Oggi parliamo di Song of Horror, ossia una rivisitazione dei horror survival di una volta, con telecamera fissa e solo a tratti dinamica, che rievoca i fasti dei giochi spaventosi e che destano non pochi sussulti di una volta. Sviluppato precedentemente per PC, con uscita cadenzata dei cinque capitoli di cui è composta questa avventura tetra, oscura, macabra, nella sua completezza uscita ora su console PlayStation 4.

Il gioco

I ragazzi di Protocol Games non nascondono la loro passione per i classici dell’orrore, non solo nei videogiochi, ma anche nella letteratura e nel cinema. Pertanto, la storia di Song of Horror attinge direttamente dalle opere di HP Lovecraft e Edgar Allan Poe: uno scrittore è scomparso senza lasciare traccia, dopo aver trovato un misterioso carillon. Il suo editore invia Daniel, un aiutante che lotta per superare l’alcolismo, per indagare sulla sua casa. Quando arriva lì, inizia ad affondare in una storia oscura di follia e terrore, in cui tutti coloro che ascoltano la melodia del carillon sembrano condannati a cadere vittime dei demoni dell’Oscurità.

In sostanza, il sistema di gioco Song of Horror è quello di un survival horror: giochiamo in terza persona e controlliamo il nostro personaggio attraverso tutti i tipi di scenari cupi, da una villa a un convento abbandonato, mentre cerchiamo indizi che aiutino a svelare la storia. In totale, possiamo controllare fino a 13 personaggi. Normalmente, ogni capitolo ci permette di scegliere tra 4 e, se uno muore, possiamo scegliere quello successivo. Ognuno ha le sue caratteristiche in termini di forza o di azione furtiva, ad esempio, ma tutti hanno le stesse capacità: camminare, correre, aprire o chiudere le porte e usare oggetti. Normalmente, non possiamo attaccare le entità paranormali che appaiono davanti a noi.

Song of horror

Prima di spiegare come possiamo sbarazzarci di loro, dobbiamo spiegare il grande e intelligente contributo di Song of Horror al mondo dei giochi horror: Una presenza; questo è il grande nemico e, allo stesso tempo, non è niente. È un’intelligenza artificiale che misura tutti i tipi di variabili del nostro gioco (se rimaniamo troppo a lungo in un posto, se corriamo molto, se il nostro comportamento è irregolare e ricco di variabili) e, in base a ciò, decide quando apparire tutti i tipi di fenomeni paranormali: figure spettrali che appaiono sullo sfondo, porte che si chiudono sbattendo, lampadine che esplodono improvvisamente e cosi via. Alcuni di questi fenomeni, oltre a darci una paura da tenere e da non farci muovere, aumentano il metro di paura del nostro personaggio.

Si tratta di un metro che, a proposito, non è rappresentato in alcun modo sullo schermo, solo attraverso i battiti che sentiamo e notiamo nella vibrazione del pad. Se la nostra paura aumenta troppo, l’Oscurità può venire per noi in diversi modi: l’ambiente può diventare rarefatto e dobbiamo rimanere fermi per non mostrare tensione. O forse il contrario: la temperatura scende improvvisamente e dobbiamo muoverci per riscaldarci. Ma, in altre occasioni, il fenomeno della Presenza può essere direttamente attaccato, in uno dei diversi mini-giochi che possono manifestarsi in qualsiasi momento, senza preavviso.

Song of horror

Analisi del Gameplay

Quei mini-giochi possono consistere nel premere ritmicamente alcuni pulsanti per imitare i battiti del cuore del personaggio, spostare uno specchio per trovare un’entità che si sta avvicinando a noi, espandere e contrarre un cerchio in modo che non lasci il suo margine. La dinamica di tutti loro è molto semplice da capire, ma la sua esecuzione deve essere molto precisa. Se falliamo il minigioco, il nostro personaggio morirà. Non si potrà tornare indietro o ricaricare il salvataggio. Morirà per sempre, permadeath, non saremo quindi più in grado di riutilizzarlo. In quel momento, dovremo selezionare un altro personaggio che non abbiamo ancora usato e cercare gli oggetti che aveva il precedente, che sarà proprio dove è morto. Tutte le azioni che avrebbe già eseguito (porte sbloccate, puzzle risolti, ecc.) rimarranno, quindi non dovremo eseguirle nuovamente. Ma se tutti i personaggi del capitolo muoiono, dovremo iniziare il capitolo da zero. Inoltre, se il gioco normalmente permetterebbe di utilizzare un personaggio in un capitolo successivo, ma questo sarà morto in una fase precedente, non avremo questa opportunità. Pertanto, avremo meno “vite” in quel capitolo.

Song of horror

Quindi Song of Horror è un’avventura diversa per ogni giocatore e occasione, perché ci imbatteremo in molti eventi casuali e molti di loro possono portare a morte crudeli. Il risultato: siamo con la tensione per tutto il gioco. Abbiamo davvero paura dell’ignoto e del fatto che tutto ciò che facciamo è “valutato” da un’entità invisibile, che può punirci quando meno ce lo aspettiamo. Ma ovviamente, non dobbiamo solo sbarazzarci dei fantasmi, dobbiamo anche esplorare gli scenari in profondità, interagire con gli oggetti e risolvere tutti i tipi di enigmi per raggiungere la fine di ogni capitolo. In qualsiasi momento possiamo accedere a una mappa che ci mostra il percorso, le porte chiuse o aperte, le aree in cui è presente un puzzle o un nascondiglio.

Tuttavia, anche con il suo aiuto, ci sono molte occasioni in cui dobbiamo riflettere seriamente su quale sia il nostro prossimo obiettivo o dove dobbiamo andare. In tal senso, è vero che il gioco dovrebbe essere in qualche modo più chiaro nell’indicare gli obiettivi rimanenti o ciò che abbiamo già scoperto. Sebbene sia possibile navigare tra gli articoli dell’inventario e le note sui suggerimenti che abbiamo letto in precedenza, una scheda Diario o Elenco di destinazione avrebbe aiutato molto. Un altro aspetto importante è l’ascolto alle porte. Sì, prima di aprirne una per accedere a una nuova stanza, abbiamo la possibilità di usare l’orecchio per notare se si sente qualcosa di strano dietro. Se notiamo qualcosa di sospetto, è meglio non aprirla, perché sicuramente la Presenza sarà dietro e ucciderà il nostro personaggio.

Song of horror

Ognuno dei cinque capitoli, sulla carta, può essere risolta in un’ora e mezza, più o meno, ma è molto probabile che ci vorrà molto più tempo, perché ci ritroveremo bloccati in qualche area o perché un personaggio morirà. Si tratta di una durata ottima per un gioco del genere, ma c’è da tenere in considerazione il problema della difficoltà. A volte il gioco è eccessivamente ostile verso giocatore: pochi indizi, diversi enigmi da risolvere contemporaneamente, indovinelli che sono davvero difficili da capire. E allo stesso tempo la Presenza brulica intorno a noi, ovviamente. Naturalmente, per creare questa atmosfera è di solito necessaria una sezione tecnica da abbinare. A livello grafico, Song of Horror è irregolare: gli scenari sono molto dettagliati e ben illuminati, ma i modelli dei personaggi principali sono un’altra cosa: sono molto meno dettagliati e i loro volti sono molto semplici, più tipici di un paio di generazioni fa. La sezione del suono è interpretata da melodie distorte, cupe e cigolanti, che aiutano perfettamente a mettere paura al giocatore. Questi sono mescolati con i suoni delle minacce che si stanno avvicinando e, naturalmente, con le voci dei personaggi principali, che commentano ciò che sta accadendo a loro (in inglese).

Song of Horror rappresenta un ottimo sforzo di riportare alla luce i classici horror a telecamera fissa di un tempo: paura, immersività, suspance e costante sensazione di smarrimento e sbigottimento sono un toccasana per gli amanti del genere. Purtroppo il porting su PS4 fa segnare alcuni crash che portano persino allo spegnimento della console. Da un giudizio positivissimo passiamo a un positivo stentato, perché la componente di test di qualità e di funzionalità non dovrebbe mai essere presa alla leggera.


Abbiamo giocato a fondo Dead by Daylight Special Edition: ecco le nostre impressioni.

Dead by Daylight, dunque, il titolo che andremo ad analizzare oggi, pur nella sua variante alternativa, contenetente i vari DLC. Il gioco è sviluppato da Behaviour Interactive e, complice anche la sua ambientazione horror anni ’90, si è ricavato in fretta una grossa fetta di utenza su Steam.

Gameplay

Il gioco, che trae origine dagli horror cult movie degli anni ’90, è molto semplice: quattro giocatori si ritroveranno in una mappa generata proceduralmente e, tra paludi nebbiose e case abbandonate, dovranno tentare di scapparne; il tutto mentre un quinto giocatore, nei panni di un misterioso Assassino conosciuto come l’Entità, gli darà la caccia. Per fuggire, il gruppo di sopravvissuti dovrà mettere in moto cinque generatori collocati nelle varie zone della mappa, cercando in tutti i modi di evitare le fameliche grinfie del killer, desideroso di fare dei giovani delle vittime sacrificali. Azionare i vari marchingegni non sarà una passeggiata: l’Entità, infatti, sarà dotata di varie abilità che renderanno decisamente più facile la sua caccia; questi, una volta catturato il povero sopravvissuto terminerà il suo sporco lavoro impalandolo sopra un grande gancio metallico e lasciandolo lì a soffrire e dimenarsi.

 

Dead By Daylight non è un gioco facile e richiede un grande lavoro di squadra: se volete vincere il consiglio è quello di formare un team con cui giocare (possibilmente con l’ausilio di cuffie e microfono) perché lanciandovi casualmente in una lobby potrete incappare in alcuni problemi, come il griefing. Inoltre, senza cuffie e microfono, difficilmente riuscirete a comunicare le vostre mosse ed i vostri movimenti al team, rischiando quindi di essere catturati in men che non si dica. Nonostante tutti questi accorgimenti, comunque, molte volte sarà necessario agire da soli, perché rintracciando il vostro gruppo, il killer potrebbe compiere una vera e propria mattanza. Quindi non abbiate paura di sacrificare un compagno per sfuggire perché potrete tornare a salvarlo in un secondo momento.

Longevità

Uno dei punti deboli di Dead By Daylight è la scarsa rigiocabilità. Questo perché, ad una prima occhiata, il titolo potrebbe sembrare ottimo per passare delle ore di divertimento insieme ai vostri amici, tra una fuga e l’altra, ma dopo una decina di partite la formula del gioco vi sembrerà ripetitiva

Grafica

Purtroppo su console troverete una grafica veramente obsoleta, combinata ad elementi di scarsa qualità come effetti shader e illuminazione scadenti, animazioni macchinose. Il tutto guarnito da una buona dose di bug e di crash, oltre che dagli immancabili cali di frame rate. Di buona fattura invece il comparto audio, dotato di una serie di effetti sonori ottimi per il genere di titolo che andremo a giocare.

Conclusioni

In conclusione, se siete veramente curiosi di provare Dead By Daylight, vi consiglio di provare la sua versione per PC per avere almeno un’esperienza di gioco migliore

 

 

Abbiamo avuto modo di provare la versione in accesso anticipato di P.A.M.E.L.A. nuovo indie survival-horror.  Ed è stato veramente spiazzante….Il gioco, seppur già acquistabile su Steam, è ancora in fase di pre-alpha, ma lascia già intuire buoni propositi per il futuro. Tuttavia essendo ancora molto “work in progress” non esprimeremo giudizi, ci limiteremo a riportarvi le nostre impressioni.

Provare P.A.M.E.L.A.  è stata un’esperienza…. particolare. Il giocatore viene infatti catapultato nel mondo di gioco, senza alcun tipo di introduzione alla lore/storia. Tuttavia appare subito evidente l’ambientazione cyberpunk mista alla tipica atmosfera dei giochi horror. Come da clichè infatti, il protagonista si risveglierà in un luogo sconosciuto – e apparentemente abbandonato- dopo un lungo sonno (in questo caso crioibernazione). Dopo essersi ripreso viene accolto da P.A.M.E.L.A. un’ IA, sua prima (e forse unica) alleata. Dopodiché non riceveremo alcun tipo di informazione – se non recuperando datapad e registrazioni sparse per l’immensa struttura in cui si svolgono le vicende di gioco, chiamata EDEN- ma dovremo “semplicemente”  trovare un modo per sopravvivere. Non basterà infatti sfuggire ai nemici, ma sarà necessario anche reperire cibo, bevande e materiali necessari a craftare strumenti utili.

Di particolare interesse la componente GDR. Compiendo determinate azioni potremo infatti acquisire EXP e salire di livello, ricevendo dei GP necessari a migliorare le caratteristiche del personaggio. Per quanto riguarda la grafica P.A.M.E.L.A. è stato realizzato con Unity 5, e bisogna riconoscere che anche giocandolo coi dettagli al minimo il colpo d’occhio visivo è sempre d’effetto.

Più da vicino.

Come abbiamo già avuto modo di dire P.A.M.E.L.A. unisce il genere horror al genere cyberpunk.  Il mondo di gioco, l’immensa struttura chiamata EDEN, è completamente esplorabile. Vi è poi una varietà di nemici, con tanto di fazioni interagibili. Altra buona idea appare la randomizzazione dei nemici, e non solo per quanto riguarda la posizione. Ad ogni partita sarà possibile incontrare prima un diverso tipo di nemico rispetto alla precedente. Tuttavia lo stato di “abbandono” in cui viene lasciato il giocatore appare fin troppo eccessivo. Tranne qualche informazione recuperata in giro circa la vita ad EDEN (prima che un misterioso disastro trasformasse la struttura in un incubo), il giocatore non ha la minima idea di chi sia e quale sia il suo scopo (a parte sopravvivere), ne se vi sia una vera e propria trama.  Persino nei Souls si ricevono più informazioni sul mondo di gioco…

Tra le note dolenti troviamo è anche il caricamento iniziale infinito (condito di tanto in tanto da qualche crash) che potrebbe far venir voglia di chiudere il gioco ancor prima di iniziare.

Anche la grafica però hai suoi difetti. Nonostante: mantenendo il settaggio di default alcune descrizioni di oggetti appaiono infatti tanto minuscole da risultare illeggibili.

Ma i problemi di P.A.M.E.L.A. non sono finiti. Nonostante l’interessante idea di fondo, purtroppo il gioco fallisce in un aspetto fondamentale per un horror: non fa paura. Non fa paura per una serie di ragioni, tra cui  spiccano i banali modelli dei mostri e la goffaggine delle animazioni di “combattimento”. Stendiamo un velo pietoso sulla IA di nemici e NPG, nonché sulla qualità delle hitbox (con conseguenti colpi wireless).

Ci ha lasciati invece perplessi una meccanica di gioco particolare: qualora dovessimo incominciare una nuova partita manteremmo comunque l’EXP e i GP acquisiti precedentemente.

Conclusioni

Al momento pare purtroppo pare che NVYVE si sia concentrata troppo sulla cornice (grafica e colonna sonora), sviluppando troppo poco il cuore del gioco: trama, ambientazione e gameplay. Purtroppo allo stato attuale non consigliamo l’acquisto a prezzo pieno (22,99 € su Steam), quanto piuttosto di aspettare qualche sconto consistente.

Vorremmo però spezzare una lancia in favore degli sviluppatori. P.A.M.E.L.A. è al momento senza dubbio ancora molto grezzo e pieno di problematiche da sistemare, ma c’è da considerare che NVYVE è composta da soli 8 membri, alcuni dei quali alla loro prima esperienza di sviluppo. Inoltre il gioco è in pre-alpha, e quindi ben lontano dalla sua versione definitiva.

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In occasione del nono anniversario dell’uscita del primo capitolo della celebre saga, 2K fa un regalo a tutti i fan con “Bioshock The Collection”. Siete pronti a tornare a Rapture e Columbia?

bioshock-remaster-comparison-header-192981-1280x0Sono passati ormai nove anni (già…nove lunghi anni!) da quando per la prima volta approdò sugli scaffali di tutto il mondo Bioshock, un titolo decisamente innovativo che puntava a rivoluzionare le dinamiche degli FPS unendole ad altre prese in prestito da altri generi. Inutile dire che il titolo 2K colpì nel segno, anche in virtù di una particolare attenzione all’esposizione non solo della trama principale, ma anche di tutta quella lore  “secondaria” che, composta di diari e registrazioni sparse per le mappe, permetteva al giocatore di  di mettere assieme poco alla volta i tasselli necessari a ricostruire la fine di un sogno tramutatosi in una realtà distopica e orrorifica.

Per celebrare questa ricorrenza 2K ha ben pensato di fare un regalo non solo ai fan della serie ma anche a coloro che (qualora fosse possibile trovarne ndr) si fossero accidentalmente persi queste fantastiche perle, riportando in alta definizione i tre famosi episodi ambientati nelle città di Rapture (Bioshock 1&2) e Columbia (Bioshock Infinte)

Grazie a questa raccolta non soltanto sarà possibile rivivere le storie narrate nel corso della saga con una risoluzione all’altezza della next-gen, ma si avrà inoltre accesso anche a tutti i dlc e contenuti extra (eccezion fatta per il multyplayer che era originariamente presente in Bioshock 2 ndr).  Inutile dire che l’upgrade grafico è si nota maggiormente sui primi due capitoli, dove i 1080p regalano una nuova vita a Rapture, mostrando anche una maggiore cura per i dettagli rispetto ai predecessori, per quanto riguarda Infinite invece il team di sviluppo si è “limitato” a portare su console la vecchia versione PC, all’epoca già molto  performante.1467231395-bioshock-the-collection_ddey

A livello di gameplay non sono state introdotte novità, anche perché anche distanza di anni non è assolutamente invecchiato, ed è ancora in grado di offrire molte ore di svago ai giocatori.

Aspetto notevole di questa raccolta è il prezzo davvero competitivo (attualmente su Steam è in vendita a 59,99 €), che al costo di un gioco ne offre ben tre, inclusi tutti i dlc, mentre per i possessori delle vecchie versioni i singoli capitoli in versione Remastered saranno rilasciati gratuitamente (ad esempio se su Steam avevate Bioshock, in librerie vi troverete Bioshock Remastered).

 

PRO

Prezzo assai competitivo

Gameplay che non stanca

Tutti gli extra inclusi

CONTRO

Poco di inedito

Il framerate ha qualche momento di défaillance

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Syndrome, sviluppato da camel 101, potrà sembrare l’ennesimo gioco horror, che tenta di inserirsi in un genere già (forse) eccessivamente pieno di titoli fin troppo simili tra loro, ma così non è…

Syndome è un titolo survival horror ad ambientazione fantascientifica in cui vestiremo i panni dell’astronauta Galen che, risvegliatosi dopo lungo tempo da un sonno criogenico, trova la sua nave alla deriva ed i cadaveri del suo equipaggio sparsi un po’ ovunque. Come da copione in questo genere di giochi, ci accorgeremo ben presto di non essere rimasti soli a bordo della nave: vi saranno  infatti anche alcuni sopravvissuti e, ovviamente, una grande quantità e varietà di nemici. Manco a dirlo il nostro compito sarà quello di scoprire cosa è successo ai nostri compagni e trovare un modo per sopravvivere.

ss_4177ff03391d7b37f956731c68b5c14c76f0a8fe-600x338A livello grafico è stato fatto un buon lavoro, nonostante qualche ritocco da fare alle animazioni (cosa che tuttavia non inficia troppo l’ esperienza di gioco). Uno dei  punti forti di Syndrome è senza ombra di dubbio l’ambientazione che, da sola, basta a mettere ansia al giocatore anche grazie ad un sapiente uso dell’illuminazione. Anche il comparto audio contribuisce a creare un’ambientazione ansiogena in cui a farla da padrone non sono solo jumpscare continui, bensì anche suoni inquietanti di sottofondo e ombre sfuggenti sulle pareti (il primo incontro faccia a faccia con una delle creature avviene a circa 1 ora di gioco).

Per quanto riguarda il gameplay il gioco presenta una vera sfida al giocatore: oltre a dover dosare le nostre scarsissime risorse (la prima arma da fuoco arriva a circa 2 ore dall’inizio del gioco, e le munizioni sono sempre carenti) e cercare di evitare gli scontri il più possibile, dovremo anche stare attenti all’ambiente che ci circonda in cui, se non si presta attenzione a dove si mettono i piedi, potrebbe capitare di pestare dei cavi elettrici che ci faranno perdere molta vita. Un altro elemento a cui biss_ffb69e9f7d434b4166c060b1c3ecaaf38988a029-600x338sogna prestare molta attenzione sarà il salvataggio: il gioco infatti non presenta un sistema di autosalvataggio, ma sarà possibile salvare soltanto presso alcune console sparse per la nave. Il giocatore (considerata la pericolosità dei nemici) dovrà quindi ricordarsi di salvare spesso se non vuole correre il rischio di dover rigiocare anche grandi sezioni di gioco da capo.

Alcune note dolenti sono presenti nell’ambito delle meccaniche di gioco: l’ IA dei nemici deve infatti essere assolutamente rivista: ci è capitato (mentre eravamo nascosti) di scorgere nemici fermi ed immobili in fondo ai corridoi senza alcun apparente motivo. Discutibile inoltre è il continuo dover fare avanti-indietro per stanze già visitate, al fine di recuperare oggetti o attivare terminali utili al proseguimento della storia.

Ricapitolando

ss_703a4cf3c21aea1b79fcc0077f7d3ab0e4d171a3-600x338Syndrome è (considerando che si tratta di una produzione indipendente) decisamente un buon survival horror d’atmosfera, e riesce ad inserirsi positivamente in un genere che, a causa del proliferare di titoli più o meno validi, sembrava decisamente fin troppo colmo. La trama seppur non troppo originale (Ricorda fin troppo quella di Dead Space) è, nonostante tutto, intrigante e supportata da un’ambientazione claustrofobica ben riuscita (grazie ad un buon lavoro congiunto di reparti grafico e sonoro), la quale raggiunge lo scopo di ogni horror che si rispetti:  creare una certa dose di angoscia nel giocatore. A ciò si aggiunga anche un ottimo livello di sfida, che costringe il giocatore a prestare molta attenzione non solo ad ogni sua mossa (incluso dove mette i piedi, se non vuole morire folgorato) ma anche a gestire al meglio risorse e salvataggi.  Syndrome, nonostante alcune difetti che lo affliggono (si tratta pur sempre di una produzione indipendente) sicuramente attirerà gli appassionati del genere, ma è consigliato anche per quei giocatori che sono alla ricerca di un gioco che possa offrir loro una vera sfida. In breve si può definire Syndrome come il figlio illegittimo di Dead Space ed Alien: Isolation.

PRO

– Atmosfera decisamente ben riuscita

-Varietà di nemici che costringe a usare approcci diversi

-Livello di sfida distinto

-Buon reparto grafico e sonoro

CONTRO

-IA dei nemici da rivedere

-Obiettivi ripetitivi e che spesso costringono a fare avanti-indietro per stanze già visitate prima

-Trama non troppo originale