Dopo ben undici anni dall’uscita di Shadow of the Colossus, Fumito Ueda è tornato con un’esclusiva Ps4 dallo sviluppo molto travagliato: The Last Guardian

Trama
In The Last Guardian ci troveremo nei panni di un ragazzino che riprenderà coscienza con il corpo ricoperto di tatuaggi ed accanto ad una strana creatura piumata. Non sappiamo come sia finiti lì o perché, né tantomeno come ci sia arrivati ma sappiamo solo che vuole tornare a casa, al suo villaggio. Inizialmente la creatura si dimostrerà aggressiva nei nostri confronti ma noteremo subito che è incatenata e che ha delle lance conficcate nel corpo. Queste ultime sembrano provocarle molto dolore e pertanto ci adopereremo rapidamente a rimuoverle per poi liberarla dalle catene e a darle da mangiare dei barili (nutrimento di cui sembra andare ghiotta).

La creatura in questione è un Trico, una belva mangiauomini con zampe di gallina, ali, piume, fattezze da cane ed una lunga coda. Dopo averlo aiutato a rimettersi in sesto, noteremo che diverrà amichevole e che risponderà al richiamo del nostro alter ego virtuale, avvicinandoglisi. Dopo i primi momenti di diffidenza ci renderemo conto che Trico vorrà seguire il ragazzino tatuato e, così, inizieremo assieme ai due un lungo viaggio per scoprire dove essi si trovino, il perché della loro presenza e come vi ci siano arrivati; cercando disperatamente di tornare a casa. Durante il viaggio il legame tra i due diventerà sempre più forte creando un legame unico tra uomo ed animale così da farci affezionare tantissimo alla belva piumata.

Una trama abbastanza semplice, dunque, ma che cela qualche piccolo colpo di scena, momenti emozionanti e soprattutto una narrazione svolta egregiamente dal nostro protagonista che, ormai adulto, racconta la storia di ciò che si trovò ad affrontare.

Gameplay
Il gameplay di The Last Guardian è quanto di più semplice ci possa essere, ma al contempo perfettamente adattato al contesto del gioco. Il nostro protagonista è, come già detto, soltanto un ragazzino di una decina di anni, e pertanto appare chiaro che non potremo di certo combattere, così come durante le scalate o le schivate in rotolata non avremo mai una particolare agilità (in ragione della giovanissima età del protagonista, infatti, dopo ogni schivata inciamperemo e durante un’arrampicata saremo molto lenti in virtù dei movimenti relativamente limitati).

Il cuore pulsante del gameplay di The Last Guardian risiede però negli enigmi ambientali. Infatti, durante il nostro viaggio ci imbatteremo spesso in piccoli puzzle che dovremo necessariamente completare per poter proseguire. Questi non sono necessariamente troppo difficili ma piuttosto potrebbe essere difficile riuscire a capire il percorso da seguire. Infatti il nostro unico compito sarà sempre riuscire ad oltrepassare le zone in cui ci troveremo osservando attentamente l’ambiente circostante.

Per districarci nelle varie aree di gioco non dovremo soltanto arrampicarci, ma sarà anche necessario imparare a sfruttare Trico. Inizialmente sfrutteremo semplicemente i suoi bisogni principali come la ricerca di cibo (la creatura si nutre di barili luminescenti che troveremo un po’ ovunque e che a volte saranno strettamente necessari poiché in alcune circostanze Trico, preso dai morsi della fame, si sdraierà per terra e non si muoverà finché non gli avremo dato da mangiare). Ben presto però diverremo capaci di impartirgli degli ordini come andare in una certa direzione, saltare o rompere delle casse, e ad un certo punto della storia otterremo anche la capacità di sfruttare l’attacco a distanza di Trico sferrato dalla sua coda. Spesso poi l’unico modo per proseguire sarà salire in groppa alla creatura e cercare una strada alternativa che solo lei può compiere.

In The Last Guardian non ci sono i nemici classici ma ci capiterà spesso di imbatterci in delle armature animate che cercheranno in tutti i modi di catturarci per portarci attraverso delle porte luminose disseminate ovunque. Per contrastarle non potremo fare altro che correre e schivare cercando di raggiungere Trico, che è l’unico in grado di danneggiarle fino a distruggerle (anche se alle armature che Trico atterrerà potremo staccare la testa). Dopo il combattimento dovremo sempre controllare se il nostro enorme animaletto domestico è stato ferito con le lance, in tal caso per guarirlo basterà arrampicarci su di lui (per farlo basta saltargli contro ed il personaggio si aggrapperà automaticamente) e rimuoverle.

Longevità
Il gioco ha una discreta longevità, anche se non eccezionale. Questa è estremamente variabile in base a quanto saremo rapidi nel capire la strada da seguire (infatti alcuni dei trofei del gioco consistono nel completare il gioco in meno di 5, 12 e 30 ore). In ogni caso abbiamo a che fare con una durata media per la prima run che si attesta sulle 10 ore circa. Oltretutto il gioco si presta ad essere rigiocato per coloro i quali sono sempre a caccia di trofei, ma anche perché nella seconda partita potremo sbloccare nuovi costumi per il nostro personaggio ed altre piccole chicche (o anche semplicemente perché ci saremo affezionati a Trico e sarà difficile separarcisi).

Grafica
La grafica di The Last Guardian rispecchia lo stile dell’autore già visto in Shadow of the Colossus ed ICO; una grafica non molto dettagliata per la maggior parte delle texture e con colori molto vividi e luminosi. Estremamente dettagliate, invece, le fronde degli alberi, la vegetazione e le piume di Trico, così come anche degli effetti particellari. Tutto ciò però causa non di rado evidentissimi cali nel framerate per il quale invece ci saremmo aspettati una stabilità maggiore considerando tutto.

 

Non esiste doppiaggio in italiano ma solamente quello in lingua originale (molto probabilmente giapponese) e questo è fatto con estrema maestria contribuendo a farci coinvolgere ancora di più nel gioco. Comunque è da sottolineare che la voce fuori campo non interverrà spesso (se non alcune volte per darci qualche suggerimento su come proseguire) lasciandoci il giusto spazio per giocare.

Bug non molto presenti se non qualche caso di compenetrazione, specialmente se si tratta di Trico. Purtroppo però abbiamo notato una scarsa responsivitá ai comandi sia nel caso del ragazzino (ad esempio non sempre si aggrapperà agli appigli anche se sono a portata di salto, oppure ruotando la telecamera diventerà estremamente complicato controllare il personaggio) ma soprattutto nel caso di Trico. Per quest’ultimo però crediamo che la cosa possa essere voluta visto che comunque parliamo di una bestia selvaggia che impara a conoscerci pian piano (infatti ci è anche sembrato che i comandi impartiti a Trico vengano eseguiti più celermente mano a mano che andiamo avanti nella storia).

 

 

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