Metro Exodus è il seguito diretto di Metro Last Light, sviluppato da 4A Games e prosecuzione dell’omonima serie letteraria Metro, nata dalla mente dell’autore russo Dmitrij Gluchovskij. Lo abbiamo giocato a fondo, sviscerato le meccaniche ed apprezzato l’eccelsa qualità tecnica e quanto segue è la nostra recensione.

Iniziamo col dire che Metro Exodus è un gioco molto legato ai capitoli precedenti, ma che riesce ad introdurre contestualmente ed in modo adeguato anche il giocatore neofita agli eventi passati. Non temete dunque l’approccio ad Exodus pur non avendo giocato Metro 2033 e Last Light, titoli che in ogni caso, vi consigliamo vivamente di recuperare in quanto tra i migliori FPS story-driven degli ultimi dieci anni.

4A Games, affiancata dallo stesso autore di Metro, Dmitrij Gluchovskij, ha impacchettato il finale perfetto per una trilogia epica che non lascia spazio a ripensamenti. Exodus vi lancia in una Masca post-apocalittica, mutata, fredda e particolarmente insidiosa che funge da apripista per la volta di una Russia dimenticata e stanca.

In Metro Exodus intraprendere il viaggio di Artiom e compagni alla ricerca di una nuova casa; visitando altre zone della Russia mai viste nei precedenti episodi della serie, incontrando altri sopravvissuti e situazioni via via più complesse da digerire.

Non sveliamo altro sulla trama se non l’incipit di cui sopra per non rovinarvi lo stupendo viaggio di Metro Exodus.

Il sistema di gioco è stato lievemente rivisto, migliorato e rinvigorito grazie all’aggiunta di diverse nuove feature che “svecchiano” la formula di FPS classico puntando il tutto su una maggiore libertà d’azione per il giocatore. Metro Exodus non è un open-world, ed è bene precisarlo in quanto in realtà ci troviamo di fronte ad un sandbox a livelli che alterna enormi sezioni di gioco a porzioni più lineari in pieno stile Metro.

Le mappe sandbox sono ben strutturate e ricolme di punti d’interesse che possono essere più o meno seguiti a discrezione del giocatore; è possibile andare dritto per la propria strada e godersi l’avventura o andare a scovare avamposti, zone abbandonate e luoghi ricolmi di mutanti in cerca di materiali, armi o componenti aggiuntive per le stesse. Tutto quello che troverete in giro vi servirà per la creazione di medicine, filtri per la maschera anti-gas, munizioni e la pulizia delle armi che durante i combattimenti potrebbero logorarsi ed incepparsi, indi per cui andranno pulite e messe a nuovo presso i banchi da lavoro principali ed oltre a queste ultime, potrete inoltre modificare al volo l’equipaggiamento grazie allo zaino per far fronte a qualsiasi situazione.

Ad ogni modo, anche se armi e modifiche per le stesse sono veramente tante, Metro Exodus è un gioco che predilige molto l’approccio stealth soprattutto a livelli di difficoltà elevati dove risorse e munizioni scarseggiano, costringendovi a centellinare qualsiasi cosa.

I nemici, per quanto dotati di una IA prevalentemente basilare, riescono comunque a dare un buon filo da torcere anche al giocatore più hardcore; è da sottolineare che i vari nemici una volta dopo avervi spottato inizieranno ad agire in gruppo per mettervi al tappeto, ottima meccanica che purtroppo viene sminuita dall’eccessiva staticità degli avversari, almeno per quanto concerne i mob umani, infatti, mutanti e mostri vari risultano più feroci e pericolosi, prevalentemente quando attaccano in gruppo.

Tecnicamente parlando Metro Exodus è imponente, il livello di dettaglio è curato minuziosamente in ogni minima parta, la modellazione di paesaggi e personaggio è di prim’ordine, il tutto corredato con texture di ottima fattura; anche se la qualità di queste ultime è altalenante in alcune zone, abbassando notevolmente il dettaglio di elementi secondari e di contorno pur non inficiando negativamente sul colpo d’occhio complessivo.

Lo abbiamo provato su PC con nVidia RTX 2080Ti e possiamo dire che Metro Exodus non è proprio leggerino da digerire, anche su computer di fascia molto elevata. Purtroppo al momento in cui stiamo scrivendo non è ancora disponibile un profilo SLI per Exodus “riducendo” il tutto ad una singola RTX 2080Ti che, a quanto pare, non riesce a mantenere i 60fps in 4K, anche con nVidia DLSS attivo (che tra l’altro non sembra implementato correttamente). Per giocare con RTX ON, consigliamo di utilizzare il preset ULTRA ed RTX impostato su ALTO, magari con una risoluzione custom pari a 2880×1620 o 3200×1800.

Tralasciando queste piccole accortezze, purtroppo per quanto visivamente sublime in alcune aree, l’illuminazione globale gestita con nVidia RTX non è così game changer come si voglia far credere, infatti, anche con RTX disattivato il gioco non perde quasi nulla in qualità visiva, anzi, il frame-rate più elevato si fa sentire notevolmente.

Metro Exodus è un titolo molto interessante, divertente e ben narrato (anche se il doppiaggio in italiano non è dei migliori) che mostra quanto ancora i videogiochi single player abbiano da offrire; un mix perfetto tra FPS e free-roaming che non stanca e conclude magnificamente l’arco narrativo della serie, un must have per i fan e gli appassionati dei first person shooter.

The Mooseman è un interessante titolo indie con uno scopo tanto ambizioso quanto intrigante.

Se parliamo di mitologia obugrica (o ugrica) molto probabilmente nessuno avrà la più pallida idea di cosa si stia parlando, ed ammettiamo che lo stesso valeva per noi prima di iniziare The Mooseman. In effetti parliamo di una mitologia risaliente al settimo-quinto secolo AC e fondata da una popolazione indigena (predecessori degli odierni Ungarici) della Russia che si era stanziata lungo le porzioni Nord-Est degli Urali fino alle regioni ad Ovest della Siberia. In queste regioni sono stati trovati numerosi reperti in bronzo dalle forme più disparate, ma essenzialmente raffiguranti diversi animali e che attualmente sono conservati in diversi musei tra cui il museo regionale di Perm Krai. Il gioco rappresenta, dunque, una ricostruzione artistica dei miti e leggende su cui sono basati questi reperti.

Dopo un breve incipit saremo messi nei panni di un Mooseman (o uomo alce), ovvero un essere estremamente importante dal punto di vista della storia e che verrà meglio identificato durante il procedere dell’avventura. La sua grande capacità è quella di vedere ciò che non può essere visto da occhio umano attraverso una sorta di vista spirituale in grado di rivelare la realtà nascosta e l’anima presente anche in oggetti inanimati. Ben presto ci renderemo conto che questo tipo di vista sarà essenziale per proseguire lungo questo relativamente breve (parliamo di un titolo della durata complessiva di circa un’ora e mezza) titolo a scorrimento orizzontale che ci porterà attraverso i tre “mondi” della realtà.

Le vicende saranno narrate per mezzo di una voce fuoricampo che interverrà essenzialmente durante gli intermezzi tra un livello e l’altro, anche se purtroppo durante alcuni di questi non ci è stata data traduzione ma le parole apparivano unicamente in russo (da segnalare l’assenza della localizzazione in italiano, per cui i meno avvezzi alla lingua avranno qualche problema a seguire la storia). Inoltre troveremo numerose statue che faranno sia da checkpoint e permetteranno anche di sbloccare alcuni brevi approfondimenti accessibili in qualsiasi momento, ed alcuni idoli disseminati nei vari livelli che fungeranno da collezionabili. The Mooseman si svolgerà essenzialmente attraverso alcuni semplici enigmi ambientali che richiederanno l’uso di elementi dello scenario e della nostra speciale visione. Il gioco non sarà esente dall’elemento “trial and error” per cui non ci verrà spiegato quasi nulla e spesso dovremo necessariamente morire per comprendere il funzionamento di determinati elementi, ma comunque, grazie anche alla vicinanza dei vari checkpoint non sarà per nulla un peso.

Un ultimo elemento che serve ad unire il tutto e a rendere questo titolo quasi un’esperienza “spirituale” in grado di raccontare una storia “mai narrata” è la colonna sonora utilizzata, estremamente suggestiva e fatta su misura. Infine parlando della grafica, anche questa risulta essere studiata per riuscire ad essere suggestiva e, per quanto semplice sia, di grande impatto. Sarà infatti basata su disegni ed animazioni molto semplici e tinteggiature varie, ma basate soprattutto sul contrasto tra lo sfondo ed il bianco delle diverse forme spirituali.