Dall’esordio di PlayerUnknown’s Battlegrounds (2017) abbiamo assistito a un vero e proprio boom di popolarità per quanto concerne i battle royale. Una categoria che fino a quel momento era rimasta un po’ in secondo piano, ma che poi esplose definitivamente anche grazie all’avvento, nello stesso anno, di Fortnite. Considerato ormai da anni il battle royale per antonomasia. Oggi, nel 2022, possiamo dire che sia rimasto ancora un sottogenere di grande tendenza, seppur in fase di assestamento.

Nel corso del tempo i titoli appartenenti a questo filone hanno adottato approcci diversi al gameplay generale. Dove però l’elemento primario resta sempre l’eliminazione permanente (dalla partita) degli altri giocatori. La sfida avviene solitamente in mappe di vaste dimensioni, che spesso si restringono con il passare del tempo. Attualmente lo “sfidante da battere” è probabilmente Apex Legends, ma il piccolo team di Small Impact Games cerca di intercettare un altro tipo di utenza con il suo Marauders.

Un fps tattico multigiocatore rivolto a una fanbase maggiormente affine al ramo più hardcore di questo sottogenere, che in questo caso trova in Escape from Tarkov il titolo di punta. Ma andiamo a scoprire quindi Marauders in questa anteprima, curata dal nostro Alessandro Da Campo. Ricordiamo che il gioco, pubblicato da Team17, è disponibile in accesso anticipato su Pc, via Steam.

Marauders (ri)parte proprio da Escape from Tarkov, cercando però di aggiungere qualcosa in più nel tentativo di rendersi più appetibile. A primo impatto, l’esperienza offerta da Small Impact Games richiama la ricerca del realismo più assoluto. Una giocabilità essenziale, con pochi aiuti a disposizione e poco spazio per la creatività in materia di uccisioni.

Va da sé che si vincerà principalmente pazientando e tenendo un basso profilo. Capacità fondamentali per poter sì prevalere sugli altri giocatori, ma anche per perseguire l’altro importante obiettivo. Stiamo parlando del bottino, meglio conosciuto nel suo termine inglese, “loot”. Il gioco infatti si presenta anche come looter shooter/extraction royale.

Spazio

Ovvero: spawna, cerca e uccidi, torna alla base vivo con più bottino possibile (in solo o in team fino a quattro giocatori). Questa è di base la ciclicità di Marauders, ma c’è dell’altro… Grazie a un pretesto di trama caratterizzato dal dieselpunk (ovvero scenari distopici futuristici per cui si dovrebbe essere avanti tecnologicamente, ma permangono comunque mezzi e strumenti arretrati), il gioco sfrutterà un concept molto vicino a Fallout, ma ambientato nello spazio. Essendo la Terra ormai giunta al collasso, con l’ordine e le leggi fuori controllo, le persone sono spinte a viaggiare nello spazio cercando di depredare risorse utili.

A tal proposito sarà possibile cominciare da una fase di “guida”, a bordo di astronavi un po’ arrangiate per quanto riguarda la sicurezza e il trasporto. Da lì dovremo recarci nella colonia principale per far iniziare la partita vera e propria.  Fermo restando che potremo anche abbordare le astronavi degli altri giocatori per saccheggiarle, come dei veri pirati spaziali. E in questo caso ritroveremo delle meccaniche simili a quelle di Sea of Thieves. Non a caso sarà anche possibile ingaggiare il nemico rimanendo all’esterno, utilizzando cannoni e torrette dai posti di combattimento situati sulla nostra nave. Superata questa prima scrematura e raggiunta la colonia, il titolo entrerà nel suo vivo.

Nel vivo dell’azione

Marauders

L’obiettivo, come accennavamo in precedenza, sarà quello di addentrarsi nella mappa saccheggiando più risorse possibili. Non solo armi ed equipaggiamenti, ma anche consumabili quali oggetti curativi e munizioni saranno importantissimi. Nel contempo ci imbatteremo in scontri che potranno ripagarci in maniera molto soddisfacente, a patto di riuscire a sopravvivere.

I combattimenti dureranno tendenzialmente poco, in quanto la tolleranza ai danni risulterà davvero bassa. Ciò si tradurrà in uccisioni quasi istantanee (ma lo stesso varrà anche per noi). Abbiamo apprezzato la varietà degli scenari, anche se la mancanza di una minimappa ha reso ostici gli spostamenti tra di essi. Per familiarizzare con i suddetti, memorizzandone i punti di riferimento ecc, serviranno un buon numero di partite.

Marauders

Dove la nostra sopravvivenza dipenderà anche, per l’appunto, dalla nostra abilità nell’orientarci all’interno degli scenari. Per fuggire infatti dovremo raggiungere la nostra navicella attraccata alla stazione. Oppure, in alternativa, sarà possibile fuggire su quelle avversarie. Questo però dopo essere riusciti a prendere la scheda identificativa dal loro cadavere e dopo aver localizzato il punto di attracco.

I pericoli di Marauders non si fermano comunque qui. Una corsa contro il tempo sarà determinate dalle riserve d’ossigeno limitate presenti nelle colonie. La giocabilità dunque sarà strettamente legata anche a questo fattore, di cui dovremo tenere fortemente conto durante le nostre azioni. L’estrazione, come intuibile, rappresenta a nostro avviso il punto maggiormente da limare dagli sviluppatori, in quanto punto cruciale di ciascuna partita.

Marauders

Questa, contando che simboleggia la chiusura del match, risulta purtroppo ancora un po’ criptica. Specialmente se consideriamo l’approccio medio da parte di un giocatore occasionale. Prima di cominciare tuttavia potremo craftare, comprare o vendere equipaggiamento funzionale al nostro personaggio. Con la consapevolezza che, in caso di morte, perderemo irrimediabilmente tutto.

Segnaliamo infine un buon numero di bug e glitch che affliggono il gioco già dal pre-partita. Come per esempio crash al desktop o interruzioni dell’audio improvvise. Senza dimenticare il framerate, che ha mostrato diverse incertezze. Problemi che con ogni probabilità verranno risolti nel corso delle patch che seguiranno nei prossimi mesi di sviluppo.

Marauders rappresenta una promettente aggiunta nel panorama dei battle royale. Chi ha presente titoli come Escape from Tarkov e Hunt: Showdown, saprà già di cosa stiamo parlando. Un’esperienza volta alla ricerca del realismo e della simulazione della guerriglia, in spazi scuri e angusti. La partenza in accesso anticipato si è rivelata un po’ incerta, a causa di diverse problematiche tecniche che allo stato attuale inficiano non poco il gameplay. Nulla che non possa essere coretto da Small Impact Games in corso d’opera, con patch correttive mirate. La struttura generale comunque ci sembra convincente, e in possesso di un’idea chiara da percorrere nel corso dello sviluppo. Se siete alla ricerca di un’alternativa a Tarkov e compagnia, tenete sott’occhio Marauders, perchè potrebbe valerne la pena.

Batora: Lost Haven è il nuovo progetto dello studio tutto italiano Stormind Games, conosciuto per aver creato la famosa serie survival horror di Remothered. Della pubblicazione del titolo si occuperà invece la compagnia indipendente Team17. Batora è un particolare action RPG incentrato sulla storia e sarà pubblicato su PC, Nintendo Switch e le altre console di ultima generazione nel corso del 2022. Abbiamo avuto l’opportunità di provare la versione alpha su PC: ecco le nostre prime impressioni.

Avril, la custode dell’equilibrio

Avril era una normale ragazza di 16 anni, almeno fino a quando una catastrofe non devastò la terra distruggendo tutto ciò che le era caro. Ora il destino del suo pianeta natale grava sulle sue spalle, e solo sfruttando i nuovi poteri fisici e mentali che le sono stati donati potrà riuscire a salvarlo.
Le scelte fatte durante il suo viaggio interplanetario cambieranno il destino dell’universo, e starà ad Avril decidere di chi fidarsi, scoprendo ben presto che la linea tra il bene e il male è molto più sottile di quanto sembri.

Il compito non è certo dei più semplici, soprattutto per una giovane donna che un attimo prima si spostava di soppiatto per le vie della capitale britannica e un secondo dopo si ritrova su un altro pianeta, con la responsabilità di salvare non uno ma tantissimi altri mondi. Avril però non si tira indietro. Affronta con coraggio e ironia il suo difficile percorso, accompagnata da Mila, che ci è sembrata una spalla valida e ben caratterizzata, e dai suggerimenti di Sole e Luna.

Batora Lost Haven Avril

Il dualismo al centro di tutto

Batora: Lost Haven è un action RPG “in stile Diablo “, il sistema di combattimento è in realà molto innovativo, ma non è il solo.
Nel corso del gioco infatti Avril sarà chiamata a prendere una serie di decisioni che avranno delle ripercussioni su di lei, su chi la circonda e sulla storia in generale.
Non ci sono però scelte giuste o scelte sbagliate. Stormind Games ha voluto optare per una distinzione diversa, basata sull’approccio: sarete più conquistatori o più difensori? E no, una via non è più facile dell’altra. Anzi, a dire il vero nessuna scelta è semplice, e le conseguenze non sono mai ovvie. Proprio come accade nella vita reale, dovrete prendere decisioni difficili, fare dolorosi sacrifici e convivere con gli effetti delle vostre scelte.

Boss Fight Batora Lost Haven

Questo dualismo caratterizza anche il sistema di combattimento. La nostra eroina infatti ha ereditato da Sole e Luna due poteri molto diversi tra loro. Sole le ha donato una spada che può essere utilizzata per i combattimenti ravvicinati, Luna invece ci ha donato i poteri della mente, che favoriscono gli scontri a distanza.
Se pensate di poter usare un solo stile, vi sbagliate. La software house italiana ha deciso infatti di creare nemici che sono sensibili ad uno specifico potere. Semplificando: per combattere i nemici con poteri mentali dovrete usare i poteri mentali, per sconfiggere i nemici che prediligono attacchi fisici dovrete usare attacchi fisici.
Fanno eccezione alcuni avversari che hanno una doppia anima, quindi dovrete attaccarli con entrambi i poteri per abbatterli. E occhio a quelli che invece cambiano repentinamente passando dal giallo – che caratterizza i poteri fisici – al viola – che invece distingue i poteri mentali – perché dovrete adattarvi altrettando rapidamente.

Poteri Batora Lost Haven

Dovrete poi tenere sempre sotto controllo le vostre due barre della vita. Soprattutto perché l’esaurimento di una di essere comporta il Game Over immediato e la necessità di ricominciare dall’ultimo checkpoint.
Uno scenario per niente improbabile visto che bastano poche distrazioni per essere abbattuti anche da nemici meno potenti di voi. Quindi concentratevi ed esercitatevi: la pratica aiuta a padroneggiare meglio questo sistema.

Usa la testa!

Batora: Lost Haven si distingue anche per la presenza di puzzle ambientali che mettono alla prova il nostro ingegno spingendoci a utilizzare i poteri giusti a seconda del caso. Il primo mondo ci accompagna alla loro scoperta, con una serie di enigmi in crescendo che vanno dal molto semplice al più elaborato (ma mai troppo complesso). Sarà affascinante scoprire fino a che punto potranno spingersi, perché un vero e proprio limite non c’è in merito al loro livello di articolazione: anche solo per il gusto di vedere Avril dare di matto, data la sua scarsa propensione all’uso della logica. In genere, i puzzle si svolgono in un piano dimensionale a parte dove non si subiscono danni, ma non mancano anche situazioni più concrete in cui dover risolvere indovinelli per proseguire; o utilizzare la forza bruta, sì, quell’opzione c’è.

Batora: Lost Haven è tecnicamente ben realizzato

Il gioco presenta un’ambientazione fantasy con sfumature sci-fi davvero interessante. La visuale è isometrica e l’ambiente è molto colorato, ma con un tocco di dark che si addice alla perfezione alla storia. Anche le animazioni sono ben riuscite e la telecamera segue l’azione in modo impeccabile. Le musiche si adattano bene al mondo circostante e il doppiaggio dei personaggi è buono. A partire dall’interfaccia fino ad arrivare al design dei nemici, lo stile grafico è accattivante e si nota la ricercatezza da parte degli sviluppatori.

Batora Lost Haven Ambientazione

Per quanto visto finora, Batora: Lost Haven è un gioco che ha tutte le carte in regola per fare colpo. Le meccaniche si presentano immediate, lo sviluppo del personaggio molto semplice pur permettendo diverse build, e la storia, con le sue ramificazioni non così scontate, promette altrettanto bene. Al di là di qualche aspetto che ci ha convinto meno di altri e bug di cui però gli sviluppatori sembrano essere consapevoli, l’avventura è scorsa piacevolmente.


The Serpent Rogue è un titolo Indie sviluppato da Sengi Games e pubblicato da Team17 il 26 aprile 2022 su PS4/PS5, Xbox One e Series X, PC e Nintendo Switch. Il titolo vi metterà nei panni di un vero e proprio alchimista, con tanto di maschera da medico della peste, con il ruolo di Guardiano del nostro mondo. Saremo infatti gli unici in grado di debellare un male che affligge le terre e gli esseri viventi, noto come Corruzione. Farlo però non sarà per nulla semplice, e capire il potrebbe esserlo ancor meno; questo principalmente a causa del fatto che, ad eccezione di un breve tutorial iniziale, il gioco non ci spiegherà granché, ma al contrario lascerà a noi il piacere della scoperta sotto diversi aspetti. 

Innanzitutto, da buon alchimista, avremo la capacità di formulare un buon numero di pozioni diverse, da quelle in grado di danneggiare fino al curare ed affamare. Queste saranno essenziali non soltanto per l’uso diretto, ma anche per completare alcuni incarichi acquisibili da una bacheca, grazie ai quali potremo ottenere delle importantissime monete. Purtroppo però non conosceremo sin da subito le proprietà dei diversi ingredienti utilizzabili, sarà pertanto necessario raccogliere tali ingredienti (in numero variabile) e scoprire i loro effetti ricercandoli presso i tavoli da lavoro. La raccolta di ingredienti e materiali sarà un elemento estremamente importante e soprattutto preponderante all’interno di The Serpent Rogue, al punto da tendere parecchio verso lo stile dei titoli survival.

La raccolta ed il crafting non si limiteranno poi alla semplice creazione di pozioni, ma piuttosto si estenderanno anche alla fabbricazione di armi ed attrezzi (come pale e asce), così come alla cucina di pietanze. Quest’ultimo in particolare sarà un elemento fondamentale per garantire la nostra sopravvivenza dato che avere lo stomaco pieno ci permetterà di rigenerare salute nel tempo e potrebbe anche migliorare la capacità della nostra stamina. Considerato il livello di sfida tendente all’alto appare chiaro quanto tutto ciò vada dosato sapientemente per riuscire a sopravvivere agli scontri sempre più complessi ed alle letali intemperie. 

Cibo e denaro saranno poi anche fondamentali per reclutare abitanti del luogo e far sì che possano aiutarci nei nostri viaggi. In maniera analoga potremo conquistare la fiducia di un gran numero di animali così da farli combattere al nostro fianco o cavalcarli per viaggiare con più facilità. Tutti questi andranno a popolare il nostro accampamento, però dovremo prestare attenzione perché, anche quando non saranno con noi, avranno tutti bisogno di cibo per poter restare in salute. Tanto più il nostro accampamento sarà espanso, tanto più sarà necessario dedicarsi al riempirne continuamente la dispensa, pertanto si dovrà dosare sapientemente ciascuno di questi elementi .

Per trovare tutti questi ingredienti dovremo però dedicarci all’esplorazione dei diversi territori, tutti con una probabilità variabile di poterci trovare un determinato oggetti (cosa che a qualcuno potrebbe far storcere il naso dato che, qualora dovesse mancarcene uno in particolare, non avremo mai la certezza di trovarlo in un determinato luogo). Le varie zone non saranno particolarmente estese, ma saranno ben differenziate tra di loro, e la loro esplorazione sarà continuamente scandita dalle tempeste di corruzione che flagelleranno ogni area a cadenza regolare. Queste tempeste renderanno pressoché impossibile la nostra sopravvivenza, pertanto dovremo organizzare i nostri viaggi in modo tale da evitarle a tutti i costi.

Sopravvivere non sarà quindi per nulla semplice, però non disperate, la morte è parte integrante del gameplay di The Serpent Rogue e potrebbe persino permetterci di raggiungere luoghi altrimenti inaccessibili. Avremo dunque un gran numero di possibilità e cose da fare, creature di vario tipo da sconfiggere attraverso un combat system molto semplificato ma abbastanza efficace, anche se certamente si sarebbe potuto fare qualcosa di più. Il tutto all’interno di un mondo visivamente davvero molto interessante e particolare, oltre ad ambientazioni variegate e che si adattano alla perfezione allo stile grafico in cel shading.

Abbiamo avuto modo di provare il titolo su Nintendo Switch, e dobbiamo purtroppo segnalare alcuni piccoli difetti e problemi su tale console. Abbiamo innanzitutto cali di framerate non troppo rari, così come una responsività ai comandi non eccellente e alcuni bug di vario genere. A tal proposito da segnalare che siamo incappati in un bug nel salvataggio della nostra prima partita che faceva crashare il gioco ad ogni singolo avvio, e siamo stati pertanto costretti a ricominciare da capo. Buona parte di questi problemi fortunatamente sono risolti, o comunque meno evidenti, su tutte le altre piattaforme.

Greak: Memories of Azur è un titolo platform in stile Metroidvania sviluppato da Navegante Entertainment e pubblicato da Team17 il 17 Agosto 2021 per Nintendo Switch, PlayStation 4/5, Xbox Series X/S, Xbox One e PC. Si tratta del titolo di esordio per lo studio di sviluppo messicano, che ha cercato di confezionare un Metroidvania un po’ atipico per le meccaniche che lo compongono, ma anche molto interessante sotto il punto di vista visivo; quale sarà dunque il risultato finale?

Greak memories of azure

Trama

La trama principale di Greak: Memories of Azur ci porterà nelle lande di Azur, dove tempo fa è nata, e poi ha cominciato ad insediarsi e svilupparsi, una forma di vita nota come Courine, creature simili ad elfi dei boschi. Nel corso della loro crescita i Courine hanno portato prosperità al territorio, soprattutto proteggendolo dagli Urlag, creature mostruose che hanno da sempre popolato queste terre distruggendo e martoriando il territorio. Dopo essere stati sconfitti innumerevoli volte gli Urlag hanno ora raccolto tutte le loro forze e sono così riusciti a sconfiggere  i Courine devastando ogni cosa sul loro cammino.

In questo contesto ci ritroveremo a vestire i panni di Greak, un Courine di cui non conosciamo molto, tranne per il fatto che pare essere stato separato da sua sorella e da suo fratello maggiore. Il nostro compito sarà dunque ricongiungerci ai nostri familiari, e nel mentre tentare di scoprire il segreto dietro il potere degli Urlag in modo da sventarne la minaccia. Nel corso dell’avventura non avremo particolari evoluzioni narrative, però è da mettere in evidenza l’impegno degli sviluppatori nel creare un mondo vivo e ricco di particolari grazie ad una lore consistente (da reperire leggendo libri sparsi per il mondo o attraverso il codex).

Greak memories of azure

Gameplay

La meccanica particolare attorno a cui ruota il gameplay di questo Metroidvania sarà proprio legata ai tre fratelli protagonisti, Greak, Adara e Raydel. Ritrovando nostra sorella, e poi nostro fratello, questi andranno infatti ad unirsi effettivamente al nostro gruppo, e da questo momento saremo in grado di controllarli separatamente. La struttura da Metroidvania risiede proprio in questa meccanica: molto spesso ci ritroveremo di fronte ad ostacoli che sarà possibile superare solo servendosi di un aiuto, dovremo utilizzare i vari personaggi per compiere determinate azioni che possano permettere a tutti di proseguire; tutto questo tenendo sempre in considerazione che ciascuno ha delle caratteristiche uniche.

Greak e Raydel sono infatti quelli più indicati per i combattimenti grazie alle loro capacità di movimento, ma anche attacchi in grado di infliggere molti danni. Nel particolare Raydel sarà dotato di uno scudo utile per proteggere da attacchi ma anche procedere in determinate aree, così come un rampino per muoversi sfruttando certi appigli, di contro però non sarà in grado di nuotare a differenza dei suoi fratelli. Adara sarà dotata di attacchi a distanza e sarà in grado di fluttuare in aria per brevi periodi, mentre infine Greak risulterà essere quello più bilanciato, in grado di fare un po’ di tutto, compreso lo spostarsi in stretti cunicoli.

Greak memories of azure

Nonostante questa meccanica di Greak: Memories of Azur risulti essere molto interessante e azzeccata ha però alcuni risvolti negativi. I nostri personaggi saranno infatti in grado di muoversi o separatamente o in gruppo; per quanto riguarda la prima, come abbiamo già detto, risulta essere importante soprattutto ai fini della risoluzione di determinati puzzle ambientali, mentre diventa ovviamente ripetitiva e noiosa nel caso in cui si debba considerare di ripetere uno stesso percorso tre volte. Per risolvere questo problema è stata quindi ideata una meccanica di spostamento in gruppo, così come una per chiamare a sé gli altri personaggi nelle vicinanze (devono essere molto vicini e si muoveranno solo in linea retta). Il problema con lo spostamento di gruppo e che tutti i personaggi che sceglieremo di far muovere assieme andranno ad eseguire sempre movimenti e azioni in risposta ai nostri comandi

Non si tratta dunque di un “farsi seguire” ma piuttosto di un controllare contemporaneamente fino a tre personaggi con i stessi comandi. In teoria non dovrebbe essere così terribile (nonostante il farsi seguire sarebbe stato indubbiamente più efficiente in ogni caso), ma purtroppo in pratica abbiamo già accennato al fatto che si tratta di personaggi con meccaniche di movimento e attacco diverse tra loro. Di conseguenza non risulterà semplice, ad esempio, trovarsi a gestire contemporaneamente il doppio salto e il fluttuare in aria; oltretutto sarà essenziale spostarsi solo dopo aver raggruppato tutti i personaggi sullo stesso piano, altrimenti in una sezione platform anche pochi centimetri di differenza potranno cambiare molto. Lo stesso difetto si viene a creare nel caso di combattimenti contro nemici (anche se in questo caso la possibilità di sbilanciare l’avversario con ogni attacco permette spesso di stunlockarli) o peggio ancora contro i boss (in cui la gestione diventa abbastanza complessa).

Greak memories of azure

A tutto questo bisogna poi aggiungere che ogni personaggio avrà una propria barra della salute e un proprio inventario, pertanto per curare qualcuno lo si dovrà prima selezionare, poi aprire il suo inventario, poi utilizzare l’oggetto e infine aspettare che la cura faccia effetto (il tutto senza che il gioco vada in pausa). Anche in questo caso sarebbe bastata anche solo la possibilità di bloccare il gioco all’apertura dell’inventario così da non trovarsi a gestire quanto detto finora oltre che le meccaniche dei diversi personaggi durante le fasi di azione (anche perché nel caso dei boss questi lasciano davvero poco respiro, e venire colpiti con l’inventario aperto significa ritrovarselo chiuso). 

All’atto pratico si tratta dunque di una serie di meccaniche abbastanza interessanti, ma che avrebbero avuto bisogno di qualche piccola correzione per diventare più pratiche, divertenti e meno frustranti. Questo è davvero un peccato soprattutto considerando che Greak: Memories of Azur ha anche meccaniche legate ai puzzle e sezioni platform molto interessanti, bossfight con un giusto livello di sfida e abbastanza variegate e diversi oggetti e incarichi secondari in grado di aggiungere a tutti piccoli potenziamenti e attacchi aggiuntivi. Abbiamo poi anche la possibilità di cucinare (per ottenere cure) e la presenza di denaro per acquistare potenziamenti per l’inventario o altri oggetti dai vari shop.

Greak memories of azure

Longevità

Complessivamente Greak: Memories of Azur non è un titolo particolarmente vasto e longevo, si tratta piuttosto di una piccola opera che viene ben racchiusa nelle 5-6 ore necessarie a completarla. Si tratta comunque di una stima legata a quanto vi dedicherete ad esplorare nel dettaglio ogni area, e soprattutto a quanto riuscirete a non perdervi (considerando che le zone sono abbastanza labirintiche e non rappresentate da una mappa se non quella che ci spiega come le varie aree sono legate tra loro) fino anche ad arrivare a 8-10 ore totali per completare il tutto!

Greak memories of azure

Comparto Tecnico

Anche in questo caso vogliamo sottolineare che non si tratta di un titolo particolarmente dispendioso in termini di sviluppo proprio per la sua natura Indie. Oltretutto c’è anche da considerare il fatto che fondamentalmente si tratta di un titolo bidimensionale a scorrimento orizzontale, di conseguenza abbiamo anche qui delle “limitazioni” rispetto a quello che un gioco può fare. Ciononostante Greak: Memories of Azur riesce a risaltare e distinguersi egregiamente grazie ad uno stile grafico in stile cartoonesco davvero molto appagante. Oltre allo stile tecnico davvero eccellente abbiamo anche che questo viene applicato egregiamente alla caratterizzazione dei personaggi primari e secondari, di nemici e boss e ovviamente dell’ambientazione dei diversi luoghi che avremo modo di esplorare.

Di buon livello complessivo anche le musiche utilizzate, tutte adatte all’atmosfera rilassante che il gioco vuole trasmettere, o più dinamiche nel caso degli scontri. Niente di negativo invece sotto il punto di vista della stabilità, sia complessiva del gioco, sia della fluidità, così come per l’assenza di bug o altri problemi tecnici. Unica cosa da considerare (anche se non si tratta effettivamente di un problema tecnico, ma piuttosto di una scelta degli sviluppatori) è la totale assenza di salvataggi automatici, pertanto dovete sempre ricordarvi di salvare nei punti specifici predisposti dal gioco per evitare di perdere i vostri progressi in seguito a una morte.

Complessivamente dunque Greak: Memories of Azur risulta essere un ottimo titolo platform con meccaniche Metroidvania molto uniche e particolari. Per quanto queste siano teoricamente molto interessanti potrebbero praticamente risultare essere molto più efficienti e valide con alcune piccole modifiche (o comunque bisogna considerare che non sarà semplice imparare ad utilizzare tutto al meglio). Ciononostante si tratta di un prodotto davvero di ottimo livello sia dal punto di vista tecnico, ma anche da quello narrativo (in particolar modo per la lore), soprattutto se consideriamo che si tratta del primo titolo creato da questo studio di sviluppo!