Cat Quest 2 è un buon “more of the same” del primo capitolo. In definitiva si tratta di un gioco che punta tutto sulla simpatia dei suoi pelosi protagonisti. Non è il nuovo messia degli hack and slash ma offre comunque una discreta giocabilità ed è perfetto per i più videogiocatori in erba.

Days Gone fu presentato da Sony all’E3 2016 e, da allora non è stato seguito dagli appassionati con lo stesso interesse generalmente riservato alle esclusive della casa Nipponica. Oltre ad essere una nuova ed inattesa IP, Days Gone rappresenta il rilancio della software house “Bend Studio” che diede i natali a Gabe Logan, eroe della celebre serie Siphon Filter; saranno riusciti nell’impresa? Scopriamolo nella nostra recensione.

Di primo impatto Days Gone potrebbe sembrare un “more of the same” fortemente incentrato sugli Zombie in stile The Last of Us. Non sareste ne i primi ne gli ultimi a pensare una cosa simile, ed effettivamente questo potrebbe essere l’impatto trasmetto durante le primissime ore di gioco, eppure…

…superate le prime dieci ore di campagna, si capisce immediatamente che Days Gone ha molto più da offrire di quel che si possa pensare e, non è in alcun modo un copia ed incolla scopiazzato da altre grandi produzioni. Per certi versi, gran parte delle meccaniche presenti in questa nuova avventura targata Bend Studio strizzano brillantemente l’occhio a The Last of Us e State of Decay che, per quanto estremamente differenti, si rispecchiano perfettamente nella formula messa in campo dalla nuova IP Sony.

Days Gone è un titolo open-world con una forte componente narrativa che funziona alla grande.

Il mondo è stato devastato a seguito della “pandemia”, un virus che ha mutato gran parte della popolazione in Zombie molto feroci ed estremamente diversi da quanto visto in The Last of Us o adattamenti cinematografici in stile The Walking Dead.

I “Furiosi”, così denominati dai superstiti, si muovono in gruppo ed una volta avvistata la preda si fionderanno velocemente e freneticamente su di essa, senza lasciare scampo.

In questo inferno vestiremo i panni di Deacon St. John, ex-motociclista facente parte di una gang denominata Monglers, che durante gli eventi scatenanti il filone narrativo principale, perde la moglie in un tragico incidente.

Days Gone è pieno zeppo di colpi di scena, alcuni prevedibili ed altri veramente riusciti che vi terranno col fiato sospeso per circa 30 ore, tempo necessario per completare la trama; se invece s’intende completare tutte le attività secondarie come: avamposti, accampamenti nemici, taglie e molto altro, non vi basteranno 100 ore di gioco.

Come detto poc’anzi Deacon è un motociclista e per spostarsi nell’enorme mappa di gioco, ha a sua disposizione una moto che rappresenta il fulcro dell’azione durante le traversate da un punto all’altro della mappa, ammesso che abbiate a disposizione la benzina necessaria…

Il mezzo è customizzabile praticamente in ogni parte, sia meccanicamente che solo per pura estetica con livree e decal vari. La nota dolente però arriva proprio durante la guida, infatti, non saranno poche le volte in cui vi troverete contro un albero senza nemmeno farci caso, questo perché l’handling del veicolo è gestito in maniera un po’ troppo arcade, non lasciando molto spazio agli errori da parte del giocatore. Dovrete farci il callo.

Il sistema di combattimento invece funziona magnificamente. Potrete destreggiarvi tra armi da fuoco, da mischia, trappole ed oggetti da lancio come molotov, granate e molto altro ancora. Il numero di armi a disposizione è particolarmente corposo; ne potrete sbloccare diverse presso gli accampamenti (dopo aver guadagnato la fiducia degli stessi accampamenti amici), ed è anche possibile raccogliere le armi lasciate dai nemici o trovarne di nuove lungo il cammino.

Oltre all’utilizzo di bocche da fuoco, è possibile cimentarsi in scontri all’arma bianca mediante l’utilizzo di mazze di accette, mazze da baseball, coltelli ed altri oggetti di fortuna che possono essere trovati praticamente ovunque ed adattati ad ogni situazione, tenendo conto però che hanno un indice di distruttività e quindi, non dureranno all’infinito a differenza del coltello da fianco che, seppur poco potente non potrà essere distrutto.

Inoltre è presente anche un sistema di crafting, facilmente accessibile e molto simile a quello visto in TLOU, con il quale potrete costruire oggetti di primo soccorso, bombe e trappole varie, estremamente utile poiché, per quanto siano sparse numerose risorse nel mondo di gioco, la versatilità del sistema permette di potersi adattare a molteplici situazioni rendendo interessante anche la parte survival del titolo.

Molta enfasi è stata concessa allo stealth, non per niente la maggior parte delle sessioni di gioco può essere affrontata con un approccio silenzioso che risulta, anche alla lunga, molto appagante e soddisfacente. Meccanica che piacerà molto agli amanti del genere stealth.

Altra meccanica interessante ed inedita presentata in Days Gone è la presenza delle orde: dei veri e propri fiumi di zombie pronti ad attaccarvi in qualsiasi istante; feroci, inarrestabili e difficili da gestire. In questi casi lo studio dell’ambiente circostante ed il corretto uso dei consumabili ed armi a nostra disposizione sarà fondamentale per sgominare la moltitudine di avversari su schermo, centinaia in alcuni casi.

Tralasciando le orde che richiedono ingegno e strategia per essere affrontate, lo stesso non si può dire degli altri nemici. Non per niente l’IA di Days Gone non è delle migliori e mostra il fianco in più situazioni; non aspettatevi dunque nemici capaci di stanarvi in ogni dove, anche se, una volta avvistato Deacon non molleranno l’osso facilmente.

Purtroppo però non è tutto oro quel che luccica e Days Gone non brilla per niente sotto il comparto tecnico. Sia chiaro, il titolo Bend Studio si difende benissimo sotto il punto di vista grafico, presentando degli scorci mozzafiato, un open-world vivo e dinamico, texture ben fatte ed un sonoro di prim’ordine con un doppiaggio che, anche in Italiano, regala uno spessore che molte produzioni non hanno.

I problemi di Days Gone però sono tutti di natura tecnica, in primis, i caricamenti sono veramente estenuanti, soprattutto quelli iniziali che possono arrivare a passare anche i due minuti; inoltre tra una missione e l’altra è presente un caricamento che, delle volte viene mascherato dalle cut-scenes ma che nella maggioranza dei casi spezza l’azione.

Il frame-rate è ballerino, ma non ballerino alla “Baryshnikov”, invece, più simile ad una foca in tutù con la grazia d’una balena. Davvero non ci siamo, il gioco stenta a raggiungere i 30FPS e durante gli spostamenti in moto il tutto diventa molto più evidente che durante i combattimenti.

Durante le orde poi, si possono notare dei cali ancora più evidenti che danno quasi una sensazione al rallentatore. Seppure siano uscite diverse patch, i problemi persistono ancora e difficilmente verranno risolti; probabilmente per via della poca dimestichezza del team di sviluppo che, “pare” non conoscere a fondo l’Unreal Engine, motore grafico con il quale moltissime produzioni di successo sono approdate sia su PlayStation 4 che Xbox One; non è dunque un problema dell’hardware di PlayStation ma bensì d’ottimizzazione del codice.

Ci teniamo a precisare che abbiamo provato il gioco su PlayStation 4 PRO e non abbiamo un riscontro relativo alla versione standard della console Sony.

Tralasciando un comparto tecnico altalenante, Days Gone rimane un ottimo titolo che, al netto dei difetti, è capace di regalare emozioni forti e per certi versi inedite. Lo consigliamo caldamente agli appassionati dei videogame a sfondo post-apocalittico ed agli amanti dei giochi open-world. Days Gone resta un’esclusiva Sony inaspettata e di pregevole fattura, magari non al pari con produzioni maggiori ma che vi porterà in un mondo che difficilmente dimenticherete.