The Serpent Rogue è un titolo Indie sviluppato da Sengi Games e pubblicato da Team17 il 26 aprile 2022 su PS4/PS5, Xbox One e Series X, PC e Nintendo Switch. Il titolo vi metterà nei panni di un vero e proprio alchimista, con tanto di maschera da medico della peste, con il ruolo di Guardiano del nostro mondo. Saremo infatti gli unici in grado di debellare un male che affligge le terre e gli esseri viventi, noto come Corruzione. Farlo però non sarà per nulla semplice, e capire il potrebbe esserlo ancor meno; questo principalmente a causa del fatto che, ad eccezione di un breve tutorial iniziale, il gioco non ci spiegherà granché, ma al contrario lascerà a noi il piacere della scoperta sotto diversi aspetti. 

Innanzitutto, da buon alchimista, avremo la capacità di formulare un buon numero di pozioni diverse, da quelle in grado di danneggiare fino al curare ed affamare. Queste saranno essenziali non soltanto per l’uso diretto, ma anche per completare alcuni incarichi acquisibili da una bacheca, grazie ai quali potremo ottenere delle importantissime monete. Purtroppo però non conosceremo sin da subito le proprietà dei diversi ingredienti utilizzabili, sarà pertanto necessario raccogliere tali ingredienti (in numero variabile) e scoprire i loro effetti ricercandoli presso i tavoli da lavoro. La raccolta di ingredienti e materiali sarà un elemento estremamente importante e soprattutto preponderante all’interno di The Serpent Rogue, al punto da tendere parecchio verso lo stile dei titoli survival.

La raccolta ed il crafting non si limiteranno poi alla semplice creazione di pozioni, ma piuttosto si estenderanno anche alla fabbricazione di armi ed attrezzi (come pale e asce), così come alla cucina di pietanze. Quest’ultimo in particolare sarà un elemento fondamentale per garantire la nostra sopravvivenza dato che avere lo stomaco pieno ci permetterà di rigenerare salute nel tempo e potrebbe anche migliorare la capacità della nostra stamina. Considerato il livello di sfida tendente all’alto appare chiaro quanto tutto ciò vada dosato sapientemente per riuscire a sopravvivere agli scontri sempre più complessi ed alle letali intemperie. 

Cibo e denaro saranno poi anche fondamentali per reclutare abitanti del luogo e far sì che possano aiutarci nei nostri viaggi. In maniera analoga potremo conquistare la fiducia di un gran numero di animali così da farli combattere al nostro fianco o cavalcarli per viaggiare con più facilità. Tutti questi andranno a popolare il nostro accampamento, però dovremo prestare attenzione perché, anche quando non saranno con noi, avranno tutti bisogno di cibo per poter restare in salute. Tanto più il nostro accampamento sarà espanso, tanto più sarà necessario dedicarsi al riempirne continuamente la dispensa, pertanto si dovrà dosare sapientemente ciascuno di questi elementi .

Per trovare tutti questi ingredienti dovremo però dedicarci all’esplorazione dei diversi territori, tutti con una probabilità variabile di poterci trovare un determinato oggetti (cosa che a qualcuno potrebbe far storcere il naso dato che, qualora dovesse mancarcene uno in particolare, non avremo mai la certezza di trovarlo in un determinato luogo). Le varie zone non saranno particolarmente estese, ma saranno ben differenziate tra di loro, e la loro esplorazione sarà continuamente scandita dalle tempeste di corruzione che flagelleranno ogni area a cadenza regolare. Queste tempeste renderanno pressoché impossibile la nostra sopravvivenza, pertanto dovremo organizzare i nostri viaggi in modo tale da evitarle a tutti i costi.

Sopravvivere non sarà quindi per nulla semplice, però non disperate, la morte è parte integrante del gameplay di The Serpent Rogue e potrebbe persino permetterci di raggiungere luoghi altrimenti inaccessibili. Avremo dunque un gran numero di possibilità e cose da fare, creature di vario tipo da sconfiggere attraverso un combat system molto semplificato ma abbastanza efficace, anche se certamente si sarebbe potuto fare qualcosa di più. Il tutto all’interno di un mondo visivamente davvero molto interessante e particolare, oltre ad ambientazioni variegate e che si adattano alla perfezione allo stile grafico in cel shading.

Abbiamo avuto modo di provare il titolo su Nintendo Switch, e dobbiamo purtroppo segnalare alcuni piccoli difetti e problemi su tale console. Abbiamo innanzitutto cali di framerate non troppo rari, così come una responsività ai comandi non eccellente e alcuni bug di vario genere. A tal proposito da segnalare che siamo incappati in un bug nel salvataggio della nostra prima partita che faceva crashare il gioco ad ogni singolo avvio, e siamo stati pertanto costretti a ricominciare da capo. Buona parte di questi problemi fortunatamente sono risolti, o comunque meno evidenti, su tutte le altre piattaforme.

Chernobylite è un videogioco sviluppato da The Farm 51 e pubblicato da All in! Games il 28 luglio 2021 per PC; oggi però vi parleremo della versione console per PlayStation 4 e Xbox One pubblicata il 28 Settembre. Si tratta di un titolo con meccaniche molto simili ad altri giochi del genere, ma al contempo dotato di alcune più uniche rispetto ad altri survival, le quali sono poi anche accompagnate da meccaniche in stile rpg (oltre che temi e uno stile tendente all’horror). Scopriamo dunque qual’è il risultato, e soprattutto la qualità di questo porting da PC a console.

Trama

Il titolo ci porta circa trent’anni dopo il disastro nucleare di Chernobyl (verificatosi nel 26 aprile 1986) vestendo i panni di uno scienziato di nome Igor, il quale ha vissuto in prima persona questi drastici eventi. L’evento ha ovviamente sconvolto in maniera irreparabile la vita di centinaia di migliaia di persone, nel caso particolare del nostro protagonista ha causato la sparizione della sua amata Tatyana. Così, in cerca di risposte alla catastrofe, ma soprattutto apparentemente mossi da qualcosa di più che semplici “demoni del passato” e rimorsi, ci ritroveremo ad esplorare il territorio attorno alla centrale, e ovviamente la centrale stessa. Si tratta soprattutto di speranza, speranza di riuscire in qualche modo a ricongiungerci all’amore della nostra vita.

La nostra prima esplorazione della cosiddetta “zona di Alienazione” alla ricerca di risposte (che farà da missione introduttiva) sarà facilitata da due nostri compagni, e ben presto scopriremo che il governo sembra voler nascondere qualcosa di molto importante legato ad un potente elemento radioattivo, la Chernobylite. Purtroppo però questo nostro primo approccio non sarà affatto un successo, e pertanto dovremo riorganizzarci, cercare nuovi alleati e risorse per riuscire a far funzionare il nostro piano di infiltrazione nella centrale di Chernobyl. Sarà una preparazione che richiederà giorni, nel corso dei quali le nostre scelte avranno un impatto più o meno importante sulla riuscita finale del piano.

Nel complesso non ci troviamo di fronte ad una narrazione particolarmente ampia e approfondita, ma che comunque riesce a fornire i dettagli necessari, oltre che mettere in conto qualche piccolo e interessante colpo di scena. Questo è soprattutto dovuto alla struttura survival che il gioco assume, e della quale vi parleremo in maniera più dettagliata a breve, e che non lascia molto spazio a sviluppi approfonditi dei diversi personaggi presenti. Il tutto sarà inoltre legato al livello di familiarità che avremo con ciascun personaggio e che dipenderà dalle nostre scelte. Ciononostante la trama può risultare essere affascinante soprattutto grazie alle tematiche legate alle dimensioni parallele, l’esistenza di Wormhole e singolarità.

Chernobylite

Gameplay 

Come già anticipato l’obiettivo principale dì Chernobylite è riuscire a far funzionare il nostro piano di infiltrazione nella centrale di Chernobyl, e per farlo sarà necessaria una preparazione minuziosa. La pianificazione avrà inizio dalla nostra base logistica, un luogo sicuro che ci mostrerà alcuni elementi survival fondamentali per il titolo. Qui sarà infatti possibile costruire diversi banchi da lavoro, strumenti e tanto altro ancora per migliorarci e facilitare ogni compito. Da qui, inoltre, ogni giorno potremo selezionare una missione da affrontare, ed eventualmente anche altre missioni da far affrontare ai nostri compagni (con relativi tassi di riuscita ed insuccesso; da considerare che comunque anche noi potremo finire per fallirne una e tornare a casa a mani vuote).

Nel fare questo sarà ovviamente importante dedicarsi in prima persona alle missioni di primaria importanza, lasciando le missioni più semplici in mano all’IA dei nostri aiutanti; il tutto considerando sempre che ogni missione disponibile avrà una determinata finestra temporale in cui sarà possibile affrontarla, per cui dovremo sempre cercare di ottimizzare al meglio le nostre opzioni. Sarà poi sempre fondamentale considerare che sia noi che i nostri compagni, nel caso di una missione non riuscita, potremmo finire feriti, rapiti o persino uccisi, ma anche che non facendo nulla si potrebbe finire per morire di fame! La morte però, in Chernobylite, non è necessariamente da considerarsi un fattore negativo (salvo per la perdita di alcune risorse), ma potrebbe anche permetterci di cambiare alcune scelte dai risvolti non graditi….

Chernobylite

Dovremo quindi andare periodicamente alla ricerca di nuovi alleati, munizioni e risorse (per costruire ed attrezzarci), il tutto visitando diverse aree liberamente esplorabili (ma al cui interno la nostra missione sarà fondamentalmente arrivare dal punto A al B). All’interno di queste zone sarà possibile imbattersi anche in eventi unici che nulla hanno a che vedere con il nostro obiettivo principale, ma che potrebbero ricompensarci lautamente. L’esplorazione sarà poi comunque legata alla dotazione in nostro possesso, specialmente in caso di mancanza di grimaldelli per riuscire ad esplorare aree aggiuntive (ma anche ovviamente per la mancanza di munizioni per affrontare altri nemici), ma anche al fatto che restare troppo tempo in una zona potrebbe essere estremamente pericoloso!

L’esplorazione, le missioni ed i combattimenti ci ricompenseranno sempre con esperienza da convertire poi in punti abilità da spendere parlando con i compagni che potrebbero insegnarci qualcosa di nuovo. Sarà quindi importante prendersi sempre cura anche di tutti coloro i quali verranno ad abitare nella nostra base, oltre che renderlo un luogo il più ospitale possibile, anche perché in caso di malcontento potrebbero persino finire per abbandonarla. In tutto ciò la meccanica meglio riuscita è senza dubbio quella legata allo sviluppo della nostra base e del crafting di oggetti poiché ci darà un senso importante di progressione e di essere diventati più forti e capaci di affrontare una missione con meno rischi, ma anche la possibilità di cambiare le nostre scelte risulta essere molto interessante.

D’altro canto risulta essere meno interessante la costituzione delle missioni, che come abbiamo già anticipato sono sostanzialmente rappresentate da raggiungere l’obiettivo. In questo la libera esplorazione purtroppo non riesce ad aggiungere molto valore e a ridurre la ripetitività poiché all’atto pratico le zone esplorabili non saranno particolarmente numerose, e le possibilità aggiuntive saranno comunque limitate. Di conseguenza una volta che avremo esplorato una data area al 100% e qualora dovessimo tornarci per compiere un’altra missione ci ritroveremmo a non poter fare altro se non arrivare al punto B il più in fretta possibile. Un pizzico di varietà è data invece dalla possibilità di scelta di approccio a nemici, dall’opzione furtiva al più rischioso approccio diretto, fino anche all’uso di trappole per distrarre e sfoltire i ranghi nemici (non necessariamente umani).

Chernobylite

Longevità 

Grazie alle molteplici missioni presenti, ma anche grazie alla libertà di esplorazione (anche se come detto poc’anzi limitata solo alla “prima volta”) Chernobylite risulta avere una durata di tutto rispetto con un totale di ore necessarie a completare il titolo pari a circa 12-13. Il tutto ovviamente sarà legato a quanto vorremo dedicarci all’esplorazione, ricerca di risorse o al miglioramento del nostro protagonista.

Chernobylite

Comparto Tecnico

Veniamo ora, purtroppo, alla nota dolente di Chernobylite, quantomeno nel caso di questa versione per console. Il principale problema del titolo per le console di vecchia generazione risiede infatti nell’instabilità del suo framerate; questo risulta di fatti bloccato a 30fps ma spesso e volentieri cala fino anche a raggiungere i 20fps (o anche peggio nei momenti più concitati). Questo è un grandissimo peccato soprattutto considerando quanto può comunque coinvolgere un appassionato del genere, ma anche per l’attuale inutilità nel giocarlo su console di nuova generazione (considerando che il framerate è comunque bloccato e i cali sempre presenti). L’instabilità del framerate è poi affiancata da un livello di dettaglio grafico che comunque non spicca particolarmente mostrando una grafica d’insieme valida ma non eccellente (specialmente paragonandolo ad altri titoli simili come Metro o Fallout, per cui si tratta soprattutto di un problema di ottimizzazione).

D’altro canto l’estetica della zona morta, ma anche di nemici ed altri dettagli più unici (che per non spoilerare definiamo semplicemente come legati alla Chernobylite) risultano essere affascinanti ed interessanti, così come le musiche e gli effetti sonori di buon livello. Abbiamo inoltre un doppiaggio molto interessante soprattutto se ascoltato “come il contesto vorrebbe che sia”, ovvero in lingua russa. Nulla di grave da segnalare, infine, per quanto riguarda bug o altri difetti tecnici, se non alcune problematiche minori come personaggi che si bloccano contro alcune superfici o rari crash. Aspettiamo ora di vedere come il titolo si comporterà una volta rilasciata la versione per PlayStation 5 ed Xbox Series X verso la fine di questo anno, e che speriamo risolva soprattutto il problema legato al framerate.

In conclusione Chernobylite risulta essere un titolo interessante e godibile, grazie ad una trama matura e interessante soprattutto per gli amanti del fantascientifico, oltre alle possibilità di scelte e conseguenze presenti; la parte più interessante è però soprattutto legata ad un gameplay che sa regalare soddisfazioni sia a chi gradisce i titoli survival che quelli più dediti a titoli RPG, ma che comunque sarebbe potuto certamente risultare più vario e specialmente meno ripetitivo nelle fasi più avanzate di gioco. Il problema più grave che però danneggia maggiormente l’esperienza di gioco è legato al comparto tecnico, e soprattutto ad un framerate estremamente ballerino che può far storcere il naso a molti.

Fade to Silence è un titolo interessante ed atteso dagli appassionati del genere survival ma che al contempo strizza l’occhio anche al genere dei “Souls like”. Sarà riuscita THQ a coniugare i due generi? Scopriamolo con la nostra recensione.

Sviluppato nello specifico da “Black Forest Games”, team facente parte di THQ Nordic, Fade to Silence porta il giocatore ad impersonare Ash; un uomo tormentato da demoni che (per fortuna o disgrazia) lo riportano costantemente in vita dopo la morte.

L’incipit pesca piene mani dai vari Dark Souls o Bloodborne che si voglia e, dunque, ogni volta che si morirà nel corso dell’avventura, verremo riportati indietro da entità oscure di cui pian piano progredendo nella trama potremo scoprire qualcosa di più.

Sul fronte trama tra l’altro, quasi tutto viene lasciato al giocatore, infatti se non fosse per l’incipit iniziale che ci vede isolati nel mezzo di lande desolate e disastrate, non molto ci sarebbe da scoprire se non che Ash è chiamato a sopravvivere e tentare di ricostruire un baluardo di civiltà nell’oscurità più profonda.

Ad ogni modo, non mancano personaggi secondari e comprimari che, purtroppo, si rivelano di poco spessore e carenti di carisma. Se ne incontreranno di diversi lungo il cammino di Ash, che sarà chiamato ad aiutare, salvandoli dalle grinfie della morte per poi portarli tra i ranghi dei sopravvissuti.

L’implementazione di personaggi secondari è inoltre votata alla controparte survival del titolo, infatti, sarete spesso chiamati a raccogliere provviste e materiali, atti alla costruzione di avamposti, capanne, focolari e molto altro ancora; l’aiuto dei personaggi salvati durante l’esplorazione è fondamentale per la costruzione e la difesa degli avamposti.

Tralasciando le meccaniche survival, il sistema di combattimento di Fade to Silence si avvina a quanto visto in Dark Souls con un misto di Darksiders: dovrete leggere le mosse dell’avversario per poter attaccare al momento giusto e senza sprecare la “stamina” a vostra disposizione. La varietà di nemici non è elevata e tenderanno a ripetersi, anche se con qualche modifica, il che rende l’approccio ai combattimento meno ostico dopo svariate ore di gioco.

Sarà possibile scegliere tra due diverse difficoltà, la prima “esplorazione” come si lascia intuire è più votata alla scoperta e sarà più incentrata sulla trama (anche se poco accattivante) e non lascerà spazio a potenziamenti e progressione del personaggio; diversamente la modalità “normale” oltre ad aumentare il livello di sfida complessivo, permette l’avanzamento del l’alter-ego che, pur non essendo personalizzabile, può essere plasmato sotto vari aspetti.

Tecnicamente parlando Fade to Silence non è l’eccellenza e mostra il fianco con un motore grafico che risulta datato, inoltre, gli scenari sono poco ispirati e coinvolgenti. Nulla da dire sul fronte fluidità poiché è possibile giocarlo anche in 8K (con DSR) mantenendo la media dei 60FPS, anche se, dobbiamo dirlo, pur massimizzando la risoluzione, la presentazione del titolo resta mediocre.

Anche per quanto riguarda le animazioni ed il comparto poligonale avremmo da ridire qualcosa, ma considerando la natura del titolo non ci permettiamo di dissentire.

Sul fronte audio, la colonna sonora risulta evocativa ed incalzante per tutta la durata dell’avventura.

Fade to Silence risulta comunque divertente ed intrigante, un buon survival su cui spendere diverse ore per il completamento, sicuramente, non arricchito da una trama coinvolgente ma interessante al punto giusto.

Forse il prezzo è leggermente alto per un titolo del genere ma lasciamo decidere voi su questo fronte.

Days Gone fu presentato da Sony all’E3 2016 e, da allora non è stato seguito dagli appassionati con lo stesso interesse generalmente riservato alle esclusive della casa Nipponica. Oltre ad essere una nuova ed inattesa IP, Days Gone rappresenta il rilancio della software house “Bend Studio” che diede i natali a Gabe Logan, eroe della celebre serie Siphon Filter; saranno riusciti nell’impresa? Scopriamolo nella nostra recensione.

Di primo impatto Days Gone potrebbe sembrare un “more of the same” fortemente incentrato sugli Zombie in stile The Last of Us. Non sareste ne i primi ne gli ultimi a pensare una cosa simile, ed effettivamente questo potrebbe essere l’impatto trasmetto durante le primissime ore di gioco, eppure…

…superate le prime dieci ore di campagna, si capisce immediatamente che Days Gone ha molto più da offrire di quel che si possa pensare e, non è in alcun modo un copia ed incolla scopiazzato da altre grandi produzioni. Per certi versi, gran parte delle meccaniche presenti in questa nuova avventura targata Bend Studio strizzano brillantemente l’occhio a The Last of Us e State of Decay che, per quanto estremamente differenti, si rispecchiano perfettamente nella formula messa in campo dalla nuova IP Sony.

Days Gone è un titolo open-world con una forte componente narrativa che funziona alla grande.

Il mondo è stato devastato a seguito della “pandemia”, un virus che ha mutato gran parte della popolazione in Zombie molto feroci ed estremamente diversi da quanto visto in The Last of Us o adattamenti cinematografici in stile The Walking Dead.

I “Furiosi”, così denominati dai superstiti, si muovono in gruppo ed una volta avvistata la preda si fionderanno velocemente e freneticamente su di essa, senza lasciare scampo.

In questo inferno vestiremo i panni di Deacon St. John, ex-motociclista facente parte di una gang denominata Monglers, che durante gli eventi scatenanti il filone narrativo principale, perde la moglie in un tragico incidente.

Days Gone è pieno zeppo di colpi di scena, alcuni prevedibili ed altri veramente riusciti che vi terranno col fiato sospeso per circa 30 ore, tempo necessario per completare la trama; se invece s’intende completare tutte le attività secondarie come: avamposti, accampamenti nemici, taglie e molto altro, non vi basteranno 100 ore di gioco.

Come detto poc’anzi Deacon è un motociclista e per spostarsi nell’enorme mappa di gioco, ha a sua disposizione una moto che rappresenta il fulcro dell’azione durante le traversate da un punto all’altro della mappa, ammesso che abbiate a disposizione la benzina necessaria…

Il mezzo è customizzabile praticamente in ogni parte, sia meccanicamente che solo per pura estetica con livree e decal vari. La nota dolente però arriva proprio durante la guida, infatti, non saranno poche le volte in cui vi troverete contro un albero senza nemmeno farci caso, questo perché l’handling del veicolo è gestito in maniera un po’ troppo arcade, non lasciando molto spazio agli errori da parte del giocatore. Dovrete farci il callo.

Il sistema di combattimento invece funziona magnificamente. Potrete destreggiarvi tra armi da fuoco, da mischia, trappole ed oggetti da lancio come molotov, granate e molto altro ancora. Il numero di armi a disposizione è particolarmente corposo; ne potrete sbloccare diverse presso gli accampamenti (dopo aver guadagnato la fiducia degli stessi accampamenti amici), ed è anche possibile raccogliere le armi lasciate dai nemici o trovarne di nuove lungo il cammino.

Oltre all’utilizzo di bocche da fuoco, è possibile cimentarsi in scontri all’arma bianca mediante l’utilizzo di mazze di accette, mazze da baseball, coltelli ed altri oggetti di fortuna che possono essere trovati praticamente ovunque ed adattati ad ogni situazione, tenendo conto però che hanno un indice di distruttività e quindi, non dureranno all’infinito a differenza del coltello da fianco che, seppur poco potente non potrà essere distrutto.

Inoltre è presente anche un sistema di crafting, facilmente accessibile e molto simile a quello visto in TLOU, con il quale potrete costruire oggetti di primo soccorso, bombe e trappole varie, estremamente utile poiché, per quanto siano sparse numerose risorse nel mondo di gioco, la versatilità del sistema permette di potersi adattare a molteplici situazioni rendendo interessante anche la parte survival del titolo.

Molta enfasi è stata concessa allo stealth, non per niente la maggior parte delle sessioni di gioco può essere affrontata con un approccio silenzioso che risulta, anche alla lunga, molto appagante e soddisfacente. Meccanica che piacerà molto agli amanti del genere stealth.

Altra meccanica interessante ed inedita presentata in Days Gone è la presenza delle orde: dei veri e propri fiumi di zombie pronti ad attaccarvi in qualsiasi istante; feroci, inarrestabili e difficili da gestire. In questi casi lo studio dell’ambiente circostante ed il corretto uso dei consumabili ed armi a nostra disposizione sarà fondamentale per sgominare la moltitudine di avversari su schermo, centinaia in alcuni casi.

Tralasciando le orde che richiedono ingegno e strategia per essere affrontate, lo stesso non si può dire degli altri nemici. Non per niente l’IA di Days Gone non è delle migliori e mostra il fianco in più situazioni; non aspettatevi dunque nemici capaci di stanarvi in ogni dove, anche se, una volta avvistato Deacon non molleranno l’osso facilmente.

Purtroppo però non è tutto oro quel che luccica e Days Gone non brilla per niente sotto il comparto tecnico. Sia chiaro, il titolo Bend Studio si difende benissimo sotto il punto di vista grafico, presentando degli scorci mozzafiato, un open-world vivo e dinamico, texture ben fatte ed un sonoro di prim’ordine con un doppiaggio che, anche in Italiano, regala uno spessore che molte produzioni non hanno.

I problemi di Days Gone però sono tutti di natura tecnica, in primis, i caricamenti sono veramente estenuanti, soprattutto quelli iniziali che possono arrivare a passare anche i due minuti; inoltre tra una missione e l’altra è presente un caricamento che, delle volte viene mascherato dalle cut-scenes ma che nella maggioranza dei casi spezza l’azione.

Il frame-rate è ballerino, ma non ballerino alla “Baryshnikov”, invece, più simile ad una foca in tutù con la grazia d’una balena. Davvero non ci siamo, il gioco stenta a raggiungere i 30FPS e durante gli spostamenti in moto il tutto diventa molto più evidente che durante i combattimenti.

Durante le orde poi, si possono notare dei cali ancora più evidenti che danno quasi una sensazione al rallentatore. Seppure siano uscite diverse patch, i problemi persistono ancora e difficilmente verranno risolti; probabilmente per via della poca dimestichezza del team di sviluppo che, “pare” non conoscere a fondo l’Unreal Engine, motore grafico con il quale moltissime produzioni di successo sono approdate sia su PlayStation 4 che Xbox One; non è dunque un problema dell’hardware di PlayStation ma bensì d’ottimizzazione del codice.

Ci teniamo a precisare che abbiamo provato il gioco su PlayStation 4 PRO e non abbiamo un riscontro relativo alla versione standard della console Sony.

Tralasciando un comparto tecnico altalenante, Days Gone rimane un ottimo titolo che, al netto dei difetti, è capace di regalare emozioni forti e per certi versi inedite. Lo consigliamo caldamente agli appassionati dei videogame a sfondo post-apocalittico ed agli amanti dei giochi open-world. Days Gone resta un’esclusiva Sony inaspettata e di pregevole fattura, magari non al pari con produzioni maggiori ma che vi porterà in un mondo che difficilmente dimenticherete.

Parliamo quest’oggi di The Evil Within 2, nuovo titolo prodotto da Shinji Mikami (maestro dell’horror e padre di Resident Evil), da Tango Gameworks e Bethesda e seguito dell’omonimo titolo uscito nel 2014.

Avete mai avuto un incubo talmente realistico (anche se paradossale) da sembrare vero? Dal quale sembra quasi impossibile riuscire a risvegliarsi? Ecco cosa proverete in questo nuovo capitolo di The Evil Within 2!

Storia

The Evil Within 2 ci riporterà nei panni di Sebastian Castellanos raccontandoci i retroscena della sua storia prima e dopo gli eventi dell’ospedale psichiatrico Beacon del primo capitolo. Il nostro detective è tormentato dal rimorso di non essere riuscito a salvare sua figlia Lily dall’incendio che distrusse la sua casa ma è in arrivo un barlume di speranza. Infatti Kidman (una vecchia conoscenza) ci troverà per raccontarci che in realtà nostra figlia è ancora viva ed è nelle mani della Mobius (una grande società in perfetto stile Illuminati), la quale ha creato gli Stem (dei dispositivi per unire le coscienze di più persone a quella di un soggetto: il Nucleo, il quale ha il potere di creare e rimodellare questa nuova realtà). Lily è stata utilizzata come nucleo in uno di questi Stem per creare la città di Union, ma qualcosa è andato storto e dunque saremo chiamati per cercare di riportare tutto alla normalità e salvare nostra figlia (considerati i nostri precedenti al Beacon).

La trama principale si svolgerà in maniera quasi per niente lineare, con molti colpi di scena, tanti momenti da brivido ed altri “al cardiopalma” ed altri ancora che ci faranno restare con la bocca spalancata. Se lo permetterete il gioco riuscirà a coinvolgervi a livello emotivo non solo per la paura ed angoscia che vi accompagnerà per tutto il viaggio, ma anche per la fantastica narrazione e caratterizzazione delle varie personalità di ogni personaggio, antagonisti compresi!

Gameplay

Il gameplay di base sarà quello di un survival in stile horror, ma con tanti elementi action: non mancheranno i cosiddetti “jumpscare”, classici cliché da horror e momenti da pelle d’oca, ma in più saremo alla costante ricerca di materiali per il crafting di oggetti essenziali alla nostra sopravvivenza e spesso ci troveremo di fronte a sezioni strettamente di shooting oppure vere e proprie boss fight. La base di tutto è dunque la necessità di sopravvivere e per farlo ci sarà un comodo sistema di crafting (accessibile sia da banchi di lavoro sia in qualsiasi momento dal nostro inventario anche se ad un costo maggiorato) per creare munizioni per le nostre armi oppure oggetti per ripristinare la nostra salute. Oltretutto tramite i banchi di lavoro sarà anche possibile migliorare il nostro armamentario sotto diversi aspetti utilizzando i pezzi di metallo.

Le armi disponibili saranno diverse, ad esempio avremo pistole di vario genere, fucili a pompa, una comoda balestra (con dardi di vario tipo, dagli esplosivi ai congelanti) e persino un lanciafiamme! L’arma più utile però sarà il nostro fidato coltello da combattimento che servirà sia per contrastare i nemici che si avvicineranno troppo che per eliminare silenziosamente i nostri nemici senza farci notare. Lo stealth, infatti, costituisce un ruolo a dir poco essenziale poiché ci permetterà di risparmiare parecchi proiettili se decideremo di eliminare i nemici, ma anche nel caso in cui decideremo di evitare il combattimento. Molte armi potranno essere trovate solamente cercando con attenzione nelle ambientazioni oppure cercando di completare il gioco in ogni sua parte.

Sebastian potrà anche essere potenziato e personalizzato secondo il nostro stile di gioco nel suo “rifugio” sfruttando il cosiddetto gel verde: una sostanza che rilasceranno i nemici morti o che ritroveremo in alcuni barattoli. L’albero delle abilità sarà molto vario e conterrà diversi potenziamenti in grado di semplificare di molto la nostra partita; potremo infatti migliorare la nostra salute o stamina, migliorare la precisione con le armi o addirittura sbloccare una comoda modalità con tempo rallentato per colpire con più facilità i nemici. Oltre al gel verde sarà presente anche un gel rosso necessario per sbloccare nell’albero delle abilità alcune capacità più forti ma altrimenti inaccessibili ed infatti, per questo motivo sarà più difficile da reperire.

L’intero gioco è suddiviso in capitoli ma non saremo sempre limitati al percorrere dei “corridoi” per andare avanti; infatti per la maggior parte del tempo saremo liberi di esplorare le diverse aree di gioco alla ricerca di armi, munizioni, oggetti utili, missioni secondarie o collezionabili. Queste diverse aree in cui è suddivisa la città di Union sono connesse tra di loro attraverso il cosiddetto Midollo, il quale ci permetterà di passare da una zona all’altra.

Longevità

Di ottimo livello la longevità di The Evil Within 2 che si attesta sulle 15-18 ore circa per completare il gioco in ogni sua parte e per esplorare ogni centimetro di Union. Inoltre il gioco è dotato di una discreta rigiocabilità specialmente per gli amanti delle sfide (per la nuova difficoltà sbloccata una volta completata la campagna) o per i completisti (per l’alto numero di collezionabili presenti che ci permetteranno di capire al meglio ogni aspetto della trama).

Comparto Tecnico

The Evil Within 2 sfoggia una grafica davvero di ottima qualità con modelli poligonali e texture davvero molto realistici. Il tutto contornato da una buona stabilità del framerate che, a volte, subisce dei cali in momenti di caricamento di texture (cosa che avviene più di frequente in seguito ad un caricamento oppure nel passaggio da un ambiente al chiuso all’aperto). Il design dei nemici e quello ambientale merita una piccola menzione a parte per la fantasia necessaria a concepire gli orrori con cui avremo a che fare e le ambientazioni davvero suggestive ed immersive.

Di fantastica qualità anche il comparto sonoro che riesce a garantire una perfetta direzionalità dei suoni (essenziale in un gioco di questo tipo), oltre che mantenere sempre attivo un velo di paura su di noi. Abbiamo trovato anche la qualità del doppiaggio in italiano di ottima fattura (nonostante in alcuni sporadici casi la concitazione usata non sia perfettamente adatta alla situazione…). Niente di esagerato da sottolineare sotto il punto di vista dei bug se non qualche piccola compenetrazione oppure in alcune circostanze un po’ di difficoltà nel riuscire ad impartire al nostro alter ego alcuni comandi. Infine da sottolineare un piccolo problema riguardante l’IA dei nemici che spesso si lascia ingannare troppo facilmente.