Potrebbe essere difficile da credere, ma sono già passati nove anni dalla release di Fallout: New Vegas avvenuta il 19 Ottobre del 2010. Nonostante la veneranda età, rimane secondo noi uno dei migliori Fallout. Comunque il mondo dei videogiochi si è evoluto e oramai New Vegas comincia ad avere un sapore di ”old school” ad essere onesti. Quindi la cosa che più ci preoccupava di The Outer Worlds era proprio vedere come questo concetto di gioco si sarebbe adattato ai nuovi standard. Preoccupazioni del tutto motivate a nostro avviso visto che questo nuovo titolo presenta davvero poche innovazioni. Questo, comunque, non può necessariamente ledere totalmente questo tipo di esperienza di gioco e far sì che non risulti intrigante ed appassionante.

Il gioco offre ben quattro livelli di difficoltà: Facile, Normale, Difficile e Supernova, l’ultimo è una modalità sopravvivenza in cui le risorse sono limitate, i nemici sono più potenti e i compagni possono morire definitivamente. Inoltre, data la grande possibilità di scelte possibili e di finali offerti dal gioco, Obsidian stessa consiglia di rigiocare più volte il gioco così da riuscire a provare ogni tipo di scelta e relativa conseguenza sulla vostra pelle!

Uno strano senso di dejà vu

Si possono trovare molte analogie con Fallout, ed anche la storia del nostro eroe ha dei chiari richiami alla serie. In una timeline alternativa, la Terra ha formato delle colonie nello spazio, queste sono state fondate da grandi corporazioni che vi hanno anche realizzato dei veri e propri governi. Una di queste colonie è il sistema di Halcyon. Vi risvegliate in una gigantesca nave colonizzatrice, e scoprite di essere rimasti ibernati per 70 anni perché qualcosa è andato storto. Il vostro salvatore, uno scienziato chiamato Dr. Phineas Wells, aveva le risorse necessarie per svegliare soltanto un soggetto, che ovviamente si tratta del nostro personaggio. Il dottore ci racconta che la seconda nave colonizzatrice non ha avuto alcun problema ed ha colonizzato il sistema nel frattempo. Per qualche ragione, però, Wells non ha interesse a svegliare gli altri coloni presenti sulla nave, e voi dovrete scoprire il perchè!

Possibilità infinite

A inizio gioco ci viene data l’opportunità di scegliere alcune abilità principali del nostro protagonista, selezionando attributi, stato sociale e alcune caratteristiche, oltre la modifica facciale del nostro alter-ego, completamente personalizzabile grazie a un editor abbastanza completo che può soddisfare le esigenze di tutti.

Ogni volta che saliamo di livello ottenendo esperienza possiamo decidere di attribuire dieci punti a una delle nostre caratteristiche, come ad esempio l’hacking, lo scassinamento, oppure la persuasione, l’intimidazione o le armi a distanza. Fino a livello 50, le caratteristiche possono aumentare in blocco (ci sono blocchi di tre abilità simili raggruppate), mentre invece per portarle al livello 100 è necessario aumentare ciascuna singolarmente all’interno dello stesso blocco. In generale è possibile costruire un personaggio molto ben variegato, anche in considerazione del fatto che il level cap fissato a 30 permette di potenziare gran parte delle caratteristiche. Ogni due livelli possiamo, inoltre, inserire anche un vantaggio che ci fornisce un’abilità passiva utile per portare per esempio più oggetti nel nostro inventario oppure ci permette di correre o camminare più velocemente.

Una delle particolarità di The Outer Worlds è la possibilità di diventare fobico di un determinato nemico una volta subiti una certa quantità di danni, come ad esempio la paura per i robot. Se succede questo ci viene chiesto se vogliamo accettare la fobia in questione; in questo modo ci saranno aggiunti dei malus, ma anche l’opportunità di aggiungere un vantaggio alle nostre abilità.

Fulcro del gioco sono anche i comprimari, ovvero compagni essenziali per superare determinate zone e proseguire in maniera più semplice. In totale sono sei, ognuno con caratteristiche uniche in grado di influenzare anche le nostre, sommandosi e andando a potenziare il livello generale di un’attributo. Possono essere anche loro potenziati con i vantaggi ed è possibile scegliere gli equipaggiamenti da fargli indossare, oltre che determinare la loro strategia d’attacco durante un combattimento.

Un potenziale non sfruttato

La Obsidian dà un tocco decisamente interessante alla tipica distopia. Non si tratta di un malvagio despota o di un “Grande Fratello” Orwelliano ad aver preso il potere ad un certo punto, cosa di cui nessuno comunque ha memoria. Invece, sono le corporazioni ad avere il controllo, perché dopottutto senza di queste non sarebbe iniziato neanche il nostro viaggio.

Sfortunatamente il potenziale di questo mondo rimane inespresso. Gli scrittori cercheranno in ogni modo di farci capire sin dai primi minuti di gioco che le corporazioni sono il male, eventualmente anche calcando la mano con forza visto che ogni personaggio, in ogni dialogo, cita qualche slogan essendone praticamente obbligati.

La libertà delle quest

La grande capacità di scrittura del team della Obsidian si può vedere soprattutto nelle quest secondarie. Strutture complesse di quest, soluzioni multiple e interconnesioni tra diverse missioni danno un grande senso di libertà. Anche se dovessi decidere di comportarti in un modo che non era previsto dalla quest, riuscirai comunque a concluderla senza problemi, oppure se il nostro personaggio possiede già delle informazioni utili può essere in grado di trovare l’opzione più logica in ogni dialogo.

Dunque, nonostante la struttura delle quest sia molto aperta, si ha comunque la sensazione che ci sia un filo conduttore. Ogni volta avrete a che fare con una fazione o una persona che vi chiede di compiere atti ostili contro un’altra. Quando parlate poi con l’obbiettivo della missione, vi darà la sua versione della storia e a questo punto starà a voi decidere di aiutarlo oppure no. Questo tipo di meccanica, non troppo innovativa in un gioco di ruolo di questo tipo, in The Outer Worlds viene decisamente abusata; il lato positivo, però, è che ogni scelta avrà delle conseguenze.

La libertà è in generale un aspetto molto importante durante il nostro viaggio in Halcyon. Anche se non c’è un vero e proprio open world, ci sono delle zone molto grandi su diversi pianeti. Le quest e i loot vi aspettano dietro ad ogni angolo, e l’esplorazione è ciò che rende The Outer Worlds veramente divertente.

Livello grafico all’altezza?

Che Obsidian sapesse creare mondi credibili e originali non è una novità e anche The Outer Worlds conferma questo pregio della nota azienda americana. L’ambientazione fantascientifica mischiata in salsa western funziona divinamente, lasciando il giocatore ammaliato da mondi dalla bellezza naturalistica quasi surreale, avamposti decadenti e abbandonati, città corporative dal lusso sfrenato e stazioni spaziali fatiscenti. A contornare un’indole artistica riuscita ci pensa una colonna sonora godibile e ben composta che accompagna sia i combattimenti che i momenti di pace e tranquillità durante l’esplorazione o una pausa in città.

Da un punto di vista tecnico, The Outer Worlds non si comporta male su PS4 (dove abbiamo avuto modo di provarlo). Il livello dei dettagli, delle textures e delle animazioni è buono, ma niente di più. Comunque fortunatamente non abbiamo mai riscontrato cali di framerate, ma di contro ci sono capitate delle textures che si sono caricate lentamente dopo lo spostamento rapido da una zona all’altra. Parlando dello spostamento rapido: i tempi di caricamento quando si cambia zona sono di circa 40 secondi, su PS4 PRO.

Parlando invece dei controlli, la Obsidian ha trovato una giusta soluzione per ottimizzare al meglio il porting da PC a console, anche se il tutto è molto facilitato da un sistema di combattimento fin troppo semplice. Nonostante ciò muoversi in alcuni menù risulta complicato ma, il problema più grande che abbiamo riscontrato nei controlli è stato lootare oggetti piccoli come le munizioni; riuscire a targhettarli risulta abbastanza difficile e richiede del tempo.

Conclusioni

The Outer Worlds è un gioco dalla doppia personalità. Da un lato abbiamo una delle migliori esperienze GDR dell’anno, che ha tutte le potenzialità per sviluppare attorno a sé un universo che vada oltre la colonia di Alcione e si espanda ulteriormente in futuri sequel. Un gameplay divertente, mai noioso ma dai combattimenti un po’ troppo semplicistici, e che permette concretamente di assaporare gli investimenti nelle caratteristiche del personaggio; un contorno eccellente per un titolo dalla storia appassionante, ambientata in un mondo costantemente in movimento che rende partecipe il giocatore come raramente accade in altri giochi. Il quantitativo di missioni straordinario e la rigiocabilità elevatissima garantiscono un numero di ore potenzialmente spropositato da trascorrere a zonzo per la colonia. Dall’altro lato però il comparto tecnico è carente in diversi ambiti, arrivando addirittura a rompere in certi casi la magia di un’esperienza altresì eccellente. Si tratta di difetti correggibili, ma che devono necessariamente essere sistemati per elevare il gioco verso un giudizio di assoluta positività.

The Outer Worlds

Per tutti gli amanti dei GDR, The Outer Worlds è un acquisto assolutamente obbligato, un’ottima esperienza che difficilmente potrete cancellare dalle vostre menti. Anche gli amanti dei single player in generale possono prendere in considerazione l’acquisto, a patto che abbiano la pazienza di passare il loro tempo a leggere molti dialoghi. Se non rientrate in nessuna di queste due categorie probabilmente questo non è il gioco che fa per voi.

The Outer Worlds, nonostante il modo in cui appare, è un gioco che richiede tempo e dedizione per essere apprezzato in tutte le sue sfaccettature. Un po’ come la realizzazione dei prodotti della Soluzioni Spaziali, “fabbricati con cura sotto la supervisione di operai diligenti, preparati e volenterosi. I prodotti più adatti per eliminare ogni tua preoccupazione, dall’alito fatiscente che affligge la tua bocca fino ai predoni assetati di sangue. Assapora la libertà, con Soluzioni Spaziali”.

Ci siamo immersi nell’Arcipelago di Mortafiamma e, dopo averne esplorato le innumerevoli isole, possiamo raccontarvi la nostra esperienza all’interno dei vasti confini di uno dei videogame fantasy più riusciti degli ultimi anni; anche grazie alla storia magistralmente narrata dai ragazzi di Obsidian Entertainment.

Con “Pillars of Eternity II: Deadfire” Obsidian aggiunge un nuovo, luminoso, tassello alla storia dell’Osservatore, epopea iniziata nel 2015 grazie alla campagna di crowfounding su KickStarter. Si trattava di un progetto ambizioso, in grado di raccogliere alcune delle menti migliori del panorama videoludico moderno come Chris Avellone, Tim Cain o Josh Sawyer. Il resto è storia: “Pillars of Eternity” irrompe sulla scena dei giochi RPG per Pc e, pur utilizzando un motore grafico “datato” ed una prospettiva isometrica ormai dimenticata dai più, riscrive le regole del videogioco moderno. Anche grazie ad una storia magistrale, sapientemente narrata da companions e PNG cesellati e caratterizzati con maestria, in un mondo sull’orlo della catastrofe. Mondo su cui la nostra storia lascerà un segno indelebile. Con “Pillars of Eternity II: Deadfire” gli sviluppatori hanno (saggiamente) deciso di continuare sulla strada tracciata dal primo capitolo: una storia superba, accompagnata da un comparto grafico di primissimo livello.

Il gioco ci catapulta nuovamente nei panni dell’Osservatore di Caed Nua ma, questa volta, non dovremo dipanare le fila di una millenaria cospirazione; solo inseguire un dio, rinato ed incarnatosi in un immenso colosso di Adra (il luminoso cristallo presente su tutta Eora). Un compito reso ancora più difficile dall’ambiente in cui Eothas (la divinità in questione) decide di recarsi nella sua enigmatica marcia di distruzione: il gigante, infatti, si dirige immediatamente verso l’arcipelago di Mortafiamma e sarà nostro compito inseguirlo e fermarlo. Il tutto in un mondo vivo e vitale, pulsante di emozioni e di correnti che scorrono potenti appena sotto la superficie del variegato universo di isole in cui viene ambientato “Pillars of Eternity II: Deadfire”. In qualità di Osservatori, infatti, ci troveremo a dover dirimere questioni tra gli abitanti del posto: dal frutto rubato in una piccola comunità insulare, a quale fazione appoggiare nella pacificazione dell’intero arcipelago. Un compito non facile che renderà ancora più interessante il nostro viaggio.

A differenza del primo capitolo, in “Pillars of Eternity II: Deadfire” l’avventura si svolgerà attraverso l’esplorazione dell’arcipelago di Mortafiamma; esplorazione che avverrà, giocoforza, a bordo di una nave di cui voi sarete il capitano. Nave che sarà la vostra casa oltre che un mezzo di trasporto; dovrete quindi curarla e potenziarla, equipaggiando nuovi cannoni e reclutando nuovi marinai nei porti sparsi per la vasta mappa di gioco. Cannoni e marinai che vi serviranno per difendervi nella traversata dei pericolosi mari dell’arcipelago, infestati di pirati e di schiavisti. Parte del gioco, infatti, si svolgerà a bordo del vostro vascello, tra battaglie navali e sanguinosi arrembaggi all’arma bianca. Il Gameplay, dunque, si divide tra mere attività di esplorazione (il mondo è decisamente vasto e completamente esplorabile) e le quest sbloccabili tramite le innumerevoli opportunità di dialogo presenti sulle isole; il tutto all’interno di ambientazioni disegnate con maestria, tra architetture elaborate con colori sgargianti e giungle piovose infestate da rampicanti, passando per gli oscuri sotterranei pieni zeppi di trappole e mostri feroci.

Il sistema di combattimento di “Pillars of Eternity II: Deadfire” , apparentemente immutato rispetto al capitolo precedente, presenta alcune importanti innovazioni che gli permettono di superare le criticità evidenziate nel gioco del 2015: se, infatti, nulla è cambiato dal punto di vista del combattimento real time, è stata implementata notevolmente la IA dei nostri compagni e, soprattutto, ci viene fornita la possibilità di impostarne il comportamento secondo stilemi preimpostati (chierico offensivo/difensivo) oppure definendone minuziosamente la riposta in base alla situazione; questa feature, sommata al netto miglioramento dei patteren attinenti il comportamento dei personaggi, permette di godersi il gioco anche alle difficoltà più elevate. Ma la vera innovazione di questo secondo capitolo risiede nell’introduzione delle battaglie navali: veri e propri combattimenti in alto mare tra la nostra nave e quelle dei corsari che battono le coste delle isole di Mortafiamma. Il sistema di combattimento è apparentemente molto semplice, composto da pochi comandi riguardanti la direzione da dare alla nave o la velocità da imprimerle nell’avvicinarsi ai nemici prima di dare l’ordine di dar fuoco alle polveri e cannoneggiare i nostri avversari; dalle tipologie di cannoni e dalla munizioni utilizzate dipenderanno gli effetti che i nostri colpi avranno sul vascello avversario: potremo infatti decidere di colpire lo scafo (ed affondare la nave nemica), le vele (impedendole di muoversi) o l’equipaggio (limitando la capacità di movimento e di attacca degli avversari), qualora poi decidessimo di abbordare il vascello nemico la visuale tornerà isometrica e ci garantirà la possibilità di condurre l’assalto all’arma bianca sulla nave nemica.

Un gioco incredibile, in grado di accostare alla più scanzonata tradizione piratesca la profondità di scelte etiche e morali in grado di mettere in discussione anche il più navigato dei videogiocatori; un’incredibile avventura tra mari in tempesta e isole abitate da selvaggi, antiche città e mostri marini. Una perla del genere fantasy RPG che non può e non deve mancare nelle librerie di tutti coloro che amano le belle storie raccontate in maniera  meravigliosa

Abbiamo avuto modo di giocare la prima versione di “Pillars Of Eternity II – Deadfire”; l’attesissimo sequel del gioco che, solo tre anni fa, ha ridato nuova vita al genere dei giochi di ruolo di stampo classico.

I ragazzi di Obsidian lo hanno fatto ancora: sono nuovamente riusciti a sfornare un piccolo gioiello. Da quello che abbiamo avuto modo di vedere, infatti, dopo “Pillars Of Eternity” e “Tyranny”, lo studio che ha dato i natali a capolavori del genere RPG come “Neverwinter Nights” e “Star Wars: Knights of The Old Republic”, riesce a centrare ancora una volta l’obbiettivo; sfornando quello che si palesa essere una delle grandi promesse del 2018: “Pillars Of Eternity II: Deadfire”.

Il secondo capitolo della saga di “Pillars of Eternity” prende le mosse dal suo predecessore e non se ne discosta, sia per quanto riguarda la struttura narrativa sia per le meccaniche di gioco, sempre incentrate su un Combat System in tempo reale (gestito e regolato dall’ormai collaudato sistema di gestione dello scorrere del tempo); partendo da così solide basi, però, Pillars Of Eternity II: Deadfire compie un ulteriore passo in avanti potenziando, da un lato, punti forti del primo gioco come le interazioni ed il gameplay, dall’altro ampliando a dismisura il mondo di gioco ora ben più vasto di quello esplorabile nel suo predecessore. A fronte di un comparto grafico rimasto pressoché invariato.

Una prima novità in “Pillars Of Eternity II: Deadfire” viene introdotta nella schermata di creazione del personaggio (laddove decidiate di non importarlo da una salvataggio di “Pillars Of Eternity“): se nessuna novità si riscontra nelle razze selezionabili, che rimangono le stesse del capitolo precedente, e nelle undici classi principali di specializzazione, cui vengono aggiunte tre sottoclassi multi-classe, il sistema di creazione dell’avatar si presenta con una grafica migliorata che ci da la possibilità , tra le altre cose, di scegliere tre caratteristiche uniche del nostro personaggio che lo assisteranno nell’esplorazione dell’arcipelago di Mortafiamma.

“Pillars Of Eternity II: Deadfire” inizia esattamente dove si era interrotto il primo capitolo: l’eroe sarà ancora l’intrepido Osservatore che avevamo lasciato sotto le rovine della fortezza di Caed Nua al termine dell’espansione “The White March”; questi, ripresosi dall’attacco del dio Eothas, dovrà nuovamente partire all’avventura con i suoi fidati compagni di viaggio ma, questa volta, non dovrà sventare una macchinazione millenaria dovendo invece inseguire (e fermare) un Dio appena risvegliatosi. Questo incipit, ovviamente, varrà solo per coloro che hanno avuto modo di giocare “Pillars Of Eternity” e la sua espansione “The Withe March”; per tutti gli altri sarà invece possibile iniziare il gioco creando il proprio personaggio Ex Novo, senza ovviamente perdere alcunché dell’incredibile esperienza videoludica offerta da “Pillars Of Eternity II: Deadfire”.

Per quanto riguarda l’ambientazione, “Pillars Of Eternity II: Deadfire” si svolge per intero nell’arcipelago di Mortafiamma (Deadfire appunto) tra le cui isole il nostro equipaggio si muoverà a bordo di una nave; un modo vasto e vitale, pieno di luoghi da esplorare e creature da affrontare, il tutto spostandosi a piedi sulla terraferma o su nave per mare. Nave che ci permetterà non solo di navigare di isola in isola, ma anche di gestire il nostro Party ed i nostri personaggi; un po’ come la fortezza di Caed Nua nel primo capitolo di “Pillars of Eternity”. Altra novità, che si muove di pari passo con l’incredibile vastità del mondo di gioco, risiede nella modalità di spostamento sulla mappa che, a differenza del suo predecessore, non si realizzerà più attraverso il click sulla destinazione da raggiungere ma tramite l‘esplorazione del mondo di gioco; un po’ come accadeva nell’espansione “Storm of Zehir” di “Neverwinter Nights II” e, proprio come in quel caso, muovendosi liberamente sulla mappa ci si imbatterà in bande di nemici o in eventi di gioco. Il movimento sulla mappa, poi, sia esso sulle isole o per mare, sarà possibile consumando le risorse rinvenibili durante l’esplorazione del mondo di gioco; risorse come cibo, acqua, assi di legno che dovranno essere gestite e suddivise in modo da garantire la felicità e la soddisfazione di un equipaggio che, esattamente come i seguaci a Caed Nua, è destinato a crescere secondo le necessità e le scelte di reclutamento del giocatore.  Accattivante e sfizioso anche il sistema di posizionamento dei seguaci sulla nave: sarà infatti possibile decidere dove inserirli secondo un intuitivo sistema di slot che ci permetterà di assegnarli alle mansioni loro più consone, in modo da permettergli di rendere al massimo delle loro potenzialità.

Novità che merita una particolare menzione è quella che riguarda l’introduzione di battaglie navali: durante la nostra esplorazione dei mari di “Pillars Of Eternity II: Deadfire” non sarà poi così difficile imbattersi in vascelli ostili che sarà nostra cura abbordare o affondare; il combattimento navale si svolgerà secondo una modalità “a turni” che ci permetterà di scegliere, turno dopo turno, quale azione compiere per arrecare danno o evitare le bordate nemiche.

Per quanto riguarda il gameplay, i ragazzi di Obsidian nello sviluppo di “Pillars Of Eternity II: Deadfire” hanno deciso di intervenire sostanziosamente sulle dinamiche che hanno reso grande il primo capitolo: a fronte della riduzione del numero di personaggi nel party di gioco (da sei a cinque) hanno introdotto un incredibile sistema di gestione dei comportamenti dei nostri compagni di avventura in grado di rivaleggiare con quello perfezionato da Bioware in “Dragon Age: Origins”; potremo infatti configurare l’IA di Eder e soci sino ad un livello di precisione maniacale, permettendoci di calibrare i loro interventi al millimetro e dandoci la possibilità di affrontare strategicamente anche il più complesso dei combattimenti. Questo intervento risponde alle critiche mosse al primo “Pillars Of Eternity” accusato, giustamente, di essere carente nella gestione dei companions: spesso incapaci di affrontare autonomamente anche il più semplice dei combattimenti. Per il resto “Pillars Of Eternity II: Deadfire” è incardinato sulle solide basi del suo predecessore e ci costringerà ad affrontare caotici e colorati combattimenti facendo largo uso della “pausa tattica” o rallentando il tempo di gioco per valutare le mosse da fare per vincere lo scontro.

In definitiva, da quanto ci è stato possibile vedere, “Pillars Of Eternity II: Deadfire” si preannuncia essere un titolo di eccezionale spessore, in grado di appassionare i cultori del genere RPG ma anche di ghermire le giovani menti di coloro che non hanno mai avuto il piacere di viaggiare sulla Costa della Spada assieme ai ragazzi di Obsidian.

Vi ricordiamo che “Pillars Of Eternity II: Deadfire” sarà disponibile dal prossimo 3 aprile 2018.

E’ finalmente disponibile su Steam la seconda, attesissima, parte di “Pillars of Eternity: The Withe March”, prima espansione del fenomeno GDR dello scorso anno permette di aggiungere ulteriori ore di gioco al capolavoro firmato Obsidian.

TWM_2Da oggi i fan dei GDR old school potranno acquistare dal noto portale di digital delivery Steam, il secondo capitolo dell’espansione di Pillars of Eternity “The Withe March”. Uscita nell’ultima parte dello scorso anno, la prima parte del DLC era stata accolta, sin da subito, con notevole calore dai fan del titolo Obsidian in ragione della considerevole mole di nuove avventure contenute nell’espansione.TWM_3

La prima espansione infatti ci catapultava nell’inospitale regione della “Withe March” preda di ghiacci perenni e di bufere di neve che ne sferzano la superficie rendendola inabitabile a tutte le creature, fatta eccezione per una specie particolarmente robusta di nani che vi avevano costruito una delle fortezze più ricche e conosciute perché dotata di una delle forge più antiche e preziose.

Oltre a garantire tonnellate di dialoghi e di possibilità di interazione, una delle principali caratteristiche dell’espansione “The Withe March” era quella di aumentare notevolmente il level cap dei PG, portandolo dal dodicesimo livello della campagna principale al quattordicesimo, oltre a sbloccare nuovi talenti e abilità per tutte le undici classi di gioco. A questo sensibile miglioramento doveva aggiungersi la “riedizione” di alcuni dei talenti e delle abilità del gioco, ripensati per poter essere imparati da classi diverse così da garantire una sorta di sistema multiclasse.TWM_1

In occasione di questo release Feargus Urqhart (CEO di Obsidian Entertainment), rispondendo alle domande del sito Rock Paper Shotgun, ha dichiarato che le avventure nel mondo di Eora non sono ancora concluse e che ci si potranno aspettare nuovi contenuti come “The Withe March” se non addirittura un secondo capitolo di Pillars of Eternity. Anche se ancora non vi sono progetti specifici su questo argomento.

Vi ricordiamo che il contenuto aggiuntivo può essere acquistato su Steam al prezzo di Euro 14,99 oppure, assieme alla prima parte, al prezzo di Euro 23,99.

Per la nostra recensione di “Pillars of Eternity” cliccate qui.