Dopo Yakuza 0 ed il primo Kiwami, SEGA rilancia anche in occidente Yakuza 6 – The Song of Life, capitolo conclusivo delle avventure di Kiryu Kazuma, Drago di Dojima.

La serie Yakuza è sempre arrivata in ritardo per gli occidentali, eppure è parecchio apprezzata, soprattutto dagli amanti dei giochi open-world ed action particolarmente incentrati sulla trama.

Le vicende di Yakuza infatti, son sempre state colme di colpi di scena e personaggi carismatici che da soli valgono il prezzo del biglietto.

Con questo Yakuza 6 però, SEGA ha voluto rimescolare le carte in tavola per innalzare la qualità dell’offerta a discapito di alcuni aspetti secondari, fortunatamente non intaccando l’esperienza finale.

Senza voler spoilerare nulla, in questo Yakuza ci troveremo a pilotare un Kiryu appena uscito di prigione, consegnatosi infatti alla polizia nella speranza di poter iniziare una nuova vita al di fuori dalla malavita. Purtroppo però, non appena uscito di prigione si troverà a fronteggiare delle nuove vicende orbitanti attorno ad Haruka, personaggio molto importante sin dal primo capitolo e particolarmente legato al Drago di Dojima.

Questo l’incipit per un plot carico di colpi di scena a ritmo serrato che però, fa fatica a prendere il decollo nelle prime battute, volendo inserire diversi nuovi personaggi in un cast già assai ricco; scelta che rallenta la narrazzione più classica in favore di un’introduzione più completa.

Parlando sempre del filo narrativo, i fan della saga potrebbero storcere il naso per la mancanza di alcuni personaggi chiave dei capitoli precedenti ed il poco coinvolgimenti di quelli presenti, lasciano dunque i riflettori totalmente puntati su Kiryu fino alla fine (e qui i fan si riprenderanno).

Apriamo una piccola parentesi sul doppiaggio che, per quanto resti in Giapponese, questa volta è stato eseguito in todo, mentre nei precedenti capitoli solo le vicende principali venivano doppiate, salto importante della produzione e decisamente apprezzato su tutti i fronti.

Ma com’è questo Yakuza 6? E’ lo Yakuza di sempre, puro e crudo come non mai e con un comparto tecnico, a tratti impressionante e graficamente quasi fotorealistico.

Yakuza 6 è, a nostro parere, il gioiellino della serie targata SEGA, dove l’engine è stato spinto al massimo conferendo al titolo un’immersività senza precedenti.

Passeggiando nel mondo di gioco sarà possibile vedere dentro i locali ed i negozi presenti (e viceversa) senza alcun caricamento, idem durante le sessioni di combattimento.

Non sono infatti presenti i fastidiosi caricamenti dei precedenti capitoli, rendendo dunque il gameplay molto più fluido e pulito che in passato.

Noi l’abbiamo giocato su PS4 PRO e, a discapito di qualche problema di pulizia generale dell’immagine dovuta ad uno scarso filtro AA, il gioco ha un frame-rate molto stabile che presenta qualche calo, anche se quasi impercettibile, durente gli scontri per strada.

Per quanto conerne le attiività secondarie quali: minigiochi, incontri e quest secondarie, queste risultano in quantità inferiore rispetto al passato, forse per via della maggior cura delle stesse e l’inserimento totale del doppiaggio.

Non mancheranno comunque nuove feature come le live-chat (dove ci sarà da “divertirsi”) e tutta un’altra serie di contenuti che rendono l’offerta super interessante, basti pensare a Virtua Fighter, giocabile in todo all’interno dei SEGA-Club.

Il sistema di combattimento ha visto un pesante restayling che, non si allontana dal vecchio, ma rende il tutto leggermente più legnoso o pesante, insomma, il feeling è diverso e la percezione cambia certamente in base alla vostra personale percezione pur restanto d’ottima qualità; inoltre la progressione del personaggio presenta meno abilità e stili che in passato che fortunatamente non rovinano il tutto e forse aiutano a snellirne l’aspetto.

Yakuza 6 – The Song of Life, per certi versi, non è il titolo conclusivo che tutti si aspettavano (e se non credete a noi giocatelo fino alla fine per capire cosa vogliamo intendiamo), restando comunque un titolo molto interessante, ricco di contenuti, divertente e con una bella trama intricata ricca di vicende e sotto trame.

Yakuza 6 è un titolo che tutti gli appassionati sapranno apprezzare, anche se consiglieremmo altresì di giocarlo dopo aver recuperato i capitoli precedenti (presenti su PS2 e PS3, di cui le ultime remastered su PS4, anche se non di tutti), per avere un quadro più chiaro sui personaggi e sul mondo ruotante attorno Kiryu.

Detto ciò e generalmente parlando, Yakuza 6 è un ottimo open-world (a mappa aperta) con una dose action ritmata al punto giusto che tutti possono apprezzare a dovere.

 

A venticinque anni dal suo esordio torna l’iconico riccio targato Sega che, per tutti gli anni novanta, ha fatto la fortuna delle console del brand giapponese. Lo fa con un titolo che prende a piene mani non solo da tutti i titoli precedenti, ma anche dalle serie animati e dagli OAV. A discapito della velocità supersonica del suo protagonista, Sonic Forces non è un titolo che corre così tanto. Vediamo insieme perché.

Diciamocelo: il 2017 è stato indubbiamente l’anno della nostalgia. Dalla tv alla musica, passando per lo sport, il cinema, la letteratura e i fumetti, il mondo sembra aver riscoperto opere, personaggi e musicisti degli anni novanta, dando loro un nuovo lustro e coprendoli con quella patina di lucentezza che solo il potere dei ricordi dell’infanzia riesce a dare (per carità, sono state anche rievocate certe brutture indicibili, ma questa è decisamente un’altra storia). Il mercato videoludico, in questo scenario, ci ha sguazzato amabilmente, sfornando remake e remastered come se non ci fosse un domani. Ed è all’interno di questo ambiente che si muove il nuovo titolo incentrato sul riccio più veloce del mondo videoludico, anche se con i dovuti distinguo. Se è pur vero che Sonic non è mai andato veramente a godersi una meritata pensione sull’isola paradisiaca dove vanno tutte le vecchie glorie dei videogiochi (chi vi scrive si immagina un resort cinque stelle extralusso dove, tra un tuffo in piscina e una sauna si bevono freschissimi cocktails serviti dal maggiordomo di Lara Croft), è altrettanto vero che negli ultimi anni il carrozzone del roditore blu e dei suoi soci non è mai riuscito ad incidere così tanto, per lo meno nell’immaginario collettivo e nelle quote di mercato.

Sonic Forces, così, tenta di cavalcare l’ondata nostalgica che sembra aver colpito il pianeta durante l’ultimo periodo di rivoluzione terrestre, come ultima parte di una trilogia spuria (gli altri due titoli sono stati Sonic Mania, uscito solo in digital delivery ad agosto di quest’anno e il livello dedicato su LEGO Dimensions). È chiaro il tentativo degli sviluppatori, che affiancano al gameplay e ai personaggi più recenti, anche alcuni livelli che sono delle vere e proprie riproposizioni dei quadri dei primi titoli della serie.

Storia

Dopo questo lunghissimo cappello introduttivo, andiamo a sviscerare il titolo. Per prima cosa analizziamo la struttura del titolo, che prevede essenzialmente una non lunghissima Story Mode, nella quale si assiste al ritorno dello scienziato pazzo Dr. Eggman, storico arcinemico di Sonic, che ha intenzione di conquistare il mondo intero per trasformarlo nel suo regno personale, Eggmanlandia. Quando il riccio blu si erge a difensore del pianeta, come di consuetudine, un misterioso scagnozzo di Eggman lo sconfigge, facendolo sparire nel nulla. Senza il più forte dei paladini della giustizia a battersi per la libertà, il malvagio conquista quasi ogni angolo del pianeta, con il resto degli eroi del Sonicverse dispersi e/o organizzati in piccoli gruppi di resistenza, ma con scarso potere. È solo quando compare un nuovo, sorprendente eroe dotato di minor velocità rispetto al riccio blu, ma con un’arma a braccio capace di svariati effetti, che le tenebre iniziano a rischiararsi e inizierà la riconquista della terra, livello dopo livello. Questo eroe altri non è che l’avatar del protagonista, costruito all’inizio della partita ma completamente modificabile durante il corso del gioco, ed è chiamato genericamente e affettuosamente Spina un po’ da tutti. Senza eccedere in ulteriori spoiler, possiamo dire che la storia risulta godibile, anche se un filo troppo intricata (Non siamo ancora riusciti a spiegarci il motivo della presenza del Sonic del passato, ad esempio) e condita con dei dialoghi troppo infantili. Il character design è chiaramente quello dei personaggi del Sonicverse dei cartoni animati e anche il target di riferimento è, di conseguenza, quello. Peccato, perché aveva tutte le potenzialità per essere un prodotto molto più godibile anche ai più adulti.

Gameplay

Il secondo aspetto fondamentale da prendere in considerazione è certamente il gameplay. In questo caso abbiamo davvero apprezzato la possibilità di personalizzazione dell’avatar, che non riguarda soltanto l’aspetto estetico (e su questo ci torniamo dopo), ma che va a toccare persino le armi del principale personaggio giocabile. In questo modo ogni livello può essere giocato con diversi approcci, a seconda dell’effetto che abbiamo assegnato al nostro braccio multiuso. Si va da un martello capace di ribaltare e sconfiggere gli avversari, ad un distorsore spazio-temporale, passando per il classico lanciafiamme e ad un cannone ad impulsi elettrici. Grazie a questo fattore, unito alla possibilità di utilizzare, in alcuni livelli, il Sonic della serie classica, dotato di quelle poche abilità tipiche dei primissimi capitoli della serie, che il gioco risulta godibile anche se i livelli giocabili non sono poi tantissimi. Anzi, a ben guardare le ambientazioni ed il level design, per quanto ben curato, non eccede per originalità e ampiezza. Alla lunga, in sostanza, ci si ritrova a percorrere le stesse 5 o 6 località riproposte in salse differenti. Eppure non ci si stanca. E questo è un grosso punto di forza del gioco, a nostro avviso. Nonostante i livelli non siano poi così tanti, offrono un’alta rigiocabilità, e fare e rifare gli stessi livelli non annoia se non alla (molto) lunga. Il merito di questo è, secondo noi, dettato tanto dalla sopracitata possibilità di approcciare ogni livello in maniera diversa, quanto dal fatto che il ritmo di ogni livello è incalzante e ben gestito, con passaggi più frenetici alternati ad alcuni molto più riflessivi e da platform più puro, bilanciati tra loro molto bene, che rendono ogni quadro equilibrato e stimolante. La presenza di obbiettivi secondari e missioni randomiche di tanto in tanto contribuisce a tenere il giocatore incollato al pad. La possibilità di utilizzare, in alcune missioni secondarie, gli avatar degli altri giocatori che condividono i salvataggi in cloud è tanto interessante quanto mal sfruttata, anche per il fatto che le possibilità di personalizzazione non sono così tante da poter offrire all’utente una vera e propria esperienza soddisfacente.

Grafica e Audio

Dal punto di vista tecnico, la grafica è pulita e il level design è ben curato. In particolar modo, gli oggetti a schermo sono davvero tanti, il che inizialmente ci aveva lasciato qualche perplessità, soprattutto nelle fasi più frenetiche del gioco. Avevamo il timore di un possibile sovraffollamento dello, con conseguente incapacità di perdersi un salto, un power up o un oggetto, rovinando così l’esperienza di gioco. Invece, abbiamo notato con piacevole sorpresa, come la gestione degli spazi e della visuale sia ottimale e non crei assolutamente difficoltà anche nei momenti più critici. Plauso particolare va al comparto audio, ben curato da un punto di vista degli effetti sonori, e corredato da una colonna sonora davvero apprezzabile, fatta di musica elettronica e di j-rock, che, seppure non siano i generi preferiti di chi vi scrive (anzi), ben si sposa con le atmosfere frenetiche e colorate del gioco. E a proposito di colori, la personalizzazione estetica dell’avatar è tanto carina nel design quanto mal implementata a livello di gameplay: per ottenere i vari costumi e accessori è necessario compiere un tot. di missioni secondarie o arrivare a determinati obbiettivi di gioco (come impiegare mento di tot tempo in un determinato livello, o raccogliere un certo numero di anelli in un altro) e questo, alla lunga annoia parecchio. Peccato, perché con un minimo di varietà in più si sarebbe potuto avere un prodotto soddisfacente anche da questo punto di vista.

Difficoltà

La nota veramente dolente in tutto questo, è rappresentata dalla difficoltà: parlando chiaramente, il gioco è davvero troppo facile a qualsiasi modalità, tanto i livelli quanto i boss non rappresentano (quasi) mai una vera sfida capace di impegnare a lungo il giocatore, che si ritrova a passare quadro dopo quadro senza avere la vera sensazione di una sfida complessa ed articolata. Se da un lato capiamo questa scelta, dettata dalla necessità di sfornare un titolo adatto anche ad un target di riferimento molto giovane, ci sarebbe piaciuto avere un ulteriore livello di difficoltà, che potesse soddisfare anche gli utenti più attempati, attratti dal titolo per l’effetto nostalgia che il velocista azzurro porta con sé.

In conclusione, siamo di fronte ad un titolo che si porta dietro un nome pesante, e che sfrutta questo nome per aprire il portafoglio dei nostalgici degli anni ’90, ma che al contempo prova ad essere godibile per un pubblico di giovanissimi. L’operazione è riuscita a metà, con un gioco che si lascia giocare piacevolmente, ma che rischia, per la sua semplicità e ripetitività, di non offrire quel grado di intrattenimento necessario a giocare moltissime ore. Se vi capita e volete passare qualche ora spensierata, o se siete fan sfegatati del riccio, allora è il titolo che fa per voi.

A pochi mesi da yakuza 0, fa il suo grande ritorno anche il primo capitolo della saga, a voi la nostra recensione.

Definire Yakuza Kiwami una semplice rimasterizzazione sarebbe riduttivo. Il lavoro di SEGA è infatti un vero e proprio remake che, oltre alla grafica, dedica molta attenzione a modernizzare e ampliare questo grande titolo.

Sono passati ormai undici anni dall’uscita di yakuza su playstation 2. Nel 2017 le strade di Kamurocho si riaprono in uno scoppiettante remake.

 

Rispetto, onore e mazzate.

IN Yakuza Kiwami torneremo, ovviamente, a vestire i panni di Kazuma Kiryu. Il leggendario drago, viene incarcerato per 10 lunghi anni, dopo essersi preso la colpa dell’omicidio del boss del clan Tojo, in verità perpetrato dall’amico fraterno Akira Nishikiyama. Alla sua scarcerazione, l’uomo si accorge che molte cose sono cambiate e il suo nome non è più temuto e rispettato come un tempo. I clan sono alla ricerca di 10 miliardi di yen scomparsi e una feroce guerra sta dilagando per le strade. Anche Yumi, la ragazza protetta e amata da Kazuma, è sparita. Aggiungiamo che il suo amico Akira è profondamente cambiato. In peggio ovviamente. Compito dell’uomo sarò ripristinare il suo onore, trovare la giovane amata e, nel frattempo, dovrà proteggere la piccola Haruka, una bambina misteriosa braccata da tutti. Come? A suon di mazzate ovviamente!

La trama del gioco si sviluppa ad un ritmo lento ma ben cadenzato, i dialoghi sono lunghi ma mai noiosi e frustranti. Yakuza Kiwami offre al giocatore una trama completa e longeva, coinvolgendolo per 20-25 ore. Ma le strade di Kamurocho offrono una costellazione di side quest veramente vasta e intensa. è facile perdere completamente in filo della trama perchè presi dalle numerosissime missioni secondarie.In aggiunta a tutto questo, troveremo le varie attività che sarà possibile svolgere in giro per la città. Fra le quali ricordiamo i cabaret, il gioco di carte collezionabili MesuKing, le gare di Mini 4WD (e qui la nostalgia fiocca) e gli immancabili SEGA club. Sommando tutte queste proposte, il gioco è in grado di tenerci incollati allo schermo per più di cento ore!

 

Stesso Yakuza, diversi cambiamenti.

Come affermato in precedenza, Yakuza Kiwami non è una semplice rimasterizzazione, ma un vero e proprio remake fatto con amore e cognizione.

Utilizzando il motore grafico già messo in campo per Yakuza 0, SEGA ha saputo ridare vita alle strade di Kamurocho e ai suoi abitanti. L’impatto iniziale è notevole. Sebbene il livelli di dettaglio e animazione non siano paragonabili ai più moderni sistemi di elaborazione, gli attori e il doppiaggio riescono a dare una grande intensità e cerdibilità a quasi tutti i personaggi.

La colonna sonora e in generale il comparto audio hanno subito anch’essi una trasformazioni, adattandosi al meglio all’epoca moderna.

A sparire  la maggior parte dei caricamenti, molto più rapidi nelle rare volte in cui sono presenti.

A cambiare radicalmente è anche il combat system, totalmente revisionato sia nella gestione delle telecamere (ora molto più fluida), sia nelle meccaniche stesse. In eredità da Yakuza 0 potremo infatti utilizzare ben quattro stili di combattimento diversi, selezionabili al volo con l’utilizzo del pad direzionale. Ogni stile sarà potenziabile tramite un albero abilità in stile GdR.

 

Ecco gli stili:

Brawler: Stile equilibrato e dinamico che unisce forza e velocità.

Rush: Stile che fa della velocità il suo punto di forza, integra attacchi rapidi e consecutivi uniti a veloci schivate. poca forza tanta velocità.

Beast: Stile lento e brutale, con attacchi ad ampio raggio e possibilità di afferrare oggetti da sfasciare sul cranio dei nemici. Tanta forza, poca velocità.

Dragon: Lo stile originale di Kiryu, potente e veloce allo stesso tempo. Questo stile è l’unico a non poter essere potenziato tramite la normale acquisizione di esperienza. Potremo infatti migliorare il Dragon solo vincendo i combattimenti con Majima Goro.

Una volta terminato il gioco potremo dedicarci al NG+ o, in alternativa alle due modalità presenti:

Premium Adventure: modalità dedicata al free roaming puro.

Climax battles: modalità in cui ci vengono riproposti alcuni combattimenti visti nella storia, con l’aggiunta di regole specifiche (ad es. portare a termine un combattimento entro lo scadere del tempo)

Un Majima è per sempre!

Sin dalle prime battute del gioco, ci troveremo davanti lo psicopatico (e adorato) Majima Goro. Il Cane pazzo mostrerà un interesse morboso e al limite del sociopatico nei confronti del protagonista. La sua promessa è quella di seguirci e monitorarci 24/24 e 7/7, e così farà!

Durante tutta la durata del gioco, potremo infatti trovare Majima nelle situazioni più disparate, a volte al limite dell’ilare. Una volta trovato ingaggeremo un combattimento che, se vinto, ci darà la possibilità di potenziare lo stile dragone di Kiryu.

 

In conclusione

Ci troviamo davanti a un vero e proprio atto d’amore da parte di SEGA nei confronti di tutti i fan della serie. Oltre che un eccezionale lavoro di restyling grafico, il cambiamento è proprio nell’anima del titolo, eliminando di fatto i difetti della versione originale (2006): la trama allargata per facilitarne la comprensione, il sistema di combattimento totalmente cambiato, il comparto audio rivisitato ed un sistema di doppiaggio azzeccatissimo fanno di Yakuza Kiwami un titolo da avere e da giocare.

Ovviamente sono presenti alcuni difetti: spesso i combattimenti risulteranno più complicati del previsto a causa di una gestione delle telecamere non sempre perfetta. Altre volte ci troveremo leggermente annoiati dalla ripetitività degli stessi.

Tuttavia questi “problemi” non bastano a smorzare la potenza narrativa e la magnificenza del lavoro di SEGA.

Yakuza Kiwami è un gioco da avere!

Potrete acquistare Yakuza Kiwami a questo Link:

Steelbook edition

Ha preso il via in questi giorni la terza edizione del fortunato contest ideato da SEGA “Make War Not Love: A Bloody Valentine” grazie al quale è possibile acquistare su Steam a prezzi stracciati i grandi titoli della casa nipponica oltre a riceverne in regalo gratuitamente.

Il funzionamento di “Make War Not Love: A Bloody Valentine” è molto semplice: gli utenti Steam non solo possono acquistare con un ribasso del 75% uno tra Company of Heroes 2, Warhammer 40,000: Dawn of War II e Total War Attila, ma hanno la possibilità di scaricare gratuitamente dei giochi selezionati da SEGA per l’occasione.

Dalla giornata di oggi è possibile aggiungere senza alcun costo ben quattro giochi e due dlc per un valore complessivo di Euro 28,94 seguendo questo indirizzo. Si tratta di tre titoli che hanno fatto la storia di SEGA: Jet Set RadioGolden Axe e Hell Yeah! Wrath of the Dead Rabbit.

Andiamo ora a vedere nello specifico i giochi in regalo:

  • Golden Axe: Uno dei picchiaduro a scorrimento orizzontale maggiormente conosciuto da giochi gratis steamchiunque abbia mai posseduto un SEGA Mega Drive. Questa versione contiene sia la versione per giocatore singolo che quella in coop locale con cui potrete divertirvi a maciullare orde di nemici, fino ad arrivare a Death-Adder, il maligno tiranno che governa le terre di Yuria.
  • hell_yeah_dr_banner2Hell Yeah! Wrath of the Dead Rabbit: Il platform action SEGA più alternativo di sempre. La vostra avventura consisterà nel guidare il coniglio-scheletro Ash, impegnato in una crociata contro chiunque abbia avuto la sfortuna di posare gli occhi su di una foto compromettente del re degli inferi. In tre parole?Sangue, piattaforme e tante citazioni imperdibili. (Nel pacchetto sono compresi anche i due DLC “Hell Yeah!Pimp My Rabbit Pack” e “Hell Yeah!Virtual Rabbit Missions”).
  • Jet Set Radio: il Prequel del più famoso Jet Set RJet Set Radioadio Future è un titolo che ha visto la luce per la sfortunata console SEGA Dreamcast nel lontano 2000 e permetterà agli appassionati di graffiti e rollerblade di sbizzarrirsi in evoluzioni circensi al ritmo di Hip-Pop in un colorato universo metropolitano di Murales e Street-art.

 

 

Non perdetevi questa occasione di aggiungere alla vostra libreria i titoli che hanno fatto di SEGA una delle compagnie dominanti sul mercato videoludico.

 

Voci di corridoio riferiscono che Bertie Wiseman e Joanne Freeman (responsabili del progetto Project Dream di Sega) siano seriamente intenzionati a dare un seguito a Dreamcast, la famosa console Sega uscita nel 1998 e rimasta in produzione sino al 2001.

Dreamcast, nonostante al momento della sua uscita fosse considerata da tutti gli esperti del settore una delle migliori console della sua generazione, come noto è stata vittima dei tempi e della spietata concorrenza che ne ha tarpato prematuramente le ali. Questo sfortunato episodio è la ragione principale per cui SEGA ha deciso di project-dreamabbandonare definitivamente il ruolo di produttore di console per dedicarsi al mercato videoludico.

A pensarla diversamente, però, sono Bertie Wiseman e Joanne Freeman che, grazie al progetto Project Dream, si sono persuasi di poter dare nuova linfa vitale ad una riedizione della sfortunata console Dreamcast e che, all’interno del mercato, ci sia sicuramente spazio per una console SEGA dal design e dal concetto giovane ed innovativo.

Ecco le dichiarazioni rilasciate in un’intervista pubblicata da Twinfinite.

“Credo che SEGA abbia ancora molto da offrirci. Penso che Project Dream abbia l’obiettivo di reinventare SEGA. Riportare indietro qualcosa che tutti vogliono, specialmente oggi che è “figo” essere dei retrogamer e che le persone vogliono allo stesso tempo qualcosa di nuovo.Dreamcast

“Con noi abbiamo una persona che si dedica all’hardware davvero in gamba e abbiamo diversi modelli da utilizzare se dovessimo dare il via alla produzione. Che aspetto avrebbe, quale sarebbe il prezzo dei materiali e ovviamente la possibilità di utilizzare le immagini sul sito o un nuovo design.”

“Il problema non è: SEGA non è più capace a creare nuove cose. Il problema è il passato, come sono andate le cose, il pessimo tempismo che hanno avuto, credono che non avrebbero dovuto rischiare e si concentrano solo su ciò che vende di più in Giappone.

Così stando le cose è altamente probabile che si possa assistere ben presto alla nascita di una nuova potenza sul mercato delle console con prodotto di lancio un’ipotetica Dreamcast 2. Chissà che questo non spinga i due giganti monopolisti del settore ad un’improvvisa, quanto gradita, accelerazione sul piano di software ed hardware.

In ogni caso noi resteremo vigili e pronti a comunicarvi qualsivoglia novità proveniente dalla multinazionale nipponica sull’argomento.