Il treno della nostalgia continua a correre imperterrito in questa particolare fase della nostra vita videoludica, con i posti a sedere delle prime carrozze che uno dopo l’altro sono stati occupati da mostri sacri ritornati in pompa magna con remake o remastered (come Residen Evil 2, Crash Team Racing e Spyro per citarne alcuni). Ad occuparsi della resurrezione del nostro Sir Daniel Fortesque stavolta è stata Other Ocean Interactive, che con questo remake di MediEvil può timbrare il biglietto come mai prima d’ora.

Da parecchio è già noto che non ci troveremo di fronte ad un nuovo gioco, e che le feature di questa nuova edizione saranno pressoché le stesse del titolo originale del 1998. Tuttavia, per la gran parte dei giocatori di vecchia data entrerà a gamba tesa il fattore nostalgia a conferire quel valore aggiunto alla produzione, un valore che, nonostante tutto, non ha né forma e né prezzo. In attesa che il titolo arrivi sugli scaffali il 25 ottobre in esclusiva PlayStation 4.

Bentornati a Gallowmere

L’antico incubo del reame di Gallowmere è tornato. Zarok, lo spietato stregone che viveva nella città, invidioso della felicità e della gentilezza della popolazione, si munì di un enorme esercito di demoni per conquistare l’intero regno. Le leggende narrano che il campione del Re, Sir Daniel Fortesque, riuscì a fare piazza pulita dei demoni e infine a salvare il reame sconfiggendo Zarok. Ci vorrà però ben poco per capire come le leggende abbiano smussato la verità e di come gli eventi siano stati travisati. Tuttavia, cento anni dopo questi avvenimenti, l’era di pace che si è venuta a creare ha fine, con lo stregone rivelatosi capace di riportare in vita dal sottosuolo antiche salme, mentre il mondo dei viventi viene corrotto dal suo potere malvagio.

Anche Sir Fortesque finisce però con l’essere riportato in vita da questo immenso potere, ed è ora pronto più che mai a prendersi la sua rivincita e divenire il vero eroe di cui vengono narrate le gesta. La nostra avventura, che molto probabilmente ben conoscete, avrà quindi inizio dalla cripta del campione, che pian piano inizierà ad equipaggiarsi e a migliorare le sue abilità, intraprendendo un viaggio che lo porterà al nascondiglio del suo nemico e all’inevitabile scontro finale.

In termini ludici, siamo davanti al classico action in terza persona con livelli predefiniti che potremo giocare anche più di una volta (magari per ottenere oggetti che non siamo riusciti ad aggiudicarci alla prima run). Anche se a un veloce sguardo iniziale l’esperienza di MediEvil sembri poggiare su una classica struttura a “corridoio”, alcuni livelli offrono delle “piacevoli” zone più aperte, che dovranno essere esplorate per ottenere determinati oggetti, il tutto senza mai sfociare nemmeno lontanamente in un open world. In quasi tutti i livelli sarà possibile ottenere un calice che, riempito con le anime dei nemici caduti, potremo portare nella Sala degli Eroi al fine d’ottenere armi ed oggetti utili dalle statue dei nostri vecchi compagni d’arme. Attenzione però, ottenerlo non sarà mai una passeggiata e non basterà solamente uccidere i nemici, perché spesso per raggiungerlo dovremo risolvere dei puzzle ambientali o simili. Sempre apprezzabili i combattimenti, con anche i mostri più semplici a rispecchiare una concreta minaccia, e le boss battle ogni volta diverse dove vi giocherete il tutto per tutto… pena, ricominciare il livello dall’inizio.

Ricordiamo che se scaricherete e giocherete la demo del titolo (disponibile gratuitamente sul PlayStation Store), otterrete in game un oggetto: si tratta dell’Elmo di Daniel, che se equipaggiato vi farà giocare il titolo potenziando i nemici, che diventeranno ancora più coriacei e letali!

MediEvil

 

Il punto di vista di Dan

Anche se sul piano ludico la produzione è rimasto ancorata all’esperienza generale già vista in passato, il comparto tecnico moderno riesce a colmare il sottile limite tra fantasia e immaginazione che vivemmo su PlayStation 1, mostrandoci con gli occhi di oggi quello che già vedevamo (o meglio, che pensavamo di vedere) ai tempi. Le modifiche sono state infatti effettuate soprattutto nella gestione delle immagini e dell’HUD, rifinendo il box dell’inventario e i segnalatori di salute e di scudo. Chiaramente il comparto grafico, al livello di oggi, ha offerto molte più possibilità di quanto ci si sarebbe mai potuti immaginare, e l’adeguamento effettuato da Other Ocean ha reso giustizia al nome del brand anche con il supporto al 4K.

A farci storcere il naso tuttavia è stato altro: mantenere fedele il titolo è certo una buona mossa se il pubblico è formato da soli nostalgici, ma possiamo dire che il passaggio generazionale è riuscito solo a metà. Alcuni dei difetti da cui MediEvil era afflitto su PS1 sono stati inevitabilmente trasposti, senza però rinfrescare sufficientemente il lato tecnico (ora con meno limiti). Un esempio è legato al movimento di Sir Daniel, non sempre preciso al millesimo e che in più di una occasione ci vedrà incastrati in qualche spazio angusto (magari anche solo urtando uno spigolo) senza apparente motivo. Inoltre la gestione della telecamera si è rivelata in alcune mappe il vero “tallone da scheletro”, magari disorientandoci in momenti a dir poco cruciali. Ciliegina sulla torta, il mancato inserimento del target lock, che avrebbe a dir poco attualizzato una produzione di questo genere.

La difficoltà del titolo è rimasta quasi invariata, risultando solo leggermente più abbordabile di quanto ricordavamo (o forse siamo semplicemente cresciuti noi). A farci imprecare è stata invece la gestione dei checkpoint (praticamente inesistenti) che negli ultimi anni sono valsi a questo titolo l’appellativo di “soulslike ante litteram”; per fortuna però, a snellire l’esperienza c’è la features legata all’autosalvataggio, totalmente automatico ogni qualvolta termineremo un livello.

MediEvil

Il comparto audio risulta essere una delle cose meglio riuscite, con una soundtrack veramente importante registrata di nuovo da zero dalla Prague Symphony Orchestra affiancata a un team di doppiaggio degno delle grandi occasioni. L’audio originale vede Jason Wilson riprendere il proprio ruolo di Sir Dan e Lani Minella come narratrice.

Chiaramente il titolo, data la sua importanza e l’ampia richiesta, è stato anche localizzato completamente in italiano (doppiaggio compreso), cosa che ne incrementa ulteriormente l’appetibilità. Chicca dopo chicca, con effetti sonori ripresi a piè pari (e ripuliti per l’occasione), MediEvil al netto dei suoi limiti si conferma un titolo adatto a tutti i giocatori, sempre che si scenda a patti con qualche imprecazione e a qualche sbavatura.

Gameplay

Analogamente alla trama, il gameplay di Medievil richiama esattamente le stesse meccaniche (ed emozioni) provate all’epoca della prima PlayStation: l’opera infatti, per chi non lo sapesse, è un platform con degli elementi Hack ‘N Slash dove il giocatore deve attraversare una serie di livelli, ciascuno contenente una serie di ostacoli dalla difficoltà variabile.

Man mano che si progredisce nel gioco, il nostro eroe può sbloccare numerose e preziosissime armi ed oggetti di difesa (come armature e scudi) che sono utili ai fini dell’avanzamento del titolo e che si possono equipaggiare sfruttando un apposito inventario (per aprirlo basterà semplicemente utilizzare il touchpad del vostro controller Dualshock).

Fate attenzione quando utilizzate gli scudi: essi, infatti, hanno una resistenza limitata ai colpi dei nemici, dunque una volta superato il numero prestabilito l’oggetto tende a distruggersi e vi potreste ritrovare a dover sconfiggere i nemici senza una difesa adeguata. Fortunatamente il titolo concede, in alcuni punti della mappa, di trovare dei tesori dove al loro interno potreste trovare proprio degli scudi e quindi raggirare l’eventuale problema.

MediEvil

Le modalità d’attacco presenti in MediEvil sono due: fisica (per chi preferisce un approccio più diretto sfruttando armi come spade, martelli o clave) o a distanza (in questo caso, per poter attaccare, vengono utilizzate armi a distanza come coltelli, balestre o archi). Nel caso di quest’ultime, i colpi che avrete a disposizione saranno limitati. Tuttavia, in giro per i vari livelli, è comunque possibile trovare i negozi (rappresentati da delle inquietanti facce da Gargoyle) dove rifornirsi a prezzi non eccessivamente proibitivi. In entrambi i casi è consigliato fare molta attenzione alla strategia d’attacco che si vuole utilizzare, dato che le tipologie di nemici che vi trovate di fronte hanno differenti caratteristiche e, in alcuni casi, per eliminarli conviene utilizzare le armi a distanza per evitare di trovarsi in spiacevoli situazioni.

MediEvil

Recuperare la vita nei diversi mondi di gioco non è né semplice e né scontato: In alcune piccole zone della mappa sono presenti dei punti verdi che consentono di ricaricare la vostra barra vitale. Tuttavia non tutti i livelli hanno queste zone e, quindi, se sciaguratamente non dovreste trovarlo, per riprendere la vita dovrete pregare di trovare in giro delle pozioni della vita che, vi garantiamo, sono fondamentali non solo per riprendervi ma anche per poter avanzare nel gioco senza farsi troppi problemi, dato che le pozioni intervengono automaticamente (facendovi recuperare la vita) non appena perdete tutti i punti ferita.

MediEvil

MediEvil offre, al di là dei soliti livelli, anche delle piccole subquest che rendono il titolo ancora più longevo. Fortunatamente, nella nostra prova, non siamo incappati in clamorosi cali di frame rate anche se, quando le azioni sono concitate, il titolo ne soffre leggermente. Una menzione d’onore va alla meravigliosa colonna sonora che saprà allietarvi (e inquietarvi) ogni volta che terrete il pad alla mano. Meno piacevole è invece il doppiaggio, curato discretamente come d’altronde lo era anche nella versione originale.

Il lavoro svolto dai ragazzi di Other Ocean Interactive è sicuramente notevole, e siamo sicuri che, in questo prestigioso mese di Ottobre, la remastered di MediEvil riuscirà ad imporsi molto bene nel mercato videoludico nonostante l’agguerrita concorrenza di alcuni giochi dall’aspetto vagamente horror sotto il periodo di Halloween.

Potrebbe essere difficile da credere, ma sono già passati nove anni dalla release di Fallout: New Vegas avvenuta il 19 Ottobre del 2010. Nonostante la veneranda età, rimane secondo noi uno dei migliori Fallout. Comunque il mondo dei videogiochi si è evoluto e oramai New Vegas comincia ad avere un sapore di ”old school” ad essere onesti. Quindi la cosa che più ci preoccupava di The Outer Worlds era proprio vedere come questo concetto di gioco si sarebbe adattato ai nuovi standard. Preoccupazioni del tutto motivate a nostro avviso visto che questo nuovo titolo presenta davvero poche innovazioni. Questo, comunque, non può necessariamente ledere totalmente questo tipo di esperienza di gioco e far sì che non risulti intrigante ed appassionante.

Il gioco offre ben quattro livelli di difficoltà: Facile, Normale, Difficile e Supernova, l’ultimo è una modalità sopravvivenza in cui le risorse sono limitate, i nemici sono più potenti e i compagni possono morire definitivamente. Inoltre, data la grande possibilità di scelte possibili e di finali offerti dal gioco, Obsidian stessa consiglia di rigiocare più volte il gioco così da riuscire a provare ogni tipo di scelta e relativa conseguenza sulla vostra pelle!

Uno strano senso di dejà vu

Si possono trovare molte analogie con Fallout, ed anche la storia del nostro eroe ha dei chiari richiami alla serie. In una timeline alternativa, la Terra ha formato delle colonie nello spazio, queste sono state fondate da grandi corporazioni che vi hanno anche realizzato dei veri e propri governi. Una di queste colonie è il sistema di Halcyon. Vi risvegliate in una gigantesca nave colonizzatrice, e scoprite di essere rimasti ibernati per 70 anni perché qualcosa è andato storto. Il vostro salvatore, uno scienziato chiamato Dr. Phineas Wells, aveva le risorse necessarie per svegliare soltanto un soggetto, che ovviamente si tratta del nostro personaggio. Il dottore ci racconta che la seconda nave colonizzatrice non ha avuto alcun problema ed ha colonizzato il sistema nel frattempo. Per qualche ragione, però, Wells non ha interesse a svegliare gli altri coloni presenti sulla nave, e voi dovrete scoprire il perchè!

Possibilità infinite

A inizio gioco ci viene data l’opportunità di scegliere alcune abilità principali del nostro protagonista, selezionando attributi, stato sociale e alcune caratteristiche, oltre la modifica facciale del nostro alter-ego, completamente personalizzabile grazie a un editor abbastanza completo che può soddisfare le esigenze di tutti.

Ogni volta che saliamo di livello ottenendo esperienza possiamo decidere di attribuire dieci punti a una delle nostre caratteristiche, come ad esempio l’hacking, lo scassinamento, oppure la persuasione, l’intimidazione o le armi a distanza. Fino a livello 50, le caratteristiche possono aumentare in blocco (ci sono blocchi di tre abilità simili raggruppate), mentre invece per portarle al livello 100 è necessario aumentare ciascuna singolarmente all’interno dello stesso blocco. In generale è possibile costruire un personaggio molto ben variegato, anche in considerazione del fatto che il level cap fissato a 30 permette di potenziare gran parte delle caratteristiche. Ogni due livelli possiamo, inoltre, inserire anche un vantaggio che ci fornisce un’abilità passiva utile per portare per esempio più oggetti nel nostro inventario oppure ci permette di correre o camminare più velocemente.

Una delle particolarità di The Outer Worlds è la possibilità di diventare fobico di un determinato nemico una volta subiti una certa quantità di danni, come ad esempio la paura per i robot. Se succede questo ci viene chiesto se vogliamo accettare la fobia in questione; in questo modo ci saranno aggiunti dei malus, ma anche l’opportunità di aggiungere un vantaggio alle nostre abilità.

Fulcro del gioco sono anche i comprimari, ovvero compagni essenziali per superare determinate zone e proseguire in maniera più semplice. In totale sono sei, ognuno con caratteristiche uniche in grado di influenzare anche le nostre, sommandosi e andando a potenziare il livello generale di un’attributo. Possono essere anche loro potenziati con i vantaggi ed è possibile scegliere gli equipaggiamenti da fargli indossare, oltre che determinare la loro strategia d’attacco durante un combattimento.

Un potenziale non sfruttato

La Obsidian dà un tocco decisamente interessante alla tipica distopia. Non si tratta di un malvagio despota o di un “Grande Fratello” Orwelliano ad aver preso il potere ad un certo punto, cosa di cui nessuno comunque ha memoria. Invece, sono le corporazioni ad avere il controllo, perché dopottutto senza di queste non sarebbe iniziato neanche il nostro viaggio.

Sfortunatamente il potenziale di questo mondo rimane inespresso. Gli scrittori cercheranno in ogni modo di farci capire sin dai primi minuti di gioco che le corporazioni sono il male, eventualmente anche calcando la mano con forza visto che ogni personaggio, in ogni dialogo, cita qualche slogan essendone praticamente obbligati.

La libertà delle quest

La grande capacità di scrittura del team della Obsidian si può vedere soprattutto nelle quest secondarie. Strutture complesse di quest, soluzioni multiple e interconnesioni tra diverse missioni danno un grande senso di libertà. Anche se dovessi decidere di comportarti in un modo che non era previsto dalla quest, riuscirai comunque a concluderla senza problemi, oppure se il nostro personaggio possiede già delle informazioni utili può essere in grado di trovare l’opzione più logica in ogni dialogo.

Dunque, nonostante la struttura delle quest sia molto aperta, si ha comunque la sensazione che ci sia un filo conduttore. Ogni volta avrete a che fare con una fazione o una persona che vi chiede di compiere atti ostili contro un’altra. Quando parlate poi con l’obbiettivo della missione, vi darà la sua versione della storia e a questo punto starà a voi decidere di aiutarlo oppure no. Questo tipo di meccanica, non troppo innovativa in un gioco di ruolo di questo tipo, in The Outer Worlds viene decisamente abusata; il lato positivo, però, è che ogni scelta avrà delle conseguenze.

La libertà è in generale un aspetto molto importante durante il nostro viaggio in Halcyon. Anche se non c’è un vero e proprio open world, ci sono delle zone molto grandi su diversi pianeti. Le quest e i loot vi aspettano dietro ad ogni angolo, e l’esplorazione è ciò che rende The Outer Worlds veramente divertente.

Livello grafico all’altezza?

Che Obsidian sapesse creare mondi credibili e originali non è una novità e anche The Outer Worlds conferma questo pregio della nota azienda americana. L’ambientazione fantascientifica mischiata in salsa western funziona divinamente, lasciando il giocatore ammaliato da mondi dalla bellezza naturalistica quasi surreale, avamposti decadenti e abbandonati, città corporative dal lusso sfrenato e stazioni spaziali fatiscenti. A contornare un’indole artistica riuscita ci pensa una colonna sonora godibile e ben composta che accompagna sia i combattimenti che i momenti di pace e tranquillità durante l’esplorazione o una pausa in città.

Da un punto di vista tecnico, The Outer Worlds non si comporta male su PS4 (dove abbiamo avuto modo di provarlo). Il livello dei dettagli, delle textures e delle animazioni è buono, ma niente di più. Comunque fortunatamente non abbiamo mai riscontrato cali di framerate, ma di contro ci sono capitate delle textures che si sono caricate lentamente dopo lo spostamento rapido da una zona all’altra. Parlando dello spostamento rapido: i tempi di caricamento quando si cambia zona sono di circa 40 secondi, su PS4 PRO.

Parlando invece dei controlli, la Obsidian ha trovato una giusta soluzione per ottimizzare al meglio il porting da PC a console, anche se il tutto è molto facilitato da un sistema di combattimento fin troppo semplice. Nonostante ciò muoversi in alcuni menù risulta complicato ma, il problema più grande che abbiamo riscontrato nei controlli è stato lootare oggetti piccoli come le munizioni; riuscire a targhettarli risulta abbastanza difficile e richiede del tempo.

Conclusioni

The Outer Worlds è un gioco dalla doppia personalità. Da un lato abbiamo una delle migliori esperienze GDR dell’anno, che ha tutte le potenzialità per sviluppare attorno a sé un universo che vada oltre la colonia di Alcione e si espanda ulteriormente in futuri sequel. Un gameplay divertente, mai noioso ma dai combattimenti un po’ troppo semplicistici, e che permette concretamente di assaporare gli investimenti nelle caratteristiche del personaggio; un contorno eccellente per un titolo dalla storia appassionante, ambientata in un mondo costantemente in movimento che rende partecipe il giocatore come raramente accade in altri giochi. Il quantitativo di missioni straordinario e la rigiocabilità elevatissima garantiscono un numero di ore potenzialmente spropositato da trascorrere a zonzo per la colonia. Dall’altro lato però il comparto tecnico è carente in diversi ambiti, arrivando addirittura a rompere in certi casi la magia di un’esperienza altresì eccellente. Si tratta di difetti correggibili, ma che devono necessariamente essere sistemati per elevare il gioco verso un giudizio di assoluta positività.

The Outer Worlds

Per tutti gli amanti dei GDR, The Outer Worlds è un acquisto assolutamente obbligato, un’ottima esperienza che difficilmente potrete cancellare dalle vostre menti. Anche gli amanti dei single player in generale possono prendere in considerazione l’acquisto, a patto che abbiano la pazienza di passare il loro tempo a leggere molti dialoghi. Se non rientrate in nessuna di queste due categorie probabilmente questo non è il gioco che fa per voi.

The Outer Worlds, nonostante il modo in cui appare, è un gioco che richiede tempo e dedizione per essere apprezzato in tutte le sue sfaccettature. Un po’ come la realizzazione dei prodotti della Soluzioni Spaziali, “fabbricati con cura sotto la supervisione di operai diligenti, preparati e volenterosi. I prodotti più adatti per eliminare ogni tua preoccupazione, dall’alito fatiscente che affligge la tua bocca fino ai predoni assetati di sangue. Assapora la libertà, con Soluzioni Spaziali”.

Avete mai pensato a ciò che può creare la mente di un giovane artista? Grazie alla nuova esclusiva per PlayStation 4 realizzata da PixelOpus, possiamo. Abbiamo avuto l’onore di provare il titolo Concrete Genie, disponibile per la console Sony dal giorno 8 ottobre 2019.

Si tratta di una storia particolare e decisamente molto colorata: attenzione però, mai giudicare un libro dalla copertina. Ci avrà convinti? Scopriamolo insieme in questa nuova recensione!

La storia ha inizio a Denska, una cittadina marittima ormai abbandonata e caratterizzata principalmente da  un forte inquinamento. E’ una città spenta, putrida, senza un briciolo di vitalità e colma di pessimi graffiti che fanno da cornice alle strutture malandate, vittime di atti di vandalismo quotidiani.

In cima alla città, intento a disegnare nel suo piccolo quaderno, incontriamo Ash, un giovane ragazzo che grazie a questi disegni ci mostra fin da subito i momenti di splendore di Denska: bambini sorridenti corrono per le strade, le strutture sono forti e resistenti e la città è piena di vivacità e colori.

Ora, purtroppo, tutto ciò è solo un triste e lontano ricordo: la città è ormai sovrastata da quella che viene chiamata oscuritàscure radici violacee che rendono la cittadina ancora più morta. Nessuno vi abita, solo un gruppetto di bulli che quotidianamente si divertono ad infastidire, anche brutalmente, il povero Ash.

Concrete Genie

In seguito ad un particolare evento, finalmente vestiremo i panni di Ash e ci ritroveremo al vecchio faro che un tempo illuminava la città, alla ricerca di alcuni fogli. Improvvisamente uno dei nostri disegni, precisamente la piccola Luna, prenderà magicamente vita e ci farà capire che la città ha bisogno di noi, della nostra arte: il solo modo per riportarla in vita è accendere delle lampadine che incorniciano i vicoli ed ogni angolo di Denska.

Come possiamo accendere queste lampadine? Luna ci regalerà un pennello speciale, grazie al quale potremo portare la nostra arte dal quaderno alle mura della città: il nostro compito sarà quello di riportare i colori a Denska, riempendola di dipinti, magia e sconfiggendo l’oscurità che si annida in essa.

Non sarà un’impresa così semplice, però. Nel corso della nostra avventura avremo bisogno di un piccolo aiuto da parte dei nostri Geni. I Geni sono delle creature realizzate dal piccolo Ash che, in determinate situazioni, ci aiuteranno a superare vari ostacoli e ci forniranno la Super Pittura, utile quando ci troveremo di fronte ad un’oscurità più fitta.

Possiamo suddividere i geni in tre categorie: fuocoelettro e vento. Potremo regalargli l’aspetto che più desideriamo: orecchie a punta, rotonde, corpo piccolo e paffuto o lungo e magro, una coda appuntita oppure dei fiori come cappello. Una volta scelto l’aspetto esteriore del nostro Genio, ci basterà animarlo e a quel punto diventerà il nostro fedele compagno di avventure!

A volte ci chiederanno di realizzare determinati dipinti: siate buoni ed accontentateli. In cambio vi daranno tanto amore e anche la Super Pittura. Inoltre, come detto in precedenza, ci aiuteranno in varie situazioni: ad esempio per attivare la corrente di qualche cancello oppure per bruciare degli oggetti o spostarne altri.

Nel corso del titolo dovremo anche fare attenzione a quel famoso gruppetto di bulli, che si aggirerà per i vicoli della città. Molte volte si fermeranno proprio nei luoghi in cui dobbiamo accendere le lampadine: a quel punto ci basterà attirarli lontano (principalmente chiamandoli) e fuggire via. Questi ragazzi, però, hanno delle storie particolari e ne verremo a conoscenza in futuro.

All’inizio il titolo potrà sembrare abbastanza monotono: creare un Genio, muoversi per la città, accendere le lampadine e sbloccare varie zone di Denska. In realtà, quando meno ve lo aspetterete, verrete colpiti da vari colpi di scena che ribalteranno completamente l’opinione che avete riguardo al videogioco.

Inoltre dal punto di vista narrativo Concrete Genie è abbastanza spoglio, alcuni dettagli riguardanti la vita dei personaggi ci verranno regalati sporadicamente sotto forma di flashback ma niente di più. Ciò che però offre questo titolo è qualcosa di intenso e speciale.

Verremo catapultati in un mondo incantevole ed unico, caratterizzato da una grafica vibrante e viva. I dipinti che realizzeremo assieme ad Ash sono magnetici e ogni volta che cliccheremo il tasto per dipingere, verremo avvolti da una particolare melodia che non potrà fare altro che strapparci un sincero sorriso.

Il modo in cui i Geni si rivolgono a noi e in cui si muovono o fanno smorfie, trasmette un senso di tranquillità e tenerezza mai provato prima.

Ogni angolo della città, una volta riportato in vita, acquisterà un proprio significato ed una propria storia, fino a diventare un libro che non ci stancheremo mai di sfogliare. E’ un vero e proprio Paese delle Meraviglie, solo che al posto di cappellai matti e tazzine di tè, troveremo teneri Geni e un piccolo ragazzo pieno di coraggio e colori.

Concrete Genie ci regala un viaggio inaspettato, caratterizzato da un’atmosfera ed una magia degni di nota. Ci permette di entrare nella mente di un giovane ragazzo e di osservare ciò che essa può realizzare, ci fa capire quanto l’arte sia importante e quanto possa giovare al mondo intero. Ash ci mostrerà il mondo dal suo punto di vista e ci permetterà di farne parte: un titolo che offre delle esperienze simili non può essere lasciato dietro.

Sotto alcuni punti di vista è quasi un invito a portare l’arte in ogni angolo della nostra vita perché senza di essa la vita è come Denska: cupa, scura e priva di ogni gioia.TV

Di fianco alla modalità di gioco principale ritroviamo anche una modalità dedicata al PlayStation VR. Si tratta principalmente di una modalità di “disegno creativo” su superfici 2D o anche 3D e basata sugli stessi principi del gameplay principale. In seguito ad un breve “tutorial” di circa 30 minuti sbloccheremo la modalità di disegno libero nella quale poter liberare la nostra fantasia su diversi scenari messi a nostra disposizione.

Semplice, carino, d’impatto: Minit ha tutte le carte in regola per diventare una hit nel mondo indipendente. Nonostante una durata che si attesta sulle due ore per la prima run, che rappresenta circa il 61% del totale, il prezzo onesto e l’originalità del design lo rendono un titolo sicuramente meritevole di attenzione. Si tratta dell’ennesima prova che puntando solo sui graficoni fotorealistici non si va da nessuna parte. I videogame devono saper divertire prima d’ogni altra cosa, offrire esperienze di un certo tipo, intrattenere nel modo giusto senza inondare i giocatori di fuffa contenutistica e micro transazioni. Non serve poi molto, basta un pizzico di dedizione e onestà intellettuale. Si prenda esempio dal team di Minit e da Devolver Digital.

Cat Quest 2 è un buon “more of the same” del primo capitolo. In definitiva si tratta di un gioco che punta tutto sulla simpatia dei suoi pelosi protagonisti. Non è il nuovo messia degli hack and slash ma offre comunque una discreta giocabilità ed è perfetto per i più videogiocatori in erba.

Dopo il primo capitolo eccoci a parlare del nuovo The Surge 2, ricco di migliorie rispetto al suo predecessore anche se..

 

Trama

The Surge 2 riprende la storia dal finale del precedente capitolo, questa volta però non mettendoci nei panni di Warren, ma bensì di una persona “qualunque” finita, per un motivo o per un altro, a bordo di un aereo diretto nella città di Jericho. Infatti una volta terminata la creazione del nostro personaggio (selezionando persino la sua storia passata) ci risveglieremo all’interno di un carcere dopo essere sopravvissuti ad un disastro a bordo di un aereo. Approfittando del caos prodotto da una creatura costituita da nanomacchine riusciremo ad evadere e, così, entrare a Jericho City.

The Surge 2

Da questo punto in poi la trama avanzerà in maniera lineare mantenendo come fulcro centrale sempre la ricerca di quella che pare essere una bambina anch’essa sopravvissuta al nostro stesso incidente. Nel fare ciò ci ritroveremo a toccare le vite di altri personaggi secondari e seguirne le relative vicende (che potranno essere parte integrante della campagna principale o semplici quest secondarie) scoprendo dettagli di trama e di lore. Il tutto, nonostante sia costituito in maniera discreta, pecca purtroppo di mordente e finisce facilmente in secondo piano rispetto al gameplay vero e proprio.

The Surge 2Gameplay

Il gameplay di The Surge 2 rimane sostanzialmente invariato rispetto al suo predecessore mantenendo sempre il suo tratto caratteristico distintivo, ma al contempo è evidente un miglioramento generale di tutto il suo contorno. La caratteristica distintiva della serie è, infatti, la possibilità di smembrare parti di nemici umani e non così da recuperarne degli schemi di armatura o vere e proprie armi da loro utilizzate. Sarà infatti possibile prendere di mira specifiche parti del corpo e, una volta inflitto loro un danno sufficiente, sarà possibile staccarle con un attacco critico che si potrebbe definire in perfetto stile “Fatality” di Mortal Kombat.

The Surge 2

Una volta recuperato lo schema di un determinato elemento di equipaggiamento  risulterà comunque sempre essenziale sfruttare questi smembramenti per eliminare più rapidamente i nemici, ma soprattutto per recuperare (al posto dello schema) delle parti per poter costruire e migliorare quelle già in nostro possesso. Potremo sempre comunque decidere se concentrarci su una determinata parte corazzata per recuperarne parti o schemi o se dedicarci a parti non corazzate dei nemici così da infliggere danni maggiori diretti alla salute e sbilanciare maggiormente. Inoltre il danneggiamento di parti corazzate risulta essere l’elemento più importante nelle bossfight contro nemici non umani, le quali risultano decisamente più interessanti e divertenti.

The Surge 2

Nel tutto risulterà essenziale il controllo, oltre che della barra della salute e della stamina, quello della nostra batteria, la quale andrà a caricarsi con ogni attacco inflitto e ogni carica potrà essere utilizzata per eseguire gli smembramenti oppure per attivare determinati innesti. Questi ultimi sono semplicemente delle mod aggiuntive che possono essere recuperate da nemici o in giro per il mondo di gioco ed il cui effetto spazia dalla più semplice cura istantanea ad altri bonus passivi e non. L’indice di caricamento della batteria per colpo sarà determinato dalle stesse armi, e la sua efficienza potrà essere migliorata con i punti abilità ottenuti durante il level up (cosa che permetterà ogni 10 livelli di sbloccare anche un nuovo slot per impianti).

The Surge 2

Fortunatamente è stata decisamente migliorata la fluidità degli scontri (inclusa la parata direzionale) e dei movimenti; allo stesso modo ha subito dei miglioramenti anche il nostro fedele drone, il quale adesso risulta essere molto più efficace negli scontri grazie anche alla complicità di una più vasta scelta nei suoi gadget che varieranno da semplici armi a distanza (utili persino per gli smembramenti) fino ad elementi per sbloccare nuove aree di gioco o per interagire con gli altri giocatori. Sono stati infatti introdotti due gadget per l’interazione con altri giocatori, ovvero la bomboletta spray (la quale vi permetterà di lasciare segnali e suggerimenti) e lo stendardo.

The Surge 2

Quest’ultimo consiste in un vero e proprio “nascondino” da fare con altri 20 giocatori che ci ricompenserà con risorse per ogni stendardo trovato o soprattutto in base a quanto saremo bravi a nascondere il nostro (meno giocatori saranno a trovarlo, maggiore sarà la ricompensa). Di fianco a questi gadget faranno la loro comparsa anche i cosiddetti “nemici vendicativi” che altro non sono che nemici che sono riusciti a sconfiggere altri giocatori; se riusciremo a vendicare i nostri colleghi riceveremo un buon quantitativo di materiali per il potenziamento. Per il resto The Surge 2 si comporta da classico “souls-like” con le Med Bay a fare da checkpoint, necessità di recuperare gli “scarti tecnologici” in caso di morte (anche se a tempo) e così via.

The Surge 2

Longevità

The Surge 2 presenta una durata complessiva piuttosto “classica” per il genere richiedendo all’incirca 20-25 ore per completare la campagna principale e le missioni secondarie; a questo si deve aggiungere l’eventuale possibilità di tornare ad esplorare al meglio determinate aree una volta ottenuti particolari oggetti in grado di raggiungere nuovi luoghi. Del resto quello che avremo di fronte è un’ampia mappa esplorabile liberamente (eccezion fatta per le zone poc’anzi descritte) che però, a volte, nel contesto di missioni principali e secondarie risulta essere un po’ troppo dispersiva.

The Surge 2

Comparto Tecnico

Dal punto di vista grafico The Surge 2 parrebbe offrire un buon colpo d’occhio generale. Purtroppo però ad un esame più dettagliato sono evidenti texture non proprio eccezionali e che, spesso e volentieri, faticano a caricarsi (o almeno su PS4 base). Questo con tutta probabilità è dovuto alla necessità di raggiungere un compromesso tra grafica e fluidità, difatti non abbiamo quasi mai riscontrato cali di framerate ed il caricamento tra aree e quello “post-mortem” risulta essere abbastanza veloce. L’unica cosa che riesce a distinguersi sono gli effetti di luce, molto ben studiati, nonostante in alcune occasioni possano causare alcuni strani artefatti (specialmente in zone non troppo illuminate).

The Surge 2

Di discreto livello anche il sonoro, specialmente per gli effetti e per le musiche; leggermente sottotono, invece, i doppiaggi (in lingua inglese) poiché risultano essere abbastanza piatti (tranne alcune eccezioni). Infine non abbiamo da evidenziare nulla di grave sotto il lato dei bug se non alcuni “positivi” in grado di farci guadagnare rapidamente un discreto gruzzolo di scarti tecnologici.

Gearbox ritorna con il terzo capitolo dell’acclamata serie di Borderlands, questa volta facendo un incredibile salto di qualità rispetto ai suoi predecessori sotto molteplici punti di vista! Abbiamo avuto modo di giocare Borderlands 3 approfonditamente, completando ogni suo dettaglio fino ad addentrarci nell’endgame; ecco dunque la nostra recensione completa!

Borderlands 3

Trama

In Borderlands 3 una nuova minaccia mette a rischio non solo il pianeta di Pandora, ma l’intero universo e toccherà al gruppo di “cacciatori della cripta” di turno salvare la situazione. I gemelli Troy e Tyreen Calypso (nuovi antagonisti che potrebbero dare filo da torcere persino a Vaas di Far Cry 3) hanno infatti dato vita ad un vero e proprio culto che raccoglie sotto di se tutti i banditi, predoni e psycho della galassia, i quali venerano entrambi come veri e propri Dei. Questi cosiddetti “Figli della Cripta” sono alla ricerca di una fantomatica “Grande Cripta”, ed intendono aprirla per i loro subdoli scopi.

Borderlands 3

Per riuscire a svelare il mistero della Grande Cripta ci ritroveremo ad esplorare l’intera galassia, oltre i confini dell’ormai conosciuto pianeta di Pandora, a bordo della nave spaziale Sanctuary, la quale farà anche da nostro “HUB centrale”. È così dunque che ci ritroveremo ad esplorare numerose altre cripte per svelare i misteri che celano, fino a scoprire la verità sull’oscuro passato degli Eridiani.

Grazie ad una trama profonda, ricca di colpi di scena, ma soprattutto estremamente divertente, il gioco riuscirà a mantenere alta l’attenzione del giocatore senza mai annoiare. Questo anche grazie alla complicità di personaggi vecchi e nuovi davvero unici e la presenza di missioni secondarie estremamente ben caratterizzate e differenziate che risultano essere anch’esse molto interessanti e divertenti da portare a termine tra una risata e l’altra.

Borderlands 3

Gameplay

Il gameplay di Borderlands 3 rimane sostanzialmente invariato rispetto a tutti i suoi predecessori, mantenendo tutti gli aspetti di “looter-shooter” che hanno d’altronde da sempre riscosso successo tra il pubblico. Non per questo Gearbox si è voluta risparmiare dall’implementare numerose aggiunte che sono riuscite a dare nel complesso un’ancor maggiore giocabilità ed una più vasta possibilità d’azione. Tutto ciò che si può apprezzare durante le numerose ore di gioco è dunque un miglioramento sotto ogni aspetto che non si limita alla semplice aggiunta della scivolata (che già di per se, per quanto secondario come dettaglio, aggiunge molto dinamismo) o di bossfight più uniche ed emozionanti.

Il tutto ha inizio dal primo minuto di gioco con la scelta della difficoltà e della modalità di gioco. È stata infatti aggiunta una modalità facile per tutti quelli che preferiscono godersi la trama senza troppi sforzi, ma anche la possibilità di giocare in cooperativa in modo più “semplice”. Difatti accanto alla classica modalità di gioco con loot unico per tutti i giocatori nella partita (con la classica lotta a chi riesce a prenderlo per prima) e livello dei nemici dato in base all’host, ci sarà una modalità più “amichevole” con loot disponibile per tutti e livello dei nemici diverso dalla visuale di ciascun giocatore in base al proprio livello così da avere scontri più equi.

Borderlands 3

Come di consueto dovremo innanzitutto scegliere uno tra i quattro protagonisti che ci verranno messi a disposizione; questi spaziano dai più “classici” Zeke e Amara (il soldato/agente e la sirena) fino ai due più innovativi FL4K e Moze (il cacciatore questa volta dotato di tre fedeli bestie e l’artigliera, la quale vi potrà dare l’impressione di giocare a Titanfall). Ciascuno di questi personaggi presenta ben tre abilità selezionabili a nostro piacimento, le quali fanno da base a tre “alberi delle abilità”. Al loro interno ritroviamo soprattutto abilità passive, ma anche dei veri e propri potenziamenti per le abilità!

Eccezione fatta per Zeke (il quale potrà scegliere di utilizzare due abilità per volta sacrificando, però, l’utilizzo delle granate) ogni personaggio potrà usare al massimo una abilità per volta e su di essa potranno essere applicati un massimo di due modificatori in grado di migliorarla. Molte di queste abilità sono però sostanzialmente riprese dai vecchi protagonisti come l’invisibilità di Zer0, l’attacco con i rakk di Mordecai, il clone di Doppleganger o il blocco di fase di Maya (anche se, finché la cosa funziona così bene, non è detto che sia un male).

Borderlands 3

Come ci si aspetterebbe da qualsiasi Borderlands il loot di armi ed equipaggiamento è sempre estremamente abbondante, così da “costringervi” a cambiare setup con molta frequenza (specialmente nelle fasi iniziali di gioco). La generosità del loot non è, però, solo quantitativa ma anche qualitativa; difatti ogni arma riesce ad essere unicamente stupenda grazie a statistiche di base molto variabili, modificatori e capacità uniche non sempre ben espresse nella descrizione (ma che spesso vi lasceranno a bocca aperta al pensiero della “lucida follia” che c’è alla base di chi le ha ideate).

L’endgame di Borderlands 3 merita una piccola nota a parte; una volta completato il gioco principale e le missioni secondarie, ed una volta raggiunto il level cap di 50 avremo diverse “scuse” per poter continuare a giocarci. Mettendo da parte il semplice collezionismo di tutte le stupende armi uniche di rarità massima o la possibilità di giocare online con altri giocatori (o anche in schermo condiviso) ci troveremo di fronte a tre ottime ragioni per poter continuare. La prima (e fondamentale) è lo sblocco dei cosiddetti “gradi guardiano”, i quali offrono sostanzialmente lo stesso risultato dei vecchi “gettoni duro” ma anziché essere ottenuti tramite sfide possono essere ricevuti semplicemente guadagnando esperienza.

Borderlands 3

Questi “gettoni guardiano” possono essere spesi per migliorare diverse statistiche passive come salute massima, velocità di ricarica o danno armi, ma queste sono suddivise sostanzialmente in tre differenti tipologie. Spendendo un certo numero di gettoni in una determinata tipologia sbloccheremo la possibilità di acquistare (sempre con gettoni) altre abilità extra dal relativo albero delle abilità, in grado di fornire effetti di non poco conto o anche acquistare skin uniche per il personaggio o per le armi.

Infine una volta completata la campagna principale sbloccheremo la modalità “Vero Cacciatore della Cripta”, ovvero un Nuovo Gioco + con maggiore difficoltà ma loot aumentato o, se vorremo continuare a dedicarci a missioni secondarie o esplorazione nella nostra partita principale, avremo a disposizione la cosiddetta “Modalità Caos”. Si tratta di un massimo di tre livelli di difficolta aggiuntiva che andranno sostanzialmente a potenziare tutti i nemici portando però la possibilità di trovare oggetti ad un massimo di un 500% aggiuntivo (mica male, no?)!

Borderlands 3

Longevità

Anche questo Borderlands 3 non si smentisce in termini di durata complessiva, superando tranquillamente le 40 ore di gioco per completare ogni missione principale e secondaria. Il tutto può poi aumentare considerevolmente nel caso in cui vogliate dedicarvi al gioco online o completare ogni area del gioco al 100%, addentrandovi nelle relative attività secondarie che spaziano da: cacce a creature leggendarie, fino ad eliminare ricercati per conto di Zer0 o cercare Claptrap morti per poter creare una compagna per il nostro “Claptrap di fiducia”.

Borderlands 3

Comparto Tecnico

Borderlands 3 riesce a migliorare considerevolmente anche sotto il comparto tecnico grazie a livelli di dettagli grafici decisamente superiori rispetto agli altri capitoli della serie (cosa assai più evidente su console di “fascia alta” o, meglio ancora, su PC). Lo stile in cell shading, che ha da sempre accompagnato la serie, non è mai stato così bello e ricco di dettagli; così come lo sono i nemici (estremamente più variegati rispetto al passato) e le ambientazioni dei vari pianeti. Allo stesso modo anche il comparto sonoro riesce ad arricchire considerevolmente l’esperienza di gioco, grazie a doppiaggi estremamente ben realizzati, fantastiche musiche in grado di darvi la carica nei momenti più concitati e così via.

Purtroppo l’unica nota negativa risiede nei bug che affliggono il titolo, oltre alla stabilità del framerate che, almeno su PS4 base, in alcune rare situazioni non riesce ad essere perfettamente stabile. In alcuni casi ci siamo trovati di fronte a difetti anche abbastanza consistenti che spaziano dalla semplice scomparsa dei modelli dei personaggi all’interno delle cut-scenes, fino alla perdita di linee di dialogo (nonostante si tratti di eventi abbastanza rari che abbiamo riscontrato un’unica volta in tutto il gioco). Allo stesso modo ci è capitato di perdere in un’occasione tutti gli oggetti conservati all’interno della cassaforte o di finire fuori dalla mappa di gioco in seguito ad un filmato fino ad essere costretti a ricaricare il gioco. Si tratta comunque di problemi relativamente minori (e comunque non del tutto irreparabili) rispetto all’immensità del gioco.

Nel 2011 uscì Catherine: trama affascinante e ricca di colpi di scena fortemente influenzata dalle azioni del giocatore, di una grafica incredibile e dal gameplay unico nel suo genere, difatti ricevette recensioni molto positive al tempo e venne accolto positivamente anche dal pubblico.

Per tutti coloro che non hanno avuto la possibilità di giocare Catherine su PC o console di più vecchia generazione e, per tutti gli amanti di questo titolo, Atlus ha pensato bene di riproporlo in esclusiva per PS4 in una veste rinnovata: signore e signori, ecco a voi Catherine Full Body.

Con Catharine è come parlare di almeno 4 prodotti differenti:

  • Una light novel
  • Un anime
  • Un simulatore sociale
  • Un puzzle-platformer.

Durante il gioco vestirete i pazzi di Vincent Brooks, un uomo di 32 anni senza particolare aspirazioni o interessa, fidanzato con Katharine McBride, la quale, come suggerisce anche il suo nome, vorrebbe sposare il suo uomo e metter su famiglia. A turbare la loro tranquillità è Catharine, una ragazza bionda dalla quale il nostro Vincent si sentirà fortemente attratto, e ad aggravare la situazione ci si mettono anche terrificanti (seppur incredibilmente divertenti) incubi che turbano il già incasinatissimo Vincent: per 9 notte di fila, il ragazzo dovrà cercare di sopravvivere ai suoi sogni scalando una torre composta da diversi livelli, ognuno dei quali, a sua volta, è suddiviso in diversi sottolivelli. 

Per fortuna, ogni tanto Vincent potrà concedersi qualche momento di pausa allo Stray Sheep, il pub che frequenta insieme ai sui amici.

NARRAZIONE

Nel titolo sono presenti molto scene dedicate al racconto della storia, il che lo rende decisamente simile a una light novel; in questi casi, non sarà possibile interagire.

STRAY SHEEP

Qui Vincent potrà controllare il cellulare, leggere messaggi e rispondere ad alcuni di essi, chiacchierare con i suoi amici al tavolo, con gli impiegati del posto e con i suoi avventori. Attenzione però, perché queste interazioni influenzeranno il Karma di Vincent, il quale, a sua volta, determinerà non solo le relazioni con i personaggi, ma anche il finale in cui vi imbatterete. In questo casa, Catherine risulta assimilabile a un simulatore sociale.

INCUBI 

La sezione più dinamica dal punto di vista del gameplay puro, in cui il malcapitato Vincent dovrà scalare diversi piani di una torre composti da cubi con i quali è possibile interagire, avendo anche di tanto in tanto la possibilità di trovare o acquistare oggetti che possano facilitare la scalata e di apprendere numerosissime tecniche di arrampicata. Occhio però ai comandi, particolarmente sensibile, per cui vi consiglio di calibrare la forza con cui volete far muovere Vincent, soprattutto quando volete solo rivolgervi verso un blocco per spostarlo, per non rischiare di salirci sopra e perdere così del tempo prezioso. In queste sezioni del gioco, il gameplay muta drasticamente, trasformando Catherine in un puzzle-platformer.

KATHERINE, CATHERINE O RIN?

Passiamo ora a una breve disanima di tulle le numerose novità apportate al gioco base da questa nuovissima versione esclusiva per PS4, grazie alle quali potrete godervi non soltanto la Golden Playhouse, ovvero la Modalità Storia, ma anche tante altre succosissime opzioni di gioco:

 

  • Rin: come se Vincent non avesse già il suo bel da fare con la sua fidanzata Katherine e la misteriosa Catherine, a complicargli ulteriormente la vita interviene un nuovo personaggio, la bella, giovane e timida Rin;

 

  • Finali: in virtù dell’introduzione di questo personaggio, sono stati aggiunti anche dei finali a lei collegati, oltre a due finali alternativi per Katherine e Catherine;
  • Scene animate: ne sono state aggiunte ben 20, per sviluppare al meglio i personaggi delle donne della vita di Vincent;
  • Nuovi personaggi: in Catherine Full Body sono stati introdotti anche Roderick Lockhart e Abul Bahril;
  • Gameplay: sono stati aggiunti altri livelli di difficoltà per quanto riguarda i puzzle, come la Modalità Safety, grazie alla quale potrete affrontare i diversi piani della torre con meno ansia, senza limiti di tempo e game over, e potrete anche saltare alcune sezioni dei puzzle stessi o usare la funzione Autoplay; inoltre, potrete cimentarvi nei puzzle scegliendo fra lo stile Classico di Catherine e la nuovissima Modalità Remix, in cui sono disponibili nuove tipologie di blocchi.
  • Stage: sono oltre 500, circa il doppio rispetto a Catherine;
  • Online: altra grande novità è l’aggiunta diverse funzionalità online come l’Arena Online, in cui potete scegliere di giocare in modalità Vs. o cooperativa, e il Colosseum, in cui sfidare un altro giocatore; inoltre, quando nei livelli vedrete delle piccole sfere fluttuanti sormontate da un nickname, saprete che in quel punto un giocatore è morto, il che potrebbe aiutarvi nella risoluzione del livello, e potrete anche confrontare le vostre statistiche con quelle di tutti gli altri giocatori connessi alla rete; a tal proposito mi preme ricordarvi che per accedere a tutte le funzionalità online su PS4 è necessario possedere un abbonamento attivo a PlayStation Plus.

CONCLUSIONI

Visivamente affascinante, impregnato di riferimenti al sesso e alla sensualità, caratterizzato da diversi tipi di gameplay e infarcito da puzzle a tratti complessi e resi ancor più temibili dalla presenza di Boss giganteschi, ironico, divertente, fortemente influenzato dalle scelte dei giocatori, arricchito da una ottima e accattivante colonna sonora, Catherine Full Body è un videogioco mastodontico, un vero e proprio capolavoro ancora oggi, a distanza di ben otto anni dalla sua prima pubblicazione, e che mantiene inalterato tutto il suo indiscutibile fascino in una nuova veste che ne arricchisce ulteriormente storia e gameplay.

Catherine Full Body è un titolo a cui chiunque dovrebbe giocare almeno una volta proprio per via della sua incredibile originalità, ed è un gioco che vi appassionerà per ore e ore, soprattutto se volete assistere ai 13 finali previsti.

 

20 anni e non sentirli!

Sin dalla sua prima comparsa nell’ormai lontano 1996 Crash Bandicoot è riuscito ad appassionare buona parte degli utenti della prima PlayStation di casa Sony. Tre anni (e tre capitoli) dopo, Naughty Dog pubblicò una versione di Crash interamente incentrata su uno stile di guida arcade competitivo estremamente divertente. Ciò che più ha sancito il successo di questo “Crash Team Racing” è stata quasi certamente la modalità multigiocatore in locale grazie alla quale in molti hanno potuto sfidare gli amici, con tante ore di divertimento aggiuntivo.

A ben 20 anni dalla sua pubblicazione, rieccoci a parlare di questo titolo grazie all’uscita di questo magnifico Remake: Crash Team Racing Nitro-Fueled! Crash torna così, ancora una volta a bordo del suo bolide, per cercare di sconfiggere Nitros Oxide e salvare il nostro pianeta. Difatti, nella modalità storia, questo strano alieno ha promesso che risparmierà la Terra se un “campione” riuscirà a sconfiggerlo in una gara!

Con questo semplice pretesto ci ritroveremo ad affrontare numerose gare all’interno di un vasto scenario di piste tutte estremamente ispirate e rese in maniera ottimale, in linea con la grafica dell’attuale generazione. L’obiettivo sarà sempre arrivare al primo posto, così da vincere un trofeo; una volta ottenuti tutti i trofei di una zona (quattro per ciascuna area) dovremo affrontare un “Boss” in una sfida 1vs1, per sbloccare l’area successiva.

Classico ma non troppo

Data la sua natura di remake, Crash Team Racing: Nitro-Fueled segue fedelmente la base del vecchio Crash Team Racing, aggiungendo però alcune piccole, e spesso interessanti, novità. La prima a saltare all’occhio è la possibilità di selezionare all’inizio dell’avventura una modalità aggiuntiva, chiamata Nitro-Fueled, che si affianca a quella Classica, più vicina al titolo orginale; Questa nuova tipologia di story mode vi dà la possibilità di giocare le normali gare della storia principale, lasciandovi al contempo la libertà di personalizzare o cambiare il vostro personaggio e il vostro Kart in qualsiasi momento.

Buona parte degli elementi di personalizzazione può essere ottenuta completando l’intera storia principale, ma non solo. Molti oggetti possono anche essere acquistati all’interno di uno shop chiamato “Pit Stop”; non temete, non si tratta di uno shop con necessità di acquistare con “soldi veri”, ma con i crediti forniti dal gioco stesso, elargiti in giusta quantità in base ai vostri risultati nelle singole gare, fornendo una buona aggiunta alle possibilità di personalizzazione.

Ultima, ma non per importanza, novità introdotta è la presenza dei Gran Premi, ovvero vere e proprie seasons costituite da un insieme di sfide di varia natura, grazie alle quali è possibile ottenere del “Nitro“: una sorta di esperienza che permette di salire di grado e sbloccare personaggi, kart, e oggetti di personalizzazione aggiuntivi! La particolarità è che ciascuno dei Gran Premi si svolgerà su piste totalmente nuove che saranno rilasciate dagli sviluppatori con il tempo e che vanno così ad aggiungersi alle piste di Crash Team Racing più le tredici di Crash Nitro Kart presenti nel gioco.

Gare “all’ultimo sangue”

L’intero gioco è costruito su un gameplay di base solido e più profondo di quanto si possa credere. Per sgominare i nostri avversari abbiamo a disposizione un vasto arsenale di “armi e gadget” che dovrà essere sfruttato al massimo, anche perché gli altri piloti non hanno senza alcuna remora nei nostri confronti. Ci troviamo quindi a gareggiare e nel mentre lanciare o schivare casse di TNT, missili, bombe, turbo per accelerare e così via. Il tutto funziona egregiamente in qualsiasi modalità di gioco, senza alcuna eccezione.

Tutti questi “sistemi di distruzione” possono essere ulteriormente potenziati per infliggere danni maggiori o acquisire caratteristiche aggiuntive (ad esempio una cassa di TNT diventa una cassa di Nitro, e se la prima ci salta in testa per poi esplodere dopo qualche secondo, lasciandoci anche la possibilità di liberarcene, l’altra detona direttamente all’impatto). Per fare ciò dobbiamo raccogliere 10 dei classici “Frutti Wumpa” contenuti in apposite casse ed evitare di essere danneggiati, poiché ogni colpo fa perdere qualche frutto.

Inoltre più Frutti Wumpa avremo in nostro possesso e più acquisiremo velocità, ma le possibilità per finire in cima alla classifica non finiscono qui. Altre due meccaniche essenziali per raggiungere velocità estreme sono rappresentate dalle derapate e dai salti. Con la pressione dei “Trigger” anteriori del controller c’è la possibilità di saltare e fare ciò in prossimità di un rialzo sulla pista permette di andare più veloci per qualche secondo; allo stesso modo, eseguire un salto in curva e mantenendo premuto il relativo tasto dà il via ad una derapata. A questo punto è possibile attivare un turbo fino ad un massimo di tre volte consecutivamente premendo al momento giusto il Trigger opposto.

Divertimento di gruppo!

Così come per il gioco originale anche Crash Team Racing Nitro-Fueled offre un comparto multigiocatore in locale fino a quattro giocatori in schermo condiviso. In questo modo è possibile affrontare i propri amici in gare (singole o di coppia), battaglie all’ultimo sangue, cattura la bandiera e così via; è importante notare che ogni modalità ha un set di mappe totalmente dedicato! Ovviamente non poteva mancare anche una modalità Online per poter sfidare altri giocatori in gare personalizzate.

Nelle partite contro altri giocatori è possibile cambiare tanti parametri per ciascuna modalità, inclusa la difficoltà dei bot dato che non è possibile, purtroppo, giocare senza piloti controllati dal gioco. Anche in questo caso c’è la possibilità di personalizzare il proprio kart in ogni minimo particolare o, eventualmente, scegliere un altro personaggio nel vasto roster.

Una vista mozzafiato!

Infine non potevamo non fare un piccolo appunto sul comparto tecnico del gioco. Crash Team Racing Nitro-Fueled dimostra un ottimo lavoro tecnico da parte del team di sviluppo sotto diversi aspetti. Primo tra tutti il comparto grafico vero e proprio che riesce a dare un magnifico risalto a tutti i nostri ricordi del vecchio gioco. Texture stupende, modelli perfettamente costruiti, il tutto condito da una perfetta stabilità nel framerate. Il comparto audio non è assolutamente da meno: i nuovi doppiaggi riescono a dare una “nuova vita” a tutti i personaggi!

Far Cry New Dawn è il nuovo capitolo spin-off della famosa serie targata Ubisoft che pesca a piene mani dal capitolo precedente stravolgendone il mondo di gioco.

Trama 

Coloro i quali hanno avuto modo di giocare e terminare il quinto capitolo della serie di Far Cry (che abbiamo già trattato nella nostra recensione) saranno senz’altro a conoscenza della presenza di due finali distinti. Il “vero” finale, però, è quello che porta all’avverarsi delle profezie dell’Eden’s Gate, ovvero la fine di tutto: un’apocalisse nucleare in piena regola! Questo nuovo spin-off riprende, per l’appunto, questo finale portandoci diciassette anni dopo questi eventi, in una Hope County profondamente cambiata.

In questi anni le persone hanno vissuto relegate in rifugi antiatomici, ma adesso sono tornati in superficie per cominciare a ricostruire ed avere una vita normale. Il nostro nuovo protagonista farà parte di un gruppo di persone che si spostano per l’America nel tentativo di aiutare i superstiti a sopravvivere fornendo oggetti di prima necessità e ricostruire edifici. Contattati da Carmina Reye (che potremmo definire una vecchia conoscenza per chi ha giocato al precedente capitolo) ci ritroveremo a raggiungere l’ormai ex Hope County nel tentativo di fornire più supporto possibile.

Purtroppo però il nostro convoglio sarà attaccato da un clan di predoni noti come “I Guerrieri della Strada” e faremo così la conoscenza delle nuove antagonisti principali di questo capitolo: Mickey e Lou, due sorelle gemelle che rispettano i canoni dei classici cattivi della serie.

Ritrovandoci tra i pochi scampati all’attacco dovremo cercare di sopravvivere all’interno di questo nuovo (ed al contempo “vecchio”) ed ostico territorio, oltre che aiutare la gente del posto a dare nuova vita a Prosperity: il nostro vero e proprio centro nevralgico.

L’intera storia si svilupperà in maniera piuttosto semplice, ma non per questo non godibile, soprattutto grazie alla presenza di diversi personaggi (tra vecchi e nuovi) tutti ben caratterizzati che, tra missioni principali e secondarie, riusciranno ad intrattenere e perché no, anche a divertire! Il tutto però non riesce a raggiungere il livello dei precedenti capitoli, alcuni dei quali hanno “alzato l’asticella”.

Gameplay 

L’apocalisse non ha cambiato solamente Hope County, ma è riuscita persino a dare una piccola scossa di cambiamento anche al classico gameplay della serie introducendo alcune meccaniche proprie di giochi di ruolo e survival.

Il primo elemento che balzerà all’occhio sarà la presenza di statistiche e di livelli per armi e nemici. Difatti ogni arma sarà caratterizzata da un valore di danno ed un livello (da uno a quattro), così come i nemici che saranno contraddistinti da diversi livelli.

In questo modo non sarà possibile eliminare un nemico di livello superiore rispetto allarma in nostro possesso neanche con un colpo di fucile di precisione ben piazzato in testa. Questo obbliga i giocatori che magari vogliono giocare il titolo come i vecchi capitoli (e non come un Borderlands) a dedicarsi preventivamente alle attività di ricerca risorse così da avere un arsenale in grado di fronteggiare qualsiasi nemico (tenendo anche in considerazione che per sfruttare lo stealth appieno saremo anche qui costretti a sbloccare prima gli “abbattimenti” su nemici di vario livello).

Le risorse rivestono un ruolo estremamente importante e, difatti, saranno essenziali per creare nuove armi e migliorare il nostro campo base: Prosperity. In questo modo potremo sbloccare la possibilità di creare armi di livello più alto, sbloccare nuovi veicoli, potenziare la nostra salute, ottenere nuove opzioni di viaggio rapido e così via. Una nuova introduzione per il titolo (importante soprattutto ai fini della ricerca risorse) è la presenza delle cosiddette “Spedizioni”, grazie alle quali potremo raggiungere nuove piccole mappe esplorabili nelle quali dovremo recuperare una borsa colma di risorse per poi fuggire. Queste missioni, oltre ad aggiungere elementi di gioco, aggiungono anche varietà sotto il punto di vista paesaggistico passando da canyon a luoghi costieri e così via.

Eccezion fatta per queste differenze (che possono essere facilmente bypassate se considerate come difetti) si tratta del classico Far Cry con elementi distintivi molto simili al quinto capitolo; avremo così mercenari e compagni, creature da cacciare, finali alternativi, cacce al tesoro, luoghi da esplorare (e razziare) ed avamposti da catturare con alcune interessanti variabili che ne aumentano la rigiocabilità accentuandone la funzionalità in gioco. 

Longevità 

Far Cry New Dawn, grazie ha diversi elementi interessanti, riesce ad avere una durata complessiva di tutto rispetto che può tranquillamente superare le 12-15 ore di gioco per completare il tutto e lascia ulteriore spazio alla modalità cooperativa che ne estende ulteriormente la longevità. Grazie alla varietà ed all’estro creativo che caratterizza pressoché ogni singola missione, saranno tutte ore estremamente divertenti e coinvolgenti.

Comparto Tecnico

Questo spin-off mostra sostanzialmente una grafica sovrapponibile a quella di Far Cry 5 (che comunque risulta essere di buon livello complessivo), ma ciò che davvero fa risaltare il tutto sono le ambientazioni stupende ed il tipo di caratterizzazione data a questa “Apocalisse”. Una fauna stupenda, scorci mozzafiato ed un incredibile stile “Mad Maxiano” coesistono all’interno di questo colorato mondo post-nucleare.

I doppiaggi come sempre fantastici e musiche calzanti accompagneranno ogni nostro minuto di avventura in questo Far Cry New Dawn. Parlando infine del lato “bug” non abbiamo riscontrato nulla di particolarmente grave o comunque di negativo per l’esperienza di gioco, se non alcuni deficit dell’IA (nonostante sia migliore rispetto al passato).