Chronos: Before the Ashes è un nuovo titolo sviluppato da THQ Nordic e Gunfire Games e pubblicato per PlayStation 4, Xbox One, PC, Nintendo Switch e Google Stadia il 1 Dicembre. Si tratta del prequel di un validissimo titolo in stile “souls-like” e rilasciato lo scorso anno, ovvero Remnant: From the Ashes, dal quale questo nuovo gioco trae soprattutto la lore che costituiva il mondo di gioco e gli elementi da RPG. Il risultato è un titolo con meccaniche uniche (un po’ come avveniva per la casualità di nemici, bossfight e alcune aree in Remnant) in grado di renderlo estremamente valido e appetibile per tutti i tipi di giocatore.

Trama

Un po’ come avveniva nel caso di Remnant: From the Ashes, anche questo nuovo Chronos: Before the Ashes non presenta una trama vera e propria narrata tramite personaggi o un narratore esterno, ma piuttosto una lore ricca e dettagliata che va a costituire la base del sequel pubblicato lo scorso anno. Le uniche cose che ci verranno fornite all’inizio del gioco saranno infatti un piccolo incipit narrativo che ci vede sopravvissuti a una catastrofe che ha costretto l’umanità ad abbandonare le città e rifugiarsi in luoghi sicuri sparsi per la Terra, ma anche un importante compito: eliminare il Drago che ha causato tutto ciò. Chi ha già avuto modo di giocare a Remnant potrà riconoscere rapidamente molti degli elementi narrativi che ci verranno presentati, mentre gli altri potranno comunque apprezzare e scoprire questi dettagli, ma purtroppo non con la stessa completezza d’insieme.

Non mancheranno poi altri nuovi dettagli sulla lore del mondo di gioco strettamente connessa a questo capitolo. Potremo scoprire tutto ciò tramite una serie di note scritte o presenti su vecchi terminali e disseminate nei diversi mondi di gioco. Avremo infatti la possibilità, anche in questo caso, di visitare mondi alternativi anche se questi saranno praticamente una parte di quelli presenti in Remnant. Torneremo così ad esplorare (o lo faremo per la prima volta nel caso in cui questo sia il nostro primo approccio alla serie) zone come il Labyrinth o il reame di Yaesha trovando nuove storie e affrontando ogni creatura che ci sbarrerà la strada. Nel complesso abbiamo dunque sì delle storie interessanti e una lore avvincente, ma il tutto riceve valore soprattutto per chi ha avuto modo di giocare a Remnant: From The Ashes appassionandosi ai suoi retroscena.

chronos before the ashes

Gameplay

Di base questo nuovo Chronos: Before the Ashes risulta essere un action rpg che vuole distinguersi dal resto del genere principalmente grazie a un’interessante meccanica. Parliamo infatti dell’invecchiamento del nostro personaggio in seguito a ogni nostra morte; l’avventura avrà infatti inizio nel momento in cui avremo compiuto 18 anni, e da questo momento ogni morte ci farà guadagnare un anno di età. I risvolti di ciò non saranno unicamente relativi al semplice fattore estetico (potendo notare i progressivi segni dell’invecchiamento sul nostro volto) o all’eventuale conclusione del nostro viaggio a causa di un decesso definitivo per cause naturali, ma avrà anche degli effetti diretti sul gameplay. Il tutto integra come mai prima d’ora l’idea di “cadere per rialzarsi più forti di prima” in un videogioco, non limitando questo alla semplice abitudine data dal ripetere uno scontro più volte.

Il primo effetto tangibile sarà legato allo sblocco dei cosiddetti Talenti, ovvero dei bonus passivi derivanti dall’esperienza maturata nei combattimenti. Ogni 10 anni di età, a partire dai 20 anni fino agli 80, avremo la possibilità di scegliere tra uno di tre talenti che ci verranno proposti andando ovviamente a prediligere quello che più si adatta al nostro stile di gioco. Alcuni di questi ci permetteranno di aumentare il danno inflitto, aumentare la finestra di invincibilità data da una schivata, facilitare le parate e così via; il tutto finirà per variare (e migliorare) il gameplay in un modo che non ci saremmo aspettati di vedere. Ogni cosa potrà essere, infatti, resa molto più fluida ed efficiente, facendo in modo tale da rendere palese ed evidente quanto l’esperienza maturata ci abbia reso più forti. Purtroppo però morire non sarà molto facile (a eccezione di alcune situazioni in cui potremmo dover morire per capire delle meccaniche) considerando i danni che i nemici infliggeranno, che probabilmente sarebbe stato meglio incrementare.

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L’altro effetto dato dall’invecchiamento sarà strettamente collegato alla meccanica più classica di qualsiasi RPG, ovvero l’aumento di livello. Ogni nemico sconfitto ci permetterà di guadagnare un quantitativo più o meno alto di esperienza, la quale ci permetterà di volta in volta di salire di livello. Con questo non ci riferiamo a quanto potremmo vedere in un souls-like, con punti da accumulare e poi “mettere al sicuro” nei checkpoint, ma piuttosto di un vero e proprio ottenimento progressivo di esperienza che non potrà essere persa (non avremo nulla da recuperare dopo ogni decesso). Ogni livello guadagnato ci permetterà poi di ottenere quattro punti da spendere liberamente per migliorare le quattro caratteristiche, ovvero la Forza, Agilità, Arcano e Vitalità, e sarà proprio qui che entrerà in gioco la meccanica dell’invecchiamento.

Nel corso dei nostri primi decenni ci sarà più semplice migliorare la forza, agilità e vitalità (richiedendo ciascuno un punto per poter essere migliorata), mentre sarà più complesso potenziare le nostre capacità arcane (richiedendo inizialmente ben tre punti per ogni livello). Questo andrà poi progressivamente a invertirsi tanto più invecchieremo, rendendo ovviamente più complesso migliorare forza e agilità nella vecchiaia, ma più semplice “accumulare saggezza”. Forza e agilità aumenteranno i danni inflitti con determinate tipologie di armi (essendo presenti armi che scalano in maniera più o meno efficiente sull’una o l’altra), oltre ad aumentare la difesa e l’abilità nella schivata, l’Arcano invece andrà a potenziare gli effetti di alcuni particolari oggetti chiamati Pietre del Drago e, infine, la vitalità aumenterà la nostra salute massima.

Le Pietre del Drago sono potenti manufatti in grado di farci attivare temporaneamente alcune abilità dopo aver riempito un’apposita barra che andrà a riempirsi con ogni colpo inflitto, nemico sconfitto, schivata perfetta e parata eseguita. I poteri che questi oggetti saranno in grado di sprigionare varieranno dal semplice aumento del danno a renderci temporaneamente immuni ai colpi, stordire i nemici nei paraggi o, infine, assorbire vita con ogni colpo inflitto. All’inizio del gioco potremo però utilizzarne soltanto una, le altre andranno trovate esplorando accuratamente le varie aree di gioco andando anche a caccia di muri illusori (non così nascosti). In maniera analoga dovremo trovare i Cuori di Drago, la nostra fonte principale di cura che si ricaricherà solo dopo la nostra morte, non aspettatevi dunque di ricaricarle ai checkpoint come fossero fiaschette Estus!

L’esplorazione è un parametro sul quale gli sviluppatori hanno voluto puntare davvero molto, e non soltanto come modo per trovare gli utili oggetti consumabili appena descritti o nuove armi e scudi che potranno essere più o meno ben nascosti. Questo risulta essere infatti un elemento assolutamente necessario per superare determinate zone, costringendoci così a cercare attentamente oggetti, indizi o percorsi essenziali all’avanzamento. Tutto ciò viene poi avvalorato ulteriormente dalla presenza di alcuni enigmi ambientali o anche dal semplice comprendere quale oggetto utilizzare e a quale scopo, rendendo l’esplorazione in Chronos: Before the Ashes una delle più soddisfacenti che potrete incontrare. Purtroppo, considerando che non si tratta di un gioco particolarmente vasto, le aree non saranno molto ampie, così come i boss da affrontare non particolarmente numerosi e soprattutto con moveset davvero troppo semplici.

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Longevità

Quanto appena detto sulla povertà di contenuti è comunque un fattore abbastanza relativo; se paragoniamo Chronos: Before the Ashes ad un Dark Souls indubbiamente non avremo la stessa mole di contenuti, ma va sottolineato che il primo viene venduto a un prezzo di partenza di soli 29.99 Euro. Considerando quindi il rapporto tra durata complessiva e prezzo ci troviamo indubbiamente di fronte a un ottimo prodotto che per essere completato interamente richiede all’incirca 7-8 ore di gioco. Queste purtroppo non possono essere incrementate particolarmente se consideriamo che il gioco non presenta alcuna rigiocabilità, e attualmente dopo aver terminato la nostra missione non avremo neanche accesso ad una Nuova Partita +. Aumentare la rigiocabilità del titolo, magari come fatto nel caso di Remnant, o persino la sua quantità di contenuti (anche aumentandone il prezzo) avrebbe reso ancor più evidenti gli effetti dell’invecchiamento migliorando una meccanica che potreste finire per non esplorare abbastanza (avendo noi completato la campagna appena verso i 30 anni, per poi essere passati a scoprirne i risvolti suicidandoci un po’ di volte).

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Comparto Tecnico

La natura low-budget si mostra parzialmente anche su quello che rappresenta il comparto tecnico di Chronos: Before the Ashes; seppure il colpo d’occhio generale non sia particolarmente negativo su PlayStation 4/PlayStation 5 non parliamo comunque di un titolo perfetto dal punto di vista grafico. Texture e modelli saranno di buona qualità, con la parte meglio riuscita probabilmente data dall’illuminazione. Il problema principale per un titolo del genere è però dato dal framerate, attualmente bloccato a 30fps e con alcuni sporadici cali anche giocandolo su PS5 (un vero peccato non ci sia una versione migliorata per next-gen, o quantomeno la possibilità di giocarlo con un framerate più alto). Questo problema in compenso viene meno nel caso in cui abbiate intenzione di giocarlo da PC.

Dal punto di vista del sonoro abbiamo buoni doppiaggi in lingua originale (nonostante ci siano effettivamente poche voci da doppiare) e soprattutto ottime musiche ed effetti sonori. Purtroppo dobbiamo segnalarvi l’assenza della lingua italiana, pertanto se non avete troppa familiarità con la lingua inglese potreste finire con il perdervi dettagli di trama dei sottotitoli e oggetti da leggere (oltre ad alcuni suggerimenti). Nulla da segnalare, infine, dal punto di vista dei bug o altri problemi tecnici del gioco, se non alcuni nemici che potrebbero raramente finire con il bloccarsi in alcuni angoli o smettere di attaccarvi senza alcuna apparente ragione.

chronos before the ashes

Questo nuovo Chronos: Before the Ashes ci ha dunque convinti in maniera molto positiva, grazie alle ottime e interessanti meccaniche applicate al gameplay, così come l’ottima lore condivisa con Remnant: From The Ashes al quale questo gioco fa da prequel. Purtroppo il non essere un vero e proprio titolo tripla A dal vasto budget scopre alcuni punti deboli, primo tra tutti il non avere una quantità di contenuti particolarmente vasta e portando indirettamente a non esplorare in maniera approfondita l’interessante meccanica dell’invecchiamento (anche perché se vorrete invecchiare al punto da diventare ottantenni dovrete davvero morire di proposito). Anche il forse troppo efficiente bilanciamento contribuisce a questo problema rendendo davvero molto difficile incorrere in una morte. Comunque nel complesso, per quanto avremmo voluto vedere e giocare di più, si tratta di un ottimo titolo specialmente se commisurato al suo prezzo di vendita e, dunque, al suo rapporto tra qualità e prezzo.

Trama

Come in ogni gioco di ruolo che si rispetti, dopo aver creato il nostro personaggio verremo introdotti al mondo di Remnant from the Ashes. Al nostro alter-ego è stato assegnato un compito molto importante: ritrovare colui che rappresenta l’ultima speranza per l’umanità ma di cui si è persa ogni traccia. Il genere umano è stato infatti decimato da una misteriosa razza, ovvero i Root (o meglio i Guar’ee) i quali restano ormai gli unici a vagare liberamente per la Terra.

Remnant

Gli ultimi punti di resistenza sopravvissuti all’invasione dei Root sono i cosiddetti Ward, strutture blindate che celano al loro interno non pochi segreti… Uno di questi Ward, più precisamente il numero tredici, farà da HUB centrale dal quale potremo partire all’esplorazione di nuove aree e persino nuovi mondi, alla ricerca di questo fantomatico “Eroe”. Ciascuno di questi mondi sarà caratterizzato da una propria lore che potremo scoprire attraverso dialoghi con NPC, note scritte e disseminate per le mappe o computer in perfetto stile Fallout.

La narrazione risulta essere più facilmente “raggiungibile” rispetto ad un qualsiasi “Souls” ma, allo stesso tempo, sotto alcuni aspetti riesce ad essere persino più intricata rispetto a quelle orchestrate da Hidetaka Myazaki, al punto da far perdere il filo logico in alcune occasioni. Ciononostante ci troviamo di fronte ad una trama ben elaborata e riccamente corredata di dettagli ed elementi interessanti.

Remnant

Gameplay

Da buon “Souls-like”, Remnant from the Ashes presenta numerose analogie coi vari esemplari del genere ed allo stesso tempo introduce numerose novità, molte delle quali in maniera eccellente ed altre con meno successo. Prima tra tutte è la presenza di armi da fuoco; sarà infatti possibile equipaggiare due armi da distanza (un fucile ed una compatta) e un’arma corpo a corpo. Data la quantità di danno inferto da alcune di queste armi e, la loro efficacia nel semplificare scontri con numerosi nemici, sempre presenti durante le bossfight, esse riescono a soppiantare con semplicità gli scontri in corpo a corpo, considerando oltretutto la limitatezza dei loro moveset.

L’idea più “geniale”, inaspettata e non direttamente presentata dal gioco, è che tutte le aree di tutti i mondi di un giocatore sono generate in maniera totalmente casuale. Se questo da un lato risulta essere un’eccellente “scusa” per migliorare la rigiocabilità del titolo e spezzarne la monotonia in co-op, dall’altro, scopre il fianco ad alcuni noiosi problemi tecnici, primo tra tutti la ripetizione abbastanza frequente degli asset, inseriti forse in modo troppo limitato considerando la vastità delle mappe.

Remnant

Dalla generazione randomica di determinate aree deriva anche la presenza o meno di determinati NPC, eventi a loro correlati, oggetti unici o persino determinati nemici base. Il mondo di gioco non è, però, l’unica cosa generata in modo randomico, ma lo sono anche buona parte delle varie bossfight. Difatti se alcune delle bossfight presenti risultano essere “standard” ai fini della trama stessa, molte altre differiranno tra un giocatore e l’altro. In questo modo avendo boss diversi i giocatori riceveranno anche drop unici differenti. Questo “problema” è stato prontamente risolto dalla community tramite una condivisione su internet di ciò che ciascuno ha a disposizione invitando altri giocatori prima di affrontare determinate bossfight o eventi.

Con i drop di questi boss (alcuni dei quali ottenibili soltanto eseguendo determinate azioni durante le battaglie) potremo creare armi uniche o delle mod per le armi da fuoco. Queste mod equipaggiabili (o nel caso di alcune armi uniche, installate in maniera fissa) ed in grado di fornire gli effetti più svariati. Dopo aver caricato l’apposita barra della mod si potrà attivare l’abilità creando zone curative o di aumento difesa, aumentare i danni con colpi infuocati, lanciare buchi neri in grado di causare un grande danno da esplosione finale e tanto altro. Le armi corpo a corpo uniche avranno, invece, solo degli effetti passivi.

Remnant

Fatto salvo per queste eccezioni, Remnant from the Ashes risulta avere caratteristiche sovrapponibili ad ogni “Souls-like” con checkpoint per effettuare spostamenti rapidi attraverso le aree o ricaricare salute e munizioni, consumabili, potenziamento di armi ed armature ed un sistema d’esperienza e punti abilità. L’unico altro elemento che fa eccezione a tutto questo è il fatto che la morte non comporta nessun malus (se non lo scaricamento della barra delle abilità delle armi), non dovremo quindi recuperare oggetti persi con la morte, far fronte a riduzione della salute o altro. Difatti l’esperienza ottenuta dalle uccisioni di nemici, boss e missioni compiute sarà semplicemente accumulata per darci punti esperienza da consumare potenziando apposite caratteristiche (molte delle quali verranno sbloccate unicamente dopo aver compiuto determinate azioni).

Infine, si potrebbe considerare atipica anche la scelta degli sviluppatori di creare delle bossfight caratterizzate ciascuna dalla presenza di nemici comuni che vi metteranno i bastoni tra le ruote nello scontro con il boss e che, in alcuni casi, rendono questi combattimenti dei veri “bullet-hell”. Allo stesso modo i nemici presenti nelle aree di gioco, e soprattutto quelli all’interno dei cosiddetti Dungeon, sono studiati per metterci di fronte, spesso e volentieri, a vere e proprie orde (tenendo anche in considerazione che tra una morte e l’altra la loro posizione potrebbe cambiare…).

Remnant

Longevità

Remnant from the Ashes mostra una durata degna del genere, con la possibilità di raggiungere anche le 20 ore di gioco per completare ogni area. Questo può, come mai prima d’oraaumentare grazie agli elementi creati in modo casuale che ne aumentano la rigiocabilità sia in solo che co-op senza cadere nel ripetitivo.

Remnant

Comparto Tecnico

Il comparto tecnico di questo titolo riesce ad essere al contempo un punto forte ed un punto debole. Se da un lato abbiamo una grafica complessivamente di buona qualità, con texture discrete ed un buon livello di dettaglio in grado di dare risalto alla caratterizzazione di ambienti e nemici, dall’altro ci troviamo di fronte ad alcuni problemi come vistosi cali di frame-rate in alcune aree o ritardi nei caricamenti dalcune texture.

Doppiaggio e localizzazione in italiano purtroppo mostrano il fianco ad altri problemi, con traduzioni che alle volte sembrano saltar fuori da un programma di traduzione automatica e voci abbastanza altalenanti. Allo stesso modo i bug non vogliono essere da meno, con freeze e crash che, anche se rari influiscono negativamente sull’esperienza di gioco, che già di per sé mette a dura prova la pazienza del giocatore. Su quest’ultimo punto, però, gli sviluppatori sono al lavoro per risolvere il tutto al più presto.