Prey è il nuovo titolo Bethesda ed è il riarrangiamento dell’omonimo titolo prodotto nel 2006 che vi farà capire quanto possa essere terrificante lo spazio.

Storia
Morgan Yu sarà il protagonista (o LA protagonista visto che sarà possibile scegliere il sesso) della storia di Prey. Il gioco avrà inizio durante il nostro primo giorno alla TranStar, una compagnia fondata dai nostri genitori ed impiegata nello sviluppo delle Neuromod (strumenti in grado di potenziare le capacità umane, sia fisiche che mentali). Incontreremo quasi subito anche nostro fratello Alex, CEO della società, il quale ci sottoporrà a dei semplici esperimenti per verificare se siamo in grado di partire per un viaggio verso Talos 1: una stazione spaziale di ricerca all’interno della quale si svolgerà il gioco. Appena arrivati faremo conoscenza con i nostri nemici, ovvero i Typhoon, organismi alieni formati da una strana materia nera e dotati delle capacità più disparate (dal copiare l’aspetto esterno di un oggetto fino al controllare alcuni elementi), oltre a scoprire che non tutto ciò che ci circonda è effettivamente come appare.

Durante il nostro viaggio saremo costantemente accompagnati da un senso di paura e solitudine e l’istinto di sopravvivenza la farà da padrona visto che tutti i Typhoon sono pericolosi e potenzialmente letali, dal più piccolo al più grande (quelli più piccoli sono, infatti, quelli capaci di mimesi ed è proprio a causa loro che cominceremo a dubitare di tutto ciò che ci circonda portandoci a colpire compulsivamente tutti gli oggetti inanimati per evitare i “jumpscares” che causano non di rado); in particolare alcuni sono dei veri e propri Incubi.

La trama di Prey è probabilmente il vero punto forte del gioco, ricca di colpi di scena e personaggi principali e secondari, ciascuno con la sua storia da raccontare attraverso quest secondarie, scelte morali e collezionabili reperibili per tutto il mondo di gioco. Il sistema di scelte morali e karma sarà un punto focale da non sottovalutare poiché riveste un’importanza davvero inaspettata (più che in qualsiasi altro titolo Arkane Studios). Da sottolineare, inoltre, la presenza di finali multipli.

Gameplay
Dopo il fiore all’occhiello della trama passiamo al punto debole di Prey: il gameplay. Il gioco, infatti, è foriero di alcuni spunti ben fatti ed elementi variegati ma nasconde problemi abbastanza evidenti. Di base il gioco dovrebbe essere un FPS survival con tanti elementi da gioco di ruolo ma la cosa che purtroppo non funziona è il sistema di shooting e di combattimento che risultano, alle volte, a dir poco legnosi. Oltre alle fasi di esplorazione ci saranno alcune fasi di gioco a gravità 0 per spostarci rapidamente e senza pericoli da una parte all’altra della stazione oppure per scoprire altri segreti ma che finiranno per esaltare ancora di più questi problemi. All’inizio del gioco faremo la conoscenza di quella che sarà la nostra migliore amica durante tutto il nostro viaggio: la chiave inglese. Questa potrà essere usata per sferrare attacchi rapidi o caricati; il problema di fondo è che usare la chiave inglese non sarà comodissimo per via della visuale (che si muoverà per simulare un vero colpo contro un oggetto solido) associata alla velocità di movimento dei nostri nemici, rendendo il tutto abbastanza frustrante.

Oltre a quest’arma corpo a corpo avremo a disposizione diverse armi da fuoco (pistole, fucili, raggi laser ed una balestra in grado di sparare proiettili di gomma per distrarre i nemici e attivare interruttori dalla distanza). Queste armi però non saranno comodissime da usare per via della totale assenza della possibilità di mirare, anche se ben presto ci faremo il callo. Una particolare arma utilizzabile sarà il cannone Gloo, il quale spara ammassi di una sostanza collosa e che solidifica rapidamente e che potremo usare per immobilizzare e rendere più vulnerabili i Typhoon, ma anche per creare dei veri e propri tragitti sparando contro superfici non fatte di vetro. In questo modo potremo raggiungere luoghi altrimenti irraggiungibili, aggirare porte chiuse e tanto altro, così da mostrare un level design eseguito in modo magistrale ed estremamente intricato, con la possibilità di girare liberamente per le varie zone della stazione spaziale tra una missione e l’altra alla ricerca di oggetti utili alla nostra sopravvivenza.

La parte survival di Prey si mostra in un complesso sistema di crafting (in determinate aree di creazione) di munizioni, armi, kit medici e tanti altri oggetti. Il tutto associato alla possibilità di “riciclare” praticamente ogni oggetto presente su Talos 1 per creare delle sostanze elementali di base. Inoltre bisogna tener conto che il nostro inventario sarà limitato (ma comunque espandibile) e quindi saremo costretti frequentemente a fare una cernita degli oggetti da portare con noi. Pertanto, data anche la limitata disponibilità di munizioni ed oggetti (specialmente alle difficoltà più elevate), dovremo sempre cercare di risparmiare il più possibile decidendo di volta in volta se affrontare un gruppo di nemici o semplicemente aggirarli, oppure tentare un approccio stealth per eliminarli in corpo a corpo.

Il lato GDR di Prey, invece, si mostra nella possibilità di acquistare continuamente abilità diverse attraverso il consueto “skill tree” e servendosi delle Neuromod. In questo modo potremo diventare più forti così da spostare oggetti pesanti ed aprire nuovi passaggi, hackerare porte e torrette, aumentare la resistenza e tanto altro. Inoltre, dopo un certo punto del gioco, potremo cominciare ad acquisire abilità legate ai Typhoon come mimetizzarsi, eseguire attacchi elementali, teletrasportarsi o persino creare altri alieni che combatteranno per noi. Molte di queste abilità non saranno immediatamente disponibili: dovremo prima trovare un casco in grado di analizzare le diverse specie aliene, così da farci scoprire i loro punti deboli, conoscere meglio le loro abilità (sbloccandole) e altro ancora. L’acquisizione di queste abilità da un lato ci garantirà più possibilità di sopravvivenza, ma dall’altro ci renderà più simili dal punto di vista biologico ai Typhoon, al punto che le torrette automatiche inizieranno ad attaccarci rilevandoci come organismi estranei. Infine potremo trovare dei moduli per la tuta ed il casco che una volta implementati potranno assicurarci tante abilità differenti (un po’ come gli amuleti in Dishonored).

Longevità
Per essere completato il gioco può richiedere dalle 12 alle 20 ore, considerata la discreta quantità di missioni secondarie, segreti ed esplorabilità della stazione.

Grafica
La grafica di Prey è il classico stile cartoonesco al quale i ragazzi di Arkane ci hanno da sempre abituato con Dishonored. Nonostante la grafica non sia proprio eccezionale ci sono tantissimi effetti a schermo e dettagli in grado di dare quel tocco in più. Da console alcune volte ci sono lievi ritardi nel caricamento delle texture ma cali di framerate quasi assenti.

Per quanto riguarda la musica che dire.. il miglior suono che si possa sentire nello spazio è il silenzio così da rendere il tutto il più opprimente possibile con effetti sonori atti principalmente a rendere ancora più efficace l’effetto “jumpscare”. Infine durante la nostra run non abbiamo riscontrato bug evidenti o in grado di pregiudicare l’esperienza di gioco.