Sony ha svelato i titoli disponibili con l’abbonamento Playstation Plus di giugno. A questo giro ci lecchiamo i baffi e ci sfreghiamo le mani!

Sony ha alzato il sipario sui titoli gratuiti disponibili a partire dal 4 giugno e inclusi con l’abbonamento Playstation Plus. E questa volta c’è proprio da essere contenti!
Il primo titolo che disponibile per il download è Sonic Mania, videogioco del 2017 in 2D, che ripercorre le origini storiche del porcospino più veloce dell’universo videoludico. Sembra che la casa nipponica voglia farci dimenticare il discutibile character design della versione cinematografica, che ha suscitato così tanto sdegno negli utenti da far capitolare lo studio di produzione del film, che lo ridisegnerà completamente per renderlo più somigliante all’originale.

Il Porcospino in tutta la sua velocità

 

Secondo titolo, ma non per importanza, scaricabile gratuitamente dal Playstation network è Borderlands: The Handosme Collection. Si tratta dei primi due Borderlands, completi di tutti i DLC usciti fin’ora, in versione rimasterizzata PS4. E non solo, visto che il gioco comprende una modalità multigiocatore locale e la possibilità di importare i salvataggi dai titoli PS3.  Niente male, considerando il recente annuncio (fatto con un trailer decisamente sopra le righe) fatto da Gearbox Software sull’uscita del terzo capitolo. Pare che Sony voglia darci la possibilità di fare un’altra comoda run in attesa del 13 settembre, giorno in cui uscirà il terzo capitolo.

Dite la verità, non vi manca un po’ tutta questa follia?!

In attesa del 4 giugno, giorno da cui sarà possibile scaricare gartuitamente i giochi sul Playstation Store, vi invitiamo, se ancora non l’avete fatto, a dare un occhio ai titoli disponibili per il mese di maggio!

A venticinque anni dal suo esordio torna l’iconico riccio targato Sega che, per tutti gli anni novanta, ha fatto la fortuna delle console del brand giapponese. Lo fa con un titolo che prende a piene mani non solo da tutti i titoli precedenti, ma anche dalle serie animati e dagli OAV. A discapito della velocità supersonica del suo protagonista, Sonic Forces non è un titolo che corre così tanto. Vediamo insieme perché.

Diciamocelo: il 2017 è stato indubbiamente l’anno della nostalgia. Dalla tv alla musica, passando per lo sport, il cinema, la letteratura e i fumetti, il mondo sembra aver riscoperto opere, personaggi e musicisti degli anni novanta, dando loro un nuovo lustro e coprendoli con quella patina di lucentezza che solo il potere dei ricordi dell’infanzia riesce a dare (per carità, sono state anche rievocate certe brutture indicibili, ma questa è decisamente un’altra storia). Il mercato videoludico, in questo scenario, ci ha sguazzato amabilmente, sfornando remake e remastered come se non ci fosse un domani. Ed è all’interno di questo ambiente che si muove il nuovo titolo incentrato sul riccio più veloce del mondo videoludico, anche se con i dovuti distinguo. Se è pur vero che Sonic non è mai andato veramente a godersi una meritata pensione sull’isola paradisiaca dove vanno tutte le vecchie glorie dei videogiochi (chi vi scrive si immagina un resort cinque stelle extralusso dove, tra un tuffo in piscina e una sauna si bevono freschissimi cocktails serviti dal maggiordomo di Lara Croft), è altrettanto vero che negli ultimi anni il carrozzone del roditore blu e dei suoi soci non è mai riuscito ad incidere così tanto, per lo meno nell’immaginario collettivo e nelle quote di mercato.

Sonic Forces, così, tenta di cavalcare l’ondata nostalgica che sembra aver colpito il pianeta durante l’ultimo periodo di rivoluzione terrestre, come ultima parte di una trilogia spuria (gli altri due titoli sono stati Sonic Mania, uscito solo in digital delivery ad agosto di quest’anno e il livello dedicato su LEGO Dimensions). È chiaro il tentativo degli sviluppatori, che affiancano al gameplay e ai personaggi più recenti, anche alcuni livelli che sono delle vere e proprie riproposizioni dei quadri dei primi titoli della serie.

Storia

Dopo questo lunghissimo cappello introduttivo, andiamo a sviscerare il titolo. Per prima cosa analizziamo la struttura del titolo, che prevede essenzialmente una non lunghissima Story Mode, nella quale si assiste al ritorno dello scienziato pazzo Dr. Eggman, storico arcinemico di Sonic, che ha intenzione di conquistare il mondo intero per trasformarlo nel suo regno personale, Eggmanlandia. Quando il riccio blu si erge a difensore del pianeta, come di consuetudine, un misterioso scagnozzo di Eggman lo sconfigge, facendolo sparire nel nulla. Senza il più forte dei paladini della giustizia a battersi per la libertà, il malvagio conquista quasi ogni angolo del pianeta, con il resto degli eroi del Sonicverse dispersi e/o organizzati in piccoli gruppi di resistenza, ma con scarso potere. È solo quando compare un nuovo, sorprendente eroe dotato di minor velocità rispetto al riccio blu, ma con un’arma a braccio capace di svariati effetti, che le tenebre iniziano a rischiararsi e inizierà la riconquista della terra, livello dopo livello. Questo eroe altri non è che l’avatar del protagonista, costruito all’inizio della partita ma completamente modificabile durante il corso del gioco, ed è chiamato genericamente e affettuosamente Spina un po’ da tutti. Senza eccedere in ulteriori spoiler, possiamo dire che la storia risulta godibile, anche se un filo troppo intricata (Non siamo ancora riusciti a spiegarci il motivo della presenza del Sonic del passato, ad esempio) e condita con dei dialoghi troppo infantili. Il character design è chiaramente quello dei personaggi del Sonicverse dei cartoni animati e anche il target di riferimento è, di conseguenza, quello. Peccato, perché aveva tutte le potenzialità per essere un prodotto molto più godibile anche ai più adulti.

Gameplay

Il secondo aspetto fondamentale da prendere in considerazione è certamente il gameplay. In questo caso abbiamo davvero apprezzato la possibilità di personalizzazione dell’avatar, che non riguarda soltanto l’aspetto estetico (e su questo ci torniamo dopo), ma che va a toccare persino le armi del principale personaggio giocabile. In questo modo ogni livello può essere giocato con diversi approcci, a seconda dell’effetto che abbiamo assegnato al nostro braccio multiuso. Si va da un martello capace di ribaltare e sconfiggere gli avversari, ad un distorsore spazio-temporale, passando per il classico lanciafiamme e ad un cannone ad impulsi elettrici. Grazie a questo fattore, unito alla possibilità di utilizzare, in alcuni livelli, il Sonic della serie classica, dotato di quelle poche abilità tipiche dei primissimi capitoli della serie, che il gioco risulta godibile anche se i livelli giocabili non sono poi tantissimi. Anzi, a ben guardare le ambientazioni ed il level design, per quanto ben curato, non eccede per originalità e ampiezza. Alla lunga, in sostanza, ci si ritrova a percorrere le stesse 5 o 6 località riproposte in salse differenti. Eppure non ci si stanca. E questo è un grosso punto di forza del gioco, a nostro avviso. Nonostante i livelli non siano poi così tanti, offrono un’alta rigiocabilità, e fare e rifare gli stessi livelli non annoia se non alla (molto) lunga. Il merito di questo è, secondo noi, dettato tanto dalla sopracitata possibilità di approcciare ogni livello in maniera diversa, quanto dal fatto che il ritmo di ogni livello è incalzante e ben gestito, con passaggi più frenetici alternati ad alcuni molto più riflessivi e da platform più puro, bilanciati tra loro molto bene, che rendono ogni quadro equilibrato e stimolante. La presenza di obbiettivi secondari e missioni randomiche di tanto in tanto contribuisce a tenere il giocatore incollato al pad. La possibilità di utilizzare, in alcune missioni secondarie, gli avatar degli altri giocatori che condividono i salvataggi in cloud è tanto interessante quanto mal sfruttata, anche per il fatto che le possibilità di personalizzazione non sono così tante da poter offrire all’utente una vera e propria esperienza soddisfacente.

Grafica e Audio

Dal punto di vista tecnico, la grafica è pulita e il level design è ben curato. In particolar modo, gli oggetti a schermo sono davvero tanti, il che inizialmente ci aveva lasciato qualche perplessità, soprattutto nelle fasi più frenetiche del gioco. Avevamo il timore di un possibile sovraffollamento dello, con conseguente incapacità di perdersi un salto, un power up o un oggetto, rovinando così l’esperienza di gioco. Invece, abbiamo notato con piacevole sorpresa, come la gestione degli spazi e della visuale sia ottimale e non crei assolutamente difficoltà anche nei momenti più critici. Plauso particolare va al comparto audio, ben curato da un punto di vista degli effetti sonori, e corredato da una colonna sonora davvero apprezzabile, fatta di musica elettronica e di j-rock, che, seppure non siano i generi preferiti di chi vi scrive (anzi), ben si sposa con le atmosfere frenetiche e colorate del gioco. E a proposito di colori, la personalizzazione estetica dell’avatar è tanto carina nel design quanto mal implementata a livello di gameplay: per ottenere i vari costumi e accessori è necessario compiere un tot. di missioni secondarie o arrivare a determinati obbiettivi di gioco (come impiegare mento di tot tempo in un determinato livello, o raccogliere un certo numero di anelli in un altro) e questo, alla lunga annoia parecchio. Peccato, perché con un minimo di varietà in più si sarebbe potuto avere un prodotto soddisfacente anche da questo punto di vista.

Difficoltà

La nota veramente dolente in tutto questo, è rappresentata dalla difficoltà: parlando chiaramente, il gioco è davvero troppo facile a qualsiasi modalità, tanto i livelli quanto i boss non rappresentano (quasi) mai una vera sfida capace di impegnare a lungo il giocatore, che si ritrova a passare quadro dopo quadro senza avere la vera sensazione di una sfida complessa ed articolata. Se da un lato capiamo questa scelta, dettata dalla necessità di sfornare un titolo adatto anche ad un target di riferimento molto giovane, ci sarebbe piaciuto avere un ulteriore livello di difficoltà, che potesse soddisfare anche gli utenti più attempati, attratti dal titolo per l’effetto nostalgia che il velocista azzurro porta con sé.

In conclusione, siamo di fronte ad un titolo che si porta dietro un nome pesante, e che sfrutta questo nome per aprire il portafoglio dei nostalgici degli anni ’90, ma che al contempo prova ad essere godibile per un pubblico di giovanissimi. L’operazione è riuscita a metà, con un gioco che si lascia giocare piacevolmente, ma che rischia, per la sua semplicità e ripetitività, di non offrire quel grado di intrattenimento necessario a giocare moltissime ore. Se vi capita e volete passare qualche ora spensierata, o se siete fan sfegatati del riccio, allora è il titolo che fa per voi.