Eccoci finalmente a parlare del grande ritorno di una delle più celebri serie di sparatutto; Battlefield 2042 è infatti stato pubblicato il 19 Novembre 2021 per PlayStation 4/5, Xbox Series X/S, Xbox One e PC. Il nuovo titolo sviluppato da DICE e pubblicato da Electronic Arts punta a focalizzarsi interamente su una vasta modalità multigiocatore tralasciando qualsivoglia forma di campagna a giocatore singolo. Il multiplayer viene così suddiviso in tre grosse categorie, delle quali andremo a parlarvi qui di seguito, e punta a massimizzare la quantità di utenti presenti in una singola partita raggiungendo i 128 giocatori (su console di nuova generazione e PC; nel caso della vecchia generazione il numero massimo è di 64).

Il gioco ci porta in un futuro assolutamente catastrofico in cui tutti i paesi del pianeta Terra sono stati flagellati da ogni forma di cataclisma, tra tornadi, terremoti e incendi. I governi sono ormai quasi tutti crollati e rifugiati da ogni dove cercano un luogo sicuro. Le uniche forme di ordine sono rappresentate da soldati definiti “dis-pat” (poiché semplici mercenari non affiliati ad alcun paese), e dalle due superpotenze che sono riuscite a sopravvivere a tutto questo, ovvero gli Stati Uniti e la Russia. I due paesi si ritrovano così a contendersi le ultime risorse disponibili; chi riuscirà a vincere questa nuova guerra e a sopravvivere?

All-out Warfare

Qui ritroviamo le due modalità più classiche e principali della serie e che vanno a costituire la fetta più importante del multigiocatore di Battlefield 2042, parliamo infatti di Conquista e Sfondamento. Nel caso della Conquista avremo due team che si affrontano per conquistare e mantenere il più a lungo possibile dei punti strategici situati nelle diverse mappe di gioco. Uno o più punti strategici vanno a costituire un settore, e catturare un settore o possederne più della squadra avversaria andrà a ridurre il numero di rinforzi disponibili per gli avversari (così come eliminare giocatori avversari). Il primo team che riesce ad azzerare i rinforzi degli avversari si aggiudica la vittoria.

Nel caso dello Sfondamento abbiamo i due team che assumono i ruoli di attaccanti e difensori, gli attaccanti devono conquistare gli obiettivi per riuscire ad avanzare alla zona successiva mentre, ovviamente, i difensori dovranno arrestarne l’avanzata. In questo modo i difensori saranno progressivamente costretti a ritirarsi, mentre tanto più gli attaccanti riusciranno ad avanzare tanti più rinforzi aggiuntivi riceveranno. In entrambe le modalità parliamo di una guerra su larga scala, con il numero massimo di giocatori in partita, oltre che mezzi di terra e di aria per tutti i gusti (che ovviamente rivestono un ruolo molto importante nel predominio del campo di battaglia).

Battlefield 2042

Battlefield 2042 introduce una novità per la serie, ovvero la presenza di diversi specialisti caratterizzati da diversi gadget e passive uniche, oltre che importanti ai fini della personalizzazione. Avremo infatti classi di specialisti di supporto (dotati di pistole-siringa per curare gli alleati da distanza, casse di munizioni e passive come rianimazioni più rapide), scout (con gadget come droni da ricognizione o scanner per individuare nemici attraverso i muri e, ad esempio, un sensore di movimento come passiva), genieri (in grado di piazzare torrette o fortificazioni ed in possesso di corazza aggiuntiva) o infine assalitori (con rampini, scudi balistici e tute alari). Da notare però che le abilità passive e i gadget unici dei 10 operatori attualmente disponibili saranno uniche del personaggio, e pertanto non interscambiabili.

Tutto ciò che potremo personalizzare nel caso dei nostri specialisti sarà l’estetica della loro skin (sbloccabili completando sfide) oppure animazioni delle eliminazioni in corpo a corpo. Il discorso cambia invece parlando delle attrezzature, ovvero i set di armi ed equipaggiamento che potremo pre-impostare ed utilizzare in base alle necessità (a prescindere dall’operatore in uso). In questo modo potremo cambiare armi primarie (tra le 19 attualmente disponibili in gioco), secondarie (delle 3 attualmente presenti), gadget (come casse di munizioni, lanciarazzi anticarro o antiaerei, mine anticarro e così via) ed infine equipaggiamento da lancio (tra granate di vario tipo e sensori di prossimità). 

Battlefield 2042

In aggiunta ogni arma potrà essere personalizzata (oltre che con skin e ciondoli di diverso tipo) con un gran numero di accessori per canna, calcio, mirino e caricatore con la possibilità di cambiare innesto in qualsiasi momento, anche nel bel mezzo di un combattimento. Questa risulta essere un’eccellente novità in Battlefield 2042 che rende gli scontri molto più dinamici oltre che garantire al giocatore maggiori possibilità di scelta, e soprattutto permettergli di avere sempre la combinazione migliore per una data situazione. Sarà infatti possibile, ad esempio, cambiare tutti gli innesti di un’arma poco prima di entrare in un edificio così da essere pronti per scontri ravvicinati, oppure al contrario prepararsi per uno scontro dalla distanza nel caso in cui un cecchino dovesse decidere di prenderci di mira.

In maniera analoga sarà possibile personalizzare ogni tipo di veicolo messo a disposizione dal gioco, ed in questo modo selezionare gadget da utilizzare (come fumogeni per oscurare la vista dei nemici, sistemi di riparazione, contromisure antimissile e così via) oppure cambiare a nostro piacimento le armi presenti ed utilizzabili dal pilota o dagli artiglieri; anche in questo caso sarà possibile personalizzare la skin dei mezzi presenti secondo il nostro gusto. Da precisare, infine, che sia i veicoli che gli appena introdotti droni da combattimento (attualmente nella sola forma di robot a quattro zampe) potranno essere richiamati in qualsiasi momento (previo cooldown) in forma di approvvigionamento da richiedere e sganciare vicino alla nostra posizione. 

Battlefield 2042

Hazard Zone

La Hazard Zone è la vera e propria modalità innovativa in Battlefield 2042; si tratta infatti di una modalità mista PvP/PvE da 32 giocatori che richiede un buon livello di gioco di squadra per raggiungere la vittoria. Saremo infatti catapultati in una mappa di gioco assieme alla nostra squadra da un massimo di altri tre giocatori, qui il nostro compito sarà recuperare delle unità di dati nascoste e disseminate nei diversi luoghi (protetti da soldati controllati dall’IA) e portarle in un punto di estrazione per fuggire con esse. Tante più unità riusciremo a recuperare tanto maggiori saranno le ricompense che otterremo a fine missione, e tra queste soprattutto una speciale valuta utile per acquistare equipaggiamento migliore per la partita successiva (che potremo ottenere anche eliminando altri giocatori o soldati controllati dall’IA). Nel corso della missione sarà anche possibile recuperare oggetti per richiedere sganci di veicoli o altri elementi utili.

Sebbene, dunque, sia possibile anche in questo caso scegliere quale specialista utilizzare, non può dirsi lo stesso per armi ed equipaggiamento tattico. Al contrario alcuni di questi oggetti avranno un costo pari a zero (nel caso dell’attrezzatura “predefinita”), mentre gli altri dovranno essere acquistati prima di ogni partita. Si tratta sostanzialmente di una formula che potrebbe essere paragonata a quanto visto, ad esempio, nel caso di The Hunt e che tutto sommato è riuscita a convincerci a pieno risultando essere molto accattivante e divertente. Questo nonostante la probabilmente fin troppo alta difficoltà nel riuscire ad estrarre delle unità dati, sia per l’alta densità di nemici controllati dall’IA (e soprattutto nel loro respawn aggressivo) che di giocatori (anche considerando che basta un giocatore in un mezzo corazzato leggero per sterminare un’intera squadra non perfettamente equipaggiata), ma anche per la difficoltà nello sbloccare armi ed equipaggiamento migliore da utilizzare.

Battlefield Portal

Questa è la modalità in Battlefield 2042 che indubbiamente è in grado di offrire la scelta più ampia ai giocatori. Si tratta infatti di vere e proprie esperienze di gioco ufficiali oppure create da altri utenti per dare luogo a battaglie con solo fucili di precisione, scontri in cui infettare tutto il team avversario mentre il nostro potrà utilizzare solo attacchi corpo a corpo e tanto altro (il tutto con la possibilità di aggiungere modificatori come nella velocità di corsa). Nel caso delle esperienze ufficiali troviamo invece delle vere e proprie modalità, mappe iconiche e armi provenienti dai precedenti capitoli della serie. In questo modo sarà possibile scontrarsi con solo armi provenienti dalla seconda guerra mondiale, oppure dare luogo a scontri più particolari come il recente Battlefield 3 vs Battlefield Bad Company 2.

Per mantenere una sensazione più classica in alcune di queste modalità (ovviamente soprattutto in quelle che vogliono far rivivere esperienze del passato) potrebbero essere disattivati i vantaggi forniti dai diversi specialisti in favore delle più “classiche” classi con medico, artigliere, geniere e assalitore. In maniera simile le armi utilizzate potrebbero presentare accessori predefiniti e così via. Nel complesso abbiamo dunque di fronte una modalità che potrà rendere il titolo infinitamente più vario ed interessante, con modalità sempre nuove e divertenti da affrontare. Anche in questo caso parliamo quindi di un qualcosa di assolutamente ben riuscito che potrebbe anche essere reso più vario con futuri aggiornamenti.

Battlefield 2042

Comparto tecnico

Visivamente Battlefield 2042 si attesta su eccellenti livelli, con un livello di dettaglio evidente soprattutto su console di nuova generazione e PC. Questo nonostante alcuni compromessi per permettere non soltanto l’alto numero dei giocatori per partita e la stabilità delle partite online, ma anche per consentire la gestione da parte del gioco di alcuni dettagli non di poco conto (come ad esempio la risposta dell’ambiente e soprattutto del terreno alle esplosioni). Si tratta comunque di dettagli di poco conto che non pregiudicano assolutamente il dettaglio di texture ambientali e dei personaggi, dei modelli e degli effetti di gioco (soprattutto questi ultimi). 

Da segnalare purtroppo l’assenza del supporto da parte del gioco al Dualsense di PlayStation 5, pertanto il gioco allo stato attuale non presenta né le funzionalità di feedback aptico né quelle dei grilletti adattivi. Nessuna pecca, invece, dal punto di vista del sonoro, di eccellente livello sia per quanto riguarda le musiche (per quanto limitate) o gli effetti sonori, sia per quanto riguarda i doppiaggi degli specialisti. Non altrettanto eccellente la gestione di bug e glitch con problemi sparsi di varia natura, anche se soprattutto limitati al periodo pre-lancio e alla settimana successiva (alcuni dei quali abbastanza pesanti). Con una patch rilasciata ieri, 25 novembre sono stati fortunatamente corretti molti di questi problemi, e altri indubbiamente verranno risolti con la prossima (e più grande) patch programmata per i primi di dicembre. In questo caso non ci resta dunque che aspettare e vedere come e quando saranno risolti del tutto.

Il nuovo Battlefield 2042 si attesta quindi su ottimi livelli nonostante la mancanza, non particolarmente sentita, di una campagna in singolo. Questo sia grazie a modalità di gioco multiplayer che hanno da sempre dato grande successo alla serie (soprattutto grazie ad un feeling da guerra su larga scala), ma anche grazie alla nuova modalità di gioco molto ben riuscita anche se a nostro avviso richiederebbe qualche piccolo bilanciamento aggiuntivo. Ultimo, ma non per importanza, la grande varietà offerta da Battlefield Portal che è potenzialmente in grado di soddisfare tutti i gusti sia grazie alle modalità ufficiali che da quelle create da altri giocatori. Il tutto corredato da un’ottima scelta sia a livello di specialisti, che di armi, equipaggiamento e veicoli utilizzabili (tutte cose che andranno ad essere ampliate nel corso del tempo), ma anche da un eccellente comparto audio-visivo ed alla scenograficità data dalle mappe di gioco e dal loro meteo dinamico.

Ritorna una delle serie più acclamate dagli amanti degli sparatutto in prima persona, il nuovo Call of Duty: Vanguard è infatti disponibile a partire dal 5 Novembre 2021 per PlayStation 4/5, Xbox Series X/S, Xbox One e PC. Parliamo nientepopodimeno che del diciottesimo capitolo di questa lunghissima serie pubblicato dopo Cold War; gli sviluppatori saranno riusciti a confezionare un prodotto all’assenza dei suoi predecessori? Nella descrizione di questo nuovo titolo tratteremo dei suoi tre comparti principali, ovvero della campagna innanzitutto, della modalità multigiocatore e della modalità zombie.

Campagna

Call of Duty: Vanguard ci riporta ancora una volta nel corso della seconda guerra mondiale, mettendoci nei panni di un team scelto di Alleati (fondamentalmente alla base della creazione della Task Force One) estremamente efficiente ed impiegato nei compiti più rischiosi. Questa volta, ormai nelle battute finali della guerra, ci ritroveremo ad indagare su un misterioso progetto nazista di cui si conosce soltanto il nome: Phoenyx. La trama però non sarà fortemente focalizzata su questi eventi del presente, quanto piuttosto finirà per farci vivere alcune delle battaglie e scenari di guerra più importanti della seconda guerra mondiale. Avremo dunque un filone narrativo nel presente che andrà progressivamente evolvendosi, ma anche queste storie passate vissute attraverso gli occhi dei membri del team.

Questo stile narrativo abbastanza atipico per la serie risulta essere ben riuscito sia per il più semplice livello qualitativo della narrazione, ma anche (e soprattutto) per i diversi personaggi che avremo modo di conoscere. Ciò risulta valido sia per quanto riguarda i diversi protagonisti delle storie, ma anche per alcuni personaggi secondari e gli antagonisti principali. Indubbiamente però, quanto detto sinora risulta essere più o meno valido in base alla storia raccontata; nel particolare, a nostro avviso, una spicca tra tutte le altre e risulterà essere sia più memorabile da un punto di vista scenico, ma anche per i temi trattati e personaggi presenti.

Tra le diverse missioni presenti avremo poi la possibilità di spaziare relativamente a livello di gameplay, con fasi libere, sezioni stealth, pilotaggio di aerei e così via. Purtroppo però tutto questo finisce per risultare abbastanza risicato a causa di una durata complessiva della campagna principale pari a circa 4-5 ore, quindi non troppo alta anche per gli standard soliti della serie. Con Call of Duty: Vanguard ci troveremo quindi di fronte ad un buon capitolo della serie, anche se purtroppo non si tratta di uno dei migliori soprattutto a causa di un livello complessivo abbastanza altalenante. Aggiungiamo anche che un pizzico di varietà extra avrebbe certamente giovato e reso il tutto più interessante e anche un po’ più longevo.

Call of duty vanguard

Multigiocatore

Il comparto multigiocatore di Call of Duty: Vanguard è quello che risulta essere complessivamente meglio riuscito tra tutti. Non è un mistero quanto la modalità multiplayer di questa serie riesca ogni anno a riscuotere un grande successo, complice soprattutto un gameplay molto veloce ed adrenalinico. Sotto questo punto di vista, anche quest’anno, il nuovo capitolo si mantiene qualitativamente in linea con i suoi predecessori proponendo sia un gran numero di armi che di mappe di gioco. Nel caso delle armi avremo ben di 10 categorie tra cui scegliere (tra primarie e secondarie), e in queste avremo un totale di 36 bocche da fuoco e due corpo a corpo, alle quali si sommano quelle derivanti dai relativi ed eventuali progetti unici. Ogni arma avrà un suo livello da accrescere attraverso l’uso e questo (assieme a particolari sfide) andrà a sbloccare nuove mimetiche o accessori da equipaggiarvi.

Nel caso delle mappe avremo invece un totale di 16 aree di gioco tutte molto diversificate tra loro e ben studiate; particolare sarà inoltre la nuova introduzione di alcune superfici distruttibili  che permettono l’apertura di nuove linee di fuoco sul campo di battaglia. Come di consueto, però, oltre a condividere la qualità con le mappe del passato vengono condivisi alcuni problemi tecnici, forse questa volta anche più forti che mai. Il primo (e più sentito) grosso problema è rappresentato dalla terribile gestione dello spawn che ci farà anche finire per apparire dietro, di fronte o persino nel mezzo di gruppi di nemici (tutti scenari che abbiamo provato in prima persona). Il secondo invece, anche se non correlato alle mappe, ma comunque ad alcuni capitoli della serie (soprattutto nelle fasi iniziali di release) è invece dato dal bilanciamento delle armi, con alcune che dominano senza dubbio il campo di battaglia.

Avremo poi un totale di 7 modalità di gioco, tutte abbastanza classiche e variegate e che spaziano dal semplice tutti contro tutti a deathmatch, dominio e uccisione confermata. Come di consueto, inoltre, ritroviamo le classiche serie di uccisioni da scegliere in base alle nostre preferenze ed inoltre i potenziamenti da campo. Questi non sono altro che abilità dal cooldown variabile e che risultano essere interessanti per ogni necessità e gusto, tra piastre corazzate per fornire un pizzico di salute aggiuntiva, borse di munizioni o gadget più esplosivi. Ultima parte della modalità multigiocatore di Call of Duty: Vanguard è data da un totale di dodici operatori tra cui scegliere e con il solo scopo di fornire un livello di personalizzazione aggiuntivo (che sia per skin o animazioni di vittoria). 

Call of duty vanguard

Zombie 

La modalità zombie di Call of Duty: Vanguard è quella che ha ricevuto complessivamente più novità in termini di idee, ma purtroppo il risultato complessivo non risulta essere altrettanto valido. Abbiamo innanzitutto un ottimo incipit narrativo e buoni personaggi unici, ma purtroppo il tutto non viene approfondito a dovere. Gli sviluppatori hanno poi deciso di abbandonare quasi del tutto la formula di base di questa modalità in favore di qualcosa di leggermente diverso. La nuova mappa di gioco, chiamata Der Anfang (che è purtroppo una semplice mappa della modalità multiplayer con aggiustamenti estetici), perde infatti lo scheletro di base dato dai turni consecutivi di sopravvivenza, così come la presenza di nuove aree da sbloccare utilizzando la valuta ottenuta eliminando zombie mentre vengono mantenute alcune recenti aggiunte come un’abilità speciale con ricarica a tempo. 

Al loro posto avremo una mappa principale che farà da hub principale, e al cui interno saranno localizzate la macchina pack-a-punch, le bevande, la stazione per costruire gadget e corazze e la cassa delle armi (fissa in un’unica posizione e che sostituisce anche totalmente le armi acquistabili a muro). In aggiunta sarà presente un’altra stazione dove sarà possibile acquistare alcuni bonus passivi utilizzando una risorsa molto rara (quasi in stile roguelite, ma purtroppo non così ricco o profondo). Nella zona principale sarà possibile imbattersi in zombie di diverso tipo, in casse di equipaggiamento contenenti armi e attrezzatura o altri oggetti utili ad accumulare risorse. 

Call of duty vanguard

Rispetto al solito, però, i nostri round non si svolgeranno qui, ma al contrario per affrontare il round successivo dovremo entrare in un portale che ci trasporterà in una specifica area (che potrà essere una sezione “chiusa” della nostra mappa principale, in altre mappe specifiche, oppure ancora in una mappa tratta dal vecchio World At War). I round non saranno necessariamente rappresentati da una semplice sopravvivenza; avremo infatti tre modalità con relativi obiettivi da seguire. Nei portali Blitz per superare il round dovremo sopravvivere agli zombie per un determinato quantitativo di tempo, in quelli Trasmissione dovremo seguire una reliquia fluttuante mantenendoci nel suo raggio d’azione fino a riempire una specifica barra, infine nel caso della Raccolta dovremo ottenere alcune risorse dai nemici per poi piazzarle in degli obelischi.

Inizialmente affrontare questi portali (e quindi avanzare nei primi round) ci permetterà di espandere progressivamente la nostra zona di base fino a sbloccarla interamente ed ottenere così accesso a tutte le bevande. All’inizio potremo scegliere quale portale affrontare per sbloccare la relativa area, ma dopo averle sbloccate tutte avremo un solo portale per poter affrontare il round successivo. L’avere solo tre modalità di gioco e la mancanza di scelta che si palesa già prima di raggiungere i round a doppia cifra danneggia abbastanza quelle che sarebbero potute essere delle scelte di gameplay innovative e particolarmente interessanti. Tutto questo, inoltre, sommato anche alla scarsa quantità di zombie speciali e all’assenza dei compiti o cose da fare presenti nei precedenti titoli (come costruire oggetti, armi o anche solo arrivare la corrente) finisce per rendere il tutto anche più ripetitivo di una semplice sopravvivenza continua.

Call of duty vanguard

Insomma, questo nuovo Call of Duty: Vanguard rappresenta complessivamente un ottimo prodotto, sia per la formula ben riuscita della trama (nonostante un’altalenanza qualitativa fortunatamente non troppo pesante), ma sopratutto per il lavoro svolto con la caratterizzazione dei diversi personaggi principali. A questo va ad aggiungersi un comparto multigiocatore molto classico e purtroppo non troppo ricco di innovazione, nonostante in fin dei conti si tratti di un qualcosa di indubbiamente sempreverde e che riuscirà sempre a catturare e divertire il giocatore per diverse ore di gioco (nonostante i problemi che hanno da sempre afflitto queste modalità dei COD). Dall’altra parte invece troviamo una modalità Zombie che, seppure vada ad introdurre una serie di novità e idee molto gradite, purtroppo non riesce ad applicarle come meritato. L’idea di un hub centrale con aree extra in cui affrontare i vari round sarebbe risultata di gran lunga più valida con una mappa iniziale più ampia, più scelta e varietà nelle aree dedicate ai round, così come nelle modalità di gioco o tipologie di zombie e nelle cose da fare per intrattenersi tra un round e l’altro.

Far Cry 6 è l’ultimo capitolo di una delle serie più famose e longeve create da Ubisoft; il titolo è stato pubblicato il 6 Ottobre 2021 per PlayStation 4/5, Xbox One, Xbox Series X/S e PC. Si tratta di un capitolo che unisce diversi elementi ben riusciti dei suoi predecessori con alcune novità di vario tipo, quale sarà il risultato finale?

Trama

Far Cry 6 abbandona lo scenario dell’entroterra americano del precedente capitolo in favore di un’ambientazione relativamente più simile a Far Cry 3, ovvero l’isola caraibica di Yara. Si tratta di un paese sottomesso alla tirannica dittatura del presidente Antón Castillo, il quale è riuscito ad ottenere il potere e fare fortuna grazie a quella che pare essere la cura definitiva contro il cancro, ovvero il Viviro. Il prezzo da pagare è però stato altissimo per gli yarani: tra veri e propri campi di schiavismo, torture, oppressione e soppressione di ogni forma di libertà, il popolo si trova ormai allo stremo delle forze. Unica via d’uscita da tutto ciò è tentare la rischiosa fuga dal paese oppure rischiare ancor di più unendosi ad un gruppo di rivoluzionari per riuscire a spezzare il giogo di Castillo.

In questo contesto vestiremo i panni di Dani Rojas (di cui potremo scegliere sin da subito il sesso), personaggio orfano dalla nascita la cui famiglia è costituita dai suoi due migliori amici, Alejo e Lita. L’obiettivo iniziale dei tre è quello di abbandonare Yara per raggiungere Miami e inseguire “l’American Dream”; purtroppo però il tentativo di fuga non va a buon fine e Dani si ritrova sola, con l’unica strada da seguire lasciata da Lita e rappresentata dall’ unirsi alla causa della rivoluzione. È dunque così che ci avvicineremo al gruppo di Libertad ed al suo rappresentante, Clara Garcia con lo scopo iniziale di trovare un mezzo di fuga e lasciarci tutto alle spalle. Mossi però da un desiderio di vendetta, ed in seguito dall’abbracciare progressivamente l’ideale di Libertad, potremo decidere di continuare a seguire Clara anche dopo aver ottenuto la possibilità di fuggire (si, anche in questo titolo potremo concludere il gioco precocemente) fino a rovesciare il regime di Castillo.

far cry 6

La trama sarà però narrata in maniera un po’ diversa rispetto al solito, i normali filmati che introducono le diverse missioni saranno infatti rimpiazzati da una vera e propria schermata di quest relativa a ciascun personaggio. Tramite questa potremo ascoltare il dialogo del personaggio con cui ci troveremo ad interagire o leggere direttamente il riassunto della missione (anche se in questo caso si possono perdere informazioni anche abbastanza importanti). Si tratta di una scelta molto particolare che in parte snatura il senso del gioco a cui siamo abituati dando una sensazione più simile a quella di un MMORPG, ma che comunque complessivamente non rovina l’esperienza di gioco e che anzi, qualcuno potrebbe anche apprezzare risultando una scelta più rapida e riassuntiva. In ogni caso la trama risulta essere assolutamente godibile e corredata dei giusti colpi di scena e momenti divertenti.

Complessivamente però si ha come la sensazione di perdere qualcosa sotto il lato narrativo, o comunque dal punto di vista della caratterizzazione dei diversi personaggi. Quelli che risaltano maggiormente e che risultano più memorabili sono infatti i tre più di frequente mostrati all’interno di filmati, ovvero il nostro protagonista, l’antagonista principale Antón Castillo (anche se non proprio all’altezza del massimo esponente degli antagonisti per la serie, ovvero Vaas) e al di sopra di tutti suo figlio Diego. Con quanto detto sinora teniamo però a precisare che non si tratta di una cattiva strutturazione dei personaggi, ma che piuttosto qualche filmato in più avrebbe lasciato più spazio alla nascita dei divertenti siparietti o scene più “serie” a cui la serie ci ha da sempre abituati, oppure un maggior approfondimento dei “cattivi secondari” un po’ come avvenuto nel caso dei tre “fratelli” di Joseph Seed.

far cry 6

Gameplay

Far Cry 6 unisce diversi elementi provenienti dai precedenti capitoli della serie, inclusi gli spin-off ed in particolar modo New Dawn, ad alcune piccole novità di gameplay ed approcci differenti rispetto al passato. Il titolo è infatti costituito dalla solita impostazione open world con qualche piccolo aggiustamento sul lato dei punti di interesse; sono stati infatti mantenuti i classici avamposti da liberare (sia come avamposti veri e propri che con i più semplici “posti di blocco”, molto più rapidi da conquistare), missioni e compiti secondari (con imboscate a gruppi di nemici, corse, lanci di rifornimenti da recuperare entro un tempo limite e cannoni da contraerea da distruggere per poter sorvolare liberamente i cieli), alcuni minigiochi ed infine le cacce al tesoro. In quest’ultimo caso abbiamo le fasi più divertenti ed originali da affrontare con compiti molto variegati che spaziano tra sezioni più “platform” ed enigmi.

Per affrontare tutto ciò avremo un vasto arsenale corredato di armi di ogni tipo classificate in armi di base, armi uniche ed armi fai-da-te. Tutte queste potranno poi essere modificate applicando mod e accessori di vario genere (ad eccezione di quelle uniche che avranno una loro dotazione predefinita). Potremo dunque aggiungere mirini, laser, canne e così via, oltre che inserirvi dei modificatori che possono ad esempio aumentare i danni inflitti al corpo dei nemici, aumentare la velocità di movimento durante la mira, aggiungere la probabilità di curarsi con ogni colpo inflitto e così via. Tra questi però spicca soprattutto la possibilità di cambiare le munizioni di un’arma scegliendo tra munizioni anti-uomo (contro bersagli semplici), munizioni perforanti (contro bersagli corazzati), munizioni incendiarie (per dar fuoco a nemici o scatenare incendi, oltre che danneggiare pesantemente determinate strutture e nemici) e munizioni avvelenate (con un danno nel tempo e la possibilità di far impazzire il bersaglio e farlo rivoltare contro i suoi alleati).

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Le armi più particolari e stravaganti saranno però rappresentate da quelle fai-da-te, con spara arpioni, lancia-dischi musicali, un fucile di precisione esplosivo ed un vero e proprio cannone EMP ci sarà di che divertirsi! Per sbloccare questi singolari oggetti sarà però necessario costruirli utilizzando uranio impoverito, una risorsa presente solo nei pressi dei cannoni di contraerea che ci impediranno di attraversare i cieli usando aerei o elicotteri. Con la stessa risorsa potremo poi costruire un’altra importante aggiunta al gameplay di Far Cry 6, ovvero i Supremo. Si tratta di zaini che garantiscono al nostro protagonista una sorta di “Ultimate” da scatenare contro i nostri nemici, anch’essi modificabili per aggiungere importanti effetti passivi. Avremo Supremo di vario tipo che si adattano ad ogni stile di gioco, con la possibilità di lanciare una salva di missili a ricerca sui nemici di fronte a noi, creare un anello di fuoco attorno a noi, scatenare un EMP per bloccare i mezzi presenti attorno a noi e così via.

Gli altri elementi essenziali nella costituzione del nostro personaggio sono rappresentati dai mezzi di trasporto, dagli “Amigos” e dai capi di vestiario. Nel primo caso abbiamo veicoli da ottenere tramite scansione o recupero in specifici punti, i quali potranno essere richiamati in specifiche stazioni, oppure il nostro veicolo personale da personalizzare ed armare secondo le nostre preferenze. Nel caso degli amigos parliamo dei classici compagni animali che ci potranno accompagnare nella nostra avventura, ciascuno legato ad un particolare stile di gioco (con ad esempio la pantera Olúso adatta allo stealth, il gallo Chicharrón per approcci più diretti, oppure un gradito ritorno dal quinto capitolo con effetti da “ricognitore”). Gli elementi di vestiario sono infine capi di abbigliamento dalla testa ai piedi con effetti molto unici e, anche in questo caso, adatti a numerosi stili di gioco. Avremo infatti dotazione più adatta a garantirci una resistenza diretta ai colpi nemici, altre più utili a non farci sentire, muoverci più in fretta e così via.

far cry 6

Manca del tutto, però, una forma di progressione del personaggio in stile RPG come per i precedenti capitoli; l’esperienza guadagnata attraverso missioni o completamento di obiettivi servirà unicamente per farci avanzare di grado e sbloccare nuove armi fai-da-te da costruire o elementi di equipaggiamento da acquistare da determinati mercanti. Molte delle abilità che siamo abituati a sbloccare sin dal terzo capitolo saranno dunque sbloccate sin da subito, tra tuta alare, abbattimento a catena (ravvicinato o con coltello da lancio), oppure in alcuni casi più particolari (come per l’abbattimento con granata) legate ad uno specifico oggetto di vestiario. Si tratta però di una scelta che in parte limita il senso di progressione che in passato si guadagnava dopo diverse ore di gioco, permettendo al giocatore di trovare sin da subito l’equipaggiamento migliore per il suo stile di gioco (e che potrebbe finire per utilizzare dall’inizio alla fine dell’avventura).

Importante poi la gestione dei nostri tre campi principali dove avremo la possibilità di costruire alcune strutture uniche (sei in totale, due per ciascun luogo) le quali ci permetteranno di sbloccare meccaniche di gioco uniche (come nel caso della cucina per creare del cibo che ci conferirà bonus temporanei), scoprire nuovi punti di caccia e pesca o persino sbloccare nuovi luoghi per lo spostamento rapido, nuovi negozi e bonus per i Banditos. Anche quest’ultima risulta essere una novità abbastanza interessante: completando alcune missioni sbloccheremo nuovi “capi dei Banditos”, mentre aiutando civili o compiendo alcune azioni otterremo nuove reclute dei Banditos. Questi potranno essere inviati in delle missioni in cui prenderemo parte unicamente dando ordini e scegliendo quale compito impartire loro per proseguire. Il tutto attraverso una sorta di “avventura di testo” con tre fasi, ciascuna corredata di tre scelte con diversi tassi di successo, ricompense o risorse necessarie per compierle.

Ultimo elemento legato al gameplay di Far Cry 6 è dato da una sorta di “endgame” che gli sviluppatori hanno voluto aggiungere per permettere agli utenti di continuare a giocare anche dopo aver terminato l’avventura principale. Sono infatti presenti le Operazioni Speciali (simili a quelle presenti in Far Cry New Dawn) e le cosiddette Insurrezioni. Nel primo caso abbiamo delle missioni aggiuntive, giocabili in singolo o in compagnia di un amico (così come per tutto il resto del gioco principale), nelle quali dovremo recuperare un’arma chimica nota come PG-240X in scenari di vario genere. In ogni caso avremo una meccanica di gioco unica legata a questa sostanza che ci costringerà a non stare troppo al sole e servirci dell’acqua per raffreddarla così da evitare un’esplosione letale. Le insurrezioni sono invece eventi settimanali durante i quali dovremo compiere specifici compiti (come riconquistare alcuni avamposti) o missioni delle Operazioni Speciali per trovare un bersaglio da assassinare e ottenere equipaggiamento unico.

far cry 6

Longevità

Far Cry 6 presenta una durata complessiva assolutamente di tutto rispetto, con un totale di tempo necessario a completare la sola storia principale che si aggira tra le 10 e le 12 ore. Se però, come nel nostro caso, deciderete di affrontare il gioco in maniera più approfondita, completando tutte le missioni secondarie e dedicandovi in maniera consistente all’esplorazione, potrete facilmente superare le 40-50 ore prima ancora di concludere l’ultima missione del gioco. Il tutto può inoltre essere aumentato considerevolmente sia grazie alle operazioni speciali, con nuove in arrivo nelle prossime settimane, sia grazie alle insurrezioni per chi vorrà andare a caccia di equipaggiamento unico, ma anche grazie al gioco in cooperativa. Sarà infatti possibile affrontare, come anticipato poc’anzi, l’intera campagna principale in compagnia di un amico (così come nel caso delle operazioni), oppure con un utente casuale utilizzando un matchmaking. Questo però risulta essere attivo solo per il gioco principale e non per le operazioni; potrete quindi affrontare queste ultime soltanto da soli o in compagnia di un amico.

far cry 6

Comparto Tecnico

Indubbiamente il motore grafico di Far Cry comincia a raggiungere i suoi limiti tecnici e la cosa risulta essere più evidente soprattutto sulle console di vecchia generazione (con una grafica sostanzialmente sovrapponibile al precedente capitolo). Nel caso di PlayStation 5 ed Xbox Series X (così come, ovviamente, su PC) il discorso invece cambia grazie soprattutto ad un pack di texture in alta definizione, oltre che molti altri effetti migliorati in maniera evidente. Nel nostro caso abbiamo avuto modo di giocare Far Cry 6 su PlayStation 5 ottenendo un eccellente risultato di insieme anche se non sbalorditivo; abbiamo infatti soprattutto dettagli stupendi nel caso dei diversi personaggi, ma anche nell’uso degli effetti e dell’illuminazione, così come per la maggior parte delle texture ambientali. Le ambientazioni, inoltre, per quanto non siano molto variegate (nonostante l’assurda dimensione della mappa), offrono alcuni luoghi molto interessanti. Ci sono però comunque alcune piccole sbavature tecniche qua e là anche se non di grandissimo rilievo (in particolare modo con alcuni effetti, nel caso di grandi specchi d’acqua, nei filmati o di popup della vegetazione).

Di grande livello poi sia le musiche che gli effetti sonori di ogni tipo, così come i doppiaggi anche se in questo caso da segnalare l’assenza del doppiaggio in lingua italiana (per la prima volta da tempo). Comunque sia le voci di tutti i doppiatori in lingua inglese rendono al meglio ogni singolo personaggio, in particolare modo nel caso di Giancarlo Esposito nel ruolo di Antón Castillo. Problemi di vario genere, infine, nel caso di bug o problemi di gioco anche se nella maggior parte dei casi non si tratta di problemi così gravi da pregiudicare l’esperienza complessiva di gioco (con al più la possibilità di vedere personaggi ed animali incastrati nel suolo, di amigos che si incastrano contro superfici o NPC e così via). Più grave, invece, un problema legato al respawn dei nemici che in alcuni luoghi risulta essere davvero troppo “aggressivo” e insensato, con nemici che ritornano in vita semplicemente spostandoci a distanza di pochi metri, oppure ancora nemici che appaiono dal nulla o comunque non segnalati dalla minimappa.

far cry 6

Concludendo, questo Far Cry 6 risulta essere un eccellente esponente di questa celebre serie, sia grazie all’ottima trama (anche se narrata in modo leggermente atipico), sia per i personaggi che avrete modo di conoscere. Il tutto anche grazie ad un gameplay migliorato ed affinato sotto diversi aspetti rispetto ai precedenti capitoli, nonostante la scelta di rimuovere la progressione legata allo sblocco di nuove abilità accumulando esperienza, la quale limita in parte il senso di progressione e di sviluppo del personaggio. Grazie ad una ricchezza di contenuti sapientemente dosata e alla presenza di contenuti legati all’endgame potrete divertirvi per molte ore giocando a questo nuovo titolo, eventualmente anche invitando un amico con cui condividere le vostre battaglie da guerriglieri!

Deathloop è l’ultimo titolo sviluppato da Arkane Studios e pubblicato da Bethesda in esclusiva per PlayStation 5 e PC il 14 Settembre 2021. Si tratta di un’interessante e particolare FPS che unisce al genere elementi raccolti dai roguelite, ma che pesca anche a piene mani da altri titoli creati dallo studio di sviluppo; eccovi il risultato!

Trama 

L’ultima fatica di Arkane Studios ci permetterà di vestire i panni di Colt, un carismatico personaggio pieno di domande ma privo di qualsivoglia risposta. La nostra avventura avrà inizio proprio con la nostra morte per mano di una donna chiamata Julianna, della quale non sembreremo ricordare nulla, per poi svegliarci subito dopo in riva ad una spiaggia. Da questo momento avrà inizio la fase dedicata ad una sorta di tutorial per quella che è la meccanica principale di Deathloop, ovvero l’essere permanentemente bloccati all’interno di un loop temporale. Nulla può infatti salvarci da questo loop, al termine della giornata questa ricomincerà infatti dall’inizio, e neanche la morte sarà in grado di darci sollievo (poiché anche in questo caso ci risveglieremo sempre sulla stessa maledetta spiaggia).

Lo scenario della nostra avventura, ovvero l’isola di Blackreef, è stato così sconvolto temporalmente per cercare di creare una sorta di utopia “di pura libertà”, dove tutti possono fare ciò che vogliono. Al nostro Colt però questa prigionia mascherata da libertà non sta affatto bene, ed infatti nel corso della fase introduttiva scopriremo che forse c’è un modo per spezzare questo loop (e che a quanto pare è un obiettivo che ci siamo prefissati da tempo). L’unica soluzione sembra infatti essere quella di eliminare otto bersagli noti come “i Visionari”, i quali sembrano proprio essere i creatori del loop (oltre ad essere quelli a trarne maggior giovamento). Oltre al mistero legato al loop ed ai Visionari, però, il nostro protagonista ha molte altre domande a cui dover trovare risposta.

deathloop

Oltre al semplice scoprire chi siamo dobbiamo infatti cercare di capire chi è Juliana e perché vuole a tutti i costi proteggere il loop, perché tutti gli abitanti dell’isola indossano delle maschere, ma anche il perché vediamo delle scritte comparire in giro per i vari scenari, come fossero messaggi inviatici da chissà chi e chissà quando. Molte di queste troveranno una risposta nel corso del gioco ma, giunti ad uno dei finali, non necessariamente ci ritroveremo ad avere un quadro completissimo, ritrovandoci con alcune cose in sospeso. Indubbiamente un elemento essenziale ai fini della narrazione di Deathloop è dato dall’esplorazione, infatti nelle diverse aree di gioco sarà possibile trovare diversi documenti o altri elementi simili che andranno ad approfondire la lore del gioco (oltre ad essere anche importanti ai fini del gameplay).

La trama risulta essere particolarmente interessante ed affascinante da scoprire, e vi terra facilmente incollati allo schermo per l’intera durata del titolo. A questo compito però prende parte anche un’altra importantissima componente, ovvero la caratterizzazione di tutti i personaggi, ma soprattutto quella di Colt e Julianna. I loro passati non saranno particolarmente approfonditi all’interno dell’opera, ma comunque il lavoro svolto sulla creazione del semplice carattere li rende assolutamente affascinanti. A questo va poi ad aggiungersi anche il fatto che tutto risulta essere molto divertente grazie al loro umorismo e all’ironia che lega e contraddistingue, non soltanto i due personaggi principali, ma anche il gioco nella sua interezza.

deathloop

Gameplay

Come già anticipato l’intero gameplay di Deathloop va a basarsi sul concetto di loop temporale, ed è quindi da questo scandito, mentre il nostro obiettivo principale è l’eliminazione degli otto Visionari. La difficoltà ed il senso del gioco starà nell’eliminare i bersagli nell’arco di 24 ore, senza ovviamente incorrere in una morte prematura. Per questa ragione l’isola di Blackreef è stata suddivisa in quattro aree principali, ciascuna contraddistinta da proprie caratteristiche uniche, e per spostarsi da una all’altra il tempo scorrerà; partiremo così dall’alba e seguirà poi il mezzogiorno, tramonto e sera. Non avremo però limiti di tempo (e che quindi andranno ad avvicinarci alla fine della giornata) rimanendo all’interno di una zona.

Per queste ragioni quello che dovremo fare sarà andare alla ricerca di indizi sulla posizione dei bersagli, così da capire in quale zona si troveranno in quella determinata fase della giornata. Così, in base alle nostre scoperte, potremo organizzare un piano di attacco che ci permetta di completare tutti i nostri obiettivi prima del termine della giornata. Da tenere comunque in considerazione che tutto ciò che è contenuto in un’area (dai nemici a torrette, telecamere e trappole) subirà variazioni in base alla fase del giorno, costringendoci quindi a tenere in considerazione anche questo nell’ideazione di una strategia. In aggiunta non dovremo mai dimenticarci che Arkane è molto pratica nel creare mappe di gioco complesse e che permettono numerosi approcci (come nel caso di Dishonored), e questo titolo non è da meno.

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A tutte queste variabili dobbiamo poi aggiungere quelle legate direttamente al nostro Colt, e parliamo dunque delle nostre capacità offensive. Partiamo innanzitutto dal nostro equipaggiamento, ovvero l’Hackmajic (un oggetto per hackerare porte, telecamere e tanto altro), ma soprattutto alle numerose armi presenti in Deathloop. Queste saranno suddivise in diverse categorie, tra cui troviamo ad esempio fucili a pompa, pistole e mitragliatrici, ma anche caratterizzate da diverse classi di rarità e qualità. Avremo infatti dalle più semplici armi comuni (caratterizzate dal colore grigio e una maggiore facilità nell’incepparsi) fino alle armi uniche (di color oro e dai bonus estremamente utili). In ogni caso ciascuna arma permetterà diverse possibilità di approccio, da considerare anche in base al nostro stile di gioco preferito, con armi più silenziose e adatte allo stealth fino a perfetti strumenti per mattanze (anche se in generale l’approccio stealth si limiterà soprattutto alle prime ore di gioco, acquisendo confidenza e capacità diverremo sempre più aggressivi e veloci).

Alle armi vanno poi ad aggiungersi le piastrine e le tavolette; nel caso delle prime di tratta di potenziamenti di diversa efficacia che potremo utilizzare per migliorare abilità, attributi, ma anche armi ed infine le tavolette. Per quanto riguarda queste ultime si tratta di vere e proprie abilità uniche, molte delle quali ricordano molto quanto visto in altri titoli dello studio di sviluppo (come la traslazione da Dishonored o capacità telecinetiche di Prey). La prima, e forse più importante, che otterremo sarà “Recupero”, ovvero la possibilità di tornare in vita per un massimo di due volte prima che il loop venga reimpostato. Non c’è quindi bisogno di descrivere quanto tutto gli elementi descritti finora rendano il gameplay estremamente vario e divertente!

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Inevitabilmente bisogna però dire che, a causa del concetto di ciclo temporale che si ripete, Deathloop ha diversi elementi che rimandano al genere dei roguelite, primo tra tutti la perdita dell’equipaggiamento raccolto nel caso in cui il ciclo dovesse concludersi (per fine del giorno o nostra morte). A partire da una determinata fase del gioco, però, sbloccheremo la capacità di raccogliere una risorsa nota come Residuo, sia attraverso specifici oggetti, ma anche dai Visionari eliminati oppure sacrificando gli oggetti raccolti. Il Residuo sarà infuso di energia temporale, e per questa ragione potrà essere utilizzato infondendolo nell’equipaggiamento ottenuto in modo tale da conservarlo anche in caso di conclusione del ciclo; da notare però che questa risorsa non sarà conservata tra un ciclo e l’altro, pertanto sarà meglio utilizzarlo non appena possibile.

L’ultimo elemento relativo al gameplay di Deathloop è legato alla nostra acerrima nemica Julianna. Il gioco presenta infatti una meccanica di gioco online multigiocatore che ci permetterà di invadere le partite di altri giocatori nei panni di questa “femme fatale”. In questo caso l’obiettivo sarà semplice: porre fine alla vita del Colt di quel mondo; per farlo avremo anche in questo caso a disposizione diverse armi, potenziamenti e poteri per migliorare la nostra Julianna e proteggere il loop! Se impersonando Colt doveste preferire evitare questi scontri 1vs1 con un altro giocatore potrete comunque disattivare l’impostazione e così, nel caso di un’invasione da parte di Julianna nella vostra partita, vi ritroverete a combattere contro l’IA. Comunque sia, trattandosi di una meccanica molto importante e assai divertente, consigliamo di mantenerla attiva per rendere le cose più interessanti.

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Longevità 

Deathloop presenta una durata complessiva non particolarmente ampia, ma ovviamente correlata al tipologia di gioco che rappresenta (sì un FPS con una storia da seguire, ma con un’impronta roguelite importante. Per completarlo saranno infatti necessarie dalle 8 alle 10 ore circa, ma a queste bisogna aggiungere la possibilità di completare alcune missioni secondarie, nel caso vogliate andare a caccia degli oggetti migliori, così come le ore di gioco possibili in multigiocatore. Inoltre bisogna anche considerare che la longevità è assai variabile e legata a quanto finirete per dedicarvi ad una minuziosa esplorazione o  quante volte dovrete morire e ripetere per trovare la soluzione.

Comparto Tecnico

Graficamente Deathloop si attesta su ottimi livelli, nonostante la relativa anzianità del motore di gioco (il Void Engine) che gli sviluppatori hanno introdotto per la prima volta in Dishonored 2 nel 2016. Per quanto questo vada in parte a limitare il salto generazionale, il livello di dettaglio di insieme è davvero eccellente (e ovviamente superiore a Dishonored), con molte texture ambientali e non di grande impatto, ma anche modelli ed effetti molto dettagliati. Da sottolineare poi come tutto questo venga applicato perfettamente ad una stupenda ambientazione in stile film di spionaggio anni 60, cosa che contribuisce a caratterizzare il tutto! Questo comunque al netto di alcune piccole sbavature di poco rilievo evidenti, ad esempio, nel caso dei molti nemici che abitano una zona. Nel caso della fluidità abbiamo buoni livelli su PlayStation 5 (con tre versioni grafiche dalla performance a 60fps e 4K dinamico, qualità con 50fps di media e più vicina al 4K e RT con 30fps e 4K) ma un po’ di instabilità nel caso del PC con cali improvvisi e stuttering (difetti di ottimizzazione che certamente verranno corretti celermente).

Dal punto di vista del sonoro Deathloop raggiunge un picco di eccellenza con il doppiaggio in italiano. Questo risulta essere difatti quasi sempre impeccabile (tranne pochissimi difetti minori) e soprattutto contribuisce in gran misura alla già descritta caratterizzazione dei personaggi, sopratutto con Colt e Julianna. Eccellenti anche le musiche utilizzate che sanno accompagnare ed alternare alla perfezione momenti calmi a momenti concitati con musiche sempre adatte ed incalzanti. Non abbiamo riscontrato infine grossi difetti dal punto di vista di bug o glitch (se non alcuni rarissimi crash su PC sempre legati al discorso di ottimizzazione), tranne per l’unico difetto più importante del gioco, ovvero l’IA dei nemici. Questa non risulterà infatti essere particolarmente sveglia e spesso e volentieri si limiterà a correrci incontro sparando all’impazzata (complessivamente un difetto non così gravemente invalidante, ma è comunque un peccato).

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Deathloop risulta dunque essere un magnifico esperimento nato dall’unione di un FPS basato sulla storia e un roguelite con molti elementi aggiuntivi che hanno garantito il successo ad altri titoli creati da Arkane Studios. Al netto di alcuni difetti tecnici (soprattutto legati all’IA e all’ottimizzazione su PC) il titolo risulta essere estremamente godibile e divertente grazie ad una trama molto interessante, anche se avrebbe potuto dare delle risposte più complete a tutte le nostre domande, così come la lore e la caratterizzazione dettagliata dei personaggi, in particolar modo di Colt e Julianna. Tutto questo coronato da un gameplay estremamente ricco e vario con una libertà d’approccio che ha da sempre contraddistinto Arkane (e che spazia anche al multigiocatore), ma anche un comparto tecnico molto interessante, sia dal punto di vista grafico che da quello del sonoro (con doppiaggi e musiche perfette). In conclusione assolutamente consigliato, soprattutto agli amanti degli FPS e dell’esplorazione di un mondo ricco di dettagli da svelare.

Gunfire Reborn è un gioco pubblicato come accesso anticipato dallo studio indipendente di Duoyi Interactive Entertainment il 28 Novembre 2020. Trattandosi di un early access vogliamo innanzitutto iniziare con il dire che questa recensione sarà riferita a quanto pubblicato e aggiunto fino ad oggi in questo titolo, il quale però ha già una roadmap programmata dal team di sviluppo per questo 2021 e che vede una release definitiva verso l’inizio dell’ultimo trimestre di quest’anno.

Gunfire Reborn si presenta dunque come un titolo che vuole unire molti generi per creare un qualcosa di unico. Lo scheletro portante del gioco è dato dalla struttura tipica dei cosiddetti Roguelite ovvero titoli caratterizzati da livelli generati casualmente e con permadeath (una volta morti si deve per forza ricominciare da capo). La morte come parte integrante del gioco è però, a differenza dei Roguelike (versione “originale” di questo genere particolare), un elemento essenziale per diventare più forti e riuscire ad avanzare sempre più nel gioco. Nel corso di ogni partita otterremo infatti una valuta di gioco, chiamata Essenza dell’anima, e che, dopo la nostra sconfitta, potremo utilizzare per sbloccare nuovi talenti così da migliorare le nostre statistiche, capacità di munizioni e tanto altro. Eventualmente potremmo anche considerare di “investire” questa valuta particolare per rianimarci una volta; questo anche perché tutti i punti di fine partita non spesi andranno persi per sempre non essendo cumulabili.

Da buon Roguelite, inoltre, ogni partita è resa diversa dalla precedente non soltanto grazie alla casualità delle mappe dei vari livelli, ma anche e soprattutto dal loot ottenuto dai nemici. Ogni avversario sconfitto avrà infatti una probabilità di lasciarci (oltre alla valuta per potenziare il nostro personaggio e monete) delle armi da poter utilizzare; per la precisione sono attualmente presenti un totale di 44 armi suddivise in 8 diverse categorie che spaziano dalle semplici pistole ad armi corpo a corpo e lanciamissili. Ogni arma è caratterizzata da alcune caratteristiche predeterminate come il danno, la probabilità di critico o la dimensione del caricatore, ma ogni oggetto avrà diverse “incisioni” le quali aggiungono diversi bonus passivi che possono fare la differenza. Esplorandole diverse aree di gioco potremo inoltre spendere l’oro accumulato nei nostri incontri con un mercante e un fabbro; il primo ci permetterà di acquistare oggetti come munizioni e armi, mentre tramite il secondo potremo potenziare le armi in nostro possesso incrementando il loro danno.

gunfire reborn

Se quanto detto sinora non dovesse bastare a soddisfare la vostra sete di varietà non temete, ci saranno le “pergamene” a soccorrervi. Questi oggetti sono indispensabili per potenziare in maniera importante il vostro personaggio e le vostre statistiche e riuscire ad avanzare nel gioco il più possibile. Si tratta di oggetti reperibili in dei forzieri che otterremo dopo aver ripulito ogni area dai nemici presenti, dopo aver completato le cosiddette stanze del tesoro (sfide ricche di nemici o di trappole da evitare), da forzieri unici che potremo aprire solo spendendo un certo quantitativo di oro o consumando un determinato quantitativo di salute, oppure ancora come loot casuale dai nemici. Le pergamene costituiscono dunque la base portante delle nostre build e alcune potrebbero anche aggiungere ottimi bonus ma al contempo malus.

La maggior parte degli oggetti descritti fino a questo punto non potranno però essere ottenuti sin dalla nostra prima partita: per sbloccare molte armi e pergamene come loot dai nemici dovremo necessariamente prima completare delle sfide. Queste ci richiederanno quasi sempre di sconfiggere un determinato numero di un tipo specifico di nemico (o sua variante elite) o di farlo in un modo particolare e risulta essere un modo eccellente di esaltare la natura Roguelite di Gunfire Reborn, rendendoci più semplice ogni partita successiva dopo aver sbloccato ad esempio una determinata arma che potremo trovare, con un po’ di fortuna, già nei primi minuti di gioco. Ogni nuovo tipo di nemico sconfitto andrà inoltre a sbloccare una relativa descrizione nel cosiddetto Logbook anche se, purtroppo, non si tratta al momento di dettagli che aggiungono lore o che ci possono suggerire punti deboli specifici.

gunfire reborn

Alle caratteristiche da Roguelite descritte fino a ora vanno inoltre ad aggiungersi altri elementi tipici di giochi di ruolo o sparatutto in prima persona. Abbiamo infatti, ad esempio, una schivata il perfetto stile Dash di DOOM (così come il sistema di shooting rapido paragonabile a un FPS Arena), armi che applicano determinati status più o meno forti contro corazze, scudi o salute normale, ma anche un roster di diversi personaggi tra cui scegliere. Si tratta allo stato attuale di quattro personaggi diversi, ciascuno caratterizzato da determinate statistiche di salute, scudo e armatura, una propria granata specifica e da un’abilità definitiva. Il primo eroe utilizzabile sin da subito è il Principe ereditario, un gatto dotato di una granata fumogena che danneggia e diminuisce la precisione dei nemici, oltre che l’abilità definitiva rappresentata da un globo che blocca i nemici colpiti sul posto infliggendo loro danno e aumentandone il danno subito. I personaggi successivi saranno sbloccati dopo aver raggiunto con i precedenti determinati livelli di Talento (cosa che vi richiederà non poco tempo).

Gunfire Reborn presenta infine una grafica molto particolare che risulta essere molto interessante nonostante la semplicità, anzi, è proprio questa semplicità a renderla tanto valida. Potremmo infatti paragonare lo stile grafico di questo gioco alla serie di Borderlands per quanto riguarda il cell shading, il tutto è però caratterizzato da un basso numero di poligoni (low poly) che rendono i modelli di tutti i personaggi, nemici e ambienti molto minimali. Ciononostante tutto è reso molto unico e ben differenziato dal resto: ogni macro area presenta i propri elementi distintivi e nemici completamente differenti dalla precedente, così come le bossfight finali di ogni livello (per le quali dovrete necessariamente essere preparati a dovere per poter sperare di avere una possibilità), tutte uniche e divertenti da giocare. Concludiamo con il dire che il titolo può essere giocato interamente in coop con un massimo di quattro amici o giocatori incontrati casualmente in matchmaking, cosa che semplifica non poco le partite e soprattutto rende il tutto molto più divertente e rigiocabile (soprattutto considerando la possibilità di scambiare oggetti e armi).

gunfire reborn

In conclusione con Gunfire Reborn ci troviamo di fronte a un gioco davvero molto ricco e valido, per il quale il team di sviluppo indipendente sembra avere grandi piani per il futuro, inclusa una versione per console e una modalità campagna principale da affiancare alla modalità Roguelite, così come nuovi oggetti, armi, boss, nemici e aree di gioco. Abbiamo inoltre un gameplay molto veloce e divertente da esplorare in ogni suo aspetto, soprattutto divertendosi a fare tutto ciò in compagnia di amici. Considerando questo e l’importanza che gli sviluppatori stanno dando all’utenza, non è una sorpresa che il gioco in pochi mesi sia riuscito a raggiungere il traguardo di un milione di copie vendute e che ci siano attualmente sulla pagina Steam un totale di oltre 30 mila recensioni positive. Per queste ragioni non possiamo che consigliare Gunfire Reborn sia ai fan dei Roguelite, ma anche a tutti quelli che vogliono provare ad approcciarsi al genere.

Gunfire Reborn si aggiorna alla versione 1.29 e, per celebrare questo nuovo update ricco di contenuti, ma soprattutto per celebrare il capodanno Lunare (del 12 Febbraio) il titolo è in sconto per un periodo limitato. Si tratta di un titolo che ha ormai riscosso un ottimo successo attraverso la piattaforma di Steam accumulando in breve tempo oltre 30 mila recensioni, di cui la quasi totalità di tipo positivo, sulla piattaforma stessa. Il gioco unisce elementi FPS ai classici dei Roguelite aggiungendovi anche un pizzico di RPG creando una formula davvero interessante e divertente, soprattutto se giocato con altri amici.

gunfire reborn

Il nuovo aggiornamento 1.29 include innanzitutto un nuovo eroe giocabile chiamato Lei Luo, il quale utilizza l’elettricità che nasce da alcuni tatuaggi presenti sul suo corpo dalla nascita per potenziare i suoi attacchi e colpire i nemici. Troviamo anche due nuove armi (un arco e una katana) che potremo ottenere casualmente dai nemici dopo aver completato la relativa sfida, ma anche nuovi talenti per potenziare il nostro personaggio nel corso di ogni run, nuovi set di livelli e ultimo, ma non per importanza, due nuove tipologie di nemici da affrontare nelle diverse aree di gioco.

Abbiamo infine una serie di bug fix e migliorie, il tutto esplorabile nel dettaglio tramite la pagina Steam dedicata a questo aggiornamento di Gunfire Reborn che potete trovare a questo link. Vi ricordiamo infine che lo sconto del 21% attualmente presente sarà disponibile solo fino al 15 Febbraio, pertanto se avete intenzione di acquistare o provare questo titolo vi consigliamo di approfittarne il prima possibile!

Lo studio di sviluppo di Duoyi Interactive Entertainment è lieto di annunciare che il suo recente titolo Gunfire Reborn ha raggiunto il totale di un milione di copie vendute sin dal suo lancio del 28 Novembre. Parliamo inoltre di numeri in continua crescita dato l’ottimo riscontro positivo ricevuto da parte del pubblico.

Gunfire reborn

Questo titolo si distingue per le grandi possibilità offerte nel corso degli scontri a fuoco che dovremo affrontare. Sarà infatti possibile utilizzare tre diversi eroi antropomorfi, ciascuno dotato di abilità uniche. Questo, unito alla natura Roguelite di Gunfire Reborn renderà ogni partita diversa portando al giocatore una sempre nuova esperienza creata casualmente. Sarà infatti possibile imbattersi in una grande varietà di nemici, trovare diversi incantesimi per aiutarci negli scontri, ma soprattutto un gran numero di armi diverse. Queste ultime, inoltre, presenteranno delle iscrizioni (anch’esse casuali) in grado di aggiungere alcuni bonus come danno aumentato, caricatori migliorati, numero di proiettili sparati e tanto altro.

Qui di seguito potete trovare i risultati ottenuti dal team di sviluppo nel corso di questi mesi, grazie anche al lavoro svolto insieme ai giocatori e alla community che si è venuta a creare attorno a Gunfire Reborn.

Gunfire reborn

Per celebrare quest’ultimo traguardo gli sviluppatori hanno in programma diversi giveaway sui loro canali social ufficiali (Facebook and Twitter). Il team vuole infine ringraziare tutti i giocatori: “Siamo grati a tutti i nostri utenti, che consideriamo come veri e propri sviluppatori di Gunfire Reborn”.

Sono inoltre in arrivo diversi aggiornamenti che andranno a migliorare il gioco sotto diversi aspetti. Oltre ai due aggiornamenti maggiori già pubblicati nel corso di questo autunno e inverno, vedremo innanzitutto arrivare un primo update con nuovi boss, armi e soprattutto un nuovo eroe!

Nella Roadmap che potete trovare qui di seguito possiamo inoltre notare altri piani futuri per nuovi contenuti come altre armi, eroi, una rivisitazione della struttura dei talenti in arrivo nel corso dell’estate di quest’anno, fino a giungere all’autunno del 2021 con la release completa del gioco. È infatti in arrivo una vera e propria modalità campagna dedicata, ma anche la pubblicazione di Gunfire Reborn su console e persino dispositivi mobile (il tutto ereditando i contenuti e il gameplay della versione PC).

Call of Duty fa il suo ritorno con il nuovo capitolo Modern Warfare, ricco di contenuti tra un’emozionante campagna ed un comparto multiplayer e coop estremamente variegato.

 

Campagna

La serie di Call of Duty con i suoi numerosissimi capitoli ha avuto modo di attraversare diverse tipologie di tematiche e di storie, nonostante nella maggior parte dei casi si trattasse della classica storia del “cattivone che vuole controllare il mondo”. Questo nuovo Modern Warfare, però, vuole mostrare qualcosa in più, qualcosa per far capire a tutti la realtà della guerra (come intuibile anche dall’avviso su contenuti sensibili che ci viene mostrato ogni volta che vorremo avviare la campagna).

Tra personaggi vecchi e nuovi conosceremo i nostri due “nuovi” protagonisti, ovvero Kyle ed Alex. Nei loro panni (e non solo) dovremo sventare la minaccia terroristica di Al-Quatala, comandata dal Lupo. Questi terroristi sembrano essere i responsabili  del furto di un’arma chimica russa estremamente pericolosa. Tra colpi di scena (specialmente sul finale), scontri spettacolari e momenti davvero unici vivremo un’avventura semplice ma che allo stesso tempo riesce a sorprendere.

Modern Warfare

Nonostante la campagna principale di Call of Duty Modern Warfare possa tranquillamente considerarsi tra le migliori della serie, purtroppo in termini di durata lascia un po’ l’amaro in bocca richiedendo complessivamente meno di 6 ore persino per riuscire ad ottenere il “trofeo di platino” (e dunque riuscire a completarla a difficoltà veterano e completarne tutti gli altri obiettivi). Nonostante ciò si tratta di un numero di ore abbastanza classico per la serie stessa e che riesce a non annoiare mai.

Questo non solo grazie agli espedienti narrativi adottati dalla trama stessa, ma anche grazie a brevi sequenze che potrebbero definirsi più “innovative”. Difatti sebbene nel gioco non ci siano novità di gameplay vere e proprie, ad eccezione della possibilità di posizionarci dietro ripari verticali o orizzontali (unica vera novità nel gameplay), avremo a che fare con delle sequenze più uniche (specialmente nel caso delle missioni in notturna) ma soprattutto realistiche come mai prima d’ora.

Modern Warfare


Multigiocatore

Il vero comparto che ha da sempre dato longevità ai capitoli della serie e che certamente farà questo anche con Call of Duty Modern Warfare è certamente quello multiplayer. Si tratta, inoltre, della porzione di gioco sulla quale gli sviluppatori hanno maggiormente incentrato l’attenzione per cercare di renderla un po’ diversa dal solito introducendo alcune interessanti nuove modalità e nuove meccaniche. Il tutto sarà corredato da una quantità davvero eccellente di mappe di gioco arrivando ad essere ben 21 e dalla possibilità di giocare in Cross Play con tutte le altre piattaforme.

Alcune di queste mappe sono state create in “notturna” in maniera analoga ad alcune missioni della campagna; in questo caso i giocatori che andranno ad affrontarsi potranno scegliere a loro discrezione se utilizzare o meno i visori notturni. Questo perché utilizzandoli otterrete certamente un vantaggio tattico maggiore riuscendo a vedere meglio e ad individuare meglio i nemici, di contro però gli altri giocatori saranno in grado di vedere il laser della vostra arma e quindi risulterete più facili da localizzare. Il tutto andrà fatto anche “giocando” con gli interruttori della corrente in alcuni edifici che può portare o togliere la luce all’interno.

Modern Warfare

Innanzitutto avremo il classico livello strettamente legato al nostro personaggio il cui massimo è il 55 e che andrà a sbloccare con ogni livello un nuovo elemento di equipaggiamento. In questo modo potremo sbloccare nuove armi, consumabili da lancio e nuove kill-streak (o serie di uccisioni). Un altro sbloccabile sarà rappresentato dai Potenziamenti da Campo, ovvero abilità ricaricabili con il tempo che vi permetteranno di utilizzare casse di munizioni, ripari mobili o impulsi EMP. Una volta raggiunto il livello massimo non troveremo più il classico sistema di “Prestigi” per poter continuare a sbloccare nuove skin o altro; al suo posto ci sarà un sistema di “livelli stagionale” a sua volta collegato a delle sfide.

Inoltre ogni arma avrà un proprio sistema di punti esperienza e livelli per poterne poi sbloccare i relativi accessori che vanno da mirino a calcio, volata e così via. In aggiunta agli accessori ogni arma avrà delle specialità che possono essere sbloccare in maniera analoga agli accessori e che andranno ad aggiungere caratteristiche extra come ad esempio i proiettili perforanti o ritardare la guarigione del bersaglio colpito. Come se ciò non bastasse avremo anche la possibilità di personalizzare ulteriormente ogni nostra arma con mimetiche, adesivi e mirini. Infine sarà possibile ottenere degli “schemi” per alcune armi già dotate di accessori avanzati (attualmente solo tramite pacchetti in negozio).

Modern Warfare

Parlando invece delle modalità di gioco ne avremo di “classiche” come il deathmatch, dominio o cerca e distruggi; in aggiunta avremo la cosiddetta modalità Guerra Terrestre, la quale ricorda molto la modalità di gioco più apprezzata di Battlefield. Difatti questa modalità vede scontrarsi due team da ben 32 giocatori l’uno. Si tratta semplicemente di una modalità dominio su vasta scala con 5 bandiere da controllare. Il tutto con la possibilità di usare regole di spawn uniche e mezzi di trasporto per poter riuscire ad ottenere un vantaggio sul team nemico.

L’altra modalità nuova è lo Scontro, si tratta semplicemente di uno duello all’ultimo sangue tra due squadre da due giocatori l’una. Ogni giocatore potrà vedere la “salute complessiva” di entrambe le squadre come somma della salute dei due membri. L’equipaggiamento utilizzabile sarà deciso all’inizio di ogni round e sarà uguale per ogni giocatore; l’obiettivo sarà arrivare per primi a 5 round vinti.

Modern Warfare


Coop

Anche la modalità cooperativa bei Call of Duty è ormai diventata una consuetudine, e nel caso di questo nuovo Modern Warfare è stata divisa in una parte Suvival e nelle cosiddette Operazioni Speciali. In entrambi i casi avrete la possibilità di giocare in un team di massimo 4 giocatori e l’esperienza che otterrete per il personaggio o per le armi sarà condivisa con quella multiplayer. La prima consiste in una semplice modalità ad ondate con nemici sempre più numerosi e più forti, attualmente disponibile soltanto su PS4 mentre arriverà su PC ed Xbox One in un secondo momento. Per far fronte ad uno scontro sempre più ostico avremo la possibilità di acquistare presso determinati punti delle armi, oggetti tattici o serie di uccisioni utilizzando il denaro ottenuto con ogni nemico ucciso. La modalità sopravvivenza va a sostituire, purtroppo, una delle modalità da sempre più apprezzate della serie, ovvero la modalità Zombie.

Le Operazioni Speciali rappresentano un’estensione alla campagna principiale. Si tratta di alcune missioni da completare necessariamente con l’aiuto di una squadra ben organizzata essendo tutt’altro che semplici. Prima di cimentarci in queste missioni dovremo selezionare un “Ruolo” tra i vari presenti; ogni Ruolo consiste in un’abilità passiva ed una attiva (come corazze rinforzate per la squadra o lanciagranate). Per affrontarle al meglio sarà anche importante equipaggiare alcuni consumabili che spaziano dalla semplice, sebbene immancabile, cassa di munizioni fino alle serie di uccisioni più disparate.

Modern Warfare


Comparto Tecnico

Call of Duty Modern Warfare adotta un motore grafico del tutto nuovo rispetto a tutti i suoi predecessori. Questo riesce innanzitutto nell’intento di dare una nuova vita alla serie che era ormai diventata quasi ridondante sotto il lato grafico. Il risultato è assolutamente spettacolare persino su PlayStation 4 base, però su riesce a dare il meglio di se soprattutto su PC dove può sfruttare il Ray Tracing.

Comunque sia si tratta di una grafica eccellente sia per texture che per modelli, per non parlare poi degli effetti di luce e dei particellari, il tutto per dare un effetto molto vicino al fotorealismo. Al contempo riesce a mantenere il numero di fotogrammi al secondo pressoché inchiodato a 60 senza mai andare incontro a cali (al limite avrete qualche lieve ritardo nel caricamento delle texture in seguito ad alcuni caricamenti).

Allo stesso modo anche il comparto sonoro riesce a comportarsi egregiamente sia nel caso dei doppiaggi che in quello degli effetti, come d’altronde è sempre stato per ogni capitolo della serie. Infine non siamo quasi mai incappati in bug di alcun tipo, se non durante alcune partite nella modalità Operazioni Speciali con la conseguente impossibilità nell’utilizzare consumabili.

Inoltre questo nuovo Modern Warfare si è trascinato con sé un problema che ha da sempre afflitto la serie, ovvero lo spawn nel multiplayer non gestito in maniera corretta in alcune situazioni e che porterà voi o dei nemici ad apparire praticamente alle spalle di un nemico in seguito al respawn. Oltretutto lo spawn dei nemici non è stato gestito troppo bene anche nella modalità Operazioni Speciali, al punto che vi troverete spesso e volentieri a morire per nemici apparsi dal nulla.

Gearbox ritorna con il terzo capitolo dell’acclamata serie di Borderlands, questa volta facendo un incredibile salto di qualità rispetto ai suoi predecessori sotto molteplici punti di vista! Abbiamo avuto modo di giocare Borderlands 3 approfonditamente, completando ogni suo dettaglio fino ad addentrarci nell’endgame; ecco dunque la nostra recensione completa!

Borderlands 3

Trama

In Borderlands 3 una nuova minaccia mette a rischio non solo il pianeta di Pandora, ma l’intero universo e toccherà al gruppo di “cacciatori della cripta” di turno salvare la situazione. I gemelli Troy e Tyreen Calypso (nuovi antagonisti che potrebbero dare filo da torcere persino a Vaas di Far Cry 3) hanno infatti dato vita ad un vero e proprio culto che raccoglie sotto di se tutti i banditi, predoni e psycho della galassia, i quali venerano entrambi come veri e propri Dei. Questi cosiddetti “Figli della Cripta” sono alla ricerca di una fantomatica “Grande Cripta”, ed intendono aprirla per i loro subdoli scopi.

Borderlands 3

Per riuscire a svelare il mistero della Grande Cripta ci ritroveremo ad esplorare l’intera galassia, oltre i confini dell’ormai conosciuto pianeta di Pandora, a bordo della nave spaziale Sanctuary, la quale farà anche da nostro “HUB centrale”. È così dunque che ci ritroveremo ad esplorare numerose altre cripte per svelare i misteri che celano, fino a scoprire la verità sull’oscuro passato degli Eridiani.

Grazie ad una trama profonda, ricca di colpi di scena, ma soprattutto estremamente divertente, il gioco riuscirà a mantenere alta l’attenzione del giocatore senza mai annoiare. Questo anche grazie alla complicità di personaggi vecchi e nuovi davvero unici e la presenza di missioni secondarie estremamente ben caratterizzate e differenziate che risultano essere anch’esse molto interessanti e divertenti da portare a termine tra una risata e l’altra.

Borderlands 3

Gameplay

Il gameplay di Borderlands 3 rimane sostanzialmente invariato rispetto a tutti i suoi predecessori, mantenendo tutti gli aspetti di “looter-shooter” che hanno d’altronde da sempre riscosso successo tra il pubblico. Non per questo Gearbox si è voluta risparmiare dall’implementare numerose aggiunte che sono riuscite a dare nel complesso un’ancor maggiore giocabilità ed una più vasta possibilità d’azione. Tutto ciò che si può apprezzare durante le numerose ore di gioco è dunque un miglioramento sotto ogni aspetto che non si limita alla semplice aggiunta della scivolata (che già di per se, per quanto secondario come dettaglio, aggiunge molto dinamismo) o di bossfight più uniche ed emozionanti.

Il tutto ha inizio dal primo minuto di gioco con la scelta della difficoltà e della modalità di gioco. È stata infatti aggiunta una modalità facile per tutti quelli che preferiscono godersi la trama senza troppi sforzi, ma anche la possibilità di giocare in cooperativa in modo più “semplice”. Difatti accanto alla classica modalità di gioco con loot unico per tutti i giocatori nella partita (con la classica lotta a chi riesce a prenderlo per prima) e livello dei nemici dato in base all’host, ci sarà una modalità più “amichevole” con loot disponibile per tutti e livello dei nemici diverso dalla visuale di ciascun giocatore in base al proprio livello così da avere scontri più equi.

Borderlands 3

Come di consueto dovremo innanzitutto scegliere uno tra i quattro protagonisti che ci verranno messi a disposizione; questi spaziano dai più “classici” Zeke e Amara (il soldato/agente e la sirena) fino ai due più innovativi FL4K e Moze (il cacciatore questa volta dotato di tre fedeli bestie e l’artigliera, la quale vi potrà dare l’impressione di giocare a Titanfall). Ciascuno di questi personaggi presenta ben tre abilità selezionabili a nostro piacimento, le quali fanno da base a tre “alberi delle abilità”. Al loro interno ritroviamo soprattutto abilità passive, ma anche dei veri e propri potenziamenti per le abilità!

Eccezione fatta per Zeke (il quale potrà scegliere di utilizzare due abilità per volta sacrificando, però, l’utilizzo delle granate) ogni personaggio potrà usare al massimo una abilità per volta e su di essa potranno essere applicati un massimo di due modificatori in grado di migliorarla. Molte di queste abilità sono però sostanzialmente riprese dai vecchi protagonisti come l’invisibilità di Zer0, l’attacco con i rakk di Mordecai, il clone di Doppleganger o il blocco di fase di Maya (anche se, finché la cosa funziona così bene, non è detto che sia un male).

Borderlands 3

Come ci si aspetterebbe da qualsiasi Borderlands il loot di armi ed equipaggiamento è sempre estremamente abbondante, così da “costringervi” a cambiare setup con molta frequenza (specialmente nelle fasi iniziali di gioco). La generosità del loot non è, però, solo quantitativa ma anche qualitativa; difatti ogni arma riesce ad essere unicamente stupenda grazie a statistiche di base molto variabili, modificatori e capacità uniche non sempre ben espresse nella descrizione (ma che spesso vi lasceranno a bocca aperta al pensiero della “lucida follia” che c’è alla base di chi le ha ideate).

L’endgame di Borderlands 3 merita una piccola nota a parte; una volta completato il gioco principale e le missioni secondarie, ed una volta raggiunto il level cap di 50 avremo diverse “scuse” per poter continuare a giocarci. Mettendo da parte il semplice collezionismo di tutte le stupende armi uniche di rarità massima o la possibilità di giocare online con altri giocatori (o anche in schermo condiviso) ci troveremo di fronte a tre ottime ragioni per poter continuare. La prima (e fondamentale) è lo sblocco dei cosiddetti “gradi guardiano”, i quali offrono sostanzialmente lo stesso risultato dei vecchi “gettoni duro” ma anziché essere ottenuti tramite sfide possono essere ricevuti semplicemente guadagnando esperienza.

Borderlands 3

Questi “gettoni guardiano” possono essere spesi per migliorare diverse statistiche passive come salute massima, velocità di ricarica o danno armi, ma queste sono suddivise sostanzialmente in tre differenti tipologie. Spendendo un certo numero di gettoni in una determinata tipologia sbloccheremo la possibilità di acquistare (sempre con gettoni) altre abilità extra dal relativo albero delle abilità, in grado di fornire effetti di non poco conto o anche acquistare skin uniche per il personaggio o per le armi.

Infine una volta completata la campagna principale sbloccheremo la modalità “Vero Cacciatore della Cripta”, ovvero un Nuovo Gioco + con maggiore difficoltà ma loot aumentato o, se vorremo continuare a dedicarci a missioni secondarie o esplorazione nella nostra partita principale, avremo a disposizione la cosiddetta “Modalità Caos”. Si tratta di un massimo di tre livelli di difficolta aggiuntiva che andranno sostanzialmente a potenziare tutti i nemici portando però la possibilità di trovare oggetti ad un massimo di un 500% aggiuntivo (mica male, no?)!

Borderlands 3

Longevità

Anche questo Borderlands 3 non si smentisce in termini di durata complessiva, superando tranquillamente le 40 ore di gioco per completare ogni missione principale e secondaria. Il tutto può poi aumentare considerevolmente nel caso in cui vogliate dedicarvi al gioco online o completare ogni area del gioco al 100%, addentrandovi nelle relative attività secondarie che spaziano da: cacce a creature leggendarie, fino ad eliminare ricercati per conto di Zer0 o cercare Claptrap morti per poter creare una compagna per il nostro “Claptrap di fiducia”.

Borderlands 3

Comparto Tecnico

Borderlands 3 riesce a migliorare considerevolmente anche sotto il comparto tecnico grazie a livelli di dettagli grafici decisamente superiori rispetto agli altri capitoli della serie (cosa assai più evidente su console di “fascia alta” o, meglio ancora, su PC). Lo stile in cell shading, che ha da sempre accompagnato la serie, non è mai stato così bello e ricco di dettagli; così come lo sono i nemici (estremamente più variegati rispetto al passato) e le ambientazioni dei vari pianeti. Allo stesso modo anche il comparto sonoro riesce ad arricchire considerevolmente l’esperienza di gioco, grazie a doppiaggi estremamente ben realizzati, fantastiche musiche in grado di darvi la carica nei momenti più concitati e così via.

Purtroppo l’unica nota negativa risiede nei bug che affliggono il titolo, oltre alla stabilità del framerate che, almeno su PS4 base, in alcune rare situazioni non riesce ad essere perfettamente stabile. In alcuni casi ci siamo trovati di fronte a difetti anche abbastanza consistenti che spaziano dalla semplice scomparsa dei modelli dei personaggi all’interno delle cut-scenes, fino alla perdita di linee di dialogo (nonostante si tratti di eventi abbastanza rari che abbiamo riscontrato un’unica volta in tutto il gioco). Allo stesso modo ci è capitato di perdere in un’occasione tutti gli oggetti conservati all’interno della cassaforte o di finire fuori dalla mappa di gioco in seguito ad un filmato fino ad essere costretti a ricaricare il gioco. Si tratta comunque di problemi relativamente minori (e comunque non del tutto irreparabili) rispetto all’immensità del gioco.

Trama

Cominciamo subito con il dire che Rage 2 ha alla base la classica e semplice trama da sparatutto vecchio stile: uccidi il cattivone di turno prima che conquisti il mondo intero. In questo frangente il nostro protagonista sarà Walker, un superstite dell’attacco alla città di Vineland da parte dell’Autorità. Per chi ha avuto modo di giocare al precedente capitolo non si tratterà di una fazione totalmente sconosciuta, così come sarà per il Generale Cross, antagonista principale di questo capitolo.

Per sconfiggere il Generale dovremo riesumare il “Progetto Daga” partendo alla ricerca dei suoi tre elementi cardine (anch’essi vecchie conoscenze dal primo RAGE), ovvero il Dottor Anton Kvasir, Loosum Hagar e John Marshall ed aiutarli nelle loro attività. Ci troveremo così ad affrontare la Zona Devastata e le sue numerose insidie tra clan di predoni e mutanti per riuscire ad affrontare e sconfiggere l’Autorità una volta per tutte.

Si tratta di una trama che funge semplicemente da accompagnamento a ciò che rappresenta il vero fulcro del gioco, ovvero il suo gameplay (alla stregua di quanto accade per la “lore” narrata dai numerosi database nascosti per le aree di gioco). Infatti una trama più complessa e articolata avrebbe sicuramente apportato qualcosa in più al gioco, ma al contempo ci rendiamo conto che è un titolo fatto a posta per far divertire l’utente semplicemente andando a portare morte e distruzione in giro per il mondo. Di conseguenza qualsiasi storia sarebbe passata in secondo piano: è un gioco che va goduto con leggerezza e spensieratezza!

Gameplay

Il gameplay di RAGE 2 è stato molto arricchito rispetto al precedente capitolo sotto diversi aspetti. Innanzitutto in termini di velocità ed adrenalina ricorda per molti versi quanto visto nell’ultimo DOOM (o persino quanto visto fino ad oggi per il nuovo DOOM Ethernal). La rapidità degli scontri è stata perfettamente integrata in un contesto di poteri ed abilità davvero molto profondo e, di conseguenza, non semplice da utilizzare al 100%. Per questo motivo avrete certamente bisogno di qualche ora per riuscire ad abituarvi e padroneggiare questo stile di gioco e alle numerose possibilità che vi offre.

Il fulcro di base del gioco sono i poteri nanotritici, ovvero abilità uniche sbloccabili trovando una delle “Arche” emerse. Questi spaziano da un semplice scatto direzionale o doppio salto ai più complessi come lo schianto gravitazionale (impatto al suolo in caduta) e persino una “seconda chance” in caso di morte. Il tutto, però, non si ferma qui: ciascun potere può essere migliorato in due modi diversi. Il primo è quello di potenziarli utilizzando la “Feltrite” (così da migliorarne statistiche base come la portata e il danno), il secondo è quello di integrarvi altri bonus utilizzando “Potenziamenti Nanotritici” (aggiungendo altre interessanti statistiche e passive).

Siamo però rimasti sorpresi da quanto un altro elemento di RAGE 2 cambi considerevolmente il gameplay, ovvero i “Progetti”. Si tratta di altre abilità passive e non, e differenti per ciascun personaggio. Potremo così sbloccare, tra le altre cose, la possibilità di muoverci molto più velocemente (in perfetto stile DOOM), controllare il wingstick in volo o semplicemente di ricavare molte più risorse dalle nostre attività e ricevere sconti dai mercanti.

Come già anticipato dovremo avere a che fare con tre personaggi per portare alla luce il “Progetto Daga”; per fare ciò ci troveremo a supportare le loro “attività” ad esempio ripulendo covi di banditi, trovando Arche e meteoriti o distruggendo convogli. Ciascuna di queste attività ci ricompenserà con dei punti esperienza che ci permetteranno di incrementare il livello di ciascuno di questi personaggi e, con ogni livello guadagnato riceveremo dei punti progetto da spendere per lo sblocco di nuovi progetti.

Tralasciando questo grande contorno ciò che resta è lo shooting puro e semplice, il quale risulta essere divertente già di base per la presenza di numerose bocche da fuoco, tutte con un feedback estremamente soddisfacente durante il loro utilizzo. Ciononostante anche qui il gameplay non si ferma al semplice “fare fuoco”, infatti ogni arma tra quelle disponibili (eccetto una) presenterà una “modalità di fuoco alternativa”; potremo così, ad esempio, usare il fucile a pompa nel modo classico, oppure condensare tutti i pallettoni di una salva in un colpo unico ad alto potenziale e dalla lunga gittata. Inoltre anche le armi potranno essere potenziate in modo tale da equipaggiare delle mod in grado di aumentare la velocità di ricarica, danno alle armature e così via.

Un gameplay così vario e divertente riesce estremamente bene a spezzare (se non annullare del tutto) la monotonia dovuta alla ripetitività classica dei giochi open world. Infatti l’intero mondo di gioco sarà colmo di punti di interesse da esplorare, avamposti da ripulire e “boss” da eliminare. Nell’esplorazione della vasta mappa di gioco saremo aiutati dai numerosi veicoli (e velivoli) a nostra disposizione e tra questi il veicolo di base: il Phoenix, potrà inoltre essere migliorato con nuove armi, potenziamenti alla corazza e persino un sedile eiettabile per colpire dall’alto i nostri nemici!

Longevità

Purtroppo la durata di RAGE 2 è una delle sue note dolenti (se non l’unica e vera); infatti la sola campagna principale può essere tranquillamente completata in circa 12-15 ore. Si tratta di una durata da un lato consona ad uno sparatutto, ma dall’altra un po’ meno a quella da gioco open world. Questo soprattutto se legato alla totale assenza di missioni secondarie sulle quali fare affidamento se non alcune taglie. Al contempo c’è però da tenere in considerazione che trattandosi di un gioco open world con una mappa di gioco estremamente vasta sono proprio i vari punti di interesse a fare da “missioni secondarie”. Purtroppo però questi sono differenziati tra loro unicamente sotto un punto di vista estetico e, come già detto, dal nostro approccio.

Comparto Tecnico

RAGE 2 ci mostra una grafica complessivamente di buona qualità con buone texture e stupendi effetti di luce e particellari. La parte decisamente in rilievo è la caratterizzazione e l’estetica dei vari nemici che affronteremo e dei vari luoghi che ci troveremo ad esplorare. Allo stesso modo è da sottolineare un comparto musicale davvero di ottimo livello e decisamente azzeccato. Non possiamo, infine, esimerci dal parlare dei caricamenti pressoché istantanei (appena 9 secondi per il primo caricamento del gioco su PS4 base!).

Al contempo, però, si possono notare alcuni piccoli deficit grafici in determinati punti della mappa di gioco ma si tratta comunque di cose circoscritte è che non vanno ad inficiare sul complessivo. Il doppiaggio inoltre risulta essere altalenante con alcune voci un po’ sottotono rispetto alle altre. Infine nonostante l’azione molto concitata non abbiamo notato cali di framerate gravi neanche su PS4 base se non in una sola situazione ed in due casi ci siamo trovati di fronte a dei freeze temporanei della schermata.