Dai creatori di God Eater, gioco dal quale gli sviluppatori hanno preso più che dei semplici dettagli estetici, giunge Code Vein, un nuovo “souls-like” targato Bandai Namco e ricco di sorprese!

 

Trama

In Code Vein ci ritroveremo in una città isolata dal resto del mondo da una fitta coltre di nebbia rossa, ed al cui interno l’umanità pare essere giunta ad un vero e proprio declino in seguito agli eventi noti come “La Grande Rovina”. Ad essere precisi, però, di ciò che noi conosciamo come genere umano sono rimaste soltanto poche briciole. Al loro posto rimangono gli unici effettivamente in grado di sopravvivere, ovvero i “Redivivi”, esseri umani modificati dal cosiddetto parassita BOR e tramutati in veri e propri vampiri quasi del tutto immortali. Essi infatti per poter sopravvivere necessitano di sangue umano o, meglio ancora, delle cosiddette “gocce di sangue” in grado di placare la loro sete per mesi. Tutti coloro che cadono preda della loro stessa sete di sangue sono destinati a tramutarsi in “Corrotti”, ovvero creature mostruose ed estremamente pericolose.

Code Vein

Dopo la creazione del nostro personaggio ci risveglieremo senza ricordi accanto ad una ragazza, anch’essa senza ricordi. Saremo subito “reclutati forzatamente” da un altro gruppo di redivivi ed il nostro destino finirà per intrecciarsi con quello di molti alti personaggi. La trama di Code Vein nel particolare è molto lontana rispetto a quello che ci si aspetterebbe da un qualsiasi rappresentate dell’ormai consolidato sotto-genere dei “souls like”. Ci troviamo infatti di fronte ad una trama profonda e misteriosa, ricca di dettagli con una narrazione non del tutto lineare e non priva di colpi di scena, con personaggi anch’essi profondi e ricchi di sfaccettature. L’unica analogia resta il nostro alter ego, il quale, nonostante sia estremamente importante ai fini della trama è il classico personaggio privo di personalità e che non dialoga mai (probabilmente unica vera pecca a livello narrativo). 

Code Vein

Di fianco a tutti i dettagli riguardanti gli eventi in divenire che ci troveremo ad affrontare scopriremo numerosi dettagli sul passato (nostro e dei nostri compagni) grazie alla nostra capacità di poter rivivere i ricordi di altri redivivi. Il tutto ci porterà a svelare qualsivoglia alone di mistero, dall’origine di Redivivi e Corrotti fino ai dettagli sul “progetto QUEEN” e la nube rossa. Inoltre non mancheranno dei dettagli sulla lore nascosti nelle descrizioni dei vari equipaggiamenti presenti in gioco e persino in descrizioni visibili nelle schermate di caricamento. Il tutto risulta essere inaspettatamente interessante fino all’ultimo minuto di gioco e soprattutto degno dei migliori anime/manga prodotti!

Code Vein

Gameplay

Oltre alla base dell’ormai classico stile di gioco alla Dark Souls, Code Vein introduce alcune interessanti innovazioni e meccaniche inedite decisamente ben riuscite nel complesso. Prima tra tutti salterà all’occhio la totale assenza di statistiche durante l’aumento di livello che si limiterà, dunque, ad aumentare i livelli di salute massima, vigore e danno con le armi. In alternativa le nostre statistiche di base saranno determinate dai cosiddetti “Codici Sanguigni”, ovvero vere e proprie tipologie di sangue ottenibili da altri personaggi o recuperabili direttamente nelle varie aree di gioco. Ogni Codice Sanguigno sarà inoltre caratterizzato da diversi “Doni” che consistono in abilità attive o passive che possono anche essere sbloccate per l’utilizzo con altri Codici dopo averle equipaggiate fino ad ottenere abbastanza esperienza (o tramite sblocco diretto usando un particolare materiale).

Code Vein

Come di consueto avremo inoltre diverse categorie di armi (ad una mano, spade, martelli e asce a due mani, baionette) e nell’ambito delle stesse una più o meno marcata varietà nei moveset di base, mentre invece l’equipaggiamento viene interamente sostituito dai cosiddetti “Veli di Sangue”. Si tratta infatti di soprabiti in grado di offrire grande variabilità in termini di statistiche, così da consentire un buon numero di possibilità nella creazione delle build, principalmente distinte in attacco, difesa, doni di attacco (o ombra), di supporto (luce) e così via, allo stesso modo delle build con armi leggere o pesanti. Sia le armi che i veli di sangue potranno poi, ovviamente, essere ulteriormente potenziati così da migliorarne le statistiche di base.

Code Vein

I doni, e principalmente quelli attivi, per poter essere attivati richiederanno Icore, una risorsa preziosa che può essere ottenuta tramite appositi consumabili, colpendo i nemici con le nostre armi, oppure eseguendo l’attacco caratteristico del nostro Velo di Sangue. Allo stesso modo sarà altresì possibile eseguire attacchi critici con il Velo sfruttando i classici backstab (o attacchi alle spalle) e parata con contrattacco. Inoltre subendo attacchi o schivandoli correttamente riempiremo un’apposita barra della concentrazione, la quale ci permetterà di eseguire attacchi critici istantanei oltre a sfruttare alcuni doni… Questi ultimi tre (backstab, parry e attacco in concentrazione) saranno estremamente importanti anche perché andranno ad aumentare la riserva massima di Icore a noi disponibile fino al nostro prossimo “riposo” (e che sarà di partenza caratteristica per ogni Codice Sanguigno) ma non potranno essere eseguiti contro ogni tipo di nemico.

Code Vein

Per tutto il resto Code Vein, ed eccezion fatta per la possibilità di portare con voi un compagno durante l’avventura, riprende i classici concetti base dei souls-like con la Foschia di sangue per salire di livello e sbloccare nuovi doni e che resterà per terra in caso di una nostra sconfitta, dei vischi che si comporteranno da checkpoint e che, inoltre, andranno a mappare l’area circostante (dato che sarà presente una minimappa in alto nel nostro HUD ed eventualmente consultabile dal menu di gioco) così come faranno altri punti da “purificare” che però non saranno veri checkpoint, o alcuni nemici particolari. Allo stesso modo non mancheranno bossfight esteticamente e concettualmente molto ben concepite, nonostante alcune di queste possano risultare fin troppo semplici se deciderete di abusare dello sbilanciamento causato da alcune armi ed un compagno in particolare.

Code Vein

L’ultima piccola aggiunta a questo titolo è rappresentata dalle “Profondità”. Si tratta di veri e propri dungeon caratterizzati da una bossfight finale, i quali vanno ad aggiungere profondità e qualche ora di gioco aggiuntiva (oltre a oggetti unici e Foschia di Sangue in abbondanza). Per poter trovare questi luoghi sarà necessario recuperarne prima la relativa mappa, per poi accedervi attraverso un personaggio nella nostra Base. Queste mappe possono trovarsi sia come “drop” nelle aree di gioco, sia come vero e proprio oggetto di “quest secondaria” affidata da alcuni personaggi che compariranno nelle aree che avremo già completato (per cui fare un salto in una vecchia zona è sempre raccomandato).

Code Vein

Longevità

Code Vein non pecca di certo sotto il punto di vista della durata riuscendo a proporre una longevità degna del suo genere superando tranquillamente le 25-30 ore per completare la campagna principale in ogni suo dettaglio (considerando alcune missioni secondarie che consistono in un semplice eliminare un nemico o recuperare un oggetto). In aggiunta, però, bisogna considerare la possibilità di giocare nelle Profondità (delle quali attualmente siamo riusciti a trovare 4 mappe) così da completarne i relativi livelli ed le relative bossfight. Al tutto si può poi aggiungere la possibilità di giocare in cooperativa con altri giocatori sia nel gioco principale che all’interno delle Profondità.

Code Vein

Comparto Tecnico

Gli sviluppatori sono riusciti a migliorare molto Code Vein sotto il comparto tecnico rispetto rispetto alle precedenti versioni Beta. In particolare il titolo era precedentemente afflitto da cali di framerate anche abbastanza consistenti, mentre adesso sono stati “contenuti” in una particolare area del gioco ed in tutti i passaggi di transizione tra una zona di gioco all’altra (le quali fanno da vero e proprio caricamento per l’area in cui si sta giungendo per cui può considerarsi come “relativamente giustificata”). Per il resto, a parte qualche ritardo nel caricamento di alcune texture, il gioco si comporta molto bene su PS4 base con un ottimo livello di dettaglio e di grafica in generale; del resto non mancheranno zone in cui il colpo d’occhio iniziale potrà lasciarvi affascinati (specialmente considerando il lavoro di design di zone e nemici che vi è dietro).

Code Vein

Dal punto di vista del sonoro il titolo è semplicemente magnifico: abbiamo una colonna sonora tra le migliori prodotte ultimamente ed anche doppiaggi degni di nota (anche se solo in lingua inglese o, meglio ancora, in lingua originale giapponese). Il tutto contribuisce estremamente bene a dare “epicità” al gioco, rendere gli scontri sempre avvincenti e a dare grande enfasi ai discorsi presenti. Nulla di importante da segnalare, infine, sotto il lato di bug se non un singolo crash del gioco, che rappresenta senz’altro un’occasione rara e che può essere corretta rapidamente dal team di sviluppo.

Dopo la sequela di titoli della serie Ultimate Ninja Storm dedicati all’universo di Naruto e, vista la fine dell’opera Masashi Kishimoto, era palese chiedersi che fine avrebbe fatto la controparte digitale di un franchise tanto acclamato. A tal proposito il publisher BANDAI ha messo tutto nelle mani del team di sviluppo Soleil che, rivista la formula, rilancia il tutto con un Brawler online a tutto tondo, Naruto to Boruto: Shinobi Striker.

Naruto to Boruto: Shinobi Striker punta tutto sul multiplayer online, con un picchiaduro quattro contro quattro cooperativo. L’impostazione alla base di questo nuovo titolo dedicato all’opera di Kishimoto è la classica di un qualsiasi videogame multiplayer: crea il tuo personaggio, comprendi le basi, allenati, combatti, livella e ripeti.

Le fasi iniziali serviranno ad introdurre le diverse meccaniche ed aree di gioco così da familiarizzare con le dinamiche, a tal proposito è presente un Hub dedicato alle missioni VR (oltretutto è la zona da cui parte il tutorial), dove sarà possibile giocare anche in solitaria, affrontando missioni di vario genere e ripercorrendo (a tratti) le prodezze dei bignamini icona della saga di Naruto.

Potrete anche scegliere tra vari maestri che vi affiancheranno durante le battaglie, così da sbloccare missioni ed equipaggiamenti dedicati ai diversi personaggi.

Tralasciando le missioni VR, le modalità multiplayer principali dove i team di quattro giocatori potranno cimentarsi restano le classiche: ruba bandiera, conquista le basi e deathmach a squadre. Al concludersi d’ogni attività, online o meno, riceverete dei punti esperienza e ricompense di vario genere, utili per la progressione e la personalizzazione del proprio personaggio.

Otre alle modalità citate è presente anche il Campionato mondiale dove potrete competere dal grado D1 al grado S1 e, mentre in caso di vittoria salirete di grado, al contrario, se perderete sarete retrocessi; oltre al Campionato saranno introdotti via via una serie d’eventi al quale potrete partecipare man mano per un periodo limitato ed ottenere ricompense esclusive.

La personalizzazione di base non è molto vasta e, se all’inizio potrete scegliere solo tra stazza, volto e qualche piccola personalizzazione, salendo di livello le personalizzazioni saranno sempre più vaste ed interessanti; alcuni oggetti sbloccabili verranno forniti sotto forma di pergamene che andranno analizzate nell’apposito Hub dedicato, dove potrete altresì acquistare armi, potenziamenti, costumi e molto altro.

Per quanto concerne le modifiche all’avatar è presente una zona a se stante, dove, se in possesso dell’oggetto giusto potrete anche modificare nuovamente da zero il vostro pg; sono inoltre presenti quattro diverse tipologie d’approccio alle battaglie: vi saranno personaggi adatti all’attacco ravvicinato, altri per gli attacchi a distanza, ninja di tipo tank ed i più gracili ma importanti healer che cureranno l’intera squadra durante i combattimenti.

 

Naruto to Boruto: Shinobi Striker su PC, gira da paura, l’abbiamo giocato con un sistema equipaggiato di nVidia GeForce GTX 1080Ti in 4K a 144FPS inchiodati, questo probabilmente grazie all’uso dell’Unreal Engine combinato con la tecnica del cel-shading che, oltre a conferire un’aspetto cartoon di prim’ordine permette l’implementazione di un motore grafico decisamente leggero ed accessibile a tutti, punto di forza di qualsiasi gioco multiplayer che si rispetti; tra l’altro questo Naruto to Boruto: Shinobi Strilker è dannatamente bello da vedere, soprattutto durante gli scontri più caotici.

Qualche appunto negativo dobbiamo farlo per quanto concerne la telecamera: in alcune fasi di gioco può risultare ostica e difficile da controllare ma, nulla che non si possa padroneggiare dopo qualche partita. Molto gradita invece la possibilità di selezionare il doppiaggio tra inglese e giapponese, così da poter ascoltare le voci originali; di fatti il gioco è completamente in italiano grazie ai sottotitoli (come tutti gli anime che si rispetti d’altronde).

Naruto to Boruto: Shinobi Striker rappresenta un azzardo, che abbandona i vecchi Ninja Storm per abbracciare una formula più moderna ed accattivante, speriamo solo che nel tempo il team Soleil implementi nuove modalità di gioco, poiché, una volta raggiunto il level cap si resta sostanzialmente a corto di buone ragioni per continuare a giocare, è dunque necessario supportare il titolo post-lancio con un buon numero di contenuti affinché la magia possa durare.

Shinobi Striker è un multiplayer puro, divertente, semplice ed accessibile a tutti, che siate fan o meno di Naruto. Se la formula che ricercate è quella d’un titolo bilanciato e divertente, non rimarrete delusi. Naruto to Boruto: Shinobi Striker è disponibile per PC, PlayStation 4 ed Xbox One.

Durante la Games Week abbiamo avuto l’occasione di provare presso lo stand Bandai la loro nuova IP in uscita nel 2018: Code Vein.

Parlando di Bandai Namco non si può evitare di parlare della serie dei Souls che è riuscita, anche se con un po’ di fatica iniziale, a conquistare una grande fanbase oltre che a creare un nuovo sottogenere di videogames: parliamo dei cosiddetti Souls-like, ovvero giochi caratterizzati dall’essere action-RPG con alcuni elementi caratterizzanti ed un buon livello di difficolta. Code Vein fa proprio parte di questa categoria ma questa volta non ci saranno “cavalieri” o “cacciatori” ma Vampiri! Ci ritroveremo in un mondo distorto e distopico nel quale albergano mostri e vampiri assetati di sangue che, volendo, si potrebbe definire come formato dalla mescolanza degli universi di Dark Souls e di Bloodborne ma con un gameplay rapido e più simile a quest’ultimo. I nostri nemici saranno i Perduti (creature dall’aspetto demoniaco), burattini della Regina e sono alla continua ricerca di sangue.

Code Vein oltre a presentare alcuni elementi molto simili ai Souls (come la presenza di cure, magie utilizzabili come buff personali o per offesa, un’ampia varietà di armi utilizzabili e persino le stesse animazioni) porterà con se alcune interessanti novità. La più grande tra queste è che saremo affiancati da un alleato durante il nostro viaggio. Ovviamente ci saranno più compagni tra cui scegliere e ciascuno avrà bonus ed abilità specifiche. Il nostro fedele alleato, ad esempio, sarà in grado di rianimarci per circa tre volte se dovessimo esaurire la nostra salute, oltre ad assisterci nel combattimento. Sono presenti, poi, tante altre meccaniche di gameplay che però non abbiamo avuto modo di approfondire a pieno poiché questa versione era interamente in giapponese.

La demo di Code Vein ci ha convinto e, nonostante fosse in una fase iniziale di sviluppo (non di rado abbiamo notato lievi cali di framerate), nel complesso questo titolo pare essere riuscito ad unire i pregi di Bloodborne con quelli di Dark Souls aggiungendo anche tante piccole novità al gameplay ed una storia che pare essere narrata come in un qualsiasi videogame e non più attraverso la “lore”. Siamo senz’altro sicuri che questo sarà un gioco che farà gola a tutti gli appassionati dei Souls e con buona probabilità farà appassionare molti altri utenti a questo particolare sottogenere “di nicchia”.

 

In occasione della #MGW2017 abbiamo avuto la possibilità di provare la demo di un nuovissimo picchiaduro ambientato nell’universo di Dragon Ball: “Dragon Ball FighterZ“, che prova a cogliere il successo della serie Xenoverse per conquistare un gran numero di giocatori.

Durante la nostra prova di Dragon Ball FighterZ abbiamo potuto giocare solamente ad una delle modalità che saranno presenti nel gioco e con un roast di personaggi disponibili estremamente ridotto: la tag battle 3 vs 3.

Al netto della nostra seppur brevissima esperienza, l’impressione che ne abbiamo ricavato è che Bandai Namco con Dragon Ball FighterZ (la cui uscita è prevista per febbraio 2018 su tutte le piattaforme) abbia avuto grande coraggio, unendo le meccaniche tipiche dei vecchi picchiaduro in 2D ai combattimenti frenetici dell’Universo di Dragon Ball, tuttavia proprio questo mix apparentemente ardito si è rivelato vincente, offrendo all’utenza un prodotto che già dalla demo appare molto divertente anche senza padroneggiare appieno i comandi.

Anche per quanto riguarda la grafica, pur essendo più che evidente l’influenza della serie Super (che si ama o si odia) nelle breve scene di introduzione dei personaggi (nonché nel breve filmato introduttivo), abbiamo avuto ottime impressioni: le animazioni in 2D pur essendo limitate sono comunque in grado di rendere assolutamente il caos che solitamente regna nei manga nelle tavole che raffigurano i combattimenti; in pratica ci si trova davanti ad una vera e propria trasposizione in 2D dell’Anime.

Il sistema dei comandi è piuttosto difficile padroneggiare appieno (anche perché nella demo non era possibile accedere alla lista comandi), tuttavia è facilissimo realizzare combo devastanti per mettere in difficoltà anche i nemici più agguerriti. Nonostante qualcuno potrà  forse storcere il naso per questa sua caratteristica, questo sistema permette anche a chiunque – anche a coloro che hanno meno esperienza con giochi del genere- di divertirsi in ogni caso vivendo la sconfitta senza eccessive frustrazioni.

Aspettiamo dunque anche noi con ansia l’uscita di questo nuovo Beat’em Up di Dragon Ball, per verificare se – come crediamo- sarà, se non il migliore, il più divertente gioco a tema Dragon Ball degli ultimi anni.

Durante il nostro tour tra gli stand della #MGW2017 abbiamo avuto l’occasione di provare su PS4 il nuovo capitolo della saga Ace Combat, ovvero Ace Combat 7: Skies Unknown la cui uscita è prevista per il 2018.

Durante la nostra prova siamo stati subito catapultati nel mezzo dello scontro, e abbiamo quindi avuto pochissimo tempo a disposizione per poter prendere confidenza con i comandi. Nonostante il nostro combattimento sia durato veramente poco abbiamo potuto constatare come questo nuovo Ace Combat abbia una grafica decisamente di ottimo livello, in particolare per quanto riguarda gli effetti atmosferici e le condizioni di visibilità ridotte in caso di incontro ravvicinato con eventuali nuvole.

Il combattimento seppur frenetico non è impossibile da affrontare anche per chi prende in mano un Ace Combat per la prima volta (come il sottoscritto). I comandi infatti non sono propriamente intuitivi se non si segue un tutorial, ma è comunque possibile orientarsi sul “terreno” di scontro grazie all’ hud che permette di identificare bene i nemici oltre a mettere in evidenza i vari target di missione. Il gameplay consiste infatti in un combattimento aereo a bordo di caccia militari durante i quali avremo da svolgere alcune missioni, che consistono principalmente (ci sembra di capire) nell’abbattere determinati nemici. Uniche pecche: non abbiamo avuto modo di avere alcun tipo di anticipazione rispetto alla storia, ne alcuna missione per VR, che saranno invece previste su Playstation.

Nel complesso possiamo dire di esserci divertiti nonostante due fattori che avrebbero potuto invece compromettere la nostra esperienza: il pochissimo tempo a disposizione ed il non avere (ahimè) mai preso in mano uno dei precedenti capitoli.  Vogliamo quindi consigliare Ace Combat 7: Skies Unknow non solo agli appassionati della serie (o dei simulativi in genere) ma anche a chiunque sia alla ricerca di un gioco con cui sia possibile svagarsi anche con poco tempo a disposizione.