L’attesa è finalmente terminata: Diablo IV, l’ultimo capitolo della più che celebre saga, è ufficialmente disponibile per PS5/PS4, PC ed Xbox One e Xbox Series X/S. Il gioco, sviluppato e pubblicato da Blizzard Entertainment, è stato infatti pubblicato il 6 Giugno (con la possibilità di accesso anticipato di quattro giorni per i possessori delle Ultimate editions). Considerato il grandissimo successo di tutta la serie di Diablo non è strano capire quanto l’annuncio di un quarto capitolo abbia destato l’interesse di tutto il pubblico sin dal suo annuncio nell’ormai lontano 2019. Oggi andremo quindi a scoprire quanto tutte queste aspettative siano state effettivamente soddisfatte, e se si tratta o meno del miglior capitolo della serie (risposta breve con spoiler: a nostro avviso lo è!). 

Trama 

Una nuova minaccia è stata liberata a Sanctuary da un rituale proibito, e questa volta si tratta niente poco dimeno che dell’essere noto per essere madre e creatrice di tutto il mondo mortale di Sanctuary, oltre che figlia di Mephisto, il signore dell’odio. Parliamo infatti di Lilith, un’entità con la quale il nostro protagonista si imbatterà in maniera abbastanza brusca. Dopo esserci trovati a vagare, con un piccolo aiuto, in una bufera di neve, finiremo in un piccolo villaggio sul quale si è già posata la mano di Lilith. Essendo difficile parlare ulteriormente senza fare spoiler ci limiteremo a dire che il nostro obiettivo sarà ovviamente quello di fermare Lilith e che non si tratterà assolutamente di un compito semplice. Per farlo dovremo stringere nuove alleanze e fare la conoscenza di nuovi e vecchi personaggi del mondo di Diablo all’interno di una storia decisamente ben raccontata e ben costituita.

La campagna ci porterà ad esplorare il mondo di gioco in lungo e in largo, ci permetterà di vivere esperienze e sequenze di gioco davvero memorabili, ma anche di approfondire in modo significativo la lore di questo stupendo universo. Le missioni saranno tutte molto interessanti da affrontare e sapranno coinvolgere il giocatore dall’inizio alla fine, nonostante alcune lievi imperfezioni nelle fasi finali. Il tutto con una maggiore maturità degli argomenti trattati (soprattutto rispetto a Diablo 3) e uno stile più dark. Piccola nota a parte meritata dalla caratterizzazione dei diversi personaggi giocabili, un elemento che potrebbe sembrare relativamente superfluo considerato i pregressi della serie (anche se comunque in questo caso ci troviamo su livelli particolarmente buoni), ma non troppo se si considera la lieve impronta MMORPG che gli sviluppatori hanno voluto dare al loro titolo.

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Gameplay

Diablo IV non discosta di molto il suo gameplay di base da quello del resto della serie (cosa comunque ovvia visto che è stato da sempre apprezzato); ciò su cui gli sviluppatori hanno piuttosto voluto spingere è invece l’assurdo grado di personalizzazione messo all’interno di ogni singola classe (5 in totale), al punto da rendere difficile trovare un personaggio uguale al vostro. Ogni personaggio ha infatti un grande numero di abilità da sbloccare con i punti ottenuti salendo di livello e non solo. Tutte queste sono poi caratterizzate da modificatori aggiuntivi da sbloccare per renderle ancora più letali ed efficienti: avremo infatti per ciascuna due miglioramenti, di cui uno va scelto tra due alternative. In aggiunta sarà possibile potenziare ogni abilità per un massimo di cinque volte (migliorandone direttamente le statistiche) e sono poi presenti anche altre abilità e bonus passivi da sbloccare.

Come se tutto questo non fosse abbastanza, ciascuna delle cinque classi disponibili avrà diverse tipologie di specializzazioni tra cui scegliere: il negromante avrà ad esempio il libro dei morti, dove potrà scegliere quali potenziamenti applicare alle proprie evocazioni o eventualmente di sacrificarle e bloccarne l’uso in favore di potenti bonus passivi. Il druido avrà invece degli spiriti da potenziare con delle risorse esclusive ottenute sconfiggendo nemici in modo da ottenere tanti bonus unici, il tagliagole avrà tre capacità di combattimento tra cui scegliere, le quali aggiungeranno vere e proprie meccaniche di gameplay e così via. 

Credete sia finita qui con la personalizzazione del personaggio in Diablo IV? Sbagliate! Dopo il livello 50 otterremo accesso al Tabellone delle Eccellenze, un set di bonus passivi in cui investire tutti i punti abilità ottenuti dopo aver raggiunto il level cap delle abilità di base. Questi “nodi” avranno anche un grado di rarità variabile (dal normale al leggendario) che ne definirà la potenza, e tra i nodi troveremo anche slot in cui inserire i Glifi, oggetti con bonus passivi che troveremo affrontando i contenuti più difficili del gioco. Concludendo con le possibilità di personalizzazione dei personaggi troviamo gli Aspetti, delle abilità passive da inserire nel vostro equipaggiamento che sarà possibile ottenere completando le Spedizioni, dei relativamente lunghi dungeon.

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In termini di equipaggiamento Diablo IV include una gran varietà di oggetti da trovare, con un grado di rarità variabile che ne definiscono le capacità e i bonus in grado di fornire. Troveremo infatti dagli oggetti normali fino ai più ambiti oggetti unici, con la possibilità di rinvenire anche oggetti Sacri o Ancestrali alle difficoltà più elevate; tutti saranno poi potenziabili dal fabbro. Gli amanti dell’estetica potranno poi dedicarsi a personalizzare nel dettaglio l’apparenza del proprio personaggio grazie ad un pratico sistema di transmog. Ritroviamo poi anche le gemme da potenziare ed incastonare nell’equipaggiamento dotato di slot ed anche alcune piccole novità come la possibilità di utilizzare una cavalcatura per esplorare in maniera più efficiente l’enorme mappa di gioco.

Il mondo di gioco è infatti costituito da una grandissima mappa totalmente open world con diversi punti di teletrasporto per spostarvisi rapidamente. Questa sarà poi colma di punti di interesse da esplorare come le più semplici “cantine” o le più complesse “spedizioni”, ma anche delle statue di Lilith, una sorta di collezionabile da trovare per far ottenere alcuni piccoli bonus a tutti i nostri personaggi. Esplorando il mondo di gioco sarà infine possibile imbattersi in diversi eventi pubblici fino ai più complessi, e redditizi, boss mondiali. Abbiamo dunque un’immensa varietà nel gameplay di questo titolo così come un gran numero di contenuti da affrontare, bossfight stupende e tanto altro! Da sottolineare poi quanto bene gli sviluppatori siano riusciti a prendere il meglio non soltanto dai precedenti capitoli della serie, ma anche dal più piccolo Diablo Immortal e altri titoli simili.

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Longevità

La durata complessiva di Diablo IV è un altro elemento che non va assolutamente sottovalutato; parliamo infatti di un totale di circa 13-14 ore per completare la sola campagna principale, ma questo è soltanto la punta dell’iceberg. Non si può infatti prescindere dal considerare anche il cospicuo numero di missioni secondarie in cui ci imbatteremo nel vasto mondo di gioco, oltre che al gran numero di dungeon da affrontare (che siano semplici cantine o veri e propri labirinti su più piani), statue di Lilith da trovare e ultimo, ma assolutamente non per importanza, il tempo che dedicheremo alla costruzione e perfezionamento della build del nostro personaggio o più in generale al gioco online. Un altro elemento da non trascurare sono poi i piani che gli sviluppatori hanno in mente per il futuro del gioco: parliamo infatti dei contenuti stagionali aggiuntivi che saranno pubblicati a cadenza quadrimestrale. Questi includeranno, oltre che alla semplice introduzione di “Battle Pass” contenenti elementi estetici ed altro, anche vere e proprie missioni e altri contenuti extra (per i quali sarà importante creare nuovi personaggi stagionali), cosa che migliorerà la sensazione di ripetitività che potrebbe cogliervi nelle fasi finali dell’endgame.

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Comparto Tecnico

Complessivamente Diablo IV mostra un’eccellente gestione del suo comparto tecnico praticamente sotto tutti i punti di vista. Graficamente il gioco mostra infatti il massimo di quello che ci si potrebbe aspettare da un titolo con visuale isometrica. La resa degli ambienti è altamente realistica e ricca di dettagli ed effetti decisamente degni di nota, dando così il meritato risalto alle stupende ed estremamente diversificate ambientazioni che avremo modo di esplorare. In particolare riflessi ed illuminazione riescono molto spesso a creare insieme un’atmosfera che ci ha lasciati affascinati in più di una circostanza. Allo stesso modo il tripudio di effetti e dettagli che scaturisce da ogni scontro rende i combattimenti altamente coreografici e assai godibili.

Come di consueto per Blizzard i doppiaggi sono, dal primo all’ultimo, assolutamente impeccabili, con voci davvero stupende e soprattutto sempre molto coerenti con il tipo di personaggio; allo stesso modo la colonna saprà sorprendervi in ben più di un’occasione! Nulla da segnalare, infine, sotto il punto di vista di problemi tecnici del gioco; nella nostra intera esperienza di gioco da PC non abbiamo infatti mai riscontrato alcun tipo di bug o altro problema se non, al più, un leggero lag nei momenti in cui i server si sono trovati ad essere più affollati. In particolare abbiamo notato questo problema più di frequente durante il primo giorno di disponibilità del gioco per tutti, ma, oltre a non essere stato particolarmente fastidioso, è andato rapidamente scemando. Nulla di nuovo sotto al sole dato che si tratta pur sempre del titolo di Blizzard più venduto di sempre al lancio e che gli sviluppatori hanno da sempre mostrato grande attenzione nella stabilità dei server, quindi c’è stata sicuramente una pronta risoluzione.


Hogwarts Legacy è un nuovo titolo incentrato sul Wizarding World nato con Harry Potter e Animali Fantastici; è stato pubblicato il 10 Febbraio 2023 ad opera di Portkey Games e pubblicato da Warner Bros. Entertainment. L’obiettivo del gioco è quello di porsi come esperienza videoludica definitiva di questo universo magico, ma fino a che punto sarà riuscito in questo intento? 

Trama

Hogwarts Legacy si distanzia cronologicamente da tutte le opere legate al Wizarding World collocandosi a più di un secolo di distanza da Harry Potter, e oltre 30 anni dalle avventure di Newt Scamander. Ci troveremo infatti nel 1890 ad impersonare un personaggio (creato da zero da noi) che si ritroverà ammesso alla scuola di Hogwarts ma, a discapito di quanto accade di solito, direttamente al quinto anno! Per aiutarci a recuperare gli anni persi la scuola ci affiancherà un docente, il professor Fig, grazie al quale entreremo in contatto per la prima volta con una qualche forma di magia che a quanto pare solo noi siamo in grado di vedere. La scoperta di questa forma di magia antica ci porterà ad affrontare un prologo assolutamente degno di nota, grazie al quale faremo anche la conoscenza dell’antagonista principale della nostra storia, un goblin di nome Ranrok.

L’intera storia verterà su questa potente magia ed il suo potere, tra una lezione e l’altra scopriremo antichi custodi di questa conoscenza ed a cosa ha portato in passato. Vogliamo cercare di essere i più sintetici possibile su questa parte dato che è davvero molto semplice lasciarsi sfuggire qualcosa. Possiamo comunque assicurarvi sul fatto che l’intera trama principale si dipanerà in maniera davvero molto interessante, con segreti da scoprire sul passato e sul presente! Dal punto di vista narrativo tutto ci sarà fornito in maniera lenta e pacata e non vi nascondiamo che in alcune situazioni avremmo preferito qualche guizzo in più; ciononostante tutto risulterà estremamente godibile (con un occhio di riguardo ai conoscitori di questo mondo magico).

Il buon numero di missioni secondarie di Hogwarts Legacy saprà poi intrattenerci ulteriormente con storie uniche ed esclusive, alcune più approfondite di altre, e alcune più ricche e interessanti di altre. Tra queste spiccano certamente le questline secondarie di tre nostri compagni di classe: Natty (Grifondoro), Poppy (Tassofrasso) e Sebastian (Serpeverde), che, a discapito di quanto falsamente diffuso da alcuni rumors prima dell’uscita del gioco, sono tutte giocabili a prescindere dalla nostra casa di appartenenza. A tal proposito segnaliamo che è invece presente una missione esclusiva per ciascuna casa, mentre è infine assolutamente degna di nota la missione esclusiva per gli utenti PlayStation, al punto che ci sentiremmo di definirla assolutamente immancabile!

hogwarts legacy

Gameplay

Cominciamo a parlarvi di questa parte del gioco facendo una dovuta premessa: dal primo trailer di gameplay di Hogwarts Legacy ciò che ci ha lasciati più dubbiosi sul titolo era certamente il combat system, probabilmente perché un qualcosa di nuovo e apparentemente molto statico (dovendo lanciare magie sul posto). I nostri dubbi sono invece stati fugati già dalle primissime ore di gioco, e andando avanti nella storia le cose non hanno fatto altro che migliorare in maniera pressoché esponenziale. Tutto questo al punto da farci amare questo aspetto del gioco più di ogni altra cosa! Le basi sono effettivamente molto semplici: un incantesimo di base per attaccare, una schivata e una parata utilizzando Protego e cui si può far seguire uno Stupeficium per stordire i nostri avversari.

Seguendo le lezioni del quinto anno o altre missioni, così come completando alcuni incarichi unici che ci offriranno i nostri docenti, sarà poi possibile sbloccare un totale di ventitré incantesimi, dei quali tre utilizzabili solo all’interno della stanza delle necessità (di cui vi parleremo in seguito), e quattro che definiremmo più di “utility”. Questi ultimi sono infatti Reparo (per riparare oggetti o ricomporre percorsi distrutti), Lumos (per vedere nelle aree più buie, risolvere rompicapi o superare alcuni ostacoli), Wingardium Leviosa (per spostare oggetti pesanti.. o farli cadere in testa ai nemici..) ed infine Disillusione (per muoversi furtivamente mimetizzandoci con l’ambiente). A questi vanno poi aggiunti altri incantesimi che non richiedono un’attivazione diretta, ma che hanno funzioni specifiche come i già citati Protego e Stupeficium, oppure Alohomora per aprire serrature chiuse e Petrificus Totalus per incapacitare i nemici ai quali riusciremo ad avvicinarci di soppiatto.

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I sedici incantesimi restanti sono invece quelli utilizzabili attivamente in combattimento e sono divisi in quattro grandi categorie: incantesimi di controllo (evidenziati dal colore giallo), incantesimi energici (colore viola), incantesimi di danno (colore rosso) ed infine le maledizioni senza perdono (colore verde). Questo tipo di classificazione è importante per spezzare gli scudi magici che alcuni nemici saranno in grado di attivare, ed in questo caso sarà sufficiente colpirli con la magia di colore corrispondente, per poi utilizzare il resto a nostro piacimento. Fanno eccezione le maledizioni senza perdono essendo in grado di spezzare qualsiasi tipo di scudo e soprattutto essendo dotate del maggior potenziale offensivo (prima tra tutte Avada Kedavra in grado di uccidere chiunque con un sol colpo).

L’utilizzo della magia antica è poi un discorso a parte che però si semplifica nella possibilità di lanciare ai nostri nemici oggetti dello scenario o mettere in atto potenti attacchi che consumano una specifica barra. La parte più interessante del combat system di Hogwarts Legacy risiede però nelle combinazioni che alcune di queste magie sono in grado di offrire, ma anche come queste abbiano vere e proprie interazioni uniche con specifici nemici. Nel primo caso parliamo soprattutto di bonus specifici ai danni in casi particolari, ad esempio usare Glacius per congelare i nemici e renderli più vulnerabili ai danni di altre magie, oppure Descendo che normalmente infligge danni facendo schiantare l’avversario al suolo, ma è capace di infliggerne di più ai nemici sospesi in aria con Levioso o Flipendo e così via. 

Le interazioni con i nemici sono invece ciò che come mai prima d’ora vi farà aprire il codex per leggere le descrizioni dei nostri nemici; qui troveremo infatti dei consigli utilissimi per usare specifiche magie in specifiche circostanze di combattimento per infliggere danni ingenti o addirittura eliminare un nemico in un sol colpo. Purtroppo però non tutto sarà scritto, per cui sperimentare e fare un po’ di pratica con alcune combinazioni di incantesimi porterà a risultati decisamente eccellenti. Per fare un rapido esempio i Dugbog (creature anfibie molto resistenti) quando spalancano le fauci per attaccare sono vulnerabili a Levioso, grazie al quale potremo sospenderli per aria (cosa altrimenti impossibile per loro), e tutto ciò è riportato nella nostra guida; quello che però non ci viene detto, ad esempio, è che colpendo un Dugbog sospeso in questo modo con l’incantesimo di taglio Diffindo ci permetterà di eliminarlo in un sol colpo.

Di contorno a tutto Hogwarts Legacy propone un sistema in stile RPG per la gestione del nostro equipaggiamento, con sei capi di vestiario per personalizzare l’estetica del nostro personaggio e attributi di attacco e difesa per ciascuno (potenziabili dopo un certo punto del gioco), così come slot per mod in grado di aggiungere bonus passivi come danni ridotti da specifici nemici, danni aumentati per alcune magie e così via. Il potenziale di questi oggetti sarà legato al livello (che salirà di pari passo con quello del nostro personaggio) e alla rarità (dal bianco/comune all’arancione/leggendario). Potremo ottenere XP per far salire il nostro personaggio soltanto in un modo, ovvero completando le Sfide della nostra guida pratica; questo significa che azioni come combattimenti o raccolta di collezionabili non ci forniranno punti esperienza in maniera infinita, ma solo finché non avremo completato la relativa sfida.

Per spiegare meglio questo sistema avremo, ad esempio, tra le sfide di combattimento il compito di sconfiggere maghi oscuri, quindi otterremo XP ogni volta che sconfiggeremo un mago oscuro. Quando però questa specifica sfida sarà completata non otterremo più punti dai combattimenti con questo tipo di nemico è dovremo quindi dedicarci ad un’altra sfida per salire di livello. Di conseguenza per raggiungere il livello 40 del personaggio (livello massimo) dovremo completare le sfide al 100%. Ogni livello dopo il 5 ci farà ottenere un punto talento, da investire (dopo uno specifico momento della storia) per sbloccare nuovi talenti per il nostro personaggio. Molti di questi sono potenziamenti per i vari incantesimi per renderli più potenti o efficaci, oppure ancora migliorare le capacità di furtività, gli effetti delle pozioni o “piante da combattimento”, nuovi slot rapidi in cui inserire incantesimi e così via.

L’ultima componente del gameplay di Hogwarts Legacy è tutto ciò che concerne alla Stanza delle Necessità, un luogo molto importante per diversi studenti ad Hogwarts che scopriremo grazie alla nostra professoressa Weasley. La stanza, personalizzabile in ogni sua parte, ci fornirà, come il nome suggerisce, tutto quello che potrà servirci e sarà infatti il luogo dove potremo coltivare piante, creare pozioni, migliorare il nostro equipaggiamento e non solo. Da un certo punto della storia, sarà anche possibile contenere alcune creature che potremo salvare e qui tenerle al sicuro e allevarle per ricavare materiali di crafting. Per tutto questo avremo a disposizione un ulteriore set di tre oggetti, uno per sfamarle, uno per coccolarle e soprattutto la borsa in stile Scamander da utilizzare per la loro cattura.

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Longevità 

Hogwarts Legacy ha una durata complessiva assolutamente di tutto rispetto, con un totale di circa 14 ore per completare la sola campagna principale e,  come nel nostro caso, un totale di circa 38-40 ore per completare tutto al 100%. In tutto questo ovviamente una parte importante del titolo è occupata dall’esplorazione che non si limiterà soltanto al vasto castello di Hogwarts, ricco di stanze, forzieri di bottino, segreti e oggetti collezionabili, ma anche alla celebre città di Hogsmeade e soprattutto ai vasti territori della regione (Borghi inclusi). Il mondo di gioco sarà ricco di oggetti da raccogliere, accampamenti di nemici da sconfiggere, tane di creature, sfide da completare (tra le Prove di Merlino e i tavoli astronomici) e così via. Data l’enorme estensione della mappa sarà quindi immancabile una scopa per viaggiare o in alternativa delle cavalcature volanti.

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Comparto Tecnico

Complessivamente Hogwarts Legacy si pone su livelli qualitativi decisamente eccellenti, con una grafica assolutamente degna della “attuale nuova generazione” anche se non priva di qualche piccolo difetto. Ottimi ad esempio i modelli dei personaggi, ma non sempre le animazioni (anche se è una cosa abbastanza tipica dei grandi RPG), eccellente anche la grafica nel suo insieme ma da segnalare alcuni cali di framerate in determinate circostanze o a causa di specifiche aree (che purtroppo in alcuni rari casi il gioco si porta dietro al punto da richiedere un riavvio, fortunatamente risolutivo). Questo per quanto riguarda la modalità Performance a 60fps, mentre le altre (Fidelity e RTX) risultano essere meno stabili o comunque con framerate a nostro avviso non adatto ad un gioco di questo tipo.

Comunque assolutamente degno di nota il livello di dettaglio artistico e scenico che permea ogni centimetro della scuola, e di Hogsmeade, con un gran numero di richiami visivi che chi ha avuto modo di vedere i film della serie di Harry Potter saprà riconoscere all’istante. Questo si estende poi anche a tutte le aree esterne con una grandissima varietà nelle ambientazioni, passando da pianure incontaminate a foreste (prima tra tutte la Foresta Proibita) e scogliere dall’inconfondibile stile britannico. Allo stesso modo le pagine della guida magica ci permetteranno di conoscere e scoprire tanti luoghi e punti di interesse legati a questo stupendo mondo, ed i piccoli riferimenti extra per i fan della serie saranno un valore aggiunto ben più che apprezzato.

Un po’ altalenante il doppiaggio in lingua italiana con un livello complessivo ottimo ma che in alcuni casi potrebbe risultare eccessivamente forzato, specialmente nel caso dei personaggi che si vuole far risultare più eccentrici. In ogni caso non si tratta di un problema che inficia particolarmente sull’esperienza di gioco e si può tranquillamente soprassedere. Qualche piccolo problema invece nel caso di bug, anche se fortunatamente non si tratta di niente in grado di incidere pesantemente sull’esperienza di gioco o sulla partita ma al più qualche gag divertente messa in atto dagli NPC.

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Nel complesso

Warner Bros. Games e Avalanche Software hanno presentato il trailer di lancio con il gameplay di Hogwarts Legacy, il gioco action RPG che arriverà il 10 febbraio 2023 per PlayStation 5, Xbox Series X|S e PC. In questo incredibile nuovo trailer, i fan vengono accolti nella Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts, dove diventeranno parte della magia e vivranno i loro sogni di studenti.

Hogwarts

Hogwarts Legacy invita i giocatori a tuffarsi in un viaggio epico nei panni di uno studente o una studentessa del quinto anno di Hogwarts che ha la rara abilità di attingere a un’antica, potente magia. Con l’aiuto della Guida pratica alla magia e dell’istruzione impagabile ricevuta da professori e altri personaggi, i fan scopriranno una trama avvincente piena di misteri e sfide mozzafiato. Affrontando gravi pericoli, difenderanno Hogwarts da nemici letali e scopriranno i segreti del passato dimenticato del mondo magico.

Ecco qui di seguito il nuovo trailer:

Sviluppato da Avalanche Software e pubblicato da Warner Bros. Games sotto l’etichetta Portkey Games, Hogwarts Legacy è un gioco di ruolo immersivo d’azione open world ambientato nel mondo magico del 1800. I giocatori iniziano il loro quinto anno di scuola e partono per un viaggio che li porterà a esplorare ambientazioni nuove e familiari, scoprire animali magici, preparare pozioni, imparare incantesimi, sviluppare i propri talenti e rendere unico il proprio personaggio per diventare il mago o la strega dei loro sogni. 

Il lancio mondiale di Hogwarts Legacy per PlayStation 5, Xbox Series X|S e PC è previsto per il 10 febbraio 2023, mentre il gioco arriverà successivamente anche su PlayStation 4 e Xbox One il 4 aprile e su Nintendo Switch il 25 luglio.

Dall’esordio di PlayerUnknown’s Battlegrounds (2017) abbiamo assistito a un vero e proprio boom di popolarità per quanto concerne i battle royale. Una categoria che fino a quel momento era rimasta un po’ in secondo piano, ma che poi esplose definitivamente anche grazie all’avvento, nello stesso anno, di Fortnite. Considerato ormai da anni il battle royale per antonomasia. Oggi, nel 2022, possiamo dire che sia rimasto ancora un sottogenere di grande tendenza, seppur in fase di assestamento.

Nel corso del tempo i titoli appartenenti a questo filone hanno adottato approcci diversi al gameplay generale. Dove però l’elemento primario resta sempre l’eliminazione permanente (dalla partita) degli altri giocatori. La sfida avviene solitamente in mappe di vaste dimensioni, che spesso si restringono con il passare del tempo. Attualmente lo “sfidante da battere” è probabilmente Apex Legends, ma il piccolo team di Small Impact Games cerca di intercettare un altro tipo di utenza con il suo Marauders.

Un fps tattico multigiocatore rivolto a una fanbase maggiormente affine al ramo più hardcore di questo sottogenere, che in questo caso trova in Escape from Tarkov il titolo di punta. Ma andiamo a scoprire quindi Marauders in questa anteprima, curata dal nostro Alessandro Da Campo. Ricordiamo che il gioco, pubblicato da Team17, è disponibile in accesso anticipato su Pc, via Steam.

Marauders (ri)parte proprio da Escape from Tarkov, cercando però di aggiungere qualcosa in più nel tentativo di rendersi più appetibile. A primo impatto, l’esperienza offerta da Small Impact Games richiama la ricerca del realismo più assoluto. Una giocabilità essenziale, con pochi aiuti a disposizione e poco spazio per la creatività in materia di uccisioni.

Va da sé che si vincerà principalmente pazientando e tenendo un basso profilo. Capacità fondamentali per poter sì prevalere sugli altri giocatori, ma anche per perseguire l’altro importante obiettivo. Stiamo parlando del bottino, meglio conosciuto nel suo termine inglese, “loot”. Il gioco infatti si presenta anche come looter shooter/extraction royale.

Spazio

Ovvero: spawna, cerca e uccidi, torna alla base vivo con più bottino possibile (in solo o in team fino a quattro giocatori). Questa è di base la ciclicità di Marauders, ma c’è dell’altro… Grazie a un pretesto di trama caratterizzato dal dieselpunk (ovvero scenari distopici futuristici per cui si dovrebbe essere avanti tecnologicamente, ma permangono comunque mezzi e strumenti arretrati), il gioco sfrutterà un concept molto vicino a Fallout, ma ambientato nello spazio. Essendo la Terra ormai giunta al collasso, con l’ordine e le leggi fuori controllo, le persone sono spinte a viaggiare nello spazio cercando di depredare risorse utili.

A tal proposito sarà possibile cominciare da una fase di “guida”, a bordo di astronavi un po’ arrangiate per quanto riguarda la sicurezza e il trasporto. Da lì dovremo recarci nella colonia principale per far iniziare la partita vera e propria.  Fermo restando che potremo anche abbordare le astronavi degli altri giocatori per saccheggiarle, come dei veri pirati spaziali. E in questo caso ritroveremo delle meccaniche simili a quelle di Sea of Thieves. Non a caso sarà anche possibile ingaggiare il nemico rimanendo all’esterno, utilizzando cannoni e torrette dai posti di combattimento situati sulla nostra nave. Superata questa prima scrematura e raggiunta la colonia, il titolo entrerà nel suo vivo.

Nel vivo dell’azione

Marauders

L’obiettivo, come accennavamo in precedenza, sarà quello di addentrarsi nella mappa saccheggiando più risorse possibili. Non solo armi ed equipaggiamenti, ma anche consumabili quali oggetti curativi e munizioni saranno importantissimi. Nel contempo ci imbatteremo in scontri che potranno ripagarci in maniera molto soddisfacente, a patto di riuscire a sopravvivere.

I combattimenti dureranno tendenzialmente poco, in quanto la tolleranza ai danni risulterà davvero bassa. Ciò si tradurrà in uccisioni quasi istantanee (ma lo stesso varrà anche per noi). Abbiamo apprezzato la varietà degli scenari, anche se la mancanza di una minimappa ha reso ostici gli spostamenti tra di essi. Per familiarizzare con i suddetti, memorizzandone i punti di riferimento ecc, serviranno un buon numero di partite.

Marauders

Dove la nostra sopravvivenza dipenderà anche, per l’appunto, dalla nostra abilità nell’orientarci all’interno degli scenari. Per fuggire infatti dovremo raggiungere la nostra navicella attraccata alla stazione. Oppure, in alternativa, sarà possibile fuggire su quelle avversarie. Questo però dopo essere riusciti a prendere la scheda identificativa dal loro cadavere e dopo aver localizzato il punto di attracco.

I pericoli di Marauders non si fermano comunque qui. Una corsa contro il tempo sarà determinate dalle riserve d’ossigeno limitate presenti nelle colonie. La giocabilità dunque sarà strettamente legata anche a questo fattore, di cui dovremo tenere fortemente conto durante le nostre azioni. L’estrazione, come intuibile, rappresenta a nostro avviso il punto maggiormente da limare dagli sviluppatori, in quanto punto cruciale di ciascuna partita.

Marauders

Questa, contando che simboleggia la chiusura del match, risulta purtroppo ancora un po’ criptica. Specialmente se consideriamo l’approccio medio da parte di un giocatore occasionale. Prima di cominciare tuttavia potremo craftare, comprare o vendere equipaggiamento funzionale al nostro personaggio. Con la consapevolezza che, in caso di morte, perderemo irrimediabilmente tutto.

Segnaliamo infine un buon numero di bug e glitch che affliggono il gioco già dal pre-partita. Come per esempio crash al desktop o interruzioni dell’audio improvvise. Senza dimenticare il framerate, che ha mostrato diverse incertezze. Problemi che con ogni probabilità verranno risolti nel corso delle patch che seguiranno nei prossimi mesi di sviluppo.

Marauders rappresenta una promettente aggiunta nel panorama dei battle royale. Chi ha presente titoli come Escape from Tarkov e Hunt: Showdown, saprà già di cosa stiamo parlando. Un’esperienza volta alla ricerca del realismo e della simulazione della guerriglia, in spazi scuri e angusti. La partenza in accesso anticipato si è rivelata un po’ incerta, a causa di diverse problematiche tecniche che allo stato attuale inficiano non poco il gameplay. Nulla che non possa essere coretto da Small Impact Games in corso d’opera, con patch correttive mirate. La struttura generale comunque ci sembra convincente, e in possesso di un’idea chiara da percorrere nel corso dello sviluppo. Se siete alla ricerca di un’alternativa a Tarkov e compagnia, tenete sott’occhio Marauders, perchè potrebbe valerne la pena.


Biomutant è un titolo RPG sviluppato da Experiment 101 e pubblicato da THQ Nordic il 25 Maggio 2021 per PC, PS4 e Xbox One. Torniamo oggi a parlare di questo peculiare gioco di ruolo in virtù della attesa uscita (da parte degli utenti console) delle versioni per piattaforme di nuova generazione, e quindi PlayStation 5 e Xbox Series X/S. L’aggiornamento Next Gen, gratuito per i possessori delle versioni per le console della scorsa generazione, viene dunque pubblicato il 6 Settembre 2022; nel corso di questa recensione vi parleremo in generale dei vari aspetti del gioco, mentre nella sezione dedicata al Comparto Tecnico affronteremo nel dettaglio tutte le novità e migliorie aggiunte grazie alla potenza di PS5 ed Xbox Series X/S.

Trama 

Biomutant concentra fortemente la sua trama principale (così come alcune delle sue missioni secondarie) sul concetto del forte sfruttamento del nostro pianeta e delle sue risorse da parte del genere umano. Ci ritroveremo infatti in un futuro non meglio definito in cui l’umanità non è riuscita a sopravvivere alle alterazioni da essa stessa causate ai danni della Terra. Inquinamento e sfruttamento intensivo delle risorse hanno portato a condizioni pressoché inadatte alla vita, ad eccezione di alcune specie animali che sono riuscite progressivamente ad adattarsi e mutare. Noi faremo parte proprio di uno di questi esseri antropomorfi, del quale inizialmente non sapremo quasi nulla ad eccezione di vaghi concetti riguardanti una creatura nostra nemica e chiamata Lupa Lupin, e soprattutto a proposito di un ben più importante “Albero del Mondo”.

Questo è infatti l’ultimo baluardo che permette il mantenimento della vita nel nostro mondo post apocalittico, e la sua essenza vitale viene continuamente prosciugata da quattro temibili creature note come “Mangiamondi”. Questi veri e propri “parassiti” si alimentano della linfa dell’Albero tramite le sue quattro radici principali localizzate ai quattro angoli del mondo, e tecnicamente sarà nostro compito sconfiggerli per salvare l’albero. Scriviamo “tecnicamente” poiché sarebbe quello il nostro compito originale, però il gioco ci permette tranquillamente di scegliere quale strada intraprendere. Queste lande, caratterizzate da tanti tipi di biomi diversi, sono infatti controllate da tanti clan diversi che si danno continuamente battaglia tra di loro, e tra questi c’è anche chi desidera lasciar fare ai Mangiamondi per portare una nuova estinzione a cui soltanto i più forti saranno in grado di sopravvivere. 

Ogni clan di Biomutant, ciascuno con le proprie ideologie, sarà infatti caratterizzato da un’aura di luce o oscurità dall’intensità variabile. Allo stesso modo ogni nostra scelta o azione, ma anche con molti apparentemente semplici dialoghi, ci porterà ad acquisire un’aura di tipo variabile che ci definirà anche agli occhi di chi ci troveremo di fronte. Il tutto ci porterà ad uno dei due finali possibili, ma anche ad altri tipi di risvolti che non coinvolgono soltanto la trama principale del gioco quanto piuttosto alcune possibilità in termini di gameplay (delle quali vi parleremo successivamente). Nel complesso parliamo di una trama sicuramente non rivoluzionaria o particolarmente ricca di colpi di scena, ma che tutto sommato riesce sicuramente ad intrattenere e a dare un giusto motivo per affrontarla. Al contrario purtroppo le missioni secondarie risultano essere abbastanza ripetitive e semplici, quasi tutte caratterizzate dal semplice recupero di un oggetto specifico.

Biomutant

Gameplay 

Il gameplay di Biomutant è quello che sicuramente riesce a dare maggior risalto all’opera, soprattutto per la ricchezza e quantità di bottino che ci porterà ad esplorare ogni anfratto del mondo di gioco. Il titolo è infatti un RPG con un open world che lascia al giocatore una grande libertà di esplorazione; la vasta mappa di gioco (con i suoi diversi biomi) sarà caratterizzata da numerosi resti del cosiddetto “Mondochefu” (tra edifici abbandonati, antichi bunker e carcasse di veicoli), ma anche nuovi edifici creati dalle nuove specie che colonizzano il mondo. Ciascuna zona potrà essere esplorata alla ricerca di materiali per potenziare il nostro personaggio o, meglio ancora, di nuovi elementi di equipaggiamento per perfezionare la nostra build. Nei primi istanti di gioco potremo infatti selezionare l’archetipo del nostro personaggio (con le statistiche di base con cui iniziare), così come la sua classe (caratterizzata da bonus attivi e passivi).

Tutto questo andrà a comporre sia l’aspetto iniziale del nostro alter ego peloso, sia il punto di partenza per la build di nostro interesse su cui costruire tutto il resto. Salendo di livello otterremo punti da spendere per potenziare le statistiche di base, ovvero Vitalità, Forza, Intelligenza, Agilità, Carisma e Fortuna (ciascuna con bonus specifici come salute o corazza massima, danno corpo a corpo o da poteri, probabilità critico e via dicendo). In aggiunta ogni pezzo di equipaggiamento avrà dei bonus aggiuntivo di vario tipo che andranno a sommarsi alle nostre statistiche di base. Sarà anche possibile migliorare ogni tipo di equipaggiamento, dal vestiario alle armi, potenziandone le statistiche o aggiungendovi accessori per bonus maggiori, o persino costruire oggetti partendo da componenti singole che recupereremo esplorando.

Biomutant

Le armi rivestono un ruolo centrale nel combat system di Biomutant: avremo infatti armi per il combattimento ravvicinato e armi a distanza, entrambe suddivise in più tipologie per adattarsi al meglio ai diversi stili di gioco (tra lame e bastoni e fucili e pistole). Ad ogni tipologia di arma è legato un relativo moveset, ma soprattutto specifiche combo che potremo sbloccare investendo punti potenziamento nel Wung-Fu. Gli stessi punti potranno anche essere utilizzati per sbloccare Benefici di varia natura per il nostro personaggio, mentre poi saranno anche presenti altri punti detti Punti PSI e Bio-punti essenziali per sbloccare nuovi poteri da utilizzare in battaglia (o nel caso dei Bio anche migliorie alla resistenza elementale oltre che abilità uniche), anche se alcuni di questi potrebbero avere anche degli specifici requisiti di luce/oscurità. Nonostante il gran numero di poteri presenti sarà possibile utilizzarne soltanto un massimo di quattro contemporaneamente andando, purtroppo, in parte a limitare le possibilità offerte a tutti quelli che vorranno fare della magia lo strumento principale di offesa.

Per tutta la durata della nostra avventura in Biomutant saremo inoltre accompagnati  da un nostro fedele compagno Automa che inizialmente potrà solo aiutarci illuminando le aree più buie con una comoda torcia, ma successivamente, dopo aver interagito con specifici punti di interesse nella mappa, otterremo altri potenziamenti come una torretta automatica, cure o un comodo aliante per planare. In aggiunta sarà possibile sbloccare anche dei comodi mezzi di trasporto e non soltanto; avremo infatti dalla semplice cavalcatura (acquistabile o da domare allo stato brado) ad un più complesso motoscafo per attraversare le acque (non essendo in grado di nuotare molto bene) o un gigantesco esoscheletro robotico. Il tutto riesce a fondersi alla perfezione rendendo l’esplorazione un elemento estremamente soddisfacente!

Longevità 

Nel complesso Biomutant riesce a raggiungere una durata complessiva di tutto rispetto, richiedendo un totale di circa 15 ore per il completamento della sola campagna principale. A questo potrà poi andare a sommarsi il tempo necessario per completare gli incarichi secondari, per esplorare in maniera più o meno approfondita il mondo di gioco o persino il tempo per un’eventuale seconda run per provare una classe diversa oppure scelte differenti per raggiungere l’epilogo opposto. Questo senza menzionare la quantità di tempo che si potrebbe spendere nei menu per trovare l’oggetto migliore di equipaggiamento, il recuperarne materiali per potenziarlo o per conferirgli gli accessori migliori, tutte cose che faranno la gioia dei più accaniti fan degli RPG.

Biomutant

Comparto Tecnico

Abbiamo avuto la possibilità di provare Biomutant su PlayStation 5, pertanto faremo riferimento al solo risultato su console di nuova generazione (comparabile con quello PC), mentre tralasceremo quelli che sono stati in passato i risultati ottenuti sulle console di ormai vecchia generazione. Innanzitutto il gioco presenta tre modalità di gioco: una qualità (4K e 30fps), una qualità sbloccata (4k e framerate sbloccato) e una prestazioni (2K o 1080p in base alle impostazioni e 60fps). In generale possiamo dire che le migliori sono senza dubbio le ultime due sia considerata l’importanza della fluidità ma anche perché nella modalità 4K sbloccata il gioco riesce comunque a mantenere i 60fps in maniera abbastanza stabile, con pochi cali solo in determinate zone o in situazioni estremamente concitate. Il gioco presenta poi un ottimo livello di dettaglio grafico complessivo, con texture e illuminazione molto convincenti e dettagliate (anche se nel caso della prima ci si può imbattere in qualche piccolo alto e basso). Piccola nota a parte per lo stupendo lavoro fatto sul design delle creature (anche se i modelli lasciano un po’ a desiderare) e soprattutto sulle ambientazioni!

Di nuova introduzione anche il supporto al Dualsense di PS5 che rende l’azione di gioco estremamente più interattiva. Basterebbe semplicemente dire che, tranne per le musiche i dialoghi, tutto l’audio di gioco viene convogliato nell’altoparlante del controller Sony dando sia un feeling audio più “diretto”, sia offrendo un feedback aptico ad ogni azione, sparo, colpo o schivata. Di eccellente livello anche il comparto sonoro, sia per quanto riguarda gli effetti di gioco, ma anche per il doppiaggio anche se in questo caso si tratta di un’unica voce. I dialoghi tra i vari personaggi si compone infatti essenzialmente di versi, è poi la voce narrante (la stessa che parla nel corso dell’avventura ed esplorazione) a fare da traduttore. Non siamo incappati, infine, in alcun tipo di bug o problema tecnico nel corso della nostra avventura, se non rarissimi crash del gioco nella sua prima versione o un posizionamento abbastanza infelice di alcuni checkpoint.

Nel complesso questa versione aggiornata per console di nuova generazione di Biomutant ci ha decisamente convinti sotto l’aspetto tecnico, sia per le tante modalità grafiche presenti (con due molto fluide anche ad alta risoluzione) e sia per il supporto offerto al Dualsense nel caso di PS5. Il gioco presenta un gameplay molto divertente e ricco di possibilità, con un’esplorazione davvero molto soddisfacente; purtroppo la trama si limita a semplice intrattenimento, senza risultare particolarmente memorabile e le missioni secondarie finiscono per risultare abbastanza ripetitive alla lunga. Si tratta quindi di una versione che vi permetterà di godere di questo ottimo RPG al meglio della sua forma Grafica e soprattutto al netto dei problemi tecnici che presentava su console di vecchia generazione.

Dopo essere naufragati sull’isola leggendaria di Waford, Monkey D. Luffy e la ciurma di Cappello di paglia incontreranno l’energico Adio e la taciturna Lim, due nuovi personaggi realizzati dall’autore di ONE PIECE, Eiichiro Oda, che debutteranno proprio in ONE PIECE ODYSSEY. Nel trailer, i fan potranno scoprire in anteprima le lussureggianti ambientazioni dell’isola dove si svolgerà questa nuova avventura con una storia originale, ma ben radicata nei canoni della serie, e un gameplay davvero avvincente, che consentirà ai giocatori di controllare i propri personaggi preferiti.

Questo nuovo titolo vi permetterà di vivere nuove ed inedite avventure ed inoltre affrontare potenti nemici ed enormi boss in alcuni combattimenti a turni davvero emozionanti. Parti per questa incredibile avventura vestendo i panni di uno dei nove pirati più amati dai fan: Monkey D. Luffy, Roronoa Zoro, Nami, Franky, Sanji, Usop, Nico Robin, TonyTony Chopper e Brook.

Prodotta da Toei Animation e basata sull’omonimo manga di successo creato da Eiichiro Oda, la serie di One Piece è stata trasmessa per la prima volta sulla TV giapponese nell’ottobre del 1999 e segue l’epica avventura di Monkey D. Rufy e della sua ciurma di Cappello di paglia per trovare il leggendario tesoro dell’ex re dei pirati, Gol D. Roger. Oggi, si tratta di un franchise globale con ben 15 lungometraggi, tra cui “One Piece Film Red” di prossima uscita, prodotti home video, videogiochi e un catalogo sempre più ampio di merchandise su licenza, che include accessori, giocattoli, giochi, romanzi, mobili, casalinghi, capi d’abbigliamento e molto altro.

One piece odyssey

ONE PIECE ODYSSEY sarà disponibile per PlayStation 4, PlayStation 5, Xbox Series X|S e PC.


L’epica saga di Eivor continua in Assassin’s Creed Valhalla grazie alla nuova espansione intitolata L’alba del Ragnarok, pubblicata il 10 Marzo su PlayStation 4/5, Xbox One, Series X e PC. Si tratta della terza e ultima espansione per quest’ultimo capitolo della serie di Assassin’s Creed, facendo seguito alle espansioni L’ira dei Druidi e L’assedio di Parigi pubblicate nel primo anno di contenuti di questo titolo (assieme a numerosi contenuti aggiuntivi e missioni totalmente gratuiti). 

L’invasione dei Muspel

Questa volta abbandoneremo la realtà tornando nella dimensione ultraterrena del mondo mitologico norreno, vestendo ancora una volta i panni di Odino stesso. Chi ha avuto modo di giocare ed esplorare i contenuti presenti nel gioco di base avrà infatti già avuto modo di visitare i mondi di Asgard e Jotunheim nelle vesti dell’Havi. Questa volta però, in seguito ad un sogno che vede protagonisti Odino e Frigg nel disperato tentativo di salvare il loro figlio Baldr dalle mani del gigante di fuoco Surtr, Eivor si rivolgerà a Velka per avere una nuova visione e scoprire di più sulla vicenda. Giungeremo così nel mondo di Svartalfheim, terra dei nani, riprendendo il sogno da dove era stato interrotto. 

Da questo momento in poi il nostro obiettivo come Odino sarà quello di salvare nostro figlio Baldr dalle mani dei giganti di fuoco che sono ormai riusciti a sottomettere tutta Svartalfheim, riducendo in schiavitù i nani o costringendoli a rifugiarsi in nascondigli segreti. Nonostante il carattere egoista e menefreghista del padre di tutti gli dei avremo comunque modo di conoscere un gran numero di nuovi personaggi, oltre a scoprire quali sono le intenzioni di Surtr, il perché dell’invasione di Muspelheim nei confronti di Svartalfheim e soprattutto il motivo del rapimento di Baldr. Che si tratti di Muspel, di Jotunn o di nani, tutti i personaggi che incontreremo risulteranno molto ben caratterizzati, al punto da finire per affezionarci ad alcuni di essi.

Nel complesso con Assassin’s Creed Valhalla: L’alba del Ragnarok ci ritroveremo di fronte ad una storia che richiederà circa 10 ore di gioco per essere completata; a queste vanno poi aggiunte altre ore (superando tranquillamente le 20) nel caso in cui decidiate di esplorare in maniera approfondita il nuovo mondo di gioco raccogliendone tutti i materiali di potenziamento, equipaggiamento e completando le missioni secondarie. L’intera trama principale saprà accompagnare il giocatore per tutta la sua durata riuscendo ad intrattenere e coinvolgerlo con un ottimo livello qualitativo e pressoché sovrapponibile a quanto visto nel corso della campagna principale e in particolar modo durante la prima visita di Eivor al mondo degli Aesir.

Il potere di Odino

Questo secondo viaggio nei panni di Odino ci permetterà di attingere ad una serie di nuove abilità magiche, molte delle quali potranno essere trovate raccogliendo specifici tomi disseminati nel mondo di gioco (esattamente come le abilità sbloccabili nella campagna principale). Saranno altresì sbloccate nuove ramificazioni nell’albero dei talenti. In aggiunta, però, durante le primissime fasi di gioco otterremo anche un potente manufatto chiamato Predatore di Hugr, grazie al quale potremo attingere al potere delle creature che ci circondano facendolo nostro. Sarà infatti possibile interagire con alcuni cadaveri di Jotunn, Muspel o di giganteschi corvi per acquisirne i poteri inserendoli in una nuova ruota delle abilità. Dei cinque nuovi poteri disponibili potremo equipaggiarne contemporaneamente un massimo di tre, ma potranno essere scambiati tra di loro in qualsiasi momento, in base alla necessità.

Avremo quindi la possibilità di tramutarci in corvo volando liberamente per la mappa e raggiungendo più in fretta specifici luoghi o aree altrimenti irraggiungibili (durata permettendo), oppure ancora trasformarci in Muspel o Jotunn potendo così mimetizzarci tra loro e acquisirne le caratteristiche speciali (come l’immunità alla lava dei primi o il teletrasporto dei secondi). Gli ultimi due poteri sono invece dei potenziamenti per la nostra arma, uno in grado di congelare i nostri nemici e l’altro capace di riportare in vita i nemici sconfitti facendoli combattere al nostro fianco. Tutti potranno poi essere potenziati utilizzando una serie di nuove risorse che recupereremo sconfiggendo creature oppure razziando specifici luoghi. Come suggerisce il nome del manufatto, l’utilizzo di queste abilità non richiederà adrenalina come quelle normali, ma piuttosto Hugr, la linfa vitale del mondo che potremo ottenere sconfiggendo nemici o attraverso specifiche piante o altari.

L’espansione L’alba del Ragnarok di Assassin’s Creed Valhalla aggiunge poi un nuovo livello di rarità per alcune tipologie di armi e armature. Sarà infatti possibile migliorare alcuni elementi di equipaggiamento fino al nuovo grado “divino” caratterizzato da un colore verde; raggiungere questo grado vi permetterà di potenziare ulteriormente le armi e armature interessate e, nel caso di queste ultime, equipaggiando un set divino completo non subirete alcun danno da caduta all’interno di Svartalfheim. Ultima aggiunta sarà l’arena delle Valchirie, uno specifico luogo dove troverete Kara, una valchiria che metterà alla prova le vostre abilità con scontri più o meno complessi ai quali potrete aggiungere dei modificatori (dopo aver trovato dei racconti leggendari che si aggiungono alla lista dei manufatti disponibili). Completare sfide con più modificatori vi permetterà di ottenere una nuova valuta di gioco che potrete spendere da Kara stessa per acquistare nuovo equipaggiamento o elementi estetici.

Valhalla ragnarok

La terra dei nani

 Come già detto in precedenza l’espansione Assassin’s Creed Valhalla: L’alba del Ragnarok si svolgerà interamente nel mondo di Svartalfheim. Si tratta di una nuova e ampia mappa di gioco composta da tre grandi regioni principali e una più piccola, tutte saranno però colme di ricchezze (inclusi i nuovi lingotti di platino per portare l’equipaggiamento al grado divino) e manufatti da raccogliere o misteri da svelare. Purtroppo però la nuova zona non si presenta visivamente accattivante e unica quanto Asgard e Jotunheim, risultando al contrario un’area ricca ampie distese verdeggianti con numerose montagne e colline, oltre ad imponenti depositi minerari. Fa eccezione la regione centrale che dovrebbe rappresentare la capitale andata ormai in rovina, alcune imponenti rovine e le aree in cui la presenza dei Muspel (o in alcuni casi quello degli Jotunn) si fa più forte; ci imbatteremo di frequente, infatti, in piccoli villaggi devastati da fiumi di lava, oppure enormi massi incandescenti che fluttuano in aria e così via.

Complessivamente dunque non ci troveremo di fronte ad un’area dall’impatto visivo sorprendente e unico come è stato, ad esempio, l’impatto della prima visita ad Asgard. Ciononostante le numerose aree più al chiuso permettono di controbilanciare abbastanza questo problema di differenziazione dalle regioni dell’Inghilterra, così come avviene soprattutto grazie alle creature che abitano il mondo e ai nemici presenti. Di questi ultimi la nuova vera categoria è data dai Muspel (avendo comunque già avuto modo di vedere in precedenza gli Jotunn, la loro capacità di teletrasporto e di mutare forma); questi hanno come nuova minaccia principale quella di nemici élite in grado di rianimare qualsiasi compagno caduto (e devono essere quindi eliminati prioritariamente), oppure altri ancora in grado di farsi saltare in aria.

Valhalla ragnarok

In conclusione Assassin’s Creed Valhalla: L’alba del Ragnarok risulta essere un eccellente nuova espansione sotto quasi tutti i punti di vista, primo tra tutti il riprendere e focalizzarsi sulla porzione dedicata alla mitologia nordica. La trama e i nuovi personaggi sapranno intrattenere e catturare l’attenzione del giocatore, così come i nuovi poteri riescono a dare alla perfezione quella sensazione di impersonare una divinità che invece mancava nel precedente viaggio a Asgard e Jotunheim. In particolare i poteri nati dal Predatore di Hugr e la sua meccanica a parte di accumulo di energia riesce a funzionare alla perfezione permettendo approcci stealth più diretti e di posizionamento più vario. Purtroppo nulla di sconvolgente dal punto di vista dell’unicità dell’ambientazione e delle tipologie di nemici da affrontare; allo stesso tempo possiamo tranquillamente dirvi che quello che c’è sarà più che sufficiente a soddisfare la vostra sete di novità.

Elden Ring è un nuovo titolo “soulslike” sviluppato dal team che ha dato origine a questo affascinante sottogenere di gioco di ruolo, ovvero From Software, e pubblicato per PlayStation 4/5, Xbox Series X e PC il 25 Febbraio 2022. Come nel caso dei precedenti lavori di questa software house (ad eccezione di uno) troviamo come Game Director il celebre presidente della compagnia, Hidetaka Miyazaki, il quale ha saputo dare prova di eccellente abilità nella creazione di stupendi e complessi mondi di gioco, con storie affascinanti e fortemente basate sulla lore (background narrativo racchiuso nel passato di tali storie). 

In particolare, negli ultimi anni, titoli come Sekiro: Shadows Die Twice, Bloodborne e prima tra tutti la serie di Dark Souls hanno non soltanto incontrato il favore del pubblico (in particolar modo dei fan degli RPG), ma anche dato origine al sottogenere dei “soulslike”. La formula è stata introdotta inizialmente in Demon’s Souls già nel 2009, ma solo con l’uscita del primo Dark Souls nel 2011 c’è stato il primo scoppio di popolarità per il genere. Infatti, grazie al successo di questi titoli, molti sono stati gli sviluppatori che hanno voluto cimentarsi nella creazione di titoli con meccaniche simili a quelle degli originali Souls, aggiungendovi caratteristiche e tratti distintivi per renderli unici.

È così che abbiamo visto la nascita di giochi indie e tripla A dalla struttura molto simile a quella dei titoli già citati (come nel caso della serie di Nioh, quella di The Surge, Mortal Shell, Code Vein, Salt and Sanctuary e tanti altri ancora). In altri casi la semplice influenza di genere in titoli più o meno affini, come ad esempio relativamente ad alcune meccaniche di Nier: Automata o di Hollow Knight. Questo genere ha quindi avuto un fortissimo impatto sul mondo videoludico, ma al contempo anche sulla sanità mentale di moltissimi giocatori che si sono trovati di fronte ad una schermata di Game Over come mai in nessun altro gioco. 

Questa volta, però, con Elden Ring alla mente di Miyazaki va ad affiancarsi quella di un altro importantissimo personaggio del mondo contemporaneo, ovvero del celebre scrittore George R.R. Martin, famoso soprattutto per il ciclo letterario delle “Cronache del ghiaccio e del fuoco”. Martin prende così parte alla creazione del mondo di gioco di questo titolo nel ruolo di Sceneggiatore, e la sua impronta si fa sentire (assieme ovviamente a quella di Miyazaki), oltre alla presenza di alcune piccole citazioni e riferimenti alle sue opere. Cominciamo dunque con la vera e propria recensione di Elden Ring; riuscirà ad essere l’opera magna di From Software?

Trama 

Come in molti sapranno i soulslike sono caratterizzati perlopiù da una trama narrata in maniera indiretta e soprattutto attraverso la lore. Quest’ultima va infatti a costituire dei complessi retroscena che spiegano le cause che hanno portato alla situazione e momento storico che noi, assieme al nostro personaggio, ci troviamo a vivere. Elden Ring non fa eccezione a questa regola, anzi, porta il tutto a livelli esponenzialmente più alti (diretta conseguenza di quello che è il mondo di gioco e del quale vi parleremo meglio più avanti), al punto che diventa quasi complicato da spiegare; per darvi un’idea, per quanto semplificata, in termini di sostanza si potrebbe quasi arrivare a paragonare ciò che è possibile trovare in questo titolo all’intera lore presente in tutti e tre i capitoli di Dark Souls.

Ci troveremo nell’Interregno (o nelle “Lands Between”), un mondo celato dietro un misterioso velo di Nebbia che attrae e richiama pochi eletti come una sorta di “luce guida”. Questi individui, noti come Senzaluce (o “Tarnished”), altri non sono che membri di una stirpe di antichi abitanti dell’Interregno che hanno subito l’esilio dopo aver perso la luce della Grazia. Si trovano quindi nuovamente guidati dalla luce nella ricerca del cosiddetto Anello Ancestrale (o Elden Ring), una potente reliquia, origine dell’Albero Madre che troneggia maestoso su queste terre, appartenente ad una vera e propria divinità, ovvero la regina Marika, ma andato ormai in frantumi. Questi frammenti dell’Anello, noti anche come Rune Maggiori, sono stati rivendicati dalla progenie di semidei della regina Marika.

Ebbri del potere scaturito da queste rune, e soprattutto dalla volontà di accumulare ancor più potere, tutti questi semidei hanno finito per darsi battaglia in un conflitto noto come la Disgregazione, il quale non ha visto nessun vincitore ma soltanto sconfitti. Il nostro compito sarà dunque quello di recuperare tutti i frammenti per ricomporre l’Anello Ancestrale, riportare l’ordine e reclamare così il ruolo di Lord Ancestrale. Durante la nostra missione avremo modo di conoscere o interagire con un gran numero di personaggi, molti dei quali ci aiuteranno a comprendere il complesso contesto narrativo (assieme alle descrizioni degli innumerevoli oggetti presenti in gioco, oltre alla “narrazione” più silente messa in atto dalle ambientazioni).

elden ring

In questo modo potremo scoprire dettagli aggiuntivi sulle antiche divinità, sull’Ordine Aureo, sulla progenie di Marika, oppure ancora sulla causa della devastazione marcescente che ha colpito le terre di Caelid, cosa sono le Due Dita e davvero tanto tanto altro ancora. Ogni passo che compiremo all’interno dell’Interregno aggiungerà nuove domande, ma presto o tardi troveremo le tanto agognate risposte. Al contempo scopriremo l’inaspettata importanza di alcuni dei personaggi secondari presenti nel mondo di gioco, oppure ancora potremo intraprendere per alcuni NPC delle missioni (la maggior parte molto simili a quanto visto nei vari titoli di From Software, ma alcune davvero molto lunghe e inaspettatamente complesse) che potrebbero aiutarci a scoprire nuovi dettagli o aree uniche.

L’intera trama e lore di Elden Ring finisce per risultare davvero molto complessa e ricca, con una scrittura a dir poco magistrale, fino al culminare in uno dei finali presenti. Il senso di scoperta accompagnerà ogni nostro passo, e potrà essere soddisfatto anche dal semplice recuperare un nuovo oggetto o arma e leggerne la descrizione, dal ritrovarsi in un’ambientazione totalmente nuova (e volerne scoprire i retroscena) oppure ancora dal venire a conoscenza di nuovi dettagli sui personaggi che ci vengono presentati. Nel complesso il tutto riesce a funzionare alla perfezione, anche se lo stile dei Souls espone il titolo ad alcuni svantaggi. Chi ha avuto modo di giocare ad uno dei titoli di casa From avrà sicuramente provato sulla sua pelle la facilità con cui ci si può perdere un personaggio (magari anche solo non vedendolo), la sua quest o parte di essa. 

Questo nuovo titolo non fa eccezione alla regola, soprattutto se consideriamo la totale libertà di movimento data dalla formula open world, ma anche in minima parte a causa del ciclo giorno/notte. Risulterà infatti molto facile mancare un NPC per pochi metri, perdere interazioni o personaggi e nemici che possono apparire solo di notte, oppure potrebbe non risultare immediato capire che per avanzare in una missione dovremo prima interagire con un altro NPC. In compenso il gioco reagisce abbastanza bene rendendo quasi impossibile perdere irrimediabilmente una questline, al più potremmo finire per intraprenderla in un momento diverso rispetto a quando sarebbe stato previsto, oppure per perdere soltanto piccoli spezzoni.

elden ring

Gameplay

Elden Ring ripropone la formula di gioco classica dei vari Souls (in particolar modo quella di Dark Souls 3) aggiungendovi numerose possibilità, libertà di azione o migliorie qualitative. Parliamo infatti di un gioco di ruolo vecchio stile che si espande adesso in un open world esplorabile in totale libertà e praticamente senza limitazioni. Uccidere qualsiasi tipo di nemico ci ricompenserà con le Rune, valuta essenziale per poter far salire di livello il nostro personaggio potenziando uno degli otto attributi presenti (ovviamente in base alla build che vogliamo creare per il nostro personaggio) presso i punti di Grazia. In caso di sconfitta tutte le rune in nostro possesso resteranno nel luogo della nostra morte, e per rientrarne in possesso dovremo semplicemente recuperarle di persona evitando di morire una seconda volta prima di averle raggiunte, altrimenti finiremo per perderle tutte.

Per affrontare i numerosi pericoli del gioco avremo a disposizione un totale di sei slot per armi (da spadoni a lame doppie, fruste e katana), scudi, talismani, bastoni, archi e balestre (tre per la mano destra e tre per la sinistra), mentre per la nostra protezione avremo quattro slot armatura (testa, torso, gambe e braccia). A questi vanno ad aggiungersi un totale massimo di quattro slot per i talismani (i nuovi anelli) in grado di fornire i più disparati bonus passivi, e diversi slot per oggetti consumabili a cui se ne sommano quattro aggiuntivi che si attivano tenendo premuto un pulsante (in modo tale da mantenere un maggior ordine nei consumabili rapidi e fare meno confusione per curarsi). Avremo anche poi alcuni nuovi oggetti che faranno le veci delle vecchie “umanità” e “braci”, dando bonus passivi che potremo decidere noi! Piccola novità è che ora tutti quelli che vorranno fare uso della magia non dovranno più preoccuparsi di salire di livello per aumentare gli slot per incantesimi e stregonerie; questi aumenteranno solo ottenendo specifici oggetti chiave (facili da reperire).

Passiamo ora all’introduzione del salto, meccanica che potrebbe sembrare tanto scontata quanto semplice, ma che porta con sé notevoli passi avanti nel level design. L’introduzione del salto, tralasciandone le applicazioni in caso di combattimento (con alcuni attacchi che possono essere schivati meglio in questo modo, oppure con l’aggiunta di un vero attacco in salto pesante e leggero), ha permesso agli sviluppatori di dare vita a mappe estremamente più ricche e complesse. Il level design di tutti i titoli From Software è sempre stato uno dei fiori all’occhiello del team, ma adesso con il salto si aggiungono nuove possibilità di sviluppo in verticale, oltre che di movimento tridimensionale lungo bordi o sui tetti. Non sarà semplice entrare nella nuova ottica offerta dalle possibilità del salto, ma una volta fatto finirete per scoprire sempre nuove aree nascoste.

elden ring

Tralasciando l’attacco in salto il sistema di combattimento resta sostanzialmente invariato rispetto ai Souls, con attacchi leggeri e pesanti, parate e schivate. Non mancano però anche qui alcune importanti novità: prima tra tutte l’introduzione del contrattacco; non parliamo del parry con attacco speciale ma piuttosto di un attacco che può essere eseguito rapidamente in risposta a qualsiasi colpo parato. Fa il suo ritorno anche il sistema di stabilità in base all’armatura in nostro possesso o posseduta dal nemico, ciò vuol dire che sarà possibile sbilanciare qualsiasi tipo di nemico ed esporlo ad un attacco speciale dopo un certo numero di attacchi leggeri, pesanti, attacchi in salto o contrattacchi. L’ultima aggiunta riguarda il sistema delle weapon arts, ovvero delle abilità speciali delle armi, che però piuttosto che collegarsi al combattimento riguarda la modifica dell’armamentario.

In Elden Ring viene infatti a mancare il sistema di modifica delle armi utilizzando specifici minerali, al contrario entra in gioco il sistema delle Ceneri di Guerra. Si tratta di oggetti unici che possono essere applicati e rimossi senza costi o restrizioni (tranne l’usarne una per volta), ottenibili cercando bene tra gli oggetti disseminati nelle mappe di gioco, in alcuni forzieri, oppure come drop da nemici unici. Queste permettono di cambiare l’abilità speciale del nostro equipaggiamento aggiungendovene di nuove (non può essere eseguito su oggetti unici). Cambiando l’abilità sarà inoltre possibile cambiare le statistiche dell’arma cambiando il tipo di danno (fuoco, fisico, magico, ….), aggiungendovi effetti speciali (come avvelenamento, congelamento, follia o sanguinamento), oppure cambiando lo scaling sulle statistiche più affini alla nostra build (aumentando il danno per build forza, intelligenza e così via).

Altre piccole novità in Elden Ring saranno la nuova campana di evocazione ed una nuova e speciale ampolla di balsamo (unica e diversa da quelle che faranno le veci delle “Fiaschette Estus”). La prima è un oggetto unico che potrete ricevere da un NPC nelle primissime ore di gioco e che vi permetterà di evocare gli spiriti di alcuni nemici (alcuni unici) dopo aver recuperato il relativo oggetto di evocazione. Gli spiriti evocati saranno utili per danneggiare, e soprattutto per attirare l’attenzione dei nemici così da darvi maggior respiro. La seconda è invece un oggetto consumabile che sarà ricaricata dopo essersi riposati come le ampolle normali, ma la differenza è che saremo noi a deciderne gli effetti: esplorando potremo imbatterci in oggetti noti come Lacrime, ciascuna con effetti particolari (dalla semplice cura alla resistenza ai danni), e combinandone due sarà possibile ottenere un’ampolla di balsamo con quello specifico duplice effetto. Sarà poi anche possibile creare oggetti consumabili in un sistema di crafting e persino modificare l’estetica e la funzionalità di alcune armature.

elden ring

Ultima, ma ovviamente non per importanza, è la natura open world del titolo che va ovviamente ad espandere a dismisura quanto già visto con i sempre più intricati  mondi di gioco dei Souls. L’immenso Interregno (e vogliamo sottolineare l’aggettivo immenso, perché davvero non si potrebbe descrivere altrimenti) è saturo di oggetti da recuperare, gruppi di nemici da abbattere, NPC, nemici unici, dungeon minori e boss che vagano liberamente per la mappa. A questo aggiungiamo gli imponenti “Legacy Dungeons”, ovvero le aree principali che esploreremo alla ricerca della prole di Marika, alcune più grandi di altre, ma comunque tutte molto intricate e ricche di segreti. Abbiamo poi intere aree di gioco segrete, muri invisibili che spesso nascondono boss unici, aree chiuse da specifiche statue che richiederanno particolari chiavi per essere sbloccate e davvero tanto altro ancora. 

Questa gigantesca mole di contenuti vi intratterrà in ogni singola ora di gioco, al punto che potrebbe non essere impossibile spendere 20 ore girovagando per i diversi territori alla ricerca di armi, armature speciali o boss unici prima ancora di raggiungere il primo di questi “Legacy Dungeons”. Sarà altrettanto difficile mantenere l’attenzione su un compito che decideremo di prefiggerci (magari raggiungere uno specifico punto della mappa che ha catturato la nostra attenzione) perché la nostra attenzione sarà continuamente catturata da un oggetto scorto all’orizzonte, un accampamento di nemici che potrebbe contenere bauli con oggetti unici, caverne e cripte e così via. Per semplificare la nostra esplorazione otterremo nelle prime fasi di gioco il nostro fido destriero evanescente Torrente, con eccellenti capacità di movimento non soltanto in orizzontale…. 

Uniche piccole pecche relative all’esplorazione saranno innanzitutto quella relativa al grande numero di bossfight secondarie da affrontare: se pensiamo che in ogni dungeon è presente un boss e che ce ne sono davvero tanti, non è così assurdo imbattersi due volte in una stessa bossfight (con magari solo alcuni minion aggiuntivi) o che magari alcuni boss sono solo versioni più grandi e cattive di nemici sì rari ma comunque “normali”. L’altra pecca è sempre collegata a quanto vi abbiamo detto parlando della trama del gioco: sarà davvero molto facile perdersi anche oggetti estremamente importanti a livello di gameplay per magari una semplice distrazione o per un dettaglio che non vi viene spiegato (prendendo ad esempio la normale meccanica di ottenimento della campana di evocazione o di altri oggetti).

Nota a parte meritano infine le bossfight uniche di Elden Ring, tutte soprattutto visivamente stupende e alcune caratterizzate da meccaniche dedicate. Siamo rimasti anche piacevolmente stupiti dalla complessità nel moveset di molti di questi nemici, davvero complicati e versatili. Peccato in particolare per una di queste bossfight con una meccanica unica (della quale evitiamo di farvi spoiler, dicendovi solo che si tratta di un boss principale delle regioni più “rosse”) caratterizzata da un’ottima idea alla base che viene però controbilanciata da un damage output nemico davvero eccessivo. Del resto comunque anche qualsiasi nemico può essere in grado di darvi molto filo da torcere nella situazione sbagliata, e fidatevi.. in questo gioco le imboscate e le situazioni sfavorevoli abbondano! 

Longevità 

Come abbiamo già avuto modo di descrivervi in diverse occasioni Elden Ring è un soulslike davvero mastodontico e complesso anche a livello di contenuti secondari. Per queste ragioni completare il gioco nella sua interezza non sarà assolutamente un’impresa semplice e richiederà davvero molto tempo, oltre che pazienza e attenzione. Considerando il gran numero di variabili presenti (a partire dal grado di esplorazione che decideremo di intraprendere fino ovviamente ai semplici tentativi necessari per completare un boss o una nuova zona) è davvero molto complesso dare un valore numerico esatto al tempo necessario per completare il nuovo titolo From Software. Indicativamente parlando, comunque, per completare il gioco nella sua interezza potreste tranquillamente raggiungere e superare senza problemi le 70 ore di gioco

A questo bisogna poi anche sommare l’eventuale partecipazione al comparto multigiocatore di Elden Ring, che non farà altro che aumentare ancor più il contatore delle vostre ore di gioco. Le attività che potrete intraprendere saranno numerose e spazieranno dal parte a invasioni, aiutare amici o perfetti sconosciuti contro boss o specifiche zone fino a difendere i giocatori da invasori. C’è però un punto che potremmo definire svantaggioso e proprio connesso alla vastità del titolo, parliamo della già citata facilità con cui ci si può perdere quest o parti di esse; un elemento che era più o meno innocuo per la serie dei Souls per la relativa velocità con cui si può intraprendere nuove run o entrare in NG+ (cosa che invece in questo caso non è esattamente immediata).

elden ring

Comparto Tecnico

Abbiamo avuto modo di testare Elden Ring su PC con risoluzione 2K e dettagli alti, e complessivamente possiamo dirvi che il titolo si attesta graficamente su ottimi livelli. Qualitativamente potremmo dire che ci troviamo in una via di mezzo tra Dark Souls 3 ed il recente Remake di Demon’s Souls per PS5. Il gioco offre infatti vasti scenari aperti in cui la profondità di campo ed il livello di dettagli ambientali vi lascerà di stucco, mentre nelle aree più chiuse quello che vi salterà immediatamente all’occhio sarà l’altissimo grado di dettagli di qualsivoglia scaffale, ripiano o oggetto. In maniera analoga anche il design e il livello di dettagli di nemici e soprattutto boss sarà davvero eccezionale, con nemici molto diversificati tra una zona e l’altra sia per estetica che per meccaniche (così come le regioni molto ben differenziate e caratterizzate).

Assolutamente nulla da dire, poi, sul comparto sonoro del gioco: sia i doppiaggi di ogni singolo personaggio che le musiche, sempre avvincenti ed affascinanti. Abbiamo il riutilizzo di alcuni asset e modelli, oltre che di animazioni, dai precedenti titoli From Software, ma d’altro canto bisogna comunque tenere in considerazione che non è una cosa così assurda per un titolo di queste dimensioni dato che questo ha permesso agli sviluppatori di focalizzarsi anche su altro. Inoltre se una determinata cosa funziona bene non vediamo perché andrebbe completamente cestinata semplicemente inneggiando alla mancanza di novità (cosa che comunque, come vi abbiamo già detto, non mancherà).

Probabilmente unica vera nota dolente del titolo è data dall’ottimizzazione, che non si limita al solo mondo PC ma raggiunge anche le console. Il titolo è infatti impostato con un limite massimo di 60fps su tutte le piattaforme, ma questo non viene sempre mantenuto. Nel nostro caso anche con una 2080ti ci sono stati frequenti fenomeni di stuttering e di cali di framerate (anche se circoscritti soprattutto a specifiche zone del mondo di gioco). Fortunatamente le ultime patch rilasciate hanno quasi totalmente risolto lo stuttering, mentre nei casi di cali di fps c’è stato un buon attenuamento che ha riportato il titolo nei limiti della giocabilità. Nella nostra intera partita non siamo invece incappati in alcun tipo di bug o glitch, se non alcuni difetti a cui i fan dei Souls saranno ormai abituati (dalla telecamera di non semplice gestione in alcune situazioni fino a nemici in grado di colpirvi senza problemi attraverso superfici solide).

elden ring

In conclusione Elden Ring è davvero stupendo, assolutamente il Souls più vasto  e meglio riuscito dell’intera produzione From Software, sia a livello di contenuti che di profondità di gameplay e di storia del mondo di gioco. L’impronta dello scrittore George R.R. Martin si percepisce nella sceneggiatura e si sposa perfettamente con la direzione di Hidetaka Miyazaki dando vita ad un mondo estremamente complesso e ricco di sfaccettature e dettagli da scoprire. Il gameplay si mantiene sostanzialmente simile a quanto visto nei diversi Dark Souls (il che non è un male considerandone l’efficienza), ma presenta alcuni piccoli dettagli aggiuntivi che migliorano il tutto alla perfezione. La formula open world adottata funziona anch’essa perfettamente, complice soprattutto un mondo colmo di dettagli ed elementi che attireranno continuamente la vostra attenzione. Il tutto coadiuvato da un eccellente livello di dettaglio grafico e sonoro, anche se attualmente necessita ancora di una leggera ottimizzazione aggiuntiva.

Senzaluce, il tuo viaggio sta per iniziare, solo pochi giorni ti separano dall’avventurarti nell’Interregno e dal cercare il tuo posto come Lord Ancestrale. È ora disponibile il nuovo trailer di lancio dell’attesissimo Elden Ring, ma stai attento… in caso volessi scoprire il gioco senza spoiler, questo video (che potrete trovare qui di seguito) contiene personaggi e scene mai viste prima.

Questo trailer di Elden Ring fa seguito al recente “overview trailer” creato con lo scopo di offrire uno sguardo sul mondo di gioco. Il nuovo titolo di Fron Software è ancora prenotabile e sarà disponibile dal 25 febbraio 2022 per PlayStation 5, PlayStation 4, Xbox Series X|S, Xbox One e PC via Steam. Il gioco offre un aggiornamento gratuito a PS5 per i giocatori che hanno acquistato la versione PS4 e supporta Smart Delivery per Xbox, consentendo di giocarlo sia su Xbox One sia su Xbox Series X|S con un singolo acquisto.

Elden ring trailer

Dopo aver girovagato in solitaria e con altri avventurieri per la nuova Sanctuarium di Diablo 2: Resurrected, è giunto il momento di tirare le somme sul ritorno del re degli inferi.

La pubblicazione dell’attesa remaster non è un evento che si può raccontare frettolosamente. È anche una questione di rispetto: parliamo dell’action RPG che ha forgiato la storia dei videogiochi e un’infinità di ex-giovani virgulti.

LA PRIMA VOLTA NON SI SCORDA MAI

Vicarious Visions, lo studio Blizzard responsabile di rimasterizzare Diablo 2 e annessa espansione Lord of Destruction, non si è limitato a donare una nuova veste grafica all’opera originale. Nonostante l’eccellente rinnovamento grafico sia certamente l’elemento che più di ogni altro balza all’occhio, rovistando a fondo in Diablo 2: Resurrected emerge qualcosa che trascende l’impatto estetico più moderno, sicuramente più al passo coi tempi e adatto a invogliare i veterani ma anche chi non c’era nel 2000 a intraprendere un viaggio che merita d’essere compiuto almeno una volta nella vita (a meno che non si sia mortalmente allergici agli hack’n’slash, naturalmente). Diablo 2 era ed è tutt’ora brutalmente impervio se approcciato senza le conoscenze giuste, ma proprio per questo anche follemente assuefacente se gli si lascia una fessura interiore in cui infilarsi.

Effetti grafici

Uno dei pregi di questa edizione è che riesce a ricordarci quanto, a modo suo, Diablo 2 sia ancora speciale. Qualcuno aveva etichettato la riesumazione del Demonio come mera mossa commerciale per colpire i fan là dove sono più sensibili, tra i ricordi e la nostalgia, magari per riaccendere l’hype intorno al franchise in vista di un quarto capitolo che deve riavvicinare i fan dopo un terzo episodio di cui tutto si può dire tranne che abbia raccolto consensi unanimi. Potrebbe esserci del vero in questa chiave di lettura della vicenda, ma ciò che importa davvero è che un’operazione potenzialmente rischiosa – tenendo conto delle acque burrascose in cui attualmente naviga il colosso di Irvine non oso pensare cosa sarebbe successo con un nuovo caso Warcraft 3: Reforged – alla prova sul campo si è rivelata ciò che ogni fan auspicava: una remaster con gli attributi più cubici di un Cubo Horadrim.

Uno dei pregi di questa edizione è che riesce a ricordarci quanto, a modo suo, Diablo 2 sia ancora speciale a dispetto dei lunghi anni trascorsi

Un massacro dopo l’altro, infatti, il feeling e le sensazioni che si avvertono sono grossomodo le stesse di ventuno anni addietro, nel bene e nel male. Il gameplay senza pietà né età con cui abbiamo flirtato anni fa (tanti hanno continuato a frequentarlo fino ad oggi, a onor del vero) è ancora qui a tormentarci l’esistenza, quasi come se lo scorrere del tempo fosse solo pioggia sul parabrezza della nostra vita e il tasto Gioca il tergicristallo. Il 23 settembre il timore che il capolavoro maledetto avesse perso tutto o parte del suo macabro fascino si è vaporizzato istantaneamente, fin dal nuovo trailer introduttivo che sostituisce quello vintage e mostra un Tyrael non migliore, non peggiore, semplicemente diverso ma uguale.

Le battaglie con più giocatori sono un tripudio di effetti visivi, colori e interiora.

Ed è proprio così che è Diablo 2: Resurrected: diverso ma uguale. Il nuovo impianto grafico ci offre una versione ammodernata dell’immortale GdR d’azione da affiancare all’originale, anzi da poggiarci direttamente sopra dacché sotto a una pelle resa più attuale dalle meraviglie tecnologiche odierne scorre intatta l’epidermide pixellata di una volta. Su PC la si può ammirare premendo G, su console serve una coppia di tasti che alcuni, quelli che possiedono un ricordo di questo o quell’anfratto, magari si ritroveranno a pigiare più spesso del necessario per gustarsi il romantico lusso di un fugace salto nel tempo alla ricerca di differenze e reminiscenze.

DIABLO 2 CONQUISTA LE CONSOLE

Diablo 2: Resurrected non porta con sé stravolgimenti a livello contenutistico, non apporta sostanziose novità né ritocca le meccaniche di una struttura ludica ormai storica. Detto del Forziere condiviso che evita i di affidarsi ai personaggi muletto e dell’auto-loot dei gold opzionale, a conti fatti resta poco altro lato gameplay di cui disquisire. Finanche il multigiocatore è rimasto tale e quale come hanno svelato questi giorni fatti di party improvvisati e cadaveri di amici ritrovati, abilità che lavorano efficacemente in sinergia e insospettabili ninja del loot (regola d’oro: mai far cadere un oggetto utile).

Al day one i server sono implosi e moltissimi non sono riusciti a giocare, segno che l’infrastruttura non ha retto l’immenso affetto che la comunità ha riversato contro i cancelli degli Inferi Fiammeggianti appena aperti. Fortunatamente i giorni successivi le cose sono migliorate, c’è stato un update, il comparto online ha funzionato correttamente e le scorribande si sono susseguite senza soluzione di continuità.

Battaglie

Per quanto concerne la componente sociale delle partite online su console manca qualcosa, la ruota delle emote fa sentire limitati nelle interazioni con il prossimo, ma nel complesso la prima volta in assoluto del re oltre i confini PC è promossa a pieni voti. A causa della mia esperienza pregressa con l’originale e in generale con gli hack’n’slash, la convincente trasposizione su console non mi ha fatto cambiare idea sul fatto che un gioco così dia il meglio di sé con mouse e tastiera. La mia scarsa agilità col pad però non può impedirmi di notare gli sforzi di Diablo 2: Resurrected per permettere a chiunque lo desideri di vivere l’epica battaglia tra Bene e Male tramite un controller.

Il gioco funziona egregiamente su console: non avete più scusa per non giocare un’epopea capace di durare altri vent’anni

Tra auto-target smart, riorganizzazione dell’inventario o dalla cintura per le pozioni e opzioni di personalizzazione dell’esperienza, tutti ma proprio tutti (la remaster è disponibile per tutte le console, c’è la cross-progression ma al momento non il cross-play) hanno la possibilità di godersi ogni infernale Atto sulla piattaforma che preferiscono. Alcune difficoltà con l’inventario penso siano da mettere in conto se si opta per la versione console e non si è granché abituati a destreggiarsi con le levette, ma il gioco funziona egregiamente su console sicché non ci sono più scuse per non giocare un’epopea che offre talmente tanto da poter durare altri vent’anni.

LASCIATE OGNI SPERANZA, VOI CH’ENTRATE

Quel tutti di poco fa è un’esagerazione, mi correggo. A meno che non si abbia amato l’originale o non si adori il genere degli hack’n’slash, se si è al primo appuntamento col Demonio secondo Blizzard ci vuole forza di volontà per amare la sua versione ammodernata, la stessa che serve per superare i momenti difficili e alcune spigolosità proprie di un altro periodo storico. Mi riferisco a quella sana tenacia che spinge a documentarsi sulle abilità, sulle build migliori, sul funzionamento di ognuna delle sette classi (Amazzone, Barbaro, Negromante, Paladino, Incantatrice, Assassina, Druido) e sulle statistiche o skill su cui è più saggio investire i preziosi punti abilità ottenuti.

Oggi come allora questo non è un gioco a cui interessa prendere per mano il giocatore, quando si muore bisogna recuperare i propri averi lì dove marcisce il proprio cadavere, l’incubo non dà mai tregua perché non c’è nessuna comfort zone in cui rilassare le membra a esclusione degli HUB da cui lanciarsi nell’immondo ignoto generato proceduralmente.

Multigiocatore

Bene così, è questo che ci si aspettava da Vicarius Visions. Addolcire una pillola che è diventata leggenda proprio per il suo sapore dannatamente duro sarebbe stato un passo falso imperdonabile. Probabilmente ciò sarà un deterrente per alcuni e non li si può biasimare, i ventuno anni di Diablo 2 si sentono tutti dacché nel corso degli anni le meccaniche che lo hanno reso famoso sono state perfezionate e modificate. Oggi fa specie ritrovarsi a imprecare per il risicato spazio nell’inventario, per la meccanica dell’identificazione o per il diabolico reset dei talenti. Tuttavia, a prescindere dai gusti e dalle inclinazioni personali, tralasciando per un istante chi sa già cosa aspettarsi, in ottica nuove leve ciò può considerarsi forse perfino un valore aggiunto allorché permette a Diablo 2: Resurrected di distinguersi dalla massa.

PARADOSSALMENTE, LE MECCANICHE PIÙ ARCAICHE DI DIABLO 2 RESURRECTED SI TROVANO AD ESSERE UNA VENTATA D’ARIA FRESCA IN UN MERCATO AFFOLLATO DI TROPPI CLONI TUTTI UGUALI

Nell’affollato segmento di mercato dove trova il suo meritatissimo posto questa ottima remaster non è raro trovare produzioni fin troppo simili tra loro, ergo Diablo 2: Resurrected sembra quasi una ventata d’aria fresca. Inutile girarci ancora intorno, finalmente il dado è tratto, la grande paura è volata via come un uno stormo di corvi che ha finito il suo macabro banchetto: il fascino maledetto ma irresistibile di Diablo 2 è salvo, sotto la moderna veste che ne modella l’ossessionante silhouette c’è un cuore grondante di sangue ed è lo stesso di un tempo che, oggi più che mai, ci appare molto meno lontano.

In breve: Diablo 2: Resurrected è una remaster riuscita. L’operazione di ammodernamento non ha intaccato la sfera delle sensazioni, il feeling di una volta è lo stesso così come è ancora presente tutto ciò che un’esperienza tanto inflessibile quanto ipnotica sapeva regalare nel 2000. Con i suoi pregi e i suoi difetti volutamente smussati solo in minima parte, confermandosi unico nel suo genere non solo per l’effetto nostalgia su cui i Vicarius Visions hanno puntato, il capolavoro di Blizzard è stato scaraventato ventuno anni in avanti con un incredibile rispetto per l’originale. Oggi come ieri non è un action RPG adatto a tutti, ma che goduria ritrovare il Demonio in una nuova veste.

Piattaforma di prova: PlayStation 5

Com’è, come gira: I cali di fps dell’Alfa sono spariti, così come la lag in game nei giorni della pubblicazione. Comparto grafico ben fatto, non perfetto. Le animazioni non sono il top della fluidità eppure funzionano perché non rovinano la sensazione di giocare a un titolo d’altri tempi abbellito da novità grafiche come l’illuminazione dinamica o i nuovi effetti grafici. Caricamenti fulminei, colonna sonora da applausi da applausi, bene la possibilità di scegliere fra Prestazioni (60fps) o Qualità (30fps ma aspetto migliore).