GreedFall è il nuovo Action-GDR targato Spiders, team di sviluppo dietro il semi-interessante ma poco riuscito Technomancher. Sarà riuscita Spiders ad imparare dai propri errori? Scopriamolo con questa nuova recensione targata Geexmag.

Seppur sempre dello stesso genere GDR, GreedFall veste panni decisamente diversi rispetto al “vecchio” Technomancer, infatti, vengono abbandonati del tutto i toni cupi e Steampunk della precedente produzione per abbracciare un’ambientazione Fantasy in linea con il 17° secolo, in pieno periodo coloniale. A contornare il tutto una trama decisa e fin da subito incisiva che lascia trasudare l’impegno da parte degli sviluppatore nel voler spingere sulla componente narrativa del titolo.

Il nostro Alter-ego sarà chiamato a solcare i mari in cerca di una cura per la “Malicore”, malattia che sta mettendo in ginocchio l’Europa, pretesto per narrativo che ci spinge alla scoperta e conquista di nuove terre. Il nostro personaggio sarà affiancato da una serie di personaggi che faranno capolino durante l’avventura. E’ chiaro fin dalle prime ore come il mondo di gioco sia estremamente curato ed arricchito da fazioni e regioni anche molto diverse tra loro che donano un’ottima profondità ed immersione al giocatore.

Ovviamente come ogni Gioco di Ruolo che si rispetti, anche in GreedFall sono presenti diverse scelte da prendere, alcune incisive ed altre circostanziali che, delle volte, portano comunque alla medesima conclusione ma aggiungendo spessore ai dialoghi (in Inglese).

Parlando del Gameplay, GreedFall mostra un sistema di combattimento solido, forse un po’ datato direbbero alcuni ma che definiremmo più “vecchio stile”. Una volta ingaggiata una battaglia è possibile attaccare i nemici con colpi all’arma bianca, pesanti o normali, oppure utilizzare armi da fuoco (usando preziose munizioni) per infliggere maggiori danni, inoltre dopo aver caricato l’apposita barra è possibile utilizzare il “furore”: un attacco speciale capace di arrecare ingenti danni agli avversari, oltre ad attaccare è possibile parare o schivare gli attacchi nemici, anche se non tutti gli attacchi possono essere bloccati o rispediti al mittente con un contrattacco.

I nemici risultano essere decisamente agguerriti ed alcune battaglie vi daranno un discreto filo da torcere, soprattutto gli scontri coi Boss, alcuni in particolare decisamente ostici da affrontare senza le dovute precauzioni.

Il sistema di progressione del personaggio è estremamente classico ma con qualche piccola modifica: di base dovrete scegliere tra una serie di punti abilità d’attribuire e via via una diversi punti esperienza per sbloccare rami d’abilità più importante e stratificati.

Durante gli scontri, tutto procede in modo dinamico ma è possibile mettere in pausa l’azione per pianificare al meglio la strategia; la pausa tattica è particolarmente apprezzata poiché in alcuni casi i combattimenti potrebbero diventare ostici per via di alcune lacune tecniche di cui parleremo più avanti.

Il personaggio principale (uomo o donna) è customizzabile ad inizio partita mediante un editor completo ma per certi versi scarno, è possibile cambiare il volto, i capelli ed altri macro-dettagli ma mai scendere nel dettaglio, limitandosi a modificare il colore della pelle, occhi e chioma; leggermente deludente ma funzionale. Lo stesso però non si può’ essere detto per l’equipaggiamento che risulta estremamente vario e curato nei minimi dettagli, difatti, passerete ore e ore ottimizzando ogni singolo personaggio al meglio, senza mai stancarvi.

La nota dolente di GreedFall arriva sul versante Tecnico, dove il gioco dovrebbe mostrare i muscoli, presenta invece incertezze ed imperfezioni anche degne di nota in alcuni casi: cali di frame-rate sporadici ma vistosi, animazioni non proprio ben curate ed in alcuni casi velocizzate (delle volte potreste incappare in qualche nemico “velocizzato” durante i combattimenti) e poi, ogni qual volta entrerete in una stanza vi sembrerà che gli NPC siano arrivati in quel preciso istante come se il gioco li caricasse sul momento ogni qual volta apriate la porta; insomma tutta una serie di difetti che abbassano notevolmente l’immersività durante tutta l’esperienza.

Noi lo abbiam giocato su PC, equipaggiato con Intel Core i7 7700K, 32GB di RAM 3866MHz ed nVidia RTX 2080Ti ed in 4K il gioco non raggiunge i 60 FPS nella maggior parte dei casi ma con qualche piccolo accorgimento (come abbassare la risoluzione del rendering) è possibile godere dell’esperienza in 4K senza alcun problema ed in piena fluidità, come la Master Race richiede.

Anche se tecnicamente parlando GreedFall presenta i problemi di cui sopra, lo stesso non puo’ dirsi per il lato artistico del titolo Spiders che presenta delle ambientazioni curate e ricercate, che risaltano per il loro splendore certi frangenti, come la città di New Serène (dove tra l’altro partono diverse delle quest più importanti). Spiders ha saputo creare un mondo di gioco vivo, interessante e bello da vedere e, per questo meritano un plauso non indifferente.

La colonna sonora risulta evocativa ed orecchiabile, probabilmente non ai livelli di produzioni più importanti ma ben fatta ed in linea con tutto il resto senza stonare.

GreedFall rappresenta un punto di svolta per Spiders, un azzardo, un rinnovamento non indifferente: un bel gioco, fortemente Stroy-driven che farà la gioia degli amanti del Single-Player al netto di qualche incertezza tecnica di troppo.

Devil May Cry 5 è il nuovo capitolo della celebre saga targata CAPCOM, diretto seguito che arriva a distanza di oltre 10 anni dall’ottimo Devil May Cry 4. Lo abbiamo completato e giocato a fondo e questa è la nostra recensione demoniaca.

Devil May Cry 5 è una bomba! Un tripudio di potenza e tamarro allo stato puro: un action solido, divertente e tecnicamente pauroso. Già con questo potremmo chiudere la recensione e consigliarvi di andarlo ad acquistare ora ma, vista la nostra professionalità proseguiamo con le nostre considerazioni sul titolo e senza spoiler.

Questo nuovo Devil May Cry riprende la trama da dove era stata lasciata con il quarto capitolo e porta con se una buona dose di fan-service gratuito che non annoia, gettando le basi per un totale rilancio della serie.

La trama è interessante, davvero ben strutturata e narrata in maniera ineccepibile, tant’è che vi sembrerà di vedere un action movie a tutto tondo.

Fin da subito vi troverete nei panni di Nero che, durante l’avventura, verrà affiancato dall’iconico cacciatore di demoni, Dante, e da un nuovo personaggio appositamente pensato per il quinto capitolo, dal nome “V”.

I tre, sebbene per motivi diversi, dovranno scontrarsi con il nuovo signore dei demoni, Urizen, che sta devastando Red Grave City. Questo l’incipit di una trama lineare ma non priva di risvolti interessanti; vi lasciamo dunque qui sul fronte narrativo per non rovinarvi alcuna sorpresa.

Devil May Cry 5 evolve il gameplay già visto in Devil May Cry 4, migliorando diverse meccaniche ed introducendone di nuove, rendendo il tutto meno legnoso ed estremamente veloce e mediamente complesso.

 

All’inizio avrete a disposizione le abilità di base ma, progredendo ed accumulando anime potrete sbloccarne di nuove in modo da poter migliorare il più possibile il vostro stile di combattimento. Stile che comunque cambierà drasticamente quando impersonerete V, il personaggio misterioso di questo nuovo capitolo.

V non combatte direttamente come Nero o Dante, e tende a stare lontano dai nemici. Evocando diverse creature arreca danni dalla distanza, per poi finire i poveri malcapitati in fin di vita con il proprio bastone.

V è dunque un evocatore che puo’ contare su tre diverse creature: Griffin, un pennuto dai poteri elettrici, Shadow, una pantera capace di tramutarsi ed infine, Nightmare, un golem che infligge danni poderosi in modo autonomo.

Come detto prima, mentre Nightmare combatte in modo autonomo, ed evocabile solo dopo aver riempito l’apposita barra, Griffin e Shadow rispondono ai comandi “X” ed “Y” e possono contare su diverse abilità sbloccabili via via durante l’avventura.

Nero, pur mantenendo il medesimo stile visto in Devil May Cry 4, puo’ contare sul nuovo braccio meccanico che aggiunge diverse tecniche di combattimento, diversificate in base al braccio utilizzato: potrete lanciare una scarica elettrica, colpire i nemici ripetutamente a pugni, bloccare il tempo e così via.

Dante, invece, resta come sempre devastante ed ha da subito disponibili i suoi quattro stili di combattimento: Trickster, Gunslingher, Swordmaster e RoyalGuard, switchabili on the fly tramite la croce direzionale; inoltre sarà possibile cambiare al volo armi primarie e secondarie con l’ausilio dei dorsali.

Per certi versi, Dante è il personaggio più versatile da utilizzare e con il quale si possono effettuare una pletora di combo devastanti, sopratutto se in modalità demoniaca: infatti, combattendo riempirete la barra del Devil Trigger che permetterà a Dante di poter assumere le sembianze demoniache ed essere ancora più potente.

Per poter portare a termine l’avventura a modalità normale impiegherete dalle dieci alle quindici ore: potreste tirare dritto verso la fine di ogni missione o esplorare ogni mappa alla ricerca di missioni segrete ed altre chicche.

Tecnicamente parlando Devil May Cry 5 è stupefacente e sfrutta in modo egregio il RE Engine di CAPCOM, sia chiaro, gli asset sono ben diversi da quelli visti in Resident Evil 2 (per fare un paragone tecnico) e le mappe, sono probabilmente più spoglie “poligonalmente” parlando ma, in ogni caso, la resa complessiva di DMC5 è a livelli altissimi.

Il titolo è riuscito infatti a dimostrare una grafica eccellente ed un’ottima stabilità del framerate anche sulla versione base di PS4. Lo abbiamo anche provato su PC con nVidia RTX 2080Ti in 4K con pannello a 120Hz e siamo rimasti stupiti, in quanto solo nelle scene d’intermezzo abbiamo notato dei cali sugli 80FPS (nel peggiore dei casi) mentre per quanto riguarda il normale gameplay abbiamo giocato tutto il titolo a 120FPS fissi, un tripudio di bellezza e fluidità.

Anche il comparto audio di questo Devil May Cry 5 è negli standard della saga, pur non arrivando ai livelli di Devil May Cry 3 e 4 per quanto concerne la colonna sonora.

Devil May Cry 5 è un titolo che nessun giocatore dovrebbe farsi sfuggire, sicuramente i fan sapranno apprezzare l’ottima trama e giocabilità. I novellini potrebbero avere qualche difficoltà d’approccio alle meccaniche di combattimento, non proprio immediate e particolarmente stratificate ma che, allo stesso tempo, sanno restituire un alto livello di senso d’appagamento che induce il giocatore a giocare e rigiocare.

Devil May Cry 5 è disponibile dall’8 Marzo 2019 per PC, PlayStation 4 ed Xbox One.

Dead or Alive 6 arriva dopo sette anni di silenzio e riprende direttamente le vicende di DOA5. Lo abbiamo giocato per voi e questa è la nostra recensione.

Di primo impatto questo nuovo capitolo dell’amata serie di picchiaduro, Dead or Alive, potrebbe sembrare il classico “more of the same” ma, dopo le prime ore di gioco, è subito chiaro che la formula è stata migliorata ed ampliata seppur non esente da difetti.

Le vicende di Dead or Alive 6 riprendono laddove termina il precedente capitolo e, introducendo nuovi personaggi e sotto-trame, il gioco narra una storia pressoché banale e priva di mordente e colma di semplici pretesti per poter menare le mani.

L’intera trama è raccontata con cut-scenes per lo più pre-renderizzate di scarsa qualità, che tra l’altro, stonano parecchio con la qualità complessiva del titolo. Seguendo la modalità storia potrete completare la story-line principale in poco meno di 4 ore, senza tenere conto di tutte le sotto trame relative ai personaggi che vanno ad allungare ulteriormente il brodo.

Dove DOA6 riesce a fare centro è sul versante gameplay che, sostanzialmente, lascia invariata la formula base a cui tutti i fan sono abituati: un sistema di combattimento solido, intuitivo ed aperto anche ai neofiti e che, se padroneggiato al meglio, rende letali i giocatori più hardcore.

Non manca la modalità di prova in cui poter affinare le proprie tecniche di combattimento e testando i diversi personaggi disponibili. Presente anche una modalità multiplayer ma poco estesa e dalla qualità dei match più bassa rispetto al single-player.

Oltre alla classica modalità storia è disponibile anche un’interessante modalità aggiuntiva che presenta diversi obbiettivi e missioni che non fanno altro che aumentare in maniera considerevole la durata complessiva del titolo.

Tutti gli appassionati avranno da sbloccare una pletora di oggetti per e costumi, perché in fin dei conti, Dead or Alive è sempre stato un picchiaduro che punta sulla quantità dei contenuti e non tanto sulla qualità della storia che risulta, come detto in precedenza, lineare e semplice.

Tecnicamente parlando, abbiamo provato Dead or Alive 6 su PC con un sistema dotato di Intel Core i9 9900K, nVidia RTX 2080Ti e giocando in 4K. In effetti mancano impostazioni grafiche stratificate, riducendo il tutto alla risoluzione delle ombre e pochi altri effetti. Ad ogni modo, tralasciando i video (veramente di scarsa qualità) il gioco restituisce una buona resa grafica, nulla che faccia gridare al miracolo sia chiaro, ma godibile.

Un appunto doveroso (…per dire) è relegato al motore grafico e va fatto: è sparito il “ballonzolare” dei seni delle protagoniste, non aspettatevi dunque i “miracoli” del vecchio soft-engine.

Un po’ altalenante la qualità degli asset utilizzati per la composizione degli scenari che, purtroppo, risultano ad occhio meno curati dei personaggi che, viceversa, sono davvero ben curati sia nella modellazione che nelle animazioni.

Dead or Alive 6 resta un buon picchiaduro che non evolve il genere ma resta ancorato ai cardini di una formula che non stanca e diverte, sicuramente molto apprezzato dai fan ed accessibile anche ai neofiti del genere.

Dopo aver esposto con una prima anteprima le nostre perplessità riguardanti la nuova IP di Bioware, torniamo a parlare nuovamente di Anthem dopo averlo completato conclamando il nostro giudizio finale.

Anthem è un gioco delizioso che si farà saper amare per il suo mix action sci-fi e che, tuttavia, si farà odiare per alcuni problemi tecnici già presenti nella beta. Ci teniamo a precisare che abbiamo iniziato a giocare il titolo completo a partire dal 14 febbraio, fruendo dell’accesso anticipato tramite Origin Access Premier. Dunque, la nostra recensione non sarà basata sulla versione in rilascio nella data odierna (22 febbraio), che potrebbe contenere patch di vario genere.

In Anthem saremo uno “specialista” (potrete scegliere tra uomo o donna) in ascesa, caduto in una sorta di disgrazia dopo alcuni eventi di cui non parleremo per evitare spoiler. Il vostro compito sarà quello di riportare l’equilibrio in un mondo alla deriva dove la “creazione” ha lasciato segni profondi e spazio a fenomeni sovrannaturali e bestie che circondano gli avamposti umani rimasti.

Gli specialisti sono in grado di pilotare gli “strali”, dei possenti esoscheletri creati dagli antenati e capaci di fronteggiare qualsiasi minaccia. Ogni strale ha caratteristiche di base diverse e, se all’inizio verrete chiamati a scegliere tra alcuni di quelli disponibili, successivamente potrete sbloccarne di nuovi di level-up in level-up, iniziando dal lv 8 a salire.

 

La personalizzazione dell’equipaggiamento è degna di un qualsiasi MMO-RPG e si estende partendo da semplici elementi cosmetici a modifiche vere e proprie per gli strali, armi ed accessori, così da plasmare la vostra macchina da guerra come più confà al vostro stile d’approccio al combattimento.

I combattimenti risultano molto dinamici e frenetici in certi frangenti, con qualche semplificazione per alcuni Boss, mentre non sarà difficile trovare orde di nemici pronti a farvi fuori ad ogni angolo. Infatti, per quanto Anthem possa anche essere giocato in singolo (impostando la partita in modalità privata), vi consigliamo comunque di giocarlo in compagnia per due semplicissimi motivi: vi divertirete di più e secondo ma più importante, già a difficoltà normale potreste trovarvi veramente a disagio in più situazioni tanto da arrivare anche a rage-quittare in certi casi.

 

Come anticipato con la nostra anteprima, Anthem è, almeno in parte, un’evoluzione tecnica del bistrattato Mass Effect Andromeda; infatti le similitudini in termini di gameplay si notano fin da subito se non fosse per il volo che rende il tutto estremamente divertente ed appagante. Per spostarvi nelle mappe potrete librarvi in volo in qualsiasi momento, stando attenti però a non surriscaldare i propulsori dello strale, eventualmente raffreddando gli stessi utilizzando l’ambiente circostante come cascate, zone d’ombra, pozzanghere e così via.

Vogliamo precisare che non ci troviamo d’innanzi al nuovo “more of the same”, infatti dopo qualche ora di gioco vi renderete conto che Anthem ha un’anima tutta sua e non spreca tempo a mettersi in mostra. Anthem è un gioco nuovo ed interessante, non è il classico titolo multiplayer dove il loot la fa da padrone, anche la trama è godibile e ben frammentata, con un incipit inedito che si scopre via via nell’avventura tanto da tenervi incollati per ore ed ore.

 

Tecnicamente parlando, Bioware ha fatto un ottimo lavoro, pur non mantenendo il livello tecnico presentato durante l’E3 di Los Angeles. Ad ogni modo il gioco presenta degli ambienti estremamente curati e vivi, modelli poligonali di prim’ordine, un’ottima direzione artistica e sonora. La colonna sonora nello specifico è tra le più evocative mai ascoltate.

Noi lo abbiamo giocato su PC di fascia alta dotato di nVidia GeForce RTX 2080Ti con monitor 4K e non ci spaventiamo nel dire che Anthem è veramente ben ottimizzato per quello che presenta su schermo. Forse c’è da lavorare un po’ su qualche impostazione per poter garantire i 60FPS fissi, ma siamo certi che con l’implementazione del nVidia DLSS il problema sarà risolto (durante la nostra prova il DLSS non era disponibile, probabilmente sarà implementato con un patch).

 

Una volta completate le missioni della campagna principale potrete accedere all’end-game che, almeno al momento, offre una buona manciata di attività da svolgere e che probabilmente verrà ampliato e pulito nei prossimi mesi o, speriamo, anni. Sì, perché Anthem ci è piaciuto e molto, tanto da sperare che, almeno questa volta, EA riesca da tenere in vita un’ottima IP come quella di Anthem magari dando libero sfogo al team Bioware.

Sicuramente non mancano i difetti sia chiaro: allo stato attuale c’è ne sono anche parecchi, uno fra tutti l’elevata attesa per i caricamenti soprattutto quando si gioca in cooperativo con altri giocatori, per non citare i numerosi glitch sparsi in tutto il gioco. La speranza è che patch dopo patch, si riesca a “completare” uno dei giochi più promettenti del 2019. Noi ci crediamo e voi?

Anthem è disponibile da oggi per PC, Playstation 4 ed Xbox One.

Metro Exodus è il seguito diretto di Metro Last Light, sviluppato da 4A Games e prosecuzione dell’omonima serie letteraria Metro, nata dalla mente dell’autore russo Dmitrij Gluchovskij. Lo abbiamo giocato a fondo, sviscerato le meccaniche ed apprezzato l’eccelsa qualità tecnica e quanto segue è la nostra recensione.

Iniziamo col dire che Metro Exodus è un gioco molto legato ai capitoli precedenti, ma che riesce ad introdurre contestualmente ed in modo adeguato anche il giocatore neofita agli eventi passati. Non temete dunque l’approccio ad Exodus pur non avendo giocato Metro 2033 e Last Light, titoli che in ogni caso, vi consigliamo vivamente di recuperare in quanto tra i migliori FPS story-driven degli ultimi dieci anni.

4A Games, affiancata dallo stesso autore di Metro, Dmitrij Gluchovskij, ha impacchettato il finale perfetto per una trilogia epica che non lascia spazio a ripensamenti. Exodus vi lancia in una Masca post-apocalittica, mutata, fredda e particolarmente insidiosa che funge da apripista per la volta di una Russia dimenticata e stanca.

In Metro Exodus intraprendere il viaggio di Artiom e compagni alla ricerca di una nuova casa; visitando altre zone della Russia mai viste nei precedenti episodi della serie, incontrando altri sopravvissuti e situazioni via via più complesse da digerire.

Non sveliamo altro sulla trama se non l’incipit di cui sopra per non rovinarvi lo stupendo viaggio di Metro Exodus.

Il sistema di gioco è stato lievemente rivisto, migliorato e rinvigorito grazie all’aggiunta di diverse nuove feature che “svecchiano” la formula di FPS classico puntando il tutto su una maggiore libertà d’azione per il giocatore. Metro Exodus non è un open-world, ed è bene precisarlo in quanto in realtà ci troviamo di fronte ad un sandbox a livelli che alterna enormi sezioni di gioco a porzioni più lineari in pieno stile Metro.

Le mappe sandbox sono ben strutturate e ricolme di punti d’interesse che possono essere più o meno seguiti a discrezione del giocatore; è possibile andare dritto per la propria strada e godersi l’avventura o andare a scovare avamposti, zone abbandonate e luoghi ricolmi di mutanti in cerca di materiali, armi o componenti aggiuntive per le stesse. Tutto quello che troverete in giro vi servirà per la creazione di medicine, filtri per la maschera anti-gas, munizioni e la pulizia delle armi che durante i combattimenti potrebbero logorarsi ed incepparsi, indi per cui andranno pulite e messe a nuovo presso i banchi da lavoro principali ed oltre a queste ultime, potrete inoltre modificare al volo l’equipaggiamento grazie allo zaino per far fronte a qualsiasi situazione.

Ad ogni modo, anche se armi e modifiche per le stesse sono veramente tante, Metro Exodus è un gioco che predilige molto l’approccio stealth soprattutto a livelli di difficoltà elevati dove risorse e munizioni scarseggiano, costringendovi a centellinare qualsiasi cosa.

I nemici, per quanto dotati di una IA prevalentemente basilare, riescono comunque a dare un buon filo da torcere anche al giocatore più hardcore; è da sottolineare che i vari nemici una volta dopo avervi spottato inizieranno ad agire in gruppo per mettervi al tappeto, ottima meccanica che purtroppo viene sminuita dall’eccessiva staticità degli avversari, almeno per quanto concerne i mob umani, infatti, mutanti e mostri vari risultano più feroci e pericolosi, prevalentemente quando attaccano in gruppo.

Tecnicamente parlando Metro Exodus è imponente, il livello di dettaglio è curato minuziosamente in ogni minima parta, la modellazione di paesaggi e personaggio è di prim’ordine, il tutto corredato con texture di ottima fattura; anche se la qualità di queste ultime è altalenante in alcune zone, abbassando notevolmente il dettaglio di elementi secondari e di contorno pur non inficiando negativamente sul colpo d’occhio complessivo.

Lo abbiamo provato su PC con nVidia RTX 2080Ti e possiamo dire che Metro Exodus non è proprio leggerino da digerire, anche su computer di fascia molto elevata. Purtroppo al momento in cui stiamo scrivendo non è ancora disponibile un profilo SLI per Exodus “riducendo” il tutto ad una singola RTX 2080Ti che, a quanto pare, non riesce a mantenere i 60fps in 4K, anche con nVidia DLSS attivo (che tra l’altro non sembra implementato correttamente). Per giocare con RTX ON, consigliamo di utilizzare il preset ULTRA ed RTX impostato su ALTO, magari con una risoluzione custom pari a 2880×1620 o 3200×1800.

Tralasciando queste piccole accortezze, purtroppo per quanto visivamente sublime in alcune aree, l’illuminazione globale gestita con nVidia RTX non è così game changer come si voglia far credere, infatti, anche con RTX disattivato il gioco non perde quasi nulla in qualità visiva, anzi, il frame-rate più elevato si fa sentire notevolmente.

Metro Exodus è un titolo molto interessante, divertente e ben narrato (anche se il doppiaggio in italiano non è dei migliori) che mostra quanto ancora i videogiochi single player abbiano da offrire; un mix perfetto tra FPS e free-roaming che non stanca e conclude magnificamente l’arco narrativo della serie, un must have per i fan e gli appassionati dei first person shooter.

Shadow of The Tomb Raider è il seguito diretto di Rise of The Tomb Raider ed ultimo capitolo della trilogia reboot targata Eidos Montréal e Crystal Dinamics. Scoprite insieme a noi cosa vi aspetta con questo nuovo capitolo leggendo la nostra recensione.

Il nuovo Tomb Raider è il seguito diretto del precedente Rise of The Tomb Raider e prende inizio proprio dove eravamo rimasti, con una giovane Lara Croft sulle tracce della Trinità, organizzazione segreta che lavora nell’ombra con lo stesso obbiettivo di Lara che, anche se per diverse ragioni, collima con le ricerche del padre dell’audace Croft.

L’incipit iniziale è il medesimo dei precedenti capitoli: Lara si trova al culmine di una nuova scoperta quando qualcosa va storto, al punto da deviare totalmente il proprio percorso e quindi, tra grotte, strapiombi, montagne e giungle varie ci ritroveremo nuovamente in una corsa contro il tempo per fermare i loschi piani della Trinità e salvare il mondo da fine certa.

Tutto molto familiare dunque, se non fosse altresì per il diverso approccio di Lara alle situazioni, si, perchè se prima siam stati abituati a seguire un’eroina alla prese coi propri limiti, questa volta ci troviamo d’innanzi una Lara più matura e consapevole delle proprie possibilità che, in alcuni frangenti potrebbe quasi essere paragonata al Rambo della situazione.

Non indugiando oltre sulla trama, onde evitare doverosi spoiler, iniziamo col parlare del gameplay che, in questa nuova iterazione troviamo vigorosamente rivisto e divertente, e con un’importante enfasi sulle dinamiche stealth.

Mentre nei precedenti capitoli, in alcune occasioni si ci ritrovava a sparare a qualsiasi cosa pur di proseguire oltre, questa volta avremo la possibilità di nasconderci nel fango o in mezzo ai rampicanti per sorprendere i nemici in molteplici modi, attirandoli a noi o più semplicemente colpendoli da lontano con il nostro fido arco, altresì spostandoci sugli alberi potremo anche atterrarli dall’alto o tendere trappole di diverso genere.

Attenzione però, in questo nuovo Shadow of The Tomb Raider, l’intelligenza artificiale dei nemici è stata rivista ponendoci di fronte nemici ben più agguerriti rispetto al passato, il che si traduce in una maggiore attenzione al loro pattern d’attacco, ma senza rendere ostica l’azione, anzi, il tutto rende il gameplay più appagante ed immersivo.

Per quanto riguarda la progressione del personaggio ci troveremo di fronte un nuovo schema delle abilità, diviso in tre diverse categorie dove acquisendo punti abilità potremo sbloccare le più consone al nostro stile di combattimento; potremo ritrovarci dunque con una Lara estremamente feroce durante i combattimenti sbloccando le abilità da guerriera o propendere per un approccio più riflessivo e votato allo stealth.

Oltre a quanto detto, è doveroso parlare del livello di difficoltà che può essere modificato a proprio piacimento, non solo per quanto concerne il livello generale ma anche delle singole fasi dello stesso. E’ infatti possibile scegliere la difficoltà sia per il combattimento che per le fasi d’esplorazione ed enigmi, così da plasmare l’esperienza di gioco come più preferite, rendendo il gameplay il più fluido possibile.

Shadow of The Tomb Raider è un film, assolutamente bello da vedere e curato nei minimi dettagli. Non abbiamo avuto modo di testarlo con le nuove tecnologie nVidia RTX ma non possiamo dire altro se non che ci troviamo d’innanzi a quanto di più bello mai visto in un gioco d’avventura come questo.

La profondità delle scene, la modellazione poligonale, gli effetti di luce ed ombre sono tutti a livelli elevatissimi, per una produzione a regola d’arte e senza mezzi termini. Noi abbiamo avuto modo di giocarlo su PC con nVidia GeForce GTX 1080Ti in 2K@144Hz e, con tutte le impostazioni al massimo non abbiamo avuto problemi di alcun genere, certo non abbiamo cappato il frame-rate ma ad ogni modo l’esperienza si attesta attorno agli 80-90FPS con alcune scene meno cariche dove abbiamo raggiunto anche i 120.

Il motore risulta quindi particolarmente scalabile ed accessibile a tutti; una nota importante va fatta sulle ombre poiché non abbiamo notato grandi differenze tra l’impostazione normale ed ultra se non nel dispendio di frame-rate tra le due.

Shadow of The Tomb Raider è disponibile per PC, PS4 ed XBOX ONE e rappresenta uno dei migliori giochi d’azione di questa generazione, assolutamente consigliato per gli appassionati della serie e per gli amanti dei giochi fortemente story driven dal gameplay appagante e divertente.