Abbiamo avuto modo di provare la versione Ps4 di Ark: Survival Evolved e non possiamo esimerci dall’applaudire lo Studio Wildcard per l’accuratezza e l’attenzione al dettaglio che hanno messo nella realizzazione di questa avventura.

Dopo svariate ore di gioco, ed innumerevoli morti violente, siamo pronti a raccontarvi cosa si prova a risvegliarsi su di un’isola deserta, nudi come dei vermi e circondati da animali preistorici affamati e molto, molto, pericolosi; tentando invano di ripararsi dagli elementi mentre fame e sete vi bruciano le viscere. Come ci si sente a cercare, spesso invano, di sopravvivere in un mondo in cui persino la più piccola ed innocente forma di vita può causare la vostra prematura dipartita. Ecco la nostra recensione di Ark: Survival Evolved

  • Starting a new life:

L’obbiettivo di Ark: Survival Evolved è semplice: sopravvivere. Nient’altro. Nessuna trama sottostante (volendosi escludere quella legata ai piloni alieni presenti sulle isole che, tuttavia, rimane sempre molto vaga e distante), nessuna “Quest” secondaria; solo l’imperativo categorico della lotta per la sopravvivenza.

Avviato il gioco, e individuato il server su cui “stabilirsi” (a tal riguardo vi consigliamo i server più giovani così da non imbattervi in isole già pesantemente colonizzate), dovrete dare vita al vostro avatar scegliendone sesso e conformazione fisica potendone definire, oltre all’altezza ed al peso, la grandezza di ogni singolo arto o il suo spessore. Svolta questa operazione vi sarà data la possibilità di individuare su quale spiaggia dell’isola (o del continente, a seconda di quale delle tre mappe disponibili scegliate) spawnare per la prima volta. Il nostro consiglio è quello di scegliere per il risveglio una delle spiagge nella zona sud, contrassegnate dalla dicitura “easy”, così da poter iniziare con una certa tranquillità la vostra nuova vita.

  • L’inizio:

Indipendentemente dal luogo da voi prescelto, la prima cosa che vi si parerà davanti appena “svegli” sarà il mare e, accanto a questo, una lussureggiante spiaggia (attenzione però perché la nostra recensione di Ark: Survival Evolved prende le mosse dallo spawn nella zona meridionale dell’isola) dove abbonderanno piante ed animali tipici delle zone del mondo di clima tropicale. La vostra prima priorità, a questo punto, sarà quella di costruirvi in fretta utensili, vestititi ed un tetto da mettere sopra la testa, possibilmente prima che cali la notte (e con lei i carnivori più pericolosi); per farlo dovrete trarre il meglio da quello che vi circonda: le palme per la paglia ed il legno, i cespugli per le fibre e le bacche commestibili, combinando il tutto grazie agli schemi che potrete apprendere salendo di livello. Più proseguirete nel vostro viaggio, maggiori saranno i pericoli che vi troverete a fronteggiare per sopravvivere ad un mondo preistorico in cui T-Rex e Velociraptor la fanno da padroni; un mondo in cui voi siete gli ultimi arrivati e, per farcela, dovrete sfruttare quella che è stata da sempre l’arma in più dell’umanità: l’ingegno. Per proteggervi dal freddo potrete edificare muri, per ripararvi dalle intemperie dovrete costruire tetti, per scaldarvi non avrete altra scelta che costruire dei falò intorno a cui sedersi nell’attesa che la fredda e buia notte passi, per sfamarvi costruirete lance per pescare o archi per colpire a distanza gli animali più piccoli così da poterne trarne carne e pelle; e questo solo per iniziare.

  • La Natura:

Quando avrete messo al sicuro il vostro avatar dai pericoli “primari” potrete dedicarvi a scoprire quello che davvero rende Ark: Survival Evolved un prodotto di qualità elevata: l’esplorazione dell’isola e delle sue innumerevoli forme di vita ma, soprattutto, la doma dei vari tipi di animali presenti su di essa. Sull’isola, infatti, non sarete da soli (se doveste aver scelto l’esperienza single player vi trovereste ovviamente ad essere gli unici uomini presenti), dovrete dividerla con animali estinti da milioni di anni: dai pacifici Dodo agli enormi Brontosauri, dai piccoli e malefici Procompsognatus agli imponenti e letali Tirannosauri, dalle letali tigri dai denti a sciaboli sino ai Mammut dal carattere estremante irascibile; e non lasciatevi trarre in inganno dalle meravigliose acque che circondano l’isola dove, ai piccoli e voraci Piranha si affiancano i terribili Megalodonti (e fidatevi che il primo incontro con uno di questi prozii degli odierni squali rimarrà a lungo impresso nella vostra memoria!) ed i feroci Capodogli bianchi che infestano le acque più profonde. Tutti domabili: nei giusti modi e con le giuste selle potrete cavalcare ciascuno di essi, farvi portare in giro per l’isola o semplicemente proteggere nelle vostre peregrinazioni; avrete la possibilità di volare in sella agli sfuggenti Pteranodonti, nuotare aggrappati ad un Plesiosauro o correre nelle praterie in sella ad un veloce e letale Velociraptor. Un esperienza UNICA.

(E questo non è nulla, il numero e la qualità di specie facenti parte della fauna dell’isola aumenta ad ogni aggiornamento del gioco, con cui gli sviluppatori inseriscono nuove, mortali, creature nel mondo di gioco; ciascuna magistralmente caratterizzata in termini di colori, movenze, abitudini e comportamenti)

PhotoBombing: Level Brontosaurus
  • Il crafting:

Eccoci giunti al nucleo principale di Ark: Survival Evolved: per sopravvivere alle insidie che abitano l’isola dovrete ingegnarvi e costruirvi asce, picconi, lance, archi per cacciare ed accumulare materiali, vestiti ed armature per resistere alle estreme temperature dell’isola o ai feroci attacchi degli animali selvatici che infestano questo paradiso fuori dal tempo, spade e pistole per annientare le tribù rivali o i carnivori più pericolosi. Per farlo avrete bisogno di materiali primari come legno, paglia e pietra (reperibili facilmente in ogni zona dell’isola) o delle materie di più difficile reperibilità come il ferro o i cristalli (che possono essere trovati solo nelle pericolosissime paludi centrali dell’isola o sulle montagne del nord); raccolti i materiali dovrete, poi, sbloccare i c.d. “engrammi” che vi permetteranno di utilizzare le materie prime per creare i vostri attrezzi. Gli “engrammi” sono, fondamentalmente, dei progetti di costruzione e potranno essere sbloccati salendo di livello, sulla base di un elenco che progredisce con il progredire della vostra avventura sull’isola: dai progetti meno complessi (asce di pietra e muri di paglia) fino a quelli più complicati (fucili d’assalto o tute in polimeri). Anche le modalità di crafting cambieranno in relazione alla tipologia di progetto: se, infatti, potrete una lancia di pietra senza bisogno di particolari strutture, dovrete avere un banco di lavoro per la realizzazione degli oggetti più complessi; stesso discorso vale per la riparazione degli oggetti usurati o danneggiati.

  • E’ la Sopravvivenza la chiave dell’Evoluzione:

Come già detto, lo scopo in Ark: Survival Evolved è (soprattutto all’inizio) sopravvivere ma, con il passare del tempo, l’imperativo categorico cambia e, mutando nella sua essenza, si trasforma nella necessità di evolversi e progredire verso tecnologie sempre più moderne. Il tutto per riuscire finalmente a domare l’isola stessa e la sua natura incontaminata; affermando la definitiva vittoria dell’umanità sulle avversità. Perché il gioco non si esaurisce nella semplice ricerca di cibo/acqua/materiali ma progredisce assieme a voi e l’isola cambierà in risposta alle vostre scelte (ovviamente se siete online anche sulla base delle scelte degli altri giocatori): i carnivori che abitualmente popolano l’entroterra si sposteranno sulla costa se la vostra attività di caccia determinerà una sensibile diminuzione degli erbivori in una data area, così la vegetazione crescerà più rada se taglierete troppi alberi o strapperete tutti gli arbusti. Questi cambiamenti determineranno delle cicliche mutazioni delle vostre condizioni di vita e vi spingeranno ad adattarvi o a perire; in un costante equilibrio tra sopravvivenza e moto evolutivo.

Cucù!
  • Hic Sunt Leones (le dolenti note):

Ark: Survival Evolved è un gioco unico nel suo genere ed ha molteplici lati positivi ma, come tutte le cose, nel suo porting Ps4 presta il fianco ad alcune critiche; soprattutto per quanto attiene al comparto grafico. Se nessun dubbio vi è, infatti, sulla mole di texture/superfici/riflessi/ombre che un gioco di tale vastità richiede, non abbiamo potuto fare a meno di notare un fastidiosissimo ritardo nel caricamento delle superfici al momento dell’avvio del gioco o in occasione dei nostri viaggi aerei quando, ad una certa altezza, la superfice sotto di noi pareva sfuocata e priva di qualsivoglia vegetazione; stesso discorso deve farsi per il pop-up di alberi e vegetazione a distanze anche molto ravvicinate. Egualmente fastidioso risulta essere una errata valutazione delle dinamiche di movimento e compenetrazione degli oggetti  che, spesso e volentieri, finiscono per incastrarsi in maniera irreversibile gli uni negli altri: particolarmente complicato poi il rapporto tra i dinosauri (di grosse dimensioni) ed i muri, può capitare non di rado di assistere al comico tentativo di un Brontosauro di superare un’abitazione sulla spiaggia passandovi sopra, salvo poi rimanervi incastrato per una zampa finita in qualche invisibile buco del tetto, o ancora ci si può vedere spuntare le teste dei dinosauri dalle mura di casa (e nessun problema se si tratta di un innocuo Triceratopo, ma decisamente meno piacevole se ci si trova a cenare con un esemplare maschio di Raptor Alpha che cerca di mangiarvi la testa!) senza poterlo evitare in alcun modo.

What?

  • Conclusione:

Ark: Surivival Evolved, dunque, è un’esperienza unica che non smette mai di sorprendere, anche il giocatore più esperto, un’avventura che difficilmente può essere riassunta in un singolo articolo o in una sola video-review; è un ritorno ad un periodo in cui l’uomo non aveva ancora conquistato tutto il conquistabile ma, anzi, era l’ultima ruota del carro: una creaturina soffice e senza artigli che qualsiasi altra forma di vita (e dico qualsiasi) poteva facilmente uccidere senza grossa fatica. Un vivo e vibrante affresco della terra “quando regnavano i dinosauri“.