The end o f the world: la fine di quale mondo?

La fine del mondo: la più grande paura che da sempre attanaglia il genere umano. Ma se a finire fosse un altro mondo? Quello che ciascuno di noi ha dentro di se, personale e costruito sulla base della nostra vita e dei nostri affetti? Questa è l’apocalisse che ci troviamo ad affrontare nella breve avventura grafica a scorrimento laterale sviluppata da Sean Wenham (environment artist per Heavy Spectrum, precedentemente per Ubisoft Reflections).the-end-of-the-world-9

In una Newcastle apparentemente devastata da un immane cataclisma il protagonista, abbandonato dalla sua fidanzata, dovrà portare avanti la sua vita. Sotto il costante ticchettio dell’orologio e contrapponendo flashback sul soave passato alla dura e sempre più decadente realtà, ci muoveremo nell’arco di quattro giorni. Elemento principale di tutta la trama è la ripetizione di una serie di gestualità che, rinnovandosi di giorno in giorno, ottiene l’effetto di rendere ancora più evidente il grigiore in cui vive il nostro alter ego (ad esempio ogni mattino dovremo vestire il nostro protagonista, bere un caffè, fumare una sigaretta e uscire di casa). E proprio questa routine ci aiuta ad immergerci ancora di più nella drammatica atmosfera intima del personaggio che andremo ad interpretare.

Nello scorrere dei quattro giorni, avremo modo di esplorare la città di Newcastle, e raggiungere determinati luoghi, ciascuno significativo per la nostra relazione ormai finita. I comandi sono semplici e intuitivi e basterà un tap negli angoli a destra o sinistra dello schermo per far muovere il nostro personaggio nella direzione da noi voluta. L’interazione può essere effettuata solo con determinati oggetti, evidenziati da un tremolio. In alcuni luoghi troveremo degli orologi, basterà tenere premuto su di essi per ritrovarci nei ricordi del protagonista. I finali sono molteplici (personalmente ne ho trovati tre), e cambieranno a seconda delle scelte che abbiamo fatto nel gioco. Ciascuno di questi finali lascia libero spazio a delle interpretazioni.the-end-of-the-world-8

La grafica di “The end of the World” colpisce in profondità avendo tutte le caratteristiche di un’opera d’arte: le ambientazioni infatti sembrano dipinte ad acquerelli e contribuiscono a far emergere l’astrattismo che pervade il titolo. Anche il protagonista sembra essere dipinto, senza volto ed enigmatico e, spesso e volentieri, fermandoci un momento a guardare lo schermo ci sembrerà di osservare un quadro “interattivo” piuttosto che un videogioco. Interessante in tal senso il cambio dei toni colore fra presente e passato: nei flashback avremo dei colori caldi e confortanti mentre tornando al presente la realtà si presenterà con toni freddi e tendenti al grigio.

Le musiche sono poche ma perfettamente associate al momento: ad esempio nei flashback saremo accompagnati da una soave musica, salvo poi ripiombare in un silenzio di tomba una volta tornati al presente. l’assenza di suoni la fa da padrona, con l’unica eccezione dei passi del nostro protagonista e le interazioni con alcuni oggetti, oltre il famigerato ticchettio dell’orologio.

La nota dolente del gioco è senza dubbio alcuno la scarsissima longevità del titolo che si può tranquillamente finire in 15-20 minuti. Nonostante i finali multipli, difficilmente torneremo a giocarci per più di due volte. Forse una maggiore longevità avrebbe contribuito maggiormente a entrare nell’atmosfera del gioco.

 the-end-of-the-world-5In definitiva questo gioco dovrebbe essere definito come un’esperienza, piuttosto che come un’attività meramente videoludica. Dopo pochissimo tempo di gioco infatti la parte di mero “gaming” viene soppiantata dal turbine di emozioni e sentimenti che vengono evocati durante la narrazione. Questo incredibile effetto “transfert” viene implementato ed indotto anche da un comparto grafico e sonoro di tutto rispetto che riesce, come detto, a rendere appieno l’atmosfera cupa e triste in cui si muove il nostro alter ego. Unico difetto appunto la scarsa durata del viaggio emozionale offertoci da “the end of the World” che tende a concludersi dopo neanche trenta minuti di gioco.

Ci sentiamo dunque di consigliare questo gioco semplice nelle meccaniche ma complicatissimo nelle emozioni e che possiamo senza remore definire una piccola opera d’arte. L’unico consiglio che vogliamo darvi? Non giocateci se avete appena interrotto una relazione!