Sony infiamma la sua Game Collection del PlayStation Plus di novembre con due autentici capolavori.

Finalmente ci siamo, Sony ha alzato il sipario sulla prossima Instant Game Collection riservata ai suoi fedelissimi.

Il colosso giapponese ha infatti annunciato in via ufficiale quali sono i due videogame che tutti gli abbonati al servizio PlayStation Plus potranno scaricare gratuitamente nel mese di novembre. Videogame naturalmente indirizzati alla sua console di ultima generazione: PlayStation 4.

Nioh

Tutti gli appassionati della sontuosa trilogia ruolistica di Dark Souls avranno di certo già sentito parlare di Nioh. Il gioco a marchio Koei Tecmo, realizzato dai talentuosi ragazzi di Team Ninja, riprende infatti le meccaniche delle produzioni soulslike di Hidetaka Miyzakai, trascinandoci in una brutale avventura action in cui saremo chiamati ad affinare le nostre abilità, potenziare armi e sconfiggere alcuni dei più feroci antichi demoni del Giappone.

Ambientato nel sanguinoso periodo Sengoku, Nioh ci mette nei panni di un lupo solitario impegnato a combattere per liberare uno spirito guardiano dalle grinfie di uno stregone assetato di potere.

Outlast 2 

Passando al secondo titolo selezionato da Sony per i PlayStation Plus di novembre 2019, si tratta di uno dei survival horror più apprezzati degli ultimi anni, plasmato da Red Barrel dopo l’incredibile successo del primo capitolo.

Outlast 2 ci porta ad immergerci in una disperata lotta per la sopravvivenza in una comunità rurale isolata, mentre siamo sulle tracce di nostra moglie, rapita da una minacciosa setta. Dopo essere scampati alla morte in un incidente in elicottero, ci ritroveremo così a partire per il villaggio in rovina di Temple Gate alla ricerca della nostra amata mentre folli abitanti ci danno la caccia.

Nioh e Outlast 2 saranno disponibili per il download dal PlayStation Store a partire dal 5 novembre e fino al 3 dicembre. Vi ricordiamo inoltre che fino al 5 Novembre potrete scaricare i giochi gratis di Ottobre, ovvero The Last of Us Remastered e MLB 2019!

 

 

 

Il treno della nostalgia continua a correre imperterrito in questa particolare fase della nostra vita videoludica, con i posti a sedere delle prime carrozze che uno dopo l’altro sono stati occupati da mostri sacri ritornati in pompa magna con remake o remastered (come Residen Evil 2, Crash Team Racing e Spyro per citarne alcuni). Ad occuparsi della resurrezione del nostro Sir Daniel Fortesque stavolta è stata Other Ocean Interactive, che con questo remake di MediEvil può timbrare il biglietto come mai prima d’ora.

Da parecchio è già noto che non ci troveremo di fronte ad un nuovo gioco, e che le feature di questa nuova edizione saranno pressoché le stesse del titolo originale del 1998. Tuttavia, per la gran parte dei giocatori di vecchia data entrerà a gamba tesa il fattore nostalgia a conferire quel valore aggiunto alla produzione, un valore che, nonostante tutto, non ha né forma e né prezzo. In attesa che il titolo arrivi sugli scaffali il 25 ottobre in esclusiva PlayStation 4.

Bentornati a Gallowmere

L’antico incubo del reame di Gallowmere è tornato. Zarok, lo spietato stregone che viveva nella città, invidioso della felicità e della gentilezza della popolazione, si munì di un enorme esercito di demoni per conquistare l’intero regno. Le leggende narrano che il campione del Re, Sir Daniel Fortesque, riuscì a fare piazza pulita dei demoni e infine a salvare il reame sconfiggendo Zarok. Ci vorrà però ben poco per capire come le leggende abbiano smussato la verità e di come gli eventi siano stati travisati. Tuttavia, cento anni dopo questi avvenimenti, l’era di pace che si è venuta a creare ha fine, con lo stregone rivelatosi capace di riportare in vita dal sottosuolo antiche salme, mentre il mondo dei viventi viene corrotto dal suo potere malvagio.

Anche Sir Fortesque finisce però con l’essere riportato in vita da questo immenso potere, ed è ora pronto più che mai a prendersi la sua rivincita e divenire il vero eroe di cui vengono narrate le gesta. La nostra avventura, che molto probabilmente ben conoscete, avrà quindi inizio dalla cripta del campione, che pian piano inizierà ad equipaggiarsi e a migliorare le sue abilità, intraprendendo un viaggio che lo porterà al nascondiglio del suo nemico e all’inevitabile scontro finale.

In termini ludici, siamo davanti al classico action in terza persona con livelli predefiniti che potremo giocare anche più di una volta (magari per ottenere oggetti che non siamo riusciti ad aggiudicarci alla prima run). Anche se a un veloce sguardo iniziale l’esperienza di MediEvil sembri poggiare su una classica struttura a “corridoio”, alcuni livelli offrono delle “piacevoli” zone più aperte, che dovranno essere esplorate per ottenere determinati oggetti, il tutto senza mai sfociare nemmeno lontanamente in un open world. In quasi tutti i livelli sarà possibile ottenere un calice che, riempito con le anime dei nemici caduti, potremo portare nella Sala degli Eroi al fine d’ottenere armi ed oggetti utili dalle statue dei nostri vecchi compagni d’arme. Attenzione però, ottenerlo non sarà mai una passeggiata e non basterà solamente uccidere i nemici, perché spesso per raggiungerlo dovremo risolvere dei puzzle ambientali o simili. Sempre apprezzabili i combattimenti, con anche i mostri più semplici a rispecchiare una concreta minaccia, e le boss battle ogni volta diverse dove vi giocherete il tutto per tutto… pena, ricominciare il livello dall’inizio.

Ricordiamo che se scaricherete e giocherete la demo del titolo (disponibile gratuitamente sul PlayStation Store), otterrete in game un oggetto: si tratta dell’Elmo di Daniel, che se equipaggiato vi farà giocare il titolo potenziando i nemici, che diventeranno ancora più coriacei e letali!

MediEvil

 

Il punto di vista di Dan

Anche se sul piano ludico la produzione è rimasto ancorata all’esperienza generale già vista in passato, il comparto tecnico moderno riesce a colmare il sottile limite tra fantasia e immaginazione che vivemmo su PlayStation 1, mostrandoci con gli occhi di oggi quello che già vedevamo (o meglio, che pensavamo di vedere) ai tempi. Le modifiche sono state infatti effettuate soprattutto nella gestione delle immagini e dell’HUD, rifinendo il box dell’inventario e i segnalatori di salute e di scudo. Chiaramente il comparto grafico, al livello di oggi, ha offerto molte più possibilità di quanto ci si sarebbe mai potuti immaginare, e l’adeguamento effettuato da Other Ocean ha reso giustizia al nome del brand anche con il supporto al 4K.

A farci storcere il naso tuttavia è stato altro: mantenere fedele il titolo è certo una buona mossa se il pubblico è formato da soli nostalgici, ma possiamo dire che il passaggio generazionale è riuscito solo a metà. Alcuni dei difetti da cui MediEvil era afflitto su PS1 sono stati inevitabilmente trasposti, senza però rinfrescare sufficientemente il lato tecnico (ora con meno limiti). Un esempio è legato al movimento di Sir Daniel, non sempre preciso al millesimo e che in più di una occasione ci vedrà incastrati in qualche spazio angusto (magari anche solo urtando uno spigolo) senza apparente motivo. Inoltre la gestione della telecamera si è rivelata in alcune mappe il vero “tallone da scheletro”, magari disorientandoci in momenti a dir poco cruciali. Ciliegina sulla torta, il mancato inserimento del target lock, che avrebbe a dir poco attualizzato una produzione di questo genere.

La difficoltà del titolo è rimasta quasi invariata, risultando solo leggermente più abbordabile di quanto ricordavamo (o forse siamo semplicemente cresciuti noi). A farci imprecare è stata invece la gestione dei checkpoint (praticamente inesistenti) che negli ultimi anni sono valsi a questo titolo l’appellativo di “soulslike ante litteram”; per fortuna però, a snellire l’esperienza c’è la features legata all’autosalvataggio, totalmente automatico ogni qualvolta termineremo un livello.

MediEvil

Il comparto audio risulta essere una delle cose meglio riuscite, con una soundtrack veramente importante registrata di nuovo da zero dalla Prague Symphony Orchestra affiancata a un team di doppiaggio degno delle grandi occasioni. L’audio originale vede Jason Wilson riprendere il proprio ruolo di Sir Dan e Lani Minella come narratrice.

Chiaramente il titolo, data la sua importanza e l’ampia richiesta, è stato anche localizzato completamente in italiano (doppiaggio compreso), cosa che ne incrementa ulteriormente l’appetibilità. Chicca dopo chicca, con effetti sonori ripresi a piè pari (e ripuliti per l’occasione), MediEvil al netto dei suoi limiti si conferma un titolo adatto a tutti i giocatori, sempre che si scenda a patti con qualche imprecazione e a qualche sbavatura.

Gameplay

Analogamente alla trama, il gameplay di Medievil richiama esattamente le stesse meccaniche (ed emozioni) provate all’epoca della prima PlayStation: l’opera infatti, per chi non lo sapesse, è un platform con degli elementi Hack ‘N Slash dove il giocatore deve attraversare una serie di livelli, ciascuno contenente una serie di ostacoli dalla difficoltà variabile.

Man mano che si progredisce nel gioco, il nostro eroe può sbloccare numerose e preziosissime armi ed oggetti di difesa (come armature e scudi) che sono utili ai fini dell’avanzamento del titolo e che si possono equipaggiare sfruttando un apposito inventario (per aprirlo basterà semplicemente utilizzare il touchpad del vostro controller Dualshock).

Fate attenzione quando utilizzate gli scudi: essi, infatti, hanno una resistenza limitata ai colpi dei nemici, dunque una volta superato il numero prestabilito l’oggetto tende a distruggersi e vi potreste ritrovare a dover sconfiggere i nemici senza una difesa adeguata. Fortunatamente il titolo concede, in alcuni punti della mappa, di trovare dei tesori dove al loro interno potreste trovare proprio degli scudi e quindi raggirare l’eventuale problema.

MediEvil

Le modalità d’attacco presenti in MediEvil sono due: fisica (per chi preferisce un approccio più diretto sfruttando armi come spade, martelli o clave) o a distanza (in questo caso, per poter attaccare, vengono utilizzate armi a distanza come coltelli, balestre o archi). Nel caso di quest’ultime, i colpi che avrete a disposizione saranno limitati. Tuttavia, in giro per i vari livelli, è comunque possibile trovare i negozi (rappresentati da delle inquietanti facce da Gargoyle) dove rifornirsi a prezzi non eccessivamente proibitivi. In entrambi i casi è consigliato fare molta attenzione alla strategia d’attacco che si vuole utilizzare, dato che le tipologie di nemici che vi trovate di fronte hanno differenti caratteristiche e, in alcuni casi, per eliminarli conviene utilizzare le armi a distanza per evitare di trovarsi in spiacevoli situazioni.

MediEvil

Recuperare la vita nei diversi mondi di gioco non è né semplice e né scontato: In alcune piccole zone della mappa sono presenti dei punti verdi che consentono di ricaricare la vostra barra vitale. Tuttavia non tutti i livelli hanno queste zone e, quindi, se sciaguratamente non dovreste trovarlo, per riprendere la vita dovrete pregare di trovare in giro delle pozioni della vita che, vi garantiamo, sono fondamentali non solo per riprendervi ma anche per poter avanzare nel gioco senza farsi troppi problemi, dato che le pozioni intervengono automaticamente (facendovi recuperare la vita) non appena perdete tutti i punti ferita.

MediEvil

MediEvil offre, al di là dei soliti livelli, anche delle piccole subquest che rendono il titolo ancora più longevo. Fortunatamente, nella nostra prova, non siamo incappati in clamorosi cali di frame rate anche se, quando le azioni sono concitate, il titolo ne soffre leggermente. Una menzione d’onore va alla meravigliosa colonna sonora che saprà allietarvi (e inquietarvi) ogni volta che terrete il pad alla mano. Meno piacevole è invece il doppiaggio, curato discretamente come d’altronde lo era anche nella versione originale.

Il lavoro svolto dai ragazzi di Other Ocean Interactive è sicuramente notevole, e siamo sicuri che, in questo prestigioso mese di Ottobre, la remastered di MediEvil riuscirà ad imporsi molto bene nel mercato videoludico nonostante l’agguerrita concorrenza di alcuni giochi dall’aspetto vagamente horror sotto il periodo di Halloween.

Potrebbe essere difficile da credere, ma sono già passati nove anni dalla release di Fallout: New Vegas avvenuta il 19 Ottobre del 2010. Nonostante la veneranda età, rimane secondo noi uno dei migliori Fallout. Comunque il mondo dei videogiochi si è evoluto e oramai New Vegas comincia ad avere un sapore di ”old school” ad essere onesti. Quindi la cosa che più ci preoccupava di The Outer Worlds era proprio vedere come questo concetto di gioco si sarebbe adattato ai nuovi standard. Preoccupazioni del tutto motivate a nostro avviso visto che questo nuovo titolo presenta davvero poche innovazioni. Questo, comunque, non può necessariamente ledere totalmente questo tipo di esperienza di gioco e far sì che non risulti intrigante ed appassionante.

Il gioco offre ben quattro livelli di difficoltà: Facile, Normale, Difficile e Supernova, l’ultimo è una modalità sopravvivenza in cui le risorse sono limitate, i nemici sono più potenti e i compagni possono morire definitivamente. Inoltre, data la grande possibilità di scelte possibili e di finali offerti dal gioco, Obsidian stessa consiglia di rigiocare più volte il gioco così da riuscire a provare ogni tipo di scelta e relativa conseguenza sulla vostra pelle!

Uno strano senso di dejà vu

Si possono trovare molte analogie con Fallout, ed anche la storia del nostro eroe ha dei chiari richiami alla serie. In una timeline alternativa, la Terra ha formato delle colonie nello spazio, queste sono state fondate da grandi corporazioni che vi hanno anche realizzato dei veri e propri governi. Una di queste colonie è il sistema di Halcyon. Vi risvegliate in una gigantesca nave colonizzatrice, e scoprite di essere rimasti ibernati per 70 anni perché qualcosa è andato storto. Il vostro salvatore, uno scienziato chiamato Dr. Phineas Wells, aveva le risorse necessarie per svegliare soltanto un soggetto, che ovviamente si tratta del nostro personaggio. Il dottore ci racconta che la seconda nave colonizzatrice non ha avuto alcun problema ed ha colonizzato il sistema nel frattempo. Per qualche ragione, però, Wells non ha interesse a svegliare gli altri coloni presenti sulla nave, e voi dovrete scoprire il perchè!

Possibilità infinite

A inizio gioco ci viene data l’opportunità di scegliere alcune abilità principali del nostro protagonista, selezionando attributi, stato sociale e alcune caratteristiche, oltre la modifica facciale del nostro alter-ego, completamente personalizzabile grazie a un editor abbastanza completo che può soddisfare le esigenze di tutti.

Ogni volta che saliamo di livello ottenendo esperienza possiamo decidere di attribuire dieci punti a una delle nostre caratteristiche, come ad esempio l’hacking, lo scassinamento, oppure la persuasione, l’intimidazione o le armi a distanza. Fino a livello 50, le caratteristiche possono aumentare in blocco (ci sono blocchi di tre abilità simili raggruppate), mentre invece per portarle al livello 100 è necessario aumentare ciascuna singolarmente all’interno dello stesso blocco. In generale è possibile costruire un personaggio molto ben variegato, anche in considerazione del fatto che il level cap fissato a 30 permette di potenziare gran parte delle caratteristiche. Ogni due livelli possiamo, inoltre, inserire anche un vantaggio che ci fornisce un’abilità passiva utile per portare per esempio più oggetti nel nostro inventario oppure ci permette di correre o camminare più velocemente.

Una delle particolarità di The Outer Worlds è la possibilità di diventare fobico di un determinato nemico una volta subiti una certa quantità di danni, come ad esempio la paura per i robot. Se succede questo ci viene chiesto se vogliamo accettare la fobia in questione; in questo modo ci saranno aggiunti dei malus, ma anche l’opportunità di aggiungere un vantaggio alle nostre abilità.

Fulcro del gioco sono anche i comprimari, ovvero compagni essenziali per superare determinate zone e proseguire in maniera più semplice. In totale sono sei, ognuno con caratteristiche uniche in grado di influenzare anche le nostre, sommandosi e andando a potenziare il livello generale di un’attributo. Possono essere anche loro potenziati con i vantaggi ed è possibile scegliere gli equipaggiamenti da fargli indossare, oltre che determinare la loro strategia d’attacco durante un combattimento.

Un potenziale non sfruttato

La Obsidian dà un tocco decisamente interessante alla tipica distopia. Non si tratta di un malvagio despota o di un “Grande Fratello” Orwelliano ad aver preso il potere ad un certo punto, cosa di cui nessuno comunque ha memoria. Invece, sono le corporazioni ad avere il controllo, perché dopottutto senza di queste non sarebbe iniziato neanche il nostro viaggio.

Sfortunatamente il potenziale di questo mondo rimane inespresso. Gli scrittori cercheranno in ogni modo di farci capire sin dai primi minuti di gioco che le corporazioni sono il male, eventualmente anche calcando la mano con forza visto che ogni personaggio, in ogni dialogo, cita qualche slogan essendone praticamente obbligati.

La libertà delle quest

La grande capacità di scrittura del team della Obsidian si può vedere soprattutto nelle quest secondarie. Strutture complesse di quest, soluzioni multiple e interconnesioni tra diverse missioni danno un grande senso di libertà. Anche se dovessi decidere di comportarti in un modo che non era previsto dalla quest, riuscirai comunque a concluderla senza problemi, oppure se il nostro personaggio possiede già delle informazioni utili può essere in grado di trovare l’opzione più logica in ogni dialogo.

Dunque, nonostante la struttura delle quest sia molto aperta, si ha comunque la sensazione che ci sia un filo conduttore. Ogni volta avrete a che fare con una fazione o una persona che vi chiede di compiere atti ostili contro un’altra. Quando parlate poi con l’obbiettivo della missione, vi darà la sua versione della storia e a questo punto starà a voi decidere di aiutarlo oppure no. Questo tipo di meccanica, non troppo innovativa in un gioco di ruolo di questo tipo, in The Outer Worlds viene decisamente abusata; il lato positivo, però, è che ogni scelta avrà delle conseguenze.

La libertà è in generale un aspetto molto importante durante il nostro viaggio in Halcyon. Anche se non c’è un vero e proprio open world, ci sono delle zone molto grandi su diversi pianeti. Le quest e i loot vi aspettano dietro ad ogni angolo, e l’esplorazione è ciò che rende The Outer Worlds veramente divertente.

Livello grafico all’altezza?

Che Obsidian sapesse creare mondi credibili e originali non è una novità e anche The Outer Worlds conferma questo pregio della nota azienda americana. L’ambientazione fantascientifica mischiata in salsa western funziona divinamente, lasciando il giocatore ammaliato da mondi dalla bellezza naturalistica quasi surreale, avamposti decadenti e abbandonati, città corporative dal lusso sfrenato e stazioni spaziali fatiscenti. A contornare un’indole artistica riuscita ci pensa una colonna sonora godibile e ben composta che accompagna sia i combattimenti che i momenti di pace e tranquillità durante l’esplorazione o una pausa in città.

Da un punto di vista tecnico, The Outer Worlds non si comporta male su PS4 (dove abbiamo avuto modo di provarlo). Il livello dei dettagli, delle textures e delle animazioni è buono, ma niente di più. Comunque fortunatamente non abbiamo mai riscontrato cali di framerate, ma di contro ci sono capitate delle textures che si sono caricate lentamente dopo lo spostamento rapido da una zona all’altra. Parlando dello spostamento rapido: i tempi di caricamento quando si cambia zona sono di circa 40 secondi, su PS4 PRO.

Parlando invece dei controlli, la Obsidian ha trovato una giusta soluzione per ottimizzare al meglio il porting da PC a console, anche se il tutto è molto facilitato da un sistema di combattimento fin troppo semplice. Nonostante ciò muoversi in alcuni menù risulta complicato ma, il problema più grande che abbiamo riscontrato nei controlli è stato lootare oggetti piccoli come le munizioni; riuscire a targhettarli risulta abbastanza difficile e richiede del tempo.

Conclusioni

The Outer Worlds è un gioco dalla doppia personalità. Da un lato abbiamo una delle migliori esperienze GDR dell’anno, che ha tutte le potenzialità per sviluppare attorno a sé un universo che vada oltre la colonia di Alcione e si espanda ulteriormente in futuri sequel. Un gameplay divertente, mai noioso ma dai combattimenti un po’ troppo semplicistici, e che permette concretamente di assaporare gli investimenti nelle caratteristiche del personaggio; un contorno eccellente per un titolo dalla storia appassionante, ambientata in un mondo costantemente in movimento che rende partecipe il giocatore come raramente accade in altri giochi. Il quantitativo di missioni straordinario e la rigiocabilità elevatissima garantiscono un numero di ore potenzialmente spropositato da trascorrere a zonzo per la colonia. Dall’altro lato però il comparto tecnico è carente in diversi ambiti, arrivando addirittura a rompere in certi casi la magia di un’esperienza altresì eccellente. Si tratta di difetti correggibili, ma che devono necessariamente essere sistemati per elevare il gioco verso un giudizio di assoluta positività.

The Outer Worlds

Per tutti gli amanti dei GDR, The Outer Worlds è un acquisto assolutamente obbligato, un’ottima esperienza che difficilmente potrete cancellare dalle vostre menti. Anche gli amanti dei single player in generale possono prendere in considerazione l’acquisto, a patto che abbiano la pazienza di passare il loro tempo a leggere molti dialoghi. Se non rientrate in nessuna di queste due categorie probabilmente questo non è il gioco che fa per voi.

The Outer Worlds, nonostante il modo in cui appare, è un gioco che richiede tempo e dedizione per essere apprezzato in tutte le sue sfaccettature. Un po’ come la realizzazione dei prodotti della Soluzioni Spaziali, “fabbricati con cura sotto la supervisione di operai diligenti, preparati e volenterosi. I prodotti più adatti per eliminare ogni tua preoccupazione, dall’alito fatiscente che affligge la tua bocca fino ai predoni assetati di sangue. Assapora la libertà, con Soluzioni Spaziali”.

Avete mai pensato a ciò che può creare la mente di un giovane artista? Grazie alla nuova esclusiva per PlayStation 4 realizzata da PixelOpus, possiamo. Abbiamo avuto l’onore di provare il titolo Concrete Genie, disponibile per la console Sony dal giorno 8 ottobre 2019.

Si tratta di una storia particolare e decisamente molto colorata: attenzione però, mai giudicare un libro dalla copertina. Ci avrà convinti? Scopriamolo insieme in questa nuova recensione!

La storia ha inizio a Denska, una cittadina marittima ormai abbandonata e caratterizzata principalmente da  un forte inquinamento. E’ una città spenta, putrida, senza un briciolo di vitalità e colma di pessimi graffiti che fanno da cornice alle strutture malandate, vittime di atti di vandalismo quotidiani.

In cima alla città, intento a disegnare nel suo piccolo quaderno, incontriamo Ash, un giovane ragazzo che grazie a questi disegni ci mostra fin da subito i momenti di splendore di Denska: bambini sorridenti corrono per le strade, le strutture sono forti e resistenti e la città è piena di vivacità e colori.

Ora, purtroppo, tutto ciò è solo un triste e lontano ricordo: la città è ormai sovrastata da quella che viene chiamata oscuritàscure radici violacee che rendono la cittadina ancora più morta. Nessuno vi abita, solo un gruppetto di bulli che quotidianamente si divertono ad infastidire, anche brutalmente, il povero Ash.

Concrete Genie

In seguito ad un particolare evento, finalmente vestiremo i panni di Ash e ci ritroveremo al vecchio faro che un tempo illuminava la città, alla ricerca di alcuni fogli. Improvvisamente uno dei nostri disegni, precisamente la piccola Luna, prenderà magicamente vita e ci farà capire che la città ha bisogno di noi, della nostra arte: il solo modo per riportarla in vita è accendere delle lampadine che incorniciano i vicoli ed ogni angolo di Denska.

Come possiamo accendere queste lampadine? Luna ci regalerà un pennello speciale, grazie al quale potremo portare la nostra arte dal quaderno alle mura della città: il nostro compito sarà quello di riportare i colori a Denska, riempendola di dipinti, magia e sconfiggendo l’oscurità che si annida in essa.

Non sarà un’impresa così semplice, però. Nel corso della nostra avventura avremo bisogno di un piccolo aiuto da parte dei nostri Geni. I Geni sono delle creature realizzate dal piccolo Ash che, in determinate situazioni, ci aiuteranno a superare vari ostacoli e ci forniranno la Super Pittura, utile quando ci troveremo di fronte ad un’oscurità più fitta.

Possiamo suddividere i geni in tre categorie: fuocoelettro e vento. Potremo regalargli l’aspetto che più desideriamo: orecchie a punta, rotonde, corpo piccolo e paffuto o lungo e magro, una coda appuntita oppure dei fiori come cappello. Una volta scelto l’aspetto esteriore del nostro Genio, ci basterà animarlo e a quel punto diventerà il nostro fedele compagno di avventure!

A volte ci chiederanno di realizzare determinati dipinti: siate buoni ed accontentateli. In cambio vi daranno tanto amore e anche la Super Pittura. Inoltre, come detto in precedenza, ci aiuteranno in varie situazioni: ad esempio per attivare la corrente di qualche cancello oppure per bruciare degli oggetti o spostarne altri.

Nel corso del titolo dovremo anche fare attenzione a quel famoso gruppetto di bulli, che si aggirerà per i vicoli della città. Molte volte si fermeranno proprio nei luoghi in cui dobbiamo accendere le lampadine: a quel punto ci basterà attirarli lontano (principalmente chiamandoli) e fuggire via. Questi ragazzi, però, hanno delle storie particolari e ne verremo a conoscenza in futuro.

All’inizio il titolo potrà sembrare abbastanza monotono: creare un Genio, muoversi per la città, accendere le lampadine e sbloccare varie zone di Denska. In realtà, quando meno ve lo aspetterete, verrete colpiti da vari colpi di scena che ribalteranno completamente l’opinione che avete riguardo al videogioco.

Inoltre dal punto di vista narrativo Concrete Genie è abbastanza spoglio, alcuni dettagli riguardanti la vita dei personaggi ci verranno regalati sporadicamente sotto forma di flashback ma niente di più. Ciò che però offre questo titolo è qualcosa di intenso e speciale.

Verremo catapultati in un mondo incantevole ed unico, caratterizzato da una grafica vibrante e viva. I dipinti che realizzeremo assieme ad Ash sono magnetici e ogni volta che cliccheremo il tasto per dipingere, verremo avvolti da una particolare melodia che non potrà fare altro che strapparci un sincero sorriso.

Il modo in cui i Geni si rivolgono a noi e in cui si muovono o fanno smorfie, trasmette un senso di tranquillità e tenerezza mai provato prima.

Ogni angolo della città, una volta riportato in vita, acquisterà un proprio significato ed una propria storia, fino a diventare un libro che non ci stancheremo mai di sfogliare. E’ un vero e proprio Paese delle Meraviglie, solo che al posto di cappellai matti e tazzine di tè, troveremo teneri Geni e un piccolo ragazzo pieno di coraggio e colori.

Concrete Genie ci regala un viaggio inaspettato, caratterizzato da un’atmosfera ed una magia degni di nota. Ci permette di entrare nella mente di un giovane ragazzo e di osservare ciò che essa può realizzare, ci fa capire quanto l’arte sia importante e quanto possa giovare al mondo intero. Ash ci mostrerà il mondo dal suo punto di vista e ci permetterà di farne parte: un titolo che offre delle esperienze simili non può essere lasciato dietro.

Sotto alcuni punti di vista è quasi un invito a portare l’arte in ogni angolo della nostra vita perché senza di essa la vita è come Denska: cupa, scura e priva di ogni gioia.TV

Di fianco alla modalità di gioco principale ritroviamo anche una modalità dedicata al PlayStation VR. Si tratta principalmente di una modalità di “disegno creativo” su superfici 2D o anche 3D e basata sugli stessi principi del gameplay principale. In seguito ad un breve “tutorial” di circa 30 minuti sbloccheremo la modalità di disegno libero nella quale poter liberare la nostra fantasia su diversi scenari messi a nostra disposizione.

Semplice, carino, d’impatto: Minit ha tutte le carte in regola per diventare una hit nel mondo indipendente. Nonostante una durata che si attesta sulle due ore per la prima run, che rappresenta circa il 61% del totale, il prezzo onesto e l’originalità del design lo rendono un titolo sicuramente meritevole di attenzione. Si tratta dell’ennesima prova che puntando solo sui graficoni fotorealistici non si va da nessuna parte. I videogame devono saper divertire prima d’ogni altra cosa, offrire esperienze di un certo tipo, intrattenere nel modo giusto senza inondare i giocatori di fuffa contenutistica e micro transazioni. Non serve poi molto, basta un pizzico di dedizione e onestà intellettuale. Si prenda esempio dal team di Minit e da Devolver Digital.

Finalmente Sony ha rilasciato la data d’uscita di Playstation 5 – Natale 2020. Oltre a questo ha rilasciato anche diverse informazioni:

  • Supporterà il Ray-Tracing grazie a un chip dedicato. Non sarà quindi una aggiunta software. La GPU a livello hardware ha una ray-tracing acceleration.

  • Monterà un lettore Blu-ray 4K.

  • Interfaccia Utente completamente ridisegnata: I giochi installati sulla console forniranno informazioni in tempo semi-reale su quelle che sono le possibilità attività in cui lanciarsi.

  • Il DualShock 5 introdurrà il feedback tattile, un sistema più immersivo del classico rumble e i trigger L2 ed R2 adattivi che offriranno vari livelli di resistenza, in modo ad esempio da percepire meglio il lancio di una freccia dopo aver teso la corda dell’arco. In più monterà un nuovo e più potente speaker, che in combinazione con il feedback tattile, andrà a generare degli effetti incredibili. Ultima cosa saranno ricaricabili via usb type-c.

  • Monterà un SSD: Ciò permetterà non solo tempi inferiori di caricamento ma anche una “installazione selettiva” dei giochi. I videogiochi non saranno più trattati come un unico enorme blocco di dati, ma diventeranno più “modulari”. Sarà possibile installare solo la parte di gioco che ci interessa. Ad esempio, solo la modalità multiplayer, tralasciando il resto o viceversa.

PlayStation 5
Uno dei tanti concept creati per la PS5

Speriamo di scoprire altre interessanti novità della PS5 nei prossimi giorni, incluso il design della console stessa ma anche dei controller, nonostante pare che questi ultimi saranno molto simili a quelli della PlayStation 4.

Cat Quest 2 è un buon “more of the same” del primo capitolo. In definitiva si tratta di un gioco che punta tutto sulla simpatia dei suoi pelosi protagonisti. Non è il nuovo messia degli hack and slash ma offre comunque una discreta giocabilità ed è perfetto per i più videogiocatori in erba.

Anteprima MediEvil – I primi due livelli affrontati nella versione dimostrativa di certo non rendono ancora l’idea completa della ricostruzione effettuata da Other Ocean Interactive: malgrado ciò, possiamo dormire sogni tranquilli, perché l’atmosfera sembra rimasta intatta, e con lei il fascino di un cult indimenticabile, dipinto con una grafica moderna. MediEvil è uno di quei titoli che meritano di tornare, meritano un restauro e meritano anche un seguito vero e proprio.

La totale libertà offerta da Dreams è l’aspetto più affascinante di questo prodotto, ma anche il suo potenziale tallone d’Achille. Se usati correttamente, gli strumenti offerti da Media Molecule permetteranno ai più creativi di mettere a disposizione della community delle vere e proprie gemme, supportate da un comparto tecnico che sembra veramente in grado di riuscire a rendere i sogni realtà. Sarà proprio la comunità col suo lavoro a decidere le sorti di Dreams, presentatosi al momento come un’esperienza in grado di proseguire fino in fondo la strada che era stata percorsa solo parzialmente da Project Spark in passato. Staremo a vedere.

Atomicrops è sviluppato da Bird Bath Games e pubblicato da Raw Fury sull’Epic Games Store; si presenta come uno sparatutto isometrico fuori dagli schemi, con uno stile pixelart, una colonna sonora coinvolgente e che si sposa alla perfezione con il gameplay.

Verrete catapultati in un rogue like, dove nei panni di un agricoltore armato fino a i denti dovrete farvi strada tra pannocchie, animali mutanti e cibo avariato, al fine di proteggere il proprio raccolto. Al primo avvio verrete guidati passo passo attraverso un Tutorial, il quale vi illustrerà tutto quello che c’è da sapere. Il gioco fonde meccaniche tratte dal farming, vedendovi impegnati nella coltivazione del campo a quelle di un rogue like esplorativo.

Se da una parte avrete il compito di seminare per raccogliere i frutti, dall’altra quello di difendere il campo dalle invasioni, utilizzando un vasto arsenale a disposizione, in un gioco dove la trama fa solo da contorno.

Il gioco alterna fasi diurne e notturne dove: nella prima fase dovrete preoccuparvi del campo, nella seconda invece di difenderlo da ondate di nemici intenti a divorare il raccolto. Superata la notte verrete trasportati in paese da un elicottero e potrete potenziarvi per ciò che vi attende il giorno successivo. Al villaggio avrete anche la possibilità di spendere denaro per sacchetti di semi, armi ed oggetti utili.

Accumulando monete è possibile fare shopping sfrenato oltre che occuparsi dei desideri della propria amata, nel tentativo di conquistarla. Con il progredire del gioco sbloccherete trattori e varie abilità, ma tenete a mente che ogni 3 giorni avrete a che fare con un Boss.

Sconfiggendo il Boss di turno passerete alla stagione successiva e sbloccherete una nuova sezione nel villaggio. Proteggere il racconto per poi recarsi in città per la vendita dello stesso diventerà la vostra missione giornaliera. Come ogni rouge like avrete a che fare con numerosi nemici su schermo, sopratutto durante le ultime fasi della notte.