati del genere survival ma che al contempo strizza l’occhio anche al genere dei “Souls like”. Sarà riuscita THQ a coniugare i due generi? Scopriamolo con la nostra recensione.

Sviluppato nello specifico da “Black Forest Games”, team facente parte di THQ Nordic, Fade to Silence porta il giocatore ad impersonare Ash; un uomo tormentato da demoni che (per fortuna o disgrazia) lo riportano costantemente in vita dopo la morte.

L’incipit pesca piene mani dai vari Dark Souls o Bloodborne che si voglia e, dunque, ogni volta che si morirà nel corso dell’avventura, verremo riportati indietro da entità oscure di cui pian piano progredendo nella trama potremo scoprire qualcosa di più.

Sul fronte trama tra l’altro, quasi tutto viene lasciato al giocatore, infatti se non fosse per l’incipit iniziale che ci vede isolati nel mezzo di lande desolate e disastrate, non molto ci sarebbe da scoprire se non che Ash è chiamato a sopravvivere e tentare di ricostruire un baluardo di civiltà nell’oscurità più profonda.

Ad ogni modo, non mancano personaggi secondari e comprimari che, purtroppo, si rivelano di poco spessore e carenti di carisma. Se ne incontreranno di diversi lungo il cammino di Ash, che sarà chiamato ad aiutare, salvandoli dalle grinfie della morte per poi portarli tra i ranghi dei sopravvissuti.

L’implementazione di personaggi secondari è inoltre votata alla controparte survival del titolo, infatti, sarete spesso chiamati a raccogliere provviste e materiali, atti alla costruzione di avamposti, capanne, focolari e molto altro ancora; l’aiuto dei personaggi salvati durante l’esplorazione è fondamentale per la costruzione e la difesa degli avamposti.

Tralasciando le meccaniche survival, il sistema di combattimento di Fade to Silence si avvina a quanto visto in Dark Souls con un misto di Darksiders: dovrete leggere le mosse dell’avversario per poter attaccare al momento giusto e senza sprecare la “stamina” a vostra disposizione. La varietà di nemici non è elevata e tenderanno a ripetersi, anche se con qualche modifica, il che rende l’approccio ai combattimento meno ostico dopo svariate ore di gioco.

Sarà possibile scegliere tra due diverse difficoltà, la prima “esplorazione” come si lascia intuire è più votata alla scoperta e sarà più incentrata sulla trama (anche se poco accattivante) e non lascerà spazio a potenziamenti e progressione del personaggio; diversamente la modalità “normale” oltre ad aumentare il livello di sfida complessivo, permette l’avanzamento del l’alter-ego che, pur non essendo personalizzabile, può essere plasmato sotto vari aspetti.

Tecnicamente parlando Fade to Silence non è l’eccellenza e mostra il fianco con un motore grafico che risulta datato, inoltre, gli scenari sono poco ispirati e coinvolgenti. Nulla da dire sul fronte fluidità poiché è possibile giocarlo anche in 8K (con DSR) mantenendo la media dei 60FPS, anche se, dobbiamo dirlo, pur massimizzando la risoluzione, la presentazione del titolo resta mediocre.

Anche per quanto riguarda le animazioni ed il comparto poligonale avremmo da ridire qualcosa, ma considerando la natura del titolo non ci permettiamo di dissentire.

Sul fronte audio, la colonna sonora risulta evocativa ed incalzante per tutta la durata dell’avventura.

Fade to Silence risulta comunque divertente ed intrigante, un buon survival su cui spendere diverse ore per il completamento, sicuramente, non arricchito da una trama coinvolgente ma interessante al punto giusto.

Forse il prezzo è leggermente alto per un titolo del genere ma lasciamo decidere voi su questo fronte.

THQ Nordic ha annunciato attraverso IGN un gioco di ruolo open world sviluppato da alcuni ex-dipendenti di Avalanche Studios, i responsabili di Just Cause e Mad Max.

Durante lo scorso mese di luglio THQ Nordic ha dichiarato che avrebbe annunciato due nuovi titoli alla Gamescom, di cui una nuova IP. A quanto pare questa nuova IP si chiamerebbe Biomutant. Tale titolo è stato poi ufficialmente annunciato da poco tramite IGN con un video esclusivo.

Per adesso si sa davvero poco di questa nuova Proprietà Intellettuale, ma le premesse sono davvero interessanti… Biomutant uscirà nel 2018 su Playstation 4, Xbox One e Pc, e sarà sviluppato per la prima volta da Experiment 101 (un neonato studio di sviluppo svedese nato nel 2015) attraverso l’utilizzo dell’Unreal Engine 4.

Si tratterà di un gioco di ruolo action a tema post-apocalittico ed open world in cui i personaggi (che sembrano essere creature a tema furry) potranno combattere con un mix di arti marziali, armi e poteri, migliorandosi attraverso mutazioni ed impianti cibernetici. Ci sarà un’ampia varietà di veicoli pilotabili, il tutto completato da un sistema di crafting per armi ed equipaggiamento.

Biomutant dovrebbe uscire con buona probabilità ad inizio 2018 e sarà distribuita anche un’edizione da collezione contenente una statuetta, la soundtrack e un poster formato A1. In attesa di nuove notizie su questo interessantissimo titolo vi lasciamo con il trailer di annuncio e le immagini leakate fino ad ora.