Devo ammetterlo, dopo aver visto snowpiercer sono rimasto perplesso dal connubio del film post-apocalittico interamente ambientato all’interno di un treno, forse mancava qualcosa.. Gli zombie!

tfs_screen-2The final station è un indie retro con grafica pixellosa 2d, classico platformer a scorrimento orizzontale dai connotati action ambientato in un mondo post-apocalittico, probabilmente apprezzabile da una ristretta cerchia di appassionati.

Il mondo di The final station è stato sconvolto da un’apparente invasione di zombie un secolo prima degli eventi del gioco ed i sopravvissuti vivono ignari del pericolo incombente all’interno di una società utopica ricostruita sulle macerie di quella passata. Il tutto ricorda anche Neon genesis Evangelion vista la costruzione un Guardiano in grado di proteggere l’umanità nell’eventualità di una seconda visita.

Il nostro personaggio, un semplice capotreno, si trova presto immischiato nel tentativo da parte dell’attuale governo di nascondere la seconda invasione zombie. Al comando dell’unico treno funzionante in grado di connettere le trenta e più stazioni visitabili toccherà quindi armarsi di olio di gomito, olio motore, pistola e fucile per sopravvivere e venire a capo dell’intricata trama svelata amabilmente da stralci di informazioni sparsi per il mondo di gioco.

Per quanto riguarda il comparto audio le musiche creano l’atmosfera giusta ma non sono nulla di eccezionale.tfs_screen-6

Il gameplay è suddiviso in due fasi: una d’esplorazione delle varie fermate a volte ancora sotto controllo di civili o più spesso ricca d’azione in luoghi pieni di zombie pronti a farci la pelle; una seconda fase in cui è necessario gestire il treno ed i passeggeri superstiti bisognosi di cibo e cure, riparare i vari malfunzionamenti, comunicare quando possibile con il quartier generale e creare munizioni e medikit necessari per sopravvivere al prossimo pitstop.

La fase di esplorazione diventa velocemente ripetitiva, è necessario ottenere un codice per proseguire verso la prossima stazione ed ogni volta per motivi arbitrari questo si trova lontano dal treno, tocca quindi inizialmente esplorare la parte esterna di una cittadina scoprendo spesso dettagli inquietanti della storia del luogo per poi ritornare attraverso cunicoli sotterranei pieni di pericoli.

tfs_screen-4La gestione delle risorse è critica ed è spesso necessario prendere a pugni o lanciare scatole televisori e water agli zombie per non rimanere senza munizioni nei momenti peggiori. Questa meccanica bilancia la difficoltà che non raggiunge comunque livelli roguelike che costringerebbero il giocatore a ritentare da capo tutta l’avventura innumerevoli volte senza proseguire nella trama, è sempre possibile ripartire dall’ultimo livello o checkpoint.

La fase di viaggio in treno è piacevolmente accompagnata da paesaggi ed eventi che scorrono sullo sfondo e dai curiosi discorsi dei passeggeri; la necessità di mantenenerli in vita aggiunge un po’ di interazione a scene altrimenti prive di gameplay ma ricche di dettagli che arricchiscono l’esperienza di gioco.

Il finale lascia purtroppo confusi e non risponde alle molte domande che il giocatore si pone, la community sta tentando in tutti i modi di analizzare ogni minimo dettaglio fornito dal gioco, credo che tutti avremmo però apprezzato un’esposizione più chiara e meno criptica, almeno nell’epilogo.

Non sono un amante degli indie, come tanti su steam ho molti più  giochi di quanti ne riesca a giocare e tantomeno a finire, passo la maggior parte del tempo su pochi eletti competitivi online con rare eccezioni, Inside è stata una piacevolissima eccezione inaspettata. Al primo impatto Inside si presenta sobrio senza introduzione né menu elaborati, l’ambientazione dark con musica azzeccata permette di immergersi istantaneamente nel pieno dell’avventura. Nonostante la mia limitata conoscenza del precedentemente pluriacclamato limbo lo stile di Playdead risulta inconfondibile.

Il nostro alter-ego è apparentemente un bambino per qualche ragione fuggitivo che gironzola furtivamente di notte braccato da loschi individui e cani feroci. I INSIDE_shot_20controlli sono semplicissimi ed essenziali, giocato con tastiera o controller la responsività del personaggio non cambia e le differenze sono minime. Inside è realizzato è interamente 3D ma si svolge a scorrimento lungo le due dimensioni canoniche delle avventure platformer old-school.

Il gameplay ricorda molto il caro vecchio Oddworld: abe’s oddysee, la maggior parte dei checkpoint viene raggiunta superando puzzle ingegnosi e mai banali che soprattutto non stonano (niente rompicapo punta e clicca elaborati che non c’entrano con la trama o combinazioni da provare mille volte a caso prima di poter procedere). Spesso è necessario sfruttare più volte diverse invenzioni geniali presenti nel mondo di gioco che non elenco qui per non rovinare la sorpresa.

Inside catapulta il giocatore in un mondo strano e oscuro pieno di bizzarrie e crudeltà. In tutto il gioco non viene proferita parola, nemmeno in forma scritta, l’atmosfera alterna momenti inuqietanti a momenti di angoscia o pura adrenalina. Il lato artistico è sicuramente uno dei punti di forza di Inside, nonostante la mia difficoltà a giocare giochi horror che creano suspance sono riuscito ad evitare di farmela sotto concentrandomi sulla ricchezza di dettagli dell’ambientazione che mi ha rapito completamente dall’inizio alla fine.

La cosa più stimolante è la continua necessità di svelare il mistero su chi sia il protagonista, dove si trovi e per quale motivo accadano così tante cose strane in questo mondo post-apocalittico incantevolmente realizzato e presentato in modo fluido senza intoppi o vicoli ciechi nello svolgersi della trama.inside-770x300_c

Le ambientazioni spaziano inconcepibilmente dalla campagna alle metropoli infinite, da cunicoli angusti alle immense profondità marine e ad un geniale misto di tutto questo e altro. Per quanto riguarda le situazioni in cui il protagonista si ritrova, senza spoiler eccessivi mi limito a dire che la parte finale è probabilmente la cosa più assurda che abbia mai visto in un videogioco.

Per i veri appassionati la rigiocabilità è garantita dalla ricerca di particolari stanze segrete con relativi rompicapo per sbloccare gli achievement, personalmente dopo averlo finito la prima volta mi sento più propenso a giocarlo insieme ad amici per osservare le loro reazioni a certe scene incredibili.