Potrebbe essere difficile da credere, ma sono già passati nove anni dalla release di Fallout: New Vegas avvenuta il 19 Ottobre del 2010. Nonostante la veneranda età, rimane secondo noi uno dei migliori Fallout. Comunque il mondo dei videogiochi si è evoluto e oramai New Vegas comincia ad avere un sapore di ”old school” ad essere onesti. Quindi la cosa che più ci preoccupava di The Outer Worlds era proprio vedere come questo concetto di gioco si sarebbe adattato ai nuovi standard. Preoccupazioni del tutto motivate a nostro avviso visto che questo nuovo titolo presenta davvero poche innovazioni. Questo, comunque, non può necessariamente ledere totalmente questo tipo di esperienza di gioco e far sì che non risulti intrigante ed appassionante.

Il gioco offre ben quattro livelli di difficoltà: Facile, Normale, Difficile e Supernova, l’ultimo è una modalità sopravvivenza in cui le risorse sono limitate, i nemici sono più potenti e i compagni possono morire definitivamente. Inoltre, data la grande possibilità di scelte possibili e di finali offerti dal gioco, Obsidian stessa consiglia di rigiocare più volte il gioco così da riuscire a provare ogni tipo di scelta e relativa conseguenza sulla vostra pelle!

Uno strano senso di dejà vu

Si possono trovare molte analogie con Fallout, ed anche la storia del nostro eroe ha dei chiari richiami alla serie. In una timeline alternativa, la Terra ha formato delle colonie nello spazio, queste sono state fondate da grandi corporazioni che vi hanno anche realizzato dei veri e propri governi. Una di queste colonie è il sistema di Halcyon. Vi risvegliate in una gigantesca nave colonizzatrice, e scoprite di essere rimasti ibernati per 70 anni perché qualcosa è andato storto. Il vostro salvatore, uno scienziato chiamato Dr. Phineas Wells, aveva le risorse necessarie per svegliare soltanto un soggetto, che ovviamente si tratta del nostro personaggio. Il dottore ci racconta che la seconda nave colonizzatrice non ha avuto alcun problema ed ha colonizzato il sistema nel frattempo. Per qualche ragione, però, Wells non ha interesse a svegliare gli altri coloni presenti sulla nave, e voi dovrete scoprire il perchè!

Possibilità infinite

A inizio gioco ci viene data l’opportunità di scegliere alcune abilità principali del nostro protagonista, selezionando attributi, stato sociale e alcune caratteristiche, oltre la modifica facciale del nostro alter-ego, completamente personalizzabile grazie a un editor abbastanza completo che può soddisfare le esigenze di tutti.

Ogni volta che saliamo di livello ottenendo esperienza possiamo decidere di attribuire dieci punti a una delle nostre caratteristiche, come ad esempio l’hacking, lo scassinamento, oppure la persuasione, l’intimidazione o le armi a distanza. Fino a livello 50, le caratteristiche possono aumentare in blocco (ci sono blocchi di tre abilità simili raggruppate), mentre invece per portarle al livello 100 è necessario aumentare ciascuna singolarmente all’interno dello stesso blocco. In generale è possibile costruire un personaggio molto ben variegato, anche in considerazione del fatto che il level cap fissato a 30 permette di potenziare gran parte delle caratteristiche. Ogni due livelli possiamo, inoltre, inserire anche un vantaggio che ci fornisce un’abilità passiva utile per portare per esempio più oggetti nel nostro inventario oppure ci permette di correre o camminare più velocemente.

Una delle particolarità di The Outer Worlds è la possibilità di diventare fobico di un determinato nemico una volta subiti una certa quantità di danni, come ad esempio la paura per i robot. Se succede questo ci viene chiesto se vogliamo accettare la fobia in questione; in questo modo ci saranno aggiunti dei malus, ma anche l’opportunità di aggiungere un vantaggio alle nostre abilità.

Fulcro del gioco sono anche i comprimari, ovvero compagni essenziali per superare determinate zone e proseguire in maniera più semplice. In totale sono sei, ognuno con caratteristiche uniche in grado di influenzare anche le nostre, sommandosi e andando a potenziare il livello generale di un’attributo. Possono essere anche loro potenziati con i vantaggi ed è possibile scegliere gli equipaggiamenti da fargli indossare, oltre che determinare la loro strategia d’attacco durante un combattimento.

Un potenziale non sfruttato

La Obsidian dà un tocco decisamente interessante alla tipica distopia. Non si tratta di un malvagio despota o di un “Grande Fratello” Orwelliano ad aver preso il potere ad un certo punto, cosa di cui nessuno comunque ha memoria. Invece, sono le corporazioni ad avere il controllo, perché dopottutto senza di queste non sarebbe iniziato neanche il nostro viaggio.

Sfortunatamente il potenziale di questo mondo rimane inespresso. Gli scrittori cercheranno in ogni modo di farci capire sin dai primi minuti di gioco che le corporazioni sono il male, eventualmente anche calcando la mano con forza visto che ogni personaggio, in ogni dialogo, cita qualche slogan essendone praticamente obbligati.

La libertà delle quest

La grande capacità di scrittura del team della Obsidian si può vedere soprattutto nelle quest secondarie. Strutture complesse di quest, soluzioni multiple e interconnesioni tra diverse missioni danno un grande senso di libertà. Anche se dovessi decidere di comportarti in un modo che non era previsto dalla quest, riuscirai comunque a concluderla senza problemi, oppure se il nostro personaggio possiede già delle informazioni utili può essere in grado di trovare l’opzione più logica in ogni dialogo.

Dunque, nonostante la struttura delle quest sia molto aperta, si ha comunque la sensazione che ci sia un filo conduttore. Ogni volta avrete a che fare con una fazione o una persona che vi chiede di compiere atti ostili contro un’altra. Quando parlate poi con l’obbiettivo della missione, vi darà la sua versione della storia e a questo punto starà a voi decidere di aiutarlo oppure no. Questo tipo di meccanica, non troppo innovativa in un gioco di ruolo di questo tipo, in The Outer Worlds viene decisamente abusata; il lato positivo, però, è che ogni scelta avrà delle conseguenze.

La libertà è in generale un aspetto molto importante durante il nostro viaggio in Halcyon. Anche se non c’è un vero e proprio open world, ci sono delle zone molto grandi su diversi pianeti. Le quest e i loot vi aspettano dietro ad ogni angolo, e l’esplorazione è ciò che rende The Outer Worlds veramente divertente.

Livello grafico all’altezza?

Che Obsidian sapesse creare mondi credibili e originali non è una novità e anche The Outer Worlds conferma questo pregio della nota azienda americana. L’ambientazione fantascientifica mischiata in salsa western funziona divinamente, lasciando il giocatore ammaliato da mondi dalla bellezza naturalistica quasi surreale, avamposti decadenti e abbandonati, città corporative dal lusso sfrenato e stazioni spaziali fatiscenti. A contornare un’indole artistica riuscita ci pensa una colonna sonora godibile e ben composta che accompagna sia i combattimenti che i momenti di pace e tranquillità durante l’esplorazione o una pausa in città.

Da un punto di vista tecnico, The Outer Worlds non si comporta male su PS4 (dove abbiamo avuto modo di provarlo). Il livello dei dettagli, delle textures e delle animazioni è buono, ma niente di più. Comunque fortunatamente non abbiamo mai riscontrato cali di framerate, ma di contro ci sono capitate delle textures che si sono caricate lentamente dopo lo spostamento rapido da una zona all’altra. Parlando dello spostamento rapido: i tempi di caricamento quando si cambia zona sono di circa 40 secondi, su PS4 PRO.

Parlando invece dei controlli, la Obsidian ha trovato una giusta soluzione per ottimizzare al meglio il porting da PC a console, anche se il tutto è molto facilitato da un sistema di combattimento fin troppo semplice. Nonostante ciò muoversi in alcuni menù risulta complicato ma, il problema più grande che abbiamo riscontrato nei controlli è stato lootare oggetti piccoli come le munizioni; riuscire a targhettarli risulta abbastanza difficile e richiede del tempo.

Conclusioni

The Outer Worlds è un gioco dalla doppia personalità. Da un lato abbiamo una delle migliori esperienze GDR dell’anno, che ha tutte le potenzialità per sviluppare attorno a sé un universo che vada oltre la colonia di Alcione e si espanda ulteriormente in futuri sequel. Un gameplay divertente, mai noioso ma dai combattimenti un po’ troppo semplicistici, e che permette concretamente di assaporare gli investimenti nelle caratteristiche del personaggio; un contorno eccellente per un titolo dalla storia appassionante, ambientata in un mondo costantemente in movimento che rende partecipe il giocatore come raramente accade in altri giochi. Il quantitativo di missioni straordinario e la rigiocabilità elevatissima garantiscono un numero di ore potenzialmente spropositato da trascorrere a zonzo per la colonia. Dall’altro lato però il comparto tecnico è carente in diversi ambiti, arrivando addirittura a rompere in certi casi la magia di un’esperienza altresì eccellente. Si tratta di difetti correggibili, ma che devono necessariamente essere sistemati per elevare il gioco verso un giudizio di assoluta positività.

The Outer Worlds

Per tutti gli amanti dei GDR, The Outer Worlds è un acquisto assolutamente obbligato, un’ottima esperienza che difficilmente potrete cancellare dalle vostre menti. Anche gli amanti dei single player in generale possono prendere in considerazione l’acquisto, a patto che abbiano la pazienza di passare il loro tempo a leggere molti dialoghi. Se non rientrate in nessuna di queste due categorie probabilmente questo non è il gioco che fa per voi.

The Outer Worlds, nonostante il modo in cui appare, è un gioco che richiede tempo e dedizione per essere apprezzato in tutte le sue sfaccettature. Un po’ come la realizzazione dei prodotti della Soluzioni Spaziali, “fabbricati con cura sotto la supervisione di operai diligenti, preparati e volenterosi. I prodotti più adatti per eliminare ogni tua preoccupazione, dall’alito fatiscente che affligge la tua bocca fino ai predoni assetati di sangue. Assapora la libertà, con Soluzioni Spaziali”.