Gunfire Reborn è un gioco pubblicato come accesso anticipato dallo studio indipendente di Duoyi Interactive Entertainment il 28 Novembre 2020. Trattandosi di un early access vogliamo innanzitutto iniziare con il dire che questa recensione sarà riferita a quanto pubblicato e aggiunto fino ad oggi in questo titolo, il quale però ha già una roadmap programmata dal team di sviluppo per questo 2021 e che vede una release definitiva verso l’inizio dell’ultimo trimestre di quest’anno.

Gunfire Reborn si presenta dunque come un titolo che vuole unire molti generi per creare un qualcosa di unico. Lo scheletro portante del gioco è dato dalla struttura tipica dei cosiddetti Roguelite ovvero titoli caratterizzati da livelli generati casualmente e con permadeath (una volta morti si deve per forza ricominciare da capo). La morte come parte integrante del gioco è però, a differenza dei Roguelike (versione “originale” di questo genere particolare), un elemento essenziale per diventare più forti e riuscire ad avanzare sempre più nel gioco. Nel corso di ogni partita otterremo infatti una valuta di gioco, chiamata Essenza dell’anima, e che, dopo la nostra sconfitta, potremo utilizzare per sbloccare nuovi talenti così da migliorare le nostre statistiche, capacità di munizioni e tanto altro. Eventualmente potremmo anche considerare di “investire” questa valuta particolare per rianimarci una volta; questo anche perché tutti i punti di fine partita non spesi andranno persi per sempre non essendo cumulabili.

Da buon Roguelite, inoltre, ogni partita è resa diversa dalla precedente non soltanto grazie alla casualità delle mappe dei vari livelli, ma anche e soprattutto dal loot ottenuto dai nemici. Ogni avversario sconfitto avrà infatti una probabilità di lasciarci (oltre alla valuta per potenziare il nostro personaggio e monete) delle armi da poter utilizzare; per la precisione sono attualmente presenti un totale di 44 armi suddivise in 8 diverse categorie che spaziano dalle semplici pistole ad armi corpo a corpo e lanciamissili. Ogni arma è caratterizzata da alcune caratteristiche predeterminate come il danno, la probabilità di critico o la dimensione del caricatore, ma ogni oggetto avrà diverse “incisioni” le quali aggiungono diversi bonus passivi che possono fare la differenza. Esplorandole diverse aree di gioco potremo inoltre spendere l’oro accumulato nei nostri incontri con un mercante e un fabbro; il primo ci permetterà di acquistare oggetti come munizioni e armi, mentre tramite il secondo potremo potenziare le armi in nostro possesso incrementando il loro danno.

gunfire reborn

Se quanto detto sinora non dovesse bastare a soddisfare la vostra sete di varietà non temete, ci saranno le “pergamene” a soccorrervi. Questi oggetti sono indispensabili per potenziare in maniera importante il vostro personaggio e le vostre statistiche e riuscire ad avanzare nel gioco il più possibile. Si tratta di oggetti reperibili in dei forzieri che otterremo dopo aver ripulito ogni area dai nemici presenti, dopo aver completato le cosiddette stanze del tesoro (sfide ricche di nemici o di trappole da evitare), da forzieri unici che potremo aprire solo spendendo un certo quantitativo di oro o consumando un determinato quantitativo di salute, oppure ancora come loot casuale dai nemici. Le pergamene costituiscono dunque la base portante delle nostre build e alcune potrebbero anche aggiungere ottimi bonus ma al contempo malus.

La maggior parte degli oggetti descritti fino a questo punto non potranno però essere ottenuti sin dalla nostra prima partita: per sbloccare molte armi e pergamene come loot dai nemici dovremo necessariamente prima completare delle sfide. Queste ci richiederanno quasi sempre di sconfiggere un determinato numero di un tipo specifico di nemico (o sua variante elite) o di farlo in un modo particolare e risulta essere un modo eccellente di esaltare la natura Roguelite di Gunfire Reborn, rendendoci più semplice ogni partita successiva dopo aver sbloccato ad esempio una determinata arma che potremo trovare, con un po’ di fortuna, già nei primi minuti di gioco. Ogni nuovo tipo di nemico sconfitto andrà inoltre a sbloccare una relativa descrizione nel cosiddetto Logbook anche se, purtroppo, non si tratta al momento di dettagli che aggiungono lore o che ci possono suggerire punti deboli specifici.

gunfire reborn

Alle caratteristiche da Roguelite descritte fino a ora vanno inoltre ad aggiungersi altri elementi tipici di giochi di ruolo o sparatutto in prima persona. Abbiamo infatti, ad esempio, una schivata il perfetto stile Dash di DOOM (così come il sistema di shooting rapido paragonabile a un FPS Arena), armi che applicano determinati status più o meno forti contro corazze, scudi o salute normale, ma anche un roster di diversi personaggi tra cui scegliere. Si tratta allo stato attuale di quattro personaggi diversi, ciascuno caratterizzato da determinate statistiche di salute, scudo e armatura, una propria granata specifica e da un’abilità definitiva. Il primo eroe utilizzabile sin da subito è il Principe ereditario, un gatto dotato di una granata fumogena che danneggia e diminuisce la precisione dei nemici, oltre che l’abilità definitiva rappresentata da un globo che blocca i nemici colpiti sul posto infliggendo loro danno e aumentandone il danno subito. I personaggi successivi saranno sbloccati dopo aver raggiunto con i precedenti determinati livelli di Talento (cosa che vi richiederà non poco tempo).

Gunfire Reborn presenta infine una grafica molto particolare che risulta essere molto interessante nonostante la semplicità, anzi, è proprio questa semplicità a renderla tanto valida. Potremmo infatti paragonare lo stile grafico di questo gioco alla serie di Borderlands per quanto riguarda il cell shading, il tutto è però caratterizzato da un basso numero di poligoni (low poly) che rendono i modelli di tutti i personaggi, nemici e ambienti molto minimali. Ciononostante tutto è reso molto unico e ben differenziato dal resto: ogni macro area presenta i propri elementi distintivi e nemici completamente differenti dalla precedente, così come le bossfight finali di ogni livello (per le quali dovrete necessariamente essere preparati a dovere per poter sperare di avere una possibilità), tutte uniche e divertenti da giocare. Concludiamo con il dire che il titolo può essere giocato interamente in coop con un massimo di quattro amici o giocatori incontrati casualmente in matchmaking, cosa che semplifica non poco le partite e soprattutto rende il tutto molto più divertente e rigiocabile (soprattutto considerando la possibilità di scambiare oggetti e armi).

gunfire reborn

In conclusione con Gunfire Reborn ci troviamo di fronte a un gioco davvero molto ricco e valido, per il quale il team di sviluppo indipendente sembra avere grandi piani per il futuro, inclusa una versione per console e una modalità campagna principale da affiancare alla modalità Roguelite, così come nuovi oggetti, armi, boss, nemici e aree di gioco. Abbiamo inoltre un gameplay molto veloce e divertente da esplorare in ogni suo aspetto, soprattutto divertendosi a fare tutto ciò in compagnia di amici. Considerando questo e l’importanza che gli sviluppatori stanno dando all’utenza, non è una sorpresa che il gioco in pochi mesi sia riuscito a raggiungere il traguardo di un milione di copie vendute e che ci siano attualmente sulla pagina Steam un totale di oltre 30 mila recensioni positive. Per queste ragioni non possiamo che consigliare Gunfire Reborn sia ai fan dei Roguelite, ma anche a tutti quelli che vogliono provare ad approcciarsi al genere.

Gunfire Reborn si aggiorna alla versione 1.29 e, per celebrare questo nuovo update ricco di contenuti, ma soprattutto per celebrare il capodanno Lunare (del 12 Febbraio) il titolo è in sconto per un periodo limitato. Si tratta di un titolo che ha ormai riscosso un ottimo successo attraverso la piattaforma di Steam accumulando in breve tempo oltre 30 mila recensioni, di cui la quasi totalità di tipo positivo, sulla piattaforma stessa. Il gioco unisce elementi FPS ai classici dei Roguelite aggiungendovi anche un pizzico di RPG creando una formula davvero interessante e divertente, soprattutto se giocato con altri amici.

gunfire reborn

Il nuovo aggiornamento 1.29 include innanzitutto un nuovo eroe giocabile chiamato Lei Luo, il quale utilizza l’elettricità che nasce da alcuni tatuaggi presenti sul suo corpo dalla nascita per potenziare i suoi attacchi e colpire i nemici. Troviamo anche due nuove armi (un arco e una katana) che potremo ottenere casualmente dai nemici dopo aver completato la relativa sfida, ma anche nuovi talenti per potenziare il nostro personaggio nel corso di ogni run, nuovi set di livelli e ultimo, ma non per importanza, due nuove tipologie di nemici da affrontare nelle diverse aree di gioco.

Abbiamo infine una serie di bug fix e migliorie, il tutto esplorabile nel dettaglio tramite la pagina Steam dedicata a questo aggiornamento di Gunfire Reborn che potete trovare a questo link. Vi ricordiamo infine che lo sconto del 21% attualmente presente sarà disponibile solo fino al 15 Febbraio, pertanto se avete intenzione di acquistare o provare questo titolo vi consigliamo di approfittarne il prima possibile!

Lo studio di sviluppo di Duoyi Interactive Entertainment è lieto di annunciare che il suo recente titolo Gunfire Reborn ha raggiunto il totale di un milione di copie vendute sin dal suo lancio del 28 Novembre. Parliamo inoltre di numeri in continua crescita dato l’ottimo riscontro positivo ricevuto da parte del pubblico.

Gunfire reborn

Questo titolo si distingue per le grandi possibilità offerte nel corso degli scontri a fuoco che dovremo affrontare. Sarà infatti possibile utilizzare tre diversi eroi antropomorfi, ciascuno dotato di abilità uniche. Questo, unito alla natura Roguelite di Gunfire Reborn renderà ogni partita diversa portando al giocatore una sempre nuova esperienza creata casualmente. Sarà infatti possibile imbattersi in una grande varietà di nemici, trovare diversi incantesimi per aiutarci negli scontri, ma soprattutto un gran numero di armi diverse. Queste ultime, inoltre, presenteranno delle iscrizioni (anch’esse casuali) in grado di aggiungere alcuni bonus come danno aumentato, caricatori migliorati, numero di proiettili sparati e tanto altro.

Qui di seguito potete trovare i risultati ottenuti dal team di sviluppo nel corso di questi mesi, grazie anche al lavoro svolto insieme ai giocatori e alla community che si è venuta a creare attorno a Gunfire Reborn.

Gunfire reborn

Per celebrare quest’ultimo traguardo gli sviluppatori hanno in programma diversi giveaway sui loro canali social ufficiali (Facebook and Twitter). Il team vuole infine ringraziare tutti i giocatori: “Siamo grati a tutti i nostri utenti, che consideriamo come veri e propri sviluppatori di Gunfire Reborn”.

Sono inoltre in arrivo diversi aggiornamenti che andranno a migliorare il gioco sotto diversi aspetti. Oltre ai due aggiornamenti maggiori già pubblicati nel corso di questo autunno e inverno, vedremo innanzitutto arrivare un primo update con nuovi boss, armi e soprattutto un nuovo eroe!

Nella Roadmap che potete trovare qui di seguito possiamo inoltre notare altri piani futuri per nuovi contenuti come altre armi, eroi, una rivisitazione della struttura dei talenti in arrivo nel corso dell’estate di quest’anno, fino a giungere all’autunno del 2021 con la release completa del gioco. È infatti in arrivo una vera e propria modalità campagna dedicata, ma anche la pubblicazione di Gunfire Reborn su console e persino dispositivi mobile (il tutto ereditando i contenuti e il gameplay della versione PC).

Godfall è una nuova IP creata da Counterplay Games e Gearbox Software e pubblicata il 12 Novembre per PC e PlayStation 5. Si tratta di un titolo ambizioso che vuole unire elementi di generi diversi creando una sorta di Destiny incentrato sul combattimento all’arma bianca, un vero e proprio action RPG in stile hack & slash incentrato sulla raccolta continua di nuovo loot per potenziare al massimo il nostro personaggio. Quale sarà stato il risultato?

Trama

Prima di iniziare a parlare nel dettaglio della trama di Godfall è importante sottolineare il fatto che non si tratta assolutamente di un titolo story-driven, pertanto questo lato del gioco non riveste particolare importanza, soprattutto se parliamo della narrazione primaria che ci viene mostrata. La nostra avventura avrà infatti inizio nei panni di un personaggio chiamato Orin dopo aver subito una pesante sconfitta da parte di suo fratello Macros, il quale, ormai ubriaco di potere, ha tradito la fiducia del primo e ha intenzione di compiere un rituale per diventare un vero e proprio dio. Il nostro obiettivo sarà dunque quello di fermare i piani di nostro fratello eliminando tutti i suoi luogotenenti (essenziali per il rituale) fino a sconfiggerlo, ma non prima di aver trovato alcuni  importanti alleati che ci aiuteranno sotto più punti di vista. 

Godfall

Quanto detto sinora, purtroppo, riassume praticamente tutto ciò che compone la campagna principale del titolo, lasciando così anche poco spazio per eventuali approfondimenti sui pochi personaggi secondari o a colpi di scena. In compenso risulta essere ben più interessante il lavoro svolto relativamente alla lore del gioco. Questa ci verrà infatti presentata attraverso delle tavolette che potremo raccogliere nelle diverse aree di gioco, ma anche tramite la descrizione delle varie tipologie di nemici che ci troveremo ad affrontare (boss inclusi). 

Tutta la lore di Godfall, raccolta in un pratico codex, ci andrà a spiegare sia i punti di vista dei due fratelli sugli eventi che li hanno condotti allo stato presente, ma anche (e soprattutto) che cos’è il mondo di Aperion e quali eventi lo hanno segnato, chi è la razza dei Valoriani a cui noi stessi apparteniamo, che cosa sono le Valorpiastre e così via. Non parliamo di una mole abnorme di contenuti (alcuni dei quali sarebbero potuti anche essere approfonditi ulteriormente) ma piuttosto di interessanti dettagli per fornire a tutto un contesto. Nel complesso dunque abbiamo fortunatamente questa parte di narrativa che corre in soccorso alla trama principale, la quale risulta essere poco valorizzata persino per un gioco che vuole focalizzarsi soprattutto sul lato del gameplay.

Godfall

Gameplay

Il fulcro centrale di Godfall è senz’ombra di dubbio il gameplay, e in questo ciò che riveste maggior importanza è sicuramente il combat system. Nel corso degli anni i giochi di combattimento all’arma bianca hanno infatti esplorato e sfruttato le possibilità di gameplay nei modi più disparati. Ciò ha indubbiamente reso difficoltoso lo studio di caratteristiche innovative per rendere meno monotono il genere. Questo “RPG slasher looter”, come definito dagli sviluppatori stessi, riesce invece a proporci alcuni nuovi spunti interessanti anche se, dall’altra parte, sfrutta poco degli elementi che potremmo definire basilari

Partendo da questa “nota dolente” del combat system non possiamo esimerci dal parlare delle combo; le nostre possibilità in questo senso sono sostanzialmente rappresentate da un attacco leggero (con una combo a quattro colpi) e uno pesante (a tre colpi), i quali possono combinarsi unicamente in una combo a quattro colpi con tre leggeri e uno pesante. Questa limitatezza si fa purtroppo sentire di tanto in tanto, e si tratta di un particolare che avrebbe portato il tutto molto più vicino alla perfezione. Dall’altra parte abbiamo infatti due tipologie di attacchi speciali con l’arma (legate alla carica di una barra), poteri (dal risucchio vitale all’indebolimento delle resistenze nemiche) e diversi attacchi utilizzando lo scudo (incluso il suo lancio).

Il lavoro più interessante è stato però svolto nell’incentivare il giocatore all’uso combinato di attacchi leggeri e pesanti (e proprio per questo l’assenza di molte combo si fa sentire), ma anche al variare tra le due armi che potremo equipaggiare. Nel primo caso parliamo del cosiddetto accumulo di Sgretolanima, ovvero un danno che viene accumulato con gli attacchi leggeri (oltre ovviamente al normale danno degli stessi) per poi essere rilasciato da quelli pesanti rendendo indispensabile l’uso combinato dei due per massimizzare i danni. Nel secondo caso ci riferiamo invece a uno speciale attacco ad area che viene rilasciato quando si cambia l’arma e quella riposta si è caricata a sufficienza.

Godfall

Ogni nemico presenta inoltre una barra dello stordimento che va a riempirsi con ogni colpo subito, soprattutto se pesante, o quando un suo attacco viene da noi parato (con il cosiddetto parry) fino ad esporlo a un potente, e spesso letale, attacco o nel caso dei boss lasciandoli vulnerabili per alcuni secondi. Nel corso dei combattimenti dovremo infine gestire la telecamera per puntare e colpire i punti deboli dei nemici che vengono esposti in determinati casi (ad esempio dopo un attacco sferrato o essere stati sbilanciati da un parry). Questi ultimi ci permettono di infliggere danni aumentati e, una volta colpiti, sbilanceranno l’avversario spesso scagliandolo a terra. L’utilizzo di quanto descritto sinora, associato all’uso di schivate e altre manovre farà la differenza in ogni combattimento.

Di fianco a questo interessante combat system troviamo la parte RPG di Godfall: molte delle abilità e possibilità descritte fino ad ora dovranno essere innanzitutto sbloccate tramite una sorta di albero delle abilità. Otterremo punti abilità dopo essere saliti di livello, dopo aver completato determinate missioni o al completamento di alcune sfide di gioco chiamate “meriti”. Questo titolo è inoltre un gioco di ruolo incentrato sul loot di diversa rarità (dal comune al leggendario) con armi, ciondoli, amuleti, aumenti e anelli in grado di dare un grande numero di bonus passivi che spaziano dalla probabilità critico a determinati status alterati. Le armi in particolare possono infliggere danni fisici o elementali (tra shock, gelo, fuoco e vuoto) e sono divise in spade lunghe, spadoni, armi ad asta, lame doppie e martelli.

Godfall

Il loot si estende però anche a risorse essenziali sia per potenziare le nostre armi (tramite la forgia) ma anche, e soprattutto, per costruire nuove Valorpiastre. Si tratta delle corazze che il nostro protagonista potrà indossare, ciascuna caratterizzata da una propria estetica, bonus passivi (come probabilità di infliggere sanguinamento o accumulo extra di Sgretolanima) e una sorta di slot di potenziamento in cui inserire gli aumenti citati poc’anzi. In aggiunta ogni Valorpiastra avrà una propria “Furia dell’Arconte”, ovvero un’abilità finale che garantisce alcuni importanti bonus extra per alcuni secondi, o in alcuni casi crea alleati o oggetti che danneggiano continuativamente i nemici nei paraggi. Le risorse per creare queste potenti armature dovranno essere ricercate semplicemente esplorando determinate aree di gioco.

Sotto questo punto di vista il mondo di Godfall è organizzato in tre macro aree, ovvero il regno della Terra, dell’Acqua e dell’Aria. Queste possono essere esplorate partendo dal nostro HUB centrale, essenziale per selezionare la missione da giocare o l’eventuale esplorazione libera. Parlando delle missioni queste sono rappresentate da quelle legate alla storia principale, e dalle cacce a diversi boss secondari. Le prime risultano essere semplicemente delle introduzioni alle aree e dei “modi narrativi” per avvicinarci al boss finale della zona (rappresentato da un luogotenente di Macros), mentre le cacce ci serviranno a ottenere dei sigilli per poter accedere al luogotenente stesso.

Godfall

Come conseguenza ci ritroveremo a ripetere una stessa missione di caccia anche più di una volta per poter accumulare abbastanza sigilli. Questo problema purtroppo non viene risolto dalla presenza di obiettivi secondari opzionali casuali in ogni missione, né tantomeno dalla possibilità di continuare ad esplorare alla fine di una missione per raccogliere degli scrigni unici in grado di fornirci un buon bottino. Piccola nota a parte va poi alla difficoltà dei boss finali di ogni regno, concentrata quasi unicamente su uno dei luogotenenti e su Macros stesso. Questa situazione di ripetitività finisce poi per aggravarsi nella fase di endgame con la cosiddetta Torre delle prove (una serie infinita di sfide che ci permetteranno di guadagnare un enorme quantità di loot) e le Pietre del sogno

Le Pietre del sogno costituiscono una riproposizione con difficoltà aumentata di alcune missioni e bossfight principali e con l’aggiunta di modificatori del boss e per noi. Questi modificatori vanno ottenuti (o nel caso del boss finale scoperti) attraverso tre round preparatori nei quali dovremo affrontare ancora le stesse cacce proposte nei tre regni o la riproposizione di altre missioni legate alla campagna. L’endgame di Godfall rappresenta dunque un punto a sfavore, la cui ripetitività non viene compensata neanche da un particolare obiettivo a spronarci (se non il raggiungimento del livello massimo, lo sblocco di tutte le abilità e l’ottenimento di loot migliore e più raro).

Longevità

Godfall non è, purtroppo, un titolo particolarmente longevo proprio a causa dei problemi descritti poc’anzi. La campagna principale può essere infatti  completata in poco più di sei ore, mentre la parte relativa all’endgame, senza un vero incentivo, potrebbe non portarvi a spenderci molte ore. Si tratta di un vero peccato sia per il gameplay di base molto divertente e con meccaniche ben studiate, ma anche perché la possibilità di giocare in cooperativa con altri amici potrebbe aprire un gran numero di possibilità (che allo stato attuale delle cose potrebbe comunque non essere sufficiente e superare la ripetitività). Vogliamo infine sottolineare che è possibile giocare in cooperativa soltanto con amici in possesso del gioco; non è infatti presente un matchmaking per permettervi di giocare con altri utenti casuali.

Comparto Tecnico 

Concludiamo questa recensione di Godfall parlandovi di quello che costituisce tutta la parte tecnica del gioco, partendo innanzitutto dalla grafica. Abbiamo avuto modo di provare il titolo su PlayStation 5 e l’impatto d’insieme è davvero ottimo: graficamente il titolo si presenta con ottime texture (ben definite) e modelli, ma soprattutto con un notevole lavoro svolto sugli effetti, particellari e illuminazione. In tutto questo il titolo riesce a girare abbastanza fluidamente sui 60 fps, anche se in determinate circostanze abbiamo riscontrato alcuni cali non troppo drastici. Restando in tema PlayStation 5 una piccola nota a parte va al Dualsense che purtroppo non viene sfruttato in modo particolarmente eclatante.

Ottimo anche il lavoro svolto sul design dei territori che potremo esplorare, ma anche su tutti i personaggi, nemici, armi e valorpiastre! Il lato del sonoro si presenta di buon livello con doppiaggi in sola lingua inglese che ben si adattano ai vari personaggi, ma soprattutto grazie alle musiche e agli effetti sonori che risultano essere sempre avvincenti e in grado di dare grande enfasi a ogni azione. Sul lato di bug e glitch non abbiamo riscontrato nulla di particolarmente deleterio tranne per un unico crash del gioco nelle prime ore o l’audio che in un’occasione è venuto a mancare, mentre in un’altra ha finito per ripetere uno stesso suono fino alla fine della missione.

Nel complesso Godfall risulta essere un gioco godibile ma che avrebbe potuto dare molto di più, con alcuni piccoli accorgimenti che avrebbero reso il combat system vicino alla perfezione (oltre che unico come è già), o magari una campagna principale più viva lasciando meno l’idea che si tratti più di una boss-rush. Purtroppo infatti l’eccessiva ripetitività delle missioni, sia nella campagna che nella fase successiva di gioco, lo rende poco adatto all’utilizzo per molte ore (portandovi anche solo l’esempio di una campagna che, anche se in sole sei ore, finisce per costringerci a ripetere più di una missione). Considerando che il gioco sembra poter (o voler) lasciare spazio ad altro speriamo che il tutto venga rimpinguato ed espanso quanto prima con nuovi contenuti e possibilità offerte, da una personalizzazione dettagliata fino a nuovi scontri, missioni e possibilmente meccaniche per incentivare l’approfondimento dell’endgame.

Dopo la recente uscita del nuovo Cyberpunk 2077 compare un inaspettato crossover con Death Stranding con numerose novità nell’ultimo titolo di Hideo Kojima. Questo probabilmente come parte di un accordo nato tra i due sviluppatori che ha visto Hideo Kojima in persona fare la sua comparsa nell’ultimo titolo di CD Projekt RED con una sorta di cameo. In questo caso però parliamo di un vero e proprio evento che andrà ad unire questi due mondi, in esclusiva per gli utenti PC, permettendo ai giocatori di intraprendere nuove missioni e ottenere nuovi oggetti unici.

death stranding cyberpunk

Ci sarà infatti la partecipazione di diversi personaggi e della lore dal mondo di Cyberpunk 2077, nella versione di gioco 1.05 di Death Stranding, ma anche:

  • Moto a tre ruote a tema Cyberpunk 2077;
  • “Braccio Johnny” realizzato sul modello del braccio robotico di Johnny Silverhand, che può essere equipaggiato ed utilizzato in game; 
  • Nuovi ologrammi, tra cui l’ologramma di un veicolo volante “Trauma Team” per alcune costruzioni;
  • Svariati oggetti estetici, tra cui gli occhiali di Johnny Silverhand.

In aggiunta questo crossover introduce anche una nuova funzione di Hacking che permette a Sam Bridges di mirare ai macchinari nemici e applicare effetti di stato negativi. I giocatori possono ora bloccare l’attivazione dei sensori dei Muli per un periodo di tempo limitato, stordire gli Odradeks nemici e anche mandare in cortocircuito l’elettronica dei veicoli dei Muli, per bloccarne i movimenti. In conclusione, per celebrare questo nuovo evento, Death Stranding sarà acquistabile con uno sconto del 50% su PC (tramite Humble Bundle, Steam e Epic Store).

Potrebbe essere difficile da credere, ma sono già passati nove anni dalla release di Fallout: New Vegas avvenuta il 19 Ottobre del 2010. Nonostante la veneranda età, rimane secondo noi uno dei migliori Fallout. Comunque il mondo dei videogiochi si è evoluto e oramai New Vegas comincia ad avere un sapore di ”old school” ad essere onesti. Quindi la cosa che più ci preoccupava di The Outer Worlds era proprio vedere come questo concetto di gioco si sarebbe adattato ai nuovi standard. Preoccupazioni del tutto motivate a nostro avviso visto che questo nuovo titolo presenta davvero poche innovazioni. Questo, comunque, non può necessariamente ledere totalmente questo tipo di esperienza di gioco e far sì che non risulti intrigante ed appassionante.

Il gioco offre ben quattro livelli di difficoltà: Facile, Normale, Difficile e Supernova, l’ultimo è una modalità sopravvivenza in cui le risorse sono limitate, i nemici sono più potenti e i compagni possono morire definitivamente. Inoltre, data la grande possibilità di scelte possibili e di finali offerti dal gioco, Obsidian stessa consiglia di rigiocare più volte il gioco così da riuscire a provare ogni tipo di scelta e relativa conseguenza sulla vostra pelle!

Uno strano senso di dejà vu

Si possono trovare molte analogie con Fallout, ed anche la storia del nostro eroe ha dei chiari richiami alla serie. In una timeline alternativa, la Terra ha formato delle colonie nello spazio, queste sono state fondate da grandi corporazioni che vi hanno anche realizzato dei veri e propri governi. Una di queste colonie è il sistema di Halcyon. Vi risvegliate in una gigantesca nave colonizzatrice, e scoprite di essere rimasti ibernati per 70 anni perché qualcosa è andato storto. Il vostro salvatore, uno scienziato chiamato Dr. Phineas Wells, aveva le risorse necessarie per svegliare soltanto un soggetto, che ovviamente si tratta del nostro personaggio. Il dottore ci racconta che la seconda nave colonizzatrice non ha avuto alcun problema ed ha colonizzato il sistema nel frattempo. Per qualche ragione, però, Wells non ha interesse a svegliare gli altri coloni presenti sulla nave, e voi dovrete scoprire il perchè!

Possibilità infinite

A inizio gioco ci viene data l’opportunità di scegliere alcune abilità principali del nostro protagonista, selezionando attributi, stato sociale e alcune caratteristiche, oltre la modifica facciale del nostro alter-ego, completamente personalizzabile grazie a un editor abbastanza completo che può soddisfare le esigenze di tutti.

Ogni volta che saliamo di livello ottenendo esperienza possiamo decidere di attribuire dieci punti a una delle nostre caratteristiche, come ad esempio l’hacking, lo scassinamento, oppure la persuasione, l’intimidazione o le armi a distanza. Fino a livello 50, le caratteristiche possono aumentare in blocco (ci sono blocchi di tre abilità simili raggruppate), mentre invece per portarle al livello 100 è necessario aumentare ciascuna singolarmente all’interno dello stesso blocco. In generale è possibile costruire un personaggio molto ben variegato, anche in considerazione del fatto che il level cap fissato a 30 permette di potenziare gran parte delle caratteristiche. Ogni due livelli possiamo, inoltre, inserire anche un vantaggio che ci fornisce un’abilità passiva utile per portare per esempio più oggetti nel nostro inventario oppure ci permette di correre o camminare più velocemente.

Una delle particolarità di The Outer Worlds è la possibilità di diventare fobico di un determinato nemico una volta subiti una certa quantità di danni, come ad esempio la paura per i robot. Se succede questo ci viene chiesto se vogliamo accettare la fobia in questione; in questo modo ci saranno aggiunti dei malus, ma anche l’opportunità di aggiungere un vantaggio alle nostre abilità.

Fulcro del gioco sono anche i comprimari, ovvero compagni essenziali per superare determinate zone e proseguire in maniera più semplice. In totale sono sei, ognuno con caratteristiche uniche in grado di influenzare anche le nostre, sommandosi e andando a potenziare il livello generale di un’attributo. Possono essere anche loro potenziati con i vantaggi ed è possibile scegliere gli equipaggiamenti da fargli indossare, oltre che determinare la loro strategia d’attacco durante un combattimento.

Un potenziale non sfruttato

La Obsidian dà un tocco decisamente interessante alla tipica distopia. Non si tratta di un malvagio despota o di un “Grande Fratello” Orwelliano ad aver preso il potere ad un certo punto, cosa di cui nessuno comunque ha memoria. Invece, sono le corporazioni ad avere il controllo, perché dopottutto senza di queste non sarebbe iniziato neanche il nostro viaggio.

Sfortunatamente il potenziale di questo mondo rimane inespresso. Gli scrittori cercheranno in ogni modo di farci capire sin dai primi minuti di gioco che le corporazioni sono il male, eventualmente anche calcando la mano con forza visto che ogni personaggio, in ogni dialogo, cita qualche slogan essendone praticamente obbligati.

La libertà delle quest

La grande capacità di scrittura del team della Obsidian si può vedere soprattutto nelle quest secondarie. Strutture complesse di quest, soluzioni multiple e interconnesioni tra diverse missioni danno un grande senso di libertà. Anche se dovessi decidere di comportarti in un modo che non era previsto dalla quest, riuscirai comunque a concluderla senza problemi, oppure se il nostro personaggio possiede già delle informazioni utili può essere in grado di trovare l’opzione più logica in ogni dialogo.

Dunque, nonostante la struttura delle quest sia molto aperta, si ha comunque la sensazione che ci sia un filo conduttore. Ogni volta avrete a che fare con una fazione o una persona che vi chiede di compiere atti ostili contro un’altra. Quando parlate poi con l’obbiettivo della missione, vi darà la sua versione della storia e a questo punto starà a voi decidere di aiutarlo oppure no. Questo tipo di meccanica, non troppo innovativa in un gioco di ruolo di questo tipo, in The Outer Worlds viene decisamente abusata; il lato positivo, però, è che ogni scelta avrà delle conseguenze.

La libertà è in generale un aspetto molto importante durante il nostro viaggio in Halcyon. Anche se non c’è un vero e proprio open world, ci sono delle zone molto grandi su diversi pianeti. Le quest e i loot vi aspettano dietro ad ogni angolo, e l’esplorazione è ciò che rende The Outer Worlds veramente divertente.

Livello grafico all’altezza?

Che Obsidian sapesse creare mondi credibili e originali non è una novità e anche The Outer Worlds conferma questo pregio della nota azienda americana. L’ambientazione fantascientifica mischiata in salsa western funziona divinamente, lasciando il giocatore ammaliato da mondi dalla bellezza naturalistica quasi surreale, avamposti decadenti e abbandonati, città corporative dal lusso sfrenato e stazioni spaziali fatiscenti. A contornare un’indole artistica riuscita ci pensa una colonna sonora godibile e ben composta che accompagna sia i combattimenti che i momenti di pace e tranquillità durante l’esplorazione o una pausa in città.

Da un punto di vista tecnico, The Outer Worlds non si comporta male su PS4 (dove abbiamo avuto modo di provarlo). Il livello dei dettagli, delle textures e delle animazioni è buono, ma niente di più. Comunque fortunatamente non abbiamo mai riscontrato cali di framerate, ma di contro ci sono capitate delle textures che si sono caricate lentamente dopo lo spostamento rapido da una zona all’altra. Parlando dello spostamento rapido: i tempi di caricamento quando si cambia zona sono di circa 40 secondi, su PS4 PRO.

Parlando invece dei controlli, la Obsidian ha trovato una giusta soluzione per ottimizzare al meglio il porting da PC a console, anche se il tutto è molto facilitato da un sistema di combattimento fin troppo semplice. Nonostante ciò muoversi in alcuni menù risulta complicato ma, il problema più grande che abbiamo riscontrato nei controlli è stato lootare oggetti piccoli come le munizioni; riuscire a targhettarli risulta abbastanza difficile e richiede del tempo.

Conclusioni

The Outer Worlds è un gioco dalla doppia personalità. Da un lato abbiamo una delle migliori esperienze GDR dell’anno, che ha tutte le potenzialità per sviluppare attorno a sé un universo che vada oltre la colonia di Alcione e si espanda ulteriormente in futuri sequel. Un gameplay divertente, mai noioso ma dai combattimenti un po’ troppo semplicistici, e che permette concretamente di assaporare gli investimenti nelle caratteristiche del personaggio; un contorno eccellente per un titolo dalla storia appassionante, ambientata in un mondo costantemente in movimento che rende partecipe il giocatore come raramente accade in altri giochi. Il quantitativo di missioni straordinario e la rigiocabilità elevatissima garantiscono un numero di ore potenzialmente spropositato da trascorrere a zonzo per la colonia. Dall’altro lato però il comparto tecnico è carente in diversi ambiti, arrivando addirittura a rompere in certi casi la magia di un’esperienza altresì eccellente. Si tratta di difetti correggibili, ma che devono necessariamente essere sistemati per elevare il gioco verso un giudizio di assoluta positività.

The Outer Worlds

Per tutti gli amanti dei GDR, The Outer Worlds è un acquisto assolutamente obbligato, un’ottima esperienza che difficilmente potrete cancellare dalle vostre menti. Anche gli amanti dei single player in generale possono prendere in considerazione l’acquisto, a patto che abbiano la pazienza di passare il loro tempo a leggere molti dialoghi. Se non rientrate in nessuna di queste due categorie probabilmente questo non è il gioco che fa per voi.

The Outer Worlds, nonostante il modo in cui appare, è un gioco che richiede tempo e dedizione per essere apprezzato in tutte le sue sfaccettature. Un po’ come la realizzazione dei prodotti della Soluzioni Spaziali, “fabbricati con cura sotto la supervisione di operai diligenti, preparati e volenterosi. I prodotti più adatti per eliminare ogni tua preoccupazione, dall’alito fatiscente che affligge la tua bocca fino ai predoni assetati di sangue. Assapora la libertà, con Soluzioni Spaziali”.

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Gearbox ritorna con il terzo capitolo dell’acclamata serie di Borderlands, questa volta facendo un incredibile salto di qualità rispetto ai suoi predecessori sotto molteplici punti di vista! Abbiamo avuto modo di giocare Borderlands 3 approfonditamente, completando ogni suo dettaglio fino ad addentrarci nell’endgame; ecco dunque la nostra recensione completa!

Borderlands 3

Trama

In Borderlands 3 una nuova minaccia mette a rischio non solo il pianeta di Pandora, ma l’intero universo e toccherà al gruppo di “cacciatori della cripta” di turno salvare la situazione. I gemelli Troy e Tyreen Calypso (nuovi antagonisti che potrebbero dare filo da torcere persino a Vaas di Far Cry 3) hanno infatti dato vita ad un vero e proprio culto che raccoglie sotto di se tutti i banditi, predoni e psycho della galassia, i quali venerano entrambi come veri e propri Dei. Questi cosiddetti “Figli della Cripta” sono alla ricerca di una fantomatica “Grande Cripta”, ed intendono aprirla per i loro subdoli scopi.

Borderlands 3

Per riuscire a svelare il mistero della Grande Cripta ci ritroveremo ad esplorare l’intera galassia, oltre i confini dell’ormai conosciuto pianeta di Pandora, a bordo della nave spaziale Sanctuary, la quale farà anche da nostro “HUB centrale”. È così dunque che ci ritroveremo ad esplorare numerose altre cripte per svelare i misteri che celano, fino a scoprire la verità sull’oscuro passato degli Eridiani.

Grazie ad una trama profonda, ricca di colpi di scena, ma soprattutto estremamente divertente, il gioco riuscirà a mantenere alta l’attenzione del giocatore senza mai annoiare. Questo anche grazie alla complicità di personaggi vecchi e nuovi davvero unici e la presenza di missioni secondarie estremamente ben caratterizzate e differenziate che risultano essere anch’esse molto interessanti e divertenti da portare a termine tra una risata e l’altra.

Borderlands 3

Gameplay

Il gameplay di Borderlands 3 rimane sostanzialmente invariato rispetto a tutti i suoi predecessori, mantenendo tutti gli aspetti di “looter-shooter” che hanno d’altronde da sempre riscosso successo tra il pubblico. Non per questo Gearbox si è voluta risparmiare dall’implementare numerose aggiunte che sono riuscite a dare nel complesso un’ancor maggiore giocabilità ed una più vasta possibilità d’azione. Tutto ciò che si può apprezzare durante le numerose ore di gioco è dunque un miglioramento sotto ogni aspetto che non si limita alla semplice aggiunta della scivolata (che già di per se, per quanto secondario come dettaglio, aggiunge molto dinamismo) o di bossfight più uniche ed emozionanti.

Il tutto ha inizio dal primo minuto di gioco con la scelta della difficoltà e della modalità di gioco. È stata infatti aggiunta una modalità facile per tutti quelli che preferiscono godersi la trama senza troppi sforzi, ma anche la possibilità di giocare in cooperativa in modo più “semplice”. Difatti accanto alla classica modalità di gioco con loot unico per tutti i giocatori nella partita (con la classica lotta a chi riesce a prenderlo per prima) e livello dei nemici dato in base all’host, ci sarà una modalità più “amichevole” con loot disponibile per tutti e livello dei nemici diverso dalla visuale di ciascun giocatore in base al proprio livello così da avere scontri più equi.

Borderlands 3

Come di consueto dovremo innanzitutto scegliere uno tra i quattro protagonisti che ci verranno messi a disposizione; questi spaziano dai più “classici” Zeke e Amara (il soldato/agente e la sirena) fino ai due più innovativi FL4K e Moze (il cacciatore questa volta dotato di tre fedeli bestie e l’artigliera, la quale vi potrà dare l’impressione di giocare a Titanfall). Ciascuno di questi personaggi presenta ben tre abilità selezionabili a nostro piacimento, le quali fanno da base a tre “alberi delle abilità”. Al loro interno ritroviamo soprattutto abilità passive, ma anche dei veri e propri potenziamenti per le abilità!

Eccezione fatta per Zeke (il quale potrà scegliere di utilizzare due abilità per volta sacrificando, però, l’utilizzo delle granate) ogni personaggio potrà usare al massimo una abilità per volta e su di essa potranno essere applicati un massimo di due modificatori in grado di migliorarla. Molte di queste abilità sono però sostanzialmente riprese dai vecchi protagonisti come l’invisibilità di Zer0, l’attacco con i rakk di Mordecai, il clone di Doppleganger o il blocco di fase di Maya (anche se, finché la cosa funziona così bene, non è detto che sia un male).

Borderlands 3

Come ci si aspetterebbe da qualsiasi Borderlands il loot di armi ed equipaggiamento è sempre estremamente abbondante, così da “costringervi” a cambiare setup con molta frequenza (specialmente nelle fasi iniziali di gioco). La generosità del loot non è, però, solo quantitativa ma anche qualitativa; difatti ogni arma riesce ad essere unicamente stupenda grazie a statistiche di base molto variabili, modificatori e capacità uniche non sempre ben espresse nella descrizione (ma che spesso vi lasceranno a bocca aperta al pensiero della “lucida follia” che c’è alla base di chi le ha ideate).

L’endgame di Borderlands 3 merita una piccola nota a parte; una volta completato il gioco principale e le missioni secondarie, ed una volta raggiunto il level cap di 50 avremo diverse “scuse” per poter continuare a giocarci. Mettendo da parte il semplice collezionismo di tutte le stupende armi uniche di rarità massima o la possibilità di giocare online con altri giocatori (o anche in schermo condiviso) ci troveremo di fronte a tre ottime ragioni per poter continuare. La prima (e fondamentale) è lo sblocco dei cosiddetti “gradi guardiano”, i quali offrono sostanzialmente lo stesso risultato dei vecchi “gettoni duro” ma anziché essere ottenuti tramite sfide possono essere ricevuti semplicemente guadagnando esperienza.

Borderlands 3

Questi “gettoni guardiano” possono essere spesi per migliorare diverse statistiche passive come salute massima, velocità di ricarica o danno armi, ma queste sono suddivise sostanzialmente in tre differenti tipologie. Spendendo un certo numero di gettoni in una determinata tipologia sbloccheremo la possibilità di acquistare (sempre con gettoni) altre abilità extra dal relativo albero delle abilità, in grado di fornire effetti di non poco conto o anche acquistare skin uniche per il personaggio o per le armi.

Infine una volta completata la campagna principale sbloccheremo la modalità “Vero Cacciatore della Cripta”, ovvero un Nuovo Gioco + con maggiore difficoltà ma loot aumentato o, se vorremo continuare a dedicarci a missioni secondarie o esplorazione nella nostra partita principale, avremo a disposizione la cosiddetta “Modalità Caos”. Si tratta di un massimo di tre livelli di difficolta aggiuntiva che andranno sostanzialmente a potenziare tutti i nemici portando però la possibilità di trovare oggetti ad un massimo di un 500% aggiuntivo (mica male, no?)!

Borderlands 3

Longevità

Anche questo Borderlands 3 non si smentisce in termini di durata complessiva, superando tranquillamente le 40 ore di gioco per completare ogni missione principale e secondaria. Il tutto può poi aumentare considerevolmente nel caso in cui vogliate dedicarvi al gioco online o completare ogni area del gioco al 100%, addentrandovi nelle relative attività secondarie che spaziano da: cacce a creature leggendarie, fino ad eliminare ricercati per conto di Zer0 o cercare Claptrap morti per poter creare una compagna per il nostro “Claptrap di fiducia”.

Borderlands 3

Comparto Tecnico

Borderlands 3 riesce a migliorare considerevolmente anche sotto il comparto tecnico grazie a livelli di dettagli grafici decisamente superiori rispetto agli altri capitoli della serie (cosa assai più evidente su console di “fascia alta” o, meglio ancora, su PC). Lo stile in cell shading, che ha da sempre accompagnato la serie, non è mai stato così bello e ricco di dettagli; così come lo sono i nemici (estremamente più variegati rispetto al passato) e le ambientazioni dei vari pianeti. Allo stesso modo anche il comparto sonoro riesce ad arricchire considerevolmente l’esperienza di gioco, grazie a doppiaggi estremamente ben realizzati, fantastiche musiche in grado di darvi la carica nei momenti più concitati e così via.

Purtroppo l’unica nota negativa risiede nei bug che affliggono il titolo, oltre alla stabilità del framerate che, almeno su PS4 base, in alcune rare situazioni non riesce ad essere perfettamente stabile. In alcuni casi ci siamo trovati di fronte a difetti anche abbastanza consistenti che spaziano dalla semplice scomparsa dei modelli dei personaggi all’interno delle cut-scenes, fino alla perdita di linee di dialogo (nonostante si tratti di eventi abbastanza rari che abbiamo riscontrato un’unica volta in tutto il gioco). Allo stesso modo ci è capitato di perdere in un’occasione tutti gli oggetti conservati all’interno della cassaforte o di finire fuori dalla mappa di gioco in seguito ad un filmato fino ad essere costretti a ricaricare il gioco. Si tratta comunque di problemi relativamente minori (e comunque non del tutto irreparabili) rispetto all’immensità del gioco.

Ad un anno di distanza dall’uscita di Assassin’s Creed Origins ci ritroviamo a parlare del successivo capitolo della serie intitolato Odyssey!

Trama

Assassin’s Creed Odyssey è ambientato nell’arcipelago greco, anno 431 a.C. durante la Guerra del Peloponneso. La prima grande novità di questo nuovo capitolo risiede proprio nella trama. Infatti Ubisoft ha deciso di rendere questo nuovo capitolo della serie un gioco di ruolo a tutti gli effetti lasciando al giocatore la possibilità di effettuare diverse scelte durante l’avventura, molte delle quali avranno ripercussioni. 

Difatti, appena iniziato il gioco, ci  ritroveremo nei panni di Layla Hassan (che abbiamo avuto modo di conoscere in Origins) e qui ci verrà richiesto di scegliere se impersonare Alexios o Kassandra, due fratelli di origine Spartana. In termini di trama o gameplay questa scelta non comporterà alcuna modifica (entrambi i personaggi avranno le stesse abilità e la stessa identica storia da seguire).

Da un punto di vista logico questa scelta è stata spiegata dal fatto che il DNA di entrambi i fratelli è effettivamente presente sulla reliquia che la nostra nuova protagonista del presente è riuscita a rinvenire. Purtroppo però il resto perde un po’ di significato poiché, come detto poc’anzi, la storia principale di ciascun protagonista sarà identica all’altro. 

Altro punto “inspiegabile” è la possibilità di effettuare scelte più o meno importanti nel corso della storia. Queste sottili incongruenze fanno ovviamente perdere il “concept iniziale di Animus” e della desincronizzazione dai ricordi, ma fa guadagnare molto dal punto di vista dell’immersione del giocatore nei panni del protagonista (considerando anche la possibilità di avere delle “Romance”), oltre che strizzare l’occhio nei confronti degli appassionati degli RPG.

Se riuscirete a soprassedere su queste “piccolezze” Assassin’s Creed Odyssey vi ricompenserà con una storia davvero molto interessante e coinvolgente, a nostro avviso qualitativamente tra le migliori della serie, che vi porterà in viaggio per la Grecia per sconfiggere una grande minaccia, oltre che numerose avventure secondarie assolutamente da vivere ed ultimo, ma non per importanza, la storia nel presente proseguirà più o meno da dove l’avevamo lasciata!

Gameplay

Dal punto di vista del Gameplay Assassin’s Creed Odyssey ricalca a grandi linee quanto visto in Origins con alcune interessanti ed importanti novità che riescono a rendere il tutto più fluido e fruibile. Innanzitutto, avremo la possibilità di scegliere se giocare il titolo in modalità semplice o in modalità esplorazione; quest’ultima fa sì che debba essere il giocatore a scoprire da solo i suoi obiettivi e missioni. In questo modo non avrete un segnalino ad indicarvi dove spostarvi, ma dovrete cercarlo seguendo indizi come “si trova ad ovest di quest’isola”…

Passando a parlare, invece, del roster di armi, si noterà immediatamente la rimozione delle diverse tipologie di arco. In questo modo ci ritroveremo ad avere un unico slot per l’arco, e questo potrà effettuare tutte le tipologie di tiro introdotte in Origins dopo averle sbloccate all’interno del nostro albero delle abilità. Inaspettata, inoltre, la scelta di Ubisoft di rimuovere gli scudi rispetto al precedente capitolo. Per questo motivo sarà unicamente possibile schivare gli attacchi avversari (con in aggiunta un rallentamento del tempo per qualche secondo in caso di schivata perfetta). 

Al posto dello scudo il nostro protagonista impugnerà la Lancia di Leonida (ovviamente in caso di arma ad una mano equipaggiata), la quale farà anche da “lama celata” per le eliminazioni silenziose. Sarà anche possibile potenziare la lancia presso la “forgia di Efesto” per aumentare adrenalina e sbloccare abilità più potenti; per farlo serviranno “frammenti di manufatto” ottenibili sconfiggendo determinati nemici (che eviteremo di citare così da non causare spoiler).

Potremo avere equipaggiate fino a due armi primarie contemporaneamente, così da poterle scambiare in caso di necessità, e queste saranno suddivise in spade, daghe, asce, mazze, lance e bastoni, e ciascuna di queste sarà dotata di un proprio moveset e di un diverso rapporto tra velocità e danno inflitto. Ovviamente sarà anche possibile scegliere le singole parti di armatura da utilizzare (elmo, busto, spalle, vita e gambe), e queste avranno sempre una “sinergia estetica” tra loro data dal fatto che il colore dei singoli elementi varierà automaticamente base al resto del nostro equipaggiamento.

In Assassin’s Creed Odyssey ci ritroveremo continuamente a modificare le nostre armi ed armature a causa del frequente drop di loot da nemici, casse e quant’altro. Il loot sarà caratterizzato da un livello (più o meno corrispondente a quello del nostro personaggio) e da un variabile grado di rarità, i quali assieme determineranno le statistiche dell’oggetto. In aggiunta alle statistiche di base ogni elemento conferirà dei bonus passivi al nostro personaggio (come aumento danno archi, armi ed assassinii) e potremo aggiungerne anche altri con le cosiddette “incisioni” che verranno sbloccate all’avanzare del nostro livello.

Aumentando di livello otterremo un aumento di danno e di salute, oltre che il classico “punto abilità” da utilizzare per sbloccare abilità passive ed attive attraverso un vasto albero delle abilità. Questo sarà suddiviso in cacciatore (abilità con arco), guerriero (abilità da combattimento), ed assassino (dedicate alle eliminazioni silenziose ed uso del veleno) e comprenderanno abilità passive come aumento dei danni, ed abilità attive come gli attacchi speciali. Questi attacchi speciali potranno essere utilizzati previo riempimento di una barra dell’adrenalina; vanno quindi a sostituire gli attacchi speciali delle armi di Origins.

È stata mantenuta la possibilità di esplorare gli accampamenti utilizzando la nostra aquila, che qui si chiamerà Icaro. La sua percezione di nemici ed elementi di interesse potrà essere migliorata nei “punti di sincronizzazione” che adesso diventano importanti unicamente a questo fine, non più per rivelare una determinata area di gioco. Infatti per scoprire nuovi punti di interesse e rivelare la mappa sarà sufficiente esplorarla.

Le ultime importanti introduzioni di Odyssey sono la presenza di una serie di mercenari di livello variabile che verranno assoldati per eliminarci; sconfiggendoli saliremo di “grado mercenario” ed otterremo alcuni bonus e dell’equipaggiamento unico. Inoltre la possibilità di utilizzare una nave: l’Adrestia, per spostarci tra le numerose isole dell’arcipelago greco con la possibilità di dare inizio a scontri navali per razziare le altre imbarcazioni. La nostra nave potrà altresì essere personalizzata e migliorata.

Longevità

Grazie alla trama principale, le numerose missioni secondarie, eventi e contratti, attività da svolgere e punti di interesse da scoprire all’interno della vastissima area di gioco, questo nuovo Assassin’s Creed Odyssey promette di regalare una quantità eccellente di ore di gioco superando tranquillamente le 40-50 ore se deciderete di dedicarvi ad ogni aspetto del titolo. 

Sono state anche aggiunte delle nuove missioni di conquista in cui potremo aiutare Sparta o Atene a conquistare o difendere una determinata regione. Difendere sarà più semplice ma meno remunerativo, mentre attaccare ci conferirà delle laute ricompense. Per unirci ad una missione di attacco, infatti, dovremo prima indebolire la nazione riducendo il suo potere eliminando soldati, dando fuoco alle scorte e così via.

Comparto Tecnico

Passando a parlare della grafica di Assassin’s Creed Odyssey potremo apprezzare delle texture di buon livello, anche se in alcuni frangenti presentano dei ritardi nel caricamento. Nonostante tutto, però, il complesso riesce a funzionare egregiamente regalando alcuni momenti mozzafiato con ambientazioni stupende. Da sottolineare però la possibilità di attivare la modalità HDR su PS4 Pro ed Xbox One X.

Di buon livello anche il comparto sonoro, anche se il doppiaggio in italiano presenta alcuni piccoli alti e bassi. Nulla da segnalare sul lato della stabilità del framerate ed infine i bug saranno ovviamente presenti, nonostante questi non risultino essere effettivamente limitanti o controproducenti, dato che saranno per la maggior parte bug nelle animazioni e piccoli glitch. Unica piccola pecca risiede nel caricamento iniziale abbastanza lungo, mentre gli altri avranno una durata normale.

Si è parlato molto del tanto atteso Vampyr, titolo sviluppato da Dontnod Entertaiment e pubblicato da Focus Home Interactive uscito lo scorso 5 giugno 2018, ebbene non potevamo far altro che immedesimarci nei panni del Dott. Reid girovagando nei sobborghi di Londra in cerca di sangue. Analizzeremo dunque questo action-rpg in stile openworld dal tono dark-gotico.

 

TRAMA

Vampyr prende forma nella Londra del 1918, in preda alla febbre spagnola e, in questo trambusto generale si muoverà il nostro alter-ego, il Dott. Reid, tramutatosi in vampiro all’inizio dell’avventura. Lo scopo di Jonathan Reid sarà quello di trovare risposte alla sua condizione attuale, al fine di scovare chi lo abbia reso ciò che è e che allo stesso tempo sarebbe il carnefice di una persona a lui cara, per la quale il nostro Jonathan si dispera fin dalle prime battute di gioco.

Tralasciando l’incipit che può anche sembrare banale, Vampyr nasconde una dote interessante proprio nella trama, caratterizzata da un’estrema cura nella presentazione dei personaggi e di tutto quello che li riguarda, siano essi primari che non, tessendo a suo modo delle sotto trame via via sempre più intricate e travolgenti che ci porteranno man mano ad interessarci sempre più alla vita degli NPC che incontreremo durante il nostro cammino. Come sempre, non proseguiremo oltre sul fronte trama per non incappare in doverosi spoiler.

 

GAMEPLAY

Il gameplay di Vampyr ricorda molto alla lontana quello dei souls like ma con meccaniche parecchio più semplici ed intuitive; tuttavia, l’intero sistema di combattimento gira attorno al tempismo, infatti la schivata è determinante per gli scontri soprattutto se contro un numero corposo di avversari. Ovviamente però non si potrà schivare all’infinito poichè la barra della stamina vi porterà subito coi piedi per terra rendendovi la vita non particolarmente semplice in combattimento. Ad ogni modo, sono possibili anche diversi approcci stealth che, purtroppo, lasciano il tempo che trovano quando i nemici da abbattere sono diversi e vicini tra loro, spesso infatti lo scontro faccia a faccia sarà imprescindibile.

Un’aspetto intrigante del gameplay è certamente la barra del sangue, che se nutrita a dovere ci permetterà di eseguire abilità speciali o curarci via via, a tal proposito inoltre un’altra importante dinamica è designata dalla qualità stessa del sangue che sottrarremo alle nostre vittime, poichè essendo il nostro personaggio un Dottore, egli avrà altresì il compito di salvare gli abitanti Londinesi dalla peste e, questo assieme ad altre scelte di percorso influenzerà, anche drasticamente, la salute dei malcapitati e di conseguenza la qualità del loro sangue.

Non sarà comunque indispensabile uccidere per nutrirsi e per questo vi saranno concessi anche metodi alternativi per farlo; anche se dovrete tenere bene a mente l’importanza del sangue umano per i vampiri, nutrimento per eccellenza di questi ultimi e ragione per il quale dovrete barcamenarvi tra scelte di gameplay importanti che avranno un peso ai fini della trama.

Le armi a vostra disposizione si dividono in 4 categorie: armi a una mano principale, armi a due mani, armi a lungo raggio (pistole o fucili a canne mozze) e armi secondarie (che possono stordire o assorbire sangue dai nemici), mentre le abilità di sbloccheranno coi punti esperienza, accedendo ai rami delle abilità nei rifugi sparsi per Londra sbloccati proseguendo nell’avventura. Nei rifugi è inoltre possibile craftare medicinali per i cittadini, potenziare armi o modificare altri oggetti importanti.

I quattro quartieri che compongono la mappa di gioco varieranno man mano ponendovi di fronte a scelte importanti e cittadini da salvare influenzando ulteriormente le dinamiche di gameplay; salvare o meno un cittadino potrebbe fare la differenza e rendere più o meno ostico il quartiere in questione, rendendovi dunque la vita più o meno difficile a seconda delle scelte.

 

TECNICA

Tecnicamente parlando Vampyr è un titolo parecchio indietro ma ciononostante di buona qualità ed in linea con molte produzioni odierne e, su PS4 vi sono alcuni problemi relativi al frame-rate, alle volte ballerino e particolarmente fastidioso.

Detto ciò è comunque da tener conto l’ottimo lavoro svolto in termini di caratterizzazione poichè, anche se tecnicamente Vampyr non risulta essere una produzione AAA, sicuramente non può passare inosservata la minuzia nei dettagli con il quale gli sviluppatori hanno saputo dare vita ad una Londra particolarmente tetra e viva allo stesso tempo. I personaggi con cui avrete a che fare saranno sempre diversi tra loro, non solo in viso ma nell’aspetto e nel modo di vestire, il che aiuta certamente ad aumentare il livello d’immersività del giocatore.

 

CONCLUSIONE

Vampyr è un gioco parecchio interessante ed immersivo che lascia al giocatore il potere di muovere l’ago della bilancia rappresentato da bene e male, in quel che appare come una delle riproduzioni più fedeli di uno dei periodi storici più cupi della città britannica. La trama è certamente il punto cardine dell’intera produzione, curata nei minimi dettagli ed impreziosita con personaggi di ottimo livello, praticamente al pari con il personaggio principale.

Il tutto però è sfortunatamente intrappolato in una struttura che sa di vecchio e che spesso lascia l’amaro in bocca, un po’ per il frame-rate traballante ed un po’ per la veste grafica antiquata, se poi calcoliamo che andando avanti nel gioco la mordente della trama viene quasi a mancare, si riduce tutto a niente di più che un titolo discreto con un’ottima trama ma stancante ed alle volte poco appagante. Ad ogni modo Vampyr resta un perla nera che piace e piacerà molto più agli amanti del genere RPG più che action; chi però lo aspettava con ansia potrebbe restare un po’ deluso.

 

Abbiamo provato “Lost Sphear” e siamo rimasti affascinati dall’ultima produzione dei ragazzi di Tokyo RPG Factory (sviluppatore fondato da Square Enix nel 2015); una piccola perla capace di restituirci le emozioni che provavamo a giocare ai grandi classici RPG degli anni ’90.

La trama di “Lost Sphear” è quella tipica dei giochi RPG old school: il nostro personaggio (Kanata), che negli ultimi tempi ha cominciato a fare dei sogni particolari, vede la sua vita stravolta dall’improvvisa scomparsa di buona parte del suo mondo sotto una coltre di nebbia bianca ed impenetrabile; il nostro eroe quindi, accompagnato ai suoi fidati amici Lumina e Locke, intraprenderà un viaggio alla ricerca dell’origine di questo strano fenomeno. Il nostro Kanata, infatti, è l’unico in grado di dissolvere questa nebbia grazie al potere dei ricordi che solo lui può materializzare; comincerà così la sua personale odissea che lo porterà ad attraversare l’impero rimanendo spesso invischiato nelle sue questioni politiche.

Lost Sphear ha dunque una trama che potremmo definire “classica” in cui il nostro eroe, durante un viaggio che lo porterà ai quattro angoli del mondo in compagnia dei suoi migliori amici (ottimamente caratterizzati), si troverà ad affrontare il suo personale percorso di crescita; scoprendo ben presto che la realtà non può dividersi tra buoni e cattivi o bianchi e neri ma che, come troppo spesso accade, il mondo offre una miriade di sfumature di grigio tra cui è difficile scegliere. Il tutto attraverso una lunga serie di dialoghi silenziosi (sul modello di Final Fantasy VII per intenderci) in un mondo vario e colorato, pieno di NPG ciascuno con la sua piccola storia da raccontare.

Anche per quanto riguarda il gameplay, Lost Sphear non si discosta dai suoi illustri antenati e ci offre la possibilità di modificare l’equipaggiamento dei nostri personaggi con armi ed armature sempre più potenti mentre, per quello che riguarda abilità e magie, sarà necessario trovare ed equipaggiare degli accessori detti  “Spritnite” con i quali sarà possibile dotare i nostri eroi di skills sempre più potenti; indispensabili nel prosieguo del gioco per affrontare dei nemici sempre più forti. Anche il sistema di combattimento prende a piene mani dai caposaldi del genere RPG e ci offre un’esperienza tattica incentrata su un’oculata scelta del posizionamento dei nostri personaggi; il combattimento si svolge a turni (ricordate il vecchio ATB?) con Kanata ed i suoi che potranno colpire uno o più nemici a seconda della posizione scelta sul campo di battaglia. Per quello che riguarda il livello di difficoltà possiamo assicurarvi che, dopo una prima fase di ambientamento, il gioco saprà offrirvi battaglie decisamente impegnative. Una menzione a parte va fatta per il sistema “Momentum” grazie al quale sarà possibile accumulare energia subendo attacchi nemici; energia che sarà poi possibile rilasciare al momento opportuno premendo il giusto tasto ed infliggendo danni aggiuntivi. Starà a noi decidere come e quando utilizzare questa abilità, in grado di ribaltare anche gli scontri più ardui. Altra menzione d’onore riguarda l’introduzione delle Vulcosuit: armature capaci di potenziare gli attacchi dei nostri personaggi ed indossabili consumando una particolare energia ricaricabile solo dormendo nelle locande.

Per quello che riguarda il comparto grafico “Lost Sphear”, così come i capolavori che lo hanno ispirato, è caratterizzato da una realizzazione stilizzata dei personaggi che si muovono in un mondo colorato e pieno di vita; personaggi inquadrati dall’alto secondo la più classica visuale isometrica.

Ma non è tutto oro quello che luccica. Nonostante “Lost Sphear” sia una piccola meraviglia per tutti i nostalgici del genere RPG old school, non abbiamo potuto non notare alcune “leggerezze” nella realizzazione di questo titolo: un esempio su tutti sono i Dungeon che, troppo spesso, sono composti da due/tre stanze unite da corridoi.