Lo studio di Team Ninja è riuscito nell’intento di creare una nuova serie di grande successo basandosi sui Souls Like ma al contempo creando qualcosa di unico e nuovo; eccoci infatti a parlare del nuovo Nioh 2 dopo averlo giocato in maniera approfondita.


Storia

Nioh 2 ci riporta in Giappone, questa volta però circa trent’anni prima degli eventi che hanno visto protagonista William e la sua lotta contro Kelley verso la fine del periodo Sengoku. In questo caso ci troviamo sempre nell’ambito del celebre periodo, ma per l’esattezza nella fase di occupazione ed unificazione del Giappone da parte di Oda Nobunaga. Il nostro nuovo protagonista, totalmente personalizzabile nel minimo particolare, è l’erede di un’antica spada creata con l’Amrita per sconfiggere gli Yokai; inoltre risulta essere parte di una nuova specie di Metamorfici (nel nostro caso abbiamo sangue Yokai) introdotta in questo titolo.

Nioh 2

L’intera storia andrà a dipanarsi attorno alle mire espansionistiche di Nobunaga, per il quale ci troveremo a combattere, a nuovi e vecchi compagni che avremo modo di conoscere; ultima, ma non per importanza, una misteriosa creatura causa della morte di nostra madre e che sembra essere particolarmente interessata alla spada di Amrita. Il tutto riuscendo sempre a mantenere vivo l’interesse del giocatore grazie ad un’ottima narrazione non priva di colpi di scena e momenti di risalto.

Senza voler nulla togliere alla narrazione e storia principale di Nioh 2 è essenziale dare enfasi, e soprattutto valore, al lavoro degli sviluppatori nella costruzione della lore del gioco. Il gioco è infatti intriso di folklore e mitologia giapponese che può essere approfondito attraverso un sistema di classificazione di Yokai, Spiriti Guardiani e personaggi nel quale trovare descrizioni ed a volte anche utili consigli per la battaglia. Infine anche i vari oggetti di gioco presenteranno una loro descrizione molto spesso basata su effettive credenze o riferimenti storici.

Nioh 2

Details

Dopo il primo capitolo eccoci a parlare del nuovo The Surge 2, ricco di migliorie rispetto al suo predecessore anche se..

 

Trama

The Surge 2 riprende la storia dal finale del precedente capitolo, questa volta però non mettendoci nei panni di Warren, ma bensì di una persona “qualunque” finita, per un motivo o per un altro, a bordo di un aereo diretto nella città di Jericho. Infatti una volta terminata la creazione del nostro personaggio (selezionando persino la sua storia passata) ci risveglieremo all’interno di un carcere dopo essere sopravvissuti ad un disastro a bordo di un aereo. Approfittando del caos prodotto da una creatura costituita da nanomacchine riusciremo ad evadere e, così, entrare a Jericho City.

The Surge 2

Da questo punto in poi la trama avanzerà in maniera lineare mantenendo come fulcro centrale sempre la ricerca di quella che pare essere una bambina anch’essa sopravvissuta al nostro stesso incidente. Nel fare ciò ci ritroveremo a toccare le vite di altri personaggi secondari e seguirne le relative vicende (che potranno essere parte integrante della campagna principale o semplici quest secondarie) scoprendo dettagli di trama e di lore. Il tutto, nonostante sia costituito in maniera discreta, pecca purtroppo di mordente e finisce facilmente in secondo piano rispetto al gameplay vero e proprio.

The Surge 2Gameplay

Il gameplay di The Surge 2 rimane sostanzialmente invariato rispetto al suo predecessore mantenendo sempre il suo tratto caratteristico distintivo, ma al contempo è evidente un miglioramento generale di tutto il suo contorno. La caratteristica distintiva della serie è, infatti, la possibilità di smembrare parti di nemici umani e non così da recuperarne degli schemi di armatura o vere e proprie armi da loro utilizzate. Sarà infatti possibile prendere di mira specifiche parti del corpo e, una volta inflitto loro un danno sufficiente, sarà possibile staccarle con un attacco critico che si potrebbe definire in perfetto stile “Fatality” di Mortal Kombat.

The Surge 2

Una volta recuperato lo schema di un determinato elemento di equipaggiamento  risulterà comunque sempre essenziale sfruttare questi smembramenti per eliminare più rapidamente i nemici, ma soprattutto per recuperare (al posto dello schema) delle parti per poter costruire e migliorare quelle già in nostro possesso. Potremo sempre comunque decidere se concentrarci su una determinata parte corazzata per recuperarne parti o schemi o se dedicarci a parti non corazzate dei nemici così da infliggere danni maggiori diretti alla salute e sbilanciare maggiormente. Inoltre il danneggiamento di parti corazzate risulta essere l’elemento più importante nelle bossfight contro nemici non umani, le quali risultano decisamente più interessanti e divertenti.

The Surge 2

Nel tutto risulterà essenziale il controllo, oltre che della barra della salute e della stamina, quello della nostra batteria, la quale andrà a caricarsi con ogni attacco inflitto e ogni carica potrà essere utilizzata per eseguire gli smembramenti oppure per attivare determinati innesti. Questi ultimi sono semplicemente delle mod aggiuntive che possono essere recuperate da nemici o in giro per il mondo di gioco ed il cui effetto spazia dalla più semplice cura istantanea ad altri bonus passivi e non. L’indice di caricamento della batteria per colpo sarà determinato dalle stesse armi, e la sua efficienza potrà essere migliorata con i punti abilità ottenuti durante il level up (cosa che permetterà ogni 10 livelli di sbloccare anche un nuovo slot per impianti).

The Surge 2

Fortunatamente è stata decisamente migliorata la fluidità degli scontri (inclusa la parata direzionale) e dei movimenti; allo stesso modo ha subito dei miglioramenti anche il nostro fedele drone, il quale adesso risulta essere molto più efficace negli scontri grazie anche alla complicità di una più vasta scelta nei suoi gadget che varieranno da semplici armi a distanza (utili persino per gli smembramenti) fino ad elementi per sbloccare nuove aree di gioco o per interagire con gli altri giocatori. Sono stati infatti introdotti due gadget per l’interazione con altri giocatori, ovvero la bomboletta spray (la quale vi permetterà di lasciare segnali e suggerimenti) e lo stendardo.

The Surge 2

Quest’ultimo consiste in un vero e proprio “nascondino” da fare con altri 20 giocatori che ci ricompenserà con risorse per ogni stendardo trovato o soprattutto in base a quanto saremo bravi a nascondere il nostro (meno giocatori saranno a trovarlo, maggiore sarà la ricompensa). Di fianco a questi gadget faranno la loro comparsa anche i cosiddetti “nemici vendicativi” che altro non sono che nemici che sono riusciti a sconfiggere altri giocatori; se riusciremo a vendicare i nostri colleghi riceveremo un buon quantitativo di materiali per il potenziamento. Per il resto The Surge 2 si comporta da classico “souls-like” con le Med Bay a fare da checkpoint, necessità di recuperare gli “scarti tecnologici” in caso di morte (anche se a tempo) e così via.

The Surge 2

Longevità

The Surge 2 presenta una durata complessiva piuttosto “classica” per il genere richiedendo all’incirca 20-25 ore per completare la campagna principale e le missioni secondarie; a questo si deve aggiungere l’eventuale possibilità di tornare ad esplorare al meglio determinate aree una volta ottenuti particolari oggetti in grado di raggiungere nuovi luoghi. Del resto quello che avremo di fronte è un’ampia mappa esplorabile liberamente (eccezion fatta per le zone poc’anzi descritte) che però, a volte, nel contesto di missioni principali e secondarie risulta essere un po’ troppo dispersiva.

The Surge 2

Comparto Tecnico

Dal punto di vista grafico The Surge 2 parrebbe offrire un buon colpo d’occhio generale. Purtroppo però ad un esame più dettagliato sono evidenti texture non proprio eccezionali e che, spesso e volentieri, faticano a caricarsi (o almeno su PS4 base). Questo con tutta probabilità è dovuto alla necessità di raggiungere un compromesso tra grafica e fluidità, difatti non abbiamo quasi mai riscontrato cali di framerate ed il caricamento tra aree e quello “post-mortem” risulta essere abbastanza veloce. L’unica cosa che riesce a distinguersi sono gli effetti di luce, molto ben studiati, nonostante in alcune occasioni possano causare alcuni strani artefatti (specialmente in zone non troppo illuminate).

The Surge 2

Di discreto livello anche il sonoro, specialmente per gli effetti e per le musiche; leggermente sottotono, invece, i doppiaggi (in lingua inglese) poiché risultano essere abbastanza piatti (tranne alcune eccezioni). Infine non abbiamo da evidenziare nulla di grave sotto il lato dei bug se non alcuni “positivi” in grado di farci guadagnare rapidamente un discreto gruzzolo di scarti tecnologici.

Dai creatori di God Eater, gioco dal quale gli sviluppatori hanno preso più che dei semplici dettagli estetici, giunge Code Vein, un nuovo “souls-like” targato Bandai Namco e ricco di sorprese!

 

Trama

In Code Vein ci ritroveremo in una città isolata dal resto del mondo da una fitta coltre di nebbia rossa, ed al cui interno l’umanità pare essere giunta ad un vero e proprio declino in seguito agli eventi noti come “La Grande Rovina”. Ad essere precisi, però, di ciò che noi conosciamo come genere umano sono rimaste soltanto poche briciole. Al loro posto rimangono gli unici effettivamente in grado di sopravvivere, ovvero i “Redivivi”, esseri umani modificati dal cosiddetto parassita BOR e tramutati in veri e propri vampiri quasi del tutto immortali. Essi infatti per poter sopravvivere necessitano di sangue umano o, meglio ancora, delle cosiddette “gocce di sangue” in grado di placare la loro sete per mesi. Tutti coloro che cadono preda della loro stessa sete di sangue sono destinati a tramutarsi in “Corrotti”, ovvero creature mostruose ed estremamente pericolose.

Code Vein

Dopo la creazione del nostro personaggio ci risveglieremo senza ricordi accanto ad una ragazza, anch’essa senza ricordi. Saremo subito “reclutati forzatamente” da un altro gruppo di redivivi ed il nostro destino finirà per intrecciarsi con quello di molti alti personaggi. La trama di Code Vein nel particolare è molto lontana rispetto a quello che ci si aspetterebbe da un qualsiasi rappresentate dell’ormai consolidato sotto-genere dei “souls like”. Ci troviamo infatti di fronte ad una trama profonda e misteriosa, ricca di dettagli con una narrazione non del tutto lineare e non priva di colpi di scena, con personaggi anch’essi profondi e ricchi di sfaccettature. L’unica analogia resta il nostro alter ego, il quale, nonostante sia estremamente importante ai fini della trama è il classico personaggio privo di personalità e che non dialoga mai (probabilmente unica vera pecca a livello narrativo). 

Code Vein

Di fianco a tutti i dettagli riguardanti gli eventi in divenire che ci troveremo ad affrontare scopriremo numerosi dettagli sul passato (nostro e dei nostri compagni) grazie alla nostra capacità di poter rivivere i ricordi di altri redivivi. Il tutto ci porterà a svelare qualsivoglia alone di mistero, dall’origine di Redivivi e Corrotti fino ai dettagli sul “progetto QUEEN” e la nube rossa. Inoltre non mancheranno dei dettagli sulla lore nascosti nelle descrizioni dei vari equipaggiamenti presenti in gioco e persino in descrizioni visibili nelle schermate di caricamento. Il tutto risulta essere inaspettatamente interessante fino all’ultimo minuto di gioco e soprattutto degno dei migliori anime/manga prodotti!

Code Vein

Gameplay

Oltre alla base dell’ormai classico stile di gioco alla Dark Souls, Code Vein introduce alcune interessanti innovazioni e meccaniche inedite decisamente ben riuscite nel complesso. Prima tra tutti salterà all’occhio la totale assenza di statistiche durante l’aumento di livello che si limiterà, dunque, ad aumentare i livelli di salute massima, vigore e danno con le armi. In alternativa le nostre statistiche di base saranno determinate dai cosiddetti “Codici Sanguigni”, ovvero vere e proprie tipologie di sangue ottenibili da altri personaggi o recuperabili direttamente nelle varie aree di gioco. Ogni Codice Sanguigno sarà inoltre caratterizzato da diversi “Doni” che consistono in abilità attive o passive che possono anche essere sbloccate per l’utilizzo con altri Codici dopo averle equipaggiate fino ad ottenere abbastanza esperienza (o tramite sblocco diretto usando un particolare materiale).

Code Vein

Come di consueto avremo inoltre diverse categorie di armi (ad una mano, spade, martelli e asce a due mani, baionette) e nell’ambito delle stesse una più o meno marcata varietà nei moveset di base, mentre invece l’equipaggiamento viene interamente sostituito dai cosiddetti “Veli di Sangue”. Si tratta infatti di soprabiti in grado di offrire grande variabilità in termini di statistiche, così da consentire un buon numero di possibilità nella creazione delle build, principalmente distinte in attacco, difesa, doni di attacco (o ombra), di supporto (luce) e così via, allo stesso modo delle build con armi leggere o pesanti. Sia le armi che i veli di sangue potranno poi, ovviamente, essere ulteriormente potenziati così da migliorarne le statistiche di base.

Code Vein

I doni, e principalmente quelli attivi, per poter essere attivati richiederanno Icore, una risorsa preziosa che può essere ottenuta tramite appositi consumabili, colpendo i nemici con le nostre armi, oppure eseguendo l’attacco caratteristico del nostro Velo di Sangue. Allo stesso modo sarà altresì possibile eseguire attacchi critici con il Velo sfruttando i classici backstab (o attacchi alle spalle) e parata con contrattacco. Inoltre subendo attacchi o schivandoli correttamente riempiremo un’apposita barra della concentrazione, la quale ci permetterà di eseguire attacchi critici istantanei oltre a sfruttare alcuni doni… Questi ultimi tre (backstab, parry e attacco in concentrazione) saranno estremamente importanti anche perché andranno ad aumentare la riserva massima di Icore a noi disponibile fino al nostro prossimo “riposo” (e che sarà di partenza caratteristica per ogni Codice Sanguigno) ma non potranno essere eseguiti contro ogni tipo di nemico.

Code Vein

Per tutto il resto Code Vein, ed eccezion fatta per la possibilità di portare con voi un compagno durante l’avventura, riprende i classici concetti base dei souls-like con la Foschia di sangue per salire di livello e sbloccare nuovi doni e che resterà per terra in caso di una nostra sconfitta, dei vischi che si comporteranno da checkpoint e che, inoltre, andranno a mappare l’area circostante (dato che sarà presente una minimappa in alto nel nostro HUD ed eventualmente consultabile dal menu di gioco) così come faranno altri punti da “purificare” che però non saranno veri checkpoint, o alcuni nemici particolari. Allo stesso modo non mancheranno bossfight esteticamente e concettualmente molto ben concepite, nonostante alcune di queste possano risultare fin troppo semplici se deciderete di abusare dello sbilanciamento causato da alcune armi ed un compagno in particolare.

Code Vein

L’ultima piccola aggiunta a questo titolo è rappresentata dalle “Profondità”. Si tratta di veri e propri dungeon caratterizzati da una bossfight finale, i quali vanno ad aggiungere profondità e qualche ora di gioco aggiuntiva (oltre a oggetti unici e Foschia di Sangue in abbondanza). Per poter trovare questi luoghi sarà necessario recuperarne prima la relativa mappa, per poi accedervi attraverso un personaggio nella nostra Base. Queste mappe possono trovarsi sia come “drop” nelle aree di gioco, sia come vero e proprio oggetto di “quest secondaria” affidata da alcuni personaggi che compariranno nelle aree che avremo già completato (per cui fare un salto in una vecchia zona è sempre raccomandato).

Code Vein

Longevità

Code Vein non pecca di certo sotto il punto di vista della durata riuscendo a proporre una longevità degna del suo genere superando tranquillamente le 25-30 ore per completare la campagna principale in ogni suo dettaglio (considerando alcune missioni secondarie che consistono in un semplice eliminare un nemico o recuperare un oggetto). In aggiunta, però, bisogna considerare la possibilità di giocare nelle Profondità (delle quali attualmente siamo riusciti a trovare 4 mappe) così da completarne i relativi livelli ed le relative bossfight. Al tutto si può poi aggiungere la possibilità di giocare in cooperativa con altri giocatori sia nel gioco principale che all’interno delle Profondità.

Code Vein

Comparto Tecnico

Gli sviluppatori sono riusciti a migliorare molto Code Vein sotto il comparto tecnico rispetto rispetto alle precedenti versioni Beta. In particolare il titolo era precedentemente afflitto da cali di framerate anche abbastanza consistenti, mentre adesso sono stati “contenuti” in una particolare area del gioco ed in tutti i passaggi di transizione tra una zona di gioco all’altra (le quali fanno da vero e proprio caricamento per l’area in cui si sta giungendo per cui può considerarsi come “relativamente giustificata”). Per il resto, a parte qualche ritardo nel caricamento di alcune texture, il gioco si comporta molto bene su PS4 base con un ottimo livello di dettaglio e di grafica in generale; del resto non mancheranno zone in cui il colpo d’occhio iniziale potrà lasciarvi affascinati (specialmente considerando il lavoro di design di zone e nemici che vi è dietro).

Code Vein

Dal punto di vista del sonoro il titolo è semplicemente magnifico: abbiamo una colonna sonora tra le migliori prodotte ultimamente ed anche doppiaggi degni di nota (anche se solo in lingua inglese o, meglio ancora, in lingua originale giapponese). Il tutto contribuisce estremamente bene a dare “epicità” al gioco, rendere gli scontri sempre avvincenti e a dare grande enfasi ai discorsi presenti. Nulla di importante da segnalare, infine, sotto il lato di bug se non un singolo crash del gioco, che rappresenta senz’altro un’occasione rara e che può essere corretta rapidamente dal team di sviluppo.

Trama

Come in ogni gioco di ruolo che si rispetti, dopo aver creato il nostro personaggio verremo introdotti al mondo di Remnant from the Ashes. Al nostro alter-ego è stato assegnato un compito molto importante: ritrovare colui che rappresenta l’ultima speranza per l’umanità ma di cui si è persa ogni traccia. Il genere umano è stato infatti decimato da una misteriosa razza, ovvero i Root (o meglio i Guar’ee) i quali restano ormai gli unici a vagare liberamente per la Terra.

Remnant

Gli ultimi punti di resistenza sopravvissuti all’invasione dei Root sono i cosiddetti Ward, strutture blindate che celano al loro interno non pochi segreti… Uno di questi Ward, più precisamente il numero tredici, farà da HUB centrale dal quale potremo partire all’esplorazione di nuove aree e persino nuovi mondi, alla ricerca di questo fantomatico “Eroe”. Ciascuno di questi mondi sarà caratterizzato da una propria lore che potremo scoprire attraverso dialoghi con NPC, note scritte e disseminate per le mappe o computer in perfetto stile Fallout.

La narrazione risulta essere più facilmente “raggiungibile” rispetto ad un qualsiasi “Souls” ma, allo stesso tempo, sotto alcuni aspetti riesce ad essere persino più intricata rispetto a quelle orchestrate da Hidetaka Myazaki, al punto da far perdere il filo logico in alcune occasioni. Ciononostante ci troviamo di fronte ad una trama ben elaborata e riccamente corredata di dettagli ed elementi interessanti.

Remnant

Gameplay

Da buon “Souls-like”, Remnant from the Ashes presenta numerose analogie coi vari esemplari del genere ed allo stesso tempo introduce numerose novità, molte delle quali in maniera eccellente ed altre con meno successo. Prima tra tutte è la presenza di armi da fuoco; sarà infatti possibile equipaggiare due armi da distanza (un fucile ed una compatta) e un’arma corpo a corpo. Data la quantità di danno inferto da alcune di queste armi e, la loro efficacia nel semplificare scontri con numerosi nemici, sempre presenti durante le bossfight, esse riescono a soppiantare con semplicità gli scontri in corpo a corpo, considerando oltretutto la limitatezza dei loro moveset.

L’idea più “geniale”, inaspettata e non direttamente presentata dal gioco, è che tutte le aree di tutti i mondi di un giocatore sono generate in maniera totalmente casuale. Se questo da un lato risulta essere un’eccellente “scusa” per migliorare la rigiocabilità del titolo e spezzarne la monotonia in co-op, dall’altro, scopre il fianco ad alcuni noiosi problemi tecnici, primo tra tutti la ripetizione abbastanza frequente degli asset, inseriti forse in modo troppo limitato considerando la vastità delle mappe.

Remnant

Dalla generazione randomica di determinate aree deriva anche la presenza o meno di determinati NPC, eventi a loro correlati, oggetti unici o persino determinati nemici base. Il mondo di gioco non è, però, l’unica cosa generata in modo randomico, ma lo sono anche buona parte delle varie bossfight. Difatti se alcune delle bossfight presenti risultano essere “standard” ai fini della trama stessa, molte altre differiranno tra un giocatore e l’altro. In questo modo avendo boss diversi i giocatori riceveranno anche drop unici differenti. Questo “problema” è stato prontamente risolto dalla community tramite una condivisione su internet di ciò che ciascuno ha a disposizione invitando altri giocatori prima di affrontare determinate bossfight o eventi.

Con i drop di questi boss (alcuni dei quali ottenibili soltanto eseguendo determinate azioni durante le battaglie) potremo creare armi uniche o delle mod per le armi da fuoco. Queste mod equipaggiabili (o nel caso di alcune armi uniche, installate in maniera fissa) ed in grado di fornire gli effetti più svariati. Dopo aver caricato l’apposita barra della mod si potrà attivare l’abilità creando zone curative o di aumento difesa, aumentare i danni con colpi infuocati, lanciare buchi neri in grado di causare un grande danno da esplosione finale e tanto altro. Le armi corpo a corpo uniche avranno, invece, solo degli effetti passivi.

Remnant

Fatto salvo per queste eccezioni, Remnant from the Ashes risulta avere caratteristiche sovrapponibili ad ogni “Souls-like” con checkpoint per effettuare spostamenti rapidi attraverso le aree o ricaricare salute e munizioni, consumabili, potenziamento di armi ed armature ed un sistema d’esperienza e punti abilità. L’unico altro elemento che fa eccezione a tutto questo è il fatto che la morte non comporta nessun malus (se non lo scaricamento della barra delle abilità delle armi), non dovremo quindi recuperare oggetti persi con la morte, far fronte a riduzione della salute o altro. Difatti l’esperienza ottenuta dalle uccisioni di nemici, boss e missioni compiute sarà semplicemente accumulata per darci punti esperienza da consumare potenziando apposite caratteristiche (molte delle quali verranno sbloccate unicamente dopo aver compiuto determinate azioni).

Infine, si potrebbe considerare atipica anche la scelta degli sviluppatori di creare delle bossfight caratterizzate ciascuna dalla presenza di nemici comuni che vi metteranno i bastoni tra le ruote nello scontro con il boss e che, in alcuni casi, rendono questi combattimenti dei veri “bullet-hell”. Allo stesso modo i nemici presenti nelle aree di gioco, e soprattutto quelli all’interno dei cosiddetti Dungeon, sono studiati per metterci di fronte, spesso e volentieri, a vere e proprie orde (tenendo anche in considerazione che tra una morte e l’altra la loro posizione potrebbe cambiare…).

Remnant

Longevità

Remnant from the Ashes mostra una durata degna del genere, con la possibilità di raggiungere anche le 20 ore di gioco per completare ogni area. Questo può, come mai prima d’oraaumentare grazie agli elementi creati in modo casuale che ne aumentano la rigiocabilità sia in solo che co-op senza cadere nel ripetitivo.

Remnant

Comparto Tecnico

Il comparto tecnico di questo titolo riesce ad essere al contempo un punto forte ed un punto debole. Se da un lato abbiamo una grafica complessivamente di buona qualità, con texture discrete ed un buon livello di dettaglio in grado di dare risalto alla caratterizzazione di ambienti e nemici, dall’altro ci troviamo di fronte ad alcuni problemi come vistosi cali di frame-rate in alcune aree o ritardi nei caricamenti dalcune texture.

Doppiaggio e localizzazione in italiano purtroppo mostrano il fianco ad altri problemi, con traduzioni che alle volte sembrano saltar fuori da un programma di traduzione automatica e voci abbastanza altalenanti. Allo stesso modo i bug non vogliono essere da meno, con freeze e crash che, anche se rari influiscono negativamente sull’esperienza di gioco, che già di per sé mette a dura prova la pazienza del giocatore. Su quest’ultimo punto, però, gli sviluppatori sono al lavoro per risolvere il tutto al più presto.

Fade to Silence è un titolo interessante ed atteso dagli appassionati del genere survival ma che al contempo strizza l’occhio anche al genere dei “Souls like”. Sarà riuscita THQ a coniugare i due generi? Scopriamolo con la nostra recensione.

Sviluppato nello specifico da “Black Forest Games”, team facente parte di THQ Nordic, Fade to Silence porta il giocatore ad impersonare Ash; un uomo tormentato da demoni che (per fortuna o disgrazia) lo riportano costantemente in vita dopo la morte.

L’incipit pesca piene mani dai vari Dark Souls o Bloodborne che si voglia e, dunque, ogni volta che si morirà nel corso dell’avventura, verremo riportati indietro da entità oscure di cui pian piano progredendo nella trama potremo scoprire qualcosa di più.

Sul fronte trama tra l’altro, quasi tutto viene lasciato al giocatore, infatti se non fosse per l’incipit iniziale che ci vede isolati nel mezzo di lande desolate e disastrate, non molto ci sarebbe da scoprire se non che Ash è chiamato a sopravvivere e tentare di ricostruire un baluardo di civiltà nell’oscurità più profonda.

Ad ogni modo, non mancano personaggi secondari e comprimari che, purtroppo, si rivelano di poco spessore e carenti di carisma. Se ne incontreranno di diversi lungo il cammino di Ash, che sarà chiamato ad aiutare, salvandoli dalle grinfie della morte per poi portarli tra i ranghi dei sopravvissuti.

L’implementazione di personaggi secondari è inoltre votata alla controparte survival del titolo, infatti, sarete spesso chiamati a raccogliere provviste e materiali, atti alla costruzione di avamposti, capanne, focolari e molto altro ancora; l’aiuto dei personaggi salvati durante l’esplorazione è fondamentale per la costruzione e la difesa degli avamposti.

Tralasciando le meccaniche survival, il sistema di combattimento di Fade to Silence si avvina a quanto visto in Dark Souls con un misto di Darksiders: dovrete leggere le mosse dell’avversario per poter attaccare al momento giusto e senza sprecare la “stamina” a vostra disposizione. La varietà di nemici non è elevata e tenderanno a ripetersi, anche se con qualche modifica, il che rende l’approccio ai combattimento meno ostico dopo svariate ore di gioco.

Sarà possibile scegliere tra due diverse difficoltà, la prima “esplorazione” come si lascia intuire è più votata alla scoperta e sarà più incentrata sulla trama (anche se poco accattivante) e non lascerà spazio a potenziamenti e progressione del personaggio; diversamente la modalità “normale” oltre ad aumentare il livello di sfida complessivo, permette l’avanzamento del l’alter-ego che, pur non essendo personalizzabile, può essere plasmato sotto vari aspetti.

Tecnicamente parlando Fade to Silence non è l’eccellenza e mostra il fianco con un motore grafico che risulta datato, inoltre, gli scenari sono poco ispirati e coinvolgenti. Nulla da dire sul fronte fluidità poiché è possibile giocarlo anche in 8K (con DSR) mantenendo la media dei 60FPS, anche se, dobbiamo dirlo, pur massimizzando la risoluzione, la presentazione del titolo resta mediocre.

Anche per quanto riguarda le animazioni ed il comparto poligonale avremmo da ridire qualcosa, ma considerando la natura del titolo non ci permettiamo di dissentire.

Sul fronte audio, la colonna sonora risulta evocativa ed incalzante per tutta la durata dell’avventura.

Fade to Silence risulta comunque divertente ed intrigante, un buon survival su cui spendere diverse ore per il completamento, sicuramente, non arricchito da una trama coinvolgente ma interessante al punto giusto.

Forse il prezzo è leggermente alto per un titolo del genere ma lasciamo decidere voi su questo fronte.