Starlink Battle For Atlas è un nuovo titolo sviluppato da Ubisoft e costruito sulla base di un’idea tanto interessante quanto originale.

Trama

In seguito al contatto con un alieno atterrato sulla terra, l’astrofisico Victor St. Grand ha dato inizio ad una spedizione segreta alla volta della galassia di Atlas, luogo di provenienza dell’alieno chiamato Judge. Una volta giunti sul posto, però, St. Grand verrà rapito poiché in possesso d’informazioni su come creare il Nova, una fonte di energia utilizzata dai membri dell’iniziativa Starlink come carburante. La storia dei membri dell’iniziativa si andrà immediatamente ad intrecciare con quella di altri personaggi come il gruppo Star Fox. 

Tutti questi personaggi potranno divenire protagonisti della nostra avventura, e starà a noi decidere quale, grazie al sistema alla base di questo titolo che descriveremo più approfonditamente parlando del gameplay. Così, grazie ad una narrazione di buon livello ed una storia che, pur non brillante per originalità e complessità riesce ad intrattenere sia grandi che piccini, la trama si andrà a dipanare lungo i numerosi pianeti presenti all’interno di questa galassia.

Gameplay

La peculiarità più grande che getta le fondamenta di Starlink Battle for Atlas è la “costruzione” della propria navicella utilizzando parti in plastica che potrete trovare all’interno della confezione del gioco o acquistare singolarmente. L’idea di trasporre dei giocattoli reali all’interno di un videogioco è già stata utilizzata in altri titoli come Skylanders, ma qui assume un aspetto più importante legato alla possibilità di scambiare qualsiasi elemento della nave in qualsiasi momento e ritrovarci il cambiamento contestualmente all’interno del gioco.

Difatti nel bundle base di Starlink potrete trovare un supporto per il controller della vostra console, una navicella (composta da un corpo centrale e due ali), un pilota e tre armi. Dopo aver montato il supporto sul controller dovrete collegarci il vostro pilota, per poi inserire la navicella ed infine le armi (una per lato visto che ciascuna ala sarà dotata di uno slot). Ciascuna di queste parti potrà essere modificata in qualsiasi momento per far fronte ad esigenze diverse, o in particolare nel caso della nave per ottenere una “vita in più” in caso di sconfitta.

Le ali delle varie navi potranno essere interscambiate in base alle nostre preferenze, poiché queste andranno a modificare determinati parametri (velocità, controllo, difesa, energia) che saranno ovviamente variabili per ciascun veivolo. Sarà altresì possibile montare altre ali nello slot per le armi, così da ottenere navicelle più performanti e complesse. Le varie armi presenti saranno caratterizzate da un elemento: ghiaccio, fuoco, vuoto, gravità e neutrali, oltre che una diversa modalità di fuoco come missili a ricerca, raffiche automatiche, raggi e così via. 

In Starlink i differenti nemici che ci si paleseranno d’innanzi sui diversi pianeti avranno vulnerabilità variabili a certi elementi e potranno essere combattuti con maggiore efficacia con determinati tipi di fuoco delle armi. Per questo motivo sarà essenziale modificare le nostre armi secondo occorrenza, così da risultare sempre efficaci al massimo. Alcuni di questi elementi potranno inoltre combinarsi tra loro così da incrementare il danno inflitto; ad esempio congelare un nemico ed in seguito colpirlo con un’arma di tipo fuoco darà shock termico, o creare “singolarità” con le armi da vuoto e colpire queste con armi incendiarie o di ghiaccio creerà vortici elementali.

I piloti, inoltre, avranno abilità uniche che si ricaricheranno con il tempo come la possibilità di rallentare il tempo, creare onde soniche, effettuare colpi precisi e così via, oltre che un albero delle abilità. Armi e navi, invece, presenteranno degli slot all’interno dei quali potremo inserire delle mod che troveremo all’interno di casse o sconfiggendo nemici; queste saranno essenziali per aggiungere alcune proprietà al nostro armamentario e migliorare ancor più le varie statistiche.

La nostra navicella potrà anche atterrare sulla superficie dei diversi pianeti; navigando sulla loro superficie, infatti, potremo dare inizio all’esplorazione ed a missioni primarie e secondarie. Ci troveremo frequentemente ad affrontare nemici di diverso tipo, ma i combattimenti in volo o a terra, per quanto semplici (avendo unicamente la possibilità di saltare, schivare, attivare lo scudo e fare fuoco) riescono a divertire e difficilmente ad annoiare, proprio grazie alla componente dello scambio continuo di armi ed altre parti.

Esplorando un pianeta avremo numerose cose da fare, come ad esempio ricercare gli esemplari di flora e fauna locale scansionando il DNA di questi ultimi, conquistare avamposti, scoprire punti di interesse e migliorare osservatori e miniere presenti. Questi ultimi due ci consentiranno di scoprire automaticamente vaste aree di un pianeta ed aumentare il nostro rifornimento costante di electrum (necessario per sbloccare potenziamenti della nostra “nave madre”: la Equinox).

Sarà anche possibile acquistare il gioco ed i vari pack di armi, personaggi e navi direttamente in digitale, questo risulterà in una maggiore funzionalità e comodità data dal maggior ingombro che la controparte fisica può dare sul controller, andando però un po’ a perdere la reale natura centrale del titolo; senza poi considerare il fatto che i più giovani certamente apprezzeranno molto di più la possibilità di utilizzare veri giocattoli all’interno di un videogioco.

Longevità

Starlink Battle for Atlas non presenta una longevità legata alla trama principale elevata; difatti è possibile completare la sola storia principale in circa 7 ore. Questo però senza poi contare la possibilità di intraprendere alcune trame secondarie come quella di Fox McCloud dedicata a Nintendo Switch. Il titolo però fa suo punto forte l’esplorazione e la ricchezza di contenuti, così da allungarne discretamente la giocabilità.

Comparto Tecnico

Dopo aver provato il titolo durante la GamesWeek, il nostro più grande dubbio era riguardo alla grafica. Adesso ci sentiamo di affermare senza alcun problema che Starlink presenta una grafica su console di ottimo livello, con texture di buon livello, oltre che numerosi elementi a schermo e dettagli apprezzabili. Tutto quanto riesce a dare grande risalto alle ambientazioni dei diversi pianeti esplorabili, tutte uniche e ben diversificate, così come del resto lo sono piante ed animali.

Di buon livello anche il comparto sonoro, parlando in particolare delle musiche e degli effetti. I doppiaggi in italiano riescono nell’intento di dare maggiore personalità e carattere ai differenti personaggi presenti. Da appuntare, inoltre l’ottimo livello di manifattura dei giocattoli disponibili. Infine dal punto di vista dei bug non abbiamo praticamente nulla di particolare da evidenziare non avendo riscontrato nessun problema durante la nostra partita.

Eccoci a parlare di Detroit Become Human, l’ultimo titolo prodotto da QuanticDream che si trova in bilico tra film e videogioco.

Detroit Become Human è la nuova esclusiva per PS4 prodotta da QuanticDream, sviluppatori di Heavy Rain e Beyond Two Souls. Parliamo di titoli che hanno sempre fatto parlare di sè per la loro trama, punto cardine di tutte le produzioni partorite dalla mente del luminare David Cage. Pertanto cercheremo di focalizzare la nostra riflessione il più possibile su questo importante aspetto cercando, al contempo, di evitare qualsiasi genere di spoiler.

Trama

Detroit Become Human ci porta in un futuro non molto lontano dal nostro (ci troviamo nel 2038) ma estremamente avanzato. La più importante scoperta in ambito tecnologico è stata la creazione degli androidi, macchine dall’aspetto umano composte da diversi biocomponenti (come il cosiddetto sangue blu) e dotate di una propria “intelligenza artificiale”.

Questi androidi sono stati “integrati” in ogni strato della società ed utilizzati in ogni parte del mondo e per gli usi più disparati: dall’uso come semplici maggiordomi passiamo a badanti per i propri figli, giardinieri, inservienti, per scopi sessuali e tanto altro ancora. In questo contesto che potremmo definire di schiavitù è stata anche instaurata una vera e propria segregazione nei confronti delle macchine che si trovano così ad avere compartimenti separati all’interno dei mezzi pubblici, scale e percorsi dedicati esclusivamente a loro e separati da quelli degli umani e così via. L’eccessivo utilizzo di androidi in ambito lavorativo ha inoltre fatto sì che si innescasse una scintilla di odio in alcuni umani che si sono visti portare via il proprio lavoro.

In questo contesto generale si svolgerà la storia di Detroit Become Human, ambientata nelle strade della città di Detroit, attraverso gli occhi dei nostri tre protagonisti: Connor, Kara e Marcus. Il primo è un androide di ultima generazione creato apposta per essere utilizzato in ambito investigativo per supportare le forze dell’ordine (ad esempio come negoziatore, come abbiamo anche avuto modo di vedere nella demo), mentre invece gli altri due sono essenzialmente androidi per uso domestico.

Queste “tre trame” (anche se alla fine potremmo tranquillamente parlare di un’unica trama) si dipaneranno parallelamente l’una all’altra e potrebbero persino arrivare a toccarsi tra di loro. Sostanzialmente però il tema principale sarà quello dello sviluppo di una coscienza propria e di emozioni da parte di tutte queste macchine le quali diventeranno “Devianti” (come si può anche facilmente intuire dal titolo e da ciò che è stato mostrato nei vari trailer, a partire dal primo e commovente cortometraggio intitolato “Kara” e pubblicato nel 2012).

Il grande successo della trama di questo titolo è da ricercarsi in svariati aspetti: innanzitutto ci vorrà davvero poco per rendersi conto della a dir poco magistrale regia e scenografia che c’è dietro, consentendo una facile immedesimazione nei diversi personaggi; in secondo luogo bisogna mettere a conto che parliamo di una trama che è stata congegnata per essere diversa dalla solita “ribellione delle macchine” per l’introduzione di alcuni aspetti che servono per fare riflettere il giocatore che si trova dall’altra parte dello schermo (non mancheranno le rotture della “quarta parete” che però ritroveremo, inaspettatamente, nel menu principale).

Infine l’ultimo elemento portante dell’opera, ed in generale caratterizzante dei titoli QuanticDream, è la possibilità di effettuare scelte che vanno a modificare radicalmente il futuro con il cosiddetto “butterfly effect”. Questo aspetto in Detroit Become Human è stato portato a livelli a dir poco estremi con una miriade di strade, possibilità e scelte effettuabili (tutte consultabili da un apposito diagramma nel menu di pausa e dedicato ad ogni livello) che vi porteranno a voler rigiocare più e più volte il titolo per poterne analizzare ogni aspetto. Inoltre è stata introdotta una meccanica che per ogni scelta sbloccata nel diagramma di una missione ci ricompenserà con dei punti utilizzabili nel menu principale per sbloccare filmati, musiche, bozzetti e modelli.

Gameplay

Detroit Become Human è un gioco fortemente story-driven (legato alla storia), al punto da lasciare praticamente nulla al comparto del gameplay che si limiterà, dunque, al semplice controllo del personaggio, esecuzione di azioni particolari o scelte di dialogo tramite la combinazione di uno o più pulsanti, e di quick time event; questi ultimi però assumeranno grande rilievo poiché in alcuni casi potrebbe bastare commettere uno o due errori per perdere completamente un personaggio o NPC.

Inoltre molto spesso avremo il tempo contro di noi e quindi dovremo mediare delle scelte anche in questo senso, cercando di capire cosa è più importante fare nel tempo che ci rimane. Nessuna paura però, perché se non vorrete assumervi troppe responsabilità sarà possibile selezionare una modalità “facile” (che raccomandiamo nel caso della prima run) prima di iniziare una partita così da semplificare un po’ i comandi ed evitare di perdere un personaggio per un semplice errore.

Sarà inoltre sempre possibile utilizzare una particolare modalità di scansione (mantenendo premuto R2) che bloccherà il tempo e ci consentirà di vedere tutti gli oggetti con cui sarà possibile interagire, controllare gli obiettivi attuali ed utilizzare con più libertà la telecamera per controllare l’ambiente circostante. Infine possiamo dire che per i tre personaggi principali avremo alcune piccole differenze nel gameplay, con ad esempio sezioni “stealth”, e fasi prettamente investigative per il nostro Connor.

Longevità

L’elemento durata in questo titolo è estremamente variabile, poiché con un numero smodato di finali possibili ne esistono anche di “prematuri”. In generale comunque abbiamo una longevità massima per una singola partita che si aggira attorno alle 11 ore, che però ovviamente può aumentare di molto data l’altissima rigiocabilità di cui il gioco dispone.

Comparto Tecnico

Sul lato del comparto tecnico di Detroit Become Human gli sviluppatori dimostrano di aver svolto un grande lavoro in generale, con un’eccellente qualità grafica di insieme, buone texture e poligoni ed uno stupendo lavoro di Notion capture per le animazioni facciali dei personaggi. Musiche stupende accompagneranno la nostra avventura e i doppiatori italiani sono riusciti a compiere un ottimo lavoro nel portare la giusta enfasi agli attori originali (con solo alcuni casi sottotono).

Come uniche note negative (vista la quasi totale assenza di bug, al limite potremo assistere a qualche strano comportamento nell’IA degli NPC) bisogna parlare della telecamera che in alcuni casi risulta essere difficilmente manovrabile ed in alcuni casi i cambi di visuale ci costringeranno a cambiare il verso del movimento o in alternativa il nostro personaggio cambierà senso di marcia. Infine abbiamo trovato che molto spesso la semplificazione delle scelte di dialogo in un’unica parola (ad esempio premi X per un approccio “realistico”) risulta essere eccessivamente riduttiva e poco intuitiva con un conseguente utilizzo di frasi che magari, se ci fosse stata in anticipo la possibilità di controllare, non avremmo utilizzato.

 

Ritorniamo a parlare per l’ultima volta del grande titolo targato Warner Bros: “La Terra di Mezzo – L’ombra della guerra” per l’espansione conclusiva intitolata La desolazione di Mordor.

La seconda ed ultima espansione intitolata La desolazione di Mordor ci porterà ad impersonare un nuovo personaggio che già abbiamo avuto di conoscere durante l’avventura principale, ovvero Baranor, sergente dell’ormai caduta città di Minas Ithil. Nei suoi panni esploreremo un territorio totalmente nuovo ed esclusivo: le desertiche terre di Lithlad allo scopo di conquistare la cittadella di orchi che domina sull’intera regione. A tale scopo dovremo reclutare dei mercenari dalla compagnia dei “Figli Evanescenti” utilizzando monete ottenibili durante le varie missioni, attività, o recuperabili da cadaveri. A livello di storia, dunque, non ci sarà niente di particolarmente eccezionale o intrigante, sostanzialmente sarà sempre la solita conquista di una cittadella con un piccolo contorno di trama esclusiva e le dovute modifiche che saranno presenti nel gameplay (inclusa una nuova bestia selvatica) delle quali parleremo di seguito. Ovviamente Baranor non sarà dotato come nel caso di Talion o Elthariel di un anello del potere, di conseguenza questo sarà l’unico modo per ottenere una forza in grado di prendere d’assedio la cittadella; da ciò, però, deriva anche il fatto che questo nuovo protagonista non sarà dotato di nessun potere visto fino ad ora (dalla dominazione di orchi ai salti acrobatici).

Per colmare questo difetto gli sviluppatori hanno fatto in modo tale da dotare Baranor di un intero ed innovativo armamentario per migliorarne la mobilità e le possibilità in combattimento. Infatti riguardo alla mobilità riceveremo sin da subito (da una vecchia conoscenza per chi ha avuto modo di giocare al primo capitolo) un rampino ed un paracadute; mentre invece per quanto riguarda l’armamentario inizialmente non avremo tantissime novità (ad eccezione dello scudo e di una balestra rapida che andrà a sostituire l’arco), ma nelle varie aree di gioco potremo trovare dei particolari schemi per sbloccare nuove abilità uniche come la possibilità di utilizzare il rampino in combattimento, uno scudo “infuocato”, sbloccare nuovi dardi per la balestra e persino la possibilità di usare rampino e paracadute in maniera più “rapida ed efficiente” (in perfetto stile Just Cause!). Inoltre per ogni elemento dell’equipaggiamento (spada lunga, spada corta, balestra, scudo ed armatura) potremo ottenere dei potenziamenti soprattutto tramite l’eliminazione di capitani nemici e che una volta applicati saranno permanenti! Infine è importante dire che sempre per l’assenza dell’anello Baranor non sarà immortale, e pertanto nel caso in cui doveste morire durante l’avventura subirete una specie di “permadeath” andando a perdere i mercenari ottenuti ed alcuni progressi nel gioco, ma non quelli legati alla storia. Fortunatamente per riuscire ad evitare questo spiacevole epilogo sarà sufficiente ricordarsi di avere sempre con se delle pozioni di cura (visto che non sarà presente neanche una cura automatica) per ripristinare la salute.

Nel complesso, dunque, con La desolazione di Mordor il titolo cerca di introdurre alcune interessanti novità nell’ambito del gameplay così da aggiungere varietà anche se, ovviamente, la formula di base non cambia. Purtroppo però sul lato trama e longevità (circa 2-3 ore per riuscire a completare il tutto senza tralasciare particolari) si sarebbe potuto certamente fare di più riducendo quasi (e vorrei sottolineare questo quasi visto che comunque qualche innovazione c’è stata) il tutto ad un semplice “allungamento del brodo” anche se qualcuno potrebbe apprezzare il sistema di punteggio conferito a fine espansione e sfruttarlo come spunto per aumentarne la rigiocabilità e di conseguenza la longevità.

Rieccoci finalmente per parlare dell’ultima parte de Le Cronache della Libertà, insieme di espansioni introdotte in Wolfenstein II, con il capitolo conclusivo intitolato: Le Gesta del Capitano Wilkins, il quale raffrontato con le altre due espansioni pecca da un certo punto di vista, mentre da un altro risulta essere più interessante.

Questa terza espansione per Wolfenstein II intitolata le Gesta del Capitano Wilkins ci metterà, per l’appunto, nei panni del Capitano Wilkins, un ex eroe di guerra che durante il secondo conflitto mondiale (esattamente come B.J. Blazkovic) fece incetta di nazisti, ma purtroppo con la vittoria del conflitto da parte di questi ultimi fu costretto a sparire dalla circolazione restando nascosto per molti anni. Adesso però dopo essere stato ricontattato da un suo vecchio commilitone, questa macchina di morte si ritroverà a tornare sul campo ad un’età non indifferente per combattere di nuovo contro la minaccia nazista, ed in particolare distruggere il Sonnengewehr (cannone del sole di cui abbiamo già sentito parlare nelle precedenti espansioni). La storia procederà, come di consueto, attraverso tre capitoli della durata complessiva di circa un’ora e mezza, ma questa volta (a nostro avviso) in maniera certamente più accattivante ed interessante rispetto alle precedenti espansioni; non mancherà inoltre qualche piccolo (anche se abbastanza prevedibile) colpo di scena.

Purtroppo però nel gameplay la ripetitività raggiungerà il suo grado massimo poiché il Capitano Wilkins sarà esattamente identico (in termini di capacità ed equipaggiamento) a Blazkovic. Facendo ovviamente l’eccezione del bipode come unico equipaggiamento aggiuntivo (come era già intuibile viste le precedenti espansioni). Nonostante tutto, comunque sia ci troveremo di fronte un buon level design ovviamente sviluppato e pensato con una buona verticalità per consentirci di sfruttare il più possibile il bipode per riuscire a proseguire. Anche questa volta, infine, potremo ottenere potenziamenti per le armi semplicemente andandoli a ritrovare nelle varie mappe di gioco. Per quanto riguarda le mappe bisogna anche dire che queste non sono più riciclate dal gioco principale ma create a posta con qualche piccola variazione estetica. Nel complesso, dunque, abbiamo una terza espansione per Wolfenstein II abbastanza interessante dal lato della storia, ma che purtroppo come per le altre espansioni (ad eccezione, in piccola parte, per la seconda) non riesce ad apportare nessuna novità al gameplay lasciando non sfruttato un elemento che sicuramente avrebbe potuto apportare alle espansioni maggior pregio e varietà.

Recensione Wolfenstein II: link
Recensione Le Avventure di Pistolero Joe: link
Recensione i Diari dell’agente Morte Silenziosa: link

Monster Hunter finalmente ritorna su console di nuova generazione, e lo fa in grande stile con il nuovo Monster Hunter World, un titolo tanto vasto quanto complesso.

Trama

In questo nuovo capitolo di Monster Hunter saremo dei cacciatori della quinta spedizione inviata nel nuovo mondo per studiare la migrazione dei draghi anziani che, per qualche strana ragione, avviene verso quelle terre ogni dieci anni; anche se ultimamente avviene molto più di frequente. Il nostro compito sarà dunque quello di svelare il mistero della traversata degli anziani e nel frattempo studiare le numerose creature che popolano il nuovo mondo. Il tutto si svolgerà essenzialmente attraverso missioni di caccia a creature di ogni genere e attraverso diversi territori, tutti unici ed estremamente caratterizzati (così come, del resto, lo sono le creature che vi abitano). Non aspettatevi dunque di trovarvi di fronte ad una storia memorabile e ricca di colpi di scena, ma piuttosto un corposo ed interessante accompagnamento (ricco peraltro di momenti cinematografici che vi lasceranno a bocca aperta) ad un gameplay divertente e coinvolgente e che fa da pilastro portante dell’intera opera. Con questo non vogliamo certamente dire che la storia sia mal narrata o fallace in qualche maniera; difatti è certamente interessante poiché ci pone come veri e propri cacciatori per quanto riguarda la ricerca, ed è quindi un elemento godibile del titolo ma, purtroppo, manca di quel qualcosa in più; forse perché il nostro personaggio non ha una vera e propria personalità (piuttosto agisce come schiavo degli eventi) o forse perché il gameplay è talmente preponderante e coinvolgente da eclissare il resto. Non mancheranno, infine, tanti piccoli elementi simpatici e caratteristici dei titoli “Japan-style”.

Gameplay

Il gameplay di Monster Hunter World è quello che certamente necessiterebbe un approfondimento a dir poco immenso, vista la profondità ed i numerosissimi elementi che lo compongono. Cominciamo innanzitutto con ciò che ci viene proposto per primo nel gioco: ovvero la personalizzazione del nostro personaggio e del nostro compagno felyne (il quale potrà seguirci durante le nostre missioni e ci aiuterà con i numerosi gadget a sua disposizione), entrambe con numerose opzioni tra cui scegliere. In seguito cominceremo a prendere confidenza con l’elemento fondamentale di ogni tipo di missione: imparare a seguire le tracce; per fare ciò dovremo trovare impronte, solchi e tracce organiche della creatura che stiamo cercando e ciascuna aumenterà l’affinità di ricerca da parte dei nostri insetti guida i quali, una volta individuato l’odore del mostro, ci condurranno da lui attraverso l’ambientazione. Inoltre per ogni traccia trovata saremo ricompensati con punti ricerca, i quali rappresentano una moneta di scambio per alcuni mercanti ed andranno ad aumentare il livello di ricerca per quel dato mostro (questo sarà essenziale sia per riuscire a comprendere come affrontare al meglio le creature che incontreremo e sia per arrivare, infine, a riuscire a far trovare il nostro bersaglio agli insetti guida senza neanche trovare una traccia). Ogni mostro è estremamente caratterizzato e diversificato dagli altri (salvo tre particolari eccezioni) per estetica, attacchi, status alterati che possono infliggere, movenze e ciascuno presenta alcuni punti deboli che, se danneggiati a sufficienza, si romperanno così da indebolirlo o renderlo incapace di usare alcuni attacchi.

L’altro elemento fondamentale del gameplay di Monster Hunter World è il sistema di combattimento e di personalizzazione del nostro personaggio e  del nostro fido felyne. Potremo scegliere tra ben 14 tipologie diverse di armi e che spaziano dalle armi a distanza a quelle pesanti a distanza ravvicinata, fino ad armi rapide e da combo aeree. Tutte queste armi presentano caratteristiche uniche e peculiari che devono adattarsi al nostro stile unico di gioco e non sarà semplice eseguire una scelta definitiva. Ciascuna di queste armi è dotata di numerosissime combo ed anche di abilità uniche che però non vengono perfettamente spiegate direttamente dal gioco; per questo motivo i combattimenti non si svolgeranno con la semplice pressione continua o casuale di pulsanti o tramite l’esecuzione ripetuta delle combo, bensì attraverso accurate azioni per riuscire a massimizzare il danno e per le quali sarà necessario imparare a padroneggiare al meglio il tipo di arma di nostro interesse. Un elemento importantissimo per la creazione ed il potenziamento di armi (così da renderle più potenti ed aggiungervi danni elementali) ed armature (queste presenteranno abilità uniche da selezionare in base al nostro stile di gioco e di arma utilizzata) è la forgia, nella quale passeremo buona parte del nostro tempo poiché l’equipaggiamento sarà essenziale per la riuscita delle nostre missioni. Per forgiare e potenziare armi ed armature, però, sarà necessario accumulare, oltre che il giusto quantitativo di denaro, anche alcuni pezzi di mostri; per questo motivo molto spesso ci ritroveremo a cacciare più volte lo stesso mostro per ottenere i pezzi che ci servono. Alla raccolta di parti di creature si affianca la raccolta di piante, funghi, insetti ed altro, tutti essenziali per fabbricare oggetti consumabili come pozioni, trappole, armi ed altro.

In Monster Hunter World sarà presente una vasta area principale dalla quale utilizzare la forgia, la mensa, acquistare oggetti ed infine accettare le missioni. Le varie missioni da affrontare saranno suddivise in: incarichi (missioni principali), facoltative, taglie ed eventi; tutte e quattro suddivise tra missioni di caccia, cattura, raccolta ed uccisione. Inoltre potremo intraprendere delle spedizioni in libertà nei diversi territori (tutti unici e sorprendenti dal punto di vista estetico e tutti dotati di una propria fauna e flora) che sbloccheremo andando avanti con la trama principale. Tutte avranno ricompense particolari: se le taglie serviranno soprattutto per accumulare denaro (zenny) in più e ottenere materiali rari per la fabbricazione, le missioni facoltative ci consentiranno di sbloccare nuovi ingredienti per la mensa (dalla quale potremo ordinare dei piatti prima delle missioni per migliorare salute, stamina, attacco e difesa), nuovo equipaggiamento e tanto altro. Gli eventi infine saranno missioni uniche disponibili per un periodo limitato di tempo. Tutte queste missioni e le spedizioni potranno essere compiute anche con altri giocatori (fino ad un massimo di quattro) anche se con le dovute limitazioni… Purtroppo, infatti, sarà facile unirsi solamente alle missioni facoltative, alle taglie, agli eventi ed alle spedizioni di un altro cacciatore, mentre per quanto riguarda gli incarichi la cosa si farà più complicata: infatti sarà possibile unirvi alla missione principale di un vostro amico solamente se avrete già finito prima di lui quella particolare missione e sempre e solamente dopo che avrà visualizzato il filmato presente nella missione. Purtroppo questa è una grossa limitazione che speriamo venga corretta in futuro così da permettere a due o più amici di giocare la storia assieme. Per unirsi ad una missione direttamente, inoltre, sarà necessario che i due giocatori si trovino nella stessa sessione di gioco (ovvero delle lobby di massimo 16 persone); in alternativa per unirsi alla partita di un altro questo dovrà prima aver attivato il cosiddetto razzo S.O.S., in questo modo diventerà visibile per tutti i giocatori dalla sezione “Richieste S.O.S.”.

Da evidenziare che la difficoltà del gioco non sarà sempre semplice visto che non è selezionabile un grado di difficoltà; ci saranno diversi mostri in grado di eliminarci con un solo colpo o altri in grado di stordirci e colpirci con un secondo colpo mortale, per evitare ciò potremo solamente potenziare le nostre armature per riuscire a resistere meglio ai colpi, oppure incrementare la salute con piatti dalla mensa, o ancora equipaggiando altri elementi che si sbloccheranno verso la fine del gioco. Oltre alla miriade di missioni giocabili ci sono alcuni compiti conosciuti come “richieste” e “consegne”, entrambe saranno fornite dagli NPC presenti nell’area principale. Per contorno a tutto ci sono delle piccole attività secondarie nelle quali potremo tuffarci, ovvero la cattura di piccole creature presenti nei vari territori di gioco utilizzando una rete da cattura, la pesca e persino cucinare. In entrambi i primi due casi gli animali catturati potranno essere inseriti nei nostri appartamenti per rendere più vivo e simpatico l’ambiente.

Longevità

Assolutamente nulla da dire sul lato della longevità, il titolo necessiterà di circa 40-50 ore per il completamento della storia principale, ma subito dopo ci troveremo di fronte ad uno degli endgame più vasto che si sia mai visto con nuove missioni sbloccabili con la progressione, possibilità continue di poter migliorare il nostro equipaggiamento, farming di mostri per ottenere l’equipaggiamento che desideriamo; il tutto per diventare i cacciatori più forti ed esperti del nuovo mondo.

Comparto Tecnico

Dal punto di vista della grafica Monster Hunter World è assolutamente convincente e dà un colpo d’occhio generale davvero eccezionale. Le texture sono tutte di ottima qualità ed il framerate riesce a mantenersi abbastanza stabile senza cali troppo evidenti anche in situazioni più confusionali. Di ottimo livello anche l’audio, le musiche ed anche i doppiaggi (anche se questi ultimi sono ridotti alle sole sequenze video, mentre durante le conversazioni con i vari personaggi ci sono dei suoni e delle parole preimpostate. Abbiamo notato qualche piccolo problema sul lato hitbox con alcune creature che caricando in avanti riescono a sbalzarvi in avanti nonostante vi troviate alle sue spalle, oppure in altri casi dei colpi che vengono inflitti nel pieno delle schivate. In altri casi invece la fotocamera dà qualche piccolo problema andandosi a bloccare contro le creature più grandi impedendoci la visuale; dal lato dei bug, invece, non abbiamo riscontrato nessun problema evidente. Comunque si tratta di problemi abbastanza marginali e non in grado di inficiare negativamente l’esperienza di gioco.

Ecco il ritorno delle avventure di Frank West in questo quarto capitolo della serie di Dead Rising che finalmente approda anche sulla console di casa Sony con dei piccoli extra.

Dead Rising 4 fu presentato durante l’E3 del 2016 come esclusiva Xbox e Pc ma da adesso, ad un anno di distanza dalla sua uscita sui dispositivi microsoft, anche i possessori di Ps4 potranno godere appieno di questo divertente titolo marchiato Capcom; inoltre in questa nuova edizione intitolata Dead Rising 4: Frank’s Big Package saranno disponibili tutti i contenuti scaricabili precedentemente rilasciati per Xbox (Stocking Stuffer Holiday Pack, Frank Rising, Super Ultra Dead Rising 4 Mini Golf). In aggiunta saranno presenti i seguenti contenuti bonus:

  • Street Fighter Outfit Pack 
  • My Bloody Valentine Pack 
  • Candy Cane Crossbow 
  • Slicecycle 
  • Sir-Ice-A-Lot 
  • Ugly Winter Sweater
  • X-Fists

Infine è stata aggiunta un’ulteriore modalità di gioco esclusiva e chiamata “Capcom Heroes”.

Trama

Dopo la sua comparsa nel primo capitolo della serie e nello spin-off del secondo capitolo (Off the Records) avremo il ritorno del simpatico e carismatico Frank West, famoso reporter. A seguito delle precedenti epidemie zombie ci ritroveremo ad affrontare un nuovo caso alla ricerca di uno scoop degno di nota dopo essere stati coinvolti dalla nostra allieva Vicky in ciò che sembra essere un esperimento governativo su cavie umane nella città di Willamette. Ben presto però una nuova epidemia esploderà ed il nostro compito sarà scoprire la verità sull’accaduto affrontando tanti, tantissimi zombie ed una società chiamata Obscuris la quale è interessata a trovare qualcosa nella città. Il tutto sarà caratterizzato da un ironico clima natalizio con zombie e psicopatici travestiti da omini di marzapane, pupazzi di neve e quant’altro.

La trama principale si dipanerà attraverso 7 casi in totale, i quali ci guideranno attraverso le varie zone della città (tutte esplorabili liberamente) senza però costringerci alla linearità e lasciandoci quasi sempre la possibilità di gironzolare per la città alla ricerca di sopravvissuti, eventi secondari, nuovi strumenti di morte o semplicemente massacrare qualche zombie per passare il tempo. Le fasi di esplorazione saranno spesso intervallate da fasi di indagine in stile Batman con l’utilizzo della nostra videocamera dotata di due filtri differenti per poter trovare oggetti di interesse o altri invisibili ad occhio nudo. La narrazione non rappresenta di certo un punto forte del titolo e procede in maniera lineare con qualche punto saliente, ma serve essenzialmente come accompagnamento a ciò che ha sempre contraddistinto i giochi della serie di Dead Rising, ovvero il gameplay.

Gameplay

La formula utilizzata per questo nuovo capitolo di Dead Rising è la solita già vista in precedenza. Avremo a disposizione un’area di gioco complessivamente molto ampia e ricca di collezionabili da raccogliere, oggetti utili ed eventi e missioni secondarie (inclusa la possibilità di salvare sopravvissuti che si trasferiranno nei rifugi sbloccabili per tutta la città con la possibilità di sbloccare nuovi oggetti in vendita dai rivenditori presenti), ma soprattutto ricolma di un numero smodato di zombie, tutti lì per soddisfare il nostro sadico bisogno di massacrarne qualche centinaio tra una missione principale e l’altra nei modi più disparati; ed è proprio questo l’elemento che da sempre ha caratterizzato particolarmente questa serie di giochi. Difatti, disseminati in ogni dove per la mappa di gioco (negozi, appartamenti, e rifugi) troveremo oggetti di ogni tipo (da giocattoli o detergenti fino ad arrivare a vere e proprie armi contundenti o da fuoco come spade, pistole e granate). Molti di questi oggetti potranno essere combinati con un secondo oggetto per creare vere e proprie armi di distruzione di massa per le quali i creatori hanno spremuto ogni grammo di fantasia che avevano in corpo (oltre alle classiche mazze da baseball corredate di chiodi). Combinando un coltello da cucina ed una bombola di azoto, ad esempio, potremo creare una spada di ghiaccio in grado di congelare (anche con onde d’urto) i nostri nemici; oppure ancora unendo un mitra con delle parti di computer otterremo un letale fucile a laser.

Le combinazioni sono davvero numerosissime e molto varie e non si limitano alle sole armi ma anche a veicoli così da creare piccoli carri armati su quattro ruote, go-kart elettrici e tanto altro… Per poter costruire questi oggetti “speciali”, però, avremo prima bisogno del loro progetto di costruzione. Questo potrà essere trovato in determinati luoghi della mappa facilmente raggiungibili oppure contenuti in armadietti che per essere aperti necessiteranno di un’apposita chiave situata, solitamente, nei paraggi. In alternativa potremo acquistare le armi già combinate nei rifugi dove troveremo dei sopravvissuti che venderanno ogni tipo di merce. È importante tenere sempre presente che ogni arma ha un numero di utilizzo limitato, ed infatti in corrispondenza di ogni arma sarà segnalato il suo grado di usura, inoltre raggiunto un certo numero di attacchi in combo potremo sferrare un attacco speciale che varierà in base al tipo di arma impugnata. Un’interessante introduzione al gioco è l’aggiunta dei cosiddetti esoscheletri, i quali potranno essere utilizzati per sterminare rapidamente gruppi di zombie, grazie anche alla presenza di armi e potenziamenti sparsi per la mappa (da notare però che anche questi si esauriranno molto rapidamente con l’utilizzo; forse anche troppo rapidamente).

Il gioco ci propone, inoltre un sistema di albero delle abilità sbloccabili salendo di livello e che vanno da una maggior probabilità di colpi critici alla possibilità di poter trasportare più armi corpo a corpo, da lancio e così via. È stata implementata anche una modalità stealth anche se purtroppo risulta essere pressoché inutile nelle fasi contro gli esseri umani. Infine a differenza dei suoi predecessori Dead Rising 4 non ripropone il sistema incessante del tempo che scandiva ogni momento del gioco e che, se vogliamo, dava qualche limitazione al gameplay; infatti adesso avremo semplicemente un ciclo giorno/notte con la possibilità di esplorare ogni zona liberamente in qualsiasi momento. Infine sarà possibile giocare in modalità Coop fino a 4 giocatori.

Contenuti Extra

I tre maggiori contenuti extra aggiunti in questa edizione (Capcom Heroes, Super Ultra Dead Rising 4 Mini Golf e Frank Rising) meritano una piccola menzione a parte. Capcom Heroes sostanzialmente ripropone la stessa modalità principale ma con l’aggiunta dei costumi dei più famosi eroi della Capcom. Le armi non si consumeranno con l’utilizzo ed i costumi potranno essere indossati presso particolari macchinette da sala giochi sparse per la mappa. Questi ci conferiranno per un breve tempo una gamma di speciali abilità (inclusi gli attacchi di base), ciascuno con i suoi punti di forza e di debolezza. Potremo, così, impersonare Dante dalla serie Devil May Cry, Amaterasu da Okami, diversi personaggi di Street Fighter inclusi Mr Bison e Akuma, Mega Man, Viewtiful Joe e tanti altri. Per sbloccare i costumi dovremo completare i vari casi e cercare le stelle Eroi Capcom, grazie alle quali, una volta collezionate a sufficienza, si sbloccherà un nuovo costume. Infine ogni costume potrà essere potenziato attraverso gli esercizi “Addestramento eroe”, questi verranno sbloccati sbloccando nuovi costumi e si compongono di due livelli di sfida: completando il primo si sbloccherà il colpo corpo a corpo letale per quel costume mentre completando il secondo si sbloccherà la versione ombra (esteticamente diversa) per quel costume.

Super Ultra Dead Rising 4 Mini Golf invece ci permetterà di giocare (eventualmente anche contro altri 4 giocatori online oppure in locale) ad una vera e propria partita di “mini golf” con tanto di palle da golf enormi, malus per avversari chiamati “Rompipalle” e la possibilità (come al solito) di uccidere qualche zombie nel frattempo. Infatti lo scopo principale sarà quello di fare buca in meno colpi possibile ma eliminando zombie si guadagneranno crediti da utilizzare per personalizzare il proprio personaggio con nuovi costumi, mazze e palline.

Frank Rising, infine, ci metterà nei panni di un furioso Frank West tramutato in zombie in una storia alternativa; il nostro scopo sarà trovare una cura e fuggire dalla città il prima possibile con un timer che in questo caso scandirà ogni momento della partita. Con l’avanzare dell’espansione sbloccheremo nuove abilità e ciascuna di queste potrà essere potenziata (così come vari attributi come la salute e la stamina) raccogliendo particolari oggetti o completando delle missioni secondarie. Il tutto per riuscire a combattere meglio contro i vari tipi di nemici che troveremo soprattutto in considerazione del fatto che potremo contare solamente sui nostri attacchi speciali da zombie, sui nostri artigli e per rigenerare la salute divorare gli avversari dopo aver ricaricato la barra delle combo. Questo contenuto però va necessariamente giocato dopo aver completato la trama principale del gioco poiché contiene diversi spoiler su di essa.

Longevità

Sotto il punto di vista della longevità Dead Rising 4: Frank’s Big Package garantisce un’ottima durata complessiva che può variare dalle 10 ore circa per il solo completamento della campagna principale fino anche a raddoppiare o addirittura triplicarle per completare tutte le missioni secondarie, dedicarsi alla libera esplorazione e raccogliere tutti i collezionabili; senza poi contare le ore di gioco aggiuntive nei diversi contenuti extra e la possibilità di giocare in coop alla modalità principale ma anche all’espansione Super Ultra Dead Rising 4 Mini Golf. Purtroppo però la ripetitività non mancherà di palesarsi di frequente a causa della relativa staticità del gameplay ravvivato solo dalla continua scoperta di nuovi ed interessanti strumenti di morti; complice anche la scarsa varietà che le missioni secondarie aggiungono.

Comparto Tecnico

Sul lato della grafica Dead Rising 4 non brilla certamente; i modelli poligonali e le texture sono di buona qualità ma comunque nulla di eccelso. Complessivamente comunque a livello visivo è piacevolmente giocabile anche grazie ad un framerate abbastanza stabile nonostante lo smodato numero di zombie che saranno presenti a schermo. Buono anche il comparto audio con ottimi doppiaggi e simpatiche musiche natalizie “adatte all’occasione”. Infine da segnalare qualche problema con l’IA (che spesso mostra non pochi difetti), alcuni Bug e compenetrazioni frequenti ma, in ogni caso, nulla di prevaricante l’esperienza di gioco.

Abbiamo avuto modo di provare la versione Ps4 di Ark: Survival Evolved e non possiamo esimerci dall’applaudire lo Studio Wildcard per l’accuratezza e l’attenzione al dettaglio che hanno messo nella realizzazione di questa avventura.

Dopo svariate ore di gioco, ed innumerevoli morti violente, siamo pronti a raccontarvi cosa si prova a risvegliarsi su di un’isola deserta, nudi come dei vermi e circondati da animali preistorici affamati e molto, molto, pericolosi; tentando invano di ripararsi dagli elementi mentre fame e sete vi bruciano le viscere. Come ci si sente a cercare, spesso invano, di sopravvivere in un mondo in cui persino la più piccola ed innocente forma di vita può causare la vostra prematura dipartita. Ecco la nostra recensione di Ark: Survival Evolved

  • Starting a new life:

L’obbiettivo di Ark: Survival Evolved è semplice: sopravvivere. Nient’altro. Nessuna trama sottostante (volendosi escludere quella legata ai piloni alieni presenti sulle isole che, tuttavia, rimane sempre molto vaga e distante), nessuna “Quest” secondaria; solo l’imperativo categorico della lotta per la sopravvivenza.

Avviato il gioco, e individuato il server su cui “stabilirsi” (a tal riguardo vi consigliamo i server più giovani così da non imbattervi in isole già pesantemente colonizzate), dovrete dare vita al vostro avatar scegliendone sesso e conformazione fisica potendone definire, oltre all’altezza ed al peso, la grandezza di ogni singolo arto o il suo spessore. Svolta questa operazione vi sarà data la possibilità di individuare su quale spiaggia dell’isola (o del continente, a seconda di quale delle tre mappe disponibili scegliate) spawnare per la prima volta. Il nostro consiglio è quello di scegliere per il risveglio una delle spiagge nella zona sud, contrassegnate dalla dicitura “easy”, così da poter iniziare con una certa tranquillità la vostra nuova vita.

  • L’inizio:

Indipendentemente dal luogo da voi prescelto, la prima cosa che vi si parerà davanti appena “svegli” sarà il mare e, accanto a questo, una lussureggiante spiaggia (attenzione però perché la nostra recensione di Ark: Survival Evolved prende le mosse dallo spawn nella zona meridionale dell’isola) dove abbonderanno piante ed animali tipici delle zone del mondo di clima tropicale. La vostra prima priorità, a questo punto, sarà quella di costruirvi in fretta utensili, vestititi ed un tetto da mettere sopra la testa, possibilmente prima che cali la notte (e con lei i carnivori più pericolosi); per farlo dovrete trarre il meglio da quello che vi circonda: le palme per la paglia ed il legno, i cespugli per le fibre e le bacche commestibili, combinando il tutto grazie agli schemi che potrete apprendere salendo di livello. Più proseguirete nel vostro viaggio, maggiori saranno i pericoli che vi troverete a fronteggiare per sopravvivere ad un mondo preistorico in cui T-Rex e Velociraptor la fanno da padroni; un mondo in cui voi siete gli ultimi arrivati e, per farcela, dovrete sfruttare quella che è stata da sempre l’arma in più dell’umanità: l’ingegno. Per proteggervi dal freddo potrete edificare muri, per ripararvi dalle intemperie dovrete costruire tetti, per scaldarvi non avrete altra scelta che costruire dei falò intorno a cui sedersi nell’attesa che la fredda e buia notte passi, per sfamarvi costruirete lance per pescare o archi per colpire a distanza gli animali più piccoli così da poterne trarne carne e pelle; e questo solo per iniziare.

  • La Natura:

Quando avrete messo al sicuro il vostro avatar dai pericoli “primari” potrete dedicarvi a scoprire quello che davvero rende Ark: Survival Evolved un prodotto di qualità elevata: l’esplorazione dell’isola e delle sue innumerevoli forme di vita ma, soprattutto, la doma dei vari tipi di animali presenti su di essa. Sull’isola, infatti, non sarete da soli (se doveste aver scelto l’esperienza single player vi trovereste ovviamente ad essere gli unici uomini presenti), dovrete dividerla con animali estinti da milioni di anni: dai pacifici Dodo agli enormi Brontosauri, dai piccoli e malefici Procompsognatus agli imponenti e letali Tirannosauri, dalle letali tigri dai denti a sciaboli sino ai Mammut dal carattere estremante irascibile; e non lasciatevi trarre in inganno dalle meravigliose acque che circondano l’isola dove, ai piccoli e voraci Piranha si affiancano i terribili Megalodonti (e fidatevi che il primo incontro con uno di questi prozii degli odierni squali rimarrà a lungo impresso nella vostra memoria!) ed i feroci Capodogli bianchi che infestano le acque più profonde. Tutti domabili: nei giusti modi e con le giuste selle potrete cavalcare ciascuno di essi, farvi portare in giro per l’isola o semplicemente proteggere nelle vostre peregrinazioni; avrete la possibilità di volare in sella agli sfuggenti Pteranodonti, nuotare aggrappati ad un Plesiosauro o correre nelle praterie in sella ad un veloce e letale Velociraptor. Un esperienza UNICA.

(E questo non è nulla, il numero e la qualità di specie facenti parte della fauna dell’isola aumenta ad ogni aggiornamento del gioco, con cui gli sviluppatori inseriscono nuove, mortali, creature nel mondo di gioco; ciascuna magistralmente caratterizzata in termini di colori, movenze, abitudini e comportamenti)

PhotoBombing: Level Brontosaurus
  • Il crafting:

Eccoci giunti al nucleo principale di Ark: Survival Evolved: per sopravvivere alle insidie che abitano l’isola dovrete ingegnarvi e costruirvi asce, picconi, lance, archi per cacciare ed accumulare materiali, vestiti ed armature per resistere alle estreme temperature dell’isola o ai feroci attacchi degli animali selvatici che infestano questo paradiso fuori dal tempo, spade e pistole per annientare le tribù rivali o i carnivori più pericolosi. Per farlo avrete bisogno di materiali primari come legno, paglia e pietra (reperibili facilmente in ogni zona dell’isola) o delle materie di più difficile reperibilità come il ferro o i cristalli (che possono essere trovati solo nelle pericolosissime paludi centrali dell’isola o sulle montagne del nord); raccolti i materiali dovrete, poi, sbloccare i c.d. “engrammi” che vi permetteranno di utilizzare le materie prime per creare i vostri attrezzi. Gli “engrammi” sono, fondamentalmente, dei progetti di costruzione e potranno essere sbloccati salendo di livello, sulla base di un elenco che progredisce con il progredire della vostra avventura sull’isola: dai progetti meno complessi (asce di pietra e muri di paglia) fino a quelli più complicati (fucili d’assalto o tute in polimeri). Anche le modalità di crafting cambieranno in relazione alla tipologia di progetto: se, infatti, potrete una lancia di pietra senza bisogno di particolari strutture, dovrete avere un banco di lavoro per la realizzazione degli oggetti più complessi; stesso discorso vale per la riparazione degli oggetti usurati o danneggiati.

  • E’ la Sopravvivenza la chiave dell’Evoluzione:

Come già detto, lo scopo in Ark: Survival Evolved è (soprattutto all’inizio) sopravvivere ma, con il passare del tempo, l’imperativo categorico cambia e, mutando nella sua essenza, si trasforma nella necessità di evolversi e progredire verso tecnologie sempre più moderne. Il tutto per riuscire finalmente a domare l’isola stessa e la sua natura incontaminata; affermando la definitiva vittoria dell’umanità sulle avversità. Perché il gioco non si esaurisce nella semplice ricerca di cibo/acqua/materiali ma progredisce assieme a voi e l’isola cambierà in risposta alle vostre scelte (ovviamente se siete online anche sulla base delle scelte degli altri giocatori): i carnivori che abitualmente popolano l’entroterra si sposteranno sulla costa se la vostra attività di caccia determinerà una sensibile diminuzione degli erbivori in una data area, così la vegetazione crescerà più rada se taglierete troppi alberi o strapperete tutti gli arbusti. Questi cambiamenti determineranno delle cicliche mutazioni delle vostre condizioni di vita e vi spingeranno ad adattarvi o a perire; in un costante equilibrio tra sopravvivenza e moto evolutivo.

Cucù!
  • Hic Sunt Leones (le dolenti note):

Ark: Survival Evolved è un gioco unico nel suo genere ed ha molteplici lati positivi ma, come tutte le cose, nel suo porting Ps4 presta il fianco ad alcune critiche; soprattutto per quanto attiene al comparto grafico. Se nessun dubbio vi è, infatti, sulla mole di texture/superfici/riflessi/ombre che un gioco di tale vastità richiede, non abbiamo potuto fare a meno di notare un fastidiosissimo ritardo nel caricamento delle superfici al momento dell’avvio del gioco o in occasione dei nostri viaggi aerei quando, ad una certa altezza, la superfice sotto di noi pareva sfuocata e priva di qualsivoglia vegetazione; stesso discorso deve farsi per il pop-up di alberi e vegetazione a distanze anche molto ravvicinate. Egualmente fastidioso risulta essere una errata valutazione delle dinamiche di movimento e compenetrazione degli oggetti  che, spesso e volentieri, finiscono per incastrarsi in maniera irreversibile gli uni negli altri: particolarmente complicato poi il rapporto tra i dinosauri (di grosse dimensioni) ed i muri, può capitare non di rado di assistere al comico tentativo di un Brontosauro di superare un’abitazione sulla spiaggia passandovi sopra, salvo poi rimanervi incastrato per una zampa finita in qualche invisibile buco del tetto, o ancora ci si può vedere spuntare le teste dei dinosauri dalle mura di casa (e nessun problema se si tratta di un innocuo Triceratopo, ma decisamente meno piacevole se ci si trova a cenare con un esemplare maschio di Raptor Alpha che cerca di mangiarvi la testa!) senza poterlo evitare in alcun modo.

What?

  • Conclusione:

Ark: Surivival Evolved, dunque, è un’esperienza unica che non smette mai di sorprendere, anche il giocatore più esperto, un’avventura che difficilmente può essere riassunta in un singolo articolo o in una sola video-review; è un ritorno ad un periodo in cui l’uomo non aveva ancora conquistato tutto il conquistabile ma, anzi, era l’ultima ruota del carro: una creaturina soffice e senza artigli che qualsiasi altra forma di vita (e dico qualsiasi) poteva facilmente uccidere senza grossa fatica. Un vivo e vibrante affresco della terra “quando regnavano i dinosauri“.

E’ tornato Call Of Duty: l’iconico brand appartenente ad una serie che da sempre è riuscita a conquistare giocatori di ogni fascia di età ma che ultimamente è stata ampiamente criticata per l’eccessivo utilizzo di tecnologia futuristica verso sparatutto adesso ritorna alle origini!

Trama

Cominciamo subito con il dire che questo Call Of Duty WWII non racconta la solita storia dell’eroe che da solo riesce a sconfiggere l’intera armata nazista fino alla presa di Berlino. Il nostro protagonista principale sarà il soldato Daniels e l’intera trama verterà sulla sua personalità, il suo passato e la sua vita. Non avremo a che fare con la solita “macchina per uccidere”, ma con un vero soldato, un essere umano vittima delle sorti della guerra. Il tutto contestualizzando la guerra per quello che davvero è: un luogo in cui ogni persona deve confrontarsi con le proprie paure e dalla quale solamente in pochi riescono a venire fuori.

Ci troveremo così a prendere parte a diversi eventi storici: primo tra tutti il D-day coadiuvando l’offensiva americana contro l’esercito tedesco nella seconda guerra mondiale. Il tutto accompagnato da una narrazione di buon livello ed una trama abbastanza semplice e lineare, ma non per questo troppo scontata e che riuscirà a trasmetterci per davvero le sensazioni e gli orrori vissute realmente da quei soldati.

Gameplay

Il gameplay in Call Of Duty WWII è quello classico: uno sparatutto in prima persona frenetico ed in grado di mantenere sempre viva l’attenzione. Una piccola variazione sul tema è che nella campagna principale la nostra salute non si recupererà con il tempo, infatti nell’angolo in basso a sinistra dello schermo avremo una barra della salute che potrà essere riempita solamente utilizzando dei kit medici sparsi nelle varie mappe oppure ottenibili da uno dei nostri compagni previo riempimento (uccidendo nemici e compiendo gesta eroiche come salvare soldati alleati) di un’apposita barra. Oltre a kit medici ci saranno anche altri compagni con abilità diverse; potranno infatti fornirci munizioni, granate o persino individuare i nemici presenti nell’area evidenziandoli con un aura bianca.

Nel corso della campagna principale ci troveremo ad affrontare missioni di diverso genere: andremo dal guidare un carro armato a pilotare un aereo da combattimento, ci saranno sezioni stealth ed altre di infiltrazione, così come frenetici inseguimenti su veicoli o sezioni più “particolari”. Nel complesso dunque una buona varietà accompagnata sempre dalla frenesia e velocità a cui ci ha sempre abituati il brand e che riesce sempre nell’intento di divertire l’utenza!

Longevità

Il gioco purtroppo ha una durata molto simile a quella dei vecchi capitoli della serie e si aggira sulle 7 ore circa. Ciò risulta essere da un lato un peccato per l’andamento che la serie aveva guadagnato sotto questo aspetto negli ultimi capitoli (con una durata della storia superiore alle 12 ore), dall’altra però risulta essere sufficiente per soddisfarci così da poter passare al “grosso” di questo e degli altri capitoli, ovvero la modalità zombie e soprattutto quella multiplayer.

Comparto tecnico

La grafica è sicuramente un buon punto a favore di questo Call Of Duty WWII, seppure con qualche piccolo “ma”. Le animazioni facciali di tutti i personaggi, le armi, i modelli e le texture sono tutti di grande qualità; invece quelle del terreno sono poco definite se viste da vicino, così come anche le esplosioni non risultano essere di qualità eccezionale. Il doppiaggio invece è di grande qualità così come anche il sonoro in generale. Infine bug e glitch pressoché assenti, o comunque nulla di importante da segnalare, tranne per quanto riguarda il matchmaking per il multigiocatore che attualmente risulta essere abbastanza fallace e lento.

Multiplayer

Il multiplayer nei Call Of Duty ha sempre avuto una grandissima importanza e quest’anno si aggiorna con alcune interessanti nuove modalità. Innanzitutto dovremo scegliere una divisione tra cinque disponibili e ciascuna con abilità ed accessori unici: come ad esempio un silenziatore per le mitragliette, la baionetta per il fucile d’assalto, movimento silenzioso e tanto altro (per la precisione ci sono 4 livelli per ciascuna divisione e ciascuno darà accesso ad un nuovo bonus). Ovviamente potrete scegliere di specializzarvi in una determinata divisione oppure progredire in più contemporaneamente cambiando il vostro soldato (personalizzabile attraverso un apposito menu). Inoltre ci troveremo nella sezione social del gioco dove potremo visualizzare altri giocatori se presenti in squadra con noi e dove sarà possibile ottenere ordini (missioni giornaliere e settimanali), avviare una modalità 1 vs 1, richiedere lanci di rifornimenti per sbloccare mimetiche ed altro ancora.

Il nostro soldato potrà salire di livello ed ogni livello ci ricompenserà con un punto di sblocco utilizzabile per sbloccare nuove serie di punti, nuove armi (per un totale di venticinque armamenti suddivisi tra fucili d’assalto, mitragliette, mitragliatrici leggere, fucili di precisione e fucili a canna liscia). Ogni arma potrà poi essere equipaggiata con diversi accessori sbloccabili salendo di livello con l’arma tramite il suo utilizzo.

Di fianco alle modalità più classiche come deathmatch a squadre, cattura la bandiera, dominio, cerca e distruggi, uccisione confermata e tutti contro tutti troveremo due nuove modalità: guerra (in cui due squadre si fronteggiano in una serie di attacchi e difese a determinati obiettivi, molto simile alla modalità più famosa di battlefied), e football (le due squadre disputeranno una vera e propria partita a football prendendo una palla che può essere passata a compagni ed avversari e per segnare sarà necessario fare meta portando fisicamente la palla in un determinato punto oppure lanciandola dalla distanza). Inoltre dal 1º dicembre avrà inizio la prima stagione per le partite classificate. Le varie partite potranno essere disputate in nove mappe in totale (alle quali vanno aggiunte le tre mappe della modalità guerra) ciascuna con buona variabilità ma con un grosso problema dovuto allo spawn che spesso vi farà apparire dietro e difronte agli avversari.

Zombi

Come ogni anno troveremo la consueta modalità zombi di Call Of Duty. Avremo a disposizione quattro personaggi tra cui scegliere e per ciascuno potremo equipaggiare un’abilità speciale (tra quattro disponibili come invisibilità, sparare senza consumare munizioni) ed in aggiunta tre mod extra tra numerose presenti: come ad esempio tre punti di scudo, capienza massima e tanto altro. Inoltre potremo personalizzare le armi presenti prima di iniziare una partita oppure cambiare la granata da portare con noi. Questa volta il denaro farà spazio alle cosiddette “scosse” utilizzabili per acquistare armi, munizioni, aprire cancelli, casse di armi, e i perk che non saranno più in formato di bibita ma come un macchinario che tramite la corrente infonderà in noi il perk.

Saranno presenti due mappe giocabili: l’ultimo Reich (mappa principale) e Gröesten Haus (una piccola mappa situata in una abitazione che ricorda molto la vecchia Nacht der Untoten). Se la seconda è ridotta all’essenziale con una cassa delle armi ed un distributore randomico di perk, la prima è estremamente vasta, stupenda dal punto di vista estetico e della caratterizzazione ed infine in grado di garantire divertimento in più con il consueto “easter egg” con tanto di boss finale da abbattere (e pack-a-punch sbloccabile in modo abbastanza intricato). Inoltre soprattutto nella mappa principale faranno la comparsa diversi zombie (tutti anche i più semplici davvero ben fatti e ricchissimi di particolari) unici come delle creature putrefatte e piene di mosche (che faranno da round speciali), grossi zombie con mazza ferrata al posto del braccio in grado di mandarvi in fin di vita con un sol colpo, altri che trasporteranno delle bombe ed altri ancora dotati di lanciafiamme!

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Il nuovo Assassin’s Creed Origins segna una svolta epocale per il brand con tantissime novità ma, soprattutto, una modifica radicale al gameplay.

Trama

Con Assassin’s Creed Origins questa volta si torna alle origini di tutto. Indietro nella storia come mai prima d’ora: al tempo dell’Egitto di Cleopatra. Il nostro protagonista principale sarà Bayek di Siwa, medjay d’Egitto. Il medjay rappresenta la guardia personale del faraone ed è una figura al servizio di tutto il popolo come difensore degli oppressi. Il nostro protagonista, in seguito ad un dramma che lo colpirà direttamente, partirà in cerca di vendetta contro un gruppo che si fa conoscere come l’Ordine degli Antichi (e che, verosimilmente, fa le veci di quelli che in futuro si faranno chiamare Templari). Ci troveremo, dunque, all’origine di tutto e Bayek dovrà seguire un lungo percorso che lo porterà a fare la conoscenza di diversi personaggi storici e prendere parte ad eventi che hanno segnato la storia del mondo intero; il tutto con lo sfondo dello splendido territorio egizio (che spesso e volentieri ci lascerà a bocca aperta per la bellezza dei paesaggi) e contornato da una ambientazione ricercata e di qualità eccelsa.

Il nostro medjay sarà affiancato dalla sua sposa Aya; entrambi dotati di una splendida caratterizzazione (così come molti altri personaggi che incontreremo) anche se Bayek ha sicuramente una personalità che spicca meno rispetto a quella della donna che lo fa apparire quasi come “schiavo degli eventi” e, soprattutto, della sua stessa sete di vendetta. Il tutto si dipana attraverso una narrazione di ottima qualità, momenti memorabili ed altri in grado di emozionare non poco; in alcuni casi potrete anche sentire la rabbia del protagonista entrarvi nelle vene e diventare vostra. Bayek però non sarà l’unico protagonista di questa nuova avventura, faremo infatti anche la conoscenza di Layla, ovvero il nostro nuovo alter-ego al di fuori dell’Animus e con lei sembra finalmente riprendere la storia ambientata nel presente.

Oltre alla trama principale saranno presenti anche numerosissime missioni secondarie e molte di queste non vanno affatto sottovalutate. Si tende sempre ad abbinare la “missione secondaria” ad un qualcosa di semplice e scontato, ma non è questo il caso: spesso durante queste missioni potremo imbatterci in storie che meritano di essere ascoltate o personaggi unici. Quasi tutte, inoltre, non si consumeranno dopo pochi minuti e richiederanno passaggi multipli, così da non essere dei semplici “vai in quel punto e recupera quell’oggetto”.

Gameplay

È qui che Assassin’s Creed Origins dà il via alla vera rivoluzione: nei primi momenti di gioco i fan della saga si renderanno conto immediatamente di non avere di fronte la “solita solfa”. Il punto principale in cui si nota questo cambiamento è il combat system, il quale questa volta sarà basato su attacchi rapidi e lenti concatenabili in maniera differente, attacchi speciali o Ultra (utilizzabile una volta riempita una particolare barra dell’adrenalina), parate e contrattacchi e tanto altro. Inoltre ci saranno diversi nemici e ciascuno di questi richiederà un tipo di approccio o di arma differente per essere sconfitto; il tutto senza poi contare che i nemici spesso attaccheranno insieme e, addirittura, riusciranno a colpirci durante una presa fatta da uno di loro, determinando in breve tempo la nostra prematura dipartita. Il tutto di primo impatto può dare qualche problema ma presto riuscirete a controllare questo nuovo sistema che non rappresenterà più “una serie di quick-time eventi per sconfiggere i nemici”.

Ora più che mai il gioco ha ricevuto una fortissima impronta RPG con diversi tipi di armi ed archi equipaggiabili da scegliere secondo le preferenze del nostro stile di gioco. Come armi avremo spade, spade ricurve, doppie spade, bastoni, asce, mazze pesanti; ciascuna di queste avrà un differente rapporto velocità/potenza oltre che caratteristiche specifiche come sanguinamento oppure un maggior recupero di adrenalina (fino a caratteristiche uniche per quelle più rare come ad esempio avvelenamento o recupero salute dai colpi). Anche gli archi saranno di diversi tipi, ci saranno archi da caccia (semplici archi con freccia caricabile per diversi gradi di potenza), archi da guerra in grado di incoccare contemporaneamente più frecce e fare un buon quantitativo di danni dalla distanza ravvicinata, archi leggeri che ci permetteranno di scoccare in rapida successione gruppi di frecce, archi da predatore adatti per gli amanti della precisione da distanze estreme. Anche gli archi avranno diversi bonus come danni da attacco furtivo o frecce incendiarie.

Come sempre, però, l’arma più importante ed utile che avremo a disposizione in Assassin’s Creed Origins sarà la lama celata, grazie alla quale potremo eliminare silenziosamente i nemici (nonostante il gioco tenda spesso a spronarci all’uso dell’arco anche in queste situazioni). Anche lo stealth è stato rinnovato, infatti sarà possibile accucciarsi in qualsiasi momento per diventare meno visibili o per nascondersi all’interno di cespugli o piante di cui il territorio è saturo così da offrirci molte possibilità di approccio stealth o scomparire dalla vista degli avversari in men che non si dica. Oltretutto la lama celata non sarà più necessariamente lo “strumento di morte da colpo singolo”, infatti alcuni nemici speciali subiranno solo un piccolo quantitativo di danno dalla lama. Danno che però potrà essere aumentato attraverso un sistema di crafting del nostro equipaggiamento che ci permetterà di migliorare, oltre che la lama celata, anche bracciali per fare più danno a distanza o ravvicinato, pettorale per aumentare la salute oppure la faretra o la borsa degli attrezzi; il tutto usando cuoio raccolto da animali cacciati o metalli e legna ottenibili scomponendo l’equipaggiamento meno utile o eliminando alcuni convogli nemici.

Altro sistema rivisitato in Assassin’s Creed Origins é quello dell’albero delle abilità, che sono state suddivise in tre rami: cacciatore, veggente e guerriero. In ogni ramo troveremo abilità più adatte al combattimento contro i nemici, piuttosto che l’uso dell’arco o lama celata, oppure l’acquisizione di nuovi strumenti come dardi soporiferi o velenosi. Per sbloccare nuove abilità sarà però necessario salire di livello (level cap segnato a 40 ma una volta raggiunto si può continuare a guadagnare esperienza e acquisire altri punti abilità così da poter sbloccare l’intero albero) eliminando nemici, scoprendo nuovi luoghi o completando punti di interesse, ma soprattutto completando le missioni. Spesso, infatti, ci capiterà di imbatterci in una missione principale che richiede un livello superiore al nostro per poter essere completata così da essere costretti a completare qualche incarico secondario per riuscire a metterci in pari. Bisogna anche dire che, obblighi a parte, spesso vi ritroverete talmente coinvolti da voler esplorare ogni parte della mappa o “perdere tempo” in giro con missioni secondarie e, come nel nostro caso, finire per affrontare le missioni con un livello parecchio superiore a quello richiesto. La presenza di nemici particolarmente ostici non vi farà molto sentire questa differenza in eccesso, complice anche la possibilità di selezionare un livello di difficolta tra tre disponibili.

Parlando invece della mappa di gioco in Assassin’s Creed Origins siamo rimasti totalmente sconvolti dall’immensità del mondo di gioco. La valle del Nilo comprende alcune città maggiori come Alessandria o Menfi, le meravigliose piramidi di Giza e tantissimi paesaggi mozzafiato ai quali potrete scattare foto con la nuova modalità “scatto fotografico”. Tutto il mondo di gioco di Assassin’s Creed Origins è colmo di punti di interesse, accampamenti nemici, punti di sincronizzazione, tombe esplorabili (con una torcia per i luoghi più bui), zone di caccia e tanto altro ancora (e tutto ciò che riuscite a vedere può essere raggiunto dato che Bayek sarà in grado di arrampicarsi praticamente ovunque, e anche qui una piccola novità: per correre non dovremo premere alcun tasto ma semplicemente avremo un tasto per scalare le superfici ed uno per la discesa); il tutto rende la mappa viva al punto giusto, così da non essere eccessivi, troppo ripetitivi e noiosi ma neanche aree vuote. Le uniche zone più spoglie sono ovviamente quelle desertiche, ma anche queste non mancheranno dal darvi qualche piccola chicca come ad esempio i miraggi. Per esplorare l’immenso mondo di gioco, però, non saremo soli ma accompagnati da Senu, un’aquila che potremo usare a piacimento per esplorare i territori, raggiungere luoghi e prospettive perfette per una foto ma, soprattutto, per segnare i nemici prima di approcciare una determinata area (sostituendo completamente l’ormai consolidato occhio dell’aquila).

Longevità

Mettendo insieme quanto detto fino ad ora appare chiaro che Assassin’s Creed Origins è dotato di una longevità più che ottima ma estremamente variabile. Per il solo completamento della trama principale saranno necessarie circa 20-30 ore (considerando anche qualche missione secondaria d’obbligo per salire di livello). Nel nostro caso ad esempio in più di 40 ore siamo riusciti a completare la trama principale, setacciare nei minimi particolari il 60% circa della mappa di gioco (completando i vari punti di interesse), ed infine completare probabilmente solo la metà delle missioni secondarie presenti; per completare tutto al 100% saranno dunque necessarie circa 60 ore. Una durata di tutto rispetto e che sarà ancora più ampliata in futuro visto il supporto annunciato da Ubisoft per il titolo con due espansioni e contenuti gratuiti.

Comparto tecnico

Per quanto riguarda la grafica di Assassin’s Creed Origins ci troveremo di fronte una qualità grafica di insieme davvero ottima, con scenari stupendi, profondità di campo eccellente e texture e poligoni dei personaggi principali davvero ben fatti. Dall’altra parte però si può notare che da molto vicino molte texture ambientali non sono eccellenti, così come i personaggi secondari praticamente sprovvisti di qualsivoglia imperfezione del viso. Di ottima qualità anche l’acqua e il fuoco (due elementi molto perfezionati nel corso degli anni da ubisoft), così come la sabbia che riesce a rendere davvero bene l’impressione che qualcuno ci stia camminando sopra con particolari effetti visivi. Purtroppo da segnalare un framerate non troppo stabile e che specialmente in determinati luoghi arriverà ad essere estremamente fastidioso. Di eccellente qualità il doppiaggio in italiano (vi segnaliamo che per giocare in lingua italiana sarà necessario scaricare un pack dallo store), così come il sonoro in generale e le musiche d’accompagnamento.

Dal punto di vista dei bug presenti in Assassin’s Creed Originsci siamo scontrati con diverse problematiche che vanno dai freeze del gioco a semplici compenetrazioni ambientali; fino anche a comandi che in rare eccezioni non vengono recepiti, Bayek che finisce per incastrarsi su piccoli rilievi o nemici che continueranno ad attaccarvi a vista anche una volta terminata l’allerta. Buona l’IA dei nemici che sarà in grado di accorgersi della nostra presenza anche con una semplice rotazione momentanea della testa, ma d’altra parte durante i combattimenti ci è capitato di trovare nemici che, nel mentre combattevamo un loro compagno, si arrampicavano a caso su delle superfici (e specialmente abbastanza fastidioso il fatto che i nemici che decideranno di andare a suonare l’allarme saranno in grado di correre all’indietro alla nostra stessa velocità così da risultare praticamente impossibili da colpire in corpo a corpo).

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Parliamo quest’oggi di The Evil Within 2, nuovo titolo prodotto da Shinji Mikami (maestro dell’horror e padre di Resident Evil), da Tango Gameworks e Bethesda e seguito dell’omonimo titolo uscito nel 2014.

Avete mai avuto un incubo talmente realistico (anche se paradossale) da sembrare vero? Dal quale sembra quasi impossibile riuscire a risvegliarsi? Ecco cosa proverete in questo nuovo capitolo di The Evil Within 2!

Storia

The Evil Within 2 ci riporterà nei panni di Sebastian Castellanos raccontandoci i retroscena della sua storia prima e dopo gli eventi dell’ospedale psichiatrico Beacon del primo capitolo. Il nostro detective è tormentato dal rimorso di non essere riuscito a salvare sua figlia Lily dall’incendio che distrusse la sua casa ma è in arrivo un barlume di speranza. Infatti Kidman (una vecchia conoscenza) ci troverà per raccontarci che in realtà nostra figlia è ancora viva ed è nelle mani della Mobius (una grande società in perfetto stile Illuminati), la quale ha creato gli Stem (dei dispositivi per unire le coscienze di più persone a quella di un soggetto: il Nucleo, il quale ha il potere di creare e rimodellare questa nuova realtà). Lily è stata utilizzata come nucleo in uno di questi Stem per creare la città di Union, ma qualcosa è andato storto e dunque saremo chiamati per cercare di riportare tutto alla normalità e salvare nostra figlia (considerati i nostri precedenti al Beacon).

La trama principale si svolgerà in maniera quasi per niente lineare, con molti colpi di scena, tanti momenti da brivido ed altri “al cardiopalma” ed altri ancora che ci faranno restare con la bocca spalancata. Se lo permetterete il gioco riuscirà a coinvolgervi a livello emotivo non solo per la paura ed angoscia che vi accompagnerà per tutto il viaggio, ma anche per la fantastica narrazione e caratterizzazione delle varie personalità di ogni personaggio, antagonisti compresi!

Gameplay

Il gameplay di base sarà quello di un survival in stile horror, ma con tanti elementi action: non mancheranno i cosiddetti “jumpscare”, classici cliché da horror e momenti da pelle d’oca, ma in più saremo alla costante ricerca di materiali per il crafting di oggetti essenziali alla nostra sopravvivenza e spesso ci troveremo di fronte a sezioni strettamente di shooting oppure vere e proprie boss fight. La base di tutto è dunque la necessità di sopravvivere e per farlo ci sarà un comodo sistema di crafting (accessibile sia da banchi di lavoro sia in qualsiasi momento dal nostro inventario anche se ad un costo maggiorato) per creare munizioni per le nostre armi oppure oggetti per ripristinare la nostra salute. Oltretutto tramite i banchi di lavoro sarà anche possibile migliorare il nostro armamentario sotto diversi aspetti utilizzando i pezzi di metallo.

Le armi disponibili saranno diverse, ad esempio avremo pistole di vario genere, fucili a pompa, una comoda balestra (con dardi di vario tipo, dagli esplosivi ai congelanti) e persino un lanciafiamme! L’arma più utile però sarà il nostro fidato coltello da combattimento che servirà sia per contrastare i nemici che si avvicineranno troppo che per eliminare silenziosamente i nostri nemici senza farci notare. Lo stealth, infatti, costituisce un ruolo a dir poco essenziale poiché ci permetterà di risparmiare parecchi proiettili se decideremo di eliminare i nemici, ma anche nel caso in cui decideremo di evitare il combattimento. Molte armi potranno essere trovate solamente cercando con attenzione nelle ambientazioni oppure cercando di completare il gioco in ogni sua parte.

Sebastian potrà anche essere potenziato e personalizzato secondo il nostro stile di gioco nel suo “rifugio” sfruttando il cosiddetto gel verde: una sostanza che rilasceranno i nemici morti o che ritroveremo in alcuni barattoli. L’albero delle abilità sarà molto vario e conterrà diversi potenziamenti in grado di semplificare di molto la nostra partita; potremo infatti migliorare la nostra salute o stamina, migliorare la precisione con le armi o addirittura sbloccare una comoda modalità con tempo rallentato per colpire con più facilità i nemici. Oltre al gel verde sarà presente anche un gel rosso necessario per sbloccare nell’albero delle abilità alcune capacità più forti ma altrimenti inaccessibili ed infatti, per questo motivo sarà più difficile da reperire.

L’intero gioco è suddiviso in capitoli ma non saremo sempre limitati al percorrere dei “corridoi” per andare avanti; infatti per la maggior parte del tempo saremo liberi di esplorare le diverse aree di gioco alla ricerca di armi, munizioni, oggetti utili, missioni secondarie o collezionabili. Queste diverse aree in cui è suddivisa la città di Union sono connesse tra di loro attraverso il cosiddetto Midollo, il quale ci permetterà di passare da una zona all’altra.

Longevità

Di ottimo livello la longevità di The Evil Within 2 che si attesta sulle 15-18 ore circa per completare il gioco in ogni sua parte e per esplorare ogni centimetro di Union. Inoltre il gioco è dotato di una discreta rigiocabilità specialmente per gli amanti delle sfide (per la nuova difficoltà sbloccata una volta completata la campagna) o per i completisti (per l’alto numero di collezionabili presenti che ci permetteranno di capire al meglio ogni aspetto della trama).

Comparto Tecnico

The Evil Within 2 sfoggia una grafica davvero di ottima qualità con modelli poligonali e texture davvero molto realistici. Il tutto contornato da una buona stabilità del framerate che, a volte, subisce dei cali in momenti di caricamento di texture (cosa che avviene più di frequente in seguito ad un caricamento oppure nel passaggio da un ambiente al chiuso all’aperto). Il design dei nemici e quello ambientale merita una piccola menzione a parte per la fantasia necessaria a concepire gli orrori con cui avremo a che fare e le ambientazioni davvero suggestive ed immersive.

Di fantastica qualità anche il comparto sonoro che riesce a garantire una perfetta direzionalità dei suoni (essenziale in un gioco di questo tipo), oltre che mantenere sempre attivo un velo di paura su di noi. Abbiamo trovato anche la qualità del doppiaggio in italiano di ottima fattura (nonostante in alcuni sporadici casi la concitazione usata non sia perfettamente adatta alla situazione…). Niente di esagerato da sottolineare sotto il punto di vista dei bug se non qualche piccola compenetrazione oppure in alcune circostanze un po’ di difficoltà nel riuscire ad impartire al nostro alter ego alcuni comandi. Infine da sottolineare un piccolo problema riguardante l’IA dei nemici che spesso si lascia ingannare troppo facilmente.