Trama

Come in ogni gioco di ruolo che si rispetti, dopo aver creato il nostro personaggio verremo introdotti al mondo di Remnant from the Ashes. Al nostro alter-ego è stato assegnato un compito molto importante: ritrovare colui che rappresenta l’ultima speranza per l’umanità ma di cui si è persa ogni traccia. Il genere umano è stato infatti decimato da una misteriosa razza, ovvero i Root (o meglio i Guar’ee) i quali restano ormai gli unici a vagare liberamente per la Terra.

Remnant

Gli ultimi punti di resistenza sopravvissuti all’invasione dei Root sono i cosiddetti Ward, strutture blindate che celano al loro interno non pochi segreti… Uno di questi Ward, più precisamente il numero tredici, farà da HUB centrale dal quale potremo partire all’esplorazione di nuove aree e persino nuovi mondi, alla ricerca di questo fantomatico “Eroe”. Ciascuno di questi mondi sarà caratterizzato da una propria lore che potremo scoprire attraverso dialoghi con NPC, note scritte e disseminate per le mappe o computer in perfetto stile Fallout.

La narrazione risulta essere più facilmente “raggiungibile” rispetto ad un qualsiasi “Souls” ma, allo stesso tempo, sotto alcuni aspetti riesce ad essere persino più intricata rispetto a quelle orchestrate da Hidetaka Myazaki, al punto da far perdere il filo logico in alcune occasioni. Ciononostante ci troviamo di fronte ad una trama ben elaborata e riccamente corredata di dettagli ed elementi interessanti.

Remnant

Gameplay

Da buon “Souls-like”, Remnant from the Ashes presenta numerose analogie coi vari esemplari del genere ed allo stesso tempo introduce numerose novità, molte delle quali in maniera eccellente ed altre con meno successo. Prima tra tutte è la presenza di armi da fuoco; sarà infatti possibile equipaggiare due armi da distanza (un fucile ed una compatta) e un’arma corpo a corpo. Data la quantità di danno inferto da alcune di queste armi e, la loro efficacia nel semplificare scontri con numerosi nemici, sempre presenti durante le bossfight, esse riescono a soppiantare con semplicità gli scontri in corpo a corpo, considerando oltretutto la limitatezza dei loro moveset.

L’idea più “geniale”, inaspettata e non direttamente presentata dal gioco, è che tutte le aree di tutti i mondi di un giocatore sono generate in maniera totalmente casuale. Se questo da un lato risulta essere un’eccellente “scusa” per migliorare la rigiocabilità del titolo e spezzarne la monotonia in co-op, dall’altro, scopre il fianco ad alcuni noiosi problemi tecnici, primo tra tutti la ripetizione abbastanza frequente degli asset, inseriti forse in modo troppo limitato considerando la vastità delle mappe.

Remnant

Dalla generazione randomica di determinate aree deriva anche la presenza o meno di determinati NPC, eventi a loro correlati, oggetti unici o persino determinati nemici base. Il mondo di gioco non è, però, l’unica cosa generata in modo randomico, ma lo sono anche buona parte delle varie bossfight. Difatti se alcune delle bossfight presenti risultano essere “standard” ai fini della trama stessa, molte altre differiranno tra un giocatore e l’altro. In questo modo avendo boss diversi i giocatori riceveranno anche drop unici differenti. Questo “problema” è stato prontamente risolto dalla community tramite una condivisione su internet di ciò che ciascuno ha a disposizione invitando altri giocatori prima di affrontare determinate bossfight o eventi.

Con i drop di questi boss (alcuni dei quali ottenibili soltanto eseguendo determinate azioni durante le battaglie) potremo creare armi uniche o delle mod per le armi da fuoco. Queste mod equipaggiabili (o nel caso di alcune armi uniche, installate in maniera fissa) ed in grado di fornire gli effetti più svariati. Dopo aver caricato l’apposita barra della mod si potrà attivare l’abilità creando zone curative o di aumento difesa, aumentare i danni con colpi infuocati, lanciare buchi neri in grado di causare un grande danno da esplosione finale e tanto altro. Le armi corpo a corpo uniche avranno, invece, solo degli effetti passivi.

Remnant

Fatto salvo per queste eccezioni, Remnant from the Ashes risulta avere caratteristiche sovrapponibili ad ogni “Souls-like” con checkpoint per effettuare spostamenti rapidi attraverso le aree o ricaricare salute e munizioni, consumabili, potenziamento di armi ed armature ed un sistema d’esperienza e punti abilità. L’unico altro elemento che fa eccezione a tutto questo è il fatto che la morte non comporta nessun malus (se non lo scaricamento della barra delle abilità delle armi), non dovremo quindi recuperare oggetti persi con la morte, far fronte a riduzione della salute o altro. Difatti l’esperienza ottenuta dalle uccisioni di nemici, boss e missioni compiute sarà semplicemente accumulata per darci punti esperienza da consumare potenziando apposite caratteristiche (molte delle quali verranno sbloccate unicamente dopo aver compiuto determinate azioni).

Infine, si potrebbe considerare atipica anche la scelta degli sviluppatori di creare delle bossfight caratterizzate ciascuna dalla presenza di nemici comuni che vi metteranno i bastoni tra le ruote nello scontro con il boss e che, in alcuni casi, rendono questi combattimenti dei veri “bullet-hell”. Allo stesso modo i nemici presenti nelle aree di gioco, e soprattutto quelli all’interno dei cosiddetti Dungeon, sono studiati per metterci di fronte, spesso e volentieri, a vere e proprie orde (tenendo anche in considerazione che tra una morte e l’altra la loro posizione potrebbe cambiare…).

Remnant

Longevità

Remnant from the Ashes mostra una durata degna del genere, con la possibilità di raggiungere anche le 20 ore di gioco per completare ogni area. Questo può, come mai prima d’oraaumentare grazie agli elementi creati in modo casuale che ne aumentano la rigiocabilità sia in solo che co-op senza cadere nel ripetitivo.

Remnant

Comparto Tecnico

Il comparto tecnico di questo titolo riesce ad essere al contempo un punto forte ed un punto debole. Se da un lato abbiamo una grafica complessivamente di buona qualità, con texture discrete ed un buon livello di dettaglio in grado di dare risalto alla caratterizzazione di ambienti e nemici, dall’altro ci troviamo di fronte ad alcuni problemi come vistosi cali di frame-rate in alcune aree o ritardi nei caricamenti dalcune texture.

Doppiaggio e localizzazione in italiano purtroppo mostrano il fianco ad altri problemi, con traduzioni che alle volte sembrano saltar fuori da un programma di traduzione automatica e voci abbastanza altalenanti. Allo stesso modo i bug non vogliono essere da meno, con freeze e crash che, anche se rari influiscono negativamente sull’esperienza di gioco, che già di per sé mette a dura prova la pazienza del giocatore. Su quest’ultimo punto, però, gli sviluppatori sono al lavoro per risolvere il tutto al più presto.

  • 75%
    Trama - 75%
  • 82%
    Gameplay - 82%
  • 80%
    Longevità - 80%
  • 70%
    Comparto Tecnico - 70%
76.8%

Summary

Gunfire Games ha dato alla luce un souls-like decisamente degno di nota, ricco di segreti da scoprire e di dettagli; purtroppo nonostante i pregi Remnant From The Ashes è afflitto da diversi problemi che penalizzano il tutto anche se non in maniera estremamente grave.

Commenti