Strane figure ci osservano nel buio, pronte a catturarci e portarci nelle tenebre. Unica nostra possibilità di sopravvivenza? Naturalmente la luce!

Abbiamo parlato solo poco tempo fa (qui la nostra anteprima) dell’ambizioso lavoro dei ragazzi di Camel 101 e di quanto fosse difficile cimentarsi nella creazione di un’avventura horror ai giorni nostri. Qualche anno fa sarebbe bastato veramente poco per spaventare la gente e creare tensione, ne è prova tangibile la grande letteratura cinematografica dei film usciti intorno alla metà del secolo scorso. Oggi gli utenti sono diventati sempre più difficili ed esigenti, richiedendo quindi, a chi si lancia in un’impresa simile, uno sforzo sempre maggiore. In realtà la percezione della paura è profondamente soggettiva, quindi basterebbe toccare le giuste corde per ottenere buoni risultati (alcuni esempi i primi episodi di Paranormal Activity, Saw L’enigmista, Final Destination, ecc.). Naturalmente, anche se non necessariamente, oggi si passa per effetti speciali sempre più elaborati, sofisticati e, in poche parole, quanto più realistici possibili, concetto questo che poco si sposa con budget risicati. Eccoci quindi a Those Who Remain un gioco dalle grandi ambizioni ma dai pochi mezzi; molto poco è cambiato rispetto alla nostra prova in fase di anteprima e, alla fine dei conti, come capita molto spesso purtroppo si mostra in tutti i suoi alti e bassi. Andiamo con ordine e parliamone meglio.

IL GIOCO DEI SENSI DI COLPA

Tutto ruota intorno a Edward, un uomo che apparentemente ha tutto ciò che si può desiderare dalla vita: una bella moglie, Andrea, una dolcissima bambina e un buon lavoro. Il concetto di autorealizzazione però è profondamente soggettivo e quindi il nostro amico ha ben pensato di procurarsi anche un’amante, Diane, con la quale condividere momenti di focosa e clandestina passione. Un triangolo pericoloso, che minaccia di mandare a rotoli tutto quanto, al punto da fare sprofondare in una profonda depressione il nostro protagonista che, in un momento di maggior sconforto, decide di porre fine a tutto e fuggire dalla vita. Ma il destino è un ottimo tessitore di trame e lo fa, questa volta, grazie a una telefonata, l’ennesima, di Diane che da appuntamento al nostro in un Motel. Forse non è troppo tardi per assumere le proprie responsabilità, forse c’è ancora una possibilità di sistemare le cose, tanto vale quindi recarsi all’incontro per troncare il rapporto con Diane e ricominciare la vita di prima. Questa è in linea di massima l’introduzione narrativa al gioco di Camel 101, con il nostro Edward che si reca all’appuntamento per cercare di rimettere ordine nella propria vita. Un gioco quindi che punta parecchio sui sensi di colpa del protagonista, con continui flashback di una felice vita passata e continui interrogativi sul perché si sia arrivati a quel punto.

INIZIA IL NOSTRO VIAGGIO

Arrivati al Motel l’atmosfera è però surreale, in giro non c’è nessuno e fuori il gioco di ombre miste alla solita nebbiolina tipica dei film horror fa presagire che qualcosa di orribile sta per accadere. Ci bastano pochi movimenti in realtà per renderci conto che il danno c’è già stato. Tutte le persone, compresa Diane, sono scomparse e, una volta recataci nella stanza della nostra “amica” troviamo il tipico disordine di chi è scomparso in fretta e furia mentre il telefono suona e una strana voce ci avverte di “stare sempre nella luce”. Naturalmente ci verrà “rubata” anche la macchina e quindi ci toccherà incamminarci verso la città più vicina, Dormont, nella speranza di fare chiarezza sull’accaduto e, al contempo, di ritrovare le persone scomparse. Dal buio alcune strane figure ci osservano pronte a catturarci e a trascinarci nell’oscurità, meglio quindi darsi da fare per starne lontani durante la nostra avventura che ci vedrà cercare di risolvere alcuni enigmi ambientali per illuminare il nostro cammino passo dopo passo.

Attraverseremo strade di campagna, lunghi campi e vie di città, ci daremo da fare con generatori da attivare, porte da aprire e congegni da sbloccare mentre le strane figure ci osservano statiche nel buio. Dopo i primi passi si sbloccheranno dei varchi dimensionali che, oltre a chiarire alcuni aspetti della narrazione, principalmente grazie a immagini del nostro passato, ci permetteranno di guardare gli ambienti da una prospettiva diversa, aiutandoci a risolvere alcuni puzzle che ci impediscono di andare avanti. Ad esempio ci troveremo davanti a un’auto alla quale non potremo avvicinarci per aprire le portiere, salvo scoprire nell’altra dimensione che l’auto è avvolta quasi interamente da un’edera che dovremo estirpare (naturalmente non vi diciamo come) e poi tornare nella dimensione originaria e poterla quindi aprire. I passaggi dimensionali servono proprio a questo, rivelandosi utili ed interessanti allo stesso tempo.

È TUTTO OK? O NO ?

Da quanto detto finora quindi sembrerebbe che Those Who Remain sia una bella avventura, ottimamente studiata e in grado di intrattenere il pubblico per tutta la durata necessaria al completamento. Come se non bastasse il gioco ha dei buoni sottotitoli in italiano e supporta pienamente il controller anche se si tratta in realtà di utilizzare pochi, semplicissimi tasti. Nel nostro pad (di consueto quello di Xbox 360) abbiamo usato il tasto X per le azioni, B per lanciare gli oggetti (utile per accendere gli interruttori della luce a distanza) e Y per visualizzare gli obiettivi, oltre alle levette analogiche per gli spostamenti e i cambi di telecamera.

Tutto ok quindi? La risposta è nì perché a fronte di un’idea interessante ed ambiziosa abbiamo un gameplay lacunoso sotto diversi aspetti. Alcuni puzzle sono poco intuitivi costringendoci ad andare a tentoni sullo scenario cercando di visualizzare gli elementi interattivi e di capire poi quale fosse l’intenzione degli sviluppatori per risolvere l’enigma che abbiamo di fronte. Come se non bastasse l’eccessiva linearità della storia ci costringe a fare praticamente sempre le stesse cose con una mancanza di varietà che, a lungo andare, potrebbe anche annoiare. In realtà gli sviluppatori hanno provato ad aggiungere un po’ di mordente alla narrazione, con degli approfondimenti di storie secondarie che però raggiungono unicamente lo scopo di sminuire la storia principale e di confondere il giocatore. Magari il progetto era troppo ambizioso per il budget che gli sviluppatori avevano a disposizione, ma la sensazione è che si potesse comunque fare meglio proprio dal punto di vista strutturale.

Parlando dei cattivi le cose non cambiano: le ombre sono estremamente statiche, al punto da diventare parte dello scenario dopo un po’ e manifestando la loro pericolosità solo se siamo noi stessi ad andargli incontro. Per tutto il gioco ci basterà rimanere nella luce per non morire mai (anche perché lo sciagurato sistema di checkpoint ci obbligherebbe magari a rigiocare l’intero livello dall’inizio). Qualcosa di buono comunque c’è dal momento che il gioco alimenta comunque la nostra curiosità a proseguire, anche se gli appassionati dei giochi di avventura storceranno il naso di fronte a dei puzzle “leggermente strani” e poco coerenti con la narrazione stessa. Il comparto tecnico tutto sommato se la cava con disegni e animazioni che rispecchiano comunque l’idea di un gioco a basso costo e che, proprio per questo motivo, non ci inducono a pretendere di più.

Those Who remains

In conclusione quindi Those Who Remain è un gioco che andrebbe provato prima dell’acquisto anche perché se siete disposti a passare sopra i suoi difetti potrebbe regalarvi qualche ora di intrattenimento.

Those Who Remain è un gioco che osa, forse troppo visti i risultati finali. Il gameplay è troppo lineare e alcuni puzzle lasciano più di un dubbio riguardo coerenza e gestione, tuttavia il lavoro di Camel 101 non è da bocciare completamente. La storia iniziale è ben presentata, anche se inflazionata, e ci sono anche alcuni momenti ben realizzati. Bisogna perdonargli i difetti per apprezzarne i lati positivi però. Sicuramente qualcosa in più si poteva fare, non tanto dal punto di vista tecnico quanto della sceneggiatura, eppure c’è qualcosa che riesce lo stesso a elevarlo un gradino più su, tanto da incuriosire il giocatore. Magari provatelo prima dell’acquisto, potrebbe anche rivelarsi adatto a voi.

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