Firewall Zero Hour è il nuovo titolo sviluppato per il PlayStation VR che porta finalmente dei veri scontri competitivi all’interno della realtà virtuale!

Sony ha da sempre dato un grande supporto al proprio dispositivo per la realtà virtuale, il PS VR, con periferiche aggiuntive ed un’ottima pletora di nuovi titoli con una buona cadenza. Con l’uscita di Farpoint abbiamo avuto modo di apprezzare per la prima volta il cosiddetto Aim Controller, un vero e proprio fucile da utilizzare nei titoli FPS ed ottimizzato in maniera egregia per quest’ultimo titolo.

Già in Farpoint veniva introdotta per la prima volta la possibilità di effettuare match competitivi, nonostante si trattasse di semplici partite 1vs1 con alcune piccole particolarità. Ciononostante s’intravedevano grandi potenzialità per il Playstation VR e per il suo controller di mira; queste potenzialità sono adesso sfruttate pienamente in questo nuovo titolo competitivo intitolato Firewall Zero Hour!

Prima di iniziare a parlare di questo gioco, però, ci teniamo a precisare che esiste anche la possibilità di giocarci utilizzando il semplice controller Dualshock ma, ovviamente, con quest’ultimo la mobilità ed il livello d’immersione ne risentiranno parecchio.

Firewall Zero Hour è un titolo interamente competitivo e giocabile unicamente in multiplayer online (l’unica modalità “offline” è il tutorial o scontri contro bot) che unisce meccaniche già viste in simulativi come Rainbow Six Siege alle potenzialità della VR. Difatti i match, o come denominati in gioco: “contratti”, saranno delle partite 4vs4 in cui un team attaccante dovrà trovare dei firewall da analizzare per poter scoprire la posizione d’un terminale che dovranno hackerare per vincere; di contro il team di difensori dovrà cercare di eliminare o bloccare la squadra avversaria fino allo scadere del tempo.

Prima dell’inizio della partita sarà possibile selezionare un mercenario tra quelli disponibili, ciascuno dei quali sarà dotato di un bonus passivo tra cui potrete scegliere (che si tratti di portare una granata extra o di avere una resistenza maggiore alle esplosioni), ed un secondo bonus dopo aver superato il livello quattro e sbloccato così la personalizzazione.

Con la personalizzazione si apre anche la possibilità di creare classi customizzate da zero, poiché di base avremo a disposizione tre classi standard, con la possibilità di scegliere tra un’arma principale, una secondaria (entrambe con vari accessori), e due elementi di supporto tattico come granate, mine, fumogene e così via.

Tutti questi elementi di personalizzazione potranno essere sbloccati solo dopo aver raggiunto il livello necessario per poi acquistarli con i crediti di gioco, ottenuti alla fine di ogni partita (assieme ad un certo quantitativo di esperienza).

Come già detto, Firewall Zero Hour è uno sparatutto competitivo tattico, ma il vero tatticismo non risiede tanto in elementi come cariche da irruzione, una mappa consultabile unicamente tramite un display posto sul polso del vostro alter ego o le numerose opzioni offerte dalle mappe, quanto maggiormente dal fatto che trattandosi di un titolo VR potremo sfruttare il casco ed il fucile per sbirciare dietro gli angoli, fare fuoco senza esporci fisicamente e dare segnali con dei movimenti ai nostri compagni. Il tutto riesce a funzionare egregiamente dando un feeling estremamente realistico ed immersivo!

Come mappe giocabili ne troviamo un’eccellente varietà, con ben otto mappe presenti, tutte ben distinte tra loro ed estese sia orizzontalmente che verticalmente e ricche di dettagli, così da fornire un gran numero di possibilità d’azione sia per gli attaccanti che per i difensori.

Il tutto è condito con un ottimo livello tecnico per gli standard attuali del PS VR, con l’unica pecca d’avere alcuni poligoni non modellati alla perfezione, ma nulla di grave considerando tutto nel complesso.

Infine da segnalare qualche piccolo problema legato alla gestione dei server e delle partite, questo perché durante un match in caso di abbandono da parte dell’host tutti i giocatori si ritroveranno espulsi. Ci auguriamo che in futuro vengano aggiunte altre modalità e che Firewall Zero Hour riceva il supporto che merita, soprattutto in considerazione del fatto che attualmente è un titolo che risulta essere unico nel suo genere grazie all’Aim Controller ed il miglior titolo FPS multigiocatore competitivo per VR.

The Persistence è il nuovo titolo horror roguelike in chiave fantascientifica sviluppato da Firesprite interamente per PlayStation VR e caratterizzato da una profondità davvero sorprendente.

Sin dall’uscita del supporto per la realtà virtuale di Sony, i titoli sviluppati per VR si sono sempre posti l’obiettivo di costituire delle avventure relativamente brevi e concise, in grado di raccontare la loro storia e far provare al videogiocatore tutti gli elementi di Gameplay che avevano da offrire in poche ore. The Persistence, invece, si propone come un gioco capace di sfatare questi canoni e far vivere al videogiocatore un’avventura profonda e duratura (in grado di superare anche le otto ore) oltre che ricca di cose da fare.

Lo spazio profondo è un elemento da sempre sfruttato sia in ambito cinematografico, sia in quello videoludico; The Persistence non si discosta molto dal genere ma, pur decidendo di seguire le orme di questo “genere horror”, non manca di introdurre elementi distintivi e caratteristici, a partire dall’incipit: ci troveremo, infatti ,a bordo di una stazione spaziale apparentemente abbandonata ed alla deriva in prossimità di un buco nero; assumeremo il controllo di Zimri Eder, un ufficiale della sicurezza, o meglio, assumeremo il controllo di un suo clone e così sarà ogni qual volta moriremo durante l’avventura, nonostante esista anche la possibilità di sfruttare anche i cloni di alcuni colleghi di Zimri dopo aver recuperato il loro DNA. Purtroppo però solo la “stampante di cloni” in nostro possesso sarà funzionante, le altre hanno cominciato a stampare dei cloni estremamente aggressivi e deformi (quasi come zombie). Il nostro compito, che si rivelerà essere tutt’altro che semplice, sarà quello di sopravvivere e riuscire a fuggire da questo incubo.

Il nostro alter ego sarà dotato di una libertà di movimento totale, con la possibilità di sfruttare anche un teletrasporto che funge da vero e proprio elemento di gameplay, non solo come movimento per chi soffre di motion sickness. In questo modo ci sposteremo tra i vari ponti della stazione spaziale anche se la posizione delle varie stanze dei ponti, così come quella di nemici, dispositivi per il crafting ed oggetti cambierà ad ogni nostro game over e verrà ricreato tutto da zero in maniera procedurale. Se questo da un lato potrebbe annoiare e risultare ripetitivo (soprattutto in considerazione del fatto che sarà davvero molto semplice venire uccisi, non solo nelle fasi iniziali), dall’altra parte risulterà essere fondamentale poiché solo ripercorrendo più volte questi oscuri e spaventosi ponti saremo in grado di potenziare considerevolmente il nostro personaggio ed aumentare le nostre chance di sopravvivenza.

Sarà possibile fare ciò sia nello stesso luogo dove si trova la nostra stampante grazie al sequenziatore di DNA, dove potremo migliorare numerosi parametri come salute, danno delle armi e scudi spendendo le cellule staminali in nostro possesso, oltre che costruire nuove tute con abilità uniche e varie utilizzando degli schemi; per aumentare le possibilità di sopravvivenza potremo sfruttare anche particolari macchinari situati in alcune stanze e dai quali potremo acquistare armi (come pistole, manganelli, raggi gravitazionali e tanti tipi di granate) e anche alcuni utili gadget pagando con dei crediti, ma solamente dopo aver sbloccato l’oggetto di nostro interesse con un “token”, entrambi ritrovabili nelle varie aree di gioco.

The Persistence nasce fondamentalmente come un titolo da giocare stealth e senza farsi notare dai nemici. Così facendo, infatti, sarà possibile evitare gli scontri più difficili e soprattutto arrivare alle spalle dei nemici per poter eseguire un’uccisione rapida ed in grado di ricompensarci con un buon numero di cellule staminali da sfruttare per il nostro personaggio. Sarà anche possibile utilizzare una specie di sonar per riuscire ad individuare la posizione ed il campo visivo dei nemici vicini ed in stanze a noi attigue. Nonostante tutto però molto spesso sarà inevitabile uno scontro frontale ed è qui che entra in gioco il sistema di combattimento e di shooting.

Il sistema di combattimento, seppur semplice, nasconde numerose insidie dovute soprattutto alla necessità di una buona manualità; difatti avremo un comando per attivare per pochi istanti uno scudo ed uno per attaccare. Data la scarsa durata dello scudo sarà essenziale riuscire a capire bene il tempismo di attacco dei nostri avversari, così da riuscire a stordirli temporaneamente e renderli vulnerabili ad un nostro attacco (persino ad un contrattacco con l’estrattore di cellule staminali nel caso in cui riusciremo a spostarci in tempo alle sue spalle). Il sistema di shooting con arma da fuoco basato sul puntamento della visuale invece risulta essere semplice ed intuitivo oltre che molto preciso.

A livello di comparto tecnico The Persistence mette in mostra delle texture eccellenti, tra le migliori viste fino ad oggi in giochi VR, oltre che ottimi doppiaggi in lingua inglese ed un comparto sonoro di grande livello in grado di aumentare il grado di immersione in questo luogo spaventoso.

SOLEX COMPANION APP
Non possiamo esimerci dal parlare di questa piccola perla fornita in aggiunta al titolo, la quale, oltre a rendere il tutto più divertente, semplifica di molto l’esperienza di gioco. Lo spazio è un luogo spaventoso e solitario, ma questo non ci vieta di portare qualche amico con noi. Infatti sarà possibile giocare con fino ad altri quattro giocatori, i quali si interfacceranno con noi attraverso l’applicazione ufficiale di The Persistance (chiamata anche Solex Companion App). In questo modo, se la console e gli smartphone saranno connessi alla stessa rete Wi-Fi (nel nostro caso non siamo riusciti a giocare con console collegata tramite cavo LAN) i nostri amici potranno aiutarci o sabotarci.

Attraverso l’applicazione sarà possibile individuare la posizione del giocatore all’interno della mappa e tutti gli altri elementi dello scenario (inclusi nemici ed oggetti da raccogliere). Questi elementi appariranno inizialmente come un punto interrogativo, ma una volta toccato rivelerà l’elemento di interesse che cela. Per ciascuno di questi elementi analizzati l’utente da smartphone sarà ricompensato con dei punti da poter utilizzare per acquistare numerose abilità per aiutare il giocatore, come la capacità di evidenziare un nemico attraverso le superfici o persino congelarlo per alcuni istanti. Come detto prima non necessariamente gli utenti da smartphone potrebbero avere buone intenzioni, in tal caso potrebbero allertare i nemici, poichè il gioco potrebbe offrire delle laute ricompense in punti in caso di ferimento da parte di un determinato nemico, o persino spegnere le luci nella nostra stanza.

Moss è il nuovo titolo prodotto in esclusiva per il Playstation VR che fa della semplicità il suo più grande e piacevole pregio.

Tutti siamo stati piccoli, e tutti almeno una volta abbiamo prestato l’orecchio ad una fiaba narrataci da un parente; quindi tutti possiamo comprendere la gioia di un bambino nell’ascoltare una bella fiaba che parla di mondi magici, creature del bosco e regni lontani lontani prima di addormentarsi. Moss fa esattamente questo: raccontarci una stupenda storia attraverso tanti scenari ed ambientazioni diverse. Ci troveremo nei panni (appunto) di un semplice lettore che però diventerà parte integrante della storia che sta leggendo riuscendo così anche ad interagire con la protagonista della storia, ovvero una piccola topolina di nome Quill (ed anche qui suonano campanelli: chi non ricorda il buon Bastian Balthasar Bux della “Storia Infinita”??). Un tempo il suo popolo viveva in un maestoso castello ma venne decimato da degli esseri malvagi durante la cosiddetta “notte di cenere” ed i sopravvissuti dovettero rifugiarsi nella foresta, perdendo però il loro Re nella battaglia assieme alla sua “reliquia di vetro”. In seguito, per fermare l’avanzata degli invasori e limitare la loro presenza al castello, il generale, aiutato da un “campione” dei folletti (dotato anch’esso di una “reliquia di vetro”), riuscì a sigillare il passaggio per la foresta ma purtroppo il “campione”, ferito durante la battaglia morì nella foresta poco dopo. Dal suo corpo nacque un albero ed un giorno la protagonista, durante una delle sue consuete esplorazioni, passandoci accanto ritrova la reliquia perduta e così facendo crea un legame indissolubile tra noi e lei (la quale riuscirà anche a vederci).

Da questo momento l’intero titolo si svilupperà attraverso sequenze prettamente narrative nelle quali dovremo semplicemente sfogliare le pagine del libro che stiamo leggendo con la storia che ci verrà narrata da una voce fuori campo, ed altre sequenze di platform e di numerosissimi puzzle che ci accompagneranno durante l’intera avventura e che rappresentano l’elemento portante di Moss. Nel seguire le vicende della piccola Quill inevitabilmente ci affezioneremo a lei creando un vero e proprio legame e così di frequente ci capiterà di preoccuparci per lei, sorridere quando ci porgerà i suoi ringraziamenti (rigorosamente usando il linguaggio dei segni), quando dovremo o potremo interagire con lei, o quando vorrà farci capire qualcosa, così da vivere al meglio l’intera fiaba; così come la vivrebbe un bambino: con semplicità e con la ricchezza del piacere di scoprire come andrà avanti (anche se non esattamente come andrà a finire visto che questo sarà solamente uno dei “libri che dovremo leggere” per arrivare al vero “The End”) per una durata complessiva che si aggira attorno alle 3 ore.

Essenzialmente il nostro dovere sarà quello di aiutare Quill spostando elementi dello scenario utilizzando il controller come un’estensione della nostra mano ed al contempo controllare la protagonista per farla muovere negli scenari o eventualmente per combattere le creature che ci si paleseranno di fronte. Il tutto con molta semplicità: avremo un solo comando per attaccare ed uno per schivare, uno per far saltare ed arrampicare Quill ed un altro per manovrare gli oggetti; riuscire ad utilizzare tutto in maniera armonica sarà fondamentale per risolvere i puzzle che spesso dovremo affrontare. Tutto spostandoci tra i numerosissimi scenari presenti come se fossero vere pagine di un libro e che dal punto di vista estetico e di grafica non deludono assolutamente, così come anche dal punto di vista del sonoro con musiche, suoni e doppiaggi (non sarà presente l’italiano tra le lingue presenti, neanche per menu e sottotitoli) stupendi. Nel complesso ogni cosa riesce a funzionare egregiamente con ogni elemento che assieme agli altri riesce a colpire e coinvolgere molto di più di quanto non farebbe cambiando qualcosa o considerandolo singolarmente; il tutto contornato da uno stupendo comparto audio con bellissime musiche di accompagnamento e doppiaggi ed un ottimo livello grafico.

Parlando di giochi in realtà virtuale questa volta ci troviamo a trattare di Apex Construct, nuovo titolo prodotto per PlayStation VR, HTC Vive, Oculus Rift e Microsoft MR.

Apex Construct ci porta in un futuro molto lontano in cui il genere umano si è estinto ed a quanto pare noi siamo gli unici umani ancora in vita. Dovremo aiutare un’intelligenza artificiale chiamata Fathr a salvare quello che resta del mondo da un’altra IA chiamata Mothr. Proseguendo nell’avventura (dalla durata complessiva di circa 4-5 ore) ci renderemo conto, però, che c’è qualcosa che non va e starà a noi capire cosa, oltre che riuscire a capire il più possibile sulla storia, attraverso documenti sparsi nelle diverse aree di gioco e dati presenti nei computer ancora intatti. Il mondo che ci circonderà non sarà il classico futuro post apocalittico con edifici distrutti e quant’altro, ma piuttosto un mondo stranamente distorto e quasi deforme. Il mondo di gioco sarà costituito da un HUB principale rappresentato dalla nostra stanza, attraverso la quale utilizzando un particolare macchinario potremo spostarci liberamente nelle zone delle nuove missioni per avanzare nella storia o, eventualmente, rivisitare zone già esplorate per sbloccare nuovi passaggi dopo aver ottenuto chiavi di sicurezza di livello più alto (servono per sbloccare delle porte di sicurezza inaccessibili se saremo dotati di chiavi di livello più basso ripetto alla porta). Le varie aree di gioco sono tutte esteticamente ben caratterizzate e convincenti (complice anche una grafica di discreta qualità), così come lo sono tutti i nemici.

Ben presto saremo dotati di uno speciale arco con tanto di frecce illimitate e con la possibilità, in futuro, di reperire nuove tipologie di frecce (esplosive ed elettriche), utilizzabili anche per completare determinati enigmi ambientali. in Apex Construct questo rappresenterà il nostro unico deterrente contro i numerosi nemici che dovremo affrontare e rappresentati essenzialmente da macchine con forme più o meno animalesche e di differenti tipologie così da costringerci ad usare diverse tattiche per affrontarle. L’arco sarà anche dotato di uno scudo per difenderci dai colpi lanciati dai nemici (ma purtroppo mostra tutti i suoi limiti fronteggiando più nemici contemporaneamente), anche se sarà eventualmente possibile schivarli direttamente inclinandoci. Il sistema di fuoco con l’arco è costruito in maniera a dir poco impeccabile con la possibilità di usare uno dei due move in posizione verticale e l’altro come se fosse una vera e propria freccia, il tutto con una precisione estrema (a volte anche troppo) che una volta presa la dovuta familiarità ci permetterà di colpire anche il nemico più lontano con un solo colpo. Presso alcuni macchinari sarà anche possibile potenziare le nostre abilità ed eventualmente ricaricare la nostra salute; in entrambi i casi pagando con RP ottenuti eliminando i nemici. Questi punti verranno ridotti automaticamente a 0 se verremo uccisi prima di averli depositati in “banca” ritornando al rifugio.

Essenziale sarà l’utilizzo dell’inventario che ci permetterà di selezionare l’uso di arco e freccia con le mani piuttosto che l’uso di mani libere, oltre che selezionare il tipo di freccia da utilizzare e recuperare oggetti che vi avremo immagazzinato (il tutto però con il gioco che comunque continua a scorrere, per cui dovremo prendere necessariamente familiarità anche con questo sistema). Altro elemento importantissimo sarà l’utilizzo dei terminali per sbloccare alcune porte o recuperare dati ed informazioni sul mondo di gioco e sul passato; per fare ciò dovremo effettivamente utilizzare le nostre dita per premere i vari pulsanti e scrivere frasi di senso compiuto con un sistema assimilabile al prompt dei comandi dei nostri PC. Da ricordare però che in Apex Construct è presente esclusivamente la lingua inglese (sia per il parlato che per menu), per cui chi non ha una discreta padronanza della lingua purtroppo non riuscirà a comprendere molto sulla storia, soprattutto perché non sono presenti sottotitoli e spesso a causa di sovrapposizione di suoni (per l’assenza di impostazioni audio per modificare i livelli dei volumi) non si riescono neanche a percepire le parole, anche se potrebbe riuscire comunque a godersi il titolo per il gameplay dinamico e divertente.

Sin dalla sua data di annuncio The Impatient convinse tutti per le sequenze di gioco mostrate e per il fatto che prometteva di gettare una nuova luce sul passato dell’universo di Until Dawn spiegando ciò che accadde veramente all’interno del sanatorio Blackwood.

Trama 

Come già detto, per l’appunto, The Impatient ci narrerà degli eventi del sanatorio Blackwood e della creazione dei Wendigo mettendoci nei panni di un paziente che non riesce neanche a ricordare il suo nome ma ha solo dei vaghi ricordi del suo passato più recente. Possiamo dire che il piano narrativo è suddiviso in due branche: una principale che spiega gli eventi appena descritti facendoceli vivere in prima persona, ed una secondaria che ci farà comprendere la nostra identità e perchè ci troviamo lì. Quest’ultima viene narrata attraverso oggetti sparsi per le varie aree di gioco, con i quali interagendo risveglieremo ricordi sul nostro passato. Il tutto, complessivamente, riesce a funzionare bene riportando anchein vita l’elemento “butterfly effect” già presente in Until Dawn con scelte che possono influenzare il futuro e, di conseguenza, la fine della storia.

Gameplay

Purtroppo ciò che non ci aspettavamo è che il Gameplay fosse il grosso punto debole dell’intera opera; questo perchè in sostanza si tratta di un’esperienza VR in prima persona con scarsi elementi di gameplay che si traducono in scelte di dialogo (con la possibilità, in questo caso, di poter effettuare le scelte direttamente con la nostra voce così da aumentare il livello di immedesimazione), interazione con oggetti per sbloccare i ricordi e, solo in rari casi, per compiere azioni determinanti; il tutto contornato da qualche “jumpscare” piazzato qua e là. Avremmo certamente apprezzato di più una nostra maggiore azione partecipativa all’interno della vicenda e non semplicemente limitare il tutto a poche interazioni e soprattutto conversazioni in fasi di esplorazione con altri personaggi; oppure ancora inserire più momenti frenetici ed ansiogeni (come ad esempio “l’interazione” con i Wendigo che evitiamo di descrivere per chi si approccia per la prima volta a questo titolo e non conosce Until Dawn).

Un altro grosso problema è l’ottimizzazione del controller Ps4 all’interno del gioco: pare chiaro che il gioco è costituito per l’utilizzo con i controller Move ma non c’è stata un’ottimizzazione per il controller. Dunque se non disporrete dei Move sarete costretti ad azioni che diverranno frustranti come anche il solo e semplice movimento che risulterà essere legnoso e poco responsivo in alcune situazioni, mentre in altre (parliamo nel caso della rotazione rapida della telecamera) lo sarà anche troppo. Inoltre nel caso dell’interazione con alcuni oggetti ambientali sarà estremamente difficile manovrare la vostra mano con risultati a cavallo tra l’ilarità e la frustrazione; citiamo nel particolare un’interazione non esattamente ben riuscita con la pulsantiera di un ascensore e qualche grosso problema con l’uso della torcia che in alcune situazioni pareva rispondere malissimo ai comandi. Tutto ciò perchè l’utilizzo del controller si basa sulla funzione del giroscopio che purtroppo non riesce sempre ad essere preciso come dovrebbe.

Longevità

Per quanto riguarda la durata di The Impatient ci troviamo sì di fronte ad un titolo dalla durata abbastanza ridotta (non più di tre ore per completare l’intera trama ed esplorare, per quel poco che ci è permesso) ma d’altro canto è un elemento relativamente funzionale perchè ci consente di poter rigiocare il titolo senza troppe remore e così da riuscire a ritrovare tutti i nostri ricordi oppure scoprire altri modi in cui la trama può dipanarsi.

Comparto Tecnico

Dal punto di vista della grafica questo titolo riesce senza dubbio a convincere con texture nel complesso ben fatte e soprattutto animazioni facciali dei vari personaggi di ottimo livello (tranne nel caso di alcuni piccoli simpatici deficit) ma siamo rimasti scontenti dell’assenza di controllo sulla luminosità del gioco dalle impostazioni in considerazione del fatto che in alcuni momenti il buio la fa anche troppo da padrona. Di ottimo livello, infine, il doppiaggio in lingua italiana.

NIANTIC, INC. E WARNER BROS. INTERACTIVE ENTERTAINMENT ANNUNCIANO LA LORO COLLABORAZIONE PER HARRY POTTER: WIZARDS UNITE™, UN GIOCO IN REALTÀ AUMENTATA PER DISPOSITIVI MOBILI ISPIRATO AL MONDO MAGICO DI J.K. ROWLING

SAN FRANCISCO, CA, 9 novembre 2017 — Niantic, Inc. e Warner Bros. Interactive Entertainment oggi hanno annunciato la realizzazione di Harry Potter: Wizards Unite™, un gioco in realtà aumentata per dispositivi mobili ispirato al mondo magico di J.K. Rowling. Pubblicato da Niantic e co-sviluppato da Niantic e Warner Bros. Interactive Entertainment per l’etichetta Portkey Games, Harry Potter: Wizards Unite™ userà una tecnologia di realtà aumentata per dispositivi mobili all’avanguardia per far vivere la magia ai maghi e alle streghe di tutto il mondo.

Harry Potter: Wizards Unite™ vi farà scoprire che la magia è tutta intorno a noi e permetterà ai giocatori di entrare nel favoloso mondo di Harry Potter attraverso una piattaforma di gioco per dispositivi mobili che combina la realtà aumentata di Niantic con il mondo reale e l’esperienza nel franchising del team di sviluppo e pubblicazione di WB Games a San Francisco. Esplorando quartieri e città di tutto il pianeta nel mondo reale, i giocatori vivranno avventure, apprenderanno e lanceranno incantesimi, scopriranno misteriosi manufatti e incontreranno bestie leggendarie e personaggi mitici.

Harry Potter: Wizards Unite™ fa parte di Portkey Games di Warner Bros. Interactive Entertainment, una nuova etichetta videoludica dedicata alla creazione di videogiochi ed esperienze mobili ispirati al mondo magico di J.K. Rowling.

“Il nostro obiettivo qui alla Niantic è sfruttare la tecnologia per creare esperienze nel mondo reale che aiutino le persone a scoprire gli angoli splendidi e spesso magici della realtà che le circonda”, ha dichiarato John Hanke, fondatore e amministratore delegato di Niantic, Inc. “Le amatissime storie di Harry Potter hanno catturato l’immaginazione di tutto il mondo per oltre 20 anni. Presto trasformeremo la fantasia in realtà aumentata, permettendo ai fan e ai loro amici di diventare maghi e streghe.”

“Con questo gioco permetteremo ai fan sfegatati di tutto il mondo di vivere il magico universo fantasioso di J.K. Rowling in un modo nuovo e davvero immersivo”, ha detto David Haddad, Presidente di Warner Bros. Interactive Entertainment. “È splendido poter godere della grande esperienza di Niantic con la realtà aumentata nello sviluppo di questo mondo magico incredibilmente ricco che i giocatori potranno esplorare nella loro vita quotidiana.”

Ulteriori dettagli su Harry Potter: Wizards Unite™ saranno annunciati nel 2018.

Per tenerti aggiornato su Harry Potter: Wizards Unite™, visita il sito www.harrypotterwizardsunite.com e iscriviti per ricevere le ultime notizie. Segui il gioco su Facebook https://www.facebook.com/HPWizardsUnite/ e Twitter https://twitter.com/HPWizardsUnite