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Downward Spiral: Horus Station è il punto di partenza per lo studio 3rd Eye che ha creato un’esperienza per la realtà virtuale ancora un po’ grezza. Interessante la possibilità di provare a muoversi a gravità zero, peccato per il gameplay da rivedere.

In Downward Spiral: Horus Station, il giocatore si ritrova proiettato all’interno di una stazione spaziale che appare completamente abbandonata dal suo equipaggio. Il giocatore dovrà quindi muoversi in totale assenza di gravità all’interno della stazione spaziale per riuscire non solo a riattivarla, ma anche per scoprire cos’è successo al resto dell’equipaggio. Il tutto con una narrazione veramente sottotono (alcuni potrebbero definirla persino inesistente). L’esplorazione è basata sulla risoluzione di enigmi alquanto semplici: infatti si tratta spesso di trovare qualche scheda o delle batterie.

 

Nella stazione il giocatore non sarà da solo; ad accoglierlo troverà alcuni robot fluttuanti. In caso di sconfitta, si ripartirà da una delle tante camere di rigenerazione sparse in giro, mentre per procedere dovrà prima eliminare i nemici rimasti ancora in vita. Compito piuttosto semplice considerando che per i nemici non vi è respawn e che, dunque, saranno via via in inferiorità numerica.

L’esperienza di gioco si rivela senz’altro più apprezzabile attraverso l’utilizzo dei visori per la realtà aumentata. Provandolo infatti anche utilizzando mouse, tastiera e schermo del pc le sessioni di gioco in single player si sono rivelate meno coinvolgenti. Tuttavia Downward Spiral: Horus Station offre oltre all’avventura in solitaria, offre anche altre modalità di gioco come la modalità co-op e deathmatch, tutte rigorosamente in assenza di gravità… anche in questo caso però il divertimento è legato all’utilizzo dei visori.

Downward Spiral: Horus Station ci è sembrato quindi ancora parecchio grezzo, mostrando criticità un po’ su tutti i fronti, a partire dalla narrazione poco interessante. Vi consigliamo quindi di attendere che sia scontato e di giocarlo esclusivamente se dotati di un visore per la realtà aumentata.

Il 20 marzo 2018 è uscito su tutte le piattaforme “Attack on Titan II” e noi lo abbiamo provato in anteprima per voi: ecco cosa ne pensiamo.

“Attack on Titan II” è un gioco sviluppato da Koei Tecmo e racconta il famoso anime fino alla sua seconda stagione. Essendo noi dei fan di questo capolavoro di anime/manga ci aspettavamo qualcosa di spettacolare e possiamo dire di non essere rimasti affatto delusi.

TRAMA

Diverse centinaia di anni fa, la razza umana fu quasi sterminata dai giganti. Una piccola percentuale dell’umanità però sopravvisse asserragliandosi in una città circondata da mura estremamente alte, anche più alte del più grande di giganti. Eren è un adolescente che vive in questa città, dove non viene avvistato un gigante da oltre un secolo. Ben presto un orrore indicibile si palesa alle sue porte, e si tratta di un gigante più grande di quanto si sia mai sentito narrare che appare dal nulla abbattendo le mura ed imperversando assieme ad altri suoi simili fra la popolazione. Eren, vinto il terrore iniziale, si ripromette di eliminare ogni singolo gigante, per vendicare l’umanità tutta”.

Così si apre la nostra storia. Ma nel videogioco c’è un’altra vicenda da raccontare, oltre quella di Eren e dei suoi amici. La trama di “Attack on Titan II” infatti parla di un altro ragazzo che si trovava con loro quel giorno in cui tutto cambio e  che avrà anche una storia molto simile a quella di Eren. E proprio quel ragazzo sarà il nostro alter ego che potremo creare all’inizio del gioco e in cui avremo molta scelta nella personalizzazione: potendolo diversificare da tutti i personaggi esistenti. Il nostro Eroe sarà sempre nel centro delle battaglie più importanti e negli eventi che segneranno dei traguardi in cui l’umanità si proverà a rialzare. Ci arruoleremo, infatti, anche noi nei 104º cadetti; anche se non finiremo tra i primi dieci più promettenti.

La prima parte di “Attack on Titan II” ci servirà come tutorial su come muoversi con l’AMT ossia “attrezzatura per movimento tridimensionale”, un insieme di motori, carrucole e cavi che ci servirà per destreggiarsi e avvicinarsi agli enormi nemici che si pareranno davanti a noi. Le armi sono delle lame intercambiabili che useremo per tagliare la parte dietro alla nuca dei giganti: il loro vero unico punto debole.

GAMEPLAY

Sebbene all’inizio i movimenti in “Attack on Titan II”  possano risultare molto casuali, dopo un po’ di missioni si avrà la perfetta manovrabilità del protagonista e agganciarsi alle varie parti dei mostruosi antagonisti diventerà sempre più semplice, fino a farlo diventare quasi automatico. Le varie missioni che dovremmo superare sono molto divertenti e diverse l’una dall’altra. Si dovranno difendere determinati luoghi o persone, costruire avamposti in cui ricaricare le bombole di gas e le lame da sostituire, catturare dei giganti oppure eliminare determinati obbiettivi. Le missioni secondarie ci serviranno per arruolare compagni che ci aiuteranno nei momenti di difficoltà liberandoci dalle grinfie dei giganti che ci afferreranno. Parlando dei nostri compagni c’è una cosa molto particolare da dire: tra le varie missioni che affronteremo avremo l’occasione di “chiacchierare” con molti personaggi conosciuti e le scelte che dovremmo fare mentre parliamo con loro ci faranno aumentare il livello di amicizia nei loro confronti e, raggiungendo un certo livello, ci potranno insegnare diverse abilità passive o attive. Il numero di abilità che possiamo avere è determinato dal nostro livello. Più forti sono le abilità più costeranno e quindi dovremmo scegliere con cautela quali equipaggiare.

Più avanti andremo e  più i nemici diventeranno grandi e pericolosi. Avremmo quindi bisogno di un’attrezzatura più forte che sarà venduta dai negozianti ma solo se gli porterete determinati oggetti e materiali. I materiali li otterrete tagliando determinate parti ai giganti o aiutando i vostri amici e finendo obbiettivi.

MULTIPLAYER

La componente multiplayer di “Attack on Titan II” comporta la possibilità di scegliere il nostro eroe in un rooster composto dai personaggi dell’anima o, ancora, nella scelta di personalizzazione del nostro avatar. Per sbloccare i personaggi basterà giocare la storia principale. Dopo aver scelto il personaggio potremo decidere se fare la modalità sfida o cooperativa online. La modalità sfida ci catapulterà in una mappa a caso in cui saremo divisi in 2 squadre e l’obbiettivo sarà fare il punteggio maggiore uccidendo e mutilando giganti. Qualche problema si presenta nella modalità Multiplayer di “Attack on Titan II”: abbiamo, infatti, fatto diverse partite e il matchmaking è lunghissimo e trova spesso un numero dispari di partecipanti; quindi avremo una squadra da due ed una da tre dove, solitamente, quella più numerosa vince. Alla luce di questo possiamo dire di non essere rimasti particolarmente colpiti da questa modalità e, anzi, ci chiediamo l’utilità di un Multiplayer che annoia dopo un paio di partite. Nell’altra modalità cooperativa online dovremo, invece, concludere una missione con altri tre giocatori in cui aiutarsi è fondamentale visto che i nemici sono abbastanza forti.

CONCLUSIONI

Siamo rimasti felicemente colpito da “Attack on Titan II”. Il primo era molto bello ma questo capitolo ha aggiunto delle meccaniche diverse che hanno migliorato il tutto. La grafica, che eguaglia quella dell’anime, salta subito all’occhio e ci immerge in profondità nel mondo di Hajime Isayama. La colonna sonora è molto fedele e ci emoziona come ci ha emozionato l’anime. Perché giocare a questo gioco se si è visto l’anime? Semplicemente perché avrete la possibilità di rivivere gli avvenimenti raccontati nell’anime, avendo la voglia e credendo di poter cambiare l’arco narrativo. Il multiplayer ci ha fatto storcere il naso ma il single player è la vera perla. Il gioco dura molto e avrete la possibilità di fare molte missioni secondarie e potenziare il vostro personaggio. Catturare i nemici completerà un enciclopedia che è molto varia. Finito il gioco potrete ricominciarlo in una nuova modalità in cui i nemici saranno estremamente forti ma rilasceranno oggetti più rari.

La tanto amata serie di Far Cry ritorna con Far Cry 5 e lo fa con una nuova ed inaspettata ambientazione, un’intera setta religiosa da affrontare condita da interessanti tematiche.

Trama

Far Cry 5 è ambientato nelle selvagge terre del Montana, in una zona chiamata Hope County; qui è nata una setta religiosa che ha preso il nome di Eden’s Gate ed i suoi adepti quello di edeniti. A capo di questa setta c’è Joseph Seed (anche conosciuto come il Padre) e subito sotto di lui il resto della sua famiglia: ovvero John, Jacob e Faith. In poco tempo questa neo-religione ha coinvolto tantissimi adepti (anche se sarebbe meglio parlare di fanatici), alcuni dei quali anche convinti con la forza. Saremo nei panni di un Vice-sceriffo (interamente personalizzabile), il quale, assieme ad una squadra di suoi colleghi ed allo sceriffo del luogo, saranno incaricati di arrestare Joseph Seed. Ovviamente, però, le cose non andranno per il verso giusto e le parole profetizzate dal Padre si avvereranno, cosicché gli edeniti daranno il via alla “Mietitura”, conquistando e sottomettendo in brevissimo tempo tutta la popolazione locale ed eliminando gli “infedeli”. In breve ci ritroveremo a guidare la resistenza locale così da farla crescere e liberare i vari territori dalla stretta morsa della setta eliminando quelli che ne sono stati messi a capo. Infatti ciascuno dei tre territori presenti sarà controllato da uno dei membri della famiglia Seed e ciascuno di essi avrà la propria singolare tecnica di “controllo”.

La trama di Far Cry 5 risulta senza dubbio essere una delle migliori della serie (anche se nel complesso sarebbe quasi meglio parlare di tre sottotrame minori – una dedicata ad ogni fratello di Joseph – ed una che costituisce il filone narrativo principale rappresentato dall’antagonista principale e da tutta la lore del gioco reperibile attraverso le numerosissime note sparse ovunque nella mappa di gioco). Ciascuno dei quattro antagonisti risulta essere estremamente ben caratterizzato con personalità davvero uniche nel loro genere, al punto da renderli in grado di competere persino con l’ormai più iconico antagonista della serie, ovvero Vaas (sia per pazzia che per malvagità). Anche tutti gli altri personaggi secondari che incontreremo nel corso della storia saranno estremamente dettagliati nel carattere e tutti diversi tra loro; in molti casi avremo di fronte il tipico stereotipo (spesso anche grottescamente estremizzato) dell’americano “DOC” e molte di queste “forzature” le andremo a ritrovare anche in molte missioni secondarie. In contrapposizione a tutto questo però avremo tra le mani un protagonista senza identità o personalità, ed anche se questo rappresenta un elemento relativamente negativo per un gioco del genere secondo il nostro parere, non se ne sentirà molto il peso grazie all’ottimo livello degli altri elementi narrativi presenti.

Ogni cosa comunque sia riesce a funzionare egregiamente e riesce a trovare il suo posto e la sua ragion d’essere evitando al contempo qualsivoglia tipo di ripetitività o monotonia (sia che si tratti di una missione principale sia della più piccola e semplice missione di “recupero risorse”). Ogni più piccolo dettaglio di ciascuna missione sarà dunque diversificato rispetto alle altre ed in qualche caso ci ritroveremo persino a dover cercare e leggere qualche nota qua e là per poter trovare dei piccoli segreti. Anche le tematiche affrontate risulteranno essere molto interessanti e convincenti e, come ci aspettavamo sin dal suo annuncio, l’idea della “setta religiosa” riesce a dare al gioco uno stile ed un carattere in più, mentre invece grazie ai vari personaggi ci scapperà anche ben più di un sorriso ogni tanto.

Gameplay

L’altro punto cardine di Far Cry 5 (per come è sempre stato anche per gli altri titoli della serie) è certamente il gameplay. La vastissima area di gioco sarà suddivisa, come già detto, in tre macroaree (dedicate ai tre fratelli di Joseph) ed una più piccola in cui risiederà l’antagonista principale. Tutta l’area di gioco sarà ricolma di punti di interesse e missioni principali e secondarie (queste includono, oltre che le vere e proprie missioni, le attività di liberazione degli avamposti, recupero “scorte prepper” e distruzione di proprietà della setta) da svolgere, oltre che piccole attività come “salvare l’ostaggio”, “eliminare un VIP della setta”, “saccheggiare camion” ed altro ancora. Ogni missione ed attività ci ricompenserà con dei punti resistenza, una volta che ne avremo totalizzati un certo quantitativo potremo sfidare e cercare di sconfiggere il boss di quella regione; una volta eliminati tutti e tre potremo passare a Joseph. Questo non significa però che la storia verrà “messa in pausa” finché non raggiungeremo il punteggio necessario, al contrario ci saranno avanzamenti regolari nella trama con i vari antagonisti che ci convocheranno (principalmente contro la nostra volontà) così da trovarci costretti a svolgere alcune missioni relative alla trama.

Sostanzialmente il gameplay di Far Cry 5 è sovrapponibile a quello degli altri titoli della serie ma ci sono alcune piccole differenze. La prima sostanziale differenza consiste nella scomparsa del sistema di esperienza correlata ai punti esperienza ottenibili completando missioni o eliminando i nemici. Ciononostante sarà presente un sistema di sblocco di alcune abilità (come aumento salute, tuta alare, rampino e tanto altro), potremo ottenere i punti abilità per sbloccarle attraverso tre differenti strade: la principale via sarà il completamento di alcune sfide in ambiti differenti come caccia o combattimento (in perfetto stile Borderlands per chi conosce la serie), in alternativa potremo ottenerli trovando delle particolari riviste disseminate per il mondo di gioco o meglio ancora presenti nelle “scorte prepper”, ed infine salendo di livello nella modalità Arcade di cui parleremo in seguito. L’altra importante differenza sarà risulta essere una commistione tra quello che era stato introdotto nel secondo capitolo della serie e quello che ha preso piede nel quarto capitolo ed in Primal. Parliamo infatti della presenza dei compagni (sia umani che animali); difatti sarà presente un roster di ben 9 personaggi diversi, ciascuno con le proprie armi, caratteristiche ed abilità uniche in grado di adattarsi ad ogni stile di gioco. In questo modo potremo portare con noi ad esempio il cane Boomer, il puma Puccettina, Adelaide a bordo del suo elicottero Tulip e persino Hurk! Ciascuno di questi personaggi potrà essere sbloccato attraverso una missione dedicata e potremo anche reclutare fino a tre mercenari assoldabili e gestibili in modo autonomo.

L’ultimo elemento differenziale presente in Far Cry 5 sarà la totale scomparsa della possibilità di craftare espansioni del nostro inventario utilizzando i proventi della caccia (per aumentare le munizioni e la quantità di armi trasportabili dovremo semplicemente sbloccarne l’attributo nel roster delle abilità) anche se verrà mantenuta la possibilità di craftare alcuni consumabili come esplosivi, molotov e sostanze per migliorare le nostre capacità in battaglia. In questo modo la caccia e la pesca (un’interessante novità) assumeranno un ruolo totalmente facoltativo, poiché le pelli animali ed i pesci che otterremo potranno essere usati solamente per la vendita per ottenere denaro extra dai vari rivenditori presenti. Ritroveremo comunque (anche se in numero abbastanza ridotto) delle missioni di caccia uniche, anche se qualcuna in più non avrebbe guastato. Nei negozi potremo acquistare e personalizzare armi, munizioni, veicoli, aerei ed elicotteri e persino capi di abbigliamento per poter ulteriormente personalizzare l’aspetto del nostro protagonista. Per quanto riguarda le armi avremo a disposizione una varia scelta che include pistole, mitra, fucili, fucili a pompa, di precisione ed armi speciali come archi, fionde e lanciafiamme in modo tale da poter rispondere alle esigenze di ogni stile di ogni giocatore, tutte, inoltre, daranno un feeling di ottimo livello.

Eccezion fatta per questi elementi (e la possibilità, anche se abbastanza inutile, di usare armi corpo a corpo in stile Primal) non avremo altre novità nel gameplay che pertanto risulterà abbastanza simile agli altri Far Cry. Comunque sia però parliamo di un gameplay già di suo abbastanza vario ed interessante, e se vogliamo anche completo, che da sempre riesce a funzionare e per il quale onestamente comunque non sapremmo che altre innovazioni avrebbero potuto funzionare, in considerazione anche della buona varietà di nemici presenti che ci costringeranno ad adattarci ad ogni situazione per poter affrontare lo scontro o l’azione stealth al meglio.

Longevità

Sul lato della durata Far Cry 5 rappresenta il giusto compromesso tra cose necessarie da fare e cose che sarebbero risultate noiose con una longevità complessiva della trama di circa 20 ore e la possibilità di completare ogni missione secondaria presente in un totale di 30 ore circa. Comunque sia la parte importante è che parliamo di 30 ore di divertimento e missioni varie da fare, il che è ben diverso dalle 30 ore di un gioco con le stesse missioni ripetute da eseguire. Inoltre a queste ore di gioco per il gioco principale bisogna aggiungere che ci sarà la possibilità di rigiocare eventualmente il gioco con un amico, ma soprattutto bisogna tenere conto della modalità Arcade che da sola è in grado di aumentare queste ore di gioco in maniera non indifferente.

Comparto Tecnico

Sul fronte della grafica Far Cry 5 ci propone un livello di grafica complessivo abbastanza simile ai suoi predecessori (parlando di PS4), ma comunque parliamo di ottime texture ambientali e poligoni e soprattutto un dettaglio eccezionale per la strutturazione dei volti di tutti i personaggi (ovviamente particolarmente in quelli principali, ma di buon livello anche in quelli secondari). Da sottolineare inoltre la cura posta in diversi piccoli dettagli come ad esempio il quadro degli aerei funzionante in ogni suo elemento, le animazioni degli npc (includendo le morti), le animazioni dei cervi colpiti da una nostra freccia e tanto altro. Per quanto riguarda il comparto sonoro siamo rimasti piacevolmente colpiti dalle musiche e specialmente dai doppiaggi presenti. Infatti i doppiaggi di ogni singolo personaggio risultano essere davvero ben dettagliati ed estremamente convincenti così da rendere ancora più eccezionale e completa la loro caratterizzazione. Sul lato dei bug e problemi tecnici, invece, non possiamo certamente dire che Far Cry 5 sia un gioco esente da bug e simili; difatti non sarà infrequente imbattersi in compenetrazioni anomale, azioni abbastanza irrealistiche eseguite dall’IA, un lieve popup degli elementi dello scenario (anche se davvero poco evidente), e persino veri e propri crash dell’applicazione. Sempre per quanto riguarda l’IA ci siamo dovuti spesso scontrare con il fatto che se inizieremo un dialogo con un personaggio ed un nemico ci attaccherà o comparirà nei dintorni il nostro interlocutore smetterà di parlarci per attaccarlo; di base si potrebbe considerare un elemento realistico ma la cosa diventerà alquanto fastidiosa se il nemico si troverà a bordo di un veivolo (ed in particolare un aereo) così da rendere quasi impossibile il dialogo. Infine framerate abbastanza stabile anche se in alcune situazioni ci è capitato di riscontrare cali anche abbastanza evidenti.

Arcade

L’ultimo elemento importante che va a completare l’esperienza che Far Cry 5 rappresenta è la modalità arcade. Questa sostanzialmente costituisce il comparto multigiocatore competitivo e cooperativo distaccato dalla storia dotato di un proprio sistema di esperienza e livelli (i quali ci potranno fornire punti abilità da spendere nel gioco principale; soprattutto perché le abilità saranno comuni tra le due modalità). Infatti sarà possibile giocare con un amico sia per l’interezza della campagna, sia nella sezione coop di questa modalità. L’elemento che contraddistingue la modalità arcade è il fatto che tutte le mappe presenti saranno create da altri giocatori; infatti giocando in coop avremo una vasta scelta di livelli interamente costruiti da utenti, così come per la modalità competitiva (ed in entrambi i casi un sistema di rating dei livelli che in questo modo avranno da 1 a 5 stelle massimo). In quest’ultima ci troveremo a giocare con un massimo di 12 giocatori nelle classiche modalità di gioco deathmatch a squadre e tutti contro tutti (la scelta della modalità sarà demandata direttamente al creatore del livello, il quale sarà anche incaricato di scegliere le classi che i giocatori potranno utilizzare). In questo modo potremmo trovare mappe in cui sarà possibile solamente l’uso del corpo a corpo, piuttosto che l’arco o altro; la scelta della mappa da giocare sarà fatta su votazione dopo che tre giocatori avranno scelto una mappa a testa tra un elenco. Così facendo si renderà pressoché impossibile giocare due volte in una stessa mappa e questo, come concetto di base è estremamente interessante! Per le mappe coop invece ci saranno quattro tipi di modalità, ovvero assalto (in cui dovremo eliminare tutti i nemici), avamposto (un vero e proprio avamposto da liberare), viaggio (un “corridoio” da seguire dove dovremo essenzialmente raggiungere l’uscita) e taglia (uccidere un bersaglio in particolare per poi scappare). Infine, dal lato editor di livelli sarà presente una buona varietà di elementi da inserire (come nemici, strutture, costruzioni, animali, IA dei nemici….) per costruire il nostro personale livello di Far Cry 5. Uniche note di demerito sono rappresentate dalla non proprio eccellente stabilità dei server con una discreta latenza e dal fatto che alcuni elementi dello scenario possono essere sfruttati da alcuni giocatori (parliamo della modalità VS) per diventare “immortali”; infatti ci è capitato di incontrare un giocatore che era riuscito ad infilarsi all’interno di un masso e da lì fare strage di avversari.

Abbiamo provato in anteprima Pure Farming 2018, gioco di simulazione agraria creato da Iceflames e Techland in uscita il 13 marzo 2018.

Il nostro Alessandro Gallo, in arte “Dominator” si è estraniato per giorni, perso nell’ultima, bucolica, fatica dei ragazzi di Iceflames ed ecco le sue prime impressioni: possiamo dire che il primo punto su cui si e soffermato Pure Farming 2018 è stata la grafica, non solo dell’ambiente, delle strutture e degli animali ma, soprattutto, dei macchinari: curati nel minimo dettaglio in modo straordinario, con gli accessori che risultano completamente animati durante l’utilizzo che se ne fa in apertura e in chiusura.

Pure Farming 2018 è basato su quattro ambientazioni preannunciate (a cui se ne aggiungerà una quinta che si potrà ricevere in modo gratuito semplicemente preordinando il gioco) che vanno a formare i luoghi principali dell’industria agraria e che danno un tocco mai visto in altri simulatori: potremo, infatti, cimentarci nella coltivazione del caffè in Colombia, oppure prendere parte alla gestione delle risaie in Giappone, fino ad arrivare in Italia con le olive o l’uva. Oltre a cimentarci nelle coltivazioni da terra in pure farming, sarà possibile anche esplorare il mondo della produzione della frutta, delle coltivazioni in serra e della gestione di energie rinnovabili (pale eoliche e pannelli solari).

Le modalità di gioco annunciate di Pure Farming 2018 sono tre: la prima è “coltivazione libera” dove ci viene data la possibilità di scegliere il luogo da dove iniziare la nostra attività, quindi coltivare ed espandere i nostri orizzonti senza nessuna preoccupazione. La seconda modalità è  quella di “sfide di coltivazione” dove avremo la possibilità di prendere parte ad apposite missioni studiate per mette alla prova le nostre abilità e, prima di iniziare una missione, potremo vedere di cosa ci dovremo occupare ma, soprattutto, delle tempistiche necessarie; in modo da permettere ai giocatori con meno tempo a disposizione di sapere a cosa vanno incontro senza rischiare di perdersi nelle varie attività collaterali. L’ultima modalità è “la mia prima fattoria” dove i nuovi giocatori che si buttano nel mondo dell’agricoltura avranno modo di imparare tutti i passaggi necessari dall’inizio alla fine.

Ora passiamo a parlare della modalità “la mia prima fattoria” di Pure Farming 2018: ovvero la carriera adatta per i giocatori principianti nella quale verranno accompagnati dal gioco in piccole missioni per imparare a muoversi nella mappa ma, soprattutto, a conoscere i veicoli che saranno a disposizione inizialmente; la carriera comincia con un video introduttivo dove viene raccontata la storia della fattoria che possedeva il nonno venuto a mancare e che vi lascia in eredità; il vostro primo obbiettivo sarà quello ripagare il debito che aveva il nonno salvando la fattoria e seguire le sue orme. Il tutto completando i vari incarichi e missioni, guadagnando esperienza e denaro per acquistare macchinari sempre migliori; machinari che il gioco ci mette a disposizione nel negozio con le marche migliori in circolazione nel mondo dell’agricoltura (tra cui Zetor, McCormick, JCB e molti altri). Man mano, andando avanti, si otterrà piano piano accesso a coltivazioni sempre più avanzate in modo da soddisfare gli ordini di altri agricoltori. Tra i  vari modi per guadagnare e risollevare la fattoria, oltre a prodotti da campo (tra cui grano, segale, orzo e patate) avremo la possibilità di coltivare prodotti da serra (tra cui pomodori, peperoni e cavoli) oppure frutteti (mele, pere e prugne) e per finire avremo anche la possibilità di allevare animali (polli, mucche, maiali e conigli).

In definitiva Pure Farming 2018 introduce importanti novità nel mondo dei gestionali: la possibilità di approcciarsi alle attività agricole tramite una modalità “Storia” ci permetterà di conoscere passo passo le attività da svolgere, considerando fin da subito le nostre opzioni e le modalità attraverso cui recuperare i debiti del nonno. Dopo aver imparato le basi, dunque, potremo affrontare liberamente l’attività agricola nella modalità “Coltivazione Libera” che ci garantirà libertà di scelta e di movimento nella costruzione del nostro impero agricolo.

Pure Farming 2018 è, dunque, un MUST HAVE per gli appassionati del genere ma che, data la vocazione “RPG” di alcune sue modalità, potrebbe attrarre anche coloro che, del tutto digiuni da queste tematiche, vogliono avvicinarsi al bucolico paradiso offertoci dai ragazzi di “IceFlames”

Moss è il nuovo titolo prodotto in esclusiva per il Playstation VR che fa della semplicità il suo più grande e piacevole pregio.

Tutti siamo stati piccoli, e tutti almeno una volta abbiamo prestato l’orecchio ad una fiaba narrataci da un parente; quindi tutti possiamo comprendere la gioia di un bambino nell’ascoltare una bella fiaba che parla di mondi magici, creature del bosco e regni lontani lontani prima di addormentarsi. Moss fa esattamente questo: raccontarci una stupenda storia attraverso tanti scenari ed ambientazioni diverse. Ci troveremo nei panni (appunto) di un semplice lettore che però diventerà parte integrante della storia che sta leggendo riuscendo così anche ad interagire con la protagonista della storia, ovvero una piccola topolina di nome Quill (ed anche qui suonano campanelli: chi non ricorda il buon Bastian Balthasar Bux della “Storia Infinita”??). Un tempo il suo popolo viveva in un maestoso castello ma venne decimato da degli esseri malvagi durante la cosiddetta “notte di cenere” ed i sopravvissuti dovettero rifugiarsi nella foresta, perdendo però il loro Re nella battaglia assieme alla sua “reliquia di vetro”. In seguito, per fermare l’avanzata degli invasori e limitare la loro presenza al castello, il generale, aiutato da un “campione” dei folletti (dotato anch’esso di una “reliquia di vetro”), riuscì a sigillare il passaggio per la foresta ma purtroppo il “campione”, ferito durante la battaglia morì nella foresta poco dopo. Dal suo corpo nacque un albero ed un giorno la protagonista, durante una delle sue consuete esplorazioni, passandoci accanto ritrova la reliquia perduta e così facendo crea un legame indissolubile tra noi e lei (la quale riuscirà anche a vederci).

Da questo momento l’intero titolo si svilupperà attraverso sequenze prettamente narrative nelle quali dovremo semplicemente sfogliare le pagine del libro che stiamo leggendo con la storia che ci verrà narrata da una voce fuori campo, ed altre sequenze di platform e di numerosissimi puzzle che ci accompagneranno durante l’intera avventura e che rappresentano l’elemento portante di Moss. Nel seguire le vicende della piccola Quill inevitabilmente ci affezioneremo a lei creando un vero e proprio legame e così di frequente ci capiterà di preoccuparci per lei, sorridere quando ci porgerà i suoi ringraziamenti (rigorosamente usando il linguaggio dei segni), quando dovremo o potremo interagire con lei, o quando vorrà farci capire qualcosa, così da vivere al meglio l’intera fiaba; così come la vivrebbe un bambino: con semplicità e con la ricchezza del piacere di scoprire come andrà avanti (anche se non esattamente come andrà a finire visto che questo sarà solamente uno dei “libri che dovremo leggere” per arrivare al vero “The End”) per una durata complessiva che si aggira attorno alle 3 ore.

Essenzialmente il nostro dovere sarà quello di aiutare Quill spostando elementi dello scenario utilizzando il controller come un’estensione della nostra mano ed al contempo controllare la protagonista per farla muovere negli scenari o eventualmente per combattere le creature che ci si paleseranno di fronte. Il tutto con molta semplicità: avremo un solo comando per attaccare ed uno per schivare, uno per far saltare ed arrampicare Quill ed un altro per manovrare gli oggetti; riuscire ad utilizzare tutto in maniera armonica sarà fondamentale per risolvere i puzzle che spesso dovremo affrontare. Tutto spostandoci tra i numerosissimi scenari presenti come se fossero vere pagine di un libro e che dal punto di vista estetico e di grafica non deludono assolutamente, così come anche dal punto di vista del sonoro con musiche, suoni e doppiaggi (non sarà presente l’italiano tra le lingue presenti, neanche per menu e sottotitoli) stupendi. Nel complesso ogni cosa riesce a funzionare egregiamente con ogni elemento che assieme agli altri riesce a colpire e coinvolgere molto di più di quanto non farebbe cambiando qualcosa o considerandolo singolarmente; il tutto contornato da uno stupendo comparto audio con bellissime musiche di accompagnamento e doppiaggi ed un ottimo livello grafico.

L’esclusivo sistema Playlink per PlayStation ritorna con il botto grazie al nuovo titolo: Frantics, il quale ci mostra effettivamente le grandi potenzialità che Playlink ha da offrire.

Frantics ci propone una vera e propria sfida, un gioco in cui per vincere dovremo suonarcele di santa ragione con i nostri compagni, è perché no, magari anche pugnalarli alle spalle quando se ne presenterà la possibilità. Il titolo permette di giocare con un massimo di quattro giocatori (sarà possibile giocare anche in meno di 4 giocatori ed in tal caso eventualmente potranno essere aggiunti dei bot) per competere attraverso una serie di minigiochi (in totale ben 15 includendo anche il “Gran Finale” e tutti ben diversificati e variegati) in tre diverse modalità. I minigiochi presenti consisteranno essenzialmente di giochi in cui dovremo inclinare il nostro telefono per controllare i nostri personaggi ed altri in cui dovremo tenere premuto un pulsante sullo schermo o scorrervi il dito per indicare la direzione. Le tre modalità presenti sono: Festa della Volpe, Minigiochi e Sessione Personalizzata e cercheremo di analizzarle tutte nel dettaglio. Il primo passo per poter giocare sarà quello di scaricare sul telefono dei partecipanti l’app di Frantics dall’app store/play store, in seguito dovremo scattarci una foto per permettere al gioco di selezionare un’animale che più si adatta al nostro viso (ovviamente sarà possibile cambiarlo) ed in seguito, in minima parte, personalizzarlo.

Festa della Volpe
Questa rappresenta la modalità principale di Frantics, nella quale “Volpe” organizzerà l’intera partita. Il tutto consisterà di una serie di minigiochi scelti casualmente ed in ciascuno di questi il vincitore (o i vincitori in caso di pareggio) otterranno delle corone grazie alle quali otterrete più possibilità di vincere nel Gran Finale (poiché le corone ottenute saranno convertite in vite). Oltre alle corone nei vari livelli saranno presenti delle monete che dovremo cercare di accumulare poiché nel corso del gioco si riveleranno essenziali. Questo perché durante i minigiochi, negli intermezzi e soprattutto nella fase finale saranno presenti delle aste grazie alle quali potremo ottenere oggetti utili per sbaragliare i nostri avversari (come magneti per monete, disinnescatori di bombe, cappello a punta per raddoppiare i punti ottenuti ed altri oggetti situazionali per ogni minigioco) o persino riuscire ad accaparrarci delle corone extra. Il tutto è reso più interessante dal fatto che non sarete in grado di vedere la quantità di monete dei vostri avversari ed a quali oggetti loro saranno interessati; tutti questi saranno elementi che dovremo cercare di carpire nel corso del gioco e nel contempo, magari, fuorviare i nostri avversari con un bel bluff, il tutto per cercare di conservare più monete possibili per l’asta del Gran Finale, dove ottenere gli oggetti più utili sarà fondamentale per vincere. Infine saranno presenti alcune sfide bonus come “Passa la Bomba” (in cui ci si dovrà passare una bomba ricevendo monete per ogni secondo in cui la terrete ed ovviamente chi la terrà in braccio al momento della detonazione non prenderà niente), “Missioni Segrete” (che verranno assegnate ad un solo giocatore con una chiamata da parte di Volpe e che vi ricompenseranno con corone) ed infine il “Dilemma dei Traditori” (classica sfida di fiducia in cui due giocatori saranno scelti a caso per sostenere un’incudine, se entrambi la manterranno fino alla fine riceveranno una corona a testa, se uno dei due la lascia andare facendo così schiacciare il proprio “amico” riceverà solo lui la corona, ma se entrambi la lasceranno andare non la riceverà nessuno!).

Minigiochi
In questa modalità potremo selezionare uno dei 14 minigiochi presenti per giocare contro 1-4 giocatori. Per citarne qualcuno sarà presente: “Bombaroli” (in cui pioveranno bombe sul campo di gioco e dovremo cercare di raccoglierle per poi scagliarle contro i nostri avversari, ed eventualmente raccoglierne anche più contemporaneamente così da aumentare il raggio di esplosione, e così da farli saltare in aria), “Palle d’acciaio” (in cui si disputerà una vera e propria partita di calcio su pattini con la differenza che per colpire la palla potremo solo fare uno schianto sul terreno per spingerla dalla parte opposta), “Gara in Caduta” (in cui i giocatori presenti dovranno mostrare tutto il loro coraggio cercando di aprire il loro paracadute, in caduta libera, il più tardi possibile, cercando ovviamente di non schiantarsi al suolo) ed infine “Sedie Selvagge” (una sorta di partita a golf in cui i giocatori su sedie con ruote dovranno cercare di scagliarsi con più precisione possibile verso un centro con la possibilità di aggiustare il tiro facendo piccoli saltelli).

Sessione Personalizzata
Come lascia intuire il nome di questa modalità sarà possibile creare una partita personalizzata con fino a quattro minigiochi, l’eventuale scelta di attivare o meno le sfide bonus e con la possibilità di scegliere se concludere con il Gran Finale, con una risoluzione rapida (semplicemente chi avrà più corone vincerà) oppure con il cosiddetto “Finale Regale” che consisterà in un’asta per le corone e per cui sarà fondamentale accumulare più monete possibili.

Qui di seguito trovate i link alle nostre recensioni per gli altri titoli Playlink usciti fino ad oggi: Hidden Agenda e Sapere è Potere.

Ecco il ritorno delle avventure di Frank West in questo quarto capitolo della serie di Dead Rising che finalmente approda anche sulla console di casa Sony con dei piccoli extra.

Dead Rising 4 fu presentato durante l’E3 del 2016 come esclusiva Xbox e Pc ma da adesso, ad un anno di distanza dalla sua uscita sui dispositivi microsoft, anche i possessori di Ps4 potranno godere appieno di questo divertente titolo marchiato Capcom; inoltre in questa nuova edizione intitolata Dead Rising 4: Frank’s Big Package saranno disponibili tutti i contenuti scaricabili precedentemente rilasciati per Xbox (Stocking Stuffer Holiday Pack, Frank Rising, Super Ultra Dead Rising 4 Mini Golf). In aggiunta saranno presenti i seguenti contenuti bonus:

  • Street Fighter Outfit Pack 
  • My Bloody Valentine Pack 
  • Candy Cane Crossbow 
  • Slicecycle 
  • Sir-Ice-A-Lot 
  • Ugly Winter Sweater
  • X-Fists

Infine è stata aggiunta un’ulteriore modalità di gioco esclusiva e chiamata “Capcom Heroes”.

Trama

Dopo la sua comparsa nel primo capitolo della serie e nello spin-off del secondo capitolo (Off the Records) avremo il ritorno del simpatico e carismatico Frank West, famoso reporter. A seguito delle precedenti epidemie zombie ci ritroveremo ad affrontare un nuovo caso alla ricerca di uno scoop degno di nota dopo essere stati coinvolti dalla nostra allieva Vicky in ciò che sembra essere un esperimento governativo su cavie umane nella città di Willamette. Ben presto però una nuova epidemia esploderà ed il nostro compito sarà scoprire la verità sull’accaduto affrontando tanti, tantissimi zombie ed una società chiamata Obscuris la quale è interessata a trovare qualcosa nella città. Il tutto sarà caratterizzato da un ironico clima natalizio con zombie e psicopatici travestiti da omini di marzapane, pupazzi di neve e quant’altro.

La trama principale si dipanerà attraverso 7 casi in totale, i quali ci guideranno attraverso le varie zone della città (tutte esplorabili liberamente) senza però costringerci alla linearità e lasciandoci quasi sempre la possibilità di gironzolare per la città alla ricerca di sopravvissuti, eventi secondari, nuovi strumenti di morte o semplicemente massacrare qualche zombie per passare il tempo. Le fasi di esplorazione saranno spesso intervallate da fasi di indagine in stile Batman con l’utilizzo della nostra videocamera dotata di due filtri differenti per poter trovare oggetti di interesse o altri invisibili ad occhio nudo. La narrazione non rappresenta di certo un punto forte del titolo e procede in maniera lineare con qualche punto saliente, ma serve essenzialmente come accompagnamento a ciò che ha sempre contraddistinto i giochi della serie di Dead Rising, ovvero il gameplay.

Gameplay

La formula utilizzata per questo nuovo capitolo di Dead Rising è la solita già vista in precedenza. Avremo a disposizione un’area di gioco complessivamente molto ampia e ricca di collezionabili da raccogliere, oggetti utili ed eventi e missioni secondarie (inclusa la possibilità di salvare sopravvissuti che si trasferiranno nei rifugi sbloccabili per tutta la città con la possibilità di sbloccare nuovi oggetti in vendita dai rivenditori presenti), ma soprattutto ricolma di un numero smodato di zombie, tutti lì per soddisfare il nostro sadico bisogno di massacrarne qualche centinaio tra una missione principale e l’altra nei modi più disparati; ed è proprio questo l’elemento che da sempre ha caratterizzato particolarmente questa serie di giochi. Difatti, disseminati in ogni dove per la mappa di gioco (negozi, appartamenti, e rifugi) troveremo oggetti di ogni tipo (da giocattoli o detergenti fino ad arrivare a vere e proprie armi contundenti o da fuoco come spade, pistole e granate). Molti di questi oggetti potranno essere combinati con un secondo oggetto per creare vere e proprie armi di distruzione di massa per le quali i creatori hanno spremuto ogni grammo di fantasia che avevano in corpo (oltre alle classiche mazze da baseball corredate di chiodi). Combinando un coltello da cucina ed una bombola di azoto, ad esempio, potremo creare una spada di ghiaccio in grado di congelare (anche con onde d’urto) i nostri nemici; oppure ancora unendo un mitra con delle parti di computer otterremo un letale fucile a laser.

Le combinazioni sono davvero numerosissime e molto varie e non si limitano alle sole armi ma anche a veicoli così da creare piccoli carri armati su quattro ruote, go-kart elettrici e tanto altro… Per poter costruire questi oggetti “speciali”, però, avremo prima bisogno del loro progetto di costruzione. Questo potrà essere trovato in determinati luoghi della mappa facilmente raggiungibili oppure contenuti in armadietti che per essere aperti necessiteranno di un’apposita chiave situata, solitamente, nei paraggi. In alternativa potremo acquistare le armi già combinate nei rifugi dove troveremo dei sopravvissuti che venderanno ogni tipo di merce. È importante tenere sempre presente che ogni arma ha un numero di utilizzo limitato, ed infatti in corrispondenza di ogni arma sarà segnalato il suo grado di usura, inoltre raggiunto un certo numero di attacchi in combo potremo sferrare un attacco speciale che varierà in base al tipo di arma impugnata. Un’interessante introduzione al gioco è l’aggiunta dei cosiddetti esoscheletri, i quali potranno essere utilizzati per sterminare rapidamente gruppi di zombie, grazie anche alla presenza di armi e potenziamenti sparsi per la mappa (da notare però che anche questi si esauriranno molto rapidamente con l’utilizzo; forse anche troppo rapidamente).

Il gioco ci propone, inoltre un sistema di albero delle abilità sbloccabili salendo di livello e che vanno da una maggior probabilità di colpi critici alla possibilità di poter trasportare più armi corpo a corpo, da lancio e così via. È stata implementata anche una modalità stealth anche se purtroppo risulta essere pressoché inutile nelle fasi contro gli esseri umani. Infine a differenza dei suoi predecessori Dead Rising 4 non ripropone il sistema incessante del tempo che scandiva ogni momento del gioco e che, se vogliamo, dava qualche limitazione al gameplay; infatti adesso avremo semplicemente un ciclo giorno/notte con la possibilità di esplorare ogni zona liberamente in qualsiasi momento. Infine sarà possibile giocare in modalità Coop fino a 4 giocatori.

Contenuti Extra

I tre maggiori contenuti extra aggiunti in questa edizione (Capcom Heroes, Super Ultra Dead Rising 4 Mini Golf e Frank Rising) meritano una piccola menzione a parte. Capcom Heroes sostanzialmente ripropone la stessa modalità principale ma con l’aggiunta dei costumi dei più famosi eroi della Capcom. Le armi non si consumeranno con l’utilizzo ed i costumi potranno essere indossati presso particolari macchinette da sala giochi sparse per la mappa. Questi ci conferiranno per un breve tempo una gamma di speciali abilità (inclusi gli attacchi di base), ciascuno con i suoi punti di forza e di debolezza. Potremo, così, impersonare Dante dalla serie Devil May Cry, Amaterasu da Okami, diversi personaggi di Street Fighter inclusi Mr Bison e Akuma, Mega Man, Viewtiful Joe e tanti altri. Per sbloccare i costumi dovremo completare i vari casi e cercare le stelle Eroi Capcom, grazie alle quali, una volta collezionate a sufficienza, si sbloccherà un nuovo costume. Infine ogni costume potrà essere potenziato attraverso gli esercizi “Addestramento eroe”, questi verranno sbloccati sbloccando nuovi costumi e si compongono di due livelli di sfida: completando il primo si sbloccherà il colpo corpo a corpo letale per quel costume mentre completando il secondo si sbloccherà la versione ombra (esteticamente diversa) per quel costume.

Super Ultra Dead Rising 4 Mini Golf invece ci permetterà di giocare (eventualmente anche contro altri 4 giocatori online oppure in locale) ad una vera e propria partita di “mini golf” con tanto di palle da golf enormi, malus per avversari chiamati “Rompipalle” e la possibilità (come al solito) di uccidere qualche zombie nel frattempo. Infatti lo scopo principale sarà quello di fare buca in meno colpi possibile ma eliminando zombie si guadagneranno crediti da utilizzare per personalizzare il proprio personaggio con nuovi costumi, mazze e palline.

Frank Rising, infine, ci metterà nei panni di un furioso Frank West tramutato in zombie in una storia alternativa; il nostro scopo sarà trovare una cura e fuggire dalla città il prima possibile con un timer che in questo caso scandirà ogni momento della partita. Con l’avanzare dell’espansione sbloccheremo nuove abilità e ciascuna di queste potrà essere potenziata (così come vari attributi come la salute e la stamina) raccogliendo particolari oggetti o completando delle missioni secondarie. Il tutto per riuscire a combattere meglio contro i vari tipi di nemici che troveremo soprattutto in considerazione del fatto che potremo contare solamente sui nostri attacchi speciali da zombie, sui nostri artigli e per rigenerare la salute divorare gli avversari dopo aver ricaricato la barra delle combo. Questo contenuto però va necessariamente giocato dopo aver completato la trama principale del gioco poiché contiene diversi spoiler su di essa.

Longevità

Sotto il punto di vista della longevità Dead Rising 4: Frank’s Big Package garantisce un’ottima durata complessiva che può variare dalle 10 ore circa per il solo completamento della campagna principale fino anche a raddoppiare o addirittura triplicarle per completare tutte le missioni secondarie, dedicarsi alla libera esplorazione e raccogliere tutti i collezionabili; senza poi contare le ore di gioco aggiuntive nei diversi contenuti extra e la possibilità di giocare in coop alla modalità principale ma anche all’espansione Super Ultra Dead Rising 4 Mini Golf. Purtroppo però la ripetitività non mancherà di palesarsi di frequente a causa della relativa staticità del gameplay ravvivato solo dalla continua scoperta di nuovi ed interessanti strumenti di morti; complice anche la scarsa varietà che le missioni secondarie aggiungono.

Comparto Tecnico

Sul lato della grafica Dead Rising 4 non brilla certamente; i modelli poligonali e le texture sono di buona qualità ma comunque nulla di eccelso. Complessivamente comunque a livello visivo è piacevolmente giocabile anche grazie ad un framerate abbastanza stabile nonostante lo smodato numero di zombie che saranno presenti a schermo. Buono anche il comparto audio con ottimi doppiaggi e simpatiche musiche natalizie “adatte all’occasione”. Infine da segnalare qualche problema con l’IA (che spesso mostra non pochi difetti), alcuni Bug e compenetrazioni frequenti ma, in ogni caso, nulla di prevaricante l’esperienza di gioco.

Bethesda ci propone un nuovo titolo dedicato a DOOM in esclusiva per i visori della realtà virtuale ed intitolato VFR.

DOOM VFR si discosta totalmente dal gioco principale (che abbiamo già avuto modo di trattare approfonditamente nella nostra recensione) introducendo una campagna principale totalmente inedita ed alcune piccole novità sul lato gameplay.

Trama

La trama principale di DOOM VFR ci porterà nei panni di un medico della stazione UAC su Marte e che in men che non si dica verrà attaccata dai demoni fuoriusciti dal portale per l’inferno e che ha anche causato il risveglio del Marine “flagello dei demoni”. Ben presto verremo sopraffatti dalle creature andando incontro alla morte, però un sistema di trasferimento della coscienza ci porterà all’interno di un RIG da combattimento ed è qui che avrà davvero tutto inizio. Come nel gioco principale il nostro scopo sarà quello di chiudere il portale facendoci strada tra orde di demoni ed attraversando zone già conosciute per chi ha avuto modo di giocare alla versione “normale” del titolo. Sicuramente nulla di eccezionale su questo lato ma sappiamo bene che in questo genere di titoli il vero fulcro non è la trama, ma il gameplay!

Gameplay

Parlando del gameplay ci troviamo di fronte ad una formula di base molto simile al gioco principale DOOM ma con qualche interessante introduzione. Innanzitutto bisogna dire che ciò che contraddistingue DOOM e che però in questa situazione arriva ad essere quasi un difetto è la frenesia e l’alta velocità alla quale tutto si svolgerà intorno a noi. Difatti nonostante la possibilità di aggiungere alcune impostazioni per ridurre il motion sickness sarà estremamente complicato giocare per più di 45 minuti di fila anche per i più “forti di stomaco”.

Parlando delle novità il nostro RIG da combattimento sarà in grado di teletrasportarsi e questo avrà una valenza multipla: per prima cosa potrà essere utilizzato per raggiungere punti sopraelevati (vista la mancanza del salto), potrà essere usato per far esplodere i demoni feriti (con luce blu lampeggiante) teletrasportandoci al loro interno ed infine come spostamento per allontanarsi rapidamente da situazioni pericolose o nel caso in cui ci trovassimo ad utilizzare i move (dato che il gioco è compatibile anche con questi dispositivi). Sarà inoltre possibile impugnare un’arma principale (tutte quelle presenti nel gioco principale e saranno sparse nelle diverse aree di gioco) nella mano destra e le granate o, successivamente nel gioco, un lanciagranate.  Infine saranno presenti tutti i collezionabili nelle varie mappe di gioco tra potenziamenti per armi, salute, munizioni, in aggiunta anche il teletrasporto ed anche i modellini.

Longevità

Ci troviamo di fronte ad una longevità certamente di discreto livello in rapporto con il prezzo del titolo ed in considerazione del fatto che si tratta di un titolo creato esclusivamente per i VR e che si aggira sulle 2-3 ore circa. In ogni caso, come già detto, il gioco non ci permette di affrontare sessioni troppo lunghe e di conseguenza sarà quasi impossibile riuscire a completarlo “tutto d’un fiato”.

Comparto Tecnico

Per quanto riguarda la grafica ci troviamo di fronte a problematiche simili (anche se ridotte) a quelle che abbiamo trovato in Skyrim VR, soprattutto lo sfocamento sulla lunga distanza mentre a distanza ravvicinata sarà tutto davvero molto realistico con solo alcuni piccoli ritardi nel caricamento delle texture in sporadiche situazioni. Nulla da dire sul comparto sonoro di ottimo livello, comprese musiche, doppiaggio ed effetti sonori.

Abbiamo provato Oure, titolo indie realizzato da Heavy Spectrum Ltd.,che ci ha positivamente colpito fin dai primi minuti di gioco. Ci siamo accorti però che, pur essendo un gioco  “essenziale”, forse non è destinato a tutti.

L’ambientazione

In Oure impersoneremo un bambino (dal nome ignoto) dotato di un potere particolare: può trasformarsi in un drago, il cui aspetto rassomiglia i draghi della tradizione asiatica. Essendo dotato di tale potere, il nostro protagonista viene inviato dai propri genitori nel “mondo sopra le nuvole”, un tempo casa di una civiltà avanzata ormai scomparsa, dove dovrà  accumulare energia magica, risolvere strani enigmi e cercare i misteriosi “Titani” che possono salvare il mondo.

Il mondo di gioco è completamente free-roaming, sufficientemente vasto e, per la gioia dei perfezionisti del completamento, contiene diverse centinaia di collezionabili, alcuni dei quali permetteranno di aumentare alcune statistiche del nostro personaggio (es. la stamina). Personalmente abbiamo apprezzato gli scorci, che paiono disegnati a mano, che il gioco ha saputo regalarci, nonché il design dei Titani.

Il gameplay

Lo stile di gioco è invece estremamente semplice, il giocatore deve vagare per il mondo alla ricerca di particolari postazioni da cui, se ha raccolto sufficiente energia, potrà convocare uno dei Titani per risvegliarlo. Destare i Titani dal loro sonno però non è così semplice, una volta convocato il Titano il giocatore deve riuscire a risolvere una serie di enigmi, a difficoltà crescente, solo quando tutti gli enigmi saranno risolti verrà svegliato il Titano.

La difficoltà degli enigmi è ben bilanciata: rappresenta comunque una sfida ma non porta il giocatore alla frustrazione e, particolare che abbiamo oltremodo apprezzato, non si concentra solo sull’abilità di ragionamento del giocatore, ma vuole portarlo ad utilizzare anche altre qualità come le capacità d’osservazione, di previsione, la perseveranza, etc.

Cosa ne pensiamo

Oure ci ha regalato un’esperienza di gioco varia: dai momenti di sfida (e tensione) degli enigmi si passa in breve tempo ad una fase di relax in cui è possibile esplorare liberamente il mondo di gioco. Proprio per questa sua particolarità riteniamo che (purtroppo) il gioco non possa essere apprezzato da tutti, ma solo da quei giocatori alla ricerca di un’oasi di tranquillità all’interno del frenetico e caotico mercato videoludico.

 

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Abbiamo provato L.A. Noire rimesso a nuovo e migliorato per PlayStation 4. Il gioco, originariamente pubblicato da Rockstar è sviluppato da Team Bondi nel lontano 2011, è stato portato a nuova vita in questa imperdibile riedizione next-gen.

TRAMA

La storia di L.A. Noire parla del detective Cole Phelps e della sua scalata nella polizia di Los Angeles. Ascesa in cui dovrà risolvere delitti, furti o casi di sparizioni. Il nostro alter ego dovrà farsi largo tra le strade di una città degli angeli del secondo dopo guerra contaminata dal crimine, dalla droga e dei complotti.

Dopo una breve presentazione della città e dell’epoca in cui ci troviamo verremo catapultati nel nostro primo pattugliamento come poliziotti. Quando risponderemo alla chiamata di aiuto di due detective della “omicidi” dovremmo guidare fino al luogo impostatoci dal navigatore. Arrivati sulla scena del crimine capiremo subito che non tutti quelli che dovrebbero difendere la giustizia sono motivati al farlo e ci chiederanno di cercare l’arma del delitto. Questo primo pezzo è più un tutorial sul come muoverci e interagire con gli oggetti di scena. Ci insegneranno a interrogare i sospetti e cercare le prove per incastrare il colpevole.

Il bello di L.A Noire sta proprio nel trovare indizi e rimettere i pezzi del puzzle insieme per scoprire il colpevole. Quando avrete abbastanza indizi e starete interrogando un sospettato potreste usare gli indizi per accusarlo del crimine che credete abbia compiuto. Le espressioni facciali dovrebbero aiutarvi per capire se la persona che avete davanti sta dicendo la verità o meno, abbiamo detto che le espressioni facciali “dovrebbero” aiutarci perché non sempre sono utili o facili da decifrare.

Quando avremo risolto il nostro primo caso verremo promossi a detective del traffico e ci sarà assegnato un nuovo partner con cui dovremmo risolvere casi riguardanti furti di automobili. Questo primo pezzo di storia può sembrare un po’ lento e non avete tutti i torti, ma vi promettiamo che più andrete avanti più la trama diventerà avvincente. I flashback che vedremo ci spiegheranno di più sulla storia del nostro protagonista sottolineando i suoi comportamenti in caserma quando non era altro che un cadetto che voleva diventare un generale dell’esercito.

Ci sono varie missioni secondarie da fare. Mentre sarete in macchina potreste ricevere delle chiamate alla radio che, se volete, potete scegliere di accettare. Dovrete solo guidare fino al luogo prefissato sulla minimappa e assisterete a un filmato. Dal filmato partirà la vostra missione che può variare dalle sparatorie a inseguimenti a piedi.

GAMEPLAY

L.A. Noire è in terza persona e potrà ricordarvi GTA V. Non prendetelo come un open world ma come un simulatore. Quando sarete in pattugliamento oltre a deviare per fare missioni secondarie non ci sarà molto altro da fare se non risolvere il caso che il vostro capo vi ha assegnato. I movimenti all’inizio sembreranno un po’ macchinosi ma dopo qualche ora vi abituerete. Guidare invece sarà molto più bello. Le automobili sono molto belle e riprodotte alla perfezione. Lo shooting invece è molto meno divertente. Sarà infatti più difficile colpire i nemici poiché la sensibilità è altissima e i nemici sono quasi sempre riparati. Durante il gioco potrete anche fare a botte a suon di pugni. Sarà molto facile uscire vittoriosi da questi veloci scontri in cui bisognerà premere solo un paio di tasti e schivare i colpi nemici.

La città è stata ricostruita fedelmente e la Los Angeles degli anni 40’ risulta viva e vitale, grazie anche all’oculato utilizzo di video e foto per renderla il più fedele possibile. Non solo la città sembra viva ma in giro potrete contare almeno un centinaio di passanti differenti

COLLEZIONABILI

I collezionabili di L.A. Noire sono moltissimi. Nella città ci saranno luoghi famosi da vedere e visitare. In questi luoghi si trovano dei distintivi e, a volte, delle pellicole da raccogliere. Ci saranno anche dei giornali da trovare ma non saranno solo un oggetto da prendere ma veri e propri filmati riguardanti una sub-storia che ci chiarirà sui casi che stiamo risolvendo o su quello che sta succedendo nella parte oscura di Los Angeles.