Dopo essere stato annunciato la scorsa estate, Atelier Ryza 2: Lost Legends & the Secret Fairy ha recentemente debuttato su Pc, PS4, PS5 e Switch. Il gioco costituisce il sequel di Atelier Ryza: Ever Darkness & The Secret Hideout, rilasciato alla fine del 2019 e protagonista di un grande successo in termini di vendite.

Va da sé che un successore non si sarebbe fatto attendere troppo, e infatti eccoci qui. Con questo nuovo titolo sviluppato da Gust Studios e pubblicato da Koei Tecmo.

Si parte per l’avventura

La storia di Atelier Ryza 2: Lost Legends & the Secret Fairy si svolge a tre anni di distanza dalla fine del primo capitolo. Dopo che i suoi amici hanno lasciato l’isola di Kurken per inseguire i loro sogni, Ryza è rimasta indietro. Nel frattempo ha sia continuato i suoi studi alchemici che servito come insegnante per i bambini più piccoli del villaggio. Un giorno, Ryza riceve una lettera da Tao, che sta studiando nella capitale reale Ashra-am Baird. In tale missiva le viene raccontato di come le antiche rovine intorno alla città potrebbero avere qualcosa a che fare con l’alchimia e la invita a mettersi in viaggio per raggiungerlo.

Ryza e Moritz - Prologo

Allo stesso tempo, Mortiz Brunnen le chiede di indagare su una misteriosa pietra luminosa. Ryza decide così di prendere la pietra con sé e si dirige ad Ashra-am Baird. Qui si riunisce con vecchi amici e ne incontra di nuovi. E scopre inoltre che la pietra luminosa è in realtà un uovo, che si schiude facendone fuoriuscire una misteriosa creatura. Dopo aver deciso di chiamarla Fi, inizia così la nuova avventura di Ryza.

Un JRPG maggiormente evoluto

Le nuove funzionalità aggiunte in Atelier Ryza 2: Lost Legends & the Secret Fairy si sono rivelate assai gradite. Ryza è ora in grado di interagire con l’ambiente circostante in molti più modi rispetto al passato. Essa può ora nuotare sott’acqua, oscillare attraverso gli spazi vuoti, arrampicarsi sui muri e (una volta sbloccata) cavalcare una creatura che le consentirà di accelerare l’esplorazione. L’intera esperienza è stata resa più fluida e intuitiva, anche grazie all’aggiunta di nuove sfide nei dungeon, spesso presentate sotto forma di enigmi.

Questi dovranno essere risolti dalla protagonista per poterci permettere di raggiungere determinate zone. Il fatto che gli ambienti siano interattivi e non delle semplici immagini piazzate sullo sfondo rende assai più raffinati gli elementi jrpg del titolo. Esplorare i dungeon per intero permetterà a Ryza di usare la Bussola del Ricordo, con la quale potrà raccogliere le memorie delle persone vissute in passato. In questo modo l’alchimista otterrà gli indizi per poter risolvere i vari misteri dei dungeon.

Mappa gioco

Questa meccanica rappresenta una peculiarità unica e divertente all’interno del gioco. I ricordi/indizi, una volta raccolti, dovranno essere abbinati a delle descrizioni al fine di completare una sorta di libro di francobolli. Una volta completato, quest’ultimo racconterà la storia di quel dato luogo. Rispetto al predecessore sono state inoltre apportate diverse modifiche al combat system, oltre alla completa revisione dei punti CC (Core Charge ndr) e della barra dei turni.

In precedenza Ryza poteva, tramite attacchi normali, aumentare i punti azione (AP) e spenderli per aumentare il livello tattico (cioè la quantità massima di AP che si può detenere) e dunque utilizzare le abilità. In Atelier Ryza 2: Lost Legends & the Secret Fairy invece i livelli tattici aumentano le abilità e gli ordini che è possibile eseguire. Iin questo modo potremo inserire anche le mosse speciali all’interno di combo specifiche.

Combattente e soprattutto alchimista

Ryza level up

Avendo a disposizione più compagni di squadra rispetto al passato potremmo anche scambiare il personaggio “attaccante” con uno di “supporto” durante l’esecuzione di una combo. In questo modo sarà possibile effettuare combinazioni di attacchi sempre più lunghe e complesse. E’ inoltre possibile parare gli attacchi nemici con il giusto tempismo. Cosa che ci garantità anche qualche AP aggiuntivo.

I nostri compagni ci chiederanno tramite degli “ordini” di eseguiti delle mosse speciali (fisiche o magiche ndr), per poter a loro volta scatenare un’incredibile forza sul campo di battaglia. A primo impatto tutto ciò potrebbe sembrare complicato (e forse un po’ lo è), ma una volta comprese le meccaniche ci si renderà conto di come, rispetto al passato, le battaglie siano ora molto più veloci e frenetiche.

Ricette calderone

Come alchimista la nostra Ryza passerà ovviamente molto tempo davanti al calderone cercando di apprendere e mettere in pratica nuove formule. Le ricette potranno risultare un po’ travolgenti, con l’aggiunta di ingredienti bonus in grado di aumentare le statistiche o assegnare determinati bonus agli oggetti che andremo a creare in questo modo.

Atelier Ryza 2: Lost Legends & the Secret Fairy offre inoltre la possibilità di aggiungere materiali manualmente nel caso si abbia affinità col sistema di creazione. In caso contrario potremo automatizzare il processo scegliendo semplicemente se adoperare materiali di alta o bassa qualità. Completare e modificare ricette ci porterà, infatti, a sbloccarne sempre di nuove.

Ammnodernamenti, ma qualche sbavatura

Ryza schiusura

Gli SP (Skill Point) si potranno ottenere in due modi. Il primo consiste nella creazione di oggetti di qualsiasi qualità tramite il calderone. Il secondo invece riguarda il completamento di missioni secondarie, rinvenibili presso una bacheca specifica. Il gioco presenta una guida molto pratica che permette di controllare la locazione di materiali e mostri, in modo da facilitare il completamento di incarichi secondari quali il ritrovamento e la consegna di risorse e l’uccisione di mostri.

Per quanto riguarda alcune missioni della trama principale abbiamo notato che è necessaria la creazione di un determinato oggetto, completandone la relativa ricetta, per poter avanzare. Ciò costringe non di rado a investire tempo a visitare nuovamente i vecchi dungeon per trovare quanto necessario per proseguire nella trama. Questo rende il tutto a tratti frustrante, specie se si scopre, poi, che l’oggetto richiesto può essere tranquillamente acquistato in negozio. Perciò vi consigliamo sempre di controllare i negozi in caso di necessità!

A livello tecnico con Atelier Ryza 2: Lost Legends & the Secret Fairy abbiamo assistito a un considerevole passo in avanti a livello grafico, rispetto al primo capitolo. Il grazioso design dei personaggi è sensibilmente migliorato, così come gli ambienti e gli effetti visivi. Il valore aggiunto della produzione rimane particolarmente evidente nell’atto di ammirare la capitale reale, come anche ogni piccola animazione durante il combattimento e l’esplorazione.

A rovinare il quadro sono giusto gli NPC e alcuni dungeon, dove viceversa la grafica risulta un po’ datata. Il comparto tecnico non manca di brillare anche sul fronte audio, dove abbiamo avuto modo di rimanere ammaliati dalla colonna sonora. Meravigliosamente azzeccata e con tante melodie capaci di accompagnare degnamente le nostre avventure. Nessun problema registrato a livello di framerate, che si è dimostrato assolutamente granitico.

Spawn iniziale

Atelier Ryza 2: Lost Legends & the Secret Fairy si è rivelato essere un degno nuovo capitolo della rinomata seria di jrpg. Un successore destinato a soddisfare tanto i nuovi arrivati quanto i fan di vecchia data. Il tutto grazie a un coloratissimo e vivace cast di personaggi, interessanti misteri da svelare, tante funzioni divertenti di creazione e un sistema di combattimento migliorato. Sebbene non manchino i difetti, risulta fin troppo facile perdonarli alla luce del fascino imperituro di cui certamente godrà il titolo.

Durante la Milan Games Week abbiamo avuto modo di provare l’imminente DOOM Eternal presso lo Stand Bethesda in collaborazione con ASUS ROG e non possiamo far altro che riferirvi quanto segue: il nuovo DOOM è una bomba!

La demo testata parte con un tutorial che introduce il giocatore alle nuove meccaniche introdotte con DOOM Eternal, tra cui il dash in qualsiasi direzione e la possibilità di arrampicarsi su alcune superfici o di utilizzare appigli per spostarsi ancora più in alto. Le meccaniche sono estremamente semplici e veloci d’assimilare e rendono la mobilità del giocatore di parecchio superiore al precedente DOOM, introducendo una verticalità durante le fasi di gameplay davvero non indifferente.

Ad ogni modo, le nuove meccaniche non sono soltanto belle da vedere in azione ma assolutamente essenziali durante gli scontri coi nemici, difatti, la quantità di avversari su schermo è aumentata notevolmente rispetto al precedente capitolo e la necessità di schivare i colpi diventi un punto cruciale in un gunplay rinnova in pieno le meccaniche degli First Person Shooter.

DOOM Eternal osa, e tanto, inserendo nelle mappe delle vere e proprie zone in cui il platforming la fa da padrone: sarà infatti necessario “saltellare ed arrampicarsi” da un punto A ad un punto B passando tra ostacoli e nemici in pieno marasma, delle volte anche senza capire esattamente cosa si sta facendo.

Non neghiamo che questo platforming, forse un po’ forzato, potrebbe stonare con la struttura di gioco ma, avendo avuto modo di provare solo una porzione relativamente piccola del titolo non ci sentiamo di spendere parole negative a riguardo e per questo dovremo necessariamente attendere la versione finale.

Il livello tecnico ed artistico di DOOM Eternal tocca vette di eccellenza senza mai stancare o ripetersi, e come detto in precedenza, mette in campo delle ambientazioni che si sviluppano in modo lineare e verticale con un’attenzione ai piccoli dettagli che potrebbe lasciare con la mascella a terra chiunque.

Avanzando ad armi spianate la sensazione di potenza del DOOM Slayer è palese e trasmette un’adrenalina non indifferente, proprio come anticipato dagli sviluppatori durante l’ultimo Quakecon: vi sentirete estremamente potenti e pronti a distruggere qualsiasi cosa vi si pari d’innanzi.

A contornare il tutto una colonna sonora Heavy Metal che durante gli scontri non fa altro che caricare ancora di più il giocatore, trasmettendo vibrazioni estremamente positive e stimolanti per un connubio audio-visivo che non lascia scampo.

Abbiamo giocato il titolo su PC Desktop ASUS ROG di ultima generazione “T-ROK APOCALYPSE” equipaggiato con scheda madre ROG Strix Z390-F, Intel Core i9-9900K e ROG Strix RTX 2080 8G sfruttando in pieno i 240Hz del monitor ASUS ROG Strix XG258Q, per una fluidità senza compromessi; sicuramente il modo migliore per giocare un titolo veloce e frenetico come DOOM Eternal.

Dopo questa prova non possiamo far altro che aspettare trepidanti DOOM Eternal il 22 Novembre con un Hype mai visto e tanta, ma tanta voglia di crivellare centinaia di demoni a suon di WASD.

GreedFall è il nuovo Action-GDR targato Spiders, team di sviluppo dietro il semi-interessante ma poco riuscito Technomancher. Sarà riuscita Spiders ad imparare dai propri errori? Scopriamolo con questa nuova recensione targata Geexmag.

Seppur sempre dello stesso genere GDR, GreedFall veste panni decisamente diversi rispetto al “vecchio” Technomancer, infatti, vengono abbandonati del tutto i toni cupi e Steampunk della precedente produzione per abbracciare un’ambientazione Fantasy in linea con il 17° secolo, in pieno periodo coloniale. A contornare il tutto una trama decisa e fin da subito incisiva che lascia trasudare l’impegno da parte degli sviluppatore nel voler spingere sulla componente narrativa del titolo.

Il nostro Alter-ego sarà chiamato a solcare i mari in cerca di una cura per la “Malicore”, malattia che sta mettendo in ginocchio l’Europa, pretesto per narrativo che ci spinge alla scoperta e conquista di nuove terre. Il nostro personaggio sarà affiancato da una serie di personaggi che faranno capolino durante l’avventura. E’ chiaro fin dalle prime ore come il mondo di gioco sia estremamente curato ed arricchito da fazioni e regioni anche molto diverse tra loro che donano un’ottima profondità ed immersione al giocatore.

Ovviamente come ogni Gioco di Ruolo che si rispetti, anche in GreedFall sono presenti diverse scelte da prendere, alcune incisive ed altre circostanziali che, delle volte, portano comunque alla medesima conclusione ma aggiungendo spessore ai dialoghi (in Inglese).

Parlando del Gameplay, GreedFall mostra un sistema di combattimento solido, forse un po’ datato direbbero alcuni ma che definiremmo più “vecchio stile”. Una volta ingaggiata una battaglia è possibile attaccare i nemici con colpi all’arma bianca, pesanti o normali, oppure utilizzare armi da fuoco (usando preziose munizioni) per infliggere maggiori danni, inoltre dopo aver caricato l’apposita barra è possibile utilizzare il “furore”: un attacco speciale capace di arrecare ingenti danni agli avversari, oltre ad attaccare è possibile parare o schivare gli attacchi nemici, anche se non tutti gli attacchi possono essere bloccati o rispediti al mittente con un contrattacco.

I nemici risultano essere decisamente agguerriti ed alcune battaglie vi daranno un discreto filo da torcere, soprattutto gli scontri coi Boss, alcuni in particolare decisamente ostici da affrontare senza le dovute precauzioni.

Il sistema di progressione del personaggio è estremamente classico ma con qualche piccola modifica: di base dovrete scegliere tra una serie di punti abilità d’attribuire e via via una diversi punti esperienza per sbloccare rami d’abilità più importante e stratificati.

Durante gli scontri, tutto procede in modo dinamico ma è possibile mettere in pausa l’azione per pianificare al meglio la strategia; la pausa tattica è particolarmente apprezzata poiché in alcuni casi i combattimenti potrebbero diventare ostici per via di alcune lacune tecniche di cui parleremo più avanti.

Il personaggio principale (uomo o donna) è customizzabile ad inizio partita mediante un editor completo ma per certi versi scarno, è possibile cambiare il volto, i capelli ed altri macro-dettagli ma mai scendere nel dettaglio, limitandosi a modificare il colore della pelle, occhi e chioma; leggermente deludente ma funzionale. Lo stesso però non si può’ essere detto per l’equipaggiamento che risulta estremamente vario e curato nei minimi dettagli, difatti, passerete ore e ore ottimizzando ogni singolo personaggio al meglio, senza mai stancarvi.

La nota dolente di GreedFall arriva sul versante Tecnico, dove il gioco dovrebbe mostrare i muscoli, presenta invece incertezze ed imperfezioni anche degne di nota in alcuni casi: cali di frame-rate sporadici ma vistosi, animazioni non proprio ben curate ed in alcuni casi velocizzate (delle volte potreste incappare in qualche nemico “velocizzato” durante i combattimenti) e poi, ogni qual volta entrerete in una stanza vi sembrerà che gli NPC siano arrivati in quel preciso istante come se il gioco li caricasse sul momento ogni qual volta apriate la porta; insomma tutta una serie di difetti che abbassano notevolmente l’immersività durante tutta l’esperienza.

Noi lo abbiam giocato su PC, equipaggiato con Intel Core i7 7700K, 32GB di RAM 3866MHz ed nVidia RTX 2080Ti ed in 4K il gioco non raggiunge i 60 FPS nella maggior parte dei casi ma con qualche piccolo accorgimento (come abbassare la risoluzione del rendering) è possibile godere dell’esperienza in 4K senza alcun problema ed in piena fluidità, come la Master Race richiede.

Anche se tecnicamente parlando GreedFall presenta i problemi di cui sopra, lo stesso non puo’ dirsi per il lato artistico del titolo Spiders che presenta delle ambientazioni curate e ricercate, che risaltano per il loro splendore certi frangenti, come la città di New Serène (dove tra l’altro partono diverse delle quest più importanti). Spiders ha saputo creare un mondo di gioco vivo, interessante e bello da vedere e, per questo meritano un plauso non indifferente.

La colonna sonora risulta evocativa ed orecchiabile, probabilmente non ai livelli di produzioni più importanti ma ben fatta ed in linea con tutto il resto senza stonare.

GreedFall rappresenta un punto di svolta per Spiders, un azzardo, un rinnovamento non indifferente: un bel gioco, fortemente Stroy-driven che farà la gioia degli amanti del Single-Player al netto di qualche incertezza tecnica di troppo.

Dopo una lunga fase di Accesso Anticipato, dal 27 Agosto Hunt Showdown è stato ufficialmente rilasciato, scoprite insieme a noi la nuova fatica tutta multiplayer dai creatori di Crysis.

Hunt Showdown presenta una struttura di gioco atipica basata su meccaniche multiplayer-PVP e che non presenta alcuna campagna alla base del titolo, se non qualche informazione sommaria sul contesto fine ottocentesco che lo circonda.

Potrete impersonare diverse tipologie di personaggi con peculiari abilità e caratteristiche, il quale fine ultimo sarà quello di prevalere sugli avversari per poter raggiungere e portare a casa la taglia, rappresentata dalle diverse prede che di partita in partita saranno disponibili.

Il livello di sfida è alto ed è possibile giocare in solo o in squadra ed indipendentemente dalle scelte avversarie. Inoltre per arricchire la complessità delle partite saranno presenti diversi nemici (anche se prevalentemente zombie quasi del tutto innocui se no in branco) oltre alla preda ed agli altri avversari giocanti, il tutto per rendere ogni game unico anche se alla lunga la ripetibilità delle sessioni si fa sentire.

Il gunplay ha un ottimo feeling e le armi sono bel calibrate, anche se con qualche eccezione; la ricarica delle stesse funziona egregiamente ed in certi frangenti restituisce un’eccellente sensazione d’adrenalina. Tra l’altro sarà possibile scegliere tra due diverse tipologie di playstyle, prediligendo la furtività in favore degli attacchi melee oppure tralasciare il tutto per migliorare la precisione e la velocità di ricarica durante gli scontri a fuoco.

A rendere gli scontri ancora più interessanti è la necessità di dover scovare indizi che portano alla preda, dovendo esplorare la mappa (sempre consultabile) ed aguzzando il proprio istinto alla ricerca di tutto ciò che possa ricondurre alla nostra taglia.

Durante le partite accumulerete punti esperienza da spendere in abilità e altro, raggiungendo poi gradi avanzati, ed è proprio a quel punto che il gioco si complicherà ulteriormente, in quanto dopo un certo livello sarà presente la morte permanente: sostanzialmente durante le partite potreste rimanere uccisi (dai nemici o dagli avversari) ma senza poter tornare in game con il personaggio selezionato, perdendo dunque tutta l’esperienza maturata con PG selezionato. Per questo motivo, il gioco stesso durante le sessioni tutorial, consiglia di abbandonare la partita nel momento in cui doveste renderci conto di non essere all’altezza, così da poter portare a casa la pellaccia.

Meccanica certamente controversa ed interessante che lascia quell’impronta di ostico realismo utile ad una produzione simile ma che certamente non sarà apprezzata da tutti, in quanto multiplayer.

Parlando del lato tecnico invece, ritroviamo l’ultima versione del famosissimo engine che ha rese celebre Crytek, il CryEngine, che rappresenta l’avanguardia dei motori grafici in real-time. Per quanto Hunt Showdown sia graficamente vistoso, è chiaro che si è voluto optare per degli asset e texture di vario genere così da poter permettere la fruizione del titolo anche su macchine meno performanti, infatti, il gioco presenta una scalabilità ottima e non fatica a raggiungere i 60 o più frame anche a risoluzioni elevate, come in 4K; il tutto si traduce in una fluidità eccellente che non lascia spazio a lag che si voglia, permettendo una completa mobilità all’interno del mondo di gioco.

Se il comparto grafico è di prim’ordine, lo stesso si può dire per la controparte audio: ogni singolo rumore, gemito, fruscio e magistralmente orchestrato in modo da fornire al giocatore tutte le informazioni necessarie per poter agire, è dunque altamente consigliato l’uso di cuffie (possibilmente surround) per poter gioire a 360 gradi dell’esperienza.

Hunt Showdown può essere giocato sia con tastiera e mouse con pad su PC, anche se non abbiamo notato incertezze con nessuna periferica, ad ogni modo riconosciamo una maggiore precisione con mouse alla mano.

Hunt Showdown è la carta vincente di Crytek che torna in auge con un multiplayer fresco, interessante ed assai competitivo che stimola la voglia di “cacciare”, certamente lontano e diverso da giochi come Monster Hunter e Dauntless poichè maturo e destinato a giocatori esperti, una scelta forse conservativa ma che speriamo possa ripagare l’ottimo lavoro svolto.

Hunt Showdown è disponibile su Steam a 39,99€, forse un prezzo un tantino altino per un gioco votato al multiplayer ma di cui possiamo garantire il prestigio.

A Plague Tale: Innocence è un titolo che arriva quasi in sordina ma che cela un ottimo potenziale per una produzione Indie. Il team di Asobo Studio ha confezionato un’avventura narrativa in single player di grande spessore, capace d’emozionare ed intrattenere senza mai stancare. Se volete saperne qualcosa in più non vi resta che leggere la nostra recensione priva di spoiler.

A Plague Tale è un videogame fortemente incentrato sulla trama che riporta il giocatore ai tempi del Medioevo, in una Francia devastata dalla peste ed alla stregua dell’inquisizione. In questo ambiente, ostico e brutale, impersoneremo la nobile Amicia chiamata a proteggere il fratellino Hugo a sua volta ricercato dagli Inquisitori per un motivo sconosciuto. I due ragazzi intraprenderanno un viaggio in costante fuga e alla ricerca della salvezza, incontrando durante il loro cammino diverse figure intente ad aiutarli.

Quel che basta per capire che in A Plague Tale non imbracceremo una spada per combattere mille battaglie, bensì dovremo nasconderci costantemente ed aggirare gli ostacoli con astuzia ed ingegno. Il titolo mostra difatti un gameplay improntato verso lo stealth che, delle volte, lascia anche poco spazio all’azione cadendo nella ripetitività di formule già viste in altre produzioni: nascondersi nella siepe, lanciare un diversivo, risolvere un enigma ambientale e così via.

A Plague Tale: Innocence prende spunto da titoli come The Last of Us, Assassin’s Creed, God of War e molti altri, concentrando il tutto in un mix bilanciato che lascia al giocatore un senso d’appagamento latente. Il gameplay è interessante e per certi versi divertente, sicuramente molto intuitivo ma pilotato; anche lasciando spazio all’esplorazione tutto resta ancorato alla narrativa, restituendo sì un senso di libertà ma non sfruttandolo al meglio accompagnando costantemente il giocatore durante tutta l’avventura.

Per fare un esempio, Amicia è dotata d’una fionda che può utilizzare per colpire e disarmare gli avversari ma solo in determinate circostanze, se doveste incontrare un soldato in un’altra istanza, pur essendo in grado d’abbatterlo sarete spinti ad agire diversamente poichè le meccaniche non lasciano molto range d’azione, battendo sempre su azioni predeterminate che per certi versi possono funzionare ma che alla lunga potrebbero stancare persino il giocatore più hardcore.

Per far fronte a meccaniche di gioco relativamente legnose, il titolo mette in scena una narrazione ed un livello artistico di prim’ordine che non lascia scampo, infatti, sarà proprio la trama a spingervi ad andare avanti e non il gameplay.

L’unica componente originale sul versante gameplay è rappresentata dalla minaccia costante dei ratti, disseminati in tutti i livelli. I ratti rappresentano spesso un ostacolo d’aggirare e non gradiscono la luce, dunque non dovrete far altro che trovare modi intelligenti per utilizzare le sorgenti di luce a vostro piacimento o magari crearne (o spegnere) di nuove per poter avanzare.

Ad ogni modo, durante l’avventura sarà possibile potenziare l’equipaggiamento, apprendere basi alchemiche utili per la realizzazione d’oggetti, interfacciarsi con personaggi secondari per risolvere enigmi e molto altro, lasciando comunque una dinamicità, seppur ristretta, agli eventi.

Durante il pellegrinaggio di Amicia ed Hugo incontrerete anche diversi Boss che richiederanno l’utilizzo di materia grigia per essere abbattuti o aggirati. Il livello di difficoltà (non selezionabile) nel complesso è basso e vi è semplicemente concesso di disabilitare l’HUD e la mira automatica per rendere il tutto più ostico, operazione che teniamo a sconsigliare in quanto, almeno a nostro avviso, snatura l’essenza della produzione.

Gli amanti delle traduzioni audiovisive in Italiano rimarranno scontenti poichè il gioco è doppiato in Inglese, Tedesco e Francese; buono il doppiaggio Inglese impostato di base ma per una maggiore immersione nel mondo di gioco consigliamo l’uso del Francese con sottotitoli.

Il comparto grafico e sonoro di A Plague Tale: Innocence è eccellente. Le texture sono ben realizzate, i modelli dei personaggi ben fatti e gli ambienti nel complesso omogenei e pieni di dettagli, in linea con quanto visto in Hellblade Senua’s Sacrifice; la colonna sonora inoltre arricchisce il tutto senza mai stonare, calzando alla perfezione in ogni situazione sia nelle cut-scenes che durante le fasi di gioco. La nota dolente arriva con le animazioni: molte sono ben fatte ma altre lasciano a desiderare, sopratutto per quanto riguarda l’espressività dei personaggi sulla quale, sicuramente, si sarebbe potuto fare qualcosa in più.

Abbiamo provato la versione Steam di A Plague Tale su PC, equipaggiati con Intel Core i7 7700K, 32GB di RAM ed RTX 2080Ti, il tutto al massimo del dettaglio in 4K senza battere ciglio e costante a 60 FPS, anche se abbiamo avuto modo di notare dello stuttering durante l’avanzamento in nuove aree di gioco, sia con l’utilizzo di SSD che disco tradizionale; problema che probabilmente verrà risolto con le patch future.

Tirando le somme A Plague Tale: Innocence è un titolo certamente di spessore che sfiora il capolavoro, proponendo una campagna single player vecchia scuola dalla durata di circa 15 ore, appassionante, vistosa e ben caratterizzata, ma mostra il fianco ad un gameplay a sfondo stealth vicino quasi ad un puzzle-game che strizza l’occhio verso i film interattivi.

Fade to Silence è un titolo interessante ed atteso dagli appassionati del genere survival ma che al contempo strizza l’occhio anche al genere dei “Souls like”. Sarà riuscita THQ a coniugare i due generi? Scopriamolo con la nostra recensione.

Sviluppato nello specifico da “Black Forest Games”, team facente parte di THQ Nordic, Fade to Silence porta il giocatore ad impersonare Ash; un uomo tormentato da demoni che (per fortuna o disgrazia) lo riportano costantemente in vita dopo la morte.

L’incipit pesca piene mani dai vari Dark Souls o Bloodborne che si voglia e, dunque, ogni volta che si morirà nel corso dell’avventura, verremo riportati indietro da entità oscure di cui pian piano progredendo nella trama potremo scoprire qualcosa di più.

Sul fronte trama tra l’altro, quasi tutto viene lasciato al giocatore, infatti se non fosse per l’incipit iniziale che ci vede isolati nel mezzo di lande desolate e disastrate, non molto ci sarebbe da scoprire se non che Ash è chiamato a sopravvivere e tentare di ricostruire un baluardo di civiltà nell’oscurità più profonda.

Ad ogni modo, non mancano personaggi secondari e comprimari che, purtroppo, si rivelano di poco spessore e carenti di carisma. Se ne incontreranno di diversi lungo il cammino di Ash, che sarà chiamato ad aiutare, salvandoli dalle grinfie della morte per poi portarli tra i ranghi dei sopravvissuti.

L’implementazione di personaggi secondari è inoltre votata alla controparte survival del titolo, infatti, sarete spesso chiamati a raccogliere provviste e materiali, atti alla costruzione di avamposti, capanne, focolari e molto altro ancora; l’aiuto dei personaggi salvati durante l’esplorazione è fondamentale per la costruzione e la difesa degli avamposti.

Tralasciando le meccaniche survival, il sistema di combattimento di Fade to Silence si avvina a quanto visto in Dark Souls con un misto di Darksiders: dovrete leggere le mosse dell’avversario per poter attaccare al momento giusto e senza sprecare la “stamina” a vostra disposizione. La varietà di nemici non è elevata e tenderanno a ripetersi, anche se con qualche modifica, il che rende l’approccio ai combattimento meno ostico dopo svariate ore di gioco.

Sarà possibile scegliere tra due diverse difficoltà, la prima “esplorazione” come si lascia intuire è più votata alla scoperta e sarà più incentrata sulla trama (anche se poco accattivante) e non lascerà spazio a potenziamenti e progressione del personaggio; diversamente la modalità “normale” oltre ad aumentare il livello di sfida complessivo, permette l’avanzamento del l’alter-ego che, pur non essendo personalizzabile, può essere plasmato sotto vari aspetti.

Tecnicamente parlando Fade to Silence non è l’eccellenza e mostra il fianco con un motore grafico che risulta datato, inoltre, gli scenari sono poco ispirati e coinvolgenti. Nulla da dire sul fronte fluidità poiché è possibile giocarlo anche in 8K (con DSR) mantenendo la media dei 60FPS, anche se, dobbiamo dirlo, pur massimizzando la risoluzione, la presentazione del titolo resta mediocre.

Anche per quanto riguarda le animazioni ed il comparto poligonale avremmo da ridire qualcosa, ma considerando la natura del titolo non ci permettiamo di dissentire.

Sul fronte audio, la colonna sonora risulta evocativa ed incalzante per tutta la durata dell’avventura.

Fade to Silence risulta comunque divertente ed intrigante, un buon survival su cui spendere diverse ore per il completamento, sicuramente, non arricchito da una trama coinvolgente ma interessante al punto giusto.

Forse il prezzo è leggermente alto per un titolo del genere ma lasciamo decidere voi su questo fronte.

Tom Clancy’s The Division 2 è giunto sugli scaffali il 15 marzo; dopo aver giocato l’alpha e la beta, ci siam fiondati a capofitto in quel di DC per portare a termine la nostra missione e recensirlo per voi.

Il primo The Division ha avuto un lancio assai travagliato che ha fatto storcere il naso a molti tra downgrade grafico ed instabilità dei server ma, dopo qualche tempo (e dopo un poderoso abbandono da parte dei player), patch dopo patch il gioco è migliorato sensibilmente. Ubisoft dopo aver ascoltato i suoi fan ha migliorato tutti gli aspetti più importanti come bilanciamento dell’equipaggiamento, attività aggiuntive e molto altro; tanto che dopo ben due anni Tom Clancy’s The Division poteva vantare di un numero di giocatori attivi superiore al lancio.

Avendo imparato da questi errori, la software house Francese ha gettato le basi per il capitolo successivo, andando a migliorare ulteriormente il gameplay, le meccaniche di gioco, il sistema di match-making ed il comparto tecnico, forse, a discapito dell’incipit che risulta più blando rispetto al primo The Division.

Tom Clancy’s The Division 2 è un action MMO-RPG che vi mette nei panni di un agente della divisione: soldati dormienti che son stati “attivati” in seguito all’epidemia del dollaro, base per la trama del primo capitolo che viene riportata anche in questa nuova iterazione. Il compito degli agenti è dunque, quello di riprendere le redini della città e combattere contro le sacche di nemici che minacciano ulteriormente il restauro della civiltà.

Il tutto viene narrato e diviso in missioni principali che prendono il nome di “missioni storia” che non fanno altro che esporre le vicende da cui Washington DC è afflitta, portando alla luce diversi personaggi comprimari più o meno carismatici ed un tantino smorti rispetto al primo capitolo.

Sul fronte trama non c’è molto di cui parlare, se non fosse che, come tutti i giochi multiplayer degli ultimi anni, non vi sono scene d’intermezzo preponderanti e tutto viene narrato mediante una serie di conversazioni audio che possono essere trovate via via durante l’esplorazione e che, oltretutto, raccontano delle storie per lo più sconnesse tra loro: in sostanza una sorta di aneddoti slegati che vengono utilizzati per far immedesimare il giocatore all’interno del mondo di gioco, anche se con poco successo.

Dove The Division 2 riesce al meglio è sul fronte gameplay. Rimane intatto pressoché tutto il sistema di gioco, dovrete dunque spostarvi di copertura in copertura e giocare d’astuzia per buttare giù gli avversasi più temibili. A vostra disposizione tre armi tra principale, secondaria e di supporto, tra cui potrete scegliere una moltitudine di armi tra fucili, mitragliatori, fucili di precisione, mitragliette e pistole che, a loro volta, potranno essere modificati con componenti aggiuntive che ne miglioreranno le statistiche.

Oltre alle armi, resta l’equipaggiamento con il quale potrete “potenziare” il vostro alter-ego nelle statistiche più disparate e plasmare il vostro stile di gioco in modo da poter dare il meglio durante le vostre sessioni di gioco.

La difficoltà ad ogni modo è discretamente calibrata verso l’alto e dovrete livellare non poco per poter procedere di missione in missione, inoltre, ai livelli di difficoltà più elevati sarà impossibile sopravvivere se non in gruppo. Ed in effetti, è proprio in coop che The Division 2 da il meglio di se, proponendo una campagna in cooperativa molto corposa e divertente; inoltre rispetto al passato le missioni sono più corte e meno frustranti, il che rende tutto molto più appetibile.

Per quanto concerne il PVP, anche qui torna la Dark Zone dove il loop sarà più interessante rispetto al PVE. Dovrete ripulire delle diverse zone, abbattere i boss e via via sbloccare le varie casse ricolme di equipaggiamento di prima scelta; la differenza sostanziale viene aggiunta con lo scassinamento delle suddette casse che, se scassinate, vi faranno divenire dei traditori con tutto ciò che ne consegue. Non mancheranno tradimenti repentini durante le estrazioni e quindi, occhio con il match-making, non saprete mai con chi vi ritroverete a giocare.

 

Tecnicamente parlando The Division 2 è stupendo e su PC da il meglio di se, proponendo un’ambientazione di prim’ordine colma di dettagli e vastità visiva. Lo abbiamo provato con una nVidia RTX 2080Ti in 4K, raggiungendo senza alcun problema i 60 FPS fissi in qualsiasi situazione. Ubisoft ha lavorato molto bene ed ha rilasciato un codice ben ottimizzato e scalabile.

Mancano alcune delle features relative a nVidia GameWorks, come le ombre migliorate e l’occlusione ambientale HBAO+, ma ciononostante il risultato è ottimo sotto tutti i punti di vista, un centro perfetto.

The Division 2 è un gioco divertente, complesso e molto interessante che vi terrà incollati allo schermo per centinaia di ore e, se giocato in cooperativo da il meglio di se. Ubisoft ha preso quanto di meglio Tom Clancy’s The Division ha saputo dare ed ha impacchettato un’esperienza ancora più vasta e mastodontica con questo The Division 2. Un must have per gli appassionati del genere e per gli amanti dei giochi online multiplayer.

Dopo aver esposto con una prima anteprima le nostre perplessità riguardanti la nuova IP di Bioware, torniamo a parlare nuovamente di Anthem dopo averlo completato conclamando il nostro giudizio finale.

Anthem è un gioco delizioso che si farà saper amare per il suo mix action sci-fi e che, tuttavia, si farà odiare per alcuni problemi tecnici già presenti nella beta. Ci teniamo a precisare che abbiamo iniziato a giocare il titolo completo a partire dal 14 febbraio, fruendo dell’accesso anticipato tramite Origin Access Premier. Dunque, la nostra recensione non sarà basata sulla versione in rilascio nella data odierna (22 febbraio), che potrebbe contenere patch di vario genere.

In Anthem saremo uno “specialista” (potrete scegliere tra uomo o donna) in ascesa, caduto in una sorta di disgrazia dopo alcuni eventi di cui non parleremo per evitare spoiler. Il vostro compito sarà quello di riportare l’equilibrio in un mondo alla deriva dove la “creazione” ha lasciato segni profondi e spazio a fenomeni sovrannaturali e bestie che circondano gli avamposti umani rimasti.

Gli specialisti sono in grado di pilotare gli “strali”, dei possenti esoscheletri creati dagli antenati e capaci di fronteggiare qualsiasi minaccia. Ogni strale ha caratteristiche di base diverse e, se all’inizio verrete chiamati a scegliere tra alcuni di quelli disponibili, successivamente potrete sbloccarne di nuovi di level-up in level-up, iniziando dal lv 8 a salire.

 

La personalizzazione dell’equipaggiamento è degna di un qualsiasi MMO-RPG e si estende partendo da semplici elementi cosmetici a modifiche vere e proprie per gli strali, armi ed accessori, così da plasmare la vostra macchina da guerra come più confà al vostro stile d’approccio al combattimento.

I combattimenti risultano molto dinamici e frenetici in certi frangenti, con qualche semplificazione per alcuni Boss, mentre non sarà difficile trovare orde di nemici pronti a farvi fuori ad ogni angolo. Infatti, per quanto Anthem possa anche essere giocato in singolo (impostando la partita in modalità privata), vi consigliamo comunque di giocarlo in compagnia per due semplicissimi motivi: vi divertirete di più e secondo ma più importante, già a difficoltà normale potreste trovarvi veramente a disagio in più situazioni tanto da arrivare anche a rage-quittare in certi casi.

 

Come anticipato con la nostra anteprima, Anthem è, almeno in parte, un’evoluzione tecnica del bistrattato Mass Effect Andromeda; infatti le similitudini in termini di gameplay si notano fin da subito se non fosse per il volo che rende il tutto estremamente divertente ed appagante. Per spostarvi nelle mappe potrete librarvi in volo in qualsiasi momento, stando attenti però a non surriscaldare i propulsori dello strale, eventualmente raffreddando gli stessi utilizzando l’ambiente circostante come cascate, zone d’ombra, pozzanghere e così via.

Vogliamo precisare che non ci troviamo d’innanzi al nuovo “more of the same”, infatti dopo qualche ora di gioco vi renderete conto che Anthem ha un’anima tutta sua e non spreca tempo a mettersi in mostra. Anthem è un gioco nuovo ed interessante, non è il classico titolo multiplayer dove il loot la fa da padrone, anche la trama è godibile e ben frammentata, con un incipit inedito che si scopre via via nell’avventura tanto da tenervi incollati per ore ed ore.

 

Tecnicamente parlando, Bioware ha fatto un ottimo lavoro, pur non mantenendo il livello tecnico presentato durante l’E3 di Los Angeles. Ad ogni modo il gioco presenta degli ambienti estremamente curati e vivi, modelli poligonali di prim’ordine, un’ottima direzione artistica e sonora. La colonna sonora nello specifico è tra le più evocative mai ascoltate.

Noi lo abbiamo giocato su PC di fascia alta dotato di nVidia GeForce RTX 2080Ti con monitor 4K e non ci spaventiamo nel dire che Anthem è veramente ben ottimizzato per quello che presenta su schermo. Forse c’è da lavorare un po’ su qualche impostazione per poter garantire i 60FPS fissi, ma siamo certi che con l’implementazione del nVidia DLSS il problema sarà risolto (durante la nostra prova il DLSS non era disponibile, probabilmente sarà implementato con un patch).

 

Una volta completate le missioni della campagna principale potrete accedere all’end-game che, almeno al momento, offre una buona manciata di attività da svolgere e che probabilmente verrà ampliato e pulito nei prossimi mesi o, speriamo, anni. Sì, perché Anthem ci è piaciuto e molto, tanto da sperare che, almeno questa volta, EA riesca da tenere in vita un’ottima IP come quella di Anthem magari dando libero sfogo al team Bioware.

Sicuramente non mancano i difetti sia chiaro: allo stato attuale c’è ne sono anche parecchi, uno fra tutti l’elevata attesa per i caricamenti soprattutto quando si gioca in cooperativo con altri giocatori, per non citare i numerosi glitch sparsi in tutto il gioco. La speranza è che patch dopo patch, si riesca a “completare” uno dei giochi più promettenti del 2019. Noi ci crediamo e voi?

Anthem è disponibile da oggi per PC, Playstation 4 ed Xbox One.

Metro Exodus è il seguito diretto di Metro Last Light, sviluppato da 4A Games e prosecuzione dell’omonima serie letteraria Metro, nata dalla mente dell’autore russo Dmitrij Gluchovskij. Lo abbiamo giocato a fondo, sviscerato le meccaniche ed apprezzato l’eccelsa qualità tecnica e quanto segue è la nostra recensione.

Iniziamo col dire che Metro Exodus è un gioco molto legato ai capitoli precedenti, ma che riesce ad introdurre contestualmente ed in modo adeguato anche il giocatore neofita agli eventi passati. Non temete dunque l’approccio ad Exodus pur non avendo giocato Metro 2033 e Last Light, titoli che in ogni caso, vi consigliamo vivamente di recuperare in quanto tra i migliori FPS story-driven degli ultimi dieci anni.

4A Games, affiancata dallo stesso autore di Metro, Dmitrij Gluchovskij, ha impacchettato il finale perfetto per una trilogia epica che non lascia spazio a ripensamenti. Exodus vi lancia in una Masca post-apocalittica, mutata, fredda e particolarmente insidiosa che funge da apripista per la volta di una Russia dimenticata e stanca.

In Metro Exodus intraprendere il viaggio di Artiom e compagni alla ricerca di una nuova casa; visitando altre zone della Russia mai viste nei precedenti episodi della serie, incontrando altri sopravvissuti e situazioni via via più complesse da digerire.

Non sveliamo altro sulla trama se non l’incipit di cui sopra per non rovinarvi lo stupendo viaggio di Metro Exodus.

Il sistema di gioco è stato lievemente rivisto, migliorato e rinvigorito grazie all’aggiunta di diverse nuove feature che “svecchiano” la formula di FPS classico puntando il tutto su una maggiore libertà d’azione per il giocatore. Metro Exodus non è un open-world, ed è bene precisarlo in quanto in realtà ci troviamo di fronte ad un sandbox a livelli che alterna enormi sezioni di gioco a porzioni più lineari in pieno stile Metro.

Le mappe sandbox sono ben strutturate e ricolme di punti d’interesse che possono essere più o meno seguiti a discrezione del giocatore; è possibile andare dritto per la propria strada e godersi l’avventura o andare a scovare avamposti, zone abbandonate e luoghi ricolmi di mutanti in cerca di materiali, armi o componenti aggiuntive per le stesse. Tutto quello che troverete in giro vi servirà per la creazione di medicine, filtri per la maschera anti-gas, munizioni e la pulizia delle armi che durante i combattimenti potrebbero logorarsi ed incepparsi, indi per cui andranno pulite e messe a nuovo presso i banchi da lavoro principali ed oltre a queste ultime, potrete inoltre modificare al volo l’equipaggiamento grazie allo zaino per far fronte a qualsiasi situazione.

Ad ogni modo, anche se armi e modifiche per le stesse sono veramente tante, Metro Exodus è un gioco che predilige molto l’approccio stealth soprattutto a livelli di difficoltà elevati dove risorse e munizioni scarseggiano, costringendovi a centellinare qualsiasi cosa.

I nemici, per quanto dotati di una IA prevalentemente basilare, riescono comunque a dare un buon filo da torcere anche al giocatore più hardcore; è da sottolineare che i vari nemici una volta dopo avervi spottato inizieranno ad agire in gruppo per mettervi al tappeto, ottima meccanica che purtroppo viene sminuita dall’eccessiva staticità degli avversari, almeno per quanto concerne i mob umani, infatti, mutanti e mostri vari risultano più feroci e pericolosi, prevalentemente quando attaccano in gruppo.

Tecnicamente parlando Metro Exodus è imponente, il livello di dettaglio è curato minuziosamente in ogni minima parta, la modellazione di paesaggi e personaggio è di prim’ordine, il tutto corredato con texture di ottima fattura; anche se la qualità di queste ultime è altalenante in alcune zone, abbassando notevolmente il dettaglio di elementi secondari e di contorno pur non inficiando negativamente sul colpo d’occhio complessivo.

Lo abbiamo provato su PC con nVidia RTX 2080Ti e possiamo dire che Metro Exodus non è proprio leggerino da digerire, anche su computer di fascia molto elevata. Purtroppo al momento in cui stiamo scrivendo non è ancora disponibile un profilo SLI per Exodus “riducendo” il tutto ad una singola RTX 2080Ti che, a quanto pare, non riesce a mantenere i 60fps in 4K, anche con nVidia DLSS attivo (che tra l’altro non sembra implementato correttamente). Per giocare con RTX ON, consigliamo di utilizzare il preset ULTRA ed RTX impostato su ALTO, magari con una risoluzione custom pari a 2880×1620 o 3200×1800.

Tralasciando queste piccole accortezze, purtroppo per quanto visivamente sublime in alcune aree, l’illuminazione globale gestita con nVidia RTX non è così game changer come si voglia far credere, infatti, anche con RTX disattivato il gioco non perde quasi nulla in qualità visiva, anzi, il frame-rate più elevato si fa sentire notevolmente.

Metro Exodus è un titolo molto interessante, divertente e ben narrato (anche se il doppiaggio in italiano non è dei migliori) che mostra quanto ancora i videogiochi single player abbiano da offrire; un mix perfetto tra FPS e free-roaming che non stanca e conclude magnificamente l’arco narrativo della serie, un must have per i fan e gli appassionati dei first person shooter.

Dopo aver provato tempo addietro la prima demo chiusa in versione alpha e ripreso il pad in mano per la beta pubblica degli ultimi giorni, esponiamo le nostre impressioni e perplessità sull’atteso seguito di The Division sviluppato da Massive Entertainment.

Senza giochi di parole vi diciamo subito che di primo acchito, ad un occhio smaliziato, The Division 2 si potrebbe palesare come un “copia ed incolla” del primo omonimo capitolo, il che potrebbe spiazzare non poco i fan della saga ma, dopo la prima mezz’ora di gioco ci si rende progressivamente conto che il prodotto finale è un MMO TPS con una propria identità.

Senza dilungarci sulla trama principale (elemento quasi di contorno in questo genere di titoli), vi basti sapere che vestiremo nuovamente i panni di un agente della Divisione atto a portare l’ordine nella località di Washington D.C., caduta in rovina dopo la diffusione dell’influenza del dollaro divenuta virale e mezzo scatenante dell’incipit del capitolo precedente. Dunque, anche qui, tra fazioni e prese di posizione, dovremo farci strada ad armi spianate per riportare l’ordine e debellare la piaga.

Gli elementi distintivi di questa nuova iterazione vengono idealizzati in primis nell’ambientazione, più vasta ed aperta di prima, e nella stagionalità che connota una diversa direzione artistico visiva. Se nel primo The Division colori freddi e neve la facevano da padrone, in questo nuovo capitatolo è tutto più vivace, colorato e “svestito”, dimenticate infatti giubbini invernali e pile per imbracciare un mood più estivo.

Tralasciando tutti gli elementi di “contorno”, possiamo affermare che The Division 2 porta con se la struttura del primo capitolo e la migliora ulteriormente e, soprattutto, quando ci riferiamo alla struttura del capitolo originale non stiamo parlando del lancio, ma bensì dell’ultimo due anni che ha introdotto diversi miglioramenti innalzando gradualmente l’offerta in termini di contenuti e divertimento.

The Division 2 è infatti tutto quello che The Division sarebbe dovuto essere al lancio nel marzo 2016; sia fan che giocatori hardcore non potranno che gioire d’innanzi a questo colosso annunciato: IA migliorata, sistema di copertura ottimo, bilanciamento delle armi preciso, un’infinità di gadget ed abilità con cui poter plasmare il proprio gameplay, insomma The Division 2 si preannuncia come una bomba e, se non avete modo di provare la beta dello scorso fine settimana proviamo compassione ed accettazione nei vostri confronti.

Tecnicamente parlando, se quando abbiamo provato la prima versione alpha abbiamo avuto qualche perplessità (motivo per il quale ve ne parliamo solo oggi), queste sono state dissipate dopo aver provato la beta, possiamo solo dire che The Division 2 spinge al massimo lo SnowDrop Engine, egregiamente ottimizzato da Massive.

Lo abbiamo provato su PC con nVIDIA RTX 2080Ti in 4K e tutte le impostazioni al massimo: nessuna incertezza e 60FPS costanti. Qualche intoppo sul fronte connessione relativo alla stabilità della stessa e, purtroppo non dipeso da noi, presumiamo dunque che i server non siano ancora del tutto a puntino.

La nostra vuole essere una semplice riflessione ed esposizione a caldo delle nostre sensazioni, non ci dilunghiamo volutamente in aspetti più tecnici per lasciare spazio alla vostra immaginazione più pura; ci aggiorneremo presto con la nostra recensione. Ci si vede nella Dark Zone…