Qualche giorno fa un nuovo trailer dell’attesissimo Death Stranding ha visto la luce, tenendo in pugno per diverse ore migliaia di utenti durante un’enigmatica live su Twitch. Dopo aver fatto il re-watch del re-watch del re-watch…del re-watch siamo pronti, anche se con qualche tentennamento, a tirare le somme. Cosa aspettarsi? Cosa si cela dietro Death Stranding? Qual’è il messaggio che Hideo Kojima vuol far trapelare?

Le risposte alle domande purtroppo non arriveranno ne prima ne dopo l’8 novembre, giorno in cui l’ultima fatica del geniale Game Designer (e padre di Solid Snake) verrà pubblicata.

Sin dal 2016 le perplessità si son fatte strada nella nostra mente, ipotizzando teorie impossibili, assottigliandosi (anche se di poco) poi via via con l’uscita d’ogni singolo trailer; un po’ di gameplay qua e là, dichiarazioni forvianti su Twitter, immagini ipnotiche su Instagram.. In pieno stile “Kojimiano”, Hideo Kojima ha saputo confezionare un’opera già scritta ma di cui ad oggi non sappiamo nulla.

Quel che sappiamo è che saremo chiamati ad interpretare Sam Porter Bridges (impersonato dall’attore Norman Reedus che molti di voi conosceranno per la serie The Walking Dead), che dovrà intraprendere un viaggio al fine d’unificare quanto rimasto degli Stati Uniti d’America. Per portare avanti la sua impresa, Sam sarà spalleggiato da un’organizzazione chiamata “Bridges” facente capo all’UCA ovvero United Cities of America. Tralasciando il movente però non ci ha ancora dato sapere il perché del contesto dell’universo di Death Stranding.

Sappiamo che sono presenti delle entità che si palesano con la pioggia denominate BT’s (Beached Things o Creature Arenate in Italiano), capaci di trascinare Sam una sorta di oblio dimensionale dal quale dovremo uscire per poter proseguire. Kojima ha parlato a più riprese infatti di un nuovo approccio al termine “Game Over”, ampiamente ripensato per Death Stranding; scelta indubbiamente interessante sul versante gameplay che senza ombra di dubbio avrà delle ripercussioni importanti sull’avventura stessa.

A fare da controparte troviamo un gruppo “terroristico” chiamato “Homo Demens” che se la gioca con le BT’s di cui parlavamo pocanzi e capitanato da una sorta di fanatico di nome Higgs, interpretato da Troy Baker. Questo terrorista sembra essere capace di controllare i cambiamenti climatici a proprio piacimento e, nell’ultimo trailer, lo vediamo “portare” la pioggia con un dito mentre in un precedente video lo abbiam osservato evocare un’enorme creatura per contrastare Sam. Quel che ancora non si è capito è quale effettivamente sia l’obiettivo del Villain che ci sembra agguerrito e pronto a tutto.

Un’altra figura interessante è quella di Cliff, personaggio interpretato da Mads Mikkelsen che sembra avere una forte connessione con “un mondo parallelo” (ndr. sembrerebbe ambientato nella prima guerra mondiale ma anche Vietnam), capace di chiamare a se dei soldati apparentemente non-morti o Skull-Soldier, se così possiamo definirli.

Se dapprima pensavamo che il possibile antagonista delle vicende potesse essere Cliff, ultimamente ci siamo ricreduti pensando che, effettivamente, potrebbe anche essere un personaggio giocabile o per lo meno non del tutto ostile nei confronti di Sam. Non per niente fino ad oggi, in nessun trailer, si son palesate scene con Cliff e Sam al centro dell’azione, il che ci induce a pensare che il legame fra i due possa essere talmente importante da cercare di mascherarlo.

Ad aggravare questa nostra ipotesi, dopo aver rivisto in sequenza tutti i trailer pubblicati, abbiam notato che Sam e Cliff condividono la stessa cicatrice sull’addome di cui foto:

Addome di Sam dal trailer d’annuncio del 2016.
Si palesa la “cicatrice” sull’addome di Cliff nel trailer del 29 maggio 2019.

E’ chiaro che vi sia una connessione tra i due personaggi, di che entità però, al momento non ci è dato sapere.

Avvolto nel mistero anche il bambino che Sam porta con se, chiamato “BB” da Cliff e “Bridge Baby” dai membri di Bridges (che sia effettivamente un acronimo?). Quel che si evince dai vari video è che il piccolo è posto all’interno di un pod e che se “collegato” a Sam può fornire a quest’ultimo una visione alterata della realtà, permettendo di spottare le BT’s con facilità mediante l’utilizzo di una sorta di sonda/radar in modo da evitarne il contatto e conseguente “inabissamento”.

A Bridge Baby ah!?

Sul fronte gameplay non abbiamo poi visto più di tanto, se non la possibilità di muoversi verticalmente ed orizzontalmente per superare ostacoli. Sam potrà utilizzare oggetti dedicanti alla scalata come una corda ed una scala (nulla di più semplice) per raggiungere punti altrimenti inarrivabili a mani nude o semplicemente per smorzare i tempi di spostamento tra un viaggio e l’altro.

Inoltre si è vista a più riprese una moto con la quale il protagonista può muoversi liberamente ma che nel precedente trailer del 2018 vediamo cadere giù da un dirupo. Non crediamo in alcun modo che nei trailer vengano mostrate scene chiave del gioco stesso e per questo motivo ipotizziamo che, come in Metal Gear Solid V, sia possibile selezionare un loadout customizzabile ogni qual volta dovremo intraprendere un viaggio.

Questa teoria viene tra l’altro fortemente alimentata dalla presenza di diversi outfit (e tagli di capelli) per Sam mostrati nei diversi trailer e che, durante la sequenza di “dress-up” dell’ultimo video fanno da sfondo contestuale (tuta nero/arancio fuori fuoco).

Sembrerebbe anche che durante l’avventura dovremo preoccuparci della salute di Sam. Nel trailer del 2018 si vede per un istante una borraccia dalla quale Sam beve, inoltre lo abbiamo visto più e più volte con un paio di scarpe di scorta, il che ci fa pensare che oltre a dover gestire dei bisogni fisici, alcune parti dell’equipaggiamento potrebbero deteriorarsi col tempo.

Cosa starà bevendo? Acqua?

La natura open-world del titolo Kojimiano è onnipresente e ci è parso di vedere, anche se per poco, un po’ di Metal Gear Solid; mentre per quanto concerne la natura del titolo, lo stesso Kojima ha smentito su Twitter che non ci troviamo d’innanzi ad un gioco di genere Stealth ma ad un nuovo genere di Action Adventure, più ben specificato dal Game Designer come “Strand Game”, ovvero basato sul legame sociale. Non è chiaro in effetti cosa voglia far trasparire Hideo Kojima con quest’affermazione ma la cosa ci intriga parecchio e non vediamo l’ora di capirne qualcosa in più.

Anche se le dichiarazioni del Game Designer sull’identità di Death Stranding appaiano a suo modo “chiare”, comunque sia, ci è perso di vedere dello stealth, dell’action e forse, perchè no anche dell’horror. Che possa effettivamente Death Stranding un conglomerato di generi che finisca col definire un nuovo modo d’intendere i videogame?

Abbiamo visto Sam nascondersi nell’erba alta, tapparsi la bocca per non fare rumore, attaccare i nemici a mani nude o con oggetti (pacchi/borse nella fattispecie) ed anche sparare con un fucile d’assalto. Quindi per quanto il titolo possa essere qualcosa di nuovo, non c’è certamente di che avere paura poichè l’impronta “classica” c’è e si vede.

Ovviamente sulla narrativa, se non per quanto detto all’inizio, non ci sono molte parole da spendere in quanto Death Stranding continua ad essere un mistero e lo resterà fino all’8 novembre, data tra le altre cose su cui nessuno avrebbe mai scommesso; si pensava infatti che il titolo sarebbe anche potuto uscire come line-up di lancio di PlayStation 5 (che sembra ancora assai lontana a nostro modesto parere) ed invece eccolo qui.

Se però calcoliamo che per tutti i suoi progetti, Hideo Kojima ed il suo team, hanno quasi sempre realizzato un engine apposito per la realizzazione di (quasi) ogni Metal Gear Solid è lecito aspettarsi grandi cose visto e considerato che per Death Stranding, Kojima Production si è avvalsa del motore grafico di Guerrila Games, autori di Killzone ed Horizon Zero Dawn, riducendo sensibilmente i tempi di produzione. Tre anni non sono pochi per creare un videogioco, basti pensare alle produzioni di Ubisoft con Assassin’s Creed (seppur a netto dei bug ovviamente), ed alla luce di ciò siamo decisamente fiduciosi sulla riuscita del prodotto finale.

Chiudiamo questa riflessione con un messaggio lasciato da Kojima che cerca di spiegare il senso dietro al progetto che ha dato luce a Death Stranding:

Le persone hanno costruito “Muri” e si sono abituate a vivere in isolamento.

Death Stranding è un tipo di gioco action completamente nuovo in cui l’obiettivo del giocatore è quello di riconnettere città isolate e una società frammentata. Tutti gli elementi, inclusi storia e gameplay, sono legati dal tema di “Strand” (filo?) o connessione. Come Sam Porter Bridges tenterete di creare ponti (Bridge) tra queste divisioni, e facendo ciò creare nuovi legami o “Strands” con altri giocatori sparsi per il mondo.

“Spero che attraverso la vostra esperienza giocando al titolo arriviate a capire la reale importanza del creare connessioni con gli altri.

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