Abbiamo avuto modo di provare Wolfenstein II: The New Colossus e, dopo ore passate a sforacchiare nazi, siamo pronti a raccontarvi cosa ne pensiamo del viaggio di Terror Billy nei territori americani occupati.

  • Trama

Wolfenstein II: The New Colossus ha inizio qualche tempo dopo la rocambolesca conclusione del suo predecessore e, proprio come accaduto in “The New Order”, ci ritroviamo lanciati nel bel mezzo dell’azione nei panni di un B.J. Blazkowicz in piena fase di riabilitazione dopo l’incontro ravvicinato con la granata del perfido Deathshead. Basta poco, però, per rendersi conto che B.J. non è più il caro, vecchio, NaziKiller che tanto ci aveva affascinato nelle sue precedenti apparizioni: egli appare sin da subito diverso; un eroe cupo e malinconico tormentato dai fantasmi di un passato orribile e dalle terribili ferite che ne segnano corpo e anima. Solo l’ombra di ciò che era e, forse, il bozzolo di quello che è destinato a diventare.

Ma andiamo con ordine: la parte inziale di Wolfenstein II: The New Colossus è, senza ombra di dubbio alcuno, uno dei momenti videoludici più divertenti e riusciti della recentissima storia dei videogiochi. Scorrazzare per il Martello di Eva (il sottomarino “requisito” da Blazkowicz nel precedente capitolo della serie) a bordo di una sgangherata carozzina ammazzando i nazisti che lo hanno abbordato con feroci combinazioni di assalti corpo a corpo e devastanti sparatorie, muovendosi grazie a rulli e scivolando giù dalle scale in un precario equilibrio tra vita e morte, è una delle esperienze che rende questo titolo una perla del suo genere; il tentativo (riuscito) di rendere ancora più paradossale una realtà in cui l’impossibile la fa da padrone, e Hitler domina il mondo libero.

Tuttavia, neanche l’abnegazione ed il coraggio di Blazkowicz riescono ad impedirne la cattura e, del tutto inerme, il nostro eroe è costretto ad assistere alla morte di uno dei suoi più cari e vecchi amici; morte che, come le precedenti, finirà per ossessionare Terror Billy e che ne scatenerà l’ira omicida, dandogli la forza per rimettersi in piedi e ricominciare a fare strage di “porci Nazisti” (cit. B. J. Blazkowicz ). Questa volta portando la morte e la devastazione in un’America oppressa, ma mai domata, dal temibile giogo nazista. Ed è proprio in questa ambientazione distopica che si dipana il plot narrativo intessuto dagli sviluppatori di MachineGames: in un’America orridamente sfigurata dalla rovinosa sconfitta subita dal demone nazista covano le braci di una gloriosa rivoluzione; e sarà proprio B. J. Blazkowicz (a.k.a. “Terror Billy”) a soffiare su queste braci. Eroe dilaniato di un paese distrutto.

Un comparto narrativo di tutto rispetto, dunque, che però soffre di alcune piccole amnesie o, meglio, di alcuni inspiegabili cali di personalità di un Blazkowicz che, da eroe cupo e tormentato, torna ad essere spesso e volentieri (e senza motivazione apparente) l’alter ego bidimensionale cui eravamo stati abituati nei primissimi Wolfenstein. Nonostante queste pecche, però, in Wolfenstein II: The New Colossus abbondano i momenti iconici, in grado di coinvolgere anche il più smaliziato dei videogiocatori: primo fra tutti quello del confronto con il perfido padre dell’Eroe. Una narrazione fluida e convincente, dunque, in grado di comunicare il disastro umano e culturale derivato dalla dominazione Nazista: una violenta decadenza, testimoniata anche tramite un linguaggio e delle immagini crude e senza filtri.

  • Gameplay

Ma è il Gameplay di Wolfenstein II: The New Colossus ad essere il vero fiore all’occhiello della produzione Bethesda: si tratta infatti di un  FPS single-player, vecchia scuola, frenetico e divertente in cui bisogna affrontare dinamicamente ogni situazione, cerando di rimanere sempre in movimento e sparando a più non posso. Esperienza, questa, resa ancora più significativa da un Level Design di sublime qualità che permette a ciascun player di affrontare le mappe nei modi più diversi e più consoni al proprio stile di gioco.

Si può agire in maniera “stealth” oppure sparando come dei pazzi e, con l’aiuto degli “innesti” (quello che rimpicciolisce il torace o quello che aumenta la forza bruta laddove il terzo prevede un’estensione degli arti inferiori), ogni scontro diventerà un’esperienza unica. Nulla di nuovo, invece, sul fronte dei soldati Nazisti: questi rimangono gli stessi che abbiamo potuto trucidare nel capitolo precedente e, tra capitani (da eliminare subito) e truppe corazzate, bisognerà solo concentrarsi per decidere dove sparargli.

Per quanto riguarda l’arsenale di Terror Billy non vi sono importanti novità da segnalare essendo composto, come in “The New Order”, da sei armi “standard” e quattro armi “pesanti”. Tra quelle standard vanno ricordate: la pistola, il fucile, la mitraglietta, il fucile a pompa, il fucile laser e la pistola lanciagranate. Come nel precedente capitolo le armi standard potranno essere utilizzate singolarmente o in coppia e ciascuna di esse potrà essere interessata da massimo tre miglioramenti (come il silenziatore o la carica a chiodi) attivabili spendendo un punto potenziamento reperibile sulla mappa. Le armi pesanti invece potranno essere utilizzate soltanto qualora droppate dai nemici più grossi, direttamente sulla mappa.

Da segnalare l’IA dei nemici che, sommata all’elevatissimo numero di Nazi presenti nelle singole location, rendono Wolfenstein II: The New Colossus una sfida significativa già alle difficoltà meno elevate.

Decisamente meno positivo il giudizio circa la longevità del gioco che, al netto di una run sufficientemente approfondita, non riesce a superare le dodici ore di gioco.

  • Comparto Tecnico

Anche dal punto di vista tecnico Wolfenstein II: The New Colossus dice la sua: provato su Ps4 il titolo viaggia a una risoluzione nativa in Full HD mantenendo quasi costantemente i 60 fotogrammi al secondo; il tutto nonostante il copioso uso di effetti particellari e l’illuminazione degli interni, cui vanno sommate le esplosioni e gli immancabili spruzzi di sangue (marchio della serie Wolfenstein) di cui gli sviluppatori hanno fatto ampio uso. L’impatto grafico è, dunque, notevole e nonostante qualche shader fuori posto e qualche texture a bassa risoluzione i ragazzi di MachineGame non possono che essere soddisfatti del loro lavoro. Vista e considerata anche l’assenza di bug o glitch degni di nota; vera e propria rarità nelle produzioni videoludiche moderne.

Menzione particolare deve essere fatta per il comparto audio che risulta caratterizzato da particolare attenzione ai dettagli, con canzoni e musiche ottimamente realizzate ed inserite magistralmente. Ottima anche la localizzazione in italiano.

  • In Conclusione

Wolfenstein II: The New Colossus è, dunque, un titolo valido realizzato su basi di ottima qualità tecnica e narrativa che getta le basi per il glorioso epilogo della guerra di Terror Billy contro il Nazismo. Un racconto tragico e cruento di quella che è la personale Odissea di B. J. Blazkowicz per tornare alla propria Itaca (occupata da un esercito di NaziProci) e fare pulizia.