Nell’immenso spazio della fiera di Milano Games Week abbiamo avuto la possibilità di indossare l’armatura di Tony Stark, di accendere i propulsori e di librarci nel cielo. Il tutto, indossando il visore di playstation. Sarà stato un bel volo o avremo sofferto il mal di mare?

Le possibilità offerte dal VR sono tantissime, pressochè infinite, lo sappiamo. Tutti (chi dice il contrario mente), da quando Sony ha messo in commercio il proprio visore, hanno pensato almeno una volta nella vita a quanto sarebbe bello poter vestire i panni di un supereroe e di combattere i supercattivi. Inutile dire che quando abbiamo avuto la possibilità di indossare l’armatura Mark del compianto salvatore dell’universo miliardario più famoso dei fumetti non ci abbiamo pensato due volte.

Non è, però, tutto rose e fiori. Provare (o acquistare) un titolo VR significa anche caricarsi una serie di dubbi, perplessità e pregiudizi aggiuntivi rispetto ad un titolo classico, proprio in virtù dei una certa diffidenza legata alla tecnologia che ancora rimane radicata in una buona fetta di pubblico. Piccolo spoiler: il titolo, nel suo comparto tecnico ci è sembrato particolarmente solido, e questo è sicuramente un bene, anche se non è esente da difetti. Ma andiamo con ordine.

Disclaimer: tutte le immagini che vedete nell’articolo sono prese dal sito ufficiale, non sono state fatte durante la prova del gioco

Una volta calato l’elmetto sulla testa, regolata la visibilità, ci viene sottoposta una brevissima (forse troppo) procedura di calibrazione. Di fatto, quando le nostre mani stringono i due Motion Controller è come se stessimo indossando i guanti dell’armatura di Iron Man, dotati dei famosi propulsori circolari, necessari sia per librarsi nell’aria, sia per sparare ai nemici.

Il breve provato ci catapulta in quello che di fatto possiamo definire il tutorial. Ci troviamo a volare sull’Oceano per raggiungere la casa di Tony Stark, quella famosa dei film dedicati al supereroe miliardario. Qui, guidati dalla voce di Pepper e dell’interfaccia Jarvis, abbiamo la possibilità di svolgere una serie di sfide a tempo che servono ad impratichirci con il volo e con il sistema di combattimento. Volare con la suit di Iron Man è un’esperienza davvero notevole. La mobilità, il senso di vuoto e la spinta propulsiva sono perfette. Più volte viene d’istinto inclinare il busto quando si effettua una virata, insieme al movimento della testa. In questo il lavoro fatto dai ragazzi di Camuflaj è davvero completo.  Anche graficamente il titolo è pulito e fluido. Nessun lag o calo di framerate che possano in qualche modo portare sensazioni spiacevoli (e sappiamo benissimo che problemi di questo genere con il visore possono essere davvero fastidiosi).

Qualche piccolo difettuccio però non possiamo non evidenziarlo. Il sistema di puntamento e mira, secondo chi vi scrive, può sicuramente essere perfettibile, così come il combattimento “corpo a corpo”, che non risulta particolarmente preciso, mandando talvolta (non sempre) a vuoto i potentissimi pugni scagliati. Il problema maggiore, però, l’abbiamo riscontrato quando, durante la prova, svolta rigorosamente in piedi, ci siamo trovati, per effetto della libertà di movimento data dal fatto di poter spaziare in ogni direzione, a girarci fisicamente rispetto alla Playstation Camera. A quel punto tutto il sistema di tracking è saltato, con i comandi che non rispondevano più, obbligandoci a fermarci e a rimetterci in posizione. Ci sarebbe piaciuto avere un indicatore a schermo che evidenziasse la problematica, magari mettendo in pausa il gioco e per darci la possibilità di correggere il tiro, invece di lasciar continuare il gioco.

Al netto di questi piccoli problemi, la nostra prova è stata davvero entusiasmante. Le ultime perplessità riguardano i livelli successivi al tutorial, di cui non abbiamo ancora visto niente. Se il gioco dovesse presentare una buona varietà di nemici, magari anche qualche boss fight interessante e una storia, anche semplice, ma abbastanza divertente, allora il gioco sarà sicuramente un best buy per chi possiede un VR.

Sony ha svelato i titoli disponibili con l’abbonamento Playstation Plus di giugno. A questo giro ci lecchiamo i baffi e ci sfreghiamo le mani!

Sony ha alzato il sipario sui titoli gratuiti disponibili a partire dal 4 giugno e inclusi con l’abbonamento Playstation Plus. E questa volta c’è proprio da essere contenti!
Il primo titolo che disponibile per il download è Sonic Mania, videogioco del 2017 in 2D, che ripercorre le origini storiche del porcospino più veloce dell’universo videoludico. Sembra che la casa nipponica voglia farci dimenticare il discutibile character design della versione cinematografica, che ha suscitato così tanto sdegno negli utenti da far capitolare lo studio di produzione del film, che lo ridisegnerà completamente per renderlo più somigliante all’originale.

Il Porcospino in tutta la sua velocità

 

Secondo titolo, ma non per importanza, scaricabile gratuitamente dal Playstation network è Borderlands: The Handosme Collection. Si tratta dei primi due Borderlands, completi di tutti i DLC usciti fin’ora, in versione rimasterizzata PS4. E non solo, visto che il gioco comprende una modalità multigiocatore locale e la possibilità di importare i salvataggi dai titoli PS3.  Niente male, considerando il recente annuncio (fatto con un trailer decisamente sopra le righe) fatto da Gearbox Software sull’uscita del terzo capitolo. Pare che Sony voglia darci la possibilità di fare un’altra comoda run in attesa del 13 settembre, giorno in cui uscirà il terzo capitolo.

Dite la verità, non vi manca un po’ tutta questa follia?!

In attesa del 4 giugno, giorno da cui sarà possibile scaricare gartuitamente i giochi sul Playstation Store, vi invitiamo, se ancora non l’avete fatto, a dare un occhio ai titoli disponibili per il mese di maggio!

Un nuovo Assassin’s Creed? Sì, ma solo per dispositivi mobili. Ubisifot ha appena annunciato un nuovo titolo del celebre brand per Android e iOS. Vediamone insieme le caratteristiche.

Ambientato in un universo parallelo rispetto a quello della saga principale, Assassin’s Creed Rebellion è un videogame mobile sviluppato da Behaviour Interactive, con meccaniche gestionali e manageriali. Nel gioco infatti, potremo creare la nostra personalissima confraternita, reclutando ed addestrando fino a 40 Assassini, dotati di peculiari abilità da sviluppare e apprendere. Una volta pronti, gli assassini potranno essere mandati in missioni giocabili, dove l’utente dovrà affrontare i Templari infiltrandosi nelle loro roccaforti e sventandone i piani malvagi.

Ovviamente saranno presenti tutti i personaggi della saga principale, tra cui Ezio, Aguilar, Shao Jun, Claudia e Macchiavelli, oltre ad oltre 20 personaggi creati appositamente per questo titolo in versione tascabile. La storia, poi, consentirà di giocare in diverse epoche storiche, grazie ad una versione alternativa e peculiare dell’Animus.

Da quello che abbiamo potuto vedere fin’ora, si tratta di un titolo dalla grafica decisamente “kawaii” e catchy, che fa della leggerezza e della spensieratezza i propri punti di forza. Basta guardare al charachter design per rendersene conto, il che non è decisamente un male, considerando che le piattaforme su cui il gioco verrà rilasciato sono decisamente diverse rispetto a quelle classiche della saga principale.

Il gioco è stato annunciato per il 21 novembre 2018, ma è già possibile pre-registrarsi all’indirizzo assassinscreedrebellion.com, ottenendo così una serie di oggetti in-game e di rewards, che saranno acquistabili successivamente a pagamento all’interno del gioco.

Uno dei giochi più attesi, se non il più atteso in assoluto di tutta la fiera. L’abbiamo provato in anteprima alla Milano Games Week e adesso siamo qui a raccontarvelo. Sì, sì, proprio qui in fiera. Venite con noi nel mondo di Sora e compagni!

Chi vi scrive (Jacopo ndr) in questo momento è seduto sui divanetti della sala stampa della Milano Games Week. Letteralmente strizzato tra due braccioli di pelle non esattamente pensati per un redattore che deve scrivere un articolo al pc. Ma Kingdom Hearts III non può attendere. Tredici anni. Tredici lunghissimi anni. Lo abbiamo atteso, visto nei trailer, nelle prove delle altre fiere, ma finalmente possiamo dirlo: Kingdom Hearts è tornato anche in Italia.

Se anche voi siete cresciuti a pane, Disney e videogames, di sicuro potete capire l’emozione con cui mi sono avvicinato al titolo targato SquareEnix in uscita il prossimo Gennaio. Anzi, faccio una premessa, questo articolo sarà strettamente personale. Sì, perchè credo che trattare questa anteprima in maniera asettica, parlando della storia di KH, sarebbe quantomeno irrispettoso nei confronti di tutti quei fan che stanno cercando di schivare gli spoiler come Neo schiva i proiettili in Matrix. Preferisco concentrarmi su quello che ho visto, ma, soprattutto, su quello che ho provato.

Prendere in mano il pad, guardare lo schermo con il logo, sentire la familiare musica della schermata di home. E’ stato come tornare indietro di quasi diciotto anni. Da qualche parte dentro di me, tra lo sterno e lo stomaco, ha iniziato ad emergere qualcosa. Un piccolo Jacopo, di pascoliana memoria, quasi del tutto sepolto sotto all’enormità di problemi, preoccupazioni e casini della vita di un quasi trentenne (Ehi! Ho detto QUASI! nda). Far partire il primo caricamento, un po’ troppo lungo, a dir la verità, ha portato quel bambino a farsi strada fino a quel punto dove sta il centro di tutto. Il cuore.

Ed è proprio da lì che parte la demo su cui abbiamo avuto modo di mettere le mani. Il Monte Olimpo. Il Titano della roccia. La scalata per raggiungerlo. Tra i tuoni, i fulmini e una pioggia scrosciante. Il mio cuore ha un sobbalzo, ma io sorrido. Lo scenario mi porta a percorrere in verticale intere pareti di montagna, con il mostro che cerca di buttarmi giù lanciando enormi macigni che devo cercare di evitare. Quando ho la possibilità di far “riposare” Sora e soci sui costoni orizzontali, ci sono gli Heartless a cercare di ostacolare il nostro cammino. Keyblade alla mano, il combattimento si fa subito frenetico. Il piccolo Jacopo si lancia sui nemici senza paura, così come aveva fatto ormai tanti, troppi anni orsono. E Sora lo segue, come nei vecchi titoli. Anzi meglio. La parte adulta nota come i combattimenti siano più veloci del passato, più reattivi. Sora è in grado di loccare i nemici con più facilità, di raggiungerli anche quando sono fuori portata, avvicinandosi a loro meglio che nei precedenti capitoli della saga. Pippo e Paperino, per quello che ho potuto vedere, sono dotati di una buona intelligenza e non ti fanno impazzire con scelte tattiche eccessivamente scellerate. Certo, non ho abbastanza elementi per giudicare con precisione, ma per quel che ho provato non mi sono potuto lamentare. I nemici cadono, uno dietro l’altro. E finalmente si arriva al Titano. Il combattimento è epico, ma non particolarmente complesso, nè lungo. Una volta colpite a sufficienza le gambe del mostro, esso cade e ci permette di raggiungerne le due teste. Da lì in poi bastano pochi colpi per metterlo al tappeto, soprattutto nel momento in cui ci viene offerta la possibilità, tramite un quick time evento, di lanciare un particolare tipo di attacco davvero, davvero potente.

Il fanciullino ormai è padrone del pad, ma soprattutto delle mie emozioni. Quando la scena finisce mi scopro a sorridere di fronte alla schermata nera di caricamento della scena successiva (anche qui, troppo lungo per essere su ps4 pro). Il nero diventa una stanza. Una stanza molto familiare. La stanza di Andy. Insieme a Buzz, Woody, Rex e Mr. Potato. Anche noi siamo diventati giocattoli. Il charachter design ci fa sembrare fin troppo degli omini della Lego, un po’ troppo spigolosi rispetto agli altri protagonisti della saga di Toy Story, ma non abbiamo tempo di stare troppo a guardarci i vestiti. Nuovi Heartless ci attaccano. Altro combattimento che ci vede accorrere in soccorso dei poveri balocchi animati che rischiano di essere sopraffatti dai mostri senza cuore. Anche qui il combattimento è movimentato, ma non particolarmente complicato. Non abbiamo avuto modo di settare la difficoltà di gioco, ma ci è sembrata essere una delle più basse. La facilità delle fusioni e delle combo, unita all’ingente quantità di danni che riusciamo a concatenare ai nemici, rende lo scontro breve e facilmente risolvibile. Da qui in avanti c’è un bel pezzo di storia, che per ovvie ragioni preferisco non raccontarvi.

Alla fine della prova, il piccolo Jacopo ride soddisfatto, ancora pieno di meraviglia e stupore per quello che ha appena visto. Poso il pad sul tavolo, mi tolgo le cuffie e mi allontano dalla postazione. Mi ci vuole qualche secondo prima di iniziare a pensare davvero a cosa ho appena assistito. Faccio un bel respiro, e inizio a riorganizzare le idee e ad analizzare il provato da un punto di vista più tecnico. La grafica è soddisfacente, curata din diversi dettagli, soprattutto nel realizzare i personaggi che ruotano attorno ai tre protagonisti del gioco. Ho particolarmente apprezzato anche alcuni dettagli, come la pioggia sul Monte Olimpo e l’erba del prato della casa di Andy.  O L’asfalto del vialetto di casa. La telecamera mi sembra abbastanza reattiva, non capita mai di non avere una buona visuale sull’azione. Le perplessità, invece, riguardano principalmente la difficoltà, alla quale concediamo però un grosso beneficio del dubbio per i motivi sopracitati, e la forse eccessiva presenza di quick time event, che rischiano di rendere il gioco, nelle sue parti d’azione, fin troppo un “premi qui qui e qui e uccidi il mostro” (A parlare è stato il fanciullino, non il redattore serio e professionale. nda).

Ma tutto questo, in fondo, conta poco. Guardo la postazione dove ho appena finito di giocare. C’è un ragazzino alla prova, avrà sì e no 13 anni. Ne dimostra meno. Sta affrrontanto un bel manipolo di Heartless, e da come usa il pad sembra davvero sia la prima volta che maneggia un Keyblade. Lui sorride, a me scende una lacrima. Tredici lunghi anni. Bentornato, Kingdom Hearts.

Ci siamo, l’evento videoludico italiano dell’anno (E terzo in europa, dopo la Gamescom di Colonia e la Parigi Games Week) è finalmente cominciato. Noi di Geexmag siamo pronti a portarvi a vedere, insieme a noi, tutte le anteprime, tutte gli eventi e tutte le novità di questa kermesse. Vivetela con noi!

AESVI, l’Associazione Editori e Sviluppatori di Videogiochi Italiana, l’ente che si occupa di organizzare la Milano Games Week, ha fatto le cose in grande: I padiglioni di Rho Fiera passano dai due dell’anno scorso, ai tre di quest’anno, con un intero padiglione dedicato interamente agli e-sports. Ma non solo. Abbiamo avuto modo di partecipare alla conferenza stampa pre-evento, organizzata mercoledì scorso, niente di meno che al Castello Sforzesco, uno dei monumenti storici più importanti di Milano.

La conferenza stampa, con una rappresentanza del museo del Castello Sforzesco, del Comune di Milano, e dell’associazione AESVI

 

La prima Games Week fu organizzata nel lontano 2011, e da allora è sempre cresciuta, per numeri e dimensioni, tanto da doversi, qualche anno fa, spostare dalla location originale (Fieramilanocity) per approdare a quella attuale. I numeri, anche quelli dell’anno scorso, sono impressionanti: oltre 148.000 visitatori “and counting”, come dicono in nostri amici inglesi.

Ma AESVI non ha presentato soltanto la fiera. Infatti, ha colto l’occasione della suggestiva location per presentare alla stampa e al pubblico un progetto videoludico davvero particolare. Lo studio itliano Beyond The Gate, in collaborazione con lo stesso Castello Sforzesco, ha sviluppato e rilasciato “Beyond The Castle” un’esperienza in VR fatta direttamente sulla Torre della Falconiera, nel quale si interpreta un arciere in epoca medioevale che deve difendere il castello da un attacco nemico. Si tratta di una vere a propria ricostruzione in VR della roccaforte milanese, così come era in tutto il suo medioevale splendore. Un progetto che unisce cultura e videogioco, in quanto viene offerto al visitatore insieme ad una visita guidata dell’edificio storico.  Paolo Chisari, presidente AESVI, non ha mancato di sottolineare come questo progetto sia importante nel nostro paese, perchè aiuta a far capire all’opinione pubblica quante siano le possibilità offerte dal video game, che non è solo un prodotto concepito per divertimento e intrattenimento, ma può essere uno strumento molto potente anche per imparare (perché no, anche divertendosi).

Un videogame ambientato nel Castello Sforzesco giocato NEL Castello Sforzesco. Stupendo!

Noi di Geexmag siamo perfettamente d’accordo con Chisari, e nel nostro piccolo proviamo sempre a far capire a chi ci segue che i videogiochi possono essere molto di più che un mero passatempo, ma hanno potenzialità davvero infinite e ancora tutte da scoprire.

La location della press conference

Seguiteci, dunque, in questo viaggio in mezzo alla MGW. Ve lo racconteremo passo passo, articolo dopo articolo, video dopo video! Stay Tuned!

Una schermata di Beyond The Castle

Code fino al tardo pomeriggio di domenica per la kermesse che nel weekend ha portato a Modena i protagonisti della cultura nerd. Successo del wrestling e della fenomenale Cristina D’Avena, accolta con cori da stadio. Due giorni di divertimento tra sfide ai videogames, fumettisti internazionali e youtuber del momento.

Pubblichiamo con piacere il comunicato stampa riguardo la kermesse modenese che si è svolta questo weekend. Inoltre, come redazione siamo estremamente felici che questo genere di iniziative riscuotano sempre più successo di pubblico, perchè crediamo che sia un modo sano per far crescere e per diffondere la “nerd-cultura” nel nostro paese.

Doveva essere un successo, è stato invece un trionfo. La terza edizione di Modena Nerd ha infatti sfondato quota ventunomila accessi, accreditandosi come uno degli eventi modenesi più attrattivi. Un vero e proprio boom decretato non soltanto dai numeri ma anche dai sorrisi delle migliaia di visitatori di tutte le età che hanno pacificamente invaso i padiglioni della Fiera di Modena. Più di cento ospiti, fumettisti famosi, videogames esclusivi, spesso rari, youtuber del momento, fantasiosi cosplayer, spettacoli in molti casi inediti, come quello della band bolognese dei Gem Boy e, naturalmente, gadget e fumetti di ogni tipo. E poi la novità del wrestling che tanto ha incuriosito e la voce regina delle sigle dei cartoni animati, Cristina D’Avena, accolta domenica con cori e applausi da stadio in un padiglione strapieno di fan che hanno ballato e cantato con lei per oltre un’ora.

Modena Nerd conferma che la cultura nerd è ormai trasversale, in qualche modo pervasiva, tanto che sempre più spesso, accanto agli appassionati, ad affollare i padiglioni ci sono famiglie con bambini e giovanotti che da tempo hanno superato la cinquantina.  “Anche per questo la manifestazione continua a crescere, anno dopo anno, migliorando ulteriormente i già lusinghieri numeri delle due precedenti edizioni (14 mila spettatori nel 2016, 19 mila nel 2017). Modena Nerd si conferma un successo – commenta Paolo Fantuzzi, direttore generale di ModenaFiere – Oltre al piacere di vedere arrivare tante persone da tutta Italia, va sottolineato come tali flussi determinano ricadute positive sul tessuto imprenditoriale della nostra città, centrando così uno degli obiettivi primari di ModenaFiere“.

Soddisfazione anche da parte dei direttori artistici dell’originale evento: “Abbiamo riscontrato una crescita notevole rispetto allo scorso anno con tantissime persone che hanno affollato i padiglioni e fruito di tutti i settori tematici della manifestazione – spiegano Christian Borghi e Lucio Campani – Quest’anno la parola d’ordine è stata ‘tematicità’. Ci siamo perciò focalizzati sul macrotema della cultura nerd e l’abbiamo declinato in tutti i suoi settori; ad esempio abbiamo puntato su youtuber che parlano di videogiochi, di fumetti, di cinematografia nerd, di cultura pop. La grande partecipazione del pubblico ci conferma che la scelta è stata apprezzata e ha reso ancora più organico e coerente il racconto che abbiamo proposto, senza rinunciare in alcun modo a fruibilità e divertimento”.

Eccoci qui con il nostro consueto appuntamento mensile, per rivelarvi i titoli che Sony ha deciso di rendere disponibili gratis per i possessori di Playstation Plus.

La selezione di questo mese è decisamente particolare, visto che il primo titolo di cui vi parliamo è Absolver, un titolo sviluppato dallo studio indipendente Slocap, che si pone a metà tra un picchiaduro, un action Rpg e un MMO. Il gioco è uscito meno di un anno fa, e ha ricevuto gli elogi di critica e pubblico. Un titolo particolare che promette di regalare diverse ore di gioco, tanto in singolo quanto in multiplayer.

Il secondo videogame che potrete scaricare gratuitamente con il vostro abbonamento sarà Heavy Rain, gioco che ha letteralmente consacrato lo studio Quantic Dream nonchè predecessore spirituale di Detroit: Become Human, che ha già venduto oltre un milione di copie in meno di un mese dall’uscita. Rilasciato inizialmente per ps3, questa avventura grafica dalle tinte noir e dal gameplay molto peculiare si mostra in una riedizione HD davvero pregievole, che vi permetterà di gustarvi la storia della scomparsa del piccolo Shaun ancora una volta. O giocarla per la prima volta se non l’avete mai fatto.

Passando alla Playstation 3 invece, i titoli che potrete ottenere sono Rayman 3, versione HD del celebre platform game targato Ubisoft, ed Extreme Exorcism, un divertente platform game in cui dovremo vestire i panni di un’esorcista armata di tutto punto e affrontare numerose (E assolutamente fuori dal comune) entità sovrannaturali. Space Overlords e Zero Escape: Zero Time Dilemma, invece, sono i titoli che verranno rilasciati per PsVita.

Infine, vi ricordiamo che fino all’11 Luglio è possibile scaricare Call Of Duty: Black Ops III come “special guest” tra i giochi del mese del Playstation Plus.

L’E3 di quest’anno si apre con la conferenza EA Games, e, tra i titoli annunciati, non poteva mancare il nuovo capitolo della saga di calcio virtuale più popolare del mondo. Vediamo quali sono state le principali novità annunciate durante la conferenza losangelina.

“La UEFA Champions League era una delle competizioni più richieste dai giocatori negli ultimi anni, siamo dunque felici di poterli accontentare introducendola in FIFA 19”, così si è espresso Aaron McHardy, produttore esecutivo di EA SPORTS FIFA. “Quest’anno porteremo l’esperienza di gioco a nuovi livelli in diversi modi, dall’integrazione della UEFA Champions League all’aggiunta di un’ampia varietà di nuove funzioni per garantire un maggiore controllo”.

Inoltre, come se queste parole non fossero sufficienti, a ribadire il concetto che la principale novità dell’edizione targata 19 di Fifa consiste proprio nei diritti per la competizione per club più famosa del mondo, il fatto di aver portato sul palco della kermesse americana la Coppa dalle grandi orecchie è stato un segno più che esplicativo.

Gli altri annunci principali hanno riguardato la modalità “Il Viaggio”, con l’ultimo capitolo della trilogia di Hunter (incentrato sulla Champions League, stranamente) e i testimonial del gioco, che saranno Rolando, affiancato da Neymar nelle versioni deluxe del gioco.

Fifa 19 sarà disponibile dal 28 Settembre per tutti, e dal 20 settembre per i possessori di Origin Access.
Vi lasciamo con il trailer del gioco.

 

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa che segue la presentazione di Origin Access Premier, tenutasi durante la conferenza EA all’E3 di Los Angeles ieri, nella quale sono state presentate tutte le novità del prossimo anno del colosso americano.

Oggi, in occasione dell’EA Play di Los Angeles, Electronic Arts ha annunciato Origin Access Premier*, il nuovo abbonamento che rivoluziona il modo di giocare su PC. I giocatori potranno vivere prima di chiunque altro le novità per PC di EA, a partire dalle novità più attese dell’anno come EA SPORTS FIFA 19, Battlefield V, Anthem e EA SPORTS Madden NFL 19.

“Milioni di giocatori hanno già provato l’esperienza di giocare tanti titoli attraverso i nostri programmi di abbonamento, ma oggi stiamo compiendo un altro passo molto importante in questa direzione con Origin Access Premier”, spiega Andrew Wilson, CEO di Electronic Arts. “Origin Access Premier ampia la possibilità di scelta e alza la qualità di gioco per gli appassionati dei titoli per PC. Per la prima volta potranno godersi i videogiochi più attesi di EA e di altri publisher attraverso un unico abbonamento. Siamo orgogliosi di offrire agli appassionati la libertà di scegliere di giocare qualunque titolo in qualunque momento.”

FIFA 19

Il simulatore calcistico più venduto al mondo, che unisce la qualità di gioco sul campo all’adrenalinica atmosfera sugli spalti grazie al motore grafico Frostbite, da quest’anno arricchisce le possibilità di gioco con la UEFA Champions League, a partire dal 20 settembre 2018 per i membri Origin Access Premier.

Battlefield V

Lo sparatutto che in questo capitolo permetterà ai giocatori di vivere i lati nascosti e più inaspettati della Seconda Guerra Mondiale potrà essere giocato dai membri Origin Access Premier a partire dall’11 ottobre 2018.

Anthem

L’Action RPG in multiplayer in cui si possono personalizzare le esotute Javelin dei con le quali i protagonisti fronteggeranno pericoli e minacce in un mondo in costante mutamento sarà disponibile per i membri Origin Access Premier dal 15 febbraio 2019.

Madden NFL 19

Il grande football con un gameplay sempre più entusiasmante grazie al motore Frostbite sarà giocabile dal 2 agosto 2018 per i membri Origin Access Premier.

Il catalogo Origin Access Premier si arricchisce di titoli come Battlefield 1, Mad Max e Batman Arkham, oltre a Need for Speed Payback, Inside, This Is The Police, Surge e molto altro. Per i membri, The Sims 4 offrirà aggiornamenti deluxe e nuove estensioni digitali.

Origin Access Premier sarà disponibile a 14,99€ al mese o 99,99€ all’anno e garantirà uno sconto del 10% su tutti gli acquisti Origin: tutte le informazioni e le modalità di pre-registrazione sono disponibili al sito: https://www.origin.com/ita/it-it/store/origin-access.

I giocatori non ancora abbonati a Origin Access possono effettuare l’iscrizione gratuita per 7 giorni** disponibile da oggi fino al 17 giugno per scaricare e giocare i titoli della libreria Origin Access.

Tutti i dettagli sugli abbonamenti EA Access al sito https://www.ea.com/it-it/ea-access, per le informazioni su Origin Access Basic e Origin Access Premier visitare il sito https://www.origin.com/ita/it-it/store/origin-access.

*Alcuni titoli potrebbero non essere inclusi: condizioni e restrizioni al sito https://www.origin.com/ita/it-it/store/about.
**La prova gratuita sarà disponibile dal 9 al 17 giugno 2018. Per ogni EA Account sarà disponibile una sola prova. Dopo la prova, verrà conteggiato e addebitato l’importo per l’abbonamento mensile o annuale in corso. La cancellazione dell’abbonamento durante la prova non comporterà alcun addebito.
***Condizioni, limitazioni e esclusioni all’indirizzo https://www.ea.com/it-it/ea-access.

La saga di Devil May Cry è una di quelle pietre miliari del genere action, capace, quando uscì il primo capitolo nel 2001, di ridare nuova linfa vitale ad un genere che stava accusando un periodo di flessione. A distanza di sedici anni Capcom ripropone la versione per le console current gen e per pc della Hd Collection, un box set che contiene i primi 3 capitoli della saga. L’abbiamo provata e vi diciamo cosa ne pensiamo.

Nel 1999 Capcom stava lavorando ad un nuovo capitolo della saga di Resident Evil (il quarto, per la precisione. Ndr). Tuttavia, complice il cambio di motore grafico e una virata più action del gameplay, fecero sì che lo studio giapponese pensasse di adattare quanto sviluppato fino a quel momento ad una nuova ambientazione. Questa è la storia di una delle più iconiche figure della storia recente dei video giochi, quella di Dante, figlio di un signore degli inferi dotato di straordinari poteri, impegnato a combattere le forze dell’oscurità in un’ambientazione moderna incupita da profonde venature gotiche. Il successo planetario del primo capitolo fece sì che venissero prodotti dapprima un sequel e poi un prequel, usciti rispettivamente nel 2003 e nel 2005, successivamente un quarto capitolo e infine un reboot (DmC: Devil May Cry, sviluppato dai ragazzi di Ninja Theory e uscito nel 2013). La versione che abbiamo avuto tra le mani è il Box Set denominato “Devil May Cry HD Collection”, che racchiude i primi 3 capitoli della saga originale, lanciato per la prima volta nel 2012 per ps3 e Xbox 360, proprio a ridosso del lancio del reboot. L’intento di Capcom è chiaro: portare le gesta di Dante e soci (o sarebbe meglio dire parenti, viste le vicende narrate ndr) sulle console di ultima generazione, in modo da permettere di godere della bellezza dei primi, storici titoli anche a chi, per anzianità o possibilità, non si fosse mai fatto un giro nelle terre oscure.

Come abbiamo detto prima, questo cofanetto uscito il 13 marzo sugli scaffali, fisici e digitali, di tutto il mondo è in buona sostanza la stessa identica versione del 2012, con pochissime differenze. Proprio per questo vogliamo aprire una parentesi sul significato del concetto di “remaster” che sembra tanto caro ai publisher contemporanei. Partiamo subito dicendo che non siamo del partito di quelli che “Basta con le riedizioni di giochi vecchi!! Vogliamo titoli nuoviiiii!!!”, anzi, tutt’altro. Chi vi scrive sostiene essenzialmente due concetti:

  • Il videogioco, per quanto sia nato “solo” sessant’anni fa, ha una storia molto complessa ed articolata. Se si studia un po’ di storia del videogioco, poi, non si può fare a meno di notare come negli anni, l’industria si sia sviluppata a partire da titoli innovativi ma incompleti, sfruttando il gioco dei cosiddetti titoli clone, videogame uguali sotto moltissimi aspetti a quelli precedenti con poche migliorie che hanno permesso ad interi generi di crescere e svilupparsi uscita dopo uscita. Per questo, poter giocare e quindi poter conoscere quei videogames che hanno letteralmente rivoluzionato tipologie di gioco o che si sono impressi indelebilmente nell’immaginario collettivo della cultura del videogame è un’occasione per diventare giocatori più consapevoli e più attenti, aumentando la capacità critica del consumatore che ha modo così di capire quali siano davvero i giochi per cui valga la pena spendere e quali invece no.
  • Questa consapevolezza crescente del consumatore, alla lunga, migliora il mercato stesso, tagliando fuori quei videogame sviluppati alla bell’e meglio, qualitativamente infimi e/o rilasciati solo per strategie di marketing (sì, ce ne sono). Inoltre, permette dibattiti tra videogiocatori più maturi, più seri, con meno flame, contribuendo ad eliminare il fenomeno delle community tossiche che ultimamente sembra affliggere molti ambienti virtuali legati al mondo del videogioco.

Questi due punti meriterebbero di essere trattati con calma in un articolo dedicato (forse lo faremo in un nostro editoriale, ndr), ma ci servono come introduzione per farvi capire il nostro stato d’animo di fronte a questa Devil May Cry HD Colletion: Ci siamo approcciati al gioco con estrema benevolenza e anche con un fil di gratitudine nei confronti di chi ci ha permesso di giocare ancora una volta nei panni di Dante senza dover rispolverare la nostra vecchia Ps3, salvo poi rimanere estremamente delusi non appena fatto partire il primo dei 3 capitoli.
Il lavoro svolto da Capcom è a dir poco minimale. Si sono infatti limitati a upscalare la vecchia versione, che per ovvie ragioni di hardware girava a 720p, al classico Full HD 1080p, riproponendo in tutto e per tutto i vecchi giochi. Qual è il risultato? Il risultato è che ci si trova di fronte a giochi che sono sì in Fullhd con il formato 16:9, ma che presentano ancora i filmati in 4:3 e in bassissima risoluzione, così come i menù, anche quelli in gioco, con tanto di bande nere laterali che diventano davvero fastidiose.
Il primo Devil May Cry, dall’alto dei suoi 17 anni, comincia ad accusare il peso dell’età, soprattutto per quanto riguarda la gestione della telecamera (che non è character oriented, ma fissa rispetto alla parte di stanza in cui ci si trova), facendo sì che alcuni movimenti, soprattutto durante le transizioni tra una visuale e l’altra, risultino poco precisi, facendo perdere quella fluidità che si sarebbe sposata a meraviglia con i 60 fps stabili proposti tanto su console quanto su pc.

È per tutto questo che siamo amareggiati nel vedere un prodotto di valore come questo trattato dal proprio editore con così poca cura e così poco rispetto. Non siamo contrari alle riedizioni, anzi, in molti casi le caldeggiamo anche. Tuttavia, non possiamo che constatare di trovarci di fronte ad una pura trovata di marketing, a cui sarebbe davvero bastato poco per risultare un must have per tutti i videogiocatori. Perché ricordiamo che, specialmente il primo e il terzo capitolo (che, essendo il più giovane dei tre proposti, è anche quello che se la cava meglio), sono degli autentici capolavori del genere, videogiochi a cui tutti dovrebbero, almeno una volta nella vita giocare. Peccato, Capcom, hai davvero perso un’occasione d’oro.