Mortal Shell è un Action RPG facente parte del sottogenere dei Souls-Like; è stato pubblicato il 18 Agosto da Playstack e sviluppato da Cold Symmetry per PlayStation 4, Xbox One e PC.

La serie dei Souls ha dato inizio ad un vero e proprio nuovo sottogenere degli Action RPG: i Souls-like. Dato il successo riscosso da questi titoli non c’è da sorprendersi su quanto questo stile di gioco sia stato ripreso da più sviluppatori e reinventato sotto i più disparati aspetti. Abbiamo visto, ad esempio, la nascita dell’intetessante Remnant: From The Ashes (tra sezioni di gioco e boss randomici, oltre all’utilizzo più spinto delle armi da fuoco), la serie di The Surge (tra esoscheletri e giganteschi robot) e di Code Vein (dallo stile e comparto narrativo molto “anime style”).

Oggi torniamo ancora una volta a parlare di questo genere per l’uscita del nuovo Mortal Shell. Si tratta di un titolo definibile come indie, essendo il titolo di lancio di Cold Symmetry, studio di sviluppo di dimensioni ridotte (appena 15) ma composti da veterani nella creazione di giochi. Ciononostante il team ha deciso di cimentarsi direttamente nella creazione di questo ambizioso progetto e di creare un nuovo souls-like ricco di elementi che lo contraddistinguono da altri titoli dello stesso tipo.

Mortal shell

Trama

Sappiamo bene che di norma i souls-like non presentano una vera e propria trama complessa ed articolata che spinge il nostro protagonista ad avanzare nella sua avventura; piuttosto siamo stati abituati ad una lore (anche molto complessa) che viene arricchita di dettagli nel corso del gioco svelandoci diversi retroscena del mondo e delle diverse ambientazioni. Questi ci vengono dati non soltanto dai dialoghi con i diversi NPC o da documenti scritti, ma anche dalla semplice (ed apparentemente trascurabile) descrizione di un oggetto. Mortal Shell in questo non fa eccezione, anzi, forse ha voluto spingersi troppo in là

La nostra avventura avrà infatti inizio nei panni di una curiosa creatura albina, della quale inizialmente non conosceremo nulla: né uno scopo né l’origine. Mossi dunque dal semplice senso di scoperta finiremo per viaggiare (dopo un breve tutorial) nelle oscure terre di Fallgrim, dove incontreremo i nostri primi NPC ed alcune “tavolette di lore” per le quali l’aggettivo “criptiche” sarebbe riduttivo. In compenso grazie a questi primi personaggi secondari otterremo un obiettivo da completare, così come un soprannome: “Foundling” (che può essere tradotto in “Trovatello”).

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Da qui potremo poi cominciare ad esplorare i territori circostanti alla ricerca di tre Templi che celano delle importanti reliquie. Ogni area di gioco avrà delle iscrizioni che dovrebbero risultare utili alla lore ma purtroppo, come già detto in precedenza, queste risultano essere fin troppo criptiche lasciando inevitabilmente molti punti in sospeso. La situazione non viene poi migliorata dalle descrizioni degli oggetti (anche in questo caso molto criptiche), nonostante queste vengano raccolte in un comodo compendio.

La parte meglio narrata è quella relativa agli involucri che il nostro protagonista è in grado di controllare; il loro passato ci viene infatti spiegato attraverso alcuni ricordi ottenibili potenziando ciascuno di essi (processo che vi spiegheremo meglio nella parte dedicata al gameplay). Tralasciando questa componente, il resto genera inevitabilmente confusione nell’utente e, per quanto egli possa cercare di collegare i punti con l’immaginazione, rimangono comunque alcune mancanze. Tutta la componente narrativa sarebbe dunque potuta essere gestita in maniera più completa e precisa, senza lasciare troppo all’immaginazione sfruttando, ad esempio, un meccanismo più simile ai ricordi degli involucri.

Mortal shell

Gameplay

Giunge in soccorso della narrazione il gameplay di Mortal Shell: troviamo infatti alcune idee estremamente ben riuscite, in grado di rendere questo titolo inconfondibile e unico rispetto agli altri! Partiamo dunque innanzitutto dalla fondamentale, e già citata, meccanica degli involucri. Il nostro Foundling pare infatti essere un’entità spiritica in grado di prendere il controllo dei corpi di alcuni defunti (essenziale dato che altrimenti saremo talmente vulnerabili da morire per un colpo qualsiasi); in particolare avremo la possibilità di scegliere tra quattro personaggi molto ben diversificati l’uno dall’altro proprio da un punto di vista del gameplay.

In questo titolo non sono infatti presenti statistiche da migliorare per il nostro personaggio, al contrario i quattro involucri possederanno statistiche diversificate in grado di adattarsi ai diversi stili di gioco. Avremo così due personaggi bilanciati tra salute e stamina, uno incentrato soprattutto sulla stamina e sulla rapidità ed uno fatto di salute e resistenza allo stato puro. Gli involucri sono poi contraddistinti da alcune abilità attive e passive uniche e sbloccabili grazie alla nostra “guardiana del fuoco” investendo Tar (che qui svolge il ruolo delle anime di Dark Souls) e le cosiddette Visioni (un “materiale” più raro).

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Un’altra importante statistica da tenere in considerazione nella scelta dell’involucro è la Determinazione; si tratta di una barra più o meno ampia in grado di accumulare cariche essenziali per l’esecuzione dei “parry e repost” (parate con contrattacco) o l’attivazione delle abilità delle armi. Avete capito bene, in Mortal Shell ciascuna delle quattro armi presenti in gioco (poche ma con moveset molto ben differenziato tra loro) sarà in grado di attivare due attacchi speciali unici, ma questo solo dopo che avremo trovato alcuni oggetti particolari strettamente connessi alle stesse. Tutte le armi possono poi essere potenziate così da aumentare i danni inflitti, la determinazione ottenuta da ogni colpo o il danno dei contrattacchi.

La meccanica delle parate e dei contrattacchi sarà strettamente legata, oltre alle cariche di Determinazione, anche ad un particolare oggetto (che qualcuno non prestando attenzione potrebbe anche lasciarsi sfuggire di primo acchito), ovvero il Sigillo. Si tratta di uno strumento che ci permetterà di stordire temporaneamente un nemico qualsiasi (boss inclusi) se utilizzato con un giusto tempismo. Da notare però che non tutti gli attacchi potranno essere contrastati in questo modo e infatti, in caso di attacco che non può essere bloccato, il Sigillo ce lo indicherà brillando ed emettendo un suono particolare. Avanzando nel gioco sbloccheremo un totale di quattro tipologie di contrattacco, da quello curativo di base fino ad uno più “esplosivo”.

Il nostro Foundling non sarà però totalmente inerme contro questo tipo di attacchi, avremo infatti sin da subito una vera e propria abilità salvavita, ovvero la Pietrificazione. Potremo infatti indurire in qualsiasi momento il nostro involucro o la nostra forma spiritica, diventando di fatto totalmente immuni a qualsiasi colpo subiremo in seguito. Dopo il primo colpo subito avremo anche una piccola finestra di invulnerabilità che potrebbe permetterci di resistere anche ad un secondo colpo se sferrato poco dopo il primo. La Pietrificazione sarà anche in grado di sbilanciare la maggior parte degli avversari diventando così anche molto importante nell’esecuzione di “contrattacchi” (ad esempio pietrificandoci nel bel mezzo di un attacco pesante).

Un po’ come in Sekiro, anche il nostro involucro sarà in grado di “morire due volte”; la prima volta che i nostri HP raggiungeranno lo 0 verremo infatti sbalzati al di fuori del nostro involucro. In questo stato (in cui un colpo qualsiasi potrebbe eliminarci) avremo una sorta di “seconda chance” potendo eventualmente combattere in questa forma o, meglio ancora, ritornare “al sicuro” nel nostro guscio ripristinandone totalmente la salute. Nel caso in cui dovessimo finire per perire una seconda volta dovremo ricominciare dall’ultimo checkpoint, ma con la possibilità di recuperare tutto il Tar rimasto all’interno del precedente involucro che resterà pietrificato nel punto di morte.

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Il “mistero” che avvolge l’intera trama di Mortal Shell si estende anche ad alcuni suoi elementi di gameplay. Il nostro personaggio sarà infatti totalmente ignorante rispetto al mondo che lo circonda, e questo si ripercuoterà su tutti gli oggetti presenti in gioco. Di base, infatti, non sapremo quale effetto scatenerà ciascun oggetto; per questo motivo una volta trovato un nuovo consumabile saremo costretti ad utilizzarlo “alla cieca”. In aggiunta ogni oggetto presenterà un determinato numero di utilizzo che ci consentirà di raggiungere la familiarità massima. Una volta raggiunta il suo effetto potrà aumentare di efficacia o persino cambiare totalmente (come un fungo che di base ci intossicherà, ma raggiunta la massima familiarità ci renderà immuni al veleno).

Concludendo, ogni area del mondo di gioco (formato da una zona centrale ed altre tre che da questa di diramano) presenterà una discreta varietà nei nemici presenti, così come nell’ambientazione. Questo ci costringerà a studiare l’approccio, l’arma o persino l’involucro più adatto alla situazione in modo tale da semplificare il tutto. Di miglior grado la varietà nel tipo di boss presenti in gioco, seppure il loro quantitativo possa lasciare a desiderare. Sono infatti state incluse un totale di otto bossfight e, di queste, tre sono opzionali ed uno di questi viene ripetuto per due volte.

Mortal shell

Longevità

Considerato quanto detto poc’anzi, non è un mistero che Mortal Shell presenti una durata complessiva più bassa di quanto riscontrabile in un qualsiasi capitolo della serie di Dark Souls o in altri titoli del genere. Parliamo infatti di circa 8-10 ore per completare il gioco sotto ogni suo aspetto! Una volta terminate queste avremo, come di consueto, la possibilità di avviare una nuova partita +. Purtroppo però il titolo non stimola particolarmente l’interesse del giocatore a ripetere il tutto se non per, eventualmente, cimentarsi in una sfida più ardua senza legarsi ad alcun involucro e puntare all’ottenimento del trofeo di platino. 

Comparto Tecnico

Mortal Shell presenta un comparto tecnico di tutto rispetto che tuttavia da il meglio di sé soprattutto su PC. Ciononostante il colpo d’occhio generale riesce a mantenersi ottimo anche su PlayStation 4 con un framerate inchiodato a 30 ed effetti visivi, illuminazione e modelli eccellenti. Anche le texture risultano essere di buon livello con solo poche sbavature tecniche. In modo analogo anche il comparto audio risulta essere eccellente, dai doppiaggi in lingua inglese fino agli effetti sonori e musiche; il tutto contribuisce a creare un’atmosfera decisamente unica! Fortunatamente niente di grave da segnalare neanche sotto il punto di vista di bug e glitch, se non alcuni ragdoll dei nemici che a volte “danno i numeri”.

Journey to the Savage Planet è il nuovo titolo prodotto dai Typhoon Studios, studio creato da ex dipendenti Ubisoft, EA e WB Games. Si tratta di un “Metroidvania” in prima persona ambientato in un selvaggio pianeta alieno tutto da scoprire e “tutto da ridere”.

Trama

Journey to the Savage Planet ci porta in un futuro distopico in cui la Terra è pressoché inagibile ed il futuro dell’umanità è ormai unicamente affidato alle Mega Corporazioni ed alla loro ricerca di un nuovo pianeta da colonizzare. Il nostro protagonista lavorerà non per la prima, né per la seconda o per la terza di queste “superpotenze”; invece ci ritroveremo a lavorare per la “quarta migliore compagnia di esplorazione interstellare”: la Kindred Aerospace. Il pianeta a noi affidato, chiamato AR-Y 26, deve essere esplorato allo scopo di verificarne la validità per un futuro insediamento umano nasconde però ben altre sorprese.

A discapito di quanto rilevato dalle prime scansioni, infatti, sembrerebbero esserci tracce di forme di vita intelligente e per questo il nostro compito diventerà praticamente sin da subito quello di carpire più informazioni possibili addentrandoci al contempo nei meandri di questo singolare pianeta. Il tutto senza però dimenticarci dell’importanza di scoprire e catalogare qualsiasi cosa ci si parerà di fronte durante il nostro avanzamento nella trama semplice e lineare (ma non per questo priva di qualche piccola sorpresa).

L’elemento caratteristico del titolo (e che gli dona maggior pregio), però, non è esattamente la trama in sé, quanto piuttosto il tipo di narrazione impiegata assieme allo stile comico assunto (con un bel miscuglio tra satira grottesca, giochi di parole e le più semplici e classiche battute su ogni tipo di deiezione). In Journey to the Savage Planet, infatti, ogni dettaglio è stato pensato con lo scopo di far divertire l’utente facendo in modo di non rendere mai nessun compito neanche minimamente noioso. Sarete così praticamente invogliati a scoprire ogni linea di dialogo, mail, descrizione di flora e fauna o corti pubblicitari per farvi due risate e vedere quanto il gioco ha da offrire.

Journey to the Savage Planet

Gameplay

Journey to the Savage Planet si configura all’interno del sottogenere dei cosiddetti “Metroidvania”, ovvero giochi caratterizzati da una vasta mappa più o meno interconnessa su più livelli, ma con diverse aree (segrete o utili all’avanzamento) irraggiungibili se non dopo aver recuperato determinate abilità o gadget. In particolare la nostra avventura avrà inizio avendo come unica dotazione una pratica “esca” creata con “la risorsa di sostentamento numero quattro dell’universo” e poco dopo riceveremo “lo strumento più utile per un colonizzatore”, ovvero la pistola. Pensate che in partenza non disporremo neanche del carburante sufficiente per tornare indietro!

Da questo momento in poi avanzeremo alla ricerca di risorse per poter creare nuovi gadget (come il jet-pack o un rampino) e risorse meno “uniche” per poter potenziare quelli già ottenuti, pistola compresa. Spesso, però, le possibilità di potenziare questi elementi saranno bloccate dal cosiddetto “livello ricercatore” che potremo aumentare semplicemente compiendo determinate missioni secondarie. Il tutto muovendoci all’interno di tre macro aree, più una extra, con differenti biomi e varie tipologie di flora e fauna da scansionare per completare il nostro “Kindice“.

Potremo inoltre imbatterci di frequente in diversi tipi di collezionabili, alcuni più utili (come potenziamenti per la salute o risorse per potenziare i gadget) ed altri importanti soprattutto ai fini della “lore”. Molti di questi collezionabili potrebbero essere semplicemente nascosti dietro una pianta, richiedere scontri con determinate creature, affrontare sequenze di platforming o magari semplicemente di compiere un pizzico di esplorazione in più, spesso, però, senza riuscire a capire se ciò che ci viene in mente da fare è effettivamente ciò che va fatto. Questo però sempre tenendo in conto che si tratta di un pianeta selvaggio, e come tale sa essere spietato, che sia per le varie creature che vi si annidano (molte delle quali spesso da affrontare colpendo i classici “punti deboili luminescenti”), boss inclusi, o per la semplice caduta da altezze letali.

Journey to the Savage Planet

Longevità

Veniamo adesso, purtroppo, alla nota dolente di Journey to the Savage Planet, ovvero la durata; complessivamente il gioco può essere infatti completato al 100% in poco meno di 10 ore! Questo contando però che focalizzandosi unicamente sul proseguire senza soffermarsi troppo sull’esplorazione porterà ad una drastica riduzione di queste ore (anche considerando l’esistenza di un “achievement” che richiede il completamento del gioco in meno di quattro ore, cosa fattibile anche in un’ora circa scegliendo “la via più facile”). Tutto ciò può essere aumentato considerata la possibilità di giocare in cooperativa con un amico ripercorrendo insieme l’intero gioco principale da zero, oppure invitarlo direttamente nella partita che avete già iniziato.

Journey to the Savage Planet

Comparto Tecnico

Lo stile grafico “cartoonesco” di Journey to the Savage Planet si addice perfettamente ad un gioco di questo genere e di questo tipo. Anche qualitativamente parlando si tratta di una grafica d’insieme davvero ottima, e dal framerate molto stabile, e spesso con texture molto particolari e dettagliate, specialmente nel caso della flora e fauna “scansionabile” e, quindi, sulla quale ovviamente gli sviluppatori hanno incentrato maggiormente i loro sforzi nel tentativo di caratterizzare al meglio ogni essere vivente.

Di pari livello il comparto sonoro molto dettagliato con ottime voci e doppiaggi in lingua originale, versi unici per ogni creatura e per ogni personaggio che potremo scegliere di usare (cane compreso!) ed un’ottima colonna sonora ad accompagnarci durante la nostra fantastica avventura o durante ogni scontro. Fortunatamente nonostante la grande estensione delle aree di gioco pare non ci siano bug di alcun tipo (o almeno durante la nostra run completa non abbiamo avuto modo di evidenziarne) se non alcuni problemi di compenetrazione con nemici che possono dare qualche problema in determinate occasioni.

Semplice, carino, d’impatto: Minit ha tutte le carte in regola per diventare una hit nel mondo indipendente. Nonostante una durata che si attesta sulle due ore per la prima run, che rappresenta circa il 61% del totale, il prezzo onesto e l’originalità del design lo rendono un titolo sicuramente meritevole di attenzione. Si tratta dell’ennesima prova che puntando solo sui graficoni fotorealistici non si va da nessuna parte. I videogame devono saper divertire prima d’ogni altra cosa, offrire esperienze di un certo tipo, intrattenere nel modo giusto senza inondare i giocatori di fuffa contenutistica e micro transazioni. Non serve poi molto, basta un pizzico di dedizione e onestà intellettuale. Si prenda esempio dal team di Minit e da Devolver Digital.

Atomicrops è sviluppato da Bird Bath Games e pubblicato da Raw Fury sull’Epic Games Store; si presenta come uno sparatutto isometrico fuori dagli schemi, con uno stile pixelart, una colonna sonora coinvolgente e che si sposa alla perfezione con il gameplay.

Verrete catapultati in un rogue like, dove nei panni di un agricoltore armato fino a i denti dovrete farvi strada tra pannocchie, animali mutanti e cibo avariato, al fine di proteggere il proprio raccolto. Al primo avvio verrete guidati passo passo attraverso un Tutorial, il quale vi illustrerà tutto quello che c’è da sapere. Il gioco fonde meccaniche tratte dal farming, vedendovi impegnati nella coltivazione del campo a quelle di un rogue like esplorativo.

Se da una parte avrete il compito di seminare per raccogliere i frutti, dall’altra quello di difendere il campo dalle invasioni, utilizzando un vasto arsenale a disposizione, in un gioco dove la trama fa solo da contorno.

Il gioco alterna fasi diurne e notturne dove: nella prima fase dovrete preoccuparvi del campo, nella seconda invece di difenderlo da ondate di nemici intenti a divorare il raccolto. Superata la notte verrete trasportati in paese da un elicottero e potrete potenziarvi per ciò che vi attende il giorno successivo. Al villaggio avrete anche la possibilità di spendere denaro per sacchetti di semi, armi ed oggetti utili.

Accumulando monete è possibile fare shopping sfrenato oltre che occuparsi dei desideri della propria amata, nel tentativo di conquistarla. Con il progredire del gioco sbloccherete trattori e varie abilità, ma tenete a mente che ogni 3 giorni avrete a che fare con un Boss.

Sconfiggendo il Boss di turno passerete alla stagione successiva e sbloccherete una nuova sezione nel villaggio. Proteggere il racconto per poi recarsi in città per la vendita dello stesso diventerà la vostra missione giornaliera. Come ogni rouge like avrete a che fare con numerosi nemici su schermo, sopratutto durante le ultime fasi della notte.

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Gearbox ritorna con il terzo capitolo dell’acclamata serie di Borderlands, questa volta facendo un incredibile salto di qualità rispetto ai suoi predecessori sotto molteplici punti di vista! Abbiamo avuto modo di giocare Borderlands 3 approfonditamente, completando ogni suo dettaglio fino ad addentrarci nell’endgame; ecco dunque la nostra recensione completa!

Borderlands 3

Trama

In Borderlands 3 una nuova minaccia mette a rischio non solo il pianeta di Pandora, ma l’intero universo e toccherà al gruppo di “cacciatori della cripta” di turno salvare la situazione. I gemelli Troy e Tyreen Calypso (nuovi antagonisti che potrebbero dare filo da torcere persino a Vaas di Far Cry 3) hanno infatti dato vita ad un vero e proprio culto che raccoglie sotto di se tutti i banditi, predoni e psycho della galassia, i quali venerano entrambi come veri e propri Dei. Questi cosiddetti “Figli della Cripta” sono alla ricerca di una fantomatica “Grande Cripta”, ed intendono aprirla per i loro subdoli scopi.

Borderlands 3

Per riuscire a svelare il mistero della Grande Cripta ci ritroveremo ad esplorare l’intera galassia, oltre i confini dell’ormai conosciuto pianeta di Pandora, a bordo della nave spaziale Sanctuary, la quale farà anche da nostro “HUB centrale”. È così dunque che ci ritroveremo ad esplorare numerose altre cripte per svelare i misteri che celano, fino a scoprire la verità sull’oscuro passato degli Eridiani.

Grazie ad una trama profonda, ricca di colpi di scena, ma soprattutto estremamente divertente, il gioco riuscirà a mantenere alta l’attenzione del giocatore senza mai annoiare. Questo anche grazie alla complicità di personaggi vecchi e nuovi davvero unici e la presenza di missioni secondarie estremamente ben caratterizzate e differenziate che risultano essere anch’esse molto interessanti e divertenti da portare a termine tra una risata e l’altra.

Borderlands 3

Gameplay

Il gameplay di Borderlands 3 rimane sostanzialmente invariato rispetto a tutti i suoi predecessori, mantenendo tutti gli aspetti di “looter-shooter” che hanno d’altronde da sempre riscosso successo tra il pubblico. Non per questo Gearbox si è voluta risparmiare dall’implementare numerose aggiunte che sono riuscite a dare nel complesso un’ancor maggiore giocabilità ed una più vasta possibilità d’azione. Tutto ciò che si può apprezzare durante le numerose ore di gioco è dunque un miglioramento sotto ogni aspetto che non si limita alla semplice aggiunta della scivolata (che già di per se, per quanto secondario come dettaglio, aggiunge molto dinamismo) o di bossfight più uniche ed emozionanti.

Il tutto ha inizio dal primo minuto di gioco con la scelta della difficoltà e della modalità di gioco. È stata infatti aggiunta una modalità facile per tutti quelli che preferiscono godersi la trama senza troppi sforzi, ma anche la possibilità di giocare in cooperativa in modo più “semplice”. Difatti accanto alla classica modalità di gioco con loot unico per tutti i giocatori nella partita (con la classica lotta a chi riesce a prenderlo per prima) e livello dei nemici dato in base all’host, ci sarà una modalità più “amichevole” con loot disponibile per tutti e livello dei nemici diverso dalla visuale di ciascun giocatore in base al proprio livello così da avere scontri più equi.

Borderlands 3

Come di consueto dovremo innanzitutto scegliere uno tra i quattro protagonisti che ci verranno messi a disposizione; questi spaziano dai più “classici” Zeke e Amara (il soldato/agente e la sirena) fino ai due più innovativi FL4K e Moze (il cacciatore questa volta dotato di tre fedeli bestie e l’artigliera, la quale vi potrà dare l’impressione di giocare a Titanfall). Ciascuno di questi personaggi presenta ben tre abilità selezionabili a nostro piacimento, le quali fanno da base a tre “alberi delle abilità”. Al loro interno ritroviamo soprattutto abilità passive, ma anche dei veri e propri potenziamenti per le abilità!

Eccezione fatta per Zeke (il quale potrà scegliere di utilizzare due abilità per volta sacrificando, però, l’utilizzo delle granate) ogni personaggio potrà usare al massimo una abilità per volta e su di essa potranno essere applicati un massimo di due modificatori in grado di migliorarla. Molte di queste abilità sono però sostanzialmente riprese dai vecchi protagonisti come l’invisibilità di Zer0, l’attacco con i rakk di Mordecai, il clone di Doppleganger o il blocco di fase di Maya (anche se, finché la cosa funziona così bene, non è detto che sia un male).

Borderlands 3

Come ci si aspetterebbe da qualsiasi Borderlands il loot di armi ed equipaggiamento è sempre estremamente abbondante, così da “costringervi” a cambiare setup con molta frequenza (specialmente nelle fasi iniziali di gioco). La generosità del loot non è, però, solo quantitativa ma anche qualitativa; difatti ogni arma riesce ad essere unicamente stupenda grazie a statistiche di base molto variabili, modificatori e capacità uniche non sempre ben espresse nella descrizione (ma che spesso vi lasceranno a bocca aperta al pensiero della “lucida follia” che c’è alla base di chi le ha ideate).

L’endgame di Borderlands 3 merita una piccola nota a parte; una volta completato il gioco principale e le missioni secondarie, ed una volta raggiunto il level cap di 50 avremo diverse “scuse” per poter continuare a giocarci. Mettendo da parte il semplice collezionismo di tutte le stupende armi uniche di rarità massima o la possibilità di giocare online con altri giocatori (o anche in schermo condiviso) ci troveremo di fronte a tre ottime ragioni per poter continuare. La prima (e fondamentale) è lo sblocco dei cosiddetti “gradi guardiano”, i quali offrono sostanzialmente lo stesso risultato dei vecchi “gettoni duro” ma anziché essere ottenuti tramite sfide possono essere ricevuti semplicemente guadagnando esperienza.

Borderlands 3

Questi “gettoni guardiano” possono essere spesi per migliorare diverse statistiche passive come salute massima, velocità di ricarica o danno armi, ma queste sono suddivise sostanzialmente in tre differenti tipologie. Spendendo un certo numero di gettoni in una determinata tipologia sbloccheremo la possibilità di acquistare (sempre con gettoni) altre abilità extra dal relativo albero delle abilità, in grado di fornire effetti di non poco conto o anche acquistare skin uniche per il personaggio o per le armi.

Infine una volta completata la campagna principale sbloccheremo la modalità “Vero Cacciatore della Cripta”, ovvero un Nuovo Gioco + con maggiore difficoltà ma loot aumentato o, se vorremo continuare a dedicarci a missioni secondarie o esplorazione nella nostra partita principale, avremo a disposizione la cosiddetta “Modalità Caos”. Si tratta di un massimo di tre livelli di difficolta aggiuntiva che andranno sostanzialmente a potenziare tutti i nemici portando però la possibilità di trovare oggetti ad un massimo di un 500% aggiuntivo (mica male, no?)!

Borderlands 3

Longevità

Anche questo Borderlands 3 non si smentisce in termini di durata complessiva, superando tranquillamente le 40 ore di gioco per completare ogni missione principale e secondaria. Il tutto può poi aumentare considerevolmente nel caso in cui vogliate dedicarvi al gioco online o completare ogni area del gioco al 100%, addentrandovi nelle relative attività secondarie che spaziano da: cacce a creature leggendarie, fino ad eliminare ricercati per conto di Zer0 o cercare Claptrap morti per poter creare una compagna per il nostro “Claptrap di fiducia”.

Borderlands 3

Comparto Tecnico

Borderlands 3 riesce a migliorare considerevolmente anche sotto il comparto tecnico grazie a livelli di dettagli grafici decisamente superiori rispetto agli altri capitoli della serie (cosa assai più evidente su console di “fascia alta” o, meglio ancora, su PC). Lo stile in cell shading, che ha da sempre accompagnato la serie, non è mai stato così bello e ricco di dettagli; così come lo sono i nemici (estremamente più variegati rispetto al passato) e le ambientazioni dei vari pianeti. Allo stesso modo anche il comparto sonoro riesce ad arricchire considerevolmente l’esperienza di gioco, grazie a doppiaggi estremamente ben realizzati, fantastiche musiche in grado di darvi la carica nei momenti più concitati e così via.

Purtroppo l’unica nota negativa risiede nei bug che affliggono il titolo, oltre alla stabilità del framerate che, almeno su PS4 base, in alcune rare situazioni non riesce ad essere perfettamente stabile. In alcuni casi ci siamo trovati di fronte a difetti anche abbastanza consistenti che spaziano dalla semplice scomparsa dei modelli dei personaggi all’interno delle cut-scenes, fino alla perdita di linee di dialogo (nonostante si tratti di eventi abbastanza rari che abbiamo riscontrato un’unica volta in tutto il gioco). Allo stesso modo ci è capitato di perdere in un’occasione tutti gli oggetti conservati all’interno della cassaforte o di finire fuori dalla mappa di gioco in seguito ad un filmato fino ad essere costretti a ricaricare il gioco. Si tratta comunque di problemi relativamente minori (e comunque non del tutto irreparabili) rispetto all’immensità del gioco.