Si è da poco conclusa la Closed Beta di Black Ops 4 su PS4! Eccovi le nostre prime impressioni dopo diverse ore di gioco.

Giocando la Beta di Black Ops 4, abbiamo potuto appurare che il più famoso FPS su piazza rimane sempre un multiplayer competitivo. Questo aspetto è quello che, trattandosi di un tratto distintivo della serie, ogni inverno attira a sé tutte le attenzioni del pubblico. Quest’anno, poi, hanno deciso di mettere da parte una tradizionale esperienza in singolo, per proporre al suo posto un’esperienza esclusivamente multigiocatore, aggiungendo una nuova modalità Battle Royale: Blackout.

Questo perché Call of Duty: Black Ops 4 si presenta al pubblico come uno shooter molto più “team based” rispetto ai suoi predecessori e che premia una composizione ragionata delle squadre, per sfruttare al meglio le abilità speciali di ciascuno Specialista nei diversi scenari disponibili. Ogni Specialista, infatti, oltre alla classica abilità speciale (con tempi di ricarica consistenti), può contare su un’altra skill (attivabile con la pressione del dorsale destro) legata al suo specifico ruolo all’interno nella squadra.

La new entry Torque, ad esempio, è un combattente specializzato nell’ostacolare l’attacco della squadra avversaria in diversi modi, disponendo sul campo delle barriere di filo spinato in grado di infliggere danni consistenti agli assalitori o creando delle barriere balistiche. Tra le nuove leve c’è anche Crash, uno Specialista di supporto la cui abilità speciale consente ai giocatori di curare fino ad un massimo di quattro fratelli in armi, aumentandone al contempo la quantità massima di salute, che passerà così da 150 a 200 di vita.

Dall’altro capo di questo arcobaleno di sangue e fuoco troviamo l’assaltatore Ruin, di ritorno con un rampino che gli permette di proiettarsi da una parte all’altra del campo di battaglia come un proiettile barbuto, magari verso un gruppo di avversari da intombare rapidamente con il suo tradizionale Gravity Slam.

Abbiamo anche il ritorno di Battery, Nomad, Phophet, Seraph e Firebreak. Per quanto riguarda le abilità speciali di Firebreak, hanno deciso di migliorare e rendere più realistico la sua abilità Purifier. Non basterà dare fuoco all’avversario per ucciderlo, come succedeva su BO3, ma bisognerà seguire i suoi movimenti per annientare l’avversario.

Continuando a parlare del gameplay, sarà subito evidente come anche questo nuovo capitolo punti ancora al “boot on the ground” (truppe sul terreno), infatti non sarà possibile correre sui muri e non saranno presenti jet pack o affini.

Il cambiamento più evidente però riguarderà la vita dei soldati, che oltre ad essere maggiore (150 punti ferita), non si rigenererà da sola. Ogni giocatore avrà la possibilità, premendo L1/LR, di iniettarsi una cura e far partire la rigenerazione.

Anche il radar è stato leggermente rivisto: ogni giocatore infatti avrà una sorta di sensore di prossimità sempre attivo. Sarà quindi possibile vedere attivamente il nostro raggio d’azione sulla minimappa, entro il quale tutti i nemici verranno automaticamente individuati.

Quanto alle mappe, in questa prima fase di prova ne sono state selezionate cinque, in modo tale da garantire un assaggio di terreni di gioco ben diversi tra loro, sia per dimensione che per level design.

Per quello che si è visto durante la beta, questo non rappresenta una grossa novità. Sicuramente si possono trovare differenze più o meno significative con i titoli precendenti, ma l’impostazione di base rimane invariata. La novità più grande di Black Ops 4, ovvero la modalità Blackout, si potrà provare solamente a Settembre, per il momento rimane il classico Call Of Duty, che a nostro parere si dimostra all’altezza delle aspettative.

Il nuovo gioco licenziato LEGO è giunto con l’adattamento de Gli Incredibili, ed eccoci qui, pronti ad approfondire assieme questo nuovo titolo di Tt games con la nostra recensione.

Quanti di noi sono cresciuti giocando ai mattoncini colorati?

Quanti di noi li hanno amati e tuttora alla veneranda età degli over 30 continuano a venerarli e in segreto a giocarci? In ogni caso, non crediamo d’essere gli unici ad emozionarci al sol sentire che la Tt games farà uscire un altro videogioco a tema LEGO. Non nascondiamo d’averli giocati tutti, dai primi LEGO Star Wars fino ad arrivare agli ultimi ed innovativi LEGO MARVEL Super Heroes.

La cosa piu apprezzabile di questa casa è il fatto intrascurabile che, ogni loro videogioco a tema LEGO sia un vero e proprio capolavoro sia per grandi che piccini, strizzando l’occhio al fan di vecchia data fino ad arrivare all’ultimo neofita.

In ogni caso oggi andremo a parlare del nuovissimo LEGO Gli Incredibili, per l’appunto ritornando al discorso sovra citato, qui è chiaro come la casa produttrice abbia voluto puntare ad un target più giovane, ma in ogni caso anche al fan più datato della Pixar cadrà una lacrimuccia nel vestire i panni della famiglia più INCREDIBILE che conosca.

Andiamo ora ad analizzare il game-play facilmente riconoscibile ed immediato con il quale mamma Tt ci ha abituati. Come già utilizzato nei precedenti LEGO MARVEL Super Heroes, il gioco si evolve in un vero e proprio free roaming in tempo reale dove è possibile svolgere missioni principali, secondarie e tanti minigiochi alla portata di tutti.

La componente game-play è facile, immediata e ci getta sin da subito nell’azione più sfrenata e nel divertimento più coinvolgente. Sarà possibile seguire la storia effettuando le missioni principali sbloccabili con l’ausilio di alcune secondarie, o marinare la storia per svagarsi e divertirsi all’interno dell’enorme citta, aiutando civili qua e là o semplicemente distruggendo tutto alla GTA.

Il comparto tecnico, a nostro parere, ha fatto veramente un ottimo salto di qualità, inserendo features innovative e rimodernando texture e shaders al meglio. Per farvi un piccolo esempio anche gli indumenti dei nostri protagonisti avranno texture che faranno riconoscere il materiale indossato, che sia pelle o spandex.

Quello a cui siamo davanti è un lavoro veramente interessante, nel quale risulta palese quanto gli sviluppatori abbiano voluto puntare sia sul giovane che si avvicina per la prima volta a questo fantastico mondo colorato ed innovativo, fino ad arrivare al fan di vecchia data che giocava con i primi modelli di navi spaziali nei lontani 80 – 90. Il tutto condito in salsa cooperativa in modo tale da far apprezzare il titolo non solo all’amico in casa ma a tutta la famiglia.

In conclusione, anche questa volta, Tt games ha prodotto un titolo coi controfiocchi che strizza l’occhio ai neofiti del brand ma anche ai fan più accaniti sia della pixar che del mattoncino più famoso al mondo, il tutto incentrato su una coop di squadra immediata ed immersiva che donerà ore e ore di intrattenimento sia al più grande che al più piccino.

 

Eccoci con Onrush tra le mani, titolo Codemasters e race game fuori dagli schemi che ricorda vagamente titoli come Destruction Derby o Carmageddon, dove la continua corsa alla velocità porta alla disfatta dei propri avversari.

Onrush è un titolo Codemasters ma, molto differente da quello a cui la casa Inglese ci ha sempe abituati, un misto di stili di guida ed una voglia pazza di distruzione con un pizzico di ingegno in stile Burnout, di fatti distruggere gli avversari non sarà sempre semplice come potrebbe sembrare, anche il “takedown” sarà sempre dietro l’angolo.

Iniziamo dunque con l’esaminare le varie modalità di gioco presenti.

La prima modalita’ si chiama Incipit, nel quale tutto ciò che conta e’ la velocita’. Infatti per poter utilizzare il turbo dovrete polverizzare i vostri avversari decretando così la squadra con il maggior punteggio e turbo sprigionato.

In questa modalita’ avrete a dispozione vari veicoli con abilita’ diverse, tra cui: Interceptor, ideale per le fasi offensive, Pinpoint che vi fa guadagnare turbo guidando con estrema accuratezza, Surge che infonde maggiore potenza al turbo per sferrare attacchi ancor piu devastanti agli avversari, ed infine, Rampage che scatena un massacro senza fine aumentando lo scatto ad ogni eliminazione.

La seconda modalita’ denominata A tutta velocità ha il medesimo obbiettivo della modalità precedente ma con l’ausilio di veicoli diversi come: Dynamo, ideale per donare turbo ai compagni di squadra, Unite che ricarica dei compagni, Restock che rilascia una sfera di turbo per aiutare i compagni rimasti a secco, e Energize che una volta attivato lo scatto attiva una fascia di turbo da dispensare a tutti i compagni vicini.

La terza modalita’, Evoluzione, ha come obiettivo la necessità passare attraverso dei portali disseminati per la mappa al fine di aumentare il tempo a disposizione. Ovviamente in questa modalità vince chi non arriva al timeout; mentre come veicoli ed abilità troviamo le medesime delle modalità precedenti.

La quarta modalita’ si chiama Corsa esplosiva ed ha come obbiettivo sempre l’attraversamento dei portali per accumulare tempo ma con diverse abilità e veicoli, tra cui troviamo: Charger, un gioiellino per veri cacciatori, Daredevil che accumula scatto piu’ velocemente inseguendo gli avversari, Airstrike che colpisce come un missile dal cielo, Bulldoze che attivando da fondo alla sua estrema brutalità.

L’ultima modalita’ denominata Checkpoint presenta le stesse caratteristiche della precedente ma viene situata in una mappa del tutto diversa. Una volta completate queste modalità ne verranno sbloccate delle altre, tutte simili, ma con peculiarità diverse tra loro.

A quanto detto si affianca un’ottima componente di customizzazione sia del personaggio che delle auto o moto a vostra disposizione.

Onrush è una nuova sfida per Codemasters che da anni è maestra nel campo dei racing-game e sicuramente con questo nuovo titolo solca nuovi confini.

Il prodotto, come sempre da parte degli sviluppatori Inglesi, è di ottima fattura ed è tutto curato nei minimi dettagli, risultando divertente ed appagante, sicuramente un titolo aperto a tutti coloro che vogliono passare del tempo staccando la spina o più semplicemente, sfogando la propria ira sugli avversari.

 

Si è parlato molto del tanto atteso Vampyr, titolo sviluppato da Dontnod Entertaiment e pubblicato da Focus Home Interactive uscito lo scorso 5 giugno 2018, ebbene non potevamo far altro che immedesimarci nei panni del Dott. Reid girovagando nei sobborghi di Londra in cerca di sangue. Analizzeremo dunque questo action-rpg in stile openworld dal tono dark-gotico.

 

TRAMA

Vampyr prende forma nella Londra del 1918, in preda alla febbre spagnola e, in questo trambusto generale si muoverà il nostro alter-ego, il Dott. Reid, tramutatosi in vampiro all’inizio dell’avventura. Lo scopo di Jonathan Reid sarà quello di trovare risposte alla sua condizione attuale, al fine di scovare chi lo abbia reso ciò che è e che allo stesso tempo sarebbe il carnefice di una persona a lui cara, per la quale il nostro Jonathan si dispera fin dalle prime battute di gioco.

Tralasciando l’incipit che può anche sembrare banale, Vampyr nasconde una dote interessante proprio nella trama, caratterizzata da un’estrema cura nella presentazione dei personaggi e di tutto quello che li riguarda, siano essi primari che non, tessendo a suo modo delle sotto trame via via sempre più intricate e travolgenti che ci porteranno man mano ad interessarci sempre più alla vita degli NPC che incontreremo durante il nostro cammino. Come sempre, non proseguiremo oltre sul fronte trama per non incappare in doverosi spoiler.

 

GAMEPLAY

Il gameplay di Vampyr ricorda molto alla lontana quello dei souls like ma con meccaniche parecchio più semplici ed intuitive; tuttavia, l’intero sistema di combattimento gira attorno al tempismo, infatti la schivata è determinante per gli scontri soprattutto se contro un numero corposo di avversari. Ovviamente però non si potrà schivare all’infinito poichè la barra della stamina vi porterà subito coi piedi per terra rendendovi la vita non particolarmente semplice in combattimento. Ad ogni modo, sono possibili anche diversi approcci stealth che, purtroppo, lasciano il tempo che trovano quando i nemici da abbattere sono diversi e vicini tra loro, spesso infatti lo scontro faccia a faccia sarà imprescindibile.

Un’aspetto intrigante del gameplay è certamente la barra del sangue, che se nutrita a dovere ci permetterà di eseguire abilità speciali o curarci via via, a tal proposito inoltre un’altra importante dinamica è designata dalla qualità stessa del sangue che sottrarremo alle nostre vittime, poichè essendo il nostro personaggio un Dottore, egli avrà altresì il compito di salvare gli abitanti Londinesi dalla peste e, questo assieme ad altre scelte di percorso influenzerà, anche drasticamente, la salute dei malcapitati e di conseguenza la qualità del loro sangue.

Non sarà comunque indispensabile uccidere per nutrirsi e per questo vi saranno concessi anche metodi alternativi per farlo; anche se dovrete tenere bene a mente l’importanza del sangue umano per i vampiri, nutrimento per eccellenza di questi ultimi e ragione per il quale dovrete barcamenarvi tra scelte di gameplay importanti che avranno un peso ai fini della trama.

Le armi a vostra disposizione si dividono in 4 categorie: armi a una mano principale, armi a due mani, armi a lungo raggio (pistole o fucili a canne mozze) e armi secondarie (che possono stordire o assorbire sangue dai nemici), mentre le abilità di sbloccheranno coi punti esperienza, accedendo ai rami delle abilità nei rifugi sparsi per Londra sbloccati proseguendo nell’avventura. Nei rifugi è inoltre possibile craftare medicinali per i cittadini, potenziare armi o modificare altri oggetti importanti.

I quattro quartieri che compongono la mappa di gioco varieranno man mano ponendovi di fronte a scelte importanti e cittadini da salvare influenzando ulteriormente le dinamiche di gameplay; salvare o meno un cittadino potrebbe fare la differenza e rendere più o meno ostico il quartiere in questione, rendendovi dunque la vita più o meno difficile a seconda delle scelte.

 

TECNICA

Tecnicamente parlando Vampyr è un titolo parecchio indietro ma ciononostante di buona qualità ed in linea con molte produzioni odierne e, su PS4 vi sono alcuni problemi relativi al frame-rate, alle volte ballerino e particolarmente fastidioso.

Detto ciò è comunque da tener conto l’ottimo lavoro svolto in termini di caratterizzazione poichè, anche se tecnicamente Vampyr non risulta essere una produzione AAA, sicuramente non può passare inosservata la minuzia nei dettagli con il quale gli sviluppatori hanno saputo dare vita ad una Londra particolarmente tetra e viva allo stesso tempo. I personaggi con cui avrete a che fare saranno sempre diversi tra loro, non solo in viso ma nell’aspetto e nel modo di vestire, il che aiuta certamente ad aumentare il livello d’immersività del giocatore.

 

CONCLUSIONE

Vampyr è un gioco parecchio interessante ed immersivo che lascia al giocatore il potere di muovere l’ago della bilancia rappresentato da bene e male, in quel che appare come una delle riproduzioni più fedeli di uno dei periodi storici più cupi della città britannica. La trama è certamente il punto cardine dell’intera produzione, curata nei minimi dettagli ed impreziosita con personaggi di ottimo livello, praticamente al pari con il personaggio principale.

Il tutto però è sfortunatamente intrappolato in una struttura che sa di vecchio e che spesso lascia l’amaro in bocca, un po’ per il frame-rate traballante ed un po’ per la veste grafica antiquata, se poi calcoliamo che andando avanti nel gioco la mordente della trama viene quasi a mancare, si riduce tutto a niente di più che un titolo discreto con un’ottima trama ma stancante ed alle volte poco appagante. Ad ogni modo Vampyr resta un perla nera che piace e piacerà molto più agli amanti del genere RPG più che action; chi però lo aspettava con ansia potrebbe restare un po’ deluso.

 

Oggi vogliamo mostrarvi il set VPRO V100. Il set è composto da un mouse ottico e da una tastiera retroilluminata. Fornisce tutto ciò che un giocatore possa desiderare: Una costruzione solida e moltissime funzioni; inoltre, è completamente personalizzabile.

Partiamo dal mouse, ottico, pensato per i destrorsi è in grado di raggiungere dai 250 fino a 3000 DPI. Cinque tasti presenti: i due classici posizionati sulla parte superiore, due sulla parte laterale programmabili e un pulsante che permette di aumentare o diminuire i DPI. Ognuno di questi tasti può essere personalizzato scaricando il software dedicato. Inoltre il programma consente di modificare lilluminazione, con la possibilità di scegliere tra 16 milioni di colori. Dal punto di vista estetico, le parti laterali e superiori sono gommate per garantire un ottimo grip, il connettore con placcatura in oro e cavo in corda. Questultimo però ha un difetto: la rigidità nonostante il filo sia lungo 1,8 metri, risulta poco flessibile, cosa che potrebbe compromettere lutilizzo stesso durante le sessioni di gaming più concitate, ma nel complesso risulta essere un ottimo device.

La Tastiera è a membrana quindi differente dalle solite tastiere da gaming più silenziose, con delle generose dimensioni di 46.1 × 20 × 3.3 cm ed un peso di circa 878 grammi. Il Design è molto accativante, grazie al fontutilizzato per i tasti. E’ dotata di funzioni anti-ghosting e capace di dare un ottimo feedback, nonostante la corsa dei tasti un po’ lunga. Anche qui grazie al software abbiamo la possibilità di personalizzare e regolare lilluminazione, personalizzare i tasti, impostare le macro e di creare ben 5 preset. Sono anche presenti diversi tasti multimediali che consento di regolare volume, avviare e gestire la riproduzione musicale, accedere alla posta o aprire il browser.

Ringraziamo Elly per aver scritto le sue impressioni sul set

Abbiamo provato in anteprima Pure Farming 2018, gioco di simulazione agraria creato da Iceflames e Techland in uscita il 13 marzo 2018.

Il nostro Alessandro Gallo, in arte “Dominator” si è estraniato per giorni, perso nell’ultima, bucolica, fatica dei ragazzi di Iceflames ed ecco le sue prime impressioni: possiamo dire che il primo punto su cui si e soffermato Pure Farming 2018 è stata la grafica, non solo dell’ambiente, delle strutture e degli animali ma, soprattutto, dei macchinari: curati nel minimo dettaglio in modo straordinario, con gli accessori che risultano completamente animati durante l’utilizzo che se ne fa in apertura e in chiusura.

Pure Farming 2018 è basato su quattro ambientazioni preannunciate (a cui se ne aggiungerà una quinta che si potrà ricevere in modo gratuito semplicemente preordinando il gioco) che vanno a formare i luoghi principali dell’industria agraria e che danno un tocco mai visto in altri simulatori: potremo, infatti, cimentarci nella coltivazione del caffè in Colombia, oppure prendere parte alla gestione delle risaie in Giappone, fino ad arrivare in Italia con le olive o l’uva. Oltre a cimentarci nelle coltivazioni da terra in pure farming, sarà possibile anche esplorare il mondo della produzione della frutta, delle coltivazioni in serra e della gestione di energie rinnovabili (pale eoliche e pannelli solari).

Le modalità di gioco annunciate di Pure Farming 2018 sono tre: la prima è “coltivazione libera” dove ci viene data la possibilità di scegliere il luogo da dove iniziare la nostra attività, quindi coltivare ed espandere i nostri orizzonti senza nessuna preoccupazione. La seconda modalità è  quella di “sfide di coltivazione” dove avremo la possibilità di prendere parte ad apposite missioni studiate per mette alla prova le nostre abilità e, prima di iniziare una missione, potremo vedere di cosa ci dovremo occupare ma, soprattutto, delle tempistiche necessarie; in modo da permettere ai giocatori con meno tempo a disposizione di sapere a cosa vanno incontro senza rischiare di perdersi nelle varie attività collaterali. L’ultima modalità è “la mia prima fattoria” dove i nuovi giocatori che si buttano nel mondo dell’agricoltura avranno modo di imparare tutti i passaggi necessari dall’inizio alla fine.

Ora passiamo a parlare della modalità “la mia prima fattoria” di Pure Farming 2018: ovvero la carriera adatta per i giocatori principianti nella quale verranno accompagnati dal gioco in piccole missioni per imparare a muoversi nella mappa ma, soprattutto, a conoscere i veicoli che saranno a disposizione inizialmente; la carriera comincia con un video introduttivo dove viene raccontata la storia della fattoria che possedeva il nonno venuto a mancare e che vi lascia in eredità; il vostro primo obbiettivo sarà quello ripagare il debito che aveva il nonno salvando la fattoria e seguire le sue orme. Il tutto completando i vari incarichi e missioni, guadagnando esperienza e denaro per acquistare macchinari sempre migliori; machinari che il gioco ci mette a disposizione nel negozio con le marche migliori in circolazione nel mondo dell’agricoltura (tra cui Zetor, McCormick, JCB e molti altri). Man mano, andando avanti, si otterrà piano piano accesso a coltivazioni sempre più avanzate in modo da soddisfare gli ordini di altri agricoltori. Tra i  vari modi per guadagnare e risollevare la fattoria, oltre a prodotti da campo (tra cui grano, segale, orzo e patate) avremo la possibilità di coltivare prodotti da serra (tra cui pomodori, peperoni e cavoli) oppure frutteti (mele, pere e prugne) e per finire avremo anche la possibilità di allevare animali (polli, mucche, maiali e conigli).

In definitiva Pure Farming 2018 introduce importanti novità nel mondo dei gestionali: la possibilità di approcciarsi alle attività agricole tramite una modalità “Storia” ci permetterà di conoscere passo passo le attività da svolgere, considerando fin da subito le nostre opzioni e le modalità attraverso cui recuperare i debiti del nonno. Dopo aver imparato le basi, dunque, potremo affrontare liberamente l’attività agricola nella modalità “Coltivazione Libera” che ci garantirà libertà di scelta e di movimento nella costruzione del nostro impero agricolo.

Pure Farming 2018 è, dunque, un MUST HAVE per gli appassionati del genere ma che, data la vocazione “RPG” di alcune sue modalità, potrebbe attrarre anche coloro che, del tutto digiuni da queste tematiche, vogliono avvicinarsi al bucolico paradiso offertoci dai ragazzi di “IceFlames”


Abbiamo giocato a fondo Dead by Daylight Special Edition: ecco le nostre impressioni.

Dead by Daylight, dunque, il titolo che andremo ad analizzare oggi, pur nella sua variante alternativa, contenetente i vari DLC. Il gioco è sviluppato da Behaviour Interactive e, complice anche la sua ambientazione horror anni ’90, si è ricavato in fretta una grossa fetta di utenza su Steam.

Gameplay

Il gioco, che trae origine dagli horror cult movie degli anni ’90, è molto semplice: quattro giocatori si ritroveranno in una mappa generata proceduralmente e, tra paludi nebbiose e case abbandonate, dovranno tentare di scapparne; il tutto mentre un quinto giocatore, nei panni di un misterioso Assassino conosciuto come l’Entità, gli darà la caccia. Per fuggire, il gruppo di sopravvissuti dovrà mettere in moto cinque generatori collocati nelle varie zone della mappa, cercando in tutti i modi di evitare le fameliche grinfie del killer, desideroso di fare dei giovani delle vittime sacrificali. Azionare i vari marchingegni non sarà una passeggiata: l’Entità, infatti, sarà dotata di varie abilità che renderanno decisamente più facile la sua caccia; questi, una volta catturato il povero sopravvissuto terminerà il suo sporco lavoro impalandolo sopra un grande gancio metallico e lasciandolo lì a soffrire e dimenarsi.

 

Dead By Daylight non è un gioco facile e richiede un grande lavoro di squadra: se volete vincere il consiglio è quello di formare un team con cui giocare (possibilmente con l’ausilio di cuffie e microfono) perché lanciandovi casualmente in una lobby potrete incappare in alcuni problemi, come il griefing. Inoltre, senza cuffie e microfono, difficilmente riuscirete a comunicare le vostre mosse ed i vostri movimenti al team, rischiando quindi di essere catturati in men che non si dica. Nonostante tutti questi accorgimenti, comunque, molte volte sarà necessario agire da soli, perché rintracciando il vostro gruppo, il killer potrebbe compiere una vera e propria mattanza. Quindi non abbiate paura di sacrificare un compagno per sfuggire perché potrete tornare a salvarlo in un secondo momento.

Longevità

Uno dei punti deboli di Dead By Daylight è la scarsa rigiocabilità. Questo perché, ad una prima occhiata, il titolo potrebbe sembrare ottimo per passare delle ore di divertimento insieme ai vostri amici, tra una fuga e l’altra, ma dopo una decina di partite la formula del gioco vi sembrerà ripetitiva

Grafica

Purtroppo su console troverete una grafica veramente obsoleta, combinata ad elementi di scarsa qualità come effetti shader e illuminazione scadenti, animazioni macchinose. Il tutto guarnito da una buona dose di bug e di crash, oltre che dagli immancabili cali di frame rate. Di buona fattura invece il comparto audio, dotato di una serie di effetti sonori ottimi per il genere di titolo che andremo a giocare.

Conclusioni

In conclusione, se siete veramente curiosi di provare Dead By Daylight, vi consiglio di provare la sua versione per PC per avere almeno un’esperienza di gioco migliore

 

 

ID@Xbox, e la tua passione diventa finalmente realtà.

Ehi tu caro lettore, se stai leggendo questo articolo, immagino che tu sia cresciuto con un joypad in mano. Ricordi i vecchi fasti dell’ammiraglia Sony? Io ho solo vent’anni e, per chi mi conosce ancora poco (dato che ultimamente ho avuto un calo nel produrre articoli), ho iniziato con Kingdom Hearts per Playstation 2 (eeeeh…si…) e solo successivamente ho provato la playstation 1. Ho lavorato al contrario insomma! Ma torniamo a noi: oggi giorno il nostro caro e amato mondo videoludico è in forte espansione e noi di GeeXmag siamo felicissimi della direzione che sta prendendo questo settore. Un tempo Square Soft, Capcom e Ubisoft erano i maggiori produttori del mondo videoludico; oggi, arrivati nel 2017, sono fortunatamente nati anche tanti sviluppatori indipendenti. Come dimenticare un gioco di ultima generazione da noi provato e recensito e che ci ha davvero colpiti? Si tratta di “Rive”, sviluppato da alcuni ragazzi (purtroppo non molto conosciuti) il cui nome è Two Tribes. E questo per farvi notare quanto sia cambiato dagli anni 90′ ad oggi il nostro settore e che anche le piccole software house possono avere voce in capitolo. (ecco la nostra recensione)

Ma torniamo a noi: solo quest’anno ho avuto modo di provare Microsoft e tutte le sue funzionalità con Xbox One. Premetto che prima di ora non avevo mai giocato con una console Xbox ma ha deciso di dargli una chances perché ho notato che, ultimamente sta dando un notevole contributo alle piccole Software House ed ai minori sviluppatori indipendenti. Così facendo Microsoft si suppone riesca ad incentivare coloro che sono emergenti nel campo videoludico e mettere in luce le abilità di chi vorrebbe rendere una passione un vero e proprio mestiere. Come nel caso di ID@Xbox.

Microsoft nel 2013 annunciò ID@Xbox e, dopo averla aperta nel 2014,  ad oggi siamo arrivati a più di cinquecento giochi lanciati così. Ma in cosa consiste ID@Xbox? In parole povere si tratta si un meccanismo nato ed ideato per incentivare e sostenere studi indipendenti. Si tratta, infatti, di un programma che permette a piccoli studi di mettere in atto una sorta di pubblicazione “fai da te” in cui i giochi sviluppati da enti minori che vorranno mettere in luce le proprie abilità, potranno essere pubblicati su Xbox e windows 10. E stato peraltro implementato il servizio Live per i prodotti che lanceranno gli sviluppatori emergenti. Personalmente apprezzo questa idea da parte di Microsoft in quanto reputo l’elaborazione di un videogioco una FORMA D’ARTE MODERNA e perché, parliamoci chiaro, ci vuole molta fantasia per strutturare un videogioco nel 2017. Per questo motivo definisco i videogiochi Arte moderna, con la “A” maiuscola.

Credo che strumenti come ID @Xbox permetteranno la nascita di nuove idee, stili, storie e finanche meccaniche di gioco perché dopotutto se il videogioco è (come già detto) una forma di arte contemporanea e se, come ben sappiamo, all’arte non c’è mai fine, l’artista (ciascuno di noi) potrà comporre, creare, ideare, scolpire o dipingere nuovi concetti all’infinito, così da creare sempre nuove sinfonie di immagini e di storie, dare vita ad innumerevoli racconti, narrare di infinti mondi e di inesplorate galassie, sognare di teogonie ed intessere trame di eroi sconosciuti.

Un sogno, una passione, un traguardo. Ecco cosa sono i videogiochi per noi. Perciò perché abbattersi? Gli strumenti ci sono, dobbiamo solo decidere di utilizzarli!

Un’amicizia in trincea tra macchina e uomo, un legame indissolubile: questo gioco saprà farci emozionare.

Noi di Geexmag abbiamo provato Titanfall 2 su Xbox One e siamo rimasti piacevolmente colpiti dal cambio radicale della serie e delle migliorie apportate: a partire dalla campagna e per finire nella modalità multiplayer. Qui di seguito vi racconteremo la nostra esperienza su questo magnifico gioco.

Dopo il flop del primo capitolo probabilmente molti si chiederanno se varrà la pena acquistare il secondo capitolo: ebbene noi siamo rimasti piacevolmente 3076936-screenshot2016-06-12at09-40-31colpiti da questo nuovo episodio.

Titanfall II narra l’avventura di Jack Cooper, il nostro alter ego, un fuciliere della milizia in continuo conflitto con la IMC: una sorta di associazione molto potente sia a livello commerciale che militare. La storia seguirà le vicissitudini di un umano desideroso di diventare  pilota di Titan, ovverossia dei robot mastodontici in grado di ribaltare le sorti in battaglia con equipaggiamenti a dir poco devastanti. 

Cooper, soldato alle prime armi, deciderà di mettersi in gioco così il capitano Lastimosa comincerà ad addestrarlo e portarlo in missione, cominciando sul pianeta Typhon. Purtroppo la situazione prenderà una piega poco piacevole che porterà il nostro personaggio alla conoscenza di BT-7274, un Titan di classe Vanguard (non vi anticipiamo nulla per non spoilerarvi il gioco dato che sarebbe un peccato: personalmente l’ho giocato con il fiato sospeso, anche se non è subito chiaro lo scopo del nostro personaggio e ciò che andremo a fare).

share-imageTitanfall II offre un Gameplay molto solido, non soffre di cali di frame ed è molto fluido; nonostante spesso potremo trovarci in sessioni molto frenetiche, corse su muri, piuttosto che fronteggiare con il nostro Titan, Robot nemici tra esplosioni, scatti rapidi e “smitragliamenti” a tutto andare. Un lavoro quasi perfetto se non fosse per la longevità del titolo che si aggira intorno alle 6 ore circa nella storia principale; certo molti di voi obbietteranno giustamente che il fulcro del titolo è il comparto multiplayer ed il gioco è caratterizzato da un online veramente solido, altamente personalizzabile, potremo scegliere la nostra classe, i nostri armamenti, e infine il nostro Titan. Com’è ovvio proprio quest’ultimo modificherà le nostre sorti in battaglia e sarà possibile, in base al nostro approccio al combattimento, scegliere classe di soldato e Titan. non dimenticando infine che sarà possibile scegliere varie mimetiche per armi, soldato e titan.maxresdefault

Il comparto multiplayer di Titanfall II presenta diverse modalità, tra cui quella detta “Logoramento” che è il classico deathmach a squadre, molto, davvero molto divertente. Ci sono le classiche modalità tra cui, cattura la bandiera, tutti vs tutti, ovviamente quest’ultime non potevano mancare. Non mancano le novità come la modalità “Caccia alle taglie” dove dopo ogni uccisione avremo a disposizione dei crediti da depositare in alcune zone chiamate “banche”. Notevole anche la modalità “Colosseo” dove ci si potrà giocare solamente acquistando dei ticket con la valuta di gioco.

Graficamente molto carino, abbiamo notato il dettaglio dei Titan, ambientazioni molto carine accompagnate da un sonoro degno di nota. Un lavoro davvero ben fatto

Questo intrigante e misterioso titolo indie saprà senza dubbio spronare la vostra intelligenza tra enigmi e continui paradossi temporali.

Alla Games Week Milano 2016 il team di Geexmag ha potuto provare “Yon Paradox”: un valido progetto per VR frutto del lavoro tutto italiano di una casa produttrice (la Digital Mantis) in grado di stupire anche il più navigato dei videogiocatori grazie alle sue innovative idee ed all’impareggiabile lavoro di alcuni tra i più promettenti sviluppatori su piazza tra i quali spiccano Fabio Mosca (virtual reality developer), Christian Castelli (3D artist), Sonia Casamento (shader artist) e Sara Irace (Character artist and animator).bluepuzzlering

Si tratta di un gioco in cui la soluzione di enigmi e la velocità nell’esecuzione degli stessi assume un ruolo rilevante nelle meccaniche di gameplay. Punto focale dell’esperienza di gioco sarà il concetto di “PARADOSSO TEMPORALE” intorno a cui ruota l’essenza stessa della perla realizzata dai ragazzi di “Digital Mantis”.

Scopo del gioco sarà infatti risolvere gli enigmi che verranno presentati in ogni “stanza” tenendo presente però che, ogni due minuti, la macchina del tempo al cui interno ci si trova, provvederà a riavvolgere il continuum spazio-temporale dando vita ad un paradosso temporale e facendo coesistere il giocatore con il suo “clone” del passato che ne seguirà pedissequamente le orme. La dinamiche del gioco si complicheranno quindi con il passare del tempo e con l’aumentare dei nostri “fantasmi dei natali passati”, il cui proliferare porterà ad una maggiore difficoltà di movimento nelle aree già attraversate che saranno, dopo un po’, invase da questi fastidiosi echi di noi stessi. Inutile dire che, nella progressiva risoluzione degli indovinelli, dovremo attentamente evitare questi “ectoplasmi” al fine di non incorrere nel paradosso temporale dell’incontro con noi stessi che determinerà l’inevitabile fine del gioco.

Ma passiamo ora alla nostra esperienza VR: il gioco prende avvio da un’area centrale da cui si dipartono diversi corridoi ai cui lati si aprono quattro stanze in cui ci imbatteremo in misteriosi enigmi, che sapranno farci ragionare un bel po’ (e non sono tanti al giorno d’oggi i giochi che sappiano farci perdere la testa!). astrolabiumLa difficoltà però non consiste solo nel risolvere enigmi perchè, come vi accennavamo poc’anzi,  la mente lucida dello sviluppatore ha pensato bene di mettere in ulteriore difficoltà il giocatore costringendolo a guardarsi le spalle con attenzione: ogni due minuti di gioco, infatti, verrà generato un nostro clone che farà le cose nella stessa esatta sequenza in cui le abbiamo fatte noi. Di fatto emulandoci. La nostra copia, però, non sarà del tutto innocua: questa dovrà mai incrociare lo sguardo con noi pena il paradosso temporale e, quindi, la fine del gioco.

Per quanto ci riguarda la presenza di questo oscuro duplicato di noi stessi ci ha reso parecchio ansiosi, quasi come quando ci siamo trovati per la prima volta immersi nelle fosche atmosfere di “SlenderMan” perchè, nonostante la sua natura del tutto razionale, il sapere di dover stare attenti ad un personaggio che cammina e segue i nostri movimenti passati risulta oltremodo inquietante. Esattamente ogni due minuti “spawnerà” quindi un clone che ci spingerà ad essere sempre più veloci nel risolvere gli enigmi proposti. Potremo dedicarci al gioco da diverse angolazioni, saremo noi a scegliere l’approccio su come affrontare le avversità: stealth, strategico, action, survival.

Come se non bastasse, il sonoro è davvero ben elaborato e sicuramente contribuirà a rendere il tutto misterioso e condito greensequencerda quel tanto che basterà per farci venire un po’ d’ansia. ciliegina sulla torta è lo sviluppo per VR che, grazie ad un sapiente uso della realtà aumentata, rende davvero immersiva l’esperienza di gioco. Noi stessi abbiamo fatto non poca fatica a tornare alla realtà talmente ha saputo coinvolgerci questa fantastica creazione.

Yon Paradox è un videogame sviluppato per Pc, Oculus e Vive (seated), leggerissimo (140 MB e 90 fps su Oculus CV1 con una HD Radeon 7850); Uscito il 6 MAGGIO 2016, è stato in grado di conquistarsi un posto nella TOP 10 nella categoria #VR di Steam per il primo mese. Sviluppato in 5 mesi da 3 persone, attualmente è in vendita per 2.99€.