Days Gone fu presentato da Sony all’E3 2016 e, da allora non è stato seguito dagli appassionati con lo stesso interesse generalmente riservato alle esclusive della casa Nipponica. Oltre ad essere una nuova ed inattesa IP, Days Gone rappresenta il rilancio della software house “Bend Studio” che diede i natali a Gabe Logan, eroe della celebre serie Siphon Filter; saranno riusciti nell’impresa? Scopriamolo nella nostra recensione.

Di primo impatto Days Gone potrebbe sembrare un “more of the same” fortemente incentrato sugli Zombie in stile The Last of Us. Non sareste ne i primi ne gli ultimi a pensare una cosa simile, ed effettivamente questo potrebbe essere l’impatto trasmetto durante le primissime ore di gioco, eppure…

…superate le prime dieci ore di campagna, si capisce immediatamente che Days Gone ha molto più da offrire di quel che si possa pensare e, non è in alcun modo un copia ed incolla scopiazzato da altre grandi produzioni. Per certi versi, gran parte delle meccaniche presenti in questa nuova avventura targata Bend Studio strizzano brillantemente l’occhio a The Last of Us e State of Decay che, per quanto estremamente differenti, si rispecchiano perfettamente nella formula messa in campo dalla nuova IP Sony.

Days Gone è un titolo open-world con una forte componente narrativa che funziona alla grande.

Il mondo è stato devastato a seguito della “pandemia”, un virus che ha mutato gran parte della popolazione in Zombie molto feroci ed estremamente diversi da quanto visto in The Last of Us o adattamenti cinematografici in stile The Walking Dead.

I “Furiosi”, così denominati dai superstiti, si muovono in gruppo ed una volta avvistata la preda si fionderanno velocemente e freneticamente su di essa, senza lasciare scampo.

In questo inferno vestiremo i panni di Deacon St. John, ex-motociclista facente parte di una gang denominata Monglers, che durante gli eventi scatenanti il filone narrativo principale, perde la moglie in un tragico incidente.

Days Gone è pieno zeppo di colpi di scena, alcuni prevedibili ed altri veramente riusciti che vi terranno col fiato sospeso per circa 30 ore, tempo necessario per completare la trama; se invece s’intende completare tutte le attività secondarie come: avamposti, accampamenti nemici, taglie e molto altro, non vi basteranno 100 ore di gioco.

Come detto poc’anzi Deacon è un motociclista e per spostarsi nell’enorme mappa di gioco, ha a sua disposizione una moto che rappresenta il fulcro dell’azione durante le traversate da un punto all’altro della mappa, ammesso che abbiate a disposizione la benzina necessaria…

Il mezzo è customizzabile praticamente in ogni parte, sia meccanicamente che solo per pura estetica con livree e decal vari. La nota dolente però arriva proprio durante la guida, infatti, non saranno poche le volte in cui vi troverete contro un albero senza nemmeno farci caso, questo perché l’handling del veicolo è gestito in maniera un po’ troppo arcade, non lasciando molto spazio agli errori da parte del giocatore. Dovrete farci il callo.

Il sistema di combattimento invece funziona magnificamente. Potrete destreggiarvi tra armi da fuoco, da mischia, trappole ed oggetti da lancio come molotov, granate e molto altro ancora. Il numero di armi a disposizione è particolarmente corposo; ne potrete sbloccare diverse presso gli accampamenti (dopo aver guadagnato la fiducia degli stessi accampamenti amici), ed è anche possibile raccogliere le armi lasciate dai nemici o trovarne di nuove lungo il cammino.

Oltre all’utilizzo di bocche da fuoco, è possibile cimentarsi in scontri all’arma bianca mediante l’utilizzo di mazze di accette, mazze da baseball, coltelli ed altri oggetti di fortuna che possono essere trovati praticamente ovunque ed adattati ad ogni situazione, tenendo conto però che hanno un indice di distruttività e quindi, non dureranno all’infinito a differenza del coltello da fianco che, seppur poco potente non potrà essere distrutto.

Inoltre è presente anche un sistema di crafting, facilmente accessibile e molto simile a quello visto in TLOU, con il quale potrete costruire oggetti di primo soccorso, bombe e trappole varie, estremamente utile poiché, per quanto siano sparse numerose risorse nel mondo di gioco, la versatilità del sistema permette di potersi adattare a molteplici situazioni rendendo interessante anche la parte survival del titolo.

Molta enfasi è stata concessa allo stealth, non per niente la maggior parte delle sessioni di gioco può essere affrontata con un approccio silenzioso che risulta, anche alla lunga, molto appagante e soddisfacente. Meccanica che piacerà molto agli amanti del genere stealth.

Altra meccanica interessante ed inedita presentata in Days Gone è la presenza delle orde: dei veri e propri fiumi di zombie pronti ad attaccarvi in qualsiasi istante; feroci, inarrestabili e difficili da gestire. In questi casi lo studio dell’ambiente circostante ed il corretto uso dei consumabili ed armi a nostra disposizione sarà fondamentale per sgominare la moltitudine di avversari su schermo, centinaia in alcuni casi.

Tralasciando le orde che richiedono ingegno e strategia per essere affrontate, lo stesso non si può dire degli altri nemici. Non per niente l’IA di Days Gone non è delle migliori e mostra il fianco in più situazioni; non aspettatevi dunque nemici capaci di stanarvi in ogni dove, anche se, una volta avvistato Deacon non molleranno l’osso facilmente.

Purtroppo però non è tutto oro quel che luccica e Days Gone non brilla per niente sotto il comparto tecnico. Sia chiaro, il titolo Bend Studio si difende benissimo sotto il punto di vista grafico, presentando degli scorci mozzafiato, un open-world vivo e dinamico, texture ben fatte ed un sonoro di prim’ordine con un doppiaggio che, anche in Italiano, regala uno spessore che molte produzioni non hanno.

I problemi di Days Gone però sono tutti di natura tecnica, in primis, i caricamenti sono veramente estenuanti, soprattutto quelli iniziali che possono arrivare a passare anche i due minuti; inoltre tra una missione e l’altra è presente un caricamento che, delle volte viene mascherato dalle cut-scenes ma che nella maggioranza dei casi spezza l’azione.

Il frame-rate è ballerino, ma non ballerino alla “Baryshnikov”, invece, più simile ad una foca in tutù con la grazia d’una balena. Davvero non ci siamo, il gioco stenta a raggiungere i 30FPS e durante gli spostamenti in moto il tutto diventa molto più evidente che durante i combattimenti.

Durante le orde poi, si possono notare dei cali ancora più evidenti che danno quasi una sensazione al rallentatore. Seppure siano uscite diverse patch, i problemi persistono ancora e difficilmente verranno risolti; probabilmente per via della poca dimestichezza del team di sviluppo che, “pare” non conoscere a fondo l’Unreal Engine, motore grafico con il quale moltissime produzioni di successo sono approdate sia su PlayStation 4 che Xbox One; non è dunque un problema dell’hardware di PlayStation ma bensì d’ottimizzazione del codice.

Ci teniamo a precisare che abbiamo provato il gioco su PlayStation 4 PRO e non abbiamo un riscontro relativo alla versione standard della console Sony.

Tralasciando un comparto tecnico altalenante, Days Gone rimane un ottimo titolo che, al netto dei difetti, è capace di regalare emozioni forti e per certi versi inedite. Lo consigliamo caldamente agli appassionati dei videogame a sfondo post-apocalittico ed agli amanti dei giochi open-world. Days Gone resta un’esclusiva Sony inaspettata e di pregevole fattura, magari non al pari con produzioni maggiori ma che vi porterà in un mondo che difficilmente dimenticherete.

Marvel’s Spider-Man è il videogioco dedicato al famosissimo super-eroe che tutti stavamo aspettando per questa generazione di console; fin dalla presentazione non vedevamo l’ora di poterci mettere le mani sopra e adesso, non dovete far altro che gustarvi la nostra recensione per sapere cosa ne pensiamo a riguardo.

Diciamocela tutta, di videogiochi basati sui super-eroi ne sono usciti parecchi, anche se il più delle volte particolarmente dimenticabili e poco ispirati. Per la maggior parte dei casi stiamo parlando di tie-in di poco successo (di cui tempo addietro, anche Spider-Man è stato vittima), che han accompagnato le medesime produzioni cinematografiche ma, purtroppo, senza distinguersi se non per la loro intrinseca bruttezza. Questo trend è cambiato negli ultimi anni con la serie Arkham dedicata a Batman e sviluppata egregiamente dal team Rocksteady, che ha saputo rilanciare i videogame basati super-eroi.

La paura che Marvel’s Spider-Man potesse essere un brutto gioco c’era ma, avendo a che fare con un team come Insomniac, sviluppatore first party di Sony Entertainment, la nostra paura era più che altro un timore; senza nulla da togliere ad Insomniac ovviamente, ma dovevamo vedere per credere.

Dopo aver giocato e completato il nuovo Marvel’s Spider-Man non possiamo far altro che dirvi che probabilmente, si tratta in assoluto, del miglior gioco dedicato a Spaidy. Un videogame che da solo è un monumento alla magnificenza dedicato all’uomo ragno, poiché Marvel’s Spiader-Man non è solo un gioco ma un’avventura nuova ed ispirata che pesca a piene mani da quanto di più figo sia presente nell’universo Marvel, cameo e battute d’autore incluseMarvel’s Spider-Man è un’esaltazione continua, un divertimento in divenire e condito da una trama d’eccezione al pari solo con le produzioni cinematografiche Marveliane.

Il gioco ci mostra un Peter Parker più maturo del solito che, oltre a dover vestire i panni di Spider-Man, deve fare i conti con la vita odierna, il lavoro, la famiglia e tutti gli impegni che ne conseguono. Ci troveremo spesso ad affrontare diverse sessioni di gioco dove non dovremo vestire i panni del super-eroe e dovremo rimboccarci le maniche per il prossimo o, in alcuni casi impersonare altri personaggi per poter vivere alcuni accadimenti dal loro punto di vista. Il tutto al fine di narrare una storia ricca ed intensa, forse un po’ intuitiva per i fan più avvezzi, ma ben pensata ed apprezzabile.

Essendo Marverl’s Spider-Man un gioco altamente basato sulla trama e, non volendovi spoilerare nulla, non procederemo oltre su questo fronte al fine di preservarvi un’esperienza di gioco epica.

Il gameplay in questo nuovo gioco su Spider-Man è ben strutturato e ricalca pesantemente quanto già visto nei giochi di Rocksteady dedicati all’uomo pipistrello; vi troverete infatti a combattere contro avversari multipli e spesso a menare malamente il pad al fine di assestare qualche pugno qua e là, tra una schivata e l’altra.

Il vero punto di svolta nel gameplay è la totale assenza del contrattacco: potrete schivare praticamente tutti i tipi di attacchi nemici e contrattaccare solo in alcuni casi con un colpo ben assestato solo dopo una schivata perfetta ma, solo e soltanto, dopo aver sbloccato la relativa abilità. Ad ogni modo non disperate perché tra i vari gadget e la mole mosse a disposizione di Spaidy, divertimento e varietà sono assicurati.

La mole di abilità e potenziamento sbloccabili è esorbitante e, per poter massimizzare tutti i gadget sarà necessario compiere numerose attività secondarie al fine di collezionare i gettoni necessari per i potenziamenti, utili anche per sbloccare i vari costumi che, a loro volta, serviranno per sbloccare abilità uniche che potranno essere selezionate di volta in volta dopo aver acquisito il costume interessato.

Le abilità disponibili si diversificano in tre diversi rami e tendono a potenziare le abilità di base, migliorando ad esempio la gittata degli attacchi con ragnatela o la velocità di schivata e così via, mentre salendo di livello aumenteranno le statistiche base quali vita ed attacco.

Un appunto per quanto concerne l’AI dei nemici che non è delle migliori; anche a livello di difficoltà massimo, con un po’ di accortezza e tempismo tutti i nemici possono essere messi KO in poco tempo e lo stesso vale per i Boss che, anche se particolarmente ispirati, non brillano per i loro pattern d’attacco, facilmente prevedibili, mai ostici e sicuramente molto cinematografici.

La porzione più divertente del gameplay è senza ombra di dubbio quella dedicata agli spostamenti con le ragnatele tra un palazzo e l’altro; la velocità ed il senso di mobilità sono fenomenali e restituiscono un’estrema fedeltà senza mai far sembrare gli spostamenti di Spider-Man finti o ripetitivi. Gli amanti degli screenshot gioiranno nel sapere che in qualsiasi momento può essere attivata la modalità foto per immortalare qualsiasi momento ed aggiungere diversi effetti visivi (agli scatti è inoltre dedicata un’intera porzione di gioco).

Parlando però di ripetitività, la nota dolente arriva quando si iniziano le attività secondarie che purtroppo, per quanto ben diversificate, dopo un po’ risultano ripetitive e poco appaganti e, in certi casi, quasi prive di senso ed atte al puro completismo.

Graficamente parlando Marvel’s Spider-Man è stupendo e restituisce una New York viva e realistica, non mancano neppure i principali monumenti o punti d’interesse noti agli amanti della grande mela, un lavoro assolutamente minuzioso e di prim’ordine che da solo vale il costo del biglietto.

Il gioco, come quasi la totalità dei videogame di questa generazione, gira a 30FPS e 1080p su PS4 e 1440p su PS4 PRO, ma fortunatamente godendo di un frame-time granitico e con cali rarissimi, il tutto risulta fluido e godibile. Anche la colonna sonora è d’altissimo livello e vi accompagnerà per tutta l’avventura senza mai venire a noia, esaltando ogni momento.

Marvel’s Spider-Man è un gioco a tutto tondo sull’uomo ragno, che vuole raccontare una storia nuova e piena di sfaccettature che presenta un Peter Parker maturo e consapevole di se. Un gioco aperto a tutti, sia agli amanti del free-roaming che agli appassionati dei giochi d’azione ed ovviamente, un titolo pensato per i veterani delle produzioni Marvel. Una nuova punta di diamante per l’ammiraglia Sony che ad oggi, può vantare il parco titoli più vasto ed interessante di sempre.

Dopo Yakuza 0 ed il primo Kiwami, SEGA rilancia anche in occidente Yakuza 6 – The Song of Life, capitolo conclusivo delle avventure di Kiryu Kazuma, Drago di Dojima.

La serie Yakuza è sempre arrivata in ritardo per gli occidentali, eppure è parecchio apprezzata, soprattutto dagli amanti dei giochi open-world ed action particolarmente incentrati sulla trama.

Le vicende di Yakuza infatti, son sempre state colme di colpi di scena e personaggi carismatici che da soli valgono il prezzo del biglietto.

Con questo Yakuza 6 però, SEGA ha voluto rimescolare le carte in tavola per innalzare la qualità dell’offerta a discapito di alcuni aspetti secondari, fortunatamente non intaccando l’esperienza finale.

Senza voler spoilerare nulla, in questo Yakuza ci troveremo a pilotare un Kiryu appena uscito di prigione, consegnatosi infatti alla polizia nella speranza di poter iniziare una nuova vita al di fuori dalla malavita. Purtroppo però, non appena uscito di prigione si troverà a fronteggiare delle nuove vicende orbitanti attorno ad Haruka, personaggio molto importante sin dal primo capitolo e particolarmente legato al Drago di Dojima.

Questo l’incipit per un plot carico di colpi di scena a ritmo serrato che però, fa fatica a prendere il decollo nelle prime battute, volendo inserire diversi nuovi personaggi in un cast già assai ricco; scelta che rallenta la narrazzione più classica in favore di un’introduzione più completa.

Parlando sempre del filo narrativo, i fan della saga potrebbero storcere il naso per la mancanza di alcuni personaggi chiave dei capitoli precedenti ed il poco coinvolgimenti di quelli presenti, lasciano dunque i riflettori totalmente puntati su Kiryu fino alla fine (e qui i fan si riprenderanno).

Apriamo una piccola parentesi sul doppiaggio che, per quanto resti in Giapponese, questa volta è stato eseguito in todo, mentre nei precedenti capitoli solo le vicende principali venivano doppiate, salto importante della produzione e decisamente apprezzato su tutti i fronti.

Ma com’è questo Yakuza 6? E’ lo Yakuza di sempre, puro e crudo come non mai e con un comparto tecnico, a tratti impressionante e graficamente quasi fotorealistico.

Yakuza 6 è, a nostro parere, il gioiellino della serie targata SEGA, dove l’engine è stato spinto al massimo conferendo al titolo un’immersività senza precedenti.

Passeggiando nel mondo di gioco sarà possibile vedere dentro i locali ed i negozi presenti (e viceversa) senza alcun caricamento, idem durante le sessioni di combattimento.

Non sono infatti presenti i fastidiosi caricamenti dei precedenti capitoli, rendendo dunque il gameplay molto più fluido e pulito che in passato.

Noi l’abbiamo giocato su PS4 PRO e, a discapito di qualche problema di pulizia generale dell’immagine dovuta ad uno scarso filtro AA, il gioco ha un frame-rate molto stabile che presenta qualche calo, anche se quasi impercettibile, durente gli scontri per strada.

Per quanto conerne le attiività secondarie quali: minigiochi, incontri e quest secondarie, queste risultano in quantità inferiore rispetto al passato, forse per via della maggior cura delle stesse e l’inserimento totale del doppiaggio.

Non mancheranno comunque nuove feature come le live-chat (dove ci sarà da “divertirsi”) e tutta un’altra serie di contenuti che rendono l’offerta super interessante, basti pensare a Virtua Fighter, giocabile in todo all’interno dei SEGA-Club.

Il sistema di combattimento ha visto un pesante restayling che, non si allontana dal vecchio, ma rende il tutto leggermente più legnoso o pesante, insomma, il feeling è diverso e la percezione cambia certamente in base alla vostra personale percezione pur restanto d’ottima qualità; inoltre la progressione del personaggio presenta meno abilità e stili che in passato che fortunatamente non rovinano il tutto e forse aiutano a snellirne l’aspetto.

Yakuza 6 – The Song of Life, per certi versi, non è il titolo conclusivo che tutti si aspettavano (e se non credete a noi giocatelo fino alla fine per capire cosa vogliamo intendiamo), restando comunque un titolo molto interessante, ricco di contenuti, divertente e con una bella trama intricata ricca di vicende e sotto trame.

Yakuza 6 è un titolo che tutti gli appassionati sapranno apprezzare, anche se consiglieremmo altresì di giocarlo dopo aver recuperato i capitoli precedenti (presenti su PS2 e PS3, di cui le ultime remastered su PS4, anche se non di tutti), per avere un quadro più chiaro sui personaggi e sul mondo ruotante attorno Kiryu.

Detto ciò e generalmente parlando, Yakuza 6 è un ottimo open-world (a mappa aperta) con una dose action ritmata al punto giusto che tutti possono apprezzare a dovere.

 

Il fantasma di Sparta è tornato per portarci con se in una nuova avventura, seguiteci anche voi in questa nuova recensione spoiler-free di God of War, in un viaggio tra pellegrinaggio e riscoperta di un mito.

Due anni fa, durante l’E3 2016, veniva presentato per la prima volta il nuovo God of War che scosse e lasciò tutti a bocca aperta; il gioco mostrato si allontanava parecchio da quanto visto nei precedenti capitoli, presentando innanzitutto un’ambientazione agli antipodi della Grecia e condendo il tutto con un gameplay lontano dall’originale, aggiungendo inoltre un nuovo personaggio chiave, Atreus, il figlio di Kratos.

 

Atreus, personaggio chiave e figlio di Kratos, sarà il vostro companion per tutta l’avventura.

 

Un nuovo inizio…

Un nuovo inizio dunque? Lo sviluppatore, Santa Monica Studios, non si è sbottonato più di tanto sulla trama nel corso di questi anni lasciando scorrere ipotesi e teorie sull’incipit del titolo rilasciando in fine, uno dei giochi più importanti del 2018 senza troppi preamboli. Gioco che, probabilmente, sarà una delle punte di diamante di tutto il catalogo di PlayStation 4.

Premesso quanto detto ed a ragion veduta, si resta colpiti già dalle prime battute di gioco, quando si scopre che questo God of War è un seguito diretto e non un reboot. Santa Monica Studios racconta un Kratos vecchio, saggio e stanco, molto più uomo che Dio, rifugiatosi in una terra lontana per sfuggire dalle sanguinose vicende che lo hanno reso il Dio della guerra.

 

 

Come al solito non vogliamo esporci troppo sul fronte trama per garantire una lettura quanto più spoiler-free possibile e dunque, ci limiteremo col dirvi che Kratos ed il figlio Atreus saranno alle prese con un viaggio che li condurrà sulla vetta più alta delle terre norrene, al fine di portare a compimento la richiesta avanzata dalla madre di Atreus in punto di morte. Il viaggio sarà duro e fin dall’inizio capirete il difficile rapporto tra padre e figlio che sarà un continuo divenire tra impedimenti ed avvenimenti accompagnati da dialoghi degni di una produzione Hollywoodiana.

 

E adesso chi lo ferma?

Una guerra tutta nuova!

Detto questo parliamo degli aspetti tecnici più importanti. Il nuovo sistema di combattimento prevede l’utilizzo di una telecamera in terza persona molto ravvicinata e posta al di sopra delle spalle di Kratos, il che conferisce un grande senso d’immersione ed un taglio più cinematografico che nei capitoli antecedenti.

 

 

Il sistema di combattimento è stato totalmente ripensato ed adattato alla nuova direzione artistica, conciliando una perfetta dose d’azione e strategia rifacendosi, anche se alla lontana, un po’ al genere “souls like”. I nemici hanno dei pattern di attacco definiti e stratificati in diversi step d’azione, ed è dunque necessario familiarizzare con gli avversari man mano che si prosegue nell’avventura, al fine di spazzarli via rapidamente visto che la mole di nemici su schermo è spesso esosa.

Ci troveremo spesso, infatti, a fronteggiare una moltitudine di avversari simultaneamente e che non sempre saranno della stessa categoria e quindi richiederanno strategie diverse per essere abbattuti, punto forte di un sistema di combattimento che risulta sempre dinamico e ben costruito.

La fida ascia del protagonista si amalgama perfettamente con le meccaniche pensate per i gli enigmi disseminati per tutto il viaggio; trovata che abbiamo ritenuto molto interessante e parecchio originale, azzeccatissima ed utile per svecchiare il classico “tira la leva e apri la porta” che oramai aveva dato a noia.

 

Il serpente del mondo..

 

Mancano purtroppo le imponenti boss-fight che i capitoli precedenti ci avevano fatto apprezzare, che vengono drasticamente ridotte a favore di nemici più contenuti e forse, in un certo senso, più a misura d’uomo e meglio caratterizzati per l’effettivo setting nel quale i personaggi si muoveranno man mano. Ad ogni modo, state tranquilli perché tutti gli scontri risultano sempre epici grazie alle mosse speciali che definiremmo quasi delle vere e proprie fatality eseguite da Kratos contro gli avversari.

Al nuovo combat-system viene affiancata anche una crescite del personaggio in pieno stile GDR. La progressione è lenta e divisa in diverse fasi, come prima cosa sarà necessario, acquistare o craftare equipaggiamento, armature e potenziamenti per Leviatano ed Artiglio, armi di Kratos ed Atreus, per poi passare ai potenziamenti degli stessi per livellare e sbloccare i rami delle abilità da attivare con i punti esperienza che acquisirete alla fine di ogni scontro.

 

Il potenziamento dell’equipaggiamento è una meccanica fondamentale!

 

Una libidine artistica.

Per quanto concerne il comparto tecnico, grafica e sonoro sono a livelli elevatissimi e paragonabili solo ad Uncharted 4 e Horizon Zero Dawn. Graficamente parlando, il gioco regala momenti visivamente entusiasmanti ed estremamente realistici; gli effetti visivi sono vistosi e mai troppo esagerati, i partecillari nella fattispecie sono superbi, le texture sono di qualità eccellente e i dettagli sono curatissimi ma, purtroppo, tutta questa bellezza visiva ha un prezzo assai caro.

God of War gira a 1080p@30FPS su PlayStation 4 e 4K(checkerboard)@30FPS su PlayStation 4 PRO, nella fattispecie su PS4 PRO è inoltre possibile preferire le performance alla resa grafica, potendo dunque sbloccare il frame-rate, che comunque non raggiunge i 60FPS tanto sperati da molti.

In entrambi i casi e soprattutto con FPS sbloccati, il frame-rate risulta ballerino e con qualche stutter qua e là, stutter che comunque, anche in modalità 4K restano evidenti in determinate zone e durante i combattimenti più vistosi. Personalmente abbiamo scelto di giocare il titolo con FPS sbloccati e risoluzione 1080p, attivando altresì la modalità super-campionamento di PS4 PRO, giunta con gli ultimi aggiornamenti firmware, un compromesso perfetto tra grafica e fluidità che abbiamo apprezzato parecchio.

 

La palese tristezza di Kratos a 30FPS…

 

Ad ogni modo in entrambe le modalità non abbiamo notato alcuna differenza in termini di dettaglio e resa generale della presentazione, forse un leggero aliasing in modalità performance che viene discretamente dissipato dalla modalità super-campionamento di PlayStation 4 PRO.

Parlando dell’audio invece non si può che fare un plauso alla colonna sonora (ascoltabile gratuitamente su Spotify) che è sempre azzeccata, sia durante i combattimenti che durante le scene d’intermezzo e, parlando di queste ultime, è doveroso sottolineare come spesso non ci si renda conto quando il gioco passi da una scena animata a gameplay puro, lasciando al giocatore una forte sensazione d’immersione generale. Da sottolineare ulteriormente il doppiaggio in italiano, davvero ben curato e carico d’empatia.

 

Ti butto giù a mazzate!

Longevità titanica..

God of War nasce come action puro ed i precedenti capitoli non duravano più di 10 ore ma, con questo nuovo capitolo, Santa Monica Studios ha fatto il miracolo. God of War è forse l’action più longevo alla quale abbiamo mai giocato, difatti la storyline principale dura circa 30 ore che possono tranquillamente raggiungere anche le 50-60 se si vogliono portare a termine tutti gli incarichi e quest secondarie sparsi per il mondo di gioco.

Ci saranno sempre oggetti da trovare, armature da craftare, nemici e boss segreti da abbattere e molto altro ed inoltre, per i giocatori hardcore, il livello di difficoltà massimo offre una sfida molto, ma molto impegnativa che, oltre alla forza bruta richiederà una grande mole di conoscenza dei nemici e dei loro pattern d’attacco oltre che un’eccellente padronanza dei controlli.

God of War è senza alcuna ombra di dubbio un’epic win epocale.

 

 

È stato annunciato nei giorni scorsi l’arrivo di una nuova versione per Injustice™ 2, picchiaduro acclamato dalla critica e dai gamers, seguito dell’acclamato videogioco Injustice: Gods Among Us, nel quale i giocatori possono creare e potenziare la versione definitiva dei loro personaggi DC preferiti. Con una miriade di supereroi e supercriminali tra cui scegliere, i giocatori possono personalizzare i leggendari personaggi DC con del potentissimo equipaggiamento speciale ottenuto nel gioco. Inoltre, per la prima volta, chi gioca può controllare l’aspetto del suo personaggio e il modo in cui combatte e progredisce nelle diverse modalità di gioco.

Injustice™ 2 – Legendary Edition, che sarà disponibile a partire dal 27 marzo per PlayStation®4, PlayStation®4 Pro, Xbox One, Xbox One X e PC via Steam e Microsoft Store, è il picchiaduro definitivo con i supereroi e i supercriminali DC e unisce il gioco principale ai seguenti contenuti scaricabili:

  • Tutti i personaggi giocabili scaricabili: Darkseid, Cappuccio Rosso, Starfire, Sub-Zero, Black Manta, Raiden, Hellboy, Atomo, l’Incantatrice e le Teenage Mutant Ninja Turtles.
  • Skin Premium disponibili con Injustice 2 Ultimate Edition, tra cui Power Girl, John Stewart e Lanterna Verde, Anti-Flash, Grid e Black Lightning, ciascuna con aspetto, voci e dialoghi unici.

Oltre a questi contenuti, i potenziamenti che saranno resi disponibili con Injustice™ 2 – Legendary Edition includono:

  • L’introduzione del Learn Hub, il tutorial esteso del gioco
  • Nuovo equipaggiamento per tutti i personaggi aggiunti
  • Il limite del livello dei personaggi è stato portato a 30
  • Un nuovo Slot Potenziamento diventa disponibile al livello 30.

Per ulteriori informazioni su Injustice 2 potete farvi un giretto qui.

 

Gravel è l’ultima fatica di Milestone, l’azienda tutta italiana che dal 1996 ci porta a scorrazzare qua e là per i circuiti di tutto il mondo a bordo dei più disparati veicoli. Con questo nuovo titolo ha voluto regalarci l’esperienza delle corse off road, mettendo a nostra disposizione un parco macchine davvero invidiabile e una serie di location davvero, davvero spettacolari. Ci siamo fatti svariati chilometri di piste per voi, e ora vogliamo raccontarvi la nostra esperienza, a caldo, appena scesi dall’abitacolo, con ancora il casco in mano.

Qualcuno ha detto sorpasso all’interno?

Diciamocelo, negli ultimi anni con i giochi di guida ci siamo abituati ad essere puntigliosi: titoli prettamente simulativi, capaci di solleticare le nostre vellità di meccanici o di ingegneri, in grado di offrire il piacere di passare ore e ore a sistemare la messa a punto e/o la personalizzazione del veicolo, prima di scendere effettivamente in pista. Gravel, invece, in questo senso va in controtendenza, proponendosi come un titolo prettamente arcade (ne avevamo già parlato qui ndr), nel quale bastano pochi passaggi nel menù di gioco per essere subito in pista, nel mezzo dell’azione, a fare a sportellate con gli avversari o a driftare di prepotenza immersi nel fango e nella neve. Insomma, la prima parola che viene in mente per descrivere questo titolo è sicuramente l’aggettivo “immediato”, che, badate bene, è usato in una accezione estremamente positiva: in questo caso, come vedremo più avanti, immediato non significa necessariamente facile, né tantomeno superficiale.

Il piacere di fare a sportellate nella neve!

Ed è nel segno dell’immediatezza che sono strutturate le varie modalità di gioco: in primis troviamo una modalità campagna costituita da un fittizio campionato del mondo, denominato Off Road Master, dove è possibile, gara dopo gara, visitare tutte le undici, suggestive location, che offrono nel loro complesso fino a sessanta tracciati diversi. Si va dalle vette innevate piene di tornanti ai tracciati sterrati negli stadi da Monster Trucks, passando per i saliscendi dei canyon americani e per le sabbie della Namibia.

Che sia quella del sole o quella dei fari, l’illuminazione offre degli effetti visivi davvero belli!

Insomma, la varietà non manca e in questo i ragazzi dello studio milanese hanno dimostrato di sapere il fatto loro, riuscendo a creare una varietà di atmosfere che non annoiano mai, anzi. Questa competizione mondiale è costituita da una serie di eventi portati sullo schermo del videogiocatore da una fittizia televisione, chiamata Gravel TV, che scimmiotta, per stile e impostazione, i vari format di intrattenimento sportivo americani (Se leggendo queste righe vi è tornata alla mente la frase “Buonasera amici del Graaande Wrestling!”, sicuramente sapete di cosa sto parlando. Ndr). Gli eventi offrono le quattro tipologie di gioco principale, che vanno dalla classica corsa a giro su tracciato corto fino alle corse off road point to point, nelle quali si può ammirare il panorama e le bellezze naturali all’interno dei quali il giocatore viene catapultato. In aggiunta, ci sono una serie di eventi speciali, che consentono di sfidare i vari campioni di ogni categoria di veicolo, dando così la possibilità di ottenere il titolo di campione Off Road Master. La campagna è ben amalgamata, ma niente di eccezionale. In particolar modo, ci saremmo aspettati qualcosa di più, soprattutto considerando il fatto che si simula un programma televisivo. Sono del tutto assenti, ad esempio, interviste post gara, o un qualsivoglia elemento gestionale di sorta. Peccato, perché avrebbe davvero potuto essere un autentico gioiellino. È chiaro che il team milanese si sia concentrato più sullo sviluppo dell’esperienza di guida che sugli elementi di contorno. Una pecca che comunque non preclude il fatto che la campagna sia nel complesso divertente e stimolante.

Qualcuno ha detto canyon?

Affiancata a questa campagna troviamo una modalità libera, che ci permette di rigiocare, anche con vetture diverse, i vari tracciati sbloccati durante la modalità storia e due modalità online, una delle quali permette di affrontare delle “sfide settimanali” su diversi tracciati e di entrare in classifica con i piloti virtuali di tutto il mondo, gareggiando sul miglior tempo o sul raggiungimento di obbiettivi vari. L’altra invece è la vera modalità online, in cui poter sfidare altri avversari in carne ed ossa. Ed è qui che le cose si fanno interessanti. La possibilità di prendere a sportellate un altro essere umano è davvero divertente, e l’esperienza di gioco decisamente appagante. Se Milestone dovesse continuare (come promesso, ndr) a supportare il gioco, anche quello online, a lungo ci sono tutti i presupposti per creare un titolo online davvero valido. Manca tuttavia una modalità multiplayer locale, in split screen, cosa che avremmo trovato particolarmente indicata in un titolo come questo.

Fare a sportellate è sicuramente divertente, ma i danni collaterali possono farsi sentire.

Ok, fino a qui tutto bene, ma cosa c’è esattamente sotto il cofano di questo prodotto virtuale? Pad alla mano, la forza di questo titolo sta essenzialmente in 3 punti fondamentali… Sì, avete letto bene, pad alla mano. Sia perché la versione che abbiamo provato è quella Ps4, ma anche perché questo è un titolo godibilissimo anche senza avere a disposizione un armamentario composto da pedaliera, volante e sedia da racing game. Fatta questa doverosa premessa, partiamo con il primo dei tre aspetti caratteristici di questo gioco: l’immediatezza di guida si traduce in un divertimento puro, leggero, dove a farla da padrona sono i drift, i salti sulle dune sterrate e le sportellate date alle macchine avversarie.

Guidare sulla neve è una delle cose più divertenti da fare…

Il giocatore si può concentrare sulla guida sporca e ruvida senza doversi preoccupare di imbroccare questa o quell’altra curva con una precisione millimetrica, regalando quindi un’esperienza arcade estremamente divertente ed appagante, che invoglia, una volta tagliato il traguardo, ad avviare immediatamente la gara successiva e così via fino a perdere discretamente la cognizione del tempo. Per i palati più esigenti, inoltre, ci sono delle opzioni di messa a punto pre gara, non tantissime a dirla tutta, ma sufficienti a customizzare in maniera soddisfacente l’esperienza di guida. Anche il terreno la fa da padrona, restituendo sensazioni diverse ad ogni tipo di terreno. Prendere le curve sulla neve è decisamente diverso che affrontare un terreno fangoso o sfrecciare in campo aperto in mezzo alla sabbia o sui terreni erbosi. A dirla tutta, lo stile arcade penalizza un po’ i veicoli, che a volte sembrano fin troppo simili tra loro, ma, ancora una volta, avendo ben in mente l’esperienza di gioco che la software house propone questo non dà particolare fastidio, anzi, contribuisce alla semplicità che rende divertente il titolo. Il terzo ed ultimo (ma non per importanza) punto su cui vale spendere qualche parola è costituito dall’IA degli avversari.

…Ma il rischio di schiantarsi è davvero dietro l’angolo!

Davvero ben fatta e capace di regalare sfide emozionanti e impegnative fatte di continui sorpassi e ottimi testa a testa, evita tutti i problemi che possono affliggere un titolo di questo tipo, compreso il fastidiosissimo effetto elastico. I livelli di difficoltà sono ben bilanciati e consentono di affrontare le varie competizioni ad un livello adeguato per tutti. In questo vogliamo davvero fare i nostri complimenti al team di sviluppo che ha saputo migliorarsi in maniera eccellente, anche rispetto a qualche mese fa, quando avevamo provato il gioco in anteprima alla Gamescom.

Graficamente il titolo è godibile, anche se non esagera nei dettagli. L’Unreal Engine 4, motore grafico scelto per questo gioco si dimostra davvero efficace e ben sfruttato, offrendo un’esperienza appagante, anche grazie ad un sistema di illuminazione dinamica davvero pregevole, in grado di far apparire ancora più belli i panorami dei tracciati off road. C’è anche da dire, proprio riguardo ai paesaggi, che le piste a tratti risultano eccessivamente vuoti e un po’ spogli, qualche dettaglio in più ci avrebbe davvero fatto piacere. Si tratta comunque di piccolezze, che nel complesso non disturbano più di tanto, anche perché la grafica ci sembra particolarmente impreziosita dagli effetti particellari della neve, della pioggia o del fango che va a imbrattare le carrozzerie delle nostre macchine. Menzione particolare al comparto audio, impeccabile per quanto riguarda i rombi dei motori e gli effetti delle gomme sui vari terreni, mentre ci è sembrata un po’ povera la colonna sonora, limitata ad una sola traccia principale, e poco altro.

Arrivare primi può non essere facilissimo, soprattutto a difficoltà elevate.

In conclusione, per quanto non sia un gioco perfetto in ogni sua parte, Gravel è un titolo capace di regalare ore e ore di sano divertimento spensierato. Le promesse di Milestone sono state ampiamente mantenute e l’esperienza arcade è gestita molto bene. Se la software house dovesse continuare a migliorare il gioco (con DLC e patch varie) per parecchio tempo dopo il lancio, davvero non potremmo lamentarci più di nulla!

Ubisoft ha annunciato che una selezione delle sedici migliori squadre al mondo della Pro League di Tom Clancy’s Rainbow Six Siege si sfideranno nell’edizione 2018 del Six Invitational. Quest’anno, il Six Invitational celebra l’anniversario dell’uscita di Rainbow Six, riunendo appassionati, giocatori professionisti, sviluppatori e streamer da ogni angolo del globo.

Il Six Invitational 2018 si svolgerà dal 13 al 18 febbraio a Montreal, dove verranno svelati  alcuni importanti contenuti in arrivo nei prossimi mesi, dando vita al maggior evento eSport mai organizzato per il gioco. L’evento includerà sedici squadre, rappresentanti tutte le quattro regioni della Pro League, che gareggeranno per un montepremi di 500.000 $, portando il totale fra tutti i tornei ufficiali dell’Anno 2 a 1.250.000 $.

Fra le squadre partecipanti figurano alcuni nomi nuovi ma piuttosto conosciuti tra gli appassionati di eSport.  La prima squadra di “nuovi arrivati” è Team Liquid, che ha ingaggiato il MOPA Team brasiliano, composto da esperti giocatori della Pro League. Sempre in Brasile, FaZe Clan ha acquisito il gruppo in precedenza noto come Team FONTT, famoso per il proprio stile di gioco veloce e divertente. Ultimo ma non certo meno importante è il team Counter Logic Gaming, che ha acquisito il gruppo nord americano degli Elevate, vincitore del Six Invitational 2017 su Xbox One. Nel corso dello scorso anno, il team è riuscito a passare con successo da Xbox One a PC.

Il Six Invitational 2018 si terrà al TOHU Montreal dal 13 al 18 febbraio e ha già ottenuto il tutto esaurito da settimane, con fan che arriveranno da tutto il mondo per riunirsi a Montreal. Il programma della manifestazione sarà così suddiviso:

– 13-15 febbraio: Fase a gironi

– 16 febbraio: Quarti di finale

– 17 febbraio: Semifinali

– 18 febbraio: Finalissima

Oltre all’intensa competizione principale, il Six Invitational ospiterà anche due sfide aggiuntive e originali, con un Showmatch che si terrà sabato 17 febbraio, e un Match All-Star prima della finalissima di domenica 18febbraio.

Il Six Invitational 2018 sarà anche l’occasione perfetta per altri annunci sia sugli aggiornamenti dell’Anno 3 di Tom Clancy’s Rainbow Six Siege, tra cui l’evento Outbreak e Operazione Chimera, sia sulla scena eSport generale di Tom Clancy’s Rainbow Six, grazie a conferenze dedicate.

Bigben NeocoreGames svelano il video della campagna single player di Warhammer 40,000: Inquisitor – Martyr, titolo che uscirà per Xbox One, PlayStation 4 e PC.

Una gigantesca fortezza-monastero abbandonata alla deriva nel settore dei Caligari … Quali segreti oscuri scopriranno gli Inquisitori, esplorando questa nave monumentale?  È possibile scoprilo in quest’ultimo trailer.

Warhammer 40,000: Inquisitor – Martyr è un RPG d’azione ambientato nell’universo di Warhammer 40.000. Il giocatore è un Inquisitore nel settore dei Caligari, una regione infestata da eretici, mutanti, Xenos traditori e demoni degli Dei del Caos. Il gioco è giocabile in modalità single player e in modalità cooperativa online fino a 4 giocatori, e consente al giocatore di svilupparsi in un mondo persistente attraverso un gran numero di missioni con vari obiettivi. Dopo aver selezionato una delle tre classi di inquisitore, si verrà gettati nell’azione all’interno di ambienti distruttibili che forniranno copertura in modo da sopravvivere al combattimento che sia esso tattico o brutale.

Bigben Interactive
Bigben Interactive è uno tra i più importanti sviluppatori indipendenti, produttore e distributore di periferiche per tutte le principali console, Publisher di videogame e uno dei maggiori player nel comparto degli accessori per la telefonia mobile e nei prodotti audio. Apprezzato per la creatività e l’innovazione, il Gruppo ha l’obiettivo di diventare uno dei principali leader europei in ciascuno dei suoi principali segmenti di mercato.

Games Workshop
Games Workshop® Group PLC (LSE:GAW.L), based in Nottingham, UK, produces the best fantasy miniatures in the world. Games Workshop designs, manufactures, retails, and distributes its range of Warhammer®: Age of Sigmar® and Warhammer® 40,000® games, miniature soldiers, novels and model kits through more than 460 of its own stores (branded Games Workshop® or Warhammer®), the www.games-workshop.com web store and independent retail channels in more than 50 countries worldwide.

Neocore Games
Neocore Games is an independent video game development company founded in 2005. Our headquarters are located in Central Europe. Our passionate group consists of professionals from diverse backgrounds including game development, graphic arts, programming and acting. Their unique mix of skills and experiences bring a fresh perspective and innovation to the game development industry.

Bigben e Kylotonn hanno da poco rilasciato un nuovo video di TT Isle of Man, il gioco di corse motociclistiche sul Tourist Trophy che uscirà a marzo 2018 per Playstation 4, Xbox One e PC. Il video “The Rush”, trasmette una pura scarica di adrenalina, proprio come il Tourist Trophy, la gara più impegnativa e sensazionale che ci sia mai stata.

Il Tourist Trophy dell’Isola di Man è senza dubbio una delle corse motociclistiche più impegnative del pianeta. Le strade dell’isola dove si svolge la competizione sono sinuose, strette, ondulate e attraversano persino i piccoli villaggi sparsi per il percorso. Per evitare incidenti, tutte le strade a scorrimento di traffico vengono chiuse durante il periodo di gara.

TT Isle of Man, Bigben e Kylotonn vogliono offrire un’esperienza di gioco altamente immersiva, e per dimostrarlo hanno rilasciato il video “The Rush”. Basta guardarlo per frasi immediatamente un’idea della sensazione di velocità offerta dal gioco. Vibra al ritmo della strada, trema ad ogni svolta: la scarica di adrenalina è garantita! Per raggiungere un tale grado di immersione e sensazioni, il gioco utilizza le migliori tecnologie con una riproduzione su vasta scala della pista e un’attenzione meticolosa al minimo dettaglio, come il rumore dell’aria che scorre a causa della velocità.

Nello sviluppo del gioco, Kylotonn ha scelto di lavorare insieme ad alcuni dei migliori piloti di questa mitica gara per rendere il gioco il più vicino possibile alla realtà. Uno di loro, John McGuinness, che ha preso parte al TT Isle of Man 73 volte e ha collezionato 23 vittorie, ha dichiarato: “Il gameplay è sbalorditivo! Questo titolo è senza dubbio una delle più impressionanti simulazioni motociclistiche che ho mai giocato.”

Se volete dare uno sguardo al video “The Rush” potete farlo qui.

Non ci resta dunque che aspettare il mese di marzo per sapere se il gioco riuscirà a regalare le stesse emozioni del suo fantastico trailer.

L’altro ieri, al Microsoft Theater di Los Angeles, si è svolta la cerimonia dei Game Awards 2017. Tanti i giochi premiati e tantissimi anche gli ospiti, di settore e non, sul palco della kermesse presentata dal giornalista canadese Geoff Kieghley: dal regista Guillermo del Toro (Pacific Rim) ad attori quali Felicia Day (The Guild, Supernatural), Andy Serkins (Il Signore degli Anelli, Star Wars) e Norman Reedus (The Walking Dead).

Ovviamente non poteva mancare Hideo Kojima, game designer di fama internazionale, il quale ne ha approfittato per mostrare un nuovo trailer del suo attesissimo lavoro, Death Stranding, futura esclusiva Playstation.

Le sequenze mostrate nei due trailer precedenti avevano mostrato un mondo fantascientifico distopico e onirico, con fortissime tinte dark e qualche venatura horror, ma lasciando avvolto in un alone di mistero ogni aspetto legato alla trama.

Con questo nuovo footage le cose non sembrano essere cambiate e, anche se ci troviamo di fronte ad una sequenza animata di ben 8 minuti, i continui riferimenti ad una simbologia ignota e misteriosa non ci hanno decisamente schiarito le idee in merito.

In parole povere: in redazione non ci abbiamo capito niente. Ma ci siamo esaltati tantissimo lo stesso.

Vi lasciamo con il trailer integrale, in modo che possiate “prendervi benissimo” anche voi.