Gunfire Reborn è un gioco pubblicato come accesso anticipato dallo studio indipendente di Duoyi Interactive Entertainment il 28 Novembre 2020. Trattandosi di un early access vogliamo innanzitutto iniziare con il dire che questa recensione sarà riferita a quanto pubblicato e aggiunto fino ad oggi in questo titolo, il quale però ha già una roadmap programmata dal team di sviluppo per questo 2021 e che vede una release definitiva verso l’inizio dell’ultimo trimestre di quest’anno.

Gunfire Reborn si presenta dunque come un titolo che vuole unire molti generi per creare un qualcosa di unico. Lo scheletro portante del gioco è dato dalla struttura tipica dei cosiddetti Roguelite ovvero titoli caratterizzati da livelli generati casualmente e con permadeath (una volta morti si deve per forza ricominciare da capo). La morte come parte integrante del gioco è però, a differenza dei Roguelike (versione “originale” di questo genere particolare), un elemento essenziale per diventare più forti e riuscire ad avanzare sempre più nel gioco. Nel corso di ogni partita otterremo infatti una valuta di gioco, chiamata Essenza dell’anima, e che, dopo la nostra sconfitta, potremo utilizzare per sbloccare nuovi talenti così da migliorare le nostre statistiche, capacità di munizioni e tanto altro. Eventualmente potremmo anche considerare di “investire” questa valuta particolare per rianimarci una volta; questo anche perché tutti i punti di fine partita non spesi andranno persi per sempre non essendo cumulabili.

Da buon Roguelite, inoltre, ogni partita è resa diversa dalla precedente non soltanto grazie alla casualità delle mappe dei vari livelli, ma anche e soprattutto dal loot ottenuto dai nemici. Ogni avversario sconfitto avrà infatti una probabilità di lasciarci (oltre alla valuta per potenziare il nostro personaggio e monete) delle armi da poter utilizzare; per la precisione sono attualmente presenti un totale di 44 armi suddivise in 8 diverse categorie che spaziano dalle semplici pistole ad armi corpo a corpo e lanciamissili. Ogni arma è caratterizzata da alcune caratteristiche predeterminate come il danno, la probabilità di critico o la dimensione del caricatore, ma ogni oggetto avrà diverse “incisioni” le quali aggiungono diversi bonus passivi che possono fare la differenza. Esplorandole diverse aree di gioco potremo inoltre spendere l’oro accumulato nei nostri incontri con un mercante e un fabbro; il primo ci permetterà di acquistare oggetti come munizioni e armi, mentre tramite il secondo potremo potenziare le armi in nostro possesso incrementando il loro danno.

gunfire reborn

Se quanto detto sinora non dovesse bastare a soddisfare la vostra sete di varietà non temete, ci saranno le “pergamene” a soccorrervi. Questi oggetti sono indispensabili per potenziare in maniera importante il vostro personaggio e le vostre statistiche e riuscire ad avanzare nel gioco il più possibile. Si tratta di oggetti reperibili in dei forzieri che otterremo dopo aver ripulito ogni area dai nemici presenti, dopo aver completato le cosiddette stanze del tesoro (sfide ricche di nemici o di trappole da evitare), da forzieri unici che potremo aprire solo spendendo un certo quantitativo di oro o consumando un determinato quantitativo di salute, oppure ancora come loot casuale dai nemici. Le pergamene costituiscono dunque la base portante delle nostre build e alcune potrebbero anche aggiungere ottimi bonus ma al contempo malus.

La maggior parte degli oggetti descritti fino a questo punto non potranno però essere ottenuti sin dalla nostra prima partita: per sbloccare molte armi e pergamene come loot dai nemici dovremo necessariamente prima completare delle sfide. Queste ci richiederanno quasi sempre di sconfiggere un determinato numero di un tipo specifico di nemico (o sua variante elite) o di farlo in un modo particolare e risulta essere un modo eccellente di esaltare la natura Roguelite di Gunfire Reborn, rendendoci più semplice ogni partita successiva dopo aver sbloccato ad esempio una determinata arma che potremo trovare, con un po’ di fortuna, già nei primi minuti di gioco. Ogni nuovo tipo di nemico sconfitto andrà inoltre a sbloccare una relativa descrizione nel cosiddetto Logbook anche se, purtroppo, non si tratta al momento di dettagli che aggiungono lore o che ci possono suggerire punti deboli specifici.

gunfire reborn

Alle caratteristiche da Roguelite descritte fino a ora vanno inoltre ad aggiungersi altri elementi tipici di giochi di ruolo o sparatutto in prima persona. Abbiamo infatti, ad esempio, una schivata il perfetto stile Dash di DOOM (così come il sistema di shooting rapido paragonabile a un FPS Arena), armi che applicano determinati status più o meno forti contro corazze, scudi o salute normale, ma anche un roster di diversi personaggi tra cui scegliere. Si tratta allo stato attuale di quattro personaggi diversi, ciascuno caratterizzato da determinate statistiche di salute, scudo e armatura, una propria granata specifica e da un’abilità definitiva. Il primo eroe utilizzabile sin da subito è il Principe ereditario, un gatto dotato di una granata fumogena che danneggia e diminuisce la precisione dei nemici, oltre che l’abilità definitiva rappresentata da un globo che blocca i nemici colpiti sul posto infliggendo loro danno e aumentandone il danno subito. I personaggi successivi saranno sbloccati dopo aver raggiunto con i precedenti determinati livelli di Talento (cosa che vi richiederà non poco tempo).

Gunfire Reborn presenta infine una grafica molto particolare che risulta essere molto interessante nonostante la semplicità, anzi, è proprio questa semplicità a renderla tanto valida. Potremmo infatti paragonare lo stile grafico di questo gioco alla serie di Borderlands per quanto riguarda il cell shading, il tutto è però caratterizzato da un basso numero di poligoni (low poly) che rendono i modelli di tutti i personaggi, nemici e ambienti molto minimali. Ciononostante tutto è reso molto unico e ben differenziato dal resto: ogni macro area presenta i propri elementi distintivi e nemici completamente differenti dalla precedente, così come le bossfight finali di ogni livello (per le quali dovrete necessariamente essere preparati a dovere per poter sperare di avere una possibilità), tutte uniche e divertenti da giocare. Concludiamo con il dire che il titolo può essere giocato interamente in coop con un massimo di quattro amici o giocatori incontrati casualmente in matchmaking, cosa che semplifica non poco le partite e soprattutto rende il tutto molto più divertente e rigiocabile (soprattutto considerando la possibilità di scambiare oggetti e armi).

gunfire reborn

In conclusione con Gunfire Reborn ci troviamo di fronte a un gioco davvero molto ricco e valido, per il quale il team di sviluppo indipendente sembra avere grandi piani per il futuro, inclusa una versione per console e una modalità campagna principale da affiancare alla modalità Roguelite, così come nuovi oggetti, armi, boss, nemici e aree di gioco. Abbiamo inoltre un gameplay molto veloce e divertente da esplorare in ogni suo aspetto, soprattutto divertendosi a fare tutto ciò in compagnia di amici. Considerando questo e l’importanza che gli sviluppatori stanno dando all’utenza, non è una sorpresa che il gioco in pochi mesi sia riuscito a raggiungere il traguardo di un milione di copie vendute e che ci siano attualmente sulla pagina Steam un totale di oltre 30 mila recensioni positive. Per queste ragioni non possiamo che consigliare Gunfire Reborn sia ai fan dei Roguelite, ma anche a tutti quelli che vogliono provare ad approcciarsi al genere.

Gunfire Reborn si aggiorna alla versione 1.29 e, per celebrare questo nuovo update ricco di contenuti, ma soprattutto per celebrare il capodanno Lunare (del 12 Febbraio) il titolo è in sconto per un periodo limitato. Si tratta di un titolo che ha ormai riscosso un ottimo successo attraverso la piattaforma di Steam accumulando in breve tempo oltre 30 mila recensioni, di cui la quasi totalità di tipo positivo, sulla piattaforma stessa. Il gioco unisce elementi FPS ai classici dei Roguelite aggiungendovi anche un pizzico di RPG creando una formula davvero interessante e divertente, soprattutto se giocato con altri amici.

gunfire reborn

Il nuovo aggiornamento 1.29 include innanzitutto un nuovo eroe giocabile chiamato Lei Luo, il quale utilizza l’elettricità che nasce da alcuni tatuaggi presenti sul suo corpo dalla nascita per potenziare i suoi attacchi e colpire i nemici. Troviamo anche due nuove armi (un arco e una katana) che potremo ottenere casualmente dai nemici dopo aver completato la relativa sfida, ma anche nuovi talenti per potenziare il nostro personaggio nel corso di ogni run, nuovi set di livelli e ultimo, ma non per importanza, due nuove tipologie di nemici da affrontare nelle diverse aree di gioco.

Abbiamo infine una serie di bug fix e migliorie, il tutto esplorabile nel dettaglio tramite la pagina Steam dedicata a questo aggiornamento di Gunfire Reborn che potete trovare a questo link. Vi ricordiamo infine che lo sconto del 21% attualmente presente sarà disponibile solo fino al 15 Febbraio, pertanto se avete intenzione di acquistare o provare questo titolo vi consigliamo di approfittarne il prima possibile!

Lo studio di sviluppo di Duoyi Interactive Entertainment è lieto di annunciare che il suo recente titolo Gunfire Reborn ha raggiunto il totale di un milione di copie vendute sin dal suo lancio del 28 Novembre. Parliamo inoltre di numeri in continua crescita dato l’ottimo riscontro positivo ricevuto da parte del pubblico.

Gunfire reborn

Questo titolo si distingue per le grandi possibilità offerte nel corso degli scontri a fuoco che dovremo affrontare. Sarà infatti possibile utilizzare tre diversi eroi antropomorfi, ciascuno dotato di abilità uniche. Questo, unito alla natura Roguelite di Gunfire Reborn renderà ogni partita diversa portando al giocatore una sempre nuova esperienza creata casualmente. Sarà infatti possibile imbattersi in una grande varietà di nemici, trovare diversi incantesimi per aiutarci negli scontri, ma soprattutto un gran numero di armi diverse. Queste ultime, inoltre, presenteranno delle iscrizioni (anch’esse casuali) in grado di aggiungere alcuni bonus come danno aumentato, caricatori migliorati, numero di proiettili sparati e tanto altro.

Qui di seguito potete trovare i risultati ottenuti dal team di sviluppo nel corso di questi mesi, grazie anche al lavoro svolto insieme ai giocatori e alla community che si è venuta a creare attorno a Gunfire Reborn.

Gunfire reborn

Per celebrare quest’ultimo traguardo gli sviluppatori hanno in programma diversi giveaway sui loro canali social ufficiali (Facebook and Twitter). Il team vuole infine ringraziare tutti i giocatori: “Siamo grati a tutti i nostri utenti, che consideriamo come veri e propri sviluppatori di Gunfire Reborn”.

Sono inoltre in arrivo diversi aggiornamenti che andranno a migliorare il gioco sotto diversi aspetti. Oltre ai due aggiornamenti maggiori già pubblicati nel corso di questo autunno e inverno, vedremo innanzitutto arrivare un primo update con nuovi boss, armi e soprattutto un nuovo eroe!

Nella Roadmap che potete trovare qui di seguito possiamo inoltre notare altri piani futuri per nuovi contenuti come altre armi, eroi, una rivisitazione della struttura dei talenti in arrivo nel corso dell’estate di quest’anno, fino a giungere all’autunno del 2021 con la release completa del gioco. È infatti in arrivo una vera e propria modalità campagna dedicata, ma anche la pubblicazione di Gunfire Reborn su console e persino dispositivi mobile (il tutto ereditando i contenuti e il gameplay della versione PC).

Call of Duty fa il suo ritorno con il nuovo capitolo Modern Warfare, ricco di contenuti tra un’emozionante campagna ed un comparto multiplayer e coop estremamente variegato.

 

Campagna

La serie di Call of Duty con i suoi numerosissimi capitoli ha avuto modo di attraversare diverse tipologie di tematiche e di storie, nonostante nella maggior parte dei casi si trattasse della classica storia del “cattivone che vuole controllare il mondo”. Questo nuovo Modern Warfare, però, vuole mostrare qualcosa in più, qualcosa per far capire a tutti la realtà della guerra (come intuibile anche dall’avviso su contenuti sensibili che ci viene mostrato ogni volta che vorremo avviare la campagna).

Tra personaggi vecchi e nuovi conosceremo i nostri due “nuovi” protagonisti, ovvero Kyle ed Alex. Nei loro panni (e non solo) dovremo sventare la minaccia terroristica di Al-Quatala, comandata dal Lupo. Questi terroristi sembrano essere i responsabili  del furto di un’arma chimica russa estremamente pericolosa. Tra colpi di scena (specialmente sul finale), scontri spettacolari e momenti davvero unici vivremo un’avventura semplice ma che allo stesso tempo riesce a sorprendere.

Modern Warfare

Nonostante la campagna principale di Call of Duty Modern Warfare possa tranquillamente considerarsi tra le migliori della serie, purtroppo in termini di durata lascia un po’ l’amaro in bocca richiedendo complessivamente meno di 6 ore persino per riuscire ad ottenere il “trofeo di platino” (e dunque riuscire a completarla a difficoltà veterano e completarne tutti gli altri obiettivi). Nonostante ciò si tratta di un numero di ore abbastanza classico per la serie stessa e che riesce a non annoiare mai.

Questo non solo grazie agli espedienti narrativi adottati dalla trama stessa, ma anche grazie a brevi sequenze che potrebbero definirsi più “innovative”. Difatti sebbene nel gioco non ci siano novità di gameplay vere e proprie, ad eccezione della possibilità di posizionarci dietro ripari verticali o orizzontali (unica vera novità nel gameplay), avremo a che fare con delle sequenze più uniche (specialmente nel caso delle missioni in notturna) ma soprattutto realistiche come mai prima d’ora.

Modern Warfare


Multigiocatore

Il vero comparto che ha da sempre dato longevità ai capitoli della serie e che certamente farà questo anche con Call of Duty Modern Warfare è certamente quello multiplayer. Si tratta, inoltre, della porzione di gioco sulla quale gli sviluppatori hanno maggiormente incentrato l’attenzione per cercare di renderla un po’ diversa dal solito introducendo alcune interessanti nuove modalità e nuove meccaniche. Il tutto sarà corredato da una quantità davvero eccellente di mappe di gioco arrivando ad essere ben 21 e dalla possibilità di giocare in Cross Play con tutte le altre piattaforme.

Alcune di queste mappe sono state create in “notturna” in maniera analoga ad alcune missioni della campagna; in questo caso i giocatori che andranno ad affrontarsi potranno scegliere a loro discrezione se utilizzare o meno i visori notturni. Questo perché utilizzandoli otterrete certamente un vantaggio tattico maggiore riuscendo a vedere meglio e ad individuare meglio i nemici, di contro però gli altri giocatori saranno in grado di vedere il laser della vostra arma e quindi risulterete più facili da localizzare. Il tutto andrà fatto anche “giocando” con gli interruttori della corrente in alcuni edifici che può portare o togliere la luce all’interno.

Modern Warfare

Innanzitutto avremo il classico livello strettamente legato al nostro personaggio il cui massimo è il 55 e che andrà a sbloccare con ogni livello un nuovo elemento di equipaggiamento. In questo modo potremo sbloccare nuove armi, consumabili da lancio e nuove kill-streak (o serie di uccisioni). Un altro sbloccabile sarà rappresentato dai Potenziamenti da Campo, ovvero abilità ricaricabili con il tempo che vi permetteranno di utilizzare casse di munizioni, ripari mobili o impulsi EMP. Una volta raggiunto il livello massimo non troveremo più il classico sistema di “Prestigi” per poter continuare a sbloccare nuove skin o altro; al suo posto ci sarà un sistema di “livelli stagionale” a sua volta collegato a delle sfide.

Inoltre ogni arma avrà un proprio sistema di punti esperienza e livelli per poterne poi sbloccare i relativi accessori che vanno da mirino a calcio, volata e così via. In aggiunta agli accessori ogni arma avrà delle specialità che possono essere sbloccare in maniera analoga agli accessori e che andranno ad aggiungere caratteristiche extra come ad esempio i proiettili perforanti o ritardare la guarigione del bersaglio colpito. Come se ciò non bastasse avremo anche la possibilità di personalizzare ulteriormente ogni nostra arma con mimetiche, adesivi e mirini. Infine sarà possibile ottenere degli “schemi” per alcune armi già dotate di accessori avanzati (attualmente solo tramite pacchetti in negozio).

Modern Warfare

Parlando invece delle modalità di gioco ne avremo di “classiche” come il deathmatch, dominio o cerca e distruggi; in aggiunta avremo la cosiddetta modalità Guerra Terrestre, la quale ricorda molto la modalità di gioco più apprezzata di Battlefield. Difatti questa modalità vede scontrarsi due team da ben 32 giocatori l’uno. Si tratta semplicemente di una modalità dominio su vasta scala con 5 bandiere da controllare. Il tutto con la possibilità di usare regole di spawn uniche e mezzi di trasporto per poter riuscire ad ottenere un vantaggio sul team nemico.

L’altra modalità nuova è lo Scontro, si tratta semplicemente di uno duello all’ultimo sangue tra due squadre da due giocatori l’una. Ogni giocatore potrà vedere la “salute complessiva” di entrambe le squadre come somma della salute dei due membri. L’equipaggiamento utilizzabile sarà deciso all’inizio di ogni round e sarà uguale per ogni giocatore; l’obiettivo sarà arrivare per primi a 5 round vinti.

Modern Warfare


Coop

Anche la modalità cooperativa bei Call of Duty è ormai diventata una consuetudine, e nel caso di questo nuovo Modern Warfare è stata divisa in una parte Suvival e nelle cosiddette Operazioni Speciali. In entrambi i casi avrete la possibilità di giocare in un team di massimo 4 giocatori e l’esperienza che otterrete per il personaggio o per le armi sarà condivisa con quella multiplayer. La prima consiste in una semplice modalità ad ondate con nemici sempre più numerosi e più forti, attualmente disponibile soltanto su PS4 mentre arriverà su PC ed Xbox One in un secondo momento. Per far fronte ad uno scontro sempre più ostico avremo la possibilità di acquistare presso determinati punti delle armi, oggetti tattici o serie di uccisioni utilizzando il denaro ottenuto con ogni nemico ucciso. La modalità sopravvivenza va a sostituire, purtroppo, una delle modalità da sempre più apprezzate della serie, ovvero la modalità Zombie.

Le Operazioni Speciali rappresentano un’estensione alla campagna principiale. Si tratta di alcune missioni da completare necessariamente con l’aiuto di una squadra ben organizzata essendo tutt’altro che semplici. Prima di cimentarci in queste missioni dovremo selezionare un “Ruolo” tra i vari presenti; ogni Ruolo consiste in un’abilità passiva ed una attiva (come corazze rinforzate per la squadra o lanciagranate). Per affrontarle al meglio sarà anche importante equipaggiare alcuni consumabili che spaziano dalla semplice, sebbene immancabile, cassa di munizioni fino alle serie di uccisioni più disparate.

Modern Warfare


Comparto Tecnico

Call of Duty Modern Warfare adotta un motore grafico del tutto nuovo rispetto a tutti i suoi predecessori. Questo riesce innanzitutto nell’intento di dare una nuova vita alla serie che era ormai diventata quasi ridondante sotto il lato grafico. Il risultato è assolutamente spettacolare persino su PlayStation 4 base, però su riesce a dare il meglio di se soprattutto su PC dove può sfruttare il Ray Tracing.

Comunque sia si tratta di una grafica eccellente sia per texture che per modelli, per non parlare poi degli effetti di luce e dei particellari, il tutto per dare un effetto molto vicino al fotorealismo. Al contempo riesce a mantenere il numero di fotogrammi al secondo pressoché inchiodato a 60 senza mai andare incontro a cali (al limite avrete qualche lieve ritardo nel caricamento delle texture in seguito ad alcuni caricamenti).

Allo stesso modo anche il comparto sonoro riesce a comportarsi egregiamente sia nel caso dei doppiaggi che in quello degli effetti, come d’altronde è sempre stato per ogni capitolo della serie. Infine non siamo quasi mai incappati in bug di alcun tipo, se non durante alcune partite nella modalità Operazioni Speciali con la conseguente impossibilità nell’utilizzare consumabili.

Inoltre questo nuovo Modern Warfare si è trascinato con sé un problema che ha da sempre afflitto la serie, ovvero lo spawn nel multiplayer non gestito in maniera corretta in alcune situazioni e che porterà voi o dei nemici ad apparire praticamente alle spalle di un nemico in seguito al respawn. Oltretutto lo spawn dei nemici non è stato gestito troppo bene anche nella modalità Operazioni Speciali, al punto che vi troverete spesso e volentieri a morire per nemici apparsi dal nulla.

Gearbox ritorna con il terzo capitolo dell’acclamata serie di Borderlands, questa volta facendo un incredibile salto di qualità rispetto ai suoi predecessori sotto molteplici punti di vista! Abbiamo avuto modo di giocare Borderlands 3 approfonditamente, completando ogni suo dettaglio fino ad addentrarci nell’endgame; ecco dunque la nostra recensione completa!

Borderlands 3

Trama

In Borderlands 3 una nuova minaccia mette a rischio non solo il pianeta di Pandora, ma l’intero universo e toccherà al gruppo di “cacciatori della cripta” di turno salvare la situazione. I gemelli Troy e Tyreen Calypso (nuovi antagonisti che potrebbero dare filo da torcere persino a Vaas di Far Cry 3) hanno infatti dato vita ad un vero e proprio culto che raccoglie sotto di se tutti i banditi, predoni e psycho della galassia, i quali venerano entrambi come veri e propri Dei. Questi cosiddetti “Figli della Cripta” sono alla ricerca di una fantomatica “Grande Cripta”, ed intendono aprirla per i loro subdoli scopi.

Borderlands 3

Per riuscire a svelare il mistero della Grande Cripta ci ritroveremo ad esplorare l’intera galassia, oltre i confini dell’ormai conosciuto pianeta di Pandora, a bordo della nave spaziale Sanctuary, la quale farà anche da nostro “HUB centrale”. È così dunque che ci ritroveremo ad esplorare numerose altre cripte per svelare i misteri che celano, fino a scoprire la verità sull’oscuro passato degli Eridiani.

Grazie ad una trama profonda, ricca di colpi di scena, ma soprattutto estremamente divertente, il gioco riuscirà a mantenere alta l’attenzione del giocatore senza mai annoiare. Questo anche grazie alla complicità di personaggi vecchi e nuovi davvero unici e la presenza di missioni secondarie estremamente ben caratterizzate e differenziate che risultano essere anch’esse molto interessanti e divertenti da portare a termine tra una risata e l’altra.

Borderlands 3

Gameplay

Il gameplay di Borderlands 3 rimane sostanzialmente invariato rispetto a tutti i suoi predecessori, mantenendo tutti gli aspetti di “looter-shooter” che hanno d’altronde da sempre riscosso successo tra il pubblico. Non per questo Gearbox si è voluta risparmiare dall’implementare numerose aggiunte che sono riuscite a dare nel complesso un’ancor maggiore giocabilità ed una più vasta possibilità d’azione. Tutto ciò che si può apprezzare durante le numerose ore di gioco è dunque un miglioramento sotto ogni aspetto che non si limita alla semplice aggiunta della scivolata (che già di per se, per quanto secondario come dettaglio, aggiunge molto dinamismo) o di bossfight più uniche ed emozionanti.

Il tutto ha inizio dal primo minuto di gioco con la scelta della difficoltà e della modalità di gioco. È stata infatti aggiunta una modalità facile per tutti quelli che preferiscono godersi la trama senza troppi sforzi, ma anche la possibilità di giocare in cooperativa in modo più “semplice”. Difatti accanto alla classica modalità di gioco con loot unico per tutti i giocatori nella partita (con la classica lotta a chi riesce a prenderlo per prima) e livello dei nemici dato in base all’host, ci sarà una modalità più “amichevole” con loot disponibile per tutti e livello dei nemici diverso dalla visuale di ciascun giocatore in base al proprio livello così da avere scontri più equi.

Borderlands 3

Come di consueto dovremo innanzitutto scegliere uno tra i quattro protagonisti che ci verranno messi a disposizione; questi spaziano dai più “classici” Zeke e Amara (il soldato/agente e la sirena) fino ai due più innovativi FL4K e Moze (il cacciatore questa volta dotato di tre fedeli bestie e l’artigliera, la quale vi potrà dare l’impressione di giocare a Titanfall). Ciascuno di questi personaggi presenta ben tre abilità selezionabili a nostro piacimento, le quali fanno da base a tre “alberi delle abilità”. Al loro interno ritroviamo soprattutto abilità passive, ma anche dei veri e propri potenziamenti per le abilità!

Eccezione fatta per Zeke (il quale potrà scegliere di utilizzare due abilità per volta sacrificando, però, l’utilizzo delle granate) ogni personaggio potrà usare al massimo una abilità per volta e su di essa potranno essere applicati un massimo di due modificatori in grado di migliorarla. Molte di queste abilità sono però sostanzialmente riprese dai vecchi protagonisti come l’invisibilità di Zer0, l’attacco con i rakk di Mordecai, il clone di Doppleganger o il blocco di fase di Maya (anche se, finché la cosa funziona così bene, non è detto che sia un male).

Borderlands 3

Come ci si aspetterebbe da qualsiasi Borderlands il loot di armi ed equipaggiamento è sempre estremamente abbondante, così da “costringervi” a cambiare setup con molta frequenza (specialmente nelle fasi iniziali di gioco). La generosità del loot non è, però, solo quantitativa ma anche qualitativa; difatti ogni arma riesce ad essere unicamente stupenda grazie a statistiche di base molto variabili, modificatori e capacità uniche non sempre ben espresse nella descrizione (ma che spesso vi lasceranno a bocca aperta al pensiero della “lucida follia” che c’è alla base di chi le ha ideate).

L’endgame di Borderlands 3 merita una piccola nota a parte; una volta completato il gioco principale e le missioni secondarie, ed una volta raggiunto il level cap di 50 avremo diverse “scuse” per poter continuare a giocarci. Mettendo da parte il semplice collezionismo di tutte le stupende armi uniche di rarità massima o la possibilità di giocare online con altri giocatori (o anche in schermo condiviso) ci troveremo di fronte a tre ottime ragioni per poter continuare. La prima (e fondamentale) è lo sblocco dei cosiddetti “gradi guardiano”, i quali offrono sostanzialmente lo stesso risultato dei vecchi “gettoni duro” ma anziché essere ottenuti tramite sfide possono essere ricevuti semplicemente guadagnando esperienza.

Borderlands 3

Questi “gettoni guardiano” possono essere spesi per migliorare diverse statistiche passive come salute massima, velocità di ricarica o danno armi, ma queste sono suddivise sostanzialmente in tre differenti tipologie. Spendendo un certo numero di gettoni in una determinata tipologia sbloccheremo la possibilità di acquistare (sempre con gettoni) altre abilità extra dal relativo albero delle abilità, in grado di fornire effetti di non poco conto o anche acquistare skin uniche per il personaggio o per le armi.

Infine una volta completata la campagna principale sbloccheremo la modalità “Vero Cacciatore della Cripta”, ovvero un Nuovo Gioco + con maggiore difficoltà ma loot aumentato o, se vorremo continuare a dedicarci a missioni secondarie o esplorazione nella nostra partita principale, avremo a disposizione la cosiddetta “Modalità Caos”. Si tratta di un massimo di tre livelli di difficolta aggiuntiva che andranno sostanzialmente a potenziare tutti i nemici portando però la possibilità di trovare oggetti ad un massimo di un 500% aggiuntivo (mica male, no?)!

Borderlands 3

Longevità

Anche questo Borderlands 3 non si smentisce in termini di durata complessiva, superando tranquillamente le 40 ore di gioco per completare ogni missione principale e secondaria. Il tutto può poi aumentare considerevolmente nel caso in cui vogliate dedicarvi al gioco online o completare ogni area del gioco al 100%, addentrandovi nelle relative attività secondarie che spaziano da: cacce a creature leggendarie, fino ad eliminare ricercati per conto di Zer0 o cercare Claptrap morti per poter creare una compagna per il nostro “Claptrap di fiducia”.

Borderlands 3

Comparto Tecnico

Borderlands 3 riesce a migliorare considerevolmente anche sotto il comparto tecnico grazie a livelli di dettagli grafici decisamente superiori rispetto agli altri capitoli della serie (cosa assai più evidente su console di “fascia alta” o, meglio ancora, su PC). Lo stile in cell shading, che ha da sempre accompagnato la serie, non è mai stato così bello e ricco di dettagli; così come lo sono i nemici (estremamente più variegati rispetto al passato) e le ambientazioni dei vari pianeti. Allo stesso modo anche il comparto sonoro riesce ad arricchire considerevolmente l’esperienza di gioco, grazie a doppiaggi estremamente ben realizzati, fantastiche musiche in grado di darvi la carica nei momenti più concitati e così via.

Purtroppo l’unica nota negativa risiede nei bug che affliggono il titolo, oltre alla stabilità del framerate che, almeno su PS4 base, in alcune rare situazioni non riesce ad essere perfettamente stabile. In alcuni casi ci siamo trovati di fronte a difetti anche abbastanza consistenti che spaziano dalla semplice scomparsa dei modelli dei personaggi all’interno delle cut-scenes, fino alla perdita di linee di dialogo (nonostante si tratti di eventi abbastanza rari che abbiamo riscontrato un’unica volta in tutto il gioco). Allo stesso modo ci è capitato di perdere in un’occasione tutti gli oggetti conservati all’interno della cassaforte o di finire fuori dalla mappa di gioco in seguito ad un filmato fino ad essere costretti a ricaricare il gioco. Si tratta comunque di problemi relativamente minori (e comunque non del tutto irreparabili) rispetto all’immensità del gioco.

Trama

Cominciamo subito con il dire che Rage 2 ha alla base la classica e semplice trama da sparatutto vecchio stile: uccidi il cattivone di turno prima che conquisti il mondo intero. In questo frangente il nostro protagonista sarà Walker, un superstite dell’attacco alla città di Vineland da parte dell’Autorità. Per chi ha avuto modo di giocare al precedente capitolo non si tratterà di una fazione totalmente sconosciuta, così come sarà per il Generale Cross, antagonista principale di questo capitolo.

Per sconfiggere il Generale dovremo riesumare il “Progetto Daga” partendo alla ricerca dei suoi tre elementi cardine (anch’essi vecchie conoscenze dal primo RAGE), ovvero il Dottor Anton Kvasir, Loosum Hagar e John Marshall ed aiutarli nelle loro attività. Ci troveremo così ad affrontare la Zona Devastata e le sue numerose insidie tra clan di predoni e mutanti per riuscire ad affrontare e sconfiggere l’Autorità una volta per tutte.

Si tratta di una trama che funge semplicemente da accompagnamento a ciò che rappresenta il vero fulcro del gioco, ovvero il suo gameplay (alla stregua di quanto accade per la “lore” narrata dai numerosi database nascosti per le aree di gioco). Infatti una trama più complessa e articolata avrebbe sicuramente apportato qualcosa in più al gioco, ma al contempo ci rendiamo conto che è un titolo fatto a posta per far divertire l’utente semplicemente andando a portare morte e distruzione in giro per il mondo. Di conseguenza qualsiasi storia sarebbe passata in secondo piano: è un gioco che va goduto con leggerezza e spensieratezza!

Gameplay

Il gameplay di RAGE 2 è stato molto arricchito rispetto al precedente capitolo sotto diversi aspetti. Innanzitutto in termini di velocità ed adrenalina ricorda per molti versi quanto visto nell’ultimo DOOM (o persino quanto visto fino ad oggi per il nuovo DOOM Ethernal). La rapidità degli scontri è stata perfettamente integrata in un contesto di poteri ed abilità davvero molto profondo e, di conseguenza, non semplice da utilizzare al 100%. Per questo motivo avrete certamente bisogno di qualche ora per riuscire ad abituarvi e padroneggiare questo stile di gioco e alle numerose possibilità che vi offre.

Il fulcro di base del gioco sono i poteri nanotritici, ovvero abilità uniche sbloccabili trovando una delle “Arche” emerse. Questi spaziano da un semplice scatto direzionale o doppio salto ai più complessi come lo schianto gravitazionale (impatto al suolo in caduta) e persino una “seconda chance” in caso di morte. Il tutto, però, non si ferma qui: ciascun potere può essere migliorato in due modi diversi. Il primo è quello di potenziarli utilizzando la “Feltrite” (così da migliorarne statistiche base come la portata e il danno), il secondo è quello di integrarvi altri bonus utilizzando “Potenziamenti Nanotritici” (aggiungendo altre interessanti statistiche e passive).

Siamo però rimasti sorpresi da quanto un altro elemento di RAGE 2 cambi considerevolmente il gameplay, ovvero i “Progetti”. Si tratta di altre abilità passive e non, e differenti per ciascun personaggio. Potremo così sbloccare, tra le altre cose, la possibilità di muoverci molto più velocemente (in perfetto stile DOOM), controllare il wingstick in volo o semplicemente di ricavare molte più risorse dalle nostre attività e ricevere sconti dai mercanti.

Come già anticipato dovremo avere a che fare con tre personaggi per portare alla luce il “Progetto Daga”; per fare ciò ci troveremo a supportare le loro “attività” ad esempio ripulendo covi di banditi, trovando Arche e meteoriti o distruggendo convogli. Ciascuna di queste attività ci ricompenserà con dei punti esperienza che ci permetteranno di incrementare il livello di ciascuno di questi personaggi e, con ogni livello guadagnato riceveremo dei punti progetto da spendere per lo sblocco di nuovi progetti.

Tralasciando questo grande contorno ciò che resta è lo shooting puro e semplice, il quale risulta essere divertente già di base per la presenza di numerose bocche da fuoco, tutte con un feedback estremamente soddisfacente durante il loro utilizzo. Ciononostante anche qui il gameplay non si ferma al semplice “fare fuoco”, infatti ogni arma tra quelle disponibili (eccetto una) presenterà una “modalità di fuoco alternativa”; potremo così, ad esempio, usare il fucile a pompa nel modo classico, oppure condensare tutti i pallettoni di una salva in un colpo unico ad alto potenziale e dalla lunga gittata. Inoltre anche le armi potranno essere potenziate in modo tale da equipaggiare delle mod in grado di aumentare la velocità di ricarica, danno alle armature e così via.

Un gameplay così vario e divertente riesce estremamente bene a spezzare (se non annullare del tutto) la monotonia dovuta alla ripetitività classica dei giochi open world. Infatti l’intero mondo di gioco sarà colmo di punti di interesse da esplorare, avamposti da ripulire e “boss” da eliminare. Nell’esplorazione della vasta mappa di gioco saremo aiutati dai numerosi veicoli (e velivoli) a nostra disposizione e tra questi il veicolo di base: il Phoenix, potrà inoltre essere migliorato con nuove armi, potenziamenti alla corazza e persino un sedile eiettabile per colpire dall’alto i nostri nemici!

Longevità

Purtroppo la durata di RAGE 2 è una delle sue note dolenti (se non l’unica e vera); infatti la sola campagna principale può essere tranquillamente completata in circa 12-15 ore. Si tratta di una durata da un lato consona ad uno sparatutto, ma dall’altra un po’ meno a quella da gioco open world. Questo soprattutto se legato alla totale assenza di missioni secondarie sulle quali fare affidamento se non alcune taglie. Al contempo c’è però da tenere in considerazione che trattandosi di un gioco open world con una mappa di gioco estremamente vasta sono proprio i vari punti di interesse a fare da “missioni secondarie”. Purtroppo però questi sono differenziati tra loro unicamente sotto un punto di vista estetico e, come già detto, dal nostro approccio.

Comparto Tecnico

RAGE 2 ci mostra una grafica complessivamente di buona qualità con buone texture e stupendi effetti di luce e particellari. La parte decisamente in rilievo è la caratterizzazione e l’estetica dei vari nemici che affronteremo e dei vari luoghi che ci troveremo ad esplorare. Allo stesso modo è da sottolineare un comparto musicale davvero di ottimo livello e decisamente azzeccato. Non possiamo, infine, esimerci dal parlare dei caricamenti pressoché istantanei (appena 9 secondi per il primo caricamento del gioco su PS4 base!).

Al contempo, però, si possono notare alcuni piccoli deficit grafici in determinati punti della mappa di gioco ma si tratta comunque di cose circoscritte è che non vanno ad inficiare sul complessivo. Il doppiaggio inoltre risulta essere altalenante con alcune voci un po’ sottotono rispetto alle altre. Infine nonostante l’azione molto concitata non abbiamo notato cali di framerate gravi neanche su PS4 base se non in una sola situazione ed in due casi ci siamo trovati di fronte a dei freeze temporanei della schermata.         

Firewall Zero Hour è il nuovo titolo sviluppato per il PlayStation VR che porta finalmente dei veri scontri competitivi all’interno della realtà virtuale!

Sony ha da sempre dato un grande supporto al proprio dispositivo per la realtà virtuale, il PS VR, con periferiche aggiuntive ed un’ottima pletora di nuovi titoli con una buona cadenza. Con l’uscita di Farpoint abbiamo avuto modo di apprezzare per la prima volta il cosiddetto Aim Controller, un vero e proprio fucile da utilizzare nei titoli FPS ed ottimizzato in maniera egregia per quest’ultimo titolo.

Già in Farpoint veniva introdotta per la prima volta la possibilità di effettuare match competitivi, nonostante si trattasse di semplici partite 1vs1 con alcune piccole particolarità. Ciononostante s’intravedevano grandi potenzialità per il Playstation VR e per il suo controller di mira; queste potenzialità sono adesso sfruttate pienamente in questo nuovo titolo competitivo intitolato Firewall Zero Hour!

Prima di iniziare a parlare di questo gioco, però, ci teniamo a precisare che esiste anche la possibilità di giocarci utilizzando il semplice controller Dualshock ma, ovviamente, con quest’ultimo la mobilità ed il livello d’immersione ne risentiranno parecchio.

Firewall Zero Hour è un titolo interamente competitivo e giocabile unicamente in multiplayer online (l’unica modalità “offline” è il tutorial o scontri contro bot) che unisce meccaniche già viste in simulativi come Rainbow Six Siege alle potenzialità della VR. Difatti i match, o come denominati in gioco: “contratti”, saranno delle partite 4vs4 in cui un team attaccante dovrà trovare dei firewall da analizzare per poter scoprire la posizione d’un terminale che dovranno hackerare per vincere; di contro il team di difensori dovrà cercare di eliminare o bloccare la squadra avversaria fino allo scadere del tempo.

Prima dell’inizio della partita sarà possibile selezionare un mercenario tra quelli disponibili, ciascuno dei quali sarà dotato di un bonus passivo tra cui potrete scegliere (che si tratti di portare una granata extra o di avere una resistenza maggiore alle esplosioni), ed un secondo bonus dopo aver superato il livello quattro e sbloccato così la personalizzazione.

Con la personalizzazione si apre anche la possibilità di creare classi customizzate da zero, poiché di base avremo a disposizione tre classi standard, con la possibilità di scegliere tra un’arma principale, una secondaria (entrambe con vari accessori), e due elementi di supporto tattico come granate, mine, fumogene e così via.

Tutti questi elementi di personalizzazione potranno essere sbloccati solo dopo aver raggiunto il livello necessario per poi acquistarli con i crediti di gioco, ottenuti alla fine di ogni partita (assieme ad un certo quantitativo di esperienza).

Come già detto, Firewall Zero Hour è uno sparatutto competitivo tattico, ma il vero tatticismo non risiede tanto in elementi come cariche da irruzione, una mappa consultabile unicamente tramite un display posto sul polso del vostro alter ego o le numerose opzioni offerte dalle mappe, quanto maggiormente dal fatto che trattandosi di un titolo VR potremo sfruttare il casco ed il fucile per sbirciare dietro gli angoli, fare fuoco senza esporci fisicamente e dare segnali con dei movimenti ai nostri compagni. Il tutto riesce a funzionare egregiamente dando un feeling estremamente realistico ed immersivo!

Come mappe giocabili ne troviamo un’eccellente varietà, con ben otto mappe presenti, tutte ben distinte tra loro ed estese sia orizzontalmente che verticalmente e ricche di dettagli, così da fornire un gran numero di possibilità d’azione sia per gli attaccanti che per i difensori.

Il tutto è condito con un ottimo livello tecnico per gli standard attuali del PS VR, con l’unica pecca d’avere alcuni poligoni non modellati alla perfezione, ma nulla di grave considerando tutto nel complesso.

Infine da segnalare qualche piccolo problema legato alla gestione dei server e delle partite, questo perché durante un match in caso di abbandono da parte dell’host tutti i giocatori si ritroveranno espulsi. Ci auguriamo che in futuro vengano aggiunte altre modalità e che Firewall Zero Hour riceva il supporto che merita, soprattutto in considerazione del fatto che attualmente è un titolo che risulta essere unico nel suo genere grazie all’Aim Controller ed il miglior titolo FPS multigiocatore competitivo per VR.

[embedyt] https://www.youtube.com/watch?v=E_ExUDt0e0E[/embedyt]

Downward Spiral: Horus Station è il punto di partenza per lo studio 3rd Eye che ha creato un’esperienza per la realtà virtuale ancora un po’ grezza. Interessante la possibilità di provare a muoversi a gravità zero, peccato per il gameplay da rivedere.

In Downward Spiral: Horus Station, il giocatore si ritrova proiettato all’interno di una stazione spaziale che appare completamente abbandonata dal suo equipaggio. Il giocatore dovrà quindi muoversi in totale assenza di gravità all’interno della stazione spaziale per riuscire non solo a riattivarla, ma anche per scoprire cos’è successo al resto dell’equipaggio. Il tutto con una narrazione veramente sottotono (alcuni potrebbero definirla persino inesistente). L’esplorazione è basata sulla risoluzione di enigmi alquanto semplici: infatti si tratta spesso di trovare qualche scheda o delle batterie.

 

Nella stazione il giocatore non sarà da solo; ad accoglierlo troverà alcuni robot fluttuanti. In caso di sconfitta, si ripartirà da una delle tante camere di rigenerazione sparse in giro, mentre per procedere dovrà prima eliminare i nemici rimasti ancora in vita. Compito piuttosto semplice considerando che per i nemici non vi è respawn e che, dunque, saranno via via in inferiorità numerica.

L’esperienza di gioco si rivela senz’altro più apprezzabile attraverso l’utilizzo dei visori per la realtà aumentata. Provandolo infatti anche utilizzando mouse, tastiera e schermo del pc le sessioni di gioco in single player si sono rivelate meno coinvolgenti. Tuttavia Downward Spiral: Horus Station offre oltre all’avventura in solitaria, offre anche altre modalità di gioco come la modalità co-op e deathmatch, tutte rigorosamente in assenza di gravità… anche in questo caso però il divertimento è legato all’utilizzo dei visori.

Downward Spiral: Horus Station ci è sembrato quindi ancora parecchio grezzo, mostrando criticità un po’ su tutti i fronti, a partire dalla narrazione poco interessante. Vi consigliamo quindi di attendere che sia scontato e di giocarlo esclusivamente se dotati di un visore per la realtà aumentata.

Arriva da oltreoceano una notizia che potrebbe condizionare pesantemente il mercato videoludico nei prossimi  anni. EA ha annunciato infatti il raggiungimento di un accordo per l’acquisizione di Respawn Entertainment, lo studio di sviluppatori indipendenti che hanno il franchising Titanfall.

Respawn porta a EA il talento che lo studio ha saputo dimostrare con Titanfall e Titanfall 2, due dei titoli più apprezzati tra gli shooter negli ultimi cinque anni. L’acquisizione si basa su una partnership tra Respawn e EA, con diversi progetti che sarebbero già in fase di sviluppo. In particolare sono stati menzionati: un nuovo titolo nel franchise Titanfall, un gioco creato nell’universo Star Wars ™ e un’esperienza di gioco VR.

“Abbiamo visto in prima persona il calibro di classe mondiale di Respawn come uno studio di sviluppo con incredibile visione, talento profondo e una mentalità creativa ispiratrice”, ha dichiarato Andrew Wilson, CEO di Electronic Arts. “Il nostro partenariato di lunga data è fondato nel desiderio condiviso di spingerci sempre più in là e di offrire nuove esperienze straordinarie e innovative per i giocatori di tutto il mondo. Insieme abbiamo realizzato il franchise Titanfall, e ora con il team Respawn che si unisce a EA, abbiamo piani emozionanti per realizzare cose ancora più sorprendenti in futuro “.

“Quando abbiamo fondato Respawn, avevamo l’obiettivo di creare uno studio con alcuni dei migliori talenti del settore ed arrivare ad essere tra i migliori sviluppatori di giochi innovativi”, ha dichiarato Vince Zampella, CEO di Respawn Entertainment. “Abbiamo sentito che è arrivato il momento di unire le forze con un leader del settore che porta le risorse e il supporto di cui abbiamo bisogno per un successo a lungo termine, pur mantenendo la nostra cultura e la libertà creativa. EA è stato un ottimo partner nel corso degli anni con Titanfall e Titanfall 2 e siamo entusiasti di unire i nostri punti di forza. Questo è un grande passo per Respawn, EA e i nostri giocatori”.

Respawn si unirà all’organizzazione WorldAway Studios di EA, un collettivo creativo globale. In base all’accordo, EA pagherà 151 milioni di dollari in contanti e fino a 164 milioni di dollari in azioni, in forma di azioni riservate ai dipendenti. Inoltre, EA potrà essere tenuta a pagare un corrispettivo in denaro variabile aggiuntivo in funzione del raggiungimento di determinati obiettivi di performance relativi allo sviluppo dei futuri titoli, fino alla fine del  2022. L’importo supplementare è fissato ad un massimo di 140 milioni di dollari.

Si prevede che la transazione si chiuderà entro la fine del 2017 o subito dopo.

Titanfall 2, sin dall’annuncio del primo capitolo si erano viste delle grandi potenzialità nell’idea della Respawn Entertainment; saranno riusciti, nel secondo capitolo, a sviluppare e migliorare quest’idea?

La risposta è si, il nuovo Titanfall riesce più che perfettamente ad emergere dal comune mercato arrivando a scontrarsi con i più “anziani” colossi del mondo FPS.

Il tema FPS futuristico che ha tanto “annoiato” i fan della serie Call of Duty (e che infatti hanno mosso pesanti critiche al nuovo Infinite Warfare) risulta essere in questo titolo una strategia vincente, soprattutto per la ventata d’aria fresca portata dalle sue caratteristiche distintive unite ad un gameplay molto veloce e vario.

Cominciamo subito con il dire che con la conversione da esclusiva Microsoft a videogioco per tutte le piattaforme gli sviluppatori hanno ascoltato le richieste dei fan del precedente capitolo aggiungendo anche una modalità campagna per giocatore singolo a questo nuovo capitolo, che però non sarà argomento di questa recensione; qui infatti tratteremo esclusivamente della modalità multiplayer di Titanfall 2.

Innanzitutto la più grande particolarità di questo gioco è la presenza dei Titan, robot enormi che potremo utilizzare una volta riempita una barra presente nell’angolo inferiore sinistro dello schermo (con il passare del tempo o soprattutto eseguendo uccisioni); il loro utilizzo sarà di vitale importanza per determinare le sorti della battaglia. Potremo scegliere tra 6 diversi Titan, ciascuno con abilità e armi uniche, infatti, ogni Titan sarà dotato di un’arma principale, 3 abilità speciali alle quali va aggiunta una dalle potenzialità devastanti: il nucleo; quest’ultima potrà essere utilizzata riempiendo la stessa barra usata per chiamare i Titan con le stesse modalità indicate precedentemente.

I Titan tra cui potremo scegliere sono:

  • ION, specializzato nell’uso di attacchi energetici come laser o uno scudo difensivo in grado di rimandare indietro i proiettili che lo colpiscono;
  • SCORCH, la cui fonte principale di attacco e difesa è il fuoco;
  • NORTHSTAR, un robot-cecchino in grado di volare e lanciare missili contro i nemici;
  • TONE, improntato sulla distruzione dei nemici usando missili guidati;
  • LEGION, tank dei 6, dotato di molta salute e specializzato nell’uso di armi balistiche;
  • RONIN, rapido ed evasivo, dotato di una spada che può utilizzare nel corpo a corpo.

Sarà possibile inoltre personalizzare questi Titan con diverse colorazioni ma soprattutto scegliendo tra 3 slot di abilità passive, una che riguarda l’arma o le abilità semplici (ad esempio colpi dell’arma che rimbalzano o la possibilità di usare 2 volte un’abilità), una che riguarda il Titanfall, ovvero la caduta del nostro robot (scegliere tra uno schieramento più rapido ma senza difese o uno più lento ma che comprende uno scudo protettivo), e l’altra che riguarda il robot direttamente (potrà ad esempio essere in grado di fare danni maggiori, schivare più volte, o, una volta che la sua salute si sarà ridotta al minimo, attivare un’autodistruzione con esplosione nucleare).

Durante una partita potremo scegliere, inoltre, se manovrare personalmente il nostro colosso o se lasciarlo nelle mani dell’IA (cosa valida solo in alcune circostanze).

Il nostro pilota sarà quello con più alto grado di personalizzazione, potremo, infatti, cambiare il suo colore, gli accessori per le armi, le granate e le abilità. Anche in questo caso avremo ben 3 slot di abilità passive più una che definirà il nostro stile di gioco: diventare invisibili per breve periodo (non totalmente agli occhi degli altri piloti ma in maniera completa agli occhi di un Titan), lanciare un kunai in grado di rilevare i nemici nel suo raggio di azione o usare un rampino che ci permetterà di raggiungere zone normalmente inaccessibili e avvicinarsi rapidamente ad un Titan saranno solo alcune di queste abilità in grado di rendere il gameplay estremamente vario.

In aggiunta a ciò potremo anche selezionare un’abilità speciale (simile alle kill streak dei COD) riempendo in parte la stessa barra utilizzata per richiamare il Titan, ad esempio piazzare torrette, robot che inseguono i nemici ed esplodono nei loro paraggi, o avere un boost a velocità o danni.

Come di consueto potremo portare con noi 2 armi ed anche la scelta di queste sarà condizionata da come decideremo di affrontare le partite; in generale le armi non sono numerosissime ma abbastanza varie e sarà consigliabile portare con noi un’arma principale e come secondaria una in grado di danneggiare i Titan, come ad esempio un lanciamissili o un cannone laser. Ebbene si, potrà capitare che un pilota si trovi di fronte un Titan e a questo punto le scelte possibili saranno due: scappare o cercare di danneggiarlo il più possibile; i piloti non saranno dunque totalmente sprovveduti e senza possibilità in uno scontro con uno di questi giganti (anche se le speranze di sopravvivenza non sono molto alte).

Oltre ad usare le armi si potrà danneggiare un Titan anche “cavalcandolo”, ovvero saltandogli su potremo rimuovere la sua batteria togliendogli un discreto quantitativo di salute e quella stessa batteria potrà inoltre essere utilizzata per curare i Titan alleati o anche il nostro. Per contrastare ciò il robot sarà in grado di usare una nube elettrica capace di uccidere in pochi secondi i piloti nei paraggi, ma anche di interrompere i sistemi di puntamento dei Titan nemici.

Il gioco presenta numerose modalità multigiocatore (8 per la precisione) e tra queste spicca la modalità “Logoramento”, che consiste in un 6 vs 6 con l’aggiunta di soldati controllati dall’IA e che con il progredire della partita passeranno dall’essere semplici soldati, a soldati robotici fino a spawnare (nelle ultime fasi della partita) dei robot di taglia media in grado di fare danni abbastanza considerevoli anche ai Titan; l’uccisione di piloti, soldati, robot e Titan nemici darà dei punti alla nostra squadra e vince la squadra che raggiunge prima i 450 punti o quella che allo scadere del tempo avrà più punti.

A questo punto il match non si concluderà, ma bensì la squadra perdente dovrà cercare di evacuare a bordo di una navicella per cercare di guadagnare punti extra, ma questa sarà una fase senza respawn. Questa piccola aggiunta al gameplay può sembrare superflua ma è davvero divertente perché aggiunge quel qualcosa in più ad un semplice scontro.

Altre modalità presenti variano, ad esempio, dal normale cattura la bandiera alla conquista, una modalità sopravvivenza ma a bordo dei Titan, un deathmatch senza la possibilità di usare i Titan e persino una modalità “Colosseo” 1 vs 1.

Dal punto di vista del comparto tecnico c’è poco da dire, la grafica è senza dubbio ben fatta così come anche i poligoni e le hitbox; i server sono abbastanza stabili anche se personalmente sono capitato in alcune partite con lag estremamente evidenti, ma ciò è ridotto a casi sporadici.