I ragazzi di Supermassive Games  sono tornati a terrorizzare tutti con il loro nuovo capitolo: Little Hope. Prima di andare nel cuore della nostra recensione è importante sapere che questo è il secondo capitolo della collezione The Dark Pictures Anthology, una serie di videogiochi horror standalone. La redazione di Geexmag è riuscita a sopravvivere a questa avventura, che vi catapulterà in una notte da incubo che si trasformerà, poi, in una lotta per la sopravvivenza.

Il mood, per intenderci, vuole essere lo stesso già proposto, con estremo successo, nella produzione Sony. Come in Until Dawn, il modello di riferimento sono i teen horror b-movie, con il focus volutamente e dichiaratamente indirizzato verso i rapporti che legano tra loro i personaggi, relazioni destinate ad essere sconvolte dagli eventi narrati, nonché dalle scelte effettuate dal videogiocatore nel corso dell’epopea.

Laddove Until Dawn metteva in chiaro la natura di produzione che volutamente scimmiottava un certo stile cinematografico, e ricalcava con strepitosa efficacia tutti i cliché e gli stereotipi del caso, The Dark Pictures Anthology: Little Hope è meno onesto, sussurrando all’orecchio degli orfani di Silent Hill, mettendo sul piatto una bambina, la nebbia fitta e una città abbandonata, ma tradendo le aspettative con una sceneggiatura a tratti davvero troppo incoerente e involontariamente comica.

Little hope

Una storia al cardiopalma

Il tutto prende luogo nell’immaginaria cittadina fantasma di Little Hope, nel New England (USA), la quale si scoprirà essere stata teatro di una sanguinosa caccia alle stregheLa storia, che vede come protagonisti un gruppo di 5 persone, girerà proprio intorno agli eventi accaduti 300 anni prima. Gli sfortunati tenteranno di raggiungere il primo luogo abitato per cercare aiuto, dato che l’autobus sul quale viaggiavano risulterà essere distrutto in un grave incidente stradale. Saremo obbligati, quindi, ad attraversare Little Hope, nella quale scopriremo l’oscuro passato della cittadina. Nel complesso, la trama è interessante e misteriosa con una buona dose di colpi di scena. L’unica nota negativa è la lentezza nel succedersi degli eventi, della durata complessiva di 7 ore di gioco. Ricordatevi, poi, che ogni scelta conta: quindi, non affrettatevi e scegliete con calma.

Little hope

Parlando, invece, del gameplay di Little Hope, è il classico delle avventure dinamiche: semplice e intuitivo, e le sessioni d’azione sono caratterizzate dai quick time events (QTE), dove il gioco vi richiederà di eseguire un comando in un breve lasso di tempo. Se si gioca su computer, poi, è possibile scegliere tre tipi di comandi differenti:

  1. Punta e clicca: con il cursore del mouse indicheremo la direzione del personaggio e tramite la pressione del tasto sinistro impartiremo l’azione da far eseguire a quest’ultimo. Abbiamo trovato abbastanza scomodo questo sistema di comandi, non tanto nei QTE o nell’interagire con gli oggetti, ma nell’esplorazione. Questo metodo, infatti, rende macchinoso e talvolta frustrante muoversi nel mondo di gioco.
  2. Controller: il miglior modo, a nostro avviso, per godersi questa particolare opera. Il Dualshock di PlayStation 4 o il controller di Xbox One, renderanno il tutto molto più semplice e fruibile.
  3. Mouse e tastiera: a differenza del punta e clicca con questo metodo si useranno i tasti “WASD” per far muovere i protagonisti. Quest’ultimo schema di comandi risulta assai più confortevole del punta e clicca.

Sarà, inoltre, possibile giocare in multiplayer sia online che locale e un’altra caratteristica di Little Hope è l’interazione con gli oggetti presenti nella scena di gioco. Difatti, sarà possibile ruotarli ed esaminarli per portare alla luce indizi celati.

Little hope

Una parte tecnica un pochino da rivedere

Questa è stata la parte più difficile da giudicare. Nel complesso, la qualità tecnica è nella mediaLe ambientazione di gioco sono davvero ben fatte e suggestive, e i modelli in-game, se visti in lontananza, sono di ottima fattura. Purtroppo però, l’opera non eccelle nell’audio, che in un prodotto del genere è fondamentale. Infatti, le voci di sottofondo non saranno tradotte e, talvolta, anche i discorsi principali conteranno delle parti in ingleseQuesto è stato davvero fastidioso, perché il personaggio inquadrato, (nel nostro caso) parlerà italiano e cambierà improvvisamente lingua passando all’inglese, per poi tornare all’italiano.

Un ulteriore difetto del comparto audio è la direzionalità dei suoni, infatti, una voce che ci è alle spalle sembrerà essere frontale e il lip sync, nei primi piani, non è dei migliori. A compensare il tutto, però, c’è l’illuminazione di scenadavvero ben fatta e in grado di rendere l’atmosfera molto cupa. Il livello migliore lo si ha, però, nelle scene all’interno dell’ufficio del curatore che sono, qualitativamente parlando, di gran lunga superiori, sia dal punto di vista grafico che uditivo. Come potete notare nella foto condivisa qui sopra, Andrew (il ragazzo al centro) sembra illuminato da una fonte di luce inesistente, dato che il gruppo è in mezzo ad una strada senza luci. Ultima, ma non per importanza, nota positiva che ci sentiamo di redigere è la presenza di attori noti nel cast, come Will Poulter nel ruolo, per l’appunto, di Andrew.

The Dark Pictures Anthology: Little Hope è un’opera che nel complesso raggiunge un buon livellocon una trama ben strutturata e riferimenti storici ben precisi. La presenza di volti noti nel cast, poi, è sicuramente uno dei più grandi punti forza del prodotto, che se pur non eccelso, in alcune parti, riuscirà a farvi prendere tanti spaventi. Nonostante si tratti di un gioco di media lunghezza, la grande varietà di scelte e di approcci che si possono attuare in gioco ampliano, come spesso accade, la longevità di molto, con anche il piccolo plus delle modalità dedicate a più giocatori (e ricordiamolo, a un prezzo più che accettabile). Di certo un secondo titolo molto apprezzabile per la Dark Pictures Anthology, e speriamo possa trattarsi del primo step per una scalata niente male. Ma dove andremo a finire col prossimo titolo?

Abbiamo avuto modo di provare in anteprima The Last Wind Monk, sequel di The Inner World, che uscirà tra pochissimi giorni (20 ottobre 2017). Ne siamo rimasti piacevolmente colpiti, e vogliamo spiegarvi perché.

L’Ambientazione

 

l mondo di Asposia è costituito da un enorme spazio vuoto circondato da un’infinita distesa di terra. L’aria del mondo è fornita attraverso le fontane del vento, custodite dai Monaci del Vento. Tali fontane erano ritenute essere un collegamento diretto con gli Dei del vento, vera e propria espressione del loro respiro. Purtroppo però un giorno dalle fontane uscirono i Basiliani, terribili mostri capaci di pietrificare le proprie vittime con lo sguardo. Questi temibili mostri, però, non erano altro che complesse macchine robotiche costruite dal vile Conroy il quale, fingendo di sconfiggere i mostri, ne aveva approfittato per assumere il controllo del mondo. Ma sulla sua strada aveva trovato Peck, Laura e Robert che, dopo un ardua battaglia, lo avevano sconfitto tramutandolo in pietra.

E qui si concludeva The Inner World,

Con The Last Wind Monk, però, veniamo a sapere che le cose non sono migliorate per Asposia. Dopo la sconfitta di Conroy, infatti, Robert è rimasto pietrificato per 3 anni a causa di un incidente occorsogli mentre cercava di scappare dalla sua incoronazione. Nel frattempo è sorto un nuovo dittatore: Emil. Questi altri non è che un ex-commerciante di cianfrusaglie convinto di essere destinato a restaurare Conroy e salvare Asposia dai Basiliani. Emil, a capo del Movimento dei Lealisti di Conroy, ha instaurato una vera e propria dittature simil-nazista: e, ritenendo la tribù dei nasi a flauto responsabili della morte di Conroy nonché della comparsa dei Basiliani,  ha dato il via ad una serie di rastrellamenti, in modo da poter sacrificare tutti i nasi a flauto per poter far rinascere Conroy. Ma non è tutto: il vento (e quindi l’aria) sta cominciando ad esaurirsi e l’unica speranza per il mondo è che venga trovato l’ultimo monaco del vento. Qui comincia la nostra avventura per salvare il mondo.

Il Gioco

Il sistema di gioco è quello tipico di ogni punta e clicca: abbiamo a disposizione tre personaggi (Peck il piccione, Laura la ribelle e Robert l’imbranato) che si muovo tra gli scenari 2D in cui sono presenti diversi punti di interesse con cui è possibile interagire per osservare, raccogliere oggetti e simili. Per proseguire nella storia dovremo risolvere vari enigmi sfruttando gli oggetti del nostro inventario e quelli presenti nello scenario. Il livello dei puzzle è decisamente ben bilanciato, risultando non troppo semplice ma neanche ostico al punto da bloccarci per troppo tempo. Ma non ci limiteremo a risolvere enigmi: potremo anche suonare canzoni col naso di Robert, giocare partite a freccette, e a toc-toc per vincere della fantastica carta igienica!

Se il gameplay è rimasto sostanzialmente identico al primo capitolo, la grafica ha invece subito delle migliorie, pur rimanendo fedele allo stile di The Inner World. Gli scenari appaiono infatti ben realizzati, stravaganti e pregni di personaggi simpatici esattamente come in The Inner World. Ma sono risultati degni di nota anche il doppiaggio e le musiche di gioco, per cui è stato fatto veramente un ottimo lavoro.

Le Nostre Conclusioni

The Last Wind Monk è un’avventura grafica indie assolutamente degna di nota, con un’ambientazione pregna di umorismo pur trattando tra le righe temi delicatissimi (come quello della discriminazione razziale), capace di regalare ore di divertimento agli appassionati del genere e non solo, in quanto il livello degli enigmi è più che alla portata di chiunque. Inoltre la breve sequenza introduttiva, riassumendo le vicende del primo capitolo, renderanno The Last Wind Monk pienamente fruibile anche a quei giocatori che non hanno giocato allo sfortunato The Inner World. The Last Wind Monk sarà rilasciato su tutte le piattaforme tra pochissimi giorni, precisamente il 20 ottobre 2017, e noi vi consigliamo caldamente di non farvelo sfuggire.

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The Wardrobe, l’avventura grafica italiana ispirata ai capolavori punta e clicca di LucasArts, aveva colpito in maniera più che positiva già in fase di sviluppo. Il gioco completo non delude le attese e si dimostra all’altezza delle aspettative che aveva creato.

Come abbiamo già analizzato nel nostro articolo dedicato all’Alpha demo, The Wardrobe palesa la sua ispirazione ai capolavori del genere punta e clicca fin dalle premesse iniziali. Il gioco è infatti un concentrato di satira stile LucasArts. Al giocatore viene offerta sì una comicità leggera di base, ma gli sviluppatori hanno dimostrato anche di non aver paura di affrontare (sempre con ironia) anche tematiche più adulte. The Wardrobe è zeppo di riferimenti alle culture pop, nerd e geek contemporanee, oltre che ai famosi titoli punta e clicca anni ’90 da cui trae ispirazione. Dulcis in fundo dialoghi pungenti e taglienti frecciatine rivolte al giocatore ogni qualvolta non faccia la mossa giusta.

Ma ricapitoliamo:

La trama

5 anni prima dell’inizio della storia giocata, Skinny (il nostro protagonista) e Roland, il suo migliore amico hanno un “piccolo” incidente durante un pic-nic. Scambiando una piccola prugna, portata dall’amico, per un acino d’uva, Skinny viene colpito da un potente shock anafilattico e muore in pochi istanti. Roland sotto shock preferisce darsela a gambe. Tuttavia il povero Skinny non ha ancora terminato la sua esistenza, non del tutto almeno. Si risveglia infatti come scheletro, trovando nell’armadio a forma di bara della camera di Roland la sua nuova casa. Da quel momento Skinny ha avuto il ruolo di “scheletro-custode-in-incognito” dell’amico. Almeno fino a quando lui e il suo armadio-sepolcro non finiscono per errore in discarica durante un trasloco. Skinny dovrà quindi mettersi in viaggio alla ricerca dell’amico per salvarlo dalla dannazione eterna a cui sarebbe altrimenti destinato, rivelandosi a Roland e facendogli ammettere il suo “crimine”….

Il gameplay e la grafica

Lo stile di gioco di The Wardarobe è quello tipico classica avventura grafica. Il giocatore controlla il protagonista che si muove all’interno di scenari 2D grazie a semplici click del mouse, intavolando dialoghi con gli altri personaggi, raccogliendo oggetti che serviranno per proseguire nella storia e risolvendo enigmi di svariato genere. Il sistema di gioco è essenzialmente a doppio tasto (come il sistema SCUMM della LucasArts). Il click sinistro serve per il movimento e quello destro per l’apertura del menu con le opzioni “guarda, raccogli, usa/interagisci e parla”. I giocatori più navigati con i punta e clicca si troveranno fin da subito in un’atmosfera familiare, mentre è possibile che i giocatori alle prime armi possano trovarsi spaesati. Tuttavia, per i meno esperti, è possibile evidenziare gli hotspot con cui interagire semplicemente premendo la barra spaziatrice.

L’aspetto grafico presenta 40 ambientazioni e fondali disegnanti e colorati digitalmente con un ottimo stile “cartoonoso”, divertente e semplice, ma al contempo anche ricco di dettagli. Ovviamente anche tutti gli ambienti di gioco sono pieni di citazioni di ogni genere. Le animazioni sono piuttosto semplici con una lieve nota retrò in pieno stile anni ’90.

Considerazioni Finali

The Wardrobe nel complesso appare come un gioco ben curato, anche nei piccoli dettagli, e realizzato con cura. In particolare bisogna elogiare il lavoro di doppiaggio italiano, che appare veramente ben realizzato. Alta nota di merito del gioco è sicuramente lo stile ironico e tagliente che non risparmia niente e nessuno. Davvero sorprendente considerato che si tratta di un indie realizzato grazie al crowfunding.

Vi sono però alcune piccole pecche che però non compromettono l’esperienza di gioco. Una di quelle più evidenti appare nella narrazione, la trama sembra passare un po’ troppo spesso in secondo piano rispetto alle comiche situazioni in cui si troverà coinvolto il povero Skinny. Bisogna inoltre constatare anche come  purtroppo il finale sembra essere troppo affrettato, lasciando un po’ l’amaro in bocca (vista la cura messa nella realizzazione di alcuni dettagli). Vi è inoltre da segnalare come alcuni enigmi siano davvero contorti e risolverli si è rivelato veramente difficile e faticoso.

Nonostante i difetti, trattandosi di un indie realizzato grazie al crowfunding il risultato finale risulta comunque veramente straordinario ed è sicuramente motivo d’orgoglio per l’industria videoludica italiana.

PRO

  • Degno erede delle avventure grafiche LucasArts
  • Ironia tagliente 
  • Citazioni e riferimenti esilaranti ovunque
  • Ottimo doppiaggio
  • Cura dei dettagli

CONTRO

  • Il finale appare un po’ troppo affrettato
  • Alcuni enigmi sono pura crudeltà
  • La trama a volte passa troppo in secondo piano 

I nostri precedenti articoli su The Wardrobe:

Recensione Alpha demo

Annuncio data di uscita

Posticipo data uscita