Fin troppo spesso è stato sottolineato, anche da me, come ormai oggi il mondo del videogame sia ricco quantitativamente di esponenti. Ebbene quindi non c’è nulla da sorprendersi se Mosaic, videogioco di Krillbite Studio e edito da Raw Fury, propone una formula che sa di già visto. Il videogioco fu annunciato nel lontano 2016 e fin da subito si palesò il suo scopo principale, quello di proporre una metafora della vita moderna. Questo significato è stato traslato all’interno di un prodotto, tutto da vivere con un gamepad in mano, già disponibile su dispositivi mobile, su PC attraverso Steam, su PS4, Nintendo Switch e Xbox One.

Nel gioco si vivranno in terza persona le giornate di un personaggio senza nome, bloccato in una quotidianità che lo ingoia giorno dopo giorno. Non ha amici e i suoi pensieri sono dominati dalle bollette insolute e da dei messaggi, al limite del minatorio, speditegli dai suoi datori di lavoro. L’oggetto di quest’ultimi sarà il mancato raggiungimento degli standard lavorativi dei suoi colleghi oppure l’avvertimento che al prossimo ritardo di 5 minuti scarsi, gli sarà diminuito lo stipendio. Dopo essere stato svegliato dal telefono e aver ricevuto la sua iniezione di autostima quotidiana dai suddetti messaggi, il protagonista si alza dal letto a fatica, prendendosi a schiaffi per svegliarsi completamente. Poi arriva in bagno, si prepara e si dirige al lavoro. Più o meno questa è la sua giornata tipo del personaggio, ma nel corso del videogioco uno strano incontro romperà lo schema, sottolineandone la natura alienante.

Questa rottura si concretizza in una serie di eventi giornalieri che accadono nel percorso da casa al lavoro. Il tema comune è il progressivo ritrovamento dell’umanità da parte del protagonista, prendendo coscienza della realtà malata in cui vive. Infatti si è immersi in un sistema capitalistico, il cui scopo è quello di auto sostentarsi. Vien da se che il paragone più scontato o azzeccato è quello con un parassita, che sfrutta le persone come risorse, lasciando di loro un guscio vuoto. Quindi il senso di Mosaic è la critica a ciò che il capitalismo della società moderna potrebbe divenire nell’accezione più sfrenata. La sensazione che in generale si pecchi un po’ di originalità è forte. Non è la prima volta che si trattano temi di questo tipo o che si rappresenta la disumanità della società moderna in questo modo. Tuttavia il tutto è rappresentato discretamente e in maniera coinvolgente.

Una città di grigi e colori

Naturalmente il videogioco non è propriamente sprovvisto di gameplay, anche se quest’ultimo è molto scarno. Difatti Mosaic si presenta come un’avventura narrativa in terza persona con pochi elementi puzzle, ma purtroppo è nella sua struttura ludica che il videogioco pecca. In primis i movimenti del protagonista sono piuttosto legnosi tanto che muoversi risulta al limite del frustrante. Inoltre per la maggior parte del tempo ci si limita a interagire in maniera contestuale con alcuni elementi in modo da avanzare nella narrazione. L’unico momento che rompe questa struttura è costituito da un puzzle che rappresenta il lavoro del protagonista. Si dovrà far arrivare delle “risorse” verso un punto specifico, costruendo una sorta di rete formata da griglie esagonali. Questo elemento risulta a dire il vero uno degli elementi convincenti del titolo, regalando poche sessioni ma molto assuefacenti.

Un altro elemento convincente è l’utilizzo dello smartphone, che serve a rafforzare maggiormente le tematiche di fondo. Ad esempio si sarà tempestati da spam di presunti amici che ci invitano a utilizzare qualche app o notizie opportunamente selezionate. Inoltre, proseguendo nella breve avventura, si possono scaricare app, le quali sono parodie di altre realmente esistenti, tra cui un clicker game fin troppo realistico. Il tutto sempre allo scopo di sottolineare come un uso eccessivo porti verso l’alienazione. Per sottolineare la potenza espressiva delle scene mostrate a schermo, il gioco fa uso di un contrasto tra tonalità grigie e colori. Una scelta per nulla casuale e assai vincente, regalando un’estetica molto più che apprezzabile. Troveremo da un lato il grigio a simboleggiare la quotidianità che schiaccia come un macigno il protagonista, mentre dall’altro i colori sono utilizzati per quegli elementi che rompono gli schemi della quotidianità, di cui sopra.

Conclusioni

Prima di un eventuale acquisto, bisogna essere consapevoli di trovarsi davanti ad un prodotto molto narrativo e al tempo stesso dalla scarsa longevità di circa tre ore. Ovviamente queste caratteristiche di Mosaic derivano dallo scopo che si è prefisso, ossia portare, chi lo gioca, alla riflessione su una condizione che lo coinvolge da vicino. Questo non risparmiandosi minimamente in una critica assai aspra della società moderna. A tratti può sembrare quasi derivativo, come già sottolineato, ma ad ogni modo “inscena” su schermo un racconto di forte impatto, che trova la sua diversità nella componente estetica. Di contro, come era facile aspettarsi, la struttura di gioco arranca a fare da collante ad una narrazione particolarmente ermetica.

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